Galli, un altro oro europeo U23 per entrare nel quartetto dei grandi

30.07.2024
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Giusto il tempo di godersi un bis continentale e poi subito sotto col lavoro per preparare il prossimo obiettivo internazionale. Niccolò Galli è uno dei vagoni del trenino azzurro che ad inizio luglio ha conquistato l’oro nell’inseguimento a squadre agli europei in pista U23 di Cottbus e la prossima fermata sarà nel velodromo di Ballerup in Danimarca.

Dopo l’argento dell’anno scorso, il ragazzone della Arvedi Cycling ed il quartetto si sono ripresi il titolo europeo di categoria battendo nuovamente in finale il Belgio – come due estati fa ad Anadia – andandolo a riprendere tra il secondo ed il terzo chilometro. Questa medaglia per Galli è la conferma di un percorso e di scelte mirate per puntare più in alto. Ormai è pronto per il ricambio generazionale o per essere una valida alternativa per il cittì Marco Villa. Tra un allenamento e l’altro, abbiamo sentito il ventiduenne di Pieve di Cento per capire come sta procedendo questa fase della sua carriera.

Giaimi, Favero, Quaranta, Galli e Moro hanno conquistato l’oro nell’inseguimento a squadre battendo il Belgio come nel 2022
Giaimi, Favero, Quaranta, Galli e Moro hanno conquistato l’oro nell’inseguimento a squadre battendo il Belgio come nel 2022
Niccolò dove ti troviamo in questo periodo?

Sono a Livigno con Boscaro e Quaranta. Siamo arrivati il 22 luglio e staremo su fino al 6 agosto. Ci stiamo allenando tra sedute in palestra all’Aquagranda e uscite in bici. Nei primi giorni abbiamo fatto un po’ di scarico dopo la Seigiorni di Pordenone (dal 15 al 20 luglio, ndr), mentre stiamo iniziando a fare un po’ di ore di volume su strada. Adesso tutto il team performance della nazionale è concentrato sulle Olimpiadi e fra poco andrà a Parigi, ma siamo sempre in stretto contatto con loro per seguire i programmi di lavoro. Devo dire che in questi giorni mi sento bene.

Palestra e bici. Galli in questi giorni è a Livigno per preparare i mondiali in pista di ottobre a Copenaghen
Palestra e bici. Galli in questi giorni è a Livigno per preparare i mondiali in pista di ottobre a Copenaghen
Una buona condizione mostrata all’europeo. Che differenze hai notato rispetto all’oro del 2022?

Due anni fa è stata una vittoria speciale perché forse non pensavamo di poter arrivare al titolo. Stavolta invece eravamo più consapevoli della nostra forza. Di quel quartetto c’eravamo Manlio Moro ed io e ci sentivamo responsabilizzati per trascinare gli altri ragazzi. Abbiamo vinto con Giaimi e Favero, che sono dei primi anni che vanno forte. Entrambi si sono inseriti alla grande e in fretta. Anche lo stesso Samuel (Quaranta, ndr) ha dimostrato di essere in forma e di poter fare bene nel quartetto. Questo oro è decisamente un buonissimo risultato per noi e per tutto il movimento, ma non dobbiamo e non possiamo fermarci qua.

In Germania eri impegnato anche in altre specialità. Come sono andate?

Ho disputato l’omnium, dove ho chiuso al decimo posto dopo aver chiuso secondo nello scratch. C’è del rammarico invece per la madison. Ero in coppia con Sierra, ma purtroppo è caduto a metà corsa e non è potuto rientrare in pista. Peccato perché fino a quel momento eravamo secondi e stavamo andando molto bene.

In questa stagione Galli su strada ha deciso di concentrarsi sulle cronometro. Qualche buon piazzamento è arrivato (foto Sara’s photo)
In questa stagione Galli su strada ha deciso di concentrarsi sulle cronometro. Qualche buon piazzamento è arrivato (foto Sara’s photo)
L’esperienza al Giro NextGen invece non è andata come ti aspettavi?

Purtroppo no. Il NextGen faceva parte del mio programma di avvicinamento all’europeo, ma sfortunatamente alla terza tappa sono stato male e ho dovuto abbandonare la corsa. Tuttavia la settimana successiva mi sono ripreso abbastanza bene e questo ritiro non ha inciso sulla condizione e sulla preparazione per Cottbus.

Come sta andando l’alternanza pista e strada?

Per ora va bene, anche se sto prediligendo la pista dove sto ottenendo i risultati migliori. Oltre al solito calendario U23, su strada quest’anno mi sono concentrato sulle cronometro. Qualche buon piazzamento l’ho portato a casa, però sto continuando a lavorarci.

Anche nel 2025 Niccolò Galli resterà nella Arvedi Cycling, che gli permette di conciliare bene la doppia attività pista-strada
Anche nel 2025 Niccolò Galli resterà nella Arvedi Cycling, che gli permette di conciliare bene la doppia attività pista-strada
Sei all’ultimo anno da U23. Sai già cosa farai la prossima stagione?

Certo, nel 2025 sarò ancora con la Arvedi. Per me è la formazione ideale perché mi dà la possibilità di fare la doppia attività senza alcun problema, visto che c’è una buona collaborazione con la nazionale. L’idea al momento è quella di fare come Lamon, che per me è un ottimo esempio da seguire.

Niccolò Galli ha già fissato i prossimi obiettivi?

Direi proprio di sì. Ce n’è più di uno, sia a breve che a lungo termine. Ci sono i mondiali di Copenaghen ad ottobre (dal 16 al 20, ndr) per i quali sto già lavorando adesso con i compagni. Poi è chiaro che mi piacerebbe partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Prima di allora c’è tanta strada da fare e dimostrare di poter restare nel gruppo per guadagnarmi il posto. Ecco, alla base di tutto il primo vero obiettivo è quello di poter diventare uno dei vagoni del quartetto dei grandi, senza tralasciare la madison o la stessa corsa a punti, che è una specialità che mi piace molto. Insomma, sto lavorando per tutto questo.

Galli (il primo in foto) tra i tanti obiettivi ha quello di entrare nel quartetto dei “grandi”
Galli (il primo in foto) tra i tanti obiettivi ha quello di entrare nel quartetto dei “grandi”
Tu che conosci bene il gruppo azzurro, ti senti di fare un pronostico per il quartetto a Parigi?

