Ritorno al WorldTour, Bonifazio prepara nuove battaglie

22.12.2022
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Certe volte la vita ti propone cambi improvvisi che quasi non ti aspetti. Niccolò Bonifazio fa la sua rentrée nel WorldTour nelle file dell’Intermarché e per un corridore di 29 anni non è cosa da poco, soprattutto considerando che non stiamo parlando di un ciclista chiamato solo a lavori oscuri, ma di uno sprinter che nel corso della sua carriera era abituato a vincere, ma che negli ultimi due anni era un po’ passato in secondo piano. In altri ambiti si rischiava una retrocessione, il ligure invece approda in “prima divisione”, per prestigio acquisito ma anche per forza di carattere.

Il suo cambio è piuttosto recente, anche se i contatti tra il suo manager (è seguito da Alex Carera) e il team belga erano cominciati già in estate: «Le trattative sono andate per le lunghe e col passare delle settimane vedevo che il gruppo di corridori senza contratto si assottigliava. Sono comunque rimasto tranquillo, sapevo che alla fine tutto si sarebbe risolto e ora sono pronto a ripartire».

Nel 2022 una sola vittoria in carniere, alla Route d’Occitanie
Nel 2022 una sola vittoria in carniere, alla Route d’Occitanie
Con la TotalEnergies si parlava di una tua riconferma?

No, non mi è mai stata proposta, così mi sono messo a cercare con un po’ di anticipo perché sapevo che non c’era più posto. L’esperienza nella squadra è nel complesso positiva, anche se i primi due anni sono stati i migliori, quelli nei quali avevo anche molte occasioni di correre nel WorldTour e mi pare di essermela sempre cavata bene, vedi la vittoria di tappa alla Parigi-Nizza 2020. Le ultime due annate invece ho gareggiato sempre nelle gare di seconda fascia, sinceramente non so neanche il perché e non l’ho capito, ma ormai è parte del passato.

Cambia molto il discorso fra i due ambiti di competizione?

Enormemente. Le seconde sono gare tipicamente franco-belghe, dove si va sempre all’arrembaggio, si corre a tutta, a me quel tipo di corse non va molto a genio. Nel WorldTour è tutto un po’ più canonico, c’è molto lavoro di squadra. Io credo di avere maggior chance per emergere in un contesto simile, con un team che possa supportarmi e all’Intermarché c’è davvero tutto per poterlo fare.

All’Intermarché il ligure non sarà il solo italiano e questo ha pesato nella scelta
All’Intermarché il ligure non sarà il solo italiano e questo ha pesato nella scelta
Ti sei fatto un’idea di che cosa è cambiato in questi due anni?

Diciamo che ho pagato un caro prezzo al Covid: quando è scoppiata la pandemia, io ero in una grande condizione, avevo iniziato la stagione in maniera notevole con due vittorie internazionali, poi lo stop mi ha tarpato le ali e da lì sono iniziati i problemi. Non che il 2022 sia stato negativo, in fin dei conti una vittoria è arrivata e cinque top 10 sono il contorno. Ma era necessario un cambiamento, io voglio riannodare quel filo idealmente legato a prima di marzo 2020.

Con la nuova squadra avete già parlato di programmi, tattiche, ruoli?

Per ora ancora no, non c’è stato tempo, ci siamo concentrati sul nuovo materiale. Per fortuna non ci sono grandi cambiamenti, ma chiaramente la bici è nuova e servono aggiustamenti, che poi le verifiche davvero utili le puoi fare solamente in corsa, quindi è un vero work in progress. Di tattica avremo tempo per parlare nel ritiro di gennaio.

In azzurro al Laigueglia. Visto il mondiale 2023, è lecito farci un pensierino…
In azzurro al Laigueglia. Visto il mondiale 2023, è lecito farci un pensierino…
Finora che impressione hai avuto?

Ottima, ho ritrovato corridori con i quali avevo già condiviso l’esperienza nei primi due anni alla TotalEnergies, ma nel complesso ho scoperto una squadra molto motivata, quasi gasata dai risultati delle ultime stagioni. C’è un ambiente molto positivo e questo mi dà fiducia, tanto è vero che ho iniziato subito forte con gli allenamenti. Voglio partire nella maniera giusta, farmi trovare subito pronto sin dalle prime gare di febbraio.

Ti sei posto qualche obiettivo?

Per me “la gara” resta sempre la Milano-Sanremo. Nelle ultime edizioni non sono mai riuscito a scollinare con i primi per pochissimo, perdendo il treno proprio nelle ultime battute del Poggio. Voglio arrivarci con la gamba giusta per essere della partita.

Tra l’altro tu sei imperiese, quelle strade le conoscerai benissimo…

Vuoi sapere quante volte ho affrontato quella salita? Almeno 3 mila… La conosco a memoria e so che la differenza la fanno minimi dettagli. Per me quella salita è un cruccio che voglio risolvere, poi sarà la gara a dire chi sarà l’uomo su cui puntare, se io o Girmay.

La vittoria alla Tropicale Amissa Bongo del 2019. Dietro c’è anche Girmay (foto G.Demoureaux)
La vittoria alla Tropicale Amissa Bongo del 2019. Dietro c’è anche Girmay (foto G.Demoureaux)
Conosci già il campione eritreo?

Sì, dal Giro del Gabon dove vinsi nel 2019. Dissi subito che quel ragazzino sarebbe approdato nel WorldTour e la storia dice che avevo visto lungo. Anzi è diventato un campione. Dovremo trovare il giusto amalgama, ma non ci sarà problema, l’importante è sempre correre per la squadra.

Tu resti all’estero passando da un team francese a uno belga, ma nella realtà all’Intermarché trovi un buon gruppo di italiani…

La cosa mi fa particolarmente piacere, poter correre con Rota, Petilli, trovare anche un direttore sportivo esperto come Piva… Non nascondo che tornare a parlare un po’ d’italiano non mi dispiace dopo anni vissuti in Francia. Ora che sono nel WorldTour voglio rimanerci e fare tante battaglie. Dimostrare che in questi anni di permanenza all’estero, in un rango inferiore, ho comunque imparato qualcosa…

L’App e gli esercizi per il diaframma: quando l’osteopata è hi-tech

22.12.2022
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“Nulla è lasciato al caso”. Quante volte lo abbiamo sentito dire? Quante volte lo abbiamo scritto? Migliaia forse… Questa volta però lo abbiamo toccato con mano. E lo abbiamo fatto con Emanuele Cosentino, osteopata della Bardiani Csf Faizanè che dal prossimo anno sarà Green Project-Bardiani CSF.

Nei giorni del ritiro dei “green boys” al Cicalino, in Toscana, abbiamo assistito anche ad una seduta di gruppo, nella quale venivano eseguiti degli esercizi posturali. Postura: quindi colonna vertebrale, ma anche diaframma, il più importante muscolo respiratorio. 

