Giro di Romagna: il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno

27.04.2021
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E’ stata una prima edizione divina quella del Giro di Romagna per Dante Alighieri, ultima fatica organizzativa di aprile di ExtraGiro, che ha riallacciato il filo (interrotto nel 2015) col Giro delle Pesche Nettarine.

Quattro tappe, 10 gpm, 35 formazioni al via e spazio più o meno per tutti nella gara intitolata al Sommo Poeta e al 700° anniversario dalla sua morte.

Romano vince la prima a Gradara, arrivo nelle Marche (foto ExtraGiro)
Romanl vince la prima a Gradara, arrivo nelle Marche (foto ExtraGiro)

Il segno di Romano

La narrazione parte con la prima frazione, Riccione-Gradara di 118,6 chilometri che prevede un gpm nella prima parte ed un arrivo in leggera ascesa che strizza l’occhio a finisseur o grimpeur veloci. All’ultimo chilometro sono davanti gli ultimi cinque coraggiosi di giornata che pregustano l’avvicinarsi della gloria, ma proprio sull’erta finale verso il castello di Gradara gli inseguitori inghiottono i battistrada e Francesco Romano (Palazzago) anticipa Simone Piccolo (Viris Vigevano) e Gianmarco Garofoli (Nazionale Italiana) andando ad indossare la prima maglia verde-bianco-rossa da leader della generale.

Juan Ayuso vince la seconda tappa a Santa Sofia (foto ExtraGiro)
Juan Ayuso vince la seconda tappa a Santa Sofia (foto ExtraGiro)

Ricordate Ayuso?

Nella seconda tappa, Bellaria Igea Marina-Santa Sofia di 140,3 chilometri, il finale presenta due scollinamenti ravvicinati a ridosso dell’arrivo, che scremano il gruppo dei migliori, e il capo-classifica siciliano si trova a lottare contro 4 avversari, tra cui il baby-fenomeno: Juan Ayuso (nella foto di apertura). E’ proprio lo spagnolo della Colpack-Ballan che vince davanti a Romano (che conserva la leadership su Ayuso e il britannico Paul Double) e ad Andrea Pietrobon (Cycling Team Friuli).

Bis spagnolo

Il terzo giorno di gara è caratterizzato dalla Cattolica-San Leo di 126,8 chilometri con 3 gpm e l’arrivo in salita all’ombra del castello che domina la valle della Marecchia. Tappa movimentata e nervosa ma tutti aspettano l’ultima rampa: Ayuso impone un ritmo alto, trionfa in solitaria (davanti a Double della Mg-K Vis Sangemini e Michele Corradini della Viris Vigevano) e dopo il traguardo stramazza dalla fatica contro le mura del maniero. Lo sforzo viene ripagato anche in classifica generale: la maglia di leader è sua per una manciata di secondi su Double e Romano.

La General Store di Furlan controlla in salita (foto ExtraGiro)
La General Store di Furlan controlla in salita (foto ExtraGiro)

Rocchetta sprint

L’ultima frazione, Ravenna-Ravenna di 154 chilometri è la canonica chiusura per le ruote veloci, malgrado due salitelle appena dopo metà percorso. Non succede nulla che possa stravolgere la classifica generale che resterà invariata mentre la concitata volata finale va a Cristian Rocchetta (General Store) su Gregorio Ferri (Petroli Firenze Hopplà) e Luca Colnaghi (Trevigiani Campana Imballaggi).

E così, dopo un rapido riepilogo, proviamo a traghettarvi verso le cantiche che hanno contraddistinto queste quattro giornate agonistiche. 

Ayuso depone i fiori sulla tomba di Dante Alighieri a 700 anni dalla morte (foto ExtraGiro)
Ayuso depone i fiorni sulla tomba di Dante Alighieri a 700 anni dalla morte (foto ExtraGiro)

Paradiso Colpack

Iniziamo dai cieli del Paradiso che accolgono senz’altro la Colpack-Ballan e Juan Ayuso. Il team bergamasco sta vincendo ovunque e ha già ottenuto 13 successi totali (compresa la generale del Giro di Romagna) con 8 atleti diversi. La parte principale invece la sta recitando il diciottenne spagnolo (5 sigilli complessivi) che alla Strade Bianche di Romagna era stato tagliato fuori dalla contesa da una caduta in mezzo alla polvere e che attualmente sta provando “l’esperienza di questa dolce vita” (cit.) tra gli under 23 prima di passare professionista il prossimo agosto con il UAE Team Emirates.

