Terzo giorno di trasferta in Francia per i ragazzi del CPS Professional Team.Inaspettatamente sembra sia passato un secolo da quando siamo partiti. Ogni cosa ha già assunto una sua normalità. Almeno in apparenza. La colazione, i rumori, ciò che c’è da mangiare, le abitudini di tutti. Tutto è come in una famiglia.
Il sole splende. Le colline sono più verdi che mai. Il padrone di casa, un signore di mezza età calvo e taciturno, gironzola curioso per la casa. Pensava che gliel’avremmo riconsegnata di buonora, ma così non è. Pertanto dopo qualche convenevole, se ne va dai vicini. Intanto inizia ad alzarsi una leggera brezza.
Ultima sveglia in Francia. Ci si prepara alla Ronde BessieraineAlle 9 puntuali, scatta la riunione… L’ordine di oggi: correre più compatti possibileSi gioca indovinando i campioni del passato. Oddone mostra le foto e i ragazzi… sbagliano!Ultima sveglia in Francia. Ci si prepara alla Ronde BessieraineAlle 9 puntuali, scatta la riunione… L’ordine di oggi: correre più compatti possibileSi gioca indovinando i campioni del passato. Oddone mostra le foto e i ragazzi… sbagliano!
«Coppi chi?»
A mente fredda si ragiona sulla corsa di ieri ed emergono due cose: che la gambe ci sono e che bisogna correre più compatti.
E su questo punto Gianluca Oddone e Andrea Bardelli impostano la riunione. Riunione che da ieri sera è stata posticipata a questa mattina. I ragazzi erano stanchi e si era andati un po’ troppo lunghi. E poi, tutto sommato, meglio parlare appunto con la mente fredda. Senza l’adrenalina della gara.
Luciano Cordone invece si incarica più di tutti di riordinare la casa. Tutti noi dovremmo a lui un grazie speciale. Intanto, fatta la riunione e assegnati i ruoli, si ammazza il tempo in attesa del pranzo tra giochi online e un simpatico “Questionary” sui campioni del passato. Oddone mostra delle vecchie foto ai ragazzi. Gli suggerisce qualche indizio e loro cercano di indovinare. Ma invano…
“L’apoteosi”? Quando scambiano Freddy Maertens con Freddy Mercury e Fausto Coppi con Fausto Masnada… Per loro il corridore più “antico” è Gianni Bugno! Ogni volta spunta lui.
Ma in fin dei conti c’è poco da stupirsi, questi ragazzi sono nati che Pantani – lui si che lo conoscono – era morto da un anno o due…
Il vento si fa sempre più teso. E fa freddo. Temperatura ben al di sotto dei 10° in questo angolo di FranciaLa zona del Tarn e della Garonne è splendida per pedalare. In fondo alla valle, il gruppo al primo giroE poi ecco il plotone passare sulla cresta della cote da dove abbiamo scattato la foto precedente. Ritmi subito infernaliIl vento si fa sempre più teso. E fa freddo. Temperatura ben al di sotto dei 10°La zona del Tarn e della Garonne è splendida per pedalare. In fondo alla valle, il gruppo al primo giroE poi ecco il plotone passare sulla cresta della cote da dove abbiamo scattato la foto precedente. Ritmi subito infernali
Sale il vento
Si va alla corsa. Il tracciato della Ronde Bessieraine, seconda frazione della Challenge Anthony Perez(per ironia della sorte Perez – Cofidis – oggi ha vinto alla Faun Drome Classic, dovrebbe essere meno duro di quello di ieri. Dovrebbe… L’altimetria lo è in effetti, solo che le strade su queste colline basse e arrotondate, sono scoperte e in cresta il vento è parecchio forte.
E comunque non mancano strappate che sfiorano il 20 per cento neanche oggi.
Prima del via si scambiano due chiacchiere con la Pomme Marseille, tra le squadre più importanti di Francia. Il loro diesse ammette che l’attacco di ieri al secondo giro dei CPS Professional Team aveva fatto rivedere i piani ai suoi atleti. A quel punto avevano deciso di correre sulle ruote e di attendere le mosse degli italiani. Come abbiamo scritto anche ieri: i CPS avevano mostrato i muscoli con troppo anticipo.
Scappano quattro atleti pericolosi. Urge fare qualcosa. Bardelli prepara dei foglietti…E poi li passa in corsa ai suoi ragazziSotto le spinte del CPS si chiude sulla fugaScappano quattro atleti pericolosi. Urge fare qualcosa. Bardelli prepara dei foglietti…E poi li passa in corsa ai suoi ragazziSotto le spinte del CPS si chiude sulla fuga
“Pizzini” volanti
Se il vento ci mette lo zampino, ancora di più ce lo mette lo strappo principale. Fatto sta che la tattica del mattino ben presto è rivista. Ma andare in ammiraglia non è facile e le radioline non ci sono.
Quindi come si fa per comunicare con i ragazzi? Con i foglietti! In pratica dei “pizzini”. Dal furgone Bardelli prende un pezzo di carta, una penna e appunta il da fare ai suoi atleti. Farsetti, che ha corso ieri, lo segue e oggi tocca a lui fornire assistenza.
Bardelli lo manda 50 metri avanti sulla strada, rispetto alla sua posizione, per avvertire i compagni in corsa: «Ragazzi, il “Bard” vi dà il foglietto». E di solito a prenderlo è Tommaso Bambagioni, il regista in corsa, il più scaltro e uno dei due leader designati. L’altro è Matthias Schwarzbacher o Gabriele De Fabritiis, a seconda di come staranno.
Vince Schwarzbacher, coperto dal compagno di squadra a controllare (Bambagioni, terzo)Giornata di un freddo tremendo. Nonostante il sole, mani congelate. Domani, dicono, dovrebbe nevicareIl podio della Ronde Bessieraine. La Challenge Anthony Perez è andata al vincitore di ieri, Giuliano, anche oggi tra i primiVince Schwarzbacher, coperto dal compagno di squadra a controllare (Bambagioni, terzo)Giornata di un freddo tremendo. Nonostante il sole, mani congelate. Domani, dicono, dovrebbe nevicareIl podio della Ronde Bessieraine. La Challenge Anthony Perez è andata al vincitore di ieri, Giuliano
Victoire en France
I ragazzi prendono i foglietti ed eseguono alla lettera. Fuori c’è una pericolosissima fuga di quattro atleti e bisogna tenerla a tiro. Così quattro dei CPS vanno in testa a tirare.