Emanuele Cosentino è l’osteopata che segue i ragazzi di Reverberi
Emanuele Cosentino è l’osteopata che segue i ragazzi di Reverberi
Emanuele, cosa stavano facendo i ragazzi quando erano tutti insieme con i tappetini nella sala grande?

Stavano facendo stretching sulla mobilità articolare, visto che sono professionisti dobbiamo curarli a 360°. Bisogna prestare attenzione non solo alla nutrizione o alla preparazione in bici, ma anche a livello articolare, motorio e di elasticità muscolare. Purtroppo alcuni corridori non hanno ancora questa mentalità dello stretching. Vorrei dare loro, tanto più che molti sono giovani, questa cultura del benessere posturale. Che sia una base per la loro carriera.

A cosa serve questo tipo di stretching?

E’ un percorso che aiuta ad evitare contratture o future problematiche nei momenti più importanti della stagione. Quando poi gli atleti passano nelle mani dei massaggiatori e non stanno bene, questi fanno più fatica a massaggiarli. E alla lunga possono crearsi problemi più profondi.

Come stai lavorando con i tuoi ragazzi?

Durante il ritiro cogliamo l’occasione per partire dalla base. Valutiamo i ragazzi dal momento dello stacco: dove c’è da migliorare o dove siamo riusciti a migliorare. Il mio ruolo è quello di aiutarli a trovare una buona postura. Non in bicicletta, quello è “territorio” dei biomeccanici, ma per avere una buona postura fuori dalla bici durante la giornata.

Abbiamo visto che utilizzavi un’App. Dagli smartphone si vedeva una sorta di “uomo vitruviano” con tante info intorno: di cosa si tratta?

Questa App mi dà la possibilità di essere molto più preciso. E’ uno screening dell’atleta. E posso capire subito che problemi hanno, le manualità articolari o dei thrust che noi facciamo sempre come osteopati o massoterapisti di cui hanno bisogno.

Esercizi posturali, ideali per rilassarsi e per il benessere
Esercizi posturali, ideali per rilassarsi e per il benessere
Perdonaci, cosa sono i thrust?

I thrust sono sono quelle manipolazioni con le quali vai a fare quel suono, quel “crack”, tra le ossa, tra la colonna vertebrale e il collo. Ci sono diversi passaggi che non sono solo ossei, per dirla in modo semplice, ma che coinvolgono anche le viscere, il craniosacrale… Questa App mi aiuta a individuare i problemi. Accelera il mio lavoro con gli atleti. Mi dice a che punto erano e come evolvono dopo i trattamenti e gli esercizi.

Cosa riguardavano gli esercizi che abbiamo visto fargli fare quando erano tutti insieme?

Ad aprire il pettorale, visto che i corridori sono sempre chiusi sul manubrio. Ma anche a risolvere le problematica ai polsi, dove viene scaricata gran parte del peso. Attraverso gli esercizi di stretching cerchiamo di alleviare anche il dolore della schiena: dalla zona cervicale a quella lombare, fino ai glutei… Sono tante cose che messe insieme portano ad avere un successo di squadra. 

Quali sono i punti nevralgici del ciclista sui quali si crea la maggior parte delle patologie, se così possiamo chiamarle?

I polsi sono uno di questi punti. A volte questo loro dolore è causato da una posizione errata in bici. Il peso già è tanto, ma viene aumentato. C’è il rischio che a volte gli si addormentino le dita. Oppure le spalle sono troppo inarcate e di conseguenza il collo fa una curva elevata e che può causare problemi alla cervicale o alle scapole. Un altro dolore che emerge spesso è quello alle ginocchia. Oppure alla zona lombare, quindi l’ileo-psoas: il bacino potrebbe essere retroverso. Io devo raddrizzarli e dargli la possibilità di migliorare.

I dolori delle ginocchia in questo periodo emergono sempre un po’ di più…

Esatto. Non si tratta solo degli sforzi, ma anche dei materiali nuovi. Magari hanno cambiato scarpe. Scarpe e bici. Hanno rivisto la posizione delle tacchette. Io devo farli arrivare alla prima gara al 100%.

Lo sblocco del diaframma incide su moltissimi aspetti, non solo sulla prestazione
Lo sblocco del diaframma incide su moltissimi aspetti, non solo sulla prestazione
E anche a casa devono fare questi esercizi?

L’ideale sarebbe fare una ginnastica a basso impatto appena svegli. Una ginnastica veramente leggera, movimenti morbidi per dare risveglio immediato al muscolo in vista di una buona colazione e un buon allenamento. E poi andrebbero rifatti la sera o prima di andare a letto. In questo caso è molto importante eseguire un buon lavoro di respirazione diaframmatica. Su questo aspetto sto insistendo molto, perché il diaframma è la chiave della postura, delle problematiche alla schiena. Quindi attraverso il respiro diaframmatico si va anche a letto più sereni, perché il diaframma è un po’ una “centralina” e si tolgono le tensioni che si accumulano durante la giornata. Spesso lo stress porta a bloccarlo. E questo blocco porta anche difficoltà nella bicicletta. 

Tipo?

Respiro corto, si entra in acido lattico molto prima… E’ uno stress che è fondamentale evitare. E si può evitare non solo con una manipolazione, ma anche attraverso esercizi di meditazione: per esempio stare seduti con le gambe “a farfalla”, chiudere gli occhi e respirare col diaframma. 

Quali sono gli esercizi per lo sblocco del diaframma oltre stare seduti a farfalla?

L’esercizio più semplice è stare sdraiati con una mano sulla sulla pancia e spingere in alto l’ombelico. L’obiettivo è quello di inspirare, incamerare tutta l’aria portando l’ombelico verso il cielo mantenendo le spalle bene a terra. Non bisogna gonfiare il petto ma solo la pancia, l’addome. E quindi poi bisogna espirare. Questo movimento aiuta a far scendere il diaframma. In questo modo si va anche a massaggiare la bocca dello stomaco. Se una persona è stitica, respirare col diaframma, agevola l’evacuazione delle feci. Non solo, aiuta il cuore a distendersi: si aumenta l’efficienza del battito cardiaco. I polmoni scendono si dilatano meglio e aumenta l’ossigenazione. Poi dopo ci sono anche esercizi di livello maggiore, in cui si gonfia sia il diaframma che i polmoni, ma sono più complessi e il 70% degli atleti, non solo ciclisti, non li sanno fare.

