Il poker tricolore di Ganna, nella fornace di Sarche

22.06.2023
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SARCHE – Un caldo appiccicoso e molesto come quello che a Faenza lo aveva annientato, relegandolo al quarto posto dietro Sobrero, Affini e Cattaneo. Quando ieri Ganna è andato a farsi un giro sul percorso della crono tricolore, ha mandato un messaggio proprio a Sobrero, scrivendogli che sarebbe stata magra.

«E quando diciamo che è magra – sorride rinfrancato Pippo nella sala stampa, ricavata al fresco della Cantina Toblinovuol dire che proprio non ce n’è, che va proprio tutto male. E lui mi ha ricordato che nel 2018 ci aveva già fatto un campionato italiano da under 23, arrivando secondo dietro Affini (si partiva e si arrivava a Cavedine, ndr). Sapevo che nella prima parte avrei sofferto veramente tanto per non perdere e rimanere vicino a loro. Nella parte centrale potevo fare la differenza, ma con questo caldo non è mai facile. Devi fare quasi come in altura, che devi abbassare di tanto i valori. Però è andato tutto bene, siamo riusciti a portare a casa questo bel risultato. Fa piacere essere tornati».

L’amarezza del Giro

Mano a mano che gli arrivi si succedevano, ci siamo resi conto che seppure breve, la crono li ha messi veramente alla prova. Arrivavano lanciati in fondo al rettilineo e uscivano dal percorso per dare modo al cuore di riprendere i battiti e non fermarsi troppo bruscamente.

«Fino a questo momento – racconta Ganna – è stata una stagione tra alti e bassi. Mi sembra di fare le partenze in pista: parto e mi fermo: parto e mi fermo… Speriamo che adesso si parta e si vada avanti, sennò la situazione diventa critica. L’ultimo colpo me l’ha dato il Giro, dovermi ritirare è stata la mazzata più grande. Ero partito con la voglia di finirlo con una squadra che era ben presente e ha fatto vedere di poterselo giocare fino all’ultima tappa.

«Tornare a casa mi ha lasciato un nodo allo stomaco, però purtroppo la capacità di rimettersi in gioco fa parte dello sport e dello sportivo. Saper trovare di nuovo la motivazione per andare avanti quando le cose non vanno come si deve. E questa volta ho ricominciato in altura insieme a Matteo Sobrero ed Elia Viviani. Abbiamo fatto un bel blocco di lavoro insieme, abbiamo passato dei bei momenti a Livigno, cercando di resettare il cervello per ricominciare».

Fra le sorprese di giornata c’è anche il quarto posto di SImone Velasco. Sono stati 20 i corridori all’arrivo
Fra le sorprese di giornata c’è anche il quarto posto di SImone Velasco. Sono stati 20 i corridori all’arrivo

Una maledizione da sfatare

Dopo Livigno c’è stato il Tour de l’Occitanie. Racconta Cioni che il programma originario prevedeva il Giro di Svizzera, ma un paio di giorni prima Ganna ha avuto dei problemi di stomaco e così la squadra lo ha dirottato sulla corsa francese. Non essendoci crono, gli hanno prima chiesto di mettersi a disposizione dei compagni. E poi nell’ultima tappa gli hanno permesso di andare in fuga, per provare a vincere ed è arrivato il quinto posto.

«Abbiamo fatto tutto quello che dovevamo – annuisce Ganna –  in previsione di questi giorni. Forse di testa l’italiano è uno degli appuntamenti che patisco di più, perché ogni anno fa sempre caldo e soffri veramente. E’ il rientro alle corse dopo un lungo periodo, ma questa volta siamo riusciti a sfatare anche questo mito. Sono stato sui miei valori e ho fatto quello per cui mi sono allenato. Quindi adesso meglio pensare a recuperare, perché sabato ci sono altri 200 e passa chilometri da affrontare».

Un altro podio per Mattia Cattaneo, con un distacco di appena 24 secondi da Ganna

Freschezza e mondiale

A detta di Viviani, che si è allenato con lui a Livigno e lo scorterà sabato nella prova su strada, Ganna era motivato sulla crono, ma anche sulla prova in linea. Fino a ieri, anche Pippo avrebbe indicato Zana tra i favoriti, ma l’uscita di scena del veneto apre altri scenari.

«A differenza degli altri anni – sorride mentre sorseggia la granita che gli ha portato il suo massaggiatore – ho fatto sì dei blocchi di lavoro, ma anche tanti blocchi di riposo. Forse l’arma vincente è riuscire ad arrivare freschi, non finiti: sia mentalmente che di gambe. E’ un aspetto su cui ridiamo ogni volta col massaggiatore Baffi. Non aver finito il Giro e passare dall’Occitania potrebbe avvantaggiarmi nell’avvicinamento al mondiale? Vediamo e incrociamo le dita, perché certo quella maglia mi piacerebbe riprendermela».

Per Tiberi e la sua (ancora) fresca maglia del Bahrain, un buon quinto posto a 1’02” dal vincitore
Per Tiberi e la sua (ancora) fresca maglia del Bahrain, un buon quinto posto a 1’02” dal vincitore

Il club delle crono

Affini lo sapeva di essere stanco: lo aveva detto alla vigilia e lo ha dimostrato con il settimo posto. Invece Cattaneo e Sobrero, usciti forte dal Giro di Svizzera, lo hanno messo alla prova. E’ come se gli uomini delle crono formassero una famiglia nella grande famiglia del gruppo. E se Sobrero è notoriamente suo… cognato, sentire che Cattaneo ha definito un onore essere finito secondo dietro di lui, lo fa sorridere.

«Con Mattia l’anno scorso abbiamo fatto insieme l’europeo – sorride – abbiamo condiviso la stanza, passato bei momenti. Abbiamo guardato film, abbiamo riso. E’ un bravissimo ragazzo. Quest’anno nelle prime tappe del Giro, prima che anche lui dovesse ritirarsi, si diceva: “Caspita, l’anno scorso abbiamo fatto il Tour e in gruppo non riuscivamo mai a parlare. Qui almeno ogni tanto riusciamo a scambiare due parole”. E’ bello riuscire a trovare dei momenti di leggerezza anche durante la corsa, quando si è tranquilli. E forse ti aiuta a legare di più con le persone».

Una granita sul tavolo e il pieno di registratori davanti: Ganna si racconta
Una granita sul tavolo e il pieno di registratori davanti: Ganna si racconta

Tre contro tutti

Sabato sarà bene avere buoni amici.  I corridori che militano in squadre straniere sanno di essere circondati dai tanti italiani, che per questa sola volta all’anno giocano in superiorità numerica.

«Il problema di sabato – ammette Ganna – è anche il numero dei corridori. Siamo in tre contro squadre che ne hanno magari 12, quindi non sarà semplice. Cercheremo di stare passivi, poi se si avrà la gamba, magari nel finale si proverà a fare qualcosa. Ovviamente non potremo essere noi a dettare le regole della corsa, quindi mi aspetto una partenza forte, perché ci saranno tante squadre che vorranno avere i corridori in fuga per non dover tirare. Perciò adesso si recupera. E’ divertente essere nello stesso hotel con squadre di ragazzini che vengono a chiedere la foto, è bello pensare di poter regalare un sogno. Se poi arrivasse una bottiglia di buon Trento Doc, stasera ne avremmo per brindare…». Bottiglia consegnata, il brindisi avrà certamente la sua origine controllata.

