Mosca gregario, con orgoglio e gratitudine

27.12.2022
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Professione gregario e grato alla squadra per la possibilità di farlo. Jacopo Mosca è approdato alla Trek-Segafredo nell’agosto 2019, mettendosi subito a disposizione dei compagni. Nel 2020, nel folle anno dopo il lockdown, riuscì a portarsi a casa qualche piazzamento, ma la sua vocazione non è mai venuta meno.

Mosca ha chiuso la stagione alla Japan Cup, lavorando per Ciccone: settimo
Mosca ha chiuso la stagione alla Japan Cup, lavorando per Ciccone: settimo

Ritorno al 2021

Lo abbiamo incontrato al primo ritiro della Trek-Segafredo, prima del rompete le righe che ha rispedito i corridori a casa, alla vigilia della nuova stagione. Il 2022 non è andato come si aspettava, per cui il Mosca che racconta le proprie ambizioni, è carico come una molla.

«Ho visto che anche in un anno difficile come quello appena terminato – dice – in cui per mille problemi sono andato piano, il mio supporto alla squadra non è mancato. Ho trovato il mio ruolo, che sia per supportare il giovane di turno oppure Mads Pedersen o “Cicco”, chiunque ci sia. Spero che nel 2023 tornerò a essere me stesso e sarò in grado di supportarli non solo all’inizio della corsa, ma quando serve. Il mio contributo non è quello del 2022, ma quello che si è visto fino al Giro del 2021».

Il pieno di gel e barrette per Mosca prima dell’allenamento e si parte
Il pieno di gel e barrette per Mosca prima dell’allenamento e si parte
Che cosa ti è successo?

Ho avuto problemi fisici, la testa è stata sempre a posto, anche se a fine stagione ero demoralizzato. Diciamo che mi hanno mandato una fattura da pagare. Non voglio parlare di sfortune, perché le sfortune sono altre, però certo le ho prese proprio tutte…

Mentre ora?

Va tutto bene. Siamo tornati dalle vacanze il 14 novembre, sono salito in bici e stavo meglio che a febbraio 2022, dopo un mese che non la toccavo. Perché comunque il fisico era poco allenato, ma sano. Ogni giorno che mi alleno, ci sono dei miglioramenti. Sono partito con una base, poi ho iniziato a incrementare i lavori. Non ti inventi niente. Da quest’anno mi segue Slongo, quindi con Elisa (la sua compagna Longo Borghini, ndr) abbiamo in comune anche l’allenatore ed è tutto più facile. Sono contento di avere questa possibilità. Sono partito tranquillo, lavorando tanto sulla base.

Passaggio alla Tre Valli Varesine Donne, vinta da Elisa
Passaggio alla Tre Valli Varesine Donne, vinta da Elisa
Il gregario deve saper fare tutto?

Nel 2019, pensavo di cavarmela in salita, invece ho scoperto di non essere un granché. In compenso ho scoperto di essere molto… stupido (sorride, ndr) e quindi mi butto bene nelle volate e so tenere le posizioni quando serve. Non sono veloce, ma a fine gara posso supportare quelli veloci. Diciamo che sono un corridore completo, quindi mi viene da dire che vado piano dappertutto. Non eccello da nessuna parte, ma non sono nemmeno da buttare.

Si va davvero così forte?

Sicuramente si vede che ogni anno si cresce. Se prima una salita la passavi in 50, adesso ce ne sono 80. Nelle gare WorldTour è peggio, perché il livello è altissimo. E’ sempre bello vedere di essere rimasti in un gruppo piccolo, perché pensi di poter fare qualcosa. Invece adesso siamo tutti a blocco, ma siamo rimasti in cento. La cosa migliore da fare è raggiungere il proprio massimo, poi vedere quello che si può fare. Se io sono al massimo e gli altri vanno forte, puoi giocare d’astuzia o provare delle tattiche, ma le gambe poi parlano.

Mosca sicuro: la Vuelta ha fatto bene a Tiberi. Se sale lo scalino, prende il volo
Mosca sicuro: la Vuelta ha fatto bene a Tiberi. Se sale lo scalino, prende il volo
Il gregario dà consigli?

Con Ciccone abbiamo la stessa età, ma lui ha la sua testa e la sua visione, sicuramente un po’ difficile da gestire. Lui ti dice che in salita fa meno fatica, mentre noi siamo a tutta. Oppure lui fa più fatica in pianura e noi al contrario, quindi si fatica a trovare un punto di incontro. Sicuramente mi trovo meglio a dare dritte al Tiberi di turno oppure a Baroncini, quando li vedi fare degli errori che in futuro dovrebbero evitare. Sono in camera con Baroncini e a volte, giusto per ricordargli che è giovane, alzo la voce. Tiberi l’ho visto dal 2020 quando ha fatto lo stagista e il ragazzo si sta accendendo. La Vuelta gli ha fatto bene. Ha un motore così importante che prima o poi uscirà. Chiaro che sta a lui fare quel saltino, ma secondo me c’è da dire una cosa: è passato a vent’anni e ha fatto il dilettante nel tempo del Covid. Secondo me viene fuori. Lo dicono tutti, ma basta vederlo pedalare: è forte.

Perché sei passato con Slongo?

Ero seguito dalla Mapei sin dagli anni in Viris. Con Matteo Azzolini, che era il mio allenatore, avevamo addirittura corso nello stesso periodo, perché ha due anni più di me. Mi trovavo bene, ma dopo tanti anni e l’ultima stagione che ho avuto, nel 2023 ho pensato di cambiare. Ne ho parlato con lui e ne ho parlato con la squadra e per loro ovviamente non c’era problema che passassi con Paolo. E’ una persona con un’esperienza storica. Segue Elisa da anni e secondo me sono in buone mani. In più siamo in squadra insieme dal 2020 e mi aveva già seguito nei ritiri che avevamo fatto in preparazione al Giro di quell’anno. Nel 2021 siamo stati sul Teide, quindi bene o male sapeva già come sono. Vedo i lavori che fa, poi c’è da dire una cosa: come la mischi la mischi, non è che passi dall’acqua dolce all’acqua salata. Devi inquadrare le giuste linee, poi sei a posto.

Mosca e Longo Borghini si sono allenati spesso insieme, a volte sfidandosi (foto Instagram)
Mosca e Longo Borghini si sono allenati spesso insieme, a volte sfidandosi (foto Instagram)
Come vanno gli allenamenti con Elisa?

Fino ad ora abbiamo sempre lavorato assieme. Chiaro che le velocità di crociera in pianura sono diverse. Un professionista che si allena, va in giro facile sopra i 35-38 all’ora in pianura. Direi 40, ma non vorrei sembrare esagerato. Metti il 54 e parti, è questione di wattaggi. Loro fortunatamente, essendo anche leggere, fanno più fatica in pianura, però Elisa mi fa penare in salita. Se facciamo il medio, arrivo in cima un attimo prima, ma sinceramente non ho neanche il tempo di mettere la mantellina

Non vi sfidate mai?

