La settimana inizia con la Tirreno: attesa per il Carpegna

06.03.2022
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Un giorno dopo la Parigi-Nizza, la Toscana saluta la partenza della Tirreno-Adriatico che quest’anno cambia pelle e distribuzione, con la conclusione di domenica, anziché il classico martedì. Non solo. Cronometro in partenza a Camaiore, volata finale a San Benedetto del Tronto e al sabato il doppio Carpegna. Non ci sarà l’arrivo in salita, ma la tappa farà comunque male. Non mancano neppure i muri fermani, che richiameranno il pubblico marchigiano nel venerdì che annuncia il gran finale. Eppure, nonostante tutto ciò, la sensazione è che sarà meno dura che in passato. Staremo a vedere…

Difficile dire se la nuova collocazione in calendario farà perdere alla Tirreno la palma di miglior avvicinamento alla Sanremo, che troverà un ultimo test nella Milano-Torino che si correrà di mercoledì.

Lo scorso anno Pogacar corse la crono finale in maglia di leader
Lo scorso anno Pogacar corse la crono finale in maglia di leader

Pogacar su tutti

L’elenco degli iscritti è come al solito sontuoso. E anche se la Parigi-Nizza può vantare quest’anno un parterre decisamente interessante, per caratteristiche del percorso la Tirreno richiama nuovamente gente tosta, con Pogacar a minacciare la doppietta e i soliti show.

Ci saranno uomini di classifica, capitanati appunto dallo sloveno, che arriverà a Camaiore fresco dell‘impresa alla Strade Bianche. Fra gli sfidanti il Mas rigenerato dal lavoro con Piepoli, Vingegaard, Ciccone, Richie Porte, Carapaz, Kelderman, Evenepoel, Mohoric, Caruso, Bardet, Wellens, Uran, Lopez, Fuglsang e Fortunato. Viene quasi male alle dita, scrivendoli tutti.

Poi ci sono i cacciatori di classiche, tirati da Alaphilippe, il solito Pogacar (che gioca da jolly come Van Aert in Francia), Sagan, Cosnefroy, Asgreen, Merlier, Van Avermaet e Kristoff.

E siccome la volata finale li attira di molto, ecco i velocisti: Cavendish, Merlier, Demare, Nizzolo, Viviani, Ackermann, Ewan, Bouhanni, Meus e Dainese.

Le sette tappe

Il percorso conta sette tappe, una meno della Parigi-Nizza, ma con un totale di 1.133,9: appena 62,5 chilometri meno della corsa francese. E a guardare il dettaglio giornaliero, è evidente come la media giornaliera della Tirreno sia di 161,98 mentre quella della Parigi-Nizza si attesti a quota 149,55.

TAPPAGIORNOPARTENZA-ARRIVOCHILOMETRI
1ª tappa7 marzocronometro individuale: Lido di Camaiore-Lido di Camaiore13,9
2ª tappa8 marzoCamaiore-Sovicille219
3ª tappa9 marzoMurlo-Terni170
4ª tappa10 marzoCascata delle Marmore-Bellante202
5ª tappa11 marzoSefro-Fermo155
6ª tappa12 marzoApecchio-Carpegna215
7ª tappa13 marzoSan Benedetto del Tronto-San Benedetto del Tronto159
La tappa dei muri marchigiani nel 2021 fu croce e delizia per Mathieu Van der Poel, quest’anno assente
La tappa dei muri marchigiani nel 2021 fu croce e delizia per Mathieu Van der Poel, quest’anno assente

Volate e muri

Andando nel dettaglio, la crono di apertura ricorda il percorso di quella a squadre a Camaiore, con la differenza del giro di boa collocato prima. Crono totalmente piatta e media stellare. Non a caso fra i cronman al via spiccano Ganna, Asgreen, Evenepoel, Pogacar, Affini e Vingegaard.

La seconda tappa potrebbe già essere occasione per velocisti. Ci sono saliscendi per tutto il giorno, ma è tale il livello dei velocisti al via che, se non va via una fuga, è assai probabile la prima volata della Tirreno 2022. E se così sarà, la rivincita verrà già l’indomani sul traguardo di Terni, prima che i velocisti cedano il posto ai cacciatori di tappe e agli uomini da classiche.

Il circuito finale di Bellante del giovedì, dopo la triste sfilata sulla Salaria del terremoto e della mancata ricostruzione, proporrà tre scalate della salita finale che, dopo 200 chilometri si farà rispettare: 4,7 chilometri con pendenze intorno al 7% e uno strappo all’11% nell’ultimo chilometro.

Il giorno di Fermo, un assaggio di Liegi. Monte Urano. Capodarco. Primo passaggio a Fermo. Madonna d’Ete e ancora Fermo, con quel passaggio al 21% (in tutto 800 metri al 12,6% di pendenza media) che dal fondovalle riporta il gruppo sulla strada principale verso l’arrivo.

Doppio Carpegna

La musica cambia l’indomani con la doppia scalata del Carpegna, salita che deve la sua fama agli allenamenti di Marco Pantani. Sarà affrontata per due volte negli ultimi 45 chilometri, in cui il termine pianura perde di ogni significato. La salita misura 6 chilometri, ha dislivello di 594 metri e pendenza media del 9,9%, con punte del 15% in avvio. A questo punto tutto sarà deciso, con l’ultimo chilometro in leggera ascesa a chiudere le danze.

L’indomani a San benedetto del Tronto, cinque passaggi sul traguardo e poi lo sprint, per un circuito che ricalca il classico e piattissimo percorso della crono. E a quel punto non resterà che sollevare il classico forcone di Nettuno e incoronare il nuovo Re dei Due Mari.

Troppa crono e “poca” salita, la Tirreno non convince Bartoli

20.01.2022
6 min
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Questa mattina si sono alzati i veli sulla Tirreno-Adriatico numero 57. Una videoconferenza stampa ha lanciato la Corsa dei Due Mari. Una corsa che mantiene il suo DNA pur cambiando alcune cose.

Ci eravamo lasciati con il solito Pogacar che aveva messo le mani sul tridente di Nettuno (il premio del re della Tirreno). Avevamo ancora negli occhi l’impresa di Van der Poel sui muri, gli scatti di Alaphilippe e le bordate di Van Aert. E da questi protagonisti, anche se Van Aert dovrebbe essere alla Parigi-Nizza, si dovrebbe ripartire da Camaiore il prossimo 7 marzo.

