Cavalli, tensione alle spalle. Inizia un altro Giro

03.07.2022
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C’è un termine in inglese – hectic – che abbiamo sentito molto in queste prime tre giornate del Giro Donne. Significa frenetico, ma quando lo pronunciano le atlete, anche le italiane, specie a fine tappa, sembra che assuma un contesto ancora più teatrale. Alla vigilia della quarta frazione, Marta Cavalli (in apertura foto Thomas Maheux) sembra quasi benedire il sopraggiungere dell’impegnativo percorso che si snoderà attorno a Cesena.

Per la 24enne della Fdj Nouvelle Aquitaine Futuroscope – attualmente tredicesima nella generale a 27” dalla maglia rosa Elisa Balsamo – è stato un pomeriggio tranquillo.

«Sì, ho fatto una sgambata di circa due ore scarse sul mezzogiorno – dice – sia per defaticare e non perdere il ritmo, sia per non perdere nemmeno l’abitudine a pedalare a quell’ora».

Cavalli è capitana al Giro Donne. Al Tour dovrebbe essere la spalla di Ludwig
Cavalli è capitana al Giro Donne. Al Tour dovrebbe essere la spalla di Ludwig

Direzione Romagna

Già, perché la domenica del Giro Donne non è un giorno di riposo, quanto più di trasferimento. Il rientro dalla Sardegna è diviso in due modalità. Volo charter da Olbia a Forlì al sabato sera per le atlete, traghetto notturno su Livorno o Genova per i mezzi delle 24 formazioni. Non appena ci si ricompatta in hotel (a Brisighella nel caso della Cavalli), ecco che si esce per fare il classico sciogli-gamba.

Da domani sostanzialmente è come se iniziasse un’altra corsa. Giornate facili non ce ne sono state nemmeno in Sardegna – ne leggerete il motivo – ma dalla Romagna in poi si farà ancora più serio. Con la Cavalli abbiamo voluto guardare avanti e capire cosa dovremo aspettarci.

Marta innanzitutto come va?

Bene direi. Ho stemperato un po’ di tensione, anche se ne avrò dell’altra nei prossimi giorni. In Sardegna avevo chiesto di non dire nulla di ufficiale perché volevo restare un po’ più serena fino all’ultimo e restare concentrata sulle prime tappe. Così è stato, grazie. Ora mi sento meglio e sono pronta per le prossime tappe.

Per Cavalli ora iniziano le tappe con salita, dove si sente più a suo agio (foto Thomas Maheux)
Per Cavalli ora iniziano le tappe con salita, dove si sente più a suo agio (foto Thomas Maheux)
Com’è stato questo inizio di Giro Donne?

Difficile, è stata una partenza critica per una serie di motivi. A crono volevo limitare i danni e sono riuscita nel mio intento, malgrado sia partita nel secondo blocco quando il vento ha cambiato direzione, ma non intensità. Ho preso 10” da Longo Borghini e Van Vleuten (che erano partite nel primo blocco, ndr) che è un distacco ancora soddisfacente, visto che a cronometro sono meno forte di loro. Poi le due tappe in linea erano piatte ma molto ventose, quindi poteva essere facile prendere altri secondi se si fosse spaccato il gruppo.

Come hai gestito queste situazioni?

Gli arrivi di Tortolì ed Olbia erano caotici. Mi sono dovuta buttare in volata in entrambe le circostanze, proprio per non restare troppo dietro e magari finire attardata per colpa dei ventagli. E’ vero, vento ne ho preso tanto sul Ventoux, ma in salita, dove si è anche soli, è diverso che su strade con 140 ragazze che vogliono stare davanti. Comunque con la squadra abbiamo lavorato bene nonostante questo stress. Ci avrebbe fatto piacere centrare una vittoria ma va bene così per il momento.

A questo punto potremmo dire: meno male che arriva la tappa di Cesena…

Sì, non mi dispiace essere tornata in Continente dove possiamo conoscere meglio certe insidie, come caldo e vento. E come i percorsi più vallonati in cui mi sento più a mio agio. C’è ancora un po’ di pressione perché arrivano le tappe difficili, però domani credo che sulle prime salite mi sentirò un po’ più leggera. In ogni caso la quarta tappa non deciderà tanto ma, almeno a me, darà delle indicazioni.

Dopo l’arrivo di Reggio Emilia ci saranno quattro giorni senza respiro.

La tappa di Bergamo non è da sottovalutare, ma non credo possa creare scossoni. Il giorno dopo al Passo Maniva secondo me ci sarà un primo solco sensibile per la classifica. Poi le tappe trentine definiranno le varie posizioni della generale.

In questi giorni in Sardegna chi delle tue rivali ti è sembrata più in forma?

Annemiek (la Van Vleuten, ndr) l’ho vista più magra del solito ed anche lei, come me, per non perdere secondi si è buttata negli sprint. Longo Borghini ha una buona condizione. Ha lavorato tanto per la Balsamo, ma la sua forma è compatibile per fare classifica. Poi ci sono alcune gerarchie da definire. Fisher-Black e Vas della SD Worx possono fare bene così come la Faulkner, che potrebbe anche riprendersi la maglia rosa. Vanno tutte tenute d’occhio, io sono pronta.

Leggerezza Longo: «Tricolore per le Fiamme, Giro per le tappe»

24.06.2022
5 min
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Così serena forse Elisa Longo Borghini non la è mai stata, quantomeno in vista degli imminenti appuntamenti che la attendono. Chiacchierando con lei si ha quasi l’impressione che voglia ridurre il peso delle vittorie conquistate per poterne ottenere altre. Ed infatti mercoledì – a San Giovanni al Natisone, in Friuli – ha rispettato questa nostra sensazione centrando il suo sesto titolo tricolore a cronometro, il nono contando anche quelli in linea, davanti a Guazzini e Cavalli per un podio tutto delle Fiamme Oro.

La trentenne di Ornavasso in questi giorni manterrà la divisa del corpo militare per il campionato italiano in linea di domenica a San Felice sul Panaro, poi tornerà a vestire i colori della Trek-Segafredo per il Giro d’Italia Donne (dal 30 giugno al 10 luglio) e Tour de France Femmes (dal 24 al 31 luglio). Alla vigilia del tricolore in linea abbiamo voluto sentirla per sapere come sta e che obiettivi si è prefissata nel prossimo mese.

Elisa che anno è stato con il verde-bianco-rosso addosso?