Tutti i ragazzi che sono in Francia sono amici ed io come gli altri saremo i primissimi loro tifosi attaccati alla televisione per sospingerli da casa. Non sono scaramantico, ma non mi sento di fare previsioni perché ormai si gioca tutto sul filo dei millesimi di secondo e differenze veramente minime. So che la preparazione del nostro quartetto è stata molto buona e la vera forza è proprio l’unione del gruppo. I rivali più diretti saranno Gran Bretagna e Danimarca, senza sottovalutare Nuova Zelanda e Australia. Naturalmente spero che possano riconfermarsi campioni olimpici. Di sicuro so che i ragazzi scenderanno dalla bici senza rimpianti avendo dato il massimo.

Da Noto il cittì Villa lancia il 2024 della pista

07.12.2023
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La giornata di martedì di Marco Villa si è svolta a Roma. Il cittì della pista ha preso parte al convegno “La Donna Atleta” organizzato dal CONI. Un confronto tra tecnici di vari sport, al quale hanno partecipato anche Elisabetta Borgia, Diego Bragato e Paolo Sangalli.

«Si è trattato – racconta Marco Villa – di un confronto costruttivo per sentire anche come lavorano gli altri sport. Sangalli, che ha una lunga e importante esperienza in questo campo, ha fatto anche da relatore».

Il gruppo delle donne, nel quale c’era anche Fidanza, aveva un primo appuntamento a Noto (foto Instagram)
Il gruppo delle donne, nel quale c’era anche Fidanza, aveva un primo appuntamento a Noto (foto Instagram)

I giorni di Noto

Ma facciamo un salto indietro nel tempo e verso sud. Nei giorni di metà novembre si è tenuto un primo ritiro della nazionale pista, a Noto, in Sicilia. Un primo incontro per preparare la stagione che verrà e gettare così le basi di un futuro che non è poi così lontano. 

«Si è trattato – racconta Villa –  di un primo ritiro di partenza. Per le donne il blocco era di atlete elite e under 23. Con loro si cerca di lavorare già in ottica Parigi 2024. Mentre gli uomini aveva una presenza massiccia di giovani, ai quali si è aggiunto Lamon. Scartezzini era assente perché impegnato alla Sei Giorni di Gand. Gli atleti del WorldTour, invece, erano ancora in ferie o in attività (come ci aveva anticipato lo stesso Viviani qualche giorno fa, ndr)».

Tanta strada nei giorni siciliani, importante curare il fondo anche in funzione della pista
Tanta strada nei giorni siciliani, importante curare il fondo anche in funzione della pista
Per il gruppo delle donne è stato importante lavorare insieme fin da subito, alla luce anche di quanto detto qualche mese fa?

Il gruppo delle donne aveva l’obbligo di partecipare (a differenza di quello degli uomini elite, ndr). Era importante fare un primo blocco di lavoro tutte insieme. Sono stato contento che poi Fidanza, Guazzini e Consonni abbiano deciso di rimanere e lavorare. Con le donne è il secondo anno che ci lavoro.

Bisogna trovare il metodo?

No, il metodo lo abbiamo già. La nazionale funziona benissimo da questo punto di vista. Voglio cercare di portare il gruppo delle donne ad avere la stessa amalgama degli uomini. Trovare un modo di fare sistema. E’ da pochi anni che si trovano a fare la stessa attività WorldTour degli uomini. 

Villa guarda ai prossimi impegni: a gennaio ci saranno gli europei
Villa guarda ai prossimi impegni: a gennaio ci saranno gli europei
Vi siete confrontati?

Ci siamo parlati e in base ai calendari e agli impegni di ognuna abbiamo cercato di trovare dei giorni in cui si può lavorare insieme. E’ importante al fine di costruire il sistema di cui parlavo prima.

Anche perché il primo impegno è l’europeo di gennaio…

Ci arriveremo con poche gare. Gli uomini si divideranno, chi non corre all’europeo andrà a correre a Brisbane in Coppa del mondo. Le donne, invece quella tappa non la faranno. Questo perché nessuna atleta del mio gruppo andrà al Tour Down Under. Correranno a Hong Kong e poi a Milton, che sarà l’ultima tappa prima di Parigi. Visto anche il fatto che non andranno in Australia per il campionato europeo avrò il gruppo delle donne al completo.

Gli uomini, tra cui Viviani, si divideranno in due gruppi: chi andrà agli europei e chi alla Coppa del mondo in Australia
Gli uomini, tra cui Viviani, si divideranno in due gruppi: chi andrà agli europei e chi alla Coppa del mondo in Australia
A Noto che tipo di allenamenti avete fatto?

Solo strada e palestra. Abbiamo allenato la forza sia in bici che ai pesi e poi tanto ma tanto fondo. Il meteo poi ci ha dato una mano, per tutti e 13 i giorni ci sono stati 25 gradi di media. 

Per gli uomini c’erano tanti giovani, un modo anche per farli entrare in questo mondo?

Intanto si allenano e questo non può che fargli bene. E poi iniziano a capire come lavoriamo. Davanti a loro hanno degli esempi lampanti (Viviani, Consonni o Milan, ndr), che hanno dimostrato quanto sia importante lavorare bene su strada in funzione della pista. Anche se…

Cosa?

Ormai faccio fatica a portare i giovani in ritiro o alle prove di Coppa del mondo. 

I Devo Team del WT fanno fatica a cedere i ragazzi alla nazionale. Qui Delle Vedove che corre alla Circus-ReUz
I Devo Team del WT fanno fatica a cedere i ragazzi alla nazionale. Qui Delle Vedove che corre alla Circus-ReUz
Immaginiamo si riferisca a quelli dei Devo Team…

Sì. Le squadre preferiscono averli sempre con loro. Non lasciano venire i ragazzi alle gare o ai ritiri, oppure ad allenarsi in pista. La Coppa del mondo ha una prova ogni mese e porta via una settimana in tre mesi. Parlo tanto con i team ma non riesco a convincerli. Pensano che se porto un corridore ad allenarsi in pista per una settimana lo rovino per un intero quarto di stagione. Quello che non capiscono è che un ragazzo con noi lavora in pista due giorni su cinque. Per il resto curiamo tanto la strada e i risultati li abbiamo sempre avuti. 

