Visconti e gli insoliti messaggi a Colbrelli. Storia di un’amicizia

16.09.2021
5 min
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«Non “muovo” la bici da tre giorni». «Meglio così, anzi spero che all’inizio della gara starai anche male». A lanciare l’allarme è Sonny Colbrelli a pochi giorni dal campionato europeo di Trento, che lo ha poi visto trionfare. A rispondere è Giovanni Visconti, uno dei veterani del gruppo, corridore (e uomo) tra i più sensibili. Uno scambio di messaggi così, che lo stesso siciliano ha poi pubblicato sui social, non poteva certo lasciarci indifferenti.

Perché questa risposta inaspettata? Che poi letta così sembra anche possa esserci maretta tra due, cosa invece diametralmente opposta.

Prima del via degli europei Colbrelli era piuttosto teso. Magari ripensava ai messaggi di Visconti!
Prima del via degli europei Colbrelli era piuttosto teso. Magari ripensava ai messaggi di Visconti!

La premonizione di Visconti

«Perché sarà una cavolata – dice Visconti – ma a me è quasi sempre andata così. Quando stavo male in partenza ho poi avuto delle giornate super. Quelle giornate in cui sei al massimo dal primo all’ultimo chilometro ti capiteranno una volta all’anno, ma neanche. E’ una questione di testa. Magari sei in forma, punti forte, ma a ridosso dell’evento può capitare che tu non abbia più grandi sensazioni. Questo perché sei fin troppo concentrato, sei lì a finirti di testa, sei super convinto. Aumenta la pressione. E fino a che non iniziano i primi chilometri di gara non scarichi il nervosismo».

«Sonny a tre giorni dalla gara non stava bene. Ma perché? Perché era il leader della nazionale, sapeva di essere in forma, sentiva la pressione e ha iniziato a domandarsi: sarò in grado? Gli sono serviti i chilometri iniziali della gara per cancellare tutte queste tensioni».

Visconti vince il Melinda 2009 (davanti a Garzelli) dopo essere stato ad un passo dal ritiro
Visconti vince il Melinda 2009 (davanti a Garzelli) dopo essere stato ad un passo dal ritiro

Dal piede a terra alla vittoria

Visconti più di altri è in grado di tirare fuori prestazioni eccellenti quando la sua testa gira bene e quindi conosce molto bene l’argomento. Lui stesso ammette di aver avuto moltissime esperienze simili a quella di Colbrelli.

«In particolare mi viene in mente un trofeo Melinda (era il 2009, ndr). Dopo 80 chilometri avevo messo piede a terra. No dico: piede a terra… Mi sono fermato urlando. Volevo ritirarmi. Per radio quasi litigai con Scinto. No, basta, continuavo a ripetere. Poi Luca mi ha convinto a ripartire e ho vinto.

«Al contrario, una di quelle giornate in cui sei super dall’inizio alla fine mi capitò nel campionato italiano di Conegliano. Quel giorno “giocavo” con gli avversari, potevo fare tutto quello che volevo. Avrei potuto fare un giro in più. Ecco, quella è stata una di quelle giornate che nella carriera di un corridore capitano due o tre volte».

«Per questo per me stare male a ridosso delle gare a cui puntavo era diventato quasi un rito. Quasi speravo di stare male perché sapevo che dopo 80-100 chilometri mi sarei sbloccato. Altre volte in cui invece mi sentivo bene all’inizio avevo poi paura di spegnermi nel finale e così è successo».

Nel 2011, quando Colbrelli era stagista alla Colnago Csf, ci fu una protesta al Giro di Padania
Nel 2011, quando Colbrelli era stagista alla Colnago Csf, ci fu una protesta al Giro di Padania

Quello schiaffo al Padania

Visconti poi ci parla del suo bel rapporto con Sonny Colbrelli. Un rapporto di amicizia vera. Ma nonostante ciò i due si sono sentiti solo per messaggi vocali via WhatsApp.

«So che dopo la sua vittoria a Trento gli sono arrivati migliaia di messaggi, quindi volevo lasciarlo tranquillo – riprende Visconti – Gli ho scritto solo a mezzanotte e lui mi ha risposto. Ma adesso non voglio disturbarlo troppo e lasciarlo tranquillo. Capisco questo momento che sta vivendo».

«Come nasce questa amicizia? Beh, la nostra conoscenza è tutta da ridere. Eravamo al Giro di Padania in quel giorno in cui ci fu quella protesta. Lui era stagista alla Colnago Csf. Si fece portavoce del gruppo nei confronti del pubblico a bordo strada. Ci andò parlare e per tutta risposta prese uno schiaffone dalla gente! Che ridere. Era un simpaticone, un “pacioccone”… Poi l’amicizia vera è nata dai tempi della Bahrain. Posso dirvi che quando vince lui sono davvero contento. E lo stesso vale per Ulissi».

Tanta umiltà, per Visconti è questo il segreto della crescita di Colbrelli
Tanta umiltà, per Visconti è questo il segreto della crescita di Colbrelli

Parola chiave umiltà

Visconti, nella sua ormai lunga carriera ne ha visti di corridori vincere, crescere e altri sparire. Quindi può dirci perché secondo lui Colbrelli è migliorato in questa misura.

«Credo che sia cresciuto così tanto per la sua umiltà – risponde secco il corridore della Bardiani Csf Faizané – guardate anche quello che è successo al Benelux Tour. Sonny stava per vincere la classifica generale, un suo compagno, Mohoric, lo ha attaccato, ma lui è rimasto a ruota composto. Poteva dare un cambio per chiudere, ma non lo ha fatto… Poi è andata bene, ma pur di non intralciare la squadra era rimasto al suo posto. E quella comincia ad essere una bella corsa, perderla potrebbe dare fastidio. E poi pensateci: lo avete mai visto litigare con qualcuno? Davvero, Sonny è rimasto un bambinone, nel senso buono, non è mai malizioso e questi successi se li merita tutti».

