Uno sguardo al futuro. Juan Ayuso vola anche tra i grandi

17.01.2022
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Quattordici secondi. Per alcuni giorni i fans dei numeri non hanno parlato di altro sui social. E’ il distacco che Juan Ayuso ha accusato da Tadej Pogacar sul Coll de Rates. Ed ecco che subito sono scattati i paragoni. Gli spagnoli sognano e lo stesso fanno i tifosi di ciclismo. Due fenomeni che si sfidano. E lo fanno a livelli siderali.

Noi ce li immaginiamo. La squadra imbocca compatta la scalata e scatta la bagarre. Lo sloveno li mette tutti in fila, come faceva Pantani ai suoi tempi e il ragazzino lo segue. Tadej, che è sempre un ragazzino, non ci sta. Accelera e alla fine, forte della sua “esperienza” (hanno 42 anni in due!), lo stacca di quella manciata di secondi.

Risultato? Il record di Kwiatkowski è demolito di oltre due minuti e la notizia fa impazzire il pubblico virtuale di tutto il mondo.

Ayuso San Sebastian 2021
Dopo il Giro U23, Ayuso è passato subito dalla Colpack alla UAE (con cui era già sotto contratto)
Ayuso San Sebastian 2021
Dopo il Giro U23, Ayuso è passato subito dalla Colpack alla UAE (con cui era già sotto contratto)

Vuelta? Sì, no, forse…

Juan Ayuso è già un grande. Abbiamo imparato a conoscere questo talento al Giro d’Italia U23. Juan lo ha stravinto. Valoti ci disse che faceva fatica a trattenerlo. Finita la baby corsa rosa la UAE lo richiamò alla base e Juan iniziò il suo cammino tra i grandi e nel WorldTour: Giro dell’Appennino, GP Lugano, San Sebastian e altre classiche.

Da questo momento inizia a fare sul serio. «Voglio essere il migliore, lavoro per questo e per vincere il Tour, il mio sogno da bambino – ha detto Ayuso durante il media day di qualche giorno fa indetto dalla UAE – Voglio essere al massimo durante tutto l’anno, anche se in squadra mi dicono di stare tranquillo.

«L’obiettivo è iniziare bene, tanto più che debutterò nella gara di casa, alla Valenciana. Sono emozionato di questo debutto perché ho assistito ad un bel po’ di edizioni. Andavo a vedere la corsa dal vivo e spesso lasciavo la scuola! L’unica volta che i miei genitori me lo permettevano. Vincerla? Perché no!»

La stagione di Ayuso proseguirà sempre in Spagna con Andalusia e Catalogna, ma la squadra ha previsto per il giovane valenciano un calendario non impossibile.

«Non farò la Vuelta, avrò un calendario “più semplice”, ma mai dire mai. Meglio iniziare la stagione e capire il livello del World Tour. La Vuelta è nel finale di stagione e c’è tutto il tempo per vedere come andrò ed eventualmente riprogrammare la preparazione. Oggi non sono in lista, ma dipenderà un po’ da come andrà appunto l’anno e da cosa mi sentirò di fare».

La Clasica de San Sebastian 2021 è stata la sua prima gara WorldTour e Juan l’ha chiusa al 18° posto (Photo Fizza)
La Clasica de San Sebastian 2021 è stata la sua prima gara WorldTour e Juan l’ha chiusa al 18° posto (Photo Fizza)

Tra Rui Costa e Pogacar

Un calendario più semplice, ma idee subito chiare. E soprattutto un “modus operandi” già da veterano. Come a dire che deve imparare subito il mestiere. E infatti tra pochi giorni Ayuso sarà di nuovo impegnato in un training camp. Andrà in altura, a Sierra Nevada, e ci andrà con Rui Costa, lui sì un veterano, al quale sembra essere stato “assegnato” il ruolo di chioccia. E infatti il portoghese è il suo compagno di stanza.

«Andrò in altura, vero – dice Juan – ma io non vedo l’ora che inizi la stagione. Sono molto motivato. Con la squadra mi trovo benissimo e sto imparando molto».

«Allenarsi con i migliori poi ti aiuta a migliorare. Con Tadej andiamo davvero d’accordo. E’ un ragazzo molto rispettoso. Ha quattro anni più di me, ma è ancora giovane e infatti ci piacciono le stesse cose. Mi ha detto che è contento che io vada forte perché più corridori bravi ci sono e meglio è per la squadra».

Juan Ayuso vince a Sestola, il primo arrivo in quota del Giro U23 e mette subito le cose in chiaro anche in salita (foto Instagram)
Ayuso vince a Sestola, il primo arrivo in quota del Giro U23 e mette subito le cose in chiaro anche in salita (foto Instagram)

Crescita e attese

«Dopo il Giro under – continua Ayuso – un po’ le cose sono cambiate e sono stato riconosciuto molto di più. Ma resto un ragazzo tranquillo che non si stressa più di tanto qualunque cosa accada.

«Sono il primo a pretendere il massimo da me stesso, ma devo anche essere realistico. Quando ho preso parte alla Clasica di San Sebastián sapevo che se non avessi vinto non sarebbe successo nulla. Anche se molti si aspettavano molto da me».

Ci sono poi i paragoni. Quelli con Carlos Rodriguez, il “coetaneo” che milita nella Ineos e quelli più pesanti con Contador e soprattutto Valverde. Per molti spagnoli Ayuso è l’erede naturale di Alejandro.

«In salita mi difendo bene – difendo ci sembra un eufemismo visto come è andato sulle grandi scalate del Giro U23 l’anno scorso – dopo i 200 chilometri mi trovo bene e ho anche una buona sparata, ma Alejandro ha dimostrato tantissimo e lo ha fatto per più anni di carriera di quanti ne abbia io nella mia vita! È vero: forse è un corridore a cui somiglio, ma ognuno ha il suo stile. Vedremo nel corso degli anni».

Curiosità e conferme, la Colpack riparte dopo il super 2021

15.01.2022
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Non è facile ripartire dopo un anno in cui si è vinto praticamente tutto. Non è facile trovare gli stimoli. E forse c’è anche un po’ di “paura” per quel che si è chiamati a fare. Tutti in qualche modo ti aspettano al varco. La Colpack-Ballan è di fronte a tutto ciò.

Lo scorso anno la corazzata di Beppe Colleoni e Antonio Bevilacqua ha portato a casa moltissime corse importanti, due delle quali basterebbero a tenere in piedi un palmarès dell’intera vita di un team: il Giro d’Italia e il campionato mondiale, entrambi U23. Senza contare i quattro passaggi nel professionismo: Ayuso (che comunque era già sotto contratto con la UAE), Baroncini, Verre e Gazzoli.

