Marco Frigo è pronto a planare nel professionismo

23.11.2022
5 min
Salva

Il finale di stagione per Marco Frigo è stato tutto tranne che fortunato, il veneto ha chiuso anzitempo il 2022 a causa di una frattura allo scafoide. La sua tenacia, però, gli ha fatto trovare subito le forze mentali per concentrarsi sul 2023. Quello che sta per iniziare è il primo anno da professionista di Frigo e la farà con la Israel Premier Tech. Frigo ha già avuto modo di assaporare il mondo dei grandi e qualche insegnamento lo ha già fatto suo. 

«Sono in Spagna – racconta al telefono – zona Alicante, principalmente per allenarmi in vista della nuova stagione. Qui abita il mio preparatore Ruben Plaza, con il quale collaboro già dallo scorso anno. Sto lavorando con lui da un paio di settimane in vista del ritiro di dicembre che avremo sempre in queste zone con la squadra». 

Al lavoro da un po’

Come detto il 2022 di Frigo è stato travagliato e particolarmente sfortunato visto che ha dovuto saltare sia il Giro d’Italia Under 23 che il Tour de l’Avenir. La sua voglia di ripartire era tanta ed allora è bastato un volo per riprendere a lavorare a testa bassa e con la ritrovata motivazione. 

«Diciamo che l’off season del mio 2022 è stato tra agosto e settembre, quindi ho iniziato la preparazione molto presto: ad ottobre. Di conseguenza sono venuto ad Alicante per gettare una bella base di lavoro più specifico. A casa avevo già iniziato a pedalare a ritmi più blandi da tre settimane. L’obiettivo di questo mese è arrivare al ritiro di squadra, che sarà dall’uno al dieci dicembre, in buona condizione».

La forma nella prima parte di stagione era buona, al Giro dell’Appennino solo una caduta lo ha escluso dai primi dieci
La forma nella prima parte di stagione era buona, al Giro dell’Appennino solo una caduta lo ha escluso dai primi dieci

Continuità

Frigo approda nel mondo dei grandi con la maglia della Israel Premier Tech, con la quale ha fatto un anno da under 23. Quello appena concluso per l’appunto.

«Il 2022 – ci dice –  mi ha permesso di conoscere lo staff e l’ambiente. Il mio preparatore, Ruben Plaza, come detto, me lo sto portando dallo scorso anno. Tutti questi dettagli mi permetteranno di rendere il gradino con i professionisti un po’ più basso. Sono estremamente contento di aver fatto questo tipo di lavoro. Già lo scorso anno ho avuto modo di mettermi in gioco con i professionisti. Prima al Gran Camino, poi con qualche gara in Belgio ed in Francia ed infine alla Vuelta a Burgos. Non posso certo dire di aver scoperto già tutto ma certe dinamiche penso di averle apprese. Sarà una doccia fredda ma non gelata».

Con la Israel Cycling Academy ha avuto modo di fare tante corse di livello medio-alto in tutta Europa
Con la Israel Cycling Academy ha avuto modo di fare tante corse di livello medio-alto in tutta Europa

La retrocessione

La Israel Premier Tech è retrocessa dal WorldTour alla fine di un percorso travagliato. Ma forse non tutti i mali vengono per nuocere, anche perché la formazione israeliana, come anticipato da Nizzolo, avrà modo di ottenere inviti alle corse WorldTour. Tuttavia, un calendario ridimensionato, potrebbe lasciare nel terreno lo spazio giusto per far germogliare il talento di questi giovani corridori. 

«Il fatto che la squadra non sia più WorldTour – riprende Frigo – a me non cambia nulla, io ho firmato con loro un triennale. E poi, alla fine, si tratta di andare forte sopra una bici e quello resterà l’obiettivo della preparazione invernale ed atletica. Se vai forte fai risultato, se non vai forte non fai risultato. L’obiettivo sarà quello di trovare spazio e di capire il proprio potenziale. Gli uomini di esperienza non mancheranno, nelle gare fatte lo scorso anno ho capito alcune cose. Quello su cui dovrò lavorare sono le distanze maggiori e la capacità di andare forte nell’ultima ora di gara. Le corse 2.1 e 1.1 oppure le 1.Pro saranno quelle più gettonate ma che saranno sicuramente un bel banco di prova per noi giovani. L’obiettivo è di ritagliarmi il mio spazio».

Figure di riferimento come Nizzolo saranno importanti per la crescita dei giovani
Figure di riferimento come Nizzolo saranno importanti per la crescita dei giovani

Piccoli passi

Marco Frigo passa professionista dopo 4 anni corsi negli under 23, un percorso netto e calibrato per entrare nel mondo dei grandi. I margini di crescita, a sua detta, ci sono ancora e vanno sfruttati. 

«Mi sono tenuto dei margini di miglioramento lavorando bene e imparando come si prepara un atleta professionista. Però sono convinto di poter migliorare ancora, già adesso sto iniziando ad aggiungere lavori mai fatti prima, come la doppia sessione: palestra e bici. Ho sempre dato il massimo ogni anno ma crescendo gradualmente. Io, su una salita di 20 minuti, vado forte come al mio primo anno da under. Solo che ora riesco a farlo al quinto o sesto giorno di una corsa a tappe o dopo molti più chilometri. Quando ero al primo anno ho vinto il campionato italiano perché andavo forte.

«Marco Frigo di 19 anni non avrebbe mai potuto avere un contratto con una WorldTour, sarebbe stato troppo. Ho fatto una crescita costante. Ed è quello che mi aspetto nei prossimi due anni, il mio campo lo conosco: le gare a tappe. Già dallo scorso anno mi sono concentrato particolarmente su questo percorso, ed un corridore con le mie caratteristiche deve passare con una base solida per non perdersi».

Gestione degli juniores: Pontoni ha qualcosa da dire

23.11.2022
4 min
Salva

Se da una parte gli europei di ciclocross di Namur avevano lasciato ottime impressioni per la selezione azzurra, con la perla dell’argento della Corvi, dall’altra qualche riflessione su quel che non ha funzionato ha riempito le giornate del cittì Daniele Pontoni. La debacle degli junior è stata sì una sorpresa, considerando le aspettative e i valori messi in luce dai ragazzi a inizio stagione, ma anche la conferma che qualcosa non va e Pontoni lo aveva segnalato anche prima degli europei.

E’ quindi importante analizzare la situazione in un momento di relativa stasi. La squadra nazionale non era presente alla tappa di Coppa del mondo a Overijse, il cittì ha dato seguito alle sue riflessioni in attesa di rimettere mano alla composizione del team azzurro per i prossimi appuntamenti.

«Bisogna guardare a quanto avvenuto con occhi esterni – afferma il friulano – senza essere troppo legati alle contingenze della gara. Allora capisco che la responsabilità è anche nostra, intendo della nostra generazione e ci metto dentro me per primo, tecnici, genitori. Siamo abituati a dare tutto ai nostri figli, senza lasciare loro la libertà di fare da soli, magari anche sbagliando».

