Dopo un lungo periodo di silenzio Alessio Delle Vedove ha tolto il velo sulla stagione 2025. Il veneto di Mirano, che tra poco più di un mese compirà ventuno anni correrà nel devo team della XDS Astana Team. Messa alle spalle l’esperienza con la Intermarché-Wanty è ora di concentrarsi su questa nuova avventura. Le feste sono trascorse serenamente, in compagnia della fidanzata, tra Milano e la Valle d’Aosta. Nei prossimi giorni sarà tempo di chiudere nuovamente la valigia per partire alla volta del secondo ritiro stagionale.
«Sto andando in stazione a prendere il treno – ci racconta subito – tra poco sarò a casa. Durante queste vacanze ho pedalato, con calma e tranquillità. Nonostante fossi in posti di montagna non faceva nemmeno troppo freddo, si stava sui cinque o sei gradi».
Nella XDS Astana Development Team i ragazzi italiani sono sei sui sedici totaliNella XDS Astana Development Team i ragazzi italiani sono sei sui sedici totali
Il nuovo mondo
Un italiano nel devo team kazako, il sesto sui sedici ragazzi che ne vanno a comporre la rosa. Si fa presto a chiedere come sia stato per Delle Vedove, ragazzo italiano cresciuto negli ultimi due anni in Belgio, tornare a respirare aria di casa.
«Mi sono trovato subito bene – ci dice – è vero che il clima qui è familiare, disteso. La squadra mi piace molto, nel primo ritiro eravamo tutti insieme nella stessa struttura. Solo durante gli allenamenti eravamo divisi. Anche a tavola mi è capitato spesso di trovarmi seduto accanto a corridori del team WorldTour. Una cosa che in Intermarché difficilmente accadeva, la divisione era più netta. Cambiare lingua e passare dal belga all’italiano è bello. La comunicazione è più facile e diretta, anche dopo cena capita di restare a parlare e scherzare. Mentre in Intermarché si tornava subito in stanza».
Delle Vedove arriva nel team kazako dopo due anni con la formazione di sviluppo dell’Itermarché (Photo Gomez)Delle Vedove arriva nel team kazako dopo due anni con la formazione di sviluppo dell’Itermarché (Photo Gomez)
Conoscevi già qualcuno?
Negrente e Romele. Con loro ho corso spesso insieme da juniores. Nel ritiro di dicembre ero in stanza con Negrente. Ci siamo confrontati tanto, abbiamo parlato di molte cose. Arrivo in un momento in cui mi sento in vena di nuove esperienze e con tante motivazioni.
Quali sono gli stimoli che ti muovono?
In generale l’aria che si respira in squadra. E’ arrivato lo sponsor nuovo e si vede la qualità maggiore dei materiali e la cura dei dettagli. Sono stato un’ora e mezza a fare dei plantari e ho speso lo stesso tempo per sistemare la posizione in bici.
Il corridore veneto ha corso tanto nel Nord Europa (foto Flanders Tomorrow Tour)Il corridore veneto ha corso tanto nel Nord Europa (foto Flanders Tomorrow Tour)
Come arrivi in questo nuovo anno?
Il 2024 non è stato il migliore, ma ho imparato tanto. Non si scoprono cose nuove solo quando si vince, ma anche quando si perde. Vedo i miei valori aumentati e voglio partire da questa cosa.
Il contatto con Astana quando è avvenuto?
A luglio. Mi cercavano da un po’. Ne ho parlato con il mio procuratore e avevamo pensato che potesse essere una bella occasione. Poi anche in Intermarché mi sono trovato bene, non lo posso negare. Ma la scelta è arrivata per il gusto di provare e vedere qualcosa di nuovo.
Delle Vedove vorrebbe tornare in Belgio per correre le classiche U23 da protagonistaDelle Vedove vorrebbe tornare in Belgio per correre le classiche U23 da protagonista
Per questo hai corso poco nella seconda metà della scorsa stagione?
Può essere. Ho terminato le gare a settembre, non l’ho scelto io però me ne sono fatto una ragione. Nonostante non corressi più ho comunque continuato ad allenarmi fino al 20 ottobre, concentrandomi su di me. Grazie al preparatore ho messo insieme un bel blocco di lavoro e sento che ha dato i suoi frutti.
Come ti senti in vista del 2025?
Più maturo, sento di stare facendo i passi giusti sia in gara che fuori. In vista della stagione sono fiducioso, correrò subito con i professionisti in Spagna, poi forse all’AlUla Tour. Al di là di tutto tornerò a correre in Italia, mi era mancato. Mi piacerebbe correre il Giro Next Gen, ma vedremo come andrà la selezione.
Che aria si respira in squadra, vista anche la classifica UCI?
Un po’ si capisce che ci sono dei pensieri a riguardo, d’altro canto siamo in un momento in cui vedo tutti concentrati per fare le cose al meglio.
Nel suo primo anno da U23 ha vinto tre corse, tutte nel Nord Europa (foto DirectVelo)Nel suo primo anno da U23 ha vinto tre corse, tutte nel Nord Europa (foto DirectVelo)
A livello atletico c’è stato qualche cambiamento?
In bici no. I lavori e gli allenamenti che si fanno sono sempre gli stessi, non ho visto cambiamenti nemmeno sull’intensità. La cosa diversa è la cura della palestra, dove sto facendo più ripetute sulla parte alta. Infatti fisicamente mi sento meglio, più definito. Anche nella pedalata mi sento più stabile, con più forza nella parte della schiena.
Prossimi appuntamenti?
Tra poco partiremo per il secondo ritiro, sempre in Spagna. Non vedo l’ora, anche perché poi inizieremo a correre!
Con i calendari sempre più fitti e le squadre impegnate su più fronti, il ritiro di dicembre diventa fondamentale per team e preparatore. Sentiamo Mazzoleni
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
La prima volta che parlammo con Tommaso Lupi, CT della nazionale di BMX, fu a febbraio 2021 nel velodromo di Montichiari. Dato che i giganti mondiali della velocità hanno trascorsi nella BMX, si era pensato di prendere le misure ai nostri azzurri. Alla fine infatti Matteo Tugnolo saltò il fosso e passò alla pista, conquistando il Team Sprint agli europei di Anadia del 2023. Erano anche i giorni della rincorsa alle Olimpiadi di Tokyo, cui l’Italia arrivò grazie al crescendo di Manuel Fantoni.
Oggi, dopo aver guidato la nazionale anche alle Olimpiadi di Parigi, Tommaso Lupi ha deciso di dare le dimissioni (in apertura foto @navadanet). Una scelta personale e non di rottura, come egli stesso tiene a precisare. Tuttavia lo abbiamo sentito per capirne le ragioni.
Il risultato di Bertagnoli alle Olimpiadi di Parigi è storico per l’Italia: finale mancata di un soffioIl risultato di Bertagnoli alle Olimpiadi di Parigi è storico per l’Italia: finale mancata di un soffio
Iniziamo da un bilancio della tua gestione?
Per il mio carattere è positivo, ma non come volevo. Abbiamo fatto tante cose, vissuto una bella crescita, ricostruito la struttura di lavoro e di questo sono molto contento. Nel 2017-2018 ero collaboratore tecnico del CT Francesco Gargaglia. Avevo un mio team privato, con solo due atleti, totalmente supportati da noi. Il team viveva di sponsorizzazioni come le realtà più grandi. Tutto nasceva dalla mia grande passione per MotoGP e la Formula 1. Mi dissi: perché non proviamo a portare qualcosa di simile nel BMX italiano?
La nazionale quando arriva?
Dopo la formazione federale del 2017 e 2018, fondamentale per capire come funzioni la macchina, nei primissimi giorni del 2019 mi hanno chiesto di prendere in mano il settore. Da un lato ero preoccupato della responsabilità, dall’altro piacevolmente sorpreso dalla fiducia. La prima riunione si è fatta a Verona. Abbiamo presentato il progetto che in parte era già stato impostato dal CT precedente. Da quello siamo partiti e abbiamo costruito la stagione partendo dai training camp invernali.
Se non ci fosse stato il Covid e le Olimpiadi si fossero fatte nel 2020, avresti avuto un anno e mezzo per prepararle?
Ricordo di aver perso qualche chilo. Ero più giovane e inesperto, in un mondo dove l’età media era molto più alta. Un conto era fare il collaboratore, ben altro decidere, muoversi tra gli uffici, le autorizzazioni, le richieste e ovviamente seguire il budget. La pressione cresce, ma è stata una scuola sul campo, come piace a me. Una gestione in cui ti devi scontrare con mentalità differente dalla tua, renderti conto che una decisione deve passare per dieci uffici differenti. Non ti puoi aspettare le tempistiche di un team privato, devi adattarti e muoverti con mesi di anticipo.
