Grand Prix Cycliste de Quebec 2025, Pavel Sivakov, Tadej Pogacar

Sivakov e la UAE: tanti leader al servizio di «un alieno»

20.05.2026
6 min
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Un anno prima di Narvaez e forse spianandogli la strada, Pavel Sivakov si è lasciato alle spalle la Ineos Grenadiers ed è approdato al UAE Team Emirates, la squadra di Pogacar. Il russo con passaporto francese, che nel 2017 vinse il Giro d’Italia U23 e poi a seguire il Polonia, la Vuelta a Burgos e il Tour of the Alps, ha accettato la nuova sfida rendendosi conto che avrebbe avuto più spazio nella squadra di Gianetti di quanto ne abbia mai avuto con i britannici.

Proprio parlando con Sivakov, si coglie lo spirito della UAE Emirates che vince nonostante le ferite. La squadra numero uno al mondo ha scoperto al Giro di poter essere fragile, ma ha dimostrato quel che si è sempre detto per riassumerne la forza: i suoi gregari potrebbero essere capitani in qualsiasi altro team. Le vittorie di Narvaez e quella di Arrieta, supportati da compagni formidabili, non sono state per caso.

L'inizio di stagione di Sivakov è stato faticoso: dopo il ritiro della Parigi-Nizza, per lui un mese di stop
L’inizio di stagione di Sivakov è stato faticoso: dopo il ritiro della Parigi-Nizza, per lui un mese di stop
L'inizio di stagione di Sivakov è stato faticoso: dopo il ritiro della Parigi-Nizza, per lui un mese di stop
L’inizio di stagione di Sivakov è stato faticoso: dopo il ritiro della Parigi-Nizza, per lui un mese di stop

Con o senza Tadej

Il suo essere francese e forte avrebbe smosso l’interesse della Decathlon, in cerca di un supporto più solido per Seixas. Secondo L’Equipe l’offerta di un triennale a partire dal 2027 sarebbe stata già ricevuta, ma per ora non se ne parla. Le sfide che lo attendono sono alte ed è bene restare concentrati.

«La stagione non è cominciata molto bene a dire il vero – racconta Sivakov – non ho mai avuto le migliori sensazioni. Da corridore, pensi sempre di superare le difficoltà e di sentirti meglio, ma per me non è successo. Sono grato alla squadra per avermi permesso di recuperare e riposare dopo il ritiro alla Parigi-Nizza».

E’ tornato alle corse all’Amstel, poi ha proseguito con Freccia Vallone, Liegi e Romandia: le ultime due in appoggio a Pogacar che ha vinto. Ma la UAE Emirates non è solo Pogacar e il Giro lo conferma. Del resto, basta scorrere il programma del campione del mondo, per rendersi conto che le giornate di gara senza di lui sono davvero tante. Nonostante sia stato fermo per un mese dopo la Parigi-Nizza, Sivakov ha 24 corse nelle gambe: Pogacar che non ha avuto intoppi è fermo a 11.

Quest'anno Pogacar ha corso per la prima volta con Pogacar alla Liegi, scortandolo alla vittoria
Quest’anno Sivakov ha corso per la prima volta con Pogacar alla Liegi, scortandolo alla vittoria
Quest'anno Pogacar ha corso per la prima volta con Pogacar alla Liegi, scortandolo alla vittoria
Quest’anno Sivakov ha corso per la prima volta con Pogacar alla Liegi, scortandolo alla vittoria
Ti piacerebbe fare il suo calendario?

Magari potessi (sorride, ndr), ma non sono sempre con lui. Ho un mio programma che abbiamo discusso con Matxin e con la squadra all’inizio della stagione, poi a causa delle mie sensazioni negative, abbiamo dovuto cambiare qualcosa e saltare il Catalogna. Ho corso nuovamente con Tadej alla Liegi e al Romandia e mi piace farlo. Onestamente, è fantastico, ma non incide molto sul lavoro. La preparazione non cambia, mi alleno sempre allo stesso modo: quello che cambia è solo il modo in cui corriamo.

Da talento negli under 23 a super gregario e leader quando si può: come descriveresti la tua crescita?

Credo che come corridore e anche come persona si migliori di anno in anno. Si continua a imparare, credo si continui a farlo sino alla fine della carriera e della stessa vita. Si impara sempre qualcosa di nuovo ogni giorno e io ho cercato di fare proprio questo. Ovviamente a un certo punto, fisicamente si raggiunge un limite, ma continuo a sentirmi giovane. Forse sono vecchio rispetto ai ragazzi che stanno diventando professionisti, ma credo che i migliori anni debbano ancora venire.

Hai mai pensato che la tua carriera sarebbe potuta andare diversamente?

Non ho particolari rimpianti. La vita è come un libro, ci sono tanti capitoli e ogni capitolo arriva al momento giusto. Da giovane avevo questo talento ed è stato fantastico, ma bisogna saper cambiare e adattarsi. Il passato non si può cambiare, ma si può continuare a migliorare e a imparare. E non credo che mi manchi qualcosa, perché altrimenti non sarei qui.

Giro d’Italia Giovani U23 del 2017, a Campo Imperatore l’ultima tappa e la classifica finale: 1° Sivakov, 2° Hamilton, 3° Hindley
Giro d’Italia Giovani U23 del 2017, a Campo Imperatore l’ultima tappa e la classifica finale: 1° Sivakov, 2° Hamilton, 3° Hindley
Sei stato uno dei primi corridori a passare al professionismo da un devo team: credi che oggi sia il modo più efficace per avviare una carriera?

Credo di sì. Ormai i team cercano corridori sempre più giovani, il problema sorge semmai quando il corridore di un devo team firma per una squadra diversa. Io fui un po’ criticato per questo, per il mio passaggio dalla BMC Development al Team Sky. Ma penso che questa sia la strada giusta oggi più di allora, perché adesso i corridori arrivano al professionismo prestissimo quindi avere intorno queste strutture rende tutto più facile.

Team SKY e UAE Emirates sono le due squadre che hanno cambiato il ciclismo negli ultimi vent’anni: ci sono punti di contatto secondo te?

Sono davvero grato, mi sento davvero fortunato di essere stato in queste due squadre. Il Team SKY era una squadra britannica, mentre qui c’è una cultura un po’ italiana e un po’ spagnola. Però a parte questo, la voglia di vincere è presente in entrambe le squadre: si vuole primeggiare, fare secondi o terzi non interessa. E per vincere si lavora sodo. Forse è diverso anche l’approccio.

In che senso?

Direi che forse il Team Sky è più focalizzato su qualcosa di più rigido, più strutturato, mentre alla UAE Emirates c’è un po’ più di rilassatezza. Entrambi gli approcci però funzionano e portano a ottimi risultati. Si può vedere da come si comportano i team, come si comportava il Team Sky prima e come stiamo facendo ora qui come squadra numero uno al mondo. E’ stato fantastico far parte di questi due progetti diversi.

E' il 2019, secondo anno da pro': Sivakov vince il Tour de Pologne
E’ il 2019, secondo anno da pro’: Sivakov vince il Tour de Pologne
E' il 2019, secondo anno da pro': Sivakov vince il Tour de Pologne
E’ il 2019, secondo anno da pro’: Sivakov vince il Tour de Pologne
E Pavel Sivakov con quale approccio si trova maggiormente a suo agio?

Domanda difficile, credo di preferire un mix di entrambi. Ho cambiato squadra nel momento più giusto della mia carriera. Forse avevo bisogno di qualcosa di un po’ più rilassato e, per come stanno andando le cose qui dopo aver lasciato il Team Sky, non ho nulla da obiettare su questa squadra. Ma quella è stata un’esperienza davvero positiva. Ho imparato molto, soprattutto su come fare bene le cose nonostante fossi molto giovane.

Invece alla UAE Emirates?

Sono arrivato qui al momento giusto: Gianetti e Matxin ci gestiscono benissimo, ci ascoltano e sanno come gratificare i corridori. Perciò non credo ci sia un approccio migliore, perché entrambi sono stati positivi.

Che cosa significa essere nella squadra numero uno al mondo?

Significa molto: non ci penso spesso, ma è così e forse me ne renderò conto meglio quando mi sarò ritirato. Arrivare nella squadra migliore al mondo può essere il traguardo di una carriera.

Dopo la Liegi il Romandia e poi l'avvicinamento al Tour
Dopo la Liegi il Romandia e a breve per Sivakov inizierà l’avvicinamento al Tour
Dopo la Liegi il Romandia e poi l'avvicinamento al Tour
Dopo la Liegi il Romandia e a breve per Sivakov inizierà l’avvicinamento al Tour
Correre con Tadej significa anche imparare qualcosa da lui oppure è talmente speciale che non c’è niente da imparare?