Anche quando le cose non hanno girato al meglio, come quest’anno, Visconti non ha mai mollato
Anche quando le cose non hanno girato al meglio, come quest’anno, Visconti non ha mai mollato

Tensione e cattiveria agonistica

Prima di chiudere, con Visconti ritorniamo sul discorso dello stare male prima di un grande evento. Anche perché per inviare dei messaggi come quelli rivolti a Colbrelli devi essere più che sicuro di ciò che scrivi e pensi. E gli chiediamo se secondo lui è un qualcosa che riguarda pochi corridori o invece è un qualcosa di più comune.

«Io credo – conclude Visconti – che valga per il ciclista in generale. Il corridore è lì che sta facendo una super preparazione, sempre a tutta, anche con la testa. Sente la pressione crescere, la tensione prende man mano il posto della cattiveria agonistica. E quasi si stacca dalla realtà. A quel punto per ritornare in sé stesso lo possono aiutare le prime ore di corsa. Lì i dubbi e le paure vengono cancellati e torna in gara».

Visconti, come è cambiato il ciclismo con i social network?

24.08.2021
5 min
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I social network hanno cambiato il modo di vivere dei corridori, creando sempre più distanza nei rapporti tra di loro e sempre più vicinanza con un mondo fittizio, quello virtuale. Un mondo che a volte restituisce immagini un po’ illusorie, non sempre così vicine alla realtà e nelle quali c’è una buona dose di apparenza.

Facendo un paragone, “il nuovo mondo” a volte sembra richiami i tempi del far west, dove tutto è permesso e non ci sono regole univoche. A dirci come stanno veramente le cose ci pensa Giovanni Visconti, in forza al team Bardiani-CSF Faizané dal 2021, e che vanta un passato (ma anche un presente) da grandissimo corridore.

Primoz Roglic che consulta il cellulare in un momento di relax (foto Jumbo Visma)
Primoz Roglic che consulta il cellulare in un momento di relax (foto Jumbo Visma)
Come è cambiato il ciclismo con i social?

Innanzitutto è cambiato il rapporto tra i corridori perché prima c’era una sorta di menefreghismo rispetto a quello che faceva l’altro. Adesso invece è diventata una lotta a chi fa più chilometri in bici. Da qui nasce anche la questione dei giovani che vogliono simulare quello che fanno i professionisti, perché oramai basta guardare i vari social network come Strava e Instagram per vedere in che modo si allena un pro’. Questo spinge i giovani a fare sempre di più: un allievo fa quello che dovrebbe fare uno junior, uno junior fa quello che dovrebbe fare un under 23 ed ecco che l’under 23 fa quello che dovrebbe fare un professionista. Bruci le tappe e questo non va bene. Il neoprofessionista non esiste più perché alla fine i giovani fanno i professionisti sin da subito, anche a causa di questo fenomeno di emulazione.

Ti è mai capitato sui social di leggere commenti brutti su di te?

Certo, questo aspetto può essere un pro e un contro. Perché nel momento in cui vai forte e vinci, tutti ti fanno sembrare un eroe e ti riempiono di complimenti. Se poi però le cose non vanno come dovrebbero andare ti arrivano molte critiche ed insulti, a volte anche pesanti. Se il corridore è un po’ debole caratterialmente può rischiare di deprimersi. Ti faccio un esempio: in questo momento anche io sono un po’ fragile a livello mentale, nonostante abbia trovato il mio ambiente ideale, però non è stata una stagione facilissima per me. L’altro giorno dopo aver postato sui social una foto della mia bici ho ricevuto un commento di cattivo gusto: «Se questa è la bici che ti ha fatto andare così forte quest’anno siamo a posto». E vi dico che ci sono rimasto un po’ male. Anche perché non posso mettermi di spiegare a tutti cosa mi è successo quest’anno.

Un sorridente Lorenzo Fortunato impegnato in una conversazione (foto instagram)
Un sorridente Lorenzo Fortunato impegnato in una conversazione (foto Instagram)
Cosa ti è successo?

Ho avuto dei problemi fisici e adesso stiamo facendo alcune valutazioni, con lo staff della squadra, per valutare quando sarà il momento giusto per tornare alle corse.

I giovani del gruppo come vivono l’aspetto dei social?

I giovani adesso hanno molte persone che li assistono: il preparatore, il nutrizionista, il massaggiatore. Insomma sono guidati al 100%, ma quando vai al di fuori di questo, non c’è qualcuno che ti aiuti a non sprofondare. Ad esempio un altro fattore che sta subendo in modo pazzesco l’influenza dei social è quello dell’alimentazione. Tutti vogliono essere sempre più magri e appena un corridore fa 200 chilometri, si pensa subito di fare di più per superarlo.

Sono più i contro che i pro…

Assolutamente! L’altro giorno ero insieme a Paolo Bettini e abbiamo ricordato quando negli anni passati andavamo a mangiare durante le corse a tappe. Erano momenti quasi di festa, di spensieratezza. Adesso ti contano anche i cucchiaini di marmellata che metti sulle fette biscottate. Pesano tutto. Ultimamente per sdrammatizzare ho pubblicato una storia su Instagram in cui mettevo il cornetto con la crema sulla bilancia. Prima c’era più libertà, anche per mangiarsi una fetta di pane e Nutella. Ora queste cose non le fai più, soprattutto perché vedi che gli altri non le fanno e ti lasci condizionare.

Il rapporto virtuale con l’altro diventa quasi una schiavitù?