Febbraio 2021, il gruppo della BMX a Montichiari provando le discipline veloci della pistaFebbraio 2021, il gruppo della BMX a Montichiari provando le discipline veloci della pista
Che cosa rimane del progetto BMX/velocità?
Si è arenato, credo che in pochissimi ci abbiano creduto. Non è stato percepito come qualcosa di interessante, io al contrario sono spesso in pista perché continuo a crederci. Probabilmente ad alcuni non piaceva, ci può stare che un atleta sia indirizzato esclusivamente sulla BMX o su altre discipline. Sarà una coincidenza, però all’estero vedo diversi atleti che in questo inverno post Olimpiadi si stanno approcciando al velodromo. Qui non ha preso piede come pensavo. Quando ci vedemmo la prima volta in velodromo, c’era ancora un bel gruppo. Ero io che convocavo, quello era il progetto: dentro o fuori.
Detta così non suona benissimo…
Ovviamente non abbiamo obbligato nessuno. Se uno aveva i propri programmi e non ci credeva, okay. Ma chi iniziava, avrebbe dovuto seguire i vari step. Ecco perché avevamo ipotizzato una tipologia di allenamento in base ai giorni della settimana e ai programmi personali. Quando poi Ivan Quaranta ha avuto la delega, abbiamo alzato il ritmo. All’inizio mi ero rapportato con Villa, che però chiaramente aveva un focus quasi totale sull’endurance. Con Quaranta e la collaborazione con Bragato, siamo riusciti a impostare un’idea di lavoro e poi l’operatività.
Il primo ciclo olimpico è durato un anno e mezzo, il secondo tre: si poteva fare diversamente oppure è andato tutto come doveva andare?
Il 2019-2021 con il Covid di mezzo è stato veramente una corsa contro il tempo. C’era da prendere in mano un progetto avviato, una squadra da bilanciare fra atleti molto esperti e altri che erano appena entrati. A livello di punteggio i veterani hanno combattuto sino alla fine, quando grazie a Fantoni e le due finali di Coppa del mondo a Bogotà abbiamo confermato la qualifica per Tokyo. In quel biennio siamo andati a cercare punti anche a una singola gara C1 in Thailandia. Abbiamo grattato tutto quello che si poteva, è stato un periodo tosto, ma anche elettrizzante. Forse sono stati fatti degli errori di valutazione, magari era meglio puntare su altre tipologie di gare e rinunciare a una World Cup, che però ha punti più pesanti. Ci abbiamo sempre creduto e rientrando dalla Colombia avevamo addosso la sensazione di esserci qualificati.
Dopo le ottime prove in Colombia, Fantoni conquistò un posto per TokyoDopo le ottime prove in Colombia, Fantoni conquistò un posto per Tokyo
Sono stati cinque anni di risultati in crescendo?
Già nel 2020 abbiamo cominciato a fare podi e vittorie in Coppa Europa con gli juniores e podi sfiorati con gli elite, dove comunque abbiamo sempre faticato di più perché è la top class. Risultati arrivati anche grazie alla collaborazione con il Team Performance di Bragato. Ricordo un giorno d’estate che ci sedemmo su una panchina a Padova e gli chiesi di fare una fotografia scientifica di questo modello di prestazione, perché partendo da quello, avremmo potuto dare una linea di lavoro. Gli atleti hanno sempre avuto libertà di lavorare con i propri preparatori, ma l’idea era almeno di dare un’impronta. Credo che questa collaborazione abbia portato i suoi frutti. Per esempio con Tugnolo, che per noi era un top rider giovane, che ha dato il suo contributo anche per i risultati della pista.
Poi ci sono state le prestazioni di Fantoni che hanno aperto la porta ai più giovani…
Due settimane dopo Tokyo eravamo già a Papendal e abbiamo vinto il mondiale juniores con Radaelli negli juniores, con Tugnolo al quarto posto, ma poteva essere tranquillamente un podio. Nel 2022 abbiamo preso un bronzo juniores con Fendoni agli europei di Dessel, nello stesso posto dell’argento di Gargaglia, Sciortino e Fantoni del Team Time Trial. Poi mi piace anche sottolineare le prove di Francesca Cingolani fra le U23, atleta argentina con passaporto italiano che abbiamo accolto in maglia azzurra. Ci è sfuggita di un soffio la qualifica olimpica, ma lei ha continuato a fare podi nelle World Cup. E poi è venuto il bronzo di Frizzarin ai mondiali di Glasgow 2023. Tra l’altro mi ricordo la scena…
Quale scena?
C’erano anche Dagnoni, Amadio e il segretario generale. Le tribune erano sulla linea di arrivo e si sono visti il colpo di reni al fotofinish con cui Frizzarin ha preso il bronzo. Quel giorno era passato a salutarci anche Ganna e si era messo sui rulli a pedalare con la BMX. Nel 2024, abbiamo avuto una semifinale nella World Cup Elite in Nuova Zelanda, quindi le prestazioni di Martti Sciortino, attuale campione italiano e riserva olimpica a Parigi. Un altro argento del Team Time Trial elite a Verona con Gargaglia, Sciortino e Fantoni. E poi ovviamente la ciliegina delle Olimpiadi di Parigi.
Agli europei di Verona del 2024, argento azzurro nel Team Relay con Fantoni, Sciortino e Bertagnoli (foto Matteo Gerolimon)Agli europei di Verona del 2024, argento azzurro nel Team Relay con Fantoni, Sciortino e Bertagnoli (foto Matteo Gerolimon)
Un gran risultato?
Il migliore di sempre per il BMX italiano. Un nono posto e la finale olimpica sfiorata per soli due punti da Pietro Bertagnoli, che arrivava da un percorso di grandi infortuni, ma non ha mai mollato. Ha sempre investito anche privatamente per rientrare in squadra e ha chiuso il 2024 con un’Olimpiade che ci ha fatto veramente sognare.
Allora perdona: perché dimettersi e non pensare a Los Angeles?
Ho bisogno di stimoli e la certezza di portare avanti i miei progetti. Non pretendo di fare tutto come voglio, perché nel mondo del lavoro non è così. Però ho bisogno della grinta che mi fa svegliare la mattina sapendo di avere i miei programmi ed essere tranquillo nel lungo termine come posizione lavorativa. Purtroppo sono mancate entrambe le cose. Ho tante idee, sto sviluppando nuovi progetti in ambito sportivo, come consulenza, supporto e organizzazione. Un ruolo che, pur non avendo nessuna esclusiva con la Federazione, non avrei potuto portare avanti.
Perché?
Un po’ per etica professionale e per il tempo che non avrei avuto. Accettando di fare il cittì, ho tagliato le mie collaborazioni private del 90 per cento. Quando vesti quella maglia, è importante non avere alcun tipo di condizionamento. Non sarebbe stato rispettoso nei confronti dei ragazzi continuare con meno energia. E’ importante essere al 100 per cento del focus, della lucidità, dell’energia. E poi non nascondo che a livello anche di posizione lavorativa avrei voluto qualcosa in più.
Francesca Cingolani ha mancato la qualifica olimpica davvero per poco (@navadanet)Francesca Cingolani ha mancato la qualifica olimpica davvero per poco (@navadanet)
La BMX ti è parsa un settore tenuto in considerazione?
Con la gestione attuale, è stata rivista e rinforzata. C’è stata una maggiore esposizione. Il presidente è venuto con me di fronte a istituzioni o politici di vari Comuni per provare a sviluppare dei progetti. Purtroppo sappiamo che quando lavori con le Istituzioni, non c’è niente di facile. Il mio obiettivo era anche quello di sviluppare degli impianti in Italia. Siamo arrivati molto vicini ad averne uno in Veneto e uno in Toscana, però purtroppo non abbiamo concluso per volontà non nostre. Ovviamente nei miei sogni ci sarebbe una Federazione che investa nella BMX anche sul territorio, a livello di tesseramento e promozione, non solo sulle nazionali. Anche perché in tanto parlare di sicurezza, la BMX e la pista sono fra i pochi posti davvero sicuri.
E’ stato fatto un tentativo di tenerti?
Io ero abbastanza deciso, dico la verità, però nel mondo del lavoro è giusto sedersi a tavolino e parlarne. A Dagnoni ho detto che, a prescindere dalle mie dimissioni da cittì, sono disponibile per altri ruoli in Federazione. Non mi tiro indietro, se ci sono le condizioni parliamone. E nel frattempo vorrei essere libero di muovermi. Sto ricostruendo un gruppo di lavoro privato per quanto riguarda la preparazione, non solo BMX ma anche pista e qualcosa di ciclismo. Sto facendo diversi meeting per consulenze sportive anche all’estero. Vedo un futuro di grande lavoro, come piace a me nel mondo dello sport o nel mondo corporate. Ho parlato per consulenze con persone che hanno aziende di tutt’altro settore, ma per scaramanzia altro non dico. Ma la BMX sarà sempre parte di me.
