Certe volte viene da pensare che Tom Pidcock sia un grande talento “prestato” al ciclismo su strada. Il perché lo si capisce da come ha reagito alla sua vittoria nella seconda tappa di Coppa del Mondo di mountain bike, in quella Nove Mesto na Morave (CZE) dove già aveva conquistato ben 2 successi lo scorso anno fra gli under 23, su un percorso che evidentemente gli si addice come un guanto, sia che ci si gareggi in piena estate come nella strana stagione scorsa sia in quest’occasione, su un tracciato ancora intriso d’acqua piovana.
Le sue dichiarazioni del dopo gara dicono molto del suo pensiero: «Penso di essere nato per la mountain bike, è la specialità che pratico sin da quando ero piccolo e sinceramente è quella che mi diverte di più. La scelta di concentrarmi su di essa fino alle Olimpiadi è quella giusta e lo sto dimostrando».
Prima vittoria da elite per Pidcock, che nel 2020 aveva trionfato fra gli U23 (foto Redbull)Prima vittoria da elite per Pidcock, che nel 2020 aveva trionfato fra gli U23 (foto Redbull)
Un dominatore assoluto
A Nove Mesto Pidcock non ha vinto, ha dominato, come era abituato a fare lo Schurter dei tempi migliori. Il campionissimo elvetico non ha potuto far altro che guardare da lontano l’impresa del britannico, non riuscendo mai ad avvicinarsi. Il suo settimo posto finale a 3’04” ha quasi il sapore di un passaggio di consegne, anche se dare il re per morto, a 70 giorni dalle Olimpiadi, è quantomeno azzardato…
Raramente un secondo posto ha un sapore così amaro. Mathieu Van Der Poel ha fatto fatica a digerirlo e questo traspare anche fra le righe del suo profilo Facebook: «Io amo questo percorso, sono andato forte ma non abbastanza perché Tom Pidcock ha volato». Inizialmente VDP ha messo in pratica la sua solita tattica, partendo a bomba per scrollarsi di dosso gli avversari, ma il rivale britannico era lì, incollato come neanche nelle prove di ciclocross era solito fare, poi intorno a metà gara, quando si stava avvicinando il pericoloso svizzero Matthias Fluckiger, Pidcock ha aperto il gas e la partita si è chiusa.
Un misto tra fatica e delusione sul viso di VDP al termine della sua prova, chiusa al 2° posto (foto Redbull)Un misto tra fatica e delusione sul viso di VDP al termine della sua prova, chiusa al 2° posto (foto Redbull)
Quant’è amaro questo podio…
VDP lo ha visto andare via a un ritmo insostenibile, qualcosa che, nel mondo del fuoristrada, non era abituato a subire. Gli avversari, l’olandese dell’Alpecin Fenix ha continuato a tenerli dietro, finendo secondo a un minuto esatto da Pidcock, ma per uno che punta senza mezzi termini all’oro olimpico, per il quale ha sacrificato gran parte della stagione su strada, non è un bel segnale.
Un capitolo a parte lo merita il ceko Ondrej Cink (Kross Orlen) che ha chiuso 4° a due minuti, perché la sua storia è quella di un biker andato controcorrente. Considerato un campione sin da giovanissimo, destinato a raccogliere l’eredità di Jaroslav Kuhlavy olimpionico a Londra 2012 proprio davanti a Schurter, dopo aver conquistato podi mondiali ed europei, nel 2017 decise che era tempo di passare alla strada, come molti suoi colleghi.
Ondrej Cink, un talento ritrovato dalla Mtb e non compreso nel mondo dei pro’ (foto Redbull)Ondrej Cink, un talento ritrovato dalla Mtb e non compreso nel mondo dei pro’ (foto Redbull)
Cink, professionista solo per poco
Ingaggiato dalla Bahrain Merida, Cink si è accorto presto di quanta differenza ci sia fra un mondo dove sei un riferimento e un altro dove invece sei uno dei tanti: un “lavoratore” per gli altri, dove il miglior risultato portato a casa è il 9° posto alla Vuelta Andalucia. Poco, troppo poco. L’anno dopo Cink ha fatto il passo indietro. Quel mondo non gli era piaciuto, ma per tornare quello di prima c’è voluto tanto tempo. Nel 2020 stava vincendo nella tappa di Coppa a Vallnord, ma all’improvviso fu costretto a fermarsi.
Il cuore batteva a 233 battiti al minuto. Riprese a correre, finì 10° ma quel problema andava scoperto e risolto. Neanche un intervento chirurgico ha però scoperto la causa dell’aritmia e Cink ha ripreso a gareggiare con la spada di Damocle sempre su di lui. Per questo un quarto posto è stato bello come un raggio di sole. Eppure è arrivato dietro Van Der Poel, ma lo stato d’animo era esattamente l’opposto…
Mathieu Van der Poel corona il suo sogno: a Visegrad conquista la maglia rosa. Battuto un super Girmay. E intanto è incredibile la folla lungo le strade
Dopo il Tour ha puntato sulla mtb, così Tom Pidcock è diventato iridato a Glentress Forest. Cinque giri a inseguire, poi il forcing. Caduto Van der Poel
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Per chi non li conoscesse Julien Absalon sta alla Mtb come Eddy Merckx sta alla strada. E Nino Schurter… anche! Julien oggi dirige la sua squadra, l’Absolute Absalon, mentre Nino è ancora in attività e corre con il Team Scott-Sram.
A loro, che con le Olimpiadi hanno un certo feeling, abbiamo chiesto dei due grandi fenomeni della strada che fanno rotta su Tokyo per la Mtb, Tom Pidcocke Mathieu Van der Poel. Le Roi, vanta due Olimpiadi. E un terzo oro, lo ha perso mentre si stava recando al via di Londra 2012, quando subì una impercettibile foratura. Julien si accorse di aver bucato sul count down. Nino invece a Rio 2016 si è preso il titolo a cui teneva di più.
