Il bronzo e le fatiche del Giro: Milan riparte da Glasgow

07.08.2023
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GLASGOW – La medaglia di bronzo al collo non manda riflessi, ma resta pur sempre una bella conquista. Anche Ganna è passato per quel colore e se ne è servito come rampa per tornare all’oro. In una stagione come quella di Milan, molto complicata da maggio in avanti, aver chiuso al terzo posto il torneo dell’inseguimento ai mondiali è un bel risultato.

«Quello che gli ho detto stamattina – raccontava ieri sera Marco Villa commentando la serata – quando si aspettava di fare la finale con Filippo, invece c’è rimasto un po’ male. I periodi dove pensi di aver fatto tutto giusto, ma poi le gambe non girano come pensi possono capitare. E a questi livelli si emerge di più colmando il piccolo gap che manca. Ci eravamo accorti che non fosse il solito Milan, probabilmente le grosse fatiche del Giro, il suo primo Giro, le sta ancora recuperando. Deve prendere insegnamento da Filippo che due o tre anni fa, proprio mentre Jonathan era in finale per il primo e secondo posto, stava facendo la finale per il terzo. Ganna è risorto, aspettiamo anche Milan».

Finale per il terzo posto, Villa lo incoragga. Dall’altra parte c’è Oliveira
Finale per il terzo posto, Villa lo incoragga. Dall’altra parte c’è Oliveira

Il primo Giro di Milan è stato una chiamata a sorpresa, che ha portato a una vittoria di tappa, quattro secondi posti e la maglia ciclamino, impegnativa per le strade e la pressione che porta con sé. La “scaldata” subita nel giorno delle Tre Cime di Lavaredo è il boccone che ha fatto fatica a mandare giù, anche se la sensazione è che sia stato ormai digerito.

Come vogliamo interpretarlo questo bronzo?

Sono abbastanza soddisfatto. Ovvio che, come ho già detto negli scorsi giorni, si punta sempre più in alto, ma alla fine si regola il tiro con le energie che ci sono e già in mattinata non mi aspettavo di fare delle grandi qualifiche, perché non avevo delle buone sensazioni. Speravo e puntavo a fare meglio, ma ho raggiunto questo bronzo. E devo dire che in finale stavo meglio che in qualifica. Questo era ciò che avevo da offrire.

Il primo Giro fa crescere il motore, ma nell’immediato rischia di scaldarlo molto…

Ho avuto un momento un po’ difficile dopo il Giro. Ero semplicemente stanco e ho fatto fatica a recuperare. Il motore s’è scaldato parecchio, però è vero che qualcosa cambia. Anche la fiducia che si ha in se stessi, vedere dove puoi arrivare. E’ ovvio che anche questo è stato tutta una scoperta, perché non sapevo quanto in fretta il mio corpo avrebbe recuperato da questo grandissimo sforzo. Perciò sono contento. Adesso pensiamo a rimetterci in sesto, poi continuiamo con la stagione su strada.

Milan ha sofferto in qualifica, mentre è cresciuto nella finale ed è arrivato il bronzo
Milan ha sofferto in qualifica, mentre è cresciuto nella finale ed è arrivato il bronzo
Ecco, quale dovrebbe essere il programma?

Adesso dovrei andare subito ad Amburgo, poi Benelux, Plouay, Canada e poi forse gli europei, che sono il 24 settembre a Drenthe, in Olanda. Ma vediamo in che condizioni ci arrivo, sarebbe bello farli, però devo meritarmeli.

Cosa ti è parso della gara su strada?

L’ho vista, anche se a un certo punto mi sono anche appisolato. Non perché fosse noiosa, dato che hanno iniziato a scattarsi in faccia a 140 chilometri dall’arrivo, ma perché ero stanco. Van der Poel ha fatto davvero una grande cosa, è anche caduto ma si è rialzato come una molla. Ha fatto una stagione impressionante. Veramente bravi, anche Bettiol. Penso che anche noi abbiamo fatto un mondiale molto bello.

Ganna di nuovo iridato e a Villa per poco veniva l’infarto

07.08.2023
4 min
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GLASGOW – Proprio questa volta che la Chris Hoy Arena pregustava l’oro più bello, quello dell’inseguimento maschile con Bigham che prometteva di impallinare Ganna, il Pippo nazionale ha trovato il modo perfetto per guastargli la festa.

E’ partito piano o l’altro è partito più forte: Villa lo aveva avvisato, per cui ci sta che non ne fosse troppo preoccupato. Però quando ci si aspettava l’inversione della curva dei tempi, il britannico ha continuato a volare. Allo scoccare del terzo chilometro, Bigham viaggiava in 3’02”336, Ganna invece 3’04”504: 2”168 di differenza a favore dell’ingegnere.

Sul podio oltre ai due azzurri, anche Daniel Bigham, 31 anni, ingengere
Sul podio oltre ai due azzurri, anche Daniel Bigham, 31 anni, ingengere

Due secondi in tre giri

La pista di Glasgow misura 250 metri. Come sia che Ganna in tre giri abbia recuperato oltre 2 secondi e abbia superato Bigham di 0,054 è qualcosa che chi c’era fa ancora fatica a spiegarsi. Anche perché il grosso è andato via nell’ultimo giro: la tabella dell’analisi Tissot illustra tutto con dovizia di particolari. Fino a 125 metri dallo sparo, Bigham e la sua Pinarello erano ancora in testa.

«Pippo si è presentato stamattina in pista – dice Villa con un sorriso grande così – e ha detto di voler mettere un altro rapporto: il 62×14. Prima aveva 66×15, l’anno scorso il record lo ha fatto col 67×15. Ha chiesto di cambiare ed era così sicuro che lo abbiamo seguito. Gli avevo spiegato che Bigham avrebbe fatto i primi 9 giri guadagnando su di lui, mentre negli ultimi 7 avrebbe cominciato a perdere. Invece è arrivato a 1”900 di vantaggio e poi è cresciuto ancora fino a 5 giri dalla fine.

La prova di Ganna si è riaperta davvero negli ultimi giri di pista: un finale travolgente
La prova di Ganna si è riaperta davvero negli ultimi giri di pista: un finale travolgente

«Dopo 11 giri Bigham era ancora in crescita e a quel punto, anch’io non sapevo più cosa pensare. Pensavo che fosse difficile recuperare, invece Pippo ha fatto la differenza negli ultimi due giri. Mi aspettavo ormai che invece di vincere con pochissimo avremmo perso per pochissimo, invece ci ha stupito ancora. Probabilmente fa bene allo spettacolo, ma non tanto a me (dice ridendo e mimando l’infarto, ndr). Dicono che la coperta è sempre quella, però questa volta ha giocato proprio col limite».

Niente di facile

Ganna e Bigham si sono abbracciati in favore di telecamera, in questa sorta di staffetta che spesso li accomuna. Poi il piemontese ha fatto un passaggio nella postazione Rai, è salito sul podio con Milan arrivato terzo e alla fine… è sparito. Col resto dei giornalisti lo attendevamo nella zona mista, ma lui non c’è venuto. Averlo incontrato è stato un colpo di fortuna o un gesto da pirati, entrando laddove non si può senza il magico braccialetto verde.