Con l’inizio del nuovo anno, i roster delle squadre sono ormai definitivi e gli atleti che mostrano le nuove divise sui social stanno accendendo ulteriormente l’interesse. E’ quindi già un primo momento della stagione per tracciare un bilancio: quello del ciclomercato.
Per comprendere meglio gli equilibri attuali e futuri del panorama ciclistico, abbiamo chiesto un parere all’ex campione del mondo Alessandro Ballan. L’iridato di Varese 2008 ha passato al setaccio le operazioni di mercato delle principali squadre, evidenziando rinforzi strategici, partenze illustri e l’impatto generale di queste mosse (tutte le foto dell’articolo provengono dai rispettivi team).
Simon Yates è passato alla concorrenza, rispetto al fratello Adam, che corre invece per la UAE EmiratesSimon Yates è passato alla concorrenza, rispetto al fratello Adam, che corre invece per la UAE Emirates
Alessandro, partiamo dalle squadre grandi. Senza dubbio la UAE Emirates aveva poco da rinforzarsi, eppure in qualche modo c’è riuscita. Ha preso Torres, che era già suo, e Narvaez dalla Ineos-Grenadiers…
Sì, però ha perso Hirschi(nella foto di apertura, ndr). Lo svizzera era una bella pedina, importante. Hirschi è uno di quei corridori che non hanno ancora potuto fare una stagione a pieno regime, complici i problemi fisici e la presenza ingombrante di Pogacar. Da un lato la UAE si rinforza con giovani molto interessanti, ma dall’altro perde un corridore pronto e di grande valore. Hirschi per me è stato uno dei movimenti più importanti del ciclomercato, anche perché il Tudor Pro Cycling Team, con lui e Julian Alaphilippe, si è notevolmente rinforzato.
La Tudor, quindi, si sta strutturando per un ruolo da protagonista?
Esatto, sta crescendo bene. Sono sempre più pronti per fare un grande salto.
Parlando di Hirschi, per esempio, Piva sosteneva che, per la Sanremo, a Pogacar servirebbe una seconda punta vera, un capitano alternativo che potrebbe vincerla. Forse Hirschi rappresentava proprio quel profilo…
Può starci, anche se avere due galli nello stesso pollaio non è mai facile. Poi è anche vero che in UAE Emirates sono tutti galli! Ma con Pogacar è così, lui la fa da padrone e può creare gerarchie.
Passiamo alla Visma-Lease a Bike. La squadra ha puntato molto sulla costanza dei suoi uomini e hanno aggiunto Simon Yates. Basterà per ridurre il gap con la UAE?
Diciamo che l’anno scorso, il 2024, è stato un po’ di transizione per loro, soprattutto dopo aver perso Roglic, una pedina fondamentale per i grandi Giri. Con Simon Yates, la Visma si rinforza, ma non torna ai livelli di due anni fa. Al netto della Vuelta 2018, Yates non ha mai brillato sulle tre settimane negli ultimi anni, quindi lo vedo più come uomo per le corse a tappe di una settimana e gregario di lusso per Vingegaard nei grandi Giri.
Tratnik dalla Visma alla Red Bull: un colpo poco pubblicizzato ma di grande sostanza in favore di RoglicTratnik dalla Visma alla Red Bull: un colpo poco pubblicizzato ma di grande sostanza in favore di Roglic
Quindi tra UAE e Visma chi è stata più brava in questa sessione di ciclomercato?
Direi pari. La UAE ha preso giovani interessanti ma ha perso Hirschi, mentre la Visma ha aggiunto Yates. Sono operazioni che si compensano.
Tra le big, la Red Bull-Bora ha cambiato parecchio. Come valuti questa trasformazione?
La Red Bull-Bora si è spostata da una struttura incentrata quasi del tutto sui grandi Giri verso un approccio che guarda anche alle classiche con Moscon, Van Gils, Pithie, Lazkano…. Resta comunque una squadra formidabile, una delle top cinque. Giulio Pellizzari è un acquisto interessante per completare la squadra intorno a Roglic, che tra l’altro si è ripreso il suo amico e ottimo corridore Tratnik. Sarà importante vedere come si muoveranno nei programmi stagionali, specialmente se come hanno detto cercheranno di adattarsi ai piani della UAE e di Pogacar (cercare anche corse che non farà Tadej, ndr).
E le altre squadre?
Non ho visto passaggi così importanti da cambiare gli equilibri a dire il vero. Molti scambi, tanti giovani, ma la base per me resta quella.
Sembrava impossibile che Lutsenko lasciasse l’Astana. Sarà curioso vederlo lontanodalla sua “comfort zone” che era appunto il vecchio teamSembrava impossibile che Lutsenko lasciasse l’Astana. Sarà curioso vederlo lontano dalla sua “comfort zone” che era appunto il vecchio team
Passando alle professional, almeno le più grandi, alcune squadre stanno crescendo in modo significativo. Tu stesso hai parlato della Tudor. La Q36.5 ha ingaggiato Pidcock. La Israel si è mossa bene…
Israel-Premier Tech ha costruito una squadra solida con un livello medio molto alto, anche se manca un campione assoluto. Hanno preso Lutsenko, Hirt e si sono ritrovati molti giovani dal devo team: uno su tutti Blackmore, vincitore del Tour de l’Avenir. In più hanno Gee, Fuglsang, Woods, Strong… Queste mosse riducono il gap con le WorldTour. E poi possono gestire il loro calendario. A tal proposito mi chiedo se convenga essere nel WorldTour.
E qual è la risposta?
Oggi, molte squadre trovano più vantaggi nello status di professional. Possono scegliere le gare e risparmiare risorse, pur avendo ottimi corridori. Per esempio, squadre come Cofidis devono affrontare costi elevati per rispettare gli obblighi del WorldTour, mentre una professional può gestire tutto con maggiore flessibilità. Ha meno vincoli, anche sul numero dei corridori. Io ricordo il primo anno alla Bmc. Con Evans, me, Hincapie, Van Avermaet, Kristoff: avevamo la certezza di fare le grandi classiche e i grandi Giri, ma al tempo stesso più libertà. Quel team funzionò molto bene quell’anno (era il 2010, ndr). Loro sono state le più attive sul mercato.
Con 21,9 anni di età media, la VF Group-Bardiani è la squadra più giovane tra WT e professionalCon 21,9 anni di età media, la VF Group-Bardiani è la squadra più giovane tra WT e professional
Chi è in ballo tra WT e professional è l’Astana-Qazaqstan che infatti ha operato una vera e propria rivoluzione: 14 corridori via e 14 corridori arrivati. Come valuti la loro situazione?
Hanno cambiato molto, ma vengono da una stagione deludente. L’ingresso dello sponsor cinese potrebbe portare stabilità, ma hanno perso pedine importanti come Lutsenko e Cavendish. Senza la vittoria di Cav al Tour quest’anno avrebbero fatto davvero pochissimo. Sono corridori buoni, anche Ulissi ti dà garanzia di un certo numero di punti e alcuni tipi di vittorie, ma l’unico su cui puntare davvero, l’unico che potrebbe spostare gli equilibri è Bettiol… sperando che abbia un anno di grazia.
Chiudiamo con le tre italiane: VF Group-Bardiani, Polti-VisitMalta e Vini Fantini, per loro un mercato davvero più piccolo. Ce la faranno?
Reverberi punta sui giovani e ormai cerca di costruirseli in casa, come il Giulio Pellizzari che abbiamo visto all’ultimo Giro d’Italia per esempio, cerca talenti da lanciare. Anche Polti e Vini Fantini faticano a causa di budget ridotti. In generale, quello delle italiane è un mercato che si appoggia sui giovani, o qualche corridore di esperienza, ma non possono fare molto altro.
Lo vediamo…
Il vero problema in Italia è la crisi delle categorie giovanili. La chiusura di squadre storiche dilettantistiche come la Zalf dovrebbe far riflettere. Servirebbe un altro sistema anche fiscale. E forse si avrebbe anche una WorldTour: magari una squadra italiana di prima fascia su 30 corridori ne avrebbe 15 italiani. Quindici corridori italiani di spessore.
Dal 1° agosto è scattato ufficialmente il mercato, ma molti scambi erano già noti. Su molti fronti si lavora sottobanco. Facciamo il punto della situazione sin qui
Era stata molto chiara, Giorgia Bronzini, nel tracciare il profilo di Carlotta Cipressi come nuovo acquisto per la Human Powered Health. Per la forlivese significa approdare al circuito maggiore per una strada diversa da quella preventivata, dopo due anni al devo team della Uae. Un cambiamento di rotta che non l’ha particolarmente scossa, anzi. Troppo l’entusiasmo per il salto di categoria che per molti versi chiude un 2024 con poche luci e molte ombre.
