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Vout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Julian Alaphilippe, caduta moto, Giro delle Fiandre 2020

Alaphilippe, quella caduta non si può dimenticare

03.04.2021
4 min
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Chiamatela malizia di corsa o colpo gobbo da ciclocrossista, sta di fatto che l’anno scorso al Fiandre, Van Aert fece fuori Alaphilippe e per poco nella caduta non tirò giù anche Van der Poel (foto di apertura). Puntò la moto, che andava così piano da non dare alcuna scia. Le arrivò sotto, portandosi gli altri due a ruota. E a quel punto, scartò all’ultimo secondo. Van der Poel che lo seguiva, ebbe un riflesso da gatto e la evitò a sua volta. Alaphilippe, che forse non era neppure troppo attento, la prese in pieno e volò sull’asfalto. Caduta spettacolare, ma probabilmente non casuale. Per fortuna si era a fine stagione, altrimenti per il campione del mondo la frattura della mano sarebbe stata un guaio ben peggiore.

Dwars dooor Vlaanderen. Greg Van Avermaet, Julian Alaphilippe
Con van Avermaet alla Dwars door Vlaanderen di due giorni fa: sensazioni migliori
Dwars dooor Vlaanderen. Greg Van Avermaet, Julian Alaphilippe
Con van Avermaet alla Dwars door Vlaanderen

Un brutto giorno

Il campione del mondo parla nella conferenza online della Deceuninck-Quick Step a capo di una prima parte di stagione che l’ha visto vincere una tappa alla Tirreno-Adriatico e centrare il secondo posto alla Strade Bianche, dietro Van der Poel. Nei giorni scorsi ha ammesso di aver pagato le corse italiane e come lui forse lo stesso fenomeno olandese. Del resto, se si corre ogni giorno come se fosse l’ultimo, prima o poi il corpo chiederà requie. E Van Aert, che rispetto ai due è quello che corre in modo più razionale, è arrivato sulle strade del Belgio con maggior margine.

«Non ho davvero voglia di vendetta – dice Alaphilippe – quel giorno e quella caduta sono alle spalle. Siamo nel 2021 ed è una nuova edizione. La condizione è diversa, la gara sarà diversa. Ho dimenticato cosa è successo. Di sicuro, è stato un brutto momento per me e per la squadra. Ma non penso più a cosa avrei potuto fare se non fossi caduto. Questa è la vita, è successo e lo accetto».

Le sfide con Van der Poel hanno acceso la Tirreno, ma entrambi le stanno pagando
Le sfide con Van der Poel hanno acceso la Tirreno

Adrenalina al top

Ci sarà da controllare la corsa e lo sa bene. Per cui l’assenza dell’ultimo momento di Stybar per un’aritmia cardiaca che richiederà un’ablazione (come per Viviani e prima ancora Ciccone) è per la Deceuninck-Quick Step un duro colpo. Il collettivo non manca, lo hanno dimostrato ad Harelbeke, ma Stybar sarebbe stato un altro siluro da sganciare.

«Non saremo i soli a controllare l’intera gara – dice – siamo tra i favoriti, ma forse qualcuno è più favorito di noi e deve prendersi le sue responsabilità. Siamo concentrati su ciò che dobbiamo fare e questa è la cosa più importante. Come ho già detto, ero un po’ stanco dopo le gare in Italia e non sono stato super negli ultimi giorni. Però la Dwars door Vlaanderen ha riacceso la luce. Mi sentivo meglio e mi sono sentito un po’ meglio ogni giorno. Forse perché l’adrenalina in corse come il Fiandre fa davvero la differenza».

La ricognizione sui Muri dice che le sensazioni stanno migliorando
La ricognizione sui Muri dice e le sensazioni che migliorano

Prova d’appello

Non è il più veloce, quei due fanno paura. Staccarli sull’ultimo Qwaremont oppure sul Paterberg non sarà facile. Forse anche l’idea del testa a testa non paga come potrebbe. E’ vero che sull’ammiraglia dello squadrone belga ci sono dei veri draghi, ma la missione è complessa. E come dice bene Ballan, quegli ultimi chilometri contro vento rendono questo Fiandre un po’ meno adatto per le soluzioni solitarie.

«Per me – dice – non esiste uno scenario ideale. Lo scenario migliore è che vinciamo la gara. Abbiamo una squadra forte. Dobbiamo correre in modo intelligente, essere intelligenti. Farò per la seconda volta il Fiandre in maglia iridata, pur avendola vinta una sola volta. A mio modo mi viene concessa una prova d’appello. Mi dispiace per i miei compagni di squadra che non potranno correre la Roubaix. Io correrò al massimo fino alla Liegi e spero di poter fare il massimo fino a quel giorno per onorare questo simbolo».

Già, non lo dice, ma all’elenco degli errori dello scorso anno, alla caduta del Fiandre va aggiunta anche la Liegi della scorrettezza ai danni di Hirschi e di Roglic che lo infila sulla riga. Ci sono tante macchie da lavare. E davvero questo secondo giro di classiche in maglia iridata comincia a sembrare una clamorosa possibilità di redenzione. In fondo la Pasqua non significa proprio questo?