Technipes, i propositi 2025: corse a tappe e più gare all’estero

06.01.2025
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La Technipes – #inEmilia-Romagna si conferma una delle squadre giovanili italiane con le spalle più larghe, se non altro per la continuità del progetto e la bontà dei suoi tecnici. La stagione 2025 si presenta come una nuova sfida per il team diretto dal manager e direttore sportivo Michele Coppolillo, e sarà una stagione caratterizzata da un importante rinnovamento: ben dieci nuovi corridori a fronte di otto partenze. Tra queste spiccano quelle (belle) di Ludovico Crescioli, passato al professionismo nella fila della Polti-VisitMalta, e di Niccolò Garibbo, che correrà con il JCL Team UKYO, una “quasi professional”.

Questo continuo ricambio è parte integrante della filosofia della Technipes – #inEmilia-Romagna: appunto accompagnare i ragazzi verso il professionismo, cosa che può apparire scontata ma nella quale non tutte le squadre riescono. La storia del team è costellata di atleti che hanno saputo emergere grazie a una programmazione accurata e a un calendario ben ponderato, ci viene in mente per esempio Tarozzi. Proprio con Coppolillo abbiamo messo nel mirino la nuova stagione.

L’incontro della Technipes-#inEmilia Romagna prima di Natale che di fatto ha aperto alla stagione 2025
L’incontro della Technipes-#inEmilia Romagna prima di Natale che di fatto ha aperto alla stagione 2025
Allora Michele, inizia una nuova stagione, con la soddisfazione di vedere anche quest’anno un corridore arrivato al professionismo…

Questa è la nostra mission: prendere dei giovani e cercare di far loro realizzare un sogno. Crescioli l’ha meritato sul campo, ha trovato anche l’ambiente giusto e noi siamo più che soddisfatti. Alla fine penso che queste siano le vittorie più belle. Ludovico si è impegnato moltissimo, è cresciuto e ha mostrato di essere pronto per certi palcoscenici. E’ un ragazzo che ha doti in salita, si sa muovere in corsa…

Sarebbe anche bello che a chi cresce questi ragazzi fosse riconosciuto qualcosa in più, non credi?

Eh – sospira Coppolillo – sapete, questi sono i sistemi. Il ciclismo, secondo me, dovrebbe migliorare sotto questo aspetto. Nelle categorie minori ci sono dei bonus, ma parliamo di briciole.

Guardiamo avanti: che Technipes vedremo nel 2025?

Abbiamo 16 corridori (due in più del 2024, ndr), tutti under 23, quindi è una squadra piuttosto giovane. Vero, ci sono ragazzi di terzo e quarto anno, ma speriamo di valorizzarli. Faremo un programma simile a quello dello scorso anno, alternando gare internazionali, che saranno si spera un po’ di più, con competizioni con i professionisti. Ogni anno cerchiamo di aggiungere qualcosa in più per stare al passo con i cambiamenti del ciclismo.

Gran Premio d’Autunno 2024: ad Acquanegra sul Mincio sfreccia Leonardo Meccia, la stellina del mercato della Technipes
Gran Premio d’Autunno 2024: ad Acquanegra sul Mincio sfreccia Leonardo Meccia, la stellina del mercato della Technipes
Avete fatto richiesta per gare internazionali, vero?

Sì, vogliamo mettere i ragazzi in condizione di confrontarsi con gli altri. Andremo in Belgio e affronteremo gare diverse dal solito. Lo scorso anno abbiamo partecipato a nove gare a tappe, un bel cambio di passo per noi e anche per i nostri atleti. Ma è questo quello che serve.

Chi sono i nuovi arrivi?

Abbiamo preso cinque juniores: Leonardo Meccia, un ottimo ragazzino, dalla Vangi e con lui sempre dalla Vangi Ivan Toselli e Thomas Bolognesi. E poi: Matteo Gabelloni, Adam Bronakowski. Sono loro i cinque primi anni su cui contiamo molto. E poi ci sono gli elite: Riccardo Archetti e Luca Bagnara dalla Polti U23, Samuele Bonetto dalla Zalf, Alessandro Cattani e Luca Martignago.

Vale anche per loro che il primo anno è già decisivo?

Ormai non esiste più il concetto di primo, secondo o terzo anno. Il ciclismo corre velocemente. Esiste la categoria e bisogna essere pronti. Non dobbiamo dimenticare che molti ragazzi vanno ancora a scuola, mentre all’estero spesso a 18 anni hanno già finito, ma è chiaro che non c’è tempo da perdere per i nostri.

Michele, hai già conosciuto i ragazzi?

Non molto a dire il vero, ci siamo ritrovati per un paio di giorni in autunno e approfondiremo la conoscenza nel corso di questo mese. Non vedo l’ora.

Crescioli al Valle d’Aosta dove ha anche indossato la maglia di leader: nel 2024 ha preso parte a 8 gare a tappe. Da quest’anno è alla Polti
Crescioli al Valle d’Aosta dove ha anche indossato la maglia di leader: nel 2024 ha preso parte a 8 gare a tappe. Da quest’anno è alla Polti
Tra i veterani, chi può fare la differenza?

Ci sono Bonetto e Bagnara soprattutto, che hanno la forza e l’esperienza per fare bene. Sono al quarto anno ma hanno margini di crescita. Speriamo che possano seguire le orme di Crescioli.

Cosa ha funzionato secondo te con Crescioli?

Io credo che il vero salto di qualità Ludovico lo abbia raggiunto facendo tante gare a tappe. Questo gli ha permesso di sviluppare il fondo necessario e di migliorare il suo motore, di spostare i suoi margini. Le gare a tappe sono fondamentali per la crescita di un ragazzo. Io credo che Crescioli l’hanno scorso abbia fatto meno di 20 giorni di corsa singoli o comunque non lontano da questa cifra.

Com’è il vostro programma di lavoro ora?

Dopo l’incontro in autunno, tra pochi giorni ci ritroveremo qui da noi in Romagna, passeremo insieme qualche giorno veloce, anche per distribuire il materiale. E poi verso la fine di gennaio faremo il nostro consueto ritiro in Spagna. Andremo a Denia e lì finalmente conosceremo bene i ragazzi e inizieremo a lavorare sul campo tutti insieme.

I record d’inverno, secondo Pino Toni

05.01.2025
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Ha fatto un certo scalpore il record su Strava realizzato il 20 dicembre da Pogacar sulla salita spagnola del Coll de Rates, un’ascesa molto famosa tra i professionisti che da quelle parti si allenano durante l’inverno. Si tratta di 6.400 metri al 5,5% di pendenza media che il campione del mondo ha percorso il 12’21’’, all’impressionante media di 31,2 km/h. 

Ci siamo chiesti se e che valore abbiano simili prestazioni in questo periodo dell’anno, e per rispondere abbiamo raggiunto al telefono Pino Toni, storico preparatore di campioni come Contador, Roche e Rogers.

Pino Toni, qui con lo slovacco Martin Svrcek, è un grande studioso delle prestazioni
Pino Toni, qui con lo slovacco Martin Svrcek, è un grande studioso delle prestazioni
Pino, che ne pensi di questo KOM d’inverno? Per la tua esperienza significa qualcosa in termini di condizione per la prossima stagione?

Sicuramente vuol dire che sta bene, cosa già importante. E che ha voglia di far fatica, che non è per niente appagato. Perché secondo me la mancanza di fame può essere l’unica cosa che può limitarlo. Anche perché è bello vincere 5-6 Tour di fila, ma alla fine conta più vincere le corse che non si sono ancora vinte. Trovare sempre stimoli nuovi è fondamentale, quindi credo andrà forte anche quest’anno.