Donne junior: verso Cali, il grande lavoro di Masotti

09.09.2023
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Il viaggio attorno agli junior azzurri pluri-medagliati al mondiale in pista a Cali fa scalo da Fabio Masotti, collaboratore tecnico del cittì Marco Villa. Così come era successo per le olimpiadi di Tokyo e per tanti altri eventi, durante la rassegna iridata di Glasgow, Masotti era rimasto a Montichiari a lavorare con i più giovani proprio in vista della trasferta colombiana. A lui il compito di seguire principalmente le ragazze (in apertura è con Anita Baima). E quando ad inizio agosto eravamo stati a Montichiari a vedere gli ultimissimi preparativi per la Scozia, il tecnico friulano ce lo aveva anticipato.

«Abbiamo buone sensazioni col gruppo junior – spiega il friulano – secondo me conviene risentirci al nostro rientro». Detto, fatto. Italia migliore nazionale a Cali con quattro ori e altrettanti argenti e bronzi.

Fabio Masotti è nato a Udine nel 1974. Tesserato con le Fiamme Azzurre, ha corso fino al 2012 (foto FCI)
Fabio Masotti è nato a Udine nel 1974. Tesserato con le Fiamme Azzurre, ha corso fino al 2012 (foto FCI)
Fabio avevi ragione, è andata alla grande in Sudamerica.

Il bilancio generale è stato davvero ottimo. Anzi è un medagliere per cui farci sempre la firma prima di partire. Siamo molto soddisfatti, soprattutto in relazione alla preparazione che abbiamo svolto. Andando nello specifico, ho lavorato con le juniores. Non siamo riusciti a fare più di tanto perché Venturelli e Toniolli erano a Glasgow, quindi le prove del quartetto le abbiamo affinate in Colombia. Anzi, le due settimane precedenti sono state un po’ difficili perché si sono allenate poco assieme. A maggior ragione avevamo programmato di arrivare a Cali diversi giorni prima dell’inizio dei mondiali (disputati dal 23 al 27 agosto, ndr) sia per smaltire il fuso orario sia per sistemare gli ultimi automatismi prendendo confidenza con la pista. Alla fine tutto è andato bene, non ci lamentiamo.

Come avete scelto le convocazioni?

Avevamo fissato il martedì e il giovedì per gli allenamenti a Montichiari, compatibilmente con gli impegni di scuole e squadre. La risposta è stata buona. Durante tutta la stagione ad ogni sessione abbiamo sempre avuto in media un gruppo di almeno una decina di ragazze. Diventa più facile lavorare in questo modo. Così assieme a Villa e Bragato abbiamo deciso di far ruotare un po’ di ragazze rispetto all’europeo di luglio ad Anadia. Ad esempio, il quartetto lo abbiamo cambiato per metà pur avendo vinto l’oro in Portogallo. Potevamo fare la stessa scelta di comodo, ma abbiamo avuto altri riscontri in base alla condizione delle ragazze. Così come abbiamo fatto in altre specialità dove abbiamo fatto le rotazioni. Poi crediamo essenzialmente che sia giusto così perché tutte queste ragazze, o quasi, ce le troveremo tra le U23 e le elite.

Il quartetto donne ha lavorato poco insieme, dato che Venturelli e Toniolli erano a Glasgow. L’argento ripaga (foto FCI)
Il quartetto donne ha lavorato poco insieme, dato che Venturelli e TOniolli erano a Glasgow. L’argento ripaga (foto FCI)
Risposta secca, ce ne sono di già pronte o più predisposte ad entrare nel gruppo delle più grandi?

Difficile dirlo al primo colpo (sorride, ndr). Battute a parte, per il futuro siamo ancora ben coperti con le elite perché è un gruppo molto giovane. Certamente una ragazza come Venturelli ha già dimostrato di poter lavorare con U23 e magari con le elite. Però penso a Pellegrini che da junior è andata molto forte su strada e in pista, ma quest’anno, anche perché aveva la maturità, ha dovuto ambientarsi alla nuova categoria, trovando recentemente una buona condizione per andare all’Avenir. Visto come l’hanno ben gestita, lei ad esempio per il 2024 sarà un innesto importante per il nostro gruppo U23. Stesso discorso per Delle Vedove. Alessio aveva inizialmente qualche lacuna poi si allenato tanto tra pista e strada e nell’ultimo mese ha vinto due gare importanti in Belgio. Anche lui sarà una risorsa degli U23.

La categoria junior in pratica cambia ogni anno. Iniziate a fare scouting fin dal primo anno allieve per vedere i prospetti oppure aspettate che siano più grandi?

Bisogna dire che gli juniores è una categoria acerba e di conseguenza quelle sotto. Dobbiamo fare molta attenzione a non voler cercare per forza il talento giovanile basandoci solo sui risultati. Tante volte ci sono juniores del primo anno che vanno benissimo e quello successivo si perdono un po’, così come è vero il contrario, ci sono ragazze che maturano e migliorano al secondo anno. Ecco, tra le allieve seguiamo solo quelle del secondo anno guardando gli italiani in pista, l’attività su strada. Ci basiamo anche su quello che ci riportano i loro diesse o i centri federali regionali perché sarebbe quasi impossibile vederle tutte. Una volta che passano juniores, lavoriamo subito su gruppi larghi poi avviene la scrematura, sia per scelte sia nostre sia da parte delle atlete che magari si sentono meno adatte alla pista col passaggio di categoria.

Masotti ha seguito la preparazione delle juniores durante il mondiale di Glasgow: qui con Baima iridata (foto FCI)
Masotti ha seguito la preparazione delle juniores durante il mondiale di Glasgow: qui con Baima iridata (foto FCI)
Il metodo di lavoro è il medesimo del gruppo elite?