Penso che sia talmente speciale – sorride Sivakov – che non c’è niente da imparare. Tadej è un alieno nel ciclismo, è come se venisse da un altro pianeta. Forse si può imparare dal suo approccio al ciclismo e alla vita in generale. Penso che per i corridori più giovani possa essere un esempio anche su questo. Nonostante sia una superstar, rimane sempre una persona molto semplice. E trovo sbalorditivo il modo in cui gestisce tutta la pressione che lo circonda.

Come fa?

Non lo so. In bici lo vedono tutti che è semplicemente un gradino sopra gli altri e, se provi a imitarlo, potresti sbattere contro un muro. Ma per il resto e per quello che vedo, sono davvero impressionato dal modo in cui fa le cose. Lo trovo pazzesco.

Freccia Vallone 2026, Pavel Sivakov, borraccia, Enervit

Ardenne, giorni di corsa, faticando e mangiando come Sivakov

01.05.2026
6 min
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Dopo due anni nel devo team della BMC in cui ha vinto il Giro d’Italia U23 e sei stagioni nel Team Sky (poi diventato Ineos) in cui ha capito cosa significhi correre nella prima squadra al mondo, dal 2024 Pavel Sivakov ha accettato l’offerta del UAE Team Emirates proseguendo il suo cammino nello squadrone più forte degli ultimi anni.

Quel che è curioso è l’adattamento di Sivakov alla nuova dimensione, passando da quella più rigida del team britannico a quella certamente avanzata e scientifica della squadra emiratina in cui tuttavia prevale un approccio più latino e rilassato. Ciò che non è tanto cambiato per lui è stato l’attenzione per l’alimentazione, di cui Sky è stata antesignana grazie a studi cui nessun aveva ancora pensato di fare ricorso. Ora che questo aspetto è diventato centrale nell’attività degli atleti, Sivakov è un buon testimone del cambiamento.

«Ricordo che il momento di svolta – racconta – ci fu quando nel 2018 Froome vinse il Giro d’Italia: una delle prime volte in cui si superarono i 100 grammi di carboidrati per ora. Ho iniziato la mia carriera da professionista nel 2018, non così tanto tempo fa, ma da allora a oggi il nostro modo di alimentarci è completamente cambiato. C’è stato il tempo in cui si correva con un basso contenuto di carboidrati, ma ora è completamente finito. Certo, non ci si alimenta con carboidrati tutti i giorni, ma la percezione è cambiata molto. Il cambiamento ha preso il via con il Covid e ora è tutto un po’ folle».

Sulle Colnago del UAE Team Emirates (questa la bici di Sivakov) sono fisse le due borracce
Sulle Colnago del UAE Team Emirates (questa la bici di Sivakov) sono fisse le due borracce
Sulle Colnago del UAE Team Emirates (questa la bici di Sivakov) sono fisse le due borracce
Sulle Colnago del UAE Team Emirates (questa la bici di Sivakov) sono fisse le due borracce
E’ stato difficile per te abituarti a mangiare così tanti carboidrati?

Personalmente, non lo è mai stato. Adoro il cibo, mi piace mangiare, quindi non è mai stato davvero difficile. Penso che sia più difficile adattare l’intestino a sostenere questo livello di alimentazione per molte ore. Non si può dire che sia stato difficile, ma certo è un aspetto da allenare.

In gara non si mangiano più panini come una volta, ora è tutto più specifico, con prodotti per ogni esigenza…

Ci sono ancora le gallette di riso, soprattutto nelle gare lunghe, quando all’inizio si ha bisogno di qualcosa di solido. Oppure anche nelle tappe pianeggianti dei Grandi Giri, quando si ha voglia di mangiare qualcosa di solido e non sempre gel. Altrimenti, quando l’intensità è così alta, serve qualcosa facile da digerire e che venga assorbito velocemente nel sangue. Che dia energia rapidamente, quindi principalmente gel e miscele di Isocarb.

UAE Team Emirates-XRG, barrette, gel, rice cake (foto Fizza)
Per le prime due ore di corsa nelle prove più lunghe, dice Sivakov, si usano i cibi solidi: rice cake, gallette di riso, barrette (foto Fizza)
Gli stessi professionisti passano per una fase di allenamenti all'assunzione massiccia dei carboidrati (foto UAE Emirates)
Per le prime due ore di corsa nelle prove più lunghe, dice Sivakov, si usano i cibi solidi: rice cake, gallette di riso, barrette (foto Fizza)
Facciamo l’esempio della Liegi-Bastogne-Liegi, allora. Qual è stata la tua alimentazione?

A partire dalla colazione, non so esattamente quanti carboidrati ho mangiato, ma sicuramente intorno ai 250 grammi. Poi un piccolo spuntino, tipo una galletta di riso, prima della gara. E prima di partire un altro spuntino con 20-40 grammi di carboidrati. Durante la gara ho cercato di assumere circa 150 grammi di carboidrati per ora.

In che modo li hai assunti?

Una bevanda energetica da 60 grammi e poi un gel ogni mezz’ora, che contengono 40 grammi ciascuno. Per arrivare a 150, in pratica si beve più di una borraccia per ora. Durante tutta la gara si arriva a 7-8 borracce, che è una quantità che varia anche a seconda della temperatura. E’ questo il modo per fare il pieno di energia.

Quando la corsa prende velocità, dice Sivakov, l'alimentazione è per forza fatta di liquidi e gel
Quando la corsa prende velocità, dice Sivakov, l’alimentazione è per forza fatta di liquidi e gel
Quando la corsa prende velocità, dice Sivakov, l'alimentazione è per forza fatta di liquidi e gel
Quando la corsa prende velocità, dice Sivakov, l’alimentazione è per forza fatta di liquidi e gel
Come fai a ricordarti con esattezza quando mangiare?

Ho sempre una piccola notifica sul mio Wahoo per ricordarmi di reintegrare energia ogni mezz’ora, così non me ne dimentico e tiro sempre fuori un gel dalla tasca. Nella prima metà, diciamo nelle prime due ore, ho preso qualche barretta perché trovo che all’inizio sia utile avere qualcosa e poi nel resto della gara, solo gel, gel, gel. Lo scopo è quello di reintegrare in continuazione le energie spese.

Gorka Prieto, il vostro nutrizionista, dà sempre grande importanza all’integrazione del sodio.

Abbiamo i gel che lo contengono, è vero. Lo uso anche io, fanno parte del rifornimento che ci viene dato, per cui quando prendiamo da bere, possiamo prendere anche questo gel. Non è un prodotto che si usi in allenamento, perché in allenamento non perdo così tanto sodio. E’ più che altro una questione di sensibilità al sodio, da parte di alcuni corridori. Diciamo che in un Grande Giro, serve per integrare quando è molto caldo e si suda parecchio. Se invece un corridore assume troppo sodio, il giorno dopo rischia di ritrovarsi gonfio. Nella gara di un giorno non fa molta differenza.

Trofeo Ses Salines, inizio stagione. Dopo l'arrivo i corridori UAE Emirates mandano giù una bottiglietta di Magic Cherry di Enervit
Trofeo Ses Salines, inizio stagione. Dopo l’arrivo i corridori UAE Emirates bevono una bottiglietta di Magic Cherry di Enervit
Trofeo Ses Salines, inizio stagione. Dopo l'arrivo i corridori UAE Emirates mandano giù una bottiglietta di Magic Cherry di Enervit
Trofeo Ses Salines, inizio stagione. Dopo l’arrivo i corridori UAE Emirates bevono una bottiglietta di Magic Cherry di Enervit
Quindi ciascuno ha il suo dosaggio?

Io in realtà non sono così sensibile al sodio, non trattengo molta acqua. Ma ci sono corridori che devono assumerne di più, quindi devono mangiare solo gel con il sodio. Per me è abbastanza semplice, devo solo trovare il giusto equilibrio. Un buon obiettivo è assumerne 600 milligrammi per ora.

C’è un gusto di gel che preferisci?

Mi piace molto quello al mango, perché ha un buon sapore ed effettivamente il mango è uno dei miei cibi preferiti. Invece il gel con caffeina, quello al gusto di cola, non è il mio preferito in termini di sapore. Ma alla fine di una gara hai sempre bisogno di una spinta, di un po’ di caffeina, quindi, sì, è sempre bene averne uno con sé.

Enervit Gel sodio
I gel al sodio sono stati ideati da Enervit per le corse più calde. Sivakov dice di non avere problemi di ritensione idrica
Enervit Gel sodio
I gel al sodio sono stati ideati da Enervit per le corse più calde. Sivakov dice di non avere problemi di ritensione idrica
Quando mangi per l’ultima volta durante una gara?

