Tour of the Alps, gruppo affiatato e dettagli al top

24.04.2023
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PREDAZZO – Quando si dice Tour of the Alps si dice principalmente una gara in preparazione al Giro d’Italia come dimostra la vittoria di Geoghegan Hart con la sua Ineos, ma si intende anche un format che va oltre l’aspetto prettamente agonistico. I tre territori dell’Euregio (Tirolo, Alto Adige e Trentino) dal 2017 ad oggi hanno caratterizzato il percorso evolutivo di quello che era il vecchio Giro del Trentino.

A dirla tutta, bisogna parlare praticamente di due eventi diversi, nonostante la collocazione nel calendario internazionale sia rimasta la medesima. Per scoprire il dietro le quinte dell’organizzazione della corsa, abbiamo sentito Maurizio Evangelista, general manager del Tour of the Alps (foto in apertura). Davanti a noi ci sono i trampolini dello stadio del salto con gli sci “Giuseppe Dal Ben” di Predazzo che saranno teatro delle olimpiadi invernali di Milano-Cortina del 2026.

Il Tour of the Alps è riuscito a coinvolgere a fondo i territori dell’Euregio (Tirolo, Alto Adige e Trentino)
Il Tour of the Alps è riuscito a coinvolgere a fondo i territori dell’Euregio (Tirolo, Alto Adige e Trentino)
Maurizio che tipo di gara è il “TotA”?

Abbiamo ereditato il Giro del Trentino che non riusciva più a reggere da solo un certo tipo di standard. Anche se noi siamo un’altra società, riconosciamo la sua storia e non possiamo rinnegarla. Tuttavia il messaggio che ci era arrivato era quello di allestire una corsa di alta qualità. Siamo partiti bene e credo che ad oggi abbiamo alzato l’asticella ogni anno. Questa è la filosofia della nostra manifestazione. Naturalmente portiamo avanti una nostra idea di gara. Cerchiamo di cadenzare la giornata dell’atleta. Abbiamo tappe con chilometraggi non troppo lunghi, facciamo partenze ad orari comodi e di conseguenza arriviamo presto, anche perché siamo in luoghi in cui ad aprile si trova ancora brutto tempo o neve.

Come gestite o scegliete i transiti sulle montagne della corsa?

Se avete fatto caso, se non in rarissimi casi, non facciamo mai passaggi o arrivi in alta quota perché non servono a nulla in questo periodo. Né all’atleta e le squadre, né agli addetti ai lavori e tantomeno a noi. Ci faremmo un clamoroso autogol se volessimo cercare di arrivare su certe cime. Saremmo costretti a rivedere lo svolgimento della tappa ogni giorno e quindi fare il lavoro due volte, considerando la nostra macchina organizzativa. Molta gente sottovaluta che qua attorno esistono delle signore salite a quote più basse che possono rendere spettacolare ugualmente il Tour of the Alps. Non dobbiamo fare la leggenda, noi dobbiamo fare una corsa moderna.

Renon e massiccio dello Sciliar. Le partenze e gli arrivi del TotA hanno sempre scenari suggestivi
Renon e massiccio dello Sciliar. Le partenze e gli arrivi del TotA hanno sempre scenari suggestivi
Cosa intende?

L’evento non è solo una corsa, ma tutta una serie di attività. Ovviamente abbiamo massimo rispetto per corridori e squadre però vogliamo intrattenere e coinvolgere il pubblico nelle nostre sedi di tappa. Musica, radio ufficiale, stand dei nostri sponsor, delle zone che ci ospitano e tanto altro. Abbiamo la predominanza del colore verde che ad ogni edizione è accompagnato da un altro colore. Quest’anno è il blu, l’anno prossimo sarà l’arancione. Sviluppando questo tipo di cose abbiamo generato un volano di interesse tra le amministrazioni locali. Sono loro adesso che cercano noi, come una sorta di passaparola. Per dire, quest’anno è stata Brunico a chiederci di avere una tappa, spingendo forte più per l’arrivo che la partenza. In questi sei anni siamo riusciti a dare una riconoscibilità al Tour of the Alps. Credo che per noi sia un grandissimo risultato.

Il road-book del TotAe parte del materiale turistico che ogni veniva consegnato in ogni tappa
Il road-book del TotA e parte del materiale turistico che ogni veniva consegnato in ogni tappa
Come sono i rapporti con gli enti territoriali?

Sono diventati buoni. In questa corsa inizialmente era prevalentemente solo il Trentino ad avere un certo tipo di tradizione col ciclismo mentre Tirolo e Sud Tirol non erano molto coinvolti. Abbiamo dovuto far percepire a queste altre zone dell’Euregio cosa volevamo portare a casa loro. In questi anni hanno visto il nostro impianto organizzativo, che si basa su tante persone che hanno saputo fare squadra in modo affiatato come noi richiediamo. Ed anche questo piace alle amministrazioni. Ma c’è anche un’altra cosa che mi rende molto contento.

Quale?

La collaborazione tra enti e sponsor. In questi anni abbiamo messo in contatto realtà che prima non si conoscevano fra loro. Il Tour of the Alps ha un certo di tipo di esigenze organizzative e le istituzioni con cui lavoriamo hanno sempre saputo soddisfarle. Noi cerchiamo sempre di partire da zone molto vicine in cui siamo arrivati per facilitare il compito di tutti. Da lì in avanti molte di queste amministrazioni si sono attivate autonomamente per confrontarsi con quelle delle annate precedenti o della stessa edizione per cercare di fare qualcosa in più per noi. I comitati di tappa prendono spunto da altri. Poi loro quasi ogni sera, con altre associazioni locali, organizzano per noi un rinfresco con prodotti del posto, distribuendo anche materiale informativo turistico. Da queste parti ci tengono particolarmente anche se sono posti conosciuti in tutto il mondo. E per noi è più semplice lavorare.

Al TotA ogni comitato di tappa organizza una cena o un rinfresco con prodotti tipici locali (foto Finotto)
Al TotA ogni comitato di tappa organizza una cena o un rinfresco con prodotti tipici locali (foto Finotto)
C’è qualcosa che contraddistingue il vostro gruppo di lavoro?

Innanzitutto va detto che noi muoviamo complessivamente una carovana di circa 600 persone, quindi diventa più facile gestire tutto. Però, viste le nostre dimensioni, direi che cerchiamo di curare i dettagli pur sapendo che difficile mantenere un certo di livello. Altro esempio, in sala stampa cerchiamo di non far mancare nulla a chi segue la corsa. E tra l’altro mi ha fatto molto piacere averla vista piena in questi giorni, soprattutto di testate straniere. Questo è per tornare al discorso che facevo prima. La gara ci interessa, ma ci interessano anche altri aspetti che non possono più prescindere in una manifestazione. Naturalmente sommando il tutto in paesaggi del genere, anche il prodotto televisivo diventa e resta molto interessante.

Sala stampa. Per i giornalisti italiani e stranieri c’è sempre un buonissimo trattamento (foto Tour of the Alps/Sprint)
Sala stampa. Per i giornalisti italiani e stranieri c’è sempre un buonissimo trattamento (foto Tour of the Alps/Sprint)
La reputazione del Tour of the Alps è ormai assodata. Vi manca però non avere al via i cosiddetti fenomeni di questa generazione?

