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A Brugherio si rivede Ceolin, in Coppa guerra fra i belgi

31.10.2022
5 min
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Si era già detto alla vigilia e tante volte l’argomento è saltato fuori parlando del calendario di ciclocross: con le tante concomitanze in Italia e all’estero, alcune prove rischiano di essere penalizzate. All’International Cyclocross di Brugherio è successo solo in parte, perché anche se erano tutti italiani quelli al via (e neanche tutti i migliori considerando che il giorno dopo c’era la Coppa del Mondo a Maasmechelen) la gente ha mostrato un afflusso clamoroso, degno delle grandi classiche del settore in Belgio e Olanda.

L’impatto scenico ha lasciato molti senza fiato. Fra questi anche colui che è risultato il grande protagonista di giornata, Federico Ceolin tornato alla vittoria dopo un inizio balbettante nelle primissime uscite, da mettere in conto considerando il suo impegno quest’anno su strada: «Io vengo dalla mtb e questa è stata la mia prima vera stagione su strada, con tutto che fra una caduta con clavicola e due costole rotte a inizio stagione covid preso appena tornato dopo due mesi, sono andato sempre in rincorsa. Risultati non ce ne sono stati, ma l’influsso rispetto al ciclocross è stato enorme».

L’arrivo vittorioso di Ceolin nella gara di Brugherio, valida per il Master Cross (foto Alessandro Di Donato)
L’arrivo vittorioso di Ceolin nella gara di Brugherio, valida per il Master Cross (foto Alessandro Di Donato)

L’importanza della strada

Il portacolori della Beltrami Tsa Tre Colli conferma una volta di più come il binomio ciclocross-strada sia estremamente funzionale: «Prima quando affrontavo le gare di ciclocross notavo che nella parte finale soffrivo e spesso andavo un po’ spegnendomi. Ora, con la base di un corridore abituato a pedalare per quattro ore, le prove di un’ora sono sempre impegnative, ma il mio fisico le assorbe molto meglio e nel finale sono sempre in grado di dare la “menata” giusta, quel cambio di ritmo che garantisce la vittoria».

E’ stato così anche a Brugherio: «Avendo perso un po’ di punti nel ranking mi sono ritrovato a partire dalla seconda fila, ma già nel primo giro ero dietro i primissimi. Sono rimasto un po’ coperto e poi nel secondo giro ho dato gas per fare selezione. Con me è rimasto solo Samuele Leone. Siamo andati insieme, poi è cambiato qualcosa…

Ceolin e Leone in fuga. I consigli arrivati dai box a quest’ultimo hanno avuto un prezzo (foto Di Donato)
Ceolin e Leone in fuga. I consigli arrivati dai box a quest’ultimo hanno avuto un prezzo (foto Di Donato)

La scelta del male minore

«Passando davanti ai box ho sentito che i suoi responsabili gli dicevano di abbassare il ritmo, in modo da permettere a Bertolini di tornare sotto. A quel punto ho capito che dovevo scrollarmelo di dosso e ho dato proprio una delle menate di cui sopra. Nell’ultimo giro ho pensato ad amministrare». Per la cronaca, Ceolin ha chiuso con 14” su Leone e 39” sul sempre presente Cominelli (Cycling Café).

Una vittoria che gli ha dato nuovo vigore, proprio per il contorno che ha trovato in terra lombarda: «E’ stato eccezionale, una gara in un clima anomalo, sembrava di pedalare in estate. Faceva un caldo tale che ho deciso di tenere la borraccia sia per levarmi un po’ di polvere che per bere ogni tanto. Sapevo che mi avrebbe dato problemi nel caricare la bici in spalla, ma su quel percorso si scende di sella solo una volta a giro, ho deciso di scegliere il male minore. E poi la gente, mamma mia quanta gente c’era, sembrava davvero di essere al nord…».

A Brugherio è proseguito il bell’inizio di stagione della Casasola (foto Alessandro Billiani)
A Brugherio è proseguito il bell’inizio di stagione della Casasola (foto Alessandro Billiani)

Polemiche in casa belga

A proposito di Nord, il weekend è stato molto intenso, prima con la tappa del Superprestige a Ruddenwoorde e poi con la Coppa del Mondo a Maasmechelen. In attesa che i tre tenori entrino in gioco, gli specialisti si stanno dando battaglia e nell’ambiente non mancano le polemiche. In casa belga sono esplosi antichi rancori, che hanno le proprie radici nell’addio di Laurens Sweeck alla Pauwels Sauzen, la squadra di Iserbyt e Vanthourenhout. Sabato, con Iserbyt che in volata aveva prevalso su Sweeck, quest’ultimo al traguardo era esploso.

«Non si prende mai le sue responsabilità. Con Van Der Haar in fuga – si è sfogato – stava a lui e a Vanthourenhout inseguire, invece aspettavano che mi muovessi io. Poi, appena l’olandese ha avuto sfortuna, Eli è scattato senza aver fatto nulla per ricucire lo strappo. Non si è campioni così…».

Iserbyt in patria inizia a non essere molto ben visto: molti tifosi e non solo loro lo accusano di vincere solo perché non ci sono i “veri” grandi: «Che cosa faccio di sbagliato se vinco quando loro non ci sono? Dovrei arrivare secondo? Quanto a Sweeck, è solo frustrato perché non vince lui. La verità è che siamo noi a fare sempre la corsa, è successo nelle tappe di Coppa del Mondo ed è successo anche a Ruddenwoorde». Poi la stoccata finale: «Laurens ha un bel passo, ma non abbastanza per stare con noi, adesso capirà che lusso era stare nel nostro team lo scorso anno, perché io e Michael gli toglievamo le castagne dal fuoco».

Laurens Sweeck a Maasmechelen. Il suo addio alla Pauwels Sauzen ha avvelenato gli animi (foto Photo News)
Laurens Sweeck a Maasmechelen. Il suo addio alla Pauwels Sauzen ha avvelenato gli animi (foto Photo News)

Regolamento di conti

Sweeck non l’ha digerita e quella di Maasmechelen è diventata una sfida al calor bianco. Ha trasformato la gara in una faccenda privata, ha imposto un forcing fortissimo, ha retto quando Iserbyt ha provato il suo solito numero in salita e poi ha sfruttato l’errore di quest’ultimo nel finale.

«Quando è avvenuto – dice – sono riuscito a scavare un divario incolmabile. Per me la vittoria chiude ogni discorso, non mi va di andare avanti con le polemiche, d’altronde è la mia prima in Coppa del mondo, l’avevo inseguita tanto. La caccia è conclusa, ora se ne aprono altre».

Il prosieguo di stagione internazionale si prospetta ricco di motivi d’interesse.