Bastianelli, un treno sotto l’albero per chiudere alla grande

24.12.2022
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Marta Bastianelli si muove con sicurezza nella hall dell’hotel in cui era in ritiro con la sua squadra a Lido di Camaiore. Anche in gesti comuni, normali… si nota una certa sicurezza, una certa personalità in lei. Lo si vede da come parla con i tecnici, da come gestisce le interviste, come s’interfaccia con le altre ragazze. C’è una sicurezza in Marta che ti cattura e che è impossibile non notare.

L’atleta della  UAE Adq, sta per iniziare la sua 18ª e ultima stagione da professionista. La Bastianelli ne ha viste di ere del ciclismo, ciononostante è determinata come sempre. E in breve, come vedremo, il discorso scivola su temi tecnici, tanto è “sul pezzo” Marta. Una cosa però è sicura: Babbo Natale le ha portato un nuovo treno… e non è un trenino giocattolo! E’una grossa bella sfida su cui mettere le mani.

Marta Bastianelli con il diesse Davide Arzeni, entrambi sono esperti in materia di treni e volate. Ci faranno divertire…
Marta Bastianelli con il diesse Davide Arzeni, entrambi sono esperti in materia di treni e volate. Ci faranno divertire…

Marta, quindi confermi: si chiude in questa stagione? Nessun ritorno sui tuoi passi…

Assolutamente basta. Fine. Stop. Il Giro d’Italia donne sarà l’ultima gara. Massima professionalità sino a quel punto, ma poi basta!

C’è un grande rinnovamento alla UAE Adq, molte giovani e molte nuove atlete: avrai anche il famoso ruolo della chioccia? Ammesso che questo ruolo oggi valga ancora…

Beh, se loro vogliono fare bene gli conviene ottenere anche delle buone informazioni da chi ha più esperienza. Magari è vero anche che oggi le giovani si sentono subito arrivate dal punto di vista del sapere o sono molto avanti rispetto ai tempi nostri, però non è sempre una cosa buona. Devono prendere spunto e conoscenze delle altre. Magari su come ci si gestisce in corsa, perché non servono soltanto le gambe, ma soprattutto l’esperienza. Come si gestiscono dei momenti di panico, situazioni di gara nervose… ci sono diverse cose da tenere in considerazione per una vittoria importante.

In chi ti rivedi di più tra le giovani di questa squadra?

Forse più nella Persico, per la sua voglia di fare, per il suo carattere, per lo stare sempre concentrata. Forse lei ha un po’ troppo carattere! A volte bisogna anche tenere un po’ le ali basse, perché qui prendi schiaffi a destra e a sinistra senza accorgertene. Però Silvia è secondo me un’atleta che può fare tanto.

Beh, avremmo detto la Consonni, viste le caratteristiche tecniche…

Chiara ha un carattere totalmente diverso. Lei è molto più estroversa, più festaiola. Io ero più pacata, tranquilla, però sapevo già cosa volevo. A Chiara viene già molto più facile il risultato con il “motore” che ha. Può fare davvero tanta strada. Poi sì, per caratteristiche fisiche, mi rivedo più nella Consonni, siamo parecchio simili: due velociste. Però a livello di carattere mi riconsoco più nella Persico: sin da piccole sia lei che io sapevamo già cosa volevamo.

Parlando con le altre, e anche con la stessa Consonni, è emerso il discorso del treno: sarai tu l’ultima donna per lei in volata o viceversa? 

Lo vedremo strada facendo, anche negli allenamenti invernali che faremo insieme. Cercheremo di capire. Certe cose si provano in allenamento. E’ un po’ come andare a scuola guida: se non fai le guide, non passi l’esame. E la stessa cosa vale per le volate. E’ importante farle insieme… quando si può, perché poi non abbiamo neanche tutto questo tempo. Abbiamo solo i ritiri per farle.

Ci fai un esempio concreto di come si prova un treno in allenamento?

Si provano vari tipi di treni, con i vari posizionamenti. Posizioni che sono dettate in linea di massima dalle caratteristiche, che già si conoscono, delle atlete. Dalle più lente alle più veloci e scaltre. E poi serve anche fiducia. Chiara ha sempre lavorato con un gruppo di persone diverso, ma affiatato. Alcune di loro sono nuove nel nostro team. Per dire, se dovessi fare un treno io, conoscendo le mie ragazze, quelle con cui ho lavorato da sempre, so già chi metterei e chi potrebbe fare l’ultima donna. Una cosa è certa: a prescindere da chi sarà di noi l’ultima a lanciare lo sprint entrambe abbiamo uno spunto veloce e ci lanceremo ancora meglio.

Le strade degli Emirati Arabi Uniti sarebbero ideali per provare gli sprint. Marta sulla sinistra, guida le compagne (foto Instagram)
Le strade degli Emirati Arabi Uniti sarebbero ideali per provare gli sprint. Marta sulla sinistra, guida le compagne (foto Instagram)
Provare in allenamento è ben diverso dalla gara. In allenamento siete sole ed è “solo” una questione di posizione, in gara c’è bagarre… Per esempio c’è qualcuna di voi che appositamente va a disturbare l’azione?

No, no… quando facciamo queste cose le facciamo in massima sicurezza, perché purtroppo appunto in allenamento non è come in gara. Le strade sono aperte, quindi dobbiamo trovare i giusti momenti, le giuste strade per provare questo tipo di situazioni. Chiaro che non sarà mai identica ad una gara, ma è importante per valutare i tempi di uscita e prendere occhio con le compagne, per capire come ci si può organizzare poi in corsa.

Come fate a capire qual è la disposizione migliore? 

Di solito i coach scelgono una strada sulla quale si prova questo tipo di attività. Definiamo un treno provandolo più volte, due o tre. Di più non ha senso perché poi il rendimento non è lo stesso. Fare una volata costa energia, quindi onde evitare di non fare le ultime con qualcuna che si faccia male, cerchiamo di farne poche, ma fatte bene. 

Bastianelli: gomito a posto, grazie a medici e infermieri

11.11.2022
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Il 28 luglio scorso, al Tour Femmes si correva la quinta tappa, quando in un punto non particolarmente insidioso a 45 chilometri dall’arrivo, una caduta di massa ha fermato il gruppo. Ad averne la peggio è stata Emma Norsgaard della Movistar, ritirata. Ma fra le tantissime ragazze cadute, anche Marta Bastianelli ha picchiato violentemente il gomito destro.

I corridori si alzano e ripartono. Così anche la romana è ripartita, ha tagliato il traguardo 34ª nel gruppo compatto alle spalle di Lorena Wiebes. E il giorno dopo è arrivata seconda, questa volta alle spalle di Marianne Vos.

La caduta ha coinvolto tutto il gruppo a 45 chilometri dall’arrivo della 5ª tappa
La caduta ha coinvolto tutto il gruppo a 45 chilometri dall’arrivo della 5ª tappa

La ferita sul gomito

Eppure la ferita sul gomito continuava ad essere brutta e a darle fastidio. Però anche in questo caso, la soglia del dolore molto alta, ha avuto la meglio e Marta ha continuato a correre sino a fine stagione.

