14 marzo 2021, un giorno di grande ciclismo

14.03.2021
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In questa domenica di marzo che introduce l’Italia in zona rossa, il dio del ciclismo ha messo in tavola una giornata di grande ciclismo e grandi riflessioni fra la Tirreno-Adriatico e la Parigi-Nizza. Un mix di leggenda e destino che ci ha mostrato da una parte la grandezza sfacciata di Van der Poel e quella più lucida di Tadej Pogacar, mentre sul fronte francese Primoz Roglic ha fatto la conoscenza di un insolito destino e del cinismo del gruppo.

Dopo 52 chilometri di fuga, Van der Poel arriva con 10″ su Pogacar
Dopo 52 chilometri di fuga, Van der Poel arriva con 10″ su Pogacar

Grazie Mathieu

Diceva bene Degenkolb alla partenza della Kuurne-Bruxelles-Kuurne.

«Quando c’è in corsa Van der Poel – diceva il tedesco – non si può mai stare tranquilli, perché è capace di stravolgere qualsiasi corsa».

La profezia che quel giorno si avverò in parte, si è attuata alla Strade Bianche e oggi a Castelfidardo.

L’olandese è partito a 52 chilometri dall’arrivo, con la stessa spavalderia di una gara di cross. Correre a quel modo è spettacolare e accende i tifosi, ma alla lunga anche VdP ha rischiato di non raccogliere nulla, vittima del freddo come ai mondiali di Harrogate. Infatti, quando a 17 chilometri dall’arrivo ha deciso che fosse arrivato il momento, Pogacar gli ha mangiato quasi tutto il vantaggio, arrivando ad appena 10 secondi.

Dopo l’arrivo, crolla stremato sull’asfalto: una fatica bestiale
Dopo l’arrivo, crolla stremato sull’asfalto: una fatica bestiale

Lucidità Pogacar

Van der Poel ha tagliato il traguardo. Si è avvicinato ai suoi uomini. Ha provato a sollevare la gamba per scavalcare le sella ed è franato sotto la bici. E’ rimasto disteso per qualche secondo poi si è seduto contro la transenna. Se a Siena il suo guardare gli altri con una Coca in mano era parso quasi un gesto da cowboy, questa volta neanche uno sguardo di fiamma.

«Avevo freddo – dice Mathieu – volevo attaccare già dal primo giro del circuito finale. Prima che decidessi di andare via da solo, eravamo un gruppo di circa venti corridori, ma non c’era troppo accordo tra di noi. In discesa mi sono messo davanti, stavo mangiando e a quel punto ho realizzato di essere da solo. Inizialmente stavo bene ma poi negli ultimi 20 chilometri ho iniziato ad avere molto freddo e mi sentivo svuotato. Non me l’aspettavo. E’ stato sicuramente uno dei miei giorni più duri in bici. Sono felice della vittoria, sopratutto perché sono riuscito a mantenere qualche secondo di vantaggio su Pogacar che stava recuperando velocemente».

«Quando ho visto Wout Van Aert in difficoltà – gli fa eco Pogacar, più leader che mai – ho attaccato per cercare di guadagnare più tempo in classifica. Non pensavo che sarei arrivato quasi a riprendere Van der Poel. Ora sono contento del vantaggio che ho su Van Aert in classifica alla vigilia della tappa di domani e della cronometro finale».

Van Aert ha pagato la giornataccia e forse il suo peso su certe pendenze
Van Aert ha pagato la giornataccia e forse il suo peso su certe pendenze

Dilemma Trek

Alle spalle dei due, Van Aert ha subito infatti un passivo di 49″ dal vincitore e dietro di lui sono arrivati alcuni fra i più grandi lottatori del gruppo. Felline, Bernal, Formolo, Wellens, De Marchi, Landa e Fabbro. Nibali, che su un percorso come questo e sotto la pioggia nel 2013 ribaltò Froome, è arrivato al traguardo con 4’20” di ritardo, mentre Ciccone ha subito 9’39”.

Le giornatacce ci possono stare, ma forse si impone una breve riflessione. Abbiamo letto nei giorni scorsi del divorzio fra Nibali e Slongo e la notizia ci ha spinto a rileggere le parole profetiche del tecnico veneto che scrivemmo ai primi di gennaio.

«Io rispetto la persona – disse Slongo – ma ho anche metodo. E secondo me, per il mestiere che è il ciclismo, il lavoro, la vita hanno sempre pagato e sempre pagheranno. Il cambiamento che stiamo facendo nasce dal voler rispettare la sua psicologia. «Se una cosa mi pesa e non la voglio fare – è stato detto – è meglio non farla. Cerchiamo alternative per poter essere lo stesso competitivi». Certo il metodo di sempre, già collaudato in tanti anni, fa dormire più tranquilli. Però allo stesso tempo da allenatore devo saper cambiare anche io. Abbiamo fatto un confronto a fine anno per mettere dei paletti. Gli ho detto che se vuole cambiare, non cade il mondo».