Gianluca Valoti, diesse del team, era in ammiraglia quando sono arrivati questi trionfi (non al mondiale chiaramente). E da lui ripartiamo.

La grande stagione della Colpack è passata anche per gare importanti come il Giro di Sicilia
La grande stagione della Colpack è passata anche per gare importanti come il Giro di Sicilia
“La stagione migliore di sempre”, così avevate scritto sul vostro sito, Gianluca…

Trentuno anni del team e trenta dell’attività di Bevilacqua e di Rossella (Di Leo): per la Colpack è stato davvero curioso, sembrava fatto apposta che certi successi arrivassero tutti insieme. Coroniamo un lavoro eccezionale di squadra.

Non è facile ricominciare dopo un anno così…

Non è facile, tutti ci aspettano a fare qualcosa di bello e di importante. Siamo consapevoli che non possiamo fare le stesse cose, ma con i nostri atleti saremo competitivi come tutti gli anni. Anche perché abbiamo confermato quasi tutti i nostri velocisti, quindi abbiamo un’ottima squadra per la pianura. E al tempo stesso mi aspetto delle sorprese per le gare più impegnative. Sono curioso.

Da quanti corridori ripartirete?

Ripartiamo da 18 corridori, le continental al massimo possono averne 16, ma noi abbiamo anche i due specialisti della pista, che sono Davide Boscaro e Gidas Umbri. Boscaro si alternerà anche un po’ di più rispetto a Gidas con l’attività su strada. E poi abbiamo tre ragazzi stranieri.

Chi sono?

Uno è Nicolas Gomez, il colombiano che abbiamo confermato. Un altro è un irlandese, Ronan O’ Connor, e poi abbiamo uno spagnolo, Ruben Sanchez. Questo ragazzo ce lo ha suggerito Matxin e vista come è andata con Ayuso non potevamo dire di no! E’ un primo anno l’anno scorso ha vinto cinque corse.

Un irlandese? Come siete andati a pescarlo?

E’ di primo anno, ce lo ha consigliato Matteo Cigala, che corse con noi 7-8 anni fa. Lui si è trasferito in Irlanda dove segue una squadra di giovani. Ha notato questo ragazzo e ce lo ha segnalato. Ronan deve completare l’ultimo anno di scuola e pertanto nella prima parte di stagione non starà molto con noi. Però dopo febbraio verrà in Italia per un periodo. Lassù, infatti, le scuole funzionano in modo un po’ diverso e proprio a febbraio ci sono degli esami. Fatti questi esami potrà venire per un po’ da noi. Da marzo in poi farà la spola tra Italia e Irlanda. Viene da vicino Dublino, ad una decina di chilometri. E’ uno scalatore puro.

Scalatore puro, in Irlanda non ci sono molte salite…

Abbiamo fatto un mini raduno a dicembre e dai test abbiamo visto che è molto valido. Io sono convinto che nel calendario italiano dilettanti può far bene.

Cosa hai detto ai ragazzi in questo raduno di dicembre?

Ho detto che devono essere orgogliosi di vestire questa maglia, che veniamo da un anno fantastico e potrà essere altrettanto bello.

Cosa ti chiedevano?

Mi chiedevano soprattutto del mondiale e del Giro, di Baroncini e di Ayuso. Mi chiedevano come avessimo preparato questi importanti eventi.

Chi sono gli altri ragazzi di primo anno che avete preso?

Uno è Matteo Ambrosini. Lui viene dal pattinaggio sul ghiaccio di velocità, faceva le specialità dei 3.000 e dei 5.000 metri. Quando prima ho parlato di sorprese e di curiosità, mi riferivo proprio a ragazzi come lui. Matteo chiaramente non ha molta esperienza, ma da quel che ho visto può andare molto bene. E lo stesso O’Connor, l’anno scorso in Irlanda ha fatto appena 30 corse, ma va detto che lassù amatori e categorie agonistiche corrono insieme. Tornando a Matteo, lui d’estate andava in bici per allenarsi per il pattinaggio. Ha fatto un anno da amatore anche lui. E’ di Asiago, lo ha notato Flavio Miozzo. Gli abbiamo fatto dei test e lo abbiamo poi subito preso.

Ronan O’Connor, l’irlandese ha preso parte anche ai mondiali di Leuven (foto Instagram)
Ronan O’Connor, l’irlandese ha preso parte anche ai mondiali di Leuven (foto Instagram)
In effetti sarà curioso vedere come si troveranno questi ragazzi…

Eh già, ma i “primi anni” non finiscono qui. Ricordo che abbiamo preso anche Alessandro Romele, campione italiano juniores. Tra l’altro, lui è stato il primo ad essere ingaggiato lo scorso anno. Abbiamo iniziato a parlarci a maggio e in pochissimo abbiamo concluso l’accordo. Ci abbiamo creduto quindi prima che vincesse l’italiano. Mi sembra un corridore più completo, un Baroncini… con tutte le proporzioni del caso! Diamogli tempo.

In una situazione del genere non sarebbe stato più facile rifondare la squadra quasi del tutto? Oppure si cerca di essere pronti con gli altri?

Mattia Petrucci per esempio poteva già passare professionista. Però per crescere meglio ha deciso di restare ancora un anno in Colpack. Lui è un buon corridore, ha parecchia resistenza, ha fatto terzo al Val d’Aosta e su certi percorsi può dire la sua. E’ chiaro, non sarà come il 2021 ma noi siamo fiduciosi della forza dei nostri ragazzi.

E tu Gianluca? Come riparte il diesse da un super anno come il 2021?

Sapete che non abbiamo avuto neanche il tempo di metabolizzare la splendida stagione passata? Appena finito l’anno agonistico c’è stato subito da prendere delle decisioni importanti. Cosa fare? Restare una continental? Affiancarci a qualche squadrone WorldTour? Sapete che volevano prenderci… Insomma è stato un susseguirsi di situazioni ed eccoci qui che siamo già a gennaio. Dal 6 febbraio, Covid permettendo, ci riuniremo a Tortoreto Lido per un raduno.