La romagnola (prima a sinistra) durante il primo ritiro con la nuova squadra (foto Instagram)La romagnola (prima a sinistra) durante il primo ritiro con la nuova squadra (foto Instagram)
«Ho pagato dazio all’inverno, a una preparazione stoppata per problemi fisici. Ho iniziato a gennaio molto lentamente affrontando settimane che sono state davvero dure. La prima corsa è arrivata solamente a fine aprile. Alla fine ho messo insieme 24 giorni di gare, davvero troppo pochi e mai affrontati con la piena consapevolezza di me, delle mie forze. La prima corsa ero esausta, con pochi chilometri nelle gambe. Ho anche cambiato in corsa calendario di gare, cosa mai semplice».
Quindi dai un giudizio negativo alla tua stagione…
Non del tutto perché alla mia età i risultati non sono tutto. E’ stato anzi un anno molto utile, sono cresciuta sia dal punto di vista personale che come valori numerici, come prestazioni nella seconda parte dell’anno. Devo dire grazie al team, nel primo anno è stato un vero apprendistato, nel secondo però ho avuto occasioni per correre contro squadre del WorldTour e questo mi ha permesso di crescere.
La forlivese ha buone prestazioni anche contro il tempo. Il team punta su di lei per le brevi corse a tappaLa forlivese ha buone prestazioni anche contro il tempo. Il team punta su di lei per le brevi corse a tappa
Ora di quel WorldTour ne fai parte integrante…
Sì e per certi versi cambia tutto. Può sembrare strano dirlo venendo da un devo team ma è così. Ho già avuto modo di tastare il terreno nella nuova realtà, è come avere una grande azienda alle tue spalle, che fa di tutto per farti rendere al meglio. Entri in un’ottica diversa, vedi tante persone che lavorano per lo stesso obiettivo. E’ uno step di crescita ulteriore, molto importante.
Quanto ha influito nella scelta di cambiare direzione il fatto che alla Human trovi la Bronzini?
Direi che è stato fondamentale. Ci conosciamo da tempo, è una persona preziosa, ha tanta esperienza in bici e fuori perché ha vissuto appieno questo ambiente. La prima cosa che mi ha detto è stata di mettermi subito a lavorare perché vuole vedermi all’opera già nelle prove spagnole d’inizio anno e per me è stato un grandissimo stimolo proprio considerando com’è andata la stagione scorsa. Io ho dato, a lei come a tutto il team, la mia piena disponibilità per lavorare per la squadra.
Ben dotata in salita, la Cipressi ha chiuso due anni all’Uae Development Team utili per apprendereBen dotata in salita, la Cipressi ha chiuso due anni all’Uae Development Team utili per apprendere
D’altronde guardando il roster sei la più giovane…
Sì, già nel primo ritiro ero un po’ la “piccoletta” del gruppo. Avevamo già avuto un primo incontro a Boston dove abbiamo conosciuto i vertici del team, abbiamo avuto una prima infarinatura di quel che ci attende. Per me non è proprio una novità, anche alla Uae ero vista come la più piccola, ma io non voglio che questo diventi un cliché, voglio essere vista e giudicata per quel che faccio in gara a prescindere dall’età.
Per te è comunque un cambiamento, stando al devo team della Uae era presumibile che avresti continuato la tua strada lì. Ci sei rimasta male?
Non voglio guardare al passato. Mi porto via il meglio di questo biennio, sfortunato per certi versi soprattutto nella seconda stagione. Ora voglio concentrarmi sulla nuova avventura, il primo anno sarà fondamentale per scoprirci, voglio far capire al team che atleta ha davanti, per questo mi sono gettata sul lavoro con grande entusiasmo, pianificando subito ogni cosa.
Pur in una stagione difficile, la romagnola ha corso gli europei, sia a cronometro che su stradaPur in una stagione difficile, la romagnola ha corso gli europei, sia a cronometro che su strada
Sei un po’ spaventata dall’approccio con il grande mondo?
Gasata più che spaventata. Il mio obiettivo, non lo nascondo, è guadagnarmi la selezione per un grande giro e andare lì non per partecipare e basta, ma essere nelle condizioni di essere utile alla squadra e, perché no, tirar fuori anche soddisfazioni personali. Per farlo però dovrò essere al massimo della forma e questa prospettiva mi carica tantissimo. Sono animata da grande fiducia.
E’ pur vero però che finora il tuo curriculum latita a livello di vittorie ad alto livello. E’ arrivato il momento di segnare questa casella?
Io lo spero, d’altronde la vittoria è quella che tutti cercano. Tutte vogliamo il massimo risultato, ma io sono convinta che le cose arrivano quando sono mature. Un successo è come un puzzle nel quale tutte le tessere sono andate al loro posto, io sto lavorando per completarlo e sono convinta che ci riuscirò quanto prima.
Cipressi si era messa in bella evidenza alla prima tappa della Vuelta AndaluciaCipressi si era messa in bella evidenza alla prima tappa della Vuelta Andalucia
Guardiamo però un attimo indietro, c’è una gara che salveresti dall’ultima stagione?
Direi la prima tappa della Vuelta Andalucia, era durissima, tutta salita con arrivo ad Alcalà del Valle. Quel giorno ho chiuso al 10° posto, ma se guardate l’ordine di arrivo, dietro mi sono rimaste fior di campionesse. Era la mia quarta corsa stagionale e mi ero rinfrancata, considerando ad esempio che avevo corso su una bici che avevo testato solo per un’ora, ma io sono una che va molto a sensazione. Pedalando trovo subito il feeling giusto, spero sia così anche quest’anno.
Il primo anno di Davide Formolo al Team Movistar era partito con tante speranze, arrivate inizialmente con le vittorie di fine 2023 e poi rinforzate dai risultati raccolti nei primi mesi del 2024. Il corridore veneto era tornato alla vittoria, quando ancora indossava la maglia del UAE Team Emirates. Nelle uscite in maglia Movistar dello scorso febbraio, Davide sembrava voler riannodare il filo e continuare sulla falsariga dell’anno precedente. Invece, dopo aver raccolto dei buoni piazzamenti prima all’AlUla Tour e poi alla Strade Bianche, qualcosa si è inceppato.
Formolo aveva iniziato il 2024 con la solita fame agonisticaFormolo aveva iniziato il 2024 con la solita fame agonistica
Mancanza di equilibrio
Ora con alle spalle il suo secondo inverno dai sapori spagnoli è alle prese con i ritocchi della preparazione (in apertura con la nuova divisa per il 2025). Prima però c’è stato il tempo per andare a festeggiare l’inizio del nuovo anno nel suo Veneto, insieme ad amici e parenti.
«Inizio il 2025 – racconta dalla macchina – con la voglia di fare che mi ha sempre contraddistinto, vedremo poi dove atterreremo. Il primo anno con la Movistar era partito bene, poi per diverse motivazioni non sono riuscito a recuperare nel migliore dei modi e tra la primavera e l’estate ho sofferto un po’. Nei mesi tra aprile e agosto cercavo di risollevarmi tra una gara e l’altra, invece ho scavato una fossa dalla quale sono uscito solamente a fine stagione. Mi sentivo stanco e non trovavo il modo di recuperare tra una corsa e l’altra. Al posto che migliorare e veder crescere la condizione peggioravo e basta».
Uno dei migliori risultati di stagione è arrivato alla Strade Bianche: settimoUno dei migliori risultati di stagione è arrivato alla Strade Bianche: settimo
Come ne sei uscito?
Al termine del Tour de France mi sono fermato un attimo e ho recuperato ben bene. Infatti poi negli ultimi mesi di gara sono tornato a sentirmi me stesso. I mesi centrali però sono stati abbastanza tosti da vivere.
Eppure eri arrivato alla Movistar dopo un ottimo finale di 2023 e anche l’inizio del 2024 faceva ben sperare.
Anche io pensavo di poter continuare sullo stesso filone, sarebbe stato bellissimo. Anzi, per un certo senso le prime gare con la Movistar mi hanno un po’ ingannato.
In che senso?
Solitamente sono uno che quando cambia squadra ci mette del tempo a ingranare. Sapevo che l’inizio dello scorso anno sarebbe potuto essere tosto, invece sono partito bene. Ogni volta che si cambia squadra comunque si va incontro a un periodo di adattamento, almeno per me è così. Vero che si va sempre in bici, ma cambiano tante cose: l’organizzazione dei viaggi, come si corre, l’approccio alle gare…
Le fatiche della primavera si sono fatte sentire e dopo il Tour de France è arrivato un periodo di riposoLe fatiche della primavera si sono fatte sentire e dopo il Tour de France è arrivato un periodo di riposo
Che hai trovato di diverso in Movistar rispetto alla UAE Emirates?
