Rossato, come va il “vecchietto” Visconti?

28.01.2021
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La Bardiani Csf Faizané è in Spagna. O meglio, una parte di essa. Gli altri sono in procinto di andare in Turchia per un altro ritiro. Nel raduno iberico, sotto gli occhi di Mirko Rossato, ci sono i più “esperti” del team, pur sempre ragazzi giovani, due ragazzini e un “vecchietto”, Giovanni Visconti.

Sono le 17 di un freddo pomeriggio d’inverno quando squilla il telefono e il diesse ci richiama, puntuale come aveva detto, non appena i suoi ragazzi hanno terminato l’allenamento. Siamo curiosi di sapere come stanno andando le prime giornate di Visconti con la maglia della Bardiani e come il siciliano si rapporta con i suoi giovani compagni. Giusto pochi giorni fa su Instagram Giovanni aveva già parlato dei “miei ragazzi”.

Visconti (38 anni) con la nuova maglia della Bardiani Csf Faizanè
Visconti (38 anni) con la nuova maglia della Bardiani

Aria nuova

«Visco – dice Rossato con tono squillante – è davvero motivato, voglioso. Nonostante l’età ha l’entusiasmo di un ragazzino di 20 anni. E’ bello vederlo pedalare e stimolare i compagni. Il suo arrivo ha portato un qualcosa fuori dagli schemi nella preparazione. E’ il primo a fare la volata su una cima, a fare bagarre, a scattare. Non che prima questo non accadesse, ma magari i nuovi arrivati erano più “timidi”. Mentre se lo fa lui è tutt’altra cosa.

«E lo stesso vale fuori dalla bici: nel modo di mangiare, di riposare… ». Insomma, Giovanni ha preso il gruppo per mano.

Difetti? No, grazie

Rossato poi esalta il gruppo. Vede i suoi ragazzi molto affiatati. Le prestazioni per ora sembrano buone e anche sul fronte dei materiali, nonostante qualche pezzo tardi ad arrivare, regna soddisfazione.

«I ragazzi non si lamentano, tutto va bene anche per quel che riguarda i materiali. Abbiamo una bici buona. La Cipollini Dolomia piace a tutti… diciamo che abbiamo avuto anni più difficili».

Di giovanissimi con Visconti per adesso ce ne sono due: Zana e Zoccarato. «Visconti lo abbiamo messo in camera con Zana. Il che ha una sua logica. Vedo che hanno legato, ma in generale tutti lo hanno fatto. Visco già conosceva Garosio e Gaburro. Anche Tonelli è un leader in allenamento, un ragazzo che fa gruppo.

«Nella prima parte di gennaio, quando in Italia soprattutto al Nord, faceva freddo, Giovanni ha organizzato un ritiro in Sicilia. Ha detto ai ragazzi che aveva chi li avrebbe aiutati e la struttura giusta che li avrebbe ospitati. E così in sette, otto sono andati da lui. E si sono allenati con temperature migliori. E’ stata una sua iniziativa…

«E qui in Spagna cosa facciamo? Per ora due giorni di carico, distanza e forza, e uno di scarico. Sapete, sono anche tutti puntualissimi! Questa cosa mi piace. Dai… per ora non riesco a trovare difetti a questo gruppo!».

Zana verso il Gpm della Classica Comunitat Valenciana 1969
Filippo Zana in fuga verso il Gpm della Classica Comunitat Valenciana 1969

Visconti leader

In Spagna la Bardiani resterà fino al 3 febbraio. Però non prenderà parte alla Valenciana. Tuttavia ha già rotto il ghiaccio con le corse con la Classica Comunitat Valenciana 1969 della scorsa domenica. La squadra si è ben comportata. Ha corso compatta e davanti: proprio Filippo Zana ha vinto il Gpm, Davide Gaburro si è preso il traguardo volante e Filippo Fiorelli ha chiuso all’ottavo posto: piccoli segnali incoraggianti.

«Con Giovanni qualche chiacchiera la faccio. Io gli chiedo il suo parere o è direttamente lui a venire da me. Alla fine fa parte il suo ruolo e vedo che gli piace farlo. E per questo immagino si senta apprezzato».

Questo è un bel grimaldello con Visconti. Il palermitano quando sente la fiducia riesce a dare anche quello che non ha e si trasforma nel “Marine” che tanto piace al pubblico: un corridore mai domo.

«L’altro giorno in corsa – conclude Rossato – nonostante Visco sia il leader è stato il primo a venire in ammiraglia a prendere le borracce e a portarle poi ai compagni (foto in apertura, ndr). Un bel segnale per i suoi compagni, non credete? Una dimostrazione di che corridore sia. Spero che i ragazzi riflettano su questa cosa».

Giovanni Carboni

Selle SMP, un gradito ritorno fra i pro’

18.01.2021
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Nei giorni scorsi Selle SMP e Bardiani-CSF-Faizanè hanno ufficializzato la loro partnership per le stagioni 2021 e 2022. Le nuove Cipollini Dolomia, di cui abbiamo parlato in questo articolo, in dotazione a Visconti e compagni saranno equipaggiate con le selle dell’azienda veneta, conosciuta in tutto il mondo per i suoi prodotti 100% Made in Italy. Per Selle SMP si tratta di un gradito ritorno fra i professionisti dopo qualche anno di assenza, a riprova di una crescita costante nella realizzazione di selle in grado di garantire alte prestazioni senza che questo vada a discapito del comfort.