Quindi brutte notizie per i suoi avversari…

L’unico suo limite è trovare l’inghippo in qualche corsa, più a livello tattico che fisico. Per esempio dicono tutti che la Sanremo sia la corsa più difficile per lui, ma io non credo. Se uno ha le gambe che ha dimostrato di avere lui ce la può fare. Alla fine si tratta di fare le ultime due salite (Cipressa e Poggio, ndr) più forte di tutti gli altri, è semplice. Certo, a lui può mancare qualcosa, ma anche agli altri.

Covi lavora per Pogacar alla Milano-Sanremo. Nel 2025 il campione del mondo riuscirà a vincere la Classicissima?
Covi lavora per Pogacar alla Milano-Sanremo. Nel 2025 il campione del mondo riuscirà a vincere la Classicissima?
Finora però alla Sanremo l’hanno sempre battuto.

Sì, perché altri erano in super condizione e molto motivati, e in più si preparano specificamente per la prima parte della stagione, lui invece va forte fino ad ottobre. Non dico che sia facile per lui vincerla, perché i concorrenti sono molti e perché poi basta un dettaglio che gira storto, come una cambiata sbagliata. Però lui su Cipressa e Poggio può fare un ritmo che pochi possono tenere, ed evidentemente è un gran vantaggio. Ripeto, la Sanremo la vince chi in quei venti minuti cruciali ha la migliore condizione.

Ti vengono in mente altri exploit invernali di corridori che poi hanno fatto una grande stagione?

Direi di no, perché fino a qualche anno fa i capitani partivano piano. Una volta alla Tirreno andavano a far la gamba, per esser pronti per la Sanremo e poi la Liegi. Ora questo mondo non esiste più, tutti vanno forte fin dall’inizio. Per dire, d’inverno alcuni gregari andavano più forte dei leader, perché si impegnavano un po’ di più, mentre alcuni capitani mollavano del tutto o quasi. Ma appunto ora è tutto diverso.

I prodotti alimentari per la stagione vengono provati nei ritiri invernali. Qui Almeida in quello di Benidorm
I prodotti alimentari per la stagione vengono provati nei ritiri invernali. Qui Almeida in quello di Benidorm
Ci dici qualcosa di più su com’è cambiata la preparazione durante l’inverno?

Anche solo fino a 7-8 anni a dicembre non si faceva nemmeno un lavoro di intensità. I corridori facevano quasi solo distanza al medio. Ti dico che 20 anni fa partivano per le corse a tappe senza aver messo nelle gambe neanche 10 minuti di soglia, solo endurance. Perché se non eri economico non arrivavi in fondo alle corse.

Cosa intendi con “economico”?

Non sprecare energie, cioè glicogeno, carburante, per il semplice motivo che ai miei tempi ne potevi mettere dentro meno di ora, che assumono anche 130, 140 grammi di carboidrati all’ora. L’integrazione ha subito una rivoluzione e il ciclismo è cambiato per quello, mica per altro. Personaggi che una volta non sarebbero arrivati in fondo alle corse perché consumavano troppo ora invece possono farlo.

Pogacar in maglia iridata con la nuova Colnago. Sembra già pronto per un’altra stagione ad altissimi livelli (foto Fizza/UAE Emirates)
Pogacar in maglia iridata con la nuova Colnago. Sembra già pronto per un’altra stagione ad altissimi livelli (foto Fizza/UAE Emirates)
Quindi tecnicamente come lo consideri questo KOM?

Un’ottima prestazione, ma, ripeto, più dal punto di vista psicologico che tecnico. Chiaramente è un grande tempo, su questo non ci piove. Su quella salita ho dei tempi presi durante alcuni test, in cui per fare 13’10’’ bisogna sprigionare 6,2 watt al chilo. Considerando che lui ci ha impiegato quasi 50’’ in meno, vuol dire un gran wattaggio.

Attorno ai 7 al chilo?

Questo non lo possiamo sapere, comunque più di 6 e mezzo.  Ripeto, ha fatto un bel valore a livello fisico, ma che sia un fenomeno lo sapevamo già. Ma secondo me, il segnale più chiaro – in positivo per lui e in negativo per i suoi avversari – è quello a livello mentale. Anche se è pieno inverno ha già voglia di lavorare, di restare concentrato sui prossimi obiettivi, di migliorare ancora.

Agostinacchio, le vittorie e la chiamata che non arriva

05.01.2025
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Non era stato un fuoco di paglia. Quella vittoria al campionato europeo è stata per Mattia Agostinacchio un punto di partenza e non di arrivo, comunque andranno le gare da ora in poi, comunque finiranno i mondiali che per molti, poco addentro al mondo del ciclocross, sono l’unico metro di giudizio. Mattia ormai è un personaggio del cross e non solo in Italia.

Dopo la vittoria di Koksijde un momento di riposo. Il giorno dopo 2° posto a Gullegem
Dopo la vittoria di Koksijde un momento di riposo. Il giorno dopo 2° posto a Gullegem

Un pokerissimo di successi

Il portacolori della Fas Airport Services Guerciotti Premac sta onorando al meglio la sua maglia di campione continentale. Cinque vittorie su 10 gare, di cui tre in Belgio, nella patria del ciclocross sono il suo ruolino di marcia, conquistando classiche come quelle di Zonhoven e Koksijde venerdì (foto di apertura), primo italiano a riuscirci. Appena sceso di sella, il talentuoso diciassettenne ha chiarito subito da dove arrivano questi risultati fulminanti.

«Sono percorsi che ormai conosco bene, è stato fondamentale averli assaggiati lo scorso anno, al primo di categoria, attraverso un periodo di allenamenti e gare di 3 settimane. Oggi li affronto con più cognizione di causa».

Tutta la fatica dopo la vittoria di Zonhoven. Per il campione europeo il primo sigillo in Coppa (foto Instagram)
Tutta la fatica dopo la vittoria di Zonhoven. Per il campione europeo il primo sigillo in Coppa (foto Instagram)
Com’è stato questo periodo post europei?

Non semplice, la schiena mi ha dato problemi soprattutto fra la fine di novembre e inizio dicembre. Ho fatto i dovuti trattamenti e ho continuato ad allenarmi e correre, ma non ero certo al massimo. Diciamo che l’ho presa con più calma, cercando di risolvere il guaio fisico e di progredire nella condizione pian piano considerando che l’appuntamento principe è a fine mese.

Vista la tua condizione, questi risultati ti hanno sorpreso?

Un po’ sì, non posso negarlo. Ho colto vittorie importanti correndo come voglio io e il fatto che ci sia ancora margine mi dà molto coraggio. Vedo che gli avversari mi guardano con rispetto, cercano di battermi ma io preferisco sempre guardare a me stesso, a dove io posso arrivare, i risultati vengono di conseguenza.

Per Agostinacchio finora 11 vittorie in stagione con 17 gare disputate. Un ruolino di marcia regale (foto Uci)
Per Agostinacchio finora 11 vittorie in stagione con 17 gare disputate. Un ruolino di marcia regale (foto Uci)
Ti adatti comunque bene ai percorsi belgi, ormai…

Sono duri, venendo spesso da queste parti ho capito perché dicono che è la patria del ciclocross. Quest’anno non abbiamo trovato condizioni estreme, come pioggia e fango, ma restano sempre molto faticosi, devi conquistare ogni metro, in bici o correndo a piedi. Sono molto più duri di quello degli europei, questo è sicuro… Il clima comunque è stato favorevole, lo scorso anno ho trovato molto più freddo e condizioni di percorso estreme.

Una stella del ciclocross che va bene anche su strada. E’ il profilo perfetto del corridore ricercato da queste parti, soprattutto da un team del WorldTour come la Fenix. Ti sono già arrivate chiamate?