Direi mezz’ora prima del traguardo. Cerco sempre di mangiare il più a lungo possibile durante la gara per favorire un miglior recupero. Il metabolismo del corpo lavora molto più intensamente durante la gara, quindi è in quel momento che si assorbono meglio i carboidrati. Cerco sempre di non ritrovarmi mai a stomaco vuoto quando finisco la gara.

Una delle novità delle ultime stagioni è il Magic Cherry per l’immediato dopo corsa. Lo usavi già prima?

Direi che questi succhi di ciliegia siano diventati di uso comune quando sono arrivato alla UAE Emirates. Non è tanto per il succo in sé o qualcosa che si percepisce sul momento, ma sento che mi aiuta a recuperare bene.

Lo scorso anno Sivakov ha vinto la Vuelta Andalucia: eccolo in maglia gialla mentre beve per reintegrare le energie perdute
Lo scorso anno Sivakov ha vinto la Vuelta Andalucia: eccolo in maglia gialla mentre beve per reintegrare le energie perdute
Lo scorso anno Sivakov ha vinto la Vuelta Andalucia: eccolo in maglia gialla mentre beve per reintegrare le energie perdute
Lo scorso anno Sivakov ha vinto la Vuelta Andalucia: eccolo in maglia gialla mentre beve per reintegrare le energie perdute
Usi integratori energetici solo durante la gara o anche in hotel, oppure dopo la gara inizi a mangiare normalmente?

Quando arriviamo sul pullman, abbiamo lo shake Enervit per il recupero che ci fornisce carboidrati e proteine, ma poi in hotel si mangia normalmente. Penso che tornare a dei cibi normali faccia bene anche all’intestino.

Alla fine per Sivakov risulta difficile dover seguire una routine così precisa per l’alimentazione?

Per me è stato abbastanza facile, forse per via dei miei giorni al Team Sky, dove ho imparato a fare le cose in questo modo. Sono sempre stato una persona piuttosto metodica, quindi non l’ho trovato così complicato.

Sivakov e l’overthinking. Un problema diffusissimo

Sivakov e l’overthinking. Un problema diffusissimo

25.11.2025
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In un’intervista su Cyclingnews a fine stagione, Pavel Sivakov ha confessato come la sua esperienza sia cambiata con il passaggio alla UAE e la coesistenza con Pogacar: «La mia crescita si è frenata per cause mentali più che fisiche. Mi sono messo troppa pressione, cercando di fare troppo per quello che potevo. Nel confronto con Tadej mi accorgo che ha la capacità di rimanere calmo e non stressarsi. Io mi stressavo anche per piccoli dettagli e questo mi rallentava. Anche Paul Seixas è così, non va in overthinking, prende la pressione come parte del gioco. Tutto dipende dal fatto se correre ti piace davvero».

L'overthinking è l'affastellarsi di pensieri negativi nella propria mente (foto Getty Images)
L’overthinking è l’affastellarsi di pensieri negativi nella propria mente (foto Getty Images)
L'overthinking è l'affastellarsi di pensieri negativi nella propria mente (foto Getty Images)
L’overthinking è l’affastellarsi di pensieri negativi nella propria mente (foto Getty Images)

Pensare in modo eccessivo e ripetitivo

Il tema dell’overthinking, che coinvolge anche altre discipline sportive, anche quelle che hanno uno sviluppo temporale molto più breve di una corsa ciclistica, è sempre più centrale nel mondo professionistico. Partiamo da che cos’è attraverso l’esperienza della dottoressa Paola Pagani, mental coach che lavora con tanti ciclisti anche di alto livello.

«Partiamo da che cos’è l’overthinking. Dobbiamo considerarla come la tendenza a pensare in modo eccessivo, ripetitivo, a situazioni, problemi, decisioni e spesso porta a focalizzarsi soprattutto su quello che può andare storto, su possibili errori, sulle conseguenze negative. Per un ciclista professionista potrebbe manifestarsi come un continuo ripensare alle strategie di gara, con gli errori connessi a quei timori che possono essere legati alla prestazione».

Che influsso ha?

Questo tipo di pensiero finisce col consumare le energie cognitive, quindi crea stress, ansia e va a sabotare la lucidità mentale. Alla fine si ci si ritrova con poche energie e con la mente offuscata.

Paola Pagani, mental coach che tra i tanti ciclisti ha seguito anche Sonny Colbrelli nella sua ripresa
Paola Pagani, mental coach che tra i tanti ciclisti ha seguito anche Sonny Colbrelli nella sua ripresa
Paola Pagani, mental coach che tra i tanti ciclisti ha seguito anche Sonny Colbrelli nella sua ripresa
Paola Pagani, mental coach che tra i tanti ciclisti ha seguito anche Sonny Colbrelli nella sua ripresa
Quanto influisce il carattere di una persona, quanto anche il passato, le vicende trascorse, specialmente quelle legate al mestiere del ciclista?

Sicuramente le vicende passate influiscono, perché noi attraverso le esperienze che facciamo, ci creiamo le nostre convinzioni. E quando ce l’hai, vediamo le cose della nostra vita attraverso quei filtri. Quindi sicuramente le esperienze del passato hanno una grande importanza. Teniamo presente che il cervello umano non è progettato per farci vincere, ma per farci sopravvivere, non per la prestazione massima. Ma che cosa significa sopravvivere? Significa anticipare rischi, minacce, quindi tende a monitorare costantemente l’ambiente intorno alla ricerca di pericoli e di problemi.

Come influisce tutto ciò sulla prestazione?

Se il cervello non è allenato, nei momenti di pressione come una gara il sistema nervoso attiva i circuiti di allerta e quindi viene innescato quel ciclo di stress che va a incrementare tutto il sistema di vigilanza e riduce la capacità di focalizzarsi su quali sono i compiti chiave legati alla performance di quel momento. Se permettiamo al cervello di agire in questo modo, è come se giocasse contro di noi, ma lo fa per salvaguardarci. Ma noi possiamo allenare il nostro cervello perché giochi dalla nostra parte.

Paul Seixas è, secondo Sivakov, un giovane che sta emergendo proprio per la sua gestione dello stress
Paul Seixas è, secondo Sivakov, un giovane che sta emergendo proprio per la sua gestione dello stress
Paul Seixas è, secondo Sivakov, un giovane che sta emergendo proprio per la sua gestione dello stress
Paul Seixas è, secondo Sivakov, un giovane che sta emergendo proprio per la sua gestione dello stress
Ha un influsso sul rendimento di un corridore?

Assolutamente sì. Se io in una situazione vedo soltanto rischi e pericoli, sicuramente il mio rendimento cala, c’è perdita di reattività, calo della fiducia e cioè se noi andiamo a vedere i campioni e gli altri, vediamo che il livello di autostima nei primi è decisamente superiore. Questo perché i primi hanno saputo anche allenare consciamente o inconsciamente la propria mente perché sia un’alleata.

Sivakov diceva che sta cercando di imparare come ovviare all’overthinking proprio stando al fianco di Pogacar. E’ possibile?

Io posso dire come alleno i miei ragazzi. Innanzitutto bisogna lavorare per migliorare l’autostima e la fiducia. Si va a lavorare con tecniche di reframing, di dialogo interno positivo. Si va a considerare una routine che sia di maggior successo. La persona distingue tra quelli che sono pensieri utili e pensieri che lo stanno sabotando, quindi alleniamo l’abilità di scegliere in maniera consapevole su cosa focalizzarsi anche quando si è sotto pressione. Utilizzo strumenti che derivano dalla mindfullness, quindi tutto quello che è respirazione consapevole. Spezzo il pensiero ciclico e mi focalizzo sull’azione oppure su un altro strumento provando a simulare mentalmente diverse situazioni di gara per allenare la risposta emotiva e comportamentale.

Sivakov ha raccontato di ispirarsi a Pogacar per gestire lo stress negativo
Sivakov ha raccontato di ispirarsi a Pogacar per gestire lo stress negativo
Che cosa significa?

Significa simulare mentalmente come se effettivamente io stessi facendo quell’esperienza. Quello che vedrei se fossi lì, quindi vedo le mie mani sul manubrio, la bicicletta, le ruote, l’asfalto. Ascolto i rumori, il mio respiro, le voci, quindi tutto quello che succede in una situazione del genere e sento la sensazione che voglio sentire in quel momento. Mi alleno a sentire quella sensazione così è più facile che poi in gara io riporti quello stesso schema. E per di più altri strumenti che si possono utilizzare anche in gara sono delle parole chiave.

