Viviani a Roma, la maglia olimpica e quella del 2022

10.06.2021
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Facciamo il punto, ti va? Elia Viviani, primo ciclista portabandiera alle Olimpiadi, è a Roma per la presentazione della maglia con cui correranno a Tokyo le squadre di ciclismo, anche se poi la maglia presentata ieri nel Salone d’Onore del Coni è quella da allenamento, dato che in tutte le specialità si correrà con il body. Nei giorni scorsi e già durante il Giro si è parlato delle condizioni del veronese e tante voci si sono sommate senza che lui abbia detto la sua. Perciò in attesa di correre alla Adriatica Ionica Race e prima di entrare nella fase decisiva della preparazione per Tokyo, eccolo qua. Calmo, lucido, rinfrescato dagli otto giorni passati a Livigno.

Viviani ha portato a Roma un ricordo di Rio per il Presidente del Coni Malagò e il Segretario Generale Mornati (a sinistra)
Viviani ha portato a Roma un ricordo di Rio per Malagò e il Mornati
Un primo bilancio prima di ripartire?

I risultati dicono che il Giro non è andato troppo bene. Però sono tornato a stare bene in bici. Sento di essere me stesso e ho ripreso a lavorare in modo diverso. La Adriatica Ionica Race si farà per mettere ancora ritmo in un mese in cui non ci saranno gli europei.

I compagni che saranno con te dicono che faranno di tutto per farti vincere la prima tappa ad Aviano.

La vittoria alleggerisce tutto. L’assenza degli europei pesa. Il quartetto ha comunque il riferimento del cronometro, ma non sai che tempi fanno gli altri. Sarà così per tutti, perché tranne qualche gara classe 1 come Fiorenzuola (30 giugno-5 luglio) e San Pietroburgo (8-11 luglio), non ci sarà attività. Correre sarebbe servito per chi fa la madison per affinare l’intesa. In allenamento lavori sulla tecnica, ma non riuscirai mai a simulare l’imprevisto della gara.

Pensi di poter rientrare in ballo per il quartetto?

Penso ad allenarmi e dare il meglio di me. La selezione del quartetto è facile: se fai il tempo, sei dentro. Ma dovremo essere tutti in grado di dare un contributo per fare in due giorni tre quartetti da 3’48”. Credo che Villa farà le sue scelte nelle ultime prove.

La selezione si farà nei giorni in cui si sarebbero corsi gli europei?

Esatto. E bisognerà arrivarci bene. L’europeo sarebbe stato di passaggio, ci avrebbe aiutato a definire i ruoli. Manca un mese e mezzo alle Olimpiadi, non si dovrà essere al massimo a fine giugno.

Quindi sarebbe stato auspicabile correre gli europei con le scelte di Tokyo già fatte?

Magari non definitivamente, perché la selezione si sarebbe svolta su campo. La gara sarebbe servita per dare gli ultimi segnali, non per cercare la prestazione. Dobbiamo comunque andare con garanzie. Sappiamo benissimo che ci sono delle pedine fisse e altre che devono guadagnarsi il posto. I ragazzi lo sanno, la tensione a Livigno si sentiva.

Ecco la maglia della nazionale per Tokyo anche se gli atleti correranno con il body
Ecco la maglia della nazionale per Tokyo anche se gli atleti correranno con il body
Quando hai fatto l’ultimo quartetto di alto livello?

Di fatto dagli europei di Glasgow nel 2018, che vincemmo. Ora spingono due denti in più, ma già allora tecnicamente ci si era spostati in questa direzione.

Il Giro tornerà utile in vista di Tokyo?

E’ stato un bel blocco di lavoro, svolto nei tempi giusti. Ora si può aggiungere la qualità tramite i lavori specifici.

Si è letto che lascerai il tuo treno e andrai a correre alla Eolo-Kometa?

Non c’è niente di definito e il problema è che non mi piace fallire, come è stato finora. Io so di essere ancora il Viviani di due anni fa e non voglio voltare le spalle al mio gruppo. Ogni risultato aiuterà a cambiare le cose, per cui a Lombardi (il suo procuratore, ndr) ho chiesto di lasciarmi tranquillo fino a dopo Tokyo. Ma fra le opzioni, tengo ancora bene in vista la Cofidis. Mi piacerebbe continuare con Consonni, Sabatini e mio fratello Attilio. Solo non è questo il momento di pensarci. Abbiamo appena visto la maglia delle Olimpiadi…

A Roma, anche la Pinarello per le prove di gruppo, nel colore per Tokyo, legato alla maglia
A Roma, anche la Pinarello per le prove di gruppo, nel colore per Tokyo, legato alla maglia
Che effetto fa?

E’ sempre un momento particolare. Viene voglia di onorarla, è l’inizio ufficiale dell’avventura. Dobbiamo arrivare a Tokyo, guardarci indietro e dirci di aver fatto tutto il possibile. I due giorni di Rio in cui ho vinto l’oro sono stati i più facili della mia carriera. Proprio per tutto quello che avevo fatto prima.

Martinello a raffica da Ganna a Nibali, aspettando i Giochi

09.06.2021
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Anche se si potrebbe andare avanti parlando delle elezioni federali perse sul filo di lana al primo turno poi inevitabilmente nel secondo, dei sorprendenti voltafaccia e dei singolari comportamenti di cui racconta, con Silvio Martinello si ragiona un gran bene di Giochi Olimpici. Tokyo è alle porte. E anche se sul piano tecnico le specialità sono irriconoscibili, ci sono dinamiche ben chiare per chi c’è stato dentro e in un giorno d’estate, sia pure lontano, chinandosi dal podio ha infilato la testa nel nastro di una medaglia d’oro. Nel frattempo con la riapertura delle palestre, anche il suo centro di Selvazzano si è rimesso in movimento e dentro c’è un gran lavoro da fare per sistemare carte e strutture. 