Di questo si occupa il mio procuratore, io penso a correre e a fare il meglio che posso. Devo comunque dire che qualche telefonata da parte di grandi team è arrivata, io ho subito messo in chiaro che voglio fare la doppia attività e spero chiaramente che arrivi qualche contatto di quelli importanti. Ma da parte di quella squadra chiamate non ce ne sono ancora state…

In Belgio il campione europeo ha dimostrato di trovarsi particolarmente a suo agio (foto Instagram)
In Belgio il campione europeo ha dimostrato di trovarsi particolarmente a suo agio (foto Instagram)
Gli unici due flop finora sono arrivati nelle prove di Coppa del Mondo a Dublino e Besançon, guarda caso proprio nelle località lontane dal tuo amato Belgio. Che cosa era successo?

A Dublino ero nel pieno del problema alla schiena e proprio non riuscivo a spingere, da lì ho iniziato la fase di trattamenti per riprendermi. A Besançon è stata una gara sfortunata fin dall’inizio. Sono caduto in partenza ed è stata una prova tutta a inseguimento, ma non ero neanche in una buona giornata. Io però preferisco guardare alle gare più belle che ho fatto, Hulst ma ancora di più Zonhoven, perché sono riuscito a vincere pur essendo stato costretto a rimontare.

E’ chiaro che ora tutti ti indicano come uno dei grandi favoriti per il mondiale…

Io cerco di non pensarci, d’altro canto ci sono ancora appuntamenti importanti, intanto i campionati italiani, poi le due restanti gare di Coppa del Mondo a Benidorm e Hoogerheide, sono a 13 punti dalla vetta, tutto può ancora succedere. Dei mondiali ci sarà tempo per occuparsene…

La rinuncia di Secchi è un gesto di grande coerenza

05.01.2025
7 min
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Il capodanno di Lino Secchi è stato un continuo riflettere sulla candidatura federale. «Ho dedicato molto tempo a questo – ammette – e poco a brindare». Lo stavamo cercando per farci raccontare che cosa lo avesse spinto a gettarsi nella mischia, quando attraverso un messaggio due giorni fa ci ha comunicato l’intenzione di fare un passo indietro. Decisione che aveva appena condiviso tramite una lettera con i delegati, i presidenti provinciali e regionali e gli altri candidati.

«Analizzando la situazione che si sta delineando – vi si legge – sono giunto alla conclusione che solo una leadership fortemente legittimata potrà garantire i cambiamenti che auspico e che per questo motivo il mio impegno risulterebbe una contraddizione in termini se dovesse involontariamente alimentare qualsiasi situazione divisiva. Per coerenza con i miei principi sopra riportati, comunico che provvederò, i prossimi giorni, a ritirare ufficialmente la candidatura, a Presidente Nazionale della Federazione Ciclistica Italiana».

Il passo indietro del dirigente marchigiano è stato un gesto di grande coerenza. Sarebbe potuto rimanere in lizza e spostare poi i suoi voti per ottenere un qualsiasi vantaggio personale. Accade spesso nelle assemblee federali, invece Secchi ha guardato al bene del ciclismo e si è fatto indietro.

Ecco la lettera con cui venerdì Lino Secchi ha annunciato la rinuncia a candidarsi
Buongiorno Lino, quando ha cominciato a pensare che non fosse più il caso di andare avanti?

Già da qualche giorno mi ero messo a valutare quale fossero la consistenza e il supporto che avrei avuto. Il sistema di votazione federale comporta che votino i delegati e non le società. L’ipotesi che avevamo proposto quando abbiamo lavorato alla riscrittura dello statuto prevedeva il voto diretto delle società, ma non è stata portata avanti. Perciò, vista la situazione attuale, ho pensato che arrivare quarto non sarebbe servito a niente. Non sono un principiante, quindi non me la sono sentita. Magari qualcuno può essere rimasto deluso perché pensava che arrivassi in fondo, però bisogna saper valutare le situazioni e decidere di conseguenza.

Nei giorni dei mondiali di Zurigo, Renato Di Rocco ci parlò della sua candidatura, definendola il miglior passaggio per fare le riforme del ciclismo.

La mia candidatura è nata sulla richiesta di alcuni colleghi, proprio con questo obiettivo e per un po’ l’ha condivisa anche Renato Di Rocco. La mission sarebbe stata quella di approvare lo statuto, rimettere a posto un po’ di aspetti organizzativi e poi passare la mano. Sono stato sindaco del mio paese, sono stato dirigente di grandi società: tutte esperienze da cui è nato il mio interesse per i regolamenti e quindi la riscrittura dello statuto.

Martinello ha detto che prima di sapere che si sarebbe candidato, la avrebbe voluta nella sua squadra.

Lo confermo. Quando ha letto che mi sono fermato, mi ha mandato dei messaggi, ma al momento preferisco aspettare. Mi sento più una figura super partes piuttosto di qualcuno che si schiera. Ciascuno dei tre candidati avrà da risolvere dei bei problemi. Lo stesso Dagnoni dovrebbe girare pagina, secondo me non va bene se continua su questa linea. Perciò in questo momento ho bisogno di riflettere, perché qualsiasi cosa farò dovrà essere utile al movimento, se il futuro presidente vorrà ascoltare le mie indicazioni.

Martinello aveva inizialmente chiesto a Secchi di far parte della sua squadra, che sarà annunciata il 10 gennaio
Martinello aveva inizialmente chiesto a Secchi di far parte della sua squadra, che sarà annunciata il 10 gennaio
In pratica sarebbe disposto a mettere la sua esperienza al servizio della Federazione?

Non voglio sminuire nessuno, però è chiaro che nel momento in cui si insedierà il nuovo Consiglio federale, ci si renderà conto che chi ha già avuto esperienze a livello di base, comitati provinciali, comitati regionali, ha una visione un po’ più completa. Mi fa pensare ai miei anni da sindaco.

Per quali aspetti?

Prima si andava avanti per gradini e i sindaci dopo un po’ passavano per le regioni e poi diventavano parlamentari. Adesso entrano subito in Parlamento e sembra che siano già all’altezza di tutto, ma spesso vengono fatte scelte che non hanno gli effetti sperati. Capita, in questi organismi. Quando andavo ai Consigli federali, riuscivo a inquadrare subito quale fosse il consigliere che aveva esperienza e chi invece si era affacciato per la prima volta e non aveva la preparazione necessaria. Che non si studia a scuola, ma si impara facendo esperienza.

Guazzini-Consonni: oro olimpico nella madison. Le donne e il paraciclismo sono trainanti
Guazzini-Consonni, oro olimpico nella madison. Le donne e il paraciclismo sono trainanti
La stessa domanda che abbiamo fatto agli altri candidati: ci fa una fotografia del ciclismo italiano?

Abbiamo visto agli europei e ai mondiali che abbiamo un buon livello con le donne e su pista. Il presidente contava le medaglie e il movimento femminile negli ultimi anni ha dato sempre una grossa spinta ai successi azzurri, come pure il paraciclismo. A mio avviso però, il ciclismo soffre sul fronte del reclutamento e del movimento giovanile, perché non c’è stato, come ho chiesto più di una volta, un progetto che parta dal centro.

Centro inteso come Federazione?

Non si possono lasciare le società da sole ad affrontare la questione del reclutamento. Soffriamo a mio avviso di una carenza di rapporti istituzionali. Il problema della sicurezza stradale deve essere affrontato con tavoli permanenti di discussione con la politica. Il rapporto con la politica lo dobbiamo avere. Siamo assenti anche dove i giovani vengono formati, cioè nella scuola. Non per insegnargli ad andare in bicicletta o diventare corridori, ma per far capire a questi ragazzi che domani diventeranno automobilisti quale sia il modo corretto di comportarsi sulla strada.

