Alaphilippe, via all’operazione Tour con qualche domanda

07.06.2022
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Sono passati 47 giorni dalla caduta di Julian Alaphilippe alla Liegi-Bastogne-Liegi e dal suo ricovero all’ospedale di Herentals, la città di Van Aert. Era il 24 aprile e il colpo fu violentissimo. Il campione del mondo finì contro un albero a circa 70 all’ora e il colpo fu così violento che il francese riportò la frattura di una clavicola e di due costole, oltre a un emopneumotorace (un versamento di sangue tra il polmone e la parete del torace). La sua compagna Marion e il figlio Nino furono costretti a raggiungerlo in Belgio, dato che Julian non era ancora in grado di viaggiare. Poi le cose hanno iniziato a risolversi con la velocità tipica dei corridori.

E’ il 24 aprile, Romain Bardet scende nella scarpata per soccorrere Alaphilippe (immagini televisive)
E’ il 24 aprile, Romain Bardet scende nella scarpata per soccorrere Alaphilippe (immagini televisive)

Dai rulli all’altura

Il 12 maggio infatti, leggendo le cronache de L’Equipe, Alaphilippe ha fatto sapere che il pneumotorace si era completamente risolto e che avrebbe potuto riprendere ad allenarsi in modo blando sui rulli. Questa fase è durata il minimo indispensabile. Infatti dopo pochissimo tempo, Alaphilippe è sceso dai rulli ed è tornato su strada. Al punto che i medici della Quick Step hanno dato il via libera per la partecipazione dell’iridato al training camp in altura di Sierra Nevada di fine maggio (foto Instagram di apertura).

«Sono super felice di essere qui – ha detto dopo il primo allenamento con Senechal e Jakobsen – fa bene al morale tornare in mischia. Il mio programma è piuttosto leggero rispetto agli altri, i carichi di lavoro sono completamente diversi. Devo attenermi a questo, è importante non esagerare. Faccio principalmente uscite di resistenza. Non posso fare sprint e sforzi violenti. Bisognerà vedere come si evolverà la situazione. Per ora non so quando tornerò in gruppo, ma sono felice».

I medici della Quick Step hanno dato via libera ad Alaphilippe, visti i suoi miglioramenti (foto Instagram)
I medici della Quick Step hanno dato via libera ad Alaphilippe, visti i suoi miglioramenti (foto Instagram)

Porte aperte al Tour

La pagina Tour de France va aperta con cautela. Se il recupero proseguirà senza intoppi, il francese potrebbe essere in tabella per arrivare al primo luglio nelle condizioni giuste. Ma come è facile intuire, ogni cosa dovrà procedere senza il minimo intoppo.

«Non si può escludere che ci siano complicazioni – dice Lefevere, consapevole delle differenze di un Tour con o senza la maglia iridata in gruppo – ma deve rimanere cauto. Terremo aperte le porte del Tour fino all’ultimo momento, ma Julian non può fare miracoli. Anche se tutto va bene, sarà limitato».

Motivazioni a mille

I corridori allontanano i limiti e alzano l’asticella. L’esempio di Bernal è ancora davanti agli occhi e anche se non è sempre rose e fiori, abbiamo imparato che la giusta mentalità permette di spianare anche gli ostacoli più alti.

«Mi sto allenando tranquillamente – dice Alaphilippe – e senza stress, ma sempre con l’idea di partecipare al Tour. Se ci riuscirò, la mia condizione non sarà certamente ottimale e la preparazione diversa dal solito, ma non è questa la cosa più importante. Ho recuperato velocemente e bene, ho ripreso abbastanza presto a pedalare e fare il Tour è un obiettivo che mi motiva molto. Questo è essenziale».

Al Tour 2021 un giorno in maglia gialla, poi presa da Van der Poel
Al Tour 2021 un giorno in maglia gialla, poi presa da Van der Poel

Punto a fine giugno

Non ci sono date previste per il recupero. Inizialmente Julian aveva previsto di rientrare al Delfinato e poi sarebbe andato in ricognizione su alcune tappe del Tour, prima di partecipare ai campionati nazionali.

«Ma giugno è arrivato troppo in fretta – ha detto Lefevere – Julian ha un grande morale, le sue ferite si sono rimarginate in fretta, ma nessuno è in grado di dire quando tornerà in gara».

Il Delfinato intanto è partito senza di lui, il campionato nazionale sarà un’importante verifica. Se dovesse saltarlo, anche il Tour sarebbe necessariamente a rischio. In caso contrario, lo vivrà come importante verifica, prima di prendere la decisione definitiva.

La rincorsa di Alaphilippe e la vita secondo Lefevere

06.05.2022
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Patrick Lefevere è un patrimonio del ciclismo. Per questo, quando il manager della Quick Step-Alpha Vinyl scrive il suo editoriale su Het Nieuwsblad, si fa la corsa per leggerlo. E proprio in questi giorni, con il Giro d’Italia in partenza da Budapest, il grande belga è andato in Danimarca, nella città di Kolding in cui è nato Kasper Asgreen. Dato che il Tour 2022 inizierà da Copenhagen, Lefevere è stato invitato da Deloitte & Touche perché tenesse un discorso sulla leadership. In particolare su come faccia per mettere in riga tutti gli ego della squadra. Per capire le dimensioni dell’invito, Deloitte & Touche è un’azienda di servizi di consulenza e revisione, fondata a Londra: la prima nel mondo in termini di ricavi e numero di professionisti. E fa parte delle cosiddette Big Four, cioè le quattro più grandi aziende di revisione.

Patrick Lefevere, qui con Marc Madiot, guida squadre di ciclismo dal 1979
Patrick Lefevere, qui con Marc Madiot, guida squadre di ciclismo dal 1979

«L’ego è presente in ogni gara – dice – il massiccio incidente della Liegi-Bastogne-Liegi è stato causato da un corridore che non voleva frenare per farne passare un altro. Ilan Van Wilder (corridore di 21 anni della Quick Step-Alpha Vinyl, ndr) lo ha definito comportamento da gallo e ha ragione. L’equilibrio in gruppo è precario. E adesso Ilan ha la mascella rotta e salta il Giro. Alaphilippe deve riprendersi da un polmone collassato, una scapola e due costole rotte. Non gli è stato permesso muoversi per tre settimane, il che è un tormento per lui abituato a girare come una molla. Ha dovuto iniziare la rieducazione con la sua famiglia a Renaix, in Belgio. Nelle sue condizioni non può volare».