Viviani Rio 2016
Viviani commosso dopo l’oro dei Giochi di Rio 2016 nell’omnium: ora Elia fa rotta su Tokyo
Viviani Rio 2016
Viviani commosso dopo l’oro dei Giochi di Rio 2016 nell’omnium: ora Elia fa rotta su Tokyo
Europei cancellati, si arriva alle Olimpiadi senza alcun riferimento…

Sarebbero serviti, in effetti. Finché parliamo di discipline fondate sul cronometro, i valori sono quelli e si riuscirà a fare la selezione anche stando a casa. I tecnici lavoreranno tenendone conto. Credo anche che le squadre italiane, maschile e femminile, abbiano l’esperienza che serve. Dovremmo essere coperti e mi sembra che ci sia un motivato ottimismo. Semmai ci sarà da curare i dettagli, anche i più piccoli. Una disciplina come il quartetto si gioca soprattutto su quelli.

E’ la prima volta che tanta parte del quartetto corre il Giro d’Italia: un vantaggio?

In effetti è una bella novità. Anche il quartetto di Atlanta andò bene, ma erano tutti dilettanti. Non so come Marco abbia conciliato i due tipi di preparazione, perché ora è il momento di mollare tutto e concentrarsi sull’evento. So ad esempio che in quest’ottica Viviani farà la Adriatica Ionica Race. Ero con Argentin a fare sopralluoghi quando lo ha chiamato Marco Villa dicendogli questa cosa.

Letizia Paternoster
Letizia Paternoster in rotta verso le Olimpiadi dopo un anno davvero faticoso, fra problemi di salute e sfortuna
Letizia Paternoster
Letizia Paternoster in rotta verso le Olimpiadi dopo un anno davvero faticoso
A proposito di Viviani, sia lui sia Letizia Paternoster sono da un po’ i riferimenti del nostro movimento, ma arrivano a Tokyo senza il gusto della vittoria in bocca, come la mettiamo?

Sono due soggetti molto sicuri di sé. Due atleti abituati a certi palcoscenici, con l’esperienza per sapersi ascoltare. Al momento giusto sapranno dire cosa sono in grado di dare. Sono convinto che entrambi speravano in un miglior avvicinamento, perché vincere aiuta. Diciamo che questa può essere una fase critica da gestire.

Quanto critica?

Paternoster fa parte del quartetto e punta all’omnium, in cui è sempre stata fra le prime. Difficile però che in questo anno tribolato sia riuscita a colmare il gap di prestazione e di struttura fisica, per il quale ha solo bisogno di crescere. Mentre Viviani un’Olimpiade l’ha già vinta e ripetersi è complicatissimo. Anche perché non mi pare lo stesso atleta degli anni alla Deceuninck-Quick Step. Nella madison correrà con Consonni, che ha dato segnali importanti. Anche quella è una specialità che Villa ben conosce e su cui dovrà lavorare con molta attenzione. Li ho osservati, finché si è potuto, qualche errorino ancora lo fanno. Gli europei a loro sarebbero serviti più che agli inseguitori.

Jonathan Milan, Liam Bertazzo, Montichiari, 2020
Jonathan Milan è l’ultimo arrivato nel quartetto e ha portato un sostanzioso valore aggiunto
Jonathan Milan, Liam Bertazzo, Montichiari, 2020
Jonathan Milan è l’ultimo arrivato nel quartetto e ha portato un sostanzioso valore aggiunto
In più c’è da dire che l’omnium è cambiato…

E questo non è necessariamente un male. Di sicuro avrà addosso gli occhi di tutti, ma se prima l’omnium aveva tre specialità di prestazione in cui il più forte era sicuramente privilegiato, ora ci sono quattro specialità di situazione.

Viviani e Paternoster non al top possono incidere sul clima delle rispettive squadre?

Elia è preminente fra gli uomini per esperienza e amalgama, ma come qualità e motore si divide il ruolo con uno che non sarà ancora campione olimpico, ma è 5 volte campione del mondo (uno nella crono e 4 nell’inseguimento, ndr): Filippo Ganna. Letizia è sempre stata vista come il gioiellino, che però nel frattempo si ritrova con un’Elisa Balsamo che è cresciuta tanto ed è molto considerata. Forse la gente vede ancora davanti l’immagine di Letizia, ma la vera ledaer da quanto si capisce è Elisa. Sono tutti ragazze e ragazzi intelligenti, troveranno modo di fare gruppo e fare squadra.

Credi che Viviani farà il quartetto?

Non ho parlato di questo con Villa, ma ho qualche dubbio. Dovessi fare i nomi, direi Lamon, Consonni, Ganna e Milan. Dai riscontri che ho, Elia è stato per diverso tempo lontano dalle piste e non sarà semplice fare quei tempi. Tempi che peraltro non ha mai fatto neppure quando era sempre in pista.

Ai Giochi di Sydney nell’americana corsero con il 49×14: i rapporti si stavano allungando
Ai Giochi di Sydney nell’americana corsero con il 49×14: i rapporti si stavano allungando
Ci sono analogie fra Nibali a rischio su strada e Viviani su pista?

Non sono casi simili, anche se potrebbe sembrare. Su strada, Vincenzo non ha dimostrato di essere in condizione, come altri che invece volano. Parlo di Caruso, Moscon, Bettiol e Ulissi. Mi sorprende semmai l’ipotesi di coinvolgimento di Formolo. Al di là dei toni che ha usato anche questa volta, credo che Cipollini abbia nuovamente fatto approfondimenti di sostanza. Solo chi non capisce il mondo del professionismo non se ne accorge e invece di guardare alla luna, si focalizza sul dito che la indica.

A cosa ti riferisci?