E i ragazzi di Oddone chiudono eccome. Le trenate di De Fabritiis, Di Zio, Rolando e Shyrin ricompattano il gruppo. All’ultima tornata vanno via in otto: tutti i migliori. Come da copione ci sono dentro i due leader, Bambagioni e Schwarzbacher.
Se la giocano alla grande. Matthias parte ai 500 metri, “Bamba” controlla il gruppetto. E’ fatta! Primo e terzo…
Scattano i commenti dopogara. Gli abbracci. I selfie. I complimenti reciproci. L’inno d’Italia nel furgone. Le mani congelate che neanche si riesce a togliere il casco. Il vento in cresta che li faceva pedalare di traverso. O quello contro in valle «che a tutta andavi a 33 all’ora». E’ festa!
«Abbiamo corso da squadra», lo dicono tutti. E ora si riparte dalla Francia, carichi di gioia, con un trofeo in più nel bagagliaio e un’esperienza preziosa in tasca. Un’esperienza che resterà indelebile in questi ragazzi.
Viaggio all'antica a Roccasecca a casa di un ragazzino che ce ne farà vedere delle belle. Si chiama Lorenzo Germani, corre in Francia. Ha testa e motore
Un amarcord felliniano, andando a ripescare un’epoca che ci accompagna ancora oggi con quei campioni che ora guidano il ciclismo dall’ammiraglia e ricoprono ruoli in federazione e nel mondo tecnico delle due ruote. Facciamo un salto a vent’anni fa, partendo dalla foto utilizzata in apertura per farci raccontare la Milano-Sanremo 2003. A riavvolgere il nastro della memoria ci aiuta l’unico che dei tre non aveva le mani alzate al cielo ma l’orgoglio pieno, Mirko Celestino.
Per lui correre la classica di primavera era un sogno fin da bambino. Nato ad Andora, città attraversata dalla corsa, l’attuale cittì della nazionale XCO e XCM aveva un legame intimo e reverenziale. Per lui quegli anni alla Saeco erano tempi di vittorie con un Lombardia, una Tre Valli Varesine e tante altre corse che lo avevano già fatto conoscere al grande pubblico. Una delle caratteristiche che lo contraddistinguevano era il saper affrontare le discese a viso aperto, rilassato e disinvolto come una rondine in cielo. Mirko, raccontaci di quel giorno e dicci cosa ne pensi degli interpreti di oggi…
Mirko Celestino, tecnico della nazionale di Mtb dal 2017Mirko Celestino, tecnico della nazionale di Mtb dal 2017
Per cinquant’anni la Milano-Sanremo si è corsa il 19 marzo, giorno del tuo compleanno. Che cosa rappresentava per te quella corsa?
Sono cresciuto guardando la Milano-Sanremo. Il mio papà mi ha sempre portato a vederlaa Capo Mele che è la salitella prima di arrivare ad Andora dove mancano 50 chilometri all’arrivo. Sono cresciuto con la visione di questi corridori che arrivavano tutti sporchi e provati. Ho in testa queste immagini epiche di campioni che passavano davanti a casa.
Da ammirarla sei poi arrivato a correrla da professionista…
Questa passione per la bici tramandata da mio papà l’ho portata avanti dai sei anni fino a farne un lavoro e non ho più smesso. Il mio sogno era quello di partecipare alla Milano-Sanremo e così sono arrivato a farne 11 tra cui quella del 2003 dove chiusi al secondo posto dietro a Paolo Bettini.
Che emozioni provasti quel giorno?
Fu come una vittoria. In quel periodo Bettini era imbattibile. Per un corridore con le mie caratteristiche arrivare nei primi in quella classica era molto difficile. A quel tempo era una gara dominata perlopiù da velocisti. Ai tempi non si riusciva a fare tanta differenza perché c’era Mario Cipollini in maglia iridata con il suo treno. Fino all’anno prima con il treno rosso non lasciava scappare occasioni e quell’anno con la Domina Vacanze il trend era lo stesso.
Mirko Celestino, vinse il Lombardia 1999 con grandi gambe in salita e super doti di guida in discesaMirko Celestino, vinse il Lombardia 1999 con grandi gambe in salita e super doti di guida in discesa
Un secondo posto che ti tieni stretto…
Quel giorno lì sento di aver fatto un’impresa. Chi ne capisce di ciclismo può capire quanta energia avessi e quanto era la mia giornata. Anche se quel giorno “l’altro” che era nella sua giornata perfetta era proprio Bettini.
Qual era la tattica in corsa?
Gli accordi erano quelli di avvantaggiare Danilo Di Luca, mio compagno alla Saeco, che stava bene e bisognava fare la gara dura per svantaggiare i velocisti. Mi “sacrificarono” per fare l’attacco sulla Cipressa e così è stato.
Ti staccasti prima dello scollinamento e poi li riagganciasti in discesa…
Mi riprese quasi in cima alla salita il quartetto che era uscito dal gruppo composto da Bettini, Vinokourov, Freire e Rebellin. Ero in affanno dopo l’attacco e mi ricordo che vidi che Di Luca non c’era, così mi buttai giù in picchiata, rischiando la vita, per quella discesa che conoscevo a memoria e li ripresi. Ai tempi so che feci il record. Mi piaceva molto andare forte in discesa e riuscivo a fare la differenza anche in quelle che non conoscevo.
Qui Cipollini in maglia di campione del mondo e un giovane Bennati a tirareQui Cipollini in maglia di campione del mondo e un giovane Bennati a tirare
Cosa successe sul Poggio?
Ci ripresero e imboccai il Poggio in gruppo. Poi secondo me, Di Luca partì un po’ troppo presto e fu ripreso in contropiede da Bettini, Paolini e me, che mi agganciai alla loro ruota.
Se sulla Cipressa facesti il recupero in discesa mentre a venire giù dal Poggio tirò quasi solo Paolini…
Anche loro due erano due ottimi discesisti. Paolini lo reputavo al mio livello in discesa. Si sacrificò totalmente per Paolo e tirò parecchio sia in salita che in discesa perché era molto bravo a guidare e a disegnare traiettorie. Di Luca infatti si staccò e perse terreno da noi tre.
Che sentimento provasti al termine di quel sogno sfiorato?
