Adrie Van der Poel era in fuga con Chiappucci, quando Claudio attaccò nella discesa del Poggio e andò a prendersi da solo la Sanremo del 1991, in una giornata di pioggia e vento che la primavera non sapevi cosa fosse. Perciò quando ieri mattina ha aperto la finestra e visto quel bel cielo terso e l’aria che profumava di bella stagione, ha capito che la corsa sarebbe stata una frenetica rincorsa al traguardo con poche possibilità di inventare qualcosa.
«Lo avete visto anche voi – diceva – Mathieu è dispiaciuto, ma sapevamo che non sarebbe stato possibile fare troppo diversamente. Il ciclismo non è uno sport facile e con un meteo come questo, c’era poco da inventarsi. Sapeva dallo scorso anno che fra i Monumenti, la Sanremo è per lui la più difficile da vincere. Metteteci pure che le gambe non erano buone come la settimana scorsa ed ecco spiegato il risultato».
A ruota di Vergaerde, Vdp è stato al coperto nella prima parte di garaA ruota di Vergaerde, Vdp è stato al coperto nella prima parte di gara
Abituato allo stress
Sul fatto che la gente, addetti e tifosi, si aspettasse l’attacco da lontano, il salto doppio e la piroetta, il vecchio Adrie ha quel sorriso ironico che sfoggiava spesso anche da corridore.
«Mi ricordo delle Sanremo decise da lontano – dice Adrie – ma serviva che almeno ci fosse cattivo tempo o qualcun altro con le stesse intenzioni. Invece ci siamo ritrovati con un bel gruppo compatto e strade veloci e dritte. Il terreno per attaccare c’era pure, non le condizioni. Ma escluderei che mio figlio si sia fatto condizionare dalla pressione. A quella direi che ormai è abituato…».
Mamma in ansia
Mathieu è identico a sua madre Corinne, figlia di Raymond Poulidor, che sposò Adrie sebbene la mamma le avesse fatto promettere che non avrebbe mai scelto un corridore. Per lei ogni corsa che finisce senza problemi è comunque una vittoria.
«Sono sempre nervosa quando lo guardo in televisione – diceva poggiata a un’ammiraglia – preferisco andare alle corse e aspettarlo al traguardo. Siamo qui dalla quarta tappa della Tirreno-Adriatico, ho fatto in tempo – sorride – a vedere qualche bella vittoria. Ma ora andiamo a casa, prepariamo altri bagagli e ci prepariamo a seguirlo nelle classiche del Belgio. Sempre che il Covid ce lo permetta. Su da noi ci sono dei limiti molto stretti. E sono contenta perché potrò applaudire anche David, l’altro corridore di famiglia. Scusate per l’inglese, di solito chiedo a Roxanne (compagna di Mathieu, ndr) di tradurre per me».
Sua madre Corinne con suo padre Raymond Poulidor (foto La Montagne)Sua madre Corinne con suo padre Raymond Poulidor (foto La Montagne)
La squadra c’era
Roxanne in quel momento era con il suo campione ai piedi del pullman, parlando come se non si fosse appena conclusa una classica di 300 chilometri. Mathieu aveva le braccia scoperte e le infradito, in attesa di fare il punto con il diesse Leysen e poi tornarsene a casa. Ma Leysen era con noi…
«La squadra si è mossa bene – diceva – sappiamo di non avere l’organico più forte, ma abbiamo portato Mathieu dove volevamo che fosse. La Ineos ha influenzato il finale e alla fine non ha ottenuto nulla, impedendo che ci fossero attacchi dalla parte bassa del Poggio. Era la tattica di chi aveva il velocista, non per chi voleva attaccare. Ma in ogni caso, sapevamo di non poter fare come alla Tirreno. La Sanremo è un altro tipo di corsa. Per gli attacchi basterà aspettare la prossima settimana, ad Harelbeke e poi la Gand-Wevelgem. Lassù troveremo di nuovo pane per i nostri denti».
Davanti al pullman della Alpecin-Fenix c’è quasi una riunione di famiglia e Mathieu Van der Poel appena arrivato dal traguardo sta raccontando la resa a suo padre Adrie, in quell’incomprensibile idioma che per noi latini è il fiammingo olandese. Non sembra particolarmente afflitto, essendosi reso conto che spazio per fare il fenomeno oggi indubbiamente non c’era. L’aria è fresca, la mamma gli poggia una mano sulla spalla invitandolo a salire per coprirsi, ma due parole riusciamo comunque a scambiarle.
«Stavo bene – dice – sono stato davanti in tutti i momenti più importanti. L’unico passaggio un po’ critico può essere stato aver preso la Cipressa troppo indietro. Ma è anche vero che in cima eravamo con i primi. ».
Sulla Cipressa ha risalito il gruppo fino ad agganciare i primiSulla Cipressa ha risalito il gruppo fino ad agganciare i primi
Poggio in ritardo
Si guarda intorno, strizza l’occhio alla compagna Roxanne, che nella sua giacca panna sorseggia una Coca Zero.
«Si possono fare tanti piani alla vigilia di una corsa come questa – dice – e io avevo in mente di attaccare o seguire gli attacchi sul Poggio. Il fatto è che la battaglia si è accesa troppo tardi. E’ partito Alaphilippe, dietro di lui è andato Van Aert e poi sono andato anche io, ma a quel punto la salita era finita e in testa era rimasto un gruppo troppo grande. Attaccare in prima persona? Era quella l’idea, per questo quando è partito Alaphilippe mi avete visto un po’ indietro. Avevo pensato per un momento di attaccare da dietro e mi ero sfilato per prendere velocità. Ma la verità è che stavamo andando troppo forte, sarebbe servito uno sforzo troppo grande per le mie gambe. Però sono soddisfatto perché la squadra ha fatto un ottimo lavoro. Anche Senne Leysen, che ha tirato per tutto il giorno».