Mario può non essere simpatico, però non è stupido e sa di cosa parla. Parlando di Nibali, non ha criticato l’eventuale scelta di lasciarlo fuori, ma il modo in cui ci si è arrivati. Elia al confronto ha molte più possibilità, perché partecipa a tre prove e al confronto di Nibali, avrà meno rivali. Però non mi sorprenderebbe se fosse lasciato fuori dall’omnium.

Addirittura?

Ci può stare, Villa deve fare le sue scelte, che saranno di natura tecnica e non si baseranno sui rapporti personali. Se Viviani dovesse essere mezzo e mezzo, varrebbe la pena scegliere un altro.

Viviani è fuori dal quartetto da qualche anno: saprà rientrarci in tempo per i Giochi?
Viviani è fuori dal quartetto da qualche anno: saprà rientrarci in tempo per i Giochi?
Tornare in pista dopo un oro è così difficile?

In realtà io arrivai a Sydney con valori migliori di Atene, ma successe qualcosa che non valutammo a dovere.

Che cosa?

Ai mondiali del 1999, l’anno prima, capimmo ma non abbastanza che c’era in corso una svolta nella scelta dei rapporti. Ad Atlanta avevo vinto l’individuale a punti a più di 54 di media, usando il 52×15 e gomme da 19. Adesso con quel rapporto non stai dietro ai pedali. Così a Sydney feci la corsa a punti con il rapporto sbagliato e non portai a casa nulla. Il giorno dopo c’era l’americana e proposi a Villa di usare il 49×14, mai usato prima, che ora farebbe ancora ridere. Marco era preoccupato, ma alla fine venne il bronzo.

Oggi vanno molto più duri…

Oggi nell’individuale usano il 52×14. L’inseguimento a squadra si fa con dei padelloni, difficili da lanciare, ma poi chi li ferma? I ragazzi fanno palestra e pressa, che prima non sapevamo cosa fossero. E’ un mondo che cambia. Basta allontanarsi un attimo e non trovi più la strada…

Suzuki Bike Day, ciclismo e sicurezza sulla salita di Pantani

08.06.2021
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Qualche giorno fa, in occasione della giornata mondiale della bicicletta, Suzuki ha ufficialmente annunciato una bellissima iniziativa ciclo turistica dedicata agli appassionati di ciclismo.

Appuntamento il 10 luglio

Il Suzuki Bike Day, questo il nome dell’evento, sarà una manifestazione cicloturistica non competitiva patrocinata dalla Federazione Ciclistica Italiana, e si svolgerà sabato 10 luglio a Carpegna, in provincia di Pesaro Urbino, proprio al confine tra le Marche e l’Emilia Romagna. Tutti i partecipanti al Suzuki Bike Day avranno la possibilità di percorrere un tracciato ad anello lungo 16 chilometri, sfidando i propri limiti su una salita leggendaria, il Cippo Carpegna, e trascorrendo una giornata speciale all’insegna di sicurezza e di performance sostenibili: due valori perfettamente condivisi dalla filosofia Suzuki.

Al Suzuki Bike Day parteciperà anche Davide Cassani
Il Suzuki Bike Day si terrà il 10 luglio a Carpegna
Al Suzuki Bike Day parteciperà anche Davide Cassani
Il Suzuki Bike Day si terrà il 10 luglio a Carpegna sulle strade di Pantani

«Il Carpegna mi basta…»

Come anticipato, il tracciato del Suzuki Bike Day misurerà sedici chilometri e comprenderà l’impegnativa ascesa al Monte Carpegna. Con il punto più basso posto a 627 metri sul livello del mare, e lo scollinamento posto a quota 1.367 metri, il percorso prevederà un dislivello complessivo di 740 metri, con tratti in salita che raggiungeranno anche punte al 15%.
Il Monte Carpegna è una delle salite più conosciute in Italia, memorabile in quanto è stata la preferita da Marco Pantani per i propri allenamenti.
«Lì ho iniziato a costruire le mie vittorie – affermava Pantani – non ho bisogno, prima di un Giro o di un Tour, di provare una ad una tutte le grandi salite: il Carpegna mi basta».

Si “sale” con Cassani

In occasione del Suzuki Bike Day, il percorso sarà chiuso, presidiato da volontari locali, regolato da segnaletica e arricchito con due punti di ristoro: alla fine della salita e all’arrivo. Il traffico veicolare sarà completamente azzerato, in modo tale che i ciclisti potranno percorrere il tracciato in assoluta sicurezza, dalle 9:00 e fino alle 13:30. Ospiti d’onore della giornata saranno Davide Cassani, il Direttore Tecnico delle squadre nazionali italiane, ed alcuni atleti che pedaleranno a fianco dei partecipanti.

Davide Cassani parteciperà al Suzuki Bike Day
Davide Cassani parteciperà insieme ad altri atleti importanti al Suzuki Bike day

Il ricavato alla Fondazione Scarponi

Partecipare al Suzuki Bike Day è davvero semplice. Sarà necessario iscriversi entro il prossimo 8 luglio tramite il portale dedicato e compilare l’apposito modulo online. La conferma della partecipazione avverrà invece a seguito del versamento della quota di iscrizione pari a 5 Euro. La quota comprenderà il pacco gara, il frontalino personalizzato con il proprio nome, ma solo per chi si iscriverà entro venerdì 2 luglio. Inoltre, sarà compresa la copertura assicurativa, l’accesso ai due ristori e l’assistenza sanitaria. Ciascun partecipante potrà percorrere il tracciato con qualsiasi tipologia di bicicletta: da corsa, Mtb oppure e-bike.
Importante: il ricavato del Suzuki Bike Day sarà interamente devoluto alla Fondazione Michele Scarponi, la nota iniziativa istituita in memoria del campione marchigiano prematuramente scomparso che finanzia progetti al fine di educare al corretto comportamento stradale e alla diffusione di una cultura nel rispetto delle regole: due temi condivisi e particolarmente cari a Suzuki.

suzukibikeday@suzuki.it
endu.net/it/events/suzukibikeday

Bugno 2019

Bugno taglia corto: «Solo Nibali sa davvero come sta…»

08.06.2021
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Torniamo a parlare di quel famoso caffè al Trofeo Melinda, anno 1992, protagonisti Alfredo Martini da una parte e Gianni Bugno dall’altra. Ripensandoci, l’ex iridato ci tiene a dare una lettura leggermente diversa a un evento che nel tempo si è ammantato di leggenda, sapendo però che è uno spunto per un discorso più ampio: «Quell’anno non vincevo, ma ero stato pur sempre terzo al Delfinato, secondo al Giro di Svizzera, terzo al Tour. Con risultati del genere, oggi ai mondiali ci vai da capitano…».

