Tadej Pogacar e Dmt rinnovano oggi, in occasione della Milano-Sanremo, prima grande Classica della stagione, il proprio e “fruttuoso” accordo di collaborazione. Un “deal” importante, considerando la scadenza di questa partnership di sponsorizzazione che le parti hanno fissato, pensate, al 2027! Ancora 5 anni di contratto e di sviluppo del prodotto attendono dunque il campione sloveno, che con le calzature Dmt ha già fissato nel proprio albo d’oro ben due Tour de France, oltre a Classiche Monumento del calibro di Lombardia e Liegi Bastogne Liegi. E la strada da percorrere, in termini di successi prestigiosi, immaginiamo, sarà ancora molto, ma molto lunga…
Pogacar e Dmt hanno chiuso una collaborazione fino al 2027Pogacar e Dmt hanno chiuso una collaborazione fino al 2027
Lo sviluppo del prodotto
La collaborazione sportiva tra il brand calzaturiero di Bonferraro di Sorgà (Verona) ed il grandissimo campione sloveno si è avviata nel 2019. Partita come una vera e propria scommessa, la partnership si è rivelata da subito vincente. Nel 2020 Pogacar ha conquistato il suo primo Tour de France a soli 20 anni, lo ricordiamo tutti, con quella crono il penultimo giorno di gara dove ha letteralmente strappato la maglia Gialla al connazionale Primoz Roglic. Dopo un brillante bis in occasione del Tour 2021, oltre alle già citate vittorie nelle “Monumento” Liegi-Bastogne-Liegi e Lombardia, non va dimenticato che Pogacar con Dmt ha lasciato il segno anche alla Tirreno Adriatico e all’UAE Tour (entrambe le due brevi corse a tappe WorldTour sono state “centrate” sia nel 2021 che nel 2022).
Ecco la scarpa usata da Pogacar: la KRSL white
La suola anatomica è realizzata in fibra di carbonio SL con spessore variabile
Ecco la scarpa usata da Pogacar: la KRSL white
La suola anatomica è realizzata in fibra di carbonio SL con spessore variabile
«Siamo estremamente orgogliosi ed entusiasti – hanno dichiarato Federico e Philippe Zecchetto, i proprietari del Gruppo Zecchetto al quale il brand Dmt fa parte – di poter annunciare il rinnovo fino al 2027 di questo importantissimo accordo di sponsorizzazione con quello che tutti consideriamo il corridore più forte al mondo. Questa è una relazione sportiva unica, siglata da un giovane campione che si affida ad un brand che con lui non vuole porsi alcun limite in termini di successi e di sviluppo dei prodotti futuri».
Pogacar ha aggiunto alla sua già lunghissima lista di successi anche la Strade Bianche, considerata la “sesta monumento” Pogacar ha aggiunto alla sua già lunghissima lista di successi anche la Strade Bianche, considerata la “sesta monumento”
Il modello preferito? KRSL
In questi primi anni con Dmt, Tadej Pogacar ha optato per il comfort, il design e per la scelta future-vintage dei… lacci. E indossando il modello KRSL lo sloveno non ha davvero posto alcun limite ai propri sogni di gloria…
Questa specifica calzatura Dmt si caratterizza per essere una scarpa estremamente leggera (appena 205 grammi nella misura 42, la regolabilità dei tacchetti anteriore e posteriore di 8mm…) merito della tomaia ultraleggera e “mono-pezzo” senza cuciture in 3D Engineered Knit – una vera e propria “specialità della casa” in Dmt – della suola anatomica realizzata in fibra di carbonio SL con spessore variabile e delle strutture in maglia estremamente traspiranti a garanzia sia dell’eliminazione dei punti di pressione quanto di un comfort davvero elevatissimo.
Siamo andati a curiosare la Colnago V3Rs di Tadej Pogacare ci siamo fatti raccontare il set-up della bici dal suo meccanico, Giuseppe Archetti, naturalmente in vista della Milano-Sanremo 2022. La bici è quella con i freni a disco, i tubeless e le ruote con profilo da 45. C’è il Power Meter SRM montato sulle pedivelle Campagnolo, con l’esclusivo asse passante in titanio. Vediamo tutti i dettagli.
Giuseppe Archetti, è il meccanico di riferimento del UAE Team EmiratesGiuseppe Archetti, è il meccanico di riferimento del UAE Team Emirates
Una posizione per nulla estrema
Quello che colpisce al primo sguardo è la posizione “quasi normale” e per nulla tirata di un atleta di questa caratura. Lo svettamento tra sella manubrio non è estremo, così come l’arretramento della sella. E poi c’è quella guarnitura 54-39, con i pignoni 11-29 e il misuratore SRM (le pdivelle sono da 172,5 millimetri). Il peso della bici? Di pochissimo inferiore ai 7 chilogrammi.
Le ruote Campagnolo Bora Ultra WTO 45 tubeless
Pirelli Race TLR da 26 per il campione sloveno
Le ruote Campagnolo Bora Ultra WTO 45 tubeless
Pirelli Race TLR da 26 per il campione sloveno
Ruote da 45 e tubeless
Ci sono le ruote Campagnolo Bora Ultra WTO con profilo da 45 millimetri e cerchio 2Way-Fit. Gli pneumatici sono Pirelli Race TLR da 26, tubeless ovviamente e verranno gonfiati con una pressione compresa tra le 5,8 e 6 atmosfere. I dischi dei freni sono sempre di casa Campagnolo, 160 per l’anteriore e 140 per la ruota dietro.