La Jumbo Visma 2023 in diretta (esclusiva) su bici.PRO

22.12.2022
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La squadra dei record alza il velo sulle formazioni per il 2023 e lo fa presso il Move di Amsterdam. Un luogo di riferimento per la città, progettato nel 1931 dall’architetto Jan Wils che aveva già disegnato lo Stadio Olimpico in cui i Giochi approdarono nel 1928. Centro da paese dei balocchi, che oggi funge da punto di esposizione del Gruppo PON (che detiene marchi come Skoda, Cupra e Cervélo), il Move è collegato allo Stadionplein della città olandese e ospita ristoranti, esposizioni di auto, esposizioni di bici, mostre ed eventi esclusivi concentrati prevalentemente sulla mobilità. Per la Jumbo Visma squadra numero uno al mondo del 2022 non poteva esserci miglior location.

Tour de France 2022, Wout Van Aert a Parigi con la famiglia e la maglia verde
Tour de France 2022, Wout Van Aert a Parigi con la famiglia e la maglia verde

Numeri uno al mondo

La Jumbo Visma è il team che nel 2022 ha vinto 48 corse con gli uomini del WorldTour e 12 con le donne. Trofei come quello del Tour de France, Parigi-Nizza e Delfinato. Tra le sue file, nomi come Wout Van Aert, Jonas Vingegaarg, Primoz Roglic, Christophe Laporte, il nostro Edoardo Affini, Marianne Vos e per la prima volta due italiani anche nel team continental: Belletta e Mattio.

Oggi si alza il velo sugli organici e le novità della prossima stagione, che in qualche modo bici.PRO ha già avuto modo di vedere in esclusiva durante la recente visita al quartier generale del team a s’Hertogenbosh. Lo show verrà condotto da Orla Chennaoui (giornalista televisiva nordirlandese ed ex campionessa nazionale di salto triplo) e da Sander Kleikers (presentatore televisivo olandese di Eurosport).

Vingegaard e il suo Tour sono il prodotto dell’organizzazione del team olandese (foto Jumbo visma)
Vingegaard e il suo Tour sono il prodotto dell’organizzazione del team olandese (foto Jumbo visma)

Sessanta corridori

Non tutti i corridori saranno presenti e fra gli assenti si contano Marianne Vos, Steven Kruijswijk e Christophe Laporte. In compenso, sul palco del Move Amsterdam saliranno Van Aert, Vingegaard, Roglic, Affini, Van Baarle e gli altri che compongono l’organico complessivo di 60 corridori.

La squadra è stata in ritiro fino a due giorni fa nelle campagne spagnole di Denia ed è pronta a ripartire per la nuova stagione, rinforzata dall’arrivo di corridori come Dylan Van Baarle che quest’anno ha vinto la Roubaix e Attila Valter, promessa ungherese per le corse a tappe che ha anche indossato la maglia rosa del Giro d’Italia.

La presentazione della Jumbo Visma 2023 viene trasmessa in streaming su sette piattaforme specializzate, fra cui bici.PRO.

Fortunato, colpo di spugna e ritorno all’antico

22.12.2022
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Lo Zoncolan è lontano, nascosto dalla neve e dai giorni. Sembra passata una vita, ma era appena il 2021. In quelle tre settimane fra maggio e giugno, si cominciò a immaginare per Lorenzo Fortunato una dimensione per la quale non era pronto. Come quando Ciccone vinse la tappa del Mortirolo e si decise che fosse un uomo da Giro, senza che di questa condanna sia mai riuscito a liberarsi.

Zanatta lo disse subito che forse non era il caso, ma non venne ascoltato del tutto. Solo per questo, rileggendo il 2022 alla luce delle attese, verrebbe da pensare a un anno in cui niente è andato come doveva. Ma è davvero così? E’ il guaio di quando si ha fretta e ogni volta si ha il senso di affrontare un nuovo esame.

Zanatta ha sempre avvertito di non chiedere troppo a Fortunato, lasciandogli il tempo di maturare (foto Maurizio Borserini)
Zanatta ha sempre avvertito di non chiedere troppo a Fortunato, lasciandogli il tempo di maturare (foto Maurizio Borserini)

Contratto in scadenza

Alla fine del 2023 scade il contratto con la Eolo-Kometa, ma non si può dire che per questo Fortunato (in apertura nella foto di Maurizio Borserini) aumenterà l’impegno, perché l’impegno ce l’ha sempre messo. Anche se spesso ha dovuto arrendersi a un livello superiore e a qualche caduta di troppo.

«Cosa posso dire del 2022? Ho iniziato la stagione all’Andalusia – racconta – e anche se non ero al massimo, sono arrivato secondo all’ultima tappa. Ho continuato con la Tirreno, ma ho avuto un problema meccanico alla tappa del Carpegna che non mi ha permesso di arrivare nei 10, sia in classifica che nella tappa. Da lì ho dato tutto per preparare il Giro. Poco prima ho corso le Asturie dove sono arrivato secondo, un altro secondo posto.

«Sul Giro, ognuno può pensare quello che vuole, però io andavo più forte dell’anno scorso, ma ho raccolto meno. Nella terza settimana ci sono stati un po’ di meccanismi che l’anno scorso hanno funzionato bene. Magari andavo in fuga, la fuga si rompeva e io rimanevo indietro…».

Questa la vittoria sullo Zoncolan al Giro del 2021 che ha dato la svolta alla carriera di Fortunato
Questa la vittoria sullo Zoncolan al Giro del 2021 che ha dato la svolta alla carriera di Fortunato
Nei giorni della Tirreno, Ivan Basso disse che in alcune occasioni hai avuto paura di osare.

Purtroppo Ivan aveva ragione e se tornassi indietro, lo farei di più. Probabilmente ho sbagliato ad aspettare la terza settimana per andare in fuga, avrei potuto muovermi anche sull’Etna. Andavo forte. Sul Fedaia c’era davanti la fuga, ma io sono arrivato con Carapaz, che ha perso un minuto. Insomma, ero lì davanti.

Dopo il Giro sei andato alla Adriatica Ionica Race con l’ansia di concretizzare…

Ho voluto continuare, ma sono caduto e mi sono rotto una costola e lo scafoide. Però l’ho scoperto dopo due settimane, quando mi sono ritirato dallo Slovenia, che era subito dopo la Adriatica Ionica. Da lì ho ricominciato a recuperare, diciamo. A fine stagione volevo fare un grande Lombardia, ma sono caduto di nuovo. Avevo fatto bene al Giro dell’Emilia, con il sesto posto, ma quella caduta ha chiuso la stagione.

Il Lombardia 2022 di Lorenzo Fortunato si è concluso così, all’ospedale di Lecco
Il Lombardia 2022 di Lorenzo Fortunato si è concluso così, all’ospedale di Lecco
Le parole che ricorrono maggiormente sono “secondo” e “caduta”. Come mai?