Che cosa ti disse allora Martini?

Fu una chiacchierata semplice, non mi chiese se volevo andare ai mondiali, perché potevo partecipare indipendentemente come campione uscente, né mi diede un ruolo specifico. Ero un uomo in più, libero di fare la mia corsa. Mi trasmise tranquillità, che era ciò di cui avevo bisogno.

Bugno Mondiali 1992
Bugno ai Mondiali del 1992, seguito dall’austriaco Harald Maier. Gianni vincerà in volata su Jalabert e Konychev
Bugno Mondiali 1992
Bugno ai Mondiali del 1992, seguito dall’austriaco Harald Maier. Gianni vincerà in volata su Jalabert e Konychev
Proiettiamo quella situazione ai giorni nostri, dove c’è un Nibali ancora in bilico se partecipare alle Olimpiadi…

Nibali è una persona intelligente prima ancora che un grandissimo corridore e se sente di poter correre a Tokyo, deve andarci. Nessuno può sindacare come sta andando, i risultati che fa o altro: l’unico che può dire se è in grado di correre è lui stesso.

Cassani sembra restio a convocarlo, visto l’ultimo Giro d’Italia…

Davide è mio amico e lo stimo, ma su questo voglio essere molto chiaro: né lui, né la Federazione, nessuno può dire a un corridore come Nibali che cosa fare, sarà Vincenzo stesso a prendere la decisione più saggia perché sa bene come sta e come starà. Vorrei ricordare a tutti che è partito con un polso rotto da poco, eppure il Giro lo ha finito e sono convinto che la sua condizione sia in crescita, questo è un fattore da non trascurare.

Nibali Cassani 2020
Nibali e Cassani: li rivedremo insieme a Tokyo? Una decisione deve però prescindere da ogni eventuale test
Nibali Cassani 2020
Nibali e Cassani: li rivedremo insieme a Tokyo? Una decisione deve però prescindere da ogni eventuale test
Secondo te che ruolo potrebbe avere?

Partiamo dal presupposto che l’Olimpiade è una corsa strana, con principi che esulano da qualsiasi altra gara ciclistica. Innanzitutto con soli 5 corridori al massimo non la puoi controllare, poi vi partecipano molti corridori che dopo un quarto di gara non trovi più perché non sono neanche professionisti, terzo discorso è che vincono in tre e non uno solo, perché un bronzo ha un valore enorme, superiore a quasi tutte le altre vittorie assolute.

Ok, ma tornando a Nibali?

In una corsa del genere Nibali si attira addosso un uomo di ogni altra nazionale di spicco, resta un riferimento assoluto. Nessuno ha caratteristiche come le sue, in fatto di resistenza ma anche di fantasia, per portare a casa un risultato. Anche strategicamente avrebbe un peso non indifferente.

Nibali Olimpiadi 2016
Vincenzo Nibali a Rio de Janeiro 2016, una gara che si era messa benissimo fino alla rovinosa caduta
Nibali Olimpiadi 2016
Vincenzo Nibali a Rio de Janeiro 2016, una gara che si era messa benissimo fino alla rovinosa caduta
Ti dispiace non aver potuto mai correre le Olimpiadi?

Molto, ma a quei tempi erano ancora i dilettanti a correrle. Nel ’92 ad esempio vinse il compianto Casartelli. Io avrei potuto partecipare nel ’96, ma dissero che non ero adatto a quel percorso di Atlanta, dicevano che era troppo facile quando poi alla fine facile non lo fu ed emersero tre specialisti delle classiche (Richard, Sciandri e Sorensen, ndr) io sono convinto che avrei potuto dire la mia, non nascondo che con Martini ci rimasi un po’ male…

Tempo fa Bettini disse che avrebbe rinunciato a un suo titolo mondiale anche per un solo bronzo olimpico. Tu lo faresti?

Bella domanda… Io le Olimpiadi non le ho mai fatte, non conosco le sensazioni che si vivono in quel contesto così particolare. Diciamo che in cambio potrei dare il bronzo iridato del ’90, va bene lo stesso?…

EDITORIALE / Preparate la maglia azzurra di Nibali per Tokyo

07.06.2021
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Nibali a Tokyo deve andarci e casomai sarà lui a chiamarsi fuori o accettare un ruolo diverso. Ci sono corridori che il posto se lo devono guadagnare, per i quali è giusto aspettare i campionati italiani. E ci sono corridori che il posto lo meritano a prescindere: se così non fosse, neppure Viviani dovrebbe andare a Tokyo. E badate bene, non si tratta di campare sugli allori: si tratta di rispetto, costruzione e programmi.

Nel leggere le interviste (e nel farle) in certi momenti si cade nel rischio di appiattire tutto e ricondurre ogni valutazione non già al coraggio, ma alla matematica. Nibali non ha fatto un gran Giro d’Italia, si è visto. Sarà così anche il 24 luglio? Si disse che Bugno non meritasse il posto per i mondiali di Benidorm. Vogliamo parlarne?