Il podio 2021 (da sinistra): Wout Van Aert, Tadej Pogacar e Mikel Landa
Il podio 2021 (da sinistra): Wout Van Aert, Tadej Pogacar e Mikel Landa

Tracciato più “facile”

Il tracciato della Tirreno di quest’anno però è un po’ diverso. Probabilmente vedremo ancora tutto ciò, ma sotto un’altra veste. E per capire appunto cosa vedremo ne parliamo con Michele Bartoli, che la Tirreno-Adriatico l’ha vinta nel 1999.

Si parte con una cronometro individuale. Si prosegue con delle tappe ondulate più o meno veloci, al penultimo giorno c’è la tappa di montagna, ma senza arrivo in salita, e gran finale a San Benedetto del Tronto per quella che è la volata già annunciata. Su carta sembra più facile, ma in sette giorni si superano i 14.000 metri di dislivello e i 1.100 chilometri di strada: non è comunque una passeggiata.

Michele Bartoli vinse la Tirreno nel 1999, al primo anno in Mapei. Precedette Rebellin e Garzelli
Michele Bartoli vinse la Tirreno nel 1999, al primo anno in Mapei. Precedette Rebellin e Garzelli
Michele, si parte con una cronometro. Cosa ne pensi?

A me non piace, così come non piace il fatto che non ci sia un arrivo in salita. Soprattutto nei piccoli giri, una cronometro così lunga è troppo decisiva. Tanto più che è stata inserita al primo giorno. Per me toglie il grosso dell’attesa. In questo modo chi vince la crono vince il piccolo giro. Per me è una tendenza che andrebbe limitata.

Cioè?

Dico che una cronometro individuale di 5 chilometri poteva bastare. Gli scalatori in questo modo sono penalizzati… anche qui. Nei grandi Giri vince chi comunque va forte a cronometro, se adesso anche nei piccoli Giri vince il cronoman lo scalatore cosa fa? E per di più mi togli l’arrivo in quota.

In effetti una cronometro di questa lunghezza al primo giorno, taglia le gambe a molti anche per la conquista della maglia di leader…

Esatto, scema un po’ la lotta per la maglia. L’anno scorso la crono c’era l’ultimo giorno e un Van Aert della situazione ti prende la maglia subito, anche la tappa dei muri della situazione perde di aspettative, perché in questo modo la squadra del cronoman leader, tende a chiudere la corsa, a controllarla.

Però le tipiche tappe ondulate non mancano. In conferenza stampa si è parlato di muri, ma meno estremi. Anziché 20 e passa per cento, 10-12 per cento. Per Alaphilippe saranno sufficienti questi arrivi per recuperare il possibile gap che accumulerà a crono?

Lui è una mina vagante e non sai mai quello che fa. Quando si presenta ad una corsa può sempre inventarsi qualcosa, non viene mai tanto per… Potrebbe racimolare qua e là qualche secondo, tra abbuoni e buchi, a crono poi è meno penalizzato di quel che si pensa. Tutto sommato regge il colpo.

Però Michele, ammettiamolo, una Tirreno-Adriatico al Bartoli corridore sarebbe piaciuta…

Sì, sì… Mi sarebbe piaciuta, ma i tempi cambiano. Tutto sommato somiglia anche alla Tirreno che vinsi. Alla fine a crono mi difendevo. E anche quell’anno poi non c’era l’arrivo in salita, anche se a me un arrivo solo andava bene perché ero disposto a fare fatica. Era nei grandi Giri che mi passava la voglia di fare fatica! A parte nella prima Vuelta che feci da giovincello: ero sempre lì a tenere duro.

C’è qualche tappa che somiglia a qualche frazione di quell’edizione?

La tappa dei muri di Fermo, mi fa pensare a quella di Torricella Sicura. Io ero in fuga con Jalabert.

Esattamente una settimana dopo l’ultima tappa, quella di San Benedetto, ci sarà la Milano-Sanremo. Secondo te i corridori faranno ancora la distanza per la Classicissima allungando al termine di una frazione? Ed eventualmente quale?

Di solito si sfrutta la tappa più lunga. E secondo me sì: lo faranno. E’ un qualcosa che serve anche alla testa. L’atleta si crea degli stimoli, acquisisce convinzioni se ha del feeling con il chilometraggio della Sanremo.

Il Giro d’Italia del 2014 transitò sul Carpegna. In vetta il cippo dedicato a Pantani
Il Giro del 2014 transitò sul Carpegna. In vetta il cippo dedicato a Pantani
Quindi potrebbe essere la seconda frazione, quella di Sovicille di 219 chilometri. Però anche quella di Carpegna è di 213…

E allora quella ideale è quella di Carpegna. E’ quella più indicata perché non è neanche più vincolante per la corsa, visto che il giorno dopo c’è solo il circuito di San Benedetto del Tronto. In teoria anche gli uomini di classifica potrebbero approfittarne. Penso ad uomini che mirano appunto alla classifica della Tirreno e anche a far bene alla Sanremo.

Chi vede favorito Michele Bartoli?

Non so di preciso chi ancora ci sarà, ma siccome sembra saranno confermati molti dei nomi dell’anno scorso, io credo che Pogacar sia il favorito. Va forte a cronometro, va forte in salita. Non credo in un corridore più pesante. Penso che il Carpegna nell’ultimo tratto forse sia un po’ troppo complicato, specie se si fa due volte. No, per me il favorito è Pogacar. Pogacar e voglio vedere il ragazzino, Evenepoel, perché se va davvero forte a crono…

Luca Spada, il signor Eolo, innamorato della bici

19.03.2021
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La mattina di Castelraimondo, con la Tirreno in partenza verso Lido di Fermo all’indomani della… tappaccia di Castelfidardo, Luca Spada in jeans e giubbino celeste parlava con Basso e i suoi atleti della Eolo-Kometa. Un po’ come Paolo Zani, che alle corse si confondeva fra il personale della Liquigas, il signor Eolo è stato per qualche giorno in gruppo e ha vissuto la corsa e la squadra, approfondendo i meccanismi del ciclismo in cui si è immerso ormai totalmente. Ma questa volta la voglia di conoscerlo è venuta a noi, dopo averne sentito parlare da Basso, con una sua frase che da tempo risuonava nella testa: «Un imprenditore non sei tu a convincerlo, deve convincersi da solo. Tu puoi fargli vedere che cosa il ciclismo può fare per la sua azienda, ma se ti metti a tirarlo per la manica, è certo che ti mostra la porta». Che cosa ha convinto Luca Spada a imbarcarsi per questo viaggio così affascinante?

«Siamo ancora a inizio stagione – sorride – sto ancora facendo conoscenza. E’ da un anno che seguo il ciclismo in modo intenso. Mi piace salire in ammiraglia per scoprire le strategie che ci sono dietro. Io vengo dal mondo della corsa a piedi ed è tutto più semplice, mentre nel ciclismo può succedere di tutto. Come al nostro povero Gavazzi, che a Laigueglia poteva fare bene, invece è caduto e s’è fatto pure male a un gomito. E’ un mondo molto avvincente, voglio apprendere il massimo. In più mi piace anche andare in bici. Devo buttare giù due chiletti, perché ho visto che in bici anche solo un chilo in salita fa la differenza».