Alaphilippe e il Tour

Il Giro parte, il gruppo spazza via tutto e del campione del mondo si sono perse le tracce. Tacciono anche gli account social. L’ultima immagine lo mostrava in fondo alla scarpata, mentre Bardet scendeva con l’angoscia, così ha raccontato, che si fosse spezzato la schiena.

«La grande domanda – dice Lefevere – è se Julian sarà presente quando il Tour inizierà qui in Danimarca. Faremo tutto il possibile, ma sarà una corsa contro il tempo. Se, nel caso più favorevole, tornerà in bici a metà maggio, avrà ancora sei settimane. Il Tour inizia venerdì 1° luglio, una settimana prima del solito. Questo ovviamente non è un vantaggio. Per fortuna Julian non è uno che ingrassa facilmente. Di certo, un Tour con o senza Alaphilippe fa una grande differenza, dal punto di vista commerciale e sportivo. Quello che sicuramente non faremo sarà usare Remco Evenepoel come sostituto».

Festa amara

Poi, prima di chiudere, Lefevere ha confermato la sensazione che raccontammo subito dopo la Liegi: mentre mezza squadra festeggiava la vittoria di Evenepoel, c’erano sguardi allarmati per le condizioni dei due corridori.

Nell’hotel di Chaudfontaine, due stati d’animo: festa per Remco, apprensione per i feriti (foto Wout Beel)
Nell’hotel di Chaudfontaine, due stati d’animo: festa per Remco, apprensione per i feriti (foto Wout Beel)

«Domenica sera – racconta Lefevere – abbiamo festeggiato la vittoria di Remco nel solito hotel a Chaudfontaine. A quel posto ci legavano solo dei bei ricordi. Eravamo lì quando Marcel Kittel vinse la tappa del Tour a Liegi nel 2017. Idem per la vittoria di tappa e la maglia gialla di Sylvain Chavanel al Tour del 2010. Invece questa volta l’atmosfera alla festa era come sdoppiata. Da una parte c’era la brillante vittoria di Remco, che ci ha ripagato dei bocconi amari e ha messo a tacere tante persone. La squadra a Liegi ha fatto esattamente quello che avevo chiesto la sera prima: correre con calma, senza stress o complessi. Allo stesso tempo, per tutta la serata ho pensato ai due corridori gravemente feriti, portati all’ospedale di Herentals».

Cose della vita

Nell’hotel infatti c’erano i genitori e la fidanzata di Van Wilder, ovviamente molto scossi. Lefevere ammette l’imbarazzo nell’incrociare il loro sguardo durante i festeggiamenti.

«In gara – dice – si sperimenta questa contraddizione più spesso di quanto si creda. Ricordo il Tour del 2015. Zdenek Stybar vinse la tappa di Le Havre, ma nello stesso giorno Tony Martin dovette ritirarsi in maglia gialla per una clavicola rotta. Quando è così, la sera non sai se stappare lo champagne per festeggiare o per affogare i dispiaceri.

«Sono momenti – aggiunge – che mi riportano sempre alla nascita del mio primo figlio, il giorno più intenso della mia vita. Alle quattro in una clinica è morto mio padre, alle otto nell’altra clinica è nato mio figlio. Tu stesso non sai cosa provare e le persone sanno cosa dirti. Quel giorno mi ha segnato per il resto della vita. Aiuta a mantenere la prospettiva. Per sapere cosa è veramente importante e cosa non lo è».

La Liegi dall’ammiraglia: Bramati e i suoi pensieri

30.04.2022
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La settimana scorsa a quest’ora, nella testa di Evenepoel l’idea di attaccare sulla Redoute aveva già preso probabilmente forma. La ricognizione del venerdì e le corse prima avevano ribadito la sua ottima condizione. E anche se il capitano designato sarebbe stato Alaphilippe, nella squadra belga sapevano che il ragazzino non sarebbe passato inosservato. Bramati racconta (la foto di apertura è ripresa da Facebook Quick Step-Alpha Vinyl/Getty Images). Le ore che mancano alla partenza per il Giro sono piene di cose da fare, compreso un trasloco, ma tutto sommato il bergamasco si accomoda volentieri nel ricordo della Liegi di domenica scorsa.

«Già dai Baschi – dice – si era visto che Remco fosse in condizione, pur essendo andato a lavorare per Julian. Secondo nella crono, terzo il quinto giorno dietro Martinez e Rodriguez. Alla Freccia del Brabante aveva dimostrato di stare bene e alla Freccia Vallone ha fatto la sua parte per Alaphilippe. Abbiamo visto qualche edizione della Liegi, sappiamo come si possono mettere le cose. Abbiamo corso come quando la vinse Jungels, anche se il finale era diverso. Si sapeva che dietro potevano riorganizzarsi, ma non l’hanno fatto…».

La caduta di Alaphilippe

Il giorno della Liegi sembrava perfetto per la vittoria del campione del mondo. Alaphilippe e la sua maglia iridata fendevano il gruppo con la predestinazione dei giorni migliori nello sguardo. Per questo, quando il gruppo si è accartocciato su se stesso nel tratto di collegamento fra la Cote de Haute Levée e la Rosier, c’è voluto un po’ per convincersi che con la schiena contro l’albero, in fondo alla scarpata, ci fosse proprio lui.

«Non si è ancora capito bene che cosa sia successo – va avanti Bramati – ma di certo sono momenti non belli, perché la corsa deve andare avanti. I minuti dopo la caduta sono stati traumatici, ma certe cose fanno parte del nostro lavoro, per cui quando abbiamo visto che Julian era con i medici siamo andati via. La cosa incredibile, la beffa è che il venerdì eravamo partiti da lì con la ricognizione, nella zona dopo Stockeu e Haute Levée dove cominciano gli spartitraffico e dove c’è sempre un po’ di nervosismo…».