Da giugno della passata stagione a questo, è stato un anno particolare. Più o meno positivo… ma non al covid per il momento (sorride, ndr). Battute a parte, il primo ricordo è quello di aver portato il tricolore dentro al velodromo di Roubaix lo scorso aprile. E’ stata una grande emozione. Penso anche al Trofeo Binda del 2021 visto che avevo vinto il campionato italiano anche nel 2020. Diciamo che è stata una cosa continuativa, come se unissi due anni in uno. Il 2021 è stata una delle migliori annate. Per il resto peccato solo per la brutta sinusite di inizio stagione che ha compromesso la prima parte, ma ora sto bene.

Lo abbiamo visto al Women’s Tour. Una tappa conquistata e la generale vinta per 1” grazie all’abbuono del terzo posto in volata nell’ultima frazione dietro la Wiebes. Merito degli sprint che fai in allenamento col tuo fidanzato Jacopo Mosca?

Sì, di quelli che facciamo ai cartelli (ride, ndr). Noi due quando usciamo in bici ci alleniamo, ma soprattutto giochiamo, ci divertiamo. Però lui, dopo che mi ha visto fare qualche volata, si chiedeva come potessi fare quarta su cinque, indipendentemente dalle avversarie. E così, visto che ha fatto anche un po’ di pista, mi ha dato qualche suggerimento. In Gran Bretagna ero quasi disperata perché volevo vincere la corsa. Così ho messo in pratica ciò che Jacopo mi ha insegnato.

Ripensando alle tante volate ristrette del passato, ad esempio quella dei mondiali 2020 per il secondo posto, ora ti senti più sicura?

Intanto devo dire che quella del Women’s Tour è stata praticamente una volata di un chilometro. Avevo condizione e ho avuto una grande squadra che mi ha tenuta davanti tra le tante curve e rotonde. Però mi ha dato qualche certezza in più. Prima le perdevo perché ci arrivavo stanchissima, dopo aver dato tutto e non sapevo come impostarle. Nella volata secca non ho speranze di vittorie contro sprinter pure, ma adesso sono più consapevole che mi ci posso buttare se la situazione lo richiede. Come appunto in Inghilterra.

Elisa Longo Borghini, Annemiek Van Vleuten, Imola 2020
Imola 2020: Longo Borghini è battuta da Van Vleuten nello sprint per il 2° posto. L’azzurra ora è migliorata nelle volate ristrette
Elisa Longo Borghini, Annemiek Van Vleuten, Imola 2020
Imola 2020: Longo Borghini è battuta da Van Vleuten nello sprint per il 2° posto.
Il campionato italiano di domenica è tutto piatto e sulla carta è roba da velociste. Tu però potresti centrare la decima maglia e la quarta doppietta…

Sarebbe bello, ma credo sia davvero impossibile. Lo affronterò con estrema leggerezza e con tanta voglia di mettermi al servizio delle mie compagne. Dobbiamo ancora parlare della tattica, ma lavorerò per Rachele Barbieri che dovrebbe essere la capitana designata e che oltretutto correrà sulle strade di casa. In seconda battuta c’è anche Martina Fidanza, poi vedremo come saremo messe.

Poi ti vedremo al Giro Donne e Tour Femmes per la classifica?

Arrivo ad entrambe le gare consapevole di avere una buona condizione, ma affronterò anche il Giro con leggerezza. Dove e se potrò, mi limiterò a puntare solo alle vittorie di tappa. Niente classifica al Giro, mentre invece la farò al Tour.

Come mai questa decisione?

Vorrei godermi il Giro, inteso sia come corsa che come manifestazione in senso generale. Sentire meglio il calore del pubblico, ad esempio. Finora tutte queste cose non le ho mai potute fare per un motivo o l’altro. C’era sempre da curare la generale (quinta nel 2014, seconda nel 2017 e terza nel 2020, ndr), ero sempre concentrata su qualcosa. Insomma, vorrei correre a cuor leggero e vedere cosa dirà la strada in queste due gare.

Quella alla Black Mountain al Women’s Tour 2022 è stata per Longo Borghini la 40ª vittoria in carriera
Quella alla Black Mountain al Women’s Tour 2022 è stata per Longo Borghini la 40esima vittoria in carriera
Torniamo ad un nostro quesito della scorsa primavera. Nel femminile secondo te si possono disputare Giro e Tour per vincerli entrambi?

Sinceramente penso proprio di sì. Si può essere competitivi e fare classifica sia in Italia che in Francia. I nostri grandi Giri a tappe sono corse di 8/10 giorni, non di tre settimane come quelle maschili. E’ fattibile, però per me bisogna essere molto forti di testa oltre che avere una buona gamba.

Se non dovessi vincerlo tu, cosa ti senti di dire a chi conquisterà il campionato italiano?

Innanzitutto le farò i complimenti. Poi le dirò di cercare di godersi la maglia tricolore e di onorarla il più possibile, in ogni gara. Tutti lo sanno, io sono sempre stata molto orgogliosa di indossarla, al pari di quella azzurra della nazionale, per me una seconda pelle. Questa è l’unica raccomandazione che mi sento di fare.

Quanto incidono due chili? Ne parliamo con Pino Toni

23.06.2022
5 min
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Due chili. Sono tanti? Sono pochi? E nel ciclismo dei marginal gains sono da considerarsi ancora margini appunto, o sono qualcosa di fondamentale? Tutto nasce da un’intervista fatta con Paolo Slongo, preparatore della Trek-Segafredo e di Elisa Longo Borghini, il quale ci aveva detto tra le altre cose che la sua atleta aveva vinto perché era scesa di due chili. 

E allora con un altro preparatore molto attento agli aspetti tecnici, Pino Toni, andiamo a vedere quanto incidono davvero due chili. Un discorso che con il toscano si fa subito interessante.

Dopo l’ottimo lavoro in altura, Elisa Longo Borghini ha limato il suo peso e ha vinto in salita (per di più allo sprint)
Dopo l’ottimo lavoro in altura, Elisa Longo Borghini ha limato il suo peso e ha vinto in salita (per di più allo sprint)

La testa conta

«I chili in più e in meno – spiega Toni – vanno sempre valutati per ogni ragazzo e ogni ragazza. Per qualcuno possono incidere più di altri. Chiaro, il rapporto potenza/peso resta centrale per tutti, ma su alcuni soggetti non puoi “limare” troppo».

«Per un atleta forte come la Longo, ma più in generale per le donne direi, da una parte me ne frego del peso. Lo dico sempre anche a Marta Bastianelli (che il coach segue da anni, ndr): se tu sei forte, stai bene e hai lavorato correttamente sei vincente lo stesso. Chiaramente in relazione ad un peso non ottimale ma pur sempre nei limiti.

«Il problema semmai è che quei due chili in più possono incidere sulla determinazione, sulla testa dell’atleta».