Ricognizione di Rio 2016. Sagan si affida all’esperienza di Absalon (a sinistra)Ricognizione di Rio 2016. Sagan si affida all’esperienza di Absalon (a sinistra)
Absalon: due fenomeni
Non è la prima volta che uno stradista partecipa alle gare di Mtb persino a quella olimpica, lo aveva già fatto Sagan a Rio 2016, ma lo slovacco non aveva le carte in regola per pensare ad una medaglia. Tom e Mathieu invece non solo aspirano alla medaglia, ma anche al metallo più pregiato.
«Per me questi personaggi possono vincere – dice Absalon – si tratta di due fuoriclasse. VdP può vincere tutto: su strada, in Mtb e nel cross. E – aggiunge – anche contro Schurter. Il rischio per lui è il Tour. Ha detto che ci andrà ma se lo farà tutto rischia di arrivare stanco, di sprecare troppo, se invece farà dieci tappe allora andrà fortissimo.
«Ma c’è una cosa per me che lo ha avvantaggiato: il Covid. Se non ci fosse stata la pandemia avrebbe corso ininterrottamente, non si sarebbe “rigenerato” e sarebbe arrivato stanco. Così invece Vdp ha potuto programmare bene i suoi impegni e ha curato anche la parte tecnica in Mtb».
Ma Absalon non dimentica l’inglese.
«Tom invece è più acerbo di Mathieu. Ha vinto il mondiale U23, l’ho visto guidare in più di qualche occasione in Coppa e devo dire che in discesa è velocissimo, guida alla grande. Esce da questa prima parte di stagione su strada più forte di prima e più consapevole dei suoi mezzi. Potrebbe avere solo il problema di essersi stancato un po’ troppo. Lui ha già annunciato un avvicinamento diverso (ed ha esordito nelle gare di Mtb con una vittoria in Swiss Cup, ndr). Vedremo…».
Tom Pidcock ad Albstadt. Domenica si replica Nove Mesto. Il percorso sarà molto più tecnicoPidcock ad Albstadt. Domenica si replica Nove Mesto. Il percorso sarà molto più tecnico
Adattamento rapido
Ma come si può passare da una disciplina all’altra con così poco adattamento? Anche perché poi bisogna farlo a livelli siderali. Non è un cross country di provincia.
«Bisogna considerare che stiamo parlando di fenomeni – ricorda Absalon – sono pochissime le persone al mondo che sono in grado di passare da una bici all’altra con questa naturalezza. Tra le donne ci riusciva Pauline (Ferrand-Prevot, ex iridata su strada nonché attuale compagna dello stesso Absalon, ndr). Loro riescono ad adattarsi in tempo reale».
Un passaggio del test event (femminile) di Tokyo che rende bene il tasso tecnico del percorsoUn passaggio del test event (femminile) di Tokyo che rende bene il tasso tecnico del percorso
Il percorso di Tokyo
Nella Mtb rispetto alla strada non contano “solo” le gambe, la tecnica di guida incide molto e questa è legata alla tipologia di percorso. Né Pidcock, né Tom hanno provato quello di Tokyo. Absalon parla di un tracciato molto esplosivo, con tante salite brevi ma ripidissime, un percorso che ricorda molto le caratteristiche fisiche che si devono avere in un ciclocross.
«Un percorso da biker veri in cui è avvantaggiato chi ha una grande partenza, perché a mio avviso non è così facile rimontare. E per questo serve potenza». Stando a queste parole emerge l’identikit perfetto di VdP e si capisce perché abbia scelto di puntare sulla Mtb.
«Un favorito? Difficile dirlo. Avancini sta andando molto forte, ma anche Koretzky e Carod stanno crescendo e sono bravi tecnicamente. E poi chiaramente c’è Nino. Sarà molto interessante vede “Pid” e VdP con loro, pensando anche al fatto che non partiranno nelle primissime posizioni».
Van der Poel ad Albstadt è partito molto forte, ma poi è calato giungendo 7°Van der Poel ad Albstadt è partito molto forte, ma poi è calato giungendo 7°
Un bene per la Mtb
Però se due stradisti o comunque due atleti polivalenti dovessero arrivare e battere gli specialisti non sarebbe una bella cosa per il circus della Mtb.
«Per me – conclude Absalon – la loro presenza porta ad una buona esposizione mediatica il nostro sport. Entrambi muovono sponsor e grande appeal. I mei ragazzi, per esempio, sono orgogliosi di scontrarsi con loro e anzi sono stimolati a fare ancora di più. Si sono allenati ancora meglio sui loro punti di forza: guida, tecnica e tanta Mtb. Non si sono lasciati influenzare».
VdP in testa e Pidcock a centro gruppo. Queste sfide su ogni terreno esaltano anche i mediaVdP in testa e Pidcock a centro gruppo. Queste sfide su ogni terreno esaltano anche i media
Parola a Nino
E dopo aver ascoltato Absalon, passiamo al campione olimpico in carica, Nino Schurter. Lo svizzero è l’erede naturale del francese. Per anni i due hanno dato vita a duelli epici, spartendosi tutto. Nino e Julien da una parte e il resto del mondo dall’altra.
Quel che è interessante è che è stato proprio Van der Poel a incrinare l’assoluto dominio di Schurter dopo il ritiro di Julien. Una volta riusciva a tenerlo a bada con la tecnica, ma da quando Vdp è migliorato anche sotto quell’aspetto le cose sono cambiate.
«Come tutti, anche io ho dovuto riadattarmi un po’ al passato – dice Schurter – Di solito facevamo la Cape Epic a marzo (il Tour de France della mtb, una gara a tappe, ndr) invece sono stato sì in Sud Africa, ma per un training camp. Le prime due gare che ho fatto sono state buone, ho vinto. E questo mi rende ottimista per il resto della stagione.
«L’obiettivo principale sono sicuramente le Olimpiadi, ma questo non significa che andrò ai mondiali non ben preparato. Tutte le gare sono molto importanti. Anche dal punto di vista psicologico. Ai Giochi si affilano i coltelli anche per i mondiali».