Come mai il ciclismo?

Già da un po’ pensavo a nuovi canali di comunicazione. Più per passione che per investire, mi ero messo a sponsorizzare delle gare di podismo. Piccoli numeri, eppure un discreto ritorno. Poi successe che il mio medico mi suggerì di inserire un paio di allenamenti di bici a settimana, perché correndo sei giorni su sette, le ginocchia avrebbero presentato il conto. E a quel punto ho cominciato a conoscere il ciclismo e mi sono appassionato. Ma la Eolo-Kometa è nata da una serie di coincidenze che si sono messe in fila.

Quali?

La conoscenza con Ivan Basso alla Gran Fondo Tre Valli Varesine. Il fatto che a causa del Covid alcuni suoi sponsor importanti fossero usciti. E poi il fatto di aver sponsorizzato le classiche di Rcs e in particolare la Strade Bianche. Era la prima corsa dopo il lockdown, c’era un campo partenti stellare e il ritorno di immagine che ne abbiamo tratto fu incredibile. A quel punto decisi di impegnarmi in un progetto a lungo termine, con un contratto di tre anni e convincendo gli altri sponsor importanti a fare altrettanto. Se si vuole fare un progetto che duri, serve una costruzione lenta. E noi vogliamo guardare nel lungo termine, non a caso la squadra è molto giovane.

Qualcuno ha discusso il valore degli atleti.

Quando eravamo in pieno ciclomercato, ho detto a Ivan di cercare certamente ragazzi che fossero dei talenti, ma di privilegiare l’aspetto del carattere. Mi piace, come in azienda, creare un clima ideale. Il libero battitore, pur talentuoso, se non si integra non lo voglio. Alla base del successo c’è la felicità aziendale, che raggiungi se i tuoi collaboratori stanno bene, fanno sport, lavorano in un ambiente luminoso, sono rilassati e per questo rendono al 150 per cento.

Qui Luca Spada è con Rivi, facendo domande per capire il mondo del ciclismo
Qui con Rivi, facendo domande per capire il mondo del ciclismo
Che idea si è fatto del ciclista professionista?

E’ un sognatore che ama la fatica e in questo li comprendo bene. Nelle gare che faccio, come il Tour de Geants (350 chilometri e 30.000 metri di dislivello) la fatica la assaggi in tutte le sfaccettature. Sto imparando a conoscere questi ragazzi andando in bici con loro. Sono felici di quello che fanno, hanno fatto della loro passione un mestiere. Glielo leggi negli occhi che gli piace e sono super coinvolti nel progetto. E come loro, lo staff è composto da persone entusiaste.

Sport e affari

L’amore per lo sport è decisivo, ma i ragionamenti di Spada sono anche e soprattutto quelli del manager, che nel ciclismo ha individuato anche un ottimo investimento. E così nel discorso affiorano a tratti i ragionamenti dell’imprenditore che ha giustamente colto nello sport un ottimo veicolo per raccontare al mondo la sua impresa: quel che è giusto e che Basso ha saputo ben raccontare.

In che modo il ciclismo è funzionale per Eolo azienda?

Noi portiamo internet dove internet non arriva. Eolo è nata nel 2006 con lo sguardo ai 7.000 Comuni italiani con meno di 10.000 abitanti. Il digital divide ancora oggi crea una profonda differenza fra chi vive in città e ha la fibra e chi vive fuori e va ancora avanti con una Adsl spompata. Con la nostra tecnologia, noi gli portiamo i 100 megabit. Il ciclismo fa come noi: porta i corridori nei piccoli paesi più che nelle grandi città e questo messaggio ci piace molto. Quando abbiamo intrapreso questa avventura, non è stato soltanto per avere il nome Eolo scritto sulla maglia, ma per gestire il team come un pezzo della nostra azienda. Li coinvolgeremo nello spot televisivo che stiamo per girare e in altre attività promozionali. Per lo stesso motivo abbiamo inaugurato Casa Eolo, una sede di 600 metri quadri in cui possano sentirsi a casa. Voglio che percepiscano di essere parte di un progetto di lungo periodo. Siamo entrati in questo mondo e vogliamo rimanerci per molto tempo.

A Castelraimondo, Spada con Basso dopo lo spettacolare weekend della Tirreno
A Castelraimondo, Spada dopo il weekend della Tirreno
C’è un’ambizione non detta?

Con un po’ di pudore, mi piacerebbe nel mio piccolo fare come il Commendator Borghi, il Cumenda, il fondatore della Ignis, che con il basket e il calcio a Varese fece grandi cose. Sono molto attaccato al nostro territorio e forse Eolo è nata proprio perché sono cresciuto in un piccolo paese, Malgesso, e dovevo prendere la bicicletta e fare dei chilometri anche solo per comprarmi una rivista di informatica.

Immagine o risultati?

Abbiamo curato molto l’immagine. La divisa. La grafica. C’è una coerenza stilistica che ci portiamo dietro, perché penso che alla base delle buone prestazioni ci siano anche il senso di pulizia e il rigore. Poi c’è il resto. I buoni allenatori, i buoni ritiri e la giusta alimentazione. Su questo con Ivan sono stato quasi paranoico.

Parlando della bici, di cui Spada si è appassionato ormai irrimediabilmente
Parlando della bici, di cui Spada si è appassionato ormai irrimediabilmente
Perché?

Il cibo è la nostra medicina principale, quindi ho chiesto che la squadra venga seguita da un nutrizionista che spieghi loro come mangiare in corsa, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni. Non serve stare attenti durante la stagione e poi mangiare le patatine e bere Coca Cola a litri. Bisogna avere un regime alimentare sano perché diventi un vero e proprio stile di vita.

Dica la verità: ha mai rimpianto di non aver scoperto prima la bici per diventare un corridore?

Ma no, dai… (ride, ndr) Qualcosa di buono nella vita l’ho fatta anche io. Però mi piace andare con loro in bici e parlarci mentre si pedala perché si creano rapporti più veri. Magari resisto finché si scaldano, perché quando poi cominciano, non li vedo più, dato che hanno il doppio dei miei watt. Mi va bene così però, lo giuro…

Viaggio curioso negli errori del campione del mondo

17.03.2021
4 min
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Una frase, parlando giorni fa con Ballan degli errori di Alaphilippe, ci era rimasta nella testa. Proprio a proposito del francese e delle sue possibilità di battere i due giganti del cross, il campione del mondo di Varese 2008 aveva detto delle parole sibilline: «Julian può inventarsi l’attacco a sorpresa che li possa sorprendere, come la volata di Chiusdino. Anche lui è uno che sbaglia parecchio, però è forte e riuscirà a dargli filo da torcere».