«Faccio un esempio pratico e molto semplice. Tante volte, e per le donne vale ancora di più, il corridore vede la sua gamba meno definita ed è meno convinto. Poi basta che un uomo si veda una vena nell’interno coscia o una donna veda più definita la zona della rotula, che all’improvviso entrambi si sentono bene con il loro corpo. E capita spesso».

«Nel caso specifico, non conosco Elisa Longo Borghini, ma vedo che è potente e che non ha paura di correre, di attaccare. Magari quei due chili la limitavano un po’ nelle salite lunghe e, ripeto, anche nella testa. Ma direi che nel complesso è andata forte perché stava bene. E quando si sta bene il peso va via da solo».

Aspetto, quest’ultimo, che lo stesso Slongo ha confermato in quell’articolo. «Elisa ha perso due chili senza fare chissà cosa», aveva confidato il tecnico veneto.

Quando un’atleta sta bene, è cosciente del suo senso di autoefficacia, come direbbe la psicologa Elisabetta Borgia, anche il peso scende “da solo” o più facilmente. In pratica s’innesca un circolo virtuoso.

Kittel, mostro di potenza, per lui due chili incidevano meno rispetto ad uno scalatore
Kittel, mostro di potenza, per lui due chili incidevano meno rispetto ad uno scalatore

Quei 7 watt 

Ma staccandoci dall’esempio relativo alla Longo, quanto incidono due chili? Roglic sarebbe Roglic con due chili in più? Probabilmente no.

«Dipende che chili sono – dice Toni – e di quale soggetto parliamo. Sono chili sugli arti superiori? Quanto è grande l’atleta? Che tipo di corridore è? In un uomo variano molto per il tipo di corsa che deve fare. Un Kristoff o un Kittel, che superano i 1.600 watt contano meno, tanto al primo “cavalcavia” si staccano. Per un Roglic non è così».

In uno scalatore, che in partenza pesa meno di uno sprinter, due chili si sentono sicuramente di più. E poi non è facile dimagrire e non perdere neanche un briciolo di massa magra, cioè di muscoli. Non a caso tante volte lo sprinter rinuncia ad essere super tirato. Lo stesso Petacchi ci disse che volutamente non scendeva al di sotto di un certo peso per essere efficiente in volata.

«Sulla classica salita ipotetica di 10 chilometri al 10% ogni chilo in più influisce il 6% in termini di  tempo di scalata – riprende Toni – Un chilo in più sul corpo corrisponde a circa 7 watt in meno (due chili, 14 watt, ndr). Ho specificato sul corpo perché se si parla di masse rotanti il tutto va moltiplicato per quattro.

«Se, infatti, il telaio di una bici pesa un chilo di più, è più o meno come avere un chilo in più addosso. Mentre per perdere la stessa energia basta che una ruota pesi 250 grammi in più».

Gli africani sono più leggeri degli europei (Kipchoge, maglia bianca, nel test Ineos per la maratona sotto le 2 ore)
Gli africani sono più leggeri degli europei (Kipchoge, maglia bianca, nel test Ineos per la maratona sotto le 2 ore)

Saper limare

«La reazione alla perdita di peso, varia da atleta ad atleta. Sostanzialmente c’è un bilancio tra forza motrice e zavorra.

«In fisiologia si fanno dei test di biompedenziometria. Ci sono bilance che specificano ogni aspetto del peso: quantità di acqua, muscoli, ossa… Pensate che oggi si analizza la densità ossea. E valutando questa densità puoi capire con più precisione quanto puoi “limare” sul quel soggetto, perché già una piccola differenza nell’insieme dello scheletro incide».

«Lo scheletro è quasi il 20% del peso del corpo umano. Una percentuale importante. Conoscendone l’esatto peso si sa quanto si può far dimagrire quell’atleta. Per esempio, se si prendono un uomo caucasico e un uomo kenyano con le stesse misure antropometriche quello kenyano pesa circa 3 chili in meno. Non è poco a certi livelli».

«Il corpo umano è una macchina perfetta e nella sua formazione incide ogni aspetto, ogni fattore. E uno di questi fattori è l’altura. Chi vive in quota ha una densità ossea leggermente inferiore, perché deve sopportare una colonna d’aria minore. Pertanto il suo scheletro ha una rigidità ottimale per quel peso dell’aria. 

«Ma se si si porta un corridore colombiano, che di solito vive in quota, al livello del mare, alla lunga la sua densità ossea diventerà come quella di un caucasico che già ci vive».

Due chili quindi contano, ma conta di più sapere che chili sono: soggetto, struttura ossea, tipologia del corridore, bilancio muscolare fra arti superiori e inferiori, velocità con cui si è perso peso…

Longo imbattibile, prosegue a tutto gas la marcia sul Giro

22.06.2022
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Questa mattina, a qualche ora dalla partenza, abbiamo voluto essere un po’ scontati e siamo andati da Elisa Longo Borghini. Nel cuore del Friuli Venezia Giulia, in un caldo umido e afoso peggiorato da qualche ora di pioggia, Elisa si apprestava a correre per la maglia tricolore da campionessa nazionale a cronometro. Inutile dire che seppur scontato, forse, non secondo quanto dice lei, il pronostico si è rivelato corretto.

Un’incredibile Elisa infatti, nel pomeriggio, qualche ora dopo la nostra chiacchierata, è salita sul podio di San Giovanni al Natisone, all’interno del velodromo, per vestire la maglia tricolore

Elisa, ieri ti abbiamo vista provare il percorso. Come ti è sembrato?

Secondo me è un percorso veloce, dove bisogna spingere tanto. Tendenzialmente la prima parte sale un pochino, mentre la salita finale sarà molto dura perché arriveremo con le gambe stanche. Avrei preferito un percorso più tecnico e un po’ più difficile, ma darò comunque il meglio di me stessa.

Elisa Longo Borghini conferma il titolo italiano della crono
Elisa Longo Borghini conferma il titolo italiano della crono
Un percorso senza alcun tipo di difficoltà quindi?

In una crono c’è sempre un momento di difficoltà e spesso ti coglie quando meno te l’aspetti, bisogna sempre essere molto lucide.

Se dovessi correre con la pioggia?

Per me non sarebbe un problema, sicuramente bisognerebbe porre una maggiore attenzione, ma sono certa che vinceremmo noi sulla pioggia.

Tu come stai?

In tanti mi danno per favorita, ma credo che ci siano delle ragazze che potrebbero vincere la corsa. Penso a Marta Cavalli (che ha concluso terza, ndr), a Vittoria Bussi e a Vittoria Guazzini (seconda sull’arrivo, ndr). Io sto abbastanza bene, ma sarà la strada a decidere.