Schurter in Germania ha chiuso secondo superato in volata da Koretzky alle sue spalleSchurter in Germania ha chiuso secondo superato in volata da Koretzky alle sue spalle
Vecchio ma tosto
La concorrenza aumenta: Sarrou (iridato in carica), Avancini, Koretzky, che ha vinto domenica ad Albstadt proprio davanti a lui, e appunto i due fenomeni: questo di certo gli mette pressione e magari al tempo stesso gli toglie qualche certezza.
«Il fatto che sto invecchiando è un dato di fatto così come la concorrenza che sta aumentando. Ma ho ancora molti anni di esperienza a cui aggrapparmi – dice Nino – mi concentro su me stesso e cerco di fare il meglio possibile. Se poi questo è ancora abbastanza buono per resistere ai più giovani lo vedremo strada facendo. Una cosa è certa, non ho paura di nessuno.
«Il percorso di Tokyo è frenetico con salite molto ripide. Non sono troppo lunghe ma con il passare dei giri faranno la differenza. È anche abbastanza tecnico con salti e drop che mi piacciono molto. Credo che questo sia adatto a me e non solo a Tom o a Mathieu. E detta tra noi, non penso che loro abbiano alcun vantaggio. Una gara di Mtb dura 90′ ed è molto diversa da qualsiasi corsa su strada. Personalmente non vedo l’ora di correre la mia quarta Olimpiade».
Nino accoglie sul traguardo di una gara del 2018 un giovanissimo Van der PoelNino accoglie sul traguardo di una gara del 2018 un giovanissimo Van der Poel
Concentrato su VdP
A “preoccupare” di più Schurter sembra essere Van der Poel, forse perché con Pidcock ancora non ha avuto un vero scontro diretto essendo stato l’inglese U23 fino alla passata stagione.
«Sì sì, seguo le loro gesta e con interesse. Lo spettacolo di Van der Poel è stato impressionante. A partire dal mondiale di ciclocross fino alle classiche. Ormai è uno dei migliori professionisti su strada e cross. Mi chiedo solo se non abbia mai bisogno di una pausa o non si stanchi mai di tutte queste gare! Rispetto molto quello che fa e gli dò il benvenuto nella Mtb. La sua presenza è un valore aggiunto per la nostra disciplina.
Sagan è arrivato a Rio2016 sapendo di non poter vincere, VdP e Pidcock invece puntano decisamente al podio: cosa pensa Schurter degli stradisti che arrivano e possono trionfare?
«Il passato di Peter come biker era piuttosto lontano e non aveva abbastanza gare per essere competitivo per le medaglie a Rio. Per VdP e Pidcock invece il discorso cambia, eccome. Hanno dimostrato di avere tutte le carte in regola per essere tra i pretendenti per il podio alle Olimpiadi. Non so quante reali possibilità abbiamo loro due di vincere perché non sono sicuro di quante gare faranno prima delle Olimpiadi».
Van der Poel vince la sua seconda tappa alla Tirreno, ma alle sue spalle si piazza Pellizzari che sale in testa alla classifica. Si parla di Sanremo e di futuro
Una lunga fuga uscendo dal gruppetto dei più forti. Così Alberto Bettiol ha provato a vincere il mondiale. Se ne va sfinito, ma con un guizzo nello sguardo
Valverde si avvia a concludere il suo 14° Tour. Doveva essere l'ultimo anno, forse non sarà così. Da Parigi intanto volerà a Tokyo per la quarta Olimpiade
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Mentre il Giro d’Italia iniziava a entrare nel vivo e la maggior parte dei candidati al Tour ne approfittava per allenarsi, due giovani piuttosto noti come Van Der Poel (in apertura nella foto di Alessandro Di Donato) e Pidcock hanno messo da parte la bici da strada e iniziato il loro cammino nella Mtb, che dovrà portarli a Tokyo. Il britannico aveva assaggiato le ruote grasse nel weekend del 1° maggio andando a conquistare una tappa della Swiss Cup, Van Der Poel si è presentato direttamente ad Albstadt, per la prima di Coppa del mondo.
Molti pensavano che i due avrebbero fatto subito a pezzi i “puristi” della Mtb, dimenticando alcuni punti focali. Innanzitutto che la Mtb è come il ciclocross, molto si gioca alla partenza e se sei costretto a scattare dal fondo, come è capitato a Pidcock (colpa della mancanza di punti in Coppa negli anni precedenti) devi remare un bel po’ e spendere un carico enorme di energie per tornare davanti. Poi che l’abitudine l’acquisisci solo gareggiando e anche VDP se ne è accorto, eccome…
Pidcock, iridato U23 in Mtb, in azione ad Albstadt (foto Alessandro Di Donato)Pidcock, iridato U23 in Mtb, in azione ad Albstadt (foto Alessandro Di Donato)
Primo round per i “biker puri”
Terzo punto, forse il più importante: non è che gli altri, quelli che dedicano tutta la stagione alla Mtb, vadano piano, anzi meritano molto rispetto. Uno come Nino Schurter, per curriculum e carisma, è all’altezza dei principali campioni dello sport e chi vorrà l’oro olimpico dovrà innanzitutto fare i conti con lui.
Ad Albstadt, nel tempio tedesco delle ruote grasse, lo ha dimostrato fino a pochissimo dal traguardo, mettendoli tutti in fila, setacciandoli con le sue accelerate terribili soprattutto in salita. Il marchio di fabbrica di Van Der Poel, uno dei pochissimi che in passato aveva dimostrato di saper reggere, ma stavolta ha sentito le gambe pesanti e da metà gara in poi ha viaggiato fra i primi, senza però dare mai la sensazione di poter vincere.