Non avrebbe senso, ognuno ha i suoi lavori. Ma in alcuni momenti dell’anno, tipo l’anno scorso prima del Tour, abbiamo fatto qualche allenamento insieme in cui lei aveva bisogno di fare un po’ di ritmo. E allora abbiamo fatto degli allenamenti in cui cercavo di tirarle il collo e ci sono riuscito. Sono arrivato a casa morto ed era morta anche lei, almeno questo è divertente. Sicuramente fino ad ora ci siamo allenati assieme, ma mi aspetto che io ora aumenterò i volumi di lavoro, però per l’atleta che è lei e per l’atleta che sono io, secondo me riusciremo a uscire qualche volta insieme. Poi c’è da dire che dal ritiro di gennaio in poi, ci vedremo veramente poco. Perciò sarà bene incastrare gli allenamenti. Ognuno coi suoi lavori da fare, però almeno ci si vede…

Longo Borghini, salite e progetti sulla strada del Tour

19.12.2022
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Elisa Longo Borghini sfoggia buon umore e argomenti concreti. La leggerezza scoperta negli ultimi due anni le ha portato, fra le altre, la vittoria inattesa della Roubaix. In questo giorno che conduce alla fine del ritiro di dicembre a Calpe, la piemontese è appena rientrata dall’allenamento ed è andata a confrontarsi con Paolo Slongo, da anni suo allenatore

«Delle buone atlete – sorride – c’erano anche prima, ma ora la squadra si è rafforzata molto. Questa cosa mi fa piacere, perché oltre ad offrirci grandi opportunità di vittoria con diverse pedine, ci permette anche di fare la gara. Ho tanta voglia di cominciare la stagione. Non sarò più su tutte le corse, questo è vero. Anche se quando verrò chiamata, dovrò vincere».

Prima del ritiro in Spagna, per Longo Borghini allenamento sulle strade di casa (foto Instagram)
Prima del ritiro in Spagna, per Longo Borghini allenamento sulle strade di casa (foto Instagram)

Nel mezzo della corsa

La Trek-Segafredo è lo squadrone numero uno del WorldTour femminile. Certo la Movistar ha vinto Liegi, Giro, Tour e mondiale con Annemiek Van Vleuten. Allo stesso modo, la FDJ-Suez ha vinto Amstel, Freccia Vallone e Ventoux Denivele con Marta Cavalli, ma il senso di collettivo dello squadrone americano non si batte. Nel 2023 fra i nomi da cerchiare in rosso, oltre a quello della piemontese, ci saranno Balsamo e Van Dijk, Spratt, Deignan e Lucinda Brand e le nuove arrivate Realini e Yaya Sanguineti.

«Magari – riprende Longo Borghini – non dovrò essere leader quando non sarà strettamente necessario, anche se poi a me piace sempre essere nel mezzo della corsa. Quindi mi fa molto piacere che ci siano stati nuovi inserimenti per le corse più dure, perché ci permette di giocarci diverse carte».

Sul traguardo di Black Mountain, quinta tappa del Women’s Tour, bel successo allo sprint
Sul traguardo di Black Mountain, quinta tappa del Women’s Tour, bel successo allo sprint
Quale sarà il tuo spazio? Ti senti ancora un atleta in evoluzione?

Vedendo i dati, c’è la possibilità di migliorare ancora. Mi piacerebbe essere un po’ più performante in salita per giocarmi bene le mie carte anche nelle corse a tappe. Si è visto che ci sono abbastanza, però se riesco a migliorare, posso davvero pensare a qualcosa di più. Ci sono ragazze fortissime, per carità, però posso essere anch’io della partita.

Anche fra voi arrivano le nuove leve…

Vedo delle giovani che stanno crescendo in maniera esponenziale. Basta solo guardare Silvia Persico, Eleonora Gasparrini o Marta Cavalli, che è esplosa nell’ultimo anno e mezzo. C’è una nidiata di ragazze che va molto forte. Personalmente mi fa piacere, perché anche come nazionale, questo ci rende più forti. E’ la conseguenza della diversa gestione delle corse. Della professionalizzazione di tutte le squadre e la nascita di WorldTour femminili collegate a team maschili. Il loro know-how alza il livello delle ragazze e questo fa tanto. Negli ultimi 5 anni, secondo me c’è stata un’evoluzione incredibile e io ne sono contenta.

Cosa ci sarà nel tuo 2023?

Personalmente punterei più sul Tour, perché l’anno scorso quel risultato mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca (Longo Borghini si piazzò al sesto posto a 8’26” da Van Vleuten, ndr). Stava andando bene, perché andavo forte, poi ho fatto qualche piccolo errore e le cose sono andate male. Si impara dagli errori e quindi mi piacerebbe ripresentarmi al Tour nelle mie migliori condizioni per riprovarci.

Elisa è all’inizio del quinto anno alla Trek-Segafrdo
Elisa è all’inizio del quinto anno alla Trek-Segafrdo
Con quale obiettivo?

Ad essere onesti, potrei puntare a una top 5 oppure al massimo a un terzo posto. Dire che voglio vincere il Tour sarebbe peccare di superbia. Io voglio andare lì per esprimermi al massimo delle mie capacità. Poi vediamo…

Perché hai scelto di lasciare la Polizia di Stato?

Perché con la professionalizzazione dello sport e con i contratti che arrivano, bisogna scegliere una cosa o l’altra. Parlo per me, beninteso. A un certo punto mi sono trovata di fronte a una situazione in cui le due cose andavano veramente a collidere. Ringrazio tantissimo le Fiamme Oro per quello che hanno fatto. Mi hanno preso sotto la loro ala e in quel momento sono stati fondamentali. Se ho potuto continuare, se io sono arrivata fin qua è anche grazie a loro. Per Nicola Assuntore e Lucio Paravano, che ne sono i due responsabili, io ho immensa gratitudine.

Qual è l’utilità dei gruppi militari ora che il WorldTour dilaga?

I corpi militari sono preziosi per la realtà della pista, che è molto diversa rispetto a quella della strada, a livello maschile e per le ragazze giovani. Se penso a com’ero, sono sicura che senza di loro, sarei stata un po’ persa. Per questo spero che loro possano continuare, magari in una maniera diversa, magari puntando più sulle giovani. Mi è dispiaciuto, devo dire la verità, perché comunque in futuro mi sarebbe piaciuto essere utile alla società. Mi sarebbe piaciuto stare con i cinofili, magari diventare istruttrice di tiro. Insomma, aiutare le persone, non tanto mettermi agli incroci con la paletta in mano.

Decima al mondiale: la corsa di Wollongong è stata l’ultima di Longo Borghini con il casco della Polizia di Stato
Decima al mondiale: la corsa di Wollongong è stata l’ultima di Longo Borghini con il casco della Polizia di Stato
Tre figure chiave per te: Slongo, tua madre e Jacopo Mosca. Da dove cominciamo?

A Slongo devo molto, i miei risultati sono frutto del nostro lavoro. Per me non c’è miglior allenatore. Mi piace molto il suo approccio, anche con la mia mentalità. Lui è uno molto tranquillo, mentre io a volte sono più un po’ più sanguigna. Me la prendo molto, vorrei sempre fare. Invece Paolo mi tranquillizza e mi calma. Lui è uno preciso, ha le sue idee. Ha una visione molto lunga delle cose. Non partiamo mai con degli allenamenti che non siano mirati in prospettiva. Siamo sempre con gli occhi puntati oltre e questa cosa mi piace. Mi piace chi guarda in là, chi è ambizioso, chi cerca sempre qualcosa in più.

La mamma?

All’inizio era la persona che più si opponeva al fatto che io e mio fratello facessimo sport, ma non per motivi particolari. Se non altro perché sapeva benissimo di quanti sacrifici abbia bisogno lo sport. Quando abbiamo cominciato e abbiamo iniziato a girare il mondo, è diventata la nostra prima fan. Mia mamma (Guidina Dal Sasso, azzurra di sci di fondo, ndr), farebbe un po’ di tutto per me. Oltre a seguirmi alle corse, a volte quando sono a casa e fa molto freddo, magari le chiedo se mi raggiunge in cima alla salita su cui sono arrivata. E allora lei prende la macchina, viene e mi porta la mantellina o qualcosa di caldo. Avendo fatto l’Isef ed essendo stata un’atleta, sa come funzionano le cose. Ovviamente adesso sono anni che mi lascia andare, però da donna capisce certe dinamiche da atleta.