L’abbraccio con Simone Consonni appena sceso di bici. I due sono amici sin agli anni negli U23
L’abbraccio con Simone Consonni appena sceso di bici. I due sono amici sin agli anni negli U23

«Raccontare come è andata? Dovreste farlo voi – ha risposto – io pensavo a fare il mio lavoro e basta. Non ho visto la rimonta che ho fatto, non sapevo neanche di essere in vantaggio, pensavo solo a fare il mio e seguire Marco alla lettera. Vincere è sempre una cosa emozionante, c’è sempre pressione perché la gente pensa che sali in pista e vinci facile, però forse dovrebbero provarci anche loro… L’inseguimento è una disciplina che devi preparare, io non l’ho preparata, quindi sono già felice per essere riuscito a vincere. Non guardavo le lavagne, cercavo di sentire Marco, ma guardavo il più basso possibile».

Il cuore dei campioni

L’applauso del pubblico di Glasgow ha tributato il meritato trionfo all’atleta azzurro e al suo sfidante dal sorriso simpatico, in questa pista che davvero è un’arena infuocata. Poi il programma è andato avanti, con Viviani entrato in azione e subito prima il quarto posto di Rachele Barbieri nell’eliminazione.

Milan sperava di andare per l’oro, ma ha resettato le ambizioni: ottimo il bronzo
Milan sperava di andare per l’oro, ma ha resettato le ambizioni: ottimo il bronzo

Difficile capire in che modo si manifestino le emozioni in questi grandi atleti. Dopo una vittoria ti aspetteresti la voglia di raccontare o condividere con chi t’è stato accanto, come ha fatto Bettiol che tutto sommato nel pomeriggio aveva da festeggiare una fuga promettente, andata poi male. Evidentemente non è così per tutti.

«Ora mi attende la crono – chiude – dopo tante settimane in ritiro lontano da tutto e tutti, quello è l’obiettivo principale che ho in testa. L’ho vinta due volte, mi piacerebbe il tris. La maglia tricolore non mi basta, ma avrò davanti dei grandi campioni. Farò il massimo per essere all’altezza».

Quartetto, l’argento va bene. Ma per Parigi serve di più

05.08.2023
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GLASGOW – Se si volesse comporre un’antologia di questi mondiali su pista, dopo il disastro della qualificazione, l’argento del quartetto degli uomini andrebbe raccontato come una grande impresa. E in fondo lo è. Solo che ci siamo abituati così bene, da non ammettere alternative all’oro. Anche se la Danimarca non ha preparato altro per mesi e i nostri ci sono arrivati leccandosi le ferite di un Giro d’Italia che li ha segnati tutti.

Italia e Danimarca continuano nel braccio di ferro: prossima tappa le Olimpiadi di Parigi
Italia e Danimarca continuano nel braccio di ferro: prossima tappa le Olimpiadi di Parigi

Superman non è bastato

Ganna ci ha provato. E quando a tre giri dalla fine è passato in testa, abbiamo tutti sperato che potesse recuperare il gap aperto dai danesi. Ma superman stasera non è riuscito nell’impresa e il verdetto accumulato giro dopo giro, è rimasto scolpito sul tabellone: 3.45.161 per i danesi, 3.47.396 per i nostri. Un passivo forse più pesante del vero, ma che resta consegnato agli annali del mondiale.

«L’ultima volta nell’anno preolimpico – dice Pippo – avevamo fatto terzi, quest’anno abbiamo fatto secondi. A Montichiari avevamo fatto un tempo simile dopo tanto lavoro, ma questo è un velodromo un po’ strano. Tutti parlano di traiettorie particolari, di certo bisogna provarlo, bisogna usarlo. Alla fine arrivati quassù tanto tardi, il livello è questo. Certo due secondi di differenza sono tanti, ma lavoreremo per colmarli. Di certo a Parigi con 3’45” non si vince. Intanto domani farò l’inseguimento individuale. Ero dubbioso, ma una prova in più non fa tanta differenza. Non so come andrà nella crono, ci penseremo da lunedì».

Lamon ha disputato un torneo di inseguimento a standard altissimi: il lavoro ha pagato
Lamon ha disputato un torneo di inseguimento a standard altissimi: il lavoro ha pagato

Orgoglio Lamon

Lamon esce da questo mondiale con l’armatura lucida. Dopo le critiche di qualche passaggio a vuoto, il veneziano ha tenuto su il quartetto con prestazioni che non si vedevano da un po’ e fanno pensare che per arrivare qui abbia lavorato davvero tanto. Tanto per fare un esempio, era l’unico del quartetto di Tokyo in ritiro con la nazionale a Noto durante l’inverno.

«Si era è visto già dal primo turno che i danesi avevano qualcosa in più, quindi abbiamo cercato di portare a casa il miglior risultato possibile, sapendo qual è il nostro margine di miglioramento. Abbiamo visto che siamo riusciti a migliorare molto dalle qualifiche. Oggi abbiamo cercato di partire molto più forte, in modo da contrastarli nei primi chilometri, solo che poi sono venuti fuori forte. E’ vero che ho un orgoglio particolare dopo queste giornate. Io in primis non ero soddisfatto di come andavo in certe prove, quindi ho cercato di rimboccarmi le maniche e ora so come si arriva a questa condizione. L’ho fatto al meglio, sono contento di aver dimostrato di essere stato di aiuto per i miei compagni, sono contento di questo».

Milan è arrivato ai mondiali con una sola corsa nelle gambe. Domani correrà l’inseguimento
Milan è arrivato ai mondiali con una sola corsa nelle gambe. Domani correrà l’inseguimento

Milan e la strada

Milan è stato il primo a passare, gigantesco e calmo. Lui è uno di quelli che ha pagato il Giro a caro prezzo e forse l’avvicinamento correndo solo a San Sebastian non è stato il passaggio migliore e lui se ne è reso conto. Bennati lo avrebbe volto fortemente su strada, visto il percorso che gli strizza l’occhio, ma le scelte sono state diverse.

«Sapevamo che la Danimarca era un team molto forte – racconta – non l’abbiamo mai sottovalutata. Siamo saliti in pista per dare il 100 per cento e l’abbiamo dato. Si punta sempre al gradino più alto, non sempre si riesce. Forse siamo partiti un po’ troppo forte e ci è rimasto nelle gambe, ma abbiamo un anno per rifarci a Parigi. Domani intanto faccio l’inseguimento. Penso a recuperare e domani vedremo. Sinceramente sono un po’ stanco, ma penso che sarò pronto, per sfidare me stesso e i tempi che ho già fatto e cercare di battere gli avversari che mi troverò di fronte. Se domani fossi dovuto partire su strada, sarebbe stata dura. Sono bello stanco. Partirei e penso che sarei in grado di aiutare, ma non di essere capitano. Mio parere personale, più sincero possibile».

Moro ha peccato di troppa foga? E’ quello che dice Villa: peccato di inesperienza
Moro ha peccato di troppa foga? E’ quello che dice Villa: peccato di inesperienza

Moro che cresce

Se Ganna, Milan e Consonni (di cui parleremo in un articolo a parte, per la grandezza della sua scelta) sono arrivati a Glasgow passando dal Giro e Lamon lavorando in pista, Manlio Moro lo ha fatto correndo su strada con la Zalf, a un livello per forza più basso. Per questo le sue prove sono una porta aperta su futuro.