Direi che è lo stesso del gruppo pista in generale. Ovvio che ci siano delle distinzioni da fare visto che parliamo di ragazze tra i 16 e i 18 anni. Ci adattiamo con la tipologia di ragazze che arrivano, aspettiamo sempre un po’ a dare certi carichi di lavoro. Di base con loro curiamo di più la qualità che l’aspetto fisico. Lavoriamo sulla tecnica, come il cambio nel quartetto o nella madison. Sono quelle fondamenta che devono poi fargli fare il salto quando saranno più grandi. Sono tre stagioni che abbiamo in mano il femminile e il nostro intento dichiarato a più riprese è quello di ripetere il metodo che abbiamo affinato con gli uomini. Con le juniores cerchiamo di dare nuova linfa al movimento poi è normale che se hai chi ti trascina è tutto di guadagnato.

Ti riferisci a Venturelli?

Federica per le juniores è stata ciò che sono stati Viviani o Ganna per gli uomini o Balsamo per le donne, giusto per fare i primi nomi che possono venire in mente. Federica in questi due anni da junior è stata uno stimolo per tutte le sue compagne. Se sai che corri una madison o un inseguimento a squadre assieme ad un talento del genere, ti concentri per dare il massimo. Da soli però non si fa nulla. Ed infatti abbiamo raccolto tante medaglie grazie all’impegno di tutte le ragazze. Il merito viene condiviso meglio così e c’è più soddisfazione per tutte.

Anche Paternoster è nelle Fiamme Azzurre: qui con Masotti e l’argento dell’omnium a Pruszkow 2019 (foto FCI)
Anche Paternoster è nelle Fiamme Azzurre: qui con Masotti e l’argento dell’omnium a Pruszkow 2019 (foto FCI)
C’è già chi può sostituirla?

Per il 2024 speriamo di trovare una nuova Venturelli, non necessariamente in termini di risultati, anche se vorremmo chiaramente, quanto più in termini di coinvolgimento generale. Baima in Colombia ha corso con classe tutte le sue prove, vincendo molto bene. Potrebbe ereditare questo ruolo, ma non vogliamo metterle ulteriore pressione. Abbiamo tante altre ragazze che sapranno formare un gruppo forte.

Mondiali in pista, scelte complicate per il cittì Villa

02.08.2023
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MONTICHIARI – «Mi auguravo di arrivare ai mondiali in pista con qualche certezza in più. Non sono giorni facili per fare le scelte giuste». Quando ieri Marco Villa ha chiuso la valigia per Glasgow ci ha messo dentro una bella dose di speranza. Parlando col cittì della pista il giorno prima della partenza per la Scozia (gli azzurri sono arrivati nella serata di ieri) abbiamo notato una comprensibile tensione per un intreccio di motivi.

La vigilia di questa rassegna iridata – che vale il pass olimpico per Parigi 2024 e tanto altro – appare più sentita delle altre. A Glasgow il quartetto italiano (che di fatto determinerà le convocazioni per le Olimpiadi poiché si potranno portare solo cinque atleti per le tre specialità in programma) vuole ritornare all’oro con gli uomini e confermarlo con le donne. Tenendo in considerazione tutte le altre discipline, normale quindi che si tenga a fare un gran mondiale. Tuttavia siamo certi che, conoscendo lo stesso Villa, come sempre troverà la soluzione più adeguata assieme al suo staff. E la chiacchierata con lui inizia mentre arriva la sua lista dei convocati. Consonni, Galli, Ganna, Lamon, Milan, Moro, Scartezzini e Viviani per gli uomini. Alzini, Balsamo, Barbieri, Consonni, Guazzini, Martina Fidanza, Paternoster e Zanardi per le donne

Villa con gli uomini ha tante combinazioni per le varie discipline. Col quartetto si punta a tornare in vetta al mondo
Villa con gli uomini ha tante combinazioni per le varie discipline. Col quartetto si punta a tornare in vetta al mondo
Marco com’è andato l’avvicinamento finale?

Onestamente devo dirvi che sono un po’ spiazzato. I mondiali li ho sempre sentiti e quello che inizia domani (il programma pista andrà fino al 9 agosto, ndr) non fa differenza perché credo sempre fortemente nel gruppo. Dico solo che avrei voluto avere più tempo per fare e vedere più allenamenti con i miei ragazzi. Quest’anno non ho mai avuto a disposizione tutti gli atleti prima degli eventi. Arrivavano tutti sfalsati e abbiamo dovuto fare di necessità virtù. Con gli uomini è andata meglio, ma ad oggi, ad esempio, non saprei chi scegliere per le varie discipline, soprattutto per le donne. Non sto piangendo sia chiaro, non l’ho mai fatto, ma dico che lavorare così è più complicato.

Colpa della sovrapposizione dei calendari?

Certo, non agevola averceli così pieni. Diventano un problema e questo ce l’ho avuto più con le ragazze. Col loro gruppo non si è ancora trovato il sistema giusto. Forse il WorldTour femminile ha disorientato tutto il movimento e di conseguenza anche le nostre atlete. Far combaciare pista e strada per noi è stato molto difficile. Talvolta mi è sembrato che se non fossi stato io a chiamarle, loro non sarebbero venute in pista. Ma le ragazze sanno che io ci sono sempre. Vorrei che quando hanno 4-5 giorni di riposo a casa, almeno uno lo facessero a Montichiari.

Col gruppo femminile Villa ha avuto poco tempo per togliersi i dubbi su chi schierare nel quartetto e nelle altre specialità
Col gruppo femminile Villa ha avuto poco tempo per togliersi i dubbi su chi schierare nel quartetto e nelle altre specialità
E’ una questione di metodo da assorbire?

Direi di sì. L’esempio degli uomini è lì, che insegna come si deve fare. Ripeto, forse con le donne c’è stato meno tempo per apprendere il sistema, ma siamo tutti professionisti. Non abbiamo bisogno di essere sollecitati. C’è un traguardo da raggiungere come l’Olimpiade e quello deve essere uno stimolo per tutti. Se a Glasgow andrà tutto bene, significa che quello sarà un punto di partenza per Parigi, altrimenti sarà un ulteriore stimolo a lavorare in maniera ancora più proficua.

Temi di poter restare fuori da Parigi con le ragazze?