Noi siamo felici e orgogliosi dei vincitori e dei partecipanti alla nostra corsa. Sono tutti corridori che vengono da noi in preparazione al Giro d’Italia o per fare una esperienza di qualità. Anzi facendo finire la gara di venerdì, molti di loro hanno sempre avuto la possibilità di rifinire la condizione per la Liegi-Bastogne-Liegi, per fare l’ennesimo esempio che ci riguarda. Detto questo, è ovvio che mi piacerebbe avere al via Evenepoel o Pogacar. Ho un po’ di anni di ciclismo alle spalle e per me questo è il più bel ciclismo che abbia mai visto. Questi fenonemi se le danno di santa ragione e appena tagliano il traguardo si fanno reciprocamente i complimenti. Questo è lo spirito che piace a me. E poi il Tour of the Alps, con tappe corte ed intense, sarebbe perfetto per il loro modo di interpretare la corsa.

Il TotA si appoggia spesso ad impianti di altri sport. Qui i trampolini di Predazzo in lavorazione per MilanoCortina 2026
Il TotA si appoggia spesso ad impianti di altri sport. Qui i trampolini di Predazzo in lavorazione per MilanoCortina 2026
Appuntamento all’anno prossimo quindi con loro?

Speriamo di sì, anche se sappiamo che i preparatori talvolta nel nostro periodo prevedono ancora i ritiri in altura o altri tipi di programmi. Aspettiamo anche tanti altri campioni che non sono mai stati da noi. In ogni caso per la nostra macchina organizzativa avere due come Evenepoel o Pogacar sarebbe un grande richiamo internazionale ma anche tanto lavoro in più. Dovremmo raddoppiare alcuni spazi o ambienti, come le sale stampe. Ve lo immaginate? Sarebbe bellissimo, e noi siamo pronti per questo tipo di straordinari.

EDITORIALE / Quel duello solo rimandato

24.04.2023
5 min
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Bisogna tornare indietro al 1997 di Michele Bartoli per trovare un vincitore di Liegi che sia succeduto a se stesso e fino al 1987 per rintracciare l’ultimo vincitore in maglia iridata: un altro italiano, Moreno Argentin. Nella domenica di Evenepoel, che da domattina sarà nuovamente in ritiro per il Giro, c’è qualcosa che i belgi giustamente celebrano e che aggiunge il campione del mondo a un club di giganti che in questo scorcio di 2023 hanno reso straordinarie le classiche Monumento. Poco importa che il duello con Pogacar non si sia svolto.

Dalla Sanremo e la Roubaix di Van der Poel, passando per il Fiandre di Pogacar. Per vincere la Liegi, Evenepoel ha avuto bisogno di circa 30 chilometri di azione solitaria iniziata dalla Redoute. Un attacco quasi annunciato. Il belga infatti aveva chiaro che la vera differenza si sarebbe fatta nel tratto che conduceva alla Cote de Forges e così è stato. Chiedere a Pidcock per averne conferma.

L’uscita di scena di Pogacar ha cancellato il duello, ma non sminuisce l’impresa di Evenepoel
L’uscita di scena di Pogacar ha cancellato il duello, ma non sminuisce l’impresa di Evenepoel

Assenti e presenti

Ieri sera e ancora oggi sarà difficile non incappare nei commenti che cercheranno di ridimensionarne la vittoria, sostenendo che l’avversario più forte – Tadej Pogacar – sia rimasto presto fuori dai giochi a causa della caduta che ha causato la frattura dello scafoide e la conseguente operazione.

Sia chiaro: l’obiezione non è priva di fondamento, ma ricorrere agli assenti potrebbe spingere a ridimensionare la vittoria dell’Amstel dello sloveno, parlando dell’assenza di Van der Poel, Van Aert e di Evenepoel. Lo sport vive di duelli, ma anche di fortune e sfortune. E bisogna riconoscere che quanto fatto ieri dal 23 enne della Soudal-Quick Step ha avuto del portentoso, allo stesso modo in cui l’anno scorso riuscì a vincere il mondiale dopo la Vuelta, dimostrando di non avere più paura dell’altitudine. Di una cosa siamo tutti sicuri: quel duello è solo rimandato.

La Cote de Saint Roch si è nuovamente riempita di migliaia di tifosi: il duello ne ha richiamati a frotte
La Cote de Saint Roch si è nuovamente riempita di migliaia di tifosi: il duello ne ha richiamati a frotte

Il riscatto del Wolfpack

Una vittoria, quella di Remco, figlia della sua forza, ma anche della dedizione della squadra che lo ha accompagnato. Dedizione e voglia di dimostrare (forse) di non aver completamente perso la capacità di andare forte. Da Alaphilippe a Van Wilder, passando per Vervaecke, Schmid e Serry, la squadra guidata da Peeters e Lodewyck ha preso in mano la corsa anche quando l’uscita di scena di Pogacar avrebbe potuto rimescolare le carte.

Avevano programmato di muoversi dopo la Redoute e hanno tenuto fede al piano. E forse, sempre che Pogacar non avesse in mente di attaccare da molto prima, avere lo sloveno in corsa ancora avrebbe permesso ai corridori del Wolfpack di avere degli alleati per controllare la corsa fino all’attesa (e sfumata) resa dei conti.

«La gente non lo vede – ha commentato Lefevere dopo la corsa – ma Remco e il team quest’anno sono rimasti a casa a dire tanto per quattro giorni. Ritiri, allenamenti in quota, ricognizione dei percorsi. La loro vita è fatta di queste cose ed è bello vederle ripagate dalla vittoria».

E adesso il Giro

Il focus si sposta ora sul Giro d’Italia, dove gli avversari non saranno Pidcock e Buitrago, ma corridori ben più solidi come Roglic, Thomas, Almeida e Vlasov. Eppure la sensazione è che questo Evenepoel abbia chiaro in testa il ruolino di marcia verso la maglia rosa. La crono di apertura gli sorride, i primi arrivi in salita non gli sono ostili. Bisognerà vedere nel fluire dei giorni se la fortuna e la condizione lo assisteranno ancora: il fieno che saprà mettere in cascina fino alla cronometro di Cesena sarà la dote con cui si presenterà alle grandi montagne.

Lo scorso anno alla Vuelta, prima di incorrere in quella disastrosa caduta, Roglic aveva dato a sensazione di poterlo sovrastare nella terza settimana. Ma come nel caso dell’assenza di Pogacar a Liegi, nessuno è in grado di dire come sarebbe finita la Vuelta del 2022: per la rivincita ci sarà da attendere il via da Fossacesia Marina.

Con Remco sul podio Pidcock e Buitrago (posizioni invertite rispetto all’ordine di arrivo). Al Giro il livello sarà più alto
Con Remco sul podio Pidcock e Buitrago (posizioni invertite rispetto all’ordine di arrivo). Al Giro il livello sarà più alto

Ci aspetta un Giro d’Italia tutto da seguire. Con la certezza che Roglic ci arriverà con una condizione stellare e che Thomas, con Tao Geoghegan Hart al fianco, non sarà da meno. Sarà in qualche modo un altro scontro generazionale. E la storia recente dice che i giovani non hanno alcun timore reverenziale.

Ci saremo ovviamente anche noi di bici.PRO pronti a raccontare la corsa rosa per la quarta volta dalla nostra nascita. E quest’anno agli articoli, ai video, le foto e ai post sui nostri social si aggiungerà una bella novità, di cui vi daremo l’annuncio a ridosso della partenza del Giro. Sarà un modo in più per essere in gruppo accanto a noi.

La caduta di Tadej, storia di una sfida mai avvenuta

24.04.2023
4 min
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«Ho sentito un grande rumore dietro di me, ma non ho visto niente. Non ho capito cosa fosse successo. Non vorresti mai sapere che qualcuno è caduto. Voglio che Tadej sappia che ha tutto il mio supporto. Spero che stia bene. Anche io ho avuto quei momenti, gli mando tutta la mia forza». E se Remco Evenepoel manda a Pogacar tutta la sua forza, Tadej può stare certo che si riprenderà presto.