Quali?

Uno scalatore può ripetersi “veloce, veloce, leggero, leggero”. Un velocista “veloce e potente”, insomma delle parole chiave che portano la mente a focalizzarsi su quei concetti, quelle qualità andando a interrompere il circolo vizioso di pensieri negativi.

In base proprio alla sua esperienza, il problema dell’overthinking è diffuso?

Diffusissimo, nel senso che è una cosa talmente automatica che è molto più diffusa di quanto si pensi, anzi Sivakov è già avanti perché si è reso conto di esserne vittima, ha consapevolezza e quando si diventa consapevole di qualcosa, allora è lì che si può fare qualcosa per cambiarlo.

Gregario di Pogacar, per Sivakov è facile: «Tu tiri, lui vince»

26.10.2024
4 min
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«Non dirò che sia facile – ha detto Sivakov a Eurosport dopo il Tour – perché è comunque difficile essere all’altezza del compito. Eppure è facile essere compagno di squadra di un leader come Pogacar. Noi facciamo il nostro lavoro e lui vince. E’ un enorme piacere per noi sapere che quando inizia una corsa, spesso finisce con una vittoria, come è successo al Tour de France. Al di là di questo, è sempre un ragazzo normale. Facciamo il nostro lavoro, ci divertiamo, ridiamo molto. Abbiamo un ottimo rapporto, siamo un ottimo gruppo».

La sola vittoria 2024 di Sivakov a L’Aquila, tappa finale del Giro d’Abruzzo, chiuso 2° dietro Lutsenko
La sola vittoria 2024 di Sivakov a L’Aquila, tappa finale del Giro d’Abruzzo, chiuso 2° dietro Lutsenko

L’ambiente giusto

Forse questa volta il russo naturalizzato francese, ma nato in Italia, ha trovato al UAE Team Emirates la sua dimensione definitiva. Alla Ineos Grenadiers dava l’impressione di divertirsi meno, ma non certo di fare meno fatica. Solo che ora, a parità di impegno e magari anche d’ingaggio, si capisce che le vittorie siano un compenso migliore. Sivakov non è un gran chiacchierone. La prima volta ci parlammo a Campo Imperatore, dove aveva appena conquistato il Giro d’Italia U23, lasciandosi dietro Hamilton e Hindley, nello stesso 2007 in cui avrebbe poi conquistato anche il Valle d’Aosta. Sembrava un predestinato e così lasciavano pensare le vittorie al Tour of the Alps e al Polonia del 2019. Poi forse qualche caduta di troppo, le prestazioni sono scese e le richieste della Ineos si sono alzate e Sivakov è rientrato nei ranghi del gregario.

«La differenza rispetto a prima – ha detto prima del Lombardia – è che con la Ineos anche per andarsi a giocare la Parigi-Nizza, c’era qualcosa da dimostrare e questo iniziava a pesarmi. Invece qui alla UAE Emirates, quando non c’è Tadej, anche per noi ci sono le porte aperte».

Al Giro del 2023 Sivakov è venuto come gregario di Thomas, poi secondo a 14″ da Roglic
Al Giro del 2023 Sivakov è venuto come gregario di Thomas, poi secondo a 14″ da Roglic

Le certezze di Pogacar

Un cambio di attitudine che potrebbe aver riacceso anche la fiducia. Quando mai negli ultimi tempi era capitato di vedere Sivakov attaccare come nel finale del Lombardia? Evidentemente aver fatto quell’ottimo Tour accanto a Pogacar ed essere arrivato in forze al fine stagione gli hanno restituito la voglia di provarci.

«Correre accanto a Tadej – ha spiegato – è qualcosa che colpisce, anche se difficilmente puoi farne un modello. Quando decide, lui attacca e si affida all’istinto. Quando l’ho visto in fuga al mondiale, ho capito subito che era uno di quei giorni. Non ha paura di niente, ma non mi aspettavo che avesse un simile livello. Credevo che avremmo vinto il Tour de France, non che riuscisse a conquistare tutte le altre corse. Penso che abbia impressionato tutti, ma non crediate che sia solo azzardo: sa cosa può fare. Spesso sorprende i suoi avversari, come ha fatto a Zurigo. Chi avrebbe mai immaginato che potesse attaccare a 100 chilometri dall’arrivo?».

In fuga con Pogacar a Zurigo, Sivakov ha collaborato prima di crollare: chiuderà 35°
In fuga con Pogacar a Zurigo, Sivakov ha collaborato prima di crollare: chiuderà 35°

Rimpianto Delfinato

Il Tour of Guangxi non è andato come pensava. Forte della condizione mostrata al Lombardia, il russo-francese era volato in Cina per provare a vincere la corsa, ma alla fine ha dovuto accontentarsi del quinto posto, pagando la maggior esplosività di Van Eetvelt sull’arrivo di Nongla che ha deciso la corsa.

«Ho avuto delle opportunità in alcune gare – ha commentato prima di ripartire – ma è meglio essere compagno di squadra di corridori come Pogacar che lottare contro di loro. Alla fine si creano molte opportunità. Possiamo prendere l’esempio di Sepp Kuss, che lo scorso anno ha vinto la Vuelta. Se non fosse stato compagno di squadra di Roglic e Vingegaard, non credo che ci sarebbe riuscito. E’ sempre difficile trovare il proprio posto in una squadra di altissimo livello, ma sono abbastanza soddisfatto della mia stagione. La delusione vera è stata il Delfinato. Mi sono ammalato e non ho fatto la gara che avrei voluto».

Erano i giorni prima del Tour. Quelli che Adam Yates ha messo a frutto duellando con Almeida sulle salite del Giro si Svizzera e che Sivakov ha invece sciupato, ovviamente non per colpa sua, ritirandosi nell’ottava tappa. Non è come alla Ineos, ma anche qui le occasioni vanno colte quando capitano. Perché quando poi torna sulla scena Pogacar, per gli altri ci sono solo luci riflesse.

Da Sivakov a Christen, la UAE del presente e del futuro

19.09.2023
5 min
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La Vuelta è appena finita, la stagione ancora no, ma con Joxean Fernandez Matxin, general manager
e direttore sportivo della UAE Emirates, già guardiamo al 2024.
La sua squadra sta continuando quell’evoluzione che il team principal Mauro Gianetti ci aveva detto un paio di anni orsono: migliorare per diventare i numeri uno.

Per George Bennett, Pascal Ackermann, Matteo Trentin… che salutano ci sono Pavel Sivakov (in apertura alla Coppa Sabatini col futuro compagno Hirschi), Filippo Baroncini, Antonio Morgado, Nils Politt e Igor Arrieta che arrivano. E il mercato non è chiuso.

Matxin (classe 1970) è il direttore della parte sportiva del UAE Team Emirates
Matxin (classe 1970) è il direttore della parte sportiva del UAE Team Emirates
Joxean, la UAE Emirates continua a crescere. Come andate verso il 2024?

Quel che vogliamo è essere protagonisti al livello mondiale con più corridori e in più gare. E’ per questo che avevamo Adam Yates negli Stati Uniti e poi in Canada, Ayuso e Almeida alla Vuelta, Pogacar e Hirschi in Italia…  Per noi è importante il bilancio tecnico/sportivo. E c’è spazio per tutti. Poi è chiaro che quando c’è Pogacar, la squadra è per lui. Così come è chiaro che usciamo da una Vuelta e una stagione in cui i Jumbo-Visma hanno fatto primo, secondo e terzo e vinto tutti e tre i grandi Giri. Loro hanno due dei tre corridori più forti al mondo del momento, l’altro è il nostro.

Partiamo da Sivakov, tra gli atleti della vostra campagna acquisti molto in vista in questo momento visto come si è comportato tra Giro di Toscana e Memorial Pantani. Che prevedete per lui?

Come detto, ci sarà spazio anche per lui. Avrà le sue corse. Ma all’occorrenza sarà per la squadra. Abbiamo tanti e tutti capitani.

Esatto: ormai per essere una squadra forte servono tutti “capitani”. E’ anche per puntare alla classifica UCI?

Quello è un nostro focus. Certo, la Jumbo-Visma in questa Vuelta ha fatto un record assoluto di punti presi in un solo grande Giro. Credo che ne abbia presi 3.000. Noi siamo stati la seconda squadra con mille punti: pensate che differenza. Prima di questa corsa avevamo 2.600 punti di vantaggio, ora siamo lì.