Non sono preoccupato di non andare alle Olimpiadi con loro perché, ripeto, in questo gruppo ci credo. Credo in tutti, uomini e donne. Adesso il mio pensiero principale è quale quartetto femminile schierare perché non abbiamo fatto una prova vera e propria. Ho una mia idea in testa, come sempre, ma avrei preferito avere conferme. Purtroppo anche i campionati italiani in pista hanno avuto una partecipazione misera. Li hanno messi tra tricolori su strada e Giro Donne, molte ragazze non potevano esserci. Però ringrazio anche chi li ha organizzati, perché magari non ci sarebbero stati nemmeno quelli. In generale ci sono tanti problemi che stiamo cercando di risolvere.

Questione allora di quelle famose scelte? Col tuo lavoro in questi anni hai dimostrato di avere un credito di credibilità, se ci concedi il gioco di parole…

Ma io con il credito non ci voglio lavorare (sorride, ndr). Io lavoro sempre per prendere le migliori decisioni possibili con tutti. Staff e corridori. Stavolta la mancanza di tempo ci condiziona e mi fa sorgere qualche pensiero in più. L’unico lato positivo, se così possiamo dire, è che questi mondiali di agosto sono una prova generale per Parigi. Sappiamo quindi come dovremo organizzarci per l’anno prossimo.

Obiettivo oro. Jonathan Milan a Glasgow ha scelto la pista, correrà l’inseguimento individuale e a squadre
Obiettivo oro. Jonathan Milan a Glasgow ha scelto la pista, correrà l’inseguimento individuale e a squadre
Oltre al tuo staff anche gli atleti potrebbero aiutare il cittì Marco Villa a sceglierli o meno?

Il confronto fra noi c’è sempre stato, per me è la base. C’è sempre molta trasparenza e so di poter contare su loro. Solitamente sul tavolo metto i tempi e le mie sensazioni, loro invece mi confermano o meno queste impressioni. Stavolta c’è poco da mettere sul tavolo, sia da parte mia sia da parte loro. Ci baseremo su quello che abbiamo.

A Glasgow utilizzerete tutti i materiali nuovi?

Dobbiamo presentarli, ma soprattutto dovremo usarli per testarli in vista di Parigi. Abbiamo telaio, manubrio, ruote e altre materiali nuovi, ma non è detto che sommati tutti assieme ci facciano andare più forte. Vedremo però quali combinazioni adottare. Anche queste fanno parte di quelle scelte di cui stiamo parlando. Ed anche in questo caso ho le mie idee in testa. Speriamo vada tutto bene.

Scartezzini: la via di Parigi passa per San Juan

24.01.2023
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Ognuno qui a San Juan ha il suo scopo. I velocisti puntano alle volate. Gli scalatori aspettano l’Alto del Colorado. C’è chi lavora per gli uni e chi per gli altri. E poi c’è chi, come i pistard azzurri, macina chilometri e ritmo per l’obiettivo degli europei su pista che si svolgeranno a Grenchen dall’8 al 12 febbraio.

La macchia azzurra è più nutrita rispetto a quello che si vede nelle foto, perché nella Ineos Grenadiers, Ganna e Viviani corrono per lo stesso scopo, così che alla fine Marco Villa si ritrova ogni giorno a visionare una bella fetta del suo gruppo. Rispetto ai quartetti olimpionici e iridati manca solo Jonathan Milan, che debutterà il 30 gennaio al Saudi Tour.

Gli azzurri in Argentina, una foto prima dell’allenamento e si va
Gli azzurri in Argentina, una foto prima dell’allenamento e si va

Tutto in mezzo anno

Fra gli azzurri, Michele Scartezzini sa già che d’ora in avanti non ci saranno più appuntamenti interlocutori e che questa corsa gli permetterà di costruire la base su cui poggiare gli europei, ma anche le prove di Coppa del mondo (Jakarta il 23 febbraio, il Cairo 14 marzo, Milton 20 aprile) che, assieme alla sfida di Grenchen e ai mondiali di agosto, costituiranno la base della qualificazione olimpica.

Per alcune di quelle date, gli stradisti non ci saranno perché impegnati nelle classiche e il peso dell’azzurro poggerà su altre spalle.

«La qualifica olimpica prima di tutto», dice. «Siamo qui a San Juan per fare un bel volume e iniziare il 2023 al massimo. Sarà fondamentale per questa stagione che inizia con i campionati europei. Poi ci saranno queste tre Coppe abbastanza vicine e il mondiale di agosto. Succederà tutto in mezzo anno…».

A San Juan anche Viviani: 6° nella prima tappa, con un occhio anche alla pista
A San Juan anche Viviani: 6° nella prima tappa, con un occhio anche alla pista
Diciamo che avere la panchina lunga dovrebbe permettervi di tenere alta l’asticella, giusto?

Sicuramente penso che Marco (Villa, ndr) abbia, tra virgolette, la fortuna di avere sempre a disposizione comunque una metà del gruppo, perché gli altri saranno appunto a fare le classiche. Nei giorni scorsi parlavo con Elia (Viviani, ndr), che dovrebbe venire al Cairo se non dovesse fare la Parigi-Nizza. Sarebbe una bella cosa.

L’abbondanza, lo abbiamo detto spesso, è per metà un vantaggio e per metà un grattacapo nel fare le selezioni.

Sicuramente è difficile gestirla. Il problema sta anche nelle scelte del CIO che ha tolto un ulteriore posto (anziché i 6 corridori previsti alle ultime Olimpiadi, i team saranno composti da 5 atleti che dovranno partecipare a tutte le specialità qualificate, ndr). Per Marco era stato difficile a Tokyo, ora sarà anche peggio. Abbiamo già fatto i conti con queste scelte dure e sofferte, però funziona così. E se qualcuno del quartetto non dovesse stare bene, cosa che chiaramente non auguro a nessuno, abbiamo la fortuna di avere pedine valide per sostituirlo.

Michele Scartezzini è nato nel 1992 a Isola della Scala. Corre nella Arvedi Cycling e fa parte delle Fiamme Azzurre
Michele Scartezzini è nato nel 1992 a Isola della Scala. Corre nella Arvedi Cycling e fa parte delle Fiamme Azzurre
Lo scorso anno ci raccontasti che la tua è ormai una preparazione da pistard: cambia qualcosa quest’anno?