A Rocchetta l’ultima tappa a Ravenna (foto ExtraGiro)
A Rocchetta l’ultima tappa a Ravenna (foto ExtraGiro)

Pro’ di ritorno

Le anime del Purgatorio invece hanno i volti di Francesco Romano e Cristian Rocchetta, entrambi vincitori di una tappa alla corsa “dantesca”. Il primo, passista-veloce siciliano classe ’97, è reduce da due stagioni con la Bardiani-Csf (con cui ha disputato l’ultimo Giro d’Italia) dove però ha pagato più del dovuto il passaggio tra i professionisti, categoria nella quale vuole rientrare. Per farlo è tornato nella Palazzago con cui aveva già corso nel biennio 2016-17 conquistando 5 vittorie: «Quest’anno mi sto rilanciando – spiega – e il mio obiettivo è avere continuità di risultati facendo tutto il calendario dei dilettanti per poi trovare nuovamente un contratto tra i prof nel 2022. Al Giro di Romagna ho fatto bene e ho dovuto scontrarmi con giovani talenti come Ayuso ma non mi scoraggio e il mio impegno sarà sempre massimale».

Direttore di corsa e vero riferimento per la sicurezza è Raffaele Babini (foto ExtraGiro)
Direttore di corsa e vero riferimento per la sicurezza è Raffaele Babini (foto ExtraGiro)

Parla Furlan

Il secondo, sprinter veronese del ’98 con 7 vittorie totali nella categoria tutte ottenute con la sua General Store, vuole mettersi alle spalle una negligenza personale che ha pagato a caro prezzo: a maggio 2019 fu trovato positivo a causa di un incauto utilizzo di uno spray nasale e fu sospeso fino a fine anno. Il fresco successo di Ravenna ha ridato ottimismo sia a lui che a Giorgio Furlan, suo ds ed ex prof dall’89 al ’98.

«Cristian – spiega il vincitore di 23 gare tra cui due tappe al Giro, campionato italiano ’90, Tirreno-Adriatico e Sanremo ’94 – paga due stagioni, 2019 e 2020, nelle quali ha corso poco per diversi motivi, in cui ha comunque fatto buoni risultati. Naturalmente siamo contentissimi per questa ultima vittoria. E’ un velocista moderno, di quelli che saltano via bene le salite e che poi è capace di arrangiarsi nelle volate anche se io dico che con un pesce-pilota potrebbe fare ancora meglio. Gli farò fare il Giro d’Italia U23, dove fece secondo posto in una tappa l’anno scorso, poi spero possa essere preso da qualche team professionistico, perché sta facendo una crescita graduale».

Anche al Giro di Romagna, per la Colpack prosegue il momento d’oro (foto ExtraGiro)
Per la Colpack prosegue il momento d’oro (foto ExtraGiro)

Inferno per due

Chi invece vuole uscire dai gironi dell’Inferno sono due ragazzi stranieri che stanno volteggiando attorno alla vittoria da inizio stagione: Paul Double e Asbjorn Hellemose. Del britannico della Mg-K Vis Sangemini, classe ’96, ci parla il suo ds Diego Cecchi: «E’ un ragazzo che va molto forte in salita e nonostante il suo peso piuma ha uno spunto piuttosto veloce. Al Giro di Romagna è andato molto bene ma sapevamo che con avversari come Ayuso, che è un extraterrestre, avrebbe faticato, benché abbia ceduto per soli 21 secondi. Ha disputato una buona Coppi e Bartali e una discreta Volta Valenciana. Gli faremo fare tutte le gare internazionali, anche quelle non adatte a lui perché deve completare il suo processo di crescita poi saremmo felici se ad agosto potesse fare uno stage con una formazione professional o WorldTour».

Il longilineo 22enne danese del Vc Mendrisio è un altro scalatore puro, abbonato alle posizioni a ridosso del podio che confermano tuttavia una condizione buona, pronta a regalargli un meritato successo. Anche per loro, da Ayuso in giù, sono pronte ad aprirsi le porte del Paradiso.

