Trek Domane SL, SLR e RSL: le più leggere e veloci di sempre

08.09.2022
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Trek piomba sul mercato con tre nuovi gioielli da strada. Sono le Domane SL, Domane SLR e Domane RSL. Di quest’ultima vi avevamo parlato in esclusiva in seguito alla vittoria di Elisa Longo Borghini alla Parigi-Roubaix Femmes 2022 in sella alla versione più racing della nuova gamma. 

La quarta generazione delle Domane mantiene il comfort di guida che la caratterizza ma si rifà il vestito con prestazioni elevate grazie a un’anima più versatile, più leggera e più performante di sempre. Scopriamo insieme tutte le caratteristiche e le peculiarità che le differenziano da ogni concorrenza. 

Nuova concezione

Domane SL (con il composito OCLV 500) e Domane SLR (OCLV 800) presentano la stessa tecnologia e lo stesso modello di telaio. Più semplice, il disaccoppiatore IsoSpeed posteriore di nuova concezione e l’uso del carbonio OCLV 800 Series più sofisticato (solo nella versione SLR) contribuiscono ad alleggerire il peso di circa 300 grammi. RSL invece è quella più corsaiola.

Alla fase di sviluppo, insieme agli ingegneri di Trek, Elisa Longo Borghini ha contribuito con le sue competenze tecniche sul campo e non solo. La progettazione ha trovato il suo fulcro in una linea non aero, ma che si rivolge ad una dinamica incentrata sulle lunghe distanze e sul comfort quando il fondo diventa sconnesso. A conferma di ciò la campionessa italiana in sella alla versione RSL ha conquistato la Parigi-Roubaix Femmes al suo esordio. 

Geometria per il comfort e non solo

I modelli Domane SL e SLR utilizzano una geometria endurance. Rispetto alla geometria H1.5 dei modelli Madone ed Émonda, la endurance presenta un tubo orizzontale più alto e un passo più lungo per massimizzare il comfort e la stabilità. Il modello Domane RSL è orientato alle competizioni, tuttavia, mantiene una geometria H1.5

Caratteristiche che farebbero pensare ad una bici che sfrutta compromessi per riuscire ad accontentare gli utenti. Così non è perché come ha affermato Elisa Longo Borghini «E’ una bici ideale per le gare, perché reattiva negli sprint e dispone di un ottimo inserimento in curva». 

L’indole delle nuove Domane è rivolta alla strada, ma non si sottrae ad un utilizzo che si spinge verso il gravel, ovviamente adatta al pavé e alle strade bianche. Nonostante non sia una bici aero gli ingegneri hanno assottigliato e applicato le sezioni in Kammtail Virtual Foil (KVF) per renderla più fluida e filante. Inoltre è presente il nuovissimo cockpit integrato per una migliore aerodinamica. Così come il reggisella con perno KVF a D per accentuare l’aerodinamica.

IsoSpeed solo al posteriore

L’IsoSpeed al posteriore è stato implementato con l’obiettivo di regalare un comfort perfetto. Rispetto ai precedenti modelli è stato abbandonato il sistema che si trovava nell’avantreno, permettendo di alleggerire la bici ancora di più. 

Il disaccoppiatore posteriore di nuova concezione è progettato per offrire il massimo comfort e per ridurre i pesi. 

La più versatile

Una quarta generazione che non ha limiti. Il passaggio ruota per pneumatici fino a 38c e la geometria endurance stabile e confortevole offrono ai ciclisti la versatilità necessaria per affrontare qualsiasi fondo.

Il portaoggetti nel tubo obliquo (mutuato dalla versione precedente e dalla Checkpoint), i supporti invisibili per i parafanghi e i nuovi attacchi per le borse sul tubo orizzontale offrono la possibilità di mantenere la Domane snella e pulita oppure di equipaggiarla al meglio per le uscite più lunghe. 

La versione con Kit telaio Race Shop Limited (RSL) si rivolge a chi privilegia la velocità e le prestazioni rispetto al comfort e alla versatilità. Questo kit telaio prevede una postura di guida H1.5 più aggressiva, rinunciando però al vano portaoggetti nel tubo obliquo e adottando un passaggio ruota più piccolo (capacità fino a 35mm) per ridurre ulteriormente i pesi.

Pregi tecnici

Rispetto al passato la cura dimagrante è stata importante. Si tratta di un risparmio di peso che sfiora i 700 grammi per i modelli SLR (la taglia di riferimento è la 56) e di 300 grammi per le versioni SL. E poi c’è la RSL, con un valore alla bilancia dichiarato di 1,6 chilogrammi (numero che si riferisce al frame-kit taglia 56 nella sua completezza). Il supporto per borsa tubo orizzontale superiore dona una configurazione più pulita durante le uscite più impegnative. Le Domane sono compatibili con trasmissioni meccaniche e il telaio non prevede il ferma guaina del deragliatore anteriore, il che significa è possibile utilizzare solo modelli con un fermo integrato, come quelli a levetta di Shimano. Per questo motivo, i deragliatori anteriori meccanici SRAM non sono compatibili.  

Il nuovo reggisella è disponibile in due lunghezze (280mm e 320mm) con due offset (5mm e 20mm). I mozzi hanno misure di 100x12mm anteriore, 142x12mm posteriore. Mentre la scatola del movimento centrale è larga 86,5 millimetri e adotta le calotte T47 (scelta mutuata da Madone ed Émonda). La Longo Borghini ha stupito tutti vincendo la classica del pavé con un monocorona, infatti le compatibilità sono per SLR e SL: 2x 52/36 (min 46/33), 1x 50T e per RSL: 2x 54/40, 1x 54T. Su tutte le versioni in carbonio le ruote sono in carbonio TLR (tubeless ready). Infine i modelli Domane SLR e SL prevedono i supporti per parafango invisibili

Le versioni SL della nuova Trek Domane sono sei, con prezzi compresi tra i 3.099 euro (frame-kit) e i 7.899 euro della SL7 eTap. Per la SLR le versioni sono 7, con prezzi compresi tra i 4.999 euro del kit telaio, fino ad arrivare ai 13.999 dell’allestimento 9 eTap P1. La più corsaiola del lotto, la RSL è disponibile solo come frame-kit, ad un prezzo di listino di 4.999.

Trek

Barale apre a Ciabocco le porte del Team DSM

07.09.2022
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Onori di casa e consigli. In casa Team DSM dal prossimo autunno Francesca Barale sarà la guida di Eleonora Ciabocco che la raggiungerà alla formazione olandese a partire dal 2023. La 19enne di Domodossola farà da chioccia alla sua connazionale, più giovane di un anno. Sembra incredibile, quasi paradossale, ma questi sono gli effetti della migrazione delle nostre atlete verso il WorldTour.

Barale, impegnata alla Challenge by La Vuelta da oggi fino all’11 settembre, sta completando la sua prima stagione da elite e finora ha potuto appuntarsi una serie di spunti da passare alla junior azzurra. Ciò che ha vissuto Francesca in tutti questi mesi, presto lo vivrà Ciabocco. La passista-scalatrice piemontese la troviamo alla vigilia della corsa spagnola pronta sia a supportare le compagne che a dispensare suggerimenti. E con una aspirazione personale da realizzare legata ad una sua più famosa conterranea.