Quali sono gli errori di Alaphilippe di cui parla Ballan? Bisogna chiederglielo. E così approfittando dell’ultima tappa della Tirreno-Adriatico e dei… buchi concessi dalla crono, lo abbiamo incontrato.

A Gualdo Tadino si congratula con VdP, ma avrebbe potuto giocarsela meglio?
A Gualdo Tadino si congratula con VdP, ma avrebbe potuto giocarsela meglio?
Forza Ale, vuota il sacco, parliamo di questi errori…

E’ il suo modo di correre (sorride lo spilungone veneto, ndr), avete visto che non sta mai fermo sulla bici? Toglie in continuazione le mani dal manubrio, si distrae, si gira, sembra perennemente agitato. Non voglio dire che sia stata colpa sua, ma anche quando è caduto al Fiandre, non stava guardando avanti. Chiaro che in quella situazione sarebbe caduto chiunque, ma resta il fatto che non è capace di restare fermo.

Un disordine che è anche tattico?

Qualche attacco a vuoto lo fa anche lui, ma il più delle volte gli va bene. Mi piace molto Julian. Però ad esempio l’altro giorno hanno voluto giocarsi la tappa facendo il buco con Stybar e secondo me hanno sbagliato. Quell’azione è vincente se la fai appena Stybar passa avanti, non lo lasci così tanto a tirare. Se il buco lo avesse fatto Ballerini e Alaphilippe si fosse messo a ruota di Van Aert, Wout avrebbe tirato e potevano giocarsi la tappa con Julian.

Pensa che di questa azione di parla come di una grande intuizione tattica…

Era intelligente, ma non aveva senso in quel momento e in quel modo.

Vout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Julian Alaphilippe, caduta moto, Giro delle Fiandre 2020
Fiandre 2020, Van Aert fa scattare la trappola, schiva la moto in extremis e Alaphilippe cade
Vout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Julian Alaphilippe, caduta moto, Giro delle Fiandre 2020
Fiandre 2020, Van Aert schiva la moto in extremis e Alaphilippe cade
Altri errori: il finale della Liegi. Deviazione in volata e poi le braccia alzate troppo presto.

E’ stata l’espressione del suo modo di fare troppo impulsivo. In certi frangenti, bisognerebbe avere la freddezza di pensare.

Forse nelle classiche questo suo muoversi incide meno, in un Giro sarebbe un bel dispendio di energie nervose, no?

Incide comunque, soprattutto perché deve confrontarsi con due che gli sono leggermente superiori. Nei Giri certo sarebbe uno degli aspetti da migliorare, anche perché ha fatto vedere di poter tenere la maglia gialla quasi fino in fondo. Nei grandi Giri devi limare ogni possibile dispersione, viste le medie a cui si corre. In proporzione, Van der Poel è uno che ultimamente usa molto di più la testa

Anche lui è parecchio istintivo.

Diciamo che a Castelfidardo ha rischiato grosso, partendo da lontano perché sentiva freddo. Ha corso gli ultimi chilometri in piena crisi di fame: se mangi una barretta ai meno 8, vuol dire che non c’è rimasto più niente. Però è migliorato rispetto ai mondiali di Harrogate. Lì evidentemente non aveva mangiato, qui ha pagato solo in finale. Bastava ci fossero altri 30 metri di dislivello e non arrivava al traguardo.

Dopo 52 chilometri di fuga, Van der Poel arriva in piena crisi di fame
Dopo 52 chilometri di fuga, Van der Poel in piena crisi di fame
Addirittura?

La crisi di fame è così. Lui è abituato all’ora di massimo sforzo del cross e ha gestito così il circuito di Castelfidardo. Mi ricordo quando correvo con Franzoi, anche lui crossista. Forti fisicamente, ma senza una grande visione tattica. Però sta migliorando, è un ragazzo intelligente. Peccato che non abbia in squadra un corridore più esperto che possa essergli d’aiuto. Di fatto, nei momenti caldi della corsa, si ritrova sempre da solo. Per questo di certo Alaphilippe ha le spalle più coperte…

Tirreno show: brindano Wout e Tadej, cede Ganna

16.03.2021
5 min
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Eravamo tutti pronti a brindare con Filippo Ganna, invece la Tirreno-Adriatico ha mostrato ancora una volta il suo volto più duro. E dopo una settimana che più severa non poteva essere, anche il gigante di Verbania ha dovuto arrendersi alla condizione certamente notevole di Van Aert e alla qualità di Kung, che ha dovuto lavorare certo meno di lui nelle tappe dure. Dopo di loro, sul traguardo di San Benedetto è sfilato Tadej Pogacar, a dimostrare che quella a La Planche des Belles Filles, ancorché in salita, non fu una crono figlia del caso. Il giovane sloveno si porta così a casa la Corsa dei Due Mari, davanti a Van Aert e Landa (foto di apertura), avendo mostrato in almeno tre occasioni freddezza e padronanza da veterano. A Prati di Tivo, dove ha vinto staccando tutti. A Castelfidardo, dove ha ugualmente staccato tutti mancando solo Van der Poel. E nell’ultima crono, dove si è messo ancora alla prova arrivando quarto.

Terzo al traguardo, Ganna ha sicuramente pagato gli sforzi dei giorni scorsi
Terzo al traguardo, Ganna ha sicuramente pagato gli sforzi dei giorni scorsi

Ganna provato

Per amor di bandiera, iniziamo il nostro racconto da Ganna, che sui rulli dopo l’arrivo è parso davvero stremato, riparato con una coperta mentre girava le gambe in cerca di sollievo.

«In questa corsa – dice – ho preferito fare il mio lavoro di squadra, che è stato impegnativo. Sapevo che non sarebbe stato facile ricavare dello spazio per me, ma va bene così. Ci siamo impegnati al 100 per cento e siamo soddisfatti di quello che è venuto. Se uno dà il massimo, ha poco da recriminare».

Sceso dall’ammiraglia, Dario Cioni lo ha osservato e ha poi spiegato il perché di una giornata storta, ammesso che un terzo posto possa essere definito un risultato storto.