Van Der Poel mancava dalla Mtb dal 2019, quando vinse 3 gare di Coppa e il titolo europeo (foto Alessandro Di Donato)Van Der Poel mancava dalla Mtb dal 2019 (foto Alessandro Di Donato)
La beffa del francesino…
Fino a pochissimo dal traguardo? Sì, perché dietro Schurter si è posizionato Victor Koretzky, uno della nouvelle vague francese che sta riportando la Marsigliese a risuonare nei grandi eventi di Mtb. Il portacolori della KMC Orbeasi è mantenuto dietro l’elvetico per sopravanzarlo prima dell’ultima curva, sapendo che così avrebbe avuto in mano la corsa e così è stato.
Van Der Poel ha chiuso settimo a 1’13” e per ora va già bene così, anche perché due giorni prima, nella specialità dello short track (una sfida molto più breve, su un circuito ridotto, utile per stabilire le prime file di partenza) aveva dato una lezione a tutti. Lo aveva detto alla vigilia: «E’ un anno e mezzo che non gareggio in mountain bike, non posso sapere come reagiranno le mie gambe». C’è da scommettere che già a Nove Mesto la musica sarà già diversa.
L’arrivo vittorioso di Koretzky ad Albstadt (foto Alessandro Di Donato)
Lo short track di Vdp: nel 2019 ne vinse 5 (foto Alessandro Di Donato)
In Coppa di Mtb si disputano due gare: una più breve al venerdì e la sfida regina di domenica
L’arrivo vittorioso di Koretzky ad Albstadt (foto Di Donato)
Lo short track di Vdp: nel 2019 ne vinse 5 (foto Di Donato)
Un capitolo a parte lo merita Pidcock: lo avevamo lasciato in fondo al gruppo, ma il corridore della Ineos Grenadiers si è subito scatenato tanto che alla fine del primo giro era già nella Top 10. Alla fine ha chiuso 5° ad appena 29” da Koretzky. Il che significa che domenica potrà già partire insieme ai big, fianco a fianco, ma con tante energie in più e quel percorso in Repubblica Ceka gli piace assai…
In attesa che inizi la seconda parte della Campagna del Nord con l’Amstel Gold Race facciamo un po’ il punto su quanto è successo relativamente ai “tre tenori”. Stiamo parlando di quei tre corridori (Alaphilippe, Van Aert e Van Der Poel in rigoroso ordine alfabetico, in apertura sul Poggio all’ultima Sanremo) che alla vigilia di ogni gara vengono indicati come i grandi favoriti.
E’ particolare il fatto che alla resa dei conti, spesso questo ruolo venga disatteso, anche negli appuntamenti principali. E’ indubbio che siano loro quelli che danno più spettacolo, ma è anche vero che nel ciclismo odierno c’è un livellamento dei valori che spesso premia altri corridori. Come lo Stuyven della Sanremo o l’Asgreen del Fiandre, capaci di sfruttare strategie di squadra vincenti. E forse la risposta è proprio qui, nel maggiore peso che il lavoro “a tavolino” o l’invenzione estemporanea hanno assunto.
Alaphilippe così e così
Partiamo dal campione del mondo francese. Nonostante le attese, non si può negare che l’inizio di stagione di Alaphilippe non sia stato all’altezza del suo blasone. Fra i tre tenori, il corridore della Deceuninck-Quick Stepè quello che ha corso di più, 16 giorni. Ha ottenuto però una sola vittoria, nella 2ª tappa della Tirreno-Adriatico, insieme a 3 podi fra cui il secondo posto alla Strade Bianche. Eppure, già in quell’occasione, nella sua stizza per la sconfitta di fronte a Mathieu Van Der Poel, c’erano i prodromi di come sarebbe andata nelle settimane successive.
Tirreno-Adriatico: vittoria per Alaphilippe a Chiusdino proprio davanti a VDP e Van AertTirreno: Alaphilippe vince a Chiusdino su VDP e Van Aert
C’è tempo per rimettere a posto le cose, a partire da Freccia e Liegi e poi fino alla gara olimpica, considerando il percorso di Tokyo. Ma è chiaro che qualche segnale deve arrivare, anche per sfatare la vecchia diceria della sfortuna legata alla maglia iridata…
VdP, ora la Mtb…
Molti indicano in Mathieu Van Der Poel il protagonista assoluto della stagione. Sicuramente il secondo dei tre tenori ha colpito tutti per il modo garibaldino di correre, che in 15 giornate di gara gli ha portato 4 vittorie. Una tappa all’Uae Tour abbandonato per due casi Covid nel suo team. La Strade Bianche. Due tappe alla Tirreno-Adriatico. Si aggiungono altri 3 podi tra cui la seconda piazza al Fiandre e la terza ad Harelbeke.
Nel ranking Uci ha raccolto 801 punti, secondo bottino dell’anno e questo non fa che acuire il rammarico per la sua scelta di lasciare la strada per iniziare la preparazione per le Olimpiadi di Mtb. Lo rivedremo al Giro di Svizzera e poi al Tour, ma sempre pensando al fuoristrada.
Van Der Poel al Fiandre, una grande gara a cui è mancata solo la vittoria finaleVan Der Poel al Fiandre: è mancata solo la vittoria finale
Van Aert colleziona punti
E’ curioso il fatto che pur correndo meno (12 giorni), fra i tre tenori Van Aert sia quello che ha raccolto più punti, segno di una grande costanza di rendimento. Per lui due vittorie, una alla Tirreno-Adriatico (dove è stato secondo in classifica) e poi la Gand-Wevelgem, più 4 podi tra cui il terzo posto a Sanremo.
Van Aert, un grande inizio stagione, anche come leader per le gare a tappeVan Aert, grande inizio stagione, anche nelle gare a tappe
Si può quasi dire che il Fiandre chiuso al 6° posto sia stato il momento più basso d’inizio stagione. Eppure Wout aveva iniziato con tanti dubbi e con la delusione iridata del ciclocross da smaltire. Per lui Amstel e poi rotta verso il Tour e la seconda parte di stagione. Lo attendono il doppio obiettivo olimpico fra gara in linea e crono, poi il mondiale di casa, dove vuole cancellare lo smacco ancora troppo recente di Ostenda, anche se su una bici diversa…
Wout Van Aert piega Colbrelli alla Omloop Het Nieuwsblad. Ma prima di stupire per il racconto della corsa, dice parole chiare contro la guerra. Chapeau!