Anche se in una cronosquadre, per Barale quello di Vargarda è il primo podio in una gara WorldTour
Anche se in una cronosquadre, per Barale quello di Vargarda è il primo podio in una gara WorldTour
Francesca com’è andata la maturità e come sono andate le corse successive?

Chiaramente c’è stato un prima e un dopo. Finché sono andata a scuola ho dovuto fare di necessità virtù in relazione alle corse che potevo fare. Infatti la mia media si è un po’ abbassata ma sono riuscita a diplomarmi con 85/100. Un range che mi soddisfa considerando tutti gli impegni. Dopo l’esame mi sono potuta concentrare solo ed esclusivamente alle gare. Da due mesi sono entrata più nella parte del corridore. Faccio le cose con tranquillità, rispettando i giusti tempi per alimentazione, allenamento e recupero. Ora ho più ritmo. A Plouay, che era quasi 160 chilometri di gara, la più lunga che abbia mai fatto, sono riuscita a finirla qualche secondo dietro al gruppo principale nonostante fossi caduta. Ecco, lì è stata la maturità della bici…

Come mai?

Perché ho battuto un braccio e si era aperta una ferita. Ma mi sono alzata subito, mi sono fatta medicare restando attaccata all’auto del medico. Mi hanno dovuto applicare dei punti. Faceva male però non potevo certo ritirarmi. Da junior, se mi fosse capitata una cosa del genere, probabilmente mi sarei fermata o avrei chiuso a fine gruppo. Qui no. Qui c’è da aiutare la squadra e queste situazioni ti aiutano a crescere. In quel frangente ho capito che sono davvero una elite e la mia attitudine alle corse migliora sempre di più.

Barale, qui alla Freccia del Brabante, ha sofferto in primavera. Dopo la maturità il ritmo gara è migliorato
Barale, qui alla Freccia del Brabante, ha sofferto in primavera. Dopo la maturità il ritmo gara è migliorato
Intanto è arrivato il tuo primo risultato, seppur non individuale.

Esattamente. Abbiamo centrato il terzo posto nella cronosquadre di Vargarda in Svezia, una gara WorldTour sempre molto sentita. Abbiamo fatto una prestazione inaspettata. Eravamo su con una squadra molto giovane, avevamo provato poco questo tipo di gara e non sapevamo cosa avremmo combinato. Invece per un po’ abbiamo avuto il miglior tempo. Comunque arrivare dietro a due squadroni come Trek-Segafredo e SD Worx è tanta roba. Ed è stato bello condividere con le mie compagne sia la fatica che la gioia del risultato. Mi piace che La Vuelta parta proprio con una cronosquadre perché ci affiata ancora di più. Fa bene al gruppo.

Arriverà Ciabocco, come la accoglierai?

Intanto devo dire che se avessi dovuto scegliere una ragazza che mi raggiungesse, avrei detto proprio Eleonora. Sono molto contenta, con lei mi sono sempre trovata benissimo. Siamo sempre state avversarie nelle categorie giovanili, ma non mi dispiace se era lei a battermi. Inoltre grazie alla nazionale abbiamo rafforzato la nostra amicizia. Sarò ben felice di darle dei consigli e di introdurla in squadra.

Selfie pre-podio a Vargarda. Francesca Barale si è inserita bene nel Team DSM (foto instagram)
Selfie pre-podio a Vargarda. Francesca Barale si è inserita bene nel Team DSM (foto instagram)
Quali consigli le darai?

In primis di avere tanta pazienza. Anche se so che è una ragazza che sa gestire e comprendere circostanze del genere, in questo siamo simili. Fino alla maturità farà una vita, dopo ne inizierà un’altra. Non dovrà abbattersi se farà fatica in corsa, se si ritirerà o se non arriveranno i risultati o le prestazioni. La nostra squadra è l’ideale per giovani come noi. Io quest’anno non ho avuto pressioni e non ne avrà nemmeno lei. Anche col cibo non dovrà preoccuparsi quando farà i periodi nel nostro centro a Sittard. Viviamo in appartamenti e possiamo fare la spesa più indicata a noi oppure portarci la roba dall’Italia.

Tu sarai per lei ciò che non hai avuto quest’anno. Ad esempio con la lingua…

Sicuramente ci sarà quello scoglio. In squadra quella ufficiale è l’inglese. Onestamente mi avrebbe fatto comodo una compagna italiana già presente, ma non è andata male. Quindi deve stare tranquilla se farà fatica inizialmente. Anche se l’inglese lo abbiamo studiato tutti bene a scuola, qui lo devi imparare nuovamente. Parlare, ragionare, comprendere e farsi capire con le altre persone del team è una cosa che non hai mai fatto prima. Eleonora, così come ho fatto io, deve pensare che tutte noi siamo passate da queste iniziali difficoltà. Potrà contare su di me per ogni cosa.

Ti abbiamo vista alla festa di Longo Borghini. A lei invece hai mai chiesto consigli?

Sì e no. Diciamo che quando usciamo assieme in allenamento, parliamo davvero di tante cose, tra cui le storie del gruppo. Adesso che abbiamo entrambe spesso obiettivi e calendari comuni, riusciamo a confrontarci meglio e da Elisa posso trarre tanti insegnamenti.

Ciabocco e Barale sono già state compagne di nazionale: qui agli europei di Trento 2021
Ciabocco e Barale sono già state compagne di nazionale: qui agli europei di Trento 2021
Cosa rappresenta lei per te?

E’ sempre stata l’esempio da seguire, il mio idolo. Anche lei è cresciuta nel Pedale Ossolano prima che mio padre (l’ex pro’ Florido, ndr) ne diventasse il presidente, benché lui collaborasse con la società quando c’era lei. Non so se dove viviamo possiamo crescere tutti allo stesso modo, ma qualcuno dice che io somigli a lei nelle caratteristiche fisiche. Bene in salita, bene a crono, non velocissime (sorride, ndr).

Allora abbiamo trovato la sua erede.

Bè, qua in Val d’Ossola di sicuro perché ci sono solo io (ride, ndr). Magari potessi diventare come lei! Mi piacerebbe conquistare la metà, o anche meno, dei risultati che ha ottenuto. Però adesso non ci penso. Devo pensare a sopravvivere qui alla Vuelta…

Un salto a Ornavasso, nel magico mondo di Elisa

04.09.2022
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La definizione che Elisa Longo Borghini dà di sé usando l’aggettivo “montagnina” si chiarisce di colpo quando l’autostrada esce dall’ultima galleria e atterra nella valle di Ornavasso. E’ la porta di un altro mondo. Silenzioso. Di pietra e legno. Con la gigantesca cava di marmo da cui fu estratto il marmo del Duomo di Milano che fora la montagna di fronte, a ribadire la solidità di queste pietre e di queste persone.