«La prestazione – dice – è stata comunque di alto livello. E poi la crono dopo una settimana di corsa così dura non è la prova secca. Pippo ha lavorato per la squadra, ha tirato in montagna ed è andato in fuga a Castefidardo. Sono rischi che poi si pagano, a fronte di avversari fortissimi. Kung è il campione europeo, Van Aert aveva già dimostrato la sua condizione. Era inevitabile che prima o poi la serie di vittorie finisse. Perciò ora ci riposiamo e poi andiamo alla Sanremo. Se Pippo starà bene, potrebbe fare qualcosa. Anche se, volendo anticipare, bisognerà fare i conti con questi qui che attaccano abitualmente a 50 chilometri dall’arrivo…».

Pogacar ha concluso con il 4° tempo nella crono, a 1″ dal podio. La Tirreno è sua
Per Pogacar il 4° tempo nella crono: la Tirreno è sua

Van Aert vola

La crono l’ha vinta Van Aert. Dopo Castelfidardo, il belga aveva detto di avere davanti altre due giornate in cui darsi da fare, ma quando ieri verso Lido di Fermo si è reso conto che per riprendere la fuga avrebbe dovuto dare fondo alle energie, si è messo in modalità risparmio energetico pensando alla crono.

«Questa vittoria – dice – mi dà grande fiducia per le crono dell’estate. Adesso nel mio orizzonte c’era soprattutto la Roubaix e visto che nell’inverno abbiamo cambiato materiali e bici, la mia testa era nella messa a punto della bici per il pavé. Adesso so che si può lavorare bene anche per le crono. Comunque sono molto soddisfatto. Ero venuto per mettermi alla prova e contro un Pogacar di questo livello c’era poco da fare. Mi è piaciuto molto avere la maglia di leader nei primi giorni, per cui stasera ci sarà da festeggiare. Ogni tanto è bello guardare indietro e abbiamo vissuto davvero una bella settimana. Perciò brinderemo, cercheremo di recuperare e già giovedì saremo sulla strada per la Milano-Sanremo».

Van Aert ha dimostrato la sua grande condizione vincendo la crono a 54,595 di media
Van Aert ha dimostrato la sua grande condizione vincendo la crono a 54,595 di media

Pogacar e la pressione

Pogacar con il suo aspetto da bimbo felice ha trovato il modo migliore per festeggiare il 57 esimo compleanno del suo capo Mauro Gianetti. Dice che dopo il debutto al Uae Tour, questa corsa era un altro grande obiettivo, ma che ora non gli dispiace saltare la Sanremo, perché il suo calendario è molto fitto e un po’ di tempo per recuperare ci sta bene.

«E’ così giovane. Diceva al mattino proprio Gianetti – che sarebbe troppo portarlo anche alla Sanremo. Per fare cosa, un attacco sul Poggio? I nostri obiettivi sono più avanti e lui stupisce per la lucidità con cui vede la corsa».

«Davanti a me – conferma Tadej – ci sono altre classiche, vale a dire la Freccia Vallone e poi la Liegi. Ho cominciato la stagione sperando di fare bene al Uae Tour, qui sono arrivato in buona forma e in effetti un po’ di pressione l’ho sentita. Quella dell’ambiente e quella che mi metto da solo. La vittoria di Prati di Tivo è stata bellissima, perché è stato un giorno perfetto, in un posto bellissimo e con una grande risposta delle mie gambe. E anche la crono di oggi mi rende super felice, perché era corta e veloce. Non mi stupisce che abbia vinto Van Aert e non mi stupisce che sia andato così forte per tutta la settimana. Penso che sia un grande corridore e possa essere un ottimo avversario per queste corse di una settimana».

Sesto all’arrivo, Bettiol ha disputato un’ottima cronometro
Sesto all’arrivo, Bettiol ha disputato un’ottima cronometro

Obiettivo Sanremo

Ora che la carovana della Tirreno si va disperdendo verso il Nord, le attenzioni di tutti si spostano verso la Sanremo. Il meteo annuncia il rischio di maltempo, si parla persino di neve. La Rai trasmetterà la corsa in diretta integrale, ma lo spettacolo inizierà già da giovedì, con i sopralluoghi dei team sul percorso. Sabato la stagione vivrà il primo Monumento, ma non si può certo dire che anche questa Tirreno non sia stata altrettanto monumentale.

Albanese è già in fuga verso un altro Gpm

16.03.2021
4 min
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Vincenzo Albanese in maglia verde, un qualcosa che non ti aspetti. O almeno, che noi non ci aspettiamo. «Perché – dice lui – nelle salite brevi, non solo non mi stacco ma riesco a dire la mia». Grinta e convinzione non mancano nel giovane corridore della Eolo-Kometa.

Vincenzo era andato subito in fuga nella prima tappa della Tirreno-Adriatico. Pronti via ed era salito sul “treno buono” che al termine del circuito del Monte Pitoro gli aveva dato questa preziosa maglia, per lui e per il team.

Albanese (a destra) in fuga con il compagno Rivi (a sinistra) nella prima tappa della Tirreno
Albanese (a destra) in fuga con il compagno Rivi nella prima tappa della Tirreno

Quel podio “proibito”

«Che Tirreno è stata? Una buona gara dai, perché il livello era davvero al top mondiale. E con queste premesse non c’erano grandi aspettative, già trovare spazio sarebbe stato difficile. Se si guarda bene giusto oggi (ieri per chi legge, ndr) verso Lido di Fermo c’è stato spazio per noi comuni mortali con la fuga che è arrivata. E infatti mi è dispiaciuto non esserci, anche se ci ho provato.

«Noi della Eolo-Kometa ci siamo fatti vedere e io, tenendo la maglia verde per quattro giorni, credo di essere stato l’unico di una professional a salire sul podio della Tirreno (in realtà ci è riuscito anche Mattia Bais dell’Androni Giocattoli, ndr). Dispiace per Manuel Belletti che è stato un po’ sfortunato: ha avuto un salto di catena in vista della prima volata e poi è tornato a casa dopo una caduta».

Ivan Basso alle transenne incita i suoi ragazzi in fuga
Ivan Basso alle transenne incita i suoi ragazzi in fuga

Grinta Albanese

In effetti Albanese lancia un tema non secondario: in questa Tirreno è emersa la grande differenza tra le professional e le WorldTour. E’ vero che il livello era “particolarmente stellare”, ma davvero per gli altri sono rimaste solo le briciole. Perché? Ma soprattutto: come si può colmare un tale gap?

«Eh, bella domanda – ribatte Albanese – Si può ridurre lavorando duramente e cercando di migliorare un poco alla volta. Ma servono grinta e determinazione».

Quella grinta che ha portato appunto Vincenzo ad indossare la maglia verde. Ora, lui non è un velocista puro sia chiaro, ma vedere un corridore che da U23 vince il Gp Liberazione primeggiare in salita fa un certo effetto.

