Quartetto infinito… Francia demolita e il mondiale è nostro

21.10.2021
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All’improvviso il velodromo di Roubaix si fa più silenzioso. E’ il momento della finale dell’inseguimento a squadre. A contendersi il titolo mondiale ci sono la Francia da una parte e l’Italia dall’altra, con il quartetto delle meraviglie. Quando lo speaker annuncia i “campioni olimpici” non vola una mosca. La tensione si taglia col coltello. Il pubblico sa chi siamo, ma loro corrono in casa.

Immagine un po’ sgranata, ma che rende l’idea: Villa a raccolta prima del via con tutti i suoi ragazzi
Immagine un po’ sgranata, ma che rende l’idea: Villa a raccolta prima del via con tutti i suoi ragazzi

Testa a testa

Si parte. Milan allunga un pelo la gittata del lancio e cambia dopo due giri e un po’. Siamo subito in vantaggio. La Francia però non molla e ad un certo punto ci passa davanti. Villa allora che si trova nella curva immediatamente dopo l’arrivo inizia a fare gesti diversi ma non fa una piega. Resta compostissimo.

Con la mano fa un segno come a chiamare i suoi ragazzi, che guarda caso buttano giù subito due decimi in un giro. La Francia però morde. Noi impassibili. Ultimi tre giri, 750 metri. Il vantaggio azzurro è esiguo, ma all’improvviso si capisce la “tranquillità” di Villa. La Francia perde un bel po’. Noi invece siamo ancora in quattro. I transalpini si allungano. Si aprono letteralmente. Restano in due. Per tenere il nostro ritmo si sono distrutti. Il cittì si rialza. Mette via il tablet su cui segnava i tempi già prima della fine della gara e si dirige verso l’arrivo.

Ultima curva, i ragazzi spuntano e lui li accoglie a braccia alzate.

Il quartetto spunta dall’ultima curva e Villa già esulta
Il quartetto spunta dall’ultima curva e Villa già esulta

Tabella demolitrice

«E’ andato tutto come doveva andare – dice Villa quasi commosso – sapevamo che la Francia ci avrebbe tenuto di sicuro fino ai 2.000 metri. E per questo non ci siamo scomposti quando sono passati davanti. Ma quei ritmi devi tenerli fino alla fine. Noi abbiamo impostato una tabella per tenerli lì e farli faticare. 

«Arrivare in quattro non significa non aver dato tutto, ma significa aver rispettato la tabella di marcia. E nel finale Pippo ha fatto il Pippo ma senza neanche esagerare. Perché? Perché non ce n’era bisogno. E’ arrivato giusto, negli ultimi due giri e tre quarti. Loro già erano rimasti in tre, cosa che nelle due prove precedenti non era successa, poi addirittura si sono sfaldati. Segno che hanno corso oltre il loro limite, che ce li abbiamo portati».

«Se non arrivavamo in quattro Villa ci menava! – dice Ganna – Dovevamo essere belli, arrivare in quattro far vedere bene queste maglie, i caschi, tutto! Scherzi a parte, sapevamo di andare forte e che era una corsa difficile. Contro i francesi non c’era da sottovalutare nulla. Correvano in casa, avevano il pubblico dalla loro e si è sentito anche durante la corsa. Ma ancora una volta siamo stati i più forti. E poi vincere Olimpiade e mondiale… non so se sia mai successo».

Gli azzurri hanno tagliato il traguardo in quattro, cosa sempre più rara, e segno che tutto era sotto controllo
Gli azzurri hanno tagliato il traguardo in quattro, cosa sempre più rara, e segno che tutto era sotto controllo

Arrivati in quattro

Vista così sembra tutto facile. Italia imperiosa. E questo è vero, ma come sempre c’è un grande lavoro e tanta sofferenza dietro ogni pedalata.

«Vorrei dire – riprende Villa – che questa è la vittoria del gruppo. Una vittoria condivisa in pieno anche da Lamon. E’ la vittoria del gruppo. Ho schierato Bertazzo perché negli allenamenti stava andando forte, perché a Tokyo non l’ho messo perché ne potevo schierare solo quattro e il quinto era Viviani che era per l’Omnium. Ma gli ho detto di farsi trovare pronto, quel giorno ed oggi. Un’occasione ci sarebbe stata per tutti. Lui lo ha fatto e adesso è campione del mondo. Merito suo e forse anche mio che l’ho messo dentro. Vista la bella prova di ieri, l’ho messo dentro anche in finale per premiare la sua costanza. Ripeto: lui era così in forma già a Tokyo. E sapevo che se mi fosse servito era pronto».

Nello Stab Velodrome risuona l’inno di Mameli. Da sinistra: Ganna, Lamon, Consonni, Milan e Bertazzo
Nello Stab Velodrome risuona l’inno di Mameli. Da sinistra: Ganna, Lamon, Consonni, Milan e Bertazzo

La forza del gruppo

Vista così sembra tutto sin troppo facile. Okay, abbiamo assistito ad un’Italia imperiosa, ma dietro c’è tanto lavoro.

«Il nostro è un gruppo che ha sempre fame. Questo mondiale non è stato da meno rispetto all’Olimpiade. Vederlo passare tutti gli anni e non prenderlo mai… insomma: bruciava. E finalmente siamo riusciti a prendere questo titolo. Io non sono meno teso che a Tokyo. Sono due giorni che sono teso. Non sono risultati normali. Sono gare che sentiamo tantissimo e ogni volta è una volta nuova. Il ciclismo è così: un anno sei campione mondiale, e anche olimpico, ma l’anno dopo ti devi confermare. Lo so io e lo sanno i ragazzi».

«Io – conclude Villa – gli auguro di andare avanti, e tanto, anche su strada, non sono geloso! Ma mi piacerebbe sapere che questi risultati li tengono attaccati alla pista. Che possano continuare a lavorare con costanza. Gli altri crescono e la Francia ce lo insegna. A Tokyo non c’era ma qui ci ha fatto sudare. Ho un bel gruppo, anche di giovani, e già la vedo in ottica qualificazione olimpica Parigi 2024. L’ho detto anche ieri ai ragazzi: non devono recriminare la sostituzione».