Venivo da una stagione in cui avevo vinto tre corse e volevo riconfermarmi. Da un lato ci sono riuscito, perché ho fatto vedere che comunque in salita sono lì con quelli buoni. Oddio, non proprio con i migliori, quelli sono ancora un po’ avanti. Però volevo di più, non ho raccolto quello che mi aspettavo.

Non sarà che quello Zoncolan si è trasformato in un peso?

No, non mi è pesato. Ho vinto ancora, non mi sono fermato lì. E’ chiaro che dopo quelle vittorie, ero tenuto ad andare forte in tutte le corse. Insomma, è una responsabilità che però a me non pesa, anzi. Mi fa dare quel qualcosa in più nell’allenamento e nella vita, fare quel sacrificio in più che magari prima non facevo e adesso invece sì. Non mi pesa, mi dà motivazione.

Al Giro di Slovacchia, ha conquistato la maglia dei GPM. Fortunato ha 26 anni, è alto 1,70 e pesa 57 chili
Al Giro di Slovacchia, ha conquistato la maglia dei GPM. Fortunato ha 26 anni, è alto 1,70 e pesa 57 chili
Hai parlato di meccanismi che quest’anno non hanno funzionato.

Lo Zoncolan fu la giornata perfetta. Fuga con un paio di compagni, selezione e vittoria. Quest’anno ho avuto tante giornate in cui avevo la stessa condizione, ma forse c’è stato un po’ meno appoggio da parte della squadra. Quei meccanismi di cui parlavo. Magari non ho trovato l’occasione, perché bisogna anche avere un po’ di fortuna. Oppure i miei compagni hanno faticato di più e la loro condizione era meno di quella che avevano nel 2021. In questi casi si capisce che il ciclismo è uno sport di squadra. Però il problema sono stato io, non i miei compagni. Se i risultati non sono venuti, non è certo colpa loro.

Come stai vivendo la preparazione?

E’ un inverno come quello dell’anno scorso, ma sono in scadenza e voglio combinare qualcosa. Non credo di essere uno di quei corridori che va forte solo quando gli scade il contratto, ma di certo sarà una motivazione supplementare. L’anno scorso ho fatto tutto giusto e all’Andalusia ero già competitivo. Lavorerò allo stesso modo. Forse ci saranno dei cambiamenti nel calendario, di cui devo ancora parlare con la squadra e poi decideremo.

Sesto all’Emilia, la corsa di casa: per Fortunato un buon viatico per il Lombardia, ma è caduto e addio sogni
Sesto all’Emilia, la corsa di casa: per Fortunato un buon viatico per il Lombardia, ma è caduto e addio sogni
L’anno in più e il secondo Giro ti hanno dato qualcosa?

Credo che mi abbiano fatto crescere. Sia per un fatto di motore sia per l’esperienza. Ho capito di aver fatto degli errori, ma era necessario farli per riconoscerli. Ad esempio, come dicevo, ho il rammarico di aver atteso un po’ troppo e aver aspettato solo la terza settimana. Dal prossimo anno, se ci inviteranno al Giro, ovviamente rischierò di più già dalla prima settimana.

Perché tanto attendismo?

Perché si parlava di classifica e quindi mi sentivo di dove aspettare la terza settimana. Quest’anno partiremo da una base diversa e se alla fine avrò una bella classifica, sarà la conseguenza di un Giro corso all’attacco. Nel 2021 sono arrivato 15° vincendo la tappa dello Zoncolan. Nel 2022 sono arrivato 16° senza vincere nulla.

A livello di preparazione hai cambiato qualcosa?

No, perché alla fine il mio obiettivo è quello di andare forte in salita. Continuerò a lavorare per la pianura e la cronometro, però l’obiettivo è un altro.

La crono è il punto debole di Fortunato, ma dal 2023 l’obiettivo sarà soprattutto andare forte in salita
La crono è il punto debole di Fortunato, ma dal 2023 l’obiettivo sarà soprattutto andare forte in salita
Com’è vivere a San Marino e allenarsi ogni giorno con il gruppo di quelli che vivono lì?

E’ bello e lo vorrei aggiungere alle ragioni per cui mi aspetto di fare una buona stagione. A parte che San Marino ci ha accolto davvero bene, avere un bel gruppo è importante. Quando arrivo stanco a fine allenamento, ho sempre accanto chi fa più di me e mi riporta a casa. Mi dà la motivazione che non avrei se mi allenassi da solo. Io abito in mezzo, a Magnano: 3 chilometri dopo la Dogana e a 3 chilometri dalla cima, dove vive Ciccone. Però tutti i giorni vado su. Se il ritrovo è alle 10, io in questo periodo parto un po’ prima, arrivo in cima alla città, scendo giù e ho già quei 40 minuti in più che male non fanno.

Hai parlato di modifiche del calendario.

Nella mia idea, correrò in Italia il più possibile. Se ci invitano, mi piacerebbe fare ancora la Tirreno e il Tour of the Alps. Voglio arrivare al Giro già con qualche risultato. Insomma, voglio davvero partire forte.

Crescono i consensi per i tubeless nel ciclocross

22.12.2022
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I tubolari sono ancora oggi la maggioranza, ma i tubeless crescono per consensi e per numero di atleti che li utilizzano anche in competizione.

Abbiamo chiesto a Luca Bramati di argomentare alcune scelte dei suoi atleti del Team Trinx Factory e abbiamo curiosato tra i paddock di Vermiglio. Sempre più Challenge e sempre più tubeless.

Bramati controlla le valvole dei tubeless sulle ruote di scorta
Bramati controlla le valvole dei tubeless sulle ruote di scorta
A parità di prodotto ci sono delle differenza tra un tubolare ed un tubeless?

Pochissima e quasi impercettibile, in particolare se restiamo sul modello Challenge Limus, ovvero il modello da fango. Il vantaggio di un tubeless Challenge è che di fatto è un tubolare aperto con la carcassa in cotone, comunque con un’elevata presenza di fibra naturale e non è un dettaglio. Poi le differenza vere e proprie arrivano dalla differente struttura a costruzione delle ruote.

Non un dettaglio, perché?

Perché lo pneumatico offre e mantiene un’elasticità molto elevata che permette di sfruttare a pieno la gomma con i diversi range di pressioni. Ovvio che cambia leggermente la pressione di gonfiaggio e per fare un esempio, gonfiando un Limus tubolare da 33 a 1,3 bar, l’omologo tubeless è da gonfiare ad 1,5. Cambia invece la resa del Baby Limus, che nella versione tubeless è più veloce rispetto al tubolare.

Più veloce e quindi più sfruttabile in diverse situazioni?

In un certo senso è così, perché si ha una gomma molto elastica, veloce e che scarica bene. Per certi versi sostituisce il Grifo, restando nella categoria tubeless.

Anche in ambito ciclocross c’è da considerare il lattice?