L’integrato Alanera di Deda, con le leve in linea al manubrio
Il power meter SRM su pedivella Campagnolo SuperRecord
Pedali Look Keo Blade Carbon Ceramic con lama in carbonio da 16N
La Prologo Scratch M5 con carbonio Nack, nell’edizione dedicata a Pogacar
Pedivelle SuperRecord da 172,5
Il disco anteriore Campagnolo da 160 millimetri di diametro
Il cambio posteriore, SuperRecord EPS e i pignoni 11/29
La V3Rs di Tadej Pogacar
L’integrato Alanera di Deda, con le leve in linea al manubrio
Il power meter SRM su pedivella Campagnolo SuperRecord
Pedali Look Keo Blade Carbon Ceramic con lama in carbonio da 16N
La Prologo Scratch M5 con carbonio Nack, nell’edizione dedicata a Pogacar
Pedivelle SuperRecord da 172,5
Il disco anteriore Campagnolo da 160 millimetri di diametro
Il cambio posteriore, SuperRecord EPS e i pignoni 11/29
La V3Rs di Tadej Pogacar
Manubrio integrato Deda
La piega manubrio è full carbon, modello Alanera di Deda. Nulla di nuovo in un certo senso, se non l’accoppiamento tra lo stem è da 120 millimetri, mentre la larghezza è di 40 centimetri esterno/esterno (38 centro/centro).Pogacar è uno di quei corridori di punta che ha dato il via all’impiego dei manubri stretti. Anche il nastro manubrio è Deda, applicato in modo tradizionale.
La sella è una Scratch M5 di Prologo, con la livrea dedicata al campione sloveno. E’ liscia e non ha gli inserti in CPC. Ha il telaio e la scocca in carbonio, ma è del tutto accostabile al modello comunemente presente sul mercato. I pedali sono i Look Keo, versione Blade in carbonio con lama dalla tensione 16, quella intermedia. Sono il modello con le sfere ceramiche al proprio interno.
Il corridore più forte del Tour e l'uomo più veloce. Pogacar e Milan. Si parla di nutrizione in gara e fuori. Due mondi diversi con qualche punto in comune
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
Quando Tadej Pogacar attacca non demolisce solo le gambe degli avversari ma anche i loro animi. E quando si parla di animi, di mente e di psicologia entra in pista Elisabetta Borgia, appunto psicologa dello sport nella fila della Federazione e della Trek-Segafredo.
La supremazia dimostrata dallo sloveno in questi pochi anni da professionista, la continuità di questo dominio e la tipologia delle sue azioni, fanno spesso pensare agli altri corridori che si corra per il secondo posto. In tal caso come si trovano gli stimoli? Sarà vero che si è portati a mollare?
Elisabetta Borgia è psicologa dello sport. Lavora con la Trek-Segafredo e la FederciclismoElisabetta Borgia è psicologa dello sport. Lavora con la Trek-Segafredo e la Federciclismo
Senso d’impotenza
«Le prestazioni di Pogacar – spiega la Borgia – degli ultimi anni sono di altissimo livello, difficilmente contenibili. E questo tende ad avvilire i suoi avversari. Però è umano anche lui. Tadej è riuscito a infondere quello che in psicologia è chiamato “senso d’impotenza auto acquisito”. Tradotto: se quello scatto lo fa un altro corridore, gli altri proverebbero a seguirlo, si staccherebbero lo stesso, ma insisterebbero un po’ di più».
«Se tu provi a contrastare un avversario e il tuo tentativo è sempre stato fallimentare ad un certo punto quando lui si muove tu cerchi di risparmiare energie, ti tiri indietro in qualche modo. Okay, in questo momento Pogacar è “over the top”: un giorno però anche lui non sarà al massimo ma gli altri saranno meno determinati».
Dopo la Strade Bianche Valverde (secondo) ha abbracciato Pogacar: «Con una superiorità così, c’è poco da fare»Dopo la Strade Bianche Valverde (secondo) ha abbracciato Pogacar: «Con una superiorità così, c’è poco da fare»
Ma Tadej è umano
In questo ultimo passaggio viene in mente la tappa del Ventoux dello scorso anno. Pogacar sicuro di sé attacca, ma non fa il solito vuoto. Vingegaard lo rintuzza e addirittura lo stacca. Roba di una manciata di secondi, nulla più, però quell’azione dimostrò che Pogacar era umano, che era battibile.
«Spesso si parte con la classifica disegnata in anticipo. La tua mente è razionale e sa che lui è più forte. Dici a te stesso che parti per il secondo posto e parti con una convinzione diversa. Il senso di auto efficacia (di cui abbiamo parlato più volte, ndr) si basa sulle esperienze precedenti, siano esse nel bene che nel male, e se un corridore contro di lui più volte le ha prese, alla fine s’innesca questo meccanismo difensivo».
E torniamo quindi al discorso di prima: perché devo distruggermi per seguirlo e poi essere anche staccato?
Vingegaard “stacca” Pogacar sul Ventoux, uno dei pochissimi momenti di difficoltà dello sloveno Vingegaard “stacca” Pogacar sul Ventoux, uno dei pochissimi momenti di difficoltà dello sloveno
Azzerare la memoria
E allora viene da chiedersi come si possa superare, se non Pogacar, questo ostacolo mentale, quindi se stessi. Come ci si può trarre d’impaccio da una situazione di inferiorità psicologica.
«Il momento per fare dei cambiamenti è il presente. E’ da lì che costruisci il futuro. Il passato… è passato. Io dico sempre ai miei atleti: partite in gara con la memoria azzerata, specialmente se il momento che state attraversando non è di quelli super.
«Quando vai alle gare senza quella motivazione del tipo “spacco il mondo” è un po’ come boicottarsi in anticipo. Stiamo nel presente e tiriamo fuori il 100%, poi quello che si fa… si fa. Bisogna lasciare fuori quel che è successo in precedenza perché ci condiziona».
Non solo nello sport, nella società attuale troppo spesso non si vive il presente e la realtà. Imparare a farlo è un qualcosa che si allenaNella società attuale troppo spesso non si vive il presente e la realtà. Imparare a farlo è un qualcosa che si allena
Vivere il presente
Un processo mentale affatto scontato, però. Non è facile mettere tutto da parte in un solo colpo. E la Borgia lo sa bene.
«Ci si riesce – spiega la Borgia – nel momento in cui mi focalizzo sul presente. E questo “focus”, chiamiamolo così, si può allenare. Nella nostra società siamo iper proiettati verso il futuro: siamo qui, ma con la mente siamo già verso quel che sarà. Progettiamo, siamo proiettati verso un tempo diverso.
«Dobbiamo allenarci nella vita quotidiana a vivere il presente, il momento. Sono a colazione, mi concentro sul latte e il caffè, e non sto lì col telefono in mano. Mi alleno, penso all’allenamento. Penso a ciò che faccio: questo è vivere il presente. E quando ho acquisito questo giusto processo mentale poi è più facile anche in gara attivarlo. E’ più facile azzerare la memoria».