Felline autore di una prova caparbia, si esalta sugli strappi
Felline sutore di una prova caparbia, si esalta sugli strappi

La scelta di Nibali

E Nibali ha cambiato, forse stufo di subire lezioni come quelle che sta accumulando dallo scorso Giro d’Italia. Ma allora è in crisi il metodo di allenamento che ha portato anni di vittorie, oppure è in crisi l’atleta sull’orlo dei 37 che oltre al calo fisiologico delle prestazioni, non riesce più a fronteggiare la disciplina di quel modo di lavoro?

Il ciclismo che va per la maggiore farebbe pensare alla prima ipotesi: vale a dire a un ciclismo meno laborioso, meno graduale e con standard elevatissimi. Ma se così fosse, non avrebbe avuto senso cambiare guida tecnica prima ancora di avviare la preparazione invernale? Nibali prosegue la sua marcia verso Tokyo continuando a stupirsi per le andature degli altri: speriamo che presto possano essere loro a chinare il capo davanti a lui.

Ferito e con una spalla slogata, Roglic ha lottato da leone
Ferito e con una spalla slogata, Roglic un leone

Roglic, il conto…

In Francia, dopo il presunto sgarbo di ieri, Roglic ha conosciuto il dolore di una spalla slogata e la beffa della maglia gialla sfumata l’ultimo giorno. Qualcosa di già masticato, ma non per questo meno doloroso. Ieri il gruppo non aveva apprezzato la sua vittoria su Mader, ripreso a 30 metri dall’arrivo. E così, mentre la corsa ha messo fine alle battute, la discesa del circuito della tappa ha messo fine ai sogni di gloria. Prima caduta dopo 25 chilometri di gara, la seconda a 25 chilometri dall’arrivo e una scongiurata proprio nel finale.

Con i glutei scoperti e nessun compagno a parte Kruijswijk nei dintorni, Roglic è rimasto indietro dopo la seconda caduta e a quel punto il gruppo ha dato gas. Primoz ha provato a inseguire. E’ arrivato a 80 metri dai primi, poi si è arreso.

«Come dirlo? Non è stata la tappa che speravamo – ha detto lo sloveno – ho commesso degli errori. A causa del primo mi sono lussato la spalla sinistra e poi sono caduto ancora. Ho dato tutto ma sfortunatamente non sono più riuscito a riprendere i primi. E’ un peccato, ma ci saranno altre occasioni. Ho dato il massimo. Ho superato me stesso, ma non è bastato. Certo, sono deluso, ma il mondo non si ferma qui».

I complimenti di Roglic a Schachmann, re della corsa
I complimenti di Roglic a Schachmann, re della corsa

Chissà se oggi Pogacar, avendolo ripreso, avrebbe lasciato vincere Van der Poel. Chissà se in realtà, avvisato via radio, non lo abbia fatto. Nel ciclismo si vive di equilibri e valori antichi: una sorta di codice cavalleresco che alcuni non hanno mai accettato. Il leader lascia la tappa al fuggitivo e in cambio, se ad esempio cade, il gruppo rinuncia ad attaccarlo. Questo è quello che è successo alla Parigi-Nizza, né più né meno. Che poi servirà di lezione o sia semplicemente la spia di un altro cambiamento cui rassegnarsi, lo scopriremo col passar dei chilometri.

L’indomani, parlando con Hauptman del bimbo d’oro

14.03.2021
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«Questo ragazzo andrà lontano». Tante, troppe volte questa frase ha ruotato attorno al mondo del ciclismo per definire il campioncino del momento. Eppure, Andrej Hauptman era certo delle sue parole quando vedeva quel giovane connazionale rampante dannarsi l’animo con grinta e con capacità tecniche fuori dal comune tra gli juniores. Fa specie considerare che ai tempi, il 45 enne ex velocista sloveno (bronzo mondiale nel 2001) pensava però che Tadej Pogacar, il ragazzo che effettivamente sta andando lontano, fosse un po’ indietro nella maturazione fisica rispetto ai coetanei

Ad appena 22 anni, con un Tour de France già in tasca, Tadej è già una delle stelle più luminose del firmamento ciclistico e Andrej, che lo segue tutt’ora come direttore sportivo nell’Uae Team Emirates, è certo che il bello debba ancora venire. Tour, Olimpiade, Vuelta: ci sarà da divertirsi in questo 2021 appena iniziato. Un piccolo assaggio ce l’abbiamo avuto al Uae Tour, incuriositi lo abbiamo seguito lottare contro i giganti alle Strade Bianche e ieri a Prati di Tivo si è aggiunto un altro tassello alla sua storia.

Hauptman fu terzo sul podio ai mondiali di Lisbona, dietro la coppia Mapei Freire e Bettini
Hauptman 3° a Lisbona 2001, dietro Freire e Bettini
Andrej, ti aspettavi di vedere Tadej già così in palla?

E’ ad un buon livello come aveva già dimostrato al Uae Tour, ma nel ciclismo, come negli altri sport, terminata una corsa si tira una riga e si riparte da zero. Per quest’anno, i piani saranno simili a quelli della passata stagione, non gli mettiamo fretta perché è ancora giovane.

Tu che lo conosci da quando è un ragazzino, ti sei sorpreso per il suo 2020 così?

