La corsa, il bus, idee e racconti. La Eolo secondo Basso

19.10.2022
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Gli manca solo di mangiarsi le unghie. Assistere Ivan Basso mentre segue i suoi ragazzi dal bus della squadra è un’esperienza intensa. Il coinvolgimento dell’ex maglia rosa, ora team manager della  Eolo-Kometa, è contagioso.

Ivan si alza, si risiede. Sul monitor indica i suoi ragazzi: dove sono e dove dovrebbero essere. Cosa può fare quel corridore e cosa può fare un altro. E ancora, cosa gli sta dicendo Zanatta, il diesse in ammiraglia, per radio. La cosa bella è che una manciata di secondi dopo le sue frasi, le maglie della Eolo-Kometa si vanno a posizionare esattamente dove aveva detto lui.

E’ uno spaccato del ciclismo moderno, del ciclismo vissuto da dentro. Per la cronaca la corsa in questione è la Veneto Classic.

Per Basso, Gavazzi è un pro’ esemplare. Guardando la tv diceva come Francesco stesse sempre nelle posizioni buone
Per Basso, Gavazzi è un pro’ esemplare. Guardando la tv diceva come Francesco stesse sempre nelle posizioni buone

Già nel 2023

Con Basso si è parlato a tutto tondo del team, dei suoi ragazzi, del movimento italiano, dell’impegno di Eolo e di Luca Spada, vero appassionato in prima persona. Giusto oggi a Jesolo, termina il ritiro della squadra celeste. E’ il primo del 2023 se vogliamo. A raccolta i 14 atleti confermati più i sei (forse sette) in arrivo. Programmi, colloqui, il punto con lo staff, test… 

«E poi – dice Basso – ci sarà il rompete le righe. Una ventina di giorni di riposo assoluto. Ci serviva. E’ stata una stagione lunga. Siamo partiti bene, poi nel mezzo, soprattutto al Giro d’Italia, è mancato qualcosa. E di nuovo abbiamo finito bene.

«Al Giro dopo un buon inizio ho visto diverse cose che non mi sono piaciute, atteggiamenti sbagliati. Ma forse ho sbagliato anche io. Continuavo a chiedere ai ragazzi cose che non avevano nelle loro gambe. Per esempio un giorno in fuga c’era Fortunato, ma non c’era nessun altro a dargli manforte. Mi sono arrabbiato, ma a mente fredda capisco che non era facile».

Zanatta appena sceso dall’ammiraglia alla Veneto Classic con Luca Spada
Zanatta appena sceso dall’ammiraglia alla Veneto Classic con Spada

Da Lonardi a Piganzoli

La Eolo-Kometa era partita alla grande: prima corsa, prima vittoria. La firma era stata di Lonardi, il quale però si è un po’ perso a partire dalla primavera. «Da “Lona” ci aspettiamo molto. E’ un ragazzo che ha buone gambe e un grande potenziale. Sarà con noi anche per il prossimo anno».

E poi c’è il capitolo Albanese al quale Ivan tiene tantissimo. Quante volte gli ha tirato le orecchie. «Alba può vincere molto di più. Si è disabituato a vincere. In estate è tornato al successo e spesso è stato davanti». 

Ma Basso non è tipo da crogiolarsi sul passato. Lui guarda avanti. Ha un pragmatismo che non ci si aspetta da un team manager così giovane. Ricorda quando per due anni, per imparare, si mise al seguito della Trek-Segafredo, ricoprendo tutti i ruoli, viaggiando nei pulmini coi massaggiatori… ufficialmente era assistente di Guercilena. Una sorta di “master fai da te”. Non sta fermo. Tira dritto per la sua strada. Gli sponsor li ha trovati lui. Ha una voglia matta di crescere.

«La cosa più bella – ribadisce Ivan – è stata quella di essere riusciti a tenere Piganzoli e Tercero. Portare in prima squadra i frutti del nostro vivaio. E posso assicurarvi che non è stata cosa da poco. Su ognuno di loro c’erano almeno dieci squadre WorldTour. Non volevo che andasse come è successo con Mas, Oldani, Carlos Rodriguez e Juan Pedro Lopez.

«Nel giorni scorsi con Piga ho parlato. E’ un talento. Il futuro è tutto nelle sue mani. Campione italiano a crono, nei primi dieci al Giro baby, nei primi cinque all’Avenir. Gli ho detto: “Da adesso in poi per i prossimi 15 anni qualsiasi cosa fai, la devi fare in funzione della bici”».

La Eolo-Kometa in fila. La squadra italo spagnola quest’anno ha portato a casa tre vittorie
La Eolo-Kometa in fila. La squadra italo spagnola quest’anno ha portato a casa tre vittorie

Squadre italiane…

E questo discorso di Piganzoli e Tercero si lega anche ad un altro tema toccato con Basso, i giovani italiani e la presenza di una squadra WorldTour nel Belpaese. La sua analisi è profonda e a tutto tondo. 

«Un po’ mi viene da ridere – prosegue Basso – ogni anno in questo periodo viene fuori il discorso della mancanza delle squadre e dei giovani italiani. A primavera quello della sicurezza. Non credo che i giovani non ci siano, credo che vanno trovati e aiutati ad emergere. Ma non solo nel ciclismo. Un articolo del Corriere della Sera diceva come in Slovenia le ore di educazione fisica a scuola sono molte di più che da noi. E soprattutto sono di qualità. I ragazzi provano molti sport. Poi tra i 13-15 anni scelgono quelli in cui vanno meglio o li appassionano di più. Da noi sono ancora lì a girare le braccia.

«Manca una squadra WorldTour, okay… ma invece di parlare e criticare venite a venire come si lavora in un team, cosa serve, quali difficoltà ci sono. Per iniziare servono 80 milioni di euro garantiti per quattro anni, 20 a stagione… per fare una squadra discreta. Non è una cosa facile.

«Quando c’è una fuga, ti capita di vedere un atleta di una squadra come la nostra che con il suo stipendio base dell’Uci percepisce una paga anche 400 volte inferiore ad un campione di una WorldTour… Bisogna fare queste valutazioni prima di parlare. In certe situazioni sappiamo che al massimo possiamo puntare ad un piazzamento. Era dal 2018 che un corridore di una professional non vinceva una tappa al Giro. Ci è riuscito lo scorso anno Fortunato».

Ivan Basso con Luca Spada. I due hanno raccontato che il loro “ufficio” migliore è la bici. E’ lì che nascono le migliori idee
Ivan Basso (a sinistra) con Luca Spada. I due hanno raccontato che il loro “ufficio” migliore è la bici. E’ lì che nascono le migliori idee

Effetto Spada

Voglia di fare, di crescere, ma di non fare il passo più lungo della gamba. Entusiasmo e pragmatismo. Luca Spada, il presidente di Eolo, è una spinta ulteriore per il team. Lui è un imprenditore. Le sue sfide le vince con lavoro e determinazione, ma soprattutto con la capacità… Capacità di vederci lungo anche nei momenti più tosti.

«Le cose – racconta Basso – nel 2020 non andavano bene con l’avvento del Covid. L’allora Kometa aveva all’epoca un accordo con Eolo per l’anno successivo. Un giorno andai da Luca e gli dissi: “Luca servirebbe un’impegno maggiore del previsto”. Lui mi guarda e mi fa: “Quanto maggiore?”. “Dieci volte tanto”. Mi guarda, fa una pausa: “Okay, partiamo”».