Ambizioni comuni

La proprietà di Selle SMP e il management della Bardiani-CSF-Faizanè hanno voluto sottolineare la loro soddisfazione per l’accordo raggiunto frutto di una condivisione di valori e soprattutto di ambizioni in vista della nuova stagione.

La sella SMP Composit scelta da Giovanni Carboni
La sella SMP Composit scelta da Giovanni Carboni

Far star bene i corridori

Maurizio e Franco Schiavon titolari dell’azienda Selle SMP hanno hanno infatti dichiarato: «La collaborazione con la famiglia Reverberi è per noi un gradito ritorno. Siamo orgogliosi di poter dare un contributo con le nostre selle a migliorare le performance degli atleti. Il 2021 sarà una vera e propria sfida per tutti, il nostro ruolo come Selle SMP sarà quello di far star bene i corridori in sella. Il Team Bardiani-CSF-Faizanè è un team di giovani atleti, italiano e con un management di grande esperienza, serietà e trasparenza: presupposti necessari per il successo di una squadra. E con l’ingresso del tre volte campione italiano Giovanni Visconti e il ritorno di Enrico Battaglin, si prospetta una stagione molto entusiasmante in cui non mancheranno di certo le soddisfazioni».

All’insegna della qualità

Roberto Reverberi, team manager della Bardiani CSF Faizanè, riaccoglie con piacere tra i propri partner tecnici Selle SMP.

«Sono felice di riaccogliere Selle SMP tra i nostri partner – dice – conosco bene i loro prodotti avendo già collaborato nel recente passato, così come alcuni atleti del roster 2021 già li utilizzavano trovandosi ottimamente. Il 2021 sarà per noi una stagione cruciale. Abbiamo voluto attuare una piccola rivoluzione tecnica tornando ad affiancarci a partner di grande qualità già avuti in passato e che non hanno smesso di innovare, come Cipollini per le bici e Selle SMP per le selle. Pensiamo di avere allestito una squadra, sia sportivamente che tecnicamente, competitiva e speriamo di raccogliere insieme ai nostri partner delle belle soddisfazioni».

La sella F20C scelta da Giovanni Visconti
La sella F20C scelta da Giovanni Visconti

Le Selle SMP scelte dal team

Ogni atleta delle nuova Bardiani-CSF-Faizanè ha potuto testare e scegliere tra un’ampia gamma di prodotti. Alla fine i modelli a disposizione del team saranno i seguenti: F20, F20C, Composit, Stratos ed Evolution. Grazie al supporto dei tecnici di Selle SMP, ogni ciclista ha scelto la sella più adatta alla propria conformazione fisica e alle proprie esigenze.

Giovanni Visconti ha così optato per il modello F20C, il più utilizzato dagli atleti della Bardiani-CSF-Faizanè. Differente la scelta di Giovanni Carboni che utilizzerà il modello Composit. Questa sella è senza imbottitura per una massima percezione della bici e ideale per bacini medio-piccoli.

«Ho già utilizzato questa sella nel 2018 – afferma Giovanni Carboni – ed è una delle poche selle con cui non ho mai avuto problemi al sopra sella. Inoltre la sua particolare formula senza imbottitura non comporta dispersioni di energie. La mancanza di imbottiture evita inoltre che la sella possa appiattirsi e quindi comportare un cambiamento di posizione durante la stagione».

sellesmp.com

Giovanni Visconti, San Baronto 2020

Discorsi nel bosco, seguendo Giovanni

07.12.2020
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Visconti ci aspetta vestito per il bosco. L’accordo era proprio questo: si parla mentre si cammina, anche se purtroppo non è più tempo di funghi. Parcheggiata nel giardino, Terminator e le sue gomme cattivissime aspettano solo noi. Giovanni ha chiamato così la piccola Suzuki comprata un paio di giorni fa da un cacciatore di Pomarance, dopo aver fatto qualche giro su quella di Chiarini, gran maestro di bosco e tartufi.

In breve, le immagini della mattina con Visconti

Salendo da Casalguidi, la sua casa è sulla destra. San Baronto è assorta in un silenzio che sa di solitudine. Le ultime quattro settimane per il palermitano sono state un frullatore di emozioni, a partire dalla firma con la Bardiani-Csf e di una scelta che per la seconda volta nella carriera lo porterà via da Scinto, Citracca e la Vini Zabù-Ktm. Inutile dire che la scelta abbia messo in crisi i rapporti con il toscano.

Giovanni Visconti, Paolo Bettini, Giro d'Italia 2008
Visconti tricolore, Bettini iridato: è il Giro d’Italia 2008
Giovanni Visconti, Paolo Bettini, Giro d'Italia 2008
Visconti tricolore, Bettini iridato al Giro 2008

La schiacciata del “Lomba”

Katy si affaccia per un saluto, mascherina e un tocco di gomito. I ragazzi sono a scuola, il tempo sembra reggere. Nel bar in cui ci fermiamo per il primo caffè e la schiacciata del “Lomba” da portare via, la foto di Visconti e Bettini, rispettivamente in maglia tricolore e maglia iridata, sembra quasi un invito a cominciare.