Crono di Cesena: Ganna favorito, ma qualcosa non va

11.05.2023
5 min
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Domenica sarà nuovamente crono e questa volta, su un percorso totalmente piatto, bisognerà capire se gli equilibri che si sono delineati a Ortona saranno invariati o se fra specialisti e uomini di classifica sarà cambiato qualcosa. Nella prima sfida, lunga 19,6 chilometri, Evenepoel… ha legnato pesantemente i rivali della classifica e piegato anche la resistenza di Ganna. Gli altri hanno mostrato ciascuno punti di forza e criticità, che abbiamo pensato di analizzare con Adriano Malori, il nostro guru per le crono.

Evenepoel ha vinto la crono di Ortona, coprendo i 19,6 chilometri a 55,211 di media
Evenepoel ha vinto la crono di Ortona, coprendo i 19,6 chilometri a 55,211 di media
Che cosa ti ha stupito di Ortona?

Immaginavo che vista la salita finale, anche se non era dura, Evenepoel potesse battere Ganna. Però mi aspettavo che sarebbero arrivati alla fine del tratto in pianura con Pippo in testa o quantomeno a pari merito. Però una superiorità così schiacciante anche in pianura, su un percorso tutto piatto e lineare dove in teoria Pippo doveva volare, non l’avrei mai immaginata. Se guardiamo, in quel primo tratto ha dato poco anche ad Almeida.

Come te lo spieghi, considerando che lui ha dichiarato di essere andato fortissimo?

Non so cosa sia cambiato, però io Pippo a crono non lo vedo più quello che era alla fine dell’anno scorso. Mi spiego: si muove tanto di più. Ogni 30 secondi si butta indietro, fa il saltino per andare indietro sulla sella. E poi notavo un’altra cosa. Un cronoman cerca sempre la parte più coperta dal vento, è istintivo. Però questo spostamento lo fai sempre gradualmente, perché se lo fai repentinamente perdi velocità, fai uno zig zag. Invece ho visto che lui continuava a passare una parte all’altra in modo repentino, stilisticamente non è quello che ci siamo abituati a vedere.

Ganna, secondo, non è parso troppo a suo agio: problema di posizione?
Ganna, secondo, non è parso troppo a suo agio: problema di posizione?
Può essere dipeso dal fatto che fosse davvero al limite?

No, perché l’ho visto così fin da subito. Quello che a me faceva impazzire di Ganna era che, anche se era a 70 all’ora, era un fuso sulla bicicletta. Non so come mai, non so se hanno inciso le nuove regole dell’UCI e Pippo non si trova più bene sulla bici o se hanno provato a cambiare qualcosa. Però stilisticamente non è quello di prima. Se invece guardavate Evenepoel, che sulla carta non è a livello di Pippo come cronoman, se gli mettevi un bicchiere sulle spalle, l’acqua rimaneva ferma.

Il fatto che Evenepoel sia così più piccolo migliora la sua penetrazione aerodinamica?

Questa è la verità. In una situazione di vento contrario, il vantaggio è esponenziale per uno come lui, idem in assenza di vento. Se invece il vento è a favore come c’era, è favorito Ganna, perché fa più effetto vela rispetto a Evenepoel. E poi comunque resta il fatto che in pianura il rapporto potenza/peso conta praticamente niente e un cronoman più alto e più forte fa molti più watt.

Roglic forse è arrivato al Giro senza essere al top, ha pagato nella crono e ora rischia sul Gran Sasso
Roglic forse è arrivato al Giro senza essere al top, ha pagato nella crono e ora rischia sul Gran Sasso
Si notava che Evenepoel era in vantaggio anche al primo intermedio, è sceso dalla ciclabile senza neanche frenare ed è arrivato in vantaggio all’inizio della salita…

Faccio una considerazione, magari mi sbaglio. Per essere alla prima tappa, Evenepoel ha già mostrato una condizione già troppo avanti secondo me. Vista l’ultima settimana e, specialmente gli ultimi tre giorni, con due tappe come le Tre Cime di Lavaredo e la cronoscalata, vedendo anche quello che è successo nel 2018 tra Froome e Yates, mi sarei tenuto un po’ più di riserva. Il Giro non è la Vuelta…

Cioè?

Ci sono tappe più dure. Qui basta salire due gradini e sei già sopra quota 2.000. Secondo me, questo è il ragionamento che invece ha fatto Roglic. Con lo spauracchio della crono della Planche des Belles Filles del 2020, Primoz è però un altro che a Ortona ha avuto una prestazione totalmente insufficiente. Non è normale che il campione olimpico a cronometro, che a Tokyo ha dato un minuto e mezzo a tutti, arrivi dopo Vine e Geoghegan Hart. Va bene essere in ritardo, ma non tanto da toppare la cronometro. Aveva una cadenza che non era da lui. Duro, piantato, gonfio. Sarei preoccupato…

Tao Geoghegan Hart, re del Giro 2020, fa una grande crono: 4° a 40 secondi
Tao Geoghegan Hart, re del Giro 2020, fa una grande crono: 4° a 40 secondi
Per cosa?

Okay che sono in ritardo di condizione per venir fuori nell’ultima settimana, però in mezzo c’è Campo Imperatore, dove da un Remco così avrei paura di prendere subito un minuto. Comunque tornando al discorso della cronometro, mi ha sorpreso tantissimo Tao Geoghegan Hart, che ha finito in crescendo, è arrivato in spinta. Prima dicevo che il rivale numero uno era Almeida, ma se non capita niente potrebbe essere lui l’outsider del Giro.

Perché?

Almeida ha fatto una bella crono, ma dei due Tao è quello che ha già vinto un Giro, invece Almeida è sempre stato “un comprimario”, uno che arrancava dietro i big. Tao ha vinto il Giro, sa cosa vuol dire andare forte nell’ultima crono con la maglia e addosso tutte le pressioni del mondo. Insomma, per come l’ho visto in Trentino, potrebbe essere lui il vero outsider.

Almeida ha disputato una grande crono, chiudendo 3° a 29 secondi
Almeida ha disputato una grande crono, chiudendo 3° a 29 secondi
Proiettando tutto questo sulla crono di Cesena, che è sicuramente più lunga, cosa possiamo aspettarci?

Secondo me la crono di Cesena la vince Ganna. Ha il percorso più piatto e Pippo ci ha fatto vedere quanto va forte quando è incazzato. Come quando l’anno scorso ha toppato il mondiale e poi ha fatto il buono e il cattivo tempo in pista col record dell’Ora e il record del mondo dell’inseguimento. Quindi secondo me domenica sarà il suo giorno, anche se sicuramente non vincerà di un minuto, quello è chiaro. Secondo me sarà comunque un fatto di secondi…

Chiusa la parentesi classiche, Magrini tira le somme

27.04.2023
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Mettiamo un punto alla stagione delle classiche, chiusa nel segno dei fenomeni, ma con tanti spunti di discussione. Riccardo Magrini attraverso Eurosport ha seguito e commentato tutte le corse del Nord e si è fatto un quadro abbastanza chiaro della situazione, non solo in base ai risultati ma anche a tutte le chiacchiere che hanno fatto da contrappunto alle corse.

Il toscano è entusiasta di quanto visto, ma con la sua consueta verve non manca di sottolineare alcuni aspetti: «Siamo di fronte a un ciclismo bellissimo fatto di fuoriclasse, le corse sono state tutte molto combattute e non è un caso se si siano quasi tutte concluse con arrivi in solitaria, a cominciare dalla Sanremo. L’unica uscita un po’ dai binari è stata la Freccia Vallone, ma quella ormai è una gara atipica, praticamente si corre solo per il chilometro finale. Dico la verità, non mi piaceva quando la correvo e non mi piace ora, ma i belgi si affollano sul Muro e la corsa vive di quello. Ha vinto Pogacar ma poteva anche vincere un altro, è una corsa abbastanza casuale, contano solo quei metri finali…».