«In effetti sono rimasto stupito un po’ anche io, però su certe salite brevi fanno fatica a staccarmi. Quando sono lunghe fino a tre chilometri e non sono troppo dure posso dire la mia».

Forse è anche per questo motivo che spesso Ivan Basso lo “bacchetta”. Il manager varesino è conscio del potenziale di questo atleta. Uno così risponde ai profili del corridore moderno: tenere in salita ed essere dotato di un grande spunto veloce.

«Confermo – dice Albanese – Ivan mi sta molto dietro proprio perché crede in me. Mi sta dietro soprattutto sotto l’aspetto psicologico poiché ogni tanto io vado in “modalità aereo”! Mi distacco un po’ e lui mi ricorda che devo “stare in tiro” tutti i giorni».

Albanese (24 anni) ha tenuto la maglia verde fino a Prati di Tivo
Albanese (24 anni) ha tenuto la maglia verde fino a Prati di Tivo

Pensando al Giro

«Io ci ho provato tutti giorni. Ma come detto per noi umani c’è stato poco spazio: Pogacar ha vinto quasi tutte le maglie e nelle prime tappe i primi cinque sono stati più o meno gli stessi, si mescolavano, ma erano sempre loro». 

Alla luce di tutto ciò Albanese non può che uscire dalla Tirreno carico di fiducia ed è lecito possa pensare alla corsa rosa. Vincenzo ci crede e spera di esserci anche perché avrebbe già un obiettivo ben definito in testa.

«C’è una tappa che passa nel mio paese. O meglio, c’è un Gpm che sta praticamente di fronte casa mia. Nella tappa che va da Siena a Bagno di Romagna, la dodicesima se non ricordo male. Ci tengo troppo a quel traguardo, quel giorno costi quel che costi vado in fuga. Quel Gpm lo voglio».

In poche parole sul Pitoro ha fatto le prove generali!

Velasco, il podio brucia, ma si guarda avanti

15.03.2021
3 min
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Velasco torna indietro sul rettilineo di arrivo con le scatole girate e senza nemmeno tentare di nasconderlo. Ha lavorato sodo quest’inverno e ora ha la faccia scura, un po’ per la polvere e un po’ per il cattivo umore. Le gambe pulsano di fatica. Dopo la tappaccia di ieri, aver beccato la fuga è stato già una mezza impresa. Per questo arrivare terzo in volata provoca nervosismo e malumore.

«Ogni giorno a tutta – dice – sto battendo in continuazione i miei best di sempre. Oggi solo terzo. E dico solo, perché sono veloce. Ma va bene, devo trovare la condizione per le prossime gare e la vittoria sarebbe stata un sogno».

A Castelfidardo per Velasco un 71° posto pensando alla tappa di oggi
A Castelfidardo per Velasco un 71° posto pensando alla tappa di oggi

Le gambe dure

La tappa è partita da Castelraimondo, in questo primo giorno di zona rossa in cui la gente non sa che cosa pensare. Come fai in un piccolo paese, ancora ferito dal terremoto, a restare chiuso in casa se nelle strade arrivano i più campioni del ciclismo? E allora qualcuno fa capolino e si avvicina alle transenne, cercando di capire se i Carabinieri lo manderanno via. Ma le cose vanno bene, i gendarmi capiscono e si limitano a sincerarsi che le distanze vengano mantenute. E in breve la partenza diventa una festa, sia pure con pochi invitati, in cui si parla ancora della tappa di ieri. E Villella, pronto per partire, solleva il mento in direzione di Van Aert e dice: «Lui è quello più forte, con quel fisico che si ritrova».

Sembrava una tappa per i velocisti, invece la fatica si è fatta sentire. E anche grazie all’andatura folle del gruppo (corsa a 45,645 orari, la tappa di oggi è stata la seconda più veloce nella storia della Tirreno-Adriatico) a 30 chilometri dall’arrivo si è sganciata la fuga dei sei che si sono giocati la vittoria. Era l’ultima occasione, per questo la vittoria di Mads Wurtz Schmidt brucia ancora nello sguardo di Velasco.

Nella volata di Lido di Fermo, si impone Mads Wurtz Scmidt, Velasco è 3°
Nella volata di Lido di Fermo, si impone Mads Wurtz Scmidt, Velasco è 3°

Corsa leggendaria

Senza fare polemiche perché forse non hanno mai dato nulla per scontato, i corridori della Gazprom Rusvelo si sono ritrovati fuori dal Giro e anche dalla Sanremo. E così adesso l’orizzonte di Simone va oltre il prossimo sabato di cui si sente parlare sempre più spesso in corsa e alle partenze. La prossima corsa sarà il Coppi e Bartali e tutta questa fatica speriamo serva a qualcosa. Nel frattempo attorno alla transenna si stanno avvicinando i pochi tifosi presenti sull’arrivo che scattano foto a raffica, in questo ciclismo di campioni lontani.

«Ieri di certo – sorride – di fatica ne abbiamo fatta tanta. Credo sia stata davvero una corsa leggendaria. La prima ora siamo andati a quasi 60 all’ora e per me non è stato semplice. Peso 60 chili da bagnato, immaginate che cosa sia stato. Poi quando siamo arrivati sul circuito, le cose sono andate un po’ meglio. Mi sentivo bene, ma quando ho visto come si era messa, ho pensato di tirare il fiato pensando alla tappa di oggi e alla fine ho raccolto qualche briciola».

Direzione Ardenne

Nel mirino, la Coppi e Bartali, dove ha già vinto una tappa nel 2019, poi il debutto alle Classiche delle Ardenne. Se qualcosa vogliamo salvare in questa primavera di pochi inviti, la partecipazione alle corse del Belgio riporta un buon sapore in bocca, soprattutto correndole accanto a Kreuziger e con Konychev sull’ammiraglia. Ora però la gente intorno è troppa, l’aria rinfresca e Simone fa spallucce girando la bici e avviandosi verso il pullman. Solo due italiani in questa Tirreno sono saliti sul podio di tappa: Ballerini a Gualdo Tadino e lui qui a Lido di Fermo. Viste le andature del gruppo e il livello medio dei partenti, sarà più facile farsene una ragione.

Ignazio, ma che ci fai alla Tirreno?

15.03.2021
7 min
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Cappellino in testa, pass al collo, smartphone in mano e capello lungo: Ignazio Moser si aggira così alla Tirreno-Adriatico. Lo vedi tra i bus, tra le ammiraglie, sotto al palco, dietro alle transenne, tra le gente, persino nei bar lungo il percorso a fare interviste a chi meno te lo aspetti… sembra quasi un inviato al fronte! E il cellulare è la sua “arma”.