«Alla Quick Step fu un bel periodo – dice – e mi aveva voluto proprio Betto. Accadde a San Sebastian. Ero alla Milram, mi venne accanto in un tratto tranquillo nei primi 50 chilometri e mi disse: “Giovane, mi piacerebbe averti in squadra il prossimo anno”. Ero gasatissimo. Si aprivano delle prospettive bellissime e a fine anno firmai. Feci due stagioni. Vinsi il campionato italiano e presi la maglia rosa, ma ugualmente presi la decisione di tornare a casa. Prevalse la voglia di un ambiente familiare, anche se quella era la fantastica Quick Step degli italiani. Ero legatissimo a questo posto e feci un passo indietro. Tanti si sono chiesti perché. Bettini ogni volta alza gli occhi al cielo. Io dico che ormai è andata. Ho fatto una dignitosa carriera che si ferma a dignitosa. Siamo stati insieme per così tanto tempo, che forse abbiamo dato troppe cose per scontate».

Giovanni Visconti, San Baronto 2020
Prima di riprendere con la bici, camminate nei boschi anche in cerca di funghi
Giovanni Visconti, San Baronto 2020
Prima della bici, camminate nei boschi intorno casa

L’ultimo passo

Il fuoristrada segue rumorosamente uno stradello nel bosco e fra gli alberi si riconosce la piana verso il Monte Serra. Dice che quando è limpido, si vede il faro di Livorno. Poco fa abbiamo incrociato sua madre che dal paese tornava verso casa.

Che cosa avete dato per scontato?

Io che avrei dovuto avere il rinnovo del contratto già a giugno ed ero certo che non mi avrebbero tirato fino a novembre, perché pensavo di meritare un altro trattamento. Scinto invece ha dato per scontato che sarei rimasto a qualunque condizione, senza considerare che in questi ultimi due anni ho tenuto insieme la squadra. Se fossi restato, sarebbero rimasti anche altri. Non era scontato che lo facessi. Per questo quando ho letto una sua intervista secondo cui mi hanno strapagato, sono rimasto male. E’ brutto sentirlo da uno che si proclamava mio fratello. Che vedeva il mio nervosismo per la situazione e che mi diceva «Fai bene a muoverti, a cercare una sistemazione». E che da anni provava a dirmi «Anzi, se ti riesce, portami con te».

Giovanni Visconti, europei 2020, Plouay
Giovanni ha corso gli europei vinti da Nizzolo e poi anche i mondiali di Imola
Giovanni Visconti, europei 2020, Plouay
Ha corso gli europei di Nizzolo e i mondiali di Imola
Perché tornare anche dopo il Bahrain? Che cosa c’è in questa squadra?

Un richiamo. La sento come casa, non lo posso negare. In Bahrain non stavo bene, le comunicazioni arrivavano via mail, io non sono così. Ma mi rendo conto che tante cose non sono andate per il verso giusto. Ho sbagliato a permettere che il rapporto si incanalasse a questo modo. Speravo andasse meglio. Era giusto tirarmi così a lungo? Per questo mi sono mosso.

Cambio di strada

Giura di aver visto un fungo, ma il freddo ormai si è abbattuto sul monte e semmai è rimasto qualcosa al coperto delle foglie. Per questo gira con il suo bastone e le smuove, oramai più per abitudine che per la convinzione di trovarci qualcosa. 

Quando è saltato fuori Reverberi?

Bruno mi aveva già cercato all’inizio del Giro. Con Roberto scherzavamo da tanto che prima di smettere avrei corso con loro. Ma siccome chiedevo a tutti la stessa cifra, sul momento si era fatto indietro.

Giovanni Visconti_Giro 2020_ Etna
Il secondo posto sull’Etna è stato l’occasione più grande di Giovanni nel 2020
Giovanni Visconti_Giro 2020_ Etna
Il 2° posto sull’Etna l’occasione più grande del 2020
Perché la tua dignitosa carriera si ferma a dignitosa?

Perché questo mi hanno permesso le mie potenzialità. Con più fortuna, qualcuno di quei 40 secondi posti sarebbe stato una vittoria. Ne ho 9 fra Giro, Vuelta e Tour e allora il bilancio forse sarebbe diverso. Non so se rimanendo alla Quick Step sarei diventato un uomo da classiche, come diceva Bettini. A primavera non vado, forse potevo vincere il Lombardia. Nel 2008 arrivai quarto, ma non si corse per me. Sono un corridore per l’estate, ma l’estate più schifosa è stata proprio questa.

Un fatto di cuore

Negli ultimi chilometri verso l’Etna aveva la morte in faccia. Poi era subentrata la rassegnazione di aver capito che l’altro lo aveva fregato fingendosi sfinito e poi staccandolo. Ci sono corridori popolari per le vittorie e altri per la generosità, la forza di rialzarsi e lottare contro la sfortuna. Giovanni è uno di loro, per questo gli vogliono bene.

Sei uno degli italiani più seguito sui social.