Vincenzo Nibali a Rio 2016 attaccò per vincere: solo la caduta gli impedì di arrivare in fondo
Vincenzo Nibali a Rio 2016 attaccò per vincere: solo la caduta gli impedì di arrivare in fondo

Alfredo e Gianni

Alfredo Martini lo prese da parte al Trofeo Melinda del 1992 e da quel caffè nacque il secondo mondiale di Gianni. Non gli chiese di vincere per dimostrare chi fosse. Se Nibali si lancia nella sfida delle Olimpiadi, i posti a disposizione sono quattro: uno è il suo. Starà a Cassani offrirgli il caffè e le parole giuste.

Nello sport ci sono o dovrebbero esserci parametri che vanno oltre la conta dei risultati. Basterebbe ricordare la scivolata di Firenze dopo la selezione con Scarponi sulla salita di Fiesole. La rincorsa all’azzurro di Innsbruck, pur avendo una vertebra rotta. L’attacco dello scorso anno. E soprattutto la caduta di Rio, quando l’oro era ben più di un’ipotesi.

Pantani fu convocato per Sydney 2000 per il campione che era
Pantani fu convocato per Sydney 2000 per il campione che era

Bandiera azzurra

Nibali a Tokyo deve andarci e casomai deve essere lui a chiamarsi fuori o accettare un ruolo diverso, per il rispetto che si deve all’uomo e al campione. Parliamo delle Olimpiadi, non di un europeo o di un mondiale. Parliamo di un atleta che non ha bisogno di portare la bandiera, perché lo è egli stesso. Parliamo di un campione che fa la differenza ogni volta, fosse anche per tenere al riparo i compagni. Pantani lo portarono a Sydney non perché potesse vincere le Olimpiadi, ma perché era Pantani. In certi casi vale più l’attesa del commento successivo. Non abbiamo il mattatore designato, abbiamo però il più grande degli ultimi 20 anni. Se non fa lui il passo indietro, una maglia è chiaramente sua.

Cassani Dagnoni 2021

Cassani pensa ai suoi guastatori e alza la voce

03.06.2021
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Le discussioni nate all’indomani della chiusura del Giro d’Italia sulle future convocazioni olimpiche meritano un approfondimento. Davide Cassani non si è nascosto le difficoltà dell’impresa giapponese, a prescindere dalla presenza o meno di Nibali, perché non abbiamo corridori che possono dire di essere nella ristretta cerchia dei favoriti, come invece è Ganna nella cronometro (ma su questo torneremo più avanti) e quindi bisogna lavorare sulla squadra e su un concetto: «Mi servono dei fondisti e non avendo fra i nostri cinque un favorito per l’oro, bisognerà correre in base ai corridori che abbiamo».

Proprio questa può essere la forza della truppa di Cassani (nella foto d’apertura con il presidente federale Dagnoni). Un pugno di guastatori pronto a far saltare il banco. La gara, va ricordato, è diversa da tutte le altre. Per capirlo servono i numeri, insieme all’esperienza maturata da quando, nel 1996, i professionisti sono diventati protagonisti della corsa a cinque cerchi. Non ha mai vinto uno sconosciuto e soprattutto uno che non avesse già esperienza vincente nelle classiche e questo Cassani lo sa bene.

Pogacar Roglic 2021
Pogacar e Roglic, un patto per Tokyo? Nemici al Tour, poi avranno 6 giorni per resettarsi
Pogacar Roglic 2021
Pogacar e Roglic, un patto per Tokyo? Nemici al Tour, poi avranno 6 giorni per resettarsi

La forza dei numeri per l’Italia

Dicevamo dei numeri: solo 5 nazioni potranno schierare il massimo possibile, ossia 5 corridori. Oltre all’Italia sono riuscite nel massimo intento Belgio, Olanda, Francia e Colombia: il Belgio avrà due punte come Van Aert, reduce dal Tour e quindi con le incognite del veloce balzo dalla Francia al Giappone e Evenepoel, ma come si potranno far convivere due anime così diverse e ambiziose? La Francia non avrà Alaphilippe e questa è una perdita importante. La squadra dovrebbe essere puntata su Pinot (se per allora sarà guarito) e non è proprio la stessa cosa.

La Colombia ha già fra i 9 preselezionati Bernal. E sia il percorso, sia quanto fatto vedere anche nelle ultime prove in linea, fanno dell’ultima maglia rosa un corridore da prendere con le molle. L’Olanda è un’incognita, probabilmente correrà come l’Italia. La Slovenia, che dovrebbe avere Pogacar e Roglic reduci dal Tour, avrà un uomo in meno, lo stesso Fuglsang con la sua Danimarca e il vecchio Valverde con la Spagna, come anche la Gran Bretagna (i due Yates? Thomas? Un Froome miracolato?), addirittura due meno per Vlasov (RUS), Martin (IRL), Woods (CAN).

Cassani Rio 2016
A Tokyo sarà la seconda esperienza olimpica per Cassani, che vuole un team di combattenti
Cassani Rio 2016
A Tokyo sarà la seconda esperienza olimpica per Cassani, che vuole un team di combattenti

Scelte fatte per la crono

Come si vede, non ci sono numeri per tenere la corsa sotto controllo. Così si può pensare a qualcosa per farla saltare, anche da lontano. Su questo Cassani sta ragionando, ma le scelte vanno effettuate col bilancino e qui torna in ballo il discorso cronometro.

Ganna è nel gruppo grazie alla sua presenza su pista. Il secondo cronoman potrebbe essere Bettiol, ma sui social è montata una campagna per chiedere a Cassani di portare Affini, visti i suoi risultati al Giro. Abbiamo girato direttamente il discorso al Cittì, che sapeva di queste voci e non si nasconde, anzi ribatte senza peli sulla lingua: «Porterebbe via un posto nel gruppo degli stradisti perché su quel percorso con tanta salita non potrebbe dare una valida mano».