Pogacar con VDP e dietro Van Aert. I grandi hanno dato davvero spettacolo
Pogacar con VDP e dietro Van Aert. I grandi hanno dato davvero spettacolo
A conti fatti però a vincere sono sempre gli stessi, un manipolo di fuoriclasse che si staccano dal gruppo…

E meno male che è così… Se tornate indietro con la mente vi accorgerete che prima di questa generazione si mancava di continuità, c’era un livellamento dei valori che portava sì a vittorie sempre diverse, ma alla fine non restava nulla. Oggi la gente si appassiona, si formano i partiti a favore di Pogacar come di Van Der Poel, c’è chi tifa per l’uno o per l’altro o per l’altro ancora e questo è bellissimo. Certo, nel gruppo affiora un po’ di nervosismo, ma è normale quando emergono vincitori assoluti. E non dipende solo dai risultati, ma dallo spirito. Tanti ad esempio paragonano Pogacar a Merckx per i risultati che ottiene, a me ricorda il belga per l’atteggiamento, la voglia spasmodica di vincere che aveva Eddy, è quello il vero punto in comune.

Parlavi di nervosismo nel gruppo e alcuni non lo trattengono più, vedi le parole di Madiot a cui ha risposto Gianetti…

Per certi versi Madiot proprio non lo capisco, ma anche da corridore era uno con idee tutte sue. E’ vero, ci sono squadre che hanno 40 milioni di budget da gestire, ma è sempre stato così. Chi ha il fenomeno se lo tiene e lo gestisce al meglio: la Uae Emirates ha messo una clausola rescissoria per lo sloveno di 100 milioni, la Soudal ha blindato Evenepoel. I campioni ci sono sempre stati, il bello è cercare di contrastarli come meglio si può. Ai tempi di Merckx, quando vinceva tutto lui gli altri che avrebbero dovuto fare?

Magrini bici 2018
Riccardo Magrini, pro’ fra il ’77 e l’86, vittorioso al Giro e al Tour nell’83. Lavora per Eurosport dal 2005
Magrini bici 2018
Riccardo Magrini, pro’ fra il ’77 e l’86, vittorioso al Giro e al Tour nell’83. Lavora per Eurosport dal 2005
Sarebbe plausibile introdurre un sistema di salary cap per le squadre? Gianetti ha subito detto di no…

E ha ragione, qui siamo su un altro piano economico. Pogacar, che è il corridore più pagato, ha uno stipendio che non è neanche lontanamente paragonabile a quello dei giocatori di basket o football americano. Il problema è che quando si parla di ciclismo si pensa alle squadre composte da 30 corridori: non è così, un’azienda che investe su un team deve provvedere a 200 persone. Guardate ad esempio l’universo Jumbo-Visma, che coinvolge 3 team ciclistici e uno di pattinaggio, che cosa c’è intorno, quanta gente vive di quel lavoro. Una struttura talmente evoluta che non subirà ripercussioni con il prossimo cambio di sponsor. In questo discorso c’è qualcosa che stona…

Che cosa?

Parla Madiot che nel complesso è uno che sta lavorando molto bene, che ha costruito una splendida filiera e sta portando su autentici talenti. Il suo sistema è collaudato dal tempo, ma funziona sempre. Ci sono altre squadre che soffrono molto di più. L’Astana allora che dovrebbe dire?

Ganna non ha deluso, ma da solo non poteva salvare il bilancio azzurro al Nord
Ganna non ha deluso, ma da solo non poteva salvare il bilancio azzurro al Nord
Proprio dell’Astana è pero Velasco, che almeno alla Liegi ha provato a far qualcosa. Come giudichi il bilancio italiano nelle classiche?

Ci si aspettava di più, soprattutto dopo l’ottimo inizio di stagione. Velasco e Sobrero sono quelli che più si sono fatti vedere, di Ganna sappiamo tutto, è l’unico che davvero ha le qualità per emergere in queste corse come si è visto a Sanremo e Roubaix, per il resto c’è poco. Viviamo una fase involutiva che non cambierà se non cambia la cultura. Non dico solo ciclistica, di un mondo dove i procuratori vanno a cercare gli esordienti e allievi spacciandoli per campioni del futuro, facendoli bruciare sul nascere. Il problema per me è più profondo, riguarda la cultura sportiva generale. Posso fare un esempio?

Prego…

Tutti si stupiscono del fenomeno della Slovenia con campioni come Pogacar e Roglic e tanti buoni corridori. Io ci sono stato, ma lì c’è un’attività sportiva nelle scuole che noi ce la sogniamo. Non si parla solo di sport, ma di mobilità sin dalla scuola materna. Questa è la strada giusta, lì ci si diverte. Il problema è che qui copriamo tutto con i successi del campione di turno e questo vale per qualsiasi sport. Anche nel ciclismo, dove se chiedi in Federazione ti dicono che in fin dei conti hanno vinto un titolo olimpico e quindi la crisi dov’è?

Mentre gli altri se le davano al Nord, Vingegaard continuava a vincere gare a tappe. Magrini ci punta molto
Mentre gli altri se le davano al Nord, Vingegaard continuava a vincere gare a tappe. Magrini ci punta molto
Torniamo ad allargare il discorso. Parliamo sempre del manipolo di fenomeni che vincono tutto, ma dietro che cosa c’è?

C’è un movimento professionistico dove il livello si è alzato tantissimo, dove ci sono corridori come Gaudu e Kung, per fare due nomi, che vincerebbero molto di più esattamente come si diceva di Gimondi ai tempi di Merckx. Poi abbiamo dei campionissimi e siamo fortunati ad averceli. Io però vorrei che i campioni assoluti avessero un calendario comune: non dico che dovrebbero fare tutte le corse, sarebbe follia, ma almeno nelle Monumento bisognerebbe inventarsi qualcosa per farli correre tutti.

A proposito delle Monumento, Pogacar e VDP ora sono a 3 a 5. Chi ha più possibilità di completare il Grande Slam?

Secondo me Pogacar, perché per Van Der Poel il Lombardia mi pare proprio indigesto, anche se lo preparasse specificamente. La Liegi potrebbe anche portarla a casa, ma la classica di fine stagione è lontana dalle sue caratteristiche. Per lo sloveno è diverso, la Roubaix se ben preparata, un anno potrà anche vincerla come fece Hinault. Io però resto della mia idea: il più poliedrico di tutti è Van Aert, per certi versi il più forte perché può emergere dappertutto. Certo, se poi si mette a far regali come a Gand

Sulle crono iridate, Velo ha qualcosa da ridire

13.04.2023
5 min
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Tra i tecnici nazionali volati a Glasgow per prendere visione dei tracciati mondiali di agosto c’era anche Marco Velo. Il suo taccuino è pieno di indicazioni, nomi e annotazioni che si sono aggiunte anche dopo il ritorno a casa. Dove gli è arrivata la notizia del grave infortunio occorso a Vittoria Guazzini che cambia un po’ le carte in tavola.

Nella particolare conformazione dei mondiali di quest’anno (tutte le discipline su due ruote convogliate in un unico luogo per una sorta di Olimpiade ciclistica, coinvolgendo tutte le categorie), Velo sarà chiamato a un vero tour de force, dovendo selezionare e guidare tutte le nazionali su strada impegnate contro il cronometro. Per questo il suo lavoro in terra scozzese è stato meticoloso.