E’ un venerdì di gare in tutto il mondo. Al Simac Ladies Tour Anastasia Carbonari ha appena sperimentato la durezza dell’asfalto, invece la Val d’Ossola s’è fermata per qualche ora in onore della sua campionessa.

Ospiti e amici

Per lei sono arrivati Elisa Balsamo, Davide Plebani e Tatiana Guderzo, Francesca Barale e Leo Hayter, il compagno vincitore del Giro U23. Ma soprattutto sono arrivati gli alpini, i papà e le mamme, i bambini del Pedale Ossolano in cui anche Elisa mosse i primi passi. E’ il paese che la abbraccia e ha scelto per farlo il Santuario della Madonna del Boden, uno dei luoghi sacri del ciclismo.

La strada ti solleva dalla valle, che presto resta in basso. I bambini si arrampicano di tornante in tornante, piccoli come simpatici folletti dei boschi. Accoglieranno Elisa e percorreranno con lei gli ultimi metri. Ci sono anche i nipoti e suo fratello Paolo, che tiene in braccio il piccolo Pietro che dorme beato. C’è il suo mondo e c’è il suo sguardo diverso da quello delle corse.

«E’ sempre bello essere premiata qui a casa mia – sorride, con la camicia, i jeans, un filo di trucco e la sua Trek – perché comunque mi sento parte di una comunità. Ed è bello, perché essendo sempre via, corri il rischio di essere un po’ alienata da tutto. Invece così mi fanno sentire a casa. Mi motiva tanto vedere i ragazzini del Pedale Ossolano, la società in cui sono cresciuta anche io. Il fatto che siano presenti ed entusiasti di me e di quello che sta tutto intorno al nostro movimento, anche con Pippo Ganna e Francesca Barale, è veramente emozionante».

Pippo in alta quota

Ganna sta preparando il mondiale nel solito rifugio Omaroli ad altissima quota, che in linea d’aria è a due passi da qui. Con lui c’è Matteo Sobrero. I due vengono fuori da un videomessaggio per Elisa e l’applauso è scrosciante. I genitori Ganna però sono qui e raccontano della bellezza del posto.

«In teoria sarebbe vicino – sorride Marco – ma se perdi l’ultima funivia, resti giù. In cima è bello, il wifi c’è e non c’è. Per mandare quel messaggio saranno dovuti uscire fuori».

Poi raccontano della salita che prosegue oltre il Santuario e di Pippo che partirà a breve per l’Australia. Intorno ci sono alberi e silenzio e in quel rivendicare le proprie origini, c’è la dimensione della Longo.

La testa dura

Montagnino significa conoscere le regole. Apprezzare la roccia da cui si viene. Aver sviluppato la forza interiore per partire da casa e prendersi il mondo. E poi avere subito la voglia di tornare. Non per niente, la casa in cui vive con Jacopo Mosca è ai primi due chilometri di questa stessa salita.

«Ho la testa dura come i sassi – dice – da buona ornavassese. Finora è stato un anno strano. Di fatto tutti gli appuntamenti che mi ero data li ho cileccati. In compenso ho vinto tante altre corse che non mi aspettavo e nel modo che non mi aspettavo. La Parigi-Roubaix, ma anche il Women’s Tour vinto grazie a una volata. Un anno strano, ma non significa necessariamente che sia stato peggiore. Un anno col sorriso. Un altro anno col sorriso».

Piccoli guerrieri

I bambini del Pedale Ossolano la guardano come si fa con una sorella maggiore. L’amica viene prima della campionessa. Per loro c’è la bici e la bici gli permette di esprimersi. Sono soldi di cacio. Qualcuno cade perché non sgancia il pedale. Sua nipote Anna si avvicina, ma lei è già grande e sorride decisa.

Fra il pubblico ci sono anche Paolo Sangalli ed Elisabetta Borgia, tecnico e mental coach azzurri. Paolo è in ritiro qui vicino con le donne junior e lo vedi che avere accanto le due “Elise”, la Longo e la Balsamo, renda meno tesa la vigilia del mondiale. C’è anche Paolo Barbieri, addetto stampa della Trek-Segafredo. Dice di essere in vacanza, ma le due “Elise” meritano comunque un occhio…

«Le lascio tranquille – dice Sangalli – ho capito che a questi livelli non serve stressarle. Si alleneranno. Elisa e Bertizzolo faranno la Vuelta, ma non perché debbano dimostrarmi qualcosa, solo per completare il lavoro. Vi sono piaciuti gli europei? Rachele Barbieri ha fatto un lavoro eccezionale, peccato che Balsamo non fosse nel suo giorno migliore, altrimenti la Wiebes non passava. Ma c’eravamo».

Ci vediamo a Wollongong

Parlano di vittorie, chiedono medaglie… Non sanno che non si fa? La scaramanzia è una cosa seria, pensiamo, ma intanto il cielo minaccia pioggia. Elisa fa in tempo a snocciolare un’altra perla.

«Va bene vincere le medaglie – dice – ma non vedo perché questo mi dovrebbe cambiare. Certo, ho più impegni, ma la fila all’Esselunga devo farla lo stesso. Guercilena scherzando dice che abito in Kosovo, perché qui non ci sono centri commerciali né le altre cose che ci sono vicino alla città. Siamo lontani, per fortuna c’è l’autostrada. Ma volete sapere una cosa? A me sta bene così».

Grazie per l’invito, Elisa.

Grazie per essere venuti.

Ci vediamo ai mondiali.

Ci vediamo in Australia.

Confronto Giro-Tour. Ce li racconta Longo Borghini

05.08.2022
7 min
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«Noi in pratica abbiamo corso la quarta settimana del Tour de France. E’ stato fantastico». Elisa Longo Borghini ce lo dice a metà della nostra chiacchierata mentre, toccando tanti argomenti, ci offre diversi spunti su cui riflettere. D’altronde l’accoppiata Giro-Tour è un tema che tiene sempre banco ed ora anche nel femminile si possono fare confronti.

La trentenne della Trek-Segafredo ha disputato entrambe le gare, chiuse rispettivamente al quarto e sesto posto. E con lei abbiamo voluto approfondire alcuni aspetti e differenze che apparivano lampanti.

L’arrivo di Longo Borghini a La Super Planche des Belles Filles: anche lassù non è mancato il pubblico per il gran finale
L’arrivo di Longo Borghini a La Super Planche des Belles Filles: anche lassù non è mancato il pubblico per il gran finale
Elisa partiamo dal percorso. Cosa hai notato?

Devo dire che ho trovato delle analogie. A parte la crono iniziale del Giro, entrambe le gare hanno avuto tappe che erano posizionate in modo simile. Ed il loro svolgimento è stato progressivo. Dopo le occasioni per le velociste, al Giro la tappa di Cesena rappresentava la prima difficoltà mentre in Francia c’era la frazione degli sterrati. Poi ci sono state alla fine le due tappe ravvicinate di montagna che hanno definito la classifica generale.

Ti è piaciuta questa distribuzione?