Il liquido anti-foratura è fondamentale, perché è un deterrente contro eventuali forature, ma è anche un sigillante, anzi prima di tutto è un sigillante che incolla lo pneumatico al cerchio. Con i tubeless Challenge è necessario capire come gestire il liquido, soprattutto durante il primo montaggio.

La Trinx di Lucia Bramati
La Trinx di Lucia Bramati
Cosa significa?

E’ necessario rendere ermetica la carcassa che assorbe molto. Questo è possibile controllando più volte il contenuto di lattice, prima dell’impiego, oppure aggiungendo la schiuma al liquido. La schiuma accelera la formazione della pellicola interna alla gomma. Inoltre questa combinazione è favorevole anche al mantenimento della pressione per periodi medio/lunghi.

Quanto liquido per ogni gomma da cx?

Una siringa da 50 e poi si controlla negli step successivi.

Sprint, salita e intensità: la rotta di Trentin per il Nord

22.12.2022
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Trentin non farà il Giro, farà di certo le classiche del Nord su cui punta forte, ma non sa ancora se farà il Tour. E’ bastato collegare i puntini per trovare rispondenze fra le parole di Matteo (foto Fizza in apertura) e quelle di Bennati sul miglior modo per arrivare al mondiale di Glasgow.

«Il Tour non è ancora in programma – spiega Trentin, che a Glasgow nel 2018 vinse il campionato europeo – dipende da un po’ di cose. Vogliamo andare con la squadra più forte possibile per tornare a vincerlo, quindi bisogna mettere tutte le cose al loro posto. Il mondiale? Dalla cartina per adesso non si capisce molto. Ma se devo ricordare il percorso degli europei, dico che era super tecnico. Destra, sinistra e una valanga di curve e rilanci. In più, fu reso ancora più tecnico dal fatto che pioveva, cosa che da quelle parti succede abbastanza spesso anche d’estate. Quella sarà una variabile molto importante. Se il percorso è simile, vedrei corridori da classiche più che velocisti, specialmente in caso di pioggia. Il giorno che vinsi io, fu un tira e molla tutto il giorno e poi si staccò quel gruppetto e andammo via. Anche perché dietro gli altri erano già cotti».

Europei di Glasgow 2018, Trentin precede Van der Poel e Van Aert. Dietro Cimolai esulta
Europei di Glasgow 2018, Trentin precede Van der Poel e Van Aert. Dietro Cimolai esulta

Fiandre con Pogacar

Incontro nel ritiro del UAE Team Emirates con l’italiano che negli ultimi cinque anni è andato più vicino a vincere un mondiale e che a Wollongong è stato il regista in corsa nella prima nazionale di Bennati. Glasgow è un punto, ma prima c’è da pensare alle classiche e alla sua voglia di vincerle, che lo scorso anno si infranse sulla strada della Parigi-Nizza, con il trauma cranico che lo costrinse a fermarsi. La vittoria a Le Samyn era stata un bel lancio, invece si fermò tutto.

«Speriamo bene per quest’anno – dice facendo scongiuri – comincerò a Mallorca e vediamo di portare a casa qualcosa di decente. Al Fiandre avrò accanto Pogacar e sarà un vantaggio, ci sarà anche Wellens. Se guardate la Quick Step, la loro forza è avere più opzioni e la possibilità di far andare la corsa come vuoi tu. Io, dalla mia parte, lavoro per migliorare su quello che effettivamente si può ancora modificare».

Pogacar e Trentin durante il sopralluogo sul percorso dell’ultimo Fiandre
Pogacar e Trentin durante il sopralluogo sul percorso dell’ultimo Fiandre

Allenamenti mirati

L’osservazione di Pozzovivo per cui ogni anno che passa costringe tutti, anche i corridori più esperti, ad alzare il proprio livello, trova ancora una conferma.

«L’esperienza in questo aiuta – dice Trentin – perché non tutti hanno bisogno delle stesse cose. Per gli scalatori contano anche i 100 grammi di differenza, io invece ho bisogno di allenamenti sempre più mirati. Ormai si vanno a cercare anche gli sforzi di 30 secondi, per le corse in cui lo strappo dura quel tempo lì. Perciò ho aggiunto cose e cambiato le tempistiche del lavoro, in base agli obiettivi. Ho ripreso a lavorare bene sulle volate, tornando a un livello degno. Ma al contempo per certe classiche devo anche migliorare un po’ in salita. Non parliamo di allenamenti troppo lunghi, non ho mai fatto miliardi di ore. In proporzione ne faccio di più nei ritiri, anche perché se esci in gruppo è più facile aumentare il tempo di lavoro».

Il 2023 sarà la terza stagione di Trentin nel team di Gianetti
Il 2023 sarà la terza stagione di Trentin nel team di Gianetti

Tempo di sciare

Da oggi la preparazione di Trentin cambierà però faccia, come avevamo raccontato anche lo scorso anno. La famiglia lascerà Monaco per trasferirsi in Val di Fiemme e la bicicletta rimarrà in cantina.

«Dalla Spagna a Madonna di Campiglio – spiega Matteo – perché Claudia (sua moglie, ndr) farà la speaker alla Coppa del mondo di sci. Poi dal 23 si comincia con il fondo. In Val di Fiemme è più freddo che in Valsugana e non avendo più compagni di allenamento, mi sembra perfetto. Una volta, quando correvano ancora Moreno Moser e Quinziato, andavo con la macchina in Val d’Adige e da lì partivamo in bici. Poi loro hanno smesso e farmi un’ora di macchina per andare ad allenarmi da solo col freddo ha smesso di sembrarmi una buona idea, così sono passato al fondo, con i rulli per far girare ogni tanto le gambe.

«L’anno scorso ho fatto 11 uscite per un totale di 450 chilometri. La capacità aerobica aumenta e per la potenza vai in palestra. Diventa un allenamento strutturato. Mi sono consultato con un allenatore di fondo e ho inserito dei lavori che fanno anche loro. Se fai 50 chilometri, sono due ore di spinta continua. La bici la riprenderò a Monaco. Ma l’anno scorso arrivai al ritiro del 3 gennaio che non la toccavo dal 17 dicembre».

Grand Depart da Firenze: il Tour, l’Italia e i giganti

21.12.2022
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Il Tour de France 2024 partirà dall’Italia (foto Ansa in apertura), per quella che non sarà la classica Grand Depart dall’estero, ma una vera e propria incursione nella storia di un Paese che ciclisticamente non ha nulla da invidiare alla Francia e che avrà ancora negli occhi le magie del Giro d’Italia di poche settimane prima.