Con la compagna Roxanne, dopo la doccia e prima di risalire sul pullmanCon la compagna Roxanne, dopo la doccia
Non è la Tirreno
Adesso viene a chiamarlo anche il direttor sportivo Bart Leysen, storico compagno di squadra di Johan Museeuw e sua madre ci fa un sorriso di complicità: altre due domande e se ne va, rapido!
«Non sono troppo amareggiato – dice lui facendo per andare – perché questa è una corsa molto difficile da vincere. Sono andato meglio dello scorso anno, ma non è bastato. E alla fine, dopo la discesa fatta forte, Stuyven ha scelto il momento giusto. Meritava di vincere per la freddezza di quell’attacco. Il finale è stato molto frenetico ed è stato difficile decidere a quali attacchi reagire. Al traguardo il serbatoio era quasi vuoto. Ho provato a partire negli ultimi cento metri con un lungo rapporto, ma alla fine mi hanno comunque superato altri corridori. E’ stata una gara molto pesante. Se qualcosa posso aver imparato, è che attaccare sul Poggio e andare al traguardo è forse troppo difficile. Ma di sicuro la Sanremo non è la Tirreno, non era possibile né ho mai pensato di poter correre allo stesso modo».
Aveva in mente di attaccare sul Poggio, ma si è accodato ad Alaphilippe e Van AertAveva in mente di attaccare sul Poggio, ma si è accodato ad Alaphilippe e Van Aert
A corollario di una corsa conclusa con il quinto posto che è certo meno delle attese e ha il sapore della resa, viene fuori che per la seconda volta in meno di due mesi, qualcuno del personale del team è risultato positivo al Covid e così per evitare problemi, il gruppo che sarebbe dovuto partire per il Catalunya se ne torna a casa e resterà al palo per una settimana. Il tempo di fare le verifiche del caso e ripartire. Gli altri, Mathieu in testa, tornano a casa affilando le armi per le gare del Belgio. Per un po’ in Italia non lo vedremo, ma siamo certi che non mancherà troppo a lungo dalla testa del gruppo.
Mads Pedersen e Lorena Wiebes vincono la Gand-Wevelgem, in cui brillano Milan, Trentin, Balsamo, Consonni e Confalonieri. Stupisce la resa di Van der Poel
VdP c’è sempre. Accendi la Tv in inverno e lo vedi dominare nel ciclocross, in primavera fa la storia nelle corse d’un giorno e nelle tappe, d’estate… Già, d’estate? L’olandese ha già detto chiaro e tondo che il suo obiettivo dell’anno sono le Olimpiadi, ma in sella a un altro tipo di bici, la mountain bike. I valori ci sono, ha vinto in Coppa del mondo e più volte è sembrato l’unico in grado di contrastare il re delle ruote grasse, lo svizzero pluriolimpionico e pluriridato Nino Schurter. Tuttavia è chiaro che il Van der Poel che illumina gli occhi degli appassionati su strada fa pensare che quella scelta riguardante Tokyo potrebbe anche essere stata prematura.
Dopo l’iride juniores del 2013, promise il passaggio al cross e fu di parolaDopo l’iride juniores 2013, promise il passaggio al cross e fu di parola
Strada troppo dura
Davide Cassani il percorso di Tokyo lo ha già ben stampato nella memoria, si può anzi dire che ormai da più di un anno ogni suo ragionamento sia dedicato alla fatidica giornata del prossimo 24 luglio, quando la gara maschile su strada sarà l’evento centrale del primo vero giorno di gare olimpiche. Nessuno più di lui può quindi giudicare se la scelta di VdP sia stata giusta: «E’ un percorso difficile e su quel tracciato Mathieu non sarebbe stato l’uomo da battere. Non dico che non avrebbe avuto chance, ma sulla carta c’è gente più accreditata di lui. Una virtù del campione olandese poco considerata è che conosce benissimo i suoi pregi e i suoi difetti, lavora per limitare questi ultimi, ma sa ragionare anche in loro funzione e lo scorso anno si è visto bene».
Quando?
Proviamo a fare un piccolo salto indietro. Molti si stupirono della sua assenza ai mondiali di Imola, ma VdP sapeva di non avere la gamba giusta per affrontare al meglio quel tracciato e decise, proprio in base alla sua forma che era sì buona ma non al massimo, di puntare tutte le sue cartucce sul Giro delle Fiandre, che poi effettivamente ha vinto. E’ un campione che sa dosarsi in base ai percorsi. Ad esempio non lo vedo tra i grandi favoriti per la Sanremo, poi sappiamo tutti che la Classicissima premia spesso campioni che alla vigilia non avresti accreditato di grandi chance.
Probabilmente Van der Poel punterà sulla gara olimpica di Mtb avendo giudicato la strada poco adatta a luiA Tokyo, Van der Poel punterà alla gara di Mtb
Quindi ha fatto bene a puntare sull’oro olimpico nella Mtb annunciando la sua scelta con larghissimo anticipo?
Van Der Poel è un corridore molto lungimirante, lo è sempre stato. Ricordo che nel 2013, quando vinse il titolo mondiale junior su strada a Firenze, disse che avrebbe puntato tutto sul ciclocross e i fatti gli hanno dato ragione. Se fa una scelta, la fa a ragion veduta.
Si pone però un problema: anche un campione come Van der Poel avrà bisogno di riabituare la gamba a un mezzo e un gesto tecnico diverso da quello del ciclismo su strada…
Infatti io non credo che andrà al Tour, neanche per affrontare solamente qualche tappa. Sono più propenso a pensare che cercherà di mettere fieno in cascina nel periodo delle classiche, sparerà tutte le sue cartucce e poi inizierà la preparazione per Tokyo. Non basta riprendere la gamba, non bastano gli allenamenti, avrà anche bisogno di qualche necessario test agonistico in Mtb. VdP ha una grande intelligenza, avrà valutato bene entrambi i percorsi olimpici, su strada e in Mtb (ricordiamo che le due gare si svolgeranno nello spazio di 48 ore, ndr). E poi avrà fatto la sua scelta, giudicando quello offroad più adatto alle sue caratteristiche. Sicuramente anche quella gara sarà spettacolare, come sempre quando VdP sale in sella.