Son sempre stato una persona realista. Quel giorno lì non mi ha battuto uno a caso, ma Paolo Bettini. In quegli anni lì non sbagliava un colpo, sapevo già di essere spacciato. Mi sarebbe stato utile se al posto di Paolini ci fosse stato un altro corridore di punta in modo tale da provare un attacco da finisseur e sorprenderli. Magari si sarebbero guardati quell’attimo in più e sarei arrivato all’arrivo. Ero abbastanza scaltro in questo, infatti la Classica di Amburgo e il Giro di Lombardia li vinsi così, di furbizia.
Mohoric ha vinto la Sanremo 2022 con 2 secondi di vantaggio su Turgis e Van der PoelMohoric ha vinto la Sanremo 2022 con 2 secondi di vantaggio su Turgis e Van der Poel
Venendo all’attualità, la vittoria di Mohoric dell’anno scorso utilizzando il telescopico e attaccando proprio in discesa che impressione ti ha fatto?
Ha colto l’attimo giusto. Sì, iltelescopico può averlo avvantaggiato qualcosina, ma non lo vedo così utile in una gara su strada. Si va giù talmente forte nelle discese che quel dispositivo non ti fa fare così tanto differenza. Lì ci vuole il manico e saper gestire bene la bicicletta, distribuire i pesi ed essere tranquillo e rilassato. La rigidità è quella che ti fa fare degli errori, soprattutto alle alte velocità. Lui ha saputo sfruttare questa sua dote di discesista e ha sorpreso gli altri. E’ stato un grande. Avendo il telescopico tutta l’attenzione se l’è presa quello.
Pensi che quest’anno vedremo più telescopici in gruppo?
Sicuramente sì. Qualcuno proverà questa carta. Anche se la Sanremo la vinci con un insieme di dettagli: alimentandoti bene, arrivando con la mentalità giusta al momento decisivo e con una gamba che risponde bene dopo 300 chilometri.
Il telescopico da mountain bike di Mohoric comprato sul web e approvato dall’UCIUn telescopico da mountain bike di Mohoric comprato sul web e approvato dall’UCI
Cosa ne pensi dei nomi che ci sono oggi? Van Aert, Van der Poel, Pogacar…
Sono tutti nomi pericolosi. Pogacar ha caratteristiche diverse dagli altri due, perciò cercherà sicuramente di anticipare tutti e metterli in difficoltà. C’è da dire che Van Aert e Van der Poel non li stacchi in salita e in più sono anche veloci. Ovviamente ci aggiungo Evenepoel e Alaphilippe che sono delle vere e proprie mine vaganti per qualsiasi corsa. Al giorno d’oggi la vita per i velocisti è sempre più dura. Dopo 300 chilometri, Van Aert e Van der Poel possono dire la propria anche in mezzo ai velocisti. Le caratteristiche vanno tutte in secondo piano. Le incognite in questa classica sono infinite. Comprese le cadute che in questa gara fanno la selezione che non ti aspetti.
Permettici questa domanda… Mirko Celestino con il telescopico avrebbe vinto una Sanremo?
No, no (ride, ndr), in Mtb l’ho usato ma serve per altri scopi. Su strada non fa la differenza che tutti si immaginano. Mi tengo stretto quel secondo posto del 2003.
Nel fine settimana del 12 febbraio, dall’altra parte del mondo, in Costa Rica, è andata in scena la Granfondo Andrey Amador. Un evento che prende il nome dal suo fondatore: il corridore dell’Education Easy Post. Tra i tanti partecipanti erano presenti anche volti noti del ciclismo passato e presente, come Ivan Basso (insieme ad Amador in apertura, foto Pamela Jimenez).
La Granfondo Andrey Amador si è svolta domenica 12 febbraio (foto GFAA)I partecipanti sono stati più di seimila, una grandissima affluenza (foto eli_m_capon)La Granfondo Andrey Amador si è svolta domenica 12 febbraio (foto GFAA)I partecipanti sono stati più di seimila, una grandissima affluenza (foto eli_m_capon)
L’ambiente
Attraverso gli occhi del vincitore di due Giri d’Italia rivediamo questa Granfondo, un po’ per fare un “paragone” con le nostre e dall’altro per vedere il movimento amatoriale di un Paese diverso dall’Italia.
«Mi piace ogni anno – racconta Basso – fare delle Granfondo in Italia e all’estero dove c’è un un significato di amicizia e territoriale. L’evento di Andrey Amador ha tutto questo: è incredibile e ben organizzato. E’ molto simile alle nostre manifestazioni, ed è stata una vera festa del ciclismo, con 6.000 partecipanti. La Granfondo è nata da pochi anni ed ha avuto una crescita esponenziale, gli eventi durano per cinque giorni e c’è di tutto. Ci sono state delle visite sul territorio: dalla città di San José, passando anche per l’area dove vivono i coccodrilli, fino alla scoperta di luoghi nuovi. Dal venerdì prima della Granfondo iniziano tantissimi eventi correlati. Si inizia il mattino alle 9,30 con musica e risveglio muscolare, nel pomeriggio c’è stata la firma degli autografi. Il sabato dal pomeriggio fino a sera si è tenuto l’evento di chiusura prima della pedalata di domenica con deejay e tante attività diverse».
Tanto affetto per gli ospiti di Amador, la gente era curiosa di vederli e parlare con loro (foto GFAA)Strade ampie e ben asfaltate, un percorso svolto in costante sicurezza (foto rada_photo)Ai bordi tanta gente, ma soprattutto famiglie (foto rada_photo)Tanto affetto per gli ospiti di Amador, la gente era curiosa di vederli e parlare con loro (foto GFAA)Strade ampie e ben asfaltate, un percorso svolto in costante sicurezza (foto rada_photo)Ai bordi tanta gente, ma soprattutto famiglie (foto rada_photo)
La pedalata
Dalle foto si vede come la pedalata fosse il contorno ad una cinque giorni di festa continua. Tanti giochi per bambini e famiglie, interventi di autorità locali e molto altro.
«E’ strutturata – ci dice – come una delle migliori Granfondo europee, la sicurezza sulle strade è invidiabile. Noi dal giorno prima abbiamo potuto fare la ricognizione del percorso scortati da alcune moto. Il servizio di assistenza era praticamente continuo, con cinque punti ristoro ed altrettanti box di assistenza sul percorso. Le strade, poi sono davvero molto belle: larghe e perfettamente asfaltate. Era la prima volta che mi trovavo a pedalare in Costa Rica, in passato ho partecipato a Granfondo in Colombia e Panama. Il percorso non era molto impegnativo dal punto di vista altimetrico, però aveva dei panorami e degli scorci mai visti.