«Da questo quartetto – dice – ho imparato che devo cercare di rimanere più concentrato, più tranquillo. Ho le mie capacità e se riesco a rimanere più concentrato, riesco a fare molto meglio. In certi allenamenti vado più di quanto sia andato oggi e secondo me è una questione di testa, di tranquillità. Devo imparare a partire tranquillo, essere concentrato quando faccio le mie tirate, quando vado a ruota. Comunque ho i mezzi per stare nel quartetto e visto che il prossimo anno passerò anche io professionista, speso di riuscire a fare il salto di qualità che mi manca».

Il velodromo era strapieno di gente, la temperatura interna era prossima ai 30 gradi
Il velodromo era strapieno di gente, la temperatura interna era prossima ai 30 gradi

Il bilancio di Villa

Villa tira i fili. E se si è già espresso sulle ragazze, che hanno chiuso al quarto posto con Chiara Consonni che ha preso il posto di Elisa Balsamo, su questi quattro uomini ha cose da dire.

«Volevamo arrivare – sorride – ma non dobbiamo abbatterci. Abbiamo perso contro la Danimarca, segno che le nostre due scuole arriveranno a giocarsi le Olimpiadi. Sappiamo cosa ci può mancare, siamo arrivati con delle emergenze. Simone Consonni non sta benissimo e abbiamo trovato un giovane come Manlio Moro che si è confermato dall’europeo. E’ stato un po’ troppo esuberante e proprio questo ci ha portato a passare troppo forte al terzo giro e, avendo ormai preso quell’andatura, abbiamo provato a portarla fino all’arrivo. L’abbiamo pagata e l’ha pagata soprattutto lui. Sono errori di inesperienza, ma non gliene faccio assolutamente colpa, perché partire da secondo non è da tutti. 

Villa è consapevole del lavoro fatto con il quartetto per arrivare a Glasgow e guarda a cosa si può migliorare
Villa è consapevole del lavoro fatto per arrivare e guarda a cosa si può migliorare

«Credo che per vincere a Parigi bisogna andare più basso di 3’45”. Siamo arrivati qua con 3’46” facendo due allenamenti. Due che arrivavano dal Vallonia, uno da San Sebastian, non ci siamo mai quasi incrociati. Abbiamo assemblato il quartetto negli ultimi giorni, quindi non c’è niente da recriminare. Dovremo lavorare di più e meglio. Sappiamo che l’anno prossimo fino al Giro d’Italia la strada sarà più importante, poi però li avremo in pista. E sappiamo di poter fare meglio…».

Glasgow e crono, altri intrecci da mal di testa

30.07.2023
5 min
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Si fa fatica a capire chi sia davvero contento dell’organizzazione degli imminenti mondiali di Glasgow. Anche nei giorni del Tour, lo stesso capo ufficio stampa dell’UCI – certamente scherzando – alla domanda su come andassero le cose, ha risposto che avrebbe preferito parlare dei prossimi. Di certo non è contento Bennati, che a causa della sovrapposizione fra strada e pista non ha potuto convocare Milan, Ganna e Consonni. E a sentirlo, neppure Marco Velo che sovraintende alle crono, è al settimo cielo. Questa volta, oltre all’indisponibilità degli atleti, il motivo è l’impossibilità di provare il percorso della gara a squadre. La città non può fermarsi, bisognerà che il ciclismo si adegui.

«Non condivido la gestione delle gare – sbotta il bresciano – perché si è penalizzata la multidisciplina. Non puoi fare un percorso su strada mediamente facile (anche se poi il mondiale non è mai facile), comunque adatto a passisti resistenti, compatibili con la pista e mettere le date concomitanti. E neppure la cronometro a squadre il giorno dopo la madison in pista. Ma questo non è il solo errore. Parliamo proprio del Mixed Team Relay, avete visto il percorso? Si corre in tre per volta, ma ha 42-43 curve in 20 chilometri. Si snaturano il gesto e lo stesso concetto di cronometro a squadre. Mi sembrano delle cose assurde, soprattutto fatte dall’UCI che dovrebbe dare indicazione su come andrebbero tracciati i percorsi».

Sia Velo (alla guida) che Bennati (dietro) pagano con assenze importanti il calendario di Glasgow 2023
Sia Velo (alla guida) che Bennati (dietro) pagano con assenze importanti il calendario di Glasgow 2023
Una cronosquadre che come minimo andrà imparata curva dopo curva, giusto?

Invece si corre l’8 agosto, ma l’unico giorno in cui si potrà provare per un’ora e mezza è il 4, nel pieno delle prove su pista, con altri che magari sono al Tour de Pologne. Ci hanno risposto che è un percorso cittadino e non ci sono altri momenti. Oppure pare che si potrà vederlo il giorno stesso e nemmeno tutto, perché ci sono dei tratti che avranno il traffico aperto. Forse non capiscono che ci sono in ballo le medaglie e la sicurezza dei corridori?

Il calendario e i vari incroci penalizzano anche te nelle scelte?

Sono in difficoltà proprio con la cronometro a squadre, perché alcuni atleti hanno già detto che non la fanno. Ad esempio se Vittoria Guazzini fa la madison il 7 sera, non può correre la Mixed Relay il giorno dopo, considerato che poi deve fare anche quella individuale.

Quindi chiederai a qualcuno gli straordinari o dovrai convocarne altri?

Porterò altri atleti, che comunque sono altrettanto forti e adatti ad un percorso come quello. I nomi ho dovuto darli presto, altrimenti si finiva con l’andare fuori dai termini dell’UCI.

Le altre crono?

Quelle si fanno a Stirling, 35 chilometri da Glasgow. Percorsi bellissimi e in campagna, lineari. Puoi fare tutti i giri che vuoi. E’ bella anche quella delle donne, anche se su un tracciato diverso dai pro’. L’unico punto semmai è la distanza, perché comunque fare 36 chilometri per le ragazze è tanto, come pure 22 per gli juniores. Ma a parte questo, nulla da dire.

L’arrivo è sulla cima di uno strappo, al castello di Stirling, con la strada in pavé…

Non si farà di slancio, perché comunque sono 7-800 metri di salita, per cui ci sarà da spingere. Non si può pensare che l’arrivo sia lì sotto, bisogna arrivare in cima. Ai piedi di quell’ultimo settore, bisogna avere ancora da rilanciare perché altrimenti ti pianti e ci lasci 20 secondi.

Le crono arrivano al castello di Stirling, 35 chilometri a nord di Glasgow (foto Daily Record)
Le crono arrivano al castello di Stirling, 35 chilometri a nord di Glasgow (foto Daily Record)
Per uno come Ganna è un vantaggio o uno svantaggio?

Per lui lo vedo anche a favore, perché comunque Filippo quando è in forma è capace di rilanciare e scattare. Basta vedere quello che ha fatto sul Poggio al termine della Sanremo. Se non fosse brillante sugli strappi, non sarebbe andato a chiudere a quel modo.

Oltre a Ganna, chi hai considerato? Affini, Sobrero, Cattaneo…

I nomi sono quelli. Su Sobrero ho ragionato a lungo, perché la prima parte è veramente veloce, 48 chilometri in cui non si toglierà mai la moltiplica grande, e forse non è proprio adattissima. Edoardo (Affini, ndr) forse in questo momento potrebbe risentire del lavoro che gli chiedono alla Jumbo-Visma e anche se non ha mollato il discorso crono, probabilmente è riuscito a seguirlo meno. Invece Cattaneo merita considerazione per quello che ha fatto al campionato italiano.

