Al Piva, la prima di Ayuso. Crescono Colnaghi e Puppio

05.04.2021
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Fuga per la vittoria al Trofeo Piva: è proprio il caso di dirlo, per la prima vittoria da under 23 di Juan Ayuso (in apertura nella foto Scanferla). Il giovanissimo spagnolo – nato a Barcellona, cresciuto ad Alicante e che compirà diciannove anni il prossimo 16 settembre – ha centrato il colpo grosso a Col San Martino, nel 72° Trofeo Piva, con le stimmate del predestinato. E’ l’ottava vittoria straniera nelle ultime dieci edizioni, la seconda per un team italiano, sempre la Colpack-Ballan (nel 2017 trionfò con l’ucraino Mark Padun).

Gruppo ancora compatto. Il Piva si corre a Col San Martino, in provincia di Treviso (foto Scanferla)
Il Piva si corre a Col San Martino, provincia di Treviso (foto Scanferla)

Dietro al talento della formazione bergamasca, staccati di un minuto, sono finiti Luca Colnaghi (Trevigiani Campana Imballaggi) e Antonio Puppio (Team Qhubeka) a completare un super podio.

«Cinque vittorie con cinque corridori diversi – racconta il diesse Gianluca Valoti – è il miglior inizio di stagione mai avuto prima. E puntiamo con fiducia al Belvedere (che si corre oggi, ndr) che non abbiamo mai vinto, magari con Verre che sta pedalando bene».

Ayuso in rampa

Grande gioia quindi in casa Colpack-Ballan dove devono godersi il più possibile i numeri di Ayuso, uscito evidentemente molto bene dalla Settimana Coppi e Bartali, visto che il UAE Team Emirates lo ha “parcheggiato” in prestito da loro fino al prossimo agosto, periodo nel quale dovrebbe passare professionista (già pronto un contratto fino al 2025).

In gruppo anche Kevin Pezzo Rosola, con la maglia del Team Tirol (foto Scanferla)
In gruppo anche Kevin Pezzo Rosola (foto Scanferla)
Juan, raccontaci questo tuo primo successo nella categoria.

Sono davvero molto felice, lo dedico alla Colpack-Ballan. Sono partito a 20 chilometri dalla fine, in salita. Stavo bene e ci ho provato, poi quando sono rimasto da solo, ho pensato che stavo facendo una crono e ho spinto a tutta. E’ andata alla grande.

I prossimi obiettivi quali sono?

Sarebbe bello fare doppietta già al Belvedere. Sto crescendo giorno dopo giorno, cerco sempre di fare il meglio possibile.

Visto che ti stai trovando bene con la tua attuale squadra, se ti dicessero di restare fino a fine stagione accetteresti?

Il mio sogno è il professionismo, ma dipende da come andranno le corse. Devo fare esperienza e sono già migliorato tanto da inizio anno, tuttavia se dovessi restare alla Colpack-Ballan non sarebbe un problema.

Colnaghi ci riprova

Un mese fa (a Lucca, al Memorial Dinucci) la stessa felicità di Ayuso l’aveva provata Luca Colnaghi che oggi deve riconoscere la superiorità dello spagnolo chiudendo in piazza d’onore

L’azione di forza di Ayuso sul Combai: lo spagnolo veniva dal Coppi e Bartali (foto Scanferla)
L’azione di forza di Ayuso sul Combai: lo spagnolo veniva dal Coppi e Bartali (foto Scanferla)
Luca non si poteva fare di più?

No, era nettamente il più forte. All’imbocco dell’ultimo Combai lui è partito, gli ho subito preso la ruota, ma ho dovuto lasciarla subito perché aveva un ritmo troppo sostenuto per me. A quel punto mi sono fatto riprendere, poi sull’ultimo strappo, adatto alle mie caratteristiche, ho attaccato. All’arrivo ho regolato Puppio.

Domanda d’obbligo anche per te: obiettivo a breve e lungo termine?

La rivincita è già il Belvedere, cercando di fare meglio di oggi. Poi per il resto sono al quarto anno, ho l’esperienza giusta ormai per cercare di fare bene un po’ ovunque.