L’accoppiata Balsamo-Longo Borghini è una delle colonne portanti della Trek-Segafredo
L’accoppiata Balsamo-Longo Borghini è una delle colonne portanti della Trek-Segafredo
E Jacopo?

Ho trovato la mia tranquillità, la mia serenità. Parlavo con lui mentre stavamo andando a fare il test del lattato con Slongo e ci dicevamo che alla fine è bello essere qui in Trek. Essere in ritiro insieme, essere professionali. Magari non ci incrociamo tutto il giorno, ma comunque sapere che c’è è un bel modo di vivere. Ci sono poi anche momenti e mesi in cui non ci vediamo, però quando siamo insieme siamo effettivamente insieme. So che se dimentico qualcosa, c’è sempre lui.

Elisa Longo Borghini, la bici è anche una passione

06.12.2022
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«La preparazione tecnica di Elisa Longo Borghini, la capacità di capire il mezzo meccanico e di fornire degli ottimi feedback mi colpisce molto». Portiamo con noi questa dichiarazione di Mauro Adobati, meccanico del team e che talvolta si occupa anche della compagine femminile del Team Trek-Segafredo.

L’abbiamo intervistata in occasione della presentazione ufficiale del Trek Store di Lallio (Bergamo).

Elisa Longo Borghini, davvero competente e appassionata della bicicletta (foto Matilde De Re-Trek Italia)
Elisa Longo Borghini, davvero competente e appassionata della bicicletta (foto Matilde De Re-Trek Italia)
La bicicletta è solo un lavoro, oppure è anche una passione?

E’ prima di tutto una passione e poi diventa anche un lavoro. La bicicletta, intesa come mezzo meccanico è una parte fondamentale del mio lavoro. Quando alleni il tuo corpo ad essere performante portandolo ai massimi livelli, è importante avere una bicicletta che ti gratifica, che ti aiuta e supporta a rendere al meglio.

La Emonda della Longo Borghini (foto Matilde De Re-Trek Italia)
La Emonda della Longo Borghini (foto Matilde De Re-Trek Italia)
C’è una bicicletta che per te è un riferimento?

E’ necessario dire che in Trek abbiamo la fortuna di avere un’ampia scelta e la possibilità di usare mezzi specifici per le diverse situazioni e molto differenti tra loro. Escludendo la Domane, che utilizzo in occasione del pavé, se dovessi fare una scelta questa ricadrebbe sulla Emonda.

Tra le foto presenti nello store bergamasco, bellissima quella che celebra la vittoria sul pavé (foto Matilde De Re-Trek Italia)
Tra le foto presenti nello store bergamasco, quella che celebra la vittoria sul pavé (foto Matilde De Re-Trek Italia)
Dove nasce questa preferenza?

Si adatta di più alle mie caratteristiche e al mio modo di guidare la bicicletta. Ho bisogno di un mezzo che mi permetta di andare forte in salita e di spingere in pianura, di essere veloce e maneggevole in discesa, capace di seguirmi senza forzature e facile da rilanciare. E’ il giusto compromesso, considerando che non sono veloce allo sprint. La nuova Madone è molto rigida e la vedo più adatta ad una sprinter, ma anche ad un uomo. La bici aero è più esigente.

Nessuno spessore tra stem e serie sterzo
Nessuno spessore tra stem e serie sterzo
Qual’è la sensazione che più ti gratifica quando sei in sella?

Mi piace sentire la bicicletta e la sua reattività. Quando in salita mi alzo in piedi sui pedali mi piace quella sensazione della bicicletta che va dritta e sembra aiutarti a spingere, quell’energia che resta lì e non si disperde, talvolta a dispetto dell’aerodinamica.

La bici con i Pirelli PZero TLR da 28, produzione Made in Italy
La bici con i Pirelli PZero TLR da 28, produzione Made in Italy
Percepisci tanta differenza quando cambi le ruote?

Le differenze sono esponenziali, ma è giusto considerare anche le diversità dei prodotti. Ho la possibilità di usare tre profili diversi: 37, 51 e 62 millimetri. Per gli arrivi in salita e quando è previsto tanto dislivello positivo utilizzo il profilo da 37 con i tubolari. Raramente uso le 62 e le più sfruttate sono le 51. Sono le più versatili, sono reattive anche in salita e maneggevoli in discesa. Preferisco usare le 51 tubeless e se posso scegliere mi indirizzo sui tubeless a prescindere.

Elisa Longo Borghini ha una grande capacità di spaziare fra diversi aspetti del ciclismo (foto Matilde De Re-Trek Italia)
Elisa Longo Borghini ha una grande capacità di spaziare fra diversi aspetti del ciclismo (foto Matilde De Re-Trek Italia)
In quali occasioni utilizzi il profilo da 62?

Quando devo tirare le volate alla Balsamo, oppure il percorso è molto veloce e poco tecnico. Poi sono leggera, tra le donne non sono un peso piuma, ma rispetto ad un uomo, che è anche più potente, sono molto più leggera e quindi mi serve il giusto compromesso tra facilità nel rilancio, controllo della bicicletta e versatilità. Le 62 diventano impegnative.

E poi questa preferenza per i tubeless, perché?

E’ una sensazione, nonostante un feeling iniziale che ti porta a pensare ad una ruota lenta. Le prime volte sembra di avere le gomme sgonfie. In realtà, dopo alcune ore di utilizzo si capisce che scorre bene, tiene bene ed è confortevole. Bisogna abituarsi e a mio parere il tubeless lo ami o lo odi, non c’è una via di mezzo. Il feeling che si ha nei confronti di un tubeless non è relativo al solo pneumatico, ma dipende anche dalla dimensione, dalle ruote e dalle condizioni del manto stradale. Sezioni di 26, 28 e 30, ruote molto spanciate come quelle usate alla Roubaix, le variabili da considerare sono tante e influiscono sulla resa.

E invece in merito alla sella; corta oppure tradizionale?

Corta, mi sento meglio in bici e con un feeling migliore.

Elisa con il fidanzato Jacopo Mosca
Elisa con il fidanzato Jacopo Mosca
Tu e Jacopo vi confrontate molto sugli aspetti tecnici?

Si tantissimo. Jacopo mi ha trasmesso molto, mi ha dato maggiore consapevolezza della tecnica relativa alla bicicletta, dei marginal gain che nell’insieme fanno davvero la differenza. Jacopo è sempre sul pezzo, talvolta è lui il primo a spiegare, in altre occasioni sono io che domando a lui e la risposta è sempre completa e soddisfacente. Quando ci alleniamo insieme proviamo anche delle soluzioni e ci confrontiamo.

Andiamo invece sul power meter. Di tanto in tanto senti il bisogno di staccarti dai numeri?

Ammetto che quando mi alleno sono piuttosto precisa, anche se mi piace spingere e mettermi alla prova. Il mio preparatore mi riprende spesso perché tendo ad esagerare. Però sì, quando devo fare le distanze senza lavori specifici, mi piace andare a sensazione, ascoltare il mio corpo e giocare. Il gioco diventa la sovrapposizione tra le sensazioni che ho ed i numeri. Voglio vedere il riscontro, ovvero se il misuratore di potenza mi dice quello che sento io. Non dobbiamo essere legati in modo troppo stretto ad un power meter.

La Longo Borghini e Jacopo Mosca con lo staff dello Trek Store
La Longo Borghini e Jacopo Mosca con lo staff dello Trek Store
Qual’è la settimana tipo di Elisa Longo Borghini, off-season a parte?