«Ho sottovalutato la caduta», racconta, mentre guardiamo la foto che la ritrae all’uscita dall’ospedale, circondata da infermieri e dottori (immagine di apertura).

«Con noi al UAE Team Adq c’era la dottoressa Mossali – prosegue – e da casa anche il dottor Sprenger diceva giustamente di andare a fare un controllo. Dicevano che anche se non avevo dolore, sarebbe stato il caso di andare…».

Dopo le varie medicazioni, Bastianelli riparte: qui con il meccanico Longhi
Dopo le varie medicazioni, Bastianelli riparte: qui con il meccanico Longhi
Ci sei andata?

No, la mia testardaggine… Il gomito secondo me non era rotto, anche se due giorni fa il dottore in ospedale ha tolto delle piccole schegge di osso. In pratica si è creata una borsite che col tempo si è andata calcificando. E alla fine è servito un intervento per rimettere a posto il gomito.

Hai anche aspettato parecchio…

Prima ho fatto delle terapie dal nostro fisioterapista di fiducia Bartolacci che, poveretto, ha fatto quello che poteva. Lui è sempre molto ottimista, però questa volta mi ha detto: «Guarda Marta, la situazione è che la borsite si è calcificata. Quindi forse le onde d’urto non bastano e va fatta una visita più approfondita».

Questa volta gli hai dato ascolto?

Questa volta sì. Abbiamo deciso di andare da un amico e grande amante della bicicletta, nonché responsabile di Ortopedia all’ospedale di Sant’Omero: il dottor Vittorio Di Cesare. E guardando la risonanza, lui mi ha detto che con la calcificazione si era formato uno strato duro superiore ed era da togliere. In realtà me l’aveva detto anche il dottor Corsetti agli europei, dicendo che non si sarebbe riuscito ad aspirare, ma ormai era da asportare.

Questo il gomito a fine stagione, prima dell’intervento
Perché non l’hai fatto subito?

Perché inizialmente ho pensato che potevo aspettare. Poi, quando finalmente è finita la stagione e ho fatto la risonanza, è arrivata la diagnosi giusta.

Non ti faceva un male cane?

Avvertivo fastidio aprendo e chiudendo il braccio. Era più forte facendoci pressione con il peso e allora mi dava scosse e faceva male. Ad esempio quando poggiavo il gomito sui braccioli in macchina, oppure quando non riuscivo a tenerlo sul tavolo. Per il resto, in bici ad esempio, non era così insopportabile. Sennò il giorno dopo non arrivavo seconda.

Alla fine però hai capitolato…

Negli ultimi tempi qualcosa mi ha portato a dire basta. Hanno iniziato a farmi male i tendini, quindi ho capito che c’era da fare qualcosa. Però dal punto di vista della bici, riuscivo a fare quasi tutto. Noi corridori siamo particolari. Quando ci dicono che non è rotto, stringiamo i denti e tiriamo dritti. Passerà? La speranza è sempre quella, solo che questa volta non è passato. Mentre io, convinta che non fosse rotto, continuavo a fare tutto come al solito.

Dopo la risonanza, è arrivato l’intervento.

Esatto, giovedì mattina. E se adesso ne parlo è per ringraziare tutta questa categoria di persone fondamentali per il nostro lavoro, specialmente gli ortopedici. Tra clavicole rotte e vari altri incidenti, ci aspettano sempre a braccia aperte, soprattutto durante la pausa invernale, quando siamo tutti da aggiustare.

Il giorno dopo la caduta, Bastianelli ha avuto le gambe per sprintare dietro Marianne Vos
Il giorno dopo la caduta, Bastianelli ha avuto le gambe per sprintare dietro Marianne Vos
Hai fatto tutto in day hospital?

Sono andata in ospedale la mattina presto e mi hanno fatto l’anestesia locale. Un po’ mi hanno anche sedata, proprio perché non sentissi davvero nulla. A fine giornata sono uscita. Sicuramente ora dovrò aspettare un po’ per pedalare sul serio. Vediamo nei prossimi giorni come andrà il dolore e poi valuteremo insieme al dottore. Nel dubbio mi hanno fatto una fasciatura abbastanza importante, in modo che se dovessi anche fare una camminata, non mi dia fastidio. 

Come va col dolore?

Un po’ fa male. Ovviamente adesso che si è risvegliato dopo l’anestesia, dà fastidio, ma era così anche prima dell’intervento. Ormai era diventato normalità. Perciò adesso speriamo che torni tutto a posto per ricominciare bene la preparazione.

Un paradiso per la bici, la Bastianelli ci racconta il Gran Sasso

29.10.2022
7 min
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Sui banchi di scuola ognuno di noi lo ha studiato e conosciuto. “Il Gran Sasso d’Italia è il Gruppo montuoso dell’Appennino Centrale, il più elevato dell’Italia peninsulare” (Treccani). Non tutti sicuramente hanno avuto la fortuna di visitarlo e di godere della sua bellezza unica. Chi lo ha visitato e ci ha pure pedalato rimanendone piacevolmente colpita è Marta Bastianelli

La campionessa che vanta un palmares che parte dal tricolore, passa per l’europeo e arriva fino all’iride che l’accompagna dal 2007 sul bordo della maglia, si è innamorata di un posto che dista pochi chilometri da casa sua, ma che non aveva mai vissuto da vicino. «Lo vedo tutte le mattine quando apro la finestra». In quel luogo quest’estate ha organizzato due settimane di allenamenti e ha scoperto un vero e proprio paradiso dell’Abruzzo

Un luogo che nonostante la sua mastodontica mole vive in una bolla di riservatezza. Agli occhi di Marta i limiti lassù ci sono, ma nelle sue parole si legge la voglia e l’intento di farlo conoscere a tutti i ciclisti che se solo ci pedalassero lo consacrerebbero a luogo ideale da vivere in sella.

Contesto unico

Arrivarci è facile, viverci un po’ meno. I luoghi e i sapori sono quelli abruzzesi mentre il contesto in cui Marta si è immersa per due settimane è quello di un ambiente unico.

«Era una parte dell’Abruzzo che mi mancava – dice la Bastianelli – io abito a Guardia Vomano un piccolo paese in provincia di Teramo. Questa estate ho fatto quattro giorni a Roccaraso, una bellissima località abruzzese. Si trova a 1.300 metri e dormivo all’Hotel Boschetto che si trovava sull’Aremogna a 1.650. Ho fatto lì i miei primi quattro giorni di questo mio ritiro in altitudine, dopodiché mi sono trasferita a Campo Imperatore, a quota 2.100. 

«Ho trovato luoghi bellissimi – racconta – e ho provato attraverso i social a farlo capire anche a chi è lontano da questo mondo qui. Molti infatti mi chiedevano incuriositi: “Dove sei!?”. Già il fatto che ci sia una pianura così vasta in alto per noi ciclisti è oro. E’ vero che esistono altri luoghi che godono di questa fortuna. Uno dei più frequentati è Livigno e anche altri che hanno però il piccolo limite che se si vuole trovare la pianura bisogna mettersi in macchina e scendere. Invece a Roccaraso il contesto era unico. Mi allenavo a 1.350 in una pianura di 40/50 chilometri. E lì all’Hotel Boschetto ho trovato una struttura con tutti i comfort dove era veramente possibile stare bene e allenarsi. 