«Alla fine – riprende – è stato organizzato anche una specie di Expo post gara, con prodotti e stand per sponsorizzare il territorio. Sulle strade era presente un tifo paragonabile ad una tappa di un Grande Giro, noi ex corridori europei siamo stati accolti come delle super star. Per la gente era la prima volta nella quale potevano stare a stretto contatto con noi. Ho pedalato e parlato con tantissime persone che mi chiedevano continuamente cose sul ciclismo in Europa. Per loro l’Italia rappresenta un Paradiso a due ruote».
Il giorno prima dell’evento gli ospiti di Amador si sono concessi al pubblico con firme e una conferenza stampa (foto Greenmediacr)L’assistenza tecnica è stata fornita da Shimano, un partner di prim’ordine (foto Marco Sanchez)Il giorno prima dell’evento gli ospiti di Amador si sono concessi al pubblico con firme e una conferenza stampa (foto Greenmediacr)L’assistenza tecnica è stata fornita da Shimano, un partner di prim’ordine (foto Marco Sanchez)
Un sogno
In Sud America il ciclismo è uno sport di grande rilievo, la gente si appassiona e sogna di correre in Europa, nei grandi team WorldTour. Non è un caso che sulle strade del Giro o del Tour de France il tifo sudamericano sia uno dei più caldi ed accoglienti.
«Alla Granfondo – spiega Ivan Basso – erano presenti un po’ di ex corridori: Nibali, Contador, Rodriguez ed io. E’ davvero un sogno per i ragazzi, che hanno avuto modo di vedere corridori che hanno vinto grandi corse. Non si tratta solo di un modo per raccogliere fondi, ma anche per avvicinare la gente ancora di più al mondo del ciclismo. Siamo già d’accordo con Andrey (Amador, ndr) che l’anno prossimo proviamo a portare la maglia rosa ed il trofeo del Giro. Alla fine vedere ex ciclisti come noi che ridiamo e scherziamo con tutti fa capire cosa può lasciare questo sport: la condivisione della fatica ma anche una grande amicizia.
«Il sabato prima della manifestazione abbiamo fatto una conferenza stampa aperta a tutti dove ognuno di noi ha raccontato cosa ha significato il ciclismo per la propria vita. Siamo stati sommersi dalle classiche domande, ma parlare con la gente è parte di questo sport ed è sempre bello. Ci hanno chiesto cosa si prova ad entrare nell’Arena di Verona con la maglia rosa o qual è stato il momento più importante della nostra carriera. Oppure quale salita fosse più dura: il Mortirolo o lo Zoncolan? Il messaggio che Amador ha voluto lasciare con questa Granfondo è chiaro: fare qualcosa per il suo territorio e permettere a tutti di sognare un po’».
Abbiamo incontrato Ivan Basso in uni dei rari stop nelle sue giornate frenetiche. ecco come cresce il team 2024. Il mercato. La maglia. Il budget. Le idee
Fra poche ore saranno avversarie sulle strade della Omloop van het Hageland poco distante da Leuven con le loro nuove rispettive squadre. Barbara Guarischi e Ilaria Sanguineti sono state volute da SD-Worx e Trek-Segafredo per la loro capacità di interpretare il ruolo di lead-out. E diventare quindi le migliori ultime ruote per Lorena Wiebes ed Elisa Balsamo.
Barbara e Ilaria, o se preferite “Baby” e “Yaya”, sono amiche e si conoscono bene. La scorsa estate la prima ha vinto la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo grazie alla volata tirata dalla seconda. Sfruttando la loro simpatia e la loro loquacità, andiamo subito a sentire cosa ci hanno detto in questa intervista doppia dopo le prime gare disputate (e vinte) con le loro capitane.
Intesa perfetta. Sanguineti lancia Guarischi che vince l’oro ai Giochi del Mediterraneo 2022 (foto Coni)Intesa perfetta. Sanguineti lancia Guarischi che vince l’oro ai Giochi del Mediterraneo 2022 (foto Coni)
Due qualità che servono per fare il lead out e perché lo fai?
GUARISCHI: «Intelligenza, che comprende avere occhio, prendere posizione e capire che tipo di volata è. Poi responsabilità o sangue freddo per prendere le giuste decisioni. Mi sono ritrovata ad essere pesce-pilota perché è la cosa che mi riesce meglio e perché ci sono ragazze più veloci di me».
SANGUINETI: «Bisogna saper pensare per due. Dove passo io, deve passare anche la mia velocista. Ed anch’io dico sangue freddo. Penso di essere una ragazza altruista. Tiro le volate perché mi sento più felice a fare così che a vincerle io».
Treno ok. Guarischi e la sua SD Worx festeggiano la vittoria di Wiebes nella seconda tappa del UAE TourTreno ok. Guarischi e la sua SD Worx festeggiano la vittoria di Wiebes nella seconda tappa del UAE Tour
Un lead out è un velocista mancato oppure si nasce per quel ruolo?
GUARISCHI: «Credo che si nasca velocista e si diventi ultima ruota per necessità. Anche perché non è facile organizzare un treno. Tuttavia per quello che mi riguarda resta la voglia di giocarsi le proprie carte in volata quando c’è la possibilità.»
SANGUINETI: «Entrambe le cose secondo me. Se non sei un velocista, non puoi sapere come si deve muovere un lead out».
Qual è la cosa più facile e quella più difficile nel fare da lead out a Lorena/Elisa?
GUARISCHI: «La più facile è che Lorena si è fidata subito di me. Non perde mai la mia ruota. Di difficile invece nulla per il momento. Al UAE Tour eravamo solo in tre a gestire il suo treno ma siamo riuscite a vincere una tappa e fare un secondo ed un terzo posto».
SANGUINETI: «La più facile è che non dobbiamo dirci nulla, ci facciamo solo cenni con la testa. La più difficile forse è convincere Elisa che sta bene anche quando dice il contrario. E convincerla che è nel posto giusto nel treno. Nel complesso rispetto a quando eravamo in Valcar non ho notato nessuna differenza. O meglio, lei è ancora più forte».