Ovviamente dipende dal momento della stagione e dai programmi. Si dà maggiore importanza al recupero tra una corsa e quella successiva nel momento delle gare. Invece quando sono in preparazione le ore di allenamento sono circa 25.

Barale macina chilometri in Spagna e fissa gli obiettivi

06.12.2022
6 min
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Dai Pirenei alla Costa Blanca, è la rotta verso sud e verso il 2023 di Francesca Barale. La 19enne scalatrice del Team DSM ha trascorso le settimane scorse ad Andorra e in queste ore si è trasferita a Calpe in attesa di iniziare il primo training camp della prossima stagione.

Di chilometri ne ha fatti Barale in questo scorcio di autunno, adesso che può farli con continuità. Non ha avuto alcun problema a superare l’esame di maturità e nemmeno quello del primo anno elite. Sfruttiamo quindi un suo momento di relax di metà pomeriggio per sapere come potrebbe essere la prossima stagione.

Selfie rosa: Francesca assieme al fidanzato Leo Hayter, vincitore del Giro U23 nel 2022
Selfie rosa: Francesca assieme al fidanzato Leo Hayter, vincitore del Giro U23 nel 2022
Francesca raccontaci la tua campagna in terra iberica.

Sta andando bene. Dopo un periodo di vacanza sono venuta ad Andorra, a casa del mio fidanzato (Leo Hayter della Ineos Grenadiers, ndr) per allenarmi con lui. Anche se qui siamo a 1.200 metri di altitudine, abbiamo sempre avuto un clima molto mite. Qua la vallata è molto più aperta e soleggiata rispetto a quella in cui abito in Italia. Ho fatto quasi un mese con Leo ma, siccome ad Andorra iniziava a fare più freddo, adesso sono a Calpe con una compagna di squadra. Fino al 12 dicembre saremo solo in due, poi arriva tutta la squadra e staremo assieme fino al 20.

Com’è stata questa convivenza in altura con Leo tra allenamenti e tutto il resto?

Buona, perché ci siamo motivati a vicenda quando il meteo non era dei migliori. Tranne in qualche caso in cui usavamo l’auto, solitamente partivamo da casa in bici, scendevamo a valle, facevamo i nostri lavori e rientravamo. Praticamente ogni giorno un arrivo in salita visto che andavamo oltre La Vella, la capitale. Per la verità però abbiamo fatto pochi allenamenti assieme dall’inizio alla fine, perché spesso avevamo tabelle diverse. E poi perché quando lui va via normale, io sono quasi a tutta (ride, ndr). In ogni caso ci siamo scambiati consigli, Leo me ne dà molti e tendo ad ascoltarlo. Fatica invece ad applicarsi con l’italiano. Sono meglio io con l’inglese.

Podio WorldTour: con il Team DSM Francesca ha ottenuto il terzo posto nella cronosquadre di Vargarda in Svezia (foto Vos)
Podio WorldTour: con il Team DSM Francesca ha ottenuto il 3° posto nella cronosquadre di Vargarda (foto Vos)
L’ultima volta che ci siamo sentiti stavi per finire la stagione. Come sono andate le ultime gare?

Molto bene. Ho chiuso in crescendo, proprio come facevo le stagioni precedenti da junior. La Vuelta mi è piaciuta tanto, per come è stata disegnata. E’ andato bene anche il Tour de Romandie. Ma è nel mezzo, in Francia alla Binche che sono andata proprio forte. Anzi, ci voleva un pizzico di fortuna in più…

Spiegaci pure…

Ho seguito la tattica del nostro diesse e sono andata in fuga. Eravamo in sei, ognuna di una squadra diversa. Il finale era mosso e sono rimasta con una ragazza della Plantur-Pura e una del Team Coop-Hitec. Ci hanno ripreso a 700 metri dal traguardo. Da dietro alcune squadre avevano iniziato a tirare per chiudere. Quando ci hanno messo nel mirino anche la DSM ha iniziato a lavorare. Per fortuna che ha vinto Lorena (Wiebes, ndr) così ha sistemato tutto. Io alla peggio avrei fatto terza, che non mi sarebbe affatto dispiaciuto, ma sono contenta lo stesso. Mi sono sentita protagonista.

Francesca Barale è nata il 29 aprile 2003 ed è originaria di Domodossola
Francesca Barale è nata il 29 aprile 2003 ed è originaria di Domodossola
Che effetto ti ha fatto essere nel vivo della corsa da debuttante nella massima categoria?

Dopo l’arrivo ero stanca e consapevole di poter non solo finire bene le gare, ma aiutare la squadra come si deve. Nel finale di stagione ho capito di essere cresciuta tanto.

A proposito di Wiebes, com’è stato il tuo rapporto con lei e com’è avere una compagna così?

Nella seconda parte dell’anno abbiamo corso tanto assieme, nonostante le diverse caratteristiche fra di noi. Ci siamo conosciute molto meglio. Correre con una come lei ti dà leggerezza. In gara ti fai il mazzo ma sai che Lorena è una certezza, che vince. Quest’anno per noi è sempre stato così. Ora che è andata alla SD Worx, il suo posto è stato preso da Charlotte (Kool, ndr), che era la sua ultima ruota. E’ molto forte, può vincere tante gare, anche contro Lorena.

Barale con la coetanea Uijen. Nel 2023 il Team DSM avrà una età media di quasi 21 anni (foto instagram)
Barale con la coetanea Uijen. Nel 2023 il Team DSM avrà una età media di quasi 21 anni (foto instagram)
Quante possibilità ci sono di vederti nei grandi giri a tappe?

Non c’è nulla di ufficiale, visto che dobbiamo ancora parlare dei programmi, ma uno tra Giro Donne e Tour Femmes lo farò. Però bisogna stare con i piedi per terra, perché nelle elite ci vuole tanta esperienza, specie in queste gare.

Ci sono altri appuntamenti a cui guardi con interesse?

Ce ne sono alcuni con la nazionale. Al mondiale non ci penso perché sarà per ruote veloci. Invece vorrei guadagnarmi la convocazione per gli europei U23. Si correranno in Olanda attorno al Vam-berg (o Col du Vam, ndr). Il circuito potrebbe essere adatto alle mie caratteristiche, anche se su quella collina artificiale ci vuole esplosività. Infatti io vorrei disputare la crono dove potrei sentirmi più portata. Poi, sempre con la maglia azzurra, mi piacerebbe correre la prima edizione del Tour de l’Avenir Feminin (in programma dal 29 agosto al 2 settembre, ndr), quasi in contemporanea con quello maschile. Mentre con la DSM ad inizio stagione vorrei riscattarmi a Cittiglio. Quest’anno ero abbacchiata (sorride, ndr) e ho dovuto ritirarmi. Non mi è andata giù questa cosa.

Francesca nel 2022 ha disputato 34 giorni di gara: i due terzi dopo la maturità
Francesca nel 2022 ha disputato 34 giorni di gara: i due terzi dopo la maturità
Francesca Barale come si presenta ai blocchi di partenza del 2023?

Sicuramente con qualche certezza in più. Adesso so cosa mi aspetta. Ho visto che lavorando sodo posso starci lì in mezzo al gruppo. Infatti mi sto allenando a fondo perché voglio essere pronta, fin dai primi ritiri. Spero di potermi giocare qualche carta in più. Siamo una squadra molto giovane, dove tutte avranno la propria possibilità. Cercherò di crearmele durante l’anno. Tuttavia so che devo avere molta pazienza perché devo migliorare in tante cose. Come sulla potenza o allo sprint. In allenamento Leo mi fa da riferimento nelle volate. Un po’ come ha fatto Elisa con Jacopo (ride mentre allude alla sua conterranea Longo Borghini col fidanzato Mosca, ndr).