Spada, al nostro fianco, al racconto di questo ricordo, sorride con soddisfazione. I progetti da portare avanti non mancano. Il prossimo è quello di Dinamo, il brand d’integratori naturali di altissima qualità che sta lanciando e di altre attività esclusive legate al ciclismo. Chissà, magari un giorno la squadra si chiamerà così…

Quinto al Lunigiana e pochi fronzoli. Scopriamo Privitera

10.09.2022
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Ha le idee chiare il ragazzo, bisogna ammetterlo. Samuele Privitera lo abbiamo scoperto al Giro di Lunigiana, chiuso al quinto posto e secondo nella classifica dei giovani. Lo scalatore della Fratelli Giorgi sa quello che vuole e mostra già una discreta maturità, considerando che compirà solo 17 anni il prossimo 4 ottobre.

La sua determinazione, come ci ha spiegato meglio il giovane ligure, è figlia della aridità di ciclismo tipico della sua terra, dove se vuoi emergere devi avere il morso del lupo. Già l’anno scorso da allievo ha girato mezza Italia per formarsi come corridore. E gli sforzi sono stati ripagati con tre vittorie in corse dure e storiche, come la Lugo-San Marino, in cui, scorrendo l’albo d’oro, tanti pro’ sono stati protagonisti. Ora Privitera, al primo anno junior, ha messo nel mirino altri obiettivi a breve e lungo termine.

Privitera secondo nell’arrivo in salita a Piasco davanti al suo compagno Vesco (foto Rodella)
Privitera secondo nell’arrivo in salita a Piasco davanti al suo compagno Vesco (foto Rodella)
Samuele partiamo dalle presentazioni. Raccontaci chi sei?

Vengo da Soldano, un comune di circa 1.000 anime all’inizio della vallata del torrente Verbone tra Ventimiglia e Bordighera. Sono figlio unico e studio al liceo scientifico applicato “Montale” di Bordighera, dove farò la quarta. Grazie a mio nonno, grande appassionato di ciclismo, ho iniziato prima a pedalare che a camminare anche se ho iniziato a correre solo da G3. Da allora fino al 2021 ho sempre corso nella Ciclistica Bordighera. L’anno scorso sono stato notato dal diesse Leone Malaga della Giorgi di Bergamo. Loro quest’anno hanno aperto un’affiliazione in Liguria tesserando oltre a me anche Luca Giaimi, che è di Savona, e Pierluigi Cozzani di La Spezia.

Le tue caratteristiche invece quali sono?

Amo la salita. Più la gara è dura e lunga e meglio vado. Naturalmente sono uno scalatore puro con poco spunto veloce. Mi ispiro a Contador e Basso, li ho sempre ammirati. Tra l’altro Ivan mi sta aiutando in alcune consulenze personali. Non c’entra nulla però la Eolo e il loro settore giovanile. E’ che in questi anni a forza di incontrarci alle corse sono diventato molto amico di Santiago, suo figlio. Forse, perché sono aperto caratterialmente, sono piaciuto ad Ivan e così siamo rimasti in contatto. In qualche scelta mi sono confrontato con lui ma solo per amicizia.

Samuele Privitera insieme al suo diesse Leone Malaga, che rimase colpito dai suoi risultati
Samuele Privitera insieme al suo diesse Leone Malaga, che rimase colpito dai suoi risultati
Com’è essere corridore in Liguria?

Non è facile per nulla a livello giovanile. Infatti principalmente non ringrazierò mai abbastanza i miei genitori per avermi portato alle corse, specie quelle più scomode o lontane per noi. Ci sono pochissime squadre, pochissime gare e in pratica gli sponsor non esistono. Sì è vero, portiamo in giro i loro marchi, ma alla fine non c’è nessuno che investe veramente. Il Bordighera va avanti grazie al presidente Guerrino Lanzo, che praticamente mette tutto di tasca sua. Ormai è rimasto l’unico a fare attività e capite che è difficile poter andare avanti senza investitori esterni. Anche a Guerrino devo dire tanto grazie. Ora alla Giorgi è tutto diverso.

Spiegaci pure.

Sarà che arrivo da formazioni più piccole, sarà che non mi sono mai aspettato nulla di che, ma qua mi sembra di essere in una team WorldTour. A Bergamo non mi manca nulla. In squadra c’è un grande clima. Non ho pressioni, nemmeno dopo il bel piazzamento al Lunigiana. Non ho problemi a lavorare per i compagni, come ad inizio stagione dove mi sono sacrificato molto.

Privitera con la maglia della selezione della Liguria all’ultimo Giro di Lunigiana
Privitera con la maglia della selezione della Liguria all’ultimo Giro di Lunigiana
Di fatto al Lunigiana sei stato una sorpresa. Com’è nato quel risultato?

Era la prima gara a tappe che facevo in vita mia, ma sentivo che ci stavo arrivando in grande condizione. Avevo colto già cinque podi in corse impegnative. Al Lunigiana ho seguito i più forti e notavo che comunque stavo bene a ruota. Ho sempre avuto sensazioni ottime. All’ultima tappa ho provato a forzare il ritmo su Montemarcello e Ortonovo per prendere la maglia bianca. Ma erano salite poco selettive e onestamente non mi aspettavo che Gualdi andasse così forte. Peccato, ma merito a lui. Io comunque sono soddisfatto e ho chiuso in crescita.

Di tuo finora quanto ci hai messo?

Non lo so. Però posso dirvi che ho sempre avuto poche distrazioni e pochi vizi, perché la nostra è una regione particolare. Infatti mi ritengo un ligure anomalo, più socievole, forse perché mio nonno paterno è di Palermo e quindi ho ereditato l’espansività tipica del sud. Al momento mi piace fare la vita del corridore. Sto cercando di investire su me stesso. Spero di diventare corridore, ma se un domani dovessi appendere la bici al chiodo non vorrò avere rimorsi o rimpianti.

Samuele con papà Luigi. Deve tanto ai suoi genitori che lo hanno sempre portato alle corse
Samuele con papà Luigi. Deve tanto ai suoi genitori che lo hanno sempre portato alle corse
Ora che obiettivi hai?

Ne ho uno dietro l’angolo. Domani corro il Memorial Buffoni, che sogno da quando sono un bambino. A Montignoso ho una casa di famiglia in cui ho trascorso tantissime vacanze e ricordo quando ero io che vedevo passare questi giovani corridori e mi entusiasmavano. Ogni anno speravo che un giorno avrei voluto correre questa gara. Adesso ci sono. Ho buona gamba. Posso puntare a fare molto bene. Magari il podio. Magari la vittoria…

Piganzoli solido in Francia e fedele al progetto Eolo-Kometa

31.08.2022
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Si è concluso domenica 28 agosto il Tour de l’Avenir, la corsa a tappe francese dedicata ai campioni del futuro. E’ terminata in crescendo per i colori azzurri, visto che nell’ultima tappa è arrivata la prima ed unica vittoria, firmata da Lorenzo Milesi. Allo stesso tempo, nelle ultime tre frazioni, le più dure, si sono confermate le buone prestazioni di Davide Piganzoli (in apertura foto di Tour de l’Ain) ed Alessandro Fancellu. 