«Centoventi anni senza l’Italia – ha raccontato Christian Prudhomme – non si viene qui senza approfittare della vostra storia e del vostro territorio. La volontà è di fare un Tour diverso, che lascerà il segno e si correrà poco prima delle Olimpiadi di Parigi e che per questo si concluderà a Nizza. Sarà diverso grazia a voi, che nel cuore avete questo ciclismo romantico che piace tanto anche a noi».

Il percorso del Tour 2024 presenterà cinque partenze di tappa dall’Italia: dopo l’ultima, si torna in Francia
Il percorso del Tour 2024 presenterà cinque partenze di tappa dall’Italia: dopo l’ultima, si torna in Francia

Il Tour dei giganti

Il Tour de France 2024, che partirà da Firenze e nel primo giorno attraverserà gli Appennini per arrivare a Cesenatico, si riempirà la pancia della storia di giganti come Gino Bartali, Gastone Nencini e Marco Pantani. E quando il giorno dopo ripartirà alla volta di Bologna, attraverserà le strade di Vittorio Adorni ed Ercole Baldini. Prima di addentrarsi, andando verso il Piemonte al terzo giorno, nelle contrade silenziose e magiche che videro sbocciare il talento di Fausto Coppi. La Francia ha avuto grandi campioni, ma il Tour non verrà qui a mostrare le meraviglie del ciclismo, perché le conosciamo già. Eppure c’è da scommettere, conoscendo il loro modo di lavorare, che sapranno renderle ancora più splendenti.

«Il Tour ha aspettato troppo – prosegue Prudhomme – l’Italia è la culla del ciclismo romantico, patria di campioni immensi e attaccanti che i tifosi amano. Un Paese di immensa bellezza. L’Emilia Romagna aveva già salvato il mondiale nel 2020, permettendo a un francese, Julian Alaphilippe, di diventare campione del mondo. I percorsi saranno molto interessanti e suggestivi. Tutti i giorni sulle strade ci saranno elementi del Patrimonio dell’Umanità e la leggenda dei vostri grandi campioni».

La presentazione si è svolta nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio
La presentazione si è svolta nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio

Fra Cassani e Bonaccini

Alle spalle di tutto questo, un grande lavoro dietro le quinte, nato da uno scambio di battute tra Davide Cassani e Bonaccini, il presidente dell’Emilia Romagna.

«Avevamo fatto da poco la partenza del Giro – ricorda Davide – quando il presidente mi chiede: “E adesso? Che cosa possiamo fare?”. Io gli dissi che si poteva fare il Tour e lui mi chiese se fosse mai partito dall’Italia. Ovviamente sapeva benissimo che non era mai accaduto e così abbiamo cominciato a lavorarci. Prima pensando all’Emilia. Poi alla Toscana. Poi alla Toscana e all’Emilia e anche il Piemonte. C’è stato un grande gioco si squadra fra regioni che hanno individuato nel ciclismo un ottimo veicolo promozionale per il turismo. Ci abbiamo messo un po’ di tempo, ma alla fine ci siamo riusciti».

Da est a ovest

La prima tappa non sarà affatto tenera. «La prima partenza dall’Italia – dice Prudhomme – avverrà da una delle più belle regioni dell’Italia, la Toscana, con una tappa che attraverserà l’Italia da Est a Ovest. Una partenza difficile. Un percorso da ciclismo della leggenda. Voglio ringraziare infinitamente chi ha reso possibile questa magia. In Francia a volte ci chiedono perché il Tour de France parta dall’estero, ma a partire dal 29 giugno 2024 nessuno se lo chiederà più. Perché vedranno la passione degli italiani e la bellezza dei percorsi».

Una tappa vera

E proprio la prima tappa è motivo di riflessione per lo stesso Cassani. «Una tappa vera – dice – con salite vere e quasi 4.000 metri di dislivello. Il Barbotto e Perticara, che cono durissime e poi il giorno dopo la doppia scalata di San Luca. Quando sono state individuate le città, noi abbiamo proposto quello che ci sarebbe piaciuto fare. Abbiamo detto che dalla partenza all’arrivo c’erano varie soluzioni, poi sono stati loro a decidere. Ma Prudhomme conosce la storia del ciclismo e la cosa bella è questa. Con tre giorni di corsa valorizzeremo dei territori e renderemo omaggio a campioni che il mondo ci invidia».

Domani a Bologna saranno presentate le prime due tappe, il 23 dicembre a Torino si parlerà delle frazioni piemontesi. Poi sarà tempo di tuffarsi nelle Feste del Natale, cullando il pensiero di quel che sarà la prima Grand Departe dal suolo italiano. Un evento destinato a fare la storia.

Il treno, la Bastianelli, l’adrenalina: il rock di Chiara

21.12.2022
6 min
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Il sorriso è inconfondibile, la sua gioia contagiosa: Chiara Consonni non cambia neanche dopo essere passata dalla Valcar Travel&Service (di cui è atleta fino a fine anno), alla UAE Adq.

La giovane bergamasca sta parlando con i nuovi fornitori del vestiario per affinare le taglie. E anche in questo caso non passa inosservata. Ribatte in modo colorato, ma mai eccessivo. Seduta ad un pianoforte nell’hotel di Lido di Camaiore ci parla del treno, delle sue volate, di come vive uno sprint… E l’intervista si trasforma in un viaggio tecnico e di emozioni.

Chiara Consonni (classe 1999) durante il ritiro a Lido di Camaiore
Chiara Consonni (classe 1999) durante il ritiro a Lido di Camaiore
Chiara, con l’ultima intervista eravamo rimasti che avevi un po’ di ansia nel passare alla UAE Adq? C’è ancora quest’ansia?

No dai – ride Chiara – niente ansia. Alla fine con i primi ritiri ho visto che ho già conosciuto tante persone, tutto è molto organizzato e funzionale. E’ un’altra cosa, chiaramente, rispetto alla vecchia squadra però sono più motivata che spaventata, mettiamola così.

Quando dici più organizzate rispetto alla alla vecchia squadra cosa intendi?

Per adesso due secondi fa stavamo discutendo del vestiario, come ci sta? Ci prendevano le misure per affinare tagli personalizzati. Curano tutto nel minimo dettaglio e anche questo ti fa capire che organizzazione ci sia dietro. Per ogni ragazza hanno un programma e delle cose diverse: tutti cercano di dare a tutte noi il massimo per essere competitive e perfette al 100%.

Parliamo di preparazione, Chiara: avete fatto due ritiri, qualche allenamento un po’ più corposo, avete iniziato a farlo?

Sì, anche se io ho iniziato un po’ più tardi perché con la pista ho finito più tardi. Nei primi giorni, siamo state impegnate con tanti meeting: foto, vestiario, test, interviste. Dalla seconda metà invece faremo un po’ di chilometri.

Tu e Marta Bastianelli siete le ruote veloci della UAE Adq. Proverete i treni?