Trek-Segafredo, ora le donne “minacciano” gli uomini

20.11.2022
6 min
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Trentatré a diciannove: è questo il divario fra le vittorie di donne e uomini in casa Trek-Segafredo. La squadra delle due “Elise” (Balsamo e Longo Borghini) ha surclassato quella di Ciccone e Pedersen e questo ha dato il via a una serie di riflessioni. La più evidente è che in proporzione il tasso tecnico del team femminile è molto più elevato rispetto al maschile. Poi c’è il fatto che probabilmente fare mercato fra le ragazze è meno proibitivo. E dato che il team di Luca Guercilena si è mosso per tempo e ha investito comunque parecchio, il suo organico vanta nomi di primissima grandezza e contratti ancora lunghi.

Le due “Elise” della Trek-Segafredo: Balsamo con la maglia tricolore, ereditata proprio dalla compagna di squadra
Le due “Elise” della Trek-Segafredo: Balsamo con la maglia tricolore, ereditata proprio dalla compagna di squadra

Parità assoluta

La curiosità è però capire in che modo convivano le due anime della squadra e se questa disparità di risultati dipenda solo dai nomi o anche dalle diverse motivazioni. Guercilena è la guida ideale.

«E’ ovvio che quando fai la squadra – dice – cerchi ragazze valide sotto tutti i punti di vista. Una volta che le prendi, offri loro le stesse possibilità degli uomini. Quindi fanno vita da atlete al 100 per cento e si sentono al pari dei colleghi maschi, perché su questo abbiamo puntato fortemente dall’inizio. Quanto alle motivazioni, è possibile che le ragazze in alcuni casi si sentano meno appagate. Dipende da persona a persona. La differenza reale sta nel fatto che il movimento femminile sta crescendo e farne parte le responsabilizza. C’è meno… routine rispetto a quello che succede nel maschile, dove le cose sono ormai stabilizzate».

Luca Guercilena, Giulio Ciccone, Tour de France 2019
Guercilena con Ciccone in giallo al Tour 2019. Il settore maschile è trainante, ma le donna incalzano
Luca Guercilena, Giulio Ciccone, Tour de France 2019
Guercilena con Ciccone in giallo al Tour 2019. Il settore maschile è trainante, ma le donna incalzano
Si può dire che i risultati delle donne ripaghino ampiamente l’investimento?

Sicuramente hanno un’immagine che funziona e ci fa dire che abbiamo fatto bene a puntarci tanto. Il maschile però resta trainante, il rapporto fra i due budget è di 1/10. Ma è vero che gli investimenti delle prime 10 squadre femminili stanno crescendo e presto ci sposteremo dalla parità di genere verso la costruzione di squadre con l’obiettivo di vincere

Le ragazze traggono stimolo dall’essere nello stesso grande gruppo degli uomini?

E’ un fattore che permette loro di crescere rapidamente. Abbiamo una squadra maschile forte, ma vedere le ragazze che spingono e vincono così tanto è uno stimolo anche per gli uomini. I primi tempi la buttavano sull’ironia, ma adesso che le grandi corse si somigliano ed hanno in proporzione gli stessi contenuti tecnici, c’è poco da scherzare.

Foto di gruppo alla vigilia della stagione 2022: i ritiri insieme compattano il gruppo
Foto di gruppo alla vigilia della stagione 2022: i ritiri insieme compattano il gruppo
Il fatto che alcune ragazze facciano parte di corpi militari crea conflitti?

Nessun intralcio. I corpi militari hanno tenuto vivo il settore. E’ inevitabile che a lungo andare ci sarà uno scollamento, soprattutto quando gli ingaggi delle ragazze diventeranno tali per cui il doppio stipendio diventerà un conflitto di interessi. Credo che a un certo punto, mantenere lo status di dipendente statale sarà difficile. 

Le vostre squadre sono sponsorizzate da Bontrager, stessa famiglia di Trek: come si vive il fatto che nelle gare con la nazionale o nei tricolori un’atleta del valore di Elisa Longo Borghini usi i materiali della Polizia di Stato?

Ci sono dei piccoli conflitti di interesse per i materiali, ma siamo coscienziosi. Non ci sono mai stati problemi. Elisa Balsamo si è sfilata quest’anno e anche Longo Borghini sta facendo le sue valutazioni. 

Vuelta 2022, vigilia dei mondiali. Balsamo vince l’ultima tappa, Longo 2ª in generale. Per la Trek donne 33 vittorie nel 2022
Vuelta 2022, vigilia dei mondiali. Balsamo 1ª a Madrid, Longo 2ª in generale. Per la Trek 33 vittorie nel 2022
In che modo si integra la componente dei direttori sportivi?

Fanno parte dello stesso gruppo. Le riunioni si fanno tutti insieme e i direttori sportivi degli uomini e delle donne sono a conoscenza di ogni cosa che riguardi gli atleti. Quando Ina Teutenberg va alle corse degli uomini acquisisce più nozioni perché si trova a condividere nuove esperienze. Per contro, quando direttori uomini vanno alle corse delle donne, notano le differenze nelle dinamiche della gestione del gruppo e portano la loro esperienza.

Come si trovano i corridori con un direttore donna? E’ la stessa esperienza che si vivrà a breve alla Corratec con Fabiana Luperini…

L’approccio è identico. Se presenti il gruppo come unico già dai primi ritiri, non ci sono problemi. Chiaramente la gestione di gara è diversa, perché il livello femminile non ha ancora raggiunto lo stesso livello sul piano del controllo tattico. C’è proprio un diverso modello di gestione della gara, ma anche qui c’è uno scambio di spunti. Quello che cambia è l’aspetto emozionale.

Ina Teutenberg, qui al TDU 2019, è il direttore sportivo delle donne Trek, ma segue anche le corse degli uomini
Ina Teutenberg, qui al TDU 2019, è il direttore sportivo delle donne Trek, ma segue anche le corse degli uomini
Vale a dire?

Nel rapportarsi con gli atleti, i direttori sanno di dover usare registri diversi, proprio perché l’alto livello femminile si sta assestando. Con gli uomini l’intervento secco è di prassi, con le ragazze si interviene ancora in modo graduale, per evitare un impatto troppo forte in gruppi limitati, in cui delle tensioni eccessive rischiano di deteriorare i rapporti.

Gruppi limitati, appunto. Hai la sensazione che in rapporto al calendario gli organici siano esigui?

Ci siamo resi conto che con 14-15 atlete si fa fatica. Tante hanno di base la pista o il cross, ugualmente però bisogna essere presenti alle gare principali, quindi il calendario va studiato nei dettagli. Bisogna gestirle con attenzione. Trek approva la multidisciplina, anche il cross, visto che produce bici specifiche. Quindi se un atleta di alto livello, uomo o donna, vuole dedicarsi ad altro, cerchiamo di assecondarlo.

Paolo Slongo segue spesso il team femminile. Qui al Giro 2022 con Giorgia Bronzini, diesse della Liv e prima alla Trek
Slongo segue spesso il team femminile. Qui al Giro 2022 con Bronzini, diesse Liv e prima alla Trek
Squadre come la SD WORX che non hanno un team maschile alle spalle riusciranno ad andare avanti a lungo?

Credo che alla lunga sia complicato avere solo la squadra di donne, ma la SD Worx è una squadra storica che alle spalle ha un grande marchio e un progetto vincente. Non so quanto sia sostenibile, ma credo che la loro si possa ritenere un’eccezione.

Quale impatto ha avuto il Tour Femmes sul movimento?