Conoscendolo, sapevo che ha sempre avuto grande fiducia nei suoi mezzi, sin da quando è arrivato in squadra. Vincere il Tour de France da esordiente però, è un qualcosa di davvero speciale.

L’impresa della Planches des Belles Filles ha stupito il mondo: credi che il boom di popolarità l’abbia cambiato?

Assolutamente no, è rimasto lo stesso ragazzo semplice di prima. Poi, per fortuna, corre in una squadra in cui ci sono tanti corridori esperti che possono consigliarlo e aiutarlo a gestire questa situazione.

Com’è in corsa?

Tadej è uno con gli attributi, che osa e ci prova sempre. Però, non lo fa in maniera scriteriata e sa quando muoversi perché ha una grande capacità di leggere la corsa: è una caratteristica innata, che ha sempre avuto. Poi, va bene con tutte le condizioni e non patisce particolarmente il freddo.

E giù dalla sella?

E’ molto professionale, un ragazzo semplice, sereno che, quando non ha pressione, sa rilassarsi e recuperare le energie al meglio. Quando arriva il momento di darci dentro, è bravissimo a fare uno “switch” così da essere pronto a dar battaglia. Non ha bisogno che lo sproni in qualche maniera o che gli dia motivazioni particolari, perché le trova dentro di sé.

Hauptman ha ragione: ancora oggi, osservandolo, è evidente che Pogacar abbia margini fisici di crescita
Va così forte pur avendo ancora grandi margini di crescita
Credi che avere una fidanzata (Urska Zigart; ndr) ciclista lo aiuti?

Sicuramente, perché lei conosce l’ambiente ed entrambi hanno le stesse priorità nella vita. 

Strade Bianche, Tirreno-Adriatico… Sta studiando le strade italiane per correre al Giro l’anno venturo?

Come ben sapete, quest’anno Tadej punterà ancora sul Tour, ma arriverà anche il momento del Giro, potete starne certi. 

In fuga al mondiale, terzo alla Liegi: lo vedi protagonista anche nelle corse di un giorno?

Credo proprio di sì, soprattutto le classiche più impegnative come il Lombardia o la Liegi possono essere le più adatte a lui.

Ti ricorda qualche corridore con cui hai corso o che magari hai trovato da avversario?

In realtà, non ci ho mai pensato e secondo me nemmeno lui. C’è chi ha detto che sia un attaccante come lo era il grande Marco Pantani, ma noi non ci pensiamo e preferiamo focalizzarci sul fare il meglio possibile alle corse. 

Roglic, Mader: il destino in trenta metri

13.03.2021
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Parigi-Nizza, uno di quei giorni che ti restano dentro. Esiti di una corsa che possono anche influire sul prosieguo della tua carriera. Roglic, quel maledetto responso della cronometro finale dell’ultimo Tour de France se lo porta ancora dentro, un ricordo indelebile, forse un patrimonio che pesa su tutte le sue scelte. A lui, la vittoria nella tappa della Parigi-Nizza a La Colmiane cambiava poco, a Gino Mader, in fuga sin dalle prime fasi, tantissimo. Tutto è cambiato a 30 metri, soli 30 metri dal traguardo (foto in apertura).

Una tappa così non la si può semplicemente raccontare con gli occhi, bisogna entrare nei pensieri dei protagonisti.

Il momento dello scatto di Roglic verso La Colmiane
Il momento dello scatto di Roglic verso La Colmiane

I fantasmi di Roglic

«Sono Primoz Roglic, 31 anni, leader della Jumbo-Visma. Da quel giorno a La Planche des Belles Filles quella sensazione non mi ha mai lasciato, per questo penso che ogni gara, ogni traguardo vada inseguito. E dobbiamo tutti lavorare per quello. Ho vinto ieri ma che sarà domani? Non posso saperlo».

«Sono Gino Mader, 24 anni, svizzero appena arrivato alla Bahrain Victorious. Già, vittoriosa e io di vittorie non he ho. Ma stamattina ho visto partire la fuga di giornata e mi sono messo dentro, chissà mai che…».

Gino Mader all’attacco nella 7ª tappa della Parigi-Nizza
Gino Mader all’attacco nella 7ª tappa della Parigi-Nizza

Il sogno di Mader

Mader: «La tappa sta finendo e io, Gino Mader, sono in testa, da solo. Ho staccato anche Powless. Una quarantina di secondi, basteranno? Mancano 4 chilometri, vado su, ci metto sui pedali tutto quello che ho».

Roglic: «Vogliono farmi la guerra? La maglia gialla ce l’ho io addosso, è normale che sia così, ma tra tutti questi scatti e rallentamenti non ci capisco più nulla. Si avvicina Kruiswijk. Sì Steven, dai un bello strappo, vediamo chi tiene. Grande ragazzo, Steven, era il capitano rima che arrivassi io nel team. Avrà le sue occasioni, ricambierò…».

Mader: «Eccolo, lo striscione dell’ultimo chilometro, non si vede nessuno dietro. Ce l’ho quasi fatta, ci sono, ci sono…».