Sì, penso che sia stata una buona scelta di entrambi gli organizzatori. Così facendo hanno dato la possibilità di far vestire le maglie di leader a più corridori e, soprattutto al Giro, lasciare spazio alle squadre più piccole di andare in fuga e farsi vedere nelle tappe interlocutorie. Al Tour invece ogni giorno si correva come se fosse una classica e spazio per le formazioni minori ce n’era un po’ meno.

Passiamo all’organizzazione in generale. Sulla sicurezza cos’hai visto?

Abbiamo sempre corso in sicurezza. Diciamo che in Francia hanno curato di più i dettagli e devo fare un plauso a loro. Ad esempio lassù i restringimenti o le isole pedonali erano tutte contrassegnate da una vernice rosa, bella accesa. Addirittura i tombini erano stati messi con gli scoli per l’acqua in senso perpendicolare alla nostra marcia. Mai vista una cosa del genere. Inoltre c’erano i pannelli luminosi che ci indicavano alcuni pericoli o le curve a gomito. Robe che si vedono alle grandi gare maschili e basta. Per quanto riguarda l’assistenza in corsa tutto uguale e regolare sia al Giro che al Tour.

Altri particolari?

Le interviste erano tutte ordinate nella mixed-zone, dove passavamo tutte. Talvolta erano già prenotate un giorno per l’altro attraverso la nostra addetta stampa. La presentazione al podio-firma al mattino avveniva sempre con l’ordine dei nostri dorsali. Le maglie di leader c’erano di diverse taglie, con le maniche corte o lunghe, smanicate, leggere ed estive o più pesanti. Ogni giorno ci davano i numeri di dorsale nuovi. Anche queste ultime due cose non le avevo mai viste prima alle nostre corse.

A livello logistico?

Al Tour abbiamo sempre avuto standard alti per gli hotel. E tutti rigorosamente con l’aria condizionata. Solo in una occasione al Giro non ce l’avevamo e abbiamo sofferto, però il livello è stato quasi sempre buono. In entrambe le gare non abbiamo mai dovuto fare trasferimenti troppo lunghi, né per andare alla partenza né dopo l’arrivo. Massimo un’ora e tre quarti, e questo significa molto. Al Giro ad esempio abbiamo tutti apprezzato il giorno di riposo dopo le tappe in Sardegna quando in realtà magari ci poteva stare una tappa corta.

Parliamo ora del pubblico ed interesse attorno alla corsa…

E’ un confronto impari. Non c’è proprio paragone, Tour batte Giro trenta a zero. Gli organizzatori francesi hanno proprio fatto una vera e propria operazione di marketing partita da lontano. Dal 2014 fino all’anno scorso organizzavano La Course by Tour de France, corsa di un giorno sul percorso degli uomini e con arrivo prima del loro. Le prime tre edizioni si sono fatte sui Campi Elisi in occasione dell’ultima tappa del Tour, proprio come quest’anno per la nostra prima frazione.

Hanno fatto delle prove in pratica.

Esattamente, per loro sono stati dei test. Hanno avuto sempre feedback importanti, investendo sempre più forte ogni anno. Poi quando hanno avuto tutto chiaro, hanno creato il Tour de France Femmes sfruttando il brand maschile. Anche noi, per dire, avevamo la carovana pubblicitaria. Agli sprint intermedi il pubblico era vestito di verde, ai Gpm con la maglia a pois. Uguale alla corsa maschile. E per la corsa femminile hanno fatto anche di più.

Cosa intendi?

Molte settimane prima dell’inizio della gara, ASO (la società organizzatrice dei due Tour, ndr) ha mandato a casa delle atlete più rappresentative una loro troupe per far conoscere meglio le protagoniste. Poi mandava questi filmati sulla loro rete nazionale più volte durante la giornata. Infatti quando passavamo, il pubblico ci riconosceva. Inoltre in ogni sede di tappa, c’era uno striscione ed un cippo celebrativo riguardante alla nostra corsa. C’erano eventi collaterali nei giorni vicini. Insomma tutto simile a quello che vediamo da noi per il Giro d’Italia maschile.

Si riuscirà a ridurre questo gap?

Non so quanto tempo ci vorrà al Giro Donne per arrivare a quel livello. E’ ovvio che non possiamo pensare che lo sarà già l’anno prossimo. Chiunque sarà l’organizzatore (si vocifera Rcs Sport, ndr) non sarà tutto uguale alla Francia. In Italia non dobbiamo pensare di organizzare solo una gara ciclistica ma un evento molto più ampio. Il Tour Femmes lo hanno pubblicizzato proprio così, in modo trasversale. Va detto che loro hanno avuto un bel supporto economico da un grosso marchio come Zwift. Però conta molto anche l’aspetto culturale del Paese stesso. Il Giro sposta milioni di appassionati, il Tour muove tutta una Nazione. La differenza è quella.

Una soluzione potrebbe essere spostare le date del Giro femminile?

Per me sì, andrebbe messo a ridosso della fine del Giro maschile, anche se poi si andrebbe ad accavallare ad altre corse WT come il Women’s Tour. Bisogna parlare con l’UCI. Lasciandolo nella fascia attuale rischi che diventi secondario e che le squadre più importanti mandino solo le giovani e non le capitane. Mi dispiacerebbe molto se il Giro Donne perdesse valore, ci sono molto affezionata. E con questo voglio ribadire il mio totale appoggio agli organizzatori. Se ci mettiamo d’impegno sappiamo fare grandi cose anche noi italiani.

Wiebes batte Balsamo. L’ennesimo capitolo della sfida

28.07.2022
5 min
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Non c’è mai nulla di banale in questo Tour Femmes. La quinta tappa, da Bar-le-Duc a Saint-Dié-des-Vosges, è già nella storia sia per i suoi 175,6 chilometri di gara (la più lunga stagionale e in assoluto per il ciclismo femminile), sia per il successo di Wiebes su Balsamo, all’ennesimo capitolo della loro sfida.

Alle loro spalle Marianne Vos, che mantiene la maglia gialla (ed anche quella verde) incrementando ora a 20” il vantaggio su Silvia Persico, settima al traguardo e sempre seconda nella generale. L’ordine d’arrivo si tinge di altro tricolore italiano grazie al quarto posto di Rachele Barbieri, al sesto di Maria Giulia Confalonieri e all’ottavo di Vittoria Guazzini.

Dicevamo, Wiebes contro Balsamo, una sfida che terrà banco ancora per tanti anni a seguire e che oggi si aggiorna nuovamente a livello statistico. In diciotto occasioni sono finite assieme sul podio di cui già sei volte quest’anno.

Al momento comanda questa particolare graduatoria la ventitreenne olandese del Team DSM con undici primi posti a fronte dei sei della campionessa del mondo della Trek Segafredo. Curiosamente l’unica volta in cui a sorpresa in uno sprint sono finite nell’ordine seconda e terza, è stato alla Dwars door de Westhoek nel 2018 dietro alla vietnamita Thi That Nguyen.