Sanguineti sullo sfondo esulta per la vittoria di Balsamo a Valencia. Hanno ricominciato come si erano lasciate nel 2021 al Women’s Tour.Sanguineti sullo sfondo esulta per la vittoria di Balsamo a Valencia. Hanno ricominciato come si erano lasciate nel 2021 al Women’s Tour.
Che volata vuole Lorena/Elisa? Usa parole particolari nei momenti clou?
GUARISCHI: «Lorena vuole uno sprint fuori dal caos con una velocità che si alza in modo crescente e costante, cercando di occupare sempre una parte della strada fin da subito. Ho già visto che non dice nulla e che parla solo se c’è qualcosa che non va. E allora a quel punto poi parlo io con le altre dicendo cosa fare».
SANGUINETI: «Dipende da com’è il finale, l’ho capito col passare del tempo. Se c’è un arrivo piuttosto dritto, vuole una volata impostata per sorprendere le avversarie. Se invece l’arrivo è tecnico, vuole il rischiare il giusto. Elisa parla solo quando mi sta perdendo la ruota. Lei dice “Yaya” e io so già tutto quello che devo fare».
La spedizione azzurra al Mediterraneo 2022. Guarischi e Sanguineti sanno fare gruppoLa spedizione azzurra al Mediterraneo 2022. Guarischi e Sanguineti sanno fare gruppo
A chi ti ispiri nel fare questo ruolo?
GUARISCHI: «Tra gli uomini Morkov, ma ho sempre preso spunto da Tiffany Cromwell. Lei adesso ha un po’ cambiato le sue caratteristiche, ma quando eravamo assieme alla Canyon-Sram era lei che mi tirava le volate. Mi è sempre piaciuta per la sua intelligenza che usava nel pilotarmi».
SANGUINETI: «Nessuno in particolare. Anzi, devo dirvi che quando guardo le gare in televisione non faccio mai caso al lead out. Guardo la volata semplicemente».
Che caratteristica ruberesti all’altra e che qualità atletica ammiri in lei?
GUARISCHI: «Yaya ed io siamo molto simili però lei è più scalatrice di me. Mi piace la sua “cattiveria” nell’affrontare le salite o gli strappi. Diciamo che le ruberei più “fibre rosse” (sorride, ndr)».
SANGUINETI: «Vorrei la sua capacità di tenere molto bene le posizioni in gruppo. Barbara più giù della ventesima non ci va mai. A livello atletico è ben definita, una statua».
Euro 2022. La volata di Balsamo e Barbieri. Dietro si vede Sanguineti che prega mentre Guarischi si era spostata poco prima Confalonieri, Guarischi, Arianna Fidanza e Sanguineti formavano parte del treno azzurro a MonacoEuro 2022. La volata di Balsamo e Barbieri. Dietro si vede Sanguineti che prega mentre Guarischi si era spostata poco primaConfalonieri, Guarischi, Arianna Fidanza e Sanguineti formavano parte del treno azzurro a Monaco
Tre aggettivi per descrivere l’altra ed un particolare del suo carattere che apprezzi.
GUARISCHI: «Il primo che dico è pazza (risata, ndr). Poi aggiungo limatrice e generosa. Di lei mi piace il suo essere sempre sorridente e saper fare gruppo. Credo che anche questi aspetti ci accomunino».
SANGUINETI: «Attenzione che potrei toccare tasti dolenti, ma non lo faccio perché poi si offende. Quindi dico che è permalosa (ride anche lei, ndr), spericolata e soprattutto carismatica. Apprezzo che è una persona divertente. E’ un’ottima compagna di camera».
Come si batte il treno della squadra della Trek-Segafredo/SD Worx?
GUARISCHI: «Non l’ho ancora visto, ma onestamente non mi pongo questa domanda né per il loro treno né per quello di un’altra formazione. Il mio obiettivo è quello di far funzionare al meglio i nostri vagoni».
SANGUINETI: «Non ne ho idea, voglio scoprirlo nelle prossime gare. Al UAE Tour ho lavorato molto per Elisa e Gaia (Longo Borghini e Realini, ndr). Solo nell’ultima tappa abbiamo deciso nel finale con Slongo di buttarmi nella volata, ma non ho fatto attenzione a come era organizzata la SD-Worx».
L’abbraccio tra Balsamo e Sanguineti dopo il successo nella prima frazione della Volta ValencianaCromwell e Guarischi, qui al UAE Tour, sono ex compagne di squadra. L’italiana si è ispirata alla tedesca per il ruolo di lead outL’abbraccio tra Balsamo e Sanguineti dopo il successo nella prima frazione della Volta ValencianaCromwell e Guarischi, qui al UAE Tour, sono ex compagne di squadra. L’italiana si è ispirata alla tedesca per il ruolo di lead out
Fra voi due chi è più forte in volata?
GUARISCHI: «Beh, sono più forte io (sorride, ndr)… ma siamo entrambe perdenti in una volata con altre velociste!».
SANGUINETI: «Ha ragione Barbara. Lei è più velocista di me».
Come e dove si affina la sintonia con la propria velocista?
GUARISCHI: «Conosco Lorena da poco, ma siamo sempre state in camera assieme negli ultimi tre mesi ed abbiamo approfondito la conoscenza. In pratica ho visto più lei di mia madre. Credo che il fuori-gara faccia tanto per fidarsi. Poi contano anche le piccole cose più in gara che in allenamento».
SANGUINETI: «Elisa ed io abbiamo la fortuna di essere amiche da tanto tempo, quindi c’è una fiducia vera a livello personale. Abitando molto distanti tra noi, la nostra armonia la perfezioniamo di gara in gara. Per dire, a Valencia sorridevamo assieme più che per la sua vittoria, quanto per il mio quarto posto finale ottenuto sullo slancio della tirata».
UAE Tour. Guarischi e Wiebes finora hanno fatto quattro gare assieme. Tre erano per velocisteDue su due. Balsamo vince anche la seconda tappa della Valenciana lanciata da SanguinetiUAE Tour. Guarischi e Wiebes finora hanno fatto quattro gare assieme. Tre erano per velocisteDue su due. Balsamo vince anche la seconda tappa della Valenciana lanciata da Sanguineti
Pensavi di poter vincere così presto con Lorena/Elisa?
GUARISCHI: «Speravamo e volevamo vincere tutte e tre le tappe per velociste negli Emirati. Siamo andate là per creare sintonia e trovare una giusta misura. Onestamente me lo aspettavo di fare subito risultato».