Farina del suo sacco

Senza più Alaphilippe da guardare, la Quick Step-Alpha Vinyl ha resettato la tattica. Gli attacchi di Landa, pur violenti, non sarebbero andati da nessuna parte, vista la velocità del gruppo. Anche lo squadrone belga aveva pensato di mandare via qualcuno per anticipare la Redoute, ma si andava troppo forte.

«Anche se erano larghi sulla strada – dice Bramati – sono andati fortissimo. Mauri Vansevenant ha fatto un lavorone a tenere davanti Remco e poi Vervacke lo ha portato a prendere la Redoute nelle prime dieci posizioni. Sono stati bravissimi, nonostante fossero rimasti soltanto in tre. Ma credo che quando è partito, Remco abbia improvvisato. Avevamo pensato che il punto giusto fosse la curva a destra in cima alla Redoute, alla fine del rettilineo dopo lo scollinamento. Quello scatto è stato farina del suo sacco».

Tutta la Quick Step-Alpha Vinyl ha fatto un gran lavoro. Qui il gigantesco e prezioso Declercq
Tutta la Quick Step-Alpha Vinyl ha fatto un gran lavoro. Qui il gigantesco e prezioso Declercq

Una lunga crono

Scherzando, ma neanche troppo, nella conferenza stampa dicemmo a Remco che era parso di vedergli la stessa disinvoltura di quando attaccava e vinceva fra gli juniores.

«Lo abbiamo visto in questi anni – prosegue l’analisi di Bramati – che ha grandi capacità di andare forte a cronometro. Dopo la Roche aux Faucons c’era vento contrario, ma ha scollinato bene e continuato a guadagnare. Sapevamo che chi avesse avuto la gamba per fare lì l’azione, sarebbe stato ben lanciato. E Remco ha preso il suo ritmo. Ha recuperato Armirail e non gli ha chiesto un solo cambio. Ci accusano che non si lasciano più andare le fughe. Ci credo… Guardate proprio il corridore della Groupama! Lo abbiamo ripreso praticamente sulla Roche aux Faucons. Non si possono prendere le fughe sotto gamba, perché non sai mai chi lasci davanti. Per questo Remco ha tirato dritto e ha fatto un numero, con le squadre a lavorare dietro».

Un nuovo inizio

Evenepoel solo al comando, 29 chilometri al traguardo. Anche Frank Vandebroucke vinse la sua Liegi del 1999 attaccando da lontano, ma fu ripreso e trovò poi la forza per staccare nuovamente tutti. Evenepoel non ha concesso repliche.

«E’ stato bravo – dice Bramati – dopo la Roche ha scollinato bene. Ha tenuto il suo passo, mentre dietro l’ammiraglia lo ha incoraggiato, perché piace a tutti essere motivati. Credo abbia fatto un numero di cui si parlerà a lungo. Non sono ancora quattro anni che è professionista e ha già vinto 26 corse, adesso anche una Monumento. C’erano state un po’ di polemiche per averlo portato al Giro l’anno scorso dopo 10 mesi che non correva, ma non è stata una situazione facile. Con calma è tornato quello di prima e lui è uno di quelli che corre per entusiasmare. Vincere la Liegi a 22 anni dopo quell’incidente fa pensare che anche Julian, dopo essersi ripreso, tornerà in corsa con una determinazione superiore. Ora però è importante che Remco stia tranquillo. La sera abbiamo cenato insieme e fatto un brindisi. Contiamo tutti che questa Liegi sia un inizio, qualcosa che lo gasi. Sfido chiunque a non sentirsi gasato dopo 29 chilometri a quel modo…».

Cosnefroy: finché è durata, l’uomo più felice della terra

11.04.2022
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Benoit Cosnefroy ha 26 anni e pochi grilli per la testa. Però con  questa grande concretezza, nel 2020 si piazzò secondo alla Freccia Vallone vinta da Hirschi e l’anno dopo batté Alaphilippe nello sprint a due di Plouay. Lo vedi poco, ma c’è sempre. Nel frattempo il corridore della AG2R-Citroen ha fatto qualche importante scelta di vita, come quella di lasciare Cherbourg, il comune sulla Manica in cui è nato per trasferirsi al sud della Francia per evitare viaggi più lunghi e trovare un miglior terreno di allenamento più vicino alla sede della squadra.

Ieri sul traguardo dell’Amstel Gold Race è stato per qualche minuto l’uomo più felice della terra (foto di apertura). Sognava così tanto la grande vittoria, da averla raccontata a tutti i compagni che alla spicciolata raggiungevano il traguardo. Poi in un secondo gli è arrivata fra capo e collo la mazzata del fotofinish. L’ha accusata, poi però ha rimesso i piedi per terra.

Ha appena saputo di essere arrivato secondo. Van Avermaet è quasi più abbattuto di lui
Ha appena saputo di essere arrivato secondo. Van Avermaet è quasi più abbattuto di lui

«Sono una persona che mette le cose in prospettiva velocemente – ha detto – è uno dei miei punti di forza. Ero vicino alla vittoria, ma se inizio a piangere dopo il podio all’Amstel, posso anche smettere di correre. Sono stato incredibilmente felice quando mi è stato detto che avevo vinto, ma devi mettere le cose nella giusta prospettiva. Sono contento del mio secondo posto. Quando sono salito sul podio, mi sono emozionato, sono momenti che raramente sperimentiamo in una carriera. Mathieu van der Poel, che era il favorito, non c’era. Non vedo perché dovrei buttarmi giù».

Sempre lucido

Kwiatkowski ha raccontato di averlo messo in mezzo, costringendolo a tirare di più con il pretesto che lui aveva dietro Pidcock. Ma l’analisi in corsa del francese è stata anche più lucida. Nessuna trappola, tutto calcolato.