Sì, ma durante le corse a tappe la cosa migliore sarebbe proprio quella di non utilizzare i social network. Forse la squadra potrebbe vietare di farlo, anche se la vedo dura.

Il cellulare è diventato uno strumento dal quale difficilmente ci si stacca (foto Instagram)
Il cellulare è diventato uno strumento dal quale difficilmente ci si stacca (foto Instagram)
Si sprecano molte energie?

Tantissime! Spesso sbaglio anche io ad utilizzarli in modo eccessivo, sebbene io sia uno dei superstiti che cerca ancora di fare gruppo insieme agli altri, di scherzare un po’. Non sarebbe meglio starcene insieme a chiacchierare anziché guardare i cellulari? Invece sul bus tutti sono incollati al telefono e a tavola idem. L’utilizzo spietato del cellulare, in generale, ha rovinato lo stile di vita della gente. Quando ho iniziato a correre da professionista c’era meno stress, meno sofferenza. Oggi accade qualcosa dall’altra parte del mondo e la notizia ci mette un secondo per arrivare sui social.

Cosa si potrebbe fare secondo il tuo punto di vista?

Oggi c’è un punto di riferimento per qualsiasi cosa. Per l’alimentazione, per la biomeccanica, per i massaggi. Io dico che adesso è arrivato il momento di inserire anche uno psicologo all’interno di un team che aiuti i corridori a sostenere il peso eccessivo che si accumula “sulle spalle” e soprattutto nella testa. I social, secondo me, fanno più male che bene. Alla fine quando fai qualcosa di bello e passi un momento spensierato dovresti condividerlo solo con la famiglia, con gli amici. Perché dobbiamo far vedere a chiunque le cose belle che ci capitano, tramite i social network?

Visconti non molla e riparte… dalla Sardegna

04.07.2021
5 min
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Quella 2021 non è stata di certo la migliore stagione di Giovanni Visconti. Almeno sin qui. Il siciliano della Bardiani Csf Faizanè al Giro di Slovenia ha deciso di dare una svolta. Ha alzato il braccio e ha detto stop. 

«Impossibile e inutile continuare così. E in accordo con Roberto Reverberi abbiamo deciso che era meglio fermarsi, resettare tutto e concentrarsi sul finale di stagione».

Giovanni Visconti sulle strade dell’ultimo Giro
Giovanni Visconti sulle strade dell’ultimo Giro

Pit stop ponderato

Ma per capire come si sia arrivati a questo punto bisogna tornare dietro, a dicembre. Ed è Visco stesso a raccontarci tutto. Una sola domanda e il tre volte campione nazionale ci spiega con chiarezza e sincerità tutto quel che gli è successo.

«Come detto, la stagione è andata male sino ad ora e non perché non ci abbia messo impegno, questo proprio no, anche la squadra me lo riconosce. Un impegno che poi non si è limitato solo agli allenamenti ma anche al lavoro con i ragazzi, per fare acquisire loro un’altra mentalità, per fare gruppo.

«Tutto inizia a dicembre con un terribile sfogo di Sant’Antonio che mi ha portato ad avere dei problemi alla tiroide. Questa è un po’ la centralina del motore. Ed è stato un continuo rincorrere la condizione, cercare di riprendersi. Quindi era necessario fermarsi e recuperare. Recuperare anche di testa, perché con tutte quelle batoste prese entri in un vortice che non ne esci più. E così allo Slovenia mi sono fermato. Era inutile andare all’italiano in quelle condizioni e voi tutti sapete cosa significhi per me quella corsa. Non sarebbe stato giusto né per me, né per il team».

Poche gambe, ma tanta grinta: Visco è entrato in quattro fughe al Giro
Poche gambe, ma tanta grinta: Visco è entrato in quattro fughe al Giro

La sofferenza al Giro

Probabilmente senza il Giro d’Italia Giovanni si sarebbe fermato prima. Sapeva e sentiva di non stare bene, ma chiaramente era impossibile non essere al Giro. Lui stesso racconta di una vera sofferenza durante tutta la corsa rosa.

«Ho resistito per orgoglio. L’ho finito per rispetto della fiducia che il team e gli sponsor avevano in me, ma credetemi se vi dico che ho perso due anni di vita. Ho preso quattro fughe, due delle quali anche difficili che neanche io so come ho fatto. Ma i giorni successivi ho rischiato di andare a casa anche se erano tappe di pianura. Ho speso molto, anche mentalmente. E infatti dopo il Giro sono saltato anche di testa. E come detto, in accordo con Reverberi ci siamo fermati. Basta prendere batoste. Lui mi ha detto: se recuperi bene ci sono i tre mesi finali da fare in apnea e se azzecchi una gara vedrai che cambia tutto». 

Visconti (di spalle) ha lavorato molto anche in ottica gruppo. Un qualcosa molto apprezzato dalla Bardiani
Visconti (di spalle) ha lavorato molto anche in ottica gruppo. Un qualcosa molto apprezzato dalla Bardiani

Bardiani, che sorpresa

E così dopo lo stop totale di alcuni giorni Visconti ha fatto i bagagli, ha preso la sua famiglia e se ne è andato in Sardegna. Ma non a prendere il sole in spiaggia…

«Adesso sono due settimane che sono sull’isola. E riprenderò a correre proprio alla Settimana Ciclistica Italiana, aspetterò la squadra qui. Ho ricominciato ad allenarmi bene e ho avvertito anche qualche buona sensazione a livello fisico.

«Vorrei fare un bel finale di stagione per cancellare i mesi scorsi, essere competitivo visti i tanti sacrifici fatti, anche perché la squadra crede in me. Qui ho trovato un ambiente “da Dio”: sereno, umile… Vorrei ripagarlo. Ah se l’avessi saputo prima… I Reverberi sono persone stupende. Tanto che nonostante sia stata una brutta stagione, non scarto l’idea di continuare un altro anno proprio perché mi piace questo gruppo».