Passiamo agli altri ragazzi. Morgado e Arrieta, sono molto giovani…

Perché in questo nostro progetto noi guardiamo anche alla crescita. Loro saranno i capitani del futuro. Servono corridori pronti come i Sivakov e i Politt, ma anche atleti di prospettiva. Ma quando dico futuro, dico un futuro vicinissimo. Parlando dei due atleti, tecnicamente sono due profili diversi. 

Il “vecchio” Pogacar con lo svizzero Jan Christen (classe 2004) stagista della UAE Emirates alla Coppa Sabatini
Il “vecchio” Pogacar con lo svizzero Jan Christen (classe 2004) stagista della UAE Emirates alla Coppa Sabatini
Spiegaci meglio…

Arrieta è uno scalatore spagnolo, non dico come Ayuso, ma non è molto lontano da quel livello. Sono convinto che il prossimo anno farà un grande salto di qualità. Morgado ha una classe mondiale, che può andare bene su più terreni. Ma penso anche allo svizzero Jan Christen. Va in mtb, ha vinto un europeo, può vincere una volata quasi di gruppo e andare forte in salita, fa pista… Capite quando parlo di futuro? Gli abbiamo fatto un contratto fino al 2028. Quando scegliamo un ragazzo è perché ci crediamo.

E Baroncini?

Anche lui avrà il suo spazio e in più occasioni. Filippo potrà essere un corridore molto, molto importante per le classiche. In lui crediamo molto e anche per lui vedo un grande salto di qualità il prossimo anno. Sentirà la nostra fiducia.

Quindi atleti giovani, profili di spicco e dei “capitani” che si mettono a disposizione: la Jumbo-Visma ha fatto alzare l’asticella?

Sì, ma credo che anche noi abbiamo fatto migliorare loro e li abbiamo fatti essere più competitivi. Penso a un grande campione come Roglic per esempio. Dopo il Giro non lo hanno portato al Tour ma lo hanno fatto recuperare in vista della Vuelta. Non era possibile dopo un Giro tanto duro averlo al livello necessario per il Tour.

Quindi anche loro si sono dovuti fare i calcoli…

Il discorso del livello di competitività è reciproco. Riporto la classifica UCI, noi e la Jumbo siamo sul filo dei 27.000 punti, la terza, la Ineos-Grenadiers, ne ha 16.000. Un gap enorme, quasi il doppio.

“Tutti capitani”: corridori fortissimi e vincenti in ruolo di gregari per UAE e Jumbo. Anche per il 2024 sarà così
“Tutti capitani”: corridori fortissimi e vincenti in ruolo di gregari per UAE e Jumbo. Anche per il 2024 sarà così
Torniamo al volto 2024 della UAE. Con il saluto di atleti come Ackermann e Trentin ci si sposta sempre più sulle corse a tappe?

No, attenzione, Trentin: non era solo per le gare di un giorno, Matteo era al Tour. E lo scorso anno non lo ha fatto solo perché aveva il Covid. E’ uno dei corridori più forti e intelligenti del gruppo, non volevamo perderlo, ma gli hanno fatto una proposta di tre anni e alla sua età ci sta che l’abbia colta. Per quanto riguarda lo sbilanciamento sui grandi Giri, a ottobre saremo in Belgio tutti per il velocista Ackermann (nonostante vada via, ndr). Vogliamo essere competitivi in tutti i tipi di gara.

Domanda che in parte si lega ai programmi UAE 2024. Tra i big, Pogacar è l’unico che in stagione non ha ancora mai fatto il secondo grande Giro. Come mai? E avverrà il prossimo anno?

Partiamo dal fatto che se i Jumbo-Visma hanno vinto i tre grandi Giri, noi abbiamo conquistato la maglia bianca in tutte e tre queste gare. Significa che i nostri atleti sono giovani, non hanno 30 anni e il futuro è dalla nostra parte… Non farei dunque dei paragoni. Certo che Tadej può fare due grandi Giri nello stesso anno, ma prima ancora del risultato noi curiamo la carriera sportiva degli atleti. 

Vai avanti…

Almeida, per esempio, è un corridore molto importante, ma in questo momento a 24 anni, non ci sembrava giusto di fargli fare il Tour dopo il Giro. Intanto pensiamo al bilancio sportivo, al recupero, al rispetto della crescita dell’atleta e guardiamola in prospettiva. Come ho già detto prima, quando noi portiamo avanti un progetto con un corridore ci crediamo fino in fondo. Gli diamo fiducia con contratti anche di 6-7 anni.

Tronchon stagista vincente. E non è il solo…

09.08.2022
5 min
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«Bastien chi?». Molti si guardavano in faccia con occhi interrogativi, mentre Bastien Tronchon saltava il favoritissimo Pavel Sivakov per andare a vincere la terza tappa della Vuelta a Burgos a Villarcayo. Perché il francese è uno stagista, attualmente promosso nella prima squadra dell’AG2R Citroen. E vedere un ragazzino inserito fra i grandi che va addirittura a vincere è cosa rarissima, l’ultimo francese a esserci riuscito era stato Jean-Eudes Demaret, al Tour du Poitou Charentes del 2007, per la Française des Jeux, in Italia c’era riuscito Riccardo Riccò nel 2005, una tappa al Giro di Toscana. Oppure Battaglin nel 2011 alla Coppa Sabatini.

Sorpresa? Sì, ma poi, a ben guardare, neanche poi tanto. Conoscendo la storia di Tronchon, ci si accorge che stiamo parlando di un predestinato. In fin dei conti è nato a Chambery che per la Francia è quasi un tempio del ciclismo, teatro anche di rassegne mondiali e proprio a Chambery ha iniziato la sua avventura approdando a La Motte Servolex, squadra locale che è anche una delle tante diramazioni dell’AG2R. Il suo destino era segnato e infatti ha seguito tutta la trafila nella formazione transalpina, arrivando agli under 23 e, per la gara spagnola, anche in prima squadra.

Tronchon Francia
Bastien Tronchon è nato il 29 marzo 2002. Nel 2020 è stato 2° ai campionati nazionali juniores dietro Gregoire (foto Noemie Morizet)
Tronchon Francia
Tronchon è nato il 29 marzo 2002. Nel 2020 è stato 2° ai campionati nazionali juniores dietro Gregoire (foto Noemie Morizet)

In fuga per Champoussin

«Non so che dire, mi sento come se galleggiassi su una nuvola…». Faceva fatica a realizzare quel che aveva fatto sulle strade spagnole, Tronchon, ma poi parlando con i giornalisti ha rivissuto la sua magica giornata, l’ultima, non l’unica e poi vedremo il perché.

«Volevo fortemente dare il là a una fuga – diceva – per rappresentare il mio team là davanti e essere un riferimento per Champoussin se avesse voluto provare l’offensiva. All’attacco del Picon Blanco gli altri hanno iniziato a scattare, io sono andato avanti con la mia andatura e ho fatto bene, ho salvato la gamba e mi sono ritrovato alla fine davanti con l’iberico Nicolau, ma da dietro erano rinvenuti due mostri sacri come Pavel Sivakov e Miguel Angel Lopez. Ci si sente molto piccoli vedendo cosa hanno sotto i pedali, non avrei mai creduto di poter svettare con corridori simili.

«In discesa Sivakov volava, io gli ho lasciato spazio per scegliere le traiettorie giuste ma vedevo che stava andando via. Ho dovuto spingere, ho dovuto rischiare anche oltre. Sono rimasto alla sua ruota, mi chiedeva cambi ma se glieli avessi dati mi avrebbe staccato, il serbatoio era quasi vuoto… Ho seguito le istruzioni dell’ammiraglia, poi lui correva per la generale, io no… Quando siamo rimasti in due gli ho detto che avrei collaborato, ma ormai non si fidava. Io ero fiducioso nella mia punta di velocità e ho fatto bene».

Tronchon Burgos 2022
Il giovane transalpino all’inseguimento di Sivakov nella difficile discesa dal Picon Blanco
Tronchon Burgos 2022
Il giovane transalpino all’inseguimento di Sivakov nella difficile discesa dal Picon Blanco

Si riparte da una… gran fondo

Riavvolgiamo il nastro, perché questa vittoria, a ben guardare, è come un premio per una stagione tanto importante quanto difficile. Tronchon lo avevamo visto anche in Italia, vincere il Giro della Provincia di Biella per Under 23, ennesimo esponente di quel ciclismo transalpino giovanile che sta proponendo tanti talenti che vengono qui a vincere ed evidenziare le nostre parallele difficoltà. Poi però, il 15 maggio, la mazzata: una terribile caduta alla seconda tappa del Tour du Loiret. I primi responsi sono terribili: tripla frattura della clavicola e fratture sparse a gomito, polso e scapola. Poi le radiografie lo graziano: la clavicola è danneggiata come si prospettava, ma il resto è intatto.