Piganzoli è stato il migliore degli italiani in classifica generale, portando a casa un solido quinto posto. Il giovane lombardo, in forza alla Fundacion Contador, team di sviluppo della professional Eolo-Kometa, l’anno prossimo passerà professionista proprio con la squadra guidata da Ivan Basso

Piganzoli caldo
Piganzoli ha scelto di dare continuità al progetto Eolo-Kometa, nel 2023 passerà professionista con la squadra di Basso (foto Zoe Soullard)
Piganzoli caldo
Piganzoli ha scelto di dare continuità al progetto Eolo-Kometa, nel 2023 passerà con la squadra di Basso (foto Zoe Soullard)

Un risultato inaspettato

Il quinto posto al Tour de l’Avenir è un risultato che dona morale e fiducia per quella che sarà la prossima avventura di Piganzoli, che, dopo due anni passati nella Fundacion Contador, assaggerà il mondo dei professionisti. 

«In questi giorni sto un po’ riposando, nel complesso sto bene – ci racconta il ventenne di Morbegno – non mi aspettavo una prestazione così solida. Il livello dei partecipanti era davvero molto alto ed ero partito senza troppe pretese. Ero convinto che le risposte sarebbero arrivate dalla strada, e così è stato.

«Mi sono accorto che avrei potuto fare qualcosa di buono il giorno dopo la cronometro a squadre. Si trattava di una tappa mossa, corsa sempre a tutta e senza pause, nonostante lo sforzo restavo bene in gruppo ed ho trovato anche la forza di sprintare, raccogliendo un bel terzo posto. Nelle tappe successive mi sono ripetuto non uscendo mai dai primi cinque, solamente nell’ultima ho un po’ pagato gli sforzi fatti ma nel complesso sono molto soddisfatto».

Al Tour de l’Avenir il giovane lombardo ha costruito la sua quinta posizione giorno dopo giorno (foto Tour de l’Ain)
Al Tour de l’Avenir il giovane lombardo ha costruito la sua quinta posizione giorno dopo giorno (foto Tour de l’Ain)

Continuità

Parlando con Basso, nei giorni scorsi, si è toccato il tasto dei giovani e della fuga all’estero. Piganzoli, nonostante le tante sirene che lo hanno richiamato non ha mai ceduto, credendo fermamente nel progetto di crescita pensato dalla Fundacion Contador. Processo che lo ha portato a firmare un contratto che lo porterà tra i professionisti a partire dalla prossima stagione

«Il progetto della squadra – riprende – è molto valido. Il processo di crescita e maturazione è lineare, per questo ho deciso di continuare con loro. Quando ho firmato con la Fundacion Contador, due anni fa, ho parlato a lungo con il mio procuratore Mazzanti e insieme abbiamo deciso che questa sarebbe stata la scelta migliore. Ne sono ancora convinto, per questo ho firmato per un altro anno, il terzo complessivo. Sono convinto che conoscere già l’ambiente, le persone ed il modo di lavorare mi aiuterà a superare le difficoltà del passaggio nel mondo dei professionisti.

«L’anno scorso dopo il Giro d’Italia Under 23, e soprattutto dopo il mondiale, mi avevano cercato dei team development del WorldTour, ma non ho voluto mollare l’impegno preso nel 2020. Qui in mi sono sempre trovato bene, fin da subito, non ci sono pressioni, sento tanta fiducia ed in più, cosa fondamentale, ho i miei tempi ed i miei spazi».

Davide correrà la prova a cronometro del mondiale di Wollongong, convocazione meritata dopo aver vinto il titolo nazionale
Davide correrà la cronometro del mondiale di Wollongong, convocazione meritata dopo aver vinto il titolo nazionale

L’inverno è lontano

Piganzoli si dimostra pragmatico, e non pensa troppo a quello che lo aspetterà dal 2023, ora c’è ancora da terminare una stagione e gli impegni sono molti. A partire da quelli con la nazionale, ci sarà il mondiale, e poi le corse di fine stagione…

«Al 2023 ci penseremo dopo le vacanze – conclude Davide – anche con Basso ci siamo ripromessi di parlare di tutto ciò a tempo debito. Non abbiamo fretta, il fatto di conoscerci già aiuta a non avere affanni nel trovare i giusti metodi di lavoro. Per questo consiglio ai giovani una realtà come la Fundacion Contador, è l’ambiente migliore per crescere e sono felice di quanto fatto.

«Lavoriamo a blocchi, concentrandoci sui vari impegni volta per volta, non c’è la pretesa di andare sempre forte. Ad esempio: dopo il Giro d’Italia ho corso al Val d’Aosta, ma senza pressioni. Era una corsa che mi sarebbe servita per ritrovare il ritmo gara e così è stato, nessuno ha preteso da me l’impossibile, ovvero fare Giro, Val d’Aosta e Avenir al massimo. Al debutto tra i pro’ non ci penso, ho in testa il mondiale di Wollongong, sicuramente parteciperò alla cronometro, per la prova in linea vedremo. Mi piacerebbe andare, ma deciderà Amadori».

Agnoli, un giorno a Malta fra campioni, ministri e ambasciatori

30.08.2022
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C’è Basso, volato a Malta per girare dei video. C’è Agnoli, che sull’isola ha la residenza ed è il referente per quanto riguarda il cicloturismo. Poi ci sono Clayton Bartolo, Ministro del Turismo, e Fabrizio Romano, Ambasciatore italiano a Malta. Approfittando della presenza di Ivan, Valerio ha organizzato un’uscita in bicicletta che li coinvolga tutti. Appuntamento per il 19 agosto. Qualcosa a metà fra l’occasione per stare insieme e l’opportunità di rinforzare il canale fra Italia e Malta. E’ tutto pronto, quando Basso lo chiama e gli mostra il messaggio appena ricevuto da Luca Spada, il signor Eolo.

L’idea di partenza di Agnoli era di far uscire in bici l’Ambasciatore Romano e il Ministro Bartolo (foto Ivan Sommonte)
L’idea di partenza di Agnoli era di far uscire in bici l’Ambasciatore Romano e il Ministro Bartolo (foto Ivan Sommonte)

Barca più gravel

Spada è uomo di sport e montagna, ma ama il mare. Le foto sul suo profilo Facebook lo ritraggono in navigazione nel Mediterraneo. E quando Basso scopre la sua rotta, si rende conto che anche Spada sta per approdare a Malta. Del tutto casualmente. E siccome la bici ce l’ha sempre dietro, è un attimo coinvolgerlo nell’uscita del gruppo di Agnoli. Che adesso sorride e racconta.

«Basso era sceso a Malta – spiega Agnoli – per realizzare i video che saranno pubblicati sui social di Visit Malta. Ormai ho il mio staff e così avevo portato giù Ivan Sommonte, cameraman e fotografo con cui lavoro da tempo. Si vedrà Ivan pedalare sulle strade di Malta e Gozo, mostrando le bellezze paesaggistiche. Io mi ero già attivato per organizzare un giretto con il Ministro e l’Ambasciatore italiano, ma quando abbiamo scoperto che sarebbe arrivato anche Spada, ho pensato che sarebbe stato bello coinvolgere anche lui. Potrebbe sembrare tutto programmato, in realtà è stato tutto per caso. Così ci siamo visti e abbiamo fatto il classico giro-caffè…».

Appuntamento all’alba

Il ministro lo incontrammo a Budapest quando al via del Giro svelò l’accordo con la Eolo-Kometa, veicolo per far conoscere il cicloturismo a Malta. L’Ambasciatore italiano sull’isola è Fabrizio Romano, un curriculum di tutto rispetto e incarichi in aree ben più… calde de La Valletta.