L’infortunio della Guazzini non ci voleva proprio, ma c’è tempo per recuperare
L’infortunio della Guazzini non ci voleva proprio, ma c’è tempo per recuperare

«Per certi versi mi è andata meglio che a Bennati – racconta il tecnico bresciano – che si è fatto tutto il percorso della strada in bici. Abbiamo visionato i tracciati in normali giornate di lavoro, quindi significava anche pedalare contromano e in certi casi il Benna se l’è vista brutta… Per fortuna comunque non ci sono stati incidenti, solo un po’ di paura, non lo nego».

Partiamo dal tracciato per la cronometro mista…

E’ molto simile a quello dello scorso anno purtroppo e sottolineo questa parola tre volte. Mi sono molto arrabbiato: è mai possibile proporre per una cronosquadre un tracciato così pieno di curve, dove il rettilineo più lungo è di 800 metri? Non siamo motociclisti… In questo modo le doti tecniche dei corridori non vengono esaltate, al contrario.

Ci saranno problemi per entrambe le frazioni, quella maschile e femminile?

Sì, di interpretazione del percorso e non solo, perché è un continuo rilanciare, non c’è mai da spingere. Comunque questo è e dobbiamo farcene una ragione, si dovrà pensare bene a chi potrà farla, anche in base al calendario delle altre discipline e a come interpretarla. Noi lo scorso anno abbiamo perso per appena 2” e quella sconfitta ancora brucia, abbiamo tutte le possibilità per riprenderci il titolo. Molto dipenderà anche dalle formazioni che potremo schierare, l’incognita Guazzini pesa…

Hai notizie sulle possibilità di averla al via a Glasgow?

Diciamo che sono ottimista, ma in questo momento quel che conta è che faccia il giusto cammino di ripresa, senza bruciare le tappe. Dobbiamo considerare che rispetto ai mondiali ci sono ancora 4 mesi, la pista ci sarà a fine luglio e la strada a inizio agosto. Bisognerà vedere quanto sarà lunga la riabilitazione: è impossibile fare previsioni, ogni persona reagisce in modo diverso. Dopo la mia brutta caduta alla Gand-Wevelgem del 2007 dicevo che avevo chiuso già la stagione, invece presi parte alla Vuelta e andai anche forte. Quindi è impossibile fare previsioni sui tempi.

Lo scorso anno a Wollongong l’Italia si fermò all’argento del Mixed Team Relay per appena 2 secondi
Lo scorso anno a Wollongong l’Italia si fermò all’argento del Mixed Team Relay per appena 2 secondi
Resta però l’incognita delle sue eventuali condizioni atletiche…

Le mancherà sicuramente l’abitudine a queste gare. Considerate che la crono individuale femminile sarà di 36 chilometri, distanza inusuale per le donne. La cosa che mi dispiace di più – ammette Velo – è che Vittoria stava progredendo esattamente com’era nelle previsioni, sono convinto che stia attraversando un cammino di crescita che la porterà lontano e uso l’indicativo non a caso, perché ritengo questo solo un intoppo, del quale avremmo comunque fatto volentieri a meno.

Oltretutto su di lei, dopo il risultato dello scorso anno, ci sono forti aspettative per Parigi 2024, perché la sua gara sarà tra le primissime ad assegnare l’oro olimpico nel corso della prima giornata di finali…

A Parigi penseremo poi, su quell’appuntamento non c’è il minimo dubbio che la ritroveremo al massimo della forma. E’ quello l’obiettivo vero, lo sappiamo bene, ma intanto guardiamo a Glasgow con tanta speranza di averla nel gruppo.

Per Velo, Ganna potrebbe essere favorito sul percorso scozzese, per scatenare il suo motore
Per Velo, Ganna potrebbe essere favorito sul percorso scozzese, per scatenare il suo motore
Torniamo ai percorsi individuali…

A differenza di quello a squadre, questi sono belli, con poche curve, tecnicamente delle cronometro “vere”, che faranno emergere i veri valori in campo. Quello degli uomini si sviluppa in campagna, strade libere e molto scorrevoli, dove si possono liberare tutti i “cavalli”… La prima parte è pianeggiante, la seconda più ondulata, ma c’è un’incognita: l’arrivo è al termine di uno strappo di 900 metri, con pendenza al 9% e pavé sotto le ruote. Quella salita farà una gran differenza: servirà gestire bene lo sforzo e arrivare al finale con ancora energie per affrontarla come si deve, perché chi sarà a corto rischierà di perdere anche una ventina di secondi solo in quel tratto.

E’ difficile a distanza di così tanto tempo fare previsioni, ma su chi punteresti conoscendo le caratteristiche del tracciato?

Fra le donne penso che le protagoniste dello scorso anno resteranno le favorite e ci metto anche Vittoria perché voglio essere comunque fiducioso. In campo maschile – la voce di Velo si fa perentoria – il percorso sembra fatto su misura per Ganna per quel che ha dimostrato e anche per quel che ha fatto vedere sul Poggio alla Sanremo. Un Pippo così su quello strappo finale è in grado persino di guadagnare sugli avversari…

18 marzo-9 aprile: scelte diverse fra Sanremo e Roubaix

12.04.2023
7 min
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Il solo programma di allenamento che va osservato alla lettera è quello invernale. Durante la stagione invece si asseconda il corpo, in modo da andare incontro alle esigenze che si creano. Alla luce di questa massima, che ci fu consegnata tempo fa da Michele Bartoli, torniamo alle scelte recenti di tre campioni – Van der Poel, Van Aert, Ganna – e al diverso programma che hanno seguito dopo la Sanremo del 18 marzo e la E3 Saxo Classic della settimana successiva.

Ciascuno dei tre aveva esigenze diverse. Van der Poel, in ottima condizione (in apertura durante il sopralluogo sul pavé di venerdì 7 aprile), cercava freschezza per contrastare Pogacar in salita e poi brillantezza sulla via della Roubaix. Van Aert sapeva già dalla Sanremo di non avere una grande condizione in salita, ma ha scelto le fatiche della Gand. Ganna ha usato le corse fino alla Gand per prendere confidenza con il terreno, poi ha scelto di allenarsi a casa. E allora siamo tornati da Bartoli, per sentire quale idea si sia fatto dei tre avvicinamenti.

Tre diversi avvicinamenti

Ecco il programma delle gare di Van der Poel, Van Aert e Ganna a partire dalla Milano-Sanremo, di cui hanno occupato i tre gradini del podio. Hanno tutti fatto la E3 Saxo Classic, poi le loro strade di sono divise, seguendo ragionamenti tecnici diversi.

DataGaraMathieu Van der PoelWout Van AertFilippo Ganna
18 marzoMilano-SanremoVincitore3° a 15″2° a 15″
24 marzoE3 Saxo Classic2° s.t.Vincitore10° a 1’31”
26 marzoGand-Wevelgem=2° s.t.Ritirato (caduta)
29 marzoDwaars door Vlaanderen==91° a 3’38”
2 aprileGiro delle Fiandre2° a 16″4° a 1’12”=
5 aprileScheldeprijs124°==
9 aprileParigi-Roubaix3° a 46″6° a 50″
Caro Michele, intanto vale la pena dire, dopo aver letto l’intervista sulla Gazzetta dello Sport, che Van der Poel ha ammesso di aver vissuto un inverno meno impegnativo nel cross e di aver trovato di conseguenza più freschezza su strada…

Insomma, lo si disse già due anni fa: le energie non sono infinite. Anche se mentalmente sono forti e sopportano la fatica, prima o poi il conto lo paghi. Non si può far tutto. La vita è sempre stata una questione di scelte.