Il turismo con la bicicletta sta raggiungendo vette di gradimento impensabili
Il turismo con la bicicletta sta raggiungendo vette di gradimento impensabili
Perché le società hanno bisogno di questo supporto?

I nostri dirigenti sono dei grandi appassionati, dei lavoratori che stanno dietro a questi ragazzi. Non abbiamo dirigenti di aziende o banchieri, bensì gente spesso modesta che ha bisogno di essere aiutata e formata. E poi c’è un altro aspetto cui la Federazione si deve rivolgere, parallelo all’agonismo, prima che lo occupino gli altri.

Quale?

Il turismo in bicicletta ha numeri rilevanti e la Federazione deve essere presente. Non abbiamo neanche 100.000 tesserati, su circa 15 milioni di italiani che usano la bicicletta. Dove sono gli altri? Il logo della Federazione deve essere diffuso il più possibile, deve diventare una presenza familiare. Gli Amministratori locali devono essere amici del ciclismo, in modo che diventi più semplice anche ottenere un permesso, l’autorizzazione per una gara. Sarà più semplice avere lo spazio per iniziare una scuola di ciclismo. Come pure per gli impianti sportivi.

Lino Secchi la scorsa estate ha premiato Pellizzari tornato a casa dopo lo splendido Giro d’Italia
Lino Secchi la scorsa estate ha premiato Pellizzari tornato a casa dopo lo splendido Giro d’Italia
Impianti che però mancano…

Perché un ciclodromo non deve essere considerato alla pari di un altro impianto sportivo? Può essere intercomunale e polivalente, anche per un discorso economico. A Pesaro stanno partendo i lavori per un impianto rivolto al ciclismo e al pattinaggio. Ma le società in grado di fare da sole sono forse una su dieci e forse neanche quella.

Tornando all’agonismo, che cosa pensa della situazione degli under 23?

Se io fossi al posto del presidente, farei uno studio approfondito per presentarmi all’UCI. Non mi limiterei a dire che bisogna cambiare, ma proporrei un progetto tecnico-scientifico fatto bene. Non è detto che non si possa fare un calendario nazionale per far crescere gli atleti in modo da non escluderli rispetto ai fenomeni che vanno per la maggiore. Gli juniores vengono lanciati nel professionismo dopo il secondo anno. Siamo sicuri che fra quelli che non riescono a emergere a 18 anni, non ci sia qualcuno che potrebbe crescere facendo l’attività giusta? Con questa situazione invece, sono più quelli che abbandonano. La dinamica è evidente.

La Zalf Desirée Fior sul podio del Piccolo Giro dell’Emilia il 22 settembre: la squadra stava per annunciare la chiusura
La Zalf Desirée Fior sul podio del Piccolo Giro dell’Emilia il 22 settembre: la squadra stava per annunciare la chiusura
Quale dinamica?

Nelle gare di alto livello, prendiamo il Lunigiana, tanti finiscono fuori tempo massimo. Non basta l’allenamento per crescere di livello, serve un calendario. Quindi parlerei anche con le altre Federazioni per capire come muoversi rispetto a questa accelerazione. I devo team hanno budget e situazioni fuori misura e prendono i corridori particolarmente dotati a 16-17 anni. Gli altri potenzialmente li perdiamo, anche perché se le squadre chiudono, gli juniores non trovano posto fra gli under 23. Il mondo è cambiato, vent’anni fa nessuno avrebbe pensato che dalla Slovenia venissero fuori tanti campioni. Davanti a certi cambiamenti, la Federazione non può rimanere indietro.

Quando si è sparsa la voce che avrebbe ritirato la candidatura, che tipo di messaggi ha ricevuto?

Ho avuto tante attestazioni di solidarietà. Molti hanno condiviso quello che ho scritto sul documento, come pure avevo ricevuto diversi apprezzamenti per il mio programma, su quale ho lavorato per un mese, cercando di mettere ogni cosa, e che potrebbe diventare la traccia per fare un lavoro efficace in Federazione.

Ballerini fa rotta verso il Nord, con Bettiol come alleato

05.01.2025
5 min
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La rivoluzione in casa Astana Qazaqstan Team (dal primo gennaio diventata XDS Astana Team) ha portato tante novità sia per la rosa che per lo staff. La ventata di aria fresca ha soffiato forte sulla ex formazione kazaka, ora diventata di impronta cinese. Al centro del progetto sono arrivati tanti corridori italiani, dagli esperti Ulissi e Bettiol fino ad arrivare ai giovani in rampa di lancio. Davide Ballerini è uno degli uomini al centro del progetto, arrivato già lo scorso anno con l’intento di fare bene sul pavé. Un problema al ginocchio gli aveva precluso la campagna del Nord. Al termine di una stagione tribolata facciamo un punto con il valtellinese, per vedere come sta e capire le sue mosse in vista della nuova stagione. 

«Tra pochi giorni, il 6 gennaio – dice Ballerini – ripartiremo con la squadra per Calpe, sarà il secondo ritiro stagionale. Il primo è stato a dicembre, siamo stati una quindicina di giorni ed è andato bene. Sicuramente c’erano temperature migliori rispetto a casa, anche se non era caldissimo».

Ballerini (a destra) con la maglia della XDS Astana Team il giorno della presentazione della squadra per il 2025
Ballerini (a destra) con la maglia della XDS Astana Team il giorno della presentazione della squadra per il 2025

Grandi cambiamenti

La situazione della XDS Astana Team non è delle migliori in vista della stagione 2025, la squadra è all’ultimo posto della classifica WorldTour per quanto riguarda il triennio 2023-2025. Il rischio retrocessione è alto, anche se per ora nulla è compromesso. Tutti, però, sono consapevoli di dover fare la loro parte per raccogliere punti e salvaguardare lo status di formazione WorldTour. 

«Stanno cambiando tante cose – continua a raccontare Ballerini – sia per quanto riguarda lo staff sia per i corridori. Non sarà facile trovare il ritmo giusto fin da subito ma stiamo lavorando per farlo. Ognuno deve fare la propria parte e io sono pronto a mettermi nuovamente in gioco dopo un 2024 difficile. Il problema al ginocchio riscontrato lo scorso inverno è alle spalle, anche se devo ancora tenerlo sotto controllo».

Ogni due settimane Ballerini si sottopone a test e controlli per capire lo stato di salute del ginocchio
Ogni due settimane Ballerini si sottopone a test e controlli per capire lo stato di salute del ginocchio
Come procedono le cure?

Il problema è stato sistemato, chiaramente il dolore non è sparito da un momento all’altro ma è andato via gradualmente. La vera sfida è stata a livello mentale perché un dolore cronico poi arrivi a sentirlo quasi sempre, anche quando piano piano sta andando via.  In questi giorni sono sempre sotto osservazione per contrastarlo. 

Cosa stai facendo in particolare?

Curo bene la parte dei lavori in palestra, per non sovraccaricarlo o per evitare di lavorare male. Ogni due settimane faccio un test di rehability così da vedere se il muscolo lavora bene. Non penso di smettere a breve, questa fase di monitoraggio è importante. Meglio andare a fare dei test ogni due settimane piuttosto che smettere e ritrovarmi punto e a capo. 

Uno dei principali obiettivi del 2024 era supportare Cavendish nel raggiungere il record di tappe vinte al Tour de France
Uno dei principali obiettivi del 2024 era supportare Cavendish nel raggiungere il record di tappe vinte al Tour de France
Nella stagione scorsa hai corso tanto, ma concentrando gli sforzi in pochi mesi.