Esulta Lorena Wiebes. Quello della quinta tappa del Tour Femmes è il 17° successo stagionale, il 63° in carriera
Esulta Lorena Wiebes. Quello della quinta tappa del Tour Femmes è il 17° successo stagionale, il 63° in carriera

Lo sprint di Lorena…

Il canovaccio è stato quello che sempre di più si vede nelle gare femminili, sulla falsariga di quelle maschili. Figurarsi poi in una frazione da oltre quattro ore e mezza. Evade la fuga (di quattro atlete in questo caso), il gruppo la tiene sotto osservazione fino a un vantaggio massimo di 4′ prima di recuperare in modo lungo ed inesorabile riprendendo l’ultima fuggitiva ai meno 3. Per gran parte a guidare l’inseguimento c’è stato il Team DSM. Portare la Wiebes per vincere la tappa era una missione.

«Sono molto contenta, perché Franziska (Koch, ndr) ha fatto un grande sforzo controllando la gara fin dall’inizio – racconta Lorena, al secondo sigillo in questo Tour Femmes – Quando le quattro battistrada hanno toccato il massimo vantaggio, lei ha dettato il ritmo del gruppo ed è riuscita a stabilizzare il distacco. È stato uno sforzo incredibile, quindi sono felice di aver ottimizzato il tutto con la vittoria».

«Lo dite voi che sono la migliore velocista al mondo – prosegue la Wiebes, che a fine stagione, malgrado un contratto fino al 2024, dovrebbe lasciare il suo team per passare alla SD Worx – A me non piace dire questo di me stessa. Oggi però mi sentivo bene e sono molto felice della mia prestazione.

«L’obiettivo di questo Tour Femmes per me è la maglia verde (deve recuperare 26 punti alla Vos, ndr) ma dobbiamo cercare di tenere davanti per la generale Juliette (Labous, ndr) che è molto in forma. Oggi la squadra ha fatto un bello sforzo collettivo. Questa è la cosa più importante».

Balsamo seconda nella sesta tappa del Tour Femmes. Poi tanta Italia. Confalonieri (a sx) sesta, Persico settima e Barbieri quarta (a dx)⁹
Balsamo seconda nella sesta tappa del Tour Femmes. Poi tanta Italia. Confalonieri (a sx) sesta, Persico settima e Barbieri quarta (a dx)

E quello di Elisa

Una Wiebes così è difficile per chiunque batterla. Soprattutto se nel finale capitano dei disguidi imprevisti. La Trek-Segafredo negli ultimi chilometri rileva in testa la DSM per impostare la propria volata per Elisa Balsamo. Tira lungo la Van Dijk anche perché prima del triangolo rosso c’è una curva a gomito a destra in leggera discesa che può creare selezione. La campionessa europea la prende davanti e dà un’altra lunga “trenata” prima di cedere il compito a Elisa Longo Borghini sul lato sinistro della strada.

Lì però la piemontese ha una indecisione. Ai 350 metri la strada volge verso destra ma lei imbocca una via di fuga a sinistra. E’ bravissima a restare in piedi e a ritornare nella coda del gruppo principale senza perdere ulteriori secondi e posizioni nella generale.

«E’ stata una tappa molto lunga – spiega la Balsamo appena tagliato il traguardo, forse un po’ condizionata allo sprint dalla manovra errata della Longo Borghini – In gara non c’è stato un ritmo molto alto però alla fine abbiamo cercato di fare del nostro meglio in volata. Ed è andata bene così. Devo ringraziare la mia squadra che ha fatto un ottimo lavoro. Le mie compagne sono state davvero brave a portarmi davanti per la volata».

Longo Borghini a 350 metri dal traguardo della quinta tappa ha imboccato una svolta a sinistra per sbaglio e senza conseguenze
Longo Borghini a 350 metri dal traguardo della quinta tappa ha imboccato una svolta a sinistra per sbaglio e senza conseguenze

Curva sbagliata

«Cosa è successo verso il traguardo? – descrive quell’episodio Longo Borghini – Sono cose che succedono ma è chiaro che è stato un mio errore. Pensavo di dover andare dritto ma non ricordavo infatti che ci dovesse essere una curva a sinistra. Ovviamente non l’ho fatto apposta. Non è colpa di nessuno, solo mia. Per fortuna è andato tutto liscio, anche la Vos ha fatto un grande numero per evitarmi.

«Mi dispiace per tutto il gruppo perché la mia più grande preoccupazione era quella di aver fatto cadere qualcuno. Alla luce di tutto, possiamo farci su una bella risata. Spero che l’abbiate fatta anche voi guardando quel momento».

La sesta tappa, da Saint-Dié-des-Vosges a Rosheim di 128,6 chilometri, ha un profilo mosso anche se sarà l’ultima occasione per le velociste prime delle due tappe di montagna. Attenzione però che la Cote de Boersch (2 km al 4,4%) a meno 9 potrebbe essere il trampolino di lancio per le big della generale e creare più scompiglio del previsto. Perché in questo Tour Femmes non c’è nulla di banale.

Longo Borghini, dal Giro le indicazioni per un bel Tour

14.07.2022
5 min
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Ce lo aveva detto alla vigilia del Giro d’Italia Donne. La classifica non era la priorità. Ce lo ha ripetuto praticamente ogni giorno anche se alla fine il podio della generale lo ha sfiorato per poco. Elisa Longo Borghini esce dalla corsa rosa con un quarto posto e una forma decisamente promettente in ottica Tour de France Femmes, in programma dal 24 al 31 luglio.

La leader della Trek-Segafredo ha corso da donna-squadra, come sempre. Fino alla quinta frazione, quella con arrivo a Reggio Emilia, è stata preziosa nel pilotare Elisa Balsamo a due vittorie allo sprint. Poi è entrata in scena personalmente nelle tappe più adatte a lei. Infinea Padova è tornata a guidare il treno per l’iridata nella volata conclusiva.

Un inizio difficile

Proprio a cavallo della tappa emiliana, Elisa ha vissuto le giornate più difficili dal punto di vista morale. Ventiquattro ore prima a Cesena era arrivata quarta ma staccatissima, al termine di una tappa pazza. Nel finale invece di Reggio Emilia era rimasta coinvolta in una caduta al triangolo rosso che l’aveva un po’ innervosita, nonostante per sua fortuna avesse riportato solo qualche graffio alla gamba sinistra. Pochi istanti dopo, a mente fredda, sbollita l’adrenalina e trasformata in motivazione, è iniziato di fatto un altro Giro per lei.

Se al Passo Maniva ha concesso qualche secondo, nelle due tappe trentine la trentenne ossolana ha chiuso con due terzi posti parziali consecutivi, che la stavano proiettando ad un terzo posto finale. Siamo certi che una grande iniezione di tranquillità e fiducia gliel’abbia trasmessa la presenza del suo nipotino Christian che, sia in partenza sia al traguardo, la andava a rincuorare facendole sentire di meno la fatica e lo stress.

«E’ un mito lui, praticamente il mio agente», ci aveva detto divertita mentre a Rovereto li fotografavamo insieme. Probabilmente le è servito anche questo per decomprimere la tensione. Con lei abbiamo voluto tracciare un bilancio con uno sguardo al Grande Boucle femminile.