Baroncini e Ayuso litigano e Nys se la gode

11.09.2021
5 min
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Si gioca tutto nella doppia curva finale, che è come quella in cima a via Santa Caterina, prima di piazza del Campo alla Strade Bianche. Il gruppetto dei sei al comando del campionato europeo under 23 non perde un colpo. Prima ha provato Zana, che un po’ ha spiazzato Baroncini. Poi si sono preparati per la volata. Baroncini contro Ayuso, quasi un anno insieme al Team Colpack. In scia c’è un belga, si chiama Nys…

Sin dai primi Giri, la Spagna forza il ritmo sulla salita di Povo
Sin dai primi Giri, la Spagna forza il ritmo sulla salita di Povo

Volata fratricida

I due si guardano. Si danno spallate. Si conoscono, devono solo convincersi di essere avversari. Ma è chiaro che abbiano occhi l’uno per l’altro e non si siano accorti che Thibau Nys dalle retrovie si sta lanciando per la più classica delle rimonte. Fra i due litiganti gode lui, uomo del cross, figlio di Sven, portento del fango.

«Non credo che tutti sapessero quanto sono veloce – sorride il belga, fresco campione europeo – mentre io ho dovuto faticare per stare con loro in salita. La sola cosa di cui ero certo, è che se fossi arrivato davanti con il gruppo di testa, con il mio sprint avrei potuto giocarmi una medaglia. Il finale è tecnico e sarebbe pericoloso in un gruppo numeroso, ma affrontarlo in sei è stato perfetto».

E’ Garofoli nell’ultima giro a suonare la carica: il marchigiano dà tutto
E’ Garofoli nell’ultima giro a suonare la carica: il marchigiano dà tutto

L’ultima curva

Baroncini ha l’argento al collo e più parla e più capisce che Nys li ha proprio messi nel sacco. E un po’ sorride, perché comunque di più non poteva fare e il secondo posto era tutto fuorché scontato.

«Sono uscito per primo dall’ultima curva – dice – era una cosa fondamentale. Ma lui è stato più veloce e non me lo aspettavo. Ero più concentrato su Ayuso, abbiamo fatto a spallate per 300 metri. Ho fatto il possibile per la squadra e ci riproveremo al mondiale. Pensavo che Zana mi tirasse la volata, ma ha fatto bene a provare. Certi colpi di mano sono quelli che spesso danno risultato. Quanto a Nys, è rientrato dalle retrovie ed è stato fortunato a prendere il momento giusto».

Ultimo giro, Zana sta per uscire dal gruppo, mettendo il belga in fuga nel mirino
Ultimo giro, Zana sta per uscire dal gruppo, mettendo il belga in fuga nel mirino

Amico Ayuso

Ayuso, l’altro caduto nel tranello di sottovalutare Nys, la vive con apparente leggerezza. Alle interviste se la cava super bene con l’inglese, confermando che frequentare la scuola americana stia dando ottimi risultati.

«Nell’ultima curva – ride – fra Baroncini e me non si sa quante gomitate ci siamo dati. Ma è un amico e se proprio doveva vincere un altro, avrei voluto che fosse lui. Non ero al massimo dopo la caduta del Tour de l’Avenir, ma ho imparato che quando non sei al 100 per cento, devi dare il 100 per cento. Ma oggi non potevo fare di più. E quando Nys è partito, è arrivato così forte che ho potuto farci poco. Mi ha passato con 10 chilometri all’ora di più. Perciò ora andrò al Giro del Lussemburgo con la squadra (UAE Team Emirates, ndr) e poi al mondiale under 23. Ho tanta strada da fare, sempre con l’idea di vincere un giorno un grande Giro. Del resto, sono cresciuto guardando il Tour in televisione».

Thinay Nys è il nuovo campione europeo, l’emozione è grande
Thinay Nys è il nuovo campione europeo, l’emozione è grande

Il colpo di Zana

L’ultima parola la regaliamo a Zana, per aver chiuso nell’ultimo giro sull’attacco del belga Van Eetvelt, poi per aver provato l’allungo nel finale, quando il gruppetto dei sei ha iniziato a guardarsi.

«Pensavamo che venisse una corsa dura – dice il corridore della Bardiani – ma non così tanto, con la Spagna che ha fatto avvero da subito il forcing. Però negli ultimi giri abbiamo attaccato e siamo stati protagonisti anche noi. Ho provato a chiudere quel buco e ne è venuta fuori una buona selezione. Non abbiamo vinto, ma questa medaglia ci dà tanto morale per il mondiale. Quanto al mio allungo finale, non ho parlato con Baroncini, ma volevo che tirassero un po’ gli altri. Le corse possono andare bene o male, a noi oggi è andata benino…».

Sul podio, Nys fra BAroncini e Ayuso che in volata lo hanno sottovalutato
Sul podio, Nys fra BAroncini e Ayuso che in volata lo hanno sottovalutato

Una squadra unita

Adesso tocca alle donne elite, gli under 23 riguadagnano il pullman con il sorriso a metà. Hanno fatto tutti il possibile, compreso Benedetti che a un certo punto se ne è andato da solo. Soprattutto hanno corso da squadra, dato che hanno avuto tempo per unirsi al Tour de l’Avenir e prima ancora nel ritiro di Sestriere. Quello che è mancato ieri agli juniores, selezionati come una volta nell’ultima settimana, mescolati frettolosamente alla fine e poi gettati nella mischia.

Amadori 2021

Amadori: «Vi spiego perché non chiamo i WorldTour»

08.09.2021
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Sono giorni intensi per Marino Amadori: il calendario schiacciato lo tiene sulla graticola e conseguentemente i ragazzi che ha alle sue dipendenze per i vari impegni. Dal Tour de l’Avenir agli Europei il passo è stato breve e lo stesso sarà fra la rassegna continentale di Trento e quella iridata di Louvain. Amadori, che cura gli under 23, ha fatto le sue scelte e queste hanno generato discussioni, come sempre avviene, ma il tecnico di Predappio non si tira indietro nel rispondere.

La squadra per Trento è nata nel tempo, sulla base di un impegno preciso: «Dovevo realizzare qualcosa che si sposasse con il percorso, per questo lo siamo venuti a visionare con 4 atleti già due mesi fa, facendo giri su giri per capire quel che sarebbe stato necessario. Sulla base di quell’esperienza ho tirato fuori un gruppo di una decina di atleti tra i quali ho scelto i 6 che correranno sabato, anche in base alle scelte delle altre nazioni».

La prima obiezione è che sembra una squadra fatta sulla base dei corridori del calendario italiano under 23, non prendendo in considerazione chi ha esperienze superiori…

Non è così, visto che il leader è Filippo Zana, che milita in una squadra professional e ha già corso con i più grandi, ha addirittura affrontato il Giro d’Italia, ha vinto la Corsa della Pace, è andato sul podio al Tour de l’Avenir, insomma di esperienza ai massimi livelli ne ha accumulata quanta i big delle altre nazionali, se non di più.