Pogacar, Hirschi (e Ayuso): i tre diamanti di San Millan

17.04.2021
5 min
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Inigo San Millan è il responsabile degli allenatori del Uae Team Emirates e risponde da Denver. Con lui vogliamo parlare di tre talenti che segue in prima persona: Hirschi, Pogacar e il giovane Ayuso che corre al Team Colpack. Da anni, Inigo è professore alla Facoltà di Medicina del Colorado e svolge ricerche sul metabolismo cellulare per il diabete e il cancro. Il ciclismo è uno dei tasselli della sua vita.

«Dedico al team – sorride – le prime ore del mattino, il resto è per l’Università, cercando di fare il meglio possibile. Poco fa ho parlato con Ayuso, ieri ho sentito Hirschi. I ragazzi lavorano su Training Peaks, caricano i loro dati e io posso vedere tutto».

Inigo San Millan è basco di Vitoria, fa la spola fra Usa ed Europa
San Millan è basco di Vitoria, fa la spola fra Usa ed Europa

Pogacar, la calma

Partiamo da Pogacar, 22 anni, il vincitore del Tour. «Tadej – dice Inigo – prima di tutto mi ha colpito come persona. E’ un diamante grezzo, scoperto da Matxin. E nonostante sia così giovane, è calmo e professionale. In questo è come Ayuso, sono molto maturi entrambi, molto simili».

Si può parlare di predestinato?

Ha un recupero straordinario, non è mai stanco. Due anni fa lo portarono alla Vuelta, non aveva ancora 21 anni. Vinse tre tappe, compresa la penultima. A livello cellulare ha una predisposizione genetica per certi sforzi, recupera bene anche durante la gara. E l’aspetto mentale fa il resto.

Vale a dire?

Non è mai nervoso, in tensione. Se oggi va male, pensa che domani andrà meglio e a come rifarsi. Prima dell’ultima crono del Tour, Roglic si stava scaldando sui rulli. Lui si è avvicinato ed è andato a dirgli in bocca al lupo. Lo rispetta. Sono amici, ma in corsa è guerra. Non pensavo che avrebbe vinto, si sono sposati il peggior giorno di Roglic e quello super di Tadej.

Com’è sul lavoro?

Non ho mai dovuto dirgli di allenarsi meno o con minore intensità, ma è pur sempre giovanissimo e ha bisogno di recuperare. Il Tour è finito il 29 agosto e l’ho mandato per due settimane a casa, dicendogli di andare a fare dei picnic con la sua compagna. Giù dalla bici è un ragazzo normale, che fa le cose dei suoi coetanei. Per lui il ciclismo è un divertimento. Attacca da lontano perché lo diverte ed è tipico di queste nuove generazioni che non hanno paura di niente.

Magari quest’anno sarà diverso?

Sicuramente l’ambiente gli metterà più pressione, ma a livello mentale Tadej è superiore. E’ super intelligente, non ha paura di perdere e nemmeno di vincere. Non so quanto sia lontano dal suo top, ma non credo che lo vedremo prima dei prossimi 6-7 anni.

Pogacar con la ragazza, Urska Zigart, al via del Trofeo Binda
Pogacar con la ragazza, Urska Zigart, al via del Trofeo Binda

Hirschi, la libertà

Lo svizzero è arrivato in Uae in ritardo rispetto agli altri, portato nel team da un colpo di mercato di Mauro Gianetti. Ed è questo, secondo San Millan, il motivo di un inizio di stagione così spostato in avanti. «Devo ancora conoscerlo bene – dice – abbiamo corretto qualche difetto in bici. Ha finito la stagione tardi, gli è mancato tutto il lavoro di posizionamento ed ha avuto bisogno di più tempo».

Si dice che soffra le regole.

Ci ha detto di volere la sua libertà e non abbiamo problemi a lasciargliela, ma deve esserci continuo scambio di informazioni.

Che tipo di futuro vede?