No, diciamo che bene o male adesso la mia linea è quella: la strada per fare volume e lo specifico invece che viene fatto in pista. E’ quello che ci serve. Parlo di me, almeno, di Lamon e anche di Boscaro, perché appunto siamo con le Fiamme Azzurre. Adesso c’è questo progetto, quindi il nostro obiettivo è quello olimpico.

Balsamo e Longo Borghini sono uscite dalle Fiamme Oro, per voi specialisti il corpo militare resta una risorsa?

Certamente, perché diciamo che con il nostro sistema a livello maschile, si sapeva già che senza questi corpi e non essendo professionisti, non avremmo avuto possibilità. Invece fra le donne è arrivato il professionismo, applicano ormai tutti i criteri del World Tour, quindi capisco che fra di loro ci sia qualcuno cui conviene uscire dal corpo. Sono scelte che bisogna affrontare valutando quale sia quella migliore.

Manlio Moro, ultimo innesto del quartetto, a San Juan con la nazionale
Manlio Moro, ultimo innesto del quartetto, a San Juan con la nazionale
Che effetto fa vedere Montichiari strapieno, adesso anche con i velocisti?

E’ una cosa bellissima, anche per noi ragazzi. Non ci siamo più solo noi dell’endurance, ma vedi i velocisti: sono tanti e cominciano ad andare anche forte. Non è che si allenano e basta. Li vedi che fanno palestra, sono una realtà che finora pensavamo fosse limitata ai bestioni olandesi e inglesi. Adesso anche i nostri stanno crescendo in quel modo, quindi mi fa davvero piacere vederli girare.

Fare le Coppe del mondo vuol dire anche provare a vincerne qualcuna?

Sicuramente dopo gli ultimi anni, quando vado in una Coppa del mondo, sta diventando non dico obbligatorio ma quasi, fare almeno un podio. Non vado lì dicendo che voglio fare il miglior risultato possibile. Già dagli europei, se avrò la possibilità di fare l’americana, vado per vincere, non per dire che puntiamo a fare un podio. E’ arrivato il momento di puntare sempre al massimo.

In Argentina c’è Guardini: fa il meccanico della nazionale

21.01.2023
4 min
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Andrea Guardini ha appena finito di gonfiare la ruota davanti della Dogma di Lamon. Il box della nazionale italiana è il primo, la luce sulle teste è forte. Villa è in un angolo a parlare con Luigino Moro, mentre il velocista che ha smesso un anno fa prende le misure col nuovo incarico.

«Quando ho letto l’avviso che cercavano un meccanico per una trasferta di venti giorni in Argentina – sorride Guardini – ho mandato lo screenshot a mia moglie e le ho chiesto se potevo dare disponibilità. Lei ha risposto subito: cosa aspetti? Se ti prendono vai…».

Andrea è uscito dal gruppo con l’amaro in bocca, convinto di meritare ancora una chance. Invece di colpo si è fermato tutto. Fine delle gare, dei voli, della frequentazione del gruppo in cui aveva vissuto per una vita, con il Covid di mezzo a rendere tutto più difficile. Per cui immaginate la sorpresa nel trovarlo seduto su un muretto davanti all’hotel di San Juan in cui alloggiano le WorldTour e la nazionale italiana.

Andrea Guardini è nato a Verona nel 1989. E’ stato pro’ dal 2010 al 2021
Andrea Guardini è nato a Verona nel 1989. E’ stato pro’ dal 2010 al 2021
Come sei diventato meccanico?

Ho imparato da autodidatta, anche guardando i video di GCN, perché hanno il potere di spiegare le cose in modo molto semplice. Poi in realtà la passione della meccanica l’ho sempre avuta da fin da ragazzino. Mi ricordo che da G2-G3 smontavo le rotelline del cambio per pulirle bene e le rimontavo. Tante volte magari facevo anche dei danni, ma la volta dopo ci riprovavo.

La nazionale come è arrivata?

E’ arrivata tramite Carlo Buttarelli (già meccanico della pista azzurra, ndr), che mi aveva parlato della possibilità di lavorare a giornata e che la nazionale comunque aveva bisogno di qualcuno in pista. Metti insieme meccanica e pista, le mie due passioni, impossibile non accettare.

Hai corso anche tu in pista, hai una consapevolezza speciale, no?

Dall’officina riesci a capire tutte le dinamiche che ci sono dietro, anche in una gara su pista e anche negli allenamenti, che da fuori è difficile capire. L’ambiente è cambiato tantissimo da quando c’ero io da ragazzino. I rapporti, la tecnologia, la pista al coperto. Però è proprio bello vedere l’evoluzione della pista e il settore velocità che sta rinascendo.

Lo stesso Villa ha convenuto sul fatto che un ex pro’ con esperienza su pista potrebbe essere utile al suo gruppo
Lo stesso Villa ha convenuto sul fatto che un ex pro’ con esperienza su pista potrebbe essere utile al suo gruppo
Ti rivedi magari in un corridore com Predomo?

Mi rivedo sì, Predomo è un ragazzino com’ero io, magari fossi nato in questi stessi anni. Ho avuto a che fare con loro da settembre, mentre avevo incominciato a fare giornate a Montichiari da giugno. A settembre, ottobre e fino a dicembre ho fatto i vari raduni. E Giovanni Carini, che è il meccanico responsabile della nazionale, mi ha dato la certezza che farò di sicuro un certo numero di giornate, perché alla fine non siamo poi in tanti

Hai detto che ti senti come tornato a casa.

Ritrovare le facce che vedevi tutti i giorni, l’ambiente, il tuo ambiente, anche se non sei più corridore. E’ come sentirsi a casa dall’altra parte del mondo. Tutto questo mi mancava tanto, soprattutto viaggiare. In due anni di pandemia, tra l’altro, ci avevano già bloccato a casa senza poter girare il mondo. A mia moglie l’ho detto subito. La prima cosa che ho pensato quando c’è stata l’opportunità di venire qui è stata: “Okay, vado al caldo, riprendo un volo di 14 ore che è da una vita che non lo faccio e ritorno a respirare il mio ambiente”.