Il terzo posto di Marta Cavalli è un grande segnale in vista del Giro: sarà un bel duello con la Longo
Il terzo posto di Marta Cavalli è un grande segnale in vista del Giro: sarà un bel duello con la Longo

Pronostico azzeccato

Elisa conosce le sue avversarie e le avversarie sanno che stanno per correre con una campionessa del suo calibro. Nel velodromo gremito di persone pronte ad applaudire le giovani campionesse, a fine giornata saliranno sul podio proprio le tre favorite: terzo posto per Marta Cavalli (FDJ Futuroscope Nouvelle Aquitaine), con un ritardo di 1’02” sulla vincitrice. A seguire conclude seconda Vittoria Guazzini della stessa squadra a 32” dalla riconfermata campionessa nazionale: la nostra Longo Borghini ha corso per 46’31” ad una media di 45,800 all’ora. 

Dopo la corsa Elisa è visibilmente più rilassata: «Sono contenta di come sia andata – dice – credo di aver fatto una buona prova. Adesso mi concentro sul Giro e poi sul Tour (parteciperà anche alla prova nazionale in linea, al servizio della squadra, ndr). Arrivare con questa maglia tricolore è una bella soddisfazione, ma anche una grande responsabilità. Vogliamo fare bene e l’obiettivo sono le tappe».

Per Vittoria Guazzini, seconda al traguardo, anche la maglia tricolore delle under 23
Per Vittoria Guazzini, seconda al traguardo, anche la maglia tricolore delle under 23

Guazzini e il ginocchio

A fine corsa abbiamo avvicinato anche Vittoria Guazzini, che ha comunque ricevuto la maglia tricolore perché migliore tra le donne under 23.

Com’è andata?

Ieri ho provato il percorso due volte e questa mattina una terza in tranquillità. Non presentava grandi difficoltà tecniche…si trattava solo di spingere. Sapevo che in salita, purtroppo, avrei sofferto ma sapevo che in discesa avrei potuto recuperare qualcosa. Ho cercato di gestirmi bene senza fare fuori giri e rischiare di compromettere l’intera crono.

Vittoria, tu sei campionessa europea under 23 a cronometro… quando supererai la Longo Borghini?

Elisa è molto forte (ride, ndr), ha tanta esperienza, è sempre molto difficile batterla. Un po’ di rammarico c’è, ma sono comunque soddisfatta. Vengo da qualche settimana con un problema al ginocchio. Non mi aspettavo molto, tant’è che sono partita abbastanza tranquilla, cosa che succede abbastanza raramente. Ho solo pensato che alla fine c’era da soffrire un po’ per tutte.

Come vedi il tuo futuro?

Nei prossimi anni spero di togliermi altre soddisfazioni. Sicuramente la cronometro è una disciplina che mi piace molto e alla quale dedico molto… Magari nei prossimi anni la batterò, chi lo sa!

Avversarie in gara, tutte e tre compagne di maglia nelle Fiamme Oro, ma felici e sorridenti, sebbene stanche, dopo. A fine corsa non mancano i sorrisi sullo sfondo tricolore che accompagnerà Elisa per tutto il resto della stagione.

Elisa, Katarzyna e una rivalità nata quasi per caso

15.06.2022
5 min
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Ci sono rivalità che nascono un po’ per caso e che vanno anche al di là del rapporto personale. Quando Elisa Longo Borghini ha conquistato la sua ennesima vittoria nel WorldTour 2022, portando a casa il Women’s Tour, nella classifica finale l’azzurra ha chiuso con 5” sulla polacca Katarzyna Niewiadoma, giunta terza e a quel punto sono tornati alla mente tanti ricordi, tante sfide fra le due divise quasi sempre da un pugno di secondi. Magari, se glielo chiedete, neanche loro due ci fanno caso, eppure le loro carriere non fanno che intrecciarsi da anni a questa parte, probabilmente perché per molto tempo sono state le due uniche alternative allo strapotere olandese.

Longo Women's 2022
La volata vincente della Brown su Elisa e Karatzyna. Ma sarà l’azzurra alla fine a trionfare
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La volata vincente della Brown su Elisa e Karatzyna. Ma sarà l’azzurra alla fine a trionfare

Per ora prevale la Longo Borghini

Gli incroci fra le due sono talmente molteplici che il sito anglosassone procyclingstats.com li ha messi in fila. I numeri dicono che la campionessa tricolore ha prevalso nel quasi 59 per cento dei casi, ma spesso i numeri non dicono tutto, perché dietro di loro ci sono storie di cui quello della corsa a tappe inglese è solo l’ultimo di una lunga serie di capitoli.

Proviamo a tornare indietro nel tempo: Rio 2016. E’ praticamente da tutta la stagione che non si fa altro che dire che solo loro due potranno cercare di mettere un freno alla dominazione olandese e neanche la rovinosa caduta di Annemiek Van Vleuten toglie alla formazione arancione le sue chance d’oro, visto che c’è una Van Der Breggen pronta a sostituirla. L’olandese alla fine va in fuga con la svedese Johansson e la Longo Borghini che fra le tre è forse quella che tira con più veemenza, pur sapendo di essere inferiore alle avversarie allo sprint. Ma almeno porta a casa un bronzo che alle Olimpiadi vale come una vittoria. La polacca ha perso l’attimo giusto, anche lei tira come una forsennata nel gruppetto delle inseguitrici, ma solo la Deignan l’aiuta, troppo poco. Finisce sesta a 20” e mastica amaro.

Longo strade bianche 2017
Il testa a testa della Strade Bianche 2017: vince l’azzurra per soli 2″
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Il testa a testa della Strade Bianche 2017: vince l’azzurra per soli 2″

Sempre questione di secondi…

Una piccola rivincita la Niewiadoma se la prende poche settimane dopo, agli europei di Plumelec, quando nel gruppetto delle 5 che si contendono il successo finisce seconda alle spalle della “capitana” Van Der Breggen e proprio davanti a Elisa. Abbiamo detto capitana non a caso: entrambe corrono per la Rabobank-Liv. E’ vero, è gara per nazionali, ma è un discorso vecchio come il mondo quello delle interazioni fra ciclisti di nazionali diverse ma accomunati dai club di appartenenza. Il team olandese fa doppietta al traguardo e sono tutti contenti.