Giovanni in Sardegna ha trovato compagnia nei suoi allenamenti
Giovanni in Sardegna ha trovato compagnia nei suoi allenamenti

Niente altura…

Come detto Visconti è in Sardegna. E associando il nome di questa isola all’estate risulta difficile pensare ad allenamenti e sacrifici. E Visco stesso ci scherza su.

«Sono qui dal 30 giugno, può sembrare una cavolata ma io al mare mi rigenero. A me l’altura fa l’effetto opposto. Già quando ero uno juniores videro che non mi faceva bene, anzi. L’ultima volta che l’ho fatta ero in Bahrain Merida e mi rimandarono a casa dopo una settimana. Sono qui con la famiglia. La mattina mi alleno, il pomeriggio mi riposo e guardo il Tour e la sera semmai vado un’oretta in spiaggia.

«E che strade! Bellissime. Ideali per allenarsi. Sto vicino a Golfo Aranci. I percorsi sono duri. Ci sono tante salite brevi, che poi sono quelle che servono a me, soprattutto adesso che è estate. E quando devo fare distanza vado verso il Limbara, una salitaccia! Oppure vado verso Montagneddu».

Giovanni Visconti, Coppa Sabatini 2018
Con il caldo Giovanni va forte, eccolo trionfare nella Coppa Sabatini 2018
Giovanni Visconti, Coppa Sabatini 2018
Con il caldo Giovanni va forte, eccolo trionfare nella Coppa Sabatini 2018

Estate scoppiettante

Il programma di Visconti quindi riprende dal Giro di Sardegna (o Settimana Italiana che sia) e poi?

«E poi c’è solo da correre, le gare non mancano. Intanto ripartiamo da questa corsa che sarà utilissima per completare la preparazione. Anche se non è molto dura va bene per ritrovare un po’ di ritmo gara e un buon colpo di pedale. Anche perché poi ci saranno altri 15 giorni senza corse e ad agosto ci sono tutte le gare che vogliamo in Italia. Ma forse potrei anche fare una o due brevi corse a tappe in Francia».

Aspettiamoci quindi il Visconti battagliero che siamo abituati a vedere. Le corse estive sono le sue. E se tutto è apposto…

Cosa si mette nella borsa del freddo? Ce lo dice Visconti

24.05.2021
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Quando si apre il Garibaldi e si vede che c’è da affrontare una tappa così vengono i brividi. Forse nel vero senso della parola. Il Giro d’Italia va da Sacile a Cortina d’Ampezzo, è il classico tappone dolomitico con tanto di Cima Coppi (il Passo Pordoi a 2.239 metri di quota). Anche se la tappa è stata modificata e si salta sia il Fedaia che proprio il Pordoi a causa del cattivo meteo. In questi casi ecco che un elemento che può fare la differenza è la mitica “borsa del freddo”.

Cosa ci mette Visconti

Di cosa si tratta? Nei portabagagli delle ammiraglie sopra a ruote e frigo portatili ci sono tante borsette, tipo portascarpe ma un po’ più grandi. Sopra c’è stampato in grande il nome del corridore e dentro c’è la “salvezza”.  Cosa ci si mette? Ce lo spiega Giovanni Visconti, uno dei veterani del gruppo.

«Io cerco di riempirla il più possibile: un completo, doppia mantellina, due smanicati, due paia di calzini, quattro paia di guanti, le scarpe, un casco… – dice il corridore della Bardiani Csf FaizanèSe infatti piove e si ha un momento per cambiarsi è un qualcosa che ti fa “resuscitare”. Tu sei bagnato, completamente intirizzito dal freddo e già il solo fatto d’indossare qualcosa di asciutto migliora completamente la situazione».

Generalmente non ci si mette da mangiare, ma può capitare, come è successo a Visconti di metterci delle maltodestrine, nel caso in cui non ci sia proprio nulla in ammiraglia. «Aiutano a salvarti. Ma davvero questo è un qualcosa in più». Una “precauzione nella precauzione”, insomma.

Il siciliano preferisce partire ben coperto in caso di maltempo
Il siciliano preferisce partire ben coperto in caso di maltempo

Più materiale

In passato c’è sempre stata la borsa del freddo, non c’è una data precisa che ne segna la nascita, ma con il tempo si è evoluta perché si sono evoluti i materiali. Una volta una mantellina faceva molto più volume, adesso questa ed altri capi una volta “chiusi” o “appallottolati” stanno in un pugno. Basta pensare a quando la infilano nella tasca della maglia.

«Sono cambiati i materiali – spiega Visconti – Sono migliorati e c’entra più roba. Certi capi sono anche di moda. Ma la sua utilità resta perché è vero che i capi sono più efficienti, ma dopo tante ore di acqua non c’è nulla che regga. Ti entra dentro».

Quella volta in galleria

Prima Visconti ha detto un qualcosa che non può passare inosservato: «Nel caso in corsa ci si riesca a cambiare…». Ma quindi un corridore si ferma così a lungo? Sì può succedere, è la risposta. Inoltre dobbiamo pensare che, soprattutto in certe tappe come quella di oggi, le telecamere sono puntate sui primi, ma il gruppetto ha tutte altre dinamiche, specie in caso di maltempo estremo. Una breve sosta la si può fare.

«Può capitare che ci si fermi – dice Visconti – che si trovino quei cinque minuti per cambiarsi o farsi cambiare, perché è capitato anche che con le mani gelate sia stato il meccanico o il diesse che ti aiutino a farlo.