Una frase, parlando giorni fa con Ballan degli errori di Alaphilippe, ci era rimasta nella testa. Proprio a proposito del francese e delle sue possibilità di battere i due giganti del cross, il campione del mondo di Varese 2008 aveva detto delle parole sibilline: «Julian può inventarsi l’attacco a sorpresa che li possa sorprendere, come la volata di Chiusdino. Anche lui è uno che sbaglia parecchio, però è forte e riuscirà a dargli filo da torcere».
Quali sono gli errori di Alaphilippe di cui parla Ballan? Bisogna chiederglielo. E così approfittando dell’ultima tappa della Tirreno-Adriatico e dei… buchi concessi dalla crono, lo abbiamo incontrato.
A Gualdo Tadino si congratula con VdP, ma avrebbe potuto giocarsela meglio?A Gualdo Tadino si congratula con VdP, ma avrebbe potuto giocarsela meglio?
Forza Ale, vuota il sacco, parliamo di questi errori…
E’ il suo modo di correre (sorride lo spilungone veneto, ndr), avete visto che non sta mai fermo sulla bici? Toglie in continuazione le mani dal manubrio, si distrae, si gira, sembra perennemente agitato. Non voglio dire che sia stata colpa sua, ma anche quando è caduto al Fiandre, non stava guardando avanti. Chiaro che in quella situazione sarebbe caduto chiunque, ma resta il fatto che non è capace di restare fermo.
Un disordine che è anche tattico?
Qualche attacco a vuoto lo fa anche lui, ma il più delle volte gli va bene. Mi piace molto Julian. Però ad esempio l’altro giorno hanno voluto giocarsi la tappa facendo il buco con Stybar e secondo me hanno sbagliato. Quell’azione è vincente se la fai appena Stybar passa avanti, non lo lasci così tanto a tirare. Se il buco lo avesse fatto Ballerini e Alaphilippe si fosse messo a ruota di Van Aert, Wout avrebbe tirato e potevano giocarsi la tappa con Julian.
Pensa che di questa azione di parla come di una grande intuizione tattica…
Era intelligente, ma non aveva senso in quel momento e in quel modo.
Fiandre 2020, Van Aert fa scattare la trappola, schiva la moto in extremis e Alaphilippe cadeFiandre 2020, Van Aert schiva la moto in extremis e Alaphilippe cade
Altri errori: il finale della Liegi. Deviazione in volata e poi le braccia alzate troppo presto.
E’ stata l’espressione del suo modo di fare troppo impulsivo. In certi frangenti, bisognerebbe avere la freddezza di pensare.
Forse nelle classiche questo suo muoversi incide meno, in un Giro sarebbe un bel dispendio di energie nervose, no?
Incide comunque, soprattutto perché deve confrontarsi con due che gli sono leggermente superiori. Nei Giri certo sarebbe uno degli aspetti da migliorare, anche perché ha fatto vedere di poter tenere la maglia gialla quasi fino in fondo. Nei grandi Giri devi limare ogni possibile dispersione, viste le medie a cui si corre. In proporzione, Van der Poel è uno che ultimamente usa molto di più la testa…
Anche lui è parecchio istintivo.
Diciamo che a Castelfidardo ha rischiato grosso, partendo da lontano perché sentiva freddo. Ha corso gli ultimi chilometri in piena crisi di fame: se mangi una barretta ai meno 8, vuol dire che non c’è rimasto più niente. Però è migliorato rispetto ai mondiali di Harrogate. Lì evidentemente non aveva mangiato, qui ha pagato solo in finale. Bastava ci fossero altri 30 metri di dislivello e non arrivava al traguardo.
Dopo 52 chilometri di fuga, Van der Poel arriva in piena crisi di fameDopo 52 chilometri di fuga, Van der Poel in piena crisi di fame
Addirittura?
La crisi di fame è così. Lui è abituato all’ora di massimo sforzo del cross e ha gestito così il circuito di Castelfidardo. Mi ricordo quando correvo con Franzoi, anche lui crossista. Forti fisicamente, ma senza una grande visione tattica. Però sta migliorando, è un ragazzo intelligente. Peccato che non abbia in squadra un corridore più esperto che possa essergli d’aiuto. Di fatto, nei momenti caldi della corsa, si ritrova sempre da solo. Per questo di certo Alaphilippe ha le spalle più coperte…
Bob Jungels, fermato da problemi di circolazione alle gambe, si è operato e ora punta a un forte riscatto per il prossimo anno. Il 2021 è stato avvilente
Dopo la Sanremo, Sagan andrà al Catalunya. Lo ha chiesto lui, dopo il Covid e dopo essersi reso presto conto che la Tirreno-Adriatico, corsa a questi ritmi, non sarebbe stata per lui la miglior palestra. Perché una cosa è certa, Peter non ha alcuna intenzione di mollare, anche se l’ondata dei giovani prodigiosi potrebbe sembrare troppo alta anche per lui. Al collega che gli chiede se si senta alla loro altezza, ha risposto secco: «Loro sono giovani, io più esperto». Eppure guardandolo accanto a Van der Poel, viene da pensare a quando arrivò ragazzino a scombinare i piani di sua maestà Cancellara. Fabian non la prese troppo bene, Peter invece sta zitto. Osserva. Ragiona. E lavora sodo per rimettersi in bolla.