Liegi 2023, un duello “biblico”… che non c’è stato. Questa è un po’ la storia di questo show mancato. La gara è appena finita e ci rechiamo al bus della UAE Emirates. Si aspetta Pogacar, ma lo sloveno non c’è e non arriverà, perché è già in ospedale. Mauro Gianetti, team manager della squadra degli Emirati, non si tira indietro e ci spiega come è andata. 

Mauro Gianetti (classe 1964), team manager della UAE Emirates, sulla Quai des Ardennes dopo la corsa
Mauro Gianetti (classe 1964), team manager della UAE Emirates, sulla Quai des Ardennes dopo la corsa
Mauro, com’è andata? Cosa sapete di questa caduta?

Sappiamo che c’è stata una dinamica abbastanza brutta. La caduta è avvenuta in un tratto in discesa in cui andavano tra i 60 e i 70 all’ora. Un corridore davanti a Tadej, Honoré, è finito in una buca e gli sono letteralmente esplose le due ruote (fonti vicini ad Honoré dicono una ruota sola, ma non cambia poi molto, ndr). Allo stesso tempo gli sono usciti i copertoni dai cerchi e questa “esplosione” ha causato la caduta appunto.


Impossibile quindi da controllare…

Alla ruota di Honorè c’era il nostro Laengen che ha fatto in tempo a frenare e ad evitarlo. Mentre Pogacar che gli era dietro, non ci è riuscito. Ha centrato Honorè in pieno ed è caduto anche lui. 

E come sta adesso?

Oltre ad essersi pelato un po’ a destra e a sinistra, ma dappertutto direi, ha battuto forte la mano. Impatto che ha causato frattura multipla allo scafoide della mano sinistra. Lo stanno già operando.


In pratica dal bordo della strada all’ospedale. Come avete fatto?

Tadej è andato direttamente in un ospedale della zona. Ce lo ha portato il nostro medico di squadra con una delle nostre auto. Si è trattato di un’operazione eseguita da uno specialista della mano. 

Vink, che ha sostituito all’ultimo Ulissi, in testa a tirare. Come sempre UAE Emirates compatta per Tadej fino al fattaccio
Vink, che ha sostituito all’ultimo Ulissi, in testa a tirare. Come sempre UAE Emirates compatta per Tadej fino al fattaccio
E come lo avete trovato così in “presa diretta” un chirurgo specializzato?

Noi lavoriamo con l’università di Cape Town, Sud Africa, e abbiamo una connessione molto vasta a livello mondiale riguardo ai medici specialistici. Pertanto con un paio di chiamate siamo subito riusciti a capire dove ci fosse un bravo specialista della mano in zona. Lo abbiamo trovato e ora è all’ospedale di Genk.

Come era il morale di Poagacar?

Insomma… Lui voleva correre per vincere. Ha capito – e lo dice anche Andrea Agostini che è al fianco di Gianetti – che sono cose che possono succedere e non può far altro che accettarle. Ma da domani, sono sicuro, che Tadej ricaricherà le batterie.


Per quel che può contare adesso: quali erano i vostri piani tattici?

Essere davanti e muoversi quando si fosse mosso Evenepoel, immaginiamo dalla Redoute in avanti, come poi è successo.

Questa pioggia sa quasi di beffa doppia. Avrebbe avvantaggiato Pogacar, che guida bene e non aveva l’imminenza del Giro d’Italia come obiettivo…

Sicuramente sarebbero arrivati loro due. Poi se c’erano più probabilità di vittoria per Tadej, forse sì… non lo so. Sta di fatto che Remco è arrivato da solo e quindi onore a lui. Onore a chi ha vinto. Le gare sono fatte anche di questi episodi.

Partito come sempre tranquillo, Pogacar parlava con De La Cruz nelle fasi iniziali. E’ caduto al chilometro 84,5 di gara
Partito come sempre tranquillo, Pogacar parlava con De La Cruz nelle fasi iniziali. E’ caduto al chilometro 84,5 di gara

Intervento okay

In serata, qualche ora dopo aver parlato con Gianetti è arrivato un breve comunicato della UAE Emirates che diceva, testuali parole: «L’intervento allo scafoide di Tadej è andato a buon fine. Domani tornerà a casa per il recupero e la riabilitazione».

Adesso c’è da vedere quanto durerà questa riabilitazione. Si parla di 5-6 settimane di stop. Ma vista la rapidità con cui lo staff UAE Emirates lo ha fatto operare, siamo pronti a scommettere che fra qualche giorno Tadej sarà già almeno sui rulli con qualche tutore speciale.

Guardando il bicchiere mezzo pieno, se proprio doveva succedere meglio oggi che in altri momenti. Pogacar avrebbe comunque osservato un periodo di stacco. A maggio non c’erano corse nel suo calendario. Magari non prenderà il via al Giro di Slovenia di giugno o forse ci sarà non al top, ma su carta ha tutto il tempo per recuperare. Soprattutto in vista del Tour de France.

La parte vuota del bicchiere è invece l’urlo strozzato per il mancato duello. Questa caduta ha davvero smorzato gli entusiasmi di molti. Persino in sala stampa regnava una certa tristezza per il “match mai nato”.

Per la cronaca. Neppure Mikkel Frolich Honoré sta benissimo. Per il danese, incolpevole chiaramente, si parla di una fortissima botta alla testa, ma per fortuna nessuna frattura.

Il Belgio lo aspettava. Evenepoel bis alla Doyenne

23.04.2023
6 min
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Probabilmente se non fosse piovuto si sarebbe presentato a Liegi con tre minuti di vantaggio. Ancora una volta Remco Evenepoel ha fatto uno show dei suoi. Il Belgio lo aspettava. I tifosi sull’arrivo quando è scattato sulla Redoute hanno lanciato un boato. E urlato il suo nome.

Una festa sì, ma il duello tanto atteso della Liegi-Bastogne-Liegi non c’è stato. La caduta di Tadej Pogacar ha compromesso questa domenica di sport. Un duello che quasi era già epico, anche se ancora doveva disputarsi per la prima volta di fatto. Davvero un peccato che non ci sia stato.

Remco Evenepoel conquista la sua seconda Liegi consecutiva
Remco Evenepoel conquista la sua seconda Liegi consecutiva

Superiorità netta

Ma come cantavano anche i Queen “The show must go on”, lo spettacolo deve andare avanti. E così ancora di più la Soudal-Quick Step ha preso in mano la gara. 

Che il campione del mondo stesse bene lo si vedeva a occhio nudo. Pedalava a bocca chiusa quando gli altri ce l’avevano spalancata. Guardava il panorama quando gli altri impugnavano stretto il manubrio e guardano fissi la ruota davanti. Guadagnava terreno quando chi gli stava a ruota – Tom Pidcock – si staccava perché era in pieno fuorigiri. 

«Remco – ha detto il corridore della Ineos Grenadiers – è stato incredibilmente forte oggi. Non c’era davvero niente da fare. Io ho capito subito che non potevo seguirlo, ma corro per provare a vincere e l’ho seguito lo stesso».