Sicuramente. Non non vedo l’ora di provarli e mettermi a disposizione di Marta, che è un mio piccolo grande sogno, perché la vedevo come il mio idolo quando ero più piccolina. Mi ricorda quando mio fratello (Simone, ndr) si ritrovò con Viviani. Quando è passato, e imparava tirando le volate al suo idolo, al suo campione. Mi rivedo tantissimo in lui in questo momento. E poi Marta la conosco già da un anno perché siamo state compagne nelle Fiamme Azzurre.

Secondo Chiara tra le compagne del treno deve esserci una fiducia che vada oltre la bici
Secondo Chiara tra le compagne del treno deve esserci una fiducia che vada oltre la bici
E se fosse il contrario? Se sarà Marta a tirare per te?

Eh, in quel caso sì sarei più ansiosa! Non capita tutti i giorni d’imparare da un’atleta così. E non è da tutti i giorni che una del suo calibro si metta a tua disposizione. Però lo metterò in conto, cercherò di prendermi le mie responsabilità e sarò ancora più motivata. 

A proposito di tuo fratello, Simone ti ha dato qualche consiglio?

Più sulla pista che sulla strada. Mi ha sempre detto: “Divertiti e basta”. Questo per lui è l’importante, mi dice di non prendere tutto sul serio. Anche se adesso è arrivato il momento… di prenderla sul serio.

Chiara Consonni è una “rompiscatole” quando si tratta del treno? Per esempio parli molto? Vuoi essere protetta? Richiami spesso le tue compagne?

Dipende. Io cerco di fare come Elisa (Balsamo, ndr) ha fatto con me. E’ un’esperienza che spero mi sia di aiuto. Noi due ci siamo insegnate tantissimo a vicenda. Si tratta di mettere in pratica quelle piccole cose che ci ha insegnato Arzeni. Cerchiamo d’imparare dagli errori. Però secondo me, finché non sei in gara è tutta un’altra cosa. Io sono un po’ spericolata e per fortuna al mio fianco, nel treno, ho sempre avuto ragazze, persone, a cui tenevo e con le quali avevo un rapporto anche fuori dalla gara. E secondo me questo è un altro fattore importante quando si fa un treno: fidarsi delle compagne che ti portano a far la volata. 

La fiducia conta eccome…

Io, per esempio con Ilaria (Sanguineti, ndr), sapevo che mi dovevo mettere alla sua ruota e che se lei era in giornata mi portava ai 250 metri nella posizione migliore. Io non dovevo dirle: «Più avanti, più indietro, aumenta…». Sapeva già tutto lei. E questa fiducia viene dal rapporto che abbiamo fuori dal ciclismo. Alla Valcar ci ha aiutato e spero di trovarlo anche con le nuove ragazze. 

Tra passato e futuro. La Bastianelli (al centro) e la Consonni (a destra): da rivali a compagne di squadra
Tra passato e futuro. La Bastianelli (al centro) e la Consonni (a destra): da rivali a compagne di squadra
Chiara cos’è per te una volata?

Se penso a una volata, mi viene in mente sicuramente quella di Valencia dell’anno scorso. La prima volata dell’anno: sono caduta, ho fatto un volo assurdo e mi sono graffiata tutta. Squalificarono Barbara Guarischi perché aveva cambiato traiettoria. Dopo quello sprint lei mi disse: «Ma tu non potevi frenare?». Io quando sono in volata non penso di frenare. Mi vien di dare tutto, di accelerare. Ecco cos’è per me la volata… E’ difficile da spiegarlo, non so se ci sono riuscita.

E anche bene…

Mi dico che devo dare tutto in quei 30”-40”. “Chiudo gli occhi” e non guardo più in faccia nessuno fino alla linea d’arrivo per poi esultare o sbattere il pugno sul manubrio. E’ un’esplosione di emozioni. In quei secondi riesco a esprimermi al 100 per cento anche grazie alle mie caratteristiche.

E allora portaci in volata con te. Siamo ai 250 metri e?

Parto, mi alzo sulla sella, metto il rapporto giusto, perché certe volte mi è capitato di sbagliare rapporto, sguardo a terra e faccio 20” dove davvero guardo solo il computerino. Poi inizio a vedere com’è la situazione, nel senso che alzo la testa, guardo come sono messa e continuo a dare tutto fino all’arrivo. Quando tiro su la testa, guardo la linea oppure guardo anche le avversarie a che punto sono. In quel momento riesco a capire se può essere la volta buona oppure no.

Le abilità acquisite in pista, Chiara le riversa anche su strada. Ecco l’ottimo colpo di reni con cui ha vinto la tappa finale del Giro donne
Le abilità della pista utili anche su strada. Ecco il colpo di reni con cui ha vinto la tappa finale del Giro
Quanto dura una volata nella tua testa?

Per me parte dai meno due chilometri. Dopo che l’ho fatta dura 3”, ma quando sono lì non finisce più. Quando sei lì ti sembra un’eternità, ma poi è un attimo, uno schiocco di dita. E dopo l’arrivo dici: «Cavoli, mi è mancato un colpo di pedale o mezza pedalata», ma lì per lì non è facile.

L’adrenalina e la paura?

La paura non tanto, ma l’adrenalina sì: tantissimo. Mi gasa tanto stare in gruppo o avere un treno delle compagne che lavora per me. Mi aiuta poi a sprintare quando è il mio momento. 

Come lo riconosci il rapporto giusto? 

A furia di far volate lo senti e lo capisci dalla cadenza. E se è giusto o no lo capisci subito. Adesso comunque siamo anche avvantaggiate perché facciamo le stesse corse. Per dire, quest’anno ho vinto una corsa in cui c’era un cavalcavia nel finale. Lo scorso anno in quella corsa avevamo sbagliato a tirare la volata alla Balsamo, che infatti fece seconda. Quest’anno conoscendo l’arrivo ho vinto. Ho aspettato e sono uscita giusto gli ultimi 150.

Da Rotterdam Viviani si proietta verso un grande 2023

21.12.2022
5 min
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Lo scarno calendario delle 6 Giorni su pista ha nell’appuntamento di Rotterdam il suo momento clou. L’evento olandese richiama sempre tantissima gente e tutti i migliori specialisti e anche quest’anno Elia Viviani ha voluto essere della partita, facendone il suo primo appuntamento agonistico dopo la ripresa degli allenamenti.