Stefano Viezzi, soli 16 anni, è uno dei nuovi talenti su cui Pontoni conta per il 2023-24
Stefano Viezzi, soli 16 anni, è uno dei nuovi talenti su cui Pontoni conta per il 2023-24
E’ un pensiero legato solo all’attività sportiva?

No, concerne quella ma va al di là, è il frutto della nostra intera società. Noi tecnici prepariamo tutto nei minimi particolari proprio come fa un genitore, ma in certi casi dobbiamo fare un passo indietro, lasciare i ragazzi liberi di fare, di affrontare le situazioni mettendoci del loro, di essere più autosufficienti. I nostri ragazzi sono abituati a questa situazione e quindi non hanno quella “fame” che è necessaria per emergere.

Tu nel recente passato sei stato spesso severo con i ragazzi…

Le mie sono sempre state critiche costruttive, tese a capire che cosa funziona e cosa no. Il primo responsabile se un risultato non arriva sono io, questo sia chiaro, perché significa che qualcosa non ha funzionato. Prima degli europei mi ero reso conto che qualcosa non andava e lo avevo segnalato, anche in maniera forte, ma evidentemente non è bastato. Nel ritiro in Spagna avevo visto ragazzi impegnati, motivati, affamati, poi invece tutto è cambiato. Ho sentito i discorsi che venivano fatti nei giorni alla vigilia di Tabor e mi sono accorto che i ragazzi non avevano più i piedi ben piantati per terra.

Scappini, carattere esuberante, ha grandi potenzialità. Pontoni vuole che sia sfrontato anche in gara
Scappini, carattere esuberante, ha grandi potenzialità. Pontoni vuole che sia sfrontato anche in gara
Che cosa è successo in Repubblica Ceca e poi a Namur?

L’errore è stato sempre lo stesso: avevamo programmato di partire davanti, ma per farlo devi anche essere “cattivo”, farti rispettare, lavorare di gomiti sempre entro le regole. Invece la partenza è stata molle, salvo per Scappini che poi si è però perso. Ora si riazzera tutto: al ritiro di Jesolo porterò un numero ampio di ragazzi, vedremo se le cose cambiano. Quel che è certo è che nessuno è sicuro del posto.

Facciamo un passo indietro, al Pontoni corridore. Alla loro età eri un ragazzo il cui talento andava di pari passo con un carattere esuberante, spesso anche fuori dagli schemi, non facilmente gestibile. Avessi nel gruppo “quel” Pontoni che cosa diresti?

Magari averne… Sarei contentissimo di trovare un giovane che ha carattere, anche per tenermi testa nelle discussioni, nel dire come la pensa. Sono sempre stato convinto che anche le litigate rafforzino i rapporti. Io voglio veder tirare fuori la rabbia agonistica, metterci del proprio in gara, per questo dicono che sono abituati troppo bene. Ai ragazzi ho sempre detto che fuori gara devono avere un comportamento impeccabile perché rappresentano l’Italia, in gara devono stare sempre entro i confini del regolamento, ma devono anche farsi rispettare. Per entrare nella storia devi farla e lo fai con i risultati, non con Instagram…

Valentina Corvi sul podio europeo. Dietro di lei sta crescendo una bella generazione femminile
Valentina Corvi sul podio europeo. Dietro di lei sta crescendo una bella generazione femminile
Uno che sembrava ricalcare un po’ le tue orme è Scappini, parlandoci appare uno molto sicuro di sé, quasi guascone…

E’ vero, ma da un anno a questa parte qualcosa è cambiato. Prima andava dentro ai problemi, oggi la minima contrarietà lo sgonfia un po’, perde quella sua caratteristica che per me era un pregio. Le gare non si vincono solo quando si è al massimo della forma, bisogna anche far vedere all’avversario che sei pronto alla lotta, farti vedere forte a prescindere.

La situazione fra le pari età è più florida…

Indubbiamente e non solo perché abbiamo due stelle come la Corvi, che è tenace, silenziosa ma con dentro un carattere da leonessa in gara e la Venturelli, che ha un talento enorme e che vorrebbe sempre essere da 10, nello sport come a scuola, quando certe volte basta anche essere da 6 o 7. Sta crescendo una bellissima generazione e dovremo essere bravi a coltivarla come si deve. I ragazzi… Bè, rimarranno per me un cruccio che mi porterò fino a fine stagione, devo essere bravo io a trovare la strada per far esprimere il loro potenziale.

La nuova strada di Rocchetti, diesse con un grande rammarico

23.11.2022
5 min
Salva

«Guardate Lucca: alla fine è passato a 25 anni, ma altri come lui, Rocchetti ad esempio, non ci sono riusciti e meritavano». Parole di Paolo Rosola, diesse della General Store pronunciate all’indomani della scelta di impostare la squadra esclusivamente sugli under 23. Parole che ci hanno riportato alla mente la figura del corridore marchigiano, oggi diventato collega dello stesso Rosola, ma nelle file della Zalf. Il che colpisce per molte ragioni, come vedremo in seguito.

Filippo Rocchetti ha solo 26 anni, eppure è ora un riferimento nel team continental veneto e quell’avventura agonistica, seppur lontana appena qualche anno (Rocchetti ha chiuso la sua carriera nel 2020) sembra appartenere a un’altra epoca, perché il ciclismo contemporaneo che va così veloce costringe a crescere di pari passo e a rimettere sempre in discussione ogni cosa.

Il giovane diesse con Matteo Zurlo e Christian Rocchetta. Età simile, ma ruoli molto diversi
Il giovane diesse con Christian Rocchetta. L’età simile è un aiuto per comprendere le esigenze dei ragazzi

La grande sciocchezza del 2016

Perché Rocchetti non ha trovato posto in un mondo nel quale avrebbe meritato di essere? «E’ una domanda che mi sono posto spesso. I risultati c’erano, ma quel che forse mancava era un carattere adatto. Ero troppo esuberante e ho commesso errori che poi ho pagato. L’impegno non è mai mancato, anche da elite, ma mentalmente pian piano mi sono spento e ho deciso che era inutile sperare ancora».

Quando parla di errori, Rocchetti si riferisce alla vicenda del 2016. La sera seguente la vittoria di Nicolò Rocchi all’Astico-Brenta, Rocchetti con quest’ultimo e Davide Gabburo fece irruzione negli spogliatoi del Salvarosa Calcio, portando via palloni, magliette, pettorine e altro per oltre 600 euro di materiale. Immediatamente segnalati e fermati dai Carabinieri, i tre furono posti in stato di fermo e licenziati dalla loro squadra, guarda caso la Zalf.

Due anni alla Colpack per il 26enne di Osimo, poi nel 2020 la decisione di mollare
Due anni alla Colpack per il 26enne di Osimo, poi nel 2020 la decisione di mollare

La mano tesa della Zalf

Rocchi ha lasciato il ciclismo per dedicarsi all’altra sua passione, il calcio. Gabburo è ancora lì a combattere nelle file della Bardiani CSF Faizané, Rocchetti ha cambiato panni, ma a quel fattaccio pensa ancora.