SANGUINETI: «Sì, perché ci credevo tanto. Ero certa che le avrei tirato una volata perfetta. Avevo voglia di far vedere che eravamo tornate. Ci eravamo lasciate nel 2021 che Elisa aveva vinto l’ultima gara dell’anno con uno sprint che le avevo tirato al Women’s Tour con la maglia iridata appena conquistata. E ci siamo ripresentate alla Volta Valenciana allo stesso modo»
Quando ti sposti poi guardi sempre la volata?
GUARISCHI: «Dipende da come arrivo nel finale. Se sono distrutta non guardo nulla. Se invece la trenata è andata bene, allora tengo gli occhi sullo sprint. Perché se va tutto bene spesso si vince».
SANGUINETI: «Io guardo sempre la volata. Se poi so, come a Valencia con Elisa o al Mediterraneo proprio con Barbara, che la vinciamo allora me la godo tutta. Praticamente i miei occhi diventano telecamere fisse».
Barbara e Ilaria sono state spesso compagne di camera durante le gare con la nazionaleBarbara e Ilaria sono state spesso compagne di camera durante le gare con la nazionale
Nelle prossime volate in cui sarete fianco a fianco con i vostri treni, come ti comporterai con l’altra? Farete a spallate?
SANGUINETI: «C’è tanto rispetto fra di noi. Credo che forse qualche spallata senza cattiveria possa scapparci. Ma sì Baby, delle dolci spallate (ride, ndr)».
GUARISCHI: «Macché spallate. Ci rispettiamo a vicenda. Sappiamo quello che stiamo facendo e che siamo lì per lavorare, anche per cercare di vincere. Non ci saranno grandi problemi e mai ce ne sono stati. Insomma Yaya, niente spallate e solo abbracci (sorride, ndr)».
Il mondiale. Tre giorni dopo, il matrimonio. Poi il Simac Ladies Tour. Il fine stagione di Elisa Balsamo è stato vivace. Ma adesso si stacca e poi si riparte a mille
Il nome di Luca Oggiano salta fuori per la prima volta parlando con Dario Cioni dopo il record dell’Ora di Ganna. Si capisce presto che l’ingegnere sardo, amministratore delegato di NabaFlow (azienda specializzata in soluzioni fluidodinamiche), è una figura chiave negli sviluppi aerodinamici di casa Ineos. In realtà la sua collaborazione inizia ben prima, ma pochi lo sanno. C’è lui dietro lo sviluppo dei body da crono e le tante innovazioni introdotte di volta in volta dalla squadra britannica.
Qualche giorno fa, alla vigilia dei campionati europei di Grenchen, Oggiano era a Montichiari con la nazionale. E così, incuriositi circa il suo ruolo, lo abbiamo raggiunto nel suo ufficio di Stavanger, sul mare norvegese, dove vive ormai da 15 anni. Moglie e figli norvegesi, due battute sul sentirsi a volte come Checco Zalone e si comincia.
Il record dell’Ora di Ganna, lo scorso ottobre, è stato anche il risultato del lavoro di Luca Oggiano e NabaFlowL’Ora di Ganna, lo scorso ottobre, è stata anche il risultato del lavoro di Luca Oggiano e NabaFlow
Buongiorno Luca, l’incarico con la Federazione è in qualche modo il seguito della collaborazione con Ganna?
Lavoriamo verso Parigi, per implementare alcune delle esperienze che sono state fatte con Filippo e con il gruppo di Villa più che altro per la pista. Un misto di sviluppo per la posizione degli atleti, ma anche i materiali e il coordinamento dello sviluppo aerodinamico, sia per il quartetto femminile sia per quello maschile.
Questo significa che per Parigi si lavora a nuovi materiali?
Il problema è che abbiamo tempistiche ridotte. Va consegnato tutto prima dei mondiali di agosto, quindi ci sono alcuni progetti in fase di sviluppo e altri che sarà complicato implementare. Non posso dire proprio tutto nei dettagli, ma ci sono lavori sugli atleti e sulla posizione che possiamo continuare a sviluppare anche dopo la data di agosto. Invece per i materiali abbiamo questo limite, quindi alcune cose saranno nuove e le vedrete un po’ più avanti. Altre invece saranno un’ottimizzazione di quello che c’è già.
Che tipo di lavoro stavate facendo a Montichiari?
Siamo andati per fare la scansione 3D completa degli atleti e fare l’ottimizzazione delle posizioni in maniera digitale, che è la base del lavoro che abbiamo fatto anche con Ganna. Utilizziamo tecniche di animazione misti a simulazioni sul cloud, con software proprietario che è stato utilizzato anche per tutto quello abbiamo fatto nel record di Filippo.
La scansione in 3D della posizione degli atleti permette di ridurre la mole dei test in galleriaLa scansione del sistena competo di atleta e bici permette di creare simulazioni digitaliQuesti test vengono accolti in modo diverso dai vari atleti, ma i vantaggi sono misurabiliLa scansione in 3D della posizione degli atleti permette di ridurre la mole dei test in galleriaLa scansione del sistena competo di atleta e bici permette di creare simulazioni digitaliQuesti test vengono accolti in modo diverso dai vari atleti, ma i vantaggi sono misurabili
Quali vantaggi si hanno?
Si ottimizzano prima di tutto i tempi, perché si riesce a fare centinaia di simulazioni in maniera molto fluida e si riducono anche i tempi dei test degli atleti. Non si va più in galleria a testare 50-60 possibili posizioni, magari anche un pochino a caso, ma si lavora avendo già un’idea abbastanza chiara di quello che si vuole cambiare o migliorare per quel che riguarda la posizione degli atleti. Lo stesso approccio viene fatto con i materiali e quello che si può sviluppare. Il cambiamento più grosso però è successo tre anni fa.
Che cosa è successo tre anni fa?
Abbiamo iniziato a implementare le tecnologie della Formula Uno, fondamentalmente. Simulazioni 3D, fatte in maniera molto più accurata, molto più veloce, molto più scalata. Gli studi sull’aerodinamica si sono evoluti. Se uno riesce a ottimizzare l’aerodinamica in qualsiasi frangente, i vantaggi sono palesi. Saranno chiaramente superiori nella pista, leggermente inferiori nelle crono. In ogni caso, più diminuisce la velocità e minore è l’influenza dell’aerodinamica. Quando si va in salita, ad esempio, non diminuisce solo la velocità, ma non si tiene una posizione costante. Insomma, ci sono tanti altri fattori che diventano determinanti.