Edoardo Affini ha avuto un ruolo chiave nella vittoria di Van Aert alla Het Nieuwsblad. La conferma che per essere grandi gregari serve essere campioni
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Era arrivato secondo dietro Bettiol, ma di quel piazzamento non molti ricordavano. Intorno ci sono i muri, i quadri e le bici del Museo del Giro delle Fiandre, mentre Kasper Asgreen racconta il suo sogno realizzato. Racconta che da più piccolo sognava di diventare come Cancellara, perché tutto sommato a cronometro se la cava anche lui, ma c’è ancora tanto da migliorare. Poi dice che il primo Fiandre di cui ha memoria è proprio quello in cui Fabian si sbarazzò con prepotenza di Boonen sul Muur volando fino all’arrivo. Il danese ha gli occhi trasognati, ma forse nei giorni scorsi le sue sensazioni gli avevano fatto capire di avere le gambe giuste per lasciare in qualche modo il segno.
Asgreen è rimasto coinvolto nella caduta dopo il KanariebergAsgreen è rimasto coinvolto nella caduta dopo il Kanarieberg
L’astuzia sul Paterberg
Ha gestito il finale con la malizia del campione navigato. Il capolavoro probabilmente l’ha fatto sull’ultimo Paterberg, quando Van Aert era ormai staccato e Van der Poel poteva avere per la testa l’idea di andarsene da solo. L’olandese aveva già tentato l’allungo al culmine del Vecchio Qwaremont, facendo capire che mercoledì alla Dwars door Vlaanderen si era nascosto. Così Asgreen ha atteso il tratto più duro dell’ultimo muro e invece di restare sfilato, ha affiancato Van der Poel, completando la scalata accanto a lui. Nel linguaggio dei corridori, quel gesto ha significato che non ne aveva paura. E forse nella testa di Van der Poel si è aperta la piccola crepa che nello sprint ha accelerato la resa.
Nel finale si è parlato con Alaphilippe, ma non hanno deciso gerarchie preciseNel finale si è parlato con Alaphilippe
Hai sempre pensato allo sprint, oppure avevi paura di Van der Poel?
Negli ultimi 10 chilometri ci siamo guardati negli occhi e non c’è stato bisogno di parlare tanto. Dietro c’era un gruppo con corridori forti e se avessimo esitato, ci avrebbero ripreso. Tanto valeva continuare a tirare e credere di potermela giocare in volata. Il mio sprint dopo una corsa lunga come questa non è tanto male, ne avevo già fatti altri. Anche se lui si chiamava Van der Poel…
Hai vinto il Fiandre.
Le classiche sono sempre state qualcosa di speciale. Mi piaceva guardarle in televisione e partecipare è sempre stato un sogno. Sono venuto su due anni fa per la prima volta e arrivai secondo, forse un segno. E ora è incredibile essere qui da vincitore.
«In finale è bastato uno sguardo – dice Asgreen – per capire che avremmo dovuto collaborare»«In finale è bastato uno sguardo per capire che era meglio collaborare»
Quanto sei cambiato da due anni fa?
Penso di essere un corridore molto migliore. Due anni fa era il mio primo sul pavé, nel frattempo ho fatto tanta esperienza. Il Fiandre è un lungo giorno sulla bici, devi fare tutto alla perfezione, per evitare di trovarti senza gambe proprio nell’ultima ora. Devi curare ogni dettaglio, ora lo so meglio di allora.
Sei rimasto dietro la caduta, è stato duro rientrare?
Dopo il Kanarieberg due corridori si sono toccati e hanno provocato un bel mucchio. Io ero dietro e ci sono finito in mezzo, ma ugualmente ho dovuto cambiare bici. In quei momenti lo stress è massimo. C’era tanta gente che voleva rientrare e io con loro. Non è stato facile, temevo che mi sarebbe rimasto nelle gambe, invece per fortuna non ha inciso tanto.
Dopo l’arrivo, Van der Poel si è congratulato con lui con grande affettoDopo l’arrivo, Van der Poel si è congratulato con lui con grande affetto
C’è stato un momento in cui hai parlato con Alaphilippe e avete deciso di fare corsa per te?
Con Julian abbiamo parlato veramente molto nel finale, a partire dal Taaienberg. Non abbiamo mai deciso effettivamente di dare la precedenza a uno oppure all’altro. L’importante era avere due corridori forti davanti, poi ci avrebbe pensato la strada.
Peccato non ci sia la Roubaix…
Davvero un peccato, per la condizione che ho. So che gli organizzatori hanno provato sino alla fine, ma se non si può perché costituisce un pericolo per la gente in strada, non si può.
Prima del podio, aspettando le premiazioniDopo l’arrivo, aspettando le premiazioni alle spalle del podio
Che cosa significa correre per la Deceuninck-Quick Step?
Un sogno. Hanno fatto crescere fiori di corridori negli ultimi anni. Anche io sono arrivato qui a 23 anni. Il mio contratto scade, ma non è un problema. Spero che potremo sederci presto per parlare del mio futuro.
Si è sempre parlato di Alaphilippe, Van der Poel e Van Aert, ma tu avevi vinto ad Harelbeke, perché non inserirti tra i favoriti?
E’ naturale che si parli di quei tre, perché sono i migliori al mondo. Hanno vinto tanto, lavorano davvero sodo e meritano tanta attenzione. Oggi sono riuscito a batterli, ma sono ancora di più le volte che loro hanno battuto me.
