Valentina Corvi ha vinto il campionato italiano ciclocross. La ragazza del Trinx Factory Team rispetto a molte rivali è una crossista vera. O meglio una fuoristradista, visto che fa anche mtb. Anche l’altro giorno, sul tracciato di Castel Fusano ad Ostia le è bastata una manciata di curve più strette in successione per fare il vuoto.
E le sono bastate nonostante una scelta di gomme molto più da asciutto. Gomme veloci per lei. Gomme con le quali ha dovuto riprendere il feeling direttamente in gara, visto che aveva provato su asciutto e si è trovata con un percorso appena bagnato da uno scroscio di pioggia.
Valentina Corvi (classe 2005) è dotata di una tecnica sopraffinaLa valtellinese della Trinx Factory ha fatto la differenza nei due giri finaliValentina Corvi (classe 2005) è dotata di una tecnica sopraffinaLa valtellinese della Trinx Factory ha fatto la differenza nei due giri finali
Tecnica sopraffina
«Ma non è stato facile – racconta Corvi – è stata una gara dura e soprattutto all’inizio ho provato a stare lì il più possibile con le migliori (la Venturelli tirava fortissimo, ndr) e poi ho provato ad allungare nelle fasi finali della gara. Avevo studiato le parti in cui riuscivo a guadagnare qualcosa e così negli ultimi due giri ho provato ad allungare. Ho aumentato il ritmo e sono riuscita a prendere quei metri che ho mantenuto fino all’arrivo.
«In certi punti c’era abbastanza fango, il fondo era scivoloso. E con le alte velocità non era così facile. Ma alla lunga tutto questo mi ha aiutato»
Corvi ha vinto il titolo nazionale dopo averlo sfiorato la scorsa stagione da junior di primo annoCorvi ha vinto il titolo nazionale dopo averlo sfiorato la scorsa stagione da junior di primo anno
Più strada che Belgio
Una crossista così potrebbe giocarsi la carta del Nord. E’ giovane, ha ottime potenzialità e soprattutto, come abbiamo detto, è una crossista vera. Ma Valentina sembra deviare. Anche perché le priorità sono altre.
«Se qualche squadra del Nord mi abbia mai cercato io non lo so – spiega con chiarezza Valentina – ma sinceramente non ci ho mai pensato. Io do molta importanza alla stagione estiva, alla mtb, e fare una stagione di cross in Belgio per come la interpretano loro non va bene. Iniziano prima, finiscono dopo ed è molto impegnativa. Io invece ho iniziato con il cross perché fosse funzionale alla Mtb».
E alla strada? Ci pensa questo giovane talento del nostro ciclismo?
«Eh – sorride Valentina – domanda difficile. Mi piacerebbe provare a fare qualche corsa quest’anno, anche perché io non ho mai provato. Gareggiare su strada è qualcosa che mi attrae, però vediamo… Voglio togliermi questo sfizio.
«So di poter fare bene ma c’è anche la stagione di mountain bike, alla quale tengo molto e quindi vediamo se e come far combaciare tutto. Intanto dobbiamo finire la stagione di cross che prevede almeno tre appuntamenti importanti (le gare di Coppa e il mondiale, ndr). Poi penserò alla stagione estiva».
Se Valentina è così brava tecnicamente è perché è cresciuta in mtb, di cui è anche azzurra (foto Alessio Pederiva)Se Valentina è così brava tecnicamente è perché è cresciuta in mtb, di cui è anche azzurra (foto Alessio Pederiva)
Biker inside
«Credo – va avanti la valtellinese – che la strada possa renderti ancora più completa. Si sviluppano altre abilità che se vengono aggiunte a tutto il resto ti rendono più forte. Io ho sempre fatto mountain bike e mi piace tantissimo correrci».
Se Valentina deve fare questa prova è importante che la faccia in questa stagione, quando è ancora una junior. Specie per le donne poi passare under 23 significa correre con le pro’ e il salto sarebbe ben più duro.
«Sì, sì… se devo fare questa esperienza meglio quest’anno. Anche Luca Bramati mi dice di tentare. Una prova non costa nulla, ma lasciare il fuoristrada… mai!».
Meno di 24 ore fa si sono chiusi i Campionati italiani di ciclocross ed è già tempo di primi bilanci. Il cittì Daniele Pontoni ha le idee più che chiare e a caldissimo, nel retro del podio, ci spiega cosa ha visto, soprattutto pensando agli imminenti mondiali di Hoogerheide, in Olanda, all’inizio del prossimo mese.
E’ giusto però fare un preambolo molto importante: appena qualche giorno fa Pontoni aveva strigliato l’intero gruppo del cross, sia maschile che femminile. Non aveva digerito le brutte prestazioni in Coppa del mondo a Zonhoven. Sulla brace erano finiti soprattutto gli juniores. Da qui l’idea di portare in Olanda una nazionale all’osso.
Il cittì Daniele Pontoni (classe 1966) qui con l’assessore allo sport, moda e turismo di Roma, Alessandro OnoratoIl cittì Daniele Pontoni (classe 1966) sul podio di Ostia ai tricolori 2023
Nazionale “slim”
«I giornali qualche volta calcano un po’ la mano – dice Pontoni – ma è anche giusto. Così come è giusto dare un segnale da parte mia. I ragazzi e le ragazze di tutte le categorie hanno avuto tante possibilità ed era giusto dare un segnale importante. E dare, come ho sempre detto, il giusto valore che deve avere la maglia azzurra. Pertanto vado avanti su questa strada con il supporto di tutti e seguendo questa linea vi preannuncio che ai mondiali ci saranno sette uomini e sette donne».
Ecco dunque la nazionale “slim”, snella, di cui Pontoni aveva parlato. In nazionale ci va chi è pronto e competitivo. Un po’ come dire basta, o quantomeno frenare quell’approccio soft, di crescita, di esperienza, di prospettiva, del perdonare piccoli errori o mancanze…
Probabilmente ciò che non è piaciuto a Pontoni è stato l’approccio in generale di alcuni atleti. Impegno nell’arco di tutta la corsa, approcci soft, quell’idea (molto italiana non solo nello sport) di stare ancora “nel nido”… fino a programmazioni di preparazioni che non vedevano nella convocazione in azzurro un momento top, ma solo un passaggio…
Tutte le categorie hanno corso al massimo, rispondendo alla strigliata di PontoniTutte le categorie hanno corso al massimo, rispondendo alla strigliata di Pontoni
Nessuna punizione
Quindi bisognava dare una scossa. Da qui il giro di vite, condivisibile, del cittì.