Remco sta bene, mette alla frusta i suoi e l’atteso attacco sulla Redoute non può non arrivare. Tanto più che ha già “consumato” i suoi: per forza deve attaccare. E infatti…

Dopo essere rimasto da solo Evenepoel è stato attentissimo nella guida. In discesa e in curva non ha mai rischiato troppo
Dopo essere rimasto da solo Evenepoel è stato attentissimo nella guida. In discesa e in curva non ha mai rischiato troppo

Sulle uova…

E qui si apre un capitolo interessante. Evenepoel è in fuga, ma non rischia nulla. Anche in settimana vi avevamo detto che non avrebbe osato troppo per tutelare il suo Giro d’Italia. E’ un obiettivo troppo grande quello rosa. E ci lavora da tempo.

E così per radio gli dicono ogni cosa. Pidcock già è un fenomeno di suo in discesa e gli rientra con facilità dopo la Redoute. Remco fa tutto con calma e lucidità. Guida come se stesse pedalando sulle uova.

E lo si vede alla prima curva dopo essere rimasto solo. L’iridato si tira su. Si allarga, stringe, poi si riallarga. Una traiettoria da manuale delle giovani marmotte. Pidcock, ma anche gli altri, invece entrano diretti “a cannone”. Solo su quella curva l’iridato avrà perso 5”. Capito perché è idea comune che sarebbe arrivato a Liegi con tre minuti senza pioggia?

Altri dettagli del suo grande margine. In un tratto stretto e veloce in discesa fa allontanare la moto, non vuole il minimo intralcio sulle traiettorie, neanche da dietro. Evita con costanza le linee bianche della segnaletica orizzontale. Troppo scivolose. E in discesa prende sempre il manubrio nella curva e mai sulle leve. Sembra un esordiente, non il campione del mondo tanto è palese il “compitino” che sta sbrigando (nel senso buono s’intende!).

Un grande calore per Remco. Non è ancora ai livelli di Van Aert, ma la sua popolarità è in netta crescita
Un grande calore per Remco. Non è ancora ai livelli di Van Aert, ma la sua popolarità è in netta crescita

Qualche difficoltà?

A noi da fuori è sembrato tutto facile, ma sentendo è Evenepoel stesso è stato più complicato di quanto potesse sembrare. 

«La vittoria di quest’anno – ha detto il belga nel dopogara – è ancora più bella perché sono orgoglioso di aver vinto con questa bellissima maglia sulle spalle. E speciale. Come ho detto più volte, volevo questa vittoria per avere la foto per la mia camera da letto. Ora ce l’ho!

«E’ vero non ho rischiato troppo. Quando ho sentito che avevo un minuto di vantaggio ho pensato più a spingere sulle salite, che non in altri punti. La strada era scivolosa. Per esempio, quando ho attaccato sulla Redoute, la ruota posteriore slittava».

Senza Pogacar

L’assenza di Pogacar è l’altro punto chiave della Liegi. Come sarebbero stati i piani con Tadej in corsa? In qualche modo, essendo meno veloce in volata, quello costretto ad attaccare era Remco stesso. Tanto più che il suo ritmo gara non era dei migliori visto che veniva dal Teide. E non a caso ieri in Soudal-Quick Step hanno svolto dei lavori di attivazione, come ci aveva detto Bagioli, toccando anche la soglia. E Remco aveva addirittura fatto dietro motore.

«I piani? Dovevo attaccare dalla Redoute in poi – spiega – sapevo di dover spingere al massimo lì per staccare tutti. Abbiamo mantenuto questo programma. Ma è stato meno facile del previsto perché comunque la Jumbo-Visma ci ha attaccato. Noi però siamo rimasti calmi e abbiamo fatto la nostra corsa».

Il resto del podio è andato a Pidcock che in volata ha avuto la meglio su Buitrago e Healy
Il resto del podio è andato a Pidcock che in volata ha avuto la meglio su Buitrago e Healy

Il graffio di Lefevere

Sornione, Patrick Lefevere, team manager della Soudal-Quick Step, arriva ciondolante sull’arrivo. Passa tra folla e giornalisti. Evenepoel deve ancora arrivare e lui raccoglie i complimenti della gente. Nonostante Van der Poel, nonostante Van Aert, alla fine la sua squadra – quassù un vero totem per certe gare – non torna a casa a mani vuote.

«Ora diranno che ha vinto perché Pogacar è caduto – ha detto sibillino ai microfoni di Sporza – ma già lo scorso anno avevamo vinto allo stesso modo. E anche lo scorso anno avevamo avuto una primavera difficile. Ma siamo ancora qui».

Il belga ha rivolto un pensiero a Pogacar: «E’ dura. Ci sono passato. Spero stia bene»
Il belga ha rivolto un pensiero a Pogacar: «E’ dura. Ci sono passato. Spero stia bene»

Ora il Giro

E adesso davvero sotto con il Giro d’Italia. Se prima Evenepoel aveva una pressione pari a dieci, ora è diventata pari a cento. L’operazione Giro doveva partire già questo martedì con un sopralluogo sul Lussari, ma le recenti nevicate hanno mescolato un po’ le carte. In ogni caso questa sera è il momento di fare festa.

«Come festeggio? L’anno scorso – ha detto alla tv Belga Evenepoel – ho potuto festeggiare a lungo questa vittoria, non avevo altri obiettivi imminenti. Quest’anno avrò meno tempo. Però ho un accordo con la nutrizionista della squadra. Se vincevo potevo mangiare le patatine fritte. Lei ha detto di sì e quindi stasera saranno patatine fritte!».

Nel giorno della Liegi, Valverde fa sfracelli nel gravel

23.04.2023
7 min
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Alle 8,30 del mattino, mentre i corridori della Liegi erano ancora a due ore dal via, Alejandro Valverde scattava tra i primi de La Indomable di Berja, provincia di Almeria, prima prova del circuito Trek Uci Gravel World Series. In lontananza la cima ancora innevata di Sierra Nevada e nei boschi un dedalo di sterrati. Tre ore e mezza dopo, il murciano ha vinto per distacco. Un minuto e mezzo il vantaggio al settimo chilometro. Tre e mezzo a metà salita. Quasi dodici sulla cima. Cinque al traguardo, dove è parso stanco e impolverato, ma non certo sfinito.

«Sono stato per tutto il giorno senza riferimenti – racconta – sapevo solo di dover guadagnare il più possibile in salita. Sono andato via dopo due chilometri e mezzo, ma la verità è che il percorso si è rivelato molto esigente. Mi sono divertito, ma ho anche sofferto, è stato un giorno molto duro, terribilmente duro. La discesa è stata impegnativa, sono andato a tutta. Diverso dal farla alla Strade Bianche, perché c’erano sezioni molto complicate. In effetti nell’ultimo tratto, che ieri avevo visto bene, per non correre rischi, sono sceso di bici e sono andato a piedi».

All’arrivo, Valverde è parso stanco ma non sfinito. Domani compirà 43 anni: è stato pro’ dal 2002 al 2022
All’arrivo, Valverde è parso stanco ma non sfinito. Domani compirà 43 anni

Vigilia della Liegi

E’ stato strano vivere la vigilia della Doyenne, che lo spagnolo ha vinto per quattro volte, a più di duemila chilometri dal Belgio. E strano è stato soprattutto rendersi conto che Alejandro avrebbe ancora le gambe e di certo la testa per schierarsi al via e infastidire Pogacar ed Evenepoel. Del resto lo scorso anno, con 42 anni ancora da compiere, arrivò secondo alla Freccia Vallone e settimo alla Liegi. Non si stenta a credere che sarebbe stato nuovamente il migliore del Movistar Team.

«Il gravel mi piace – racconta dopo essersi cambiato – perché significa fare qualcosa di diverso. Diverso dalla strada, soprattutto per la voglia di divertirsi. E’ chiaro che per me la salita è un punto di forza, mentre in discesa voglio solo limitare i rischi. Quando me l’hanno proposto mi è piaciuto il fatto di avere intorno una squadra, un gruppo che appartenesse al mondo Movistar. Sono contento, è una disciplina che crescerà molto».