Cosa si può dire di quegli strappi lungo il percorso?

Sono leggeri, non sono salite. Sono dentelli da spingere, con il rapporto e le mani sulle protesi. Non c’è da alzarsi e rilanciare, insomma. Saranno al 3 per cento, non li chiamerei neanche strappi, semmai sono avvallamenti.

Distanza di 47,8 chilometri: si scende sotto l’ora di gara?

Spero proprio di sì, saranno crono a velocità alte.

Il 2° posto al tricolore crono (dietro Ganna) e prima il 7° allo Svizzera aprono le porte per Cattaneo?
Il 2° posto al tricolore crono (dietro Ganna) e prima il 7° allo Svizzera aprono le porte per Cattaneo?
E il meteo?

Siamo in un campo aperto, forse passi in un paesino di 500 abitanti. Se c’è vento, lo becchi tutto da qualunque direzione arrivi. Dopo le gare su pista avremo tutto il tempo per provare e riprovare, ma sono strade talmente semplici che anche con le transenne non cambiano di molto. La vera rogna è la cronosquadre. In quel caso conoscere le curve serve per non farsi male. E anche noi dietro con la macchina, dopo un po’ non li vediamo più. Devo guidarli come sulla PlayStation?

L’anno scorso arrivammo secondi.

Ci crediamo e vogliamo farla bene. Quindi metteremo in campo le migliori donne e i migliori uomini possibili. L’anno scorso le ragazze furono bravissime e ci permisero di prendere un argento che però ancora mi brucia. Dobbiamo assolutamente migliorarlo.

L’Ora di Bussi, per abbattere i 50 chilometri e i pregiudizi

27.07.2023
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FIORENZUOLA – Ad oggi l’unica certezza è che Vittoria Bussi si sta preparando forte per il suo secondo assalto al record dell’Ora femminile. Un appuntamento che vuole significare qualcosa in più del mero sforzo fisico o della relativa campagna di crowdfunding. La prima volta ce l’aveva fatta ad Aguascalientes il 13 settembre del 2018 al terzo tentativo facendo registrare 48,007 chilometri.

Da allora la nuova misura da battere è diventata quella di Ellen Van Dijk della Lidl-Trek – attualmente ai box per la maternità – che a maggio 2022 a Grenchen aveva fermato la distanza a 49,254 chilometri. Cinque anni fa Bussi era stata la seconda italiana della storia, dopo la pionieristica Mary Cressari, a centrare questo primato. Adesso però la 36enne romana vuole alzare l’asticella e possibilmente sdoganare qualche pregiudizio sulla specialità femminile. Avvicinare o meglio ancora superare la soglia dei 50 chilometri è l’intenzione principale, considerando tutto quello che c’è dietro ad un’atleta piuttosto anacronistica. E’ per questo motivo che una chiacchierata con Vittoria non è mai banale.

Per quattro volte Bussi è salita sul podio agli italiani a crono. Quest’anno ha disputato la prova senza una preparazione specifica
Per quattro volte Bussi è salita sul podio agli italiani a crono. Quest’anno ha disputato la prova senza una preparazione specifica
Una buona prestazione nella crono tricolore su strada, poi seconda nell’inseguimento individuale agli italiani in pista. Queste corse facevano parte dell’avvicinamento al record dell’Ora?

No, per una serie di ragioni. Il mio staff ed io a giugno saremmo dovuti essere in un altro posto in un altro continente per fare delle prove per il record in un impianto candidato e molto interessante. Purtroppo quella trasferta è saltata per lavori sulla pista e così all’ultimo momento abbiamo rimontato la bici da crono facendo qualche lavoro specifico. In pista ci passo molto tempo, ma anche l’inseguimento individuale lo avevo accantonato. A quel punto il mio allenatore ha ritenuto che dovessi fare entrambe queste prove. Il percorso della crono non era adatto alle mie caratteristiche e l’inseguimento non l’avevamo preparato. Tuttavia io non gareggiando mai, dovevo correre per vivere più l’adrenalina di gara che altro. Arrivare al record senza nessuna gara poteva essere pesante a livello mentale.

La crono aveva una durata che potrebbe tornarti utile…

Sì certo. Era una prova lunga quasi 26 chilometri con un dislivello di 400 metri, ma soprattutto erano quaranta minuti di sforzo psicofisico intenso. Solitamente faccio allenamenti molto duri in un velodromo, lontana dalle distrazioni e restando concentrata sull’obiettivo. Quaranta minuti a crono però volano rispetto a girare in pista. Su strada mantieni sempre alto il livello dell’attenzione. Ci sono rotonde, curve, discese, salite. In un velodromo invece c’è il rischio che la noia prenda il sopravvento.

Agli ultimi tricolori in pista, Bussi ha conquistato l’argento nell’inseguimento individuale dietro Paternoster e davanti ad Alzini (foto fiorenzuolatrack)
Agli ultimi tricolori in pista, Bussi ha conquistato l’argento nell’inseguimento individuale dietro Paternoster e davanti ad Alzini (foto fiorenzuolatrack)
C’è un modo per combattere quella noia?

Diciamo di sì. Programmo dei lavori a bassa intensità per abituarmi alla concentrazione. Non bisogna avere paura della noia in pista. Bisogna farci amicizia ed imparare ad usarla. Prendo quei sessanta minuti come tempo per me, visto che la vita di adesso è sempre frenetica. Dipende dalla giornata ma penso sempre a tante cose, ad esempio cosa mangiare a cena o il programma del weekend (sorride, ndr).

Ed i dati non vuoi saperli mentre giri?

I valori sono importanti, ma il computerino ho imparato a non guardarlo perché contano altre cose. Quell’allenamento è un atto ad ascoltare il proprio corpo. Il record dell’Ora è una specialità a sé, non paragonabile ad una crono o un inseguimento. So che forse è un po’ utopistico, ma sarebbe bello vederla inserita ogni tanto in qualche manifestazione importante. Magari ad un campionato italiano dare possibilità ad un uomo e ad una donna di misurarsi con l’Ora, anche se è una prova che deve essere preparata tantissimo.

E tu come stai procedendo con i tuoi programmi?

Mi sto allenando tanto. Ho iniziato la preparazione ad inizio anno ad Aguascalientes, in Messico. Mentre la prima volta ho fatto il record dell’Ora perché volevo farlo, stavolta la faccio per portarmi al limite. Mi piace superarlo. Potrebbe essere un modo per chiudere la mia carriera dicendo: «Ho fatto davvero tutto quello che potevo fare». Voglio sorprendermi.

Quando e dove lo farai questo tentativo?

Non possiamo dire nulla sulla data così come sul posto. Ci sono continue novità. Fra poco saprete tutto, ma posso dirvi che ho valutato varie cose tra cui il farlo in altura piuttosto che a livello del mare. Ho fatto tanti test. A giugno vi dicevo che ho avuto alcuni intoppi per le trasferte nei velodromi. Purtroppo contano ancora i nomi ed io, non avendo gareggiato tanto, non ho la fama necessaria che ti permette di essere accettata anche solo per fare allenamenti in questi velodromi. Ho fatto tante domande e ho ricevuto tante risposte negative. Però non ho mai mollato o demorso.