La chiamata in nazionale è arrivata grazie all’imbeccata di Cottarelli
La chiamata in nazionale è arrivata grazie all’imbeccata di Cottarelli
Hai detto anche che pensavi di saper lavare una bici, invece…

Lo dovete chiedere ai maestri. E comunque bisogna lavarle bene e velocemente. Bisogna capire anche come fare. Quindi piano piano sto imparando anche tutti i trucchetti del mestiere.

Non potresti ambire a un ruolo tecnico in pista?

E’ la prima cosa che mi ha chiesto Quaranta. Se avessi il secondo livello, potrei aiutarlo negli allenamenti con derny. Ho sempre detto che non avrei mai fatto il direttore sportivo, ma il tecnico della pista è un’altra cosa. Ho il primo livello, cercherò di lavorare anche su questo. E chissà che prima o poi non ci scappi qualcosa…

Le cinque ore di Viviani fra la corsa su strada e l’oro in pista

15.08.2022
6 min
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Come si fa a correre un europeo su strada di 210 chilometri, piazzarsi in volata e solo qualche ora dopo vincere il titolo continentale in pista nell’eliminazione? Semplice, basta essere Elia Viviani. E se non è un piccolo record, è senz’altro qualcosa di straordinario quello compiuto dall’azzurro nel ciclismo moderno.

A Monaco di Baviera il 33enne veronese ha vissuto una domenica intensa, che in cuor suo – e segretamente per tutti – sapeva e sperava di vivere. Al mattino, prima della partenza della prova su strada, alla nostra precisa domanda di quali fossero i suoi programmi in pista dopo la corsa, ci aveva giocato un dribbling degno della playstation.

«Martedì (16 agosto, ndr) farò la madison con Scartezzini. Ho fatto qualche allenamento – diceva – l’anello è di 200 metri, non è pericoloso, anzi bello rotondo. Vedremo cosa fare».

Un bluff ben riuscito

Fine, nessun riferimento all’eliminazione. Invece ecco cosa si inventa Viviani nell’arco di cinque ore. Alle 15,09 Elia chiude settimo nell’europeo vinto da Jakobsen, al termine di quasi 4 ore 40′ di gara ad oltre 45 di media. Si concede la classica routine tra interviste e meeting post-gara prima di tornare in hotel. Alle 20,06 scende in pista per la finale dell’eliminazione con la maglia iridata conquistata l’anno scorso a Roubaix. Alle 20,21, Viviani ha la medaglia d’oro al collo.

E’ come se il velocista della Ineos-Grenadiers avesse proseguito il proprio sprint fatto in Odeonplatz fino al velodromo di Messe Munchen. Così, dopo la premiazione, mettiamo nel mirino sia Viviani che Villa. Elia ha poco tempo e ci chiede di sentirlo mentre è sui rulli a defaticare, il cittì ci fa cenno che aspetta il suo turno.

Dopo la vittoria, recuperando sui rulli assieme a Diego Bragato, regista con Villa dello switch da strada a pista
Dopo la vittoria, recuperando sui rulli assieme a Diego Bragato, regista con Villa dello switch da strada a pista
Al mattino strada, alla sera pista. Partiamo dall’inizio della giornata.

L’obiettivo di oggi (domenica, ndr) era sicuramente la strada. Da quando sono stato ripescato da Bennati per correre non c’era nessun pensiero all’eliminazione. Siamo delusi del piazzamento, ma sapevamo anche che dovevamo fare un treno perfetto per portare una medaglia all’Italia. E rivedendo la volata, Jakobsen ha vinto con il sigaro in bocca. Vincere era difficile, ma è ovvio che volevamo di più. Meritavamo di più. Nel momento in cui io e Dainese siamo saltati sulle ruote degli altri, le gambe erano quelle. Non c’è nessuna scusa, lo spazio sulla destra ce l’avevo. Dispiace per questo settimo posto perché una gara su strada rappresenta un po’ l’Italia e vogliamo sempre raccogliere tanto. Venivamo da quattro titoli consecutivi, non era facile riconfermarsi ancora.

Il dopo gara come è stato?

Sul bus c’era delusione. Abbiamo fatto subito il meeting per capire cosa avessimo fatto di sbagliato e cosa di giusto. Il gruppo è forte. C’è un bel mix tra giovani ed esperti, che ha funzionato bene. Ha detto bene Jacopo (Guarnieri, ndr) a fine corsa. Siamo stati uniti, ci siamo ritrovati nei momenti giusti. A tre chilometri dall’arrivo sembravamo tutti persi. A due invece siamo comparsi tutti, dove c’era il giro di boa per tornare indietro. Ci è mancata la coordinazione. Avevamo la superiorità numerica nel finale, ma probabilmente l’abbiamo usata male. Peccato non aver fatto un risultato migliore ma guardiamo alle prossime gare con la nazionale.

Quando hai iniziato a pensare alla gara in pista?

Quando sono salito sui rulli al velodromo (sorride, ndr). Ho iniziato a riscaldarmi cercando di capire le sensazioni che avevo. L’eliminazione in cui bisogna stare e capire quando si può risparmiare qualcosa o quando c’è da spendere più energie. Poi quando si resta in 5-6 atleti diventa una questione di gambe e lì la devi gestire bene.

E tra una gara e l’altra cos’hai fatto?

Quando sono arrivato in hotel ho pensato a recuperare. Ho mangiato qualcosa, sono salito sul lettino per i massaggi. Avevo cinque ore di buco. In camera ripensavo alla gara in strada. Avrò riguardato quello sprint almeno dieci volte per capire cosa potevo fare. Diciamo che mi sono logorato tutto il pomeriggio prima di venire in pista e scaricare un po’ di adrenalina.

Ora per Viviani si apriranno le porte della madison, da correre il 16 agosto
Ora per Viviani si apriranno le porte della madison, da correre il 16 agosto
E a livello atletico questo doppio sforzo come lo avevi immaginato?

Avevamo pensato con l’head performance della federazione (Diego Bragato, ndr) che ci fosse il tempo per riprendersi, a meno che su strada non fosse stata una gara veramente pazza. Devo dire che se fosse stata una qualsiasi altra gara in pista, forse non avrei mai corso. Ma l’eliminazione in maglia di campione del mondo no. Dovevo provarci.

Questo alloro continentale che valore ha in generale per te?