Le gambe sono ancora quelle dei tempi migliori: Valverde si allena tutti i giorni
Le gambe sono ancora quelle dei tempi migliori: Valverde si allena tutti i giorni

Mancanza delle gare

Nel villaggio di partenza, nel pomeriggio di ieri, non sono mancate le facce note. “Dani” Moreno con l’inseparabile Losada. Il mallorquino Horrach, come pure Pujol, Vaitkus e Luis Mate. Poi quando è arrivato Valverde, è come se al giornata avesse preso un senso per i presenti, che si sono messi rispettosamente intorno, per fare una foto e un autografo. Non capita tutte le domeniche di avere accanto un campione del mondo con un simile palmares.

«Ho cominciato ad allenarmi in gravel da quattro settimane – spiegava Valverde – ma non tutti i giorni. Ho fatto la pratica più vera alla Strade Bianche, ma sono certo che in gara non troverò grossi punti di contatto. Mi alleno molto di più con la bici da strada, anche se questo un po’ mi penalizza per la tecnica. Ho cercato di stare vicino con le misure del telaio, anche se non si può copiarle del tutto, altrimenti non guidi la bici.

«E’ stato un po’ strano arrivare all’inizio della stagione senza poter correre. Mi sento strano. Mi sto allenando come prima, tutto quello di cui avevo bisogno era la competizione. Questa del gravel per certi versi lo è, ma soprattutto è divertimento. Ci sono stati colleghi che hanno smesso e non hanno più toccato la bici per 4-5 anni, a me questo non è successo. Può capitare il giorno che non ho voglia e non esco, ma se vuoi la verità, è successo una sola volta…».

Valverde ha lasciato la compagnia dopo due chilometri e mezzo: sapeva di doversi avvantaggiare in salita
Valverde ha lasciato la compagnia dopo due chilometri e mezzo: sapeva di doversi avvantaggiare in salita
E adesso di corsa a vedere la Liegi. Stai seguendo le corse?

Le vedo tutte. Ci sono quattro o cinque corridori che stanno battendo tutti i record, è una nuova generazione e io mi sto godendo lo spettacolo come gli altri spettatori.

L’altro giorno il tempo di scalata sul Muro d’Huy non è stato inferiore al tuo…

Ogni anno è diverso, ogni gara ha la sua storia. Nella Freccia Vallone devi essere al cento per cento in quel giorno. Tutti sapevano benissimo che ero molto adatto per quel tipo di traguardo. Alcune volte siamo saliti allo stesso modo, altre anche più velocemente, ma ogni volta fa storia a sé.

Il gravel non ha strategie oppure l’esperienza della strada ti torna utile?

La sola strategia è andare a tutto gas per due ore e mezza della tua vita. Devi avere testa, ma soprattutto nel mio caso, se voglio stare davanti, devo fare la differenza in salita e poi scendere un po’ più tranquillo, sperando che non tornino sotto. Oggi ho fatto così ed è andata bene.

Cosa pensi di Pogacar ed Evenepoel?

Credo che nei prossimi anni Remco sarà un avversario molto difficile per Pogacar. Credo siano corridori molto simili. Quando meno te lo aspetti, partono a 80-100 chilometri dall’arrivo. Non saprei dire le vere differenze. Forse Pogacar resta più forte nei grandi Giri. Anche Remco potrà vincerne altri, ma ho la sensazione che sia destinato a soffrire di più sulle grandi salite.

Ti piacerebbe essere ancora lì con loro?

Certo che mi piacerebbe, ma ho capito di aver fatto il mio tempo…

Com’è il tuo livello adesso?

Non è un livello come quando gareggiavo, ma neanche tanto male, mi sento bene. Noto che senza lo stress delle corse ripetute, certi giorni ho numeri migliori di prima. Poi certo, correre è un’altra cosa. Mi piace la vita che faccio adesso, semplicemente mi sono reso conto che era arrivato il mio momento.

L’ultima domenica di aprile è la “domenica Valverde”. Nel giorno in cui per quattro volte ha festeggiato a Liegi (l’ultima nel 2017, con le dita al cielo ricordando Scarponi, morto il giorno prima: ieri il sesto anniversario), El Imbatido ha dominato la sua prima gara di gravel ufficiale. L’obiettivo del mondiale di ottobre è tutto fuorché campato in aria. Scambiando messaggi con Pozzato prima dell’arrivo, il vicentino ha detto che presto lo chiamerà per invitarlo, perché uno così darebbe lustro a qualsiasi manifestazione. La giornata volge al termine. Gli arrivi si succedono. Valverde sorride, firma autografi e posa per foto. Così, semplicemente. Per quella grazia innata che lo ha reso uno dei più grandi di sempre.

Pidcock in affanno, ma Bogaerts sa già il perché

22.04.2023
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Al termine dell’ultima Amstel Gold Race, quando Tom Pidcock fresco del suo terzo posto finale si è avvicinato ai microfoni, ha sorpreso i giornalisti con alcune dichiarazioni a effetto: «Non ne avevo più alla fine, sto faticando con le lunghe distanze e gli ultimi 20 chilometri sono stati interminabili. Sicuramente qualcosa mi manca». La successiva Freccia Vallone l’ha chiusa al 18° posto, a 15” dallo scatenato Pogacar perdendo presto il treno dei migliori sul Muro di Huy.

Qualcosa non va e in vista della Liegi era giusto approfondire l’argomento considerando che il britannico aveva posto grande accento sulla campagna del Nord, addirittura sacrificando l’ultima parte della stagione di ciclocross, difesa del titolo mondiale compresa. Kurt Bogaerts, il preparatore del britannico, non si è nascosto, analizzando la situazione del suo ragazzo partendo proprio dalle scelte effettuate in inverno.

Pidcock ha mascherato a fatica l’eccessiva stanchezza dopo le classiche più lunghe (foto Eurosport)
Pidcock ha mascherato a fatica l’eccessiva stanchezza dopo le classiche più lunghe (foto Eurosport)

«Volevamo un miglior adattamento alla strada e per questo volevamo avere una buona preparazione con un buon ritiro – spiega il tecnico belga – prima con un blocco di lavoro a dicembre e dopo la chiusura anticipata della sua stagione invernale abbiamo fatto un altro grande blocco di allenamento per preparare le prime gare alla Volta ao Algarve nel miglior modo possibile. I risultati ci avevano dato ragione, con subito un successo in terra portoghese. Poi è stato fantastico alla Strade Bianche e dopo quella gara ci attendevamo tanto».

In occasione dell’Amstel il britannico ha lamentato problemi legati alla lunghezza della corsa: aveva già avuto problemi in tal senso nelle corse precedenti e soprattutto nell’anno precedente?

La caduta alla Tirreno-Adriatico è stata molto più pesante di quanto pensavamo. Ha rallentato la preparazione e tolto smalto, alla Dwars door Vlaanderen e per il resto della campagna delle classiche abbiamo scoperto di non essere dove volevamo. Se ti mancano quattro giorni in cui non puoi allenarti dopo la Tirreno, non puoi fare la Milano-Sanremo. E’ una gara molto lunga in cui è stato bravo in passato, nel suo primo anno da professionista, ma non puoi permetterti di affrontarla se non al massimo della forma, visto il livello generale. Quando hai una caduta come quella, hai bisogno di prenderti una pausa ed è molto difficile tornare velocemente ai massimi livelli. Abbiamo visto cosa è in grado di fare se può avere una buona preparazione. Penso che sia stato sfortunato con l’incidente e stia ancora pagando. Spero che migliori ad ogni gara e che già domani la situazione sia diversa.