E’ dura interagire con tutti, ma il ciclista è umile e non può permettersi di non rispondere. Ho spedito 300 euro di maglie autografate e video di auguri. Sono fortunato ad essere qui. A 37 anni sono ancora nel giro della maglia azzurra e so che un’immagine vincente mi aprirà le porte quando smetterò. Altrimenti sparisci. Ma io so che cosa voglio fare dopo aver smesso.

Giovanni Visconti, San Baronto, bici Cipollini del 2011
In casa ha ancora il telaio con cui corse da campione italiano nel 2011, rivincendo il tricolore
Giovanni Visconti, San Baronto, bici Cipollini del 2011
Con questa bici, Giovanni corse nel 2011 da tricolore
Che cosa vuole fare Visconti?

Il cittì della nazionale. Forse prima farò il direttore sportivo, ma come passaggio. Il mio sogno è guidare la nazionale.

Quali sono i tratti del cittì?

Deve avere passione sfrenata per il ciclismo, che deve essere stato la sua vita. Deve conoscere il ciclismo di oggi. Deve essere avanti a livello tecnico. E deve anche avere polso, per cui i corridori al momento giusto devono percepire il distacco. Ho un modello in testa: Franco.

La ripartenza graduale di Visconti su una gravel, in attesa della Cipollini Dolomia
La ripartenza in gravel aspettando la Dolomia da strada
Dal vostro punto di vista Ballerini era così?

A Stoccarda avevo il muso lungo. Avevano messo fuori Di Luca e nonostante ci fossimo Nibali ed io di riserva, Franco aveva chiamato Tosatto. Venne da me con lo sguardo duro. «Giovanni – mi disse – togliti quel muso. Non hai capito che semmai avrebbe corso Vincenzo?». Mi ammazzò, mi aprì gli occhi, mi fece bene. Un commissario tecnico deve essere così.

Giovanni, pensi di aver firmato il tuo ultimo contratto?

Credo di sì, sicuro per un anno e poi vediamo se vado bene di immaginare il secondo. Se devo correre nel 2022 è perché sarò andato forte nel 2021. Alla Bardiani è tutto organizzato come in una WorldTour. Me ne stupisco, ma forse è la normalità.

Dolomia Bardiani

Visconti-Cipollini 10 anni dopo: cosa è cambiato?

27.11.2020
4 min
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E’ di questi giorni la notizia che il marchio Cipollini fornirà per il 2021 il Team Bardiani Csf Faizané in cui è approdato Giovanni Visconti. Per il campione siciliano non è una prima volta, infatti aveva usato queste bici nel 2011 alla Farnese Vini-Neri Sottoli, vincendo anche il campionato italiano. Vediamo allora come è cambiata la bicicletta Cipollini in questi anni.

Entrambe monoscocca

Per capire quali evoluzioni tecniche ci sono state in questi 10 anni abbiamo parlato con Michele Tittonel, Product Manager e Product Engineer delle biciclette Cipollini. Per iniziare diciamo che Visconti nel 2011 correva su una RB1000, mentre per il 2021 avrà a disposizione la nuova Dolomia. A prima vista sono due biciclette molto diverse, ma hanno qualcosa in comune.
«Partiamo dal fatto che entrambe sono dei veri monoscocca, infatti noi produciamo il telaio da un unico stampo – inizia così Michele Tittonel – con la tecnologia TCM, che era valida per la RB1000 e che è usata anche per la Dolomia».

Giovanni Visconti in azione con la RB1000 (foto Scanferla)
Visconti in azione sulla RB1000. Si notano le linee generose del telaio (foto Scanferla)

Concetti diversi

A parte il fatto che sono entrambe dei monoscocca, il resto è diverso e potremo dire che molte caratteristiche sono figlie degli anni passati.
«La Cipollini RB1000 – ancora Tittonel – aveva delle forme dei tubi generose ed è stata la bicicletta pioniera del segmento che oggi chiamiamo aerodinamico, mentre la Dolomia è una bicicletta con delle linee più snelle ed è anche più leggera. La RB1000 rispecchiava molto le qualità che Mario Cipollini cercava in una bicicletta, quindi era molto veloce. La Dolomia è certamente più adatta agli scalatori, anche se rispetta sempre i nostri canoni di bicicletta molto reattiva e rigida».

A conferma di questo c’è il peso del telaio che per la Dolomia è di 780 grammi contro i 1.150 grammi della RB1000.

La Dolomia vanta delle linee dei tubi più snelle rispetto alla RB1000
Linee snelle per la Cipollini Dolomia
La Dolomia vanta delle linee dei tubi più snelle rispetto alla RB1000

Finiture diverse

Anche sul carbonio c’è qualche differenza: «La RB1000 aveva una finitura in carbonio 1K, mentre la Dolomia ha una finitura 3K, che oltre ad essere una finitura esterna, ha anche una funzione strutturale. Questo ci ha permesso di risparmiare diversi grammi sul peso del telaio».