«Io credo che quanto è successo – dice – abbia pesato. Molte squadre alla resa dei conti si sono tirate indietro pensando che non fossi un buon esempio e proprio per questo ho apprezzato la Zalf, che poi mi ha ripreso e mi è stata vicino. Sono andato via nel 2018 non per dissidi, anzi, ma volevo cambiare ambiente per fare altre esperienze e andai alla Colpack per due anni. Il treno però era ormai passato».

E’ un Rocchetti diverso quello di oggi rispetto ad allora, ma che cosa direbbe a quel ragazzo improvvido? «Di non sprecare le occasioni, non perdere tempo in sciocchezze e fare attenzione a non commettere errori perché gli anni volano e la bici non perdona. So che le capacità per fare una buona carriera da professionista c’erano, le ho sprecate. E devo dire grazie proprio alla Zalf, ai signori Lucchetta e Fior, al grande Faresin, campione su strada e nella vita se ho trovato un’altra strada, se mi hanno voluto ancora con sé dandomi fiducia in un nuovo importante ruolo».

Rocchetti in trionfo al Trofeo Città di Brescia nel 2018, battendo Gaffurini e Ravanelli
Rocchetti in trionfo al Trofeo Città di Brescia nel 2018, battendo Gaffurini e Ravanelli

Dipende tutto dal carattere

Faresin resta per Filippo un punto di riferimento, come lo era quando correva: «Mi sta insegnando tanto e questo mi sta cambiando, in tal senso l’anno appena passato è stato davvero molto importante per me. Lavoro con ragazzi che hanno l’età che avevo nel 2016 e cerco di tenerli tranquilli, di far capire l’importanza di quello che fanno e il rispetto che merita. Se vai in bici conta solo quello perché nel ciclismo odierno il treno passa prestissimo e se lo perdi non hai più possibilità».

Nel paragone fra lui e i ragazzi di oggi, Rocchetti tiene a sottolineare un aspetto: «Se andiamo a guardare i numeri e i valori tecnici, la differenza non è tanta rispetto a qualche anno fa. I livelli sono stabili, chi vinceva l’anno scorso vince anche quest’anno. La differenza abissale è nel carattere: se vuoi emergere devi tirar fuori il carattere e non tutti ce l’hanno, forse neanche fra chi è più grande. E a vincere sono quelli che il carattere ce l’hanno in abbondanza…».

Nel 2018 Rocchetti aveva anche vestito la maglia azzurra, alla Vuelta a San Juan e agli europei U23
Nel 2018 Rocchetti aveva anche vestito la maglia azzurra, alla Vuelta a San Juan e agli europei U23

Fate attenzione a Guzzo…

C’è tra i corridori che segue un altro Filippo Rocchetti? «Io mi rivedo molto in Federico Guzzo, uno che vince dappertutto e che ha un bel carattere. Secondo me ha solo bisogno di mollarsi un po’ di più, di mettere in gara quel pizzico di cattiveria ulteriore e potrà essere davvero un elemento su cui puntare».

Filippo è già al lavoro, per la sua seconda stagione da diesse aggiunto: «Abbiamo già effettuato un primo ritiro, credo che la campagna acquisti sia stata indovinata. Ci sono tanti giovani talenti sui quali lavorare e puntare. Diciamo che contiamo di mantenere il livello degli ultimi anni, ma io per primo so che non basta e bisogna fare sempre meglio. La lezione l’ho imparata…».

Un giorno fra palestra e pista a ruota di Predomo

23.11.2022
4 min
Salva

Dice Ivan Quaranta che i velocisti sono tutti un po’ focosi. E che nel suo gruppo, il più nervosetto di tutti è Predomo. Forse perché è ancora così giovane. Mattia è del 2004 e ha chiuso la stagione con due titoli europei e due mondiali, ottimamente stilizzati sui suoi scarpini DMT. Come Bianchi, Predomo corre alla Campana Imballaggi Geo&Tex Trentino di Alessandro Coden: la società che più di altre ha deciso di credere nel settore velocità e sta ora raccogliendo i frutti.

Per Predomo, partenze in serie con il 60×12: Quaranta alle spalle per sostenerlo
Per Predomo, partenze in serie con il 60×12: Quaranta alle spalle per sostenerlo

La scommessa di Quaranta

I ragazzi della velocità sono super affiatati, ma al momento giusto, soprattutto quando si mettono a fare le partenze affiancati, le battute e le provocazioni non mancano. E allora si percepisce che esiste una gerarchia non scritta, legata al palmares, all’età e in certi momenti alla stazza fisica.

Predomo è uno dei più compatti, ma quando si ingobbisce sulla bici e scatta soffiando fuori l’aria, si intuisce che i titoli vinti non sono stati per caso. Al contempo è anche critico con se stesso. E così, quando in una partenza la ruota dietro pattina e lascia gomma sul cemento, l’altoatesino è il primo a ironizzare sulle sue scarse capacità. 

Quaranta l’ha detto subito: su un buon risultato al mondiale juniores avrebbe scommesso, sul fatto che avrebbe vinto due maglie iridate e un argento, neppure Ivan avrebbe osato mettere la mano.

Il gruppo dei velocisti, con Quaranta e Bragato, appare affiatato e motivato: in preparazione non ci sono tensioni, solo goliardia
Il gruppo dei velocisti, con Quaranta e Bragato, appare affiatato e motivato
Che aria si respira in questo nuovo gruppo velocità?

Praticamente siamo partiti da zero. Siamo tranquilli, siamo come una famiglia in questo momento. In preparazione siamo molto calmi, abbiamo un obiettivo in testa e cercheremo in qualsiasi modo di raggiungerlo.

La qualifica olimpica?

Esatto, la qualifica. Ci speriamo e abbiamo dimostrato che ci siamo, soprattutto col settore giovanile. Parlando di under 23 con Matteo Bianchi e di juniores, in cui sono stato protagonista io. Cerchiamo di fare il meglio possibile e poi vediamo.

Dopo il riscaldamento e prima di iniziare con le partenze, Predomo si dedica allo stretching
Dopo il riscaldamento e prima di iniziare con le partenze, Predomo si dedica allo stretching
Quaranta ha detto che se ci fossero le Olimpiadi U23 saremmo sul podio in tutte le specialità.

Sì, credo anch’io. Comunque abbiamo fatto vedere quest’anno che siamo lì, soprattutto nelle discipline dove c’è una qualifica possibile: quindi la velocità a squadre, il keirin e la velocità. Quindi penso proprio che saremo lì a lottare con tutti gli altri.

Ti aspettavi certi risultati?