Affini Milano 2021
Per Affini un Giro di grande spessore, ma la crono di Tokyo non si adatta al suo motore
Affini Milano 2021
Per Affini un Giro di grande spessore, ma la crono di Tokyo non si adatta al suo motore

E’ vero, ma l’obiezione che viene fatta è che, mentre nella prova in linea per andare a medaglia serve una vera impresa, con Ganna e Affini avremmo due carte da podio in una gara sola, la cronometro del 28 luglio: «Non si può guardare al Giro: il percorso della crono di Tokyo è impegnativo, con tanta salita, Affini non dà garanzie per quel tracciato ossia non è vero che sarebbe una carta da medaglia non avendo le caratteristiche di Ganna che invece può far bene anche lì». Risposta secca, discorso chiuso.

Il Cassani della moto parte da Nibali e sgrana il rosario

30.05.2021
6 min
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Cassani sulla moto azzurra ha vissuto un Giro davvero speciale. Chiunque abbia seguito una corsa in moto lo sa bene. E’ come essere in gruppo. Vedi gli sguardi. Senti le voci. Impari i gesti. Riesci a scambiare poche parole. E semmai vedi cose che alle telecamere sfuggono e ti permettono, se hai un ruolo come il suo, di approfondire il discorso dopo le tappe. Cassani infatti non ha raccontato tutto, ma di certo sul suo taccuino sono finiti i nomi per le Olimpiadi. Gli azzurri di Tokyo usciranno dal Giro e non dal Tour. Del resto, se il percorso ha una salita di 6 chilometri al 10 per cento, non puoi prescindere dagli scalatori. Già, ma chi portare?

Dalla moto Rai, Cassani ha potuto osservare al meglio i suoi azzurri
Dalla moto Rai, Cassani ha potuto osservare al meglio i suoi azzurri

Come sta Nibali?

Quando ci si trova fra giornalisti a parlare della squadra per le prossime Olimpiadi, il primo nome su cui ci si sofferma è quello di Vincenzo Nibali. Una sorta di diritto all’azzurro che gli viene dalla storia e dalla sete di rivalsa sulla sfortuna di Rio. Si disse che il siciliano avesse prolungato la carriera proprio per prendersi la rivincita olimpica, ma le cose non stanno andando secondo i suoi disegni. La frattura del polso prima del Giro d’Italia gli ha impedito di esprimersi come avrebbe voluto. Cassani lo sa.

«Più o meno sto ricevendo le risposte che mi aspettavo – dice il commissario tecnico azzurro – ma con Vincenzo dovrò fare una chiacchierata. Sono stato molto chiaro, ora dobbiamo verificare, come lui per primo ha raccontato due giorni fa al Processo alla Tappa. Quel Nibali ora non c’è e non so se si ritroverà. Però è uno che lotta, per questo voglio parlarci chiaramente nei prossimi giorni».

Caruso ha conquistato con il coraggio, la personalità l’ha sempre avuta
Caruso ha conquistato con il coraggio, la personalità l’ha sempre avuta

Conferma Bettiol

Se aver vinto grandi corse è un titolo preferenziale, alla rosa degli azzurri si aggiunge subito il nome di Bettiol, re del Fiandre 2019, su cui Cassani ragiona in modo concretissimo.

«Certo che aver vinto grandi corse è importante – sorride – non credo che uno che non ha mai vinto possa pensare di cominciare dalle Olimpiadi. Con Alberto sono rimasto sempre in contatto e a parte l’ultimo periodo un po’ spento, non aveva più dato grossi segnali in salita, cosa che invece qui al Giro ha fatto alla grande. Mi ha impressionato in un paio di situazioni per il lavoro fatto con Carthy. Sul Giau e soprattutto a Sega di Ala se lo è portato sulle spalle. E poi ha vinto. Uno così non lo puoi lasciare fuori, ma ricordiamoci che il risultato in una corsa come quella viene solo se si mette insieme una grande squadra. E’ per questo che devono essere uomini speciali ed è per questo, ad esempio, che cinque anni fa uno come Damiano Caruso faceva già parte della spedizione».

Bettiol ha vinto, ma soprattutto ha dato grandi segnali in salita
Bettiol ha vinto, ma soprattutto ha dato grandi segnali in salita

Caruso, capitano vero

Già, come non parlare del Damiano nazionale che ieri ha fatto venire i brividi all’Italia del ciclismo? Per dare al pezzo un po’ di sapore di Giro, vale la pena annotare che l’intervista con Cassani si è fatta tentando di scendere da Campodolcino verso Chiavenna, in una coda interminabile provocata dalla rottura di uno dei camion che trasportano le transenne (altro che pullman), proprio nella serata di gloria di Caruso.

«Mi è piaciuto – dice Cassani, che ha seguito anche la tappa di Valle Spluga sulla moto – perché in una situazione per lui nuova, in cui tutti pensavamo avrebbe gestito, ha dato più di quanto anche lui si aspettasse. Non ha avuto paura, ha rischiato. Ha ragionato da capitano vero, lui che in fondo capitano di strada lo è sempre stato. E a margine di tutto questo, non si è mai snaturato, è sempre stato se stesso. Oggi (ieri, ndr) ci ha regalato una tappa bellissima».

Moscon è uno di quelli su cui il cittì conta: «Lo conosco bene»
Gianni Moscon è uno di quelli su cui il cittì conta: «Lo conosco bene»

Moscon e gli altri

Il quarto di cui si parla è Moscon, quello del Tour of the Alps più che quello di fine Giro, dove una caduta l’ha un po’ messo fuori gioco.

«Gianni è partito bene – dice Cassani – poi la caduta gli ha messo un po’ di sabbiolina negli ingranaggi. Con lui ho sempre avuto uno splendido rapporto e anche molto chiaro. Ci sono stati anni in cui nessuno gli dava fiducia e lui ha tirato fuori due mondiali coi fiocchi a Innsbruck e Harrogate. E anni come lo scorso in cui mi sono reso conto che non stava bene ed è rimasto a casa. Con Gianni so parlare, è un punto di forza. Ma come ci siamo detti, non è la sola alternativa a Nibali.