«Non metto in punizione nessuno – spiega con passione Pontoni – semplicemente va in nazionale chi merita davvero e per tutti ci sarà la possibilità d fare bene il prossimo anno. Nessuna preclusione. La nazionale non finisce qui, ma è giusto andare avanti su questa linea».
«Chi si è guadagnato questa convocazione? Chi ha meritato sul campo e non per meriti diversi. Anche per questo io e tutto lo staff siamo fiduciosi di fare un bel mondiale, sia nel team relay che nelle corse individuali».
Ma qual è stato il fattore scatenante per arrivare alla nazionale slim e allo stop delle “convocazioni allargate”?
«Più che un fattore scatenante, sono state tante piccole gocce a far traboccare il vaso. Forse doveva succedere alla fine dell’anno, ho dato ancora una possibilità a tutti, ma adesso andiamo sul metodo che ritengo corretto in questo momento».
Il tecnico friulano ha parlato in modo chiaroIl tecnico friulano ha parlato in modo chiaro
Più meritocrazia
«Al prossimo mondiale – va avanti il tecnico friulano – in alcune categorie avremo al massimo tre rappresentanti, in altre due e in altre ancora uno o una sola. Questo vale per il mondiale, ma anche per la Coppa del mondo. D’ora in avanti andiamo a scremare in vista degli appuntamenti importanti. Ho il sostegno federale: è giusto premiare chi merita di più, perché la vita è meritocrazia. Qualcuno era un po’ troppo tranquillo, un po’ troppo rilassato e forse si sentiva già sicuro di una convocazione certa. Ma così non è mai stato e io non ho mai dato questo segnale.
«Per come interpreto io la nazionale e la maglia azzurra, credo che questa sia la gestione corretta. In azzurro viene chi è pronto. Quando ho allargato la rosa, l’ho fatto per dare più possibilità a tutti, come credo sia giusto. Serve allargare la base di lavoro. Abbiamo testato 40 ragazzi. Abbiamo acquisito un database importante anche con il supporto del gruppo performance della Fci».
Il podio delle juniores, la categoria forse migliore che abbiamo con Corvi, Bianchi (che è di primo anno) e VenturelliBene anche gli U23 uomini. Qui nell’ordine; Masciarelli, Leone, Agostinacchio… senza dimenticare Toneatti che ha corso gli eliteIl podio delle juniores, la categoria forse migliore che abbiamo con Corvi, Bianchi (che è di primo anno) e VenturelliBene anche gli U23 uomini. Qui nell’ordine; Masciarelli, Leone, Agostinacchio… senza dimenticare Toneatti che ha corso gli elite
Un solo dubbio
Ma poi c’è anche il bicchiere mezzo pieno e ieri i ragazzi e le ragazze hanno dato a Pontoni il segnale che voleva. Tutti e tutte hanno corso con grinta, con il coltello tra i denti. Come se tutto fosse ancora aperto… E forse qualcuno lo ha messo in difficoltà.
«Quello che avevo deciso prima, oggi (ieri, ndr) – chiarisce Pontoni – è stato confermato sul campo. L’unico dubbio riguardava la gara elite maschile, che poi era quella che si sapeva essere la più aperta. Quindi nessuna difficoltà nel fare le scelte e anche gli atleti mi hanno, fra virgolette, agevolato. Ma soprattutto ho visto quell’impegno che mi piace vedere e l’ho visto in tutte le categorie e fino alla fine.
«Insomma i ragazzi e le ragazze hanno risposto bene. Per qualcuno sarà troppo tardi ormai, qualcun altro ha dato segnali importanti».
Infine un giudizio sulla gara maschile, quella del cambio generazionale di cui abbiamo parlato ieri con tre millennial nei primi quattro posti, gli stessi che hanno preso in mano la gara.
«In effetti è stato un bel segnale pensando al futuro. E spero lo sia anche per le squadre. Se anche le società vorranno impegnarsi per fare più attività internazionale, sarà l’ideale, perché non possono sempre aspettare la Federazione.
«La Federazione fa il suo percorso, ma ci sono anche i team che devono fare il loro. Io le squadre le ringrazio perché senza di loro non avremmo la base e non avremmo materiale umano».
Il Campionato italiano di ciclocross si corre domenica (in apertura foto ufficio stampa campionati Cx 2023). E ormai tutto è pronto nel Camping Roma Capitol a Castel Fusano, Ostia. Nella sua pineta e sui suoi prati si snoderà un tracciato che si annuncia alquanto veloce.
Alla luce di questo percorso e dei valori in campo mostrati sin qui, abbiamo chiesto a quel vecchio volpone che è Martino Fruet chi sono i favoriti, sia tra gli uomini che tra le donne. E come sempre il trentino non ha lesinato giudizi tecnici.
Martino Fruet (classe 1977) sarà della partita. La sua condizione non è super dopo qualche malanno sotto le FesteIl percorso alterna sia rettilinei lunghi e veloci… (foto Baia Holiday)Che tratti di fettucciato più stretto (foto Baia Holiday)Il ponte artificiale potrebbe essere decisivo (foto Baia Holiday)Martino Fruet (classe 1977) sarà della partita. La sua condizione non è super dopo qualche malanno sotto le FesteIl percorso alterna sia rettilinei lunghi e veloci… (foto Baia Holiday)Che tratti di fettucciato più stretto (foto Baia Holiday)Il ponte artificiale potrebbe essere decisivo (foto Baia Holiday)
Occhio al fettucciato
«Il percorso del tricoloreciclocross – entra subito nel merito Fruet – sarà pure veloce, ma finché non ci si gira non si può dare un giudizio completo. Se piove? Il fettucciato come è posto? I rettilinei quanto sono lunghi? Ci sono diverse variabili da considerare.
«Partiamo dal fatto che il meteo dovrebbe essere buono. Semmai dovesse piovere, qualcosa scenderà il sabato pomeriggio, ma poca roba e questo dovrebbe garantire una certa stabilità del fondo».