E’ stato un po’ inaspettato. Siamo arrivati all’europeo sapendo di poter fare bene e ne abbiamo portate a casa due: il keirin e la velocità. Poi ovviamente al mondiale siamo andati con un’idea diversa, cioè quella di portare a casa il miglior risultato possibile, come ovviamente l’europeo. Per me a quel punto, il risultato migliore possibile era almeno un podio e aver portato a casa due maglie diciamo che non è da tutti i giorni, ecco… (sorride, ndr).

Sulle sue scarpe DMT KRSL spicca all’esterno la fascia iridata, all’interno quella di campione d’Europa e la scritta “Gnomo”
Sulle sue scarpe DMT KRSL spicca all’esterno la fascia iridata, all’interno quella di campione d’Europa e la scritta “Gnomo”
Tanto diverso il livello del mondiale?

E’ diversa la preparazione e il fatto che puntano molto su qualifiche più prestazionali, io invece ho ancora qualche difficoltà nella qualifica sul tempo, come Ivan ha già detto. Però poi nell’economia del torneo, verso le finali viene fuori chi ha ancora l’ultima volata. E noi intanto stiamo lavorando su quello e mano a mano, con gli anni, miglioreremo anche nella qualifica.

Che cosa significa avere accanto un tecnico come Quaranta?

E’ decisivo e con lui stiamo imparando a tenere duro. Ci ha dato gli stimoli per alzare il nostro livello.

E’ un falso mito quello per cui le gare durano poco e di conseguenza ci si allena poco?

E’ proprio il mito più falso che io abbia mai sentito… (ride, ndr).

Mattinata in palestra lavorando sulla forza e sul controllo del gesto, pomeriggio in pista o su strada
Mattinata in palestra lavorando sulla forza e sul controllo del gesto, pomeriggio in pista o su strada

Immaginiamo il mal di gambe, dopo la mattinata a sollevare pesi in palestra e il pomeriggio in pista a provare una partenza dopo l’altra con il 60×12. C’è qualcosa di magico anche in questo ciclismo così diverso da quello delle salite e delle volate su strada. Nelle loro gare di dieci secondi ci sono ore e giorni di ragionamenti e fatica. Gesti da controllare e respirazione da gestire, alimentazione diversa e una diversa concezione di ogni cosa. Il sogno olimpico è una bella rotta da seguire.

La qualifica olimpica di Lamon è già iniziata

22.11.2022
5 min
Salva

Forse non è per caso che dei quattro campioni di Tokyo, l’unico che in questi giorni sta lavorando a Noto sia Francesco Lamon. Il veneto fa da chioccia ai giovani convocati da Villa, ma intanto costruisce la condizione per difendere il suo posto. Il quartetto azzurro si è popolato di colpo di fior di campioni. Grandi specialisti che contemporaneamente corrono o correranno nel WorldTour, con innegabili vantaggi sul fronte del livello atletico. Per restare al top, Lamon ha solo una soluzione: dare il massimo in ogni occasione possibile. Consapevole del fatto che quando inizierà la stagione su strada, gli altri cambieranno marcia. Vedere lo spostamento di Jonathan Milan nel “suo” ruolo di primo uomo del quartetto non può averlo lasciato indifferente.

«Se bisogna guardare i risultati – dice in un momento di pausa nel velodromo di Noto – direi che il 2022 è stato un anno parzialmente positivo. Dopo l’europeo andato storto, a me in primis premeva dimostrare che comunque era stato solo un passaggio e un episodio sgradevole. Le responsabilità, ovviamente, come ha sempre detto anche Villa, era la nostra. Quindi ci siamo rimboccati le maniche e al mondiale siamo arrivati in buona forma, nonostante i vari appuntamenti degli altri ragazzi. Se ogni anno si riesce a essere nei primi tre del campionato del mondo, vuol dire che ci siamo. Questo di base è già positivo».

La nazionale sarà in ritiro a Noto fino a domenica: clima mite e tanto lavoro ben fatto
La nazionale sarà in ritiro a Noto fino a domenica: clima mite e tanto lavoro ben fatto

«Ovviamente da adesso – prosegue Lamon – inizia la qualifica olimpica. In ogni appuntamento, dato che sono pochi, bisognerà essere non dico al 100 per cento, ma almeno al 99. Per essere tranquilli e non qualificarsi per il rotto della cuffia. Quindi daremo il massimo già da questo ritiro. Sono mentalizzato sui campionati europei di febbraio, primo appuntamento del 2023 e primo passaggio per qualificarci».

L’arrivo di Milan

“Lemon” non si piange addosso. Quando arrivi tanto in alto, sai che il solo modo per restarci è vincere la concorrenza interna. Villa su questo è sempre stato chiaro. E anche se per i suoi ragazzi d’oro ha sempre avuto un occhio di riguardo, il passaggio a vuoto agli europei di Monaco ha in qualche modo spostato gli equilibri. Il Lamon dei mondiali era sicuramente più incisivo, ma nulla è più scontato. Ammesso che lo sia mai stato.

«Vedere Milan che fa le partenze – ammette – serve da stimolo per tirare fuori Il 150 per cento. Jonathan lo definisco un fuoriclasse per quello che fa in pista, ma anche su strada. Essendo anche un ragazzo molto giovane, è riuscito ad arrivare a questi livelli in un paio d’anni, mentre io ci ho messo non dico una carriera, ma quasi. Una sana competitività interna giova a tutti, perché si arriva agli appuntamenti con il gruppo più forte. Il bisogno di riconfermarsi ogni volta lo vedo come uno stimolo, anche perché comunque stiamo andando verso un’Olimpiade. Chi va più forte sarà dentro e non ci sarà nessun rancore, da parte mia in primis. Però intanto lavoriamo bene per dimostrare che ci siamo ancora».

Il gruppo endurance, donne e uomini, ha lavorato prevalentemente su strada, con brevi apparizioni in pista nel pomeriggio
Il gruppo endurance, donne e uomini, ha lavorato prevalentemente su strada, con brevi apparizioni in pista nel pomeriggio

Livello altissimo

Fa strano vederli girare in pista con le bici da strada. A un certo punto, proprio Lamon è arrivato a velocità altissima sul rettilineo e ha smesso di pedalare e la prima reazione, pensando alla bici col fisso, è stata di paura. Mentre i velocisti provano le loro partenze in sfide parallele che fanno venire il mal di gambe, le ragazze e i ragazzi del gruppo endurance sono usciti di mattina su strada e sul cemento di Noto provano a loro volta degli allunghi e delle partenze con le bici da strada. Quelle da pista sono rimaste in magazzino.

«Più che il livello mondiale – riprende Lamon – secondo me il livello che si sta alzando è quello all’interno del nostro gruppo. In generale abbiamo visto che, Olimpiadi a parte, i tempi dei quartetti si sono abbastanza livellati. La differenza in casa nostra è che se fino a 3-4 anni fa un determinato tempo lo facevamo in cinque, adesso possono farlo in 8-9, quindi da un lato questo ci dovrebbe permettere di lottare per la qualifica a livello molto alto, dall’altro guadagnarsi il posto da titolare è più difficile».