Ha tanto talento e col tempo può diventare un corridore da corse a tappe. Lavoreremo per questo. La fase attuale prevede di valutarlo in quelle di una settimana. Al Giro dei Paesi Baschi è stato 12° nella crono ed è interessante. Sappiamo che va bene sugli strappi, bisognerà vedere le salite lunghe, ma non c’è fretta di scoprirlo. Ha solo 22 anni.

Si allena davvero troppo?

Si allenava tanto. Nel periodo del lockdown, approfittando del fatto che in Svizzera si potesse uscire, ha fatto una base incredibile.

Il 12° posto di Hirschi nella crono dei Paesi Baschi è per il team un riferimento utile
Il 12° posto nella crono dei Paesi Baschi è un riferimento utile

Ayuso, la scommessa

Juan Ayuso è il più giovane: 18 anni. «In Spagna si parla di lui sin dagli juniores. Andava in fuga e vinceva le volate. Mi pare sia la stessa cosa che riesce a fare ora a livello under 23 con la Colpack».

Quanto è forte?

Ha parametri eccezionali. E’ metodico nel lavoro. Gli dici cosa deve fare e non sbaglia un colpo. Ha un recupero fisiologico eccezionale e test non comuni. Lo alleno dal 2020 e quest’anno abbiamo solo aumentato un po’ le ore di lavoro, ma non arriva mai a farne sei.

Ad agosto salirà a livello WorldTour?

Sono scelte che dipendono dalla squadra, ma certo non ho mai pensato di allenarlo come un pro’. E’ giusto che lavori come un under 23. Mi confronto di continuo con Matxin che l’ha segnalato. Non devono esserci pressioni. E se passerà professionista ad agosto, continueremo rispettando la sua età.

E’ presto per definire il suo raggio di azione?

Molto presto. Dobbiamo valutare il recupero. Ad ora possiamo parlare di un atleta molto completo. Va bene sulle salite. E’ veloce. E’ soprattutto dotato di una grande intelligenza.

Ayuso ha retto bene con i pro’ alla Coppi e Bartali e ha poi vinto fra gli U23
Ayuso ha retto bene con i pro’ alla Coppi e Bartali
Usa spesso questa parola: intelligenza.

E’ una nota comune di questi tre talenti. La uniscono alla dedizione al lavoro e al grande carattere. Sono nati per essere vincenti. Alla loro età, c’è chi si allena troppo per mantenere le attese, ma per loro non sono preoccupato. Non rischiano di crollare. La squadra sta facendo un gran lavoro.

Pasqua e Pasquetta, Ayuso si prende anche il Belvedere

06.04.2021
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Avete presente quando dentro all’uovo di Pasqua trovate la sorpresa che volevate? Ecco, in casa Colpack-Ballan sono andati oltre, e forse di sorpresa pura non si tratta. Il team di patron Beppe Colleoni in questa due giorni pasquale ha centrato una doppietta pazzesca in due gare internazionali: la domenica il Trofeo Piva e il lunedi dell’Angelo il Giro del Belvedere, quest’ultimo per la prima volta nella storia della società bergamasca.

Il punto esclamativo in entrambe le corse lo ha messo lo stesso ragazzo, l’astro nascente del ciclismo spagnolo, sempre per distacco: Juan Ayuso Pesquera. Ed i “corsi e ricorsi storici” non si fermano qui, perché era dal 2003, con il russo Alexandre Bazhenov in maglia Impruneta Cotto Ref, che non si vedeva questa accoppiata. 

«Beh – puntualizza scherzosamente il raggiante team manager Antonio Bevilacqua – forse è l’unico a riuscirci da primo anno, perché dobbiamo ricordare che Juan nel 2020 era junior. E che junior».

Lo scorso anno campione spagnolo in linea e a crono (nel 2019 rispettivamente primo e terzo), Ayuso come ormai sappiamo sta completando il suo processo di crescita nella Colpack-Ballan in vista del passaggio al UAE Team Emirates ad inizio agosto, ma per i suoi attuali tecnici è già una piacevole realtà, a parte i risultati appena ottenuti. Ce lo spiega il diesse Gianluca Valoti.

Il Belvedere si è corso il lunedì dopo Pasqua in una bella giornata di primavera (foto Bolgan)
Si è corso il lunedì di Pasqua (foto Bolgan)
Come avete fatto a trovare Juan?