Stagione finora da incorniciare per Zana, con vittorie ed esperienze importanti. Ora arrivano le gare titolate…
Stagione finora da incorniciare per Zana, con vittorie ed esperienze importanti. Ora arrivano le gare titolate…
Vero, com’è anche vero che nella squadra italiana non ci sono atleti delle squadre WorldTour…

Noi abbiamo Aleotti e Bagioli che faranno la gara elite e questo è un bagaglio di esperienza che per loro sarà fondamentale. Io sono stato subito favorevole a questa scelta, altrimenti li avrei tenuti in considerazione. Ho voluto costruire una squadra equilibrata, nella quale Filippo dà qualcosa in più in termini di organizzazione e di stimolo per gli altri, proprio con i risultati che ha conseguito.

Allarghiamo il discorso: c’è differenza fra gli under 23 che militano in squadre WorldTour e gli altri, quelli che fanno il calendario italiano?

Certamente, entrare in un grande team significa avere il massimo delle strutture a disposizione e fare sempre gare di alto livello, anche se non sei chiamato a correre classiche o grandi giri. Questo permette di allargare da subito le proprie esperienze, la propria cultura ciclistica. Il discorso però è più complesso.

Tiberi Italiani 2021
Antonio Tiberi è forse il principale assente del team azzurro, ma Amadori ha fatto altre scelte
Tiberi Italiani 2021
Antonio Tiberi è forse il principale assente del team azzurro, ma Amadori ha fatto altre scelte
Perché?

Perché se da una parte è vero che gareggiando sempre nel proprio Paese fai fatica a capire dove questo mestiere ti porterà, dall’altra non dobbiamo dimenticare che il calendario italiano è di alto livello, con molte prove internazionali, con molte sfide con i big. Guardate il Giro del Friuli: in gara c’erano due squadre professional. Di una cosa potete star certi: le squadre World Tour le ho tenute in considerazione, ho una lista precisa di under 23 che ne fanno parte, da Aleotti a Tiberi e ho monitorato le scelte delle altre nazionali per tutta la stagione, per capire quante e quali gare essi fanno e soprattutto chi emerge. In fin dei conti, l’Avenir lo ha vinto un ragazzo di una squadra Pro, secondo un WorldTour e terzo Zana.

Lavorare con i team WorldTour è più difficile?

Per certi versi sì, perché è naturale che diano ai propri ragazzi un calendario da seguire e spesso le esigenze federali non collimano. Con Zana ad esempio ho potuto lavorare con criterio e continuità e i risultati si sono visti. Quel che è certo è che una nazionale devi costruirla sulla base di un’idea, sennò non vai da nessuna parte, guardare che gare fanno i ragazzi e in che condizioni sono, per questo poi si operano delle scelte sempre dolorose verso chi non c’è.

Ayuso San Sebastian 2021
Juan Ayuso, dominatore del Giro U23 (sue tutte le maglie) vuole riscattare il ritiro al Tour de l’Avenir
Ayuso San Sebastian 2021
Juan Ayuso, dominatore del Giro U23 (sue tutte le maglie) vuole riscattare il ritiro al Tour de l’Avenir
Ci saranno differenze fra questa nazionale e quella per i mondiali?

Qualcuna, ma l’ossatura resterà la stessa, Baroncini ad esempio farà entrambe le gare, valuteremo Colnaghi, Frigo che a Trento non c’è ma era all’Avenir…

La sensazione è che comunque il nucleo sia nato già in Francia…

Sì, possiamo dire che le tre gare sono strettamente collegate, ma non è così solo per noi, basta guardare i roster delle altre nazionali.

A proposito, chi temi fra queste?

Soprattutto Norvegia e Olanda, che hanno grandi individualità e un’intelaiatura solida, poi la Spagna con Ayuso che, sono convinto, vuole riscattarsi dopo il ritiro al Tour che gli ha precluso la doppietta con il Giro. E’ esplosivo, in discesa è molto forte, può far saltare la gara e andrà seguito con attenzione, ma le altre nazioni come squadra mi fanno più paura.

Olandesi padroni e Alpi in vista: il punto sull’Avenir

19.08.2021
5 min
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In questi giorni si corre a più non posso in tutta Europa: Vuelta, Tour du Limousin, gare in Belgio, Giro di Norvegia… ma in tutto ciò non va dimenticato un altro importante appuntamento, il Tour de l’Avenir. Mentre ci stiamo dirigendo con un Frecciarossa verso la Francia per raccontarvi il gran finale sulle Alpi, è giusto iniziare a vedere cosa è successo sin qui. E scopriamo tante novità, che ci sorprendono, ma fino ad un certo punto, come gli olandesi che stanno dominando la scena (per ora): tre nei primi tre della generale e cinque nei primi otto a metà Tour.

Nelle prime cinque frazioni davvero tanta pianura all’Avenir 2021 (foto A. Flesch)
Nelle prime cinque frazioni davvero tanta pianura all’Avenir 2021 (foto A. Flesch)

Cadute e pianura

La “piccola Grande Boucle” rispetto a quella dei grandi si è corsa nel segno della tradizione, non solo per la pioggia e il cielo grigio del Nord della Francia, ma anche per le prime tappe molto pianeggianti. Un qualcosa che quest’anno aveva trasgredito proprio il Tour di Pogacar e colleghi. La corsa aveva proposto un avvio molto interessante dal punto di vista altimetrico già alla seconda tappa con l’arrivo sul Mur de Bretagne. All’Avenir invece tappe veloci, un prologo e una cronosquadre.

E come nel segno della tradizione, questa sì come i grandi, a fare la differenza sono state soprattutto le cadute. Sono andati a casa 32 corridori dei 174 partenti. E tra questi ci sono state vittime illustri, come Santiago Umba, e il primo e il terzo del Giro d’Italia U23: Juan Ayuso ed Henri Vandenabeele.

Juan Ayuso caduto nella quarta tappa ha dovuto lasciare la gara francese
Juan Ayuso caduto nella quarta tappa ha dovuto lasciare la gara francese

Ayuso, doppietta addio

In particolare Juan Ayuso era attesissimo. In Spagna erano anni che non seguivano l’Avenir in questo modo. C’era grande attenzione mediatica. Juan puntava alla doppietta Giro-Tour ed aveva tutte le carte in regola per riuscirci. Il fenomeno della Uae era ben messo in classifica, aveva 1’40” dal leader Marijn Van den Berg, ma era ad appena 53” dal primo vero uomo di classifica, Tobias Johannessen, il secondo del Giro U23. Aveva guidato la Spagna al secondo posto nella cronosquadre. A 25 chilometri dall’arrivo, nella quarta frazione, una grande caduta lo ha costretto al ritiro. Si temeva una frattura alla clavicola, poi fortunatamente l’allarme è rientrato.