Viviani insieme a Hoppezak, olandese di 23 anni con cui ha guidato la gara nei primi 4 giorni
Viviani insieme a Hoppezak, olandese di 23 anni con cui ha guidato la gara nei primi 4 giorni

A Rotterdam l’olimpionico di Rio 2016 non ha mai vinto, ma forse mai come quest’anno ci è andato vicino, almeno per due terzi di gara, pagando poi la preparazione appena accennata e finendo comunque sul podio. Ma a Rotterdam non voleva mancare, perché è la 6 Giorni per antonomasia e Viviani sa bene il perché: «Innanzitutto pesa il fatto che gli organizzatori sono ex corridori e quindi sanno che cosa significa correre una 6 Giorni. Oltretutto sono proprietari dell’impianto nel centro della città e questo comporta ridurre di molto le spese. Basti pensare che la pista viene montata in due giorni e smontata in uno. Il budget viene utilizzato per rendere l’evento sempre più grande, sono appassionati, il parterre interno è sempre molto affollato, con sponsor e gente che viene per cenare e assistere alle gare. Sono rimasto stupito da quanta gente c’era…».

Avete chiuso al terzo posto lottando fino all’ultima serata: che cosa è mancato per la vittoria?

Ci è mancato il fondo. Nelle prime serate siamo riusciti a rimanere in testa, nelle ultime due si è visto che Terpstra voleva onorare il suo addio nel migliore dei modi e Havik si era già visto ai mondiali che era in crescita e a Rotterdam aveva un colpo di pedale veramente super, ha fatto davvero la differenza. Abbiamo ceduto un po’ nel finale, a me è mancato fare un’altra gara prima venendo da tre settimane di allenamenti, non era il modo migliore per arrivare a una prova difficile come Rotterdam. E’ stata una settimana intensa che mi ritrovo sulle gambe e questo era l’obiettivo, chi veniva dalla 6 Giorni di Gand aveva un altro passo.

Palasport gremito soprattutto nel weekend finale, con tanta gente nel parterre
Palasport gremito soprattutto nel weekend finale, con tanta gente nel parterre
Che cosa puoi dirmi del tuo compagno di avventura, avete trovato subito un buon amalgama?

Vincent Hoppezak è un olandese, una delle nuove promesse del ciclismo arancione, bronzo europeo nella corsa a punti. E’ davvero forte, veloce e tranquillo, ha vinto a Rotterdam sia nel giro lanciato che sui 400 metri, sta raccogliendo più su pista che su strada. Era all’altezza dei migliori, venendo dalla 6 Giorni di Gand. E’ da tenere in considerazione per il futuro, mi ha fatto piacere condividere lo sforzo. Due giorni prima ci siamo trovati, abbiamo fatto un paio di allenamenti insieme ad Amsterdam, in un velodromo di 200 metri dietro derny con cambio all’americana, a diverse velocità. Alla fine eravamo una bella coppia.

Come ti sei trovato a riprendere le gare così in anticipo? In allenamento senti qualche differenza rispetto agli altri?

Cominciare presto con le gare era programmato, dopo un riposo con il matrimonio in mezzo ho fatto 24 giorni senza bici, poi ho ripreso con tre settimane di base di allenamento prima di andare a Rotterdam. E’ servito ad accelerare per partire forte in Argentina e per gli europei di febbraio. Dovrò essere pronto subito per avere una stagione sempre migliore. Gli europei sono una prima prova di qualificazione olimpica, poi sempre a febbraio c’è l’Uae Tour e tra Argentina e Uae mi voglio togliere qualche soddisfazione. Nella 6 Giorni fare da 90 a 110 chilometri a 50 all’ora con sforzi e accelerazioni continue mi ha dato una bella spinta. E’ presto per dire quali saranno i frutti, ma penso insieme alla squadra che possa farmi partire forte.

Per Terpstra quinta vittoria a Rotterdam, la prima insieme a Yoeri Havik
Per Terpstra quinta vittoria a Rotterdam, la prima insieme a Yoeri Havik
C’è il rischio che l’impegno continentale su pista così fuori stagione influisca sulla preparazione per il periodo delle classiche a cominciare dalla Sanremo o viceversa può essere addirittura un vantaggio?

Vogliono inserire due europei nel periodo di qualificazione olimpica, anticiparli era l’unica soluzione per farlo. Non penso che influiscano più di tanto sul calendario, non è nel mezzo di gare importantissime, possono anzi essere un vantaggio e noi italiani lo abbiamo già dimostrato, fare qualche gara su pista prima di appuntamenti importanti su strada può darti qualcosa in più, anche guardando alle classiche. Verremo dall’Argentina, avremo una settimana di tempo per fare quella qualità che serve su pista, poi ci sarà l’Uae Tour dove le volate saranno prevalenti e avere una settimana su pista nelle gambe mi farà bene. Il problema sono invece le tre prove di Coppa del Mondo, mal posizionate nel calendario fra classiche e Giro, oltretutto poste in luoghi molto lontani. Lì sarà complicato esserci, quasi impossibile.

Quella di Rotterdam è stata l’ultima uscita agonistica di Terpstra, corridore importante tanto su pista quanto su strada. Che feste gli sono state tributate e ti hanno emozionato?

Niki è quel corridore speciale che da avversario non vorresti averlo intorno, da compagno capisci che persona è. Noi abbiamo condiviso l’esperienza alla Quick Step, è nata un’amicizia che è continuata. Ero a Rotterdam anche per lui, ha avuto una carriera super, ha vinto 5 volte a Rotterdam. Ha davvero una passione smisurata, se non è su pista è su strada, oppure in mtb, oppure sulla gravel… Averlo festeggiato così è fantastico, ho visto l’addio di Keisse a Gand e il suo in due 6 giorni e sono stati momenti molto intensi. Una serata speciale al sabato quand’era tutto il velodromo pieno, credo almeno 6 mila persone. Si è emozionato nel discorso, con tanti video, il giro in bici in pista con i bimbi, tutti illuminavano con i telefonini. E’ stato davvero emozionante. Un corridore può solo sognare un saluto così.

Terpstra e il suo discorso d’addio, con i figli al fianco (foto Marcel Krijgsman/ANP)
Terpstra e il suo discorso d’addio, con i figli al fianco (foto Marcel Krijgsman/ANP)
Parlando qualche tempo fa con Villa e Milan, si parlava di che effetto avrebbe un ritorno della 6 Giorni a Milano. Secondo te sarebbe positiva come promozione?

Sicuramente, avremmo bisogno di una 6 Giorni importante. Ci si sta lavorando, spero che torni presto perché il movimento la vorrebbe. Si può fare, la sede non è un grande problema, vedi la Fiera di Milano oppure Cremona. Servono persone che vogliano davvero provarci, riportare una bellissima manifestazione in Italia. Basta affittare una di quelle piste in giro per il mondo com’è stato fatto a Monaco per gli europei. Bisogna incastrare un po’ di tasselli, ma avrebbe un effetto positivo come promozione e da lì inizierebbe la sfida per farla diventare un punto fisso della stagione. Riprenderebbe facilmente il prestigio che aveva.