E’ la maglia che mancava alla nostra federazione in questa trasferta. Abbiamo raggiunto un livello altissimo in pista. Le ragazze hanno fatto un lavoro magnifico col quartetto. Altrettanto la Guazzini nell’inseguimento individuale e la Zanardi poco prima di me nella corsa a punti. O ancora i ragazzi nell’inseguimento individuale. In questa vittoria un pensiero va a Letizia (Paternoster, ndr) che ieri nella stessa mia gara, anche lei in maglia di campionessa del mondo, è caduta male andando in ospedale. Siamo sicuri che tornerà più forte di prima e la aspettiamo.

Il progetto del doppio impegno era chiaro nella testa di Villa, ma non era stato annunciato
Il progetto del doppio impegno era chiaro nella testa di Villa, ma non era stato annunciato

Doppia gara già studiata

Tocca a Villa darci le proprie impressioni. E’ contento per la vittoria di Elia, che non era scontata. Lo reputa un esempio per tutti. A vederlo c’erano anche i suoi compagni del mattino Milan, Ganna e Guarnieri.

«Tra una corsa e l’altra non l’ho nemmeno chiamato per sentirlo – spiega il tecnico cremasco – perché era già stato deciso così sabato sera. Domenica mattina, prima che iniziasse il programma in pista, dovevo toglierlo o lasciarlo. Lui sapeva che doveva correre. Questa decisione ce la siamo tenuta per noi. Per rispetto della prova su strada e per lasciarlo concentrato. Dopo l’arrivo la sua concentrazione è passata di qua. A questo punto, stasera Consonni, che avevo già inserito come riserva ed ha avuto l’ok dalla sua squadra per venire qua, correrà l’omnium che avrebbe dovuto fare Elia, che invece chiuderà martedì con la madison».

La ricetta per la velocità azzurra? L’abbiamo chiesta a Hoy

10.04.2022
4 min
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Di velocità lui se ne intende. In pista, Sir Chris Hoy ci ha costruito una carriera infinita, tanto da diventare baronetto di Sua Maestà nel 2009. Addirittura nel 2014, una volta sceso dalla bici solo da un anno, ha proseguito con l’adrenalina correndo sulle auto Gran Turismo.

Ora, tra le tante sue attività, il 46enne di Edimburgo è ambassador della UCI Track Champions League, creatura di Discovery Sports Events ed andata in scena a novembre e dicembre scorsi tra Palma di Maiorca, Panevezys (Lituania) e Londra. Proprio nella capitale del Regno Unito, il 30 marzo, è andata in scena l’anteprima di “Back on Track”, documentario di cinque episodi che racconta il dietro le quinte di questa innovativa manifestazione.

Nel piccolo e grazioso anfiteatro del piano sotterraneo del Soho Hotel c’eravamo anche noi. Al termine delle proiezioni possiamo scambiare qualche chiacchiera con Sir Chris Hoy, ancora in grande forma. Ha vinto sei ori olimpici, undici titoli mondiali e il velodromo di Glasgow è intitolato a lui, ma si presta a foto ed autografi senza mettere in soggezione il suo interlocutore.

I miti di Hoy

Hoy parla di molte cose però cosa penserà della pista italiana? Uno come lui potrebbe avere le tavole dei dieci comandamenti da cui prendere spunto per rilanciare la velocità azzurra?

«Non so se ho la ricetta giusta – ci risponde lo sprinter che ha partecipato a quattro Olimpiadi, da Sydney 2000 a Londra 2012 – ma so che a metà degli anni ’90 voi avevate gente come Roberto Chiappa e Federico Paris. Erano delle vere star. Noi britannici ci siamo ispirati a loro. D’altronde voi italiani negli anni ’50 avevate grandi pistard da imitare per proseguire con quella scuola. Per cui dovete trovare una persona che abbia tempi speciali ed attitudini mentali al successo. Se la troverete, quella persona farà in modo di avere e fare molto di più per la velocità».

Sir Chris Hoy ha partecipato a 4 Olimpiadi (6 ori e 1 argento) e 13 mondiali (11 ori, 8 argenti e 6 bronzi)
Sir Chris Hoy ha partecipato a 4 Olimpiadi (6 ori e 1 argento) e 13 mondiali (11 ori, 8 argenti e 6 bronzi)

Sguardo in avanti

Mentre parla sembra che riviva con un pizzico di emozione i suoi inizi influenzati dai nostri velocisti ma va vira subito su argomenti concreti.

«Servono anche investimenti – prosegue Hoy nella sua considerazione – perché per ogni sport c’è una parte di denaro da spendere. Quando hai un team che ottiene grandi successi, come adesso vi sta succedendo per Filippo Ganna ed il quartetto o nelle discipline endurance, è difficile giustificare una ulteriore spesa di soldi per qualche altra disciplina. Magari non investi nella velocità per paura di toglierli a loro, senza sapere se si otterranno risultati a breve termine. Invece si dovrebbe avere una visione più lungimirante. Non puoi pensare solo all’adesso e al risultato immediato. Devi investire, studiare un piano decennale con la consapevolezza di avere le tecnologie, le conoscenze, la storia. Sono tutte cose che voi possedete anche se attualmente non avete ancora nessun corridore pronto».

Chris Hoy
Chris Hoy: 6 titoli olimpici e 11 mondiali gli sono valsi il titolo di “sir”
Chris Hoy
Chris Hoy: 6 titoli olimpici e 11 mondiali gli sono valsi il titolo di “sir”

L’incoraggiamento finale

Se il ciclismo è stata la professione di Sir Chris Hoy, la pista è decisamente la sua comfort zone. Ogni sua osservazione può diventare un suggerimento. E mentre ci congediamo da lui, ecco che ci mostra un punto di partenza. La parte del bicchiere mezza piena.

«In Italia avete un grande potenziale in pista, compresa la velocità. Le ragazze sono cresciute tantissimo. Ad esempio con Miriam Vece, che ho visto all’opera durante la Champions League della pista (era una dei tre italiani presenti insieme a Silvia Zanardi e Michele Scartezzini, ndr), avete vinto una medaglia di bronzo ai mondiali di Berlino nel 2020. Ripeto, il potenziale ce lo avete, dovete solo sfruttarlo».