«Il sogno è finito – ha commentato, tristissimo, Ayuso – è così e devo accettarlo. Nonostante sia difficile da assimilare è tempo di guardare avanti e prepararsi nel migliore dei modi per la fine della stagione. Ringrazio di cuore  chi mi ha supporto e auguro il meglio ai miei compagni di nazionale».

Olandesi impressionanti. Sin qui stanno dominando in lungo e in largo. Hanno vinto anche la cronosquadre
Olandesi impressionanti. Sin qui stanno dominando in lungo e in largo. Hanno vinto anche la cronosquadre

Olandesi volanti

E a proposito di Van der Berg. E’ stato questo olandese a dominare la scena. All’Avenir è con la maglia della sua nazionale, ma Marijn veste i colori della Groupama-Fdj Continental. Al Giro U23 ha chiuso al 41° posto e non dovrebbe dare troppi pensieri per la generale, ma certo nelle prime sei tappe ne ha vinte tre (la cronosquadre e due frazioni). E’ una ruota veloce. Ad inizio stagione aveva conquistato il Gp Adria-Mobil davanti al nostro Filippo Fiorelli. Tuttavia Lorenzo Germani, che corre con lui alla Groupama, parla di un ragazzo molto generoso in gara (a volte anche troppo), che sa farsi volere bene dai compagni e che in salita quando sta bene va molto forte.

Grazie anche al successo nella cronosquadre gli orange stanno dominando la classifica generale. In maglia gialla c’è Mick Van Dijke. Anche lui non dovrebbe tenere sulle grandi salite (è pur sempre un metro e 90 centimetri per oltre 70 chili), ma si sa: spesso la maglia di leader fa miracoli. In più corre per la Jumbo-Visma Development e il prossimo anno passerà in prima squadra. E qualcosa vorrà pur dire.

Da oggi però le cose potrebbero iniziare a cambiare e non solo per gli olandesi. All’orizzonte si profilano le Alpi (domani si arriva a la Gran Colombier) e oggi, nella sesta tappa, sono previste tante colline e tante salite: una frazione di 137 chilometri con ben 2.500 metri di dislivello. 

Per l’Italia del cittì Amadori un buon quarto posto nella cronosquadre di Laon
Per l’Italia del cittì Amadori un buon quarto posto nella cronosquadre di Laon

Garofoli scalpita, Zana sereno

E in casa Italia? Beh sin qui le cose non sono andate benissimo, ma neanche male. Il primo vero acuto lo ha dato ieri Luca Colnaghi, giungendo terzo nell’arrivo in volata a Bar-sur-Aube, alle spalle proprio di Van der Berg e al suo compatriota in maglia gialla.

Sapevamo che questo avvio non ci sarebbe stato troppo congeniale e tutto sommato la situazione è ancora sotto controllo. I nostri uomini di classifica, Alessandro Verre e Filippo Zana, sono rispettivamente 17° (a 2’02”) e 18° (a 2’05”). Bene anche Marco Frigo (19° a 2’09”), richiamato in extremis dopo la caduta di Omar El Gouzi a pochi giorni dalla grande partenza di Charleville. Ma chi è messo ancora meglio è Gianmarco Garofoli.

Il marchigiano zitto, zitto, è lì. Stavolta non ha dovuto tirare per chilometri e chilometri per il capitano di turno come è solito fare quando veste la maglia della Dsm Development. Garofoli è 13° a 1’55” da Van Dijke e abbiamo visto al Val d’Aosta che in salita può giocarsela con tutti. In più è sfrontato e senza paura. Zana invece si vede che è il più esperto. Sembra rilassato. Il suo volto è sempre tra i più tranquilli in gruppo ed è ben consapevole che due minuti, ma ben meno da Johannessen, sono un gap che si può colmare.

Un po’ più attardati, Filippo Baroncini, dal quale forse ci si attendeva qualcosa in più nel prologo visto che è campione nazionale a crono, e appunto Luca Colnaghi. Ma il vero Avenir inizia oggi.

Volchem al fianco di Ayuso alla conquista del Giro U23

26.06.2021
3 min
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Il mondo del professionismo ha da poco abbracciato un nuovo potenziale “fenomeno”. Stiamo parlando di Juan Ayuso che in questi giorni ha debuttato proprio in Italia nelle file dell’UAE Team Emirates in occasione del Giro dell’Appennino. Ci aveva aiutato a conoscerlo meglio Matxin, uno dei massimi dirigenti della formazione degli Emirati, in una nostra recente intervista che ci ha permesso di scoprire lati ancora poco conosciuti del giovane campione spagnolo. Prima di misurarsi con i grandi, Ayuso si è tolto la soddisfazione di vincere il Giro d’Italia U23 in maglia Colpack-Ballan dominando la gara dall’inizio alla fine e vincendo ben tre tappe.

L’importanza dell’integrazione

Per vincere una manifestazione così impegnativa come un Giro d’Italia, è fondamentale assicurare al proprio fisico un’adeguata integrazione prima, durante e dopo ogni tappa. La Colpack-Ballan di Ayuso si è affidata all’esperienza di Volchem, azienda padovana specializzata nella produzione di integratori alimentari, che da un paio di stagioni affianca la formazione bergamasca.

In passato Volchem aveva già avuto un’importante esperienza nel mondo del ciclismo. Nel 2001 era stata partner tecnico della Lampre-Daikin che proprio quell’anno aveva trionfato nella corsa rosa con Gilberto Simoni.

Rapporto fondato sulla fiducia

Andrea Volpato, responsabile marketing Volchem, ci ha raccontato come è nata la collaborazione con la Colpack-Ballan: «Un ruolo fondamentale l’ha sicuramente avuto Flavio Miozzo, uno dei direttori sportivi della Colpack-Ballan, che ho conosciuto ai tempi della Lampre-Daikin. Con lui si è instaurato fin da subito un rapporto di estrema fiducia che si è consolidato nel corso degli anni. E’ bastata una stretta di mano e dalla scorsa stagione siamo partner del team e devo dire che siamo molto contenti della scelta fatta».