Kurt Bogaerts, belga di 45 anni, è alla Ineos dove lavora con Pidcock dal 2021
Kurt Bogaerts, belga di 45 anni, è alla Ineos dove lavora con Pidcock dal 2021
Come pensi di lavorare ora in funzione delle corse future?

Dopo Liegi facciamo alcune gare di mountain bike. Si prende una piccola pausa e poi si prepara per il Giro di Svizzera e il Tour de France.

Nel complesso come giudichi la sua prestazione in Olanda e alla Freccia Vallone?

Se vediamo da dove viene con l’incidente, salire sul podio con Pogacar penso che sia stato buono. Si vuol sempre vincere, ma bisogna anche essere realisti, se la preparazione non è stata perfetta. E’ stato molto professionale nell’ascoltare il suo corpo dopo l’incidente, costruire il più possibile verso queste gare e poi finire sul podio con una performance che nel complesso è stata buona. Alla Freccia ha sbagliato i tempi, era un po’ troppo avanti nell’ultima salita, ha fatto il suo sforzo troppo presto e lo ha pagato in cima. Quindi penso che per il futuro imparerà molto sul posizionamento nell’ultima parte del Muro. Siamo stati anche sfortunati nell’ultimo giro.

Pidcock alla Tirreno-Adriatico, dove una caduta ha pregiudicato in parte la sua primavera
Il britannico alla Tirreno-Adriatico, dove una caduta ha pregiudicato in parte la sua primavera
Perché?

Abbiamo avuto un incidente con Magnus Sheffield e per questo non eravamo al massimo per pilotarlo, quindi non era l’ideale per ottenere la migliore prestazione. Questo è un finale specifico in cui tutto deve essere veramente buono e corretto per fare il tuo sforzo e iniziare dal posto giusto.

Tom è ancora molto giovane, ma viste le sue caratteristiche lo consideri più corridore da classiche o da corse a tappe?

Io penso che abbia del potenziale in entrambe. Al momento cerchiamo di combinare le due cose fino ai Giochi Olimpici per continuare quello che stiamo facendo e poi fare un punto alla fine del 2024, capire che cosa vuole veramente, se concentrarsi più su qualcosa o continuare così. Al momento non ci siamo concentrati molto sulle classifiche delle corse a tappe, ma penso che dovrebbe essere in grado di fare bene. Vediamo in circostanze normali che recupera abbastanza bene dagli sforzi e dalle corse, quindi penso che abbia anche un futuro nei grandi giri.

Il britannico ha provato a seguire Pogacar all’Amstel, pagando lo sforzo nel finale
Il britannico ha provato a seguire Pogacar all’Amstel, pagando lo sforzo nel finale
Tornando all’Amstel, Tom ha detto che quando Pogacar parte forte non puoi farci nulla. Secondo te può raggiungere quei vertici e rimanergli attaccato?

Penso che sia normale che dopo il traguardo uno come Tom, quando finisce la gara, fa il paragone con chi l’ha preceduto. Senza i problemi fisici della Tirreno, avremmo visto altre corse, un altro Pidcock. Poi Pogacar è eccezionale e penso che sia un risultato abbastanza sorprendente che tu possa seguirlo, ma Tom l’ha fatto. Nel finale ha pagato il prezzo, ma ha corso per vincere, come deve fare. Non aveva paura. E questo prima o poi gli porterà la vittoria importante, di fronte ai migliori corridori del mondo. Se Tom continua a lavorare sodo per un periodo continuo, allora possiamo vedere il miglior Pidcock e poi vediamo dove arriva. Dopo aver analizzato le cose, Tom può essere fiducioso per il futuro, senza alcun dubbio.

Il record su Strava è un messaggio per Pogacar?

22.04.2023
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Il record di Strava sulla Redoute nel giorno di allenamento, ieri mattina. Mentre Pogacar sulla stessa cote ardennese faceva video, Remco Evenepoel si è presentato così ai suoi tifosi, dopo il ritiro sul Teide e alla vigilia della Liegi. Da vincitore uscente non poteva mancare, ma è ben consapevole che si troverà davanti un Pogacar pressoché intoccabile. La sensazione tuttavia è che non se ne stia facendo una malattia, consapevole (come ci aveva detto Cattaneo) che il vero focus della stagione sarà il Giro d’Italia.

«Quell’accelerazione – spiega sorridente – serviva principalmente per “aprire le gambe”. Avevo bisogno di un po’ di intensità dopo gli ultimi giorni più tranquilli e il volo di ritorno da Tenerife. Quindi uno sforzo supplementare di cinque minuti poteva aiutarmi. Infatti ha funzionato bene. E voi adesso avete da scrivere… (ridacchia, ndr)».

Nell’incontro con la stampa prima della Liegi, un Evenepoel molto rilassato e motivato
Nell’incontro con la stampa prima della Liegi, un Evenepoel molto rilassato e motivato
Sta di fatto però che tu sei appena sceso dall’altura, mentre lui (Pogacar) è nel pieno di una condizione eccezionale.

Già un paio di altre volte sono tornato dall’altura e sono andato subito bene. Penso che l’esempio migliore sia San Sebastian dello scorso anno. Scesi, vinsi e poi andai alla Vuelta. Ecco perché abbiamo optato per questo approccio, cercando di rimanere il più a lungo possibile in quota. Finora sta andando tutto bene. Giovedì abbiamo avuto qualche ritardo di troppo con i voli, ma ho passato una buona notte e ieri ho fatto una bella ricognizione sul percorso.

Si dice che Pogacar sia imbattibile.

Le cose sono un po’ diverse da come paiono da fuori. Tadej è in forma dalla Sanremo e questo lungo periodo ai massimi livelli lo trovo piuttosto impressionante, così come il fatto che abbia già vinto due Tour. Colpisce che certi numeri per lui siano normali. E’ stato il numero uno al mondo per quasi due anni, merita rispetto, perché è forte ed è anche un ragazzo super simpatico.

San Sebastian 2022: Remco è appena sceso dall’altura, vince la Clasika e poi va a conquistare anche la Vuelta
San Sebastian 2022: Remco è appena sceso dall’altura, vince la Clasika e poi va a conquistare anche la Vuelta
State seguendo due programmi diversi, ma intanto per l’organizzazione, la Liegi sarà Pogacar contro Evenepoel…

Penso che sia un onore essere uno dei due favoriti nella classica più bella dell’anno. E’ innegabile che abbiamo seguito due preparazioni completamente diverse. La mia ha il focus sul Giro, lui da lunedì sarà in vacanza.

Questo significa che la Liegi non è un obiettivo?

Domenica sarà un grande test e spero di avere anche una grande giornata. Abbiamo fatto una buona preparazione la scorsa settimana, un sacco di lavoro di base, dato che in una gara come questa contano soprattutto le ultime ore. Alla fine parlano le gambe.

La Liegi è gara di rientro per Alaphilippe, dopo la caduta del Fiandre (foto Wout Beel)
La Liegi è gara di rientro per Alaphilippe, dopo la caduta del Fiandre (foto Wout Beel)
Cosa ti pare della modifica al percorso dopo Redoute? Hanno tolto il falsopiano su cui attaccasti lo scorso anno…

Eppure il nuovo finale è… fantastico. Sarà la Liegi più difficile degli ultimi quindici anni. La nuova Cote de Cornemont dopo la Redoute ha la tipica strada delle Ardenne, con molte buche e cattivo asfalto. Poi si continua a salire e scendere. Avremo bisogno di una strategia completamente diversa rispetto allo scorso anno. Il cattivo tempo e il vento a favore renderanno il finale più difficile. Sospetto che la gara sarà già esplosa sulla Cote de Wanne (a più di 80 chilometri dal traguardo, ndr). Oppure forse da Bastogne (ride, ndr).

