Realini Riale 2021

Piccola ma con una grinta grande così: è Gaia Realini

06.07.2021
4 min
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E’ piccola, ma “cattivissima” Gaia Realini. Ha una grinta come pochissime altre ragazze. Magari siamo tutti abituati a vederla destreggiarsi tra le fettucce e il fango del ciclocross, invece l’abruzzese sa andare forte, e tanto, anche su strada.

La grinta è un suo segno distintivo. Più di qualche volta l’abbiamo vista dal vivo proprio nei cross e dove non arrivavano le gambe ci arrivava con la testa, con l’abilità e con la voglia di fare. Una voglia di fare e di migliorarsi che Gaia ha messo anche nella valigia che ha portato con sé al Giro d’Italia Donne, prima grande esperienza internazionale a tappe.

«Mi sto difendendo bene in questo Giro – ci ha raccontato la Realini dopo la bella crono di ieri (nona, persino davanti a sua maestà Longo Borghini) – Mi sto confrontando con le più grandi a livello nazionale e internazionale e per me è la prima esperienza. Sì, mi sono preparata bene, ma non sapevo cosa aspettarmi. E’ tutta è una sorpresa anche per me».

Il Giro in testa già d’inverno

Gaia parla di modi diversi di correre, di stare in gruppo, di gestire la corsa. Ma a quanto pare se la sta cavando bene. 

«Ho fatto molte gare open, ma qui le cose sono un po’ diverse. La competizione, la tensione, ci sono ma in determinati momenti. Mentre nelle gare che faccio di solito è sempre un continuo attaccare, forse perché sono anche più brevi. E vedo che c’è proprio un’altra mentalità.

«Come mi sono preparata? Rispetto al cross ho fatto di sicuro più ore di sella e anche lavori più lunghi ad alte intensità, insomma non ho curato solo l’esplosività. Dopo la stagione del fuoristrada non mi sono fermata subito, ma ho tirato dritto per sfruttare la condizione che avevo nelle prime gare della stagione su strada. Ho fatto la Strade Bianche e Cittiglio. Mi sono resa conto della mia inesperienza. Ma è stato comunque un bel banco di prova».

Gaia ha iniziato a correre da G2 nell’Amici in Bici di Domenico Cerati. Seguiva suo papà Giacinto che pedalava per tenersi in forma. Poi è andata in Toscana alla Vallerbike e questo inverno proprio perché voleva fare nuove esperienze e assaggiare i terreni internazionali anche su strada è approdata alla corte di Giovanni Fidanza.

Gaia e un selfie con le compagne della Isolmant Premac Vittoria
Gaia e un selfie con le compagne della Isolmant Premac Vittoria

A caccia di esperienza

Inesperienza. Gaia Realini sarà anche poco esperta però parla con cognizione di causa. Quantomeno sapere di esserlo è già un passo avanti. E in tal senso non poteva capitare in una squadra migliore, la Isolmant-Premac diretta appunto da Giovanni Fidanza, bravissimo con le più giovani.

«Giovanni – dice la Realini – di consigli ce ne dà molti. Siamo venute al Giro con una squadra molto giovane, alle prime esperienze. La mattina ci dice sempre di non rischiare, di stare attente, ma al tempo stesso di farci vedere, di mettere in campo le nostre potenzialità e di dare il massimo.

«Anche ieri nella crono mi ha aiutato moltissimo con la radiolina. Io non mi aspettavo di andare tanto forte perché era la mia prima cronoscalata. Non ne avevo mai fatte in vita mia. E avevo un po’ di timore ad essere lì da sola. Però Fidanza mi guidava in tutto: mi dava i tempi, mi incitava… I cartelli dei chilometri che mancavano poi sono stati un riferimento enorme, perché ho cercato di guardare il meno possibile il potenziometro, altrimenti mi sarebbe sembrata lunghissima, mentre così in base alla distanza mi regolavo con lo sforzo».

La Realini sul traguardo di Riale ha chiuso nona a parimerito con la Deignan
La Realini sul traguardo di Riale ha chiuso 9ª a parimerito con la Deignan

Realini come Pozzovivo?

Fisico minuto dunque, ma grande grinta, intelligenza e doti in salita: Gaia si potrebbe quasi paragonare a Domenico Pozzovivo.

«Eh – ride – ci sta! Di certo la salita è il terreno che più mi piace e dove mi difendo meglio, mentre soffro, e tanto, nelle volate anche perché non riesco a farmi spazio nel gruppo».

La Realini è davvero motivata, sprizza entusiasmo. Lei stessa racconta dell’emozione di ritrovarsi vicino a gente come Longo Borghini, Van der Breggen, Vos… i suoi idoli.

«Il mio Giro sin qui in una parola? Fantastico!».