Come vedi il fatto che dopo Harelbeke, Van der Poel che è parso più forte in salita si sia fermato, mentre Van Aert ha corso la Gand?

Se si fosse fermato anche lui, forse avrebbe avuto un po’ di margine per il Fiandre. Non a caso a volte certe corse vengono saltate, per privilegiare quelle che contano. Quando sei al 100 per cento, non sempre ti conviene correre. Perciò se si salta una corsa, privilegiando un allenamento ben fatto, a volte si migliora. Andare a correre e subire il ritmo della gara, se non stai bene a volte un po’ ti toglie.

Già alla E3 Saxo Classic si era capito che Van Aert, già sofferente alla Sanremo, fosse meno forte in salita
Già alla E3 Saxo Classic si era capito che Van Aert, già sofferente alla Sanremo, fosse meno forte in salita
Si parla per ipotesi, ma secondo te, non correndo la Gand, Van Aert sarebbe stato più forte al Fiandre?

Non si può dire che sia andato piano, perché anche lui almeno inizialmente ha staccato tutto il gruppo. Però poi ha pagato dagli altri due. A questi livelli si considerano anche i dettagli in apparenza più piccoli. Per cui, pur non potendo cambiare il rendimento di un atleta in un periodo breve come gli 8 giorni fra Harelbeke e il Fiandre, lo si sarebbe potuto amministrare diversamente. Non è che puoi metterti a fare lavori sul VO2 Max, perché allora ti converrebbe quasi correre. Ma se ti rendi conto che ti manca qualcosa, staccare per qualche giorno può restituirti un po’ di brillantezza. Recuperi un po’ più a lungo, ti concentri sui lavori aerobici con la speranza di arrivare al momento decisivo un po’ più carico di energie e poi incroci le dita…

Quindi è più un fatto di recupero e di freschezza?

Esatto. A quel punto il motore difficilmente lo cambi. Lavori un po’ più sulla fase aerobica, magari speri che in tutti i momenti della gara dove non si spinge a fondo, il dispendio energetico sia inferiore e arrivi un pochino più carico al finale. E’ anche vero che se devi inseguire, è sempre più difficile.

Nel mercoledì tra Fiandre e Roubaix, Van der Poel ha chiesto di correre la Scheldeprijs per trovare ritmo
Nel mercoledì tra Fiandre e Roubaix, Van der Poel ha chiesto di correre la Scheldeprijs per trovare ritmo
Tra il Fiandre e la Roubaix, Van der Poel ha inserito la Scheldeprijs dicendo di volere più ritmo…

E’ quello che si sta dicendo. Quando sei al top, sai su cosa puoi lavorare. Si tratta di aggiustare piccole cose, non hai il tempo per cambiare completamente la situazione, ma a quei livelli le piccole cose sono decisive.

E’ possibile che la Gand una settimana prima del Fiandre abbia appesantito Van Aert, perché non era al top, mentre la Scheldeprijs prima della Roubaix abbia dato più qualità a Van der Poel, che stava già molto bene?

Puo essere assolutamente così. Non so cosa abbiano fatto nel periodo dopo il cross, mi pare però che siano rientrati su strada negli stessi giorni di marzo. Normalmente il valore principale di Van Aert è la resistenza. Lo dimostra al Tour, andando in fuga e tenendo anche sulle montagne come Hautacam. Invece sembra che ora la resistenza gli manchi. Fa uno sforzo, due sforzi e il terzo lo subisce. Gli anni non sono tutti uguali e si sta discutendo su sottigliezze, perché magari si sarebbe staccato anche non correndo la Gand. Però se si vuole un’analisi, qualcosa di diverso poteva essere fatto.

Van Aert ha speso molto alla Gand (26 marzo), tre giorni dopo Harelbeke. Uno sforzo su cui ragionare per il futuro
Van Aert ha speso molto alla Gand (26 marzo), tre giorni dopo Harelbeke. Uno sforzo su cui ragionare per il futuro
In carriera ti è capitato di aggiungere o togliere corse dal programma in base alla condizione?

Certo, più di una volta. Sono cose che si fanno. Quella che è programmata e bisogna cercare di mantenere il più possibile fedele alla tabella è la preparazione invernale, perché si strutturano gli allenamenti con una cadenza articolata. Quando iniziano le gare, devi lavorare in base a quello che ti senti. La programmazione potrebbe andare a perdersi e devi essere bravo ad adeguare il calendario.

In che modo?

Se sono sul filo, magari una gara in più mi potrebbe danneggiare, allora la tolgo. Oppure sto bene, mi manca un po’ di ritmo e allora la inserisco come ha fatto Van der Poel. Ha recuperato qualche giorno in più, ha messo dentro la Scheldeprijs, ha ripreso il ritmo e alla Roubaix era a posto. Sono calcoli che si fanno.

Alla Roubaix, Ganna è andato forte, ma ha pagato il conto all’inesperienza. Qui è con Mads Pedersen
Alla Roubaix, Ganna è andato forte, ma ha pagato il conto all’inesperienza. Qui è con Mads Pedersen
Cosa possiamo dire di Ganna, che non ha corso il Fiandre per preparare la Roubaix?

E’ un caso diverso, perché Ganna non ha l’esperienza di Van Aert e Van der Poel per le gare in Belgio. Non ha la loro sicurezza, non conosce i percorsi. Gli mancano tante sfumature, quindi una corsa in più per lui sarebbe stata più utile di un allenamento fatto a casa sua. Lo avrei buttato anche sul Fiandre.

E’ stata l’osservazione fatta lassù dopo averlo visto così forte alla Sanremo.

Alla Sanremo si è visto che dopo Van der Poel il più forte è stato lui, poi è mancato qualcosa: questo è lampante. Su Ganna vorrei parlare poco, perché spesso sono stato critico: non su di lui, ma sul programma che ha fatto. Filippo è una forza della natura e forse andrebbe sfruttato un pochino meglio. Sappiamo che vince in pista, che fa record dell’Ora, che diventerà campione del mondo a crono, però a lui ora serve qualcosa in più. Quest’anno ha iniziato.

Van Aert e Van der Poel hanno chiuso la stagione del cross al mondiale, debuttando su strada ai primi di marzo
Van Aert e Van der Poel hanno chiuso la stagione del cross al mondiale, debuttando su strada ai primi di marzo
Hanno detto che il Fiandre sia troppo duro per lui.

L’ho sentito dire anche io. Sarà anche pesante rispetto agli altri, ma ha una qualità muscolare adeguata al suo peso. Se Van der Poel sul Paterberg fa 600 watt, Ganna naturalmente ne fa 680. Perché è strutturato per supportare quel carico lì. Quindi anche il fatto del peso, alla fine, non è così proibitivo.

Correndo di più lassù avrebbe dei vantaggi nella guida e spenderebbe meno?

Rilanciare dopo ogni curva costa tanto, soprattutto perché le curve sono quello che si vede. Mi viene da pensare che forse Ganna, non essendo tanto esperto, molte volte ha dovuto rilanciare per una traiettoria sbagliata e tutti gli altri movimenti che succedono in gruppo e che da fuori non noti. Se è successo in curva, mi viene da pensare che lo abbia fatto anche in altre situazioni. Quindi la sua è stata una gara dispendiosa e ugualmente è andato fortissimo. Era lì fino all’ultimo tratto, quindi sono convinto che in futuro, quando avrà più esperienza, la Roubaix sarà la sua gara. Dovrà solo lavorare per arrivare con un po’ di riserva nel finale, quando si fa la vera differenza…

Dopo la Sanremo, Ganna può volare anche sulle pietre

10.04.2023
4 min
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Okay Van der Poel e okay Van Aert, ma ieri il numero lo ha fatto anche Filippo Ganna. Il campione della Ineos Grenadiers è arrivato sesto. Di fatto era la prima volta che dava assalto con determinate velleità di successo alla classica delle pietre.