La vittoria dell’anno scorso è stata una svolta?

E’ stata un enorme impulso alla mia autostima e alla fiducia in me stesso e in quello che posso fare nelle grandi gare. Da allora i miei risultati sono diventati più stabili rispetto a prima. Nelle gare del WorldTour mi sono sempre espresso ad alto livello e sono convinto che continuerò a farlo anche nelle prossime settimane.

E’ il 24 aprile 2022, Remco Evenepoel conquista la Liegi a 22 anni. Con lui, Bramati (foto Facebook/Getty)
E’ il 24 aprile 2022, Remco Evenepoel conquista la Liegi a 22 anni. Con lui, Bramati (foto Facebook/Getty)
Pogacar sarà l’osservato speciale?

A essere onesto, non sto davvero guardando nessuno. Abbiamo un piano per fare la nostra gara e provare a vincerla. Siamo molto fiduciosi di poterlo battere. In gruppo ci sono molti corridori in forma, ma ovviamente è logico che Tadej sia il favorito.

A che punto è la tua forma?

Il 100 per centro sta arrivando e forse anche il 105. Se domenica dovessi avere solo brutte sensazioni, vorrebbe dire che abbiamo fatto qualcosa di completamente sbagliato. Al giorno d’oggi i programmi di allenamento sono così ben organizzati e rispettati alla lettera, che è abbastanza logico arrivare al massimo nel momento giusto.

Come vedi un arrivo in volata?

E’ sempre meglio arrivare da soli, ma se sto bene, non ho paura dello sprint. Ho battuto Roglic che a sua volta ha battuto Pogacar. La Liegi è lunga 260 chilometri, probabilmente nel finale pioverà. Non farà caldo. Sarà una corsa estenuante, quindi alla fine sarà una specie di sprint tra cigni morenti e si spera che io sia quello meno morto.

Evenepoel è arrivato giovedì da Tenerife e ieri ha pedalato sul finale della Liegi (foto Wout Beel)
Evenepoel è arrivato giovedì da Tenerife e ieri ha pedalato sul finale della Liegi (foto Wout Beel)
La squadra non ha vinto classiche, ti senti un po’ di pressione addosso?

No, è diverso dallo scorso anno. Siamo qui preparando il Giro, ma faremo tutto il possibile per vincere. Sulla carta abbiamo la squadra più forte. Tranne forse Pieter Serry, tutti gli altri potrebbero vincere. Potrebbe vincere anche lui, ma dovrà tirare dall’inizio e credo che questo non gli piacerà (ride, ndr).

Il risultato di domenica influenzerà l’avvicinamento al Giro?

No, questa è una gara di un giorno in cui devi sperare che tutto vada bene. Una gomma a terra può rovinare tutto. Perciò lunedì andrò a Calpe per un nuovo ritiro e volterò pagina, qualunque sarà il risultato di domenica. Anche se sono molto fiducioso che non sarà una brutta giornata.

Col telefono sulla Redoute, ma con la testa già a domenica

21.04.2023
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La Redoute con il telefono in mano per riprendere le scritte, appena fatte, che portano il suo nome. Un sorriso grosso così. E i compagni intorno pronti a proteggerlo da qualche tifoso e cicloamatore più invadente di altri. E’ la vigilia della Liegi-Bastogne-Liegi di Tadej Pogacar.

La UAE Emirates, a dispetto di altri team che hanno ripassato gli ultimi 75 chilometri e prima ancora avevano fatto la mitica tripletta Wanne, Stockeu e Haute-Levée in macchina, ha percorso “solo” gli ultimi 55 chilometri. Quindi sono partiti dalla Rosiere. E sono arrivati proprio dentro Liegi. Tagliando il traguardo di domenica.

«Dettagli – ci spiegano i tecnici Gil e Marcato – che possono fare la differenza. Si vede come il rettilineo finale tiri un “filino” a scendere».

La Redoute si anima

Le storie si susseguono sulla Redoute. Passano i corridori, gli ospiti dei vari team e tra questi c’è anche Francesco Busatto. Il giovane corridore della Circus-ReUz-Technord, in pratica la continental della Intermarché-Wanty Gobert, ha vinto la Liegi U23 e oggi scorta i Vip dei suoi sponsor su queste rampe.

Intanto sotto, a “casa” Gilbert l’area dei camper va riempendosi. Si scrive su ogni centimetro di asfalto e il tendone Gilbert appunto è un via vai di vettovaglie. Si allestisce la zona hospitality più bramata della Vallonia.

Passano atleti ed atlete. Demi Vollering segue di qualche minuto la nostra Marta Cavalli. Ma poi si alza un piccolo boato e allora si intuisce che può essere uno tra Pogacar o Evenepeol.

La UAE Emirates ha fatto tutta la ricognizione a ritmo blando
La UAE Emirates ha fatto tutta la ricognizione a ritmo blando

Telefono in mano

E’ Tadej che sale allegro con i suoi compagni. Telefono in mano, riprende le scritte col suo nome ma è anche attento.

«Se il percorso è più duro? Sarà la gara a renderlo più duro, ma di certo dà meno respiro. La Redoute è un po’ più corta, poi però c’è meno spazio per recuperare – dice Pogacar – in ogni caso è una gara molto lunga.

«La mia condizione è buona. Sono in forma da molto tempo è vero, ma credo forse di essere un po’ più forte rispetto alla Sanremo».

Parlando di Redoute non si può non parlare di Gilbert. Tra l’altro Pogacar può emularlo conquistando la tripletta delle Ardenne: Amstel, Freccia e Liegi.

«Ho un bel rapporto con Philippe e spesso a Monaco vado nel suo negozio per farmi sistemare la bici. Ha un ottimo servizio. Ma credo che essendo belga dia più consigli a Remco piuttosto che a me!

«Che corsa mi aspetto? Che possa esplodere prima, tanto più se ci dovesse essere brutto tempo come sembra. Anche perché poi dopo la Redoute è davvero tutto molto veloce e senza respiro». 

Da notare che Pogacar è sempre stato in testa. Segno che se anche scherzava era concentrato. E’ lui che doveva memorizzare strade, curve e pendenze
Pogacar sempre in testa: anche scherzava era concentrato. E’ lui che deve memorizzare strade, curve e pendenze

Difficile recuperare

Il nuovo percorso in effetti, sembra essere più tosto. E’ ancora una volta la Redoute in qualche modo a dettare legge. In pratica appena finisce il muro di questa mitica cote, non si prosegue per quei 700-800 metri di falsopiano, che spesso hanno fatto la differenza, ma si scende immediatamente a valle con una curva a gomito. Strada stretta e poi una curva a 90 gradi verso sinistra.

Da qui in poi, sulla carta manca una cote, ma in realtà il tracciato è più nervoso. Prima infatti c’era un bel segmento di strada larga e in qualche modo si andava regolari. Anche se si faceva lo Sprimont. Ora invece ci sono due “zampellotti” prima di ricongiungersi al tracciato originale. Due zampellotti con pendenze che sforano anche il 10 per cento, ma soprattutto le strade sono strette e ricche di curve. 

Chi ha gamba può scappare via bene. Chi sta dietro fa fatica ad organizzarsi.