A Castelfidardo, Sagan ha dovuto stringere i denti e ha subito 24’56”A Castelfidardo, Sagan ha dovuto stringere i denti e ha subito 24’56”
Esci da un periodo difficile…
Sono stato fermo per 14 giorni, ma fermo fermo! Non hanno voluto che facessi nulla fino alle radiografie e il controllo del cuore. Per cui semplicemente, mi mancano i chilometri.
Bel modo per arrivare alla Sanremo.
Tanto non l’ho vinta neppure quando ci sono arrivato al massimo della forma… Per cui può succedere di tutto, il bello della Sanremo è anche questo, anche se chiaramente non sono il favorito.
E poi si torna in Belgio?
Bisogna tornare, l’anno scorso mi è mancato. Però, avendo scelto di fare il Catalunya, non sarò alla Gand-Wevelgem e neppure ad Harelbeke. Ma per Fiandre e Roubaix spero di essere in condizioni migliori di adesso.
Giro oppure Tour?
Se non succede niente, quindi se non ho problemi di salute o non succedono cose legate alla pandemia, il Giro resta il mio primo obiettivo. L’anno scorso vi ho ottenuto la mia sola vittoria di stagione, non posso dimenticarlo.
Sagan e Ballerini, due attesi protagonisti al NordSagan e Ballerini, due attesi protagonisti al Nord
Non ti sembra strano parlare di una sola vittoria di stagione?
Per un po’ lo è stato. Mi chiedevo perché non ne venissero tante come in passato e la risposta che mi sono dato è che ogni anno è più difficile e tanto vale farsene una ragione. Perciò tornerò al Giro e poi andrò al Tour, con qualche punto di domanda.
Perché?
Perché non ho ancora deciso come orientarmi per le Olimpiadi. Di certo c’è che a Tokyo voglio andarci, perché sono due anni che salto anche i campionati nazionali e la Slovacchia merita che io vada a rappresentarla. Per questo dovremo decidere se fare il Tour e volare in Giappone il giorno dopo, oppure andare prima per abituarmi al fuso orario.
Il percorso non è troppo adatto.
Lo so, ma devo esserci.
La crono di San Benedetto ha chiuso la Tirreno: ora si va a SanremoLa crono di San Benedetto ha chiuso la Tirreno: ora si va a Sanremo
Perché non correre in Mtb come a Rio?
Ci avevo pensato, ma nel frattempo è successo che un ragazzo ha qualificato la Slovacchia e sarebbe brutto se andassi io al suo posto. A Rio non c’era nessuno, invece.
Dai, parliamo dei ragazzini terribili…
Pogacar è fortissimo. Van der Poel mi impressiona, devo essere sincero. Non è uno che in gruppo parli molto, ma con lui ho certamente più rapporto che con Van Aert (fra Peter e il belga c’è ruggine dallo sprint di Poitiers all’ultimo Tour, quando Sagan fu declassato per la volata scorretta e Van Aert lo apostrofò in malo modo, senza che la squadra abbia pensato di ridimensionarne e parole, ndr). E poi c’è Remco.
Cosa ha fatto?
Abbiamo cominciato per due anni insieme in Argentina. Compie gli anni il giorno prima di me, con 10 anni di differenza. Fra i tanti, lui è quello che come carattere mi somiglia di più. Parla tanto come me, si sente quando in gruppo c’è Sagan.
Nella gara di Baal, il Gp Sven Nys, Van der Poel si vendica della batosta subita la settimana scorsa a Dendermonde. Per i big, la condizione è in arrivo
Colbrelli resiste a tutti gli scatti di Van der Poel e poi lo attacca a sua volta. E nella volata, a capo di una corsa fradicia, lo piega e vince la Roubaix
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Leonardo Piepoli, allenatore di Alberto Bettiol e altri corridori con cui parla raccogliendone i dati e gli umori, sulla vittoria di Van der Poel a Castelfidardo ha una visione di straordinaria leggerezza che, osservando l’olandese, è difficile non condividere. Il guaio però è che a questa leggerezza si affianca il senso di frustrazione che avere a che fare con un corridore così genera nel resto del gruppo. E così, senza averlo premeditato, ci troviamo in un viaggio tecnico che spiega tanti aspetti delle ultime settimane.
Bettiol, secondo Piepoli, non è troppo lontano dai primi tre: gli serve più convinzioneBettiol, secondo Piepoli, non è troppo lontano da quei tre
Il primo pensiero dopo averlo visto attaccare a più di 50 chilometri dall’arrivo è che avesse finito la benzina, quindi un errore di alimentazione, e che abbia portato a casa la sua immensa impresa raschiando il fondo del barile…
Secondo me la chiave è una dichiarazione di Van Aert di qualche giorno fa. «Quando Mathieu corre con intelligenza, non lo batte nessuno». La sensazione è che lui si diverta a fare quello che fa, con lo stesso spirito di quelli che il mercoledì giocano a calcetto e provano i colpi più impensabili. D’altra parte, essendo uno che vince tutto e tutto l’anno, che differenza volete che faccia una corsa piuttosto che un’altra?
Intelligenza, parola interessante…
Forse anche troppo impegnativa, parliamo di intelligenza tattica. Per come lo vedo io, non è uno che ha bisogno di fare tanti calcoli. A Kuurne è partito a 80 chilometri dall’arrivo, l’anno scorso stessa cosa al Bink Bank Tour. Gli piace. Certo se perdesse per un eccesso di allegria il Fiandre o il mondiale, siate certi che in squadra ci sarebbe più tensione.
In gruppo come lo vivi uno così?
Male, lo vivono malissimo. Non solo lui, ma anche Van Aert e Alaphilippe. Si demoralizzano: cosa andiamo a fare? Si passano mesi a studiare le ripetute e l’altura, ma a che scopo? Tu studi la compensazione e loro arrivano alla prima corsa e vincono. D’accordo che non è la prima corsa, perché prima hanno fatto il cross, ma sono destabilizzanti. Non è detto però che il rimedio sia fare cross e mountain bike come loro.