Il piemontese è sempre stato nel vivo della corsa. Sempre sulle ruote dei favoriti. E con loro se l’è giocata a viso aperto e petto in fuori.

La sua giornata era inizia ta con molta calma. Avendo l’hotel a poche centinaia di metri dalla partenza, gli Ineos erano arrivati al bus in bici, con lo zaino in spalla. Il bus era stato saggiamente spostato con anticipo così da assicurarsi il miglior posto. Ganna firmava autografi ed era tranquillo. Prima del via, ma proprio al momento dello “sparo”, ha trovato anche il tempo di salutare la sua compagna.

Dai baci alle pietre

Ma da un’immagine così soft ad una ben più dura è bastato un attimo. Anzi, ci sono 96 chilometri, quelli che separano Compiegne dal primo settore in pavè. E lì Pippo e la sua Ineos si sono fatti trovare pronti. Da Arenberg in poi, la storia la conosciamo. 

Ritroviamo Ganna, stremato, dopo l’arrivo. E’ seduto nel velodromo. Guarda nel vuoto, beve un po’ d’acqua e continua a tossire. Una tosse da sforzo. Da sfinimento.

Eppure questa fatica è servita a qualcosa. Come dopo la Sanremo, il bicchiere va visto assolutamente mezzo pieno.

«Cosa mi porto a casa da questa Parigi-Roubaix? Tante botte e che devo essere sempre attento: ci sono colleghi che ti dicono di avere i crampi e poi… Li devi guardare in faccia. Chi sono potete immaginarlo». Il riferimento potrebbe essere, il condizionale è d’obbligo, rivolto a Pedersen e Kung.

«Non voglio far polemiche, però potevamo giocarci il podio magari. Sarebbe stato più carino».

Dopo aver tirato tanto, Ganna perde la volata con Pedersen e Kung. I tre sono giunti a soli 4″ dal drappello di Van Aert e a 50″ da VdP
Dopo aver tirato tanto, Ganna perde la volata con Pedersen e Kung. I tre sono giunti a soli 4″ dal drappello di Van Aert e a 50″ da VdP

Consapevolezza acquisita

Ganna però alla fine è soddisfatto. In cuor suo ha capito, come a Sanremo, che questa corsa la può vincere. E non è poco. Significa che il palmares può aspirare a tanto e che dopo le prossime Olimpiadi si potrà tornare quassù con tutt’altra verve e tutt’altra convinzione.

E provarci, anche se non ancora al 101%, ma al 100% è fondamentale. Per fare bene in certe corse non è importante solo parteciparvi, ma come vi si partecipa. Bisogna “impararle a vincere”, se così si può dire.

«Comunque è andata bene, dai – aggiunge Ganna – quest’anno sono stato presente più spesso del dovuto in testa al gruppo. Sono stato nel vivo della corsa. C’è stato anche un momento in cui ci ho creduto, ma dal crederci all’arrivare cambia tutto.

«Ora voglio solo riposarmi un po’, perché in questa stagione ho già consumato tanto, e voglio pensare al Giro d’Italia».

Pippo era alla sua 4ª Roubaix da pro’, la prima con l’idea di vincere veramente. Cosa che gli era riuscita da U23
Pippo era alla sua 4ª Roubaix da pro’, la prima con l’idea di vincere veramente. Cosa che gli era riuscita da U23

Cioni: pollice in su

E il discorso del provarci Dario David Cioni lo conosce bene. «Sono contento della prestazione di Filippo – ha detto il coach e diesse di Ganna – in quanto era la prima volta che si trovava in quella posizione in questa corsa. Ed è tutto diverso che farla da dietro. Oggi (ieri, ndr) Filippo ha imparato molto. 

«Certo, sicuramente c’è ancora molto da fare. Come sempre c’è da migliorare e da lavorare su tutto. Ma il lavoro svolto sin qui è stato buono. La strada è questa».

Anche Cassani ha fatto una disamina molto interessante sulla Roubaix di Ganna. E siamo d’accordo con lui quando dice che Pippo fa ancora un po’ fatica non tanto sul pavé, quanto nelle curve e nei rapidi cambi di direzione. E qui torniamo al punto di prima: queste corse vanno fatte e rifatte. E soprattutto vanno fatte davanti dove frenesia, pressione, avversari e velocità sono diverse.

«Fisicamente Ganna c’era – prosegue Cioni – perché comunque è rimasto con i primi fino alla fine, fino a 16 chilometri dal traguardo. A parte Van der Poel che è scappato, poi erano tutti lì e il distacco è nell’ordine dei secondi, non dei minuti. E questo per me è molto importante. In prospettiva il suo sesto posto è un risultato che fa ben sperare. Anche la squadra ha lavorato bene, portandolo davanti fino alla Foresta di Arenberg, dove poi è esplosa la corsa».

Ganna, la Roubaix e la Pinarello Dogma F di sempre

08.04.2023
4 min
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Filippo Ganna affronta la Parigi-Roubaix con la Pinarello Dogma F, ovvero il modello standard in dotazione al Team Ineos-Grenadiers. Nessuna sospensione e nessuno strumento meccanico sviluppato in maniera specifica per la classica del pavè.

Dalla bici di Van Baarle, vittorioso nel 2022 a quella di Ganna, vediamo cosa cambia sulla Dogma F. Entriamo nel dettaglio con Matteo Cornacchione.

Tubeless da 32 e disco da 160 davanti, 140 dietro
Tubeless da 32 e disco da 160 davanti, 140 dietro
Si può dire che la Pinarello F di Van Barle è stata una sorta di pesce pilota?

Diciamo che la vittoria di Van Barle alla Roubaix 2022 ci ha fatto ragionare. Ha vinto utilizzando una Pinarello F normalissima, ovvero quella normalmente usata per le corse tradizionali ed i grandi Giri. E’ necessario usare una bici specifica per il pavè, oppure ad oggi è possibile vincere alla Roubaix anche con una bicicletta convenzionale? Direi che Van Barle ha dimostrato che la seconda opzione è più che reale.

Quindi la bici che Ganna userà sulle pietre è “normale”?

E’ la Dogma F che normalmente utilizza per le gare classiche e nelle tappe dei grandi Giri. Ci sono le gomme tubeless più grandi, ma la bici è quella.

Nessun rinforzo aggiuntivo per il reggisella
Nessun rinforzo aggiuntivo per il reggisella
Con le biciclette che avete a disposizione oggi, è possibile sfruttare a pieno il mezzo meccanico su diversi terreni?

Decisamente si. Consideriamo, solo per fare un esempio, gli pneumatici e la forma dei cerchi. Oggi con il range di sezioni che abbiamo grazie ai tubeless, la versatilità e la possibilità di sfruttare la bicicletta aumenta in modo esponenziale. Al tempo stesso il corridore ha sempre lo stesso mezzo, con la stessa impostazione e non deve perdere tempo nell’adattamento.

Quindi per Ganna c’è una bici standard con la posizione in sella che usa normalmente?

Si, è proprio così. Ma non solo Ganna, tutti i corridori preferiscono limitare gli aggiustamenti e le variazioni della posizione in sella. Le uniche variabili sono legate ai componenti. Il corridore che chiede più variazioni dei componenti, o che fa delle scelte diverse dai compagni è Pidcock.