Quindi l’aerodinamica nelle gare in linea è meno incisiva?
In una classica, per esempio, o in una delle frazioni nelle quali si sta davanti e si tira, l’aerodinamica ha un ruolo fondamentale. Insomma, le medie al Tour de France dell’anno scorso erano paurose. Ecco, a quel livello l’aerodinamica ha un ruolo abbastanza importante. Come pure in alcuni sprint.
Il lavoro di Luca Oggiano e di NabaFlow con la nazionale tende a ottimizzare la resa aerodinamicaIl lavoro di Luca Oggiano e di NabaFlow con la nazionale tende a ottimizzare la resa aerodinamica
Il ciclismo è il focus principale della vostra azienda?
Siamo una startup nata tre anni fa, quindi siamo piccolini. Lo sport è uno dei nostri business principali. L’idea è quella di trasferire allo sport professionistico le tecnologie arrivate dalla Formula Uno. Poi però lavoriamo anche con ponti, con la fluidodinamica all’interno dei palazzi, quindi all’interno delle città. Pale eoliche, fluidodinamica per quel che riguarda le strutture offshore. Quindi la nostra attività è anche implementare metodologie e tecnologie in un ambiente molto più grande. Siamo molto focalizzati sul green shift, cerchiamo di aiutare le aziende a risparmiare il cemento e l’acciaio.
Come procederà il lavoro con la nazionale?
L’idea è di ottimizzare i tempi. I test delle simulazioni saranno la base per fare quelli in velodromo ed essere sicuri che gli atleti riescano a produrre la potenza necessaria e a mantenere la posizione anche con un certo comfort. Poi andremo in galleria del vento a Milano.
Ci sono tuoi colleghi che escludono i test in velodromo e ritengono attendibile solo la galleria?
Nel 2023 non si può ragionare così. Le tre fasi sono complementari, non ci si può permettere di rinunciare a uno dei passaggi. Come in Formula Uno, non esiste che si porta la macchina dalla simulazione alla gara: prima si fa pista.
Lavorate anche con altri sport?
Siamo collaboratori del Comitato olimpico norvegese. Quindi per esempio ai mondiali di di sci alpino tutti gli atleti norvegesi hanno collaborato con noi, utilizzando il nostro software. Qualsiasi sport, soprattutto quelli invernali verso le prossime Olimpiadi e anche il triathlon, dal punto di vista aerodinamico sono gestiti da noi.
NabaFLow è stata fondata nel 2018 da Siri Kalvig, Knut Erik Gijlarhus e Luca OggianoAl centro del lavoro di NabaFlow c’è l’esportazione nello sport delle esperienze maturate in Formula UnoLa collaborazione fra Oggiano e il Team Ineos ha dato ottimi frutti nel record dell’Ora di GannaNabaFLow è stata fondata nel 2018 da Siri Kalvig, Knut Erik Gijlarhus e Luca OggianoAl centro del lavoro di NabaFlow c’è l’esportazione nello sport delle esperienze maturate in Formula UnoLa collaborazione fra Oggiano e il Team Ineos ha dato ottimi frutti nel record dell’Ora di Ganna
Come si conciliano aerodinamica e comfort?
Dipende dalla disciplina. Il record dell’Ora era una cosa estrema. Abbiamo lavorato tantissimo con i triatleti, dove serve guardare il bilanciamento tra comfort e prestazione aerodinamica. Alcune discipline richiedono sforzi più brevi, come un inseguimento che dura minuti. Allora si può spingere di più sul lato del discomfort, facendo però in modo che la potenza prodotta dalle gambe sia massimizzata.
I ragazzi recepiscono questi ragionamenti?
Ganna è uno di quelli che ha sposato la causa con la mente aperta, anche capendo che alcuni passi a volte portano un po’ di fatica aggiuntiva per trovare la soluzione migliore. Potrebbe significare fare un giorno di test in più in galleria o in velodromo. Passaggi che da alcuni sono visti come una perdita di tempo, ma che in realtà sono molto importanti. Lo scopo è fargli capire che con quella mezza giornata in galleria possono guadagnare quanto otterrebbero in un mese di allenamento. Ogni atleta la prende in maniera diversa. Alcuni sono molto aperti, altri sono quasi infastiditi, ma non li conosco ancora bene.
Se doveste rifare domani il record dell’Ora, avresti variazioni da proporre?
Sì, ci sono alcune cose che in realtà sarebbero da implementare. Alcune sul lato comfort, perché non abbiamo avuto tanto tempo per sviluppare una sella dedicata e Filippo ne ha sofferto. E poi ci sono i cambiamenti per quel che riguarda i nuovi regolamenti della posizione. Filippo è molto alto e potrebbe averne dei vantaggi. Con Ineos abbiamo cominciato a lavorarci, ma anche per lui dovremo trovare lo spazio per fare dei test. Il suo calendario non ha molti spazi liberi.
Abbiamo proposto ad Adriano Malori di studiare una serie di foto di Ganna sulla bici da crono. Una lezione che fa bene alla nostra passione per questo sport
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Villemur sur Tarn, Francia. Oggi si corre. E lo si capisce subito. Rispetto a ieri in casa si respira un filo in più di tensione, specialmente in coloro che devono gareggiare appunto. I ragazzi del CPS Professional Team fremono.
La casa pulsa, ma è meno rumorosa. C’è concentrazione ed è normale. Anzi, è giusto. In fin dei conti è la prima corsa dell’anno e per di più, essendo in Francia, si gareggia contro avversari che non si conoscono: due incognite mica da ridere.
Chi non corre parte alla scoperta del tracciato di domenica. Da notare il vetro ghiacciato (temperatura -1°)Si gioca a scacchi sullo smartphoneI ragazzi del sopralluogo sono tornati e si sono “gettati” nel fuoco. Freddo inaspettato in FranciaChi non corre parte alla scoperta del tracciato di domenica. Da notare il vetro ghiacciato (temperatura -1°)Si gioca a scacchi sullo smartphoneI ragazzi del sopralluogo sono tornati e si sono “gettati” nel fuoco. Freddo inaspettato in Francia
La tensione sale
Però i ragazzi non perdono il buonumore. Neanche quando aprono la porta e scoprono che di fuori c’è un freddo cane. I quattro atleti, Joan Rolando, Gabriele De Fabritiis, Simone Di Zio e Tommaso Bambagioni che devono correre domani infatti devono andare alla scoperta del percorso. E si sa che pedalare così non è il massimo della vita. Sul vetro del furgone c’è un dito di ghiaccio.