Perché Vittoria Bussi vuole riprovare a battere il record dell’Ora?

E’ una prova inusuale per il ciclismo femminile, però attraverso il mio tentativo vorrei raccontare una storia, a prescindere che io riesca o meno a batterlo. La storia di una donna che viaggia un po’ a rilento rispetto agli uomini. Una donna che non ha un nome, ma che vuole fare qualcosa di grande portando un messaggio. Ovvero, ognuno di noi se si impunta può fare qualcosa di importante. Sono fuori dal grande ciclismo, dove i team maschili e femminili arrivano con grandi bus. Vorrei tornare appena indietro, a quel ciclismo essenziale dove bastano una bici, buone gambe, sacrificio e organizzazione per realizzare imprese. Sono romana e, scusate, ma mi piace farmi il mazzo (sorride, ndr). Sono sempre stata abituata così.

Bussi in pista si concentra, combatte la noia e si prepara ad andare oltre i propri limiti (foto Edoardo Frezet)
Bussi in pista si concentra, combatte la noia e si prepara ad andare oltre i propri limiti (foto Edoardo Frezet)
Da una Vittoria all’altra. Tra le stradiste, secondo te Guazzini potrebbe essere l’equivalente di Ganna nel femminile?

Il record dell’Ora è massacrante, lo abbiamo visto proprio con Filippo. Negli uomini però molti cronoman ci hanno provato e vorrei che anche tante ragazze che fanno doppia attività potessero farlo. Magari lei, e non solo, potrebbe riuscirci. Ovvio che devi avere il supporto del proprio team altrimenti direi di non farlo perché lo sto vivendo sulla mia pelle. Io non ho una squadra e ho passato molto tempo a fare test aerodinamici o lavorare sullo sviluppo dei materiali. Ho dovuto studiare tante cose o fare tanti calcoli alla scrivania sfruttando anche il mio dottorato in matematica pura. Ganna è un fenomeno però ha avuto il supporto della squadra e di Bigham che aveva fatto tanti test, oltre che il record prima di lui. Per me era impossibile preparare a dovere un tricolore a crono, un inseguimento individuale ed un record dell’Ora. Mi mancava il tempo perché ho seguito personalmente tutta la burocrazia che c’è dietro. Ma questo lo sapevo già e per me rende tutto più stimolante per centrare il bersaglio.

Dal Belgio a Montichiari, un Ganna in forma mondiale

27.07.2023
5 min
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Ganna che vince, in volata e poi a cronometro. Con i mondiali alle porte e con Bagioli che si prende l’ultima tappa, la notizia riempie di buon umore e semmai suscita qualche rammarico. Alla luce del percorso (ma non del calendario), anche il piemontese avrebbe potuto fare la sua figura nella prova su strada. Ma non si può. Il 5 agosto, ci sono le finali del quartetto. Il 6 la prova su strada, che Pippo non farà. L’8 agosto c’è il Team Mixed Relay, che non farà. Mentre l’11 ci sarà la cronometro individuale, che proverà a vincere. In questo ingarbugliato calendario scozzese, in cui Ganna sarà affidato allo staff azzurro, la sua ombra sempre a disposizione sarà Dario Cioni, con lui in questi giorni valloni.

In un’intervista rilasciata ieri alla Gazzetta dello Sport, Ganna ha commentato la vittoria della crono al Wallonie parlando di numeri ottimali e qualche problema tecnico che proprio Cioni starebbe cercando di risolvere.

La crono del Wallonie è servita a Cioni anche per capire il settaggio della bici (foto Ineos Grenadiers)
La crono del Wallonie è servita a Cioni anche per capire il settaggio della bici (foto Ineos Grenadiers)
Come procede l’avvicinamento al mondiale? 

Bene, è arrivata subito la vittoria nella prima tappa, che comunque è un buon segno. Nella crono è andato forte su un percorso non super adatto a lui, quindi anche per questo ha vinto con un margine un po’ limitato. Però a livello numerico ha fatto la potenza che ci aspettavamo.

A cosa si riferiva nell’intervista?

Abbiamo un paio di problemini, che però possiamo risolvere. Fattori esterni a noi, legati ai materiali, di cui però è meglio non parlare.

Ganna è tornato alle corse un mese dopo i campionati italiani, cosa ha fatto nel frattempo?

Uno stage in altura e due blocchi di lavoro in pista, uno però già prima dei campionati italiani. Siamo diversi dal programma che avevamo fatto quest’inverno, che abbiamo dovuto cambiare dopo il ritiro dal Giro. Chiaro che qualcosa sia mancato, perché avrebbe potuto fare un’altra crono, però questa è la vita dell’atleta, a volte ci sono inconvenienti e bisogna trovare le alternative. Diciamo che comunque siamo nella piena fase di avvicinamento.

Nella prima tappa di Hamoir, Ganna doveva tirare la volata a Viviani e ha finito col vincerla lui
Nella prima tappa di Hamoir, Ganna doveva tirare la volata a Viviani e ha finito col vincerla lui
Come si conciliano le date del quartetto con la crono?

Alla fine non sono malissimo, ma se ci fosse stato un paio di giorni in meno da aspettare fra le due prove, sarebbe stato più facile gestire. Nel senso che, fatta la fase di recupero fra una prova e l’altra, poi sarebbe stato ottimale correre subito. Invece resterà su cinque giorni prima della crono.

Correre su strada all’indomani dell’inseguimento sarebbe stato davvero improponibile?

Il problema è che non avrebbe il tempo per recuperare. Hanno voluto far gareggiare tutti insieme e così hanno reso la vita difficile a chi fa la multidisciplina. Così la strada è troppo ravvicinata e la crono è lontana. In quel periodo si dovrà vedere cosa fare, si deciderà in base alle sensazioni e come va con il quartetto. E poi c’è anche il meteo di lassù da prendere in considerazione e le esigenze della nazionale.

La crono è lunga 47,8 chilometri, ha appena tre strappetti e l’arrivo al castello su una salitella in pavé. Cosa te ne pare?

Bisognerà stare attenti alla gestione dell’energia prima dello strappo. E’ breve, quindi Pippo finisce forte e per lui non dovrebbe essere un problema. Però prima di dire altro, bisognerà andarci sopra con la bici, perché valutarlo da remoto è difficile. Comunque alla fine si tratta di un pezzo molto breve, quindi l’influenza non sarà grandissima.

La crono del Wallonie vinta con la maglia tricolore riconquistata nella crono di Ponte Arche in Trentino
La crono del Wallonie vinta con la maglia tricolore riconquistata nella crono di Ponte Arche in Trentino
Il percorso dello scorso anno non andò giù a Pippo dall’inizio, questo sembra più adatto?

Molto di più, confermo. Quello di Wollongong, già a vederlo sulla carta, non l’aveva mai ispirato.

I risultati del Wallonie stupiscono o sono in linea con gli obiettivi che vi eravate posti?

La condizione è buona, si sapeva. Eravamo venuti per vincere la crono, mentre la tappa è arrivata un po’ di sorpresa. Il piano era di tirare la volata a Elia (Viviani, ndr), ne avevamo parlato nella riunione, però poi si è presentata un’altra opportunità e l’ha colta. Non è la prima volta che Pippo fa vedere di avere uno spunto veloce. L’idea comunque era di usare questa corsa per fare fatica, perché comunque non faceva una corsa a tappe dal 18 giugno con l’Occitanie e un percorso con tanti saliscendi era l’ideale. 