Sempre fedele alla Fizik Arione R1
Sempre fedele alla Fizik Arione R1
Come è montata la Dogma F di Ganna?

Ovviamente le valutazioni finali sono legate al meteo. Un set di ruote Shimano C50. Tubeless da 32 con pressioni comprese tra 3,5 e 4,5, da valutare a ridosso della partenza anche in base alle condizioni meteo. Rispetto agli standard inseriamo una quantità maggiore di liquido anti-foratura. I rapporti, 54-40 per le corone e pignoni 11-30. le pedivelle sono da 175 millimetri. La chiusura del reggisella è quella stampata in titanio, solo 36 grammi e resistentissima.

Una scelta standard per il nastro manubrio, oppure è previsto qualcosa di specifico?

E’ prevista una doppia nastratura con l’inserto in gel. Inoltre anche il cockpit è quello standard in carbonio, il Tallon che viene usato normalmente, un blocco unico in carbonio, rigidissimo. C’è la sella Arione di Fizik. Ganna ha voluto i comandi satellitari al manubrio.

Ganna, l’ultima distanza prima dell’Inferno

04.04.2023
6 min
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Oggi Ganna si è sparato l’ultima distanza prima del viaggio a Roubaix. Con lui c’era Dario Cioni, sull’ammiraglia, che lo ha fatto lavorare anche dietro macchina e gli ha fornito il supporto necessario in termini di rifornimento, simulando quasi gli schemi di gara. Alla partenza del Fiandre si è parlato parecchio dell’assenza del piemontese, soprattutto dopo l’ottima Sanremo: non gli sarebbe convenuto venire e provarci? Non gli avrebbe fatto bene anche in termini di colpo d’occhio? Così lo abbiamo chiesto a Cioni, durante la piccola porzione delle sei ore di allenamento in cui gli abbiamo fatto compagnia.

La Parigi-Roubaix parte in realtà da Compiegne e si snoda per 257 chilometri fino al confine con il Belgio
Il progetto Fiandre per Pippo quest’anno non si è proprio valutato?

No, perché è stato detto di puntare tutto sulla Roubaix. Il Fiandre sarebbe stato funzionale se non avesse fatto le gare prima, quindi Harelbeke, Gand e Dwars door Vlaanderen. E soprattutto, se domenica avesse corso il Fiandre, non avremmo potuto fare il blocco di lavoro che invece abbiamo concluso oggi. Abbiamo avuto tutta la settimana a disposizione, confidando nel fatto che il colpo d’occhio per certi percorsi Pippo l’abbia affinato nelle tre corse fatte in Belgio.

Intanto giovedì, dopo la Dwars door Vlaanderen, lo abbiamo visto (sui social) in ricognizione sul pavé della Roubaix.

Doveva farla il giorno dopo, poi è stata anticipata perché le previsioni per venerdì erano pessime. Non è stato l’ideale perché il giorno prima aveva corso, ma effettivamente venerdì ha diluviato tutto il giorno. E soprattutto non si trattava di fare solo alcuni settori, li ha fatti tutti. Alla fine è venuta fuori una ricognizione di cinque ore.

Giovedì scorso si sono valutati anche i materiali oppure quelli erano ormai definiti?

Aveva già provato un po’ di cose. E poi ha l’esperienza dell’anno scorso, sia della Roubaix sia della tappa del Tour, quindi non è stato un approccio al buio. La bici dovrebbe ricalcare quella che ha vinto la Roubaix lo scorso anno con Van Baarle, ma non ricordo se l’anno scorso avevano il 34, che abbiamo portato per certo al Tour. Davanti avrà la guarnitura con il 40-54 e non so se alla fine si deciderà di mettere il 42 o il 44. Il vantaggio di avere il 34 dietro è di poter tenere sempre la catena sul piatto grande. Quindi rimane più in tensione e non balla come quando è sulla guarnitura più piccola.

Il sopralluogo di Ganna su tutti i tratti di pavé si è svolto il 30 marzo (foto social Joshua Tarling)
Il sopralluogo di Ganna su tutti i tratti di pavé si è svolto il 30 marzo (foto social Joshua Tarling)
L’allenamento di oggi è l’ultimo duro prima di andare al Nord?

Ormai si parla di rifiniture. Il grosso del lavoro era stato fatto per la Tirreno e la Sanremo. Nell’ottica della Roubaix si spiega anche perché anche a Sanremo, a parte l’ottimo risultato, si era deciso di fare la gara nel finale dopo una distanza così importante.

Le sei ore di stamattina comprendevano anche dei lavori specifici?

Abbiamo fatto un lavoro importante. Non dico che sia stata una simulazione di gara, però comunque è venuto fuori un bel lavorone. Quello che in qualche modo, almeno come carico di lavoro, sarebbe stato il Fiandre.

Quando si parte per la Francia?

Io resto a casa, Filippo partirà venerdì. Era importante che lo seguissi oggi. Direi che non farà un altro sopralluogo, altrimenti dovrebbe partire giovedì, però non lo ha richiesto. Quindi oggi è stato il terzo giorno del blocco, domani recupera, giovedì farà un lavoro più corto ma brillante, mentre venerdì e sabato nulla di particolare, perché saremo a ridosso della gara.

Nel 2022 Ganna è stato costretto a inseguire per due volte, ma nell’Arenberg la sua azione è parsa molto efficace
Nel 2022 Ganna è stato costretto a inseguire per due volte, ma nell’Arenberg la sua azione è parsa molto efficace
Quest’ultimo blocco da cosa era composto?

Un classico blocco di tre giorni. Ha fatto intensità il primo giorno, domenica. Ieri ha fatto ripetute a elevata potenza e bassa cadenza (Torque). Oggi ha fatto la distanza con dei lavori, quindi comunque un blocco abbastanza importante.

Cosa ti è parso del suo adattamento al pavé durante quelle 5 ore?

A causa dell’anticipo, io non c’ero. Comunque aveva dimostrato già l’anno scorso di saper stare sul pavè. Quando ha avuto quei due incidenti meccanici, è sempre rientrato sul gruppetto davanti, che non lo ha aspettato. Invece nell’Arenberg è andato forte, quindi tendenzialmente ha dimostrato di essere un corridore che riesce ad andare su quelle strade. Si tratta di caratteristiche che hai oppure no. Come anche sul piano fisico: non ho mai visto un corridore peso piuma che vince la Roubaix, per andare forte sul pavé serve anche una certa struttura, anche se è questione di predisposizione. Il pavé del Fiandre ad esempio è un’altra cosa, basta considerare le velocità cui vanno…

Tu che ne hai viste tante, che tipo di vigilia sta vivendo Ganna?

Alla fine è un corridore che ha molta esperienza di eventi di un giorno, venendo dalla pista o dalle Olimpiadi. Rispetto ad altri colleghi è abituato a puntare su una data secca. Quello è il vantaggio di venire dalla pista rispetto a corridori che fanno i grandi Giri, che sono un evento spalmato sul lungo tempo. Qui quello che conta è la capacità di essere al top in un giorno ben preciso. E poi la buona prestazione della Sanremo ha confermato che abbiamo lavorato bene.

La scelta di montare un 34 come ingranaggio più grande permette di tenere sempre la catena sul 54
La scelta di montare un 34 come ingranaggio più grande permette di tenere sempre la catena sul 54
Sei ore tutte in Svizzera o anche in Italia?