Ai mondiali di Parigi, chiusi con l’argento, le prime prove “vere” di Milan nel ruolo di lanciatore
Ai mondiali di Parigi, chiusi con l’argento, le prime prove “vere” di Milan nel ruolo di lanciatore

Calo mentale

Parla con tono sereno, il cronometro non mente. Forse la chiave di lettura del 2022, per lui che non corre su strada come gli altri tre azzurri di Tokyo, sta proprio nel fatto di aver fatto più fatica a lasciarsi dietro quell’oro. Le Olimpiadi e poi il successo al mondiale. A quel punto l’attività WorldTour che ha risucchiato Ganna, Milan e Consonni ha rimesso tutto a posto, mentre Lamon e gli altri specialisti sono rientrati in una routine non sufficientemente serrata.

«L’anno post olimpico – riflette – è stato un anno come tutti gli altri. Se però devo guardare gli appuntamenti, forse ci sono arrivato un po’ più stanco mentalmente. I sei mesi di avvicinamento a Tokyo sono stati molto tosti, quindi è stato un calo più mentale che fisico. Ovviamente quando esci da un appuntamento preparato in quel modo, era più da staccare di testa. Per questo penso e spero che andrà meglio. Quest’anno niente vacanze. Ho preferito restare in Italia cercando casa, anche se non l’abbiamo trovata. Dovrei correre la Vuelta San Juan in Argentina. Non lo so ancora per certo, ma in vista degli europei una corsa a tappe, a me in primis, fa bene perché aumenta la resistenza su cui durante l’anno faccio fatica a lavorare, facendo le gare con i dilettanti. Sarà un anno più concentrato rispetto agli altri, perché i campionati del mondo ci saranno ad agosto».

Una fase di recupero accanto a Stefano Moro, appena passato alle discipline veloci
Una fase di recupero accanto a Stefano Moro, appena passato alle discipline veloci

«Devo colmare quel gap che ho rispetto anche ad altri professionisti che fanno la stagione su strada – ragiona Lamon – programmando il lavoro nel modo più preciso possibile anche con Villa e Bragato. E al riguardo vorrei anche ringraziare sia la Arvedi Cycling, che è la mia squadra di appoggio per le gare su strada, sia ovviamente il gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre, che mi concede di fare tutto questo e dandomi sempre l’appoggio di cui ho bisogno. Sono sereno. Ho la tranquillità di cui ho bisogno per fare un bel 2023».

Bilbao: la costanza, la volata su Alaphilippe e il 2023

22.11.2022
5 min
Salva

«È stata senza dubbio la mia migliore stagione», parole di Pello Bilbao. Il basco ha vinto tre corse, ma soprattutto ha mostrato una costanza di rendimento strabiliante. Questa è da sempre stata il suo cavallo di battaglia, ma quest’anno in effetti è cresciuta ancora.

Il corridore della Bahrain-Victorious in otto corse a tappe disputate solo una volta non è entrato nella top dieci, la prima, alla Comunitat Valenciana quando era in fase di rodaggio. E nelle altre sette volte, in tre occasioni è salito sul podio.

Lo sprint regale di Bilbao davanti ad Alaphilippe al Giro dei Paesi Baschi
Lo sprint regale di Bilbao davanti ad Alaphilippe al Giro dei Paesi Baschi

Costanza incredibile

Qualche giorno fa Bilbao ha parlato ad una tv (Deia) della sua regione e ha fatto discorsi interessanti sia sulla stagione passata che su quelle che verrà.

«Credo – ha detto Bilbao – di continuare a migliorare e di non aver ancora raggiunto il mio pieno potenziale. A 32 anni chiudere un anno con questi risultati è un buon segno per me. Sono sempre stato regolare, costante. Ho raccolto tre vittorie e in una ho anche battuto Julian Alaphilippe in uno sprint serrato. Per me questa è la foto dell’anno ed è una foto da conservare nei miei ricordi più belli, una vittoria che segna una carriera».

E forse è da conservare anche perché l’ha ottenuta nella sua terra, al Giro dei Paesi Baschi. 

«Sono contento di quanto fatto in stagione perché oggi nessuna gara è scontata. Si corre sempre al massimo livello, qualunque sia la categoria. Il ritmo attuale impone sempre che tu sia al top. Siamo passati da un ciclismo che ti chiedeva di avere dei picchi di forma ad un ciclismo in cui devi essere in buona forma tutto l’anno. E’ un po’ come il calcio».

David Evangelista intervista Bilbao dopo la sua vittoria a Lana al TOTA
David Evangelista intervista Bilbao dopo la sua vittoria a Lana al TOTA

Motivazioni a tutta

Essere sempre al 100% però non è facile. E non lo è né di gambe, né di testa. E Pello lo sa bene, tanto che non è mancato un suo commento anche sotto questo punto di vista.

«Chiaramente – ha proseguito Bilbao – non puoi ignorare la pressione che la squadra e magari la stampa ti mettono addosso. Sono cose che a volte possono farti perdere la motivazione. Pertanto come in tutte le cose della vita, devi stabilire dei limiti e sapere come stabilirli. Passiamo metà della nostra vita a lavorare e se non ci piace quello che facciamo, è dura aspettare le ferie». Come dire: “Devi cercare di essere felice e amare ciò che fai”: il senso è questo.

A Lienz Bilbao (in seconda ruota) ha sofferto il freddo e forse anche un po’ la pressione. Alla fine ha chiuso il TOTA 4° nella generale
A Lienz Bilbao (in seconda ruota) ha sofferto il freddo e forse anche un po’ la pressione. Alla fine ha chiuso il TOTA 4° nella generale

Pressione sì o no?

Si è parlato di pressione, forse questo aspetto è l’anello non diciamo debole, ma meno resistente del basco. Pello è un generoso, un buono, un corridore coriaceo, ma quando arriva il momento clou magari preferisce defilarsi, meglio aiutare un leader. Chiaro, sono sensazioni che si hanno da fuori. Ma ci viene in mente per esempio la tappa finale del Tour of the Alps di quest’anno.

Bilbao aveva dominato la corsa sin lì. Eppure quella mattina sotto la pioggia battente di Lienz c’era nell’aria che qualcosa potesse accadere. Non era scontato che “portasse la nave in porto”. Poi magari quella notte non era stato bene, chissà… però il dubbio resta.

Questo non vuol essere un limite che vogliamo affibbiare ad un grande atleta. Alla fine sono cose che valgono per tutti. E anche sfingi apparentemente dai nervi d’acciaio come Pogacar o Evenepoel hanno fatto i conti con questo aspetto. O lo stesso Vingegaard questa estate dopo la vittoria del Tour.