«Ho poi proseguito – dice Marta – a Campo Imperatore, dove sono stata per otto giorni. Un luogo che è un po’ il paradiso dell’Abruzzo, che purtroppo devo dire, non viene valorizzato a pieno. Io alloggiavo nell’Ostello Campo Imperatore 2115, che è l’unico che c’è aperto. Fatta eccezione per il Rifugio Franchetti che si trova in cima a 2.433 m. E’ gestito da una famiglia, che è stata tale anche per me in quei giorni facendomi sentire come a casa. Adesso stanno iniziando i lavori per la ristrutturazione dell’Hotel che c’è accanto. L’albergo ai piedi del Gran Sasso, famoso perché ci venne tenuto prigioniero Benito Mussolini nel ’43 dopo la caduta del fascismo e venne poi liberato dal blitz degli alianti tedeschi». 

Tanto potenziale

Panorami mozzafiato che lasciano a bocca aperta ogni turista che ci si immerge. Una montagna gentile, ma che detta la sua legge fondata sulla roccia e guidata da madre natura. Le bici in quel territorio sembrano proprio poter essere uno di quei pochi mezzi altrettanto gentili e rispettosi che possano abbracciare il Gran Sasso. Servono però infrastrutture e servizi per poter accoglierle.

«L’ostello era sempre pieno – spiega Marta – tutti i giorni della settimana. C’era anche chi si fermava semplicemente per fare colazione per andare a fare poi le passeggiate sul Corno Grande e Corno Piccolo.

«La struttura – dice – è la zona di partenza per le camminate e la zona di arrivo della funivia che parte da Fonte Cerreto. Parlando un po’ con chi vive e respira quel posto tutto l’anno, ci sono un po’ di limiti da superare. Infrastrutture che andrebbero riviste, l’osservatorio che ha chiuso da molto tempo. Mi hanno spiegato che c’è tanta difficoltà con la corrente elettrica, con lo scarico delle acque. Ad esempio non possono mettere i pannelli solari, mentre a Fonte Cerreto sì. Il fatto che il territorio del Gran Sasso faccia parte del Parco Nazionale ha sì dei vantaggi, ma anche qualche ostacolo. Chi ci lavora ha tanta voglia di fare, ma sa che oltre il punto in cui si trovano allo stato attuale è difficile pensare più in grande

«Ci sono tantissimi percorsi – spiega la Bastianelli – anche per Mtb che però non vengono pubblicizzati e che ho scoperto solo stando lì. E poi c’è la bellezza del panorama. E’ una montagna affascinante, a quell’altezza è l’unica da cui si può vedere senza sforzo il mare. Le Dolomiti sono bellissime ma a 2.200 metri vedere il blu è qualcosa di emozionante. Per me era fantastico, dormivo a 2.000 metri e mi allenavo in pianura a 1.700 metri. A Livigno mi ci sono allenata una vita, è bellissima ma è diventata anche tanto commerciale. Ci sono tante distrazioni in cui cadere e tentazioni poco sportive. Sul Gran Sasso è ancora intatta la purezza di un luogo che vive di rapporti umani».

La salita che porta a Campo Imperatore dove arriverà il Giro, è dura e selettiva
La salita che porta a Campo Imperatore dove arriverà il Giro, è dura e selettiva

Giro d’Italia

A misura di bici. Il Gran Sasso, dalle parole di Marta risulta essere un vero e proprio habitat naturale per le due ruote a pedali. Non a caso anche il Giro d’Italia 2023 farà arrivo proprio a Campo Imperatore nella 7ª tappa, dopo essere stata resa famosa dalla vittoria di Pantani nel 1999.

«E’ un posto – dice Marta – che vive nella quiete, non c’è traffico e si può respirare a pieni polmoni. Sono strade bellissime e asfaltate alla perfezione. La salita che verrà affrontata dal Giro d’Italia è molto bella. Sale regolare e ha soprattutto nel finale dei tratti più impegnativi. In particolare gli ultimi 5/6 chilometri che portano alla vetta sono duri. Tra l’altro l’asfalto è più grezzo e grippante per facilitarne la scalata durante l’inverno e devo dire che anche per questo nel finale la bici sembra non scorrere. 

«Potrebbe essere – ipotizza – anche l’arrivo di tappa per un Giro Donne. Quando ero su, c’era una Gran Fondo. Credo che eventi di questo genere possano far conoscere e attirare sempre più ciclisti in questo luogo magnifico. Se da una parte le infrastrutture sono poche, arrivarci non è difficile. La funivia dura otto minuti. Fonte Cerreto è a cinque chilometri da Assergi un altro centro importante dove c’è anche l’uscita dell’autostrada. Rimane bene collegato e vicino all’Aquila. Dall’altro versante c’è Teramo, in mezz’ora sei lì».

Molti pro e qualche contro 

Dalla magnifica bellezza della montagna abruzzese ai limiti e i miglioramenti che anche Marta Bastianelli nel suo piccolo ha notato. Un su e giù di emozioni che copiano le creste del Gran Sasso. Dai pregi ai difetti.

«E’ un bellissimo posto – commenta Marta – che va riqualificato come un po’ tutto l’Abruzzo. Mi hanno inoltre spiegato che è una delle poche montagne su cui non viene sparata la neve artificialmente. Tutti gli anni godono di nevicate copiose e frequenti. Purtroppo però mancano gli impianti, ce ne sono pochi. 

«Non sono nella posizione giusta per farlo – dice – sono una turista in bicicletta che vuole lanciare un messaggio. Sono cosciente che ci siano tante problematiche tecniche e capisco che da fuori tutto sembra possibile. Nel mio piccolo però sono io la prima che vuole spingere questo posto. Per esempio ne ho già parlato con la mia squadra per organizzarci un raduno, dato che alcune delle mie compagne mi hanno chiesto che posto fosse. 

«Alcuni mi hanno detto – conclude la Bastianelli – che è un luogo bello così e non deve essere contaminato dall’uomo. Però quello che dico io è: perché non farlo conoscere e apprezzare a chi ne porta rispetto? Rappresenta un territorio che è un valore per la Regione e che potrebbe portare anche tanto lavoro con qualche struttura in più. Porterebbe anche un sospiro di sollievo per quello che ha vissuto il popolo abruzzese. Poi le bici sono un mezzo ecologico a impatto zero che rispetterebbe l’ambiente e la purezza di questa montagna».

Un po’ insegnante, un po’ capitana. Ecco la Bastianelli del 2023

11.10.2022
5 min
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Un anno fa di questi tempi il ritiro aveva bussato alla porta di Marta Bastianelli. E lei inizialmente l’aveva aperta, l’idea era di appendere la bici al famigerato chiodo. Poi ha dovuto respingerlo e rimandarlo di una stagione, perché nel 2023 la 35enne velocista laziale correrà ancora.

Il compito supplementare di Bastianelli sarà quello di insegnare il mestiere alle giovani che la raggiungeranno al UAE Team ADQ, prima di passare loro il testimone. Ha finito la stagione col mondiale in Australia ed ora ha tutto il tempo di sbrigare le proprie faccende personali. Mentre è a Roma in visita dalla madre, ci concede lo spazio di una chiacchierata su come la ritroveremo l’anno prossimo e magari sui progetti del dopo carriera.