Sempre riguardo ai materiali Tittonel ci fa notare un dettaglio: «La resina della RB1000 era standard, per la Dolomia ne abbiamo usato una ad alto modulo»

Evoluzioni figlie dei tempi

E poi ci sono le differenze figlie delle tendenze tecniche che si sono evolute, a partire dal freno a disco che è in dotazione alla Dolomia e del reggisella che non è più integrato come nella RB1000. In quegli anni la soluzione del reggisella integrato era molto diffusa. La Dolomia invece è in linea con le caratteristiche di oggi, con un reggisella progettato ad hoc ma separato.

Michele Tittonel ci fa notare un altro punto che è cambiato: «Il manubrio della Dolomia è l’AlaNera di Deda Elementi che ha il sistema di passaggio cavi interno DCR sempre di Deda Elementi. La RB1000 non aveva il passaggio cavi interno e il manubrio integrato».

E poi c’è il capitolo delle coperture, con la Dolomia che può ospitare pneumatici fino a 29 millimetri di larghezza e la RB1000 che si fermava a 23.

Il manubrio integrato AlaNera con i cavi tutti interni
Il manubrio integrato AlaNera è in linea con le ultime tendenze tecniche

Geometrie diverse

Uno sguardo anche alle geometrie con la RB1000 che aveva un reach lungo e uno stack basso e la Dolomia che è l’opposto con un reach più compatto e uno stack più alto. Questo indica che la RB1000 era una bici più favorevole ai velocisti con una posizione in sella più allungata e aggressiva. La Dolomia è una bicicletta più favorevole agli scalatori e permette di avere una posizione un po’ più alta e meno allungata.

Infine le ruote

Per finire diamo un’occhiata anche alle ruote che sono fornite sempre da Deda Elementi. Il marchio italiano darà a Visconti e compagni due modelli diversi: le SL 45 Disc Tubolari e le SL 30 TDB Tubolar Disc Brake. Rispetto al 2011 le ruote di oggi sono pensate per sostenere le forze maggiori derivanti dalla frenata con i dischi.

Le ruote sono cambiate, i cerchi ora sono più larghi
Le ruote sono cambiate con una larghezza del cerchio che è più larga rispetto a 10 anni fa

Come dicevamo poco sopra, la Dolomia può ospitare pneumatici fino a 29 millimetri di larghezza seguendo la tendenza attuale a montare gomme più larghe. Allo stesso modo le ruote di Deda Elementi hanno un canale interno più largo da 19 millimetri proprio per lavorare al meglio con le sezioni più abbondanti, mentre 10 anni fa si viaggiava ancora con gomme da 21 o al massimo 23 millimetri e cerchi più stretti. Un altro cambiamento è la presenza odierna dei cuscinetti ceramici per favorire una maggiore scorrevolezza.

mcipollini.com

evil eye vizor hr pro

Vizor, gli occhiali adatti a più sport

15.11.2020
2 min
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Nitidezza, protezione e stile. Queste sono alcune delle qualità degli occhiali evil eye vizor, utilizzati anche da Giovanni Visconti nell’ultima stagione. La loro forma offre un ampio campo visivo e diverse possibilità di regolazione che li rendono adatti sia al ciclismo ma anche agli sport invernali e discipline outdoor in generale.

I vizor sono disponibili in due versioni: vizor pro e vizor hr pro. La prima ha il rim dell’occhiale presente anche nella parte inferiore della lente, mentre la seconda è in versione nylor (senza rim nella parte inferiore della lente). Entrambe le versioni possono essere regolate sul viso, possono avere le lenti graduate e sono in grado di offrire un campo visivo quasi illimitato. Inoltre, si possono sostituire le lenti in maniera rapida e semplice.

Tramite la tecnologia tri.fit è possibile regolare l’asta degli occhiali in tre modi diversi. Questo permette di avere la migliore visuale in base allo sport che si pratica. Ad esempio nel ciclismo lo sguardo è spesso rivolto verso il basso, al contrario nell’arrampicata è rivolto verso l’alto. Con un piccolo gesto si potrà regolare l’asta e inclinare la lente nella inclinazione giusta.

I vizor pro e vizor hr pro sono dotati di sistema di ventilazione per impedire che la lente si appanni. La barra parasudore posta nella parte superiore della lente evita che le goccioline diano fastidio agli occhi. Un occhio alla sicurezza con il sistema quick-release hinge. Si tratta di una cerniera speciale che consente alle aste di staccarsi automaticamente in caso di urti e di spezzarsi e ferire l’atleta.

Gli evil eye vizor pro
Gli evil eye vizor pro

evil eye offre tre tipi di lenti che si differenziano per colore e tecnologia e che possono essere sostituite in base alle condizioni meteo. La lente LST equilibria i passaggi repentini di luminosità garantendo sempre una visione ottimale. I contrasti sono aumentati facendo in modo che lo sforzo visivo si riduca consentendo una maggiore concentrazione. La lente VARIO si adatta automaticamente ai cambiamenti di luminosità grazie alla tecnologia fotocromatica. La lente Polarizzata riduce i riflessi su superficie come acqua, ghiaccio e neve.

evileye.com


Giovanni Visconti, Giro d'Italia 2020

evil eye, un debutto al Giro da ricordare

12.11.2020
2 min
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evil eye, brand di alta gamma nel mondo degli occhiali per uso sportivo di proprietà di Silhouette International (25 anni di esperienza nel settore tecnico-sportivo) ha fatto quest’anno il suo debutto al Giro d’Italia come sponsor tecnico del team Vini Zabù-Ktm.