«Il Ministro – racconta Agnoli – è partito in mountain bike da casa sua e in tutto si è fatto 53 chilometri. Va spesso in bici, fra un impegno e l’altro. Anche io per parlarci devo sperare di trovare un varco. Ci seguivano una scorta del ministero e una dell’ambasciata. A Malta si esce presto, intorno alle 6,30. Un po’ per il caldo e un po’ perché il Ministro alle 8,30 deve essere in ufficio. Però quando l’ho visto arrivare con la maglia della squadra, mi sono emozionato (sorride, ndr). Appuntamento a Marina di Portomaso, una delle zone più turistiche, e arrivo a Barrakka, dove ha sede il Ministero. Quindi ci siamo presi un caffè e con Spada abbiamo riaccompagnato il Ministro fino a casa. Poi Luca ha continuato il suo giro».

Il ciclismo al centro

Agnoli ha il sorriso sornione di chi la sa lunga. Del resto dopo aver chiuso la carriera ha seguito un corso di sport, marketing e sponsorship alla Bocconi e si è buttato nel lavoro. Prima con la Ferrari, poi con Med-Ex e ora con Visit Malta.

«In questo contratto che mi lega a Malta – spiega – io sono il responsabile per il Governo della sponsorizzazione con il team e tutto ciò che è la divulgazione bike a Malta e fuori. La mia esperienza dice che è importante avere attivazioni nel luogo in cui avviene la sponsorizzazione e vedere una risposta così bella a Malta mi fa pensare di aver seminato bene».

Il gruppo in posa a Barakka, nel cuore de La Valletta, poco prima della sosta caffè (foto Ivan Sommonte)
Il gruppo in posa a Barakka, nel cuore de La Valletta, poco prima della sosta caffè (foto Ivan Sommonte)

Dal calcio alla bici

Così fra i discorsi del gruppo che se ne andava verso La Valletta, si è parlato anche di lavoro. Sia pure con il modo filtrato e informale di quando in bici si fanno discorsi seri con la leggerezza del piacere di farli.

«Il mercato primario di Malta è l’Italia – spiega ancora Agnoli – e creare questo tipo di interazione risponde a quello che ho studiato alla Bocconi, in cui ci hanno insegnato che per raggiungere un obiettivo bisogna essere capaci anche di trovare diversi canali di comunicazione, che abbiano però al centro l’obiettivo che si vuole raggiungere. La sola sponsorizzazione di Visit Malta finora era stato il Manchester United, ora si lavora sul ciclismo. Abbiamo individuato alcuni corridori che permetteranno di far crescere il movimento ciclistico sull’isola. La squadra sta diventando una sorta di catalizzatore. Già durante il Giro del 2021, mi era capitato di seguire delle tappe assieme al Ministro per spiegargli di cosa stessi parlando. Quest’anno non hanno perso una tappa. E se non capivano qualcosa, mi mandavano gli screenshot perché gli spiegassi cosa stesse succedendo. Non pensavo che la… malattia della bici attecchisse così presto anche qui».

Così il Ministro su Instagram: Questa mattina ho fatto un bel giro in bici insieme al mio amico Valerio Agnoli.
Così il Ministro su Instagram: Questa mattina ho fatto un bel giro in bici insieme al mio amico Valerio Agnoli.

Il giorno di Albanese

E siccome la fortuna aiuta gli audaci, proprio nei giorni in cui a Malta si sono ritrovati tutti insieme, dalla Francia è arrivata la notizia della vittoria di Vincenzo Albanese.

«Ivan era super contento – racconta Agnoli – era il penultimo giorno che erano giù e la sera stessa ho portato al Ministro la foto della vittoria incorniciata. Ma soprattutto mi interessa che Clayton Bartolo e Spada si siano parlati, dato che Luca a Budapest non c’era. Pedalando e durante la pausa caffè hanno parlato del ruolo di Eolo nel ciclismo e sentendolo parlare, il Ministro ha avuto conferma di aver fatto bene a investire. E così andiamo avanti. Ora il progetto potrebbe essere di portare la Eolo-Kometa a novembre per un primo ritiro. Ci stiamo lavorando. E insieme alla squadra si potrebbe organizzare un meeting che coinvolga altri soggetti. Ma è presto per dare i dettagli, è ancora tutto in fase di definizione».

Juniores con la valigia: qualche domanda da parte di Basso

26.08.2022
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Il tema dei ragazzi italiani che fanno valigia e diventano U23 nei vivai delle WorldTour europee tocca da vicino sicuramente le continental di casa nostra e di riflesso le professional. Il team di Basso e Contador quel meccanismo l’aveva studiato e messo in atto anni fa. Prima come continental affiancata alla Trek-Segafredo e poi, da quando è diventato Eolo-Kometa, creando una filiera che parte da alcuni team juniores, passa per la Fundacion Contador U23 e si conclude fra i pro’. Il responsabile del settore giovanile è Dario Andriotto, ma su tutto c’è l’occhio di Ivan Basso che su questo tema abbiamo voluto sentire. Soprattutto da quando si è sparsa la voce (non ancora confermata) che Manuel Oioli, preso da junior alla Bustese e ora in forza alla Fundacion Contador, il prossimo anno potrebbe partire per la continental di una WorldTour.

«Il progetto giovanile – conferma Basso, in apertura con Rivi al Giro 2022 – lo abbiamo sviluppato anni fa, poi è stato ripreso da squadre più forti. Noi abbiamo aperto la strada, loro hanno disponibilità superiori e alle spalle dei team sicuramente più grandi. Il vero nodo è il budget e trovare risorse è il mio compito per garantire un futuro alla mia squadra. Noto però che mentre prima chiamavi un giovane di 17 anni e riuscivi a incontrarlo, magari anche con i suoi genitori, oggi se ti va bene ci parli al telefono, altrimenti ti dice di sentire il suo manager. E devo dire che a un certo punto ne faccio proprio una questione di rispetto…».

Oioli è approdato quest’anno alla Fundacion Contador U23, dopo aver corso alla Bustese, suo vivaio
Oioli è approdato quest’anno alla Fundacion Contador U23, dopo aver corso alla Bustese, suo vivaio
Perché le altre squadre sono più attrattive?

Me lo chiedo anche io. E’ chiaro che la Jumbo Visma ha riprodotto e anche bene il format che fu della Mapei o della Liquigas. In questa fase sono osservatore interessato e tifoso, dato che mio figlio è al secondo anno da allievo. E anche se di lui si occupa Andriotto, se gli chiedi dove voglia andare, parla anche lui della Jumbo. Ma le mie domande sono altre.

Quali?

Sono pronti ragazzi di 17-18 anni per un’esperienza così elevata? Il vecchio sistema non funziona più? Il format in cui sono cresciuti Nibali e Viviani, per fare due nomi, è superato oppure si tratta di un’infatuazione collettiva?

Tu cosa pensi?

Io ho la coscienza di lavorare con i giovani nel modo giusto. “Juanpe” Lopez e Carlos Rodriguez (uno alla Trek-Segafredo e l’altro alla Ineos Grenadiers, ndr) li abbiamo persi perché non avevamo ancora la squadra pro’. I primi che arriveranno alla Eolo-Kometa avendo fatto tutto il percorso con noi saranno Piganzoli e Tercero, che hanno scelto di fidarsi e firmare, nonostante li abbiano cercati 7-8 squadre WorldTour. Ho parlato però con un corridore che mi piace e ho capito che è più attratto dall’esperienza internazionale.