Per certi versi sono abbastanza simili, anche se con la Movistar ho maggiore libertà. Cosa alla quale non ero totalmente abituato. Ho capito che un carattere come il mio deve essere guidato bene. In UAE nulla era lasciato al caso, mentre qui il corridore è più libero. Tante piccole cose interne al team che però vanno capite e si deve imparare a gestire. D’altronde in questo sport non si smette mai di imparare.
Cosa intendi quando dici che un carattere come il tuo deve essere guidato?
Sono una persona molto emotiva, è un lato che ho sia in bici che nella vita di tutti i giorni. Nell’attività sportiva però questa mia indole deve essere un po’ frenata, al fine di rendere meglio. Magari a livello personale soffro un pochino di più, ma la resa in corsa è maggiore. Averlo capito è un bel passo in avanti.
Nel 2025 Formolo vuole vivere tutto con maggiore serenità, questo vuol dire anche dare il giusto spazio alla famigliaNel 2025 Formolo vuole vivere tutto con maggiore serenità, questo vuol dire anche dare il giusto spazio alla famiglia
Spiegaci meglio…
Quando le cose vanno male tendo a frustrami e a cercare di uscire sbattendo la testa. Invece a volte serve fermarsi e prendere fiato. Come nel periodo tra la primavera e l’estate. Alla fine lo stop a fine luglio mi è servito per riordinare le idee e trovare nuovamente un equilibrio. Avrei potuto farlo prima, ma si impara dai propri errori, a qualsiasi età.
In vista del 2025 cambierai qualcosa?
Punterò più sulla prima parte di stagione, che culminerà con il Giro d’Italia. Dei tre Grandi Giri è quello dove mi sento sempre meglio, per un discorso di clima. Sono un corridore che soffre molto il caldo, quindi insieme al team abbiamo deciso di lavorare bene sulla primavera. In estate mi fermerò per recuperare al meglio e poi farò il finale di stagione.
La seconda stagione in maglia Movistar, per il veneto, inizierà con le corse in Spagna (foto Instagram)La seconda stagione in maglia Movistar, per il veneto, inizierà con le corse in Spagna (foto Instagram)
Il calendario, quindi, lo conosci già?
Partirò in Spagna con il Gran Premio Castellon e poi la Clasica de la Comunitat Valenciana. Dopo queste due gare mi sposterò a Maiorca per correre altri due giorni. Da lì Strade Bianche e Tirreno-Adriatico. Voglio arrivare in forma alle gare in Francia di febbraio. Quest’anno vorrei testarmi maggiormente sulle corse di un giorno, sono appuntamenti importanti per la squadra perché danno tanti punti.
Insomma, l’obiettivo di questa stagione è fare i giusti passi?
Esatto. Non voglio esasperare fisico e mente. Anche dal punto di vista del peso sento di voler trovare il giusto equilibrio tra performance e ciò che serve per stare bene.
Pogacar vola sul Cippo di Carpegna e santifica la vittoria nella Tirreno. Un modo di correre all'antica che distrugge ogni tatticismo. E ora la Sanremo?
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
TORINO – «Mi raccomando, teniamoci in contatto». Prendendo in prestito il suo saluto elegante e gentile, gli amici del pedale hanno voluto dire così ciao a Gianni Savio ieri mattina alla Chiesa Gran Madre di Torino, luogo che peraltro ha salutato tanti arrivi celebri del Giro d’Italia negli ultimi anni.
Uomo e diesse d’altri tempi, che ha conquistato tutti con la sua classe e la sua disponibilità, Gianni ha radunato una squadra di oltre duecento persone tra ex corridori, diesse, meccanici, dirigenti, giornalisti e appassionati di ciclismo in occasione del suo funerale, celebrato nello stesso giorno in cui ricorreva anche la morte del Campionissimo Fausto Coppi. Tra i tanti presenti alla cerimonia anche Giovanni Ellena, Wladimir Belli, il presidente federale Cordiano Dagnoni e Franco Balmamion.
Duecento fra ex corridori, tecnici e appassionati di ciclismo hanno voluto essere vicini alla famiglia SavioIl funerale di Gianni Savio si è tenuto nella Gran Madre di Torino, davanti cui negli ultimi anni ha fatto tappa il GiroDuecento fra ex corridori, tecnici e appassionati di ciclismo hanno voluto essere vicini alla famiglia SavioIl funerale di Gianni Savio si è tenuto nella Gran Madre di Torino, davanti cui negli ultimi anni ha fatto tappa il Giro
Il tributo di Tafi
C’era anche il re delle classiche Andrea Tafi, che con noi ha voluto ricordarlo così: «Il primo pensiero che mi viene in mente è che ha creduto subito in me. Il mio primo contratto da professionista ho avuto il piacere e l’onore di poterlo firmare insieme a lui, nonostante in tanti mi chiedessero perché volessi andare in una piccola squadra come la sua. Ha creduto fortemente in quello che avevo fatto da dilettante, mi ha dato questa grande opportunità e senza di lui non sarei qui a dire che ho vinto la Roubaix o il Fiandre. Questo gliel’ho ripetuto tante volte e, nonostante ci siano stati alti e bassi, sono stati anni bellissimi con Gianni. Ricordo ancora anche quando ha preso Leonardo Sierra, era uno scopritore di grandi talenti e ha dato le opportunità a chi aveva talento i mezzi per poterlo esprimerlo e non è cosa da poco».
Il campione toscano aggiunge ancora: «Come hanno detto in tanti in questa giornata, la cosa che è mi è piaciuta molto in lui è che non è mai cambiato di una virgola, sempre uguale nei suoi modi cortesi e con un solo ideale: l’amore per il nostro sport. Ci lascia una grande persona, un petalo di questo fiore meraviglioso che è il ciclismo».
Tafi ha ringraziato Savio per aver creduto in lui da giovane e avergli permesso di avere la sua grande carrieraTafi ha ringraziato Savio per aver creduto in lui da giovane e avergli permesso di avere la sua grande carriera
Lo scopritore di talenti
Più di tre lustri, Savio li ha vissuti quotidianamente con Giovanni Ellena, ora al Team Polti-VisitMalta: «Abbiamo condiviso 17 anni di lavoro, ma è difficile fermarsi soltanto a una caratteristica di Gianni. Mi ricordo i nostri “scontri lavorativi”, in senso buono. Entrambi avevamo la testa dura e magari per arrivare a una conclusione ci passava del tempo. Però, da lui ho imparato molto e una caratteristica che ho cercato di fare mia è di non infierire nel momento degli errori, perché tutti ne commettiamo. L’ho visto trovarsi davanti a situazioni complicate, ma lui non ha mai inferito con la persona che aveva commesso qualunque tipo di errore. Anzi, si è sempre comportato in maniera elegante e signorile».
Tanti talenti internazionali, ma anche tanti giovani del nostro Paese lanciati nel mondo del pedale. «Tutti parlano di Bernal o Sosa, ma Gianni ha creduto in italiani che all’inizio nessuno voleva come Vendrame e Ballerini – prosegue Ellena – e che ora tutti vediamo quanto valgono. Loro due, come tanti altri hanno fatto tanta fatica a passare professionisti e probabilmente non ci sarebbero riusciti se non avessero incrociato Gianni Savio sulla loro strada».
Ellena ha ricordato Vendrame e Ballerini, qui con Savio alla Tirreno del 2017, come alcuni dei talenti migliori scoperti da GianniEllena ha ricordato Vendrame e Ballerini, qui con Savio alla Tirreno del 2017, come alcuni dei talenti migliori scoperti da Gianni
Un terzino alla Maldini
L’ex pro’ torinese Umberto Marengo, suo corridore per una stagione con la Drone Hopper-Androni, lo ricorda con affetto: «Con lui ho vissuto un’annata difficile nel 2022, anche a causa del Covid, ma non mi ha mai fatto mancare il suo appoggio. Ogni volta, ci infondeva tutta la sua grinta e ci dava tante motivazioni. La sua eleganza era il tratto distintivo e ha sempre creduto nei giovani».
C’è poi chi rimembra persino i suoi trascorsi sul rettangolo verde del pallone da ragazzo, prima di salire con classe sull’ammiraglia e non scendere più e lanciarsi alla scoperta di talenti. «Tra il 1975 e il 1976 abbiamo giocato insieme nel Vallorco, in Prima Categoria. Era un terzino fluidificante, alla Maldini, mentre io ero ala sulla stessa fascia, a destra. Era molto generoso e ben dotato tecnicamente. Ricordo che già allora era appassionato di bici e spesso ne parlavamo in spogliatoio, lui sempre con la sua eleganza e la “r” arrotata», racconta un ex compagno di calcio, Michele D’Errico.