La prima volta

Con la stagione su strada appena archiviata, abbiamo approfittato dell’occasione per scambiare due chiacchiere con Floriana Di Cesare, Marketing Manager di evil eye, per sapere come è andata questa prima esperienza nelle vesti di partner tecnico di un team ciclistico professionistico.

«Come evil eye possiamo tranquillamente affermare di essere ampiamente soddisfatti dell’esperienza vissuta con la Vini Zabù-Ktm e non solo per quel che riguarda il Giro d’Italia ma più in generale per tutta l’intera stagione, una stagione che non va dimenticato ha dovuto convivere con le problematiche legate al Covid».

Occhiali evil eye
Gli occhiali vizor pro utilizzati dalla Vini Zabù-Ktm
Occhiali evil eye
Gli occhiali vizor pro utilizzati dalla Vini Zabù-Ktm

Social scatenati

«La cosa che ci ha maggiormente colpito in positivo, è stato l’approccio e la professionalità dimostrata dal team e dal suo ufficio stampa nei giorni del Giro, con contatti continui ed un’interazione a livello social che ci ha permesso di dare ulteriore visibilità al nostro brand, soprattutto nei giorni in cui Giovanni Visconti è stato leader della classifica di miglior scalatore».

«Gli atleti sono stati sempre disponibili nel fornirci i loro feedback sull’occhiale da loro indossato, il vizor pro, il nuovo modello evil eye che ha fatto il suo debutto durante il Giro d’Italia, studiato appositamente per discipline sportive come il ciclismo che vedono l’atleta esposto al mutare improvviso delle condizioni atmosferiche».

Inseguendo Wackermann

Concludiamo la breve intervista chiedendo se c’è stato qualche episodio particolare da ricordare.

«Direi di sì e riguarda Luca Wackermann, vittima di una caduta rocambolesca negli ultimi metri della quarta tappa del Giro d’Italia. Era da giorni che cercavamo di consegnargli un nuovo paio di occhiali della sua misura ma la consegna avveniva sempre con un giorno di ritardo quando il Giro si era ormai messo in moto verso una nuova sede di arrivo. Alla fine abbiamo deciso di farglieli comunque avere recapitandogli a casa sua, dove stava trascorrendo la convalescenza. Un modo per dimostrargli che gli eravamo vicini in un momento per lui difficile».

evileye.com 

Giovanni Visconti, Etna, Giro d'Italia 2020

Il Marine da Reverberi: tutto da scoprire

05.11.2020
3 min
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Giovanni “Marine” Visconti alla Bardiani fa notizia, perché non era mai successo che il leader di una professional italiana diventasse leader di un’altra. Come fra parrocchie contrapposte, raramente si sono visti scambi di figure carismatiche. Ma Visconti cercava un contratto da firmare e i dirigenti della Vini Zabù-Ktm facevano finta di niente. All’ultimo incontro, il 2 novembre, nessuna proposta. Per questo quando è passato il treno dei Reverberi ed è stato chiaro che alle sue spalle c’erano sponsor disposti a farsi carico dei costi, Giovanni ha firmato. Alla Bardiani-Csf serviva una figura di riferimento per i tanti giovani del team e così Visco ha accettato la sfida.

«Sarei rimasto con Scinto a vita – racconta – ma la realtà è che non ho mai ricevuto proposte di rinnovo. Rischiavo di smettere di correre e questa cosa non riuscivo a digerirla. Ovviamente quando è uscita la notizia che avevo firmato, qualcuno si è affrettato a dire che gli stessi soldi avrebbe potuto darmeli anche lui. So quello che lascio. So che in quella squadra ero il figlio prediletto, ma a 37 anni avevo bisogno di qualche certezza in più. San Baronto resta il posto in cui ho scelto di vivere e dove sto benissimo, ma il lavoro è un’altra cosa».

Giovanni Visconti, San Daniele del Friuli, Giro d'Italia 2020
Alla partenza da San Daniele del Friuli, ma la maglia dei Gpm è segnata
Giovanni Visconti, San Daniele del Friuli, Giro d'Italia 2020
Assorto al via da San Daniele del Friuli

Vita nuova

Pare che Reverberi sia gasato per l’arrivo del siciliano: un corridore di questa levatura da quelle parti non si vedeva probabilmente dall’ultimo Colbrelli.

«La Bardiani – dice Visconti – è una squadra ben organizzata, ai corridori non manca nulla. Però gli mancava un leader che unisse il gruppo dei giovani. Bruno Reverberi mi ha preso in simpatia. Lo so che è un cagnaccio, ma io so parlare la sua lingua. E se divento uno che allinea la squadra alla sua filosofia, la cosa funziona. Sono euforici. Ho parlato anche con i Bardiani. E’ come ricominciare e trovare stimoli nuovi. Con tutte le proporzioni e scusandomi per il paragone, Froome alla Ineos era soltanto il vecchio Froome, mentre alla Israel sarà il campione più desiderato. Dopo un po’ si ha voglia di sentirsi importanti. Ho voglia di misurarmi con un tecnico grintoso come Rossato.