Sono riuscito a mettere insieme 70 giorni di corsa, che non è male, tutti tra aprile e ottobre. Chiaramente ho fatto fatica a trovare un picco di forma costante, visto che mi mancava tutta la parte del fondo. Cosa che in questo inverno sto curando molto. Diciamo che in linea di massima i principali obiettivi del 2024 sono stati raggiunti. 

Qual è stata la parte più complicata?

Direi quella mentale, comunque in condizione prima o poi ci arrivi ma non riesci a mantenerla per tanto tempo. Uno dei momenti in cui mi sono sentito meglio è stato al Giro, appena rientrato. Lì la freschezza fisica mi ha dato una mano nel momento in cui mi mancava un po’ di condizione. 

Nonostante il problema fisico di inizio anno Ballerini ha messo insieme 70 giorni di corsa
Nonostante il problema fisico di inizio anno Ballerini ha messo insieme 70 giorni di corsa
Ora sei ripartito con in testa sempre le gare sul pavé, nelle quali avrai un nuovo alleato: Bettiol.

Sì. Siamo stati insieme in Belgio a inizio dicembre per fare un po’ di test con i vari materiali. L’arrivo di Bettiol è un innesto importante, come quelli di altri corridori. Non sembra ma avere tre o quattro compagni in più è un bell’aiuto. Magari non sono grandi nomi come Van Der Poel o Van Aert, ma essere in tanti ci consente di essere sempre presenti. 

Come ti sei trovato con lui?

Bene. Siamo stati compagni di stanza nel ritiro di dicembre. Ora lui è partito per l’Australia visto che inizierà a correre al Tour Down Under. Avere accanto una figura come la sua è importante. Senti di avere un buon sostegno. 

Uno dei risultati migliori in stagione è arrivato alla Alfasun Gooikse Pijl p/b Lotto, chiusa al nono posto
Uno dei risultati migliori in stagione è arrivato alla Alfasun Gooikse Pijl p/b Lotto, chiusa al nono posto
Vi siete già parlati?

Lo conoscevo ma non così bene, i giorni insieme in Spagna sono serviti proprio a questo. Abbiamo correnti di pensiero differenti per quanto riguarda lo sviluppo delle gare e questo può essere un vantaggio. Non ci muoveremo negli stessi punti o comunque avremo due visioni diverse. In questo modo la squadra potrà essere sempre presente. 

Tu da quali corse partirai? 

Da Gran Premio Castellon e dalla Valenciana. Poi andrò in ritiro sul Teide per arrivare pronto alle prime gare in Belgio: Omloop Het Nieuwsblad e Kuurne-Brussel-Kuurne. Salterò il periodo della Tirreno per andare ancora in ritiro e poi farò Sanremo e tutta la stagione delle Classiche e semi classiche. 

E adesso parliamo della Alessio, rimasta nel mondo delle bici

04.01.2025
5 min
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Che fine ha fatto Camilla Alessio? Ce lo chiedevamo a proposito dell’evoluzione delle giovani azzurre dell’ultimo quinquennio, sottolineando come sia andato perso un talento autentico, testimoniato dai risultati fra juniores e U23. Della ragazza di Cittadella si erano perse le tracce nel 2022, dopo la sua prima stagione alla Ceratizit dove aveva assaggiato il WorldTour. Si sapeva di problemi fisici che l’avevano frenata, tanto che aveva evidenziato come, se non ne fosse venuta a capo, avrebbe smesso. E’ evidente che una soluzione nell’immediato non sia stata trovata.

Una carriera, quella della Alessio, durata fino al 2022, poi ha dovuto arrendersi ai problemi di stomaco
Una carriera, quella della Alessio, durata fino al 2022, poi ha dovuto arrendersi ai problemi di stomaco

La bici per amica

La carriera ciclistica è stata quindi messa alle spalle, ma Camilla è rimasta nell’ambiente e la bici non l’ha minimamente abbandonata.

«E’ una mia fedele compagna – afferma mentre è ancora alle prese con i fastidi dei mali di stagione con i quali ha convissuto nel passaggio dell’anno – appena posso torno a pedalare ma senza impegno. I problemi gastrici ora sono più sotto controllo: mi era stata riscontrata un’ulcera allo stomaco che si aggravava quand’ero sotto sforzo. Dopo un anno e mezzo che ho smesso ho finalmente trovato l’equilibrio per tenerla a bada, ma appena salgo di livello come sforzi fisici torna a farsi sentire. Quindi l’agonismo l’ho lasciato, a malincuore».

La Alessio oggi, in bici solo per diletto, quando il lavoro alla Selle Royal glielo consente
La Alessio oggi, in bici solo per diletto, quando il lavoro alla Selle Royal glielo consente
Che cosa fai ora?

Quando gareggiavo, continuavo parallelamente i miei studi in scienza della comunicazione. Appena mi sono ritirata, la Ceratizit mi ha offerto uno stage lavorativo nel settore marketing, poi ho seguito per 18 mesi il settore della Wilier Triestina e ora sono alla Selle Royal, sempre nel settore marketing.

Quindi non ti sei allontanata dal tuo mondo…

Non avrei mai potuto, devo anzi dire grazie al ciclismo perché ha schiuso le porte della mia carriera lavorativa anche se non è stata quella che sognavo da bambina. Ma per me è stato importante rimanere nell’ambiente.

Che cosa ti ha lasciato la tua breve eppure importante carriera, considerando i risultati ottenuti soprattutto nelle categorie giovanili?

Ci riflettevo proprio in questi giorni di festa, mentre trascorrevo del tempo con le mie amiche tutte fuori dal mondo ciclistico. Il mondo delle due ruote mi ha trasmesso un grande senso di praticità, di connessione con la natura: c’è gente che esce con la pioggia magari un paio di volte nella vita, chi fa la vita del corridore invece non si cura di pioggia o freddo, se deve allenarsi o correre, va. E’ un legame tutto particolare con l’ambiente in cui viviamo, che t’impone di non piangerti addosso ma di adattarti a quel che ti circonda e questo serve in ogni ambito della vita.

Agli europei di Trento 2021 Camilla (a destra) ha contribuito all’oro della Zanardi fra le U23
Agli europei di Trento 2021 Camilla (a destra) ha contribuito all’oro della Zanardi fra le U23
Guardandoti indietro, l’esperienza del WorldTour com’è stata?

Bella e bruttissima allo stesso tempo. Affrontavo un calendario completo, diciamo che avevo toccato la punta del mio sogno, ma non ero io, non ero più quella degli esordi, delle presenze in nazionale. Il fisico mi stava tradendo e non potevo dare quello che volevo. Ogni gara era una sofferenza, spesso mi fermavo. Era il mio ambiente, ma progressivamente mi stavo rassegnando al mio destino.

Le tue stagioni in azzurro avevano lasciato presagire per te un grande futuro. C’è una gara in particolare, fra quelle vissute con la nazionale, che ricordi con particolare piacere?

Gli europei disputati a Trento e non sono perché correvamo in casa. E’ stata una bellissima esperienza, ricordo che quando ero con la nazionale, affrontavamo la tensione della vigilia, poi le gare al massimo livello, pensavo «Questo è quello che voglio fare nella mia vita». E’ stata una bellissima esperienza, avevo preso slancio.

La veneta di Cittadella ha sempre avuto un rapporto molto stretto con i tifosi che la riconoscevano
La veneta di Cittadella ha sempre avuto un rapporto molto stretto con i tifosi che la riconoscevano
Tu hai vissuto il ciclismo al suo massimo livello, che cosa consiglieresti a chi oggi si appresta ad affrontare quel che hai affrontato tu?