«Non ho molti rimpianti – ha raccontato dopo le premiazioni – perché se fossero rientrati da dietro, sarei arrivato settimo o ottavo. Avevo in testa lo sprint pazzesco di Mathieu Van der Poel nel 2019 e mi sono detto che poteva anche riprenderci quei 20 secondi negli ultimi 500 metri. Non è stato facile da gestire. Mi sentivo più forte di ”Kwiato” e speravo che in uno sprint lanciato da lontano alla fine si sedesse.

Sapeva che tirare nel finale fosse il solo modo per non far rientrare Van der Poel
Sapeva che tirare nel finale fosse il solo modo per non far rientrare Van der Poel

«Ho fatto uno sprint in due fasi. La seconda volta – ha spiegato – quando ha provato a rimontarmi mentre ero sul lato destro della barriera, non mi sono arreso. Sulla linea, ho avuto la sensazione che mi stesse superando. Poi è stato tutto così ravvicinato che ho creduto che fosse possibile aver vinto. Quando qualcuno da dietro il podio è venuto a mostrarmi il fotofinish, non ci sono più stati dubbi. E’ andata così, ho perso e ora spero di potermi rifare».

Rivincita sulle Ardenne

Rifarsi significa ricaricare le batterie e presentarsi di nuovo agguerrito per le classiche delle Ardenne, con la consapevolezza di stare comunque bene.

«Sento che la forma è buona – ha precisato – direi molto buona, l’avevo capito la settimana scorsa al Circuit de la Sarthe (è stato 2° nella prima tappa e poi anche nella generale alle spalle di Kooij, ndr). Potrei essere più controllato nelle prossime gare, ma ovviamente cercherò una vittoria. Adesso per me inizia un buon periodo. Mercoledì corro la Freccia del Brabante, poi torno a casa in Savoia per rientrare alla Freccia Vallone e alla Liegi-Bastogne-Liegi».

E se nel 2020 in quella Freccia Alaphilippe non c’era e Cosnefroy disse che un giorno gli sarebbe piaciuta vedersela con lui sul Muro d’Huy, questa volta sarà accontentato. Anche il campione del mondo ha le stesse intenzioni bellicose.

Alaphilippe vince, Evenepoel lo lancia e Bramati gongola

06.04.2022
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Non è facile mandare la squadra alle corse. Si sarà pure usciti dallo stato d’emergenza, ma il Covid continua a circolare, portando con sé una serie di effetti collaterali difficili da decifrare. Anche la Quick Step-Alpha Vinyl ha avuto le sue gatte da pelare. E se al Nord i corridori guidati da Peeters e Steels fanno fatica a spiccare, per motivi di salute e poca fortuna (vedi il problema meccanico occorso ad Asgreen al Fiandre nel momento della selezione), il bel segnale arrivato ieri al Giro dei Paesi Baschi ha riportato il sorriso. Soprattutto l’intesa tra Alaphilippe ed Evenepoel, entrambi a braccia alzate sul traguardo di Viana (foto di apertura), racconta di una complicità che potrebbe rivelarsi la chiave per le classiche delle Ardenne. Per questo Bramati si frega le mani.

La Jumbo Visma controlla la corsa per Roglic: come dice Bramati, la neve non manca…
La Jumbo Visma controlla la corsa per Roglic: come dice Bramati, la neve non manca…

Un freddo cane

Oggi la tappa sarà molto più nervosa. E in attesa di salire sul pullman per andare alla partenza (che sarà data a Llodio alle 12,57), Bramati ci racconta di ieri e del momento dello squadrone belga.

«Fa un freddo cane – dice il tecnico bergamasco – sulle salite c’è tanta neve, ma per fortuna dovrebbe migliorare e soprattutto non piove. Non siamo gli unici ad aver avuto dei contrattempi, tante squadre sono state costrette a rinunciare o rimescolare gli uomini. Anche Julian ha dovuto saltare la Sanremo che aveva già vinto, ma adesso parrebbe aver recuperato e ieri è venuta una bella vittoria».

Alaphilippe all’ammiraglia: guida Lodewick, nel sedile accanto c’è Bramati
Alaphilippe all’ammiraglia: guida Lodewick, nel sedile accanto c’è Bramati

Freccia e Liegi

I suoi giorni stanno per arrivare. La Freccia Vallone del 20 aprile e la Liegi del 24 chiamano il campione del mondo, che le ha sempre dichiarate come i primi obiettivi della stagione.

«Si avvicinano le sue corse – ragiona Bramati – per cui mai come adesso, l’importante è non ammalarsi. Giusto stamattina stavo guardando il Corriere della Sera e quando sono arrivato a leggere della variante XE, ho chiuso il sito. Non si riesce a stargli appresso. Aver vinto ieri è un bel segnale per lui e per tutta la squadra. Julian è il campione del mondo, non era partito bene, ora speriamo di aver preso la strada giusta. All’inizio era dispiaciuto per tutti i contrattempi, però resta tranquillo perché conosce le sue potenzialità».

Evenepoel lo ha lasciato ai 200 metri: Alaphilippe può lanciare la sua volata in leggera salita
Evenepoel lo ha lasciato ai 200 metri: Alaphilippe può lanciare la sua volata in leggera salita

Non è la Play Station

Quel che più ha colpito sono stati gli abbracci di Evenepoel dopo aver lanciato il compagno. Il giovane belga ha effettivamente fatto un capolavoro nel pilotare lo sprint del francese, mettendoselo a ruota nell’ultima rotonda e lasciandolo ai 200 metri.

«Non eravamo i soli a voler entrare davanti in quella rotonda – sorride Bramati – e ci rendevamo conto di non avere gli uomini per fare un treno di quattro corridori. Però ci siamo parlati prima della corsa, sapendo dopo la crono del giorno prima che Remco fosse comunque in grande condizione. Non è la Play Station, ci sono anche momenti difficili, ma sai anche che quando hai un corridore come lui, le belle cose si possono fare ugualmente. E in quel finale si è verificato lo scenario perfetto, identico a come lo avevamo immaginato. Julian si è fidato e alla fine eravamo tutti super contenti».

Il tocco del Brama

C’è tanto del “Brama” nel rapporto che si sta creando fra il campione del mondo e il belga che sta diventando grande.