«Ricordo un Giro d’Italia (la Lienz-Agordo del 2007, ndr) in cui partimmo sotto la neve. Già dopo poco eravamo tutti completamente fradici, scendevamo da un passo. Iniziò una lunga galleria e iniziammo ad urlare per fermarci. Mettemmo piede a terra. Era uno spettacolo: ammiraglie ferme, cofani aperti e noi corridori a cambiarci del tutto. Era una cosa tremenda, ricordo che frenavo con il polso, tanto le mie mani erano congelate. All’uscita della galleria pioveva ancora, ma almeno eravamo asciutti e ci eravamo un po’ scaldati».

Zoccarato è davvero un cavallo pazzo? Sentiamolo…

03.05.2021
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«Occhi aperti su Zoccarato – disse Visconti qualche giorno fa – è un cavallo pazzo. Scatta sempre a tutta. Ti fa morire dalle risate. E’ capace di partire a 40 dall’arrivo e di rilanciare in pianura a 60 all’ora. E’ un mulo, in futuro lo vedrei bene alla Deceuninck-Quick Step al Nord».

Un’investitura bella e buona, che non poteva passare inosservata. Abbastanza per suonare alla porta di Zoccarato, padovano classe 1998, che avevamo lasciato lo scorso anno al Team Colpack dopo una stagione interessante e coronata dal terzo posto nel tappone di Aprica, l’ultimo, al Giro d’Italia U23.

«A un certo punto sul Mortirolo ho anche pensato di staccare Pidcock – dice – ma è durato poco. Avevamo ripreso Aleotti che non stava tanto bene e quando l’altro se ne è andato, io ho continuato col mio passo. Tappe di quel tipo, con le salite da fare regolari e con un bel vantaggio da amministrare, possono essere buone per me...».

Con la Iam alla Vuelta Burgos 2019, Zoccarato ha assaggiato il professionismo
Con la Iam alla Vuelta Burgos 2019, ha assaggiato il professionismo
Ma qui il punto è quello che ha detto Visconti: ti ritrovi nella descrizione?

Forse sì (ride, ndr) per il mio modo di correre, sto bene dove c’è bisogno di sprecare energie. Fra i dilettanti in Italia non mi trovavo per questo. C’era da limare tutto il giorno e poi la corsa si risolveva con una fiammata nel finale. Infatti appena sono passato alla Iam, sono bastate 3-4 corse con i professionisti per capire che avevo trovato il mio ambiente.

Sei stato in Svizzera per un solo anno, dopo la General Store e prima della Colpack: che esperienza è stata?

Bella per la qualità delle corse. Sono riuscito a fare un calendario importante, gare con ritmi superiori e un diverso modo di correre in base ai Paesi. In Francia scattavano tutto il giorno, il Spagna si stava sempre in gruppo ma a velocità pazzesche. E’ stata un’esperienza molto utile, ma il mio obiettivo era passare professionista e per questo ho accettato la proposta della Colpack, di cui mi avevano sempre parlato bene. Poi l’anno è stato strano a causa del Covid e di fatto all’estero abbiamo corso pochissimo.

Al Giro d’Italia U23 del 2020, Zoccarato in fuga con Tiberi, Tarozzi e Carboni in maglia verde
Al Giro U23 del 2020, Zoccarato in fuga con Tarozzi e Carboni in maglia verde
Ma al professionismo ci sei arrivato lo stesso.

E mi sento molto a mio agio, anche grazie alla squadra: la Bardiani-Csf. Non ho grosse pressioni, posso fare la mia corsa e quando serve, lavoro per i compagni. Anche questo ti fa sentire importante.

Aver corso in continental ti ha aiutato nell’adattarti al professionismo?

Mi sono inserito meglio e più velocemente. E’ molto importante avere un processo di crescita lento, poter fare prima qualche esperienza fra i più grandi. Oltre a capire come si muovono, inizi a fare dei fuorigiri che da under 23 non faresti mai. Anche soltanto provare a tenere duro nei momenti caldi, ti porta a dare una tantum quel 110 per cento che sarebbe sbagliato rincorrere tutti i giorni.

Che cosa significa che corri come un mulo e che andresti meglio al Nord?

Che non ho mai avuto paura di attaccare e prendere vento. Dipende tutto da quello che vuoi fare. Andare in fuga da pro’ è più facile che da U23, per contro le occasioni di andare all’arrivo non sono tante. La fuga mi piace. Quando ero allievo mi dicevano: «E’ meglio correre facendosi vedere, che stare nascosto ed essere anonimo».

La Strade Bianche è stata per Zoccarato la terza corsa 2021, chiusa in 108ª posizione
La Strade Bianche è stata la sua terza corsa 2021, chiusa in 108ª posizione
Sai che questo modo di essere ti ha apertole porte del Giro al primo anno da pro’?

Sapevo che fosse difficile essere selezionato, anche perché meritarsi un posto è una gara all’interno della stessa squadra. Da inizio stagione ho sempre fatto vedere qualcosa, posso fare comodo con le mie fughe. Il rischio di arrivarci stanchi purtroppo c’è. Non ho mai fatto una corsa così, ovviamente. Mi piacerebbe entrare in una di quelle fughe che fanno fatica a prendere. La paura è fare un giorno da leone e scoprire che il giorno dopo ci sono 200 chilometri con 5.000 metri di dislivello. Diciamo che aver fatto il Turchia e subito dopo la gara in Serbia mi ha permesso di sommare tanti giorni, di avere un piccolo assaggio.

Che cosa hai fatto dopo la Serbia?

Sono tornato a casa e ho recuperato. Ieri ho corso il Circuito del Porto e adesso si prepara la valigia, scaricando un po’ e concentrandomi sull’alimentazione senza pensarci troppo. Non ci crederete, ma l’idea di debuttare al Giro d’Italia già al primo anno è pesante psicologicamente.