Al minimo

Sembra un altro. Voi non c’eravate a sentirlo parlare negli ultimi giorni del Giro, prima che si ritirasse. Il cielo era nero e, complici complesse vicende familiari, il ritiro era l’unica carta da giocare.

«Fino a tre giorni fa – conferma – ero arrabbiato con tutti. Ho pensato di smettere. Sono stato tutto l’anno con grinta e testa, ma gambe schifose. L’Etna è stata una mazzata. Però mi sembrava ingiusto non ricevere offerte, per tutto quello che ho fatto vedere. Soprattutto che le offerte non arrivassero dalla mia squadra. Alla fine i Carera hanno girato, ma intorno era pieno di squadre che volevano prendere i corridori al minimo. Se devo correre al minimo, per i sacrifici che devo fare a 37 anni in questo ciclismo in cui tutti vanno forte, tanto vale fermarsi. Meglio puntare a un altro ruolo. Forse avrei guadagnato di meno, ma mi sarei stancato anche di meno…».

Un anno ancora

Questo è Visconti, prendere o lasciare. Dalle stelle alle stalle in una notte. E forse pensando al suo rapporto con Reverberi, speriamo che ingrani subito bene. Perché Bruno è un… molosso vecchio stampo e sono tanti i corridori che l’hanno deluso che lui ha scaricato.

«In due giorni – dice Visconti – mi è cambiata la vita. Sono uscito a correre per un’ora e quasi non sentivo la fatica. Dovrò ripartire senza esagerare. Ieri sono andato a funghi, a camminare. Il ginocchio sta bene, ma soprattutto avevo bisogno di ritrovare la serenità. A casa nostra va così: quando io non sono calmo, anche mia moglie diventa nervosa e litiga con tutti. Invece finalmente inizia un inverno sereno. Ho sempre detto che avrei voluto fare ancora un anno e poi avrei valutato. Il 2020 è andato come sappiamo, vediamo di fare un bel 2021. Che arrivi la nuova bici e che finalmente si ricominci».

Luca Wackermann, Agrigento, Giro d'Italia 2020

Wackermann, la luce in fondo al buio

30.10.2020
3 min
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Il 6 ottobre, staccatosi per scelta a 10 chilometri dall’arrivo, Luca Wackermann pedalava con alcuni compagni verso il traguardo di Villafranca Tirrena. Il giorno dopo sarebbe andato in fuga nella tappa di Camigliatello Silano: era evidente che un attacco ben portato sarebbe infatti andato all’arrivo. Ganna può confermarlo.

«Mi ricordo bene tutta la corsa – racconta – molto poco del finale. Solo che pedalavo e c’era questo elicottero davvero molto basso. L’ultima cosa che vedo è una transenna che decolla e mi arriva in faccia. Poi il buio. L’ho riguardata due giorni dopo in televisione con Citracca che parlava e vedermi immobile per terra a quel modo è stato brutto. Capisco cosa possa aver provato mia moglie, che era al lavoro ed è stata per un’ora e mezza in attesa di notizie. Per fortuna è riuscita a raggiungermi tramite il telefono del dottore mentre mi stavano portando in ospedale. Dice che abbiamo parlato e ha capito che ero vivo, ma io non ricordo nulla. Anche delle telefonate del viaggio verso casa non ricordo nulla. C’era solo da pedalare e avere un po’ di fortuna perché il Giro fosse la ciliegina sulla torta, ma di nuovo la fortuna…».

Luca Wackermann, caduta Villafranca Tirrena, Giro d'Italia 2020
La transenna si sposta e investe i corridori della Vini Zabù, Wackermann resta a terra
Luca Wackermann, caduta Villafranca Tirrena, Giro d'Italia 2020
Caduta a VIllafranca Tirrena, Wackermann resta giù

Wackermann è a casa, ci sentiamo di mattina presto perché poi ha un’altra serie di visite. Ventotto anni, è professionista dal 2013. La prima risonanza ha evidenziato due ematomi in fase si assorbimento, si spera che la prossima confermi che tutto è posto. Certo qualche mal di testa c’è ancora e la schiena duole, ma il corridore avrebbe già voglia di tornare in bici. E questo è un buon segno.

Il Giro stava andando bene…

Il quinto posto di Agrigento con una bella azione in finale diceva proprio questo. Il morale era alto, per me e per la squadra. E da lì in avanti ci sarebbe stata la possibilità di andare in fuga. Avevo corso molto prima del Giro. Sesto a Sibiu, la corsa della ripartenza. Poi avevo vinto il Tour du Limousin. Quindi ho fatto Coppi e Bartali e Tirreno e a seguire dieci giorni in altura. C’era tutto per fare bene.

Hai parlato di fortuna.

Qualcosa che non ho sempre avuto nella mia carriera. Sono partito dalla Lampre, ma è stata una lunga serie di alti e bassi. La squadra WorldTour è grande, ma se non sfondi, hai la sensazione di essere un numero in mezzo a tanti. La professional è più una famiglia, anche se meno organizzata. E’ stato Visconti, che è un amico e compagno di allenamento, a volermi alla Vini Zabù-Ktm. Una tappa al Giro sarebbe stata una gran cosa, ma per come è andata, mi sarei accontentato di arrivare sano a Milano e di poter fare un buon inverno.