Ayuso ha vinto il Giro d’Italia U23: la Colpack è sponsorizzata Volchem
Ayuso ha vinto il Giro d’Italia U23: la Colpack è sponsorizzata Volchem

I feedback degli atleti

La collaborazione con la Colpack-Ballan ha permesso all’azienda di stabilire un confronto costante con il team. «Ad inizio stagione forniamo agli atleti tutti i nostri prodotti – ci ha confidato Andrea Volpato – e in base ai loro gusti e richieste andiamo poi ad affinare la nostra proposta, in termini di barrette, gel, sali e più in generale di tutti gli integratori da noi prodotti. Per noi è importante lavorare con un team come la Colpack. I feedback ricevuti dagli atleti ci aiutano infatti a migliorare i nostri prodotti».
www.volchem.it

Castelfranco premia Healy e onora Ayuso. Festa al Giro U23

12.06.2021
6 min
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Il classico ultimo giorno di scuola. Eppure la San Vito al Tagliamento-Castelfranco, che ha chiuso il Giro U23, non era proprio una tappa passerella: 164 chilometri e anche qualche strappo giusto per assegnare gli ultimi punti della classifica dei Gpm.

Sarà stato il sole, sarà stato che il peggio era passato, sarà tutto quello che volete, ma oggi persino il protagonista della corsa, Juan Ayuso, si è sciolto in lunghi sorrisi. Il suo volto era decisamente più rilassato. Specie dopo l’arrivo. A lui sono andate tutte le maglie, tranne quella blu dell’Intergiro.

Anche Ayuso ride

«Oggi mi annoiavo in corsa», diceva lo spagnolo al diesse Valoti. In realtà la tensione c’era, eccome. 

«No, io sono rimasto tranquillo. Dovevo solo passare la giornata. E’ stata una tappa facile – racconta la maglia rosa dopo il traguardo – nessuna paura. Neanche ieri dopo la caduta. Sono rimasto tranquillo, ho capito subito che potevo ripartire e poi volevo ringraziare la Dsm che stava tirando e ha mollato. La squadra mi è rimasta vicino e poi sapevo che c’era la gamba e un’altra salita ancora, quindi potevo recuperare. Il giorno più difficile invece è stato quello della crono con la sella che mi è scesa».

Mentre il gruppo sfilava via dopo l’arrivo Ayuso dava una pacca sulla spalla del primo compagno che aveva vicino.

«E’ stato un Giro comunque duro. Credo che la vera differenza l’abbia fatta a Sestola, quel giorno ho creato i distacchi maggiori. Okay, il giorno dopo ho perso la maglia, ma il grosso lo avevo fatto lì. Poi si è trattato soprattutto di controllare, specialmente dopo la vittoria nella “etapa reina”.

«Se sono mai stato a tutta? A Sestola sì – risponde Ayuso con tono più che sincero – poi ammetto di aver sempre avuto tutto sotto controllo. Anche se poi ho vinto a Campo Moro. Sapete, quel giorno stavo bene, mi sono girato, ho visto che eravamo in cinque e a quel punto ho colto l’occasione. Era la tappa più bella!».

Debutto all’Appennino

Juan adesso saluterà il mondo degli U23 e passerà con i grandi. Realizzerà un grande sogno, consapevole che si tratta di un punto di partenza. Fino a lunedì sera sarà ancora con la famiglia della Colpack Ballan, poi da martedì mattina lo aspetta la Uae che comunque qui al Giro era molto presente, sia con Gianetti, sia con Matxin, il suo “papà sportivo”. A proposito ci mancava solo che ieri i tre punti di sutura li mettesse il manager spagnolo anziché il medico, tanto gli era vicino!

«Adesso correrò al Giro dell’Appennino e poi anche a San Sebastian. Intanto è stato importante vincere il Giro. Era il mio obiettivo e per me era la prima esperienza in una corsa a tappe così lunga. Oggi sono davvero emozionato».

Intanto si avvicina Marco Selleri per dargli una medaglia e gli chiediamo se gli sia piaciuto il percorso che ha ideato questo signore al suo fianco. «Sì, molto. Un percorso da grandi. Molto duro ma anche molto vario. C’era spazio per tutti».

Ma quale volata

E a proposito di spazio per tutti. Oggi nessuno avrebbe scommesso su un arrivo non in volata. Già ieri vedevamo le ruote veloci fare melina al penultimo passaggio sul Nevegal. Stavano risparmiando energie in vista di oggi. Invece un ragazzo alla presentazione sul palco al mattino, intervistato da Ivan Cecchini (lo speaker), aveva detto: «Occhio, non è detto che si arrivi in volata. Fa caldo, la tappa è lunga, veniamo da tre giorni durissimi ed è il decimo giorno di gara». Quel ragazzo, che ci scusiamo non poter citare poiché in quel momento eravamo lontani dal palco e sentivamo solo l’audio, aveva ragione.

Nella fuga buona nata negli ultimi 60 chilometri circa, c’era Jacopo Menegotto che ha menato forte dopo il passaggio su Ca’ del Poggio e si è ritrovato con due super big del Nord Europa: Healy e Hoole (sembra uno scioglilingua!).

«Ai 200 metri dallo scollinamento – racconta il ragazzo della General Store – sono partito e mi sono buttato giù in discesa più forte che potevo. Queste sono le mie strade. Quando hanno presentato il Giro ho detto subito a mio papà che in questa tappa avrei fatto bene. Peccato che sia arrivato solo secondo. Ma in questo Giro volevo lasciare il segno e ci sono riuscito. E adesso? Adesso vorrei un contratto da pro’… perché me lo merito».

Healy beffa Menegotto

La tappa finale è andata al campione irlandese Ben Healy. Uno che forse ha molto da recriminare. Era atteso sul podio finale e invece spesso si è staccato. Oggi era la sua ultima occasione, anche se va detto che ci aveva provato spesso. A poco meno di 5 chilometri dalla fine ha staccato Menegotto e Daan Hoole, il gigante del gruppo, e di potenza si è preso l’arrivo finale».

E poi? Poi grande festa di tutti, anche dello staff di Selleri e Pavarini, che hanno regalato dieci giorni di grande ciclismo. «Guarda qua che bello – dice Selleri (quasi commosso) mentre muove il braccio verso la piazza – guarda quanto pubblico. Dai, dai… è andata bene».

In viaggio con Matxin nel mondo di Ayuso, maglia rosa del Giro

08.06.2021
6 min
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Siamo sicuri che Ayuso non sia italiano? Magari qualche nonno… Matxin si fa una risata, ma la bandiera non cambia.