Siamo stati un po’ in Svizzera e un po’ in Italia. Svizzera, Lago Maggiore e vallata di Domodossola: oltre 180 chilometri. Abbiamo fatto anche salite, perché in genere le strade di pianura sono più trafficate, quindi anche per stare un po’ più tranquilli si va in salita, è più facile. Quando poi Filippo fa le ripetute con la potenza giusta, va forte, quindi il traffico sarebbe un problema. Per cui sono state sei ore in cui si è recuperato lungo le discese. Si può anche fare la distanza a 30-32 all’ora, invece Filippo tiene sempre un buon ritmo.

Durante un giorno così, l’alimentazione è la stessa del giorno di gara?

Ormai anche in allenamento in queste giornate si alimentano quasi come in gara. Il discorso di avere una macchina in appoggio serve anche per questo aspetto, perché con quello che stanno mangiando ora in gara, farebbe fatica a portarsi tutto dietro. Bisogna che mangi bene anche in allenamento, per non arrivare sfinito.

Avete chiuso spingendo come in un finale di gara?

Nel finale c’era un paio di salite, quindi sicuramente non è stato un finale facile. Si parte seguendo il grande risultato, poi nella giornata puoi trovare anche quello che è uno scalino più forte. E allora chapeau a lui.

La base della bici di Ganna alla Roubaix di domenica prossima, giorno di Pasqua, è la Dogma F che ha vinto nel 2022 con Van Baarle
La base della bici di Ganna alla Roubaix è la Dogma F che ha vinto nel 2022 con Van Baarle
Gli olandesi scherzavano dicendo che Van Baarle è passato alla Jumbo-Visma perché Ganna punta alla Roubaix…

Credo fosse davvero una battuta. Alla fine Van Baarle ha vinto una Roubaix, non sarebbe mai stato uno per correre in appoggio. Partito lui, avremmo portato Ben Turner, ma si è rotto il radio nella caduta di domenica. Quindi penso che punteremo prevalentemente su Pippo, che sarà l’uomo più protetto, anche se normalmente non conviene partire alla Roubaix solo con una punta. La nostra punta quest’anno è Ganna.

I blocchi di lavoro, Cioni, Ganna e la Roubaix

26.03.2023
4 min
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Dopo la mega prestazione della Sanremo, gli scenari per la Campagna del Nord di Filippo Ganna assumono tutt’altro contorno. Il fenomeno della Ineos Grenadiers è in Belgio e viaggia verso la Roubaix con altre aspettative. Lui l’ha vinta tra gli U23 nel 2016. Ma l’era del “fare esperienza” è ufficialmente terminata.

E’ vero che di fatto tra impegni di pista, Covid e salvaguardia della salute, Ganna non ha corso moltissimo lassù, ma sognare è lecito. Noi vorremmo sognare anche pensando al Giro delle Fiandre, ma partiamo dalla Roubaix, che è l’obiettivo più concreto messo nel mirino. Pippo e il suo direttore sportivo e preparatore, Dario David Cioni, la stanno preparando con dovizia certosina. E lo dimostra anche la buona prestazione nella splendida sfida di Harelbeke dell’altro ieri: Ganna se l’è cavata con un decimo posto che dà fiducia.

Dario Cioni, coach e diesse della Ineos Grenadiers, segue Ganna da diversi anni ormai
Dario Cioni, coach e diesse della Ineos Grenadiers, segue Ganna da diversi anni ormai

Sanremo “inaspettata”

«Siamo in pieno periodo di corse – spiega Cioni – e l’obiettivo principale è quello di recuperare. Dopo la Sanremo si è pensato soprattutto ad una fase di recupero, anche in vista dei primi impegni in Belgio».

Prima della Tirreno e della Sanremo, parlando con lo staff della Ineos Grenadiers, erano emersi due misteriosi blocchi di lavoro che l’asso piemontese aveva fatto sotto la guida attenta di Cioni.

«Li avevamo fatti in avvicinamento alla Tirreno, ma erano già in ottica Parigi-Roubaix. Poi eravamo andati altri due giorni in pista, sempre in ottica Roubaix, ma anche pensando alla crono di Follonica. Poi è chiaro che cercando di rendere l’atleta più forte in generale, si ottengono miglioramenti non solo per la Roubaix, ma anche per la Sanremo».

Come a dire che la prestazione emersa alla Classicissima quasi non era prevista.

Ganna impegnato l’altroieri alla E3 di Harelbeke. Una grande fatica, ma anche un buon lavoro sul pavé
Ganna impegnato l’altroieri alla E3 di Harelbeke. Una grande fatica, ma anche un buon lavoro sul pavé

Due blocchi più uno

Quei due blocchi fanno sognare gli appassionati, destano curiosità. Cosa avrà fatto mai Filippo Ganna? E in effetti un pizzico di mistero resta, Cioni scopre solo parzialmente le carte.

«Quando con Pippo si parla di blocchi, si tratta di sessioni di tre giorni, con in mezzo un giorno di scarico: questa è la nostra struttura standard. Cosa facciamo? Posso dire che non sono mai blocchi uguali, cerchiamo sempre di variare lavori, intensità e durate delle ripetute. Cambiano in base agli obiettivi che si avvicinano».

Si potrebbe pensare che Ganna, passista, che lavora per la Roubaix, divori chilometri di pianura e invece non è così.

«Preferiamo lavorare in salita, tanto più che quando li abbiamo fatti eravamo in Svizzera e lì le strade più tranquille non sono certo in pianura. Abbiamo lavorato tenendo conto che nel carico di lavoro c’erano l’Algarve (prima) e la Tirreno (poi).

«Però abbiamo lavorato anche sulla velocità. Ma questa non l’abbiamo fatta su strada, bensì in pista. Sul parquet Filippo ci è andato poco prima della Tirreno. Ed è stato un terzo blocco se vogliamo, ma di due giorni anziché tre. Anche perché veniva dall’Algarve, come detto, e quindi c’era bisogno di fare un minor volume alle alte intensità».

Verso la Roubaix, dopo queste prime corse in Belgio, Pippo andrà in avanscoperta del pavè (foto Instagram)
Verso la Roubaix, dopo queste prime corse in Belgio, Pippo andrà in avanscoperta del pavè (foto Instagram)

Muri no, pavé sì

E adesso si guarda avanti. Dopo Algarve, blocchi di lavoro, Tirreno, Sanremo si tratta “solo” di recuperare. Anzi, di correre e recuperare, un po’ come ci aveva detto Davide Ballerini qualche giorno fa.

«Il grosso del lavoro ormai è stato fatto – dice Cioni – si tratta di correre e smaltire bene le fatiche. Si faranno solo dei brevi lavori che simulino in parte gli sforzi della Roubaix. Ma una corsa intera non puoi simularla: primo, perché comunque non c’è il pavè. Secondo, perché un allenamento non sarà mai una gara».

Ganna ha preso parte alla E3 Saxo Classic dell’altro ieri, sta correndo oggi la Gand-Wevelgem, poi prenderà parte alla Dwars door Vlaanderen mentre non farà il Fiandre, troppo rischioso e troppo dispendioso. Tra la “Attraverso le Fiandre” e la Roubaix ballano dieci giorni. Ci sarà tempo per un quarto blocco?

«Meglio concentrarsi su qualche sopralluogo tecnico sulle strade della Roubaix – ha chiarito Cioni – ci arriviamo come volevamo, sapendo di aver fatto un buon lavoro. E una cosa è certa: quella prestazione alla Sanremo gli dà morale. Conferma a Filippo che abbiamo lavorato bene. Anche i super campioni hanno bisogno di conferme. Se le conferme sono importanti anche per i coach? L’importante è che le abbiano gli atleti».