Il tuo buon inizio di stagione (compresi anche due quarti posti e l’attuale leadership nella classifica nazionale di categoria) è dovuto alle varie vicissitudini che hai vissuto negli ultimi mesi?

Ho tanta rabbia per le conseguenze di quelle vicende, ma non sto facendo più di quello che dovrei, non mi sto allenando di più. Sotto quel punto di vista sono tranquillo delle mie potenzialità e i risultati ci sono.

Quarto al traguardo Benedetti della Zalf, di cui Faresin ci aveva parlato (foto Scanferla)
Quarto al traguardo Benedetti della Zalf (foto Scanferla)
Il passaggio al professionismo invece dove lo posizioni tra gli obiettivi? Speri in una chiamata già da agosto?

Onestamente spero di passare, vedremo se si apriranno delle porte nuove ma adesso penso solo a pedalare e fare bene, che è la cosa più importante.

Puppio, obiettivo pro’

Sul terzo gradino del Trofeo Piva fa capolino Antonio Puppio che ritrova un podio dopo quasi due anni (terzo al prologo del Val d’Aosta a luglio 2019), il primo ottenuto in una gara in linea da quando è under 23. 

Sul podio, con Ayuso ci sono Luca Colnaghi e Antonio Puppio (foto Scanferla)
Sul podio, con Ayuso ci sono Luca Colnaghi e Antonio Puppio (foto Scanferla)
Antonio, partiamo da qui. Piazzamento che dà morale?

Sì, senz’altro. Anche se a fine febbraio avevo già fatto quarto in volata alla Firenze-Empoli, dove avevamo centrato anche il secondo e il terzo posto dietro Nencini.

Com’è andato il Trofeo Piva?

La corsa è stata piuttosto tranquilla fino a 4 giri dalla fine, di cui gli ultimi tre con lo strappo di San Vigilio. All’ultimo dei nove passaggi dal gpm di Combai è partito Ayuso, noi dietro ci siamo guardati ma non c’è stata molta collaborazione per chiudere. Poi sullo strappo finale ci siamo frazionati ulteriormente e siamo arrivati praticamente come siamo scollinati.

Al Belvedere con che spirito ci vai?

Con quello di riconfermare questo piazzamento, anzi migliorarlo, anche se credo sarà una gara diversa e potrebbe arrivare un gruppetto di 10/15 unità.

Corri in un team vivaio di una formazione WorldTour, pensi che il passaggio al professionismo sia dietro l’angolo?

No, devo conquistarmi il posto, non c’è nulla di scontato. Sono al quarto anno tra gli U23, ho più esperienza, sono migliorato a livello fisico e tattico ma devo, voglio fare dei risultati. L’obiettivo è quello di passare e sfrutterò ogni gara per farlo, soprattutto quelle internazionali. Ecco, spero di correre il Giro d’Italia Under 23 che è una bella vetrina per mettersi in mostra.

Dalla Spagna arriva Ayuso, che punta sul Giro U23

27.03.2021
4 min
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Juan Ayuso ha la sguardo furbo. Ha solo 18 anni ma sa il fatto suo. Spagnolo della regione di Valencia, va forte in salita e a crono. Per lui, come vedremo, si sono già spalancate le porte del WorldTour. Adesso però veste i colori della Colpack Ballan. Nelle due stagioni da juniores, ha conquistato tre titoli nazionali: due su strada e uno a crono (doppietta siglata nel 2020). E’ alto, ma non altissimo. Magro, ma non di quelli esagerati. Il suo fisico dà la sensazione di non essere ancora spremuto, di avere dei margini.

Al termine del terzo giorno di gara alla Coppi e Bartali sfila dopo il traguardo che è già a bocca chiusa. Con gli occhi cerca il camper del team e mentre è in “caccia” e incrocia il nostro sguardo ricambia subito il saluto. E’ davvero lucido.

Juan Ayuso, 18 anni, è al primo anno da under 23
Juan Ayuso, 18 anni, è al primo anno da under 23
Juan, come sei arrivato in Italia?