Dal Belgio a Montichiari e poi in Scozia: cosa resta da fare?

In pista farà i lavori di velocizzazione, visto che si vedranno da oggi e staranno per sei giorni, fino al primo agosto. Hanno questi giorni di avvicinamento alla pista, anche se il grosso ormai è stato fatto. Ci può essere qualche rifinitura, con cui però non riesci a incidere sulla condizione. Invece bisognerà essere attenti a gestire il passaggio dalla pista alla strada in quei giorni intermedi.

La vittoria nella crono è arrivata, ma con appena 8″ sul compagno Tarling. L’attesa è stata… tirata
La vittoria nella crono è arrivata, ma con appena 8″ sul compagno Tarling. L’attesa è stata… tirata
Cosa si farà?

Non penso che servirà fare grossi lavori di volume, però qualche lavoro intermedio sì, anche perché non può fare intensità tutti i giorni.

Ci sarai anche tu a Glasgow?

A partire dal 6 e fino al 12 agosto. Ganna sarà con la nazionale, io avrò anche altre cose da fare, ma sono comunque là e all’occorrenza potrà esserci il solito buon dialogo. Saranno giorni utili anche per scegliere ruote e rapporti, anche se il test di due giorni fa ha dato delle utili indicazioni.

A Fiorenzuola il punto con Viviani, da Glasgow a Parigi

29.06.2023
6 min
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FIORENZUOLA D’ARDA – L’agenda di Elia Viviani forse non sarà fittissima come in altre stagioni, ma è certamente pesante in termini di appuntamenti fissati. Negli ultimi tre giorni ha vinto i tricolori nell’inseguimento individuale, a squadre e nella corsa a punti, ma sintetizzando nel mirino ci sono i mondiali in pista e l’europeo su strada. Due eventi che ne richiamano un altro ancora.

Per il veronese della Ineos Grenadiers velodromo chiama velodromo. L’anello di Fiorenzuola, su cui si sono svolti i campionati italiani, stimola sempre a spostare lo sguardo su manifestazioni importanti. La rassegna iridata di agosto di Glasgow dista meno di cinque settimane e per gli azzurri del cittì Marco Villa non sarà solo un semplice mondiale. Bisogna ottenere innanzitutto la qualifica olimpica dopo di che dalla Scozia si aprirà già l’orizzonte oltre Manica, verso la guglia della Tour Eiffel di Parigi 2024. Nella zona box del “Pavesi” abbiamo avvicinato Viviani per capire come si stia preparando (in apertura, foto Fiorenzuola Track).

Elia finora com’è andata la stagione?

E’ iniziata così così. Ho passato un buon inverno ,ma nonostante quello non riuscivo a trovare il buon colpo di pedale, a parte qualche top 10 in Argentina al Tour de San Juan. Ovvio poi che il mio calendario si sia sbilanciato sulle gare di seconda fascia. A quel punto ho dovuto resettare. Sono andato in altura e ne sono uscito bene. In Occitania a metà giugno ho ricominciato a vedere gli ordini d’arrivo nonostante due volate sbagliate. Mancano ancora un po’ di coraggio e confidenza, però un terzo posto l’ho centrato. Il colpo di pedale sta arrivando.

Agli italiani in pista ti abbiamo visto in crescita.

Sono soddisfatto di come vado. La performance nell’inseguimento individuale è stata ottima quindi ho avuto più garanzie lì che nelle gare di gruppo. Sto ritrovando le buone sensazioni e spero di svoltare in questa seconda parte di stagione, che solitamente mi è abbastanza favorevole nel mese di agosto.

Viviani ha vinto i tricolori nell’inseguimento individuale, a squadre e nella corsa a punti
Viviani ha vinto i tricolori nell’inseguimento individuale, a squadre e nella corsa a punti
La mente è già proiettata verso altri obiettivi, giusto?

Adesso sono concentrato al 110 per cento sul mondiale in pista. Sto facendo una preparazione simile a quella che sarà l’anno prossimo per le olimpiadi. Quindi voglio vedere come arriverò a Glasgow fra poco più di un mese e capire qualcosa per Parigi 2024. Non mancherà tuttavia un importante momento su strada in previsione dell’europeo. Correrò il Giro di Vallonia (22-26 luglio, ndr) che mi servirà per i mondiali in pista ed anche per mettermi a confronto con gli altri, sperando magari di provare a vincere la prima corsa del 2023. Poi da metà agosto in poi farò Amburgo, il Renewi Tour (l’ex Eneco, ndr) e poi Plouay prima della prova in linea del 24 settembre.

Apriamo una parentesi su quella gara.

L’europeo in Olanda ha un percorso che mi si addice e naturalmente ci penso. Vediamo come andrà il periodo che lo precede. Chiaramente per chiedere una leadership devo fare dei risultati ed essere competitivo. Il cittì Bennati sa che posso essere una figura di riferimento. Le probabilità di essere all’europeo ci sono, per il mio ruolo dipenderà da me. Sento di stare meglio rispetto all’anno scorso, dove ero stato catapultato in extremis al posto di Nizzolo e dove avevamo portato a casa il miglior risultato possibile (settimo posto, ndr). Voglio pensare che sto facendo l’avvicinamento migliore.

Verso il mondiale in pista il programma di Viviani prevede anche la strada. Poi rotta sull’europeo in Olanda
Verso il mondiale in pista il programma di Viviani prevede anche la strada. Poi rotta sull’europeo in Olanda
Torniamo in Scozia. Questi mondiali in pista sono molto sentiti da tutti…

Si avverte questa sensazione. Averli ad agosto ha portato tutti a sperimentare e fare una sorta di prova generale in vista di Parigi. Diciamo che per tanti versi è un po’ contrario all’immaginario classico dei mondiali, ma il lato positivo è che avremo tanti riferimenti per l’anno prossimo.

Il lavoro della nazionale come sta procedendo?

Bisogna dire che quest’anno con la pista ci stiamo trovando poco. Nel mio programma individuale io ci sto riuscendo supportato dalla squadra, ma col quartetto ci stiamo incrociando poco perché Milan, Consonni e lo stesso Pippo (Ganna, ndr) stanno seguendo altri programmi. L’anno prossimo invece sappiamo tutti che finito il Giro d’Italia, si tirerà una riga e tutti lavoreremo per l’Olimpiade.

Manca poco per la certezza del posto a Parigi. Elia Viviani e la nazionale sentono un po’ di pressione?

Il nostro gruppo è solido. La qualifica alle Olimpiadi è cominciata benissimo con la vittoria degli europei, proseguita così così con le prime due prove di Nations Cup poi nella terza a Milton i ragazzi hanno fatto un super lavoro con un bel secondo posto. Non dico che siamo chiamati a vincere, ma dobbiamo fare un buon mondiale per essere tranquilli. Non abbiamo pressione per la qualifica quanto più invece per vincerlo, visto che l’anno scorso lo abbiamo perso dagli inglesi. Io credo che arriveremo bene a Glasgow, ma non saremo al livello dell’anno prossimo ad agosto per le Olimpiadi. E credo che sia un bene, perché sarà sì uno specchio, ma avremo ancora margini di miglioramento. Rispetto agli altri, il nostro punto forte è che all’Olimpiade mettiamo assieme tutti i pezzi del puzzle.