E’ una bella domanda. Quello ciclistico è un mondo difficile, ma che semplifica molto le cose, nel senso che sei parte di un ambiente con regole certe, forse anche dure per certi aspetti, dove vige la legge del sacrificio. Ma hai le spalle sempre coperte, c’è chi pensa a ogni tua esigenza. La vita di ogni giorno diventa così più fluida, più protetta. Io penso che una ragazza debba innanzitutto godersela, divertirsi e trarre da quello la spinta per andare avanti, avendo però l’accortezza di non dimenticare che c’è tutta una vita anche al di fuori e che tutto va vissuto con calma, contestualizzandolo.

Un podio sfiorato a cronometro per Camilla agli europei del 2019
Un podio sfiorato a cronometro per Camilla agli europei del 2019
Ma la voglia di pedalare ti è venuta meno?

Scherziamo? La bici non l’ho mai lasciata, d’inverno nei weekend facciamo spesso uscite con i miei amici, d’estate anche un paio di allenamenti a settimana e poi di nuovo sui pedali nel fine settimana. Ma sempre in maniera tranquilla, scegliendo itinerari sempre diversi fra il Trevigiano e il Vicentino. L’agonismo fa parte del passato, mettermi alla prova nelle Granfondo non avrebbe senso, risveglierei i problemi fisici che ho. Per me ora la bici è solo divertimento puro…

Ma cosa vogliono sapere i giovani corridori? Parola a Rossato

04.01.2025
4 min
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Il mondo del ciclismo giovanile è in costante evoluzione, con ragazzi che passano rapidamente dalla categoria juniores al professionismo. Ma cosa chiedono davvero i giovani atleti quando si affacciano a una squadra professionistica? Quali sono le loro curiosità, le domande che pongono? Alla fine il rischio di trovarsi spaesati in un mondo che conoscono poco aumenta rispetto a qualche tempo fa quando si passava con le spalle leggermente più grosse.

Ne abbiamo parlato con Mirko Rossato, direttore sportivo della VF Group-Bardiani, un esperto che lavora a stretto contatto con i giovani. Parlando con lui sono emerse in particolare tre tematiche principali: la tattica di gara, gli allenamenti e l’alimentazione. Ma esplorando i dubbi più comuni e le sfide che i ragazzi affrontano in questo delicato passaggio di carriera spuntano anche altre sfumature.

Rossato a colloquio con i suoi atleti
Rossato a colloquio con i suoi atleti
Mirko, dunque, quali sono le domande, gli argomenti più frequenti dei giovani quando arrivano in squadra?

I ragazzi oggi arrivano già abbastanza preparati, soprattutto grazie alla categoria juniores dove già si parla di wattaggi, di alimentazione e di allenamenti. Tuttavia, il salto al professionismo o al dilettantismo di alto livello li porta nuove sfide e nuovi confronti. Spesso chiedono come si corre e come affrontare le gare.

Cosa chiedevano?

Nei primi anni, anche ragazzi bravi come Martinelli, Pellizzari o Pinarello avevano mille dubbi sulla distanza, sull’approccio alla corsa e su come affrontare le differenze rispetto alla categoria precedente, sullo stare in gruppo…

Regnano dei dubbi insomma…

Certo. Un’altra caratteristica comune che hanno oggi i giovani è il desiderio di avere tutto subito: non si fermerebbero mai per un giorno di recupero, temendo di perdere tempo. In questo, il mio ruolo è anche quello di tenerli calmi e far capire loro che la stagione è lunga.

La tattica in corsa è uno dei primi dubbi dei ragazzi che da juniores si ritrovano tra i grandi (photors.it)
La tattica in corsa è uno dei primi dubbi dei ragazzi che da juniores si ritrovano tra i grandi (photors.it)
Sei quasi uno psicologo: come gestisci le insicurezze dei giovani?

Serve dare loro sicurezza e certezza che quello che dici si concretizza. E dirlo con convinzione. Ho vent’anni di esperienza con i giovani e quando affermo: «Stai tranquillo, ci arriviamo», è perché so che possiamo raggiungere gli obiettivi prefissati. I ragazzi di oggi sono svegli e capiscono subito se c’è indecisione nelle risposte. Se percepiscono dubbi, si perde subito la loro fiducia. Bisogna essere chiari e decisi, trasmettendo sicurezza in ogni aspetto del loro percorso.

Hai detto che sono preparati, ma entrando nel dettaglio, cosa chiedono riguardo agli allenamenti?

Confrontano spesso i loro valori con quelli necessari per essere competitivi ai livelli più alti. Grazie agli strumenti moderni, possiamo capire fin da subito se un ragazzo ha le qualità per emergere e, con il lavoro giusto, raggiungere i valori necessari. Le domande più frequenti riguardano i watt per chilo, i watt alla soglia e i numeri dei campioni. Cosa mangiano.

Insomma vogliono sapere i numeri?

Sì, ma d’altra parte oggi si ragiona così. Chiedono ad esempio: «Quanti watt per chilo ha Pogacar? E Pedersen? E Merlier? E quanti ne avevano prima?». Tuttavia, io sottolineo sempre che i numeri sono importanti, ma senza fantasia, grinta e mordente in corsa non si va lontano.

E sull’alimentazione?

Sull’alimentazione chiedono moltissimo. Durante i ritiri, organizziamo riunioni con il nostro nutrizionista per rispondere alle loro domande e spiegare l’importanza di una corretta alimentazione. Gli diamo indicazioni su cosa mangiare prima e dopo gli allenamenti, in base al tipo di lavoro che svolgono. Questo progetto va avanti da due anni e continueremo a svilupparlo, perché una buona alimentazione e la consapevolezza di essa sono fondamentali per affrontare una stagione al meglio.

Gli incontri dei ragazzi con lo staff medico-sportivo stanno dando ottimi risultati in termini di formazione e informazione
Gli incontri dei ragazzi con lo staff medico-sportivo stanno dando ottimi risultati in termini di formazione e informazione
Cosa ti fa arrabbiare invece?

Quello che mi fa arrabbiare è quando mollano facilmente durante una gara. Quando sento dire: «Vabbè oggi era una giornata no» e si fermano. Essendo giovani, spesso si aspettano grandi cose, e al primo segnale di difficoltà decidono di fermarsi. Non accetto questo atteggiamento. Voglio che finiscano le gare, anche se arrivano in ritardo, perché ogni corsa conclusa contribuisce al loro miglioramento. Insistere è importante.

Perché?

Perché è un’attitudine e perché passi dal fare gare più lunghe e questo ti serve per aumentare la resistenza, prendere confidenza con il chilometraggio. Ho visto ragazzi come Pellizzari o Pinarello fare progressi enormi in soli sei mesi, passando dal prendere distacchi significativi a essere competitivi con i migliori della categoria. Sulla distanza so che ci possono arrivare.

I pro’ invece parlano spesso anche di materiali, fanno confronti. Anche per i tuoi giovani è argomento di discussione?

Per fortuna, no. Anche perché abbiamo bici De Rosa, ruote e gruppi che soddisfano pienamente le esigenze dei ragazzi. Non ci sono lamentele e sono soddisfatti del materiale fornito. Questo ci permette di concentrarci su aspetti più importanti, come la preparazione e la tattica.

Paladin sicura: «Con Consonni siamo complete e più competitive»

04.01.2025
6 min
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Stimoli, aspettative, incognite. Quando si cambia squadra bisogna tenere conto di tanti aspetti per non fare salti nel vuoto. Non l’ha fatto sicuramente Chiara Consonni quando ha detto di sì alla proposta della Canyon-Sram Zondacrypto aiutata anche da Soraya Paladin, che per lei è stata una perfetta “insider” cui chiedere consigli prima della firma (in apertura foto Saskia Dugon).