L’immagine (sfocata in quanto uno screenshot a video) del ringraziamento di Caruso a Bilbao: due uomini di grande spessore morale
L’immagine (sfocata in quanto uno screenshot a video) del ringraziamento di Caruso a Bilbao: due uomini di grande spessore morale

Gas spalancato

Ma torniamo a Bilbao e alla stagione che verrà. In Italia è molto amato. Sia per quel gesto memorabile quando aiutò Caruso verso l’Alpe Motta, sia perché è un fedelissimo del Giro. Per Pello sei partecipazioni nella corsa rosa: è il grande Giro a cui ha più partecipato in dodici anni di carriera. Ma quest’anno con ogni probabilità non lo vedremo al via dall’Abruzzo.

«L’idea – spiega Bilbao – è di partire forte ed essere competitivi sin da subito. Inizierò a correre in Australia. Poi farò la Strade Bianche, il Giro dei Paesi Baschi e le classiche delle Ardenne. L’obiettivo principale della stagione sarà il Tour de France. Le prime tappe, nei Paesi Baschi, sono di casa e so già che vivremo forti emozioni. Cercherò di vivere l’esperienza nel miglior modo possibile».

Con le Grand Deepart da casa è comprensibile che Bilbao sia al via del Tour e tutto sommato questo apre uno spiraglio in più per vedere Caruso di nuovo al Giro. E’ lecito ipotizzare che la Bahrain-Victorious possa smistare i suoi capitani.

Pello Bilbao in azione, quest’anno il basco in corsa ha macinato 10.747 Km in 67 giorni di gara
Bilbao in azione, quest’anno il basco in corsa ha macinato 10.747 Km in 67 giorni di gara

Contratto d’acciaio

Lo stimolo sarà doppio per Pello: il Tour da casa e un calendario diverso. Se l’obiettivo è crescere,  magari trasformando diversi secondi posti in vittorie, è anche quello di continuare ad essere costanti. 

Lo scalatore basco grazie alla sua costanza è stato il 16° nel ranking UCI di quest’anno, il primo della sua squadra. Da solo ha portato circa il 13% dei punti per il famoso triennio 2020-2021. Probabilmente anche per questo in estate gli è stato proposto un prolungamento di contratto fino a tutto il 2024. Prolungamento che lui ha accettato.

Israel retrocessa e clavicola: Nizzolo fugge alle Canarie

22.11.2022
4 min
Salva

Giacomo Nizzolo si sta godendo le ultime ore a Gran Canaria, in un avvio di stagione rallentato dalla frattura della clavicola. Viste le foto in moto pubblicate sui suoi social, è venuto da scherzare sul fatto che sia caduto invece con la bici e la risposta è stata quella che ci aspettavamo.

«Ho sempre detto – dice – che andare in moto è meno pericoloso che in bici. Stavo affrontando una delle prime uscite dell’anno e a pochi chilometri da casa sono scivolato. La frattura era aperta, ma comunque sufficientemente stabile da permettermi di provare a pedalare. Diciamo che mi avevano suggerito almeno due settimane senza bici, dopo 3-4 giorni avrei potuto ricominciare sui rulli. Però, dato che i rulli sono una cosa che non riesco a fare e in realtà sarei dovuto partire il giorno dopo l’incidente, ho consultato un medico che mi ha detto di aspettare. Ma la frattura era abbastanza stabile, così ho prenotato un volo per Gran Canaria, dove comunque sarei dovuto venire, e ho fatto qui una settimana che concluderò domani, il 23 novembre».

Il Gran PIemonte chiuso in 47ª posizione è stato l’ultima corsa 2022 di Nizzolo
Il Gran PIemonte chiuso in 47ª posizione è stato l’ultima corsa 2022 di Nizzolo
E hai ricominciato a pedalare nonostante il medico?

Il caldo qui a Gran Canaria è sempre spettacolare e mi ha dato una grossa mano. Quando rientrerò, farò degli altri controlli radiografici, però in teoria il peggio dovrebbe essere passato. Dalla situazione in cui ero tre giorni dopo la caduta, essere risalito in bici mi ha sorpreso positivamente. Chiaramente sono contento. I recuperi tante volte partono dalla testa. Ero convinto di ripartire e cosi ho fatto.

Intanto la Israel non è più nel WorldTour, cosa cambia?

Per me onestamente non cambia molto, nel senso che i miei obiettivi sono le corse di un giorno e abbiamo comunque il diritto/dovere di partecipare a tutte le corse di un giorno WorldTour. Significa le Monumento, ma anche le varie Amburgo, Plouay, Canada, eccetera. Invece per le corse a tappe, bisognerà aspettare gli inviti e poi decideremo quale sarà per me la scelta migliore. Quella cui tengo è la prima parte di stagione con le classiche e quella non è in discussione. La Sanremo sarà il primo vero grande obiettivo.

Avresti fatto un inverno diverso?

A differenza delle altre stagioni, dove recuperavo quattro settimane restando completamente inattivo, quest’anno mi ero mosso una settimana in anticipo. Quindi ho recuperato solo tre settimane, ma poi ho perso i giorni per la clavicola, quindi più o meno siamo in pari.

Alla Vuelta Castilla y Leon, Nizzolo ha conquistato la sua unica vittoria 2022
Alla Vuelta Castilla y Leon, Nizzolo ha conquistato la sua unica vittoria 2022
Pensavate di finire fra le professional?

Sono arrivato alla Israel quest’anno, quindi non a giochi fatti però comunque all’ultimo momento. La squadra ha ottenuto la licenza nel primo dei tre anni subentrando alla Katusha ed era ancora tutto in divenire. L’anno scorso hanno fatto un’ottima annata e quest’anno, come tante altre squadre, per vari motivi siamo stati un po’ in difficoltà. Io però posso parlare della mia stagione, sapere la motivazione degli altri è sempre difficile.

E come è stata la tua stagione?

Il mio 2022 posso racchiuderlo sostanzialmente nei due momenti di picco di forma, dove stavo trovando il colpo di pedale per realizzare quello che mi ero prefissato. Ho avuto due cadute importanti. La prima alla Sanremo, scivolando nella discesa del Poggio, che era proprio l’ultimo posto dove mi aspettavo di cadere. Avevo scollinato con i primissimi e non ho potuto capitalizzare il lungo lavoro fatto per prepararla. In più mi sono fratturato il polso, che ha pregiudicato la costruzione verso il Giro d’Italia e mi ha fatto saltare tutte le classiche.

Il casco con il testo di “Ciao Ciao” non basta per evitargli la sfortuna: alla Sanremo cade nella discesa del Poggio
Il casco con il testo di “Ciao Ciao” non basta per evitargli la sfortuna: alla Sanremo cade nella discesa del Poggio
E poi?

Sono ripartito da Livigno e appena sono sceso, ho vinto subito (una tappa alla Vuelta Castilla y Leon, ndr). Poi sono andato in Belgio e sono caduto ancora. E da lì è stato molto difficile, perché è stata una bella botta con trauma cranico. La ripresa è stata lenta. Questo è in breve il disegno della stagione.

Come si riparte?