Noi abbiamo paragonato questo tracciato a quello di Lecce 2021 a sua volta piatto e veloce. Il paragone regge, ma anche in questo caso Martino ha voluto mettere i puntini sulle “i”.
«Vero era piatto, ma tra la pioggia e i passaggi delle gare precedenti divenne un percorso vero, anche tecnico a tratti».
E quando gli diciamo che il percorso favorisce la potenza, Fruet ribatte subito e ci riporta proprio alla disposizione del fettucciato.
«Bertolini, per esempio, non ha un fisico possente, ma se il fettucciato dovesse essere stretto con curve e controcurve può dire la sua. In più, nonostante non sia un gigante a Silvelle qualche anno fa non ebbe paura di fare a “sportellate”».
Bertolini è stato l’unico big italiano a correre con regolarità in Coppa: sarà un vantaggio?Dorigoni è il campione in carica, motivo in più per difendere il titolo (foto Billiani)Ecco la vera mina vagante: Davide Toneatti. Nonostante sia U23 correrà con gli eliteBertolini è stato l’unico big italiano a correre con regolarità in Coppa: sarà un vantaggio?Dorigoni è il campione in carica, motivo in più per difendere il titolo (foto Billiani)Ecco la vera mina vagante: Davide Toneatti. Nonostante sia U23 correrà con gli elite
Uomini: sfida aperta
Iniziamo la rassegna dei nomi. La lista non è poi così corta, specie se la gara dovesse essere filante come è lecito attendersi.
«Anche se sin qui non è andato fortissimo Jakob è comunque il campione in carica e va citato. E comunque recentemente ha dato segnali di ripresa. Mentre Bertolini è sempre Bertolini. In più lui viene dai cross del Nord Europa ed è abituato ad un altro passo».
«Ci sono poi nomi caldi come Filippo Fontana, che ha dimostrato di andare forte, e occhio anche a Daniele Braidot. Un altro che può far bene e che forse il titolo se lo meriterebbe anche per quel che ha dato al ciclocross è Nicolas Samparisi».
Finita? Non proprio perché Fruet parla poi di tattica. E un ciclocross con la tattica è più che mai affascinante.
«Se dovesse uscire una corsa tattica, proprio perché il percorso è veloce e poco selettivo, come fai a non mettere tra i contendenti anche un Cominelli? Lui in fatto a potenza ed esperienza ne ha. Occhio poi a Toneatti, se non dovesse correre con gli under 23 entra di diritto tra i favoriti. Come vedete la lista dei pretendenti è bella lunga».
Silvia Persico è la campionessa italiana di ciclocross in carica. E’ la favorita anche stavolta (alessiopederiva_photo)Silvia Persico è la campionessa italiana di ciclocross in carica. E’ la favorita anche stavolta (alessiopederiva_photo)
Donne: “all in” su Persico
E se tra gli uomini non c’è un dominatore assoluto e ci si può attendere grande battaglia, tra le donne il tricolore sembra già avere nome e cognome: Silvia Persico.
«Su carta – riprende Fruet – la gara femminile sembra già assegnata. La Persico va troppo più forte delle altre. Ma poi la storia ci insegna che le gare vanno fatte e portate a termine.
«Torno un po’ al discorso di prima: se il percorso, il fettucciato, fosse tecnico, magari qualcuna potrebbe resisterle per tutto il primo giro e potrebbero andare via in due o tre. Ma poi uscirebbe comunque Silvia. Se ci dovessero essere rettilinei più lunghi, allora non ci sarebbe storia: aprirebbe il gas e farebbe la differenza sin da subito».
«Baroni e Arzuffi potrebbero essere delle incognite. La prima perché si vede di rado, ma anche lei è andata in Nord Europa. E la seconda perché quest’anno ha corso poco, ma è tornata ad affacciarsi».
La belga Pauwels blinda Masciarelli con un contratto di due anni e l'opzione fino al 2025. Due stagioni per sfondare nel cross, altrimenti tutto su strada
Quando Simone Masciarelli risponde al telefono si trova ancora in strada verso Pescara, la connessione va e viene così decide di chiamarci dal numero italiano. La notizia di suo figlio Lorenzo che approda alla Colpack è un terremoto che scuote ancora il mondo del ciclocross. Figuriamoci mamma Michela e papà Simone, che ormai a Oudenaarde si erano stabiliti per seguire loro figlio in Belgio e non avevano intenzione di tornare indietro.
«Il viaggio procede bene», racconta dal camper Simone. «E’ lunghetto – ribadisce con una risata – siamo partiti lunedì mattina da Oudenaarde. Abbiamo fatto tappa a Bergamo da Bevilacqua. Mia moglie ed io siamo tornati perché daremo supporto a Lorenzo al campionato italiano, poi torneremo in Belgio».
L’abruzzese ha fatto il suo esordio alla Colpack a Petange, finendo 5° (foto Facebook)L’abruzzese ha fatto il suo esordio alla Colpack a Petange, finendo 5° (foto Facebook)
Un rapido cambiamento
La carriera di Lorenzo, e conseguentemente la vita della sua famiglia, è cambiata spesso negli ultimi anni. Prima il trasferimento in Belgio alla Bingoal Pauwels per seguire il ciclocross ed ora il ritorno in Italia con la Colpack Ballan.
«In famiglia eravamo tranquilli – risponde Simone Masciarelli – Lorenzo aveva un contratto fino al 2025. Questa scelta è stata un po’ un fulmine a ciel sereno, direi quasi per tutti. La Colpack ha contattato Lorenzo in Val di Sole dopo aver visto i suoi dati e test. Si chiedevano cosa facesse un ragazzo come lui in Belgio. Appena la proposta è arrivata, ne abbiamo parlato con Mario De Clercq, all’inizio il suo è stato un “no” secco. Nei giorni successivi abbiamo approfondito il discorso e Mario ha guardato bene che tipo di squadra fosse la Colpack e si è convinto».
Per Lorenzo la figura di Mario De Clercq è stata quella di un “padre ciclistico”Per Lorenzo la figura di Mario De Clercq è stata quella di un “padre ciclistico”
“Papà” Mario
Fa strano sentire un padre usare questo termine riferito ad un’altra persona parlando del proprio figlio. Ma la sincerità e la spontaneità di Simone fanno capire come nella squadra belga si sia davvero creata un’altra famiglia.