Pogacar gli ha mandato a dire che domenica sarà un altro gioco ed Evenepoel si diverte a rispondere. Poi approfondisce, ma si capisce che la tensione sale
Colbrelli resiste a tutti gli scatti di Van der Poel e poi lo attacca a sua volta. E nella volata, a capo di una corsa fradicia, lo piega e vince la Roubaix
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Selle Italia firma una sella personalizzata che verrà utilizzata in occasione della 105ª edizione del Giro delle Fiandre da Mathieu Van der Poel, sulla sua Canyon Aeroad CFR. Un rapporto duraturo e consolidato nel tempo quello tra l’azienda italiana e il campione olandese che dura ormai da cinque anni. E sempre parlando di Fiandre, ricordiamo che lo stesso Van der Poel è il vincitore uscente della corsa belga.
«Questa collaborazione – ha spiegato Giuseppe Bigolin, Presidente di Selle Italia – contribuirà a stringere ulteriormente il legame umano e professionale tra la nostra azienda e Mathieu. Collaborare con atleti del suo calibro è per noi fonte di grande ispirazione e orgoglio. Da sempre, il DNA racing di Selle Italia ha permesso di sviluppare prodotti innovativi e all’avanguardia e di supportare al meglio i più grandi campioni di questo sport».
Il nome di Van der Poel anche nel canale centraleIl nome di Van der Poel anche nel canale centrale
Logo personalizzato
Il modello utilizzato per celebrare il campione olandese è la sella Flite Boost, che VdP utilizza su strada come nel cross, figlia della gloriosa Flite progettata nel 1990 ed utilizzata da campioni come Marco Pantani e Philippe Gilbert. Un prodotto estremamente performante con rail in carbonio e misure più compatte (145×250 millimetri). Avrà disegno e logo personalizzato, che il centro stile dell’azienda di Asolo ha progettato e realizzato in bianco insieme allo stesso Van der Poel per celebrare la fruttuosa collaborazione.
Sul lato sinistro della sella, il logo MVDP (Mathieu Van Der Poel)
La Flite Boost ha il rail in carbonio, pesa 162 grammi
Sul lato sinistro della sella, il logo MVDP (Mathieu Van Der Poel)
La Flite Boost ha il rail in carbonio, pesa 162 grammi
La celebre sigla MVDP
La sella ha un peso di soli 162 grammi e garantisce comfort ed efficienza. Il logo personalizzato consiste in un quadrato con la sigla del campionissimo olandese “MVDP” applicato alla sella e realizzato ad hoc per l’atleta della Alpecin Fenix, mentre il nome Van der Poel è riportato anche nel canale centrale.
La sella viene proposta al pubblico in una confezione che riporta tutti i successi di Van der Poel e le caratteristiche tecniche di questo componente da collezione. Il prezzo consigliato al pubblico è 349,90 euro.
Le premesse c’erano tutte e l’E3 Saxo Bank Classic di Harelbeke non ha deluso le attese. Anzi si può ben dire che miglior introduzione la Campagna del Nord non la poteva avere. Una gara che passerà alla storia all’insegna dell’impresa di Kasper Asgreen, vincitore in solitaria. Prima con una fuga di una cinquantina di chilometri, poi con un assolo da finisseur nel finale. Ma la prova ha offerto una gran varietà di temi che meritano di essere approfonditi.
Divisori galeotti
Asgreen ha stupito tutti. Non tanto per la scelta di attaccare da lontano, che Van Der Poel ha sdoganato alla Tirreno-Adriatico, quanto per la sua saggezza tattica. Vistosi ripreso a una decina di chilometri dalla conclusione, Asgreen si è messo tranquillo in coda al gruppetto di 7 corridori, rifiatando.
Protetto da Stybar (campione uscente) e Senechal, a 5 chilometri dall’arrivo ha sfruttato uno dei tanti divisori della carreggiata. Tutto a destra mentre gli altri 6 navigavano dalla parte opposta. Così hanno impiegato quel paio di secondi per capire che se ne stava andando: secondi decisivi.
Il momento dell’attacco decisivo di Asgreen, Vdp non riesce a rispondereIl momento dell’attacco di Asgreen, Vdp non riesce a rispondere
Poco prima, allo stesso modo ci aveva provato Naesen (AG2R Citroen). Questo particolare sta diventando sempre più un fattore, soprattutto nelle parti finali delle corse quando non c’è un gruppo compatto. E’ come se si offrisse al corridore l’opportunità di nascondersi e avere quel brevissimo intervallo utile per fiondarsi in avanti senza essere visto. Un particolare da tenere bene a mente anche per le prossime gare della Campagna del Nord.
Supremazia Deceuninck
La vittoria di Asgreen dimostra che, pur in presenza di Van Der Poel e Van Aert, sipuò far saltare il banco. Ci si poteva attendere Ballerini come punta della Deceuninck-Quick Step, invece il team ha privilegiato altre soluzioni. L’attacco di Asgreen, con Stybar, Senechal e Lampaert a fare da stopper.
Asgreen con Stybar (alla fine 5°) e Senechal (2°), perfetto gioco di squadra nel finale Asgreen con Stybar (alla fine 5°), suo grande aiutante
Oltretutto l’evoluzione della corsa aveva eletto Senechal, spesso ultimo uomo nel treno di Bennett, come spauracchio per la volata, vista la sua velocità di base. Harelbeke ha confermato una volta di più perché il team belga sia considerato da anni il più forte nelle corse d’un giorno.
Ma Vdp c’è, sempre di più…
I due grandi sconfitti sono Van Der Poel e Van Aert, ma in maniera molto diversa. L’olandese ogni volta che scattava era in grado di spaccare il gruppo, grande o piccolo che fosse. Tanto che Asgreen, arrivato ai piedi dell’ultimo muro con una manciata di secondi, si è visto rimangiare il vantaggio per l’azione del campione dell’Alpecin-Fenix.
Van Aert lancia la caccia ad Asgreen, ma Vdp è pronto a saltarlo viaVan Aert lancia la caccia ad Asgreen, ma Vdp è pronto a saltarlo via
Van Aert, che errore!
Van Aert, che già aveva inseguito dopo una foratura, ha anche commesso un grave errore, mancando un rifornimento a una trentina di chilometri dal traguardo. Quando sull’ultimo muro ha lanciato il suo attacco, questo è durato una decina di secondi. E mentre VdP rilanciava, lui ha perso irrimediabilmente contatto per evidente carenza di carburante.