Sullo sfondo, mentre Gianni se ne va, la sua amata Torino in una grigia giornata d’invernoSullo sfondo, mentre Gianni se ne va, la sua amata Torino in una grigia giornata d’inverno
L’uomo dei sogni
Sport e famiglia, i due capisaldi di Gianni. L’amata “Pablita”, con cui ha festeggiato le nozze d’oro la scorsa estate, ha affidato il suo messaggio nella lettura di un amico per ringraziare dell’ondata d’affetto ricevuta in questi giorni tra visite, telefonate e messaggi ricevuti da lei e dalle figlie Annalisa e Nicoletta. A raccontare le gesta del nonno al piccolo nipote Edoardo Felline ci penserà papà Fabio, ritiratosi ufficialmente due domeniche fa e anch’egli grato nel suo percorso, ciclistico e umano, al compianto suocero.
«Ci mancherai, grande Gianni. Di te mancheranno la gentilezza, la disponibilità, il tuo sorriso e l’attenzione che ponevi ai rapporti umani», le parole in chiesa di Vladimir Chiuminatto, diesse del Madonna di Campagna . «Il ciclismo è stata la tua seconda casa, in cui ti sei mosso sempre in maniera elegante. Ci mancherà vederti camminare con passo spedito nei pressi del traguardo poco prima dell’arrivo dei tuoi ragazzi. Grazie alla tua determinazione e alla tua competenza, hai contribuito a far avverare i loro sogni. Mancherai a tutte quelle persone con cui hai collaborato in questi anni e per cui sei stato un condottiero carismatico, così come ai tuoi tifosi. Non solo quelli italiani, ma a quelli di tutto il mondo, in particolare a quelli sudamericani, a cui hai regalato grandi imprese».
Noi appassionati siamo certi che il suo sorriso disponibile ci accompagnerà sempre: d’altronde, Gianni si è semplicemente avvicinato in anticipo al traguardo.
Cadel Evans tornerà a Montalcino nel giorno della tappa. Ricorderà con gli amici di Bmc quel giorno al Giro del 2010, quando il fango inghiottì il gruppo
Quando lo raggiungiamo, Gabriele Balducci è nel ritiro di Mastromarco assieme a Carlo Franceschi, mettendo giù i programmi della squadra juniores da cui si riparte per il 2025. L’idea è venuta a Nibali, che da questa sponda toscana spiccò il volo per la carriera che tutti conosciamo. Ce lo raccontò proprio Franceschi, incontrato alla vigilia della partenza del Tour de France. Ci disse che nel pomeriggio sarebbe andato a Firenze dal suo pupillo per definire il nuovo assetto della squadra. Da allora le cose sono state laboriose e la definizione del progetto è andata più avanti di quanto sarebbe servito.
Perciò il primo anno della Mastromarco Fans Club Nibali, questo il suo nome, partirà in sordina e sarà un ritorno alle origini. La società toscana nacque negli juniores e fece il salto fra gli under 23 proprio per accompagnare la crescita di Vincenzo, lanciando poi una quantità rara di corridori. Da Caruso a Capecchi, passando per Richie Porte, Bettiol, Conti e per ultimo Crescioli. Con questo passaggio, la chiusura della Zalf Fior, quel che è accaduto alla Hopplà e il passaggio del Ct Friuli a devo team Bahrain, scompare in pochi mesi la quarta squadra storica degli U23 italiani. Continuiamo a dirci che è normale e andiamo avanti.
Franceschi ha accolto Nibali a casa sua quando arrivò dalla Sicilia e lo ha seguito per tutta la carriera. Qui nel 2019Franceschi ha accolto Nibali a casa sua quando arrivò dalla Sicilia e lo ha seguito per tutta la carriera. Qui nel 2019
Le misure da prendere
Balducci (nella foto di apertura) parla frenato, sostanzialmente perché la nuova categoria lo ha messo davanti a situazioni e domande per cui sta cercando di trovare risposte. A 49 anni e dopo venti stagioni negli under 23, l’ex professionista pisano si è accorto che nelle ultime tre-quattro stagioni la categoria juniores ha fatto un notevole salto in avanti e occorre crearsi nuovi riferimenti per affrontarla nel modo migliore.
«Quando si cominciava la stagione con gli under 23 – ragiona – avevo 4-5 ragazzi con cui lavoravo da 2-3 anni. Parlavi di routine, programmi e allenamenti e loro ti venivano dietro. Ascoltavano. I ragazzini con cui ripartiamo sono digiuni di tutto, vengono dagli allievi dove fino a pochi mesi fa erano seguiti da pensionati molto volenterosi, come è giusto che sia a 16 anni. Eppure c’è chi vorrebbe farli diventare subito professionisti…».
La nuova Mastromarco si è radunata per la prima volta dal 27 al 29 dicembreLa nuova Mastromarco si è radunata per la prima volta dal 27 al 29 dicembre
Il discorso è capire che tipo di attività vorrete proporgli…
La nostra è una piccola squadra, abbiamo otto corridori: metà di primo e metà di secondo anno. Uno è Danilo Bartoli, figlio di Mauro e nipote di Michele. Così l’altro giorno mi sono sentito con il preparatore di un’altra squadra, gli ho chiesto in che modo li gestiscano, avendo due ore di luce ogni giorno dopo la scuola. E mi ha detto che dopo aver pedalato fuori, li fa salire sui rulli per fare le ultime due ore di lavoro in casa. E io fra me e me ho pensato che fra lo studio e la bici, a questi ragazzi cosa resta per sé?
Un mondo nuovo cui prendere le misure?
Dopo una ventina d’anni di under 23, abbiamo visto subito il cambiamento degli juniores. Come direttore sportivo sono affiancato da persone che mi danno una mano, ma continuo a chiedermi come dobbiamo trattarli: da corridori o da ragazzini? Dobbiamo stare attenti con gli allenamenti, con i programmi e i volumi di lavoro, anche più che nella categoria U23. Ho visto juniores che fanno 5 ore di allenamento. E’ vero che la moda è andata oltre, ma avendo lavorato anche con le categorie superiori, dico che ripartire dagli juniores è stata una buona scelta.
Perché questo cambio di direzione?
Vedendo come è cambiata la categoria under 23, abbiamo fatto un briefing fra di noi e ci siamo resi conto di non essere all’altezza di tenere il passo delle squadre che stanno nascendo attorno alle WorldTour. Alla fine il nostro obiettivo e la nostra soddisfazione era avere tutto sotto controllo, invece la situazione era tale per cui tutto ti sfuggiva di mano. Allora Vincenzo è venuto qui a Mastromarco e ha proposto la rivoluzione. Era chiaro che non avessimo le forze, l’organizzazione, forse anche il materiale e gli sponsor per fare una squadra U23 al livello delle più grandi.
Il bozzetto della maglia del Mastromarco Nibali Fan Club. Vincit è un marchio che appartiene a NibaliIl bozzetto della maglia del Mastromarco Nibali Fan Club. Vincit è un marchio che appartiene a Nibali
Quindi lo scopo è formare dei ragazzi che poi andranno a finire nei devo team o nelle continental?
L’intento è di ripartire con un profilo abbastanza basso, perché comunque abbiamo dei corridori alle prime armi, e piano piano costruire qualcosa. Buttare le basi per tornare al livello della Mastromarco e formare qualche atleta di valore sperando di vederlo sbocciare. Perché la nostra soddisfazione è sempre stata questa.
Il fatto di avere corridori alle prime armi dipende dal fatto che vi siete mossi tardi?
Ma tanto tardi! Ci aveva contattato anche un corridore che poi è andato con Bortolami, ma quando una squadra passa dall’under 23 agli juniores, un po’ paga anche lo scotto della novità. Questo non significa che non siamo all’altezza, anzi. A livello di organizzazione siamo rimasti come gli under 23. Abbiamo un preparatore che mi dà una mano, ma mi sto rendendo conto che non cambia poi molto. Mi sono documentato e noto che anche negli juniores si fanno dei volumi di lavoro veramente alti.
L’obiettivo è provare a fare risultato con i più grandi oppure partono tutti la pari?
Partiamo tutti con l’intento di assaporare la categoria. Non faremo un gruppetto che parte più forte e uno che parte piano, il mio obiettivo è portarli senza esagerare alla fine della scuola e poi sfruttare l’estate per fare una bella attività. Ho dato loro i programmi di lavoro fino al 6 gennaio per sfruttare le vacanze di Natale e poi magari faremo un altro ritiro a Pasqua, sempre approfittando della pausa scolastica. Non si può pensare di andare tanto forte all’inizio di stagione, perché ci sono in giro squadre che vengono da ritiri collegiali e si allenano a livelli molto alti e fanno già cinque ore e mezza.