«Sono rapporti che costruisci – ammette Bramati – con il concorso di tutte le parti. Un po’ l’ammiraglia, un po’ loro e un po’ la fortuna che tutto vada bene. Ci vedo un po’ della relazione che a suo tempo si creò tra lo stesso Alaphilippe e Gilbert. Avete visto come hanno corso alla Tirreno nella tappa di Carpegna? Julian sapeva di poter andare in fuga, ma anche che se non fosse stato davanti per vincere e ce ne fosse stato bisogno, avrebbe dovuto aiutare Remco. Se vi ricordate, a un certo punto si rialzò dalla fuga e aspettò il compagno. Ieri Remco in qualche modo si è sdebitato e forse per questo era così contento».

Da Van Aert a Remco, il gioco delle coppie e dei nervi tesi

10.03.2022
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Van Aert guida e la bici lo segue. Dopo la vittoria all’Het Nieuwsblad, ecco la crono della Parigi-Nizza, vinta su Roglic e Dennis, i due grandi specialisti della sua squadra. Il belga della Jumbo Visma è solido e tirato. E probabilmente – si nota a vederlo correre e sentendolo parlare – gode dell’assenza di Van der Poel: quando c’è in strada il rivale di sempre, non ha la stessa lucidità. Nessuno al mondo riesce a fargli perdere le staffe come l’olandese.

Dopo. la crono vinta Van Aert riparte verso Saint Sauveur de Montagut con la maglia di leader
Aert riparte verso Saint Sauveur de Montagut con la maglia di leader

«I miei obiettivi vengono dopo – ha detto dopo la crono – ma non tirerò certo i freni. Queste decisioni sono contro la mia natura. Si è visto che negli ultimi giorni ho cercato di cogliere ogni opportunità. Proprio per questo non corro così tanto. Quando attacco il numero, voglio vincere. Voglio mantenere questo modo di correre perché mi ha portato lontano ed è anche ciò che i fan amano di più. Ma so anche per esperienza che è importante rimanere concentrati. Ovviamente è più facile se hai in squadra un leader come Primoz Roglic, che punta alla vittoria. Ora devo semplicemente cambiare programma per la seconda metà della Parigi-Nizza».

Sorpresa Pogacar

Calcoli da capitano. E se Roglic in Francia sa o spera che sul Col du Turini Van Aert lascerà andare il gruppo, Evenepoel non è così certo che Alaphilippe si arrenderà al Carpegna e alle rampe di questi giorni che gli si addicono come la maglia iridata che indossa. E ieri a 27 chilometri dal traguardo di Terni, su un tratto piuttosto ripido, se ne è avuta la conferma. Ci si aspettava uno sprint intermedio, nessuno pensava che il UAE Team Emirates mandasse avanti Tadej Pogacar e che lo sloveno tirasse dritto portando con sé il francese.

Nella 3ª tappa della Tirreno verso Terni, attacco a sorpresa di Pogacar e Alaphilippe
Nella 3ª tappa della Tirreno verso Terni, attacco a sorpresa di Pogacar e Alaphilippe

«L’ammiraglia mi ha ordinato di non muovermi – ha detto Evenepoel – stava a Julian (Alaphilippe, ndr) farsi avanti. Lui ha eseguito gli ordini, siamo entrambi leader ed è normale che giochi le sue carte. Sono rimasto sorpreso dal fatto che Tadej abbia continuato, ma non sono andato nel panico perché sapevo che tante squadre volevano arrivare allo sprint e gli ultimi quindici chilometri erano pianeggianti con il vento contro. Sinceramente non ho capito l’attacco di Tadej».

Van Aert impara

Van Aert impara dai suoi errori. L’anno scorso aveva speso tutto in ogni santo giorno alla Tirreno-Adriatico e poi aveva pagato il conto nelle classiche.

Evenepoel sorpreso dall’attacco di Pogacar verso Terni o davvero in controllo?
Evenepoel sorpreso dall’attacco di Pogacar verso Terni o davvero in controllo?

«Mentalmente – spiega – sarà completamente diverso portare sabato Roglic ai piedi del Col du Turini, invece di dover fare la corsa, che è estenuante. Voglio arrivare affamato al via della Parigi-Roubaix e non con la speranza che la gara finisca perché sono già stanco. Questa volta voglio correre le classiche nel pieno delle forze».

Anche Remco impara

Evenepoel scherza, ma in questa estenuante ricerca del colpo ad effetto, avere davanti uno che stravince senza essere stato annunciato sin dagli juniores e scombina i piani con tanta facilità un po’ lo destabilizza.

«Non mi dà fastidio – ha detto – che Pogacar sia più vicino di tre secondi. Questa Tirreno sarà dura, a cominciare dalla tappa di oggi a Bellante. Segretamente spero che si stanchi con tutti questi attacchi, ma temo sia una vana speranza. Tadej è il corridore più forte del mondo, non si stanca mai. Ma qualche energia l’ha consumata. Un giorno ripagherà, vero? Io non partecipo più agli sprint intermedi. L’ho fatto l’anno scorso al Giro andando a caccia di secondi e poi me ne sono pentito».

Tripletta Jumbo Visma anche nella 1ª tappa della Parigi-Nizza. Qui Van Aert tira, dietro Roglic e poi Laporte che vincerà
Tripletta Jumbo anche nella 1ª tappa della Parigi-Nizza. Qui Van Aert tira, dietro Roglic e poi Laporte che vincerà

Solidità Jumbo

Maassen, il tecnico degli olandesi, non è stato sorpreso dalla seconda tripla di Jumbo-Visma in tre giorni. Dopo la vittoria di Laporte nella prima tappa, con Roglic e Van Aert alle spalle, la crono ha premiato le scelte del team.

«Domenica – dice il diesse Maassen – c’era stata anche un po’ di fortuna, ma nella crono Roglic e Dennis sono due medagliati di Pechino 2020 e sapevamo che Van Aert può fare tutto. Negli ultimi anni abbiamo reclutato uomini con grandi motori, perché eravamo poco incisivi nelle cronometro a squadre. Ora abbiamo i corridori e con un allenatore come Mathieu Heijboer, abbiamo uno specialista in questo campo».