La trevigiana è nel team tedesco dal 2022 e si era ambientata subito, diventando la compagna di squadra ideale che tutte vorrebbero sia in gara che fuori. Zero polemiche e tanto lavoro prima per le altre e poi per sé. Così l’esperienza di Paladin è diventata preziosa anche per la velocista bergamasca ancor prima di vestire la stessa maglia. Abbiamo approfondito il discorso, guardando anche come cambierà la fisionomia della squadra.

Paladin è alla quarta stagione nella Canyon e la sua esperienza è stata preziosa nella scelta di Consonni (foto Pohlmann)
Paladin è alla quarta stagione nella Canyon e la sua esperienza è stata preziosa nella scelta di Consonni (foto Pohlmann)
Soraya come sono iniziate le chiacchierate con Consonni?

Ne abbiamo parlato assieme alle prime voci di mercato. Era estate, eravamo durante il Giro Women. Avevo capito che a Chiara piaceva molto la nostra squadra, ma allo stesso tempo era preoccupata perché si sarebbe trovata in un ambiente nuovo dopo tanto tempo. In UAE c’era una buona parte del blocco Valcar in cui è cresciuta ed aveva sempre un punto di riferimento tra compagne o staff. Alla Canyon invece, a parte me non conosceva nessuno e temeva di trovarsi spaesata.

Cosa le hai detto?

L’ho tranquillizzata subito dicendole che l’avrei aiutata certamente ad inserirsi e che comunque si sarebbe inserita molto bene anche da sola. In quel periodo al Giro Women avevo sondato il terreno in squadra e tutte le compagne erano contente di un suo eventuale arrivo. Ricordo che più di tutto avevo detto a Chiara che uscire dalla propria comfort zone l’avrebbe aiutata a crescere tanto. E considerando che ha solo 25 anni, ne sono estremamente convinta.

Alla fine tra i diesse è arrivato “Capo” Arzeni. Secondo te questo agevolerà ulteriormente Consonni nell’inserimento?

Quando ho parlato con Chiara all’inizio, non si sapeva ancora nulla dell’ingaggio di Arzeni. Certamente la sua presenza la farà stare meglio o più al sicuro rispetto alle sue aspettative iniziali. Però bisogna fare attenzione perché da noi ci sono delle gerarchie da rispettare e persone a cui rendere conto.

Di sicuro andate a rafforzare il reparto delle velociste, che era forse il vostro punto debole.

Assolutamente sì. Premetto però che non è che noi non fossimo soddisfatti delle nostre sprinter, è solo che alcune si erano adattate in volata o non avevano vinto quanto Chiara in carriera. Ad esempio avevamo già Maike Van der Duin che è giovane e sta crescendo bene. A Parigi ha conquistato il bronzo olimpico nella madison vinta propria da Chiara e Guazzini. Credo che questo risultato le abbia fatto capire le sue potenzialità. Secondo me Maike e Chiara possono imparare l’una dall’altra oltre che aiutarsi in corsa. Mi sento di dire che ora per le volate siamo ben coperte, abbiamo colmato un gap con la concorrenza.

Soraya Paladin ha fatto parte del team che ha conquistato il Tour Femmes con Niewiadoma
Soraya Paladin ha fatto parte del team che ha conquistato il Tour Femmes con Niewiadoma
L’arrivo di una velocista significa anche organizzare un treno. Ne avete già parlato in squadra?

Ancora non in modo dettagliato, ma abbiamo già in mente quali potrebbero essere i ruoli. Una delle più contente dell’arrivo di Chiara è stata Chloé (Dygert, ndr), che si difende bene in volata e si è dovuta adattare, ma non è una velocista. Parlando con lei nel ritiro di dicembre in Algarve, mi ha detto si sentirebbe adatta a fare da leadout a Chiara, sfruttando anche le sue doti a cronometro.

E il compito di Soraya Paladin diventerebbe ancor più quello di regista?

Mi piace il ruolo che la squadra mi ha assegnato in questi anni. Quello di “equilibratrice” nell’economia della corsa. Nelle volate l’idea sarebbe quella di dirigere le operazioni fino ai 500 metri al massimo, poi spazio alle atlete che sono più esperte per quei frangenti. Anche a me è capitato di buttarmi in volata in certe corse, ma il caos degli ultimi metri non mi piace. Bisogna essere capaci di stare là in mezzo, altrimenti si combinano solo guai.

Di conseguenza per te potrebbero aprirsi situazioni diverse?

Certo, ora che abbiamo una velocista di alto livello come Chiara ed una in crescita come Maike, posso puntare ad azioni da lontano o anche attacchi nel finale. Così facendo loro possono restare coperte in gruppo e sfruttare le circostanze, mentre prima si doveva sempre fare di necessità virtù. Tuttavia in questo ciclismo femminile che sta cambiando tanto, è difficile trovare i propri spazi. Quindi prima di tutto vorrei che vincessimo tanto come squadra, poi eventualmente guarderò le mie occasioni.

Quanto incide ora nella vostra squadra la presenza di una velocista come Consonni?

Ora siamo siamo più complete e più competitive. Speriamo di poter raccogliere più risultati possibili tra velociste e scalatrici. Prima erano sempre le seconde a farlo e a lunga andare può diventare stressante perché sono sempre chiamate a risolvere loro la situazione. Invece così pensiamo che anche i piazzamenti possano aiutarci a trovare poi le vittorie. Il successo al Tour Femmes con Kasia (Niewiadoma, ndr) ci ha dato più morale e consapevolezza. Adesso non solo vorremmo vincere più gare possibili, ma diventare una formazione di riferimento.

A proposito di questo, il mercato femminile mai come quest’anno è stato in fermento e sulla carta sembra esserci più equilibrio rispetto al passato. Cosa ne pensi?

In effetti il 2025 ha portato a tanti mescolamenti. Sarà strano ad inizio anno vedere in gruppo tutti questi cambiamenti. Alcuni team secondo me potrebbero metterci più del dovuto a carburare anche se hanno preso atlete forti. Noi della Canyon siamo andati in controtendenza perché siamo quasi rimaste le stesse. Oltre a Chiara, l’altra big che è arrivata è Ludwig che alza ulteriormente il nostro livello. Il nostro progetto dura da tanti anni. Era partito con giovani interessanti che ora sono delle realtà come Bradbury o Niedermaier. Sotto il punto di vista dell’amalgama di squadra, penso che noi potremmo partire avvantaggiate rispetto alle altre formazioni.

Il mercato femminile ha mescolato le carte portando equilibrio. La Canyon ha cambiato poco, ma in modo mirato (foto Pohlmann)
Il mercato femminile ha mescolato le carte portando equilibrio. La Canyon ha cambiato poco, ma in modo mirato (foto Pohlmann)
Il tuo programma gare è già stato pianificato?

Sì, una parte, prima però dall’8 al 22 gennaio andremo in ritiro in Spagna. A differenza dei dieci giorni in Algarve dove abbiamo fatto distanza e fondo, in quelle due settimane faremo una preparazione specifica mirata alle prime corse. Io dovrei iniziare a correre a Mallorca a fine gennaio, poi UAE Tour, Omloop Nieuwsblad e tutto il calendario delle classiche tra quelle del Nord e le italiane. Insomma, manca poco al via del 2025.