La ripresa è graduale e per il ritorno Tronchon sceglie una gara particolare, o meglio una gran fondo. Ma che gran fondo: L’Etape du Tour, 170 chilometri per 4.700 metri di dislivello con le scalate del Galibier, della Croix de Fer e, tanto per gradire, ascesa e arrivo all’Alpe d’Huez. Tronchon, di fronte a tanta magnificenza, si era esaltato, confuso in mezzo a oltre 11 mila ciclisti, fra cui anche molti elite come lui dispersi nella massa. L’entusiasmo l’aveva contagiato a tal punto che sul Galibier ha scollinato in testa con un paio di minuti di vantaggio: «Non mi ero accorto di come stavo andando, ma poi ho capito che stavo esagerando. E chi li aveva mai fatti tanti chilometri…».

Tronchon Biella 2022
Il 24 aprile il francese aveva vinto in solitudine il Giro della Provincia di Biella con 1’10” su Busatto e Guzzo (foto IlBIellese)
Tronchon Biella 2022
Il 24 aprile il francese aveva vinto in solitudine il Giro della Provincia di Biella con 1’10” su Busatto e Guzzo (foto IlBIellese)

Lavenu se lo sentiva…

Gli altri sono rinvenuti, ma comunque Tronchon ha chiuso tra i primi 15. Lì comunque l’ordine di arrivo era un mero dettaglio: «Mi sono divertito un mondo, è stato uno dei più grandi giorni della mia vita ciclistica, tanto che non me la sono presa neanche per quel che è successo dopo».

Tronchon voleva condividere la sua gioia con i genitori, ma la discesa dall’arrivo era interdetta: «Così mi sono ritrovato a dover scalare anche il Col de la Sarenne per arrivare dall’altra parte, fare il giro e raggiungerli. Ho capito in quei frangenti, mentre pedalavo, di quanto siamo fortunati a militare in squadre che pensano a tutto e quanto sia difficile il lavoro degli staff, che devono predisporre ogni cosa per farci pensare solo a pedalare».

Anche questa umiltà, questa consapevolezza fanno di Tronchon un prospetto di grande avvenire. Gilbert Lavenu lo sa da tempo ed era davvero il meno sorpreso in quel di Villarcayo: «Lo conosco da quando era piccolo, nella società satellite di Chambery. Sapevo che quando era davanti poteva farcela perché è uno che sa come si vince e lo ha già dimostrato. La sua prova è un ottimo esempio da seguire».

Infatti il giorno dopo, vittoria per lo sloveno Govekar, stagista alla Bahrain Victorious davanti al compagno di colori di Tronchon, Retailleu (quello che si era preso il bronzo a Orano). Alla faccia dei big…

Ucraina Kulyk 2022

Kulyk, Popovych e altre storie di una guerra assurda

11.03.2022
6 min
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Per molti il nome di Alexander Kulyk è solo uno dei tanti, troppi morti della insensata guerra che si sta combattendo in Ucraina. Per chi è un po’ addentro al ciclismo no, non è un nome qualsiasi e la sua scomparsa è l’ultimo capitolo di una storia davvero particolare, che forse aggiunge un tassello alla follia di questo conflitto.

C’è una ragione per cui la sua scomparsa è stata particolarmente sentita: l’Ucraina è un Paese profondamente legato al ciclismo. Innanzitutto per la sua conformazione geografica, completamente pianeggiante. Poi per la conseguente diffusione di bici nel suo territorio, per un utilizzo sociale prima ancora che agonistico. Lo stesso presidente Volodymyr Zelenski è un grande appassionato di ciclismo. Una delle prime interviste che ha rilasciato, quando i media tenevano a raccontare la storia di un attore e produttore televisivo ritrovatosi non senza sorpresa a guidare il Paese, è stata in sella in palestra durante lo spinning.

In Ucraina, dove da qualche anno era stato cancellato il locale Giro in attesa di poterlo rilanciare in una situazione sociale più tranquilla, non mancavano comunque gare regolarmente iscritte nel calendario Uci, soprattutto nella regione di Kiev, alle quali prendevano regolarmente parte corridori russi come delle altre repubbliche ex sovietiche e dei Paesi occidentali.

Kulyk 2022
L’unica foto in Rete di Alexander Kulyk, Cittì ucraino morto a 65 anni
Kulyk 2022
L’unica foto in Rete di Alexander Kulyk, Cittì ucraino morto a 65 anni

Kulyk, ex tecnico sovietico e russo

Kulyk era un personaggio molto conosciuto nel suo Paese, non solo perché padre di Andriy Kulyk, ex campione nazionale. Sin da giovane Alexander aveva preferito la carriera di tecnico, subito coinvolto più dalla possibilità di insegnare che da quella agonistica. Il suo curriculum si è presto impreziosito, ma la cosa che colpisce è che nel corso della sua carriera ha viaggiato in perfetto parallelismo con l’evoluzione storica delle sue terre, entrando nello staff tecnico della nazionale sovietica, quando i corridori in maglia rossa dominavano la scena dilettantistica, poi dopo la caduta del Muro era stato assunto alla guida della selezione russa, prima di tornare nel suo Paese e assumere l’incarico di Direttore Tecnico della nazionale ucraina.

Kulyk si era subito messo a disposizione per la salvaguardia del popolo ucraino tornando a Kiev. Non aveva imbracciato le armi, pensando più all’aiuto alla popolazione. Per questo era all’opera nel soccorso e nell’aiuto dei cittadini che volevano uscire dalla città, quando è caduto sotto il fuoco nemico, a 65 anni.

La nazionale in salvo in Abruzzo

A comunicare la notizia della sua scomparsa, mostrando una particolare commozione, è stato il presidente della federazione ciclistica ucraina, Andriy Grivko, ex pro’ che in questi giorni si è particolarmente adoperato per quelli che considera i suoi ragazzi, quelli della nazionale che hanno trovato rifugio proprio in Italia, accolti ieri dalla Federazione e dalla regione Abruzzo, che li ospiterà per tutto il tempo del conflitto permettendo loro anche di gareggiare nelle gare italiane. Vedendo i loro visi all’arrivo in Italia c’era negli occhi tutto l’orrore che si può notare in ogni profugo di una guerra davvero vicina a noi, alle nostre vite.

Per i corridori russi la situazione è in pieno divenire: l’Uci ha concesso loro di continuare provvisoriamente l’attività in attesa di nuove prese di posizione politiche prima e sportive dopo, ossia indirizzi provenienti direttamente dal Cio che aveva espressamente chiesto a tutte le federazioni internazionali di prendere provvedimenti contro la Russia. Questo significa che Vlasov e connazionali possono continuare a svolgere la loro attività nelle rispettive squadre di appartenenza, ma c’è chi non si fida. Pavel Sivakov, ad esempio, ha preso la nazionalità francese e non ha fatto mancare le sue parole contro la guerra in Ucraina.

Grechyn 2022
Serhiy Grechin, con un passato all’Amore&Vita, alla guida della nazionale ucraina arrivata ieri in Italia (foto FCI)
Grechyn 2022
Serhiy Grechin, con un passato all’Amore&Vita, alla guida della nazionale ucraina arrivata ieri in Italia (foto FCI)

Il destino dei corridori russi

«Volevo diventare francese da tempo e avevo fatto domanda all’Uci – ha spiegato il corridore della Ineos Grenadiers – visto quello che sta succedendo ho chiesto al massimo ente di accelerare le cose». Sivakov si è detto pronto a vestire la maglia della nazionale francese ai Mondiali e, appena avrà il passaporto transalpino, anche alle prossime Olimpiadi di Parigi: «Sono nato in Italia ma sono in Francia da quando avevo un anno, ho studiato qui, parlo il francese, qui mi sono innamorato del ciclismo. Vorrei solo che questa guerra finisse al più presto, non riesco a comprendere come sia potuta accadere».

Una guerra nella quale sono già diversi gli sportivi che hanno dato la loro vita: calciatori, biathleti, pugili. Una guerra che sta riempiendo i media, che sta direttamente o indirettamente influendo sulle nostre vite e che si fa sentire anche nell’attività ciclistica. Basta ascoltare le dichiarazioni di tanti corridori al loro arrivo, come Van Aert in occasione del suo successo all’Omloop Het Nieuwsblad ma anche solo guardandoli si scorge che quella gioia che normalmente avvolge ogni successo è velata.