Roglic: «Questo non lo accetto, Maximilian Schachmann che mi scatta in faccia. Va bene che è il campione uscente, ma il più forte sono io e devo dimostrarlo. Sempre».

Mader: «Il traguardo, eccolo, un ultimo sforzo, ma dietro “lui” sta arrivando. Lo sento che sta arrivando, 50, 30 metri: passa allora, ma questo successo era mio, doveva essere mio».

Roglic: «Sono tre vittorie, di seguito. Un cannibale? Forse, ma quando l’ho visto davanti mi sono detto perché no? Ero lì e sapevo di poter vincere. Domani c’è ancora una tappa difficile, la Parigi-Nizza non è ancora conquistata finché non oltrepassi l’ultimo metro. Lo so bene io, troppo bene».

Storie già viste

La storia del ciclismo ha vissuto centinaia di episodi simili e altri ne vivrà, ma sono proprio questi, o ancor meglio i sentimenti e i pensieri che si annidano in queste vicende che hanno reso lo sport delle due ruote il più epico che ci sia. Uno sport di vincenti e di perdenti e non sempre chi taglia il traguardo per primo vince in toto.

Oggi un quasi sconosciuto svizzero, col suo sguardo perso in quegli ultimi venti metri, è entrato nella memoria di molti, ci si può scommettere.

A Prati di Tivo, Pogacar li manda tutti in crisi

13.03.2021
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Tappa e maglia, Tadej Pogacar saluta l’arrivo di Prati di Tivo forte di un attacco che non gli consegna ancora la Tirreno-Adriatico, anche se il margine di 35 secondi su Van Aert inizia a farsi interessante.

«Ci aspettano tappe molto impegnative – dice – sia domani con le salite ripide e dure delle Marche, sia la crono. Ma abbiamo una squadra forte abbastanza per controllare e so che dovremo combattere per difendere il vantaggio di oggi».

Attese e ceffoni

Tappa rapida, con grandi promesse alla partenza. Nibali e Ciccone, attesi da tutto il team. Van Aert, ansioso di dare un volto alle sue ambizioni di classifica. Alaphilippe, capace di grandi cose sulle montagne del Tour. Bernal da capire, dopo la Strade Bianche che lo ha riproposto ad alti livelli. Eppure quando a  5 chilometri dall’arrivo Pogacar ha aperto il gas è come se le promesse siano andate a farsi benedire. Bernal a 58”. Van Aert a 45”. Nibali a 1’27”. Ciccone a 6’24”.

«Per puntare alla classifica di una corsa come questa – dice Pogacar – bisognava partire da lontano per guadagnare più margine possibile. Prima ha attaccato Bernal, che in quel momento era super forte, ma ho pensato che fosse troppo lontano dal traguardo. Quando poi ho capito che Thomas poteva essere un bel riferimento, ho attaccato. La salita era veloce sin dal suo inizio. Per questo, quando mi sono voltato e ho visto Yates alle mie spalle, ho pensato che anche lui doveva essere a tutta e che per prendermi avrebbe dovuto fare un super sforzo. Così ho continuato col mio ritmo ed è andata bene».

Yates si avvicina, ma Pogacar sa tenerlo a bada
Yates si avvicina, ma Pogacar sa tenerlo a bada

Il secondo fratello

Da uno Yates all’altro, con la condizione in crescita. Se al Uae Tour lo sloveno ha dovuto faticare per seguire gli attacchi di Adam Yates, questa volta ha tenuto a distanza Simon impostando il suo ritmo. Domani magari dovrà rincorrerlo ancora, ma per oggi è fatta.

«A dirla tutta – sorride – questa tappa è stata una delle mie migliori performance in salita degli ultimi tempi. Alla fine il lavoro fatto questo inverno sta dando dei buoni frutti. Ci siamo già detti dopo il Uae Tour che sono riuscito a passare indenne attraverso l’inverno dopo il Tour, ma la verità è che mi piace correre. Perciò, una volta finiti gli impegni con sponsor e interviste, sono riuscito a risalire in bici e a dimenticarmi di tutto il resto. Adesso ho 35 secondi su Van Aert e domani sarà un giorno super duro. La corsa per certi versi è appena cominciata».

Scusate, Fabbro ha qualcosa da dirci…

13.03.2021
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Quel po’ d’Italia che brilla all’ombra del Gran Sasso porta il nome di Matteo Fabbro. Ce lo aveva detto il suo mentore tra i dilettanti, Roberto Bressan, manager del Cycling Team Friuli: «Vedrete quest’anno che combinerà quel ragazzo. Vedrete come andrà in salita…».

Sulla prima vera scalata della stagione, il friulano ha risposto presente. E’ stato autore di una buona prestazione, restando con il gruppo dei migliori. E precedendo gente come Van Aert, Fuglsang, Bernal, Thomas, Bardet…

A Prati di Tivo Fabbro è arrivato 7° a 42″ da Pogacar
A Prati di Tivo Fabbro è arrivato 7° a 42″ da Pogacar

Che faticaccia

Come da prassi, qualche decina di metri dopo la linea del traguardo i massaggiatori  aspettano i corridori. Fabbro cerca il suo e quando lo trova punta la bici in modo deciso verso di lui. Il massaggiatore gli passa immediatamente un asciugamano da mettere intorno al collo. Matteo gronda di sudore. Ma il fiatone quasi non c’è già più. Primo italiano sull’arrivo di Prati di Tivo.