Per Roglic, 2° posto nella crono e ora con la salita la possibilità di alzare la voce
Per Roglic, 2° posto nella crono e ora con la salita la possibilità di alzare la voce

Giochi tattici

E se per Va Aert la Parigi-Nizza potrebbe essere finita ieri e da oggi si corre per Roglic, per Evenepoel e la Quick Step-Alpha Vinyl comincia oggi con la tappa di Bellante e una tattica da inventare, provando a sorprendere Pogacar, sempre che a sorprenderli tutti non sia nuovamente lui.

«Sarà una tappa pericolosa dice Remco – su strade strette che invitano sempre ad attaccare. Potrebbe rimanere tutto bloccato fino ai piedi dell’ultima salita, ma potrebbe esplodere subito. Per Alaphilippe e per me, forse un attacco da lontano sarebbe meglio. Queste salite non mi spaventano. Tre volte per quattro chilometri ogni volta. Si andrà forte e si può fare qualcosa per la classifica».

Spunta “Loulou”, tempo di ricognizione alla Strade Bianche

03.03.2022
6 min
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Sole che va e che viene. Le colline senesi si accedono e si spegnono. Corridori che passano e primo brulicare di ammiraglie. E’ la ricognizione. L’avvicinarsi della Strade Bianche fa vivere improvvisamente questi angoli di Toscana dove di solito c’è ben altra tranquillità.

I team, molti dei quali composti da corridori che ieri erano al Trofeo Laigueglia, ne approfittano per la ricognizione. «Il ciclismo è cambiato – ci dice Davide Bramati diesse della Quick Step- Alphavinyl – ormai la maggior parte fa la “recon” il giovedì e non il venerdì».

Ricognizione al giovedì

Uno dei motivi che probabilmente ha spinto a fare la prova oggi è il meteo. Domattina infatti c’è una certa probabilità di pioggia. Quindi meglio driblare uno scroscione d’acqua poco piacevole e per di più neanche influente ai fini della gara, che invece dovrebbe essere asciutta.

Però Brama ha ragione. Ormai è così: meglio avere un giorno di riposo in più nelle gambe. Meglio passare una vigilia tranquilla. Specie per chi punta alla vittoria come il campione del mondo Alaphilippe.

E sulle orme del team di Lefevere anche altre squadre hanno scelto di provare all’antivigilia. Jumbo-Visma, Lotto Soudal, Bora Hansgrohe, UAE Team Emirates, Ineos-Grenadiers, quelle che abbiamo incontrato noi. Mentre la Trek-Segafredo dovrebbe andare domani. Di sicuro domattina andranno le donne.

Quick Step da lontano

Molti hanno scelto di partire dai meno 90-100 chilometri. Uno dei vantaggi della ricognizione al giovedì è che si può provare una porzione maggiore di percorso.

La Quick Step–Alphavinyl per esempio ha scelto di provare solo i settori più lunghi e per questo è partita abbastanza indietro, in zona Torrenieri per intenderci, vale a dire poco prima del settore più lungo, quello di Lucignano d’Asso. E infatti, dopo Monte Sante Marie, Alaphilippe e compagni sono scesi “in pianura” e hanno ripreso la strada dell’hotel. 

Altri invece, dopo Monte Sante Marie, hanno tirato dritto anche per scoprire gli ultimi tre settori: Monteaperti, Colle Pinzuto e Le Tolfe.

Occhio alle ruote

Una ricognizione fatta principalmente per il “reparto ruote”. Tutti tubeless per i Quick Step. Alaphilippe non aveva ancora trovato la pressione giusta, tanto che proprio all’uscita di Monte Sante Marie l’ha fatta ritoccare al meccanico. Probabilmente l’ha fatta abbassare un po’ visto che si è “lamentato” dell’aderenza.

Il francese ci tiene molto a questa gara. L’ha vinta nel 2019 e lo scorso anno fu secondo alle spalle di Van der Poel. E’ dato in ottima condizione. E quando “Loulou” punta ed è in condizione raramente sbaglia: Leuven (e non solo) insegna.

Per tutti loro ruote a “basso” profilo: le 33 millimetri Alpinist di Roval, marchio di Specialized.

Ma tutto sommato il clan era tranquillo, anche perché a vigilare su di loro c’era Giampaolo Mondini, il responsabile dei team proprio del brand americano. Di certo ne avranno parlato a bocce ferme anche a fine ricognizione.

Ulissi e Covi (in primo piano) durante la ricognizione di questa mattina
Ulissi e Covi (in primo piano) durante la ricognizione di questa mattina

Rapporti: si cerca il 32

E qualche dubbio regnava anche in casa UAE Team Emirates. Soler ha detto al meccanico che la pressione di 5,2 bar all’anteriore andava bene per lo sterrato, ma non per l’asfalto. Così sgonfia, infatti, la ruota saltellava un po’.

Il meccanico della UAE passava con la pompa da una bici all’altra per controllare la pressione appunto. Chiedeva ai ragazzi se andava bene. E intanto annotava i dati su un quaderno. Non solo, ma chiedeva anche dei rapporti.

«Ma lasciate questi rapporti?», domanda Covi: «Io vorrei il 32». «Sì, meglio. Il 32 va bene anche per eventuali ripartenze da fermi», gli risponde il diesse Manuele Mori.

Mentre parlano notiamo che Covi e Ulissi hanno fatto una scelta diversa. Ruote basse per Diego, ruote alte per Covi. Mentre le pressioni, a parte qualche ritocco in base al peso, dovrebbero essere per tutti le stese: 5-5,2 bar all’anteriore e 5,5-5,7 bar al posteriore.

Tattica e percorso

Ma la ricognizione serve anche per memorizzare i tratti, per visionare i possibili scenari di corsa. Una corsa sempre mossa, in cui ci si concentra molto sugli undici settori di sterrato chiaramente, ma che non va sottovalutata per il suo dislivello di 3.100 metri.