«E’ spagnolo – dice – ma l’ho mandato a correre da voi perché impari realmente la mentalità italiana. Correre con furbizia. Correre con intelligenza. Vedere le cose prima che succedano. Vedere che se uno ti attacca sulla cima dello strappetto e ti dà un minuto in discesa, anche se hai le gambe come è successo ieri, è un po’ tardi. Queste cose è importante che le capisca bene…».

La vittoria di ieri a Sestola, che ha reso a Juan Ayuso la maglia rosa (foto Scanferla)
La vittoria di ieri a Sestola, che ha reso a Juan Ayuso la maglia rosa (foto Scanferla)

A San Pellegrino Terme, dove… qualche anno fa Roberto Menegotto infilzò Beppe Guerini nel Giro d’Italia del 1992 che avrebbe premiato Marco Pantani, questa volta ha vinto Alois Charrin, francese ventenne della Swiss Racing Academy, alla prima vittoria di rilievo. La maglia rosa è rimasta invece sulle spalle di Juan Ayuso, che dopo la vittoria di ieri a Sestola, ha perso due secondi da Johannesen e Vandenabeele, ma resiste saldamente al comando.

In gruppo lo spagnolo del Team Colpack viene guardato con rispetto e crescente soggezione. E se il suo allenatore Inigo San Millan a inizio stagione ce ne aveva parlato come di un piccolo fenomeno, ci è venuta la curiosità di parlarne con colui che l’ha scoperto e portato alla Uae Team Emirates, dove approderà subito dopo il Giro d’Italia U24: lo stesso Matxin Joxean Fernandez, uno dei dirigenti del Uae Team Emirates.

Matxin è uno dei dirigenti del Uae Team Emirates: qui con Pogacar alla Vuelta 2019
Matxin è uno dei dirigenti del Uae Team Emirates: qui con Pogacar alla Vuelta 2019
Quando l’hai conosciuto

Quando era allievo. Io seguo tutte le categoria da una vita. C’era Carlos Rodriguez che vinceva tanto, mentre lui che aveva un anno in meno ogni tanto portava a casa le sue corse. Al secondo anno da allievo però ha cominciato a vincere tanto anche lui, così l’ho mandato in una squadra che mi ha sempre aiutato, che si chiama Club Ciclista Besaya-Bathco e sta in Cantabria, in cui correva anche Oscar Freire da junior.

E da junior sempre vincente?

Alla vigilia del primo anno l’ho invitato al training camp di dicembre con noi. Lo facevamo nella zona di casa sua, vicino Alicante. Era tutto a posto, ma due giorni prima mi telefona e mi dice che lo ha chiamato anche la Movistar per invitarlo al loro ritiro. Non sapeva cosa fare, perché aveva parlato sempre con me. E io gli ho detto: «Vai pure, così conosci altre squadre e altre mentalità. Va bene anche per te». Doveva stare con noi per due settimane, aveva un bel periodo di vacanze. Lui studia con il sistema inglese. Suo papà è responsabile di un’azienda americana e per un po’ l’ha portato a vivere negli Stati Uniti, per quello nella sua famiglia tutti parlano un inglese… perfettissimo.

Dunque è venuto da voi o con Unzue?

E’ stato un po’ con noi – sorride Matxin – quindi è andato alla Movistar per un paio di giorni e poi è tornato con noi. Raccontò che gli erano stati vicini, senza parlare mai di contratto. Così, quando ha cominciato a vincere le corse da junior, abbiamo fatto un test e abbiamo visto i suoi numeri.

A San Pellegrino Terme oggi vittoria del francese Charrin (foto Isolapress)
A San Pellegrino Terme oggi vittoria del francese Charrin (foto Isolapress)
Buoni numeri?

Ottimi, abbinati a un atteggiamento a livello personale e di attitudine personale, per cui sembrava un uomo fatto nonostante avesse 16 anni. Era già un ragazzo con molta intelligenza e con carattere. A quel punto, visto che sapeva anche vincere, gli ho detto: «Ci conosciamo da due anni e mezzo, se vuoi ora ti facciamo un contratto».

E lui?

Ha voluto sapere altro. Così gli ho spiegato: «Per me la situazione perfetta sarebbe fare la pianificazione sportiva della tua carriera. Non della tua carriera con noi, ma della tua carriera in generale». Per cui gli abbiamo proposto un contratto di cinque anni, in cui il primo sarebbe stato in una continental. Non una professional, per cercare di continuare la sua mentalità vincente. Andare alle corse per vincere, fare un passo intermedio prima di una WorldTour. «Non voglio che perdi la mentalità vincente, la grinta vincente».

L’ha accettato subito?

Ha capito. Voleva passare direttamente, ma sarebbe stato irrealistico pensare che potesse vincere subito. «Invece se vai a correre con gli U23 – gli ho detto – puoi controllare i rivali e avere ancora le aspettative e la prospettiva di vincere».

Quindi non ti stupisci che sia già così vincente?

Vi meravigliate voi – ghigna Matxin – io no!

Secondo San Millan è presto per definire i suoi ambiti.

Lui di base è uno scalatore. E’ un corridore che ha uno spunto di velocità abbastanza alto, tanto da aver vinto un campionato spagnolo in una volata di gruppo, perché ha anche una visione di corsa spettacolare. Abbiamo parlato di venire in Italia, perché volevo che imparasse il ciclismo italiano. A vedere le cose prima che succedano, a essere furbo, a posizionarsi bene.

Ayuso è venuto al Giro per provare a vincerlo, dice Matxin: farà il suo meglio (foto Scanferla)
Ayuso è venuto al Giro per provare a vincerlo: farà il suo meglio (foto Scanferla)
Perché la Colpack?

Ti dico la verità, questo non lo sa nessuno. La prima volta che si è parlato di squadra, lui doveva andare con Axel Merckx, come avevamo fatto con Narvaez, con Almeida e con Remco Evenepoel, anche se poi lui non ci è andato. C’è un bel rapporto con Axel, l’accordo di portargli alcuni bei corridori e Ayuso doveva essere uno di quelli. Ma Axel in quel momento non aveva squadra e così abbiamo deciso di sentire Valoti.

E lui?

Mi viene da sorridere. Lo chiamo e gli dico: «Ti do un corridore fatto così e così». E lui comincia a dire che non sa se hanno posto. Gli ho detto che non era una questione di spazio, che questo era un regalo.

Credi possa vincere il Giro U23?