Marta che ultima annata sarebbe stata se ti fossi ritirata?

Sarei stata molto soddisfatta. E lo sono di come è andata. Ho conquistato sette vittorie, compreso un piccolo giro a tappe (il Festival Elsy Jacobs in Lussemburgo, ndr). Ho avuto un grande inizio di stagione poi nella seconda parte ho avuto qualche problemino fisico che mi ha condizionata. C’è gente però che si sarebbe accontentata di molto meno. Alla mia età non è più così semplice, col ciclismo moderno, fare risultato. Non è più come prima, come tanti anni fa, dove comunque il tuo riuscivi sempre a farlo anche se non eri al top.

Qual è la cosa che ti pesa di più?

Di base nulla, però inizio ad avvertire la fatica in tante situazioni messe assieme. Attualmente bisogna fare il doppio dei sacrifici e per me diventa difficile considerando che ho una famiglia con figlia e marito a cui è giusto dare attenzioni. Ad esempio le trasferte sono diventate un po’ più stressanti per me. Al di là dello stare lontano da casa tanto tempo, ogni tanto capita che anche solo andare in aeroporto mi dia qualche noia. E’ una questione più mentale che fisica. E so che tante altre mie colleghe, anche più giovani, sono come me. Anzi, da una parte mi tranquillizza perché significa che non sono l’unica a sentire il peso di queste cose.

Il podio finale del Festival Elsy Jacobs, gara a tappe in Lussemburgo. Bastianelli vince davanti ad Ewers e Persico, sua futura compagna di squadra
Festival Elsy Jacobs in Lussemburgo. Bastianelli vince su Ewers e Persico, sua futura compagna di squadra
A livello fisico invece però hai dimostrato di avvertirle meno.

Sì, perché poi in gara riesci a trovare il tuo ritmo, il tuo agio. Certo, si fatica anche lì perché bisogna essere sempre più concentrati, ma a livello prestazionale sono riuscita sempre a fare buone prove. Posso dire che sono state vittorie colte più di esperienza che altro. E anche la squadra, che mi ha sempre aiutato, ne è rimasta contenta.

Tanto che ti ha convinta a continuare per fare quasi da tutor alle nuove arrivate.

E’ vero, si è creata la situazione e ne abbiamo parlato. Il mio team crede tanto in me e ne sono onorata. Volevano che rimanessi ancora una stagione per fare da punto di riferimento alle giovani. Lo farò con piacere, per me sarà un vanto ed un ottimo modo per chiudere. Questa decisione tuttavia l’ho potuta prendere in accordo anche con le Fiamme Azzurre, che mi permettono sempre di fare al meglio il mio lavoro.

Sostanzialmente dovrai far crescere soprattutto Consonni, Gasparrini e Persico che possono essere considerate tue eredi…

L’anno prossimo l’idea è quella di correre molto con loro e lavorare assieme, anche se ci saranno tante altre giovani. Chiara la conosco meglio perché da quest’anno è nel mio stesso corpo militare e al campionato italiano abbiamo lavorato per lei dove ha fatto quarta al fotofinish. Ha del carattere, così come ho visto che ce lo hanno Eleonora e Silvia, splendida al mondiale col suo bronzo. Sono tre giovani forti e promettenti. Oltre al carattere, gli altri ingredienti per fare tanta strada sono umiltà e determinazione. Mantenere i piedi sempre ben saldi a terra anche quando si vince tanto è il segreto per diventare dei corridori forti.

Visto che proseguirai un altro anno, c’è qualche obiettivo che ti era sfuggito e vorresti centrare?

Non saprei, vi direi di no. A livello di carriera posso ritenermi a posto. Non mi manca nulla. Però, ora che ci penso, un piccolo cruccio ce l’ho. Mi piacerebbe avere in bacheca la pietra della Roubaix. Dopo il quinto posto dell’anno scorso, la prova di quest’anno non mi ha soddisfatto. Mi è rimasta un po’ nel gozzo. Ecco, avrò la possibilità di riprovarci.

Bastianelli Omloop 2022
Bastianelli esulta alla Omloop van het Hageland, terzo dei sette sigilli del 2022
Bastianelli Omloop 2022
Bastianelli esulta alla Omloop van het Hageland, terzo dei sette sigilli del 2022
Un post 2023 lo hai già ipotizzato?

Sì e no. Ho tanti progetti, ma nulla di concreto ancora. Li valuterò e li condividerò col mio gruppo sportivo. C’è ancora un po’ di tempo, vedremo anche cosa succederà l’anno prossimo.

Alla fine, nel 2023 c’è il rischio di vederti più remissiva?

No, assolutamente (sorride, ndr). Ve lo dico subito. Farò il corridore e mi vedrete così, la mia mentalità agonistica non mi abbandonerà. Partirò senza stress o pressioni varie. Voglio aiutare ed insegnare alle giovani, però voglio essere ancora un faro in corsa per la mia squadra.

La UAE riparte da Marta e dalla… Valcar: Bertogliati spiega

31.08.2022
5 min
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Questo articolo nacque a suo modo alla partenza della Parigi-Roubaix Femmes di quest’anno. Rubens Bertogliati aveva appena finito di parlare con Marta Bastianelli che si scaldava sui rulli, poi si era messo a osservare il camper della Valcar-Travel&Service, da cui le ragazze andavano e venivano. Era una sorta di punto di riferimento per tutte. Per Elisa Balsamo e Marta Cavalli, che si erano fermata a parlare con Davide Arzeni. Per Martina Alzini, che aveva chiesto a Chiara Consonni di legarle i capelli. E per tutte le ex, che per vari motivi tornano ogni volta a salutare, informarsi di come vada e chiedere consiglio.

«Sanno lavorare molto bene con le giovani – disse il team manager del UAE Adq Team – sono sicuramente un bell’esempio da seguire. Noi ci siamo presi quest’anno come osservazione, ma dal prossimo inizieremo a dare la nostra impronta».

Bertogliati erà nello staff del team emiratino come allenatore (foto UAE Team Emirates)
Bertogliati erà nello staff del team emiratino come allenatore (foto UAE Team Emirates)

Poi la corsa scrisse la sua storia con la vittoria di Elisa Longo Borghini e delle parole di Bertogliati ci siamo ricordati un paio di mesi dopo, quando si è sparsa la voce che alcune ragazze della Valcar sarebbero passate con loro: si parla di Consonni, Persico e Gasparrini. E soprattutto che anche Davide Arzeni avesse deciso di cambiare. Proprio lui, che assieme al presidente Villa è stato l’artefice della favola Valcar. Perciò da Rubens siamo ripartiti.

E’ iniziata la fase due?

Esatto. Annunceremo più avanti i nomi delle ragazze, ma è vero che diverse arrivano dalla Valcar, due molto importanti. Abbiamo costruito la squadra 2023 in modo diverso. Ho bisogno di 12 ragazze solide, che sappiano fare i loro risultati e aiutino le compagne a conseguirli. Atlete capaci di fare il lavoro vitale di supportare le leader. Il nostro obiettivo è dichiarato. Diventare entro il 2024-2025 una delle squadre faro del movimento. Non dico la numero uno, ma che diventi la squadra in cui vogliono venire le più forti.