«E questo modo di ragionare è ancora più importante in una corsa a tappe. Come ti comporti giorno dopo giorno. E’ tutto un archiviare e ripartire senza memoria. E se poi il periodo è di quelli super è chiaro che ti gasi, che interiorizzi il tutto. Ed è quello che sta vivendo Pogacar. Ormai ha delle certezze acquisite. E valle a minare quelle certezze».
Con Tosatto si ragiona di Thomas che punta alla Vuelta. Ma intanto ecco le immagini del Tour. E allora parliamo di Pogacar, ma anche di Rodriguez e Bernal
Lo scenario che si va delineando in vista della Sanremo ha un doppio svolgimento. Da una parte c’è la solita corsa, quella con i velocisti che tenteranno di opporsi allo scatto sul Poggio. E poi c’è la Sanremo di Pogacar, che sembra volersi inventare un copione tutto suo. La voce secondo cui la UAE Emirates sarebbe al via con una squadra di scalatori e le parole di Tadej nella conferenza stampa finale della Tirreno-Adriatico fanno pensare che lo sloveno non si accontenterà del Poggio. E questo, nel ciclismo iperveloce degli ultimi anni, è di certo un’anomalia. Bisogna andare indietro al 1996 di Gabriele Colombo per trovare una Sanremo decisa da un attacco sulla Cipressa.
L’ultima Sanremo decisa da un attacco sulla Cipressa fu quella di Colombo nel 1996, su Gontchenkov e CoppolilloL’ultima Sanremo decisa da un attacco sulla Cipressa fu quella di Colombo nel 1996
Attacco sulla Cipressa
Uno che la Sanremo non l’ha mai vinta, ma si chiama Michele perché quando nacque, nel 1970, Michele Dancelli vinse la Classicissima, è il toscano Bartoli. Nelle sue 11 partecipazioni, spiccano due quinti posti: quasi dei capolavori, vista l’allergia alla polvere degli ulivi, che gli impediva di respirare bene nel finale sanremese. Fra i suoi tentativi, è impossibile dimenticare l’attacco con Pantani proprio sulla Cipressa nel 1999, ma anche quello naufragò. Che cosa potrebbe inventarsi Pogacar?
«Lui deve fare la corsa dalla Cipressa – parte deciso Michele – perché è fortissimo, ma sul Poggio ritengo non abbia la strada per fare la differenza. Lassù non levi di ruota Van Aert. Al massimo fai una lunga fila, ma non li stacchi. Ma se la squadra porta tanti scalatori, allora il progetto cambia faccia. Se punti la Cipressa come se ci fosse l’arrivo in cima, allora la corsa esplode».
Bartoli e Pantani attaccarono dalla Cipressa nel 1999: azione spettacolare, ma non organizzataBartoli e Pantani attaccarono dalla Cipressa nel 1999: azione spettacolare, ma non organizzata
Perché dici che non avrebbe strada sul Poggio?
Lassù c’è da tenere in conto che la pendenza non è come sul Carpegna e poi c’è vento. Sul Carpegna salivano a 25 all’ora e l’utilizzo dei watt è stato lo stesso per tutti, davanti oppure a ruota. Lo scatto per fare il vuoto sul Poggio devi farlo a 40-45 all’ora e in quel caso chi sta a ruota risparmia tanto. Su un percorso veloce può avere una riserva del 2 per cento, non si va via. Per andare via a quella velocità, serve un margine del 30 per cento, ma parliamo di numeri improponibili.
Nibali però riuscì a farlo…
Nibali si giocò la carta della sorpresa e quando attaccò non si misero subito d’accordo per seguirlo. Nessuno se lo aspettava. Lui invece è Pogacar, appena si muove si apre la caccia. Sarà guardato e se attacca, ha tutto il gruppo a ruota.
Pogacar ha già provato l’allungo sulla Cipressa. Era il 2020, con lui CicconePogacar ha già provato l’allungo sulla Cipressa. Era il 2020, con lui Ciccone
Meglio la Cipressa?
La Sanremo è una corsa rognosa, ma nessuno ha mai portato una squadra di scalatori per attaccare sulla Cipressa. Col “Panta” facemmo un grande attacco. Partì prima lui e poi io gli andai dietro e diedi il mio impulso, ma fu l’attacco di due corridori isolati. Se invece porti la squadra, allora vuoi fare un attacco organizzato, tenendo poi semmai due uomini di scorta per il Poggio.
Attacco di squadra o azione solitaria dalla Cipressa a Sanremo?
Da solo non può neanche lui. Non è la Strade Bianche, in cui c’è una difficoltà dietro l’altra. Dopo la Cipressa è lunga andare al Poggio. Ma se parte, quelli forti non lo lasciano andare. E se si forma un gruppetto importante, allora è diverso. Ne porta via quattro, magari anche Van Aert (avrei detto Alaphilippe se non si fosse ammalato) e allora la storia cambia. Perché dietro ci sarebbero meno squadre per tirare…
Van Aert non si stacca. Nel 2020 sul Poggio rispose ad Alaphilippe e lo bruciò in volataVan Aert non si stacca. Nel 2020 sul Poggio rispose ad Alaphilippe e lo bruciò in volata
Pensi che Pogacar possa vincere la Sanremo?
Vincere non è facile. Lui vince con facilità quando ha il terreno adatto. E’ una vita complicata. E adesso si troverà davanti Van Aert, che alla Parigi-Nizza ha impressionato. Chiunque di loro due si muova, avrà il gruppo a ruota. Sempre che il gruppo ce la faccia a prenderli…
Lo scatto di Tiberi non cambierà la storia del Giro, ma forse inizia a scrivere quella di Antonio. Pogacar vince a Prati di Tivo, dietro qualcosa si muove
Tadej Pogacar, Primoz Roglic, Matej Mohoric e i compagni di nazionale vestiranno Alé. Proprio così, il brand italiano produttore d’abbigliamento per il ciclismo è difatti il nuovo partner tecnico della Federazione ciclistica slovena.