«Vedete – spiegavano i diesse della UAE ai ragazzi – qui (la vetta di Monte Sante Marie, ndr) si esce sempre “spaccati”. Di solito ci sono due gruppi. Se si è in uno di questi due drappelli va bene, altrimenti la corsa è finita».

«Perché quanto manca da qui?», chiede ancora Covi mentre sgranocchia una barretta. «Mancano 42 chilometri», gli risponde Mori. «Se non vi sentite un granché meglio anticipare, come fece Formolo qualche tempo fa», continua il direttore sportivo.

«E gli altri tratti come sono?», continua Covi. «Sono più brevi, ma con degli strappi duri», gli ribatte Ulissi, che è lì al suo fianco, ben più coperto del giovane compagno.

Rodriguez solitario

Le squadre si radunano quasi sempre all’uscita degli sterrati. I corridori parlano, si confrontano tra di loro e con i meccanici e soprattutto si aspettano. E sì, perché ci sono delle belle differenze di approccio alla ricognizione.

Ognuno interpreta i tratti come meglio crede: studiare linee e “sentire la guida” andando forte, oppure osservare bene la strada e i suoi trabocchetti. Si cerca poi qualche punto di riferimento da memorizzare in caso di crisi o di attacco.

E in questa interpretazione molto influisce quanto si è fatto il giorno prima.

Laengen e Soler ieri non hanno corso a Laigueglia e infatti sono arrivati in cima con una buona manciata di minuti di vantaggio su Covi e Ulissi, che invece sono stati protagonisti nella corsa ligure.

Idem Carlos Rodriguez. Lui lo abbiamo “pizzicato” in un tratto di collegamento su asfalto, totalmente abbandonato dai compagni (ma con l’ammiraglia al seguito). Anche lo spagnolo ha corso a Laigueglia. Andava pianissimo, ma non conoscendo il percorso lo ha voluto provare tutto.

Alaphilippe d’attacco, con un occhio in più sui numeri

17.02.2022
5 min
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Il punto della situazione su Julian Alaphilippe. Il campione del mondo, che avevamo incontrato a Calpe ai primi di gennaio, ha riattaccato il numero sulla schiena e fatto balenare i primi lampi di vivacità. Se in quel primo parlare ci eravamo resi conto del suo nuovo distacco davanti alle corse, ora resta la curiosità di come abbia gestito complessivamente il suo inverno.

Il Lombardia, chiuso al sesto posto, è stato l’ultima corsa 2021 per Julian Alaphilippe (qui con Masnada)
Il Lombardia, chiuso al 6° posto, è stato l’ultima corsa 2021 per Julian Alaphilippe (qui con Masnada)

Quattro settimane off

Complici la paternità e il non aver preso parte alle Olimpiadi, dopo il Tour de France Julian ha fatto soltanto 15 giorni di gara, per cui è arrivato in fondo alla stagione certamente stanco fisicamente, ma non troppo provato mentalmente. Perciò, al posto delle consuete sei settimane di vacanze, ne ha fatte quattro.

«E siccome non aveva questa stanchezza psicologica – spiega suo cugino Frank, che da sempre lo allena – quelle quattro settimane gli sono sembrate eterne, ma come ogni cosa le ha fatte al 100 per cento, riposo compreso. Alla fine però non vedeva l’ora di ricominciare».

Quattro settimane di stacco, in cui ha seguito l’uscita del suo libro (foto Instagram)
Quattro settimane di stacco, in cui ha seguito l’uscita del suo libro (foto Instagram)

La pausa è stata in realtà piuttosto relativa, dato che Julian nel frattempo ha lavorato in palestra, ha corso a piedi oppure è uscito in mountain bike. Si fa fatica a tenerlo fermo: basta osservare il modo in cui muove le mani per capirlo…

Calendario a posto

Novembre ad Andorra, dove Alaphilippe vive con Marion Rousse e il figlio Nino. Stagione propizia per lui quest’anno, dato che non è nevicato, quindi la ripresa non ha avuto ostacoli.

«La prima cosa – spiega ancora l’allenatore – è stata lavorare sulla base. Abbiamo seguito i programmi alla lettera a differenza dell’anno precedente, in cui la frattura del polso lo ha condizionato tanto».

Inverno ad Andorra con Marion e Nino, grazie al meteo favorevole (foto Instagram)
Inverno ad Andorra con Marion e Nino, grazie al meteo favorevole (foto Instagram)

La consapevolezza del programma ha permesso anche di impostare i periodi successivi di lavoro. Tolta dalla mente l’ipotesi del Fiandre, Alaphilippe scommetterà tutto sulle classiche delle Ardenne. La Freccia Wallonne del 20 aprile e la Liegi-Bastogne-Liegi quattro giorni dopo: la corsa che più gli si addice, che più gli piace e che continua a sfuggirgli.

Alla luce di questi obiettivi, la preparazione prevede il Vuelta Catalunya (4-9 aprile), la Freccia del Brabante (13 aprile), poi salterà l’Amstel Gold Race.

Attenzione ai watt

Dicembre a Calpe, primo ritiro della Quick Step-Alpha Vinyl. E qui, a margine del suo essere guascone e leader in ogni gesto, è emersa la prima vera differenza dell’Alaphilippe 2.0.

In ritiro a Calpe ha lavorato bene: sia a dicembre, sia poi a gennaio. Qui con Mark Cavendish
In ritiro a Calpe ha lavorato bene: a dicembre e a gennaio. Qui con Cavendish

«Prima dei i numeri e della potenza non gli importava – dice Frank – ora è interessato. Durante il ritiro ha studiato i suoi progressi in termini di watt. Sa che deve passare per questa fase se vuole continuare a progredire. Quindi continuerà a correre d’istinto e sentimento, perché è così che ha imparato a conoscere il suo corpo, ma ora si allena con il misuratore di potenza. Gli dà molta importanza, fa molte domande a riguardo. Se qualcuno me lo avesse detto, qualche anno fa… ».