«Speriamo porti bene – dice – vedremo i prossimi giorni. La Tirreno è ancora lunga e spero di riuscire a mantenere il risultato fatto oggi. Ma che fatica, è stata una dura giornata. Hanno iniziato ad attaccare ad una salita dalla fine (il passo delle Capannelle, ndr) ed io ho sofferto perché era molto pedalabile. E poi correvo in supporto a Konrad e quando mi ha dato il via libera ho dato tutto, ho fatto il meglio che potevo».

La fiducia cresce

Fabbro è uno scalatore puro, almeno se si considera il suo peso, ben al di sotto dei 60 chili. E ci sta che soffra su un certo tipo di salite. Quando si hanno questi numeri quasi, quasi è meglio la pianura che una salita troppo dolce.

La scalata finale era impegnativa sì, ma lo era soprattutto nella prima parte, poi diventava un po’ più pedalabile. Tanto che quando gli chiediamo con che rapporto l’avesse affrontata Matteo fa una smorfia con la bocca, come a dire: “non lo so”. «Però – aggiunge – so che nel finale salivo di 53». E per questo essere tra i grandi conta ancora di più. E’ importante per acquisire sicurezza e fiducia nei propri mezzi. E’ importante per la testa…

«E’ fondamentale direi – conferma Fabbro con tono sicuro – dentro di te c’è una spinta. E’ un qualcosa di unico. Vedo che cresco anno dopo anno. Sono contentissimo».

E quando gli diciamo che sta prendendo le misure ai grandi, con il suo occhietto furbo annuisce e sorride…

Una manciata di caramelle gommose prima di andare al bus
Una manciata di caramelle gommose prima di andare al bus

Fabbro capitano al Giro?

Intanto il vento non manca. Il sole inizia a calare dietro al Gran Sasso innevato e infatti il freddo si fa sentire. Fabbro indossa un giacchino più pesante e chiede al massaggiatore due cose. La prima, è dove sono i bus. E la seconda, sono i mitici orsetti Haribo: ne prende manciata e li manda giù.

«Nel finale di oggi c’era una bella lista di campioni. Chi ho visto bene? Tutti! I primi due sicuramente sono andati molto forte. Da parte mia cercherò di fare il meglio possibile fino alla fine della Tirreno».

Proprio Fabbro ci aveva detto che al Giro avrebbe corso in appoggio ai suoi capitani, tra cui Konrad. Ma andando più forte di loro potranno cambiare le cose in vista della corsa rosa? Potrà avere gradi più importanti? Insomma, prestazioni del genere sono segnali che di certo alla Bora Hansgrohe non passeranno inosservati.

«Non sono sicuro, ma mai dire mai…».

A questo punto Fabbro se ne va verso il bus, 13 chilometri più a valle. Sotto, sotto ci spera.

I due pesi massimi e lo scugnizzo: parla Ballan

13.03.2021
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Senti Ballan, due come Van Aert e Van der Poel li abbiamo mai visti? Possiamo rivedere in loro la rivalità che ci fu di recente fra Boonen e Cancellara? Oppure fra Cancellara e Sagan, se mettiamo sul piatto anche la diversità di carattere? E Alaphilippe che ruolo può svolgere?

Sono i pensieri che ti vengono guidando dopo le tappe della Tirreno-Adriatico, avendo assistito anche ieri a un altro show del belga e dell’olandese. E così l’idea è stata di condividere tutte queste domande con uno che si è trovato a correre in mezzo a Cancellara e Boonen e che magari, vivendola da dentro da corridore e ora con la Rai, può essersi fatto un’idea.

Per Ballan, le sfide fra Boonen e Cancellara ricordano quelle fra Van Aert e VdP
Le sfide fra Boonen e Cancellara ricordano quelle fra Van Aert e VdP
Boonen e Cancellara?

Come rivalità somiglia, ma qui c’è più qualità. Boonen era nettamente più veloce, ma “Cance” era ovviamente superiore a crono. Qui la sensazione è che vadano forte allo stesso modo da tutte le parti. Anche la volata di ieri a Gualdo Tadino (foto di paertura). Ha vinto Van der Poel e Van Aert è arrivato “solo” quinto, ma prima ha dovuto chiudere il buco su Stybar. Se fossero partiti insieme, sarebbero arrivati al fotofinish.

Ti viene in mente un’altra rivalità del genere?

Non ho tutta questa storia sulle spalle. Ci sono stati fenomeni come Merckx o come Saronni, ma c’è sempre stata una differenza fra loro. Anche fra Moser e De Vlaemick.

Sono proprio uguali secondo te?

Non sovrapponibili. Van der Poel forse è più esplosivo e su un arrivo come quello di Siena ha un cambio di ritmo che l’altro non ha. Anche nel ciclocross, se ci fate caso. Van Aert prendeva la corsa in testa e magari la finiva vincendo. Ma al mondiale, mentre faceva così, l’altro da dietro gli ha mangiato terreno giro dopo giro, scattando sul ponte o in punti precisi.