L’accordo è stato ufficializzato appena qualche giorno fa ed è valido fino alla conclusione della stagione 2024. Questa collaborazione, prestigiosa vedrà alcuni tra i ciclisti più forti al mondo vestire la nuova maglia della nazionale slovena firmata Alé. Questo sia ai campionati del mondo che agli europei, ma anche alle Olimpiadi di Parigi 2024 e ai campionati nazionali della Slovenia. La definizione di un accordo con una istituzione federale significa che le nuove maglie Alé delle nazionali slovene saranno indossate in tutte le prossime discipline ciclistiche delle diverse categorie agonistiche. Da quelle maschili a quelle femminili, dalla strada alla Mtb, passando dalla pista e fino alla Bmx.
Il colore della maglia sarà il classico “Slovenian Green” Il colore della maglia sarà il classico “Slovenian Green”
Accordo biennale
In virtù di questa partnership, Alé fornirà alla Federazione ciclistica slovena tutto l’abbigliamento da gara necessario: sia estivo che invernale, inclusi gli accessori. Da un punto di vista strettamente grafico, il celebre colore verde – il cosiddetto “Slovenian Green” – predomina largamente su questi nuovi capi. Viene elegantemente spezzato da giochi di geometrie tono su tono, sulle maniche e sul petto della maglia, mentre i pantaloncini sono di colore blu scuro con richiami di verde sulle cosce.
Tutti i capi Alé che verranno forniti alle nazionali slovene fanno parte della collezione PR-S, ovvero quella che la stessa azienda espressamente dedica alle squadre professionistiche. Maglie che sono frutto della più avanzata ingegneria tessile oggi disponibile, realizzate con i filati più tecnici e caratterizzate da un “fit” racing che ha quale obiettivo quello di esaltare la performance degli atleti che le indossano.
I pantaloncini saranno blu con un richiamo verde sui bordi inferiori I pantaloncini saranno blu con un richiamo verde sui bordi inferiori
Nazionale e non solo
Va ricordato che alcuni dei fortissimi ciclisti che compongono la nazionale slovena di ciclismo già vestono Alé durante la stagione. E’ il caso ad esempio di Matej Mohoric, di Jan Tratnik e di Domen Novak che corrono con la Bahrain-Victorious. Oppure Luka Mezgec del team BikeExchange Jayco. Ma non è tutto, se si considera che anche il giovane Pogi Team UAE Generali, la squadra voluta e sostenuta da Tadej Pogacar per crescere i giovani corridori sloveni di domani, proprio quest’anno corre con maglie Alé.
Alé vestirà la nazionale slovena fino alla fine della stagione 2024 Alé vestirà la nazionale slovena fino alla fine della stagione 2024
«Siamo molto felici che la nazionale slovena di ciclismo abbia scelto Alé per la sua maglia – ha dichiarato Alessia Piccolo, Amministratore Delegato di APG – ed è dunque per noi un grande onore poter vestire alcuni dei migliori ciclisti oggi in circolazione. In considerazione di questo nostro ulteriore ed importante impegno, ci aspettiamo risultati positivi e non solo dal punto di vista sportivo, ma anche sotto l’aspetto dei riscontri e dei feedback tecnici che ci arriveranno dagli stessi corridori. Feedback fondamentali per noi che puntiamo costantemente sulla massima qualità sono sempre estremamente preziosi».
Abbiamo chiesto a Matej Mohoric di raccontarci la sua settimana da San Sebastian al via del Giro di Polonia. Un viaggio molto interessante nel recupero
Le parole rilasciate alla stampa qualche giorno fa da Lefevere hanno aperto una visione diversa sul clamoroso avvio di stagione di Pogacar. All’indomani del trionfo dello sloveno alla Tirreno-Adriatico, il patron della Quick Step aveva sentenziato non senza un pizzico di mestizia: «Quando è passato pro’, si diceva che Remco Evenepoel fosse il nuovo Merckx, ma la verità è che questi è Pogacar».
E’ chiaro che fare i paragoni fra corridori di epoche diverse è sempre improponibile, ma qualcosa che accomuna campioni così lontani nel tempo c’è, soprattutto quest’anno che il corridore del Uae Team Emirates sembra non lasciare che le briciole ai suoi avversari ed è dato proprio dall’atteggiamento di questi ultimi. Rispetto agli anni scorsi, sembra che essi si sentano battuti in partenza, che quando Tadej scatta non se la sentano di rispondere (foto di apertura alla Tirreno-Adriatico) e inizino già a pensare al secondo posto.
Serge Parsani ha vissuto l’epopea di Merckx e ora valuta Pogacar con l’esperienza del diesseSerge Parsani ha vissuto l’epopea di Merckx e ora valuta Pogacar con l’esperienza del diesse
L’importanza della testa
Abbiamo preso quindi spunto da queste e altre considerazioni per confrontare i due campioni. Non per entrare nel merito di chi sia più forte, ma per capire come venivano e vengono affrontati. Serge Parsani ha condiviso i suoi primi anni in carovana da corridore con Merckx, correndo assieme a Felice Gimondi. Oggi guida il Team Corratec dopo oltre trent’anni in ammiraglia, quindi può fare un raffronto.
«Sono corridori con un talento naturale – spiega – che hanno una marcia in più, ma soprattutto sanno come farla fruttare. La forza di Pogacar non è solo nelle gambe, ma nella testa. Sa ragionare in corsa e questo gli permette di scattare al momento giusto».
Che cosa accomuna due esperienze così lontane nel tempo? «A mio parere è la consapevolezza di avere al fianco un grande team. Merckx non era solo estremamente superiore agli altri, ma aveva a disposizione una squadra fortissima. Almeno 6 corridori sarebbero stati capitani in ogni altro team. Questo gli consentiva di viaggiare al coperto e al sicuro fino al momento nel quale decideva di fare la differenza. Ora anche Pogacar ha un grande team alle sue spalle e alla Tirreno-Adriatico si è visto. Questa è una differenza fondamentale rispetto a qualche anno fa».