Ha portato grandissima eccitazione, che ha velocizzato la crescita. Finora abbiamo vissuto la fase in cui per fare una bella squadra potevi evitare di svenarti, la sensazione però è che non durerà a lungo.

Mondiale lontano. Longo Borghini firma il tris all’Emilia

02.10.2022
5 min
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Australia punto e a capo. Giro dell’Emilia punto esclamativo. Elisa Longo Borghini dimentica il mondiale nella migliore maniera possibile trionfando in cima al santuario di San Luca con un’azione di forza sulla terribile erta finale. Una stoccata che si aspettavano in tanti, che le è valso il terzo sigillo nella classica bolognese ed il 45° successo in carriera.

La 30enne ossolana della Trek-Segafredo sugli ultimi duemila metri ha dimostrato di aver smaltito le scorie sia del fuso orario sia della prova iridata. Già al mattino era parsa serena. Ha voltato pagina anche se avrebbe voluto condividere alcuni momenti con suo fidanzato.

«Jacopo (Mosca, ndr) ora sta correndo in Croazia – racconta Longo Borghini – e non lo vedo dal 31 agosto. Naturalmente mi avrebbe fatto piacere averlo vicino, ma mi ha confortato a distanza. Alla fine però bisogna anche imparare ad affrontare le cose da soli e cercare di andare avanti lo stesso. Non è morto nessuno, è stato solo un mondiale andato un po’ storto e basta. In ogni caso c’è la possibilità di recuperare nei prossimi anni».

Le Elise della Trek-Segafredo. Per Balsamo la prima gara con la maglia tricolore. Per Longo Borghini il tris a San Luca.
Le Elise della Trek-Segafredo. Per Balsamo la prima gara con la maglia tricolore. Per Longo Borghini il tris a San Luca.

Sempre prima della partenza Elisa era intenta a scherzare con la sua amica-compagna Balsamo, che sfoggiava per la prima volta in corsa la livrea tricolore.

«All’Australia non voglio più pensare. Oggi non sarà una necessariamente una giornata per il riscatto – proseguiva la scalatrice – sarà solo una giornata da correre, da godere al massimo per divertirsi e avviarsi verso la fine della stagione».

Così è stato. Al traguardo esulta alzando un braccio al cielo con un’espressione tirata e sinonimo dello sforzo appena compiuto. Dietro di lei non possono fare nulla la combattiva statunitense Veronica Ewers ed una splendida Sofia Bertizzolo, sua compagna di nazionale. «Tra me e Sofia c’è grande rispetto. Lei ha lavorato molto per me al mondiale. Oggi voleva giocarsi le sue carte, però io ho giocato le mie».

Il podio del Giro dell’Emilia Donne. Longo Borghini tra la statunitense Veronica Ewers e Sofia Bertizzolo
Il podio del Giro dell’Emilia Donne. Longo Borghini tra la statunitense Veronica Ewers e Sofia Bertizzolo

Nuove gare

Il sorriso resta sul volto di Longo Borghini anche quando le sue compagne – attardate – si complimentano con lei tra il rituale delle premiazioni e della mixed zone.

«Sì lo so, a volte sono un po’ musona, ma ora posso godermi questo momento. E’ sempre bello vincere in Italia. Queste sono le corse che mi piacciono particolarmente, in cui ti senti un po’ a casa ed è sempre bello parteciparvi.

«Sinceramente – prosegue, facendo una considerazione sulle gare femminili – spero che nei prossimi anni il livello del Giro dell’Emilia possa salire perché è veramente bello. E sarebbe anche bello fare due volte il San Luca. Sarebbe più spettacolare per chi ci viene a vedere. Potrebbe diventare una bellissima classica d’autunno. Fare 120 chilometri non sarebbe un problema per noi. Come ho già detto durante il Giro Donne, mi piacerebbe tantissimo il Lombardia femminile. Nel 2016 ho avuto l’occasione di seguirlo in auto e mi ha affascinato tantissimo. Lanciamo un appello affinché lo possano organizzare».

Un finale all’insù e a denti stretti. Ewers e Bertizzolo stanno per cedere all’attacco di Longo Borghini
Un finale all’insù e a denti stretti. Ewers e Bertizzolo stanno per cedere all’attacco di Longo Borghini

Tris emiliano

In nove edizioni Longo Borghini ha iscritto il suo nome sull’albo d’oro del Giro dell’Emilia per tre volte. «Dalla prima volta ad oggi – ricorda – è cambiata la maglia di club. E la mia età, sono più grande di sette anni. Però è cresciuta anche la mia qualità. Spero di essere come il vino che invecchiando migliora. La prima l’ho vinta con la maglia della nazionale nel 2015 dopo il mondiale di Richmond, in cui avevo fatto quarta. E quella gara l’avevamo presa più come una festa.

«L’anno successivo l’ho corsa con il mio team di allora (Wiggle High5, ndr). Siamo state compatte, c’era stata una bella lead-out. Nel finale avevo fatto una volata molto simile a questa. E quest’anno avete visto com’è andata. Segreti per vincere? Forse non partire troppo lunga quando sei in un gruppetto. Questa è una salita particolare perché ha dei pezzi molto duri poi spiana.»

La Trek-Segafredo al via del Giro dell’Emilia
La Trek-Segafredo al via del Giro dell’Emilia

Relax dietro l’angolo

Il 2022 ormai sta arrivando ai titoli di coda. Per Longo Borghini ci sono ancora alcuni impegni da onorare al massimo prima di pensare alle vacanze.

«Martedì – conclude – correrò la Tre Valli Varesine e poi il Tour de Romandie (dal 7 al 9 ottobre, ndr). Quest’ultima è una gara che sento abbastanza visto che è piuttosto vicina a casa mia. In ogni caso andrò ad entrambe senza particolari pressioni o ossessioni di risultato, anche se vorremmo replicare la bella giornata all’Emilia.

«Per il resto la stagione è stata molto impegnativa. Luglio è stato di fuoco. Poi Vuelta e mondiale senza troppo respiro. Abbiamo fatto tanti viaggi e vorrei iniziare a riposarmi. Comunque manca poco. Tra fine ottobre e inizio novembre Jacopo ed io andremo a La Reunion (isola francese nell’Oceano Indiano, ndr). Sì, è un posto romantico, ma l’ho scelto più che altro perché è avventuroso».

Mondiale e dintorni: con Sangalli nel primo anno da cittì

28.09.2022
5 min
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«A parte le junior, che comunque hanno portato a casa il quarto posto – dice Sangalli ragionando – in tutte le gare che abbiamo fatto finora è arrivata una medaglia, che sia d’oro, argento o bronzo. Quindi ci sono una continuità e un modo di lavorare che a me piace e piace alle ragazze, bene così. E volendo tornare al quarto posto della Pellegrini a Wollongong, se andiamo a vedere le prove di Nation’s Cup e gli europei, quelle che sono arrivate davanti erano sempre le stesse. Solo perché all’europeo non c’era Backstedt, sennò avrebbe vinto anche quello. Con una Ciabocco che fosse stata bene, avendone due davanti le cose un po’ cambiavano. Ma non ne farei un caso, perché davvero con le junior il risultato non deve essere un’ossessione».

Sola nel finale, la Pellegrini ha tirato fuori un ottimo quarto posto fra le junior
Sola nel finale, la Pellegrini ha tirato fuori un ottimo quarto posto fra le junior

Pochi giorni dopo la fine dei mondiali australiani, Paolo Sangalli si volta per le ultime considerazioni. Il bronzo di Silvia Persico è stato un risultato sperato e anche il frutto di un lavoro di programmazione iniziato con lei, come con tutte le altre, una volta avuto chiaro come fosse fatto il percorso. Il viaggio assieme a Bennati di metà giugno ha dato l’idea su cui lavorare.