Non male Valverde alla Strade Bianche, ma lontano dal suo topNon male Valverde alla Strade Bianche, ma lontano dal suo top
Qualcuno ci starà pensando, in effetti…
Ricordo che un anno mi trovai ad allenarmi con Mondini, che ai tempi correva con Armstrong e andava agilissimo come Lance. Gli chiesi perché. Oppure ricordo quando correvo con Freire, che in allenamento stava sempre a ruota degli amatori, poi prima di Sanremo e mondiali, faceva dei lunghi dietro moto con suo fratello e vinceva. E’ sbagliato voler emulare corridori che hanno talenti fuori dal comune. Non ne vieni fuori e non serve.
Però intanto Nibali ha lasciato Slongo cercando qualcosa di diverso dai soliti schemi…
Nibali ha fatto bene a cambiare, perché forse quel che mancano sono gli stimoli, ma lui e Valverde non sono esattamente l’espressione di un metodo di ciclismo che ora viene messo in discussione. Non sono mai stati un modello di metodicità. Ragazzi seri, puntuali nel lavoro, ma naif. Vincenzo aveva lo schema Nibali, che comprendeva già in partenza di fare meno giorni di altura di quel che prevede la letteratura scientifica, oppure di dormire un po’ più in basso per avere con sé la famiglia. E’ giusto cambiare, ma non è che cambi pelle.
Che cosa intendi?
Tempo fa ero a correre a piedi in Liguria e ho incontrato gli juniores del Casano, la squadra in cui ho fatto i dilettanti. Passandogli accanto, ho notato che il più basso di loro era alto quanto me. Io non sono mai stato il più basso in squadra: ero il più alto dei bassi e il più basso degli alti. Questo per dire che l’uomo si evolve, le prestazioni crescono e ci sono studi veri che lo dicono. Ganna da U23 ha fatto il record del mondo di inseguimento che Collinelli aveva fatto nel pieno delle sue forze, con l’aerodinamica di oggi che ha migliorato quella del manubrio a canna di fucile di allora.
Ha fatto bene Nibali a cambiare, ma secondo Piepoli per vincere non basta più il 70%Ha fatto bene Nibali a cambiare, ma secondo Piepoli per vincere non basta più il 70%
Quindi?
Quindi si possono inseguire questi giovani più forti, ma sapendo che sono più evoluti di atleti che hanno debuttato 15 anni fa. Ci sta che Nibali faccia fatica e come lui Valverde. Prima per vincere a entrambi bastava essere al 70% e potevano starci per sei mesi all’anno. Ora per vincere devono essere al 98% e ci riescono per quattro settimane. Sono ancora convinto che possano fare grandi cose, ma tutto deve incastrarsi alla perfezione.
E Bettiol come si colloca, lui che è nell’età di mezzo?
Alberto non è troppo lontano da Van der Poel e Van Aert. Se a Van Avermaet servono 10 circostanze favorevoli per batterli, a lui ne basta una. Deve convincersi. E tutto sommato aspettare che scatti questa convinzione per chi lavora con lui è anche frustrante.
VdP si è divertito e ha vinto. Se avesse perso, si sarebbe divertito lo stesso…VdP si è dicvertito e ha vinto. Se avesse perso, si sarebbe divertito lo stesso…
Quindi tornando alla tappa di ieri?
Van der Poel si è divertito e la squadra ha fatto bene a lasciarglielo fare. Magari al Fiandre gli parlerei diversamente: «Aspettiamo che siano stanchi e non siamo per forza noi a doverli stancare». Ma per lui che ha vinto tutto, dal triciclo alla mountain bike, passando per strada e cross, mondiali ed europei, credete che una tappa alla Tirreno rappresenti tanto più del cross del paese? Si è divertito e ha fatto l’impresa. Ma se anche Pogacar lo avesse ripreso, si sarebbe divertito lo stesso.
Tris di Evenepoel a San Sebastian. Attacco in salita a 73 chilometri dall'arrivo e poi sprint a due con Pello Bilbao. Poteva staccarlo? Forse non ha voluto
In questa domenica di marzo che introduce l’Italia in zona rossa, il dio del ciclismo ha messo in tavola una giornata di grande ciclismo e grandi riflessioni fra la Tirreno-Adriatico e la Parigi-Nizza. Un mix di leggenda e destino che ci ha mostrato da una parte la grandezza sfacciata di Van der Poel e quella più lucida di Tadej Pogacar, mentre sul fronte francese Primoz Roglic ha fatto la conoscenza di un insolito destino e del cinismo del gruppo.
Dopo 52 chilometri di fuga, Van der Poel arriva con 10″ su PogacarDopo 52 chilometri di fuga, Van der Poel arriva con 10″ su Pogacar
Grazie Mathieu
Diceva bene Degenkolb alla partenza della Kuurne-Bruxelles-Kuurne.
«Quando c’è in corsa Van der Poel – diceva il tedesco – non si può mai stare tranquilli, perché è capace di stravolgere qualsiasi corsa».
La profezia che quel giorno si avverò in parte, si è attuata alla Strade Bianche e oggi a Castelfidardo.
L’olandese è partito a 52 chilometri dall’arrivo, con la stessa spavalderia di una gara di cross. Correre a quel modo è spettacolare e accende i tifosi, ma alla lunga anche VdP ha rischiato di non raccogliere nulla, vittima del freddo come ai mondiali di Harrogate. Infatti, quando a 17 chilometri dall’arrivo ha deciso che fosse arrivato il momento, Pogacar gli ha mangiato quasi tutto il vantaggio, arrivando ad appena 10 secondi.