Senza essere arrogante, credo che abbia i numeri per farlo. Quello è l’obiettivo di cui abbiamo parlato all’inizio: andare al Giro d’Italia per vincerlo. Poi passerà con noi e dopo andrà a correre il Tour de l’Avenir, ovviamente con l’aspettativa di fare il meglio possibile. Che vinca o no, dipende dalle circostanze, una caduta, un episodio. L’altro giorno per me poteva vincere anche la crono, se non gli si sposta la sella al primo chilometro… E’ già buono che non abbia subito danni muscolari pedalando con la sella all’insù, che gli avrebbero impedito di fare bene il giorno dopo. Credo che avrebbe vinto. E’ un corridore con livelli per fare bene tutto.

A San Pellegrino stasera la visita di Mauro Gianetti, general manager Uae Emirates
A San Pellegrino stasera la visita di Mauro Gianetti, general manager Uae Emirates
Si sa già cosa farà dopo il Giro?

E’ tutto definito per i prossimi cinque anni. Doveva fare l’Austria, che è stato cancellato. Andrò negli ultimi due giorni di Giro a parlare con lui. Farà corsette e corse WorldTour per scoprirne il livello. Non la Vuelta, ma San Sebastian, Plouay, Canada. Corse di un giorno e altre più piccole per vedere quale sia il suo livello.

Non sembra uno che abbia paura…

Sentite: ha una testa spettacolare. Una cosa che pochi corridori hanno. Non solo pensa come un campione, questo è un leader. Pensa come tale. Pensa per se stesso e per i compagni. Se deve dire una cosa, si prende la responsabilità. Non soffre la pressione e parte sempre per vincere. Godetevelo, è bello anche da seguire.

Ayuso già in rosa e Valoti: «Impossibile tenerlo fermo!»

05.06.2021
4 min
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«La volevo più tardi possibile, ma non riesci a tenerlo fermo!». Sono parole di Gianluca Valoti. Il diesse della Colpack Ballan si riferisce al suo Juan Ayuso che ieri ad Imola ha preso la maglia rosa del Giro U23 vincendo, ben inteso, anche la tappa. L’azione che ha visto vincere lo spagnolo non era programmata. O almeno non lo era in quel modo. scatto secco sulla Gallisterna e giù in picchiata verso l’arrivo. In pratica il percorso dell’ultimo mondiale.

«Già dalla prima tappa – continua Valoti – tutti aspettavano noi per andare a riprendere la fuga, ma non era il nostro compito. Anche ieri volevamo stare tranquilli ed aspettare tappe come quella di Sestola o la crono. Invece Juan ha visto la possibilità di guadagnare dei secondi e ci ha provato, anche se in realtà il suo affondo era più per Filippo Baroncini o Michele Gazzoli, ma ha preso del margine a quel punto ha tirato dritto».

Ayuso e Valoti durante l’ultima Coppi e Bartali
Ayuso e Valoti durante l’ultima Coppi e Bartali

Ayuso è uno dei favoriti della vittoria finale, come ha lavorato per essere al Giro U23 al top della condizione?

Juan ha iniziato a correre alla Firenze-Empoli, poi è tornato a casa ad Andorra facendo altura. Quindi è tornato per la Coppi e Bartali, ha fatto il Piva, il Belvedere che ha vinto e il Giro di Romagna (vinto anche quello). Come tutti i suoi compagni è tornato in altura, solo che lui è andato a casa ad Andorra e gli altri a Livigno.

Un metodo di lavoro come quello dei pro’, Gianluca…

Purtroppo sì, dico purtroppo perché adesso è così. Sono richiesti certi metodi di lavoro anche ai ragazzi, ma sin dalle categorie più giovani non solo tra gli under 23. Già dagli esordienti si lavora in un altro modo rispetto a noi che il giorno prima della gara andavamo a giocare a pallone. Non dico che gli esordienti facciano l’altura, sia chiaro, ma con gli stranieri che lavorano in questo modo, con i pro’ che vogliono i giovani… la qualità si è alzata molto. Ma è così anche in altri sport, non solo nel ciclismo.

Lo scatto di Ayuso (in basso al centro) su Cima Gallisterna, la stessa dove Alaphilippe è partito al mondiale
Lo scatto di Ayuso (in basso al centro) su Cima Gallisterna, la stessa dove Alaphilippe è partito al mondiale
Auyso ha già un contratto con la Uae, seguono loro la sua preparazione?

Sì, ma i nostri tecnici, Antonio Fusi e Maurizio Mazzoleni, sono costantemente aggiornati, ci coordiniamo sul da farsi e se ci sono dei problemi, se bisogna aggiustare qualcosa il nostro referente in Uae è Matxin.

Che tipologie di lavori ha svolto lo spagnolo?

Più qualità e meno quantità, non si fanno più troppe ore di sella. Lui ha dei valori ottimi sul piano atletico.

La quarta frazione prevede una lunga cronometro, avete lavorato anche sotto questo aspetto?

Juan sì. L’anno scorso è stato campione nazionale spagnolo a crono, ma non ha fatto gare internazionali contro il tempo. Si difende molto bene. Nella cronosquadre della Coppi e Bartali abbiamo visto che era uno di quelli che trascinava la squadra, pertanto a Guastalla contiamo di perdere il meno possibile.

Lo spagnolo sull’arrivo di Imola. Dopo il suo attacco era scappato con Alessandro Verre e Henok Mulueberhan
Lo spagnolo sull’arrivo di Imola. Dopo il suo attacco era scappato con Verre e Mulueberhan
Prima scherzando hai detto che ha preso la maglia rosa troppo presto, in un Giro U23 funziona come nei pro’ in cui è preferibile, almeno per gli uomini di classifica, arrivare al 99% e crescere strada facendo, oppure si arriva al top perché sono “solo” dieci giorni?

Non bisogna guardare al Giro dei professionisti e non solo perché è più corto, ma perché qui si corre solo in cinque, pertanto è difficile controllare la corsa, si corre più alla garibaldina e ogni tappa è come se fosse un campionato del mondo quindi è bene arrivare già belli pronti.

Quest’anno il percorso prevede salite lunghe, Ayuso va forte un po’ ovunque: lo vedi meglio sulle tappe più dure o altrove?

Sulle salite lunghe. Ci sono tre tappe molto importanti per lui: Sestola, Campo Moro e la penultima sul Nevegal.

Scalatore quindi, eppure quando lo abbiamo visto ci è sembrato sì magro, ma non scheletrico. La sue era una magrezza di forza, di salute…

Vero. E posso dirvi che mangia come una bestia! Gazzoli e Baroncini mi chiedono sempre: ma come fa a mangiare così tanto e a non ingrassare? Ed è anche goloso… E con la cucina italiana si è trovato a meraviglia.