E’ più difficile ripartire, c’è poco da girarci intorno. Le soddisfazioni fresche sono sempre quelle che ti aiutano di più. E avendo avuto un anno, senza volermi giustificare, toccato dalla sfortuna, è chiaro che rimettersi in moto è un po’ più difficile di testa. Però è proprio in questi momenti che bisogna tirar fuori, insomma, gli attributi…

Alimentazione invernale e i rimedi di una volta

22.11.2022
6 min
Salva

Una volta quando arrivava l’inverno i vecchi adagi suggerivano di prendere una spremuta d’arancia. O mangiare verdure di stagione. O ancora di mandare giù un cucchiaino di pappa reale. Erano i “rimedi della nonna”, soluzioni empiriche, soluzioni di chi non aveva altro, mettiamola come ci pare, ma che un fondamento lo avevano eccome. Ci si chiede se nel ciclismo tecnologico attuale tutto ciò ha ancora senso?

Erica Lombardi, dietista dell’Astana Qazaqstan e di molti altri atleti, ci accompagna in questo viaggio che come vedremo è molto meno scontato di quel che possa sembrare. Dietro i rimedi della nonna c’è una sapienza enorme ancora molto valida.

L’Astana in allenamento. D’inverno i corridori bruciano di più. Un po’ di carboidrati non dovrebbero mai mancare nei loro muscoli
L’Astana in allenamento. D’inverno i corridori bruciano di più. Un po’ di carboidrati non dovrebbero mai mancare nei loro muscoli

Costruire la base

«Prima di dire se la spremuta d’arancio sia ancora valida – inizia la Lombardi – è necessario fare un preambolo. E cioè che siamo in inverno e l’inverno è la fase della costruzione, della base.

«Dopo l’off-season c’è chi ha mollato anche a tavola e sente il bisogno di tornare ad avere un’alimentazione funzionale. Magari è anche ingrassato un po’ e vuole dimagrire e farlo velocemente. Così pensa a chissà quali diete particolari, vuol bruciare le tappe».

Sono molti i corridori, di tutte le età, che fanno richieste particolari. Ecco dunque delle diete sbilanciate, diete che in primis vanno a ridurre drasticamente i carboidrati.

«Io spesso faccio fare dei diari alimentari in cui si annota tutto, ma proprio tutto, ciò che si mangia durante il giorno, comprese la calorie vuote (bevande gasate, lo zucchero in quei due-tre caffè…), e noto che in tanti pensano: “Non corro, non mi servono i carboidrati”. Non è così.

«Adesso quando in bici 3 ore è come se ne facessero 5 d’estate, sono meno allenati e hanno anche un’altra capacità lipidica e glicolitica. Il fisico brucia di più. Sì, si può anche prendere energia dai grassi e dalle proteine, ma è un processo lungo e non sempre fruttuoso. In questo caso soprattutto i carboidrati hanno una funzione anche anabolica naturale».

«Quindi okay alle diete, ma fatte con intelligenza e nel rispetto dei tempi. Ricordandoci, come ho detto all’inizio, che questo è il periodo della costruzione».

Bresaola e limone: il connubio perfetto per assumere ferro in modo naturale
Bresaola e limone: il connubio perfetto per assumere ferro in modo naturale

Semplicità della natura

I rimedi della nonna in tal senso sono utili per più motivi: primo perché si rifanno a cibi semplici e in teoria più sani e poi perché sono facili da reperire ed eventualmente da preparare.

«Ripetibili, semplici ed efficaci: queste sono le direttrici degli alimenti per l’inverno. La spremuta d’arancio contiene vitamina C. Questa in formato sintetico (l’integratore) potrebbe anche essere più assorbibile, però anche in un periodo tranquillo ci si ritrova ad ingerire cose industrialmente elaborate. E si contribuisce alla cultura della pastiglia».

 

«Idem per l’assunzione del ferro. C’è una dieta, la “Tredici-Jacoponi-Arcelli”, che per l’assunzione del ferro punta molto sui cibi che ne contengono in quantità come la bresaola, il polpo… associati agli agrumi. Anche a delle spremute. In questo modo se ne assume molto di più e in modo del tutto naturale. Ed è una dieta scientificamente dimostrata».

La frutta secca è preziosa in inverno. Una volta addirittura veniva usata per le farine, su tutte quella di castagna
La frutta secca è preziosa in inverno. Una volta addirittura veniva usata per le farine, su tutte quella di castagna

Prevenzione

Alimentarsi in questo modo, assicura la Lombardi è anche un ottimo viatico nel segno della prevenzione dai malanni di stagione. «La natura – afferma la dietista – ci dà ciò che ci serve in quel momento. 

«La frutta contiene enzimi che agiscono a livello metabolico e aiutano il sistema immunitario. Cibi come gli agrumi, la melagrana ad esempio sono antiossidanti eccezionali e contengono molta vitamina C».

C’è poi tutta la parte relativa alla frutta di stagione. Anche questi erano alimenti preziosi in passato.

«Le castagne o i kaki per esempio li definisco carboidrati dall’albero – dice la Lombardi – analizzando la loro composizione, soprattutto le castagne ne contengono moltissimi. Varia molto come vengono mangiate: bollite, fresche, sul fuoco… più si asciugano e più la quantità di carboidrati aumenta in percentuale. Cento grammi di castagne fresche contengono circa 35 grammi di carbo, se invece sono secche ne contengono 62. In pratica come un piatto di pasta. Pertanto bisogna stare attenti.

«E qui torna il discorso del diario, su cui annotare tutto. Questo strumento che dà consapevolezza di ciò che si mangia».

La melagrana fornisce tanta vitamina C ed è un super antiossidante
La melagrana fornisce tanta vitamina C ed è un super antiossidante

Proteine e grassi

Ma d’inverno non servono solo vitamine o carboidrati. Magari è il periodo della palestra e quindi anche la parte proteica ha il suo peso. Come detto siamo in costruzione e per costruire le fondamenta servono un po’ tutti i “materiali”.

«Un altro dei rimedi vecchio stile è lo zabaione – va avanti la dietista – L’uovo fa parte delle proteine nobili. Magari anziché fare lo zabaione con lo zucchero meglio metterci della stevia o del succo d’agave.

«Le proteine possono essere assunte anche con lo yogurt o con del kefir che contribuiscono all’equilibrio gastrico e immunitario».

«Se si fa la pasta va bene anche un piatto con la ricotta e la noce moscata (le spezie, vedi noce moscata e curcuma sono ideali per il sistema immunitario). Con la ricotta si va a sostituire il Parmigiano che viene mangiato tutto l’anno».

Per quanto riguarda i grassi (ma non solo quelli) ci sono poi le noci, uno dei frutti simbolo della stagione autunnale-invernale.

«Contengono grassi, ma sono sempre “dall’albero”. Tuttavia bisogna stare attenti. Fanno bene perché hanno tanti nutrienti preziosi come gli omega-3, per esempio, ma hanno anche parecchie calorie».