E’ stato nuovamente Bettiol il tramite fra Cannondale e la MastromarcoE’ stato nuovamente Bettiol il tramite fra Cannondale e la Mastromarco
Anche fra gli juniores ci sono degli squadroni con cui fare i conti…
E la differenza è enorme, veramente. A me piace seguirli ogni giorno in allenamento. Li vedo motivati, qualcuno un po’ più appassionato, qualcuno un po’ meno. Abbiamo fatto un miniraduno fra Natale e Capodanno e mi sono fatto la prima idea. Abbiamo parlato. C’è un ragazzino che ha cominciato a correre l’anno scorso e ha dei test buoni. Però l’ho visto all’opera e dovrà capire che oltre ad andare forte in salita servirà anche un po’ di tecnica per fare le discese e per stare in gruppo.
Con che bici correrete?
Ancora Cannondale. Anche se Alberto (Bettiol, ndr) è andato all’Astana, grazie a lui e alle sue conoscenze, siamo riusciti a riprenderle. Sono bici bellissime, tutte Super Six Evo montate Ultegra. Alberto rimane un amico di Mastromarco. Si sa, Vincenzo vuole una cosa sua, ma Alberto è attaccato a me e di conseguenza è con noi, anche se ovviamente sulle maglie non c’è il suo nome.
La cosa più divertente di tutto questo è che riprenderà la rivalità con Scinto e Mastromarco?
Luca a differenza nostra ha una bella squadrettina, è già dentro da qualche anno ed è più avanti. Io questa rivalità non l’ho vissuta, perché quando sono arrivato a Mastromarco, Visconti e Nibali erano già passati, ma Luca è preso parecchio…
Danilo Bartoli è il figlio di Mauro, alla sua destra, e nipote di Michele: è junior di 2° annoCesare Picchianti, anche lui di secondo anno, ha vinto due corse nel 2024 (foto Manzi)Danilo Bartoli è il figlio di Mauro, alla sua destra, e nipote di Michele: è junior di 2° annoCesare Picchianti, anche lui di secondo anno, ha vinto due corse nel 2024 (foto Manzi)
L’obiettivo per i prossimi anni è crescere?
Quest’anno abbiamo perso uno sponsor storico come Chianti Sensi. Grazie a Vincenzo riusciamo a partire, ma il nostro obiettivo sarebbe ritrovare assieme a lui un appassionato che si impegni nuovamente e ci permetta di crescere. Vediamo cosa viene fuori, perché credo che anche a livello generale intorno a questa categoria cambierà qualcosa e dovremo farci trovare pronti.
Si comincia a marzo con la prima gara in Toscana?
E’ già arrivato il bollettino, sarà una gara nazionale, subito con il San Baronto (sorride, ndr). Vedremo come andrà, perché a marzo avranno già ripreso la scuola da tre mesi e fanno licei e scuole impegnative. Non voglio che sacrifichino gli studi per correre, anche se la differenza fra uno che va a scuola e uno che non ci va è grandissima. Gli spiegherò una cosa che sappiamo benissimo da anni. Ne abbiamo visti tanti, che da juniores sembrano chissà cosa e poi smettono e si ritrovano senza un titolo di studio e senza lavoro. Questo è un discorso che devo fargli. Gli dirò che per ora comanda la scuola e solo a lezioni finite, avremo il tempo e la possibilità di fare qualcosa in più.
Come detto da Balducci, i corridori della Mastromarco Fans Club Nibali sono Danilo Bartoli, Cesare Picchianti, Marco Mati e Lorenzo Innocenti del secondo anno, Matteo Cialdini, Lorenzo Pucci, Filippo Postpischl, Luca Iavazzo del primo.
Come è cambiata la preparazione di Vincenzo Nibali dopo aver lasciato Slongo? Ne abbiamo parlato con Josu Larrazabal, nel giorno dell'intervento al polso
La fase invernale è determinante per preparare la stagione. Cambia qualcosa nel piano alimentare di un atleta durante i mesi più freddi? Lo abbiamo chiesto al biologo nutrizionista e divulgatore scientifico Iader Fabbri
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
FONDI – La performance, in ogni ambito della vita, non è mai il frutto di un solo elemento né tantomeno nel ciclismo. Allenamento, materiali, alimentazione, idratazione, tattica e team sono tutti fattori cruciali per raggiungere il massimo livello. Tuttavia, esiste un altro elemento che spesso viene trascurato, ma che può fare la differenza tra una buona prestazione e un risultato straordinario: la mente.
È qui che entra in gioco il metodo Brain Reset del dottor Ken West, un approccio rivoluzionario, che va oltre la psicologia, per liberare il potenziale umano attraverso il superamento dei blocchi mentali e il ripristino della consapevolezza razionale. Lo abbiamo incontrato durante un evento offroad e il suo metodo ci è parso davvero interessante, curioso e soprattutto valido.
West, laureatosi alla Oxford University, ha un curriculum gigantesco. Di base è un ottico, ma proprio con lo studio super approfondito della sua materia e tanta, tanta ricerca scientifica si è reso conto che dagli occhi non solo arriva la maggior parte delle informazioni per il cervello, ma che queste informazioni hanno delle strette relazioni con l’inconscio, la parte del cervello che non controlliamo.
L’incontro con il dottor West. Oggi lo scienziato collabora con l’Academy di Pirazzoli. Viaggia continuamente per il mondoL’incontro con il dottor West. Oggi lo scienziato collabora con l’Academy di Pirazzoli. Viaggia continuamente per il mondo
Performance, equilibrio complesso
Ma restiamo nel nostro mondo e in questo caso partiamo dalla performance. Nel ciclismo agonistico, la performance è un “pacchetto” che richiede l’equilibrio perfetto tra diverse componenti. L’allenamento fisico fornisce la base, i materiali tecnologici ottimizzano l’efficienza, l’alimentazione e l’idratazione garantiscono energia e resistenza. Ma quando tutte queste variabili sono al massimo, è spesso la mente a determinare il risultato finale. A dare quel qualcosa in più.
Elisabetta Borgia, mental coach di atleti professionisti, ci ha spiegato più volte come il controllo della mente possa trasformare una prestazione. Giovanni Ellena, direttore sportivo di lungo corso, ha evidenziato come l’aspetto mentale abbia un impatto decisivo, tanto da spingerlo a studiare sempre più a fondo questo ambito.
Quando ci convinciamo di non poter affrontare un ritmo o un percorso, il nostro corpo risponde di conseguenza, limitando il potenziale. La sfida sta nel trasformare quelle convinzioni limitanti in opportunità per superare i nostri limiti.
Un passaggio tecnico o giudicato da noi stessi pericoloso si può risolvere agendo sull’incoscioUn passaggio tecnico o giudicato da noi stessi pericoloso si può risolvere agendo sull’incoscio
Riprogrammare l’inconscio
Il dottor Ken West, con oltre 40 anni di esperienza nel campo della performance umana, ha individuato nell’inconscio il più grande ostacolo al miglioramento. L’inconscio, che controlla il 95 per cento delle nostre esperienze, è spesso influenzato da paure irrazionali e modelli di pensiero autodistruttivi che limitano la nostra capacità di agire. Il metodo Zero Reset, sviluppato dal dottor West, si basa sull’uso di strumenti ottici per eliminare questi blocchi e ripristinare la mente subconscia in uno stato di pensiero razionale. Proviamo a spiegare meglio…
Un aspetto centrale del metodo è l’utilizzo di immagini geometriche, che agiscono come chiavi per “sbloccare” il subconscio. Queste immagini aiutano a riconoscere e dissolvere paure profonde, come l’ansia da prestazione o il timore del fallimento. Il tutto, dura pochi minuti. Si tratta di vedere delle immagini particolari, appunto delle figure geometriche, su uno schermo. Non ha nulla a che fare sull’ipnosi, che agisce più sulla mente: qui l’occhio resta centrale.
Secondo il dottor West, affrontare queste emozioni attraverso un approccio strutturato è fondamentale per liberare il potenziale nascosto.
«Quando eliminiamo i blocchi – afferma West – troviamo una versione di noi stessi più libera e più capace. Più efficiente». Questo processo non è solo teorico, ma viene validato dai risultati ottenuti con atleti, artisti e imprenditori di successo in tutto il mondo. Pensate che West ha lavorato, e lavora, con atleti di oltre 40 discipline differenti. Atleti di vertice. Non ultimo un nuotatore italiano che veniva da un periodo di scarso rendimento e scarsa fiducia, ai recenti mondiali in vasca corta ha riportato ottime prestazioni. E in passato sempre West ha lavorato con ciclisti di vertice: Miguel Martinez, nella mtb che non lo ha mai nascosto, ma anche squadre che per anni hanno dominato il Tour de France tanto per capirci.