Spunta Remco

Tutti aspettano il duello tra Pogacar ed Evenepoel. E anche Tadej sembra essere molto concentrato sul campione del mondo. Quando infatti gli chiediamo se oltre a Remco teme altri corridori la sua risposta è molto diplomatica.

«Non guarderò solo lui – dice lo sloveno – ma sono contento che ci sia. Ci sono molte squadre con formazioni fortissime. Penso alla Israel, alla Ineos, alla Jumbo… Non sottovaluto nessuno. Ogni leader potenzialmente può vincere».

Tadej spera in una corsa dura. Lui glissa ma per una volta forse non saranno loro a dover prendere in mano la gara, come invece è successo ad Amstel e Freccia. Lo sloveno può permettersi di arrivare in volata. Ci si aspetta che sia la Soudal-Quick Step di Remco a spingere.

«Forse può andare così – dice Tadej – lui viene da un periodo di altura, magari non sarà super brillante, ma una volata dopo tanti chilometri non è scontata e Remco è migliorato molto. In più non posso rispondere bene a questa domanda: non ho mai fatto uno sprint con lui. Non so quanto è veloce».

Ma Remco spunta davvero e non solo nei discorsi. Andando avanti con la ricognizione, sulla Roche aux Faucons eccolo guidare il suo team. Anche lui parla serenamente. C’è la tv e anche lui sembra lasciarsi scivolare il mondo addosso. 

Il duello più atteso è iniziato in ogni caso. Dopo Van Aert e Van der Poel ci potremmo godere questo altro dualismo. Un dualismo più da salita.

Pogacar domina anche il Muro. Ulissi ci racconta come è andata

19.04.2023
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«Tripletta Amstel, Freccia e Liegi come Gilbert? E’ un obbiettivo chiaramente e ci stiamo lavorando». A dirlo è Tadej Pogacar. E neanche lo puoi additare come “spaccone” visto il modo naturale e serio al tempo stesso con cui lo dice. Lo sloveno, ha vinto (anche) la Freccia Vallone. Il corridore della UAE Emirates è in una forma smagliante. E ora a queste latitudini tutti non aspettano altro che Remco Evenepoel, l’unico, s’ipotizza, che possa contrastare il suo strapotere sulle cotes.

E di questo stato di grazia ci parla Diego Ulissi. Il campione toscano transita sorridente dopo il traguardo, felice per la vittoria del compagno e del lavoro – ottimo – svolto con la sua squadra. Un pezzetto di questa vittoria è decisamente il suo. Diego ci porta nel viaggio di questa Freccia.

La chiacchierata con il toscano parte proprio con dei complimenti a lui e al team. «Tadej – dice Ulissi – sta veramente andando fortissimo e per noi sembra tutto facile. Dobbiamo solo metterlo nelle migliori condizioni per esprimersi. Penso che oggi abbiamo fatto un grandissimo lavoro di squadra. Siamo contenti».

Diego Ulissi (classe 1988) affianco a Pogacar. Il toscano doveva scortarlo soprattutto nel finale
Diego Ulissi (classe 1988) affianco a Pogacar. Il toscano doveva scortarlo soprattutto nel finale
Tu non lo hai visto, ma ti diciamo che in pratica è scattato da seduto. Solo nel finale si è alzato sui pedali.

Eh – ride Ulissi – è così. Come ho detto, sta andando davvero fortissimo. Speriamo di continuare… fino a domenica a questo punto.

In effetti sembra tutto facile, ma quando si ha un capitano così forte, cosa gli si dice in corsa? Come lo si aiuta? Qui basta evitare cadute e forature e il risultato è garantito…

Cerchiamo di correre davanti. Per fare così magari spendiamo anche diverse energie in più, però ne vale la pena. Alla fine basta rimanere concentrati.

C’era qualcuno che tenevate d’occhio più di altri?

Siamo concentrati su quel che dobbiamo fare noi. Gli avversari ce ne sono tanti e forti, quindi bisogna stare bene attenti sin dall’inizio. Sapete, quando Tadej sta bene non teme nessuno. Pertanto avevamo in testa di fare quello che avevamo in programma.

E qual era il programma?

Come detto cercare di tenerlo coperto. In riunione abbiamo parlato soprattutto dell’approccio alla parte finale. Volevamo cercare di rendere la gara più dura possibile. Più dura è, meglio è per lui. In particolare io e Hirschi dovevamo stargli vicino nell’ultimo giro. Così io (va detto che anche Ulissi sta molto bene, la sua faccia fresca a fine corsa ne è una prova, ndr)  ho fatto molto forte la penultima salita e Mark lo ha messo bene ad inizio muro. A quel punto toccava a lui… Ma tutto il giorno credo che abbiamo controllato la corsa alla grande. Tadej doveva aspettare il muro e così ha fatto. Abbiamo rischiato di essere un po’ lunghi. Avendo gli occhi addosso, un po’ tutti ci aspettavano non era facilissimo.

Ecco, occhi addosso. In settimana c’è stata qualche critica dopo l’Amstel sul fatto che è folle aiutare Pogacar mentre si è in fuga… C’è questa sensazione di essere costretti a prendere in mano la corsa? C’è la paura che tutti vi aspettino al varco?

Paura con lui proprio no! Semmai abbiamo ancora più motivazioni. Quando c’è Tadej in gara si lavora al meglio e senza paura. Anche perché è lui il primo che non si mette paura! E’ super tranquillo e questa sua tranquillità, credetemi, la trasmette anche a noi. Noi contiamo molto sul nostro lavoro, su quel che facciamo in settimana e non pensiamo agli altri.

Lo spettacolo del Muro d’Huy, dove i tifosi si fondono e confondono con i corridori
Lo spettacolo del Muro d’Huy, dove i tifosi si fondono e confondono con i corridori
In effetti c’era sempre qualche tuo compagno in testa al gruppo…

Questo perché stiamo bene. Chi non c’è è fuori per qualche caduta o intoppo vario, ma abbiamo dimostrato che quando stiamo bene tutti quanti, siamo tra le squadre più forti al mondo. 

Ma davvero questa Freccia Vallone (e in generale le classiche delle Ardenne) non erano in programma?

Questo non lo so. Ma so che sta andando forte e che voleva correre. E’ in una condizione incredibile e giustamente la vuole sfruttare. Poi si sa che quando Pogacar attacca il numero vuole vincere. La Freccia Vallone è una gara importante e voleva scrivere il suo nome nell’albo d’oro.

Con Pogacar, sul podio della Freccia Vallone numero 87, anche Skjelmose e Landa. A premiare Gilbert, a destra
Con Pogacar, sul podio della Freccia Vallone numero 87, anche Skjelmose e Landa
Come avete approcciato questa Freccia? Tra di voi ne avete parlato anche la sera prima oppure tutto si è risolto nella riunione del mattino?

Ci siamo concentrati soprattutto sul meeting della sera prima, ma poi cerchiamo sempre di sdrammatizzare, di staccare. Dobbiamo essere super concentrati per 5-6 ore e infatti anche oggi fino a pochi istanti prima del via scherzavamo e ridevamo.

Come si gestisce un Pogacar in corsa? Alla fine cosa dovete dirgli?

Lui si fida ciecamente dei compagni. Sa bene che ci sono atleti con più esperienza di lui. Atleti che hanno fatto certe corse anche dieci volte. Quel che dobbiamo fare noi è non perderlo d’occhio. Oggi per esempio a metà gara c’è stato un momento nel quale sembrava potessero esserci dei ventagli. A quel punto gli siamo stati ancora più vicini e lui ci ha seguito. Ormai corriamo insieme da diversi anni e a dire il vero non serve parlarci tanto.