Radio mercato lo vedrebbe dal prossimo anno con la maglia della Eolo-Kometa, la squadra sognata, progettata e finalmente creata da Ivan Basso e Alberto Contador. Si vede che Luca vorrebbe dire, ma non può sbilanciarsi.

«E’ un bel progetto – dice – una bella realtà italiana, ma non c’è ancora nulla di certo. Di certo posso confermare che un contatto c’è stato».

Giovanni Visconti

Visconti beffato, ma la gamba c’è

07.10.2020
4 min
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Le nubi inghiottono l’Etna, quando Visconti arriva al pullman della Vini Zabù-Ktm. La mantellina pesante, le braccia che si allargano. Ha creduto di vincere fino a 5 chilometri dall’arrivo. Poi Caicedo lo ha staccato e la sua rincorsa si è andata spegnendo. Secondo a 21 secondi dall’ecuadoriano. Rabbia e insieme le sensazioni giuste.

Jonathan Caicedo, campione dell’Ecuador, stacca visconti e vince sull’Etna
Jonathan Caicedo, Giro d'Italia 2020, Etna
Jonathan Caicedo, campione dell’Ecuador, stacca visconti e vince sull’Etna

La rabbia di Scinto

Durante l’attesa, Scinto era ancora furibondo con il giudice di gara che gli ha impedito di dare acqua a Giovanni. Al toscano in serata arriverà anche una multa di 500 franchi svizzeri per aver scagliato la borraccia al suolo in segno di stizza.

«Mi hanno chiamato a 10,5 chilometri dall’arrivo – diceva – ma fra moto e ammiraglie, non sono riuscito a passare. Quando ci sono riuscito, ho chiesto al giudice di chiudere un occhio. Il limite è a 10 chilometri, eravamo a 9,9 dall’arrivo, cosa cambia? Gli ho detto: se non mi dai il tempo di passare, come faccio? Non so se non poter bere ha danneggiato Visconti. Non ha mai chiesto un cambio, ma si sentiva talmente forte da aver creduto che Caicedo non ce la facesse più…».

Giovanni Visconti_Giro 2020_ Etna
Il palermitano sull’Etna e intorno poche mascherine…
Giovanni Visconti_Giro 2020_ Etna
Il palermitano sull’Etna e intorno poche mascherine…

Lite dopo Agrigento

Visconti si avvicina alla transenna. Ha addosso la calma della rassegnazione e insieme il tono duro. La partenza da casa sua, a Monreale, lo ha emozionato. Ma le cose vanno veloci. Ieri hanno discusso e forse non se lo aspettava da parte di chi gli è più vicino. Da una parte la sua voglia di restare coperto sull’arrivo di Agrigento, dall’altra le pressioni della squadra perché si butti ogni giorno.

«Cosa me ne faccio di un decimo posto? Volevo provare la fuga oggi. Speravo ci lasciassero più spazio, anche se alla fine non è successo. Abbiamo dovuto guadagnarcela. Ai 10 dall’arrivo non ero convinto di arrivare, perché erano vicini. Invece abbiamo fatto una gran bella scalata noi due davanti».

La finta di Caicedo

L’Etna lo ha abbracciato. E mentre dietro Matteo Fabbro picchiava duro sui pedali, davanti sono rimasti in due. Chi aveva visto correre Caicedo al Tour Colombia sapeva che fosse un corridore forte. Visconti laggiù non c’era ed ha abboccato alle tattiche tutte sudamericane del campione dell’Ecuador.

«Mi sono fatto ingannare – dice – perché lui faceva le smorfie, faceva finta di farsi staccare. Quando andava avanti rallentava e io pensavo che fosse a tutta. Così ho fatto due, tre, quattro scatti… e alla fine mi ha lasciato lì! Prima dell’arrivo c’è stato un momento in cui pensavo di riprenderlo, perché lui si era un po’ piantato e io avevo il tifo per me. Una cosa da brividi, ma non è bastato».

Tornato al pullman, Visconti è deluso, ma ha tempo per scambiare due parole
Giro dItalia 2020_Giovanni Visconti_Etna
Giro dItalia 2020_Giovanni Visconti_Etna

La svolta attesa

Visconti ha lavorato tanto e bene, ma non era ancora riuscito a sbloccarsi. La mancata vittoria ha lasciato l’amaro in bocca, ma se non altro è stata un grandioso segno di vita.

«Io mi devo gestire – dice – non sono scalatore come lui. Sapevo di avere queste sensazioni sulle salite lunghe. Sono consapevole di non essere più esplosivo come una volta, quindi qualcuno quando mi vede arrivare in certi arrivi, storce la bocca. Passano gli anni e io sono ancora forte. Sto molto bene da una ventina di giorni. Solo che è un momento storto mentalmente, non fisicamente. Sto bene. Ho bisogno di azzeccare la giornata giusta. Magari spero che questa giornata mi faccia cambiare il Giro e la mentalità. Quando manca la testa, manca poi tutto il resto».