Merckx inseguito da De Vlaeminck: quando il Cannibale scattava, era davvero dura tenergli dietro…Merckx inseguito da De Vlaeminck: quando il Cannibale scattava, era davvero dura tenergli dietro…
Tutto nasce dal Tour 2020
Parsani entra più nello specifico: «Io credo che allo sloveno sia servito molto il primo Tour – dice – quello vinto praticamente senza squadra. Lo ha aiutato a crescere mentalmente. Allora doveva togliersi le castagne dal fuoco da solo, ora ha compagni in grado di aiutarlo fino a quando serve e questo gli dà sicurezza. Ma non basterebbe se non avesse lui la capacità di ragionare e “leggere” la corsa in ogni momento».
Qual è però l’atteggiamento degli avversari? «Un po’ quella sensazione di impotenza c’è. C’era anche ai tempi di Merckx – ammette – ma non posso dire che Gimondi ad esempio partisse battuto, cercava sempre di lottare e infatti le sue grandi vittorie se le è prese. Il fatto è che quando Merckx scattava era come buttare un sasso in uno stagno con i pesci che fanno il vuoto. Si apriva gli spazi dietro di lui. Stringeva i cinghietti e capivamo che di lì a poco sarebbe finita…».
Pogacar con Majka e Almeida, fondamentali ora nelle sue vittoriePogacar complimentato da Almeida, un’altra pedina importante nello scacchiere Uae
Gli altri non vincono così…
Avviene lo stesso con Pogacar? «In questo momento sì – prosegue Parsani – perché collimano tante cose: la forma fisica e mentale, il morale, anche la fortuna. Tutto ciò gli dà la convinzione per tentare imprese come quella della Strade Bianche. Chi lo guardava pensava che fosse una pazzia, invece…
«Anche Roglic vince, ma non allo stesso modo. A Siena, ad esempio, Pogacar ha vinto anche di testa. Sapeva che nel gruppo ormai quasi tutti erano isolati, al massimo potevano avere un compagno e quindi trovare un accordo per l’inseguimento sarebbe stato difficile. E’ come con la Formula Uno: sai che la Mercedes ha il motore più potente e quindi le possibilità di vincere per gli altri scendono notevolmente».
L’idea di Adorni
Eppure… A ben pensarci, proprio la storia di Merckx insegna che anche contro lui che vinceva dalla grande classica alla corsetta in circuito, si poteva sperare. Una considerazione che fa parte dei ragionamenti di Vittorio Adorni, che ci ha corso insieme e lo ha poi guidato dall’ammiraglia.
«C’erano anche giorni che non era in condizione – dice – che in un grande Giro veniva da noi a dire che aveva mal di gambe e a chiederci di aiutarlo. Ricordo quando lo conobbi. Arrivò in squadra dopo il ritiro pre-stagionale perché si era sposato, ma vidi subito che, anche se non aveva le nostre ore di preparazione, aveva qualcosa in più. Al Giro lo misero in camera con me ed ebbi modo di parlarci: aveva una forza fisica soverchiante, ma doveva crescere come testa. Ogni mattina ci diceva “io attacco”: noi a frenarlo, a dirgli di aspettare e in corsa ce lo chiedeva di continuo se era il momento. Poi, quando andava via, faceva il vuoto».
Adorni alla Faema, dove accolse un giovanissimo Eddy MerckxAdorni alla Faema, dove accolse un giovanissimo Eddy Merckx
Nessuno è imbattibile
L’aspetto mentale, già sottolineato da Parsani, è fondamentale anche per Adorni nel vedere le imprese di Pogacar.
«Ha una potenza fisica enorme – dice – ma si vede soprattutto che corre con tranquillità, divertendosi. Lui “sente” la corsa, percepisce sempre la situazione e la condizione degli avversari e questo gli permette di attaccare quando sa che può scaturirne qualcosa d’importante. Si conosce bene, sa che cosa il suo motore può dargli».
Fin qui Pogacar, ma gli altri? «Gli altri soffrono, perché non riescono a capire se e quando lo sloveno va in difficoltà. E bisogna considerare anche che, nel caso, adesso c’è un team che può supportarlo al meglio. E’ chiaro poi che vittoria dopo vittoria crescono la sua consapevolezza e il suo entusiasmo, mentre si affievoliscono quelli degli avversari, anche inconsciamente. Inoltre quest’anno Tadej ha dimostrato che può vincere in vari modi e fare la differenza sia in salita che in pianura, proprio come faceva Eddy».
Non c’è quindi spazio per cambiare lo spartito? «Al contrario – ribatte Adorni – come ho detto, non sempre tutto fila liscio. Per vincere deve collimare tutto.Ora è soverchiante, ma che cosa succederà quando di fronte a un avversario al top lui sarà non al meglio? Come si gestirà? Le cose possono cambiare da una corsa all’altra e questa è la bellezza del ciclismo».
Giornata intensa per la UAE Emirates: prima la ricognizione sotto la neve, poi la conferenza stampa. Pogacar leader e Trentin al suo fianco. Questi i piani a 48 ore dal via
Neanche il tempo di metabolizzare il successo sul Carpegna, e se vogliamo di portare a termine la Tirreno-Adriatico, che stamattina prima della partenza della frazione finale di san Benedetto del Tronto si parlava di Tadej Pogacar alla Milano-Sanremo.
Ce la farà? Ma davvero lo sloveno può portarsi a casa la Classicissima? Se queste erano le domande che ci si poneva prima del via, dopo l’arrivo tutto si è amplificato. Infatti a gettare benzina sul fuoco è stato lo stesso Pogacar: «Alla Sanremo ci punto», ha detto a botta calda nelle interviste alla tv.
Phil Bauhaus al colpo di reni precede Nizzolo (a destra) e Groves (a sinistra). Kristoff era stato a lungo in testaPhil Bauhaus al colpo di reni precede Nizzolo e Groves. Kristoff era stato a lungo in testa
Bravo Bauhaus
E allora ecco che il successo allo sprint di Phil Bauhaus, tedescone della Bahrain Victorious, passa in secondo piano. Una volata lunghissima la sua. Una lunga, lenta ma inesauribile rimonta su Alexander Kristoff, partito un po’ lungo.