«Il no iniziale di Mario è arrivato perché lui in Lorenzo ha sempre creduto molto – riprende il padre Simone – non prendi un ragazzo a 15 anni se non ci credi davvero. Mario lo ha amato fin da subito e non uso questo verbo a caso. Quando abbiamo comunicato la notizia di voler seguire la Colpack qualche lacrimuccia sulla guancia di ognuno di noi è caduta. Lorenzo ed io siamo arrivati qui quattro anni fa un po’ alla cieca ma credendo in questa nuova avventura. Pian piano noi, con tutta la famiglia, ci siamo costruiti una nuova vita qui ad Oudenaarde.
«Mario De Clercq, una volta visto il progetto Colpack, non ha più avuto nulla da ridire. Le corse su strada in Belgio non erano molto nelle corde di Lorenzo e venire a fare attività in Italia gli farà bene. Il cross non lo abbandona, Mario gli ha lasciato tutto il materiale per concludere la stagione e gli ha già detto che il prossimo inverno lo aspetta su per allenarsi insieme».
Lorenzo al campionato italiano su strada under 23 della scorsa stagione a CarnagoLorenzo al campionato italiano su strada under 23 della scorsa stagione a Carnago
Il futuro in breve
La notizia del passaggio in Colpack ha aperto nuovi scenari per il giovane Lorenzo che punterà tanto sulla strada.
«Per capire come evolverà la stagione di cross bisogna aspettare – dice papà Simone – l’infortunio patito prima di Namur si sta rivelando più tosto del previsto. Dopo i campionati italiani capiremo che fare, forse finirà qui la stagione. Pontoni gliela farebbe fare tutta, ma è anche vero che a fine febbraio la Colpack andrà in ritiro a Calpe. Lorenzo non inizierà a correre subito ma dovrà comunque allenarsi, un periodo di riposo dovrà pur farlo. Siamo tutti curiosi di questa nuova avventura. Le qualità ci sono, a chi dice che ha perso tempo rispondo che Mario e la Pauwels lo hanno fatto crescere con metodo ed i margini ci sono tutti. Lorenzo è un 2003, ha ancora tre stagioni da under 23 su strada e due nel ciclocross».
Per Lorenzo Masciarelli la Colpack rappresenta l’occasione di mettersi alla prova in gare più adatte a lui su stradaPer Masciarelli la Colpack rappresenta l’occasione di mettersi alla prova in gare più adatte a lui su strada
La vita cambia, di nuovo
Quattro anni fa, per la famiglia Masciarelli la novità si chiamava Belgio ed aveva il duro suono del fiammingo. Ora si ritorna in Italia, non tutti subito però, quello che si è costruito ad Oudenaarde non può essere abbandonato.
«Dovremo di nuovo affittare casa a Pescara – dice ridendo Simone – ma per il momento io e mia moglie non torneremo in Italia. In Belgio abbiamo un lavoro ed una casa e non possiamo lasciare tutto da un momento all’altro. Aspetteremo ancora qualche mese, il tempo per la nostra affittuaria di Oudenaarde di trovare dei nuovi inquilini. Il lavoro in Italia sarà più “semplice”, tornerò nell’azienda di famiglia, che in realtà non ho mai abbandonato. Però in Belgio, sia io che Michela lavoriamo e non possiamo andare via senza preavviso. Michela è in un ristorante ed io in un’azienda che produce etichette alimentari. Da ora in avanti Lorenzo rimarrà a Bergamo con la Colpack, mentre noi tutti torneremo a Pescara. Stefano, il fratello piccolo, quando lo ha saputo era felicissimo. Ha chiamato subito il nonno per avvisarlo che sarebbe tornato.
«Per Stefano e Lorenzo quest’avventura è stata bella, ma complicata. Lorenzo con la Bingoal ha trovato una famiglia vera e propria. Tutti gli hanno voluto bene e la notizia della partenza ha commosso gran parte dello staff e dei compagni. Stefano, il piccolino, soffriva un po’ di più perché in Belgio è tutto diverso, lingua compresa, e fare amicizia non è semplice. A scuola entrambi studiavano l’inglese e l’olandese, ma poi una volta usciti si parla il fiammingo. Io e mia moglie, invece, avevamo creato una bellissima rete di rapporti con tante persone, praticamente tutti ex ciclisti o tecnici».
Nel ciclocross i rapporti sono stretti e viscerali, qui Masciarelli con il meccanico Mario TummeleerNel ciclocross i rapporti sono stretti e viscerali, qui Masciarelli con il meccanico Mario Tummeleer
Il cross è una famiglia
Non è facile racchiudere quattro anni di vita in poche parole e quando la lingua si scioglie fermarla è difficile. Interromperla sarebbe anche un peccato, perché ci si perderebbe degli aneddoti davvero unici.
«Siamo arrivati qui quattro anni fa e tutto ci sembrava nuovo – spiega Simone come solo un padre può fare – Lorenzo aveva quindici anni. Ora andiamo via che è un ragazzo nuovo e maturo. Io ho imparato tanto, sia da padre sia da uomo. Non vivo più con troppa apprensione le gare di Lorenzo. ll mondo del ciclocross vive di passione, anche qui dove è più di una religione. Andare alle corse vuol dire conoscere le famiglie dei corridori. Michela ed io eravamo lo staff di nostro figlio, lei si metteva all’inizio ed alla fine del percorso, mentre io ed un meccanico restavamo nella zona dei box. Di volta in volta abbiamo conosciuto tutti, perfino i genitori di Iserbyt».