Questo podio ci piace molto perché?

Soprattutto perché sul podio c’è una debuttante assoluta. Di base, non è venuta la corsa che ci aspettavamo. Fino a due giri dalla fine sì, perché l’obiettivo era di salvare la Balsamo non facendo troppo presto attacchi spropositati (i due sono insieme nella foto di apertura, ndr). E invece già ai meno tre giri, Elisa era in difficoltà e abbiamo deciso di attaccare. Invece ci hanno anticipato e quindi la Longo si è infilata nel gruppetto delle cinque. Era un attacco per andare all’arrivo. In qualche modo l’obiettivo era rimanere in meno possibile e, una volta davanti, capire cosa succedesse dietro. Il massimo sarebbe stato avere davanti la Longo Borghini e dietro un gruppetto con la Persico, ma così non è stato. Questo è quello che avevamo pensato, però ci sono di mezzo anche le altre (sorride e allarga le braccia, ndr).

Secondo Sangalli, la delusione della Longo dipende anche dal fatto che col bagnato si scattasse a fatica
Secondo Sangalli, la delusione della Longo dipende anche dal fatto che col bagnato si scattasse a fatica
Pensavate che la Van Vleuten con quel gomito rotto potesse fare un numero del genere?

Ero sicuro che per la condizione che aveva non potesse attaccare sugli strappi e sulle salite, ma doveva solo difendersi. E’ stata brava. E’ stata tutta la sua esperienza, la forza che hai dopo 170 chilometri di poter fare quel numero. Tutte l’hanno vista, ma alla fine nessuna è riuscita a stopparla.

La dinamica del finale ha anticipato quella dei pro’, con il gruppo della Longo davanti che non si accorge del gruppo di Persico e Van Vleuten…

Anche secondo me la Longo non ha visto che era rientrata la Persico. Avessimo avuto le radio, avrei detto: «Occhio che arriva. Quando rientrate una parte e tira dritto». Però non ci sono. Io ho messo una postazione a metà strappo, una in cima, una a inizio discesa e ai meno 4, quindi una comunicazione c’è stata, ma non era diretta, immediata.

L’ottimo mondiale di Silvia Persico (qui con la Van Vleuten) viene da una buona programmazione
L’ottimo mondiale di Silvia Persico (qui con la Van Vleuten) viene da una buona programmazione
A un certo punto è stata chiara l’immagine delle azzurre in testa al gruppo.

Il tirare del secondo e terzo giro era per mantenere la velocità costante. Per non far andare via nessuno, quindi lo sforzo è stato anche relativo. Il tirare vero è stato per chiudere su Sarah Roy, dove Guazzini ha fatto vedere i cavalli che ha.

Come avete gestito la gara delle under 23?

Non era gestibile. La paura era che la Van Vleuten provasse a disfare il gruppo dall’inizio, ma non è stato così. Quando siamo entrati sul circuito, la Zanardi aveva solo il compito di stare il più avanti possibile. Ha fatto quello che ha potuto, invece Vittoria (Guazzini, ndr) l’ho considerata una titolare, non ho mai pensato a lei per fare la corsa delle under 23. Anche perché non era neanche adatta a lei. Insieme a Elena Cecchini ha fatto un grandissimo lavoro.

Quando si è trattato di inseguire Sarah Roy, Guazzini ha mostrato il motore di cui dispone
Quando si è trattato di inseguire Sarah Roy, Guazzini ha mostrato il motore di cui dispone
Proprio Elena ti ha ringraziato perché se avessi scelto in base alle vittorie probabilmente avresti portato un’altra al suo posto.

Una delle prime cose che ho detto è che i risultati certo sono importanti, ovvio che li guardo. Ma ci vuole anche qualcosa d’altro.

Pensavi a una Persico così solida?

Vi dico la verità, la cosa più bella di quest’anno è stata che ho programmato ogni cosa con loro, sia con le squadre straniere, sia con le italiane. Loro l’hanno sposato e le ragazze sono arrivate in condizione al momento giusto. Io non sono il loro preparatore, però ho condiviso la mia idea e loro l’hanno accettata.

Abbiamo visto una grande Bertizzolo…

A Sofia ho detto due mesi fa che se avesse seguito un determinato percorso, avrebbe fatto il mondiale. E credo che abbia fatto una delle gare più belle in nazionale. E anche Marta Bastianelli, anche se per lei non era il percorso più adatto, ha lavorato, si è difesa. Come fai a rinunciare a una ragazza così veloce, se poi trova il giorno giusto?

Soraya Paladin, riserva, dà le informazioni di corsa alla Bertizzolo in cima allo strappo. Senza radio, Sangalli si è organizzato così
Soraya Paladin, riserva, dà le informazioni di corsa alla Bertizzolo in cima allo strappo. Senza radio si fa così
Come fai?

Non rinunci. Non è che puoi andare con tutti centravanti o tutti difensori. Capito? Bisogna amalgamarla la squadra e io credo che avessimo le atlete per gestire ogni situazione. Poi di mezzo si sono messi la Van Vleuten e il meteo. Capisco l’amarezza della Longo dopo la gara. Ci teneva. E purtroppo per lei, la difficoltà di scattare sotto la pioggia su quel muro così ripido le ha fatto perdere incisività.

Programmazione. Condivisione degli obiettivi. Nessuna valutazione preconcetta. No stress, sulle grandi e sulle juniores. Il corso di Sangalli ha già dei tratti ben definiti. Ma se ti trovi fra i piedi un fenomeno come la Van Vleuten, a un certo punto puoi solo toglierti il cappello…

Per Longo e Balsamo, mondiale andato di traverso

26.09.2022
4 min
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Raramente ci era capitato di vedere la Longo così delusa. Quando Elisa arriva, ha lo sguardo mesto e il tono dimesso. Nel giro di pochi secondi, il suo mondiale ha cambiato faccia. E dalla speranza di arrivare da sola, si è ritrovata a remare nelle retrovie di una volata non sua. Il ricongiungimento che ha permesso a Silvia Persico di conquistare il bronzo e ad Annemiek Van Vleuten di vincere la corsa iridata ha privato Longo Borghini delle ultime chance di giocarsela. Difficile dire come sarebbe finita nella volata a cinque, ma neppure quello era lo scenario che aveva progettato. L’idea era di arrivare da sola, ma scattare con l’asfalto bagnato su quel muro così ripido ha reso impossibile fare vere accelerazioni.

«A un certo punto ho pensato di dover fare quella volata – dice – ci ho anche sperato sinceramente. Sono contenta perché alla fine l’Italia porta a casa un bel bronzo e questo è un bel successo di squadra, alla quale tengo molto. E’ ovvio, personalmente, sono un po’ dispiaciuta perché essere ripresa ai 500 metri dall’arrivo brucia sempre un po’, però l’importante è aver preso una medaglia».

Longo Borghini sul traguardo, sconfitta e triste, poi felice per il bronzo di Persico
Longo Borghini sul traguardo, sconfitta e triste, poi felice per il bronzo di Persico

Grazie alla squadra

L’attacco era previsto. Il piano di Sangalli si è realizzato quasi alla perfezione. Il difetto sta nel fatto che a vincere sia stata infine un’altra. Lo scenario vedeva la Longo andare via in salita con le 3-4 migliori e nel gruppetto alle sue spalle sarebbe dovuta entrare la Persico, pronta allo sprint in caso di ricongiungimento.