Grazie ai buoni rapporti che abbiamo con Matxin (uno dei manager del Team UAE-Emirates, ndr) che ci segnala sempre prospetti interessanti, come ad esempio il nostro velocista colombiano Nicolas Gomez. Lui si fida di noi e ci ha chiesto di far fare esperienza internazionale a Juan, perché da junior ha corso solo in Spagna.

Insomma una bella responsabilità per voi.

Sì. E’ ovvio che abbiamo un ulteriore occhio di riguardo perché non vogliamo spremerlo troppo a livello psico-fisico. Non ci pesa averlo e doverlo far crescere, ma forse adesso ci sentiamo ancora più responsabilizzati dopo queste due vittorie.

Che ragazzo è al di fuori della gara?

Siamo fortunati perché lui è un ragazzo che ama il ciclismo, è estremamente scrupoloso e metodico nel condurre una vita adeguata. Vive ad Almè, dove abbiamo il ritiro della squadra, lui al primo piano ed io al terzo, ma non lo devo tenere tanto sotto controllo perché non sottovaluta nulla. Diciamo che lo sto istruendo per vivere in casa visto che è sempre stato con i genitori. Ha una fidanzata che è in Spagna e vive bene anche quella relazione. Deve ancora compiere 19 anni, noi abbiamo il compito di farlo diventare corridore e uomo.

Si rischia di perdere di vista gli altri?

No. Abbiamo 17 ragazzi, alcuni dei quali che hanno iniziato benissimo la stagione e tutti avranno modo di fare bene nella seconda parte.

Podio straniero all’indomani della Pasqua, con Ayuso , Potocki e Balmer (foto Bolgan)
Podio straniero, con Ayuso , Potocki e Balmer (foto Bolgan)
A questo punto l’obiettivo di Ayuso e della Colpack-Ballan sarà il Giro d’Italia Under 23.

Esatto, è il principale ora. Aspettiamo di vedere come sarà il meteo nei prossimi giorni, ma abbiamo già in programma di fare diversi sopralluoghi nelle tappe di montagna o altre impegnative. Non sarà comunque facile interpretare il Giro con 5 atleti per squadra. Se andrà bene come speriamo festeggeremo e se invece dovesse andare male non succederà nulla, non ci dispereremo.

Valoti non esclude nemmeno che il giovanissimo spagnolo possa restare più del dovuto.

«Dobbiamo capire se ad agosto farà solo uno stage o finirà l’annata con i pro’, in caso contrario lo prepareremmo per il Tour de l’Avenir e per i mondiali».

Come Tiberi e Bagioli

Mentre Bevilacqua aggiunge: «Ce lo stiamo godendo, anche perché stiamo avendo una grossa soddisfazione nella sua crescita».

A proposito Antonio, nella tua trentennale carriera ti era mai capitato un corridore così al primo anno?

Abbiamo avuto tanti bravi e forti ragazzi e Juan mi ricorda sia Andrea Bagioli che Antonio Tiberi, che sono stati con noi un anno prima di passare nel WorldTour. Forse mi sento di dire che Ayuso ha avuto un impatto più incisivo già dalle prime gare ma sono solo dettagli.

Pasqua indimenticabile, con Valoti, Di Leo, Bevilacqua e Miozzo: Colpack al completo (foto Bolgan)
Con Valoti, Di Leo, Bevilacqua e Miozzo (foto Bolgan)
E il suo avvicinamento al Giro in programma dal 7 al 16 giugno, come sarà? 

Correrà il Trofeo di San Vendemiano (18 aprile) e il Giro di Romagna (22-25 aprile) poi farà un lungo periodo di allenamento in altura ad Andorra dove ha una casa e dove ormai ci sono tanti corridori. Tornerà da a ridosso del Giro U23.

Siete pronti per il dopo-Ayuso?

Si, alla grande. Stiamo recuperando da brutti infortuni di inizio anno anche Gazzoli e Baroncini, che hanno grandi potenzialità anche loro e faranno bene nella seconda parte di stagione.

Chiudendo, non ne abbiamo ancora parlato: il vostro primo Giro del Belvedere come lo avete vinto?