Prepararsi le barrette in casa con cereali e frutta secca può essere un sano passatempo
Prepararsi le barrette in casa con cereali e frutta secca può essere un sano passatempo

Fai da te

Erica Lombardi da sempre ci ha parlato di equilibrio e di un’alimentazione il più naturale possibile. E anche in questo caso mantiene la sua linea. I vecchi rimedi pertanto in questa fase vanno benissimo anche per i corridori, purché ben calibrati nelle quantità e nell’arco della giornata. Puntare su cibi facilmente reperibili è importante, per la qualità della propria alimentazione. 

Prepararsi i cibi da soli (biscotti per la colazione, barrette…) è un ottimo rimedio per prendere consapevolezza di ciò che si mangia e anche per ammazzare il tempo che spesso è il primo traditore. Stando a casa si ha più tempo libero ed è più facile cadere in tentazione. Cucinare il più possibile consente di mangiare cibi più genuini, scevri da trattamenti industriali-sintetici.

Esulta Buratti. La Bahrain adesso è realtà, ma dal 2024

22.11.2022
5 min
Salva

Cinque minuti a mezzogiorno del 18 novembre. La Bahrain-Victorius cinguetta l’ingaggio di due ragazzi del Cycling Team Friuli, la sua formazione vivaio. Nicolò Buratti ed Alberto Bruttomesso passeranno pro’ a partire dal 2024 con un contratto biennale.

Una notizia nell’aria, ma non scontata benché si stia parlando di due tra i migliori talenti espressi dall’ultima annata tra i gli under 23. Il turno per parlare con Bruttomesso dell’argomento lo abbiamo avuto qualche giorno fa, ora tocca a Buratti vuotare il sacco delle emozioni. Se è vero che l’attesa del piacere è essa stessa il piacere (di diventare professionista in questo caso), chissà come il 21enne udinese di Corno di Rosazzo avrà vissuto i giorni precedenti al tanto sperato annuncio.

Buratti sgrana gli occhi guardando il futuro che lo attende alla Bahrain-Victorius
Buratti sgrana gli occhi guardando il futuro che lo attende alla Bahrain-Victorius

Come avevamo anticipato più di una settimana fa, per il dominatore di Poggiana e Capodarco (due delle sue nove perle stagionali) le porte per il salto di categoria nel 2023 si erano chiuse in anticipo rispetto alle sue ultime ottime prestazioni. Invece no, come ci spiega Nicolò…

Moralmente come avevi preso il fatto che l’anno prossimo non c’era posto per te alla Bahrain?

Inizialmente devo confessarvi che ci sono rimasto male. Dopo la stagione che ho fatto ci speravo. C’erano i presupposti. Però forse ho inanellato i migliori risultati quasi troppo tardi. La Bahrain aveva già fatto e finito il mercato per il 2023, ma loro si sono impegnati con i dirigenti del CT Friuli di trovare una soluzione ottimale.

E moralmente come hai accolto questa notizia?

Beh, nemmeno da dire, alla grande (sorride, ndr). Diciamo che da quando mi hanno detto che non sarei passato nel 2023 a quando è arrivata la conferma dell’ingaggio sono trascorsi un po’ di giorni, ma nemmeno troppi. Quindi alla fine non avuto molto tempo per essere preoccupato o di cattivo umore.

Buratti nel 2023 vorrebbe essere un esempio per i suoi compagni più giovani del CT Friuli
Buratti nel 2023 vorrebbe essere un esempio per i suoi compagni più giovani del CT Friuli
Farai il 2023 nel Cycling Team Friuli. Pensi che sia quella soluzione ideale di cui parlavi prima?

Direi proprio di sì. Sarà la terza stagione con loro, in un ambiente che conosco e in cui sto bene. Il fatto che la squadra sia la development della Bahrain mi consentirà di avere un inserimento graduale tra i pro’. Sulla carta sono già in programma dei training camp e lo stage ad agosto. Naturalmente però bisognerà vedere che annata farò.

Ecco, come sarà ora che hai il contratto in tasca? Che motivazioni avrai?

Riconfermare i risultati di quest’anno credo che sia il miglior stimolo possibile. Non sarà facile, anche perché vorrei crescere ulteriormente attraverso un calendario più internazionale sia col mio team che con la maglia azzurra. Mi reputo un corridore da classiche e vorrei fare bene in quelle primaverili in Italia ma anche all’estero. Ad esempio, fare risultato alla Gand-Wevelgem con la nazionale è un obiettivo. Quest’anno l’ho corsa e non è andata benissimo. Voglio rifarmi. Ad oggi i presupposti ci sono. Il top sarebbe iniziare il 2023 così come ho finito il 2022.

Il podio di Capodarco. Buratti nel 2022 ha conquistato 9 vittorie e una lunga serie di top ten
Il podio di Capodarco. Buratti nel 2022 ha conquistato 9 vittorie e una lunga serie di top ten
Delle nove vittorie di quest’anno, sei le hai ottenute da agosto in avanti. Cosa ti è mancato all’inizio?

Non saprei, forse un mix di fortuna e cattiveria agonistica. Per la verità sono stato piuttosto costante per tutta la stagione. Ho vinto la prima gara alla seconda che ho fatto e ho vinto la mia ultima gara alla penultima. Nel mezzo però mi sono sbloccato mentalmente ed è cambiato tutto. Mi sono sentito più sereno ed in pace con me stesso e sono arrivati i successi.

Cosa o chi ha fatto scattare la molla?

La mia famiglia e la squadra mi hanno sempre supportato, come sempre ed in ogni momento. Gli allenamenti erano sempre quelli o comunque non li ho cambiati tanto. Fisicamente stavo bene. Però ad un certo punto, soprattutto ad agosto, ho iniziato a pensare che il professionismo me lo dovevo ancora guadagnare. Insomma, se quel qualcosa è venuto, credo che sia venuto tutto da me.

Foratura, cambio della ruota e poi ancora cambio bici. un giro per rientrare: questo il mondiale 2022 di Buratti
Foratura, cambio della ruota e poi ancora cambio bici. un giro per rientrare: questo il mondiale 2022 di Buratti
Avrai il ruolo di prima punta, ma cosa vorrebbe dare Buratti in più al CTF?

Mi piacerebbe essere una guida, un esempio per i nostri primi anni o per i più giovani di me. E’ vero che Alberto (Bruttomesso, ndr) ed io siamo a posto per il futuro, ma vorrei aiutare i miei compagni a svezzarsi nelle varie gare. Porto in dote la mia esperienza di quest’anno, specie quella morale per consigliare la squadra quando non arriveranno i risultati. Poi ovvio che anch’io, insieme a loro, vorrò fare un ulteriore step psico-fisico.

A proposito, ritornando sulla maglia azzurra. Forse non ci hai detto tutti i veri obiettivi…

Eh sì, l’anno prossimo puntiamo in alto (sorride, ndr). Il vero obiettivo sarà il mondiale di Glasgow ad agosto. Il percorso è adatto alle mie caratteristiche e voglio arrivarci pronto e preparato. E poi, dopo quello di quest’anno, ho un conto in sospeso da saldare…