Gli europei capitano spesso negli incroci fra le due campionesse. Storico quello del 2020, in quella stagione così strana con tutte le gare mischiate fra loro e racchiuse in non più di tre mesi. A Plouay, in una giornata di pioggia davvero diversa da quello che ti aspetteresti a fine agosto, si fronteggiano due coppie. In fuga ci sono la “solita” Van Vleuten ed Elisa, a inseguire la polacca con l’altra olandese Chantal Van Den Broek-Blaak. Verrebbe da pensare al gioco di squadra, all’arancione che sta sulle sue ma non è proprio così. Per fortuna della Van Vleuten, la Longo Borghini non resta sulle sue, pur sapendo che in volata ha forse qualcosa meno della più anziana avversaria e continua a tirare: uno sprint a due è sempre meglio di uno a quattro… Vince Annemiek, l’azzurra è argento e la Niewiadoma è bronzo ad appena 6”. Sempre quei maledetti secondi…

Van Vleuten davanti, la Longo Borghini tiene, la Niewiadoma no. Finiranno nell'ordine
Van Vleuten davanti, la Longo Borghini tiene, la Niewiadoma no. Finiranno nell’ordine
Longo Europei 2020
Van Vleuten davanti, la Longo Borghini tiene, la Niewiadoma no. Finiranno nell’ordine

Lo scontro dell’Amstel

La Longo Borghini tira sempre? Mmh, se lo chiedete a Katarzyna, forse non la pensa ìcosì. L’esperienza dell’Amstel Gold Race 2021 è ancora troppo fresca nella mente. Succede che a un chilometro e poco più dal traguardo le due tentano la sortita. Una di fronte all’altra, come mai era capitato in una grande classica. Succede anche che dietro cominciano a guardarsi, nessuna vuole togliere le castagne dal fuoco. Davanti però s’inceppa qualcosa: Katarzyna chiede continuamente all’italiana di collaborare, ma senza successo. Risultato: da dietro rientrano e Elisa finisce ottava, la polacca decima e con un diavolo per capello.

Arriviamo all’ultimo (per ora…) capitolo, il Women’s Tour dove le due erano in lotta fino all’ultimo metro (nella foto di apertura le due scherzano sul podio), ma questa volta la “nuova” Elisa, quella che colleziona vittorie del massimo circuito e che guida la “rivoluzione” italiana che sta togliendo il trono all’Olanda, non ha lasciato scampo. Una vittoria che l’azzurra ha preso dove meno ce la si sarebbe aspettata, andando a fare la volata generale chiusa al terzo posto, sufficiente per quei 4” decisivi per il successo pieno. La polacca invece è ventesima, senza energie sufficienti per fare lo stesso come anche l’australiana Brown che fino alla partenza del mattino le aveva messe tutte d’accordo.

Amstel women 2021
L’immagine incriminata dell’Amstel: la polacca chiede il cambio, senza risposta (foto Getty Images)
Amstel women 2021
L’immagine incriminata dell’Amstel: la polacca chiede il cambio, senza risposta (foto Getty Images)

Rivali in gara, ma senza astio

Se pensate che le due si guardino in cagnesco, che ci siano scontri e rivalità accese, siete fuori strada. Amiche forse no, ma fra loro c’è quel rispetto che regna fra chi condivide lo stesso destino, fra chi si è trovato spesso a lottare dalla stessa parte della barricata, a provare a ribaltare un dominio di color arancione in alcuni periodi schiacciante. Si tornerà alla partenza, ci si saluterà con un cenno, magari anche una parola, ma poi ci sarà un altro capitolo da scrivere di quella rivalità nata un po’ per caso ma che ormai è già parte della storia.

Elisa, le ragioni vincenti di quello sprint in salita

11.06.2022
4 min
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Prima in volata. Per Elisa Longo Borghini non è un esito abituale, per questo ieri sera, dopo la vittoria a Black Mountain al The Women’s Tour, la piemontese era particolarmente soddisfatta. Nei messaggi che si scambiano fra atleti e giornalisti, la promessa che prima o poi le avrebbe battute anche allo sprint circolava da tempo come una scommessa, che ieri si è concretizzata.

Certo non si può dire che la Longo abbia vinto una volata in pianura: Black Mountain è comunque una salita di 7,2 chilometri, con pendenza media del 5,3 per cento e punte al 21. Ma chi ha visto lo sprint e poi lo ha rivisto ancora, potrebbe essersi stupito per la lunghezza della sua azione sui pedali. Anche questa poco abituale.

Il punto con Slongo

Così, lasciando in pace Elisa, che attualmente occupa la prima posizione della classifica a pari tempo con Grace Brown e oggi è attesa dall’ultima tappa per velociste, abbiamo rotto un po’ le scatole a Paolo Slongo. Il veneto si trova invece al Delfinato e davanti ha il tappone di Vaujany, con il Galibier e la Croix de Fer prima della salita finale. Si darà fiducia a Tiberi, motivato dalla recente vittoria, ma si trova anche il tempo per fare il punto sulla Longo.

Paolo, ti aspettavi che Elisa potesse vincere così?

Diciamo che una volata dopo 4 chilometri di salita dura non è una volata in pianura, non per velocisti insomma. Ma mentirei se dicessi che non ci abbiamo lavorato.

Elisa si è preparata per il rientro alle gare nell’altura di Sestriere (foto Instagram)
Elisa si è preparata per il rientro alle gare nell’altura di Sestriere (foto Instagram)
Racconta, allora…

Dopo la vittoria della Roubaix, c’è stato un lungo periodo di stacco. Venti giorni, la durata del Giro d’Italia, in cui lei un po’ ha riposato e un po’ è andata in altura a Sestriere. Ha lavorato bene, non le manca la voglia di fare le cose per bene. Ci eravamo lasciati con l’impegno di tornare subito competitivi, per non dover soffrire a ritrovare la condizione. E proprio a Sestriere è arrivata la novità.

Che sarebbe?

Per la prima volta in carriera, credo, Elisa ha fatto tre giorni di lavoro dietro moto in salita, come quelli che facevo al San Pellegrino con Vincenzo (Nibali, ndr). E quelli, parlo per esperienza, se fatti bene, pagano sempre.

Davvero era la prima volta?

Elisa ha lavorato spesso dietro moto per preparare le crono, ma in salita se non era la prima volta, sarà stata sicuramente una delle prime.

Che tipo di lavori ha fatto?

Tutti incentrati sul cambio di ritmo, per simulare la gara. Devi fare scatti di 20″-30″ fuori dalla moto. E quando ti riaccodi, la moto va però a velocità di gara.

Ideale per cercare brillantezza?