Su e giù dal San Baronto per riaccendere il motore

29.04.2021
4 min
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Visconti s’era un po’ perso dietro a qualche acciacco, ma adesso che tutto sembra avviato a soluzione, il tono di voce ha riscoperto la brillantezza di prima e il motore ha ripreso a girare. Come i primi mesi con la Bardiani, quando il mondo sembrava un buffet da cui semplicemente servirsi. La storia di Giovanni è affollata di stop indesiderati, forse per questo il siciliano di San Baronto ha sviluppato il modo di farvi fronte e pedala convinto verso il Giro d’Italia.

Giovanni Visconti, San Baronto 2020
La “gippetta” verde, che poi è una Suzuki, ora è completamente restaurata
Giovanni Visconti, San Baronto 2020
La “gippetta” verde, che poi è una Suzuki, ora è completamente restaurata

«Oggi ho fatto tremila metri di dislivello sul San Baronto – dice – la corsa in Serbia non aveva grandi pendenze e purtroppo dopo la Turchia abbiamo avuto tre giorni di viaggio senza toccare la bici. Ma nel tempo che manca al Giro, conto di dare una limatina al peso e di fare il resto in corsa. Sono motivato, questo è l’importante. E quando si sta bene, si lavora con voglia».

Nuova ripartenza

Sono settimane convulse. Prima del Giro il tempo è sempre stretto per metterci dentro quello che non si avrà il tempo di fare poi.

Le prime corse di stagione sono state molto dure, qui alla Strade Bianche
Le prime corse di stagione sono state molto dure, qui alla Strade Bianche

«Si va al Giro – dice – con una squadra competitiva per le fughe. Non fughe tanto per farsi vedere, ma per arrivare. Avremo uomini come Battaglin. Carboni che va forte in salita. Occhi aperti su Zoccarato, che è un cavallo pazzo. Scatta sempre a tutta. Ti fa morire dalle risate. E’ capace di partire a 40 dall’arrivo e di rilanciare in pianura a 60 all’ora. E’ un mulo, in futuro lo vedrei bene alla Deceuninck-Quick Step al Nord. Poi c’è Marengo, che è di Torino e ha il morale a mille. Tutta gente che va bene in salita e, se becca la fuga, è anche veloce. La prima settimana magari si starà tranquilli per scaldare il motore, ma poi si attacca per arrivare».

Fiorelli cresce

Per sé tiene un ruolo importante, ma preferisce non parlarsi addosso. Quella prima settimana di attesa sarà tutta uno stringere i denti, ma quando arriverà la condizione giusta, anche Visconti sarà in prima fila. Nel frattempo, si è messo a osservare Pippo Fiorelli e un po’ ci si rivede.

Zoccarato porterà al Giro il suo estro di attaccante: ha 23 anni, è un neopro’ e ha un gran motore
Zoccarato al Giro con il suo estro di attaccante: ha 23 anni ed è neopro’

«Ha preso coraggio – dice – sa che non è facile come sembra, ma ha capito che può sognare più in grande. E’ uno che tiene i 10 minuti in salita e ha la cattiveria per essere davanti nei finali. Mi ricorda il Visconti dei primi tempi, si sta avviando verso quel tipo di corridore. Spero per lui anche meglio di me. Se crescendo perderà qualche chiletto, se arriverà sui 66-67, potrà specializzarsi nelle corse dure con arrivo di gruppetto. E’ troppo leggero per fare il velocista e non è uno scalatore, ma siate certi che al Giro lo vedrete sgomitare. In Serbia, sull’unica salita di tutta la corsa, era così forte che si è messo a scattare e alla fine l’ha buttata. Io salivo a 420 watt medi, lui intorno ai 440: il motore c’è. Ha sbagliato, ma era il più forte. Con un altro Giro, si assesta e poi diventa un brutto cliente».

Due torinesi

Il sottofondo è quello di Thomas che è uscito dalla scuola calcio. C’è tempo per altre due chiacchiere sulla Jeep verde che ormai ha finito di restaurare e sulla bicicletta per il Giro, che poi sarà la stessa usata finora.

Per Marengo, torinese, il Giro d’Italia sarà una scarica di adrenalina
Per Marengo, torinese, il Giro d’Italia sarà una scarica di adrenalina

«La bici è fantastica – dice – davvero bella. Con un paio di accorgimenti starebbe tranquillamente sotto i 7 chili, ma ha una tale rigidità per essere anche veloce, che proprio non te ne accorgi. Per il Giro forse avremo il nastro rosa e rosa saranno anche le mascherine. La squadra tiene a questi particolari e per noi è il modo di sentirci importanti. Ieri mi ha chiamato un giornalista piemontese, visto che sono nato a Torino. Voleva sapere che cosa significhi partire col Giro dalla propria città. Forse poteva chiedermelo l’anno scorso che si partiva da Palermo. Vorrà dire che la Bardiani-Csf al via avrà due torinesi. Marengo e il palermitano Visconti…».

Bardiani-Csf-Faizané: qui c’è tutto lo stile Reverberi

19.04.2021
3 min
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Tante nuove entrate nel team Bardiani-Csf-Faizané, che cambiano un po’ la fisionomia della squadra, introducendovi alcuni elementi esperti ma capaci di raccogliere successi. Già il nome di Giovanni Visconti è una garanzia: l’ex campione d’Italia è come il buon vino e col passare degli anni non ha minimamente perso la sua voglia di vincere, capitano in corsa ma anche maestro per i tanti giovani presenti.

Giovanni Visconti, alla Bardiani dal 2021
Giovanni Visconti, alla Bardiani dal 2021

Torna “Battaglia”

Alla Bardiani torna Enrico Battaglin, che nel team professional potrebbe trovare più spazio per esprimersi e ritrovare quindi quel feeling con il successo tanto ricercato.