Elisa attualmente dove sei?

Il 10 luglio, appena finito il Giro Donne, sono venuta su a Sestriere con Jacopo (il suo compagno Mosca, ndr) per allenarmi e rifinire la condizione. Resterò qui fino al 20, poi farò qualche giorno a casa per salutare i miei genitori e preparare la valigia per la Francia.

Che Giro è stato il tuo?

Non me lo aspettavo così, forse pensavo anche un pochino meno. Mi aspettavo di avere un giorno “off” perché ce l’ho sempre avuto, ma non come a Cesena dove sono stata davvero male. Quella botta di caldo l’ho proprio patita. Sono contenta di come ho reagito. Nel 2020 ne avevo presa una simile ed ero naufragata letteralmente. Stavolta invece sono sopravvissuta (sorride, ndr).

Poi ti sei ripresa…

Sì, anche perché principalmente puntavo a una tappa. Come ho detto dopo l’arrivo di Bergamo, quel giorno volevo la vittoria. Ho attaccato e ho cercato di dare un po’ di spettacolo. Non volevo comunque non provarci più.

Ed hai iniziato una grande rimonta al terzo posto ma non è bastata. Rimpianti?

Sono arrivata a 49” dal podio, però non ho rammarichi perché alla fine ho provato a centrarlo alla penultima tappa. Il distacco era semplicemente troppo ampio. Non sono riuscita a guadagnare tutto quello che avrei dovuto anche se “Mavi” sembrava veramente in crisi. Ovviamente a Cesena ho perso tanto. E’ stato qualcosa che non poteva essere controllato da me. Così è andata e così va bene.

Quella ricerca del podio nella penultima frazione è stata fraintesa da tanta gente che seguiva la corsa. Pensavano che stessi aiutando la Van Vleuten. Come l’hai presa questa situazione?

Ho ricevuto qualche messaggio un po’ critico sui social, ma non ci do peso, li ignoro. Io so cosa sto e stavo facendo. Penso che chi capisca di ciclismo sappia perfettamente che io stavo tirando a tutta perché stavo cercando di prendere il terzo posto nella generale. Era evidente e chiaro. Ho parlato con Marta (Cavalli, ndr), la seconda in classifica, dicendole che dovevamo darci una mano. Se avessimo ripreso la Faulkner lei si sarebbe presa la tappa ed io magari sarei riuscita a salire sul podio. Certo, per lei era impossibile recuperare più di 2′ alla Van Vleuten negli ultimissimi chilometri, ma avevamo interessi comuni di tirare a tutta nel finale.

Visto come sei uscita dal Giro, con che obiettivo vai in Francia?

Al Tour spero di poter fare bene, si parte sempre con quell’idea. Poi magari ti prepari al massimo e non ce la fai. Pazienza, può succedere. L’importante è dare il massimo. Andrò per fare classifica. Come squadra saremo decise, come avete visto anche al Giro Donne. Saremo determinate, con un piano ben preciso, però sorridenti. Che è quello che ci contraddistingue e che per me ci rende proprio una squadra.

Si deciderà tutto all’ultima tappa alla Super Planche des Belles Filles?

No, secondo me il Tour non si deciderà lassù. Le più forti verranno fuori già alla quarta tappa a Bar-Sur-Aube. Quel giorno ci saranno cinque côte e quattro settori di strade bianche particolarmente lunghi o ondulati. Oppure anche il giorno prima sui Vosgi, a Le Markestein, dove ci saranno tre gpm e tanti chilometri di salita. Come si dice spesso nel ciclismo, credo che sulla Planche des Belles Filles il Tour si potrà perdere anziché vincerlo.

Van Vleuten indistruttibile, ma per Cavalli i consigli della Luperini

08.07.2022
6 min
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Più forte delle avversarie, più forte delle avversità. Annemiek Van Vleuten vince ad Aldeno l’ottava tappa del Giro d’Italia Donne, nonostante una caduta in discesa a 85 chilometri l’ora quando ne mancavano 5 al traguardo. Per merito e fortuna sua, non ne approfitta Marta Cavalli, lanciata al suo inseguimento, che finisce dietro alla maglia rosa della Movistar di 59” mentre completa il podio di giornata una sempre più combattiva Longo Borghini. La cremonese della FDJ Nouvelle Aquitaine ora è seconda nella generale a 2’13” dopo la crisi di Mavi Garcia (sesta all’arrivo a 3′) che scala alle sue spalle.

Al tredicesimo sigillo nella corsa rosa, la Van Vleuten si è presa un rischio pazzesco che per un attimo le ha riproposto gli spettri di Rio 2016 quando per un episodio simile perse le Olimpiadi rischiando la vita.

«E’ stata una tappa dura – commenta la 35enne olandese che ha riportato solo dei graffi sul braccio destro – oggi volevo fare ancora di più la differenza. Avevo un buon vantaggio sulla Cavalli che era diventato anche più grande prima di fare uno stupido errore in discesa. Non era necessario affrontarla così al limite. Sono un po’ delusa per questo e chiedo scusa a mia mamma che a casa si sarà presa un bello spavento. Comunque sto bene, sono felice anche per aver rafforzato la mia maglia rosa. Non vedo l’ora di affrontare la tappa regina di questo Giro Donne. Sarà molto bella».

Parla Luperini

Contando la frazione finale di Padova come ultima occasione per le velociste, per la Cavalli c’è ancora la giornata di domani per provare a fare saltare il banco. Suo padre Alberto la sorregge e la conforta appena dopo l’arrivo (foto di apertura). Dopo una grintosa rimonta, le sono mancati cinquanta metri nel finale dell’ultimo gpm per prendere la ruota della Van Vleuten e poi provare a tentare qualcosa. Papà Alberto dice che l’olandese bisogna batterla sul campo, nel testa a testa, e non per una caduta. Di questo stesso avviso è anche Fabiana Luperini, che aveva premiato la 24enne di Cremona alla Freccia Vallone.

Freccia Vallone Donne 2022, Cavalli premiata da Luperini che l’ha vinta nel ’98, 2001 e 2002
Freccia Vallone Donne 2022, Cavalli premiata da Luperini che l’ha vinta nel ’98, 2001 e 2002

«Ha ragione suo padre – esordisce la 48 enne ex vincitrice di 5 Giri e 3 Tour con tre doppiette consecutive dal ’95 al ’97 – non è mai bello campare sulle disgrazie altrui. Era capitato anche a me ad una corsa a tappe. Non volli indossare la maglia. Detto questo al momento Van Vleuten è superiore a tutte le altre anche se non è più al livello di prima. Sembra sempre al limite ma ci sta, va per i 40 anni. Anzi, avercene di atlete di quell’età che vanno così forte. Adesso se fossi in lei controllerei le avversarie senza rischiare nulla, specie dopo oggi. Però se non si sente ancora sicura, state certi che attaccherà ancora per evitare di essere attaccata in discesa visto che si sa che non è un drago a guidare la bici».