Già negli ultimi tempi era migliorata grazie alle partenze da ferma, ma certo se nasci con fibre non troppo bianche, quindi sei un’atleta più resistente che esplosiva, il miglioramento oltre un certo limite non arriva. Diverso se parliamo anche di consapevolezza e tattica. A questo aggiungete il fattore del peso.

Sul traguardo di Black Mountain, la soddisfazione di una vittoria allo sprint
Sul traguardo di Black Mountain, la soddisfazione di una vittoria allo sprint
Ne avevamo parlato prima delle classiche…

Esatto, ci eravamo detti che per certe corse non fosse un fronte particolarmente sensibile. Invece questa volta, senza aver fatto chissà quali rinunce, siamo scesi di 2 chili. E questi aiutano a essere più efficienti e brillanti, soprattutto nel fare certe azioni.

Prossimo step il Giro d’Italia?

Prima il tricolore crono, che vuole fare bene. Poi quello su strada, che è da capire, perché è piatto come un biliardo. E poi sarà tempo per il Giro d’Italia.

Questa volta Van Vleuten le ha prese a ceffoni

24.04.2022
5 min
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Non è sempre Pasqua, deve aver pensato Elisa Longo Borghini, che nel giorno di Pasqua per giunta aveva vinto la Roubaix, vedendo la Van Vleuten allontanarsi sulla Roche aux Faucons. Più o meno gli stessi pensieri si sono addensati nella mente di Marta Cavalli, che mercoledì ha vinto la Freccia Vallone ed era tra le favorite della Liegi. Quando l’olandese della Movistar ha attaccato nel punto più duro dell’ultima salita, a dire il vero non è parsa irresistibile. Il gap infatti è rimasto a lungo intorno ai 10 secondi, poi le altre dietro sono inspiegabilmente sprofondate nella rassegnazione, raggiungendo il traguardo 43 secondi dopo Annemiek.

Per la Longo Borghini è arrivato il quinto posto. E adesso a casa a ricaricare le batterie
Per la Longo Borghini è arrivato i quinto posto. E adesso a casa a ricaricare le batterie

«Con due ragazze della Sd Worx e due della FDJ – dice Elisa, quinta all’arrivo – pensavo che saremmo riuscite a rientrare, ma evidentemente Annemiek ne aveva di più. E’ stata la più forte, ha preso da subito la corsa fra le mani, aveva il passo migliore di tutte. Io oggi mi sentivo recuperata rispetto alla Roubaix, molto meglio di mercoledì alla Freccia. Però è vero che, tranne alcune che iniziano a scegliere, tendiamo tutte a fare le corse principali. Perciò la Roubaix, spostata perché in Francia c’erano le elezioni, si è un po’ sovrapposta con le Ardenne. Se avessi fatto Amstel e Brabante, io ad esempio l’avrei saltata. E credo che se il calendario sarà ancora questo, si dovranno fare delle scelte».

Cavalli e la Redoute

Il tema, che avevamo già approfondito nelle scorse settimane, torna di attualità anche nelle parole di Marta Cavalli, arrivata sesta. Se Longo Borghini non avrebbe voluto fare la Roubaix e l’ha vinta, la cremonese non avrebbe dovuto fare Freccia e Liegi e ha vinto a sua volta la prima…

A Liegi anche il cittì azzurro Sangalli. Qui parla con Marta Cavalli e domani sarà a Roma al Liberazione
A Liegi anche il cittì azzurro Sangalli. Qui parla con Marta Cavalli e domani sarà a Roma al Liberazione

«Ho fatto la Roubaix – sorride sfinita – perché non avrei dovuto fare Freccia e Liegi. Ancora mercoledì sentivo di non aver ben recuperato il pavé che fisicamente è devastante. Oggi si sapeva che la Roche aux Faucons sarebbe stata il punto decisivo. Già ho sofferto per stare con la Van Vleuten sulla Redoute, credo di aver speso lì tutte le mie energie. Quando ha attaccato, siamo rimaste a 8-10 secondi, poi il gruppetto si è riformato e non c’è stato niente da fare. Ma che lei fosse forte si sapeva. Forse era bloccata un po’ mentalmente per non aver ancora vinto, ma questa volta ha dato tutto».

Il momento migliore

Annemiek è di ottimo umore. Al punto che quando il telefono di un giornalista, messo sul tavolo davanti a lei per registrare, inizia a vibrare, risponde lei alla chiamata. Parla in olandese, dice che si sta svolgendo una conferenza stampa e che gli ha risposto la vincitrice. Poi chiude, anzi no: la chiamata resta aperta ancora un po’.

Già sulla Redoute il suo forcing è stato ferreo. Qui le resiste Reusser
Già sulla Redoute il suo forcing è stato ferreo. Qui le resiste Reusser

«Se guardo i numeri – dice la leader del Movistar Teami miei test, i tempi su Strava, sono nel mio momento migliore. Ma ci sono tante ragazze che stanno crescendo, per cui vincere non è più così facile e quando ci riesco è più bello. Sapevo che non sarei riuscita ad andare via sulla Redoute come nel 2019, perché il livello del gruppo femminile adesso è più alto di qualche anno fa. Sapevo di avere una sola opzione sulla Roche aux Faucons, perciò l’ho iniziata e ho dato tutto. Ho ucciso me stessa, senza pensare se mi seguissero. Non potevo fare altro. Penso sia un complimento il fatto che mi stiano sempre a ruota, ma cerco di concentrarmi ogni volta su quello che posso cambiare e semmai le situazioni che posso girare a mio favore».

Il guanto di sfida

Parla con gusto. Fa battute. Dice che il Giro è una corsa troppo bella per non farla e che andrà a prepararlo a Livigno, il suo «happy place». Però aggiunge che ora tornerà per due settimane a casa, dove festeggerà con gli amici e il 27 aprile celebrerà il King’s Day.

«Vincere non è stato un sollievo – dice Van Vleuten – sarei potuta tornare a casa a mani vuote, ma con la consapevolezza di andare bene. E’ bello riuscire ancora ad avere questo livello, soprattutto dopo l’incidente alla Roubaix del 2021. Ho ancora fame di migliorare e ci sono piccole cose, dalla mia preparazione al lavoro di squadra, in cui posso migliorare. Credo in me stessa, vincere non è facile. Gli unici che aspettavano un passo falso sono certi giornalisti che si divertono a darmi il tormento.

«Credo che questa campagna di primavera abbia ridisegnato gli equilibri del gruppo. Marta Cavalli adesso sa di potermi staccare e proverà a rifarlo al Giro d’Italia e questo renderà il ciclismo più bello da seguire. Sul Muro di Huy mi ha battuto perché è stata più esplosiva di me, la Liegi si è dimostrata ancora una volta la corsa che più mi si addice. Ma non dite che sono stata la più forte, come se avessi passeggiato. Sulla Redoute ho distrutto me stessa. E sulla Roche aux Faucons ho dato tutto, facendomi del male…».