Dopo l’arrivo, crolla stremato sull’asfalto: una fatica bestialeDopo l’arrivo, crolla stremato sull’asfalto: una fatica bestiale
Lucidità Pogacar
Van der Poel ha tagliato il traguardo. Si è avvicinato ai suoi uomini. Ha provato a sollevare la gamba per scavalcare le sella ed è franato sotto la bici. E’ rimasto disteso per qualche secondo poi si è seduto contro la transenna. Se a Siena il suo guardare gli altri con una Coca in mano era parso quasi un gesto da cowboy, questa volta neanche uno sguardo di fiamma.
«Avevo freddo – dice Mathieu – volevo attaccare già dal primo giro del circuito finale. Prima che decidessi di andare via da solo, eravamo un gruppo di circa venti corridori, ma non c’era troppo accordo tra di noi. In discesa mi sono messo davanti, stavo mangiando e a quel punto ho realizzato di essere da solo. Inizialmente stavo bene ma poi negli ultimi 20 chilometri ho iniziato ad avere molto freddo e mi sentivo svuotato. Non me l’aspettavo. E’ stato sicuramente uno dei miei giorni più duri in bici. Sono felice della vittoria, sopratutto perché sono riuscito a mantenere qualche secondo di vantaggio su Pogacar che stava recuperando velocemente».
«Quando ho visto Wout Van Aert in difficoltà – gli fa eco Pogacar, più leader che mai – ho attaccato per cercare di guadagnare più tempo in classifica. Non pensavo che sarei arrivato quasi a riprendere Van der Poel. Ora sono contento del vantaggio che ho su Van Aert in classifica alla vigilia della tappa di domani e della cronometro finale».
Van Aert ha pagato la giornataccia e forse il suo peso su certe pendenzeVan Aert ha pagato la giornataccia e forse il suo peso su certe pendenze
Dilemma Trek
Alle spalle dei due, Van Aert ha subito infatti un passivo di 49″ dal vincitore e dietro di lui sono arrivati alcuni fra i più grandi lottatori del gruppo. Felline, Bernal, Formolo, Wellens, De Marchi, Landa e Fabbro. Nibali, che su un percorso come questo e sotto la pioggia nel 2013 ribaltò Froome, è arrivato al traguardo con 4’20” di ritardo, mentre Ciccone ha subito 9’39”.
Le giornatacce ci possono stare, ma forse si impone una breve riflessione. Abbiamo letto nei giorni scorsi del divorzio fra Nibali e Slongo e la notizia ci ha spinto a rileggere le parole profetiche del tecnico veneto che scrivemmo ai primi di gennaio.
«Io rispetto la persona – disse Slongo – ma ho anche metodo. E secondo me, per il mestiere che è il ciclismo, il lavoro, la vita hanno sempre pagato e sempre pagheranno. Il cambiamento che stiamo facendo nasce dal voler rispettare la sua psicologia. «Se una cosa mi pesa e non la voglio fare – è stato detto – è meglio non farla. Cerchiamo alternative per poter essere lo stesso competitivi». Certo il metodo di sempre, già collaudato in tanti anni, fa dormire più tranquilli. Però allo stesso tempo da allenatore devo saper cambiare anche io. Abbiamo fatto un confronto a fine anno per mettere dei paletti. Gli ho detto che se vuole cambiare, non cade il mondo».
Felline autore di una prova caparbia, si esalta sugli strappiFelline sutore di una prova caparbia, si esalta sugli strappi
La scelta di Nibali
E Nibali ha cambiato, forse stufo di subire lezioni come quelle che sta accumulando dallo scorso Giro d’Italia. Ma allora è in crisi il metodo di allenamento che ha portato anni di vittorie, oppure è in crisi l’atleta sull’orlo dei 37 che oltre al calo fisiologico delle prestazioni, non riesce più a fronteggiare la disciplina di quel modo di lavoro?
Il ciclismo che va per la maggiore farebbe pensare alla prima ipotesi: vale a dire a un ciclismo meno laborioso, meno graduale e con standard elevatissimi. Ma se così fosse, non avrebbe avuto senso cambiare guida tecnica prima ancora di avviare la preparazione invernale? Nibali prosegue la sua marcia verso Tokyo continuando a stupirsi per le andature degli altri: speriamo che presto possano essere loro a chinare il capo davanti a lui.
Ferito e con una spalla slogata, Roglic ha lottato da leoneFerito e con una spalla slogata, Roglic un leone
Roglic, il conto…
In Francia, dopo il presunto sgarbo di ieri, Roglic ha conosciuto il dolore di una spalla slogata e la beffa della maglia gialla sfumata l’ultimo giorno. Qualcosa di già masticato, ma non per questo meno doloroso. Ieri il gruppo non aveva apprezzato la sua vittoria su Mader, ripreso a 30 metri dall’arrivo. E così, mentre la corsa ha messo fine alle battute, la discesa del circuito della tappa ha messo fine ai sogni di gloria. Prima caduta dopo 25 chilometri di gara, la seconda a 25 chilometri dall’arrivo e una scongiurata proprio nel finale.
Con i glutei scoperti e nessun compagno a parte Kruijswijk nei dintorni, Roglic è rimasto indietro dopo la seconda caduta e a quel punto il gruppo ha dato gas. Primoz ha provato a inseguire. E’ arrivato a 80 metri dai primi, poi si è arreso.
«Come dirlo? Non è stata la tappa che speravamo – ha detto lo sloveno – ho commesso degli errori. A causa del primo mi sono lussato la spalla sinistra e poi sono caduto ancora. Ho dato tutto ma sfortunatamente non sono più riuscito a riprendere i primi. E’ un peccato, ma ci saranno altre occasioni. Ho dato il massimo. Ho superato me stesso, ma non è bastato. Certo, sono deluso, ma il mondo non si ferma qui».