Lorenzo e Stefano hanno legato molto con i figli di Van Petegem, loro coetaneiUna cena a casa di Mario De Clercq, con suo figlio Angelo, Tim Merlier e Cameron VanderbroukeQui in un’uscita serale con Iserbyt, Mattan, Vanthourenhout, Timo Laureys Lorenzo e Stefano hanno legato molto con i figli di Van Petegem, loro coetaneiUna cena a casa di Mario De Clercq, con suo figlio Angelo e Tim MerlierQui in un’uscita serale con Iserbyt, Mattan, Vanthourenhout, Timo Laureys
I nuovi vicini di casa
La prima casa che la famiglia Masciarelli ha avuto era di proprietà di Mario De Clerq e si trova in centro alla piazza di Oudenaarde, a due passi dal Museo delle Fiandre. In breve tempo l’abitazione è cambiata ed i vicini di casa sono diventati tutti da scoprire. Anzi secondo noi li conoscete…
«Tornare a casa fa strano anche a noi adulti – conclude Simone Masciarelli – ci eravamo creati la nostra cerchia di amici. Mario De Clercq ci ha aperto le porte di Oudenaarde ed abbiamo trovato un mondo già conosciuto nei suoi personaggi, ma molto ospitale. Michela si è inserita grazie all’amicizia fatta con la moglie di De Clerq e con Cameron Vandenbroucke (figlia di Frank, ndr). I ragazzi, Lorenzo e Stefano hanno legato molto con i figli di Van Petegem che sono loro coetanei. Abbiamo conosciuto anche Tim Merlier, Mattan, Museeuw e tantissime volte ci siamo trovati a cena con loro parlando di ciclismo. Con alcuni di loro sono già d’accordo che verranno a trovarci quest’estate a Pescara e noi torneremo ogni tanto a salutarli ad Oudenaarde».
Van Aert arriva a Vermiglio nella notte del sabato. Stamattina ha provato le gomme. Poi ha demolito i rivali. «Fatta la storia del cross, volevo esserci»
Ci siamo. Domenica prossima si disputa il campionato italiano di ciclocross, il momento più atteso in Italia per la disciplina “del fango”. Il tricolore si terrà nel Lazio e più precisamente nel Camping Roma Capitol nella pineta di Castel Fusano, tra Ostia e la Capitale.
Quella zona è decisamente pianeggiante e pertanto il tracciato si annuncia molto veloce. Per certi aspetti ricorda molto quello di Lecce del 2021. Anche per tipologia del fondo. Questo, complice l’estrema vicinanza con il mare, forse è leggermente più sabbioso e il terreno sembra drenare meglio.
Claudio Terenzi, del Team Bike Terenzi, organizzatore del prossimo tricolore di ciclocrossClaudio Terenzi, del Team Bike Terenzi, organizzatore del prossimo tricolore di ciclocross
Tricolore a Roma
Siamo andati a sbirciare i lavori di allestimento del tracciato e l’organizzatore, Claudio Terenzi, ci ha spiegato anche come si sia arrivati a riportare dopo parecchi anni l’italiano nel Lazio. A Roma soprattutto il cross è amatissimo.
«E’ stato un gioco di squadra – racconta Terenzi – abbiamo parlato con il responsabile della Federazione ciclistica italiana, abbiamo fatto richiesta insieme ad altre società dell’assegnazione del tricolore e dallo scorso maggio ci è stato affidata l’organizzazione di questa importante gara.
«Il ciclocross è una passione, ma ormai è anche un vera mole di lavoro! Anche se noi siamo molto impegnati anche sulla strada (organizzano il GP Liberazione, ndr). La cosa più importante è che con il ciclocross si ovvia a tanti problemi, a partire dalla messa su strada, e quindi alla sicurezza, dei bambini fino ad arrivare alle questioni tecniche e fisiche che contribuiscono al loro sviluppo».
Mentre si pulisce il fondo, si piantano i paletti e soprattutto si monta un ponte, guardandoci intorno ci si accorge meglio della location individuata. Siamo all’interno di uno dei campeggi più grandi della provincia romana. Un’area privata ben circoscritta.
«Ci era stata proposta questa area, l’ho valutata e l’ho scelta non tanto pensando al percorso, che comunque sarebbe stato veloce, quanto per i servizi. All’interno del camping ci sono i bagni, le docce, la segreteria, i parcheggi, la sorveglianza, un bar, un ristorante… Sono 30 ettari e siamo riusciti a concentrare tutto qui. Se avessimo scelto un altro campo gara avremmo dovuto portarci tutto».
La collinetta naturale. Il fondo è stato ben ripulitoIl ponte stava sorgendo proprio durante il nostro sopralluogo Si mettono in posa i picchetti. Le svolte non mancherannoLa collinetta naturale. Il fondo è stato ben ripulitoIl ponte stava sorgendo proprio durante il nostro sopralluogo Si mettono in posa i picchetti. Le svolte non mancheranno
Percorso veloce
Il percorso è veloce. Si tratta di un anello da 2.950 metri nella rinomata pineta di Castel Fusano. Proprio in queste ore si stanno ultimando alcune scelte tecniche, dettate da esigenze logistiche, come il verso del tracciato, ma di base i connotati non cambiano. Pianura, erba, quantità di fango relativa, merito soprattutto della sabbia, una collinetta e un ponte artificiale.
«Le peculiarità tecniche di questo percorso? Su cartaè abbastanza veloce – va avanti Terenzi – però bisognerà vedere le condizioni del fondo dopo i vari passaggi dei giorni precedenti e delle gare del sabato (amatori e team relay, ndr), perché il terreno è anche abbastanza sabbioso. Molto dipenderà anche dalle condizioni meteo del weekend.
«Come potete vedere, stiamo costruendo un ponte di circa 20 gradini che dovrebbe essere lo “strappo” finale prima del traguardo. Seguito da una rampa in discesa di circa 20 metri».
Dalla parte opposta, dopo un tratto in piena pineta, si accede ad un grande prato. In questa porzione c’è anche una piccola collinetta naturale, dove è stata ricavata una rampa di una dozzina di metri. Dopo questo segmento ancora pineta.
Le svolte non mancano e complice l’alta velocità potrebbero diventare anche “tecniche” e creare delle differenze. Si annuncia pertanto un percorso per “cavalli pesanti e motori potenti”, ma che sappiano sgattaiolare via dalle curve con agilità.
Il cittì Pontoni aveva già visto il tracciato a luglio e anche durante le sue ultime trasferte in Belgio si è sempre aggiornato sull’evoluzione dei lavoriIl logo del campionato italiano richiama al Colosseo. E a tal proposito, venerdì ci sarà la presentazione ufficiale in CampidoglioIl cittì Pontoni aveva già visto il tracciato a luglio e anche durante le sue ultime trasferte in Belgio si è sempre aggiornato sull’evoluzione dei lavoriIl logo del campionato italiano richiama al Colosseo. E a tal proposito, venerdì ci sarà la presentazione ufficiale in Campidoglio
L’occhio del cittì
Ma il tricolore, si sa, dà anche un’indicazione importante in vista del mondiale. E come avviene su strada (ma forse anche di più) si cerca di riprodurre un tracciato che sia il più “simile” possibile a quello iridato.