Una settimana fa, quel pazzesco viaggio di Mosca a Roubaix

24.04.2022
6 min
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Quando di sabato mattina si è presentato al desk dell’autonoleggio vestito con la tuta della Trek-Segafredo, il tipo di là dal banco gli ha chiesto se andasse a correre la Parigi-Roubaix. A quel punto Jacopo Mosca si è reso conto di quanto fosse particolare la situazione. Gli ha risposto che stava andando sì da quelle parti, ma non per correre. Vi pare che potesse spiegargli che stava andando lassù per un saluto alla sua compagna e poi sarebbe tornato a casa per allenarsi?

L’antefatto

L’antefatto sta nelle parole di Elisa Longo Borghini dopo la vittoria della Parigi-Roubaix, completando un discorso fatto alla partenza, quando ci aveva rivelato qualcosa di incredibile.

«Il gesto di Jacopo di venire oggi è stato bellissimo. E’ venuto per dirmi ciao. Si è fermato un’ora e poi è ripartito per andare in altura, visto che sta preparando il Giro. Sapeva che stavo passando un momento così e così, che le cose non andavano come volevo. E alla fine mi ha fatto una sorpresa. Me lo sono ritrovato lì. Gli avevo detto di no, che se fosse venuto lo avrei ammazzato. Ma lui è arrivato lo stesso».

L’umore di Elisa Longo Borghini dopo il Fiandre non era alle stelle, alla Roubaix non voleva andarci
L’umore di Elisa Longo Borghini dopo il Fiandre non era alle stelle, alla Roubaix non voleva andarci

La valigia in mano

Immaginatevi la scena e poi se sarà il caso potremmo chiedere il file, visto che la stessa Elisa ieri, alla presentazione delle squadre della Liegi, ha ammesso che qualcuno potrebbe averla filmata. I due sono insieme da un po’. Finora non se ne era mai parlato per rispetto, ma da poco loro per primi l’hanno reso pubblico (nella foto di apertura sono al via del Gran Piemonte 2021) e questa storia è un momento di ricchezza d’animo che hanno voluto condividere con noi e per il quale li ringraziamo.

«Sono arrivato all’hotel della squadra – racconta Mosca divertito – e tutti i ragazzi dello staff mi hanno salutato, qualcuno capendo e qualcuno no. Siccome le ragazze avevano finito di fare colazione, mi sono infilato nella sala e ho mangiato anche io. Elisa aveva dimenticato di portare giù la valigia, per cui io ero là che parlavo e l’ho vista da lontano. Anche lei mi ha visto, ma non si è resa conto. “Che cosa ci fai qua?”. Aveva certi occhi… Aveva bisogno di un cambio di umore, sentire qualcuno vicino».

Il piano di andare in Francia era scattato già durante il ritiro a Sierra Nevada prima del Giro di Sicilia (foto Instagram)
Il piano era nato già durante il ritiro a Sierra Nevada prima del Giro di Sicilia (foto Instagram)

Altura e Sicila

Torniamo indietro. Mosca è in altura a Sierra Nevada, prima del Giro di Sicilia. Il programma di Elisa non prevede la Roubaix, quindi si sono organizzati per trovarsi a casa il 16-17 aprile, all’indomani della corsa siciliana. Poi Jacopo andrà in altura per il Giro ed Elisa in Belgio per Freccia e Liegi. Pertanto il programma è di andare in Sicilia direttamente da Barcellona, lasciando la macchina in aeroporto, per recuperarla dopo la corsa.

«Invece viene fuori che la portano alla Roubaix – racconta Jacopo – e a quel punto i programmi vanno a farsi benedire. Scendo da Sierra Nevada e ci vediamo a casa per 6 ore prima che io parta per la Sicilia. Però intanto, mentre ero lassù, avevo cominciato a pensare che si potesse fare. Solo che i voli erano impossibili. Così vado in Sicilia e mi ritrovo in camera con Moschetti. Lui è pratico della Francia e cercando viene fuori un bel volo su Parigi Charles de Gaulle. Era la sera prima dell’ultima tappa, il giorno dopo mi sveglio presto e faccio il biglietto. L’auto a noleggio la prenoto dopo la corsa. Alle 23 del venerdì sono a casa in Piemonte».

Al mattino dell’ultima tappa in Sicilia (qui Mosca con Caruso), il biglietto era già comprato
Al mattino dell’ultima tappa in Sicilia (qui Mosca con Caruso), il biglietto era già comprato

Il viaggio comincia

E il viaggio comincia. Mosca carica le bici in macchina. Suo padre teme che voglia guidare fino a Parigi e si tranquillizza solo quando il figlio gli risponde che andrà in aereo. Alle 3,30 parte verso l’aeroporto di Torino. Lascia l’auto con le bici al parcheggio custodito. Il volo è alle 6, per cui alle 7,30 è a Parigi. Prende l’auto e alle 9,30 è all’hotel della squadra a Valenciennes.

«Sono cose che si fanno – sorride – ma non giovano proprio alla vita da atleta. Non posso dire di aver recuperato. Ma tanto domenica era Pasqua e sarei andato a pranzo dai miei, quindi un giorno praticamente libero. Uscivo dal blocco di lavoro del Sicilia, avrei dovuto fare tre ore il lunedì. Per contro, Elisa aveva bisogno di un po’ di grinta. Non so se la mia presenza abbia cambiato le cose, ma ha aiutato. Il sabato sera ero finito, è vero, ma sapete quante volte per voli cancellati stiamo in giro per giorni interi?».

Alla partenza della Roubiax, netto cambio di umore per Elisa Longo Borghini, con la vittoria già sul volto
Alla partenza della Roubiax, netto cambio di umore per Elisa Longo Borghini, con la vittoria già sul volto

Un’ora sola

Stanno insieme per un’ora. Poi, quando Elisa va al raduno di partenza, Jacopo riparte verso l’aeroporto. E nell’impresa è anche fortunato, perché il volo partirà in ritardo di mezz’ora quindi lui ha tempo di vedere l’arrivo trionfale della sua compagna dal cellulare già sull’aereo.

«Quando ha tagliato il traguardo – ammette – ho fatto un urlo ed è venuta la hostess a zittirmi. Per fortuna i passeggeri dietro di me hanno capito che stavo seguendo e che la cosa mi stesse… leggermente a cuore. Non sto a dire che fossi certo che potesse vincere, ma che sarebbe stata nel vivo era sicuro. Lei non voleva correrla e non si sentiva sicura, ma quella corsa è fatta per lei. Io di Nord ne so poco, ma per vincere la Roubaix servono forza e saper guidare la bici: è il suo identikit!».