La caduta dell’olandese potrebbe influire sulla sua serenità. «A livello psicologico – prosegue la “Pantanina”, come veniva chiamata Fabiana – può risentirne visto che è stato un capitombolo banale benché non troppo rovinoso. Le è andata bene ma potrebbe aver azzardato così tanto perché per me sta già pensando al Tour de France Femmes. Ed è un attimo rovinare tutto se non resti concentrata. In ogni caso il Giro è suo a meno di un suo crollo clamoroso».

Nei panni di Marta

A questo punto la Luperini se fosse la Cavalli come avrebbe preso la giornata di oggi?

«Marta non deve preoccuparsi di nulla – ci confida – perché ha già fatto una stagione straordinaria. Comunque vada lei è al top, è giovane ed il futuro è dalla sua parte. D’altronde deve pensare che Van Vleuten smetterà l’anno prossimo e lei è la sua erede. Chiudere sul podio al Giro è una bella soddisfazione considerando che il livello si è alzato tanto e che sono andate forte con un clima difficile».

Giro d’Italia del 1998. Quarto successo per Luperini su Linda Jackson e Barbara Heeb
Giro d’Italia del 1998. Quarto successo per Luperini su Linda Jackson e Barbara Heeb

E cosa farebbe la Luperini se fosse seconda nelle generale a più di due minuti con ancora una frazione di montagna da sfruttare?

«Bisogna vedere innanzitutto – analizza – come recuperano sia Marta che Van Vleuten. Ma al netto di questo, per come sono fatta, io punterei alla vittoria di tappa. Annemiek è forte ma è una signora, non un cannibale. Secondo me se dovessero arrivare assieme lascerebbe il successo a Marta.

«E’ anche vero in ogni caso che solo in gara vedi come stai tu e la tua rivale. A quel punto se la Cavalli dovesse intuire problemi dell’olandese sono sicura che proverebbe il tutto per tutto, grazie al supporto di una squadra decisamente superiore a quella della Movistar. Sarà difficile staccare l’olandese ma non è impossibile».

Longo Borghini si disseta. Per lei un bel terzo posto ed una condizione in crescita
Longo Borghini si disseta. Per lei un bel terzo posto ed una condizione in crescita

L’appoggio della Longo

Magari la Cavalli potrebbe collaborare con Longo Borghini che oltre ad avere una condizione in crescita vuole portare a casa una tappa.

«Potrebbe nascere un’alleanza fra loro due – chiude il suo pensiero la Luperini – anche se non so che rapporti abbiano. Però hanno interessi comuni e già nella prima discesa di oggi la Trek-Segafredo aveva fatto il vuoto e la Van Vleuten era staccata. Sarebbe bello vedere la vittoria di Elisa e Marta che magari conquista la maglia rosa. Difficile onestamente, ma non impossibile».

La nona e penultima tappa del Giro Donne andrà da San Michele all’Adige a San Lorenzo Dorsino, per 112,8 chilometri di gara. Solo salita e discesa con tre gpm ufficiali (Fai della Paganella, Passo Duron e Passo Daone) ed un totale di 3500 metri di dislivello. Chi ha gambe e coraggio non può più nascondersi.

Da Santini una divisa speciale per la Trek-Segafredo al Tour

08.07.2022
4 min
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Il Tour de France è da sempre la vetrina ideale per quelle aziende che decidono di presentare in anteprima mondiale le loro ultime novità. A volte si tratta di nuovi modelli di biciclette, altre volte di accessori o di nuove divise. In occasione della presentazione ufficiale delle squadre alla vigilia della partenza del Tour, molti team hanno fatto sfoggio dei nuovi kit, alcuni anche decisamente stravaganti, che proprio in questi giorni possiamo ammirare nel corso delle lunghe dirette televisive. Non fa eccezione la Trek-Segafredo. I ragazzi del team americano stanno gareggiando indossando una particolare divisa disegnata per loro da Santini, partner tecnico della squadra.

Per uomini e donne

La nuova divisa che stanno indossando gli uomini della Trek-Segafredo sarà la stessa che utilizzerà la formazione femminile impegnata a fine luglio nella prima edizione del Tour de France Femmes avec Zwift. Il nuovo kit  presenta un design che fonde le scelte cromatiche del team uomini con quello donne.

Il nuovo visual crea infatti un intreccio orizzontale tra il rosso della formazione maschile e il blu di quella femminile, che rimangono separati ad indicare la diversità delle due identità, ma che si fondono al centro a rappresentare la parità tra i due generi. Il messaggio che Trek-Segafredo e Santini vogliono lanciare è molto chiaro: all’interno del team le due formazioni maschile e femminile hanno la stessa importanza e valore.

Parola ai protagonisti

A raccontare come è stato il primo impatto di fronte alla nuova divisa sono due atleti di riferimento per entrambe le formazioni. Elisa Longo Borghini e Toms Skujiņš.

«Non ho alcun dubbio nel dire che questo kit, con questi colori e queste grafiche – esordisce la vincitrice della Roubaix femminile – è uno dei più belli che Santini abbia mai creato per il Team Trek-Segafredo. C’è un dettaglio che, più di ogni altra cosa, mi piace: il bellissimo gioco di sfumature dal blu al rosso. Un mix di colori che, oltre ad essere super cool, è particolarmente simbolico per una squadra come la nostra. Rappresenta l’unità di intenti tra le due formazioni che portano avanti gli stessi colori, valori e obiettivi. Questo kit è un’opportunità per ribadire che noi, in Trek-Segafredo, siamo una squadra sola».

Alle parole della Longo Borghini fanno eco quelle del lettone Toms Skujiņš che racconta l’emozione provata la prima volta che ha visto la nuova divisa.

«Scoprire il kit speciale per il Tour de France è stata una bella sorpresa. Mi piace l’idea – dice – che i design dei completi maschile e femminile vengano combinati insieme e trasformati in un solo kit. Dopo così tanti anni di assenza del Tour de France Femmes, è bello festeggiare il suo ritorno correndo con divise abbinate. Mi piace che il design utilizzi colori che non vediamo spesso in gruppo, il che significa che il kit dovrebbe risaltare. E’ sempre bello avere qualcosa di speciale per il Tour, perché dà una carica in più. Non vedo l’ora di sfruttare al meglio le tre settimane al Tour, e di seguire poi la gara femminile, tutti con indosso la stessa divisa».

Ecco la nuova divisa

Andiamo allora a scoprire la nuova divisa della Trek-Segafredo protagonista in questo mese di luglio sulle strade di Francia. Il kit è composto da una maglia realizzata con due tessuti eco-sostenibili di produzione italiana: Ecofabric RECY by Corno, un tessuto prodotto con filati riciclati derivanti dal recupero di materiali usati o dispersi nell’ambiente, e il Native Ecoknit di Sitip realizzato anch’esso con fibre e filati riciclati e senza l’utilizzo di sostanze chimiche inquinanti. Una scelta aziendale condivisa dal team, per ridurre il consumo di risorse naturali e la dipendenza da energie non rinnovabili. 