Chi questo feeling non l’ha perso è gente come Gabburo e Lonardi, pronti a sfruttare ogni occasione per emergere, facendo leva sulla decisa voglia di emergere e attaccare in ogni situazione propizia come è sempre stato nello spirito delle squadre guidate da Roberto Reverberi.

Per questo la Bardiani si è guadagnata una discreta fama e soprattutto inviti anche in prove di altissimo spessore, dove poter smuovere le acque nelle prime fasi della gara e i corridori adatti per farlo ci sono e sono in tanti, da Covili a Maestri, da Canaveral a Savini solo per fare qualche nome.

Battaglin al Laigueglia 2021: per il vicentino un ritorno dopo gli anni alla Jumbo Visma
Battaglin al Laigueglia 2021: per il vicentino un ritorno dopo gli anni alla Jumbo Visma

Tanti italiani

Una caratteristica della formazione reggiana è quella di avere un gran numero di italiani, solamente due i corridori provenienti da fuori, il che fa della squadra una perfetta palestra per molti giovani che vogliono mettersi in mostra e imparare quanto più possibile. Non è un caso se alla casella delle vittorie, quasi tutti hanno qualcosa da inserire: il primato resta però a Visconti, a un paio di passi da quota 50 e potete star certi che farà di tutto per raggiungere la fatidica soglia…

L’ORGANICO

Nome CognomeNato aNaz.Nato ilPro’
Enrico BattaglinMarosticaIta17.11.19892012
J.Canaveras VargasPereira RisaraldaCol02.11.19962018
Giovanni CarboniFanoIta31.08.19952018
Luca CoviliPavullo FrignanoIta10.02.19972019
Nicolas Dalla VallePadovaIta13.09.19972019
Filippo FiorelliPalermoIta19.11.19942020
Davide GabburoBovoloneIta01.04.19932018
Andrea GarosioChiariIta06.12.19932019
Giovanni LonardiVeronaIta09.11.19962019
Mirco MaestriGuastallaIta26.10.19912016
Umberto MarengoGiavenoIta21.07.19922019
Fabio MazzuccoEsteIta14.04.19992018
Alessandro MonacoS.Pietro VernoticoIta04.02.19982017
Kevin Rivera SerranoCartagoCrc28.06.19982017
Daniel SaviniReggio EmiliaIta26.09.19972018
Alessandro TonelliBresciaIta29.05.19922015
Tomas TraininiGussagoIta23.09.20012021
Giovanni ViscontiTorinoIta13.01.19832005
Filippo ZaccantiSeriateIta12.09.19952018
Filippo ZanaThieneIta18.03.19992019
Enrico ZanoncelloIsola della ScalaIta02.08.19972020
Samuele ZoccaratoS.Giorgio PerticheIta09.01.19982019

DIRIGENTI

Roberto ReverberiItaGeneral Manager
Luca AmorielloItaDirettore Sportivo
Alessandro DonatiItaDirettore Sportivo
Mirko RossatoItaDirettore Sportivo

DOTAZIONI TECNICHE

Il telaio Dolomia è  il più leggero della gamma Cipollini. Nella taglia M pesa 780 grammi. Si tratta di un monoscocca in fibra T1000, la più pregiata e rigida sul mercato. 

CONTATTI

Via Falcone 12, 4221 Bibbiano (RE)

info@gm-sport.it – www.bardianicsf.com

Facebook: @bardianicsffaizane

Twitter: @Bardiani_CSF

Instagram: bardiani_csf

Visconti con casco e occhiali Briko

Visconti ci spiega il kit casco-occhiali di Briko

08.02.2021
3 min
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La collaborazione fra Briko e il Team Bardiani CSF Faizané prosegue anche per la nuova stagione che si è aperta da poco. Quest’anno fra le fila della squadra di Reverberi c’è anche Giovanni Visconti, con cui abbiamo parlato per farci raccontare come si trova con il casco Quasar e gli occhiali Starlight.

Calzata perfetta

Giovanni Visconti (in apertura accanto a Battaglin) è un corridore che ha vinto molto nella sua carriera e con i suoi 38 anni gode di una certa esperienza.
«Quello che mi ha stupito subito del casco Quasar – inizia Visconti – è la calzata perfetta. Non si muove e resta ben saldo alla testa nella posizione corretta». Questa caratteristica è molto importante non solo per un fattore comfort: «Il fatto che calzi alla perfezione lo rende anche più sicuro, perché in caso di caduta il casco rimane fermo e la testa è protetta nei punti giusti».

Fiorelli e Visconti
Filippo Fiorelli, a sinistra, con Giovanni Visconti
Fiorelli e Visconti
Filippo Fiorelli, a sinistra, con Giovanni Visconti

Visconti prosegue nella descrizione del casco Quasar. «E’ molto leggero e ventilato, inoltre ha una forma aerodinamica ed è anche bello esteticamente – e poi aggiunge – la regolazione è semplice e veloce con la rotella posteriore»

Tre lenti

Oltre al casco Quasar, gli atleti della Bardiani CSF Faizané sono equipaggiati con gli occhiali Starlight sempre marchiati Briko.
«Questi occhiali hanno la possibilità di cambiare la lente – ci spiega il campione siciliano – e sono dotati di un sistema di cambio della lente che non ho mai avuto prima. In pratica si staccano le aste con un semplicissimo clic senza dover forzare nessun elemento».

Gli Starlight sono dotati di diverse lenti: «Con le tre lenti che abbiamo a disposizione, ho trovato la visuale giusta per ogni condizione climatica. Ho usato quella gialla con condizioni variabili, la chiara per quando c’è stato brutto tempo e la scura per quando c’era il sole».