Popovych 2021
Yaroslav Popovych, diesse della Trek Segafredo ora impegnato negli aiuti umanitari per il suo Paese
Popovych 2021
Yaroslav Popovych, diesse della Trek Segafredo ora impegnato negli aiuti umanitari per il suo Paese

Popovych e quei bambini in viaggio…

Qualcuno ha dovuto mettere da parte il suo impegno e dedicarsi ad altro. Ad esempio Yaroslav Popovych, ex stella del ciclismo ucraino e oggi diesse della Trek Segafredo. Aveva seguito tutta la preparazione stagionale, ma poi ha dovuto lasciare il suo lavoro e mettersi a disposizione del suo popolo. Oggi Popovych lavora nei centri di raccolta di materiale di emergenza che poi porta con un camion sino al confine e del suo racconto emergono i contorni di una vera tragedia.

«Ho sospeso la mia vita lavorativa dopo l’Uae Tour, poi ho dovuto pensare all’Ucraina e alla Trek hanno capito – ha dichiarato alla trasmissione Bike4U – Raccolgo materiale e invito tutti ad aiutarci soprattutto attraverso medicinali, sacchi a pelo, stufette, è ciò che più manca e serve attualmente. Quando arrivo al confine ucraino è un colpo al cuore vedere la mia gente che arriva impaurita e senza nulla, mamme con i loro figli ma anche bambini soli, senza nessuno, destinati ai campi profughi. Le parole non possono descrivere quel dolore…».

La Ineos di Tosatto al Giro? Per Bernal (e qualche tappa)

30.04.2021
7 min
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La Ineos-Grenadiers viene da un Giro d’Italia a dir poco scoppiettante. Non solo perché lo ha conquistato con Tao Geoghegan Hart, ma per come lo ha corso. I corridori di Sir Brailsford erano sempre all’attacco. Ganna ha dato spettacolo, ma anche gli altri lo hanno dato, persino quando non vincevano, come Puccio secondo nella frazione di Vieste.

A pochi giorni dalla corsa rosa facciamo il punto con Matteo Tosatto, diesse del team inglese, per capire che Ineos possiamo aspettarci.

Egan Bernal alla Tirreno, l’ultima corsa a cui ha preso parte prima del Giro
Egan Bernal alla Tirreno, l’ultima corsa a cui ha preso parte prima del Giro
Matteo, dicevamo un Giro 2020 da show per la Ineos. Cosa vedremo quest’anno?

Dimentichiamoci tutto quello che abbiamo fatto l’anno scorso. Fu un qualcosa di straordinario: 7 vittorie di tappa, maglia rosa con Tao e maglia di miglior giovane.

In qualche modo fu la caduta di Thomas a cambiare il vostro Giro…

Sì, e quest’anno l’obiettivo è di vincere ancora, con Bernal leader. Abbiamo una squadra forte. Al Tour of the Alps, abbiamo visto una buona condizione. Bernal è ancora in Colombia, si sta allenando e riprenderà a correre direttamente al Giro.

Hai parlato di Bernal, ma con la sua schiena Egan dà affidamento? 

Il Giro è il suo grande obiettivo. Lo ha annunciato già a gennaio. Nelle prime gare, fra Strade Bianche, Tirreno… pur non essendo in una condizione super ha fatto bene, ha mostrato di avere una grande voglia e, cosa ancora più importante, era lì senza aver fatto troppi lavori specifici, proprio per la schiena. Non aveva spinto troppo. Lui parte per vincere, vediamo… E poi ci sono grandi avversari. E qualcuno si è anche nascosto.

Nascosto? E chi secondo te?

Beh, penso a Evenepoel. So che ha dichiarato ai suoi compagni che parte per vincere e se non fosse stato pronto che senso avrebbe avuto questa dichiarazione? Se non ci va vicino, mi sbaglio di poco. E poi ha una squadra fortissima: Almeida, Masnada, Honoré… Per me sa di essere pronto. Se poi quando ha detto che puntava alla maglia rosa, si riferiva alla prima, a quella di Torino, giocandoci un po’ non lo so…

Sivakov (24 anni a giugno) sarà la seconda punta della Ineos al Giro
Sivakov (24 anni a giugno) sarà la seconda punta della Ineos al Giro
Deceuninck forte, ma anche voi avete una “seconda” carta preziosa?

Pavel Sivakov. Lui è una delle nostre punte. E’ in grandissima condizione. Se al Tour of the Alps non fosse caduto nella terza tappa sarebbe salito sul podio, come nel 2019. Per noi è una spalla fondamentale. Negli ultimi anni si è visto come avere un secondo capitano sia importante per il leader. Gli toglie pressione.

Oltre a loro due la squadra è composta da uomini importanti. Già solo i tre italiani: Puccio, Ganna e Moscon non sono poca cosa…

Aspettiamo gli ultimi giorni per definire la squadra al 100%. Vediamo chi sarà più in forma. Sosa, Martinez… Ma insomma, la squadra è fatta.

Partiamo da Salvatore Puccio: lui ormai è una colonna portante della Ineos…

Pedina fondamentale, è il mio occhio in gruppo. Ha l’esperienza dalla sua. L’anno scorso è stato decisivo per Tao così come lo era stato per Froome nel 2018. Con lui bastano due parole via radio o nella riunione e sa cosa deve fare. Dall’ammiraglia segui la corsa ma non vedi tutto. Se lui si accorge di qualche movimento particolare li richiama vicino e magari gli dice: adesso stiamo concentrati. Ogni squadra ha il suo uomo solido, pronto a prendere una decisione all’improvviso. Il nostro è “Salva”.

Gianni Moscon? Si dice che sia stato tu quasi forzando la mano a volerlo al Tour of the Alps…

E’ rientrato come doveva rientrare – risponde deciso Tosatto, mostrando che il capitolo Moscon gli sta a cuore – Adesso è ad un grandissimo livello. E’ stato sfortunato anche quest’anno con quella frattura nelle classiche del Nord. Ha fatto molto lavoro in altura da solo, è rientrato ed è stato subito competitivo e con quelle vittorie si è sbloccato. E’ il suo primo Giro e questa può essere una spinta in più. Ha chiesto lui di farlo, ci teneva tanto. Gianni è competitivo su tutti i terreni. E con lui ci può essere l’occasione di vincere una tappa. La prima cosa sono gli uomini di classifica, ma si può provare anche con gli altri ragazzi. Io so quanto può dare Gianni. Voleva il Giro ma per farlo doveva passare per il Tour of the Alps o per il Romandia. Per me, meglio il “Trentino” che ti consente di recuperare un po’ di più e di fare anche qualche allenamento specifico prima del Giro. Sono certo che con Ganna e Puccio si sentirà sicuro.

Al Tour of the Alps Moscon ha vinto due tappe: Innsbruck e Naturno
Al Tour of the Alps Moscon ha vinto due tappe: Innsbruck e Naturno
E veniamo a Ganna. Come sta?

Pippo è al Romandia, veniva dall’altura e gli è mancato il ritmo corsa. Si è visto anche nella prima cronometro, ma l’ho sentito e sta recuperando, va meglio tappa dopo tappa.

Matteo, te lo chiediamo perché è argomento ormai ricorrente con Ganna: facendo gli scongiuri, se dovesse accadere quel che è successo l’anno scorso con Thomas, Pippo può fare classifica? 

Impossibile – risponde secco Tosatto – tanto più con il percorso di quest’anno. Pensiamo solo all’arrivo dello Zoncolan. Nei tre chilometri finali, con quelle pendenze, uno scalatore di 55 chili a lui, che è più di 80 chili, dà due minuti. Idem nella tappa di Cortina con 5.000 metri di dislivello.

A noi Pippo piace così com’è, sia chiaro, specie nell’anno Olimpico in cui può far bene su pista e a cronometro…

Mi fanno ridere certi discorsi. Qualche tempo fa ho letto un’intervista nella quale si diceva che Indurain pesava 76 chili, non troppo meno di Ganna, e ha vinto i grandi Giri. Pippo per arrivare a quel peso deve perdere 6-7 chili ma l’anno scorso a fine Giro pesava 83 chili ed era magrissimo. Gli si vedevano le vene dappertutto, anche sul petto. E’ difficile per lui. Okay, lo metti a dieta e poi? Quanto perde delle sue caratteristiche? Qui non si tratta di dieta, qui si tratta di operare una trasformazione vera e propria. Magari con enormi sacrifici può limare due, tre chili, ma rischia di perdere molto. Ne vale la pena? Ci sono tante cose da valutare quando si tira fuori questo argomento.

Puccio e Ganna saranno presenti e protagonisti come lo scorso Giro
Puccio e Ganna saranno presenti e protagonisti come lo scorso Giro
A noi sembra un Giro nel complesso meno duro, però non ti lascia recuperare. Non ci sono mai due o tre tappe “facili” ravvicinate.