E’ comunque una scelta legittima.

Assolutamente, purché sappiano cosa vogliono. Io volevo correre alla Carrera con Chiappucci, avevo le idee chiare. Dove ti senti felice di correre? Se sono felici di andare in Olanda oppure in Francia alla Groupama, abbiamo finito di parlare. Ci sono genitori che mi chiamano per chiedere se devono prendersi un procuratore: io invece credo che a 18 anni abbiano bisogno di Zanatta e Basso. Come credo ad esempio che Colleoni e Conca avrebbero avuto vantaggi dal fare i primi due anni con l’Androni, al posto di andare subito nel WorldTour. Fermo restando ad esempio che per i francesi ho ammirazione, dato che fanno passare 8 ragazzini in prima squadra.

Piganzoli Maurienne 2022
Piganzoli passerà professionista con la Eolo-Kometa, dopo essere cresciuto nel suo vivaio (Foto Zoe Soullard)
Piganzoli Maurienne 2022
Piganzoli passerà professionista con la Eolo-Kometa, dopo essere cresciuto nel suo vivaio (Foto Zoe Soullard)
Tutto questo rende difficile gestire la squadra?

Non sono frustrato né avvilito. Non mi sono esaltato quando abbiamo vinto sullo Zoncolan e non mi deprimo adesso. Il problema è di budget, so bene che con il nostro non posso sfidare sullo stesso terreno squadre da 30 milioni l’anno. Posso lottare per diventare una grande professional e arrivare davanti nel ranking, ma in questo non ci ha aiutato il fatto di essere nati nella stagione del Covid, pur avendo sponsor che sono con noi da cinque anni. Quello che aspetto di vedere è il seguito di queste giovani carriere.

In che senso?

Non tutti sono adatti per certi ambienti così lontani dalla nostra cultura. E non tutti i grandi team, hanno spazio perché i ragazzi facciano una buona attività. Allora, come nel calcio, non si potrebbe ragionare sull’affidarli a squadre più piccole come la nostra perché facciano esperienza in corse di livello e magari guadagnino valore? Perché in Italia adesso la situazione è sotto gli occhi di tutti.

Le porte della Eolo-Kometa si schiuderanno anche per Fernando Tercero
Le porte della Eolo-Kometa si schiuderanno anche per Fernando Tercero
E com’è?

Siamo come una famiglia che vive con i soldi misurati e deve stare attenta a tutto. Facciamo fatica a prendere quelli buoni perché costano troppo, proviamo a tenerci stretti quelli che abbiamo fatto crescere e cerchiamo dei giovani che ci credano. Non è affatto detto però che chi ha tanti soldi automaticamente lavori meglio. Non confondiamo fra l’esperienza internazionale di fare le corse all’estero con l’andare a viverci. Non è affatto la stessa cosa.

Tenersi dei margini per quando si è pro’. Ne parliamo con Basso

08.07.2022
5 min
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«Non andiamo in altura per tenerci una “cartuccia” in più per quando passeremo pro’. Ne ho parlato anche con Basso». Così aveva detto Davide Piganzoli (in apertura foto Istagram – Adn Photo), della  Fundacion Contador, team giovanile della Eolo-Kometa. Lasciarsi la “cartuccia” dell’altura, come la chiama lui, garantirebbe un margine di miglioramento in ottica futura.

Margini che sono sempre più ridotti. Tante volte parliamo di ragazzi che passano e sono già al limite. Piganzoli ci aveva detto che avevano parlato in squadra di questa scelta di non andare in quota.

Parador de las Canadas del Teide: uno dei luoghi simbolo dell’altura per pro’ e anche molti under 23
Parador de las Canadas del Teide: uno dei luoghi simbolo dell’altura per pro’ e anche molti under 23

Margini e tutela

Il manager varesino segue da vicino l’atleta valtellinese. Crede moltissimo in lui. E di certo il discorso di Piganzoli non è affatto banale.

«Oggi – dice Ivan Basso – soprattutto in Italia abbiamo il problema dei giovani: sono pochi, passano presto, passano al limite… In questo campo della preparazione c’è una narrativa enorme. Ci sono tante persone che dispensano consigli di tutte le salse. Credo che ogni opinione vada ascoltata ed elaborata, ma chi ha una squadra ha delle responsabilità, deve prendere delle decisioni. Gli altri no».

«Non abbiamo abbastanza certezze che questa esasperazione in età precoce sia un valore. Non abbiamo certezze che porti a risultati anche a lungo termine, che sia funzionale alla crescita. Sappiamo però che la crescita graduale funziona.

«Penso al progetto giovani della Liquigas. Io ero in quella squadra e ho visto i Nibali e i Viviani arrivare da ragazzini e diventare campioni che dopo 12-15 anni di professionismo, vincenti, sono ancora in gruppo. Ed è lì che voglio arrivare con i miei ragazzi. Gli under 23 devono avere i requisiti e i margini per passare: questo conta per me. Ed è quando sono passati che devono vincere».

Alla Liquigas Basso ha visto passare molti giovani, tra cui Nibali (alla sua ruota). E ha fatto tesoro di quanto osservato da vicino
Alla Liquigas Basso ha visto passare molti giovani, tra cui Nibali (alla sua ruota). E ha fatto tesoro di quanto osservato da vicino

Gli esempi del passato

Il discorso di Basso su base teorica è certamente corretto. E soprattutto è coerente con quanto sta facendo. Però la realtà dice che sin da U23 il livello è molto alto e alcuni di questi ragazzi potrebbero magari pagarne le spese. Tradotto: non faccio di tutto e di più, non vinco, non passo.

«Che sia giusto o sbagliato non lo so – riprende Basso – Io, come detto, faccio le scelte per la mia squadra. E so che che questo modello ha funzionato in Liquigas per Nibali, Viviani, ma anche per Pozzato anni prima col progetto Mapei Giovani».

«Il miglior Piganzoli, tanto per restare sull’esempio, lo vedremo più avanti. Posso garantire che questo ragazzo ha dei margini molto alti. Può essere molto più forte di così. Ma per questo devo ringraziare i suoi team giovanili che non lo hanno spremuto, la sua famiglia. Davide non ha un padre che vuole realizzare i propri sogni sulle spalle del figlio. E’ un insieme di cose che per esempio riscontro anche in Montoli».

«Ripeto, preferisco insistere su questo modello di crescita collaudato, tanto più che è gestito da Zanatta. Stefano ebbe il primo Nibali già alla Fassa Bortolo, poi se lo ritrovò anche alla Liquigas. Ha avuto Sagan, Formolopotrei andare avanti fino a stasera».

Davide Piganzoli in azione al tricolore crono U23, da lui vinto qualche settimana fa
Davide Piganzoli in azione al tricolore crono U23, da lui vinto qualche settimana fa

Strada spianata?

Quando a Basso facciamo notare però che i suoi ragazzi U23 tutto sommato sono già in una posizione di “agio” e di tranquillità, visto che hanno meno bisogno di dimostrare qualcosa a suon di risultati in quanto c’è pronta la squadra la professional che li aspetta, Ivan ribatte con certezza.