«In effetti – dice Terenzi – il percorso è stato allestito anche per venire incontro alle esigenze del cittì Daniele Pontoni. Il tricolore precede il campionato del mondo e mi diceva lo stesso Pontoni che quello iridato è un tracciato abbastanza semplice. Lì ci sarà una gradinata di ben 37 gradini, noi arriviamo a 20, ma in qualche modo abbiamo cercato di allinearci alla prova iridata del 4 febbraio prossimo.
«Il cittì è venuto qui a visionare il percorso già a luglio e ci ha dato dei preziosi consigli su come sfruttare l’area al massimo, visto che lui è maestro».
Parliamo con Sara Casasola, tricolore di cross, delle scelte dei suoi colleghi che lasciano la specialità. Calendari, ingaggi, carriera. Perché si lascia?
Il cannibale del ciclocross e la sua Cervélo R5-CX. Sotto il profilo delle dotazioni tecniche, Van Aert ha cambiato buona parte dei componenti della bicicletta (rispetto alla stagione 2022). La fame di vittoria e quella capacità di essere sempre concentrato sono rimaste tale e quali. Ci focalizziamo qui su alcuni dettagli della bicicletta usata dal campione belga.
Caratteristica delle bici di WVA, tanto svettamento, ma lunghezza contenutaCaratteristica delle bici di WVA, tanto svettamento, ma lunghezza contenuta
Kit telaio della Cervélo R5-CX
Ufficializzata durante lo scorso inverno, la piattaforma sulla quale si basa la bici da ciclocross di Wout Van Aert è la Cervélo R5-CX (il medesimo telaio è utilizzato anche da Marianne Vos).
Si tratta di un progetto che nasce in modo specifico per il ciclocross, ma richiama in maniera importante alcune soluzioni della R5 normalmente usata su strada. C’è il reggisella speficico (e il belga usa quello con off-set pari a zero) con profilo posteriore tronco, non c’è il manubrio integrato e completamente in fibra.
Doppio collarino di tenuta per la Cervélo di WVARuote Reserve e forcella con i colori di campione belgaL’attacco manubrio FSA in alluminioIl manubrio Vision con sezione piatta e curvatura di 10°Doppio collarino di tenuta per la Cervélo di WVARuote Reserve e forcella con i colori di campione belgaL’attacco manubrio FSA in alluminioIl manubrio Vision con sezione piatta e curvatura di 10°
Cockpit e sella uguali
Continua la sponsorizzazione di Fizik (Va Aert usa una Antares R1), che anche per la stagione prossima sarà al fianco della corazzata Jumbo-Visma.
C’è la conferma anche del reparto guida con il cockpit firmato FSA-Vision. Van Aert utilizza un attacco FSA SL-K in alluminio (in battuta sul profilato dello sterzo) e la piega in carbonio Vision Metron Aero con un’angolazione aperta verso l’avantreno di 10 gradi. Questo manubrio è caratterizzato da un drop di soli 125 millimetri: valore che lo rende una sorta di compact, ma con una curvatura arrotondata che gli permette un’ampia sfruttabilità e facilità nel raggiungere le leve.
Le Reserve 36 hanno un canale interno da 28 millimetriDisco da 140 anche per l’anteriorePedali XTR, power meter Quarq e corona da 46Al termine della gara di Gullegem, la corona “diversa” potrebbe essere una 44In questo caso la configurazione con la scala del ForceIl bilanciere tradizionale del red e i pignoni dell’omonima serieLe Reserve 36 hanno un canale interno da 28 millimetriDisco da 140 anche per l’anteriorePedali XTR, power meter Quarq e corona da 46Al termine della gara di Gullegem, la corona “diversa” potrebbe essere una 44In questo caso la configurazione con la scala del ForceIl bilanciere tradizionale del red e i pignoni dell’omonima serie
Monocorona e ruote Reserve
Per Van Aert è una sorta di ritorno al passato, quando in Crelan (all’epoca c’erano anche le bici Felt) ha utilizzato la trasmissione Sram con la corona singola anteriore. Oggi adotta la corona da 46 denti con il guidacatena, il power meter Quarq e i 12 rapporti posteriori (la trasmissione ha di base il gruppo Red eTap AXS).
La dentatura del pacco pignoni varia tra la scala 10-28 Red e la 10-30 della ruota libera Force. La differenza tra le due è nel penultimo pignone: 24 per il Red, 27 per il Force, ma entrambi richiedono la medesima lunghezza della catena. Ci sono i dischi del freno da 140 millimetri di diametro, davanti e dietro.
Per Van Aert le scarpe S-Phyre XC9 e il casco Lazer. Da quest’anno occhiali OakleyPer Van Aert le scarpe S-Phyre XC9 e il casco Lazer. Da quest’anno occhiali Oakley
Altro cambio importante, sempre in merito alla dotazione del mezzo, si riferisce alle ruote. Non ci sono più le Shimano e ci sono le Reserve, marchio utilizzato anche nel catalogo Cervélo. Quelle usate da Van Aert sono le 36 da tubolare con cerchio in carbonio, ma i mozzi sono DT Swiss della famiglia 240 Spline. Gli pneumatici sono Dugast.
Richiamo al… passato
Nonostante il passaggio della Jumbo Visma da Shimano a Sram, i pedali usati da Van Aert nel cross sono gli Shimano XTR. Anche le calzature ed il casco si rifanno al portfolio Shimano, ovvero le S-Phyre XC9 ed il casco Lazer Vento KinetiCore con livrea RedBull.
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Lorenzo Masciarelli è in procinto di lasciare il ciclocross per passare alla strada. Il giovane abruzzese, è un classe 2003, vestirà i colori della Colpack-Ballan.Speranze e attenzioni su di lui non mancano. Con suo zio Francesco Masciarelli, che è anche il suo preparatore, cerchiamo di capire come si potrà trovare su strada Lorenzo.
Francesco con suo nipote Lorenzo, figlio di Simone, pronto a passare alla Colpack-BallanFrancesco con suo nipote Lorenzo, figlio di Simone, pronto a passare alla Colpack-Ballan
Dna da stradista
«Diciamo – spiega Francesco – che Lorenzo è stato sempre uno stradista e così è nato ciclisticamente. Il cross è arrivato perché volevamo diversificare da ragazzo, poi però è diventato un amore.