In una giornata molto poco italiana (il più brillante pareva Trentin, ma anche lui ha bucato e addio) la sfida fra i due… tenori ha visto Van Der Poel vincere ai punti. Rivincita domenica a Gand? Staremo a vedere…
Mathieu Van der Poel parla del percorso iridato e della gioia che gli ha dato essere stato iridato. Eppure non si dà per vinto. Domenica ci sarà anche lui
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Sono giorni intensi per Adrie Van Der Poel. I successi di Mathieu sono ricaduti anche sul padre, spesso chiamato in causa dai giornalisti di tutto il mondo per conoscere i segreti del figlio magico. Tanta attenzione lo mette anche in difficoltà, è un costo che stentava a pagare anche quando correva e vinceva, sia nel ciclocross che su strada. Ecco da chi Mathieu ha preso la sua passione per la multidisciplina. Suo padre però privilegiò la strada, cogliendo una cinquantina di vittorie tra cui Fiandre, Liegi e l’Amstel. Fu l’ultimo olandese a vincere nel 1990, prima che suo figlio chiudesse la parentesi 29 anni dopo. Poi tornò a battagliare con i nostri Pontoni e Bramati, vincendo il mondiale sui prati nel 1996. Non dimentichiamo poi chi è il nonno: tale Raymond Poulidor, forse il più amato corridore della storia francese su due ruote. Quando si dice il “DNA del campione”…
Suo nonno era Raymond Poulidor, gigante del ciclismo franceseSuo nonno era Raymond Poulidor, gigante del ciclismo francese
«Lo ricordo bene quel periodo in Italia, mi trovai benissimo come mi trovo bene ogni volta che ci vengo. Era un bel gruppo, io non parlavo la lingua, ma trovai molto appoggio fra i ragazzi. Soprattutto con Michele Bartoli avevo un bel feeling. Ora non ci vediamo molto spesso, ma quando capita è sempre un piacere».
Veniamo a Mathieu, l’uomo che tra ciclocross, strada e Mtb non si ferma mai. Tu come ti regolavi durante la stagione, dovendo passare da una disciplina all’altra?
Anch’io non mi prendevo tanto tempo di riposo fra una stagione e l’altra, ma sapevo che alcuni giorni erano necessari per rifiatare e per Mathieu è lo stesso. Io mi fermavo 4-5 giorni dopo i grandi appuntamenti: il ciclocross, le classiche, ma anche nella stagione piena un paio di giorni a settimana, se non ero in gara, li passavo senza bici. Sono però sempre stato contrario a periodi di inattività troppo lunghi.
Ecco David Van der Poel in azioone all’Urban Cross di Kortrijk 2019Ecco David Van der Poel in azioone all’Urban Cross di Kortrijk 2019
Non pensi che tra una disciplina e l’altra, Mathieu corra troppo?
Mathieu si basa molto sulla mia esperienza. La sua stagione è pienissima, però prevede sempre di non superare i 60 giorni di gara nel complesso, per non sfruttare troppo il suo fisico. Soprattutto per la strada. Si è fermato una decina di giorni dopo i mondiali di ciclocross che lo avevano spremuto anche mentalmente, poi nel corso della stagione ogni tanto si prende qualche giorno di pausa.
Sei d’accordo con la sua scelta di puntare all’oro olimpico nella Mtb e non su strada?
Non dobbiamo dimenticare che lo scorso anno è stato strano, senza gare per la sua maggior parte e concentratissimo in tre mesi, ma Mathieu aveva già stabilito di fare la Mtb per Tokyo e non ha voluto cambiare, conoscendo anche il percorso. Aveva lavorato molto per esso, pensando anche ai materiali, alla posizione in bici e quando è focalizzato su un obiettivo non cambia. Vuole il podio nella Mtb e lavorerà per esso, anzi lo sta già facendo.
Che puoi dirci di David? E’ un ottimo ciclocrossista, perché però non segue tanto il vostro esempio e si dedica così poco alla strada?
David è un corridore diverso rispetto a Mathieu, ha fatto un passaggio verso la strada più tardivo del fratello anche se è più grande ed è più mentalizzato verso il ciclocross. Alla Alpecin Fenix sono però convinti che possa fare bene e lo sono anch’io, quando ci si è dedicato qualcosa ha raccolto (una vittoria al Giro d’Alsazia 2018, ndr). Avrà le sue occasioni per correre già quest’anno.
David ha un palmares ovviamente inferiore a quello di Mathieu, anche lui pratica il crossDavid ha un palmares inferiore a quello di Mathieu
Caratterialmente come sono?
Hanno caratteri molto diversi, come sono diversi da me. Io cerco di essergli vicino senza invadere il loro campo. Ci sono però volte che Mathieu vuole avermi con sé, nei grandi appuntamenti ma non solo, in alcune trasferte, ad esempio quando è stato in Repubblica Ceka per la Coppa del mondo di Mtb. Io gli do soprattutto un supporto psicologico. Cerco di farlo stare tranquillo sapendo come sono le gare e lo stress che richiedono. Se ha bisogno di me io ci sono, sempre.
Mathieu Van der Poel rivince il mondiale di cross, dominando il duello con Van Aert. Una caduta, una foratura e differenti motivazioni hanno deciso la corsa
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Van der Poel ha detto che non parteciperà alle Olimpiadi su strada per puntare tutto su quelle in Mtb. La sua scelta è ormai definita da un po’, ma cosa lascia l’olandese? E come dovrà avvicinarsi a questo evento? In fin dei conti non lo vediamo in azione sulla ruote grasse dalla gara di Coppa del mondo della scorsa estate. Ne abbiamo parlato con Mirko Celestino. Il tecnico della nazionale ci ha accolto nel suo negozio ad Andora. Lui meglio di altri può capire le sensazioni e alcuni comportamenti di Mathieu, visto che ha corso parecchi anni su strada, prima di passare alla Mtb.