«Vado controcorrente. In Italia ci sono dei team dilettantistici che lavorano bene. Penso alla Zalf o alla Colpack-Ballan. Penso alla squadra di Milesi. Marco è un diesse eccezionale. Parlo con loro, esploro i loro vivai».

 

«La vostra osservazione è giusta: qui i ragazzi hanno la professional “pronta”. Ma posso dire che ci sono stati degli under 23, e persino degli juniores, che hanno rifiutato la nostra offerta e il nostro modo di lavorare. Per me decisioni folli».

«Altura o altri margini, come un’alimentazione super controllata, possono incidere sul rendimento: è vero. Ma siamo sicuri che un ragazzo di quella età possa sopportare certi sacrifici? Perché poi cambia tutto in poco tempo. A 20 anni non hai la testa che hai a 23. A 23 anni non hai quella che hai a 28. E a 28 anni non hai la testa che hai a 32. Tutto ha un suo tempo».

«Io non sono contrario all’altura. Io sono contrario all’esasperazione. Se poi il confronto con gli stranieri è spietato, se per stare davanti è necessario fare tutto ciò allora io guardo altre cose. A me che Piganzoli vince dieci corse da under 23 non me ne importa molto. Mi importa che quando passa ne vince 2-3.

«E quindi cosa guardo? Guardo che Piganzoli ha fatto tanti piazzamenti, osservo i suoi test, vedo che va forte quando la strada sale e a crono. Guardo che ha la capacità di esprimere gli stessi watt in salita e a crono. Ditemi chi altro c’è che ha tutte queste qualità? Eppure Piganzoli ha vinto poco».

Ivan Basso (classe 1977) sul bus dei pro’ (foto Borserini)
Ivan Basso (classe 1977) sul bus dei pro’ (foto Borserini)

E sui procuratori…

Infine, una battuta sui procuratori, che molto spesso incidono sul futuro dei ragazzi.

«In cinque anni di gestione del team – conclude Basso – io non ho mai avuto un problema con i procuratori. Anzi, con alcuni ho anche trovato l’accordo per farli restare un altro anno là dove erano. Quando trattiamo un giovane e parliamo del suo futuro io mi siedo al tavolo con l’atleta, con il suo procuratore e a volte anche con i suoi genitori e ne discutiamo. Deve esserci un rapporto leale e onesto fra le parti. Nessuno mi ha mai preso per la camicia».

«E poi il fatto è semplice. Di fronte ho un ragazzo di 20 anni al cui fianco c’è un procuratore che gestisce molti altri campioni affermati. Di certo non è su questo ragazzo che guadagnerà bene. 

«Voglio dire che se un ragazzo non passa, o non viene preso in considerazione non è sempre colpa degli altri. Proprio perché parliamo tutti quanti onestamente, mi è capitato che un giovane che doveva passare pro’, non era pronto ed è restato tra gli U23 un altro anno, con l’accordo di tutti».

Sarà finalmente conclusa l’odissea di Fedeli?

30.06.2022
7 min
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Una chiamata per farsi raccontare della nuova sistemazione alla Eolo-Kometa e l’incontro con Alessandro Fedeli, 26 anni, diventa un viaggio attraverso la sua carriera colpita, frenata e deviata da circostanze che avrebbero fiaccato chiunque. L’UCI fermò la Gazprom-RusVelo nel giorno del suo compleanno, quando avrebbe dovuto correre a Laigueglia il debutto in Italia. Quello che è successo dopo ai corridori del team lo avete letto spesso su queste pagine, fino al giorno in cui Basso in una telefonata ci confidò di averlo ingaggiato. Lo avevamo appena incontrato assieme alla sua ragazza alla crono di Verona di fine Giro, la notizia venne fuori circa una settimana dopo.

«E’ stata una cosa abbastanza veloce – dice il veronese – quando è venuta fuori la notizia, avevo firmato da una settimana. Alla crono di Verona c’è stato il primo avvicinamento, abbiamo parlato di disponibilità, di budget da verificare e fatto quattro chiacchiere. Però non c’era niente di concreto». 

Al Giro di Sicilia, corso in appoggio di Caruso, si era parlato di un passaggio alla Bahrain-Victorious
Al Giro di Sicilia, corso in appoggio di Caruso, si era parlato di un passaggio alla Bahrain-Victorious
Ma alla fine hai firmato…

Sono contento di essere entrato in una squadra seria e di avere il contratto anche per il 2023. Il materiale è buono, la bicicletta buonissima. Questa è una bella cosa, però mi dà ancora fastidio quello che è successo. Alla fine mi hanno fatto perdere la parte più bella della stagione. Adesso devo fare un mese a casa perché non ci sono corse, c’è solo il Tour. Ripartirò il 25 luglio con una corsa a tappe, poi mi concentrerò sull’ultima parte di stagione, che di solito è quella che mi viene meglio.

Se non altro hai debuttato al tricolore.

Speravo di fare meglio. Avrei voluto cominciare bene con loro, perché comunque era una gara abbastanza adatta. A parte il caldo che non amo, il percorso tutto sommato mi si addiceva. Ma ho cambiato tutto in una settimana. Le scarpe, la bici, la sella… tutto diverso. Ho fatto i primi tre giorni ad allenarmi troppo forte e ho sbagliato. Muscolarmente l’ho pagato per una settimana. Errori da principiante, però magari sarei stato in difficoltà anche se mi fossi allenato poco. Una corsa singola dopo un mese che non correvo, potevo aspettarmelo…

Fedeli ha ricevuto il nuovo materiale poco prima dei campionati italiani
Fedeli ha ricevuto il nuovo materiale poco prima dei campionati italiani
Come ci si riprende da un periodo così?

Ho avuto parecchie batoste, sin da quando ero piccolo. Da junior vinsi corse importanti il primo anno e feci anche il mondiale arrivando 18°. Il secondo doveva essere il mio anno, invece ebbi una grossa diatriba con la società e non mi fecero correre per buona parte della stagione. Non era come adesso, che gli juniores sono l’anticamera del professionismo, ma era ugualmente importante. E io purtroppo il secondo anno sono partito fortissimo, poi mi hanno fermato ed è stata la batosta più grossa.

Più dell’ultima?

Sembra una stupidata, però è stata molto più grossa della Delko e della Gazprom. Persi tantissima sicurezza nel ciclismo e nell’approcciarmi con la gente nel ciclismo. In questo sport basta litigare con una persona e ti può rovinare la carriera. Sei in balia della situazione e a me questa cosa ha sempre messo paura. Da lì purtroppo è stato un susseguirsi di problemi.

Fedeli Liberazione 2018
L’arrivo di Fedeli al Liberazione 2018, una vittoria di forza con 45″ sul gruppo
Fedeli Liberazione 2018
L’arrivo di Fedeli al Liberazione 2018, una vittoria di forza con 45″ sul gruppo
Quali?

Al quarto anno da dilettante ho vinto una tappa al Val d’Aosta, Collecchio e il Liberazione, però la Trevigiani era in una situazione economica difficile e abbiamo dovuto rinunciare a tante corse. Ringrazio Mirko Rossato, che ha sempre cercato di darci tutto, ma nonostante le vittorie e la partecipazione al mondiale, sono passato in una professional francese. Quelli che vincevano tappe al Val d’Aosta sono sempre andati nelle WorldTour, io ne ho vinte due e sono andato alla Delko (sorride amaramente, ndr).

Però ti ambientasti bene, no?