Sola nel velodromo di Roubaix: sull’aereo alle porte di Parigi, anche Mosca ha cacciato un urlo
Sola a Roubaix: sull’aereo alle porte di Parigi, anche Mosca ha cacciato un urlo

Direzione Sestriere

Il volo per Torino è alle 14. Alle 16 Jacopo è di nuovo in Italia. Recupera la macchina e alle 19 è già a Sestriere, dove si trova tutt’ora per preparare il Giro.

Elisa andrà a fargli visita probabilmente martedì o mercoledì, poi per lui sarà ormai tempo di partire per l’Ungheria. Scherzando gli abbiamo chiesto se abbia pensato di venire a fare un saluto per la Liegi. Ci ha risposto ridendo che oggi deve fare distanza. E che se provasse a partire di nuovo, probabilmente Luca Guercilena strapperebbe il contratto di entrambi. Però, caro Jacopo Mosca, lasciatelo dire: questo viaggio è stato davvero una cosa ben fatta.

Longo Borghini all’Inferno per istinto, per rabbia e per amore

16.04.2022
5 min
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Ha vinto la Roubaix e non voleva neanche farla. Alla Trek-Segafredo hanno dovuto impuntarsi e adesso che l’ha vinta e ha un sorriso che irradia più di questo sole di primavera, Elisa Longo Borghini fa il mea culpa più simpatico.

«Alla fine devo dare ragione alla squadra – dice – sanno cosa posso dare e come sto. Li devo ringraziare e cospargermi il capo di cenere. Devo dire grazie alla Trek e alle mie compagne, che hanno corso in modo magistrale. Ma questo non è stato una sorpresa, è il rullino di tutta la stagione. Alla fine non importa chi vince, conta che vinciamo noi».

Da quanto tempo Longo Borghini aspettava una vittoria così? Finalmente la sfortuna è alle spalle
Da quanto tempo Longo Borghini aspettava una vittoria così? Finalmente la sfortuna è alle spalle

Il centro del velodromo è tornato ai fasti di un tempo, con i giornalisti e i corridori insieme a scambiare racconti e domande. Abbiamo vissuto il suo ingresso in pista come una liberazione, perché il vantaggio non decollava e dietro Lotte Kopecky faceva francamente ancora paura. Ma Elisa sa volare nelle crono e quando ha avuto strada libera davanti, ha messo giù la testa e macinato chilometri e sassi.

Un urlo di rabbia

Dopo aver tagliato il traguardo, aver gettato lo sguardo alla curva dove ha riconosciuto la sua famiglia, Elisa ha tirato giù le braccia e cacciato un urlo che in qualche modo ha fatto tremare anche l’obiettivo a 50 metri di distanza (foto di apertura). Da sola per trenta chilometri e avendoci creduto per ogni singolo metro, la campionessa italiana ha visto passare il film di una stagione sfortunata e le ha gridato in faccia tutta la sua rabbia.

«Sì, rabbia – conferma – per la stagione che era partita un po’ storta. Ho avuto una sinusite che mi ha penalizzata. Alla fine sapevo di andare forte, ma non riuscivo a respirare. Era difficile esprimersi al meglio. Mi sono messa a disposizione della mia squadra e anche oggi fino al momento di attaccare, l’idea era quella. Per fortuna è venuto questo colpo di istinto e sono andata. Sapevo che alla peggio avrei messo in una buona posizione Lucinda Brand, che avrebbe dovuto stare a ruota e seguire solo la SD Worx. E poi, niente, ragazzi… Sono andata a blocco!».

Curva pericolosa

Così tanto a blocco che a un certo punto, all’ingresso di una curva a destra, ha preso un’imbarcata che l’ha sparata verso l’altro lato della strada, dove è servita tutta l’arte a disposizione per evitare di cadere. Lei scoppia a ridere, perché adesso si può.

«Vorrei sentite il commento dei ragazzi della Roubaix – dice – che l’anno scorso mi prendevano in giro perché usavo un rapportone. Chissà quest’anno che cosa mi diranno. Ma alla fine, se vuoi vincere una corsa come questa, i rischi te li devi prendere. E avevo una bicicletta spaziale, secondo me la migliore del gruppo».

Dopo l’arrivo, smaltita l’adrenalina, la sua analisi è tornata pacata come al solito
Dopo l’arrivo, smaltita l’adrenalina, la sua analisi è tornata pacata come al solito

La spinta dei tifosi

Da sola, con le inseguitrici dietro che non hanno mollato un solo metro, ma anche due compagne a fare buona guardia, quando Elisa è uscita ancora in vantaggio dal Carrefour de l’Arbre, è stato chiaro che ce l’avrebbe potuta fare.

«Io ci ho creduto dall’inizio – dice – se non ci credi, non vai da nessuna parte. L’Arbre da sola è stato bellissimo. Devo dire che ritrovare il pubblico su queste strade è stato molto bello. Noi viviamo grazie a loro e sentire gli italiani che gridavano il mio nome o anche la gente francese che mi chiamava, mi gasava tantissimo».

Il gesto di Mosca

Ma la vera marcia in più, quella confessata a mezza bocca stamattina alla partenza, è stata la visita a sorpresa di Jacopo Mosca. Il suo compagno ha finito ieri il Giro di Sicilia, ha viaggiato fino a casa e poi è ripartito per Roubaix. La notte, ha scherzato in un messaggio, è abbastanza lunga per fare certe cose.

«Il gesto di Jacopo di venire oggi alla Roubaix – dice lei strafelice – è stato bellissimo. E’ venuto per dirmi ciao. Si è fermato un’ora e poi è ripartito per andare in altura, visto che sta preparando il Giro. Sapeva che stavo passando un momento così e così, che le cose non andavano come volevo. E alla fine mi ha fatto una sorpresa. Me lo sono ritrovato lì. Gli avevo detto di no, che se fosse venuto lo avrei ammazzato. Ma lui è arrivato lo stesso».

Cena pagata e adesso via con le interviste di rito. Si potrebbe restare a parlare ancora a lungo, ma si è alzata un’arietta fastidiosa e in sala stampa l’aspettano per il suo racconto. La Parigi-Roubaix resta in casa Trek-Segafredo e continua a parlare italiano dopo la vittoria 2021 di Colbrelli. Elisa si allontana. La sua settimana prevede ancora la Freccia Vallone e poi la Liegi-Bastogne-Liegi.