Mirko, Van der Poel ha detto che non farà le Olimpiadi su strada, cosa ne pensi?
E’ una scelta molto importante. Probabilmente ai livelli a cui è arrivato sa bene cosa c’è in palio e che deve sacrificare qualcosa. Ha scelto di sacrificare la strada e da parte mia non posso che essere onorato perché dà importanza al mondo della Mtb, pur essendo molto pericoloso per i nostri. La sua presenza dà forza al movimento.
Mirko Celestino è il tecnico della nazionale di Mtb, sia cross country che marathonMirko Celestino è il tecnico della nazionale di Mtb, sia cross country che marathon
Secondo te ha scelto la Mtb perché ha più sicurezza di vittoria?
Secondo me sì, poi il percorso si adatta bene alle sue caratteristiche. Non so se lo abbia visto, perché nel test event dell’anno scorso non c’era. So che a maggio si potrà tornare a provarlo e magari ci andrà. Noi azzurri non andiamo: siamo già stati là, gli atleti sono nel pieno della stagione, c’è la Coppa del mondo, la trasferta è lunga e con molto fuso orario…
Van der Poel ha corso poco o niente in Mtb nell’ultimo anno però…
Qualcosa deve fare, infatti. Rispetto ai primi anni dal punto di vista tecnico ha avuto un miglioramento molto importante. All’inizio lo vedevi che sul tecnico era un po’ impacciato, che era meno fluido… Adesso invece ha la totale padronanza del mezzo anche in quelle situazioni.
In effetti è vero. Assistemmo dal vivo al duello con sua maestà Nino Schurter in Val di Sole. Mise lo svizzero sotto torchio in salita e lo bastonò in discesa…
Esatto, poi sapete una cosa: quando sei sereno e tranquillo fai tutto con più armonia e spensieratezza. Anche io ci sono passato da atleta. Se le cose non vanno non riesci a guidare bene. Certo, avrà tanta pressione addosso, ma vedo che la tiene bene.
Van der Poel ha vinto il Fiandre 2020: l’olandese gestisce bene la pressioneVan der Poel ha vinto il Fiandre 2020: l’olandese gestisce bene la pressione
Quale può essere un suo punto debole?
Ho notato che su strada non si sa alimentare bene – dice Celestino quasi sottovoce – Io ne ho prese a manciate di crisi di fame e so riconoscere certi campanelli d’allarme. In Mtb e nel ciclocross non ha di questi problemi, le gare durano un’ora e mezza al massimo. Mi ricordo al mondiale di due anni fa quando iniziò a voltarsi verso la ruota posteriore per verificare che i pattini non toccassero sulla ruota. Mi sono detto: vedrai che questo va in crisi di fame. E infatti poco dopo si è staccato. E la stessa cosa è successa sui muri alla Tirreno l’altro giorno. Addirittura lì ha mangiato una barretta quando mancavano pochissimi chilometri alla fine. In quel caso meglio un gel.
E un suo punto di forza?
La testa – dice secco Celestino – Mathieu è talmente convinto del suo potenziale che può fare tutto. Ha sotto controllo il percorso, la tecnica, il dislivello… sa che può dare delle “aperte” e che può ammazzare i suoi avversari con quelle sgasate.
Che avvicinamento dovrebbe fare per te? Si dice che non faccia il Tour de France (la corsa francese termina il 18 luglio e la gara olimpica di Mtb c’è il 26)…
Il Tour: fossi in lui ne farei solo una parte. Se ripenso alla mia carriera, quando dovevo puntare a gare di un giorno mi è stata data la possibilità di fare spezzoni di Giro o di Vuelta, secondo me va bene.
Però okay che Vdp è forte, ma qualcosa davvero dovrà pur fare se vuole l’oro di Tokyo. Nino Schurter è sempre un “Dio”, il connazionale Forster cresce e il francese Sarrou è iridato in carica…
Senza dubbio qualcosa dovrà fare. Ne vedo pochi che non hanno paura di Van der Poel. Partono quasi tutti con la mentalità di correre per la seconda posizione. A me quelli forti gasavano, ma sembra non sia più così dai commenti che sento e da quel che vedo quando siamo alle corse.
Mathieu in teoria non è messo benissimo nel ranking e quindi non dovrebbe partire molto avanti.
L’Uci dopo lo stop del covid l’anno scorso ha bloccato i punteggi e dato un’ultima possibilità con le prime due gare di Coppa del mondo di quest’anno, Albstadt e Nove Mesto, entrambe a maggio. Immagino che Van der Poel ci sarà. Anche perché se poi questo arriva senza correre da un anno, parte dietro e vince… qui è meglio che chiudiamo baracca e burattini! Ci saranno altre prove di Coppa a giugno, ma non assegneranno punteggi.
Schurter davanti e Van der Poel dietro, il duello che ha infiammato le ultime stagioni in MtbSchurter e Van der Poel: il duello che ha infiammato le ultime stagioni in Mtb
Sembra che a giugno, Van der Poel vada in ritiro a Livigno…
Anche noi ci andiamo con la nazionale.
A proposito, i nostri biker come stanno?
Kerschbaumer è cambiato parecchio. L’essere passato alla Specialized lo ha rivoluzionato. E’ diventato anche social! E’ andato in ritiro in Sud Africa e l’ho visto molto meno sofferente nelle prime gare d’inizio stagione. E’ più tranquillo e il fatto di avere più chilometri nelle gambe magari gli eviterà i suoi classici alti e bassi. E poi anche Luca Braidot ha un’ottima condizione. Conto molto anche su di lui.
Torniamo a Van der Poel, okay che la doppietta olimpica strada e Mtb è pressoché impossibile visto che tra le due prove ci sono appena 48 ore di differenza (prima la strada poi la Mtb), ma secondo te lui ci ha pensato?
Beh, è l’unico che su carta ha questa possibilità. Magari dentro di sé un pensierino ce lo ha fatto. Ne sono quasi certo…
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