Forse Van Aert va meglio in salita?

Su quelle lunghe, sì, almeno lo ha fatto vedere. Penso a quelle del Tour l’anno scorso, ma è anche vero che finora Van der Poel non lo abbiamo visto farle.

Secondo Ballan, Alaphilippe può infilarsi nel mezzo con le sue invenzioni
Alaphilippe può infilarsi nel mezzo con le sue invenzioni
Come carattere?

Qui la differenza si vede. Van Aert è molto più impulsivo, forse è quello che teme di più l’altro. Magari perché ha perso tante sfide dirette. Penso all’occhiataccia che ha dato a Pidcock quando lo ha passato alla Strade Bianche durante l’inseguimento. Era nervosissimo, non so nemmeno se gli abbia detto qualcosa. Non ho capito come abbia corso a Siena…

Cioè?

Si è staccato in un momento di non particolare selezione. Se avesse pagato il ritmo perché era alla prima corsa, avrebbe sofferto tutto il giorno. Invece ha perso 200 metri e poi è andato forte come quelli davanti. Quasi da pensare a una crisi di fame, qualcosa di passeggero. Quasi abbia voluto farli andare per dare una dimostrazione e poi non sia più riuscito a riprenderli. Forse per questo era così nervoso.

Addirittura?

Anche sullo strappo finale, se li è tolti tutti di ruota. Non lo so, un giorno sicuramente strano. Comunque a occhio, si potrebbe pensare che Van der Poel abbia più classe.

E Alaphilippe che cosa può fare lì in mezzo?

Inventarsi l’attacco a sorpresa che li possa sorprendere, come la volata di Chiusdino. Anche lui è uno che sbaglia parecchio, però è forte e riuscirà a dargli filo da torcere. Ma non nel corpo a corpo, quello con due come loro è vietato.

Tirreno Adriatico 2021

Nibali? Più Tirreno che Sanremo

10.03.2021
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«Voglio vedere l’asfalto schizzare per aria. Pronti a scattare dal chilometro zero»: Luca Guercilena (foto in apertura) general manager della Trek-Segafredo, lancia così la stagione e la Tirreno – Adriatico dei suoi ragazzi e rimanda i discorsi sulla Sanremo. E in qualche modo si riallaccia alle parole che Ciccone e Nibali avevano rilasciato: «Abbiamo una squadra solida, possiamo essere competitivi ogni giorno», aveva detto l’abruzzese. «Abbiamo un obiettivo chiaro come squadra, ovvero dare continuità all’ottimo inizio di stagione», aveva ribadito il siciliano.

La Trek è partita davvero forte ed ora abbiamo capito perché. Hanno vinto Mollema (due corse), Pedersen, Brambilla e quando non hanno alzato le braccia al cielo i suoi ragazzi sono stati protagonisti.

Tirreno Adriatico 2021
Vincenzo Nibali è alla 12ª partecipazione nella corsa dei Due Mari La Sanremo viene dopo
Tirreno Adriatico 2021
Nibali è alla 12ª partecipazione nella corsa dei Due Mari

Si punta sullo Squalo

Che gara sarà quella di Nibali? Può essere più che un semplice passaggio, ma un vero obiettivo.

«Vincere non è mai facile – dice Guercilena – ma siamo qui per Vincenzo che può fare bene. La sua condizione è in continuo crescendo. Ha fatto bene a Laigueglia, è migliorato ancora a Larciano. Poi con il parterre che c’è non dico che possa vincere, ma può fare bene.

«Di certo per Vincenzo più Tirreno che Sanremo. Anche perché per uno scalatore puro, con finisseur come Alaphilippe o Van der Poel, la Sanremo diventa davvero difficile da vincere».

Anche Nibali è dello stesso pensiero di Guercilena. «E’ un momento importante della stagione – ha detto – e la Tirreno è la gara più esigente del mio calendario fino a questo momento. Corsa dopo corsa le sensazioni sono migliorate, sento di essere in linea con le aspettative che avevo per questo periodo».

Con il manager milanese, si parla di quanto sia importante per Nibali correre e avere sensazioni positive. Prima dell’inizio della Parigi-Nizza, Nibali era il corridore con più chilometri di corsa nelle gambe. Ne aveva già oltre 2.000 in 14 giorni di gara. E questo dice il piglio con cui lo Squalo ha preso la stagione. Sa che per tenere testa ai più giovani e soprattutto per stare sui suoi valori ha bisogno di correre, magari meglio un ritiro in meno, ma qualche corsa in più.

La crono di San Benedetto

«Quello della Tirreno è un percorso intrigante e mai banale – ha detto Nibali – Ce n’è per tutti i gusti, dagli arrivi in volata, a quelli misti e imprevedibili dove abbiamo diverse alternative per fare gioco di squadra, come successo a Laigueglia e Larciano. Prati di Tivo delineerà la classifica e, senza la cronosquadre iniziale, la crono di San Benedetto acquisterà ancor più peso».