Arzeni, qui alla Roubaix 2022, è forse il rinforzo più importante per il team
Arzeni, qui alla Roubaix 2022, è forse il rinforzo più importante per il team
Sulla falsa riga del team maschile?

Più o meno, sapendo bene che anche Mauro (Gianetti, ndr) farebbe fatica a diventare la numero uno con Pogacar. Preferisco riuscire a vincere Giro e Tour: sarò all’antica, ma certe classifiche non mi dicono molto. Per me la numero uno al mondo dovrebbe essere la Movistar, che ha vinto la maglia rosa e la gialla con Annemiek Van Vleuten.

Bene le ragazze, ma fa notizia l’arrivo di Arzeni.

Non è più un segreto. Avevamo bisogno di un rinforzo e lui ha creduto nel progetto dal momento che glielo abbiamo sottoposto, prima che arrivassero le ragazze. Volendo rifondare la squadra, abbiamo preso prima una nutrizionista e poi Arzeni. Con Valentino Villa ho un buon rapporto e so che grande lavoro abbiamo fatto negli anni. Sappiamo di portargli via una bella fetta della squadra. Non sarà facile sostituire uno come Davide, ma mi ha detto di aver già individuato persone valide.

Il team degli Emirati vuole diventare il riferimento entro il 2024-25 (foto UAE Team Adq)
Il team degli Emirati vuole diventare il riferimento entro il 2024-25 (foto UAE Team Adq)
Conoscevi Arzeni?

Solo di vista, lo avevo incontrato a Montreux a un aggiornamento UCI. Il suo nome me l’ha fatto per la prima volta il nostro tecnico, Fortunato Lacquaniti. Gli avevo chiesto chi avrebbe preso e lui rispose che il migliore fosse Davide. Quando ho scoperto che è di Varese, ho fatto una decina di telefonate ad amici e corridori della zona e tutti me ne hanno parlato molto bene. Anche Alessandro Covi, che lo ha avuto come direttore sportivo fra gli juniores. Con queste referenze e i 10 anni di esperienza che porta in dote, penso che il nostro parco direttori sportivi sia a posto.

Andate verso una struttura tecnica importante.

Decisamente, quello che volevo. Ora mancano due profili di donna, su questo sono stato categorico, per cui abbiamo individuato due ragazze che devono ancora firmare. Una coach e un direttore sportivo, che si integreranno col resto dello staff. Sarà donna anche il nuovo medico, lo abbiamo visto al Tour.

Mavi Garcia ha scelto di lasciare il team per passare alla LIV Cycling Xstra di Giorgia Bronzini
Mavi Garcia ha scelto di lasciare il team per passare alla LIV Cycling Xstra di Giorgia Bronzini
Tanti direttori sportivi e le corse si possono seguire con una sola ammiraglia?

Questo è un bel problema. Pare che l’UCI voglia mettere la seconda per Giro, Tour e le corse a tappe più importanti. Finora siamo stati fortunati che non è successo niente. Ma se fosse capitata una fuga importante, avremmo dovuto lasciarla scoperta o abbandonare la squadra dietro. Magari non in tutte le gare, ma questo ormai è uno sport in cui si fanno salite più lunghe di 10 chilometri. Se anche la doppia ammiraglia ce l’hanno solo 5-6 squadre, ci si organizza fra noi per coprirle tutte.

Ragazze in arrivo, cosa succede a quelle che ci sono già?

Marta Bastianelli dovrebbe rimanere e fate ancora un anno (foto UAE Team Adq in apertura). Restano Bertizzolo e Magnaldi. Non continua con noi Maaike Boogaard che va con Lefevere e Mavi Garcia che passa alla LIV Racing Xstra, forse perché è l’unica WorldTour che non abbia una leader per le corse a tappe. La trovo una scelta strana, ma ha detto di volere un ambiente diverso, forse perché ha sofferto la presenza di più leader.

Magnaldi è fra le ragazze del team 2023, qui al Tour of Scandinavia (foto UAE Team Adq)
Magnaldi è fra le ragazze del team 2023, qui al Tour of Scandinavia (foto UAE Team Adq)
Arzeni è stato fortissimo finora con velociste e pistard, come lo vedi a lottare per i Giri?

Ho visto come ha gestito il Tour di Silvia Persico e secondo me è stato molto bravo. Ha le caratteristiche per farlo. Diciamo che la squadra 2023 sarà nuova per tutti, dovremo decidere cose cammin facendo. E in questi giorni ho avuto una chiamata importante con una ragazza di gran nome, già impegnata però con un lavoro importante. Il suo arrivo sarebbe la ciliegina sulla torta.

Bastianelli, ritorno a Roubaix dopo gli scossoni di sei mesi fa

15.04.2022
5 min
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La Parigi-Roubaix è suggestiva, emozionante. Una gara per molti ma non per tutti, anzi per pochi. A maggior ragione da quando è stata inserita nel calendario femminile. Ne è convinta fin da subito Marta Bastianelli che lo scorso ottobre ha chiuso al quinto posto la prima edizione.

La 34enne dell’UAE Team ADQ è pronta per correrla domani con – parafrasando un detto popolare – la stessa filosofia di sei mesi fa: vola basso e schiva il sasso. Che per una gara che si corre sulle pietre è quantomai azzeccata.

Marta Bastianelli, decima al Fiandre, è stata la migliore delle italiane
Marta Bastianelli, decima al Fiandre, è stata la migliore delle italiane
Marta, che tipo di corsa è la Roubaix per voi ragazze?

Senza dubbio ha un contesto fantastico. Corri su strade uniche e la finisci entrando nel velodromo, che è davvero un momento esaltante. Siamo andate in mondovisione ed anche quello è stato bello, importante per il nostro movimento. Però al tempo stesso è una corsa pericolosa o che può diventarla se le condizioni meteo sono brutte, proprio come l’anno scorso. Di sicuro dopo quella esperienza la Roubaix non è adatta a tutte. Chi l’ha disputata ad ottobre solo perché, giustamente, era un onore esserci ma senza avere le caratteristiche fisiche giuste, e penso ad alcune atlete minute, secondo me domani non si ripresenta al via.

Appunto, dici che si siano rese conto della sua durezza?

Ce ne siamo rese conto tutte. In molte hanno dovuto rinfoderare tutto quell’entusiasmo che c’era per correrla. Personalmente ero piuttosto scettica su questo stato di grande eccitazione che c’era in gruppo. Avevo il dubbio che non tutte sapessero a cosa stavano andando incontro. Già dopo la ricognizione avevo capito che sarebbe stata un macello. Avevamo dolori un po’ dappertutto. Quello della Roubaix non è come il pavè delle Fiandre. E’ massacrante.

Dal 26 febbraio (9ª alla Het Nieuwsblad), Bastianelli è uscita dalle 10 solo alla Strade Bianche. In carriera ha vinto Gand (2018) e Fiandre (2019)
Dal 26 febbraio (9ª alla Het Nieuwsblad), Bastianelli è uscita dalle 10 solo alla Strade Bianche
Dopo il quinto posto dell’anno scorso, la Roubaix la consideri in modo diverso?

