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Favero alla Soudal, una scelta per crescere a 360°

25.11.2023
5 min
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Due giorni per conoscersi. Per assaggiare che cosa significa far parte di una grande famiglia ciclistica, una di quelle che sono considerate il vero riferimento delle due ruote. Per approdare alle porte del “Wolfpack”, da vero cucciolotto che ambisce a essere “uno del branco”. Renato Favero (in apertura nella foto Scanferla) ha iniziato la sua avventura alla Soudal QuickStep, nel cui team Development correrà il prossimo anno, attraverso un primo incontro in Belgio, per conoscere compagni e staff e ha subito avuto il polso di quel che lo aspetta.

Nel suo racconto traspare un mix di emozioni proveniente da una scelta coraggiosa e difficile, per un ragazzo alle soglie della maggiore età: «La cosa che più mi ha colpito è la professionalità del team, sin da quando il diesse mi è venuto a prendere all’aeroporto di Charleroi. Parlava un po’ d’italiano, così mi ha messo a mio agio per tutto il viaggio verso l’hotel».

Foto di gruppo per i partecipanti al primo raduno in Belgio, riservato al Team Devo (foto organizzatori)
Foto di gruppo per i partecipanti al primo raduno in Belgio, riservato al Team Devo (foto organizzatori)
Il primo incontro in che cosa è consistito?

Innanzitutto in un primo incontro con tutto lo staff, c’erano anche i vertici del team, ho avuto la possibilità di conoscere Lefevere e Bramati. Abbiamo fatto tutte le operazioni legate alla bici Specialized che mi è stata data in consegna per gli allenamenti, poi alla sera c’è stata la cena ufficiale con tutti i compagni e i dirigenti. Io in hotel ero in camera con Raccagni Noviero che ha iniziato a spiegarmi tutti i segreti del team. La squadra è formata da 15 elementi, una vera multinazionale, quindi è importante anche potersi esprimere con tutti, dovrò migliorare la mia padronanza delle lingue…

Tu avevi una Pinarello prima, dovrai apportare delle modifiche sulla nuova bici in base alle tue misure?

No, abbiamo fatto tutto lì in Belgio, hanno regolato tutte le misure necessarie, infatti c’è voluto un po’ di tempo per effettuare tutti i passaggi, ma ora non vedo l’ora di provarla e pian piano abituarmi alla mia nuova bici.

In azzurro ai mondiali 2022. Le sue doti a cronometro sono un suo segno distintivo
In azzurro ai mondiali 2022. Le sue doti a cronometro sono un suo segno distintivo
Che cosa ti ha portato a scegliere la Soudal?

Non c’è voluto molto per convincermi, stiamo parlando di un autentico riferimento del ciclismo di vertice, il team che ha vinto tutto nelle classiche e che ha un leader assoluto come Evenepoel nelle sue file. Entrare in un Devo team come questo significa essere trattato alla stregua di un professionista. Avere la possibilità, se riuscirò a crescere abbastanza come prestazioni, di correre anche nella prima squadra al fianco dei migliori, di gente già esperta e quindi imparare ancora di più.

Hai preso in considerazione la possibilità di fare una scelta italiana?

Sinceramente, sentivo il bisogno di uscire dalla mia “comfort zone”, fare un passo difficile, mettermi alla prova anche dal punto di vista esistenziale, umano. E’ una grande scommessa, anche se ho notato che, tra staff e compagni, ci sono molte persone che parlano italiano e questo, non avendo ancora dimestichezza con l’inglese, mi ha messo a mio agio.

Su pista, Favero ha portato il quartetto al record e titolo mondiale. Una passione che vuole mantenere viva
Su pista ha portato il quartetto al record e titolo mondiale. Una passione che vuole mantenere viva
Al momento della notizia del tuo ingaggio, molti addetti ai lavori hanno sollevato alcune perplessità conoscendo la tua propensione per la pista, le tue grandi prospettive. Che cosa dicono nel team, avrai libertà di movimento in tal senso?

Non ne abbiamo ancora parlato, lo faremo al primo ritiro quando ognuno di noi avrà a disposizione una bozza di calendario. Magari se ne parlerà a fine mese quando dovrò svolgere dei test in Belgio. Chiaramente sanno dei miei risultati, ma si valuterà in base agli impegni e alle chiamate da parte del cittì Villa. Io vorrei assolutamente continuare, ma è naturale che la strada sia il primo obiettivo perché la carriera si costruisce innanzitutto lì. Spero che si riesca a trovare il giusto compromesso, considerando anche le prove a cronometro alle quali tengo molto.

Quando è nato il contatto con la squadra?

Sono venuti a cercarmi dopo le mie prestazioni all’Eroica juniores, con la vittoria nella cronosquadre inaugurale e il secondo posto nella semitappa successiva. Le loro parole mi hanno subito convinto, era la scelta giusta da fare. Tutto ciò mi ha fatto anche riflettere: sono convinto che per un corridore italiano partecipare alle gare della Nations Cup sia un’esperienza fondamentale, soprattutto se si corre all’estero perché è un modo completamente diverso di gareggiare, intanto perché si affrontano soprattutto gare a tappe alle quali gli stranieri sono più abituati, poi perché sono una vetrina privilegiata presso i team di maggior rilievo.

La vittoria di Kral nella seconda semitappa all’Eroica battendo Favero. Per l’azzurro è iniziato tutto lì (foto Fruzzetti)
La vittoria di Kral nella seconda semitappa all’Eroica battendo Favero. Per l’azzurro è iniziato tutto lì (foto Fruzzetti)
Che cosa ti aspetti da questa prima presa di contatto con un mondo completamente nuovo?

Io vorrei crescere a 360°, fisicamente, mentalmente, anche dal punto di vista tattico. So che per me cambia tutto, anche se apparentemente non è così visto che continuerò ad allenarmi a casa. D’altronde ho gli esami a fine anno scolastico e nel team tengono molto che nel mio primo anno lo studio sia preminente, infatti già so che la prima parte della stagione sarà più tranquilla. Come è giusto che sia.