Nibali parla così della crono e del suo peso nell’economia della corsa, ma nel via vai tra gare, viaggi, trasferte… i ragazzi quando preparano davvero le cronometro? Come fanno a lavorarci su?

«Eh, non è facile – ammette Guercilena – noi nei ritiri ogni tre giorni ci lavoriamo, inoltre i ragazzi usano la bici da crono a casa. Vedo però che i cronoman che stanno emergendo sono quelli che vengono dalla pista. Ganna, ma anche Stefan Bissegger (ieri vincitore della corno alla Parigi-Nizza, ndr) viene da lì. Lavora con la nazionale svizzera da quando era juniores e portano queste attitudini anche su strada».

Tirreno Adriatico 2021
Giulio Ciccone in azione sul Monte Pitoro nella prima tappa della Tirreno.
Tirreno Adriatico 2021
Ciccone in azione sul Monte Pitoro nella prima tappa della Tirreno.

Tirreno in appoggio?

E poi c’è Ciccone. Giulio sembra aver ritrovato la brillantezza che gli compete e con essa lo spirito che lo contraddistingue. Ma se di questo non ci sono dubbi e le sue stories su Instagram lo confermano, sul piano delle gambe non siamo ancora di fronte al miglior Ciccone che, sia chiaro, comunque è in crescita anche anche lui. L’abruzzese ha dichiarato che l’arrivo di Prati di Tivo lo stuzzica non poco e allora ci si chiede se davvero potrà aiutare Nibali corpo ed anima.

«Premesso che l’ambizione personale in un giovane è giusto che ci sia, la programmazione è stata ben definita ad inizio anno. “Cicco” è partito un po’ più tranquillo – dice Guercilena – lui dovrà essere pronto per il Giro e sarà il capitano alla Vuelta, deve arrivare al top a fine stagione. Qui non deve dimostrare nulla. Anche perché è fresco di rinnovo. Per lui è prevista una crescita più graduale».

« Il 2020 è dimenticato – fa eco a Guercilena, Ciccone – e sono già stato vicino a vincere. Alla Tirreno il mio obiettivo è fare un ulteriore step di crescita, dare continuità alle prestazioni fatte finora».

Pogacar, debutto alla Tirreno e voglia di vincere

09.03.2021
3 min
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Sembrerà strano, ma Tadej Pogacar non ha mai corso una gara a tappe in Italia. Le ultime sono state quelle da under 23 e semmai prima da junior. Così la Tirreno-Adriatico che lo vedrà da domani al via, sarà a suo modo un debutto. E visto il livello già raggiunto dallo sloveno in questa prima parte di stagione, promette di non essere un esordio banale. La vittoria al Uae Tour e la bella prestazione di sabato alla Strade Bianche dicono che il vincitore del Tour potrebbe avere nelle gambe anche la vittoria nella corsa italiana.

«Mi piace l’Italia – sorride – il cibo è ottimo e i tifosi sono fantastici. Chissà, forse il 2022 potrebbe essere l’occasione di venire finalmente al Giro d’Italia. Per quest’anno si pensa nuovamente al Tour e poi alle Olimpiadi e alla Vuelta».

In salita al Uae Tour ha dimostrato di essere già in grande condizione
In salita al Uae Tour ha dimostrato di essere già in grande condizione

Poche parole

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare osservando il suo aspetto angelico, Pogacar è più simile a Roglic, taciturno e schivo, che a un cherubino. Eviterebbe volentieri le luci della ribalta per starsene nel suo e tempo addietro fu proprio Andrea Agostini, responsabile della comunicazione per il Uae Team Emirates, a raccontarci di essere dovuto intervenire per dettare al giovane le regole base di convivenza con la stampa.

«Quando ottieni dei risultati – dice infatti Pogacar – devi andare in giro per gli sponsor e rispondere a tante domane. E’ una cosa che non mi piace molto, ma fa parte del gioco. E tutto sommato devo esserne contento, per cui lo accetto».

La Strade Bianche ha detto che sei in ottima forma: pensavi di vincere?

Ho provato a farlo, di sicuro ho dato il massimo, in una corsa durissima e tutto il giorno full gas. L’attacco di Van der Poel mi ha sorpreso, lui ha grande potenza. Non so cosa però potrà fare alla Tirreno-Adriatico in termini di classifica.

In realtà ha detto che non ci proverà nemmeno, mentre uno che vuole testarsi è Van Aert: vuole capire se può diventare uomo da classifica.

Anche lui è molto forte e in passato, anche l’anno scorso, lo abbiamo visto andare molto forte in salita. Ha una super condizione, sono curioso di vedere che cosa potrà fare.

Hai rinnovato il contratto fino al 2026, praticamente il futuro è assicurato…

Non è una abitudine frequente nel ciclismo fare contratti così lunghi, ma qui sto bene. Credo nella squadra e loro credono in me. Ed è il modo per vivere le mie stagioni senza stress, mi fa stare molto tranquillo.

Settimo alla Strade Bianche, sorpreso dall’attacco di VdP
Settimo alla Strade Bianche, sorpreso dall’attacco di VdP
Al Uae Tour, magari anche per motivi di sponsor, hai detto che quella corsa era il tuo primo obiettivo: ha dovuto anticipare di tanto la preparazione?