«Era tutto previsto – conferma Elisa – e sapevamo che Silvia stava molto bene. Ci tenevo molto a questo mondiale. E’ stata una stagione particolare, però è così. E’ il ciclismo e va benissimo così perché abbiamo una medaglia. Abbiamo corso veramente bene, io devo ringraziare le mie compagne e soprattutto nel finale Sofia Bertizzolo, ma tantissimo anche Vittoria Guazzini, Elena Cecchini. Tutte le mie compagne che hanno creduto tantissimo in me e spero di non averle deluse (in apertura l’abbraccio con Balsamo e Cecchini, ndr), ma credo che alla fine Silvia abbia salvato tutte e sono contenta per lei, perché quest’anno ha fatto una bellissima stagione».

Elisa Balsamo sapeva che la corsa sarebbe stata dura per lei, ma fino a due giri dalla fine era con le migliori
Elisa Balsamo sapeva che la corsa sarebbe stata dura per lei, ma fino a due giri dalla fine era con le migliori

Strappo fatale

Da un’Elisa all’altra, il mondiale dell’iridata uscente ha seguito la logica sperata fino a due giri e mezzo dalla fine. Nei giorni precedenti Balsamo è parsa concentratissima, dedita a curare ogni cosa nei minimi dettagli. Anche nel primo giorno di pioggia, mentre le compagne giravano sui rulli con apparente disinteresse, Elisa è subito parsa impegnata in una sessione di vero allenamento. Quando però si è resa conto di non riuscire a tenere sugli strappi, ha dato via libera alle compagne.

«La gara è venuta dura – racconta – ci sono anche queste giornate. L’ho capito nel penultimo giro, visto che non riuscivo a tenere il passo sullo strappo e ho capito che semplicemente non sarebbe stata la mia giornata. Succede».

Quando si è visto che Balsamo era in difficoltà, Cecchini ha fatto per lei ritmo regolare sulla salita
Quando si è visto che Balsamo era in difficoltà, Cecchini ha fatto per lei ritmo regolare sulla salita

Il freddo di colpo

Su questo percorso che ha visto al traguardo non già velocisti ma uomini e donne da classiche, la missione per Balsamo prometteva di essere impossibile. 

«Ero consapevole – conferma – del fatto che per me sarebbe stato duro. Avrei dovuto centrare una giornata davvero super e sperare magari di riuscire a rientrare da dietro e così non è stato. Silvia (Persico, ndr) comunque ha preso una medaglia, quindi penso che sia una cosa molto positiva. Diciamo che alla fine faceva freddo, quindi può essere che abbia anche condizionato la gara».

Tris nei grandi Giri: brava Van Vleuten, ma non fate paragoni

22.09.2022
5 min
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Annemiek Van Vleuten si lecca le ferite della spaventosa caduta nel Team Relay. Sabato l’aspetta la corsa mondiale ed è chiaro che anche se non è proprio un percorso per lei ideale, il sogno di conquistare l’ennesima maglia iridata c’è, perché sarebbe la ciliegina su una torta incredibile, formata dalla conquista delle tre grandi corse a tappe nello stesso anno: Giro, Tour e Vuelta.

Un’impresa alla quale nessun uomo si è neanche mai avvicinato, prima del 1995 perché Vuelta e Giro erano troppo vicine, poi perché il ciclismo è diventato talmente competitivo ad altissimi livelli che è diventato arduo anche provare a lottare per la vittoria in solo due di esse. Quale valore va attribuito allora all’impresa dell’olandese? Paolo Slongo, preparatore della Longo Borghini e profondo conoscitore di entrambi i mondi ha idee precise al riguardo.

«Un paragone per me non è proponibile – afferma con nettezza – basta solo guardare il totale delle tappe disputate: 10 per il Giro, 8 per il Tour, 5 per la Vuelta. Il totale è di 23, quanto una sola delle grandi corse a tappe al maschile. Inoltre c’è una profonda differenza per il periodo: al maschile le gare sono lontane fra loro e la programmazione al massimo può contemplarne due, fra le donne era tutto racchiuso in meno di due mesi e mezzo».

Quanto influisce anche il numero di atleti dei rispettivi ambiti?

Moltissimo, mettiamo a confronto team di 30 corridori con 14 cicliste quando va bene. E’ chiaro che il calendario così ricco impone alle squadre di schierare le ragazze quasi sempre, questo porta anche a un maggiore livellamento. Ciò non toglie che va dato merito all’olandese di essere almeno una spanna sopra tutte: in salita è troppo superiore alle altre, fa la differenza e su quella costruisce i suoi successi, quando attacca non le resiste nessuno.

Per Slongo parlare dei tre grandi Giri in relazione a uomini e donne è molto diverso
Per Slongo parlare dei tre grandi Giri in relazione a uomini e donne è molto diverso
Da che cosa nasce questa enorme superiorità?

E’ difficile dare una risposta non essendo nel suo entourage. Sicuramente la Van Vleuten ha una resistenza notevole unita a una grande attitudine per questo tipo di gare. Su di lei calza a pennello un ritornello che si sente spesso: un grande talento naturale affinato con l’allenamento…

Van Vleuten a parte, un’impresa del genere nel ciclismo femminile è ripetibile?

Il calendario lo permette: magari non ci sarà più una dominatrice così netta, ma quel che è certo è che tra una corsa e l’altra potremo assistere a confronti ripetuti. Se guardiamo le classifiche delle tre corse, ben 6 atlete oltre la Van Vleuten sono finite sempre nelle prime 13 posizioni (Longo Borghini, Ludwig, Labous, Persico, Garcia e Chabbey, ndr) il che significa che si può sicuramente fare con l’attuale struttura della stagione.

Tra le altre la migliore “stakanovista” è stata la Longo Borghini: quarta al Giro, sesta al Tour, seconda in Spagna
Tra le altre la migliore “stakanovista” è stata la Longo Borghini: quarta al Giro, sesta al Tour, seconda in Spagna
Parlavi prima della lunghezza delle corse, secondo te sono ampliabili?

Sì, ma senza esagerare. Credo che una dozzina di giorni sia una proporzione giusta, ma si dovrebbe mettere mano non solo alla lunghezza dei Giri, quanto anche alla loro struttura, renderli più vari ed equilibrati. Non dovrebbe mancare una cronometro individuale che quest’anno era solo al Giro, per dare possibilità anche a chi scalatore non è di competere per la classifica finale.

In campo maschile una simile impresa è inconcepibile. Negli ultimi anni qualcuno ha provato la semplice presenza, ultimo l’australiano Adam Hansen nel 2017. Secondo te non puntando alla classifica, si può pensare a effettuare tre corse di tre settimane nello stesso anno?

Dipende da che cosa ci si prefigge. Essere presenti per dare una mano in squadra è possibile, se vai come velocista anche e gli esempi di Baffi, Poblet e Petacchi che vinsero una tappa in tutti e tre i grandi Giri nello stesso anno lo dimostra. Pedersen ad esempio se quest’anno avesse provato il Giro, magari non facendolo tutto, magari centrava una vittoria. La classifica richiede attitudine e soprattutto una preparazione che non si adattano al ciclismo odierno. A meno che…

Adam Hansen, un caso a parte: ha disputato 20 grandi giri di seguito, dalla Vuelta 2011 al Giro 2018
Adam Hansen, un caso a parte: ha disputato 20 grandi giri di seguito, dalla Vuelta 2011 al Giro 2018
A meno che?

Anni fa Tinkoff lanciò una provocazione: una sfida nello stesso anno fra tutti i big delle corse a tappe nelle tre gare, preparando solo quelle. Forse potrebbe anche essere fattibile, ma bisognerebbe studiare bene la cosa, anche un regolamento ad hoc e adattare la preparazione affrontando comunque terreni sconosciuti. Per ora resta un’utopia…