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Dietro le quinte del successo di Piganzoli. Ellena racconta

13.02.2024
5 min
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«Noi abbiamo dei corridori di qualità – aveva detto Giovanni Ellena, uno dei diesse del Team Polti-Kometa, all’indomani delle wild card per il Giro d’Italia – che stanno crescendo e siamo convintissimi che faranno grandi cose».

Era il 27 gennaio e appena 15 giorni dopo, Davide Piganzoli, da lui guidato in Turchia, ha vinto il Tour of Antalya: la prima vittoria da professionista e la prima vittoria per la squadra che da quest’anno ha trovato sul suo cammino l’energia e l’entusiasmo coinvolgente di Francesca Polti. E forse proprio questa forza ha reso tutta la squadra più elettrica e consapevole di poter recitare in un ruolo di caratura superiore. Ma leggere nelle ore di Piganzoli e di tutto il team che di colpo si è trovato a difendere il primato dagli attacchi nell’ultima tappa, è qualcosa che passa per forza dal racconto di Ellena.

«Sapevamo che Davide stesse andando forte – racconta il piemontese dal treno che lo riporta a casa dall’aeroporto – ma forse non a questi livelli. Si pensava a fare bene, in realtà è andata anche meglio. La squadra si è mostrata molto unita, prima supportando Lonardi, poi correndo in difesa della maglia di leader e non era scontato che fosse in grado di farlo. Domenica, quando Tudor e Uno X hanno accelerato, il gruppo si è rotto. L’avevamo previsto, specialmente da parte di Tudor, perché era senza il velocista. Sapevamo che avrebbero provato, abbiamo avuto un momento di difficoltà e abbiamo dovuto stringere i denti. I ragazzi sono stati bravissimi a non mollare. Anche quando negli ultimi 20 chilometri c’erano quelli che facevano i furbi per vincere la tappa, mentre gli attaccanti avevano ancora 1’40” con dentro uno che aveva 39″ in classifica…».

Ellena racconta che nell’ultima tappa, il Team Polti-Kometa ha dovuto fronteggiare l’attacco di Tudor e Uno X, ma è parso super compatto
Ellena racconta che nell’ultima tappa, il Team Polti-Kometa ha dovuto fronteggiare l’attacco di Tudor e Uno X
Ci avevi raccontato di non conoscere ancora Piganzoli, che è un corridore di Zanatta. Dopo questa vittoria che idea ti sei fatto di lui?

Sta prendendo consapevolezza, quindi è già una cosa importante. Confermo che lo conoscevo poco e sabato ha osato, partendo anche troppo presto. Ha attaccato ai 3,5 chilometri, ma se fosse partito ai meno 2 sarebbe stato più che sufficiente. Vuol dire che sta prendendo consapevolezza di quello che è, mentre prima magari era più attendista. Bene che stia facendo queste prove, ci sta alla grande.

Agli occhi della squadra inizia a essere un leader? Basso ha detto che il capitano è Maestri…

Maestri è il capitano che sa gestire la squadra. Però in Piganzoli riconoscono l’uomo per la salita, assieme a Paul Double, che al momento ha più alti e bassi, ma in salita può andare forte. Maestri è quello che in corsa ha il controllo di tutto. A volte parlo direttamente con lui. A un certo punto c’era da dire a Fetter di tirare, ho chiesto a Maestri di prendere in mano la situazione e di dirglielo lui. E Mirco questa cosa sa farla alla perfezione. 

Prima vittoria da professionista per Piganzoli: bene la gioia, ma la sera quali tensioni? Per Ellena ha ben dissimulato
Prima vittoria da professionista per Piganzoli: bene la gioia, ma la sera quali tensioni?
Invece Piganzoli sotto stress come l’hai visto?

Diciamo che non eravamo al Tour de France, però in ogni caso era una gara di professionisti, con due squadre WorldTour e un livello discreto. L’ha mascherata, deve ancora imparare a gestire la tensione, però intanto è andata bene. Chiaramente si è trovato di fronte alla prima vittoria importante della sua carriera, quindi non posso pensare che non avesse stress, perché qualcosa abbiamo intravisto, però l’ha dissimulato davvero bene.

Hai detto che è partito troppo presto: significa che comunque quel giorno avevate in testa di fare la corsa?

Si sapeva che potevamo provare a fare qualcosa, con Piganzoli e con Double. Avevamo visto che gli ultimi 2 chilometri erano i più duri e si era detto di non aspettare che partissero gli altri, ma neanche partire noi troppo presto. Invece lui si vede che aveva la gamba, si sentiva bene ed è partito. Fra l’altro è arrivato con la ruota posteriore bucata, quindi è andata doppiamente bene.

Maestri, qui al via dell’ultima tappa dall’acquario di Antalya, è stato il perfetto capitano in corsa
Maestri, qui al via dell’ultima tappa dall’acquario di Antalya, è stato il perfetto capitano in corsa
E’ solo un’impressione che in squadra sembri esserci un morale più alto che in passato?

C’è più voglia di correre senza subire. Per quello che è il mio ruolo, dato che sono l’ultimo arrivato, questa è l’impostazione che ci siamo dati. In particolare al Tour of Antalya siamo andati sapendo che ci sarebbero stati dei momenti in cui prenderci la responsabilità della corsa e avremmo dovuto avere il coraggio per farlo. E poi comunque si comincia dalle corse più piccole e si prende consapevolezza, glielo dico sempre. Anche quando va via la fuga, bisogna restare insieme. Perché se le grandi squadre ci vedono tutti sparsi, non ci rispettano. Ma se capiscono che la Polti-Kometa corre compatta, in gruppo ci sarà più rispetto e ci lasceranno anche spazio.

Restando al discorso fatto due settimane fa, che cosa potrebbe fare ragionevolmente un Piganzoli alla Tirreno-Adriatico?

Secondo me parliamo di due livelli completamente diversi, però è anche giusto che qualcosina si possa provare, per vedere fin dove può arrivare e sondare i suoi limiti. Con la stessa mentalità con cui abbiamo corso ad Antalya, cioè cercando di non subire la corsa. Chiaro che dire di voler fare risultato alla Tirreno-Adriatico è una bestemmia, però non vorrei vederci in coda al gruppo a sventolare.

Per Ellena, maglia con Dedica da parte di PIganzoli alla fine del Tour of Antalya
Per Ellena, maglia con Dedica da parte di PIganzoli alla fine del Tour of Antalya
Come è stata la reazione della squadra per la prima vittoria?

Tutti super felici, nella nostra chat siamo impazziti per la soddisfazione. Per me poi è stato uno scarico di tensione non indifferente dopo tutto quello che ho passato nell’inverno (a causa di una caduta in montagna, Ellena ha rischiato di rimanere paralizzato, ndr). Mi è sembrato di essere tornato al 2016, quando avevamo Bernal. Mi sono ritrovato a gestire una corsa, senza voler fare confronti fra i due, perché significherebbe caricare Piganzoli di una responsabilità enorme.

Paragone importante, in effetti…

Però mi sono ritrovato di nuovo a gestire la squadra in un certo modo, a prenderci la responsabilità della corsa ed era un bel po’ che non mi capitava. In realtà il collegamento fra i due non è così peregrino, perché Egan in quel periodo non era famoso, veniva dalla mountain bike e aveva corso pochissimo su strada. Ma restiamo cauti, continuiamo sulla strada che abbiamo scelto, che è quella giusta.