Oldani ci riprova: nuovo preparatore e finalmente i tubeless

04.01.2025
6 min
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Oldani è di buon umore e quando gli diciamo che la nuova maglia della Cofidis piacerà sicuramente ai tifosi della Roma, la guarda e sorride. I nuovi colori, con il giallo e il rosso, danno alla divisa un tocco vivace e sbarazzino. Quasi il segno di un nuovo inizio nelle forme e nella sostanza. L’arrivo di Mattia Michelusi e del suo staff fra i preparatori e l’adozione di nuove ruote e nuovi materiali ha rinfrescato l’approccio degli atleti e il cambio di marcia, per ora nell’attitudine, si percepisce chiaramente.

«Sono a casa fino a martedì- dice Oldani, che il 10 gennaio compirà 27 anni – poi martedì vado in ritiro a Denia con la squadra. L’inverno sta andando bene, tutto tranquillo. Quello che sta cambiando in squadra ci voleva proprio, sul fronte della prestazione e dei materiali. E’ quello che effettivamente fa la differenza nel ciclismo moderno. Secondo me l’anno scorso alcuni risultati sono dipesi anche da questo. Con Mattia per quello che ho potuto vedere finora, abbiamo un’altra marcia. Un’altra mentalità, un’altra voglia di fare».

La squadra francese ha scelto il velodromo di Roubaix per le foto di inizio anno, approfittandone per test su posizioni e materiali (foto Team Cofidis)
Hai cambiato anche tu preparatore?

Non sono direttamente con Michelusi, ma con Luca Quinti, però con la coordinazione di Mattia. C’è un lavoro coeso di tutti i preparatori interni alla squadra. Mi sto trovando molto bene. Lavoriamo più in linea con le moderne metodologie, la squadra ha preso una decisione corretta.

Il tuo 2024 era partito con grandi attese, poi un infortunio e un continuo rincorrere…

E’ stato sicuramente un anno molto molto complicato, è inutile nasconderci. Sono stato molto sfortunato e penso che questo lo abbiano visto tutti. Cadute e una serie di vicissitudini che hanno portato a una stagione molto travagliata. Nel male sicuramente ho imparato qualcosa, perché non mi era mai successo di iniziare la stagione con una frattura, in questo caso dello scafoide.

Che cosa hai imparato?

A gestirla oppure come si sarebbe dovuta gestire. Non mi era mai successo e non ho avuto la freddezza, né io né chi mi era vicino, di prendere il tempo giusto. Avremmo dovuto capire che non saremmo riusciti a ripresentarci bene alla Tirreno, alla Sanremo e agli appuntamenti che ci eravamo dati. Io da corridore mi sono fatto prendere dalla voglia di fare: stavo già bene, ho avuto troppa fretta di rientrare. E alla fine l’ho pagata per metà stagione. Ho capito che l’importanza delle basi nella preparazione è fondamentale. Una cosa su cui mi sono concentrato molto quest’anno.

L’intervento sullo scafoide rotto da Oldani il 28 gennaio è stato eseguito dall’equipe del dottor Loris Pegoli
L’intervento sullo scafoide rotto da Oldani il 28 gennaio è stato eseguito dall’equipe del dottor Loris Pegoli
In che modo rientrare troppo in fretta ti ha danneggiato?

Facevo un giorno molto bene, diciamo alle stelle, e i cinque successivi alle stalle. Diventava complicato far combaciare il momento giusto con le stelle, per cui per la maggior parte delle volte ero alle stalle (sorride, ndr). Ne soffrivo sia mentalmente sia fisicamente. Poi è stato tutto un rincorrere, aggiungere corse, continuare ad avere sfortune, ricadere, rincorrere di nuovo. Anche il Giro d’Italia non era programmato, si è inserito poco prima.

Non era nei programmi?

C’è entrato un mese prima, più o meno. Avrei voluto prepararlo, poi è stato aggiunto il Romandia e ci sono arrivato che ero già a mezzo e mezzo. In Svizzera ho preso freddo, sono arrivato alla partenza da Torino che non andavo. Mi sono ammalato, altre vicissitudini. Per fortuna dopo il Giro sono stato bravo. Non sono andato al Tour, ma sono riuscito a resettarmi mentalmente e fisicamente. Sono stato per tre settimane in altura, mi sono allenato molto bene e quando sono tornato, ho fatto un mese abbondante senza uscire dai primi 10. Sono ritornato lo Stefano di sempre.

La Cofidis ti aveva preso perché portassi risultati e punti: si riparte con gli stessi obiettivi?

Di sicuro le mie ambizioni non cambiano. Penso che con il supporto giusto del preparatore e i nuovi materiali, posso tornare a dimostrare di avere le qualità che servono. Forse sono un po’ diminuite le attese, ma va bene così. Sarà uno stimolo per dimostrare quello che valgo. Ho un bel programma, ne sono soddisfatto. L’unica corsa che non farò e un pochino mi dispiace è la Sanremo, ma bisogna ammettere che per un corridore come me è una corsa chiusa. Però farò Mallorca, Valencia, Laigueglia, Murcia, Almeria, la Tirreno, poi il Cataluyna. Tante corse con percorsi selettivi e la possibilità di arrivare a sprint ristretti.

Al Tour de l’Ain sono arrivati i migliori risultati di Oldani: 3° in classifica e maglia a punti (foto Instagram/Getty Images)
Al Tour de l’Ain sono arrivati i migliori risultati di Oldani: 3° in classifica e maglia a punti (foto Instagram/Getty Images)
Hai parlato spesso di materiali, quello che salta agli occhi è che avete cambiato ruote e userete finalmente pneumatici tubeless…

Quando sono arrivato dalla Alpecin, ho cercato di portare la mia esperienza. Ma visti i risultati che avevo, mi sono rimboccato le maniche e ho pensato solo a pedalare. Quest’anno la prima cosa di cui si è parlato è stato proprio questa svolta tecnica e io sono super felice, perché usavo i tubeless già in Alpecin. Avremo le gomme Vittoria che ho usato anche alla Lotto e sono prodotti eccezionali, hanno un grip e una scorrevolezza notevoli che permetteranno di andare forte e risparmiare energie. Le ruote sono le Bora Campagnolo, che sono rigide, aerodinamiche e scorrevoli. Sono molto felice, l’abbiamo provata e la bici è svoltata completamente.

Il telaio resta lo stesso?

Sì, è sempre stato un bel telaio che forse non rendeva al meglio, mentre ora è molto più performante. Davvero una svolta.

Ben O’Connor, che ha trascorso quattro anni in una squadra francese ha raccontato di aver dovuto imparare per forza il francese: come procede il tuo inserimento in squadra?

Ho un bel rapporto con tutti e anche io sto imparando il francese. Non lo parlo fluentemente però mi faccio capire. Mi è capitato anche di intervenire bene durante il meeting. A livello tecnico, riesco a spiegarmi, quindi dinamiche di corsa e vari aspetti del ciclismo. Per il resto della conversazione sono un po’ impacciato perché ci sono parole che si usano un po’ meno, ma piano piano ci arrivo. La squadra sta diventando un po’ più internazionale, però anche Michelusi e lo staff performance ci spingono ad andare nella direzione del francese. Se proprio è necessario ci si sforza di usare l’inglese, ma se fai capire che vuoi imparare il francese, non ti dicono di no…

I direttori sportivi parlano francese?

Alcuni anche inglese, alcuni solo francese. L’anno scorso ad esempio al Tour de l’Ain si parlava solo francese. Ero secondo in classifica generale e la comunicazione era importante e abbiamo faticato un po’. Però alla fine è andata bene, ci siamo arrangiati e le cose si dicevano. Quello che conta ora è fare una buona base, avere una buona preparazione e i materiali giusti. Adesso sta a me, lingua o non lingua. Voglio far vedere che Oldani sa ancora fare il suo mestiere.