Viviani (qui con Bragato e Villa) dà sempre tanti riscontri allo staff azzurro per l’utilizzo di nuovi materiali
Viviani (qui con Bragato e Villa) dà sempre tanti riscontri allo staff azzurro per l’utilizzo di nuovi materiali
Tu sei da sempre uno a cui piace fare approfondimenti con i meccanici per i studiare e provare i materiali. Ne state già discutendo?

Loro sanno che posso dare dei riscontri. Mi piace proprio ed è questo il punto fondamentale. Se non hai pazienza di testare durante i ritiri, non puoi fare quello scatto in più. Abbiamo scoperto che la mia metodologia nel preparare l’Olimpiade di Rio è poi continuata. Non si vince per queste cose, ma quando si è tutti uniti si può fare la differenza, basta guardare i tempi dell’oro di Tokyo. Non siamo una nazionale ricca come altre, però siamo supportati bene da sponsor tecnici enormi tutti italiani, che a qualsiasi nostra richiesta rispondono sempre presente. I nostri prodotti per Parigi li presenteremo a Glasgow. Il regolamento prevede che sia il mondiale l’ultimo momento dove dichiarare quali bici, ruote e altro materiale userai all’Olimpiade. Ad agosto però non useremo questi upgrade tecnici. Ho sempre pensato che vadano usati solo quando servono. Per questo dico che a Parigi arriveremo al 100 per cento.

Il tricolore di Cosma, fra i pro’ con Pippo nella scia

28.06.2023
5 min
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A un certo punto, in un tratto di discesa del campionato italiano, Cosma Gabriele Rausa ha sentito un tifoso che lo incitava. «Forza Pippo! Forza Pippo!». I compagni di squadra alla D’Amico-UM Tools, ma anche i pochi tifosi giù a casa lo chiamano così, perché è alto quasi 1,90 e ricorda Ganna se non altro per le misure. Però quel tifoso era troppo agitato, ha pensato il diciottenne pugliese, così si è voltato e alle sue spalle, spianato sulla bici come un jet da caccia, ha riconosciuto il vero Pippo. E gli è venuto un colpo.

«Era un tratto in cui spingeva abbastanza – sorride – e mi è venuta un po’ di tremarella. Era vicinissimo. E ho pensato che se per caso fossi stato la causa di una caduta, non avrei potuto perdonarmelo. Così sono stato super attento. E poi, quando la corsa si è un po’ calmata, sono andato a presentarmi. Ci siamo scambiati un saluto, lui non ha fatto mezzo problema, poi si è rimesso a parlare con Affini e io sono tornato dietro. Non volevo disturbarlo».

Avendolo avuto accanto per qualche chilometro, hai capito il segreto di tanta forza?

La postura della schiena in bici era quasi orizzontale, parallela al telaio, quindi per questo era molto aerodinamico. In bici tagliava il vento in una maniera impressionante, nonostante la sua stazza. E poi ho notato anche la cadenza che in salita era abbastanza elevata, ma allo stesso tempo la pedalata era molto rotonda. Anche in pianura si distingueva facilmente rispetto agli altri proprio per la cadenza di pedalata.

Maturità in corso

Cosma Gabriele Rausa compirà 19 anni il 16 luglio, mentre il 4 (martedì prossimo) avrà l’esame orale della maturità. Studia da ragioniere, ma da quest’anno il suo sogno è diventato fare il corridore. Prima no, almeno non così tanto. Aveva anche smesso.

Il pugliese di Casarano, cittadina di 20 mila abitanti nel cuore del Salento, si è ritrovato a correre il tricolore dei professionisti. Il suo team manager Ivan De Paolis ha scelto così, nel pieno di una stagione che lo ha visto anche al Giro di Sicilia e all’Appennino. Cosma era arrivato in Abruzzo per accompagnare un amico e si è ritrovato con una maglia sulle spalle.

Perché dunque il tricolore con i pro’ a 18 anni?

Abbiamo deciso così con la squadra. Perché alla fine correre con i professionisti è un’emozione e anche un’esperienza che ha più senso fare adesso che da grande. Quando mi sono ritrovato sulla linea di partenza, avevo accanto i ragazzi della Mg.KVis e anche Davide Ballerini che si era messo all’ombra e armeggiava con un sacchetto pieno di ghiaccio.

Con che spirito si parte per un campionato italiano pro’, sapendo di avere alle spalle una storia ciclistica così breve?

Si parte con grande grinta. Devi essere sicuro di te stesso, fare il possibile, anche sapendo che non otterrai mai risultato. Però se parti con la forza di andare in fuga o fare qualche azione, facendo il possibile per metterti in mostra, allora è un’esperienza che vale.

In Puglia, Cosma pratica ciclocross, che nella sua regione ha grande tradizione (foto Instagram)
In Puglia, Cosma pratica ciclocross, che nella sua regione ha grande tradizione (foto Instagram)
E come è andata?

E’ stata una corsa un po’ travagliata, perché sono arrivato senza avere la forma migliore. La settimana scorsa non ho fatto dei grandi allenamenti, ho avuto dei problemi, quindi sono arrivato in Trentino senza essere al 100 per cento. Ho provato a fare qualcosa all’inizio, ma l’andatura era abbastanza elevata. Sono rimasto nel gruppo il più possibile per cercare di aumentare il mio ritmo gara. Soffrire il più possibile per migliorare la mia capacità di prestazione.

Da quanto tempo corri in bici e come mai hai scelto il ciclismo?

Ne avevo 12, quindi sono circa 6 anni. In famiglia non ho ciclisti e soprattutto in Puglia c’è poco. Ricordo qualche amico che faceva gare al mio paese, li ho visti e alla fine ho iniziato anche io. Per i primi tempi è sempre stato un gioco, l’anno scorso mi sono messo anche a fare il bagnino. Adesso invece mi ha preso parecchio. Pensavo che diventare professionista fosse un obiettivo impossibile da raggiungere, però ormai ci sto credendo di più. Sto lavorando molto meglio. 

Con chi ti alleni quando sei a casa?

Purtroppo vado sempre da solo, qui ci sono veramente poche persone. A volte incontro un compagno pugliese, ogni tanto ci incontriamo con lui e il preparatore e andiamo insieme, ma solamente la domenica se non ci sono gare.

Cosma Gabriele Rausa è alto 1,88 e pesa 75 chili. Compirà 19 anni il 16 lulgio. Nel 2022 ha corso il Lunigiana (foto D’Amico)
Cosma Gabriele Rausa è alto 1,88 e pesa 75 chili. Compirà 19 anni il 16 lulgio. Nel 2022 ha corso il Lunigiana (foto D’Amico)
Fare il campionato italiano durante la maturità ti ha convinto?

Se hai la capacità di distribuire i giorni di studio, non c’è problema. E’ lo stesso per l’allenamento di tutti i giorni. Sono abituato, non è un impegno grosso. Però ad esempio ho saltato i due giorni in cui avevo gli scritti e questo può avermi tolto qualcosa alla preparazione per il campionato italiano. Quei 2-3 allenamenti magari potevano essere importanti prima della gara.

Come è stato il viaggio da Casarano a Trento?