In realtà no, quelle date sono perfette per iniziare. Certo per essere in forma ho dovuto allenarmi un po’ di più, ma non ho sottratto nulla al mio periodo di riposo.

La Tirreno ha tappe nervose, un bell’arrivo in salita e la crono. Pensi di avere una squadra abbastanza forte?

Proprio al Uae Tour abbiamo fatto un super lavoro ogni giorno. Ci sono ragazzi nuovi, ma tutti di qualità. Proveremo a vincere, proveremo come al solito a fare del nostro meglio. Sono curioso, ma ormai c’è rimasto davvero poco da spettare…

Tirreno in vista, Viviani pronto per tornare

07.03.2021
3 min
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Elia Viviani sta tornando e guarda con fiducia alla Tirreno. La sensazione l’aveva sentita forte sulla propria pelle nella volata della penultima tappa del UAE Tour, quando era arrivato a un’incollatura dal dominatore Sam Bennett. E quella sensazione si avverte ancora di più sentendo il tono delle sue parole durante una pausa degli allenamenti che sta svolgendo su pista, perché nella sua mente l’obiettivo principale della stagione ha un solo nome: Tokyo.

La strada giusta

Quella volata nella quale è tornato protagonista ha un sapore dolce, ma chiaramente poteva esserlo di più.

«La vittoria non ha eguali – dice – è un’altra cosa, però è un buon segnale, ma tutta la trasferta negli Emirati Arabi mi ha dato indicazioni positive sin dalla prima tappa, quella dei ventagli dove mi sono ritrovato nel gruppetto davanti. Poi anche nell’altra volata vinta da Bennett, ero andato in progressione chiudendo quarto. La corsa araba mi ha detto che la potenza sta tornando quella del 2019, alla vigilia avrei pensato di essere solo al 70 per cento invece sono più avanti. Discorso diverso per la forma fisica…».

Dall’intesa con Simone Consonni sono nate tante vittorie, fra cui l’europeo 2019
Dall’intesa con Consonni è nato anche l’europeo 2019
In che senso?

Sono ancora un paio di chili sopra il mio peso forma e devo perderli prima della Sanremo. Non posso lamentarmi, in fin dei conti sono già a buon punto a un mese dall’intervento al cuore, anzi posso dire di essere sorpreso per essere a questo livello. Ho fatto 10-12 giorni di recupero e alla fine mi hanno fatto bene, mi sono sentito potente e determinato. Quel che non mi manca è la voglia di riscatto dopo quanto ho passato, probabilmente è quella la molla che mi sta aiutando.

Come va con il team?

Molto meglio, finalmente si lavora in sintonia e i meccanismi cominciano a funzionare. Anche per questo volevo assolutamente esserci al UAE Tour, non potevamo perdere altro tempo dopo le cancellazioni delle prime gare. Stiamo lavorando bene insieme, c’è più dialogo, ognuno si impegna al massimo per il ruolo che deve svolgere. E questo mi dà tanta fiducia, anche se chiaramente manca qualcosa senza Simone Consonni.

A proposito, che notizie hai su di lui?

Ha ripreso ad andare in bici, fa 2-3 ore al giorno, ma il fastidio al ginocchio non è andato via e per questo salterà tutte le classiche. Il lavoro che stiamo facendo dovrà però consentirgli di reinserirsi nel treno in maniera rapida e semplice, senza sussulti. Attualmente i suoi compiti li sta svolgendo Kenneth Vanbilsen che nel lanciare la volata è l’uomo immediatamente davanti a Sabatini e a me, mentre il primo a pilotare il treno è mio fratello Attilio. Si sono tutti adattati e questo è un bel segnale.

Da quest’anno, Elia ha intensificato la presenza in pista
Da quest’anno, Elia ha intensificato la presenza in pista
Sai bene che molti guardano con particolare interesse alla tua intesa con Simone. Anche Villa parlando della madison olimpica accennava all’importanza che fra voi ci sia quella particolare intesa sia tecnica che umana…

Certo, io e Simone ci sentiamo quasi quotidianamente, ho cercato anche di aiutarlo nel trovare qualche soluzione al suo problema fisico. Quando hai un guaio a un ginocchio affronti tante incognite, ma quel che serve è soprattutto la pazienza. Simone farà un programma alternativo per poter rientrare nel nostro gruppo al Giro d’Italia.

In questo anno così particolare quanto ti sta aiutando la pista?

Tantissimo, credo sia parte del mio essere sulla via del ritorno ai valori del 2019. Ho già svolto tre ritiri a Montichiari in questa stagione pur con le difficoltà legate all’inconveniente fisico subìto. Dopo questo blocco di lavori ci rivedremo al termine del periodo delle classiche e conto di fare una preparazione massiccia su pista già prima del Giro. Poi dopo la corsa rosa mente e corpo saranno proiettati su Tokyo. Ora intanto la barra è puntata sulla Tirreno-Adriatico, dove spero di crescere ancora rispetto al UAE Tour, di quel gradino che mancava…