Bardiani CSF Faizané ritiro
I ragazzi della Bardiani CSF Faizané in ritiro
I ragazzi della Bardiani CSF Faizané in ritiro

Nasello regolabile

Anche per gli occhiali Visconti entra nel dettaglio: «E’ un ottimo occhiale, ha il nasello regolabile in tre posizioni con cui si trova il giusto posizionamento. Il fatto che sia a tutta lente mi piace molto, perché ho pieno campo visivo – e poi ci spiega – quando sono a tutta, a testa bassa, non ho nulla che mi ostacola la visuale».

Casco Briko Quasar dietro
La parte posteriore del casco Quasar con la rotella di regolazione
Casco Briko Quasar dietro
La parte posteriore del casco Quasar con la rotella di regolazione

In posizione

E alla fine il siciliano ci ha rivelato la sua soddisfazione: «Nell’insieme non ho mai avuto un kit così completo per la mia testa. In passato ho sempre dovuto aggiustare un po’ la posizione del casco o dell’occhiale, invece quest’anno mi sono subito trovato benissimo».

Fiorelli rilancia con le dritte di Visco e Re Leone

Giada Gambino
30.01.2021
4 min
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Filippo Fiorelli è in Spagna con la squadra, la Bardiani Csf Faizanè, alla ricerca delle sue caratteristiche da ciclista e ciò lo rende molto determinato e sicuro di sé. Sicuramente, in questa stagione, cercherà in tutti i modi di farsi valere…

Nel 2020 la prima corsa rosa

Sapevo di essermi allenato bene tra altura ed intensi allenamenti. Affrontare una corsa di 21 giorni non è per nulla semplice ed essendo alla mia prima esperienza volevo prepararmi al meglio. Una volta iniziato il Giro mi sono improvvisato velocista e ho scoperto un lato di me che ancora non conoscevo… credevo di essere più passista.

Visconti e Battaglin, due veterani da cui imparare
Non solo Visconti, c’è anche Battaglin da cui imparare
Ti aspettavi di ottenere quei due noni posti? 

Sinceramente no, almeno non così. Mi aspettavo di entrare in una fuga e giocarmi un piazzamento. Se mi avessero detto prima che nella quarta e nella settima tappa sarei entrato nella top 10 con un arrivo di gruppo in volata, probabilmente non ci avrei creduto. Non me lo aspettavo completamente! 

Un futuro da velocista?

Di certo non sono un velocista puro e non mi impegno a diventarlo perché, probabilmente, potrebbe solo essere una perdita di tempo. Mi sto allenando per reggere di più in salita, con lo scopo di arrivare in volata con un gruppo ristretto. L’essere uno sprinter lo escludo completamente, però nel frattempo mi “diverto” ad improvvisarmi tale quando la squadra ne ha bisogno. 

Fiorelli e Visconti: entrambi palermitani, con qualche affinità tecnica
Fiorelli e Visconti, entrambi palermitani
E la volata della Vuelta alla Comunitat Valenciana? 

Con Giovanni (Visconti, ndr) e con i compagni del team ne avevamo già parlato, anche quando eravamo ad allenarci a Palermo. Qualora fossimo arrivati in volata, sarei stato io a farla e così è stato. Ho concluso in ottava posizione, ma è un piazzamento che mi sta stretto, non era ciò a cui puntavo. Adesso ho voglia di lottare per vincere, non mi accontento più

Il ritiro nella tua città

Ho gli amici con cui allenarmi a casa, giù in Sicilia, ma quando hai qualche tuo compagno che ti alza il ritmo durante gli allenamenti non è la stessa cosa. Qui in Spagna siamo ancora di più, la media è diversa e anche il tipo di allenamento. Se sei da solo devi tenere una media che ti permetta di concludere senza arrivare stremato. Se invece si è in squadra anche il tuo impegno fisico cambia. Il piccolo ritiro a Palermo è sicuramente servito anche per fare gruppo, scherzare e conoscerci meglio

Il ritoro spagnolo ha permesso di lavorare sulla resistenza
Il ritoro spagnolo ha permesso di lavorare sulla resistenza
Da Visconti…

Ho tanto da imparare. Abbiamo le stesse caratteristiche bene o male, mi rivedo molto in un lui di qualche anno fa quando era un po’ più veloce. Certo, devo aumentare la cilindrata, ma sono qui per crescere e so di essere in buone mani. I consigli non li fa mai mancare. 

Avresti mai creduto che saresti arrivato fino a questo punto?

Se penso al 2018… Stavo per smettere, non riuscivo a trovare una squadra nonostante i vari piazzamenti e vittorie. C’erano persone che credevano tanto in me, altre non ci credevano affatto…  Avrei fatto davvero fatica a pensare che oggi sarei stato al mio secondo anno da professionista. E non perché non avessi le capacità, ma era il sistema… mi demoliva mentalmente

Negli allenamenti spagnoli, Cipollini gli ha dato preziosi consigli per la prima volata
Cipollini gli ha dato consigli per la prima volata
Gli allenamenti con Cipollini?

Mi ero già allenato un paio di anni fa in Toscana con lui e Visconti, ma adesso è con noi in ritiro, ci alleniamo ogni giorno insieme, è tutta un’altra cosa. Mi ha dato qualche consiglio per domenica scorsa visto che sapeva che sarei stato io a fare la volata. Consigli che si incentravano soprattutto sul porre attenzione ai miei avversari e ai loro comportamenti, consigli preziosi.

Il sogno è diventato realtà?

Adesso sì, assolutamente. Guardando i risultati che ho ottenuto, so che ho margini di miglioramento e ci credo davvero. Ancora non so che corridore sono e, proprio per questo motivo, ogniqualvolta mi sentirò bene e avrò il consenso della squadra cercherò di lottare per la vittoria. Tutte le gare son buone… per vincere.