E’ durato un’eternità, ho impiegato 13 ore. Quando sono arrivato in Trentino, ho avuto la sensazione di essere in capo al mondo. Sono partito in treno, poi sono sceso a Bologna dove mi ha preso la squadra. E al ritorno ho preso il treno sabato sera e sono arrivato la domenica mattina alle 10 a Lecce, viaggiando tutta la notte. E’ stato un po’ pesante, però almeno non ho perso una giornata di studio. Da qui agli esami non corro. Era previsto un periodo di riposo, che adesso viene benissimo.

Cosa ti piace del ciclismo?

Il fatto di spingersi oltre quando in salita sei veramente al limite, oltrepassare la soglia della fatica. Questo ne fa uno sport bellissimo.

Overtraining in altura (e la non-menata di Ganna)

28.06.2023
5 min
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Altura, caldo e allenamento: argomento che attira sempre, specie d’estate. Oggi i corridori salgono in quota praticamente tutto l’anno, ma la stessa altura può anche essere controproducente se non la si fa a dovere. Il rischio di overtraining è dietro l’angolo.

In tempi più o meno recenti ci sono stati casi di corridori che, scesi dall’altura, non sono andati come ci si aspettava per sospetto di overtraining. Un paio di corridori italiani all’ultimo Giro, per esempio. Oppure la Zalf al Giro U23 di due anni fa e persino i corridori della Ineos Grenadiers qualche stagione addietro dopo una lunga permanenza in altura e il successivo Giro di Colombia. Per approfondire questo argomento abbiamo interpellato il preparatore Pino Toni.

Le squadre, almeno quelle più importanti, ormai si allenano spesso insieme in quota. Un bene, ma se qualcuno non è al top potrebbe pagare dazio (foto Instagram)
Le squadre ormai si allenano spesso insieme. Un bene, ma se qualcuno non è al top potrebbe pagare dazio (foto Instagram)
Pino, altura e overtraining come è possibile che le due cose coincidano?

In teoria non ci sono le condizioni per l’overtraining in altura. Quelle sono condizioni fisiologiche e non di performance e oggi i corridori in overtraining in altura non ci arrivano, almeno i top rider che sono ben seguiti, che si allenano con criterio. Poi ci può stare che non si ottengano i benefici che ci si aspettava.

Eppure il caso degli Ineos di qualche tempo fa fu eclatante…

Attenzione, non sbagliarono l’altura, trovarono chi andava più forte di loro. Adesso non conosco i valori precisi di quel ritiro, ma non erano bassi. Semplicemente per la prima volta (o quasi) avevano trovato qualcuno che andava più forte di loro.

Si era alzata l’asticella nel frattempo… eravamo a cavallo del Covid.

Esatto. Io ricordo sempre le parole di Inigo San Millan, il preparatore della UAE Emirates, quando disse che se non hai una base di 5,8 watt/chilo non vai da nessuna parte. Col tempo questa soglia si è alzata. Disse così perché in pochi ancora non avevano fatto meglio. Quest’anno, per esempio, nelle salite del Giro in cui hanno deciso di fare la corsa non sono mai scesi sotto i 6 watt/chilo, prima della selezione, degli attacchi. Magari chi era davanti andava a 6,2 watt/chilo e chi era coperto a 5.8 e anche nella terza settimana: in ogni caso parliamo sempre di valori alti.

Se ben fatta, l’altura può dare enormi benefici. Anche per il recupero passivo. Qui Filippo Conca a Livigno, in una vecchia foto
Se ben fatta, l’altura può dare enormi benefici. Anche per il recupero passivo. Qui Filippo Conca a Livigno, in una vecchia foto
E allora Pino, giriamo la questione: come si può lavorare male in altura tanto da finire in overtraining? Pensiamo per esempio ai fuorigiri prolungati, agli scatti…

Sostanzialmente vai in overtraining in altura, o lavori male, quando non ti sei adattato alla quota, quando non hai rispettato tempi e intensità. Per me un rischio grande è dato dal gruppo. Mi spiego: se ci sono più corridori con uno stesso programma, qualcuno che non si è ancora ben adattato o è un po’ più indietro di condizione, potrebbe esagerare nello stare con gli altri. Magari fa più fuorigiri, lavora ad intensità che non sono le sue in quel momento. E non recupera. Un altro aspetto sono i feedback dei corridori.

Cioè?

Siamo sicuri che i corridori diano sempre i feedback giusti ai loro coach? Spesso gli atleti ti dicono: «Sto bene», invece magari non è del tutto così. Forse credono di stare bene, ma queste cose oggi non dovrebbero più accadere in quanto ci sono degli strumenti fisiologici per misurare questi aspetti.

Quali?

Per esempio la varianza cardiaca (l’Hrv) o gli strumenti che rilevano la qualità del sonno… Questi dati, se incrociati con quelli degli allenamenti ti dicono molto sullo stato del corridore e del suo recupero in particolare. E poi bisogna vedere se i ragazzi sono in altura da soli o con il preparatore.

Cambia molto la presenza del coach?

Parecchio. Al netto dei valori riportati dagli strumenti, che il preparatore può vedere anche da remoto, l’allenatore sul posto vede in faccia i suoi atleti. Ci parla in modo più diretto. Nota i suoi comportamenti anche dopo le uscite. Se un ragazzo dopo pranzo scende in hotel, guarda magari una corsa in tv, parla e scherza con gli altri, è attivo… e un altro resta buttato sul letto in camera e scende solo a cena, qualcosa vorrà dire.

L’altura ormai si fa sempre: inverno ed estate. Il rischio di overtraining è lo stesso?

Dipende tutto da quello che si fa. Solitamente l’altura d’inverno è più di costruzione, di preparazione. Quella estiva di ristorazione… A parte per chi punta a Vuelta e mondiale. Nella maggior parte dei casi, chi sale in quota a luglio è gente che ha staccato a giugno, dopo il Giro, le classiche…

Restiamo sempre in tema di altura, ma più che in ottica overtraining di gestione dello sforzo. Qualche giorno fa Filippo Ganna, dopo la vittoria al tricolore crono ha detto: “Nella parte centrale potevo fare la differenza, ma con questo caldo non è mai facile. Devi fare quasi come in altura: devi abbassare di tanto i valori”. Cosa intendeva?

La macchina umana è un po’ come un motore termico e questo rende al meglio con determinate temperature d’esercizio, esattamente con la quantità di ossigeno, che in quota è minore. Pertanto la mancanza di ossigeno è paragonabile all’innalzamento della temperatura. C’è un calo prestazionale.

E se Pippo avesse insistito, si sarebbe “cotto”…

E ci sarebbe stato un calo prestazionale molto più sensibile. Bisogna pensare che con 1,5 gradi d’innalzamento della temperatura corporea interna l’organismo va in “standby”, con 2 gradi sorgono problemi molto importanti. Non a caso oggi si usa il “Core” (il sensore attaccato alla fascia del cardio, ndr) che ci dà questo valore. Personalmente non lo faccio usare molto, anche perché non avrei comunque modo d’intervenire.

Beh, con acqua addosso, maglia aperta…

Attenzione, parliamo di temperatura interna, non esterna. Tanto per restare nel paragone coi motori, se il corpo umano avesse un radiatore, okay… ma non c’è! Diciamo che Ganna è stato bravo a gestirsi, altrimenti avrebbe “fuso il motore”, sarebbe andato in blackout e di conseguenza più piano.