«Purtroppo – dice Valerio Piva diesse della Intermarché Wanty Gobert di Kristoff – ci sono caduti un paio di uomini nel finale e siamo rimasti scoperti. Pasqualon ha dovuto fare il lavoro di due persone e lo ha lasciato un po’ troppo presto e gli sono mancati gli ultimi 20 metri. Ma queste sono le volate».
«Ringrazio la squadra – ha detto il tedesco – e anche Caruso: uno scalatore che mi ha aiutato in volata! Fa piacere. Serviva il timing giusto per partire perché c’era vento in faccia. Ma è andata bene e ho aggiunto un’importante vittoria al mio palmares».
I tre protagonisti dell’ultima tappa della Tirreno (nell’ordine): Tonelli, Boaro e ArcasI tre protagonisti dell’ultima tappa della Tirreno (nell’ordine): Tonelli, Boaro e Arcas
Pogacar a Sanremo
Poco prima, mentre passavano i giri e i corridori sfrecciavano sul lungomare di San Benedetto, avevamo parlato di Pogacar a Sanremo anche con Davide Cassani, venuto a godersi lo spettacolo.
«Sapete, non è facile la Sanremo per lui. Serve tanta potenza. E non so se ce la può fare contro corridori potentissimi come Van Aert. Il Poggio è molto veloce», aveva detto l’ex cittì.
«Pogacar alla Sanremo? Bella domanda – fa una una lunga pausa Ellena – se ci riesce abbiamo il nuovo Cannibale, siete d’accordo?
«Per me ci può stare. Guardiamo quel che ha fatto ieri sul Carpegna. In un chilometro ha preso 40” ai primi inseguitori. Significa che se loro in quel tratto duro andavano su a 15 all’ora lui saliva a 21. Questo per dire che ha tanta potenza anche per lo sforzo violento.
«Certo, il Carpegna non è il Poggio e Landa e gli altri scalatori non sono Van Aert. E’ una situazione diversa. Il Poggio è particolare. Arriva dopo 300 chilometri. Ecco, questo della distanza potrebbe essere un bel punto di domanda. Deve dimostrare se può andare forte anche dopo tantissimi chilometri. Ha dominato tante corse, ma gli resta l’incognita dei 300 chilometri».
«Ci sono squadre strutturate per le classiche – riprende Ellena – improntate appositamente per certe corse. Non dico che la UAE Team Emirates non lo sia, ma non credo che la Sanremo con lui fosse in preventivo. E’ un obiettivo in più e non è programmato da mesi.
«Alla Sanremo se arrivi ad una curva in sesta posizione, anziché in quinta perdi tutto. Sono piccoli dettagli che richiedono una certa preparazione e una certa esperienza. Se ce la fa, ragazzi, torniamo ad avere un certo Eddy Merckx… ma nato in Slovenia».
Sul podio con Tadej anche Vingegaard (secondo) e Landa (terzo)Sul podio con Tadej anche Vingegaard (secondo) e Landa (terzo)
Un chiletto d’oro
E Tadej cosa dice?
«Tutti mi chiedono della Sanremo – ribatte Pogacar – è una grande corsa ed è un sogno. E’ una gara molto lunga. Abbiamo una grande squadra e faremo il meglio possibile».
I numeri che vengono snocciolati sui social dicono che va più forte dell’anno scorso, più forte della prestazione fatta sul Col de Romme al Tour de France. Tadej glissa un po’ e dice: «La forma è simile a quella dell’anno scorso. I numeri dicono che non sono lontano dal top della condizione. Ma migliorare non è facile, per farlo posso perdere ancora un chilo».
E questa non è una risposta banale. Un chiletto in questo momento potrebbe essere “oro” in quanto a forza. Nel ciclismo dei millesimi e dei dettagli quel chiletto non è solo zavorra, è un anche un briciolo di forza ulteriore. Quella che gli dovrebbe consentire di staccare Wout Van Aert sul Poggio, tra l’altro strepitoso anche oggi alla Parigi-Nizza.
Su un affondo di 25”-40” al massimo, numeri alla mano, il belga è più forte. Ma siccome non siamo in laboratorio, ma su strada, ed entrano in ballo tante altre variabili (vento, alimentazione, stress dell’atleta, posizione con cui viene presa la salita…) la partita è più che aperta. Sin qui Tadej non ha sbagliato un colpo.
Pogacar (23 anni) ha vinto la sua seconda Tirreno. Dopo l’arrivo ha chiesto subito degli zuccheri. Per lui un’aranciataPogacar (23 anni) ha vinto la sua seconda Tirreno. Dopo l’arrivo ha chiesto subito degli zuccheri. Per lui un’aranciata
Assalto dalla Cipressa
E questo discorso, si porta dietro la questione tattica. Come e dove potrà attaccare Pogacar? Lui ama partire da lontano. Anche in conferenza stampa ha ribadito che gli piace correre in questo modo, ma certo non potrà muoversi da solo sin dalla Cipressa. O almeno è improbabile… anche per lui. Ma come sempre lo sloveno non è scontato.
«Forse posso muovermi dalla Cipressa, prima onestamente è difficile», come a dire: “Certo che mi muovo lassù”. Magari è consapevole che sul Poggio potrebbe essere troppo marcato. Ma questo lo scopriremo solo sabato pomeriggio.
Lui intanto si porta a casa la seconda Tirreno-Adriatico. «Per ora tutto procede bene, spero continui così».
In squadra la fiducia di cui gode è pressoché sconfinata, chiaramente. La caduta diTrentin alla Parigi-Nizza e lo stop di Gaviria potrebbero aver dirottato ulteriormente tutte le attenzioni su di lui. Oggi per esempio Pascal Ackermann, altro velocista della UAE, non ha fatto lo sprint, ma ha tagliato il traguardo vicino allo sloveno. Mentre nella frazione di Terni aveva preso parte alla volata. E’ un piccolo segnale. Haputman, Matxin e gli altri diesse del team di Gianetti hanno sei giorni per allestire “l’operazione Sanremo”.
E tutto sommato se non dovesse riuscire nell’impresa di andarsene sulla Cipressa o di non staccare i super bestioni sul Poggio nessuno gli potrebbe dire niente. L’ultimo che ha vinto la Sanremo e un grande Giro nello stesso anno è stato Bugno, ma parliamo di 32 anni fa.
