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Un altro Remco: punta sulla Vuelta e parla ai più giovani

12.01.2022
5 min
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Remco ha l’espressione fresca e voglia di far battute, però c’è in lui qualcosa di diverso che cercheremo di scoprire. La prima intervista da professionista con il giovane belga la facemmo proprio qui nel 2019 e fece seguito alla rapida conoscenza fatta a capo del 2018 da junior, quando vinse tutto quel che si poteva. Quella prima volta parve ugualmente fresco, ma un po’ troppo sicuro di sé. Oggi, sulla porta dei 21 anni (li compirà il 25 gennaio), il ragazzo appare più posato. Negli ultimi tre anni ha vissuto sulle montagne russe e dagli alti e soprattutto dai bassi ha imparato un diverso stile. Per il resto, la sicurezza non fa difetto, la caviglia è sottile e la gamba scopre qualche vena che a quel tempo era nascosta sotto il polpaccio da junior.

«Non vorrei cambiare nulla della mia vita – sorride Remco, in apertura nella foto Wout Beel – sto proprio bene così. Posso correre in bici. Ho la salute. La mia famiglia sta bene. Va tutto alla grande. Se proprio potessi cambiare qualcosa, chiederei un meteo migliore per il Belgio. Ma ho capito a mie spese che alcune cose non si possono cambiare».

C’è tanto nell’ultima frase, basta afferrarlo. Per cui il viaggio comincia leggero, cercando di capire dove lo porterà il 2022 iniziato già ad handicap: doveva partire dall’Argentina, per cui proprio in questi giorni si stanno rivedendo i programmi.

Sai che soprattutto in Italia è iniziata la caccia al nuovo Remco Evenepoel, per cui si fanno passare corridori di 19 anni sperando che facciano come te?

Davvero? Lo trovo strano (sgrana gli occhi, ndr), è sbagliato cercare di imitare quello che fanno gli altri, perché quello che sta bene a me, certamente non andrà per un altro e viceversa. Io faccio le mie cose, cercando sempre di dare il meglio. Nessuno cerca di farmi somigliare a qualcun altro. Credo che ogni corridore abbia la sua strada da seguire e un modo diverso di raggiungere il massimo livello, è sbagliato proporre confronti. Anche io ho una vera venerazione per Contador e Merckx, ma quando sono diventato professionista non ho mai pensato né mi hanno mai proposto di fare come loro. Questo è il mio piccolo consiglio per chi vuole diventare professionista: seguite la vostra strada.

Remco è passato dopo il 2018 trionfale fra corse a tappe, europei (crono e strada) e i mondiali (crono e strada, nella foto)
Pro’ dopo il 2018 trionfale con gli europei (crono e strada) e i mondiali (crono e strada, nella foto)
Qual è oggi la tua strada?

Intanto spero di avere una stagione normale, non come il 2021 in cui sono stato per metà anno ad allenarmi, poi sono caduto al Giro d’Italia, poi le cose non hanno funzionato a Tokyo… Voglio un anno normale, in cui punterò sulle Ardenne e sulla Vuelta. Spero di fare esperienza ad alto livello in un grande Giro. In Spagna sono sempre andato bene, dalla prima vittoria a San Sebastian alla Vuelta Burgos. La Vuelta mi piace, ha sempre tappe e arrivi speciali. Quest’anno ha una cronometro a squadre in apertura a nemmeno due ore da casa mia (a Utrecht, in Olanda, ndr) e una individuale piuttosto lunga (31 chilometri molto veloci, ndr) alla decima tappa, ad Alicante.

Alicante è a 60 chilometri da qui…

Infatti siamo andati a vedere il percorso, sarebbe stato stupido non farlo. Quello che spero di ottenere dalla Vuelta è fare un passo verso i più forti della classifica. E per il resto mi auguro di uscire dalla stagione con qualche bella vittoria.

Parli di anno normale, hai qualche rimpianto per il 2021?

Rimpianti forse no, ma alcune cose sarebbero potute andare diversamente. Sono andato male alle Olimpiadi, quello è stato il vero passaggio a vuoto. Abbiamo sbagliato l’avvicinamento, perché mi sono allenato molto bene, ma sono arrivato a Tokyo con la condizione in calando. Un grosso errore che non ripeteremo di sicuro. Quanto al Giro d’Italia, fino alla seconda settimana sono rimasto vicino ai migliori, poi mi hanno fatto cadere e a quel punto non aveva senso continuare. Il rimpianto può essere stato non aver mai lottato per la maglia rosa. Sarebbe stato un sogno. Per il resto sarò onesto: ho chiuso il 2021 con otto vittorie e parecchi podi di peso, a partire da europei e mondiali. Se potessi li baratterei tutti per una di quelle vittorie (sorride e allarga le braccia, ndr).

Hai parlato di Contador.

Era uno spettacolo vederlo correre, non era mai banale. Come dicevo, non accetterei mai di essere paragonato a lui sia per le sue tante vittorie sia perché non mi piacciono i paragoni. Avere degli idoli è importante, ma non per fare confronti. Semmai per trarne ispirazione.