E’ stato un bel risultato, il punto di partenza per domani. Ero preparata a cosa mi sarebbe toccato. Mio marito che l’ha corsa nel 2012 (Roberto De Patre vi ha partecipato con la Farnese Vini-Neri Sottoli, ndr) me l’aveva descritta come una gara durissima ed anche altri erano della stessa idea. Diciamo che quel piazzamento mi ha aiutato a rivalutare in parte la durezza della gara.

Quest’anno che gara sarà?

Le previsioni meteo sembrano buone, quindi potrebbe essere un po’ più semplice. Ma solo sotto quest’aspetto perché per il resto è una gara dove il fattore fortuna conta più del fattore gambe. Anche a livello mentale è una corsa esigente. Devi stare molto concentrata. Tutte vogliono prendere i settori di pavè davanti. Tutte vogliono andare sulle parti migliori di quelle stradine. Col bel tempo potrebbe essere una gara aperta a più atlete ma alla fine credo che saranno decisive le energie rimaste in corpo piuttosto che le proprie caratteristiche da velocista o passista.

Partendo dal presupposto che sarai una delle favorite, chi è per te invece la avversaria più pericolosa?

Ce ne sono tante. Della Trek-Segafredo non so chi ci sarà ma vanno tenute d’occhio, così come tutte quelle della SD Worx. C’è la Norsgaard della Movistar che può fare bene e ti avrei detto anche la Vos. Ultimamente però Marianne non mi è sembrata molto in forma anche se lei è capace di tutto. Forse la cliente da temere di più sarà Lotte Kopecky (SD Worx, ndr). Ha vinto il Fiandre ed è in grande condizione.

Rispetto all’anno scorso come la affronterai?

Ovviamente per fare meglio ma parto come ero partita ad ottobre. Ovvero a fari spenti e con poche ambizioni, così tutto quello che viene è di guadagnato. Tuttavia ora mi sento meglio rispetto al Fiandre che ho corso davanti, anche se non era nei miei programmi iniziali (l’ha chiuso in decima posizione, ndr) perdendo contatto su uno degli ultimi muri. A differenza dell’anno scorso spero di avere almeno una compagna nel finale che possa essermi di supporto. Sarebbe fondamentale.

Dopo la Roubaix come sarà il tuo calendario indicativamente?

Non correrò le Ardenne. Farò ancora qualche gara tra Lussemburgo e Bretagna poi farò un periodo di riposo. Quantomeno tornerò un po’ a casa dalla famiglia visto che siamo fuori da tanto tempo ed anche questo aspetto incide molto. Dovrei fare un po’ di altura e dovrei correre il Tour de France Femmes anziché il Giro d’Italia Donne. Con la nazionale stiamo valutando se correre i Giochi del Mediterraneo mentre europei e mondiali, visti anche i percorsi, potrebbero essere obiettivi un po’ più concreti. Possiamo dire che dopo la Roubaix penserò alla seconda parte di stagione.

Bastianelli Omloop 2022

Bastianelli: il Belgio e la voglia di correre “in casa”…

01.03.2022
5 min
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L’inizio di stagione nel ciclismo femminile ha detto a chiare lettere che l’esperienza continua ad avere un peso preponderante. Le ultratrentenni sono al potere, non solo la numero 1 Van Vleuten e alle porte della stagione delle grandi classiche, Marta Bastianelli reclama un posto al ristretto tavolo delle big, quel posto che ha saputo conquistarsi a suon di vittorie negli ultimi anni. Pur all’alba dei suoi 35 anni e di quella che “dovrebbe” essere la sua ultima stagione, mai la laziale aveva iniziato tanto forte, portando a casa 3 vittorie, due in Spagna (Vuelta CV Feminas e una tappa alla Setmana Valenciana) e l’imperiosa volata della Omloop van het Hageland.

Il tris è servito

Quest’ultima vittoria ha un sapore particolare perché era nel primo weekend di gare nel “suo” Belgio, dove punta a un bottino importante e nel suo racconto della gara c’è tutto il pathos vissuto per un’intera giornata.

«Ho avuto grandi compagne di squadra – ha detto – che hanno impedito lo sviluppo di azioni di contropiede e con Sofia Bertizzolo abbiamo fatto attenzione ai colpi decisivi. Quando nell’ultimo passaggio sul pavé la corsa è esplosa, io c’ero.

«Il finale è stato micidiale perché negli ultimi 5-6 chilometri ci sono stati attacchi incessanti, ho dovuto rispondere più volte agli scatti e c’era anche molto vento. Sono riuscita a prendere la ruota della Norsgaard (che per la cronaca si è oggi rifatta vincendo Le Samyn davanti a Consonni e Guazzini, ndr), ma lei era un po’ bloccata contro le barriere e sono riuscita a passare a sinistra per vincere».

Bastianelli Uae 2022
Il team vincente di domenica, da sinistra Bertizzolo, Bastianelli, Tomasi e davanti la Trevisi
Bastianelli Uae 2022
Il team vincente di domenica, da sinistra Bertizzolo, Bastianelli, Tomasi e davanti la Trevisi

Vietata ogni distrazione

Il Belgio per Marta Bastianelli non ha segreti: lo dice il suo palmares e lei per prima non ha mancato di sottolinearlo anche dopo la sua ennesima vittoria.

«Su queste strade serve sempre tanta attenzione – ha detto – non puoi distrarti mai, devi saper correre rimanendo sempre nelle prime posizioni del gruppo e con una squadra che sappia rispondere agli attacchi continui. Non nego che ci siano stati momenti difficili, abbiamo rischiato di veder vanificato tutto il lavoro, per questo le compagne sono state bravissime a dare grandi strattonate per annullare ogni azione».

La sua stagione avrà ora il suo epicentro al Nord: Gand-Wevelgem e Giro delle Fiandre sono nelle sue corde, in fin dei conti il suo nome nell’albo d’oro c’è già, poi il 16 aprile c’è l’appuntamento con la Parigi-Roubaix, un evento tutto da scoprire sia come caratteristiche che come sua adattabilità, anche se il pavé non le è mai dispiaciuto. Poi la campagna del Nord passa alle gare valloni che tecnicamente non sono per lei ideali e allora perché non pensare a un anticipato ritorno a casa?

Bastianelli 2016
La vittoria del 2016 al Liberazione, davanti all’australiana Wells e ad Arianna Fidanza
Bastianelli 2016
La vittoria del 2016 al Liberazione, davanti all’australiana Wells e ad Arianna Fidanza

Suggestione romana

Il 25 aprile Roma tornerà ad accogliere il Gran Premio Liberazione femminile: finora ne sono state disputate solo 3 edizioni, dal 2016 al 2018 e le prime due sono state appannaggio proprio della campionessa di Lariano, che a quella gara non può non essere legata in maniera speciale.

«A guardarla in modo superficiale – dice – si potrebbe dire che quella romana sia una corsa facile. Poi quando ci sei dentro ti rendi conto che è nervosa, una vera classica in cui devi fare corsa di testa e con la testa, nel senso che se molli la concentrazione, ti va via la fuga, il gruppo si allunga e sei fuori dai giochi».