E’ bello andare fuori dall’Italia, però c’era la difficoltà di un Paese estero, di un calendario limitato, di dover prendere l’aereo tutte le volte per andare a fare anche la corsa più piccola. Per fortuna il francese l’avevo studiato a scuola. Comunque al primo anno sono andato bene, ho vinto la prima e l’ultima corsa del calendario. La tappa di Kigali al Rwanda e una alla CRO Race. Il secondo anno c’è stato il Covid e l’ho preso subito, poco prima che si fermasse tutto. Ugualmente a fine anno ho vinto la tappa al Limousin e ho fatto quinto a Plouay.

Nel 2019, Fedeli vince alla CRO Race, il Giro di Croazia, a fine stagione
Nel 2019, Fedeli vince alla CRO Race, il Giro di Croazia, a fine stagione
E il terzo?

E il terzo anno, che la squadra era centrata su di me, al primo raduno ci dissero che c’erano problemi economici e poi è fallita. Mi trovavo bene, avrei potuto fare tanto, ma non abbiamo neanche iniziato. Mancavano i materiali. Si correva solamente in Francia, quindi mai. Insomma, quest’anno che alla Gazprom sentivo di aver riagganciato il pedale, è successo ancora. Mi chiedete come ci si riprende? Vediamo…

La Gazprom sembrava la squadra giusta?

Sono stati bravi a creare un gruppo. Abbiamo fatto mesi di ritiro vero, la squadra ha investito un sacco di soldi in questo. Da un lato era pesante, perché comunque stai lontano dalla famiglia, però loro avevano questa disponibilità economica di farlo e noi ci abbiamo creduto. Alla fine li abbiamo ripagati con delle bellissime prestazioni. La piccola professional Gazprom è stata una delle migliori al mondo, contando anche le nostre prestazioni in nazionale. Nulla da invidiare a certe squadre francesi che hanno il quadruplo del budget, come Total Energies e la B&B. Spero che Renat (Khamidouline, il manager della squadra russa, ndr) si rimetta in piedi, con me o senza di me. Glielo auguro perché fa bene al ciclismo. C’è bisogno di persone così. Dava sicurezza ai dipendenti, ti dava tutto, era proprio un bel sistema.

Fedeli si era messo in luce nell’arrivo in salita del Tour of Antalya, con il secondo posto
Fedeli si era messo in luce nell’arrivo in salita del Tour of Antalya, con il secondo posto
E’ stato bello finché è durato…

Posso solo ringraziare la Gazprom, il manager, tutti… Avevo trovato la mia dimensione, ero vicino a casa, era un sistema di lusso, tante squadre avrebbero da imparare, purtroppo però è andata. Sono felice di essere qua. Se non avessi trovato una squadra di livello, avrei smesso di correre. Non avrei avuto paura di farlo, perché il ciclismo mi ha fatto troppo male.

Questi passaggi lasciano il segno?

Sono tutte cose che non ti faranno mai esplodere, perché ti bloccano mentalmente. Hai paura del futuro e delle situazioni. Sembra che ogni corsa sia l’ultima della tua vita e quindi vai con l’ansia e commetti anche errori d’ansia. Io so che avrei potuto fare tanto di più nella mia carriera, però purtroppo il ciclismo è fortuna al 90 per cento e non posso dire di averne avuta….

La prossima corsa di Fedeli a fine luglio, preparando il finale di stagione
La prossima corsa di Fedeli a fine luglio, preparando il finale di stagione
Alla Eolo hai un direttore sportivo di riferimento?

Mi interfaccerò con Zanatta, il capo dei tecnici. Stefano mi sembra una persona di grande esperienza, da quello che ho potuto vedere al campionato italiano. Ci tengono molto che non manchi nulla e questo è sicuramente diverso rispetto a come ero abituato alla Delko, in cui si facevano le cose un po’ alla carlona. 

Cosa farai in vista della prossima gara?

Adesso andrò qualche giorno al mare con la ragazza, però sempre con la bicicletta dietro per prenderci confidenza. Poi una decina di giorni in altura, non per la quota, ma per fare qualche bell’allenamento lungo e al fresco. Poi torno a casa, faccio una settimana di rifinitura dietro moto per riprendere l’esplosività e finalmente si inizia a correre.

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Fancellu e il ritorno alle corse: «Che emozione!»

16.06.2022
5 min
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Quanto può essere lungo un anno? La risposta giusta è 365 giorni, ma lo scorrere del tempo è soggettivo. Quando facciamo qualcosa che ci appassiona, il tempo ci scivola via dalle dita senza rendercene conto. Al contrario, nel momento in cui aspettiamo, diventa incredibilmente lento. Le lancette si appesantiscono e sembrano non girare più. Finora Alessandro Fancellu ha vissuto così questo suo ultimo anno.

Il giovane corridore in forza alla Eolo Kometa si era fermato nell’aprile del 2021 a causa di un male invisibile. Invano per mesi si erano cercate le risposte, ne avevamo parlato con lui e con Stefano Zanatta, suo diesse. Poi a settembre un incidente in allenamento aveva fermato nuovamente Alessandro, e nel 2022 si è aggiunta una doppia positività al Covid. Ma ora il corridore comasco ha ripreso a gareggiare con tanta continuità, e all’Adriatica Ionica Race è tornato ad assaporare la testa del gruppo.

Il Tour of the Alps è stata la sua ultima corsa del 2021, poi il black out. Eccolo con Bais e Fetter
Il Tour of the Alps è stata la sua ultima corsa del 2021, poi il black out. Eccolo con Bais e Fetter

Sensazioni via via migliori

Fancellu ha ripreso a correre con una buona continuità, fino ad ora ha totalizzato 28 giorni di gara. Guardando le statistiche si vede come pian piano stia sempre meglio e continui la sua risalita ad una condizione sempre migliore.

«All’Adriatica Ionica Race il livello non era dei più alti – dice – ma sono contento per come è andata». Alessandro ci parla da Nova Gorica, ieri è iniziato il Giro di Slovenia, la sesta corsa a tappe della sua stagione. «Sono riuscito a fare quello che la squadra mi ha chiesto, tappa dopo tappa. Noi tutti eravamo in appoggio a Fortunato e nella frazione del Grappa sono riuscito a rimanere per tanto tempo con lui dandogli una mano. Non posso pensare di passare dal non correre a vincere, bisogna fare le cose per step, ed anche ripartire da questo è ottimo per il morale e la fiducia. Qui al Giro di Slovenia il livello sarà già un po’ più alto visto che ci sono alcuni corridori che stanno definendo la condizione in vista del Tour (Pogacar stesso è presente nella corsa di casa, ndr)».

Alessandro Fancellu all’Adriatica Ionica Race è tornato a correre in testa, qui nella tappa di Brisighella chiusa in decima posizione
Fancellu all’Adriatica Ionica Race è tornato a correre in testa, qui a Brisighella chiusa in 10ª posizione

Con l’aiuto della passione

Dai momenti difficili si riesce ad uscire aggrappandosi alle poche certezze che in quel momento si hanno. Per un ciclista la certezza si chiama bici, o meglio, la passione per la bici.

«La voglia di andare in bici non mi è mai passata – dice Fancellu – anche nei momenti in cui non potevo proprio toccarla ero comunque determinato a riprendermi. La voglia di tornare a far girare i pedali è sempre stata forte, anche nei momenti di massimo sconforto. Quando ho iniziato a sentirmi meglio è arrivato l’incidente e anche il doppio Covid è stata una gran mazzata. Si impara sempre qualcosa, anche dai periodi bui. Ho capito che non bisogna mai mollare, le cose si risolvono sempre».