A volte basta pochissimo per superare i limiti della menteA volte basta pochissimo per superare i limiti della mente
Oltre i limiti
Una volta compreso il funzionamento del metodo Zero Reset, l’applicazione pratica è sorprendentemente semplice. Gli strumenti energetici e le tecniche proposte dal dottor West aiutano gli individui a riconoscere i propri blocchi mentali e a superarli. Ad esempio, molti ciclisti si trovano paralizzati davanti a percorsi particolarmente impegnativi. Noi abbiamo visto dal vivo tutto ciò in un ambito legato alla mtb: questi ostacoli erano per esempi single track tecnici e ripidi, o drop alti… e la paura, ancor prima che l’incapacità tecnica di affrontarli, come era successo a chi veniva dopo una caduta per esempio. O la stessa voglia di uscire in bici dopo un brutto incidente. Ebbene, dopo aver eseguito lo sblocco mentale, gli interessati riuscivano ad affrontare questi tracciati con una nuova leggerezza e sicurezza. O tornavano ad avere voglia di pedalare. Con la performance ovviamente non basta dire: «Da domani reggo le ruote di Pogacar» e ci si riesce.
Questo approccio non si limita al superamento di ostacoli fisici. Nella vita quotidiana, lo Zero Reset aiuta le persone a gestire lo stress, risolvere conflitti e prendere decisioni con maggiore lucidità. In ambito sportivo, il metodo può rappresentare la svolta per chi si sente bloccato da convinzioni limitanti, come la paura di non riuscire a mantenere un certo ritmo o la convinzione di non essere all’altezza delle aspettative. Non è così, ma senza dubbio cambia l’approccio verso questo gap, questo limite. E magari una cosa che prima pareva impossibile, diventa potenzialmente possibile. Insomma la mente, o meglio, l’inconscio non dice “no” a priori (anche se magari noi non pensiamo che lo dica).
Liberarsi dai propri blocchi significa non solo migliorare la performance, ma anche accrescere il benessere personale. Il metodo Zero Reset ci ricorda che la mente è il nostro strumento più potente e che, se ben allenata, può portarci ovunque desideriamo. Per chiunque cerchi di migliorarsi, nel ciclismo o nella vita, questo potrebbe essere il primo passo verso una nuova consapevolezza e un successo senza precedenti.
Samuele Privitera parla con la voce di uno che ha le idee chiare nonostante la giovane età. Il diciannovenne ligure ha chiuso il suo primo anno con la maglia della Hagens Berman, il team continental che dalla passata stagione è entrato nell’orbita della Jayco AlUla, diventandone ora il devo team. La prima annata da under 23 per Privitera ha un duplice significato: innanzitutto è arrivata la consapevolezza che il ciclismo è diventato una cosa seria. Inoltre il ligure ha capito che ogni dettaglio conta e niente può essere lasciato al caso.
In questi giorni che hanno sancito il passaggio dal 2024 al 2025 Privitera era a casa. Un breve periodo di recupero dopo il primo ritiro in Spagna con la Hagens Berman, accanto ai colossi del WorldTour.
«Mi sono e ci siamo allenati bene – ci dice – ad Altea eravamo tutti riuniti in pochi metri: team di sviluppo e WorldTour. Avevo già avuto modo a dicembre del 2023 di partecipare a un ritiro con i professionisti. L’ambiente Jayco è molto bello, si lavora sodo e bene. Tuttavia non si sente la pressione, si rimane sereni e tranquilli».
Samuele Privitera ha corso il 2024 con la Hagens Berman Jayco, devo team della Jayco AlUlaSamuele Privitera ha corso il 2024 con la Hagens Berman Jayco, devo team della Jayco AlUla
La crescita
A livello di atteggiamento l’anno appena concluso sembra aver lasciato dentro Samuele Privitera la voglia di far vedere che è pronto a diventare un corridore a tutti gli effetti.
«Il primo ritiro è andato alla grande – continua – la squadra ha optato per fare tanto volume a bassi regimi. Tante ore in bici ma tutti insieme, per pedalare l’uno accanto all’altro e conoscere i nuovi compagni. Per quanto riguarda i miei valori devo dire che sono molto contento, non mi aspettavo di stare così bene fin da subito. Si vede che ho assimilato bene quanto fatto durante il 2024. Il periodo di stacco ha dato i suoi frutti».
Una prima stagione fatta di alti e bassi ma dalla quale ha imparato parecchio (foto Instagram)Una prima stagione fatta di alti e bassi ma dalla quale ha imparato parecchio (foto Instagram)
Come consideri questo primo anno da under 23?
Ha avuto un po’ di alti e bassi ma è anche giusto che fosse così. Ho capito che bisogna lavorare e avere un atteggiamento serio. Quello che prima era un divertimento ora è un lavoro. La squadra mi permette di vivere con il ciclismo e sento di dover dare qualcosa in cambio. Non che ci sia pressione, ma consapevolezza che le cose vanno fatte in un determinato modo.
Ad esempio?
Ci sono delle persone che lavorano con lo scopo di farci andare in bici e di farlo nel migliore dei modi. Quindi a noi spetta il compito di essere professionali e avere il giusto atteggiamento. Se un giorno piove l’allenamento va fatto comunque, perché i risultati non arrivano senza la dedizione.
Al Giro Next Gen Privitera ha avuto uno dei migliori momenti di condizione (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)Al Giro Next Gen Privitera ha avuto uno dei migliori momenti di condizione (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
Per quanto riguarda la risposta in gara, come giudichi il 2024?
Penso di essere arrivato al massimo della condizione quando ero al Giro Next Gen. Nonostante lo avessi iniziato con un malanno ho tenuto duro ed è arrivato anche un terzo posto nella tappa di Zocca. Poi da lì in avanti ci sono stati degli avvenimenti che mi hanno frenato in alcuni momenti. Cose piccole ma che per un ragazzo di 18 anni non sono facili da gestire.
Tipo?
Avrei dovuto fare uno stage con la Jayco AlUla, ma alla fine hanno deciso di dare questa chance a un altro ragazzo. Non è una cosa che mi ha causato quale danno a livello morale, tuttavia è chiaro che nel mentre è difficile da gestire. Prepari certi appuntamenti e poi cambiano i piani. Succede, si impara a gestire la cosa.
Nella tappa di Zocca, al Giro Next Gen ha raccolto un buon terzo posto (foto LaPresse)Nella tappa di Zocca, al Giro Next Gen ha raccolto un buon terzo posto (foto LaPresse)
In un anno quanto sei cambiato?
Tanto. Quando ero in forma sono riuscito a ottenere anche dei buoni risultati. Ma la cosa fondamentale penso sia stata l’imparare a gestire le diverse situazioni.
Sei passato da una formazione juniores a un devo team come hai vissuto il tutto?
Bene. Avevo una buona conoscenza dell’inglese e questo mi ha dato una mano. E’ stato un passo importante che consiglio anche ad altri ragazzi, si fanno delle esperienze da corridore vero. Non credo di essere troppo giovane, d’altronde se un ragazzo della mia età vuole mantenersi deve andare a lavorare. Quello che mi è richiesto è l’andare in bici ed essere professionale nel farlo.
Nel finale di stagione è stato vittima di due cadute che gli hanno impedito di performare al meglio (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)Nel finale di stagione è stato vittima di due cadute che gli hanno impedito di performare al meglio (foto Nicolas Mabyle/DirectVelo)
A livello atletico quanto sei cresciuto?
Molto, in particolare negli sforzi brevi e nell’esplosività. Sento di avere un motore diverso, con un picco maggiore. I passi più grandi sono arrivati durante questo inverno.
Ora il programma cosa prevede?
A fine gennaio andremo in ritiro in Toscana, con tutta la squadra. Mi piace pensare che un team importante come il nostro venga in Italia ad allenarsi, è un modo per mantenere radicata la nostra tradizione ciclistica. L’esordio alle gare dovrebbe arrivare in Croazia a marzo, poi cercheremo di capire se farò qualche gara con i professionisti. Noi del devo team dovremmo avere degli slot alla Coppi e Bartali. L’obiettivo principale sarà il Giro Next Gen. Vorrei cambiare un po’ il calendario in primavera e saltare le classiche italiane under 23, come Recioto e Belvedere, per andare a correre la Liegi U23 e il Tour de Bretagne. Questa è la richiesta che ho fatto alla squadra, vedremo se saranno d’accordo.