Il figlio di Francesco aveva deciso di lasciare il ciclismo nel 2014 per dedicarsi al mondo dello spettacolo. Ed è riuscito in questa impresa, arrivando a partecipare al Grande Fratello Vip nel 2017. Adesso, tra un impegno e l’altro eccolo di nuovo “in gruppo”, o meglio, in carovana.

Ignazio ma cosa ci fai alla Tirreno?

Cosa faccio qui? Diciamo che stiamo cercando di creare un ruolo nuovo. Voglio raccontare il dietro le quinte della gara da un punto di vista un po’ meno professionale di quello che potrebbe fare un giornalista. Cerco di cogliere dettagli particolari, visto che comunque è il mio mondo e conosco tante persone nel ciclismo. 

Ignazio, classe 1992, ha corso con la Bmc continental. Qui, vincitore in Guadalupa nel 2014
Ignazio, classe 1992, ha corso con la Bmc continental. Qui, vincitore in Guadalupa nel 2014
Quali dettagli?

Fatti che magari non vengono comunicati solitamente dalla tv o dai media. Racconto la Tirreno sotto un altro punto di vista, tramite i canali social, miei e della corsa soprattutto. L’altro giorno per esempio giravo tra i corridori per conoscerne i riti scaramantici.

E sarai anche al Giro d’Italia?

Vedremo, perché il Giro dura tre settimane e io sono abbastanza impegnato. Per ora ho voluto fare questa esperienza, magari al Giro potrei fare una settimana o qualche giorno.

Perché, cosa fa adesso Ignazio?

Prima di tutto sto coltivando la mia parentesi nel mondo dello spettacolo. Faccio tante cose tra scuola di moda, impegni in tv…. Quello che si vede è solo la punta dell’iceberg. L’esposizione mediatica è una qualcosa che ti ruba la vita, c’è tanto lavoro dietro. Oltre a questo mi occupo della commercializzazione del nostro vino, che comunque resta la mia attività principale, e da qualche tempo ho anche un’agenzia di management, quindi gestisco l’immagine di altri sportivi, personaggi televisivi, attori… Sono molto impegnato!

Era un po’ che mancavi dalle corse…

Eh sì. L’ultima volta ero venuto un paio di anni fa al Giro, ma ogni volta era una toccata e fuga, quindi non respiravo quell’aria di ciclismo che sto invece respirando in questi giorni. E vi dico la verità, mi mancava molto! Ho ritrovato un sacco di persone che non vedevo da tanto tempo, persone con le quali ho condiviso tanta vita. Qualche mattina fa, per esempio, prima del via ero a fare due chiacchiere con Stefan Kung. Lui era mio compagno di squadra e di stanza alla Bmc. Stefan è stato quasi come la mia fidanzata! Abbiamo passato tanto tempo insieme: ritiri, corse, facevamo lo stesso calendario, quindi è una persona che è stata una parte molto importante della mia vita. Poi però non ci siamo praticamente più visti.

Beh, ce ne saranno di persone che senti, hai sentito…

Molte, queste cose fanno sorridere… Le persone entrano ed escono dalla tua vita. Un po’ come il ciclismo. Poi non frequentandolo più ti stacchi un po’. Per questo motivo questa esperienza mi sta piacendo molto. La sto vivendo con entusiasmo. E spero di riuscire a svecchiare alcuni aspetti. Magari svecchiare non è proprio la parola giusta, ma vorrei portare quello che ho costruito in questi anni in altri ambiti. Il ciclismo ha tanto da raccontare, ma spesso lo fa in modo un po’ “vecchio”. Non lo dico io, basta andare a vedere i dati: non è così seguito e non è così seguito dal mondo giovane. Le istituzioni ciclistiche ne parlano: l’età media dei fans del ciclismo è un pochino alta. Mi piacerebbe fare appassionare la gente più giovane.

Ignazio con papà Francesco nel loro maso in Trentino
Ignazio con papà Francesco nel loro maso in Trentino
Ti abbiamo lasciato che eri un passista, un cronoman davvero promettente. Hai nominato Kung, adesso c’è Ganna e altri ragazzi della tua età che sono protagonisti. Pensi mai che saresti potuto essere al loro posto o con loro?

Con Kung e Ganna hai preso due esempi che ho sempre visto 3-4 spanne sopra di me. E correndoci insieme so quel che dico. Mi ricordo di Filippo la prima volta che venne in nazionale a girare nel quartetto. Io facevo parte di quel treno, facemmo terzi agli europei con Viviani, Bertazzo, ScartezziniAll’epoca i tempi non erano quelli di ora, ma eravamo comunque il quartetto più forte in circolazione, almeno in Italia. Quando un giorno appunto arriva questo ragazzetto che tutti dicevano già essere molto forte. La prima volta che entrò in pista con noi Villa dovette sgridargli perché strappava, tanto andava forte. Ci aveva subito impressionato. E mi sono detto: questo qua farà qualcosa di grande. E la stessa cosa vale con Kung, lui l’ho vissuto proprio da vicino.

Lo svizzero è un talento, anche se…

Ne parlavo con lui – interviene Ignazio – è stato molto sfortunato ad inizio carriera perché si è rotto una vertebra proprio al Giro. E’ caduto tante volte perché è uno che rischia troppo, ma ha un motore… Gli ho visto fare delle cose che non ho visto fare a nessuno.

E’ anche un ottimo sciatore di fondo, ha persino fatto delle gare…

Sì, va anche a correre a piedi! E’ un personaggio. Mi ricordo quando ha vinto il Tour de Normandie nel 2014. Un giorno ha fatto 100 chilometri con altri due a 30” secondi davanti al gruppo tutto in fila indiana che li inseguiva. Mi dicevo: qua c’è qualcosa che non va – ride – se lui è davanti in quel modo e io in gruppo sono “a tutta”, vuol dire che non so se posso fare il ciclista! Insomma, tutto questo per dire che non ho pentimenti in questo senso. Oltre al fattore talento, io purtroppo non ho mai avuto quella dedizione così maniacale che il ciclismo moderno pretende. 

Ma di brutto la pretende!

Non è più come una volta, come ai tempi di mio papà, per esempio. Lui ti racconta che andava a fare cinque ore di bici, usciva regolare, ogni tanto menava un po’ e via. Adesso è una cosa incredibile. Ci si allena come dei cyborg, si mangia come dei cyborg… Io non ero fatto per queste cose: sono sincero e sono anche molto onesto con me stesso. Ho visto dei dati della Strade Bianche di Van der Poel che mi hanno fatto venire la pelle d’oca: 440 watt medi per gli ultimi novanta minuti. Io 440 watt, quando andavo forte, li tenevo per 5′-6′ e poi ero arrivato! Questo ci fa un’ora e mezza e pesa 15-20 chili meno di me. 