Il primo intoppo

Capodanno in Belgio, dove assieme a Federer e Verstrappen è stato nominato sportivo straniero preferito, poi di nuovo a Calpe, secondo ritiro. E subito dopo, si è verificato il primo intoppo. Julian ha preso un forte raffreddore, che ha persuaso il team a non portarlo al successivo ritiro in Algarve. Qualcosa del genere era successo anche l’anno scorso, ma più avanti nel calendario.

«Ricordo che mi aveva messo in agitazione – aveva detto Alaphilippe a Calpe – perché ero arrivato alle prime gare senza essermi allenato bene e non recuperavo. Era stato difficile arrivare in forma fino a Liegi».

Questa volta l’influenza ha anticipato, ma un po’ di ritardo si è comunque accumulato. Anche se secondo suo cugino si parla davvero di sfumature.

«A Julian piace stare bene dall’inizio della stagione – chiude l’allenatore – ha sempre lavorato così. Ha bisogno di sapere che tutto è a posto, che non ha difficoltà fisiche o ritardi di forma. Non so se la malattia modificherà i suoi piani, ma da quello che si è visto al Tour de la Provence, sembrerebbe già un bell’Alaphilippe».

Garmin e Tacx, ecco i team per il 2022!

24.01.2022
4 min
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Garmin e Tacx hanno recentemente annunciato le sponsorizzazioni tecniche per la stagione 2022. Restando al solo ciclismo saranno oltre 15 le squadre ad essere interessate. A queste si andranno ad aggiungere centinaia di atleti professionisti appartenenti a discipline fra loro diverse come corsa e triathlon.
A dare il benvenuto a tutti gli atleti è stata Susan Lyman, vicepresidente del global consumer marketing di Garmin.

«Siamo onorati – ha detto – del fatto che così tanti tra i migliori team e atleti del mondo abbiano scelto Garmin e Tacx per allenarsi, competere e godere ogni giorno delle proprie avventure sportive. Dall’uso dei nostri smartwatch ai ciclocomputer GPS, dagli strumenti per la sicurezza a quelli per l’allenamento. I nostri prodotti saranno a disposizione di questi corridori, ciclisti e triatleti che potranno utilizzare uno dei più forti ecosistemi presenti sul mercato. E noi non vediamo l’ora di contribuire ai loro successi».

La Quick Step-Alpha Vinyl entra nel mondo Garmin nella stagione 2022
La Quick Step-Alpha Vinyl entra nel mondo Garmin nella stagione 2022

Le novità team 2022

Ci saranno due nuovi team che nel 2022 potranno usufruire del meglio della tecnologia Garmin e Tacx: Quick Step-Alpha Vinyl e Ineos Grenadiers. La formazione del campione del mondo Julian Alaphilippe fino ad oggi aveva lavorato esclusivamente con Tacx. Mentre il team del campione olimpico Filippo Ganna aveva punto contare sul supporto tecnologico di Garmin. Lo stesso Ganna ha voluto commentare con queste parole l’opportunità di poter finalmente avvalersi anche dei prodotti Tacx.

«Lavorare con i prodotti Garmin è fantastico – ha spiegato – perché forniscono dati eccezionalmente chiari, vari e accurati che noi atleti utilizziamo per capire il livello della nostra performance. Sono entusiasta di aggiungere quest’anno i prodotti Tacx al mio allenamento e vedere come possono aiutarmi a migliorare ancora di più».

Garmin Edge 1030 Plus
Tra i prodotti che Garmin metterà a disposizione dei team ci sarà anche ciclocomputer Edge 1030 Plus
Garmin Edge 1030 Plus
Tra i prodotti che Garmin metterà a disposizione dei team ci sarà anche ciclocomputer Edge 1030 Plus

L’elenco completo

L’elenco delle squadre che nel 2022 potranno contare sul supporto di Garmin e Tacx è completato da Jumbo-Visma, Astana Qazaqstan Team, Canyon CLLCTV XCO, Canyon//Sram Racing, CST PostNL Bafang MTB Racing team, Cube Action Ream, Lotto Soudal, NXTG By Experza, Rocacorba Collective, Scott-Sram MTB Racing Team, Team SD Worx, Team Total Energies, Trek Factory Racing. Garmin continuerà a sponsorizzare la Groupama-FDJ Cycling Team e il Movistar Team a livello maschile e femminile.

Il meglio di Garmin e Tacx

Tutti i team e gli atleti sponsorizzati potranno avvalersi del meglio della tecnologia Garmin come i ciclocomputer della serie Edge, tra cui gli Edge 530, Edge 830 e Edge 1030 Plus. Questi prodotti oltre alla navigazione GPS, offrono ai ciclisti dati sulle performance e metriche avanzate sugli allenamenti.

Tacx metterà a disposizione il rullo NEO 2T Smart che misura i dati con un errore massimo dell’1% e presenta caratteristiche uniche come il road feel, la simulazione della discesa e l’inerzia dinamica. Così da rendere l’allenamento indoor il più possibile simile all’esperienza outdoor. Completano l’offerta Garmin e Tacx l’orologio Forerunner 945, la luce integrata Varia RTL515, la bilancia Index S2 Smart Scale e i portaborracce Ciro bottle cages.

Le squadre avranno a disposizione il rullo Tacx Neo Smart 2T Smart, il meglio della gamma per gli allenamenti indoor
Le squadre avranno a disposizione il rullo Tacx Neo Smart 2T Smart, il meglio della gamma per gli allenamenti indoor

Sicurezza e performance

Carsten Jeppesen, responsabile dei partner tecnici e delle relazioni ciclistiche della Ineos Grenadiers, ha sintetizzato al meglio l’importanza di poter disporre del meglio di Garmin e Tacx.

«Condividiamo il desiderio di innovare continuamente – ha spiegato – e ci affidiamo ai prodotti Garmin per monitorare i nostri sforzi mentre ci alleniamo e corriamo su strada, con un’attenzione particolare alla sicurezza. Siamo entusiasti di espandere la nostra sponsorizzazione, aggiungendo alle unità Edge e le luci Varia, anche cardiofrequenzimetri, smartwatch ed il sistema di allenamento indoor Tacx. Siamo entusiasti di vedere cosa possiamo realizzare insieme nei prossimi anni».

Garmin