I complimenti di Roglic a Schachmann, re della corsaI complimenti di Roglic a Schachmann, re della corsa
Chissà se oggi Pogacar, avendolo ripreso, avrebbe lasciato vincere Van der Poel. Chissà se in realtà, avvisato via radio, non lo abbia fatto. Nel ciclismo si vive di equilibri e valori antichi: una sorta di codice cavalleresco che alcuni non hanno mai accettato. Il leader lascia la tappa al fuggitivo e in cambio, se ad esempio cade, il gruppo rinuncia ad attaccarlo. Questo è quello che è successo alla Parigi-Nizza, né più né meno. Che poi servirà di lezione o sia semplicemente la spia di un altro cambiamento cui rassegnarsi, lo scopriremo col passar dei chilometri.
Al primo anno da direttore sportivo, Marco Marcato guida l'ammiraglia UAE Emirates che ogni giorno va in avanscoperta. E intanto scopre mille cose nuove
Al Tour de Suisse torna in gruppo Van de Poel, che non correva dal quarto posto alla Roubaix. Due mesi ad allenarsi. E alla fine riaffiora l'amore per la mtb
Senti Ballan, due come Van Aert e Van der Poel li abbiamo mai visti? Possiamo rivedere in loro la rivalità che ci fu di recente fra Boonen e Cancellara? Oppure fra Cancellara e Sagan, se mettiamo sul piatto anche la diversità di carattere? E Alaphilippe che ruolo può svolgere?
Sono i pensieri che ti vengono guidando dopo le tappe della Tirreno-Adriatico, avendo assistito anche ieri a un altro show del belga e dell’olandese. E così l’idea è stata di condividere tutte queste domande con uno che si è trovato a correre in mezzo a Cancellara e Boonen e che magari, vivendola da dentro da corridore e ora con la Rai, può essersi fatto un’idea.
Per Ballan, le sfide fra Boonen e Cancellara ricordano quelle fra Van Aert e VdPLe sfide fra Boonen e Cancellara ricordano quelle fra Van Aert e VdP
Boonen e Cancellara?
Come rivalità somiglia, ma qui c’è più qualità. Boonen era nettamente più veloce, ma “Cance” era ovviamente superiore a crono. Qui la sensazione è che vadano forte allo stesso modo da tutte le parti. Anche la volata di ieri a Gualdo Tadino (foto di paertura). Ha vinto Van der Poel e Van Aert è arrivato “solo” quinto, ma prima ha dovuto chiudere il buco su Stybar. Se fossero partiti insieme, sarebbero arrivati al fotofinish.
Ti viene in mente un’altra rivalità del genere?
Non ho tutta questa storia sulle spalle. Ci sono stati fenomeni come Merckx o come Saronni, ma c’è sempre stata una differenza fra loro. Anche fra Moser e De Vlaemick.
Sono proprio uguali secondo te?
Non sovrapponibili. Van der Poel forse è più esplosivo e su un arrivo come quello di Siena ha un cambio di ritmo che l’altro non ha. Anche nel ciclocross, se ci fate caso. Van Aert prendeva la corsa in testa e magari la finiva vincendo. Ma al mondiale, mentre faceva così, l’altro da dietro gli ha mangiato terreno giro dopo giro, scattando sul ponte o in punti precisi.
Forse Van Aert va meglio in salita?
Su quelle lunghe, sì, almeno lo ha fatto vedere. Penso a quelle del Tour l’anno scorso, ma è anche vero che finora Van der Poel non lo abbiamo visto farle.
Secondo Ballan, Alaphilippe può infilarsi nel mezzo con le sue invenzioniAlaphilippe può infilarsi nel mezzo con le sue invenzioni
Come carattere?
Qui la differenza si vede. Van Aert è molto più impulsivo, forse è quello che teme di più l’altro. Magari perché ha perso tante sfide dirette. Penso all’occhiataccia che ha dato a Pidcock quando lo ha passato alla Strade Bianche durante l’inseguimento. Era nervosissimo, non so nemmeno se gli abbia detto qualcosa. Non ho capito come abbia corso a Siena…
Cioè?
Si è staccato in un momento di non particolare selezione. Se avesse pagato il ritmo perché era alla prima corsa, avrebbe sofferto tutto il giorno. Invece ha perso 200 metri e poi è andato forte come quelli davanti. Quasi da pensare a una crisi di fame, qualcosa di passeggero. Quasi abbia voluto farli andare per dare una dimostrazione e poi non sia più riuscito a riprenderli. Forse per questo era così nervoso.
Addirittura?
Anche sullo strappo finale, se li è tolti tutti di ruota. Non lo so, un giorno sicuramente strano. Comunque a occhio, si potrebbe pensare che Van der Poel abbia più classe.
E Alaphilippe che cosa può fare lì in mezzo?
Inventarsi l’attacco a sorpresa che li possa sorprendere, come la volata di Chiusdino. Anche lui è uno che sbaglia parecchio, però è forte e riuscirà a dargli filo da torcere. Ma non nel corpo a corpo, quello con due come loro è vietato.
Allenarsi per correre o correre per allenarsi? L’osservazione vede in gruppo entrambe le tendenze, anche se spesso, soprattutto nelle ultime settimane, il fatto di non gareggiare e prepararsi in ritiro è la conseguenza delle corse annullate a inizio stagione. Se però si parla di atleti di punta che scelgono di non correre prima di un obiettivo, potendo benissimo chiedere di gareggiare cambiando i programmi del team, allora ti viene il dubbio che da qualche parte si pensi davvero di trovare la forma vincente facendo a meno di correre. Come Van Aert alla Strade Bianche e anche Evenepoel, attualmente sul Teide, che inizierà la stagione al Giro d’Italia.
Andrea Morelli dirige la sezione ciclismo del Centro Mapei ed ha una posizione piuttosto netta.