Quando si è cominciato a parlare del ritorno della gara femminile a Roma, la portacolori dell’Uae Adq Team è stata tra le più felici e non solo perché significava tornare a gareggiare davanti al suo pubblico.

«E’ bellissimo – dice – che siano riusciti a riprendere il Liberazione. Una gara iconica per il nostro Paese e una bellissima vetrina anche per la nostra regione. Una gara importante, poco da dire».

E’ facile sparire

Marta conosce a memoria quel circuito, anche se è passato qualche anno dalla sua ultima vittoria e sa che le insidie sono molte, anche se altimetricamente può sembrare una gara molto semplice.

«Forse la caratteristica principale – riflette – è proprio che se parte la fuga, smetti subito di vederla. Il rettilineo più lungo è quello dell’arrivo, dopodiché è molto facile sparire dalla vista del gruppo, anche se il vantaggio è di appena 20 secondi. E correre così, senza punti di riferimento, diventa snervante».

Bastianelli 2017
Nel 2017 batte nello sprint a due la lituana Leleivyte e dedica il successo al compianto Scarponi
Bastianelli 2017
Nel 2017 batte nello sprint a due la lituana Leleivyte e dedica il successo al compianto Scarponi

Due vittorie. E la terza?

Tornando indietro con la memoria, che cosa le è rimasto dentro della sua prima vittoria a Roma?

«Un turbine di emozioni – dice – ero nella mia città, lungo la strada c’erano gli amici e la famiglia. Era anche la prima edizione, per l’occasione venne giù anche Alessia Piccolo e rimase incantata. Poi l’ho rivinta anche l’anno dopo e fu lo stesso bellissimo. E se posso dirlo, mi dispiacerebbe non esserci quest’anno. Con questa cosa che alla fine del 2022 smetterò di correre devo farci pace. Se decidessi di continuare, mio marito la prenderebbe male. Ma certi giorni la voglia di non mollare è forte. Magari correre un altro Liberazione potrebbe incidere, chi può dirlo? Ne parleremo più avanti…».

L’appuntamento è ancora lontano, una decisione verrà presa più avanti, intanto ci sono altre prove da affrontare a cominciare da sabato, dalla Strade Bianche dove in fin dei conti non se la cava così male, se nel 2019 è stata quarta. Quella è una gara che si combatte corpo a corpo e questa formula a lei non è mai dispiaciuta…

Marta ed Elisa, storie diverse e l’iride a vent’anni

23.02.2022
5 min
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E’ difficile dire se la notizia di domenica scorsa sia stata la seconda vittoria di Marta Bastianelli in pochi giorni o il fatto che per ottenerla si sia dovuta lasciare indietro Elisa Balsamo. Sta di fatto che quando la romana ha capito di doversela giocare contro la campionessa del mondo, ha chiesto a Sofia Bertizzolo di portarla alla sua ruota. E a quel punto ha atteso i 200 metri lanciando il testa a testa che l’ha vista imporsi sul traguardo di Valencia.

«Ho cominciato bene – dice con un sorriso così, subito prima di andare a riprendere Clarissa al pulmino della scuola – anche se non ho cambiato nulla rispetto al passato. Forse ha inciso la serenità di pensare che sarà l’ultimo anno e il fatto di vivere una situazione senza particolari ansie. Forse ho ripreso a stare bene fisicamente dopo gli acciacchi dell’anno scorso…».

Soddisfazione doppia per Marta a Valencia dopo la vittoria su Elisa Balsamo
Soddisfazione doppia per Marta a Valencia dopo la vittoria su Elisa Balsamo

La più forte del mondo

Sarà davvero l’ultimo anno? Se pensarlo alleggerisce la tensione, le buone sensazioni in bici riaprono la porta su una scelta che dovrebbe essere definitiva. E siccome questo sì potrebbe essere un pensiero destabilizzante, Marta ha deciso di riporlo nel fondo di un cassetto, riservandosi di riprenderlo quando la stagione avrà emesso i suoi verdetti.

«Nel finale di tappa – dice – ero concentrata sulla volata. Non erano rimaste tante velociste, giusto la Balsamo e io. La Wiebes si è fatta sotto alla fine, ma era sfinita e ha ceduto. Devo dire grazie a Sofia Bertizzolo che mi ha portato fino alle ruote giuste e quando ho capito che me la sarei giocata contro la più forte del mondo, ho cercato di fare al meglio il mio lavoro ed è andata bene».

Marta Bastianelli (qui con Bronzini) ha vinto il mondiale a 20 anni: 2 meno di Elisa Balsamo
Marta Bastianelli (qui con Bronzini) ha vinto il mondiale a 20 anni: 2 meno di Elisa Balsamo
Perché dici che è la più forte del mondo?

Perché è giovane e ha margini incredibili. Perché a 22 anni è già una delle più forti. Perché tiene su certe salite ed è velocissima. Perché ha una forza mentale notevole. Lo vedi se un’atleta è forte ed Elisa è incredibile. E poi mi piace tantissimo come persona.

Se lei è la più forte del mondo, tu che l’hai battuta cosa sei?

Anche io sono stata campionessa del mondo (scoppia a ridere, ndr) e sono stata battuta. Nessuna è imbattibile e lei ha dimostrato la sua superiorità nella prima tappa, che era dura. E’ rimasta davanti e ha vinto la volata.

Tu hai vinto il mondiale a 20 anni, due meno di Elisa. Che effetto fa a quell’età un peso del genere?

Me lo sono chiesta anche io. Ho pensato che a me la maglia pesò tantissimo, invece lei sembra super disinvolta. Dopo la prima tappa, siamo andate a farle i complimenti e le abbiamo detto proprio questo: «Ma a te questa maglia non fa proprio nessun effetto?». Elisa ha sorriso.

Bastianelli Balsamo Leuven 2021
Mondiali di Leuven, dopo l’arrivo l’abbraccio bellissimo fra Balsamo e Marta Bastianelli
Bastianelli Balsamo Leuven 2021
Mondiali di Leuven, dopo l’arrivo l’abbraccio fra Balsamo e Bastianelli
Elisa ha alle spalle uno squadrone, forse la Safi-Pasta Zara di allora non era così forte per te…

E’ quello che ha detto anche lei, guardando le ragazze della Trek-Segafredo. Ha indicato la Longo Borghini e Ellen Van Dijk e mi ha detto: «Se a tirarmi la volata c’è gente così, come faccio a sbagliarle?». Non ha tutti i torti…

Longo Borghini, Bastianelli, Balsamo: un pezzetto della nazionale di Leuven…

Quando vedo loro, mi sento a casa. Alla Longo piace mettersi a disposizione, ma io credo che possiamo ancora tutte fare delle belle cose nelle corse importanti.

Si può fare un bilancio di questi primi mesi con il UAE Adq Team?

Il pacchetto è lo stesso di prima, anche se in ritiro sono stati con noi il team manager Rubens Bertogliati, Melissa Moncada che è presidente del team e anche Mauro Gianetti. C’è un po’ di aria nuova e ci sono ragazze che sarebbero arrivate a prescindere dal cambio di sponsor. Io continuo a lavorare con Pino Toni, con la supervisione di Michele Devoti che sovraintende la preparazione di tutte e alcune ragazze le segue in prima persona (Mavi Garcia, ad esempio, ndr).