La differenza rispetto agli altri anni si nota già nel primo blocco. Intanto il primo giorno di riposo arriva martedì e non lunedì, quindi si faranno dieci tappe consecutive e già questo vi assicuro che non è poco. In questa parte poi ci sono tre arrivi in salita: Sestola, Ascoli e Campo Felice e sei sempre teso. Riposo e si fa la tappa della Strade Bianche: 160 chilometri con 3.000 metri di dislivello e 35 chilometri di sterrato nel finale. Il giorno dopo c’è la tappa di Bagni di Romagna con non so quanti metri di dislivello che se prendi una “bambola” lì addio. Zoncolan e il giorno dopo il circuito di Gorizia che non è facile. Okay, lì andrà via la fuga, ma devi stare attento. Poi occhio alla salita di Sega di Ala.

E’ dura, vero?

Io l’ho provata qualche giorno fa. La prima parte è più dura dello Zoncolan dal versante di quest’anno: va su tra l’8 e il 10%, poi spiana per 500 metri e poi ha un tratto di tre chilometri sempre al 14-15% e un finale al 5,5. Se esci da lì sfinito perdi 30” in un attimo. E quando l’ho provata io in quell’ultimo tratto c’era vento contro. Inoltre sono impegnativi anche gli ultimi due arrivi in salita, specie quello del venerdì.

A completare la Ineos del Giro anche Castroviejo (in foto), Sosa e Martinez
A completare la Ineos del Giro anche Castroviejo (in foto), Sosa e Martinez
Però proprio perché non si molla mai, con la Ineos garibaldina dello scorso anno questo percorso sarebbe stato ideale…

Ah, sì, sì… L’anno scorso dopo la caduta di Geraint li ho lasciati in pace un giorno. Non gli ho detto niente. Poi ho parlato con i ragazzi e gli ho detto che saremmo andati a caccia delle tappe. A Tao ho detto: tu prova a fare classifica, magari ad entrare nei primi dieci. Dopo il primo giorno di riposo sempre a Tao ho fatto: i primi dieci sono alla portata facilmente. Poi ancora: i primi cinque. Poi, il podio… Insomma ci siamo dati obiettivi giorno per giorno. Quest’anno sperando che Bernal stia bene non sarà così, ma come ho detto, magari proveremo a cogliere qualche occasione. Gli uomini li abbiamo.

Ultima domanda, “Toso”, chi ti sembra pericoloso pensando a Bernal?

Evenepoel ha dalla sua 38 chilometri di cronometro che contro gli scalatori è un bel bonus. Certo, andrà visto sulle salite lunghe e nella terza settimana. Poi Bardet e Hindley sono una bella coppia. I Bahrain Victorious in montagna possono fare molto bene con Landa, Pello Bilbao e Caruso. Ciccone sinceramente lo vedo un gradino dietro. E’ la prima volta che proverà a far classifica, può vincere qualche tappa. E occhio a Carthy della EF Pro Cycling. A Vlasov… Eh, i nomi ci sono, ci sono…

Sivakov, le cadute e i dubbi di Tosatto

24.04.2021
4 min
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Era stato proprio Sivakov a gettare il guanto della sfida sulla salita finale di Feichten. Yates lo aveva raccolto e rilanciando aveva lasciato il leader della Ineos a 41 secondi. Si era capito che nel corpo a corpo, lo scalatore del Team Bike Exchange fosse più forte, ma la sensazione comune era che lo squadrone britannico lo avrebbe messo in croce lavorandolo ai fianchi. Invece una caduta nella tappa di Naturno ha privato Sivakov del podio. I quasi due minuti persi l’indomani Pieve di Bono, il giorno della vittoria di Pello Bilbao, ne sono stati la conseguenza. Per cui il giudizio su di lui andrà rinviato al Giro d’Italia, che correrà al fianco di Bernal.

«Fondamentalmente volevo tornare al Tour de France – ha spiegato lui – perché l’anno scorso l’ho lasciato con un cattivo sapore in bocca e volevo in qualche modo vendicarmi. Poi però abbiamo parlato con il mio allenatore e abbiamo deciso che quest’anno, per proseguire nella mia crescita, proverò fare due Grandi Giri. E così abbiamo puntato sull’Italia».

Arrivo a Pas de Peyrol al Tour 2020, a più di 10′ assieme ad Alaphilippe
Pas de Peyrol, Tour 2020, a più di 10′ assieme ad Alaphilippe

Tutto da capire

La chiave di lettura è certamente singolare e forse poco lusinghiera per chi pensa che il Giro avrebbe bisogno di ben altre motivazioni. Tuttavia proveremo a sganciarci dal patriottismo e a considerare che al di là delle considerazioni sulla maturazione del russo, per il Tour la squadra fosse già a posto.

«Sivakov – diceva Matteo Tosatto alla partenza del Tour of the Alps da Innsbruck – sta andando forte, ma va capito. Ha vinto questa corsa nel 2019, avendo uno come Froome che gli faceva da gregario. Il Froome di prima dell’incidente, per capirci. E se uno così lavora per te, dai ben più del massimo. Al momento lo vedo come uno non abbastanza forte in salita da reggere gli scalatori e che deve crescere per essere un cronoman imbattibile».

U23 inarrestabile

Eppure nell’ultimo anno con la Bmc Development, il 2017, Pavel fu inarrestabile. Fu allora che imparammo a conoscere il russo, nato a San Donà di Piave mentre suo padre Alexei correva alla Roslotto e faceva base in Veneto. Vinse in successione la Ronde de l’Isard, il Giro d’Italia Under 23, il Giro della Valle d’Aosta e il Tour de l’Avenir. Facile immaginare, alto, magro e fortissimo qual era, che il Team Sky non se lo lasciasse scappare. E nel 2019, dopo un anno di apprendistato, Sivakov vinse il Tour of the Alps e il Giro di Polonia. Nel primo caso si lasciò alle spalle il compagno Geoghegan Hart e Nibali. Nel secondo toccò a Hindley e Ulissi. Nel mezzo chiuse 9° al Giro d’Italia: c’era tutto insomma per il debutto al Tour de France, fissato per il 2020.

Sull’arrivo in salita di Feichten ha innescato lui il contrattacco di Yates
Sull’arrivo in salita di Feichten ha innescato lui il contrattacco di Yates

Lezione di vita

Purtroppo per lui, gli squilli di fanfara si fermarono il primo giorno a Nizza, in quella dannata caduta che appiedò mezzo gruppo, ma per lui fu quasi la causa di un crollo emotivo.

«E’ stato difficile – ha raccontato – ero davvero ad un livello molto alto e avevo grandi ambizioni. Di colpo è crollato tutto. Ripensandoci oggi, avrei agito diversamente. Non avrei fatto le ricognizioni e mi sarei davvero riposato il più possibile prima di cominciare il Tour. Ero già caduto nell’ultimo giorno del Delfinato e il primo del Tour è stato terribile. Sono state tre settimane difficili fisicamente e mentalmente. Sono cose che capitano, ma restano una lezione di vita».

Keep calm

Forse la consapevolezza che non serva essere sovraeccitati nell’avvicinamento alle corse gli ha permesso di gestire senza ansia apparente il momento di difficoltà al Tour of the Alps. Al via dell’ultima tappa, Dario Cioni ha confermato che dopo una caduta come quella da lui subita, sarebbe stato impossibile continuare come se nulla fosse.

«Fossi quello dell’anno scorso – ha detti Sivakov lasciando la corsa – avrei avuto paura di perdere il mio livello, ma spero che il 2020 resti una parentesi isolata».

L’ultimo inverno è stato di vero stacco. A dicembre è stato in Spagna con Tao, hanno fatto un piccolo stage in Spagna vicino a Calpe e poi a gennaio si è svolto quello con il team Ineos a Gran Canaria.

«Ho una buona condizione – ha detto – ma posso migliorare. Ormai il Giro è alle porte, non c’è bisogno di fare più chissà quali lavori».

Alla partenza dell’ultima tappa del Tour of the Alps accanto a Moscon
Al via dell’ultima tappa del Tour of the Alps con Moscon

Arriva Bernal

La libertà avuta al Tour of the Alps si ridurrà con l’arrivo in Europa di Egan Bernal. Ma come ha fatto notare giustamente ieri Stefano Garzelli, il colombiano ha ancora qualche dubbio da togliersi. E anche se i suoi allenamenti su Strava sono stati finora un vero crescendo, la presenza di Sivakov accanto fa pensare a un puntello casomai le cose non andassero per il meglio. Anche Egan probabilmente ha qualche dubbio da togliersi.