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EDITORIALE / Lasciamo stare Cassani, parliamo di programmi

02.08.2021
3 min
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Si potrebbe cominciare la settimana con Cassani e forse si dovrebbe. Ma cosa si può aggiungere a ciò che è stato già detto e a ciò che si è costruito fumosamente da più parti sopra quello che non è stato detto? Certo, ci sono mille sfaccettature e sensazioni dettate dall’esperienza, ma ha senso cavalcarle e dare loro dignità di notizia quando in ballo ci sono i programmi di uomini e atleti?

La risposta è no. Forse la sola cosa da dire è che, se si è dichiarato ai quattro venti che tutto proseguirà allo stesso modo fino ai mondiali, non ha senso mettere in mezzo facce nuove e cambiare i programmi. A meno che non ci siano già in atto strategie diverse, che contraddicono la premessa.

Giacomo Nizzolo, Davide Cassani, europei Plouay 2020
Fra le vittorie di Cassani come cittì azzurro, ecco l’europeo di Nizzolo lo scorso anno a Plouay
Giacomo Nizzolo, Davide Cassani, europei Plouay 2020
Fra le vittorie di Cassani come cittì azzurro, ecco l’europeo di Nizzolo lo scorso anno a Plouay

Scuola Jumbo-Visma

Perciò inizieremo la settimana facendo una riflessione su quel che ci è rimasto addosso dopo aver approfondito la realtà della Jumbo-Visma e i programmi con cui nello squadrone olandese si individuano e si gestiscono i talenti (in apertura Jonas Vingegaard circondato dai compagni del Development Team alla Settimana Coppi e Bartali vinta ad aprile). La prima sensazione è che davvero si possa lavorare a quel modo solo avendo alle spalle uno sponsor molto ricco che condivide il tuo modo di lavorare. La seconda, più rivolta verso casa nostra, riguarda il sistema italiano e l’assenza di una grande squadra.

Fatta salva qualche eccezione, da noi la selezione dei talenti passa attraverso i procuratori e poco di più. Buona l’intuizione di Reverberi di crearsi in casa la squadra degli under 23, ma di fatto e a costo di sembrare noiosi, l’ultimo progetto degno di essere accostato a quello della squadra olandese risale a 21 anni fa, con la Mapei giovani, che aveva appunto alle spalle uno sponsor molto ricco che condivideva il modo di lavorare dell’area tecnica.

La rincorsa dei nostri ragazzi al professionismo è una gara allo sfinimento senza troppi programmi, per dimostrare di valere qualcosa, in squadre che non disdegnano la conta delle vittorie. Ci sono in giro concorsi riservati agli U23 che mettono in luce ogni anno una serie di nomi scintillanti e prestigiosi. Ma poi dove finiscono?

Gli ultimi anni hanno portato a qualche eccezione, alcune squadre si sono distinte per programmi e politiche più lungimiranti, ma si tratta pur sempre di gestioni non riconducibili a team professionistici, quindi per certi versi prive di controllo. 

Giovanni Aleotti, cresciuto nel Cycling Team Friuli, è un esempio di gestione lungimirante del talento
Giovanni Aleotti, cresciuto nel Cycling Team Friuli, è un esempio di gestione lungimirante del talento

Il peso delle vittorie

Ecco, c’è un concetto che resta leggendo le parole di Robber De Groot: il contratto non si firma subito e i risultati non sono tutto. I risultati sono al massimo uno spunto, i valori fisiologici sono un tassello. La famiglia che hai alle spalle, il carattere, la capacità di fare gruppo, la cultura, la maturità: sono questi i valori che andrebbero cercati per individuare il corridore moderno.

Quali manager di squadre nostrane o riconducibili a gestioni italiane si prendono ogni volta la briga di incontrare i genitori degli atleti più giovani, parlare con i loro insegnanti o approfondire la loro formazione? Se così facessero, se davvero vedessero in quei ragazzi un investimento da far fruttare per il futuro della propria squadra, non sarebbe tanto facile per loro lasciarli a piedi dopo averli buttati nella mischia per due stagioni. Se i criteri di selezione fossero una cosa seria, non rischieresti (o rischieresti meno) di prendere corridori che non valgono. E poi ci si chiede come mai non ci sia ricambio alle spalle dei campioni a fine carriera. Ma giusto, che sbadati, quella è colpa di Cassani…