Faccia a faccia con Leonardo Piepoli, allenatore e consigliere di Formolo. I due ora collaboreranno alla Movistar. Ecco perché il veronese può fare di più
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
Gli chiesero come mai gli piacesse correre all’antica, attaccando da lontano. Marco li guardò e in tutta risposta gli domandò se il suo attaccare da lontano non fosse in realtà troppo moderno. Vedere Pogacar attaccare da lontano sulla sua salita, in sella a una bici priva di freni a disco e in mezzo ai tifosi tutti gialli del Pirata, ha richiamato vecchi ricordi. Il Carpegna oggi è bastato anche a lui.
«Alla fine – dice Manuele Mori, che ha vissuto la tappa dalla seconda ammiraglia del UAE Team Emirates – ci teneva a correre sulla salita di Pantani. Conosce la storia di Marco, Tadej conosce la storia del ciclismo. E oggi era importante vincere».
Sulla salita di Pantani, non sono mancati i tifosi del PirataSulla salita di Pantani, non sono mancati i tifosi del Pirata
Il ricordo di Marco
Pogacar arriva e sorride. Si siede. Saluta e racconta. Gli occhi azzurri ti guardano fissi per farti capire che hai la sua attenzione. La montagna guarda il paese. Lassù dove tutto parla di Pantani, si è corso a zero gradi. E adesso che il sole inizia a nascondersi, gli sguardi si fanno intirizziti.
«Lassù tante cose ricordavano Pantani – dice – io non ho potuto seguirlo perché sono troppo giovane, ma oggi è stato speciale, perché i tifosi hanno riportato indietro la storia.
Pogacar ha attaccato a circa 4 chilometri dallo scollinamento e ha fatto subito il vuotoPogacar ha attaccato a circa 4 chilometri dallo scollinamento e ha fatto subito il vuoto
«Non mi sento mai imbattibile – prosegue – anche quando sono solo, penso sempre che qualcuno può venire a prendermi. Non sottovaluto nessuno, per questo quando attacco vado a tutto gas, senza sapere che cosa succederà. E oggi ero davvero a tutta, in questo freddo. In poche settimane sono passato dal caldo del deserto al gelo di queste montagne. Il mio corpo si adatta bene, ma certo non è troppo salutare».
L’orgoglio di Majka
In questa piccola antologia del giorno UAE, le voci compongono un quadro di entusiasmo diffuso. Non c’è esaltazione e nemmeno stupore. Semplicemente questo ragazzo sta rendendo tutto naturale e facile. I compagni sul rettilineo di arrivo avevano negli occhi l’orgoglio d’aver contribuito a un’altra impresa.
Sulla bici di Majka, come su quella di Pogacar, classici freni caliper
Il motivo di questa scelta è legato esclusivamente al peso
Sulla bici di Majka, come su quella di Pogacar, classici freni caliper
Il motivo di questa scelta è legato esclusivamente al peso
«E’ andata come è andata – diceva Rafal Majka – con il gruppo che si è un po’ spaccato nella discesa tecnica. Ma lui è un fuoriclasse. La squadra ha lavorato bene, ma nell’ultima discesa con i freni normali non è stato facile. Tadej è un fuoriclasse che può vincere tante corse. Manca un solo giorno e domani speriamo di vincere un’altra Tirreno».
Rispetto per Remco
Soler diceva che lavorare per lui è facile e che è davvero contento di aver scelto questa squadra. Intanto Mori continua il racconto.
«Vogliamo portare a casa la generale – dice – per questo tutti gli avversari ci facevano paura. In una corsa a tappa, soprattutto in giornate come questa, può succedere di tutto. Per questo uno come Remco meritava e merita rispetto».
Evenepoel ha perso con l’onore delle armi, arrivando a 4’01”Evenepoel ha perso con l’onore delle armi, arrivando a 4’01”
Evenepoel si è staccato durante la prima ascesa del Cippo ed è arrivato al traguardo a 4 minuti dal vincitore. Il freddo è stato uguale per tutti, la fatica no.
Discesa pericolosa
Fuori dalla tenda che ospita la conferenza stampa, i cori dei tifosi quasi impediscono di sentire. E anche la domanda in apparenza più banale, la mastica a lungo e risponde entrando nei dettagli.
Pogacar freschissimo e disponibile alle interviste: un recupero da campionePogacar freschissimo e disponibile alle interviste: un recupero da campione
«Soler ha fatto un buon passo sulla salita – sta dicendo – e quando Marc si è spostato, Landa ha attaccato. Ha cambiato ritmo varie volte, finché ho provato ad accelerare io e ho attaccato. Ho pensato che se non altro avrei ottenuto di andare giù da solo. Non ho capito perché il Bahrain abbia attaccato nella prima discesa. Prendendo il rischio di cadere e di rompersi qualche osso. Ma anche se sono sceso da solo, non è stato facile arrivare in fondo. Anche in discesa ero a tutta…».
Landa soddisfatto
Landa infatti le ha provate tutte e anche se alla fine è rimbalzato contro un muro, sul traguardo sembrava felice di aver ritrovato sensazioni sopite dopo un 2021 da dimenticare possibilmente alla svelta.
Landa ha chiuso al terzo posto, dopo una bella serie di attacchiLanda ha chiuso al terzo posto, dopo una bella serie di attacchi
«Ho provato – sorrideva – ma era troppo freddo per fare di più. Ho una buona forma, ho cominciato piano ma sto crescendo e sono contento. Sapevamo che prima avessimo attaccato, più dura sarebbe venuta. Ma quando Pogacar parte, è di un altro pianeta. L’anno scorso avevo finito stanco, di testa e fisico, una giornata come questa, chiusa al terzo posto, mi dà grande motivazione».
La Sanremo? Perché no…
E mentre ormai si comincia a pensare al trasferimento verso San Benedetto del Tronto, dove domani si concluderà la Tirreno-Adriatico, la gente rientra nelle case e i tifosi sfollano. Manca una settimana alla Sanremo e la suggestione di vedere Tadej sulla Cipressa come prima di lui un giorno anche Marco, si fa largo in sala stampa.