Anche i compagni sono stati importanti per aiutare Alessandro, eccolo alla partenza della Milano-Torino con a destra Viegas e Rivi
Anche i compagni sono stati importanti. Eccolo alla Milano-Torino con Viegas

Team e compagni

Stefano Zanatta ci aveva fatto capire che la Eolo tiene in modo particolare ad Alessandro e che crede in lui. Da subito è stato circondato da tante persone che hanno seguito il suo recupero.

«Quello che la squadra ha fatto per me – conferma – è stato davvero bello. Già lo scorso anno, anche se non potevo correre, mi avevano portato al campionato italiano, per respirare il clima della corsa. E’ stato un bel gesto, mi ha aiutato ad uscire dalla monotonia di tutti i giorni e mi sono sentito parte della squadra. E’ una cosa bella, che ti fa sentire il supporto di tutti. Zanatta, Basso, ma tutto lo staff mi ha dato una gran mano e questo mi ha fatto capire quanto tengono a me. Anche i miei compagni hanno fatto tanto, uno con cui ho parlato un po’ di più è Fortunato. Spesso capita di allenarci insieme, la sua fidanzata è di Erba, io di Como e quindi è facile incontrarsi. Tante volte Lorenzo mi ha raccomandato di avere pazienza e di fare le cose per bene, questa è la ricetta giusta per superare tutte le difficoltà».

Il ritorno alle corse è costato tanta fatica, ma altrettanta emozione
Il ritorno alle corse è costato tanta fatica, ma altrettanta emozione

Emozioni ed obiettivi

Tornare in gara dopo tanto tempo non può lasciare indifferenti, soprattutto se la passione per la bici è così grande come detto prima. Allora quali sono le sensazioni di un corridore che torna in gruppo dopo un lungo periodo di assenza?

«Prima del mio ritorno ero un po’ teso – racconta Fancellu – è stato come rivivere il tutto per la prima volta. C’era un po’ di agitazione nel tornare a fare le azioni che precedono la corsa: attaccare il numero, la riunione pre gara. Una volta in corsa però queste cose te le dimentichi e pensi solo a fare del tuo meglio. Ciò che in realtà mi ha creato più difficoltà sono state le discese, ma quello era dovuto al trauma dell’incidente in allenamento. Una volta fatta la prima, mi sono sentito più sicuro».

Le storie del Mortirolo, Basso racconta

24.05.2022
5 min
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Il 28 maggio del 2010 era un venerdì e Basso aveva ancora 2’28” dalla maglia rosa di Arroyo (in apertura, Ivan con Scarponi sul Mortirolo). Quel Giro era cominciato in modo balordo, con la fuga di L’Aquila che aveva spinto avanti coloro che ci avevano creduto e affossato le ambizioni degli altri. Ma la Liquigas non si era arresa e alla vigilia della tappa di Aprica, Basso aveva già recuperato 9’21”. Ancora poco, rispetto agli 11’49” di quella sera maledetta in Abruzzo, all’ombra delle case ancora devastate dal sisma dell’anno prima.

«Si facevano Aprica e Trivigno – ricorda Ivan – poi il Mortirolo da Mazzo, discesa su Edolo e ancora Aprica. Dovevo giocarmi tutto sul Mortirolo, il giorno dopo sul Tonale si poteva fare poco. Dovevo mandarlo in crisi. Su quella salita, se la attacchi subito forte, fai i distacchi veri. Fu un Giro tutto particolare, dovendo sempre recuperare. Fu un vero sfinimento…».

Il Mortirolo e la rosa

Il Mortirolo torna oggi per una di quelle tappe che, soprattutto all’indomani del riposo, ha sempre fatto tremare i polsi.

«Sicuramente sarà decisivo – prosegue Basso – considerando il blocco del weekend appena passato, con Torino e Cogne e quello che verrà poi, con Lavarone e Marmolada. Chi esce in maglia rosa dal Mortirolo, difficilmente sarà spodestato. Se ne hai per fare la differenza nel penultimo weekend, di solito vai a crescere…».

Ricordi di bambino

Per il varesino che oggi porta avanti la sua Eolo-Kometa, quella salita significa anche altro e affonda le radici nel ricordo dell’infanzia e della casa materna a Bianzone.

«Mia mamma era di là – conferma, ricordando la signora Nives scomparsa troppo presto – e la tappa passa a poche centinaia di metri dalla casa in cui sono cresciuto. Ho tenuto la baita più alta, a 1.600 metri e mi capita spesso di andarci. Sul Mortirolo ci salii per la prima volta a 11 anni, con una mountain bike in acciaio che pesava 11 chili. La prima salita su bici da corsa fu lo Stelvio, ma non avevo i rapporti per il Mortirolo. Serviva la tripla e in un paio di tornanti misi anche piede a terra. Quando da bambino facevo queste salite, sognavo che da grande le avrei fatte al Giro d’Italia. Per me il ciclismo era la sigla della Rai, con Jesper Skibby che si buttava in quella discesa e la musica della Turandot in sottofondo, con il Vincerò di Pavarotti. Quelli sono i miei ricordi. La corsa si guardava in tivù, ora vedo Santiago che si collega col cellulare ovunque si trovi…».

Pantani vinse ad Aprica, scalando Mortirolo e Santa Cristina. Era il 1994.
Pantani vinse ad Aprica, scalando Mortirolo e Santa Cristina. Era il 1994.

Attesa della Ineos

Il Mortirolo di questa volta sale da Monno e affronta la direttissima, un tratto che in allenamento era una sorta di banco di prova per Contador, legato alla Valtellina da antica amicizia.

«Il Mortirolo – conferma Basso – è lo spartiacque che condiziona la corsa. Il versante più cattivo e vero è quello di Mazzo, perché è quello che ha fatto la storia. Ma alla fine ognuno ha le sue caratteristiche. E’ la salita che in gruppo temono di più in assoluto, poi bisogna anche vedere a che punto della corsa viene affrontata, perché ovviamente l’interpretazione di corsa sarà diversa. In una tappa come quella di oggi, mi aspetto che la Ineos faccia la differenza. Non lasciamoci condizionare da quello che abbiamo visto sul Blockhaus e a Torino, quelle non erano tappe per loro…».

Giro del 2006, sul Mortirolo il duello fra Basso e Simoni, con tanto di polemica
Giro del 2006, sul Mortirolo il duello fra Basso e Simoni, con tanto di polemica

Quella volta con Simoni

La tappa parte da Salò. Affronta subito il Crocedomini, poi va a Monno per addentare il Mortirolo. E alla fine propone la salita di Teglio da Bianzone e quella del Santa Cristina, che nel 1994 lanciò Pantani verso lo stesso traguardo di Aprica. Fra i ricordi di Basso c’è anche quello: aveva ancora 15 anni. E poi il Mortirolo del 2006, quello con Simoni e della grande litigata sul traguardo di Aprica.

«Il Mortirolo di Pantani nel 1994 – ricorda Basso – lo vidi in televisione. Sono di quelle immagini che non dimentichi. Nel 2006 invece avevo già un vantaggio importante, volli vincere la tappa. Quell’episodio ormai è passato. Ci siamo chiariti. E adesso andiamo alle corse per seguire i nostri figli».