«Qualche tempo fa c’è stata l’opportunità di andare a fare il cross in Belgio e anche di fare qualche gara su strada alla Bingoal tramite Mario De Clercq. Però ha effettivamente corso poco proprio su strada e da secondo anno tra gli under 23 era importante che facesse una stagione intera e con costanza su strada».
Una stagione intera, costanza… Francesco Masciarelli parla indirettamente di volumi e di costanza di allenamenti e gare, perché alla fine i crossisti veri corrono e si allenano per sei, forse sette mesi l’anno. «E questo gli aveva di fatto precluso le stagioni su strada».
Lorenzo è un vero appassionato di cross, ma ormai era giunto ad un bivioLorenzo è un vero appassionato di cross, ma ormai era giunto ad un bivio
Uomo di fondo
Francesco ha detto che suo nipote ha un “motore da stradista”. Cosa voleva dire?
«In generale – va avanti l’abruzzese – credo che Lorenzo abbia delle buone qualità. Le aveva sin da giovane, mostrando un bel motore negli allenamenti su strada. Adesso dovrebbe mostrarle anche su strada e in corsa, ma il fatto è che i tempi ormai sono un po’ accelerati per lui.
«Ha buone doti di fondo. Dopo 3 o 4 ore riesce ad esprimersi come nella prima, cosa non comune per molti crossisti. Insomma esce bene alla distanza… almeno in allenamento, perché poi la gara è un’altra cosa. Senza contare che lui ovviamente non ha grandi esperienze tattiche, si ritroverà a lottare col gruppo…».
Lorenzo Masciarelli impegnato lo scorso anno al Giro del Friuli con la nazionaleLorenzo Masciarelli impegnato lo scorso anno al Giro del Friuli con la nazionale
Prendere il ritmo
E qui si apre il capitolo delle difficoltà per Lorenzo. Stare in gruppo, sapersi muovere nel vento, entrare nei giochi di squadra, spingere forte dopo tante ore…
«Questi – va avanti Francesco – di certo sono punti che non lo agevolano, ma io credo che le difficoltà maggiori per Lorenzo saranno quelle di amministrarsi nell’arco della stagione. Lui viene da periodizzazioni particolari, in cui corre molto. Spesso si ritroverà in periodi in cui non avrà gare. Allenamenti, gare, stacco… dovrà prenderci le misure e mentalizzarsi.
«Anche per questo mi aspetto che nei primi due o tre mesi vivrà un periodo di adattamento, magari sarà competitivo dall’estate. Di fatto andrà a fare un altro sport. Oggi si allena per 10-12 ore a settimana, passerà alle 20, anche 30 ore settimanali».
Francesco ancora non conosce il calendario del nipote. Lo seguirà da vicino, ma la palla passa a Fusi e ai tecnici della Colpack.
«Andrà in ritiro quando ci sarà da correre e poi si allenerà a casa. Intanto però vuole finire la stagione del cross. E’ ancora concentrato su di questa, almeno fino all’italiano, poi spetterà alla Colpack-Ballan e al cittì Pontoni che lo vorrebbe in nazionale, decidere cosa fare. Una cosa è certa: la Colpack era un’occasione che non si poteva perdere, specie alla sua età».
Due azzurri sul podio fra gli junior. Lucia Bramati, figlia di Luca, 3ª fra le ragazze. Mentre Lorenzo Masciarelli 2° fra i maschi. Il futuro parla italiano
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La caduta di Tom Pidcock all’X2O Trophee Baal merita di essere approfondita. E vista la particolarità, oltre alla spettacolarità, di quel capitombolo per farlo serve un occhio critico. Un occhio di spessore come quello di Enrico Franzoi, grande ex del ciclocorss italiano e non solo.
Riavvolgiamo il nastro per un momento. Siamo a Baal e il campione del mondo guida saldamente la corsa, quando su una serie di gobbe, piuttosto veloci, perde il controllo della bici e addirittura rovina fuori dalle transenne.
Enrico Franzoi (classe 1982) è stato bronzo iridato nel 2007 e 4 volte campione italianoEnrico Franzoi (classe 1982) è stato bronzo iridato nel 2007 e 4 volte campione italiano
Concentrazione giù
Come mai quindi è caduto Pidcock? Come si può spiegare la dinamica? Lui è veloce e nella gobba prima aveva messo di traverso la bici, ma tutto sommato su quella gobba sembrava tutto normale.
«Vedendola da fuori – dice Franzoi – sembra una caduta banale con effetti molto importanti. Una caduta avvenuta in un momento in cui stava controllando il suo vantaggio. A mio avviso c’è stato un calo di concentrazione».
Per Franzoi alla base di questo incidente c’è in primis una questione di concentrazione, di tensione agonistica venuta meno. In effetti si era all’ultima tornata e Pidcock era saldamente in testa.
Pidcock, dopo un salto, atterra non perfettamente e finisce leggermente con il busto sul manubrio quando si ritrova sul dosso successivo…L’inglese che viaggiava veloce, viene sbalzato in aria. A quel punto non può più controllare la sua bici…E finisce oltre le transenne, riportando un taglio e alcune contusioni (serie di screenshot a video)Pidcock, dopo un salto, atterra non perfettamente e finisce leggermente con il busto sul manubrio quando si ritrova sul dosso successivo… L’inglese che viaggiava veloce, viene sbalzato in aria. A quel punto non può più controllare la sua bici…E finisce oltre le transenne, riportando un taglio e alcune contusioni (serie di screenshot a video)
Velocità alta
In quel punto, come tutti gli altri del resto, Tom ci era già passato più volte, dunque conosceva il fondo e le velocità con cui si affrontava.
«Sempre dalle immagini – va avanti Franzoi – sembra che dopo l’atterraggio finisca in una canalina e si sbilanci nel momento della decompressione. Lì perde l’equilibrio. Ma, ripeto, mi sembra più una sua leggerezza. A volte è capitato anche a me di scivolare quando ero in testa perché mi deconcentravo.