Eh, sto ancora esultando (ride, ndr). Battute a parte, Juan è partito sull’ultimo strappo a 10/12 chilometri dalla fine, ha fatto il vuoto anche se la salita era piuttosto corta. Ha scollinato con una manciata di secondi ed è arrivato solo come al Piva. Avevamo puntato ad una delle due gare, ma così è fantastico. Abbiamo davvero passato una buona Pasqua.

Al Piva, la prima di Ayuso. Crescono Colnaghi e Puppio

05.04.2021
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Fuga per la vittoria al Trofeo Piva: è proprio il caso di dirlo, per la prima vittoria da under 23 di Juan Ayuso (in apertura nella foto Scanferla). Il giovanissimo spagnolo – nato a Barcellona, cresciuto ad Alicante e che compirà diciannove anni il prossimo 16 settembre – ha centrato il colpo grosso a Col San Martino, nel 72° Trofeo Piva, con le stimmate del predestinato. E’ l’ottava vittoria straniera nelle ultime dieci edizioni, la seconda per un team italiano, sempre la Colpack-Ballan (nel 2017 trionfò con l’ucraino Mark Padun).

Gruppo ancora compatto. Il Piva si corre a Col San Martino, in provincia di Treviso (foto Scanferla)
Il Piva si corre a Col San Martino, provincia di Treviso (foto Scanferla)

Dietro al talento della formazione bergamasca, staccati di un minuto, sono finiti Luca Colnaghi (Trevigiani Campana Imballaggi) e Antonio Puppio (Team Qhubeka) a completare un super podio.

«Cinque vittorie con cinque corridori diversi – racconta il diesse Gianluca Valoti – è il miglior inizio di stagione mai avuto prima. E puntiamo con fiducia al Belvedere (che si corre oggi, ndr) che non abbiamo mai vinto, magari con Verre che sta pedalando bene».

Ayuso in rampa

Grande gioia quindi in casa Colpack-Ballan dove devono godersi il più possibile i numeri di Ayuso, uscito evidentemente molto bene dalla Settimana Coppi e Bartali, visto che il UAE Team Emirates lo ha “parcheggiato” in prestito da loro fino al prossimo agosto, periodo nel quale dovrebbe passare professionista (già pronto un contratto fino al 2025).

In gruppo anche Kevin Pezzo Rosola, con la maglia del Team Tirol (foto Scanferla)
In gruppo anche Kevin Pezzo Rosola (foto Scanferla)
Juan, raccontaci questo tuo primo successo nella categoria.

Sono davvero molto felice, lo dedico alla Colpack-Ballan. Sono partito a 20 chilometri dalla fine, in salita. Stavo bene e ci ho provato, poi quando sono rimasto da solo, ho pensato che stavo facendo una crono e ho spinto a tutta. E’ andata alla grande.

I prossimi obiettivi quali sono?

Sarebbe bello fare doppietta già al Belvedere. Sto crescendo giorno dopo giorno, cerco sempre di fare il meglio possibile.

Visto che ti stai trovando bene con la tua attuale squadra, se ti dicessero di restare fino a fine stagione accetteresti?

Il mio sogno è il professionismo, ma dipende da come andranno le corse. Devo fare esperienza e sono già migliorato tanto da inizio anno, tuttavia se dovessi restare alla Colpack-Ballan non sarebbe un problema.

Colnaghi ci riprova

Un mese fa (a Lucca, al Memorial Dinucci) la stessa felicità di Ayuso l’aveva provata Luca Colnaghi che oggi deve riconoscere la superiorità dello spagnolo chiudendo in piazza d’onore

L’azione di forza di Ayuso sul Combai: lo spagnolo veniva dal Coppi e Bartali (foto Scanferla)
L’azione di forza di Ayuso sul Combai: lo spagnolo veniva dal Coppi e Bartali (foto Scanferla)
Luca non si poteva fare di più?

No, era nettamente il più forte. All’imbocco dell’ultimo Combai lui è partito, gli ho subito preso la ruota, ma ho dovuto lasciarla subito perché aveva un ritmo troppo sostenuto per me. A quel punto mi sono fatto riprendere, poi sull’ultimo strappo, adatto alle mie caratteristiche, ho attaccato. All’arrivo ho regolato Puppio.