«Chi corre prima – dice – è più rodato. Rispetto al passato, le cose sono cambiate. Non si possono più utilizzare le corse solo per allenarsi come magari faceva un tempo Bettini, perché ormai vanno tutti per vincere, ma puoi servirtene. E anzi, conviene servirsene. L’intensità in gara è molto superiore rispetto a pochi anni fa, allora devi scegliere il tipo di corsa in cui andare a far ritmo senza rischiare la figuraccia. Anche se gli atleti di alto livello, penso a Evans, Valverde e Contador, andavano alle corse comunque per vincere. E anche se non avevano la forma migliore, il più delle volte si piazzavano».
Strade Bianche: Van der Poel ha appena piazzato il primo scatto, Van Aert non riesce a rispondereVan der Poel ha piazzato il primo scatto, Van Aert non risponde
Perché l’allenamento non può sostituire la gara?
Perché l’intensità che fai in allenamento non è quella della corsa e anche la parte emotiva fa la differenza. La gestione dell’intensità è diversa. In ritiro puoi pianificare il lavoro, inserire una salita, prevedi delle fasi dietro motore, fare simulazioni di gara per trovare stimoli e lavorare bene. Mi viene da pensare al lavoro di Aldo Sassi con Basso…
Giusto, il lavoro durante la squalifica?
Esatto, cercando di riprodurre delle vere corse a tappe. La crono. La salita. Il fuorisoglia. Ma un lavoro così paga se hai grandi motivazioni e comunque rende meno di quello che faresti in gara.
Insomma, meglio correre prima di una gara cui punti?
Il fatto di correre prima ti permette di arrivare con maggior freschezza al momento della selezione. La progressione dei carichi non sarà ottimale, ma è difficile da replicare in allenamento. La controindicazione è che in corsa non riesci a dosare i fuorigiri. Ma la gara ti dà il polso vero della condizione.
Il belga ha iniziato la sua stagione alla Strade BiancheIl belga ha iniziato la sua stagione alla Strade Bianche
Allenarsi senza correre ti sottrae al confronto…
Penso a Nibali, che l’anno scorso fece la Tirreno prima del Giro. Veniva da ottimi allenamenti con ottimi dati, ma in corsa si ritrovò senza grossi picchi e al Giro si capì che non era al top come magari si poteva pensare in ritiro. Se vai ad una grande corsa senza gare nelle gambe non hai confronti con i rivali, le cose si complicano. Non sei performante.
Van der Poel ha vinto al debutto in Uae: un’eccezione?
Il fuoriclasse sfugge agli schemi, sono atleti che hanno doti fuori dal comune. Ma non dimentichiamo che il belga veniva dalla stagione del cross, in cui aveva certamente ottenuto valori massimali, quindi è anche facile che sia arrivato al debutto in anticipo di condizione rispetto agli altri. E comunque la prima corsa l’ha vinta in volata, puntando su una sua dote ben precisa. Per vincere la Strade Bianche si è allenato, ma veniva da due corse in Belgio.
Che cosa intendi con anticipo di condizione?
Penso ai corridori che debuttavano in Australia a gennaio. Non seguivano la stessa preparazione degli altri. Magari smettevano prima e iniziavano ad allenarsi in anticipo. Sono cose che si dimenticano, si pensa soltanto al risultato, ma quando poi tornavano in Europa erano parecchio più avanti degli altri. Se vieni da un inverno di lavoro, che tu abbia fatto cross o strada, hai un altro passo rispetto a chi magari ha fatto un solo ritiro a dicembre.
Evenepoel si sta allenando sul Teide con Masnada ed Honoré: correrà al Giro (foto Instagram)Evenepoel si sta allenando sul Teide (foto Instagram)
Dopo la vittoria in Uae, Van der Poel è tornato a casa. Non ha corso l’Het Nieuwsblad, ma si è concentrato su Kuurne e Le Samyn, dove ha corso attaccando e facendo grandi fuorigiri…
E’ un atleta che evidentemente ben si conosce. A volte discuti con le squadre. Ci sono tre corse di fila e non riesci a far capire che magari è meglio saltarne una per essere più performante nelle altre due. Quello che ha fatto lui, che evidentemente sa bene che il recupero fa parte dell’allenamento.
Tutto torna. E Van Aert, che non aveva corso prima, ha pagato proprio il primo scatto di Van der Poel.
Perché certe intensità in allenamento non le fai e la prima volta in corsa le paghi. Anche perché poi era quasi rientrato. A Piazza del Campo, dopo i primi tre è arrivato lui. Una corsa di quasi 200 chilometri ha più variabili di una gara di cross. Van der Poel lo sa e ha corso prima, Van Aert ha scelto di non farlo.
Variabili?
Tattica. Alimentazione. Una serie di aspetti diversi. E nonostante questo, mi stupisce che Van der Poel sia arrivato dopo una giornata così tirata a fare quella sparata sul muro finale. Come se prima avesse fatto solo un’ora di cross.
E di Evenepoel che debutterà al Giro cosa si può dire?
Probabilmente non verrà per puntare al Giro, come aveva detto. Lo userà come blocco di lavoro. E’ giovane sono curioso di vedere in che modo lavorerà nelle tre settimane. Vedo delle insidie. La prima settimana ha tappe nervose, quelle in cui se vieni solo da allenamenti potresti pagare pegno. Io gli suggerirei di fare prima una corsa a tappe. Non il Romandia, che è troppo vicino al Giro. Semmai il Tour of the Alps, non credo che un corridore così in quella squadra abbia problemi a trovare una corsa da fare.
Userà il Giro per puntare alle Olimpiadi.
Facendo un bel blocco di lavoro, ma non è uno qualunque. Io gli suggerirei un programma alternativo prima del Giro, invece di passare i prossimi due mesi ad allenarsi.