«Riguardo alla velocità, io conosco quel percorso e quel punto, ma ai miei tempi le gobbe non c’erano. La velocità però era alta, si tratta di una bella discesa che un po’ tende a portare in fuori.
«E poi – riprende Franzoi – essendo il percorso asciutto non è che cambiasse così tanto (come a dire che non c’è neanche questa giustificazione, ndr) e questo mi fa pensare ancora di più al fatto della distrazione. Magari essendo così avanti si è rilassato, ma di scivolare poteva succedergli anche in una normale curva prima o dopo quel punto».
Pidcock è un vero funambolo in bici e poco importa che sia una mtb, una bdc o una da cross. L’inglese aveva rinunciato al mondiale prima della cadutaPidcock è un funambolo in bici: che sia una mtb, una bdc o una da cross. L’inglese aveva rinunciato al mondiale prima della caduta
Nessuna “bikerata”
Pidcock sa guidare bene, molto bene. Troppo bene secondo alcuni. In molti hanno detto che il folletto della Ineos-Grenadiers abbia pagato le sue “whippate”, cioè quelle messe di traverso della bici per dare spettacolo, qualcosa che i biker fanno spesso. E sappiamo che più volte Tom si è dichiarato “biker inside”.
Però a rivedere bene le immagini lui non cade quando whippa, ma sul dosso successivo, quando sembra essersi rimesso in assetto standard.
E infatti lui stesso ha detto che la caduta è stata stupida non tanto per le whippate, ma perché voleva fare forte l’ultimo giro e di essere andato volutamente forte in un punto veloce che sapeva essere pericoloso.
«Per uno del suo calibro – conclude Franzoi – fare certe cose è del tutto normale. Non rischia, ha controllo totale della bici. Anzi, per me è stato anche bravo a limitare i danni!».
Ci siamo fatti raccontare la KTM X-Strada (e alcune scelte tecniche), direttamente da Nicolas Samparisi, appena prima della gara cx in Val di Sole, da lui ha chiusa in quattordicesima posizione assoluta: primo degli italiani.
La geometria con l’avantreno più aperto, soluzione mutuata dal gravel è vantaggio, per la guidabilità e la stabilità. Entriamo nel dettaglio.
Box della nazionale italiana a Vermiglio: una KTM taglia large per NicolasBox della nazionale italiana a Vermiglio: una KTM taglia large per Nicolas
Il setting per Vermiglio
E’ l’ultima versione della X-Strada, una bicicletta versatile che viene proposta anche nei diversi allestimenti per il gravel. Quella di Samparisi è una taglia large, con reggisella KS off-set 0 e sella F30 di Selle SMP. C’è la trasmissione Sram Rival AXS con il doppio plateau anteriore (46-38) e con il misuratore di potenza. Il bilanciere posteriore è della serie Force AXS.
Passando invece al cockpit c’è un attacco corto KS e una piega Pro. Le ruote sono le Alchemist full carbon con predisposizione al tubolare. Le gomme sono le Challenge Limus da 33, versione rossa Team Edition.
La nuova versione ha un nodo sella importante nelle dimensioniPedali Look da mtb Doppia corona e power meterLa nuova versione ha un nodo sella importante nelle dimensioniPedali Look da mtb Doppia corona e power meter
Che tipo di feeling hai quest’anno con il tracciato?
Percorso molto differente dall’anno passato, con la neve più farinosa e ghiacciata, ma il fondo era completamente diverso. E’ stato trattato in modo diverso, si vede più erba e terra, fattori che influiscono sul comportamento delle gomme. Quest’anno era più simile alla sabbia e paragonabile fin da subito alle condizioni che si erano create nel 2021 verso la fine.
In fatto di gomme quali soo stati i fattori che hanno determinato la scelta?
Era necessario avere del grip e quindi, a mio parere, gli pneumatici da fango sarebbero potuti essere quelli che offrivano il compromesso ottimale, anche nel caso in cui la neve fosse diventata più molle.
Invece quali differenze trovi con la X-Strada nuova, rispetto alla versione precedente?
Le geometrie sono completamente diverse e il telaio è più lungo a parità di taglia. Ho accorciato l’attacco manubrio e sulla nuova versione uso il reggisella 0 off-set. Il fattore che è stato migliorato in modo esponenziale è l’apertura dell’angolo anteriore e questo influisce sulla precisione di guida, ma anche sui tratti dove è necessario fare velocità senza subire i difetti del terreno.
La sella utilizzata da Samparisi, la più “dritta” tra quelle firmate Selle SMPStem e piega in alluminioLa sella utilizzata da Samparisi, la più “dritta” tra quelle firmate Selle SMPStem e piega in alluminio
La soluzione che arriva dal gravel quindi per te è un vantaggio?
Sicuramente si, questa bici funziona bene nel cross anche nel gravel spinto. Inoltre ha il vantaggio di avere un ampio passaggio per le ruote, anteriore e posteriore, un vantaggio per far scaricare il fango. Non è una bici dal peso piuma, ma è consistente e poi pochi grammi di differenza nel cross non fanno una grande differenza. La nuova KTM X-Strada è anche più rigida e reattiva.
Bici più rigida, significa una diversa gestione della pressione delle gomme?
A parità di configurazione il setting è rimasto quello.
Vediamo che sulla nuova usi la doppia corona anteriore, come mai?
Ho cambiato già dall’anno passato e con la doppia corona mi trovo meglio, offre maggiori possibilità rispetto alla mono. Con il 46 anteriore, a prescindere dalla scala dei pignoni riesco ad essere veloce, molto più che con la corona singola anteriore. Nei tratti più duri ho il 38 che mi salva la gamba e non mi imballa.
Perni passanti in titanio e dischi da 160 davanti e dietroAllo stand del Team Italia e prima del riscaldamentoPerni passanti in titanio e dischi da 160 davanti e dietroAllo stand del Team Italia e prima del riscaldamento
Trasmissione sulla base Rival AXS e cambio posteriore Force, come mai?
Il Rival è molto preciso, mentre il Force ha quel mezzo scatto in più di auto-aggiustamento, che pensato nell’ottica off-road non è banale. Comunque il Rival è un gran bel prodotto anche in fatto di ergonomia, considerando che non è un top di gamma.
Ergonomia?
Personalmente mi trovo meglio con i manettini del Rival, piuttosto che quelli del Force, perché sono più stretti e meno grandi.