Sul traguardo di Carpegna, un’altra fuga vincente dopo quella alle Strade BiancheSul traguardo di Carpegna, un’altra fuga vincente dopo quella alle Strade Bianche
«Ma la Sanremo è un’altra cosa rispetto a oggi – sorride lui bonario – è la corsa più facile da finire e la più difficile da vincere. Possono vincerla i velocisti e anche gli scalatori. Noi abbiamo un buon team, non riesco a pensare ora se davvero potrei vincere».
Questo non significa che ci abbia rinunciato. Trentin ha dovuto lasciare anzitempo la Parigi-Nizza. Quando le stelle sono allineate in modo così speciale, non esistono traguardi impossibili. Tadej Pogacar riesce a far sembrare semplici cose che si ritenevano ormai impossibili. Attaccare da lontano. Fregarsene delle convenzioni. Accettare la sfida a testa alta. Per questo forse sotto al palco lo acclamavano come uno di casa. Come se in qualche modo lo avessero già visto…
Proseguiamo sul cammino di Marche Outdoor e andiamo a scoprire le contrade che portano al Monte Carpegna. Un viaggio fra natura e il ricordo di Pantani
IL PORTALE DEDICATO AL CICLISMO PROFESSIONISTICO SI ESTENDE A TUTTI GLI APPASSIONATI DELLE DUE RUOTE:
VENITE SU BICI.STYLE
bici.STYLE è la risorsa per essere sempre aggiornati su percorsi, notizie, tecnica, hotellerie, industria e salute
Squadra che vince non si cambia… e fedele a questa arcinota (e verissima) affermazione, Dmt ha rinnovato anche per questa stagione la propria partnership di sponsorizzazione e collaborazione con le gare targate RCS Sport. Dalle Strade Bianche, andata in scena appena una settimana fa e stravinta da Tadej Pogacar (che di Dmt è il primo testimonial) fino al Giro di Lombardia, passando per Milano-Sanremo, Giro d’Italia e Tirreno-Adriatico, il brand produttore di calzature per ciclismo di proprietà del Gruppo Zecchetto affianca la propria immagine e i propri prodotti alle corse più storiche, iconiche e seguite del nostro paese.
Grafica proposta da Dmt per promuovere le KR0 alle Strade Bianche
Qui, invece, la grafica pensata da Dmt per promuovere le KR0 alla Tirreno-Adriatico
Grafica proposta da Dmt per promuovere le KR0 alle Strade Bianche
Qui, invece, la grafica pensata da Dmt per promuovere le KR0 alla Tirreno-Adriatico
Strategia e pianificazione
Ma il rapporto tra Dmt e RCS Sport non si esaurisce esclusivamente in un semplice accordo di sponsorizzazione. Va oltre, ma molto oltre. E per capirlo fino in fondo, o meglio per comprendere quanto sia strategica ed organizzata questa iniziativa Dmt, abbiamo colto lo spunto della Tirreno Adriatico per scambiare qualche battuta con Mauro Scovenna, che dello stesso brand calzaturiero è Marketing e Events Manager.
Allora Mauro, raccontaci qualcosa in più di questo vostro impegno con RCS Sport…
Siamo partiti l’anno scorso proprio con la Tirreno-Adriatico. Una partenza in corsa, come si suol dire, considerando che decidemmo di chiudere l’accordo con RCS appena qualche giorno prima del via della Corsa dei due Mari. Quest’anno abbiamo rinnovato. Convinti e sospinti dagli ottimi risultati commerciali delle nostre linee di calzature per il ciclismo. Un accordo che a tutti gli effetti ci qualifica come la scarpa ufficiale di tutte le più grandi manifestazioni ciclistiche in Italia, e non solo.
Quanto è importante questa vostra presenza itinerante?
Moltissimo. Seguiamo tutte le corse con un nostro mezzo. Siamo sempre presenti in zona arrivo. Ma soprattutto ogni giorno organizziamo esposizione e test, per chiunque lo desideri, mettendo a disposizione tutta la collezione Dmt in tutte le misure disponibili. Questo è un aspetto che merita di essere messo in evidenza. Chi ci raggiunge sul truck Dmt può provare la scarpa che desidera nel numero che vuole (abbiamo anche le cosiddette mezze misure…) per così essere certo di poter poi acquistare presso il proprio negoziante di fiducia esattamente la scarpa Dmt desiderata e soprattutto nella misura più corretta. Tutte le scarpe in prova sono naturalmente igenizzate nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia di Codid-19, e per ciascun test regaliamo come gadget un esclusivo paio di calzini firmati Dmt.
Il vostro rapporto con i professionisti è trasferibile verso i cicli amatori?
L’impegno di Dmt con i corridori professionisti, e più in generale con il mondo delle corse professionistiche, ha origini lontane. Fa parte della nostra tradizione, è nel nostro Dna aziendale. Oggi Dmt è ai piedi di corridori del calibro di Tadej Pogacar, Elia Viviani e del giovanissimo fenomeno spagnolo Juan Ayuso. Come team forniamo la Eolo Kometa e la Intermarché Wanty Gobert. Tutta la nostra tecnologia, tutto il nostro know-how e i feedback preziosissimi dei corridori sono costantemente messi a disposizione per realizzare le scarpe migliori per la nostra clientela. E la nostra clientela sono i ciclo amatori. Iniziative come quelle che organizziamo alle corse RCS sono proprio mirate sia a fidelizzare la nostra clientela quanto a fornire un servizio concreto a quelli che decideranno di sceglierci in futuro per poter… pedalare assieme.
Che riscontro stanno avendo nello specifico i modelli KR0 e KRSL?
Molto, molto positivo. Viviani è il testimonial perfetto per il modello KR0, lanciato l’anno scorso in occasione della rassegna expo Eurobike in settembre e caratterizzato dal sistema di chiusura con il doppio Boa. Elia è un grande amico di Dmt e lo sviluppo della nostra tecnologia lo ha sempre visto attivo protagonista, sia su strada quanto su pista. Le KRSL invece sono semplicemente le scarpe di Tadej… quelle con i lacci, con già due Tour de France sulle spalle ed una Strade Bianche che a ricordarla mi viene ancora la pelle d’oca!