Domanda d’obbligo anche per te: obiettivo a breve e lungo termine?

La rivincita è già il Belvedere, cercando di fare meglio di oggi. Poi per il resto sono al quarto anno, ho l’esperienza giusta ormai per cercare di fare bene un po’ ovunque.

Il tuo buon inizio di stagione (compresi anche due quarti posti e l’attuale leadership nella classifica nazionale di categoria) è dovuto alle varie vicissitudini che hai vissuto negli ultimi mesi?

Ho tanta rabbia per le conseguenze di quelle vicende, ma non sto facendo più di quello che dovrei, non mi sto allenando di più. Sotto quel punto di vista sono tranquillo delle mie potenzialità e i risultati ci sono.

Quarto al traguardo Benedetti della Zalf, di cui Faresin ci aveva parlato (foto Scanferla)
Quarto al traguardo Benedetti della Zalf (foto Scanferla)
Il passaggio al professionismo invece dove lo posizioni tra gli obiettivi? Speri in una chiamata già da agosto?

Onestamente spero di passare, vedremo se si apriranno delle porte nuove ma adesso penso solo a pedalare e fare bene, che è la cosa più importante.

Puppio, obiettivo pro’

Sul terzo gradino del Trofeo Piva fa capolino Antonio Puppio che ritrova un podio dopo quasi due anni (terzo al prologo del Val d’Aosta a luglio 2019), il primo ottenuto in una gara in linea da quando è under 23. 

Sul podio, con Ayuso ci sono Luca Colnaghi e Antonio Puppio (foto Scanferla)
Sul podio, con Ayuso ci sono Luca Colnaghi e Antonio Puppio (foto Scanferla)
Antonio, partiamo da qui. Piazzamento che dà morale?

Sì, senz’altro. Anche se a fine febbraio avevo già fatto quarto in volata alla Firenze-Empoli, dove avevamo centrato anche il secondo e il terzo posto dietro Nencini.

Com’è andato il Trofeo Piva?

La corsa è stata piuttosto tranquilla fino a 4 giri dalla fine, di cui gli ultimi tre con lo strappo di San Vigilio. All’ultimo dei nove passaggi dal gpm di Combai è partito Ayuso, noi dietro ci siamo guardati ma non c’è stata molta collaborazione per chiudere. Poi sullo strappo finale ci siamo frazionati ulteriormente e siamo arrivati praticamente come siamo scollinati.

Al Belvedere con che spirito ci vai?

Con quello di riconfermare questo piazzamento, anzi migliorarlo, anche se credo sarà una gara diversa e potrebbe arrivare un gruppetto di 10/15 unità.

Corri in un team vivaio di una formazione WorldTour, pensi che il passaggio al professionismo sia dietro l’angolo?

No, devo conquistarmi il posto, non c’è nulla di scontato. Sono al quarto anno tra gli U23, ho più esperienza, sono migliorato a livello fisico e tattico ma devo, voglio fare dei risultati. L’obiettivo è quello di passare e sfrutterò ogni gara per farlo, soprattutto quelle internazionali. Ecco, spero di correre il Giro d’Italia Under 23 che è una bella vetrina per mettersi in mostra.

Dalla Spagna arriva Ayuso, che punta sul Giro U23

27.03.2021
4 min
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Juan Ayuso ha la sguardo furbo. Ha solo 18 anni ma sa il fatto suo. Spagnolo della regione di Valencia, va forte in salita e a crono. Per lui, come vedremo, si sono già spalancate le porte del WorldTour. Adesso però veste i colori della Colpack Ballan. Nelle due stagioni da juniores, ha conquistato tre titoli nazionali: due su strada e uno a crono (doppietta siglata nel 2020). E’ alto, ma non altissimo. Magro, ma non di quelli esagerati. Il suo fisico dà la sensazione di non essere ancora spremuto, di avere dei margini.

Al termine del terzo giorno di gara alla Coppi e Bartali sfila dopo il traguardo che è già a bocca chiusa. Con gli occhi cerca il camper del team e mentre è in “caccia” e incrocia il nostro sguardo ricambia subito il saluto. E’ davvero lucido.