Chi ti piace dei corridori di oggi? Anche nel modo di correre intendiamo.

Secondo me è veramente un bel momento per il ciclismo, perché ci sono tanti corridori che mi piacciono e che entusiasmano il pubblico. Penso ad Alaphilippe che mi piace da sempre: pur essendo francese è molto simpatico e lo conosco anche abbastanza bene. Mi piace moltissimo Van der Poel. Mi piace Van Aert, che è uno veramente solido e che dà l’impressione di non cedere mai. E mi piace Filippo Ganna. Pippo può fare tanto per il ciclismo italiano nei prossimi anni. Nelle crono ha già fatto tutto quello che poteva…

Ignazio esce in bici soprattutto d’estate dalle sue parti. Ha smesso nell’autunno 2014
Ignazio esce in bici soprattutto d’estate dalle sue parti. Ha smesso nell’autunno 2014
Beh proprio tutto, tutto no: mancano le Olimpiadi…

Ah sì, hai ragione. Però dove lo voglio vedere e dove sono sicuro che potrà fare bene sono le classiche del Nord. Secondo me se uno con le sue caratteristiche non vince una Roubaix da qui a fine carriera è veramente grave. Non voglio gufargliela, anzi tocchiamo ferro, però mi sembra difficile che in futuro non riesca a centrare una Roubaix.

C’è qualcuno che senti con una certa costanza, con cui sei rimasto in rapporti più stretti?

Proprio con Pippo siamo molto amici. Ci sentiamo spesso, poi lui è anche un grande amante dei nostri vini e un bicchiere gli capita di farselo, anche durante la stagione. Sento spesso Trentin. Siamo conterranei e poi abbiamo anche un gruppo di amici in comune, un gruppo su WhatsApp…. Ehi guarda (mostra il telefono, ndr), mi ha scritto adesso Filippo!

Vai ancora in bici ogni tanto?

Devo essere sincero, molto meno di quello che vorrei. Vivendo a Milano risulta parecchio difficile. Là si rischia la vita quando si esce in bici! Neanche ce l’ho più a Milano, l’ho riportata a Trento e lì, l’estate soprattutto, esco quasi sempre. Il problema è che a Trento ci vado poco… quindi esco poco in bici.

Ormai si parla sempre di loro: i giovani che passano e vanno forte. Che idea ti sei fatto?

E’ un qualcosa che stava iniziando quando correvo io e che sta prendendo sempre più piede. Se vai a vedere come si allena uno juniores adesso, praticamente è un professionista. Guardiamo Evenepoel. Okay lui è fenomeno fuori categoria, anzi prima non ho citato lui tra quelli che mi piacciono, però vedi che già da juniores faceva delle prestazioni stupefacenti. Mi ricordo che nella crono che vinse Van der Poel tra gli under 23 ad Innsbruck, se non sbaglio, Remco aveva fatto 2” secondi in meno di lui e su un settore aveva preso solo 10”-15” dal vincitore dei professionisti. Il fatto che si sia estremizzato tutto tra i giovani influisce sulle prestazioni che vediamo tra i pro’. E poi secondo me c’è anche un’altra cosa che incide.

Quale?

Una volta quando si passava, nei primi anni, volente o nolente anche se eri più forte del capitano dovevi tirare. E non c’era niente da fare. Adesso c’è molta meno gerarchia in gruppo. E anche come corrono conta. Non sempre mandano via la fuga, c’è spesso sparpaglìo, la corsa è molto più anarchica e anche questo, secondo me, favorisce i giovani.

Van Aert, resa a metà: vuole un’altra tappa

15.03.2021
3 min
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Si fa presto a dire: voglio vincere la Tirreno-Adriatico, se non si ha ben chiaro che fra un mare e l’altro l’Italia sia tutto fuorché semplice da scalare. Così in due giorni, Wout Van Aert ha sperimentato il peso degli Appennini e quello dei muri intorno Castelfidardo, cedendo 45 secondi a Pogacar sabato in Abruzzo e 39 ieri nelle Marche. Su certe pendenze gli scalatori sono avvantaggiati, ma resta il fatto che alle spalle del portentoso sloveno e prima di tanti scalatori titolati, ci sia ancora il belga della Jumbo Visma.

Sabato a Prati di Tivo ha perso la maglia per l’attacco di Pogacar
Sabato a Prati di Tivo ha perso la maglia per l’attacco di Pogacar

Tutto in pezzi

Come è andata. Quando si è cominciato a salire dopo l’avvio lungo la costa, sono iniziati anche gli attacchi. Vento, pioggia e freddo hanno reso tutto più difficile. Van Aert ha reagito quasi sempre pensando alla classifica, ma a 17 chilometri dall’arrivo non è stato in grado di rispondere all’accelerazione di Pogacar sul muro di Castelfidardo. Ha inseguito da solo, precedendo Bernal e Landa, ma non è riuscito a riprendere lo sloveno.

«Ormai non è più possibile colmare questo distacco con la cronometro – ha detto in serata dopo essersi ripreso dallo sforzo – ma voglio ancora lottare per vincere una tappa e quella di domani (oggi per chi legge, ndr) potrebbe essere l’occasione migliore. Ero partito con l’idea di restare con Pogacar e magari riguadagnare qualcosa, ma nell’ultimo giro è caduto tutto a pezzi e ha vinto il più in forma. Non è un peccato perdere contro questo Pogacar, devo accettarlo».

Van Aert in difficoltà a Castelfidardo, ma comunque terzo all’arrivo
In difficoltà a Castelfidardo, ma comunque terzo all’arrivo

Per sopravvivere

L’approccio è sereno e lucido. E’ venuto alla Tirreno-Adriatico per mettersi alla prova nella classifica e finora ce l’ha messa tutta. Ma allo stesso modo in cui Froome fu rispedito al mittente dal muro di Sant’Elpidio, ieri gli strappi ben noti dei dintorni hanno scavato un solco fra lui e Pogacar.

«Le condizioni meteorologiche – ha detto – hanno reso la gara più difficile. Ho avuto molto freddo, soprattutto nelle discese. E’ stata una lotta per la sopravvivenza e nell’ultimo giro ho tirato fuori tutto quello che avevo. I primi erano lontani. Van der Poel ha sicuramente beneficiato del fatto che avesse una classifica già compromessa, ma io ogni caso è andato molto forte. Io ho continuato a concentrarmi su Pogacar, ma al momento dell’attacco, il suo cambio di ritmo mi ha sorpreso, poi ho cercato di inseguire con tutto quello che mi era rimasto. Corriamo da cinque tappe, ne mancano ancora due. Stiamo a vedere cosa accadrà».