La divisa, nella sua versione maschile e femminile, è già disponibile nei migliori negozi ciclo e naturalmente sul sito ufficiale Santini.

Santini

A Bergamo trionfa la Vos, ma Persico sfiora il colpaccio in casa

06.07.2022
6 min
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Passa il tempo, però Marianne Vos non passa mai di moda. La fuoriclasse della Jumbo-Visma mette il sigillo nella Sarnico-Bergamo, sesta tappa del Giro d’Italia Donne battendo Kopecky e la bergamasca Persico in un gruppetto ristretto di undici atlete. E a distanza di dieci anni la 35enne olandese va a migliorare il secondo posto ottenuto dietro Emma Johansson nella stessa identica frazione di quell’edizione della corsa rosa.

«Sto ancora cercando di riprendere fiato – spiega Vos, al trentaduesimo successo nel Giro Donne – perché ho fatto diversi sprint nel finale. Prima per andare in testa al gruppo, poi per prendere davanti l’ultima salita ed infine la volata conclusiva. E’ stata una tappa abbastanza difficile, ma è stato davvero bello prendermi questa vittoria. Il team si è comportato molto bene, cercando di aiutarmi. Non mi aspettavo due vittorie in questo Giro, ma quando si vince ci si pone sempre un nuovo obiettivo. Posso dire di essere molto soddisfatta».

Proprio sull’ultima difficoltà altimetrica di giornata – la Boccola, ovvero Bergamo Alta – c’è l’allungo deciso di Longo Borghini. Sulla ruota dell’ossolana della Trek-Segafredo si incollano la Vos e Mavi Garcia e sembra l’azione giusta. Invece no. Le tre non trovano l’accordo. I loro 12” di vantaggio ai -2 dalla fine crollano in un baleno e le più immediate inseguitrici rientrano. La Faulkner parte secca sul lato sinistro della strada (che tende a scendere), ma si ritrova a tirare lo sprint a tutte le altre, anziché alla sua compagna Spratt. Persico intuisce che c’è spazio per fare il colpaccio in casa, ma figuratevi se una come la Vos si lascia sfuggire situazioni del genere.

Silvia profeta in patria

Il boato che il pubblico di Bergamo ha tributato alla Persico quando è salita sul terzo gradino del podio è di quelli da pelle d’oca. Lei ci teneva nonostante al mattino mascherasse più o meno bene un po’ di tensione.

«Conoscevo ogni buca di queste strade – racconta la 25enne della Valcar-Travel&Servicema sulla Boccola ero un po’ attardata. Sull’ultima discesa ne ho approfittato prendendo la scia della Van Vleuten (sempre in maglia rosa, ndr) che stava rientrando. Sentivo la gara perché questa tappa la volevo dal primo giorno. Sono contenta di come è andata. Voglio ringraziare tutte le persone che sono venute a fare il tifo per me e la squadra.

«Dopo questo bel podio – prosegue – vorrei prendermi qualcosa di più. C’è ancora tempo per una vittoria in questo Giro, sperando comunque che arrivi il prima possibile. Domani c’è l’arrivo in quota sul Maniva. Avevo fatto una ricognizione, è una salita lunga e dura. In ogni caso ci proverò. La nazionale? Finché non vestirò la maglia, non do nulla per sicuro e quindi continuerò a lavorare come sempre».

Kopecky fiduciosa

In seconda posizione ha chiuso Kopecky, che ristabilisce parzialmente il bilancio fin qui opaco del suo Giro. Prima di sentirla mentre è sui rulli a defaticare, Elena Cecchini ci anticipa che il morale della sua compagna è salito un po’ di più e che ora con questo piazzamento in squadra c’è una maggiore serenità.

«Penso che tutti fossero al limite sull’ultima salita – ci dice la 27enne belga della SD Worx – poi allo sprint una della BikeExchange è partita a sinistra lanciando praticamente Marianne. Io però non avevo una velocità abbastanza alta per prenderla e passarla. Ci riproverò ancora al prossimo sprint. Il traguardo di Padova e quelli del Tour de France Femmes sono adesso i miei principali obiettivi. Oggi ho avuto buoni riferimenti riguardo la mia condizione. Rispetto al primo giorno sento di stare meglio. Ho fiducia nei prossimi giorni»-

Kopecky si è infilata il gilet refrigerante per defaticare nel post tappa
Kopecky si è infilata il gilet refrigerante per defaticare nel post tappa

Longo show

A giudicare dalla grinta con cui ha attaccato lo strappo di Bergamo Alta, Elisa Longo Borghini non ha risentito minimamente della caduta patita il giorno prima a Reggio Emilia. Anzi, sembra quasi che avesse voglia di scaricare sui pedali quel tipo di frustrazione.

«Ci tenevo tanto a questa tappa perché questo è il finale del Lombardia – commenta la trentenne della Trek-Segafredo – e personalmente spero che un giorno si possa correre l’edizione femminile di questa classica. E magari staccarle tutte senza portarmi dietro la Vos (dice sorridendo, ndr). Oggi la squadra ha lavorato alla grande per me, ho avuto un treno di campionesse al mio servizio. Avrei voluto davvero vincere ma c’è sempre qualcuno che mi rovina i piani.

«Eravamo in tre ad un certo punto ,ma ognuno ha le proprie tattiche e il suo modo di correre. Credo che Marianne abbia pensato a qualcosa di diverso rispetto a me e Mavi Garcia. Magari se non ci fosse stata la spagnola, non avrebbero chiuso visto che lei poteva prendere la maglia rosa. Queste però sono le corse e bisogna prenderle così come sono. Peccato».

Elisa Longo Borghini ha infiammato il finale di tappa sulla Boccola. Meritava qualcosa in più
Elisa Longo Borghini ha infiammato il finale di tappa sulla Boccola. Meritava qualcosa in più

Partita ancora aperta

Se conosciamo un minimo Elisa sappiamo che nelle prossime tre tappe di montagna, lei ci riproverà. Tenterà di sicuro di andarsi a ritagliare il suo spazio.

«Noi abbiamo sempre detto che avremmo puntato alle tappe – conclude Longo Borghini, sempre quarta a 5′ nella generale – e questa l’avevamo cerchiata in rosso. Non è finita qua però. Spero di aver dato spettacolo oggi, probabilmente anche verso quello spettatore col quale ho preso il mio rischio per non perdere le ruote nelle curve in discesa (scherza, ndr).

«A Cesena ho avuto una battuta d’arresto per un colpo di caldo. Sono stata male ma sono ugualmente contenta di come ho combattuto e reagito in quel frangente, memore anche di quello che avevo avuto nel 2020 (seconda tappa, ndr). Stavolta sono rimasta e sono arrivata al traguardo meglio».

Domani il menu della settima tappa prevede l’arrivo in quota la Passa Maniva al termine di una scalata ufficialmente lunga 10 chilometri (al 7,8% e punte al 13%) anche se la strada inizia a salire molto prima. In cima sapremo se il Giro Donne si è riaperto o meno.