Juan Ayuso, 18 anni, è al primo anno da under 23
Juan Ayuso, 18 anni, è al primo anno da under 23
Juan, come sei arrivato in Italia?

Ho un contratto di cinque anni con la UAE e con Matxin (uno dei tecnici del team, ndr) abbiamo pensato che la migliore scelta fosse quella di correre alcuni mesi in una grande squadre “development” per crescere gradualmente. Abbiamo studiato molti team e abbiamo pensato che la Colpack fosse la scelta migliore.

E come ti trovi?

Ho parlato con Gianluca (Valoti, ndr) e subito ho detto: okay. Per ora tutto è fantastico con la squadra. Abbiamo fatto un ritiro a Tortoreto ed è andato benissimo e poi con le prime corse sono subito cresciuto. Ho corso a Laigueglia, a Larciano e mi sono trovato bene.

E anche nelle prime tappe della Coppi e Bartali ti sei fatto vedere…

Abbiamo lavorato molto con squadra, loro credevano in me e io anche mi sentivo bene e così ho deciso di attaccare (era la seconda tappa, ndr).

Davvero un bel segnale per chi solo pochi mesi fa era ancora uno juniores. Ma in Spagna non c’era un team continental per crescere oppure l’idea di arrivare in Colpack è stato un qualcosa di espressamente voluto da Maxtin?

No, in Spagna non c’era una continental all’altezza della Colpack, che facesse una certa attività e fosse strutturata in un certo modo. E poi Matxin voleva che corressi in Italia perché secondo lui qui potevo imparare molto e di più.

Il valenciano ha un contratto con la UAE fino al 2025. Eccolo in ritiro con il team
Il valenciano ha un contratto con la UAE fino al 2025. Eccolo in ritiro con il team
Cosa?

Mi diceva che era differente correre qui da voi. Le strade sono più strette, spesso tortuose e bisogna limare… Voleva che imparassi questo. Ed eccomi. Devo dire che mi piace come si corre qui.

E oltre alle corse cosa ti piace dell’Italia?

La cucina. Si mangia benissimo! Anche in Spagna si mangia bene, però in Italia… è tutto super. Ed è un posto bellissimo per andare in bici. 

Che corridore sei? Uno scalatore, un velocista…

Nooo velocista – esclama mimando il gesto dell’acceleratore della moto Ayuso – Non so bene cosa sono ancora, ma “seguro” non sono un velocista! Credo di essere uno scalatore, ma non so se sono uno scalatore puro, un passista-scalatore… sono talmente giovane, chissà che direzione prenderò. Ma la salita mi piace. Che sia lunga, corta, ripida, esplosiva… quello è il mio terreno.

Il Giro d’Italia under 23 è il tuo grande obiettivo da quel che si dice…

Sì, per me è l’obiettivo principale della prima parte della stagione. E di certo resterò con la Colpack fino al Giro, dopo passerò alla UAE. Per adesso stiamo facendo tutto in funzione del Giro under 23 e penso che con la squadra potremo fare una gara molto buona. Siamo ben messi.

A Laigueglia hai fatto la prima gara con i grandi campioni?

Sì, la prima volta con i corridori del WorldTour e tanti altri grandissimi atleti. E’ stato un bel colpo di emozione passare in mezzo al gruppo e vedere Bernal, Kwiatkowski, Landa Fino a 3-4 anni fa erano i miei idoli e ora correre una gara con loro è stato incredibile, “muy impactante”.

Ayuso a colloquio con Valoti, prima del via di una tappa alla Coppi e Bartali
Ayuso a colloquio con Valoti, prima del via di una tappa alla Coppi e Bartali
E sei anche riuscito a parlarci?

Con qualcuno sì, quando la gara era tranquilla. Ma devo dire che sono stato sempre molto attento – e porta il dito indice verso gli occhi – quando si muovevano. Cercavo di osservarli, di studiarli, quando si spostavano nel gruppo: perché lì e perché in quel momento. Volevo imparare subito.

Domanda quasi scontata: ma chi era il tuo idolo da bambino, cioè fino a pochi anni fa?

Quando ho iniziato con la bici è stato Alberto Contador. Lo vedevo in televisione ed è stato un’ispirazione.