Ho un contratto di cinque anni con la UAE e con Matxin (uno dei tecnici del team, ndr) abbiamo pensato che la migliore scelta fosse quella di correre alcuni mesi in una grande squadre “development” per crescere gradualmente. Abbiamo studiato molti team e abbiamo pensato che la Colpack fosse la scelta migliore.

E come ti trovi?

Ho parlato con Gianluca (Valoti, ndr) e subito ho detto: okay. Per ora tutto è fantastico con la squadra. Abbiamo fatto un ritiro a Tortoreto ed è andato benissimo e poi con le prime corse sono subito cresciuto. Ho corso a Laigueglia, a Larciano e mi sono trovato bene.

E anche nelle prime tappe della Coppi e Bartali ti sei fatto vedere…

Abbiamo lavorato molto con squadra, loro credevano in me e io anche mi sentivo bene e così ho deciso di attaccare (era la seconda tappa, ndr).

Davvero un bel segnale per chi solo pochi mesi fa era ancora uno juniores. Ma in Spagna non c’era un team continental per crescere oppure l’idea di arrivare in Colpack è stato un qualcosa di espressamente voluto da Maxtin?

No, in Spagna non c’era una continental all’altezza della Colpack, che facesse una certa attività e fosse strutturata in un certo modo. E poi Matxin voleva che corressi in Italia perché secondo lui qui potevo imparare molto e di più.

Il valenciano ha un contratto con la UAE fino al 2025. Eccolo in ritiro con il team
Il valenciano ha un contratto con la UAE fino al 2025. Eccolo in ritiro con il team
Cosa?

Mi diceva che era differente correre qui da voi. Le strade sono più strette, spesso tortuose e bisogna limare… Voleva che imparassi questo. Ed eccomi. Devo dire che mi piace come si corre qui.

E oltre alle corse cosa ti piace dell’Italia?

La cucina. Si mangia benissimo! Anche in Spagna si mangia bene, però in Italia… è tutto super. Ed è un posto bellissimo per andare in bici. 

Che corridore sei? Uno scalatore, un velocista…

Nooo velocista – esclama mimando il gesto dell’acceleratore della moto Ayuso – Non so bene cosa sono ancora, ma “seguro” non sono un velocista! Credo di essere uno scalatore, ma non so se sono uno scalatore puro, un passista-scalatore… sono talmente giovane, chissà che direzione prenderò. Ma la salita mi piace. Che sia lunga, corta, ripida, esplosiva… quello è il mio terreno.

Il Giro d’Italia under 23 è il tuo grande obiettivo da quel che si dice…

Sì, per me è l’obiettivo principale della prima parte della stagione. E di certo resterò con la Colpack fino al Giro, dopo passerò alla UAE. Per adesso stiamo facendo tutto in funzione del Giro under 23 e penso che con la squadra potremo fare una gara molto buona. Siamo ben messi.

A Laigueglia hai fatto la prima gara con i grandi campioni?

Sì, la prima volta con i corridori del WorldTour e tanti altri grandissimi atleti. E’ stato un bel colpo di emozione passare in mezzo al gruppo e vedere Bernal, Kwiatkowski, Landa Fino a 3-4 anni fa erano i miei idoli e ora correre una gara con loro è stato incredibile, “muy impactante”.

Ayuso a colloquio con Valoti, prima del via di una tappa alla Coppi e Bartali
Ayuso a colloquio con Valoti, prima del via di una tappa alla Coppi e Bartali
E sei anche riuscito a parlarci?

Con qualcuno sì, quando la gara era tranquilla. Ma devo dire che sono stato sempre molto attento – e porta il dito indice verso gli occhi – quando si muovevano. Cercavo di osservarli, di studiarli, quando si spostavano nel gruppo: perché lì e perché in quel momento. Volevo imparare subito.

Domanda quasi scontata: ma chi era il tuo idolo da bambino, cioè fino a pochi anni fa?

Quando ho iniziato con la bici è stato Alberto Contador. Lo vedevo in televisione ed è stato un’ispirazione.