«Sto prendendo in considerazione anche Formolo, che per caratteristiche è uno da classiche e vorrei tanto sapere perché, dopo aver detto che avrebbe puntato alle tappe, si è messo a far classifica. E poi ci sono De Marchi, con cui comunque voglio parlare, Ciccone sperando che si rimetta presto e Ulissi che ha fatto vedere qualcosa di buono. Mi servono dei fondisti e non avendo fra i nostri cinque un favorito per l’oro, bisognerà correre in base ai corridori che abbiamo».

Grazie Rai e Fci

Ultimi due capitoli, l’avvicinamento e la crono. «Il Tour lo faranno in pochi – dice – fra quelli che puntano alle Olimpiadi. I nostri sono seri professionisti, per cui immagino una fase di altura e semmai la Settimana Italiana in Sardegna per rifinire. Quanto alla partenza per Tokyo, stiamo valutando due date, perché c’è il dubbio che, una volta là, non ci permettano di allenarci su strada. Mentre per la crono, a Ganna si potrebbe affiancare Bettiol che va molto bene. E’ tutto scritto negli appunti di questo Giro, durante il quale ho avuto la grande opportunità della moto grazie alla Rai e alla Federazione. Sono riuscito a restare concentrato sul mio ruolo, sono stato un Cassani diverso da quello degli anni in postazione. E’ stata un’esperienza bellissima, che ha aggiunto tasselli importanti al mio lavoro. Non mi ha deconcentrato, mi ha permesso di farlo a un livello superiore».

Bettiol, la vittoria della testa e del mal di gambe

27.05.2021
6 min
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L’ha cercata così tanto e così tanto ha lavorato sul Teide per arrivare al Giro in buona forma, che in qualche modo la vittoria di Bettiol a Stradella è come se l’avessimo vissuta con lui. E adesso che ce l’abbiamo davanti, sentendolo parlare, ci scorrono davanti agli occhi le immagini di quell’ultima salita in cui ha visto Cavagna, lo ha puntato, lo ha preso e poi gli è scattato in faccia. Ma più che le gambe, c’è voluta tanta testa.

«Conta sempre la testa – dice – la terza settimana del Giro è solo testa. Non è che Egan Bernal abbia meno mal di gambe di me. Potevo mandare tutti a quel paese perché non collaboravano. Sapevo che non avevo molte chance di riprendere Cavagna, ma sapevo di essere più forte in salita. Fosse stata tutta pianura, forse non ci sarei riuscito. Ma sull’ultimo strappo l’ho visto e ho avuto la forza mentale di scattargli in faccia e passare in testa, perché so cosa significa quando ti prendono e ti scattano in faccia. Volevo distruggerlo mentalmente, ma avevo un gran mal di gambe. E vi assicuro che non è stato per niente facile, dopo 230 chilometri e le tappe dure degli ultimi giorni. Capito perché è un fatto di testa?».

Ieri a Sega di Ala ha tirato forte per Carthy e lo ha salvato dalla crisi
Ieri a Sega di Ala ha tirato forte per Carthy e lo ha salvato dalla crisi

Un anno sofferto

La sua storia recente non è stata semplice. La vittoria del Fiandre doveva aprirgli i salotti buoni, ma gli si è quasi ritorta contro, in un miscuglio diabolico di attese non mantenute e sfortune d’ogni genere. E mentre cercava faticosamente di riprendersi dai suoi acciacchi, la morte di Mauro Battaglini l’ha come congelato in un’affannosa immobilità nei mesi del Covid in cui l’equilibrio personale ha fatto la differenza tra chi è riuscito a confermarsi e chi invece s’è fermato.

«Però non sopporto – attacca – che si vada a dire che il Fiandre l’ho vinto per un colpo di fortuna, soprattutto se a dirlo è chi lo fa di lavoro. Quel giorno avevo la gamba giusta e non si vince se non ce l’hai. Per il resto, sono umano e forse ho più difficoltà di tanti altri. Ho fatto buone prestazioni. La squadra mi ha sempre dato fiducia. So quanto valgo, dovevo solo dimostrarlo. Ero un ragazzo di provincia che non aveva mai vinto tra i pro’, ci sta che abbia un po’ sbandato. Mauro era una colonna per me, la sua mancanza mi ha fatto vacillare. E ancora oggi quando penso a lui, mi commuovo. Certo che quelle dita al cielo erano per lui».

Quando ha preso Cavagna, ha respirato un secondo e poi gli scattato in faccia…
Quando ha preso Cavagna, ha respirato un secondo e poi gli scattato in faccia…

Ciclista, non supereroe

La differenza, gli dicono, la fai credendoci. Coloro che l’hanno seguito sin da ragazzo e che partecipano alla sua carriera attuale, da Piepoli che lo allena e Balducci che lo assiste, non fanno che ripetergli che se credesse per primo nei suoi mezzi, i suoi limiti sarebbero ben più alti.

«Non sapete quanto siano incavolati quelli che mi seguono – dice – perché vado forte, mi temono, ma vinco poco. Vivo dei limiti che proverò a superare e cioè che si può vincere anche con il mal di gambe. Io pensavo di farlo sempre da supereroe, invece il ciclismo è uno sport umile. Devo fare di più, è il mio obiettivo. E lo farò soffrendo e prendendo bastonate».

Dopo la corsa, gli amici tornano amici. Qui l’abbraccio con Roche
Dopo la corsa, gli amici tornano amici. Qui l’abbraccio con Roche

Pane e Giro

La partecipazione al Giro non è stata per caso. Quando nasci in un paesino toscano e sei cresciuto a pane e Giro d’Italia, va bene vincere sulle stradine delle campagne fiamminghe, ma c’è ancora più gusto a farlo in Italia.