Si percepisce che alle spalle del team adesso c’è una realtà ben più grande rispetto a prima?

Con l’Alé sono stata bene per cinque anni, mi sono lasciata in buoni rapporti da persona matura, ma non vi nego che ci sono state alcune promesse non mantenute che mi hanno un po’ delusa! Adesso si sente chiaramente che dietro alla squadra c’è una struttura davvero grande, si parla di altre realtà ed è palpabile il fatto che ci avvicineremo sempre di più alla realtà del team maschile.

Dopo la vittoria, il UAE Adq Team ha fatto giustamente festa attorno a Marta
Dopo la vittoria, il UAE Adq Team ha fatto festa attorno a Marta
Che cosa ti è parso di Safia Al Sayegh, la campionessa degli Emirati?

E’ davvero una ragazza in gamba, che in ritiro si è trovata benissimo con noi. Si vede che con le strade di laggiù la sua preparazione era inferiore alla nostra, ma non si è mai tirata indietro. Le corse cui ha partecipato sono diverse dalle nostre e spero che ora trovi il modo di prepararsi al meglio. La particolarità rispetto alle nostre abitudini è che debba correre sempre con il velo. Ho idea che allenarsi nel deserto dovendosi coprire sia parecchio impegnativo.

E tu come stai?

Le gambe stanno bene, a prescindere che sia o meno l’ultimo anno. Voglio stare con i piedi per terra. Ogni anno si ricomincia, si tira una riga e si riparte. A Valencia mancava la SD Worx, mancavano alcune delle forti. Lo stesso sono pronta per la Omloop Het Nieuwsblad e le strade del mio Nord. So per certo che prenderò la mia dose di schiaffoni, ma di quelli non ho mai avuto paura.

Le azzurre in Spagna lavorano e aspettano i percorsi

18.01.2022
4 min
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L’hotel Diamante di Calpe è lo stesso in cui si sono… accampati di nuovo i pro’ della Gazprom-RusVelo, quelli del Team Dsm e anche la nazionale britannica della pista. Quando Paolo Sangalli ha unito tutti i puntini degli spostamenti delle azzurre, si è reso conto che la cosa più utile da fare fosse portare il ritiro da loro, piuttosto che costringerle a un viaggio supplementare. Perciò nell’impostare il primo raduno del 2022, il nuovo commissario tecnico ha scelto la Spagna. Ci rimarranno fino a sabato, dato che il volo di ritorno è stato ritardato di un giorno. E poi torneranno per un secondo blocco, che condurrà al debutto di Valencia. Così il 2022 prenderà finalmente il largo.

«Siamo qui con un gruppo eterogeneo – dice Sangalli, che nella foto di apertura è con le atlete, con Marco Velo, i massaggiatori Moro e Gradi e il meccanico Foccoli – ragazze della strada, altre di strada e pista, quelle di strada e crono… Sono venuti anche Villa e Velo, si sta lavorando bene tutti insieme. Velo porta le metodologie che usano con Ganna, Affini e Sobrero, sono contento. Intanto le giovani sono a contatto con le più esperte e imparano tanto. Soprattutto quelle che corrono nelle squadre WorldTour hanno leader che non parlano italiano e tutto diventa più difficile. E anche per me l’occasione è utile per conoscere le nuove e seguirle per la prima volta in allenamento».

Il gruppo delle azzurre di rientro a Calpe, dopo l’allenamento sulle strade dell’entroterra (foto Fci)
Azzurre di rientro a Calpe, dopo l’allenamento sulle strade dell’entroterra (foto Fci)
Andiamo con ordine, come va col Covid?

Siamo attenti a tutto. Praticamente l’hotel è così grande che riusciamo a stare nel nostro gruppo senza avere quasi contatti con altra gente. Ogni cosa che si tocca, ci disinfettiamo le mani. Anche in ascensore riusciamo a evitare contatti. Il momento è questo, si deve stare attenti a tutto quel che si fa.

Come va nel nuovo ruolo?

E’ stato un passaggio quasi naturale, conoscevo già le ragazze. Ho iniziato a comunicare con i tecnici delle squadre, soprattutto le straniere, non per fare la voce grossa, ma per essere trasparente e fargli capire che la nazionale ci tiene. Hanno delle atlete che a noi interessano e per le quali sarà cruciale la giusta programmazione.

Programmazione: come si fa senza sapere bene dove e come si correrà?

Questo è il primo problema. Prima di ragionare dei programmi delle ragazze e fare una selezione credibile, bisognerebbe in effetti capire bene come saranno fatte le gare che dovremo affrontare. Non abbiamo ancora i percorsi definitivi. A quanto si sa, i mondiali di Wollongong si articoleranno attorno a due circuiti, ma non si capisce quante volte si farà l’uno e poi l’altro. Da quanto sappiamo, gli ispettori UCI non sono ancora andati a fare il sopralluogo, perché non è semplice, fra quarantene e altro.

Un gruppo eterogeneo, con azzurre specialiste della strada, della cronometro e della pista (foto Fci)
Un gruppo eterogeneo, con specialiste di strada, cronometro e pista (foto Fci)
Invece gli europei?

Aspettiamo a breve notizie dalla UEC per quelli U23 e juniores che si correranno ad Anadia, in Portogallo. Mentre Bennati e Velo andranno a breve a vedere quello degli elite a Monaco di Baviera. Abbiamo visto le altimetrie. C’è un tratto in linea ondulato e poi un circuito nervoso, ma tendenzialmente abbastanza veloce. Un po’ come Glasgow.

Bè, non ci dispiace allora, visto che quella volta vinse Marta Bastianelli…

Marta è qua assieme a Elena Cecchini e sono i fari del ritiro. Sono molto propositive e non avevo dubbi, ma questa disponibilità per me è un segnale importante. Erano già qua in ritiro o ne cominceranno un altro subito dopo, eppure non sono volute mancare.

Che notizie di Elisa Balsamo?

Anche lei in Spagna, ma con la Trek-Segafredo. Sarà con noi nel prossimo blocco, dal 7 al 16 febbraio. La soluzione spagnola per venire incontro alle loro esigenze è venuta bene e mi permetterà anche di seguire la prima gara. Nei limiti del possibile, cercherò di vederne il più possibile.

Tutto liscio, quindi?

E’ un momento di serenità e chi è fuori è giusto che un po’ sia scontento, perché vuol dire che ci tiene.

Il primo raduno 2022 si concluderà sabato, il secondo inzierà il 7 febbraio (foto Fci)
Il primo raduno 2022 si concluderà sabato, il secondo inzierà il 7 febbraio (foto Fci)
E intanto in Italia ha ripreso ad allenarsi la Guderzo, che punta alla maglia azzurra.

Mi ha comunicato questa decisione qualche giorno prima che uscisse. Ho rispetto assoluto per il corridore che è, non che è stato. Ha passione e sono contento per la squadra di Rigato perché Tatiana porterà in dote dei bei punti che potrebbero rendere qualche invito in più. Le ho detto che se vuole, potrà venire al prossimo ritiro.

Senti ancora Salvoldi?

Certo, siamo amici. Sta lavorando sodo con gli juniores. Conoscendolo, vedrete che andrà alla grande anche con loro.