«L’ho voluto questo Giro d’Italia – racconta – volevo tornare nella mia terra. Volevo vedere a che punto ero con la mia maturità. Il ciclismo ci insegna più a perdere che a vincere e per questo sono contento di aver vinto al Giro. Durante la tappa ero concentratissimo e molto determinato dentro di me. Avevo molti amici in quel gruppo, uno è Nico Roche, ma non ho parlato con nessuno. Volevo vincere. Anche se dopo l’arrivo, proprio lui ha idealmente dismesso i panni del Team Dsm ed è venuto ad abbracciarmi. E’ un bravissimo ragazzo, anche lui ha vissuto i suoi momenti difficili. Abbiamo condiviso i giorni sul Teide prima del Giro e quel tempo passato non si dimentica dopo una corsa».

Limiti da scoprire

E proprio i giorni sul Teide hanno fatto la differenza. Al punto che il suo allenatore Leonardo Piepoli, scherzando gli ha proposto di perdere un paio di chili e puntare la prossima volta alla classifica generale.

«Poche volte – dice – sono andato così forte in salita. Mi piace prepararmi sul Teide e lassù, per poco che ti alleni, fai 3.300 metri di dislivello. Piepoli mi dice anche che finché non trovi il tuo limite, non puoi sapere quali limiti hai. Io sto bene e in questi giorni sto parlando molto anche con Cassani. Questa vittoria è un bel segnale anche per lui. Sono un uomo di sport, chiaro che andare alle Olimpiadi sia un sogno che può diventare un obiettivo. Diciamo che sono un bell’obiettivo, anche perché qui al Giro le tappe per me sono finite e da domani si torna a lavorare per Carthy, dopo che la squadra mi ha concesso questo giorno di libertà».

Voleva una tappa al Giro, ci ha messo gambe e testa e ha così lanciato un segnale a Cassani
Voleva una tappa al Giro e ha così lanciato un segnale a Cassani

Messaggio per Cassani

E proprio parlando di Olimpiadi, nel toto-Tokyo fra giornalisti si è soliti fare i nomi di Nibali e Moscon, Caruso e Bettiol e un quinto che poteva essere De Marchi e adesso Ulissi oppure Ciccone se si riprenderà o chiunque altro, Aru compreso, dimostri di andare forte entro il 5 luglio, quando Cassani dovrà dare i nomi. E a quel punto, davanti alla rosa, ci si chiede: chi di loro però ha mai vinto grandi corse? La risposta è facile: Nibali e Bettiol.

«Perché vincere le gare monumento – dice – non è per tutti. Si parla di gare di oltre sei ore, il limite oltre il quale alcuni smettono di andare forte. Solo pochissimi ci riescono e sono gli stessi che poi possono lottare per i mondiali e le Olimpiadi, appunto. Vincere una prova monumento fa tanto e la tappa di oggi, di 231 chilometri alla fine del Giro, sia pure senza grande dislivello, fa vedere qualcosa. E’ un bel segnale, come è bello il rapporto che abbiamo con Cassani. Lui parla in modo molto diretto e noi siamo sinceri con lui. E questa è davvero una vittoria che significa tanto».

Davide Cassani nuovo ct, Alfredo Martini

Cassani, un tuffo nella storia del Giro d’Italia

20.05.2021
2 min
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La tappa del Giro da Siena a Bagno di Romagna non è come tutte le altre, non può esserlo. Stiamo parlando di un tributo a due personaggi che hanno fatto la storia del ciclismo, ma che per molti versi sono stati parte integrante del Paese a prescindere dalla loro attività. Gino Bartali è un’icona assoluta, corridore che ha riempito le pagine dei giornali prima e dopo la guerra, protagonista con Coppi di quello che probabilmente è stato il più grande dualismo della storia dello sport.

Alfredo Martini, che con Bartali correva, ha poi influito in maniera decisa nel corso degli anni sul mondo del ciclismo con la sua saggezza, ricoprendo per molte stagioni il ruolo di Commissario tecnico della nazionale, ruolo che ora è sulle spalle di quello che molti considerano il suo erede designato, Davide Cassani: «Per me è la più grande delle gratificazioni essere avvicinato a lui, è il personaggio al quale mi ispiro».

Che cosa hanno significato questi due nomi?

Sono la storia del ciclismo tutto, questa tappa rappresenta un tuffo nel passato del quale c’è sempre bisogno. E’ un doveroso riconoscimento verso chi ha dato tantissimo al nostro sport non solo con le vittorie o con le corse, ma per il modo di porsi.

Bartali Berzin
Gino Bartali insieme a Eugeni Berzin: era il Giro 1994, vinto proprio dal russo
Bartali Berzin
Gino Bartali insieme a Eugeni Berzin: era il Giro 1994, vinto proprio dal russo
Che ricordo hai di Bartali?

Quando correvo era presente molto spesso alle nostre corse ed era entusiasmante vedere quanto la gente lo amava. Si fermava spesso a parlare con noi corridori, ci conosceva tutti, era molto piacevole scambiare battute con lui. Aveva un carisma enorme, eppure non lo faceva pesare e neanche ti accorgevi che stavi parlando con un pezzo di storia d’Italia.

E se parliamo di Martini?

E’ il Maestro. Una persona dalla straordinaria cultura e non parlo solo di ciclismo perché aveva la saggezza tipica dell’uomo che ha vissuto tanto, profondamente, che aveva studiato alla scuola della vita. Aveva una conoscenza straordinaria delle persone. La mia più grande soddisfazione è essere stato indicato da lui per il ruolo che attualmente ricopro.

Sono personaggi attuali o testimonianze di un ciclismo passato?

Le epoche sono diverse, ma quella che non è minimamente cambiata è la fatica che si fa in bicicletta, allora come oggi. I loro esempi non ci lasceranno mai e dedicare loro una tappa è un doveroso omaggio perché se il Giro d’Italia è oggi quello che è lo deve anche a loro…