Restiamo in casa. Noi lavoriamo, gli altri sono piuttosto silenziosi, ammazzano il tempo giocando a scacchi sullo smartphone, gironzolando tra una stanza e l’altra… Si aspetta il pranzo.
Bambagioni era il meccanico. Ha seguito la corsa in ammiraglia. Secondo i suoi compagni si è risparmiato un po’ di freddo!I padroni di casa, i ragazzi della Villemur sur Tarn CyclismeSull’attacco manubrio ogni corridore ha il numero dell’atleta da marcareBambagioni era il meccanico. Ha seguito la corsa in ammiraglia. Secondo i suoi compagni si è risparmiato un po’ di freddo!I padroni di casa, i ragazzi della Villemur sur Tarn CyclismeSull’attacco manubrio ogni corridore ha il numero dell’atleta da marcare
Compagni totali
In questa attesa dopo un’oretta abbondante rientrano i quattro in avanscoperta. Tremano e si fiondano nel camino. Ci mettono mani e piedi. «Ad un certo punto – dice Rolando – sembrava fosse calata la nebbia. Siamo scesi in un punto più umido. Le lenti degli occhiali si sono appannate e quando col dito sono andato per pulirle è venuta via una crosta di ghiaccio». Dopo questa, chi deve correre è ufficialmente nel pallone!
Tutti collaborano. Chi fa la pasta, chi lava i piatti. Mangia prima chi corre, poi agli altri. E questa collaborazione si fa più forte una volta arrivati al ritrovo. Con i quattro che supportano gli altri sei: gli montano i numeri sulle bici e gli fanno persino i massaggi.
Senza contare il tifo in gara. L’hanno vissuta in prima persona. «Bravi, bravi. Sono davanti. Compatti, da vera squadra», esclama De Fabritiis.
Per tutta la corsa i ragazzi del CPS Professional Team sono rimasti davanti e compattiGli spagnoli hanno ottenuto un terzo posto, ma molti si sono ritirati. Eccoli entrare man mano dentro una vettura per ripararsi dal freddo I dati dei ragazzi a fine gara… Un dispendio energetico importantePrime impressioni dopo la gara. In serata Bardelli terrà un debriefingPer tutta la corsa i ragazzi del CPS Professional Team sono rimasti davanti e compattiGli spagnoli hanno ottenuto un terzo posto, ma molti si sono ritirati. Eccoli entrare man mano dentro una vettura per ripararsi dal freddo I dati dei ragazzi a fine gara… Un dispendio energetico importantePrime impressioni dopo la gara. In serata Bardelli terrà un debriefing
Figurone CPS
La gara è come da noi. Il ritrovo, la riunione dei diesse richiamata con un urlo dalla giudice. E’ il bello del ciclismo giovanile e genuino. Il CPS Professional Team si piazza proprio in prossimità della riunione dei diesse. Tutti devono passare di lì e tutti notano le bici uguali. «Colnagò! Bon velò», dicono i francesi. Forse più colpiti dal fatto che le bici fossero tutte uguali, piuttosto che dal modello. In Francia ognuno corre con la propria bici.
E il figurone qui in Francia lo hanno fatto anche in corsa, almeno in parte. «Oh ma qui sono matti: vanno piano sugli strappi e a tutta in discesa. Comunque si vedeva che eravamo i più forti», ha detto Russo appena dopo la corsa.
E tutto sommato ha ragione. Solo che lo hanno “dimostrato troppo” e nel momento sbagliato della corsa. Insomma hanno scoperto le carte e quando c’è stato un attacco tutti gli altri li aspettavano al varco.
Errori di gioventù. La cosa che fa sorridere è che Dario Giuliano, nome italiano ma francese di fatto, ha fatto esplodere il suo vantaggio proprio nei 3 chilometri di “terra di nessuno” indicati da Bardelli nella riunione della vigilia. Poi i CPS hanno provato a chiudere, ma ormai era tardi.
Le risposte però sono state positive. Le gambe c’erano. Un ragazzino come Lorenzo Finn alla prima da juniores è stato protagonista. Il più deluso è forse Matthias Schwarzbacher, 15°, colui che alla vigilia voleva attaccare. Ma una gara corposa l’hanno fatta anche Tommaso Farsetti e Danil Shyrin: sempre nel vivo della corsa. «Dovevamo parlarci di più», ammette Farsetti nel viaggio di rientro verso la casa.
Dario Giuliano (classe 2005) da solo al traguardo. La Mapei Classic è suaDario Giuliano (classe 2005) da solo al traguardo. La Mapei Classic è sua
Sognando Nibali
Ma in tutto ciò, mentre si pensa e ripensa su quanto accaduto e mentre si aspetta il debriefing per la corsa andata e la riunione per quella che verrà, merita due parole il vincitore, Dario Giuliano.
Quando a due giri e mezzo dall’arrivo è scattato, gli altri ragazzi del CPS a bordo strada hanno subito commentato la sua pedalata potente: «Avete visto “raga”, quanto spingeva. Ed era pure a bocca chiusa».
Quando Giuliano taglia il traguardo ha tutto il tempo di godersi l’arrivo della prima frazione della Challenge Anthony Perez.
«Era la prima volta che arrivavo da solo in una gara – dice Giuliano – e infatti ho avuto un po’ paura che succedesse qualcosa. Conoscevo i distacchi, lo vedovo dalla modo e me li dava l’ammiraglia. E conoscevo anche questa corsa. Io vivo verso i Pirenei, a 200 chilometri da qui, ma la mia squadra (la Cyclisme Comminges – Garonne, ndr) non è di questa zona. Lo scorso anno avevo fatto settimo e volevo fare bene. Certo, non pensavo di vincere»
«Il mio nome italiano? Mio nonno era di Cuneo. Capisco qualche parola d’italiano ma non lo parlo. Però il mio corridore preferito è italiano. Anzi, era: Vincenzo Nibali».
Intanto mentre pubblichiamo questo articolo in casa CPS si mangia. Un riso fumante per i ragazzi, un buon rosso per noi grandi. E via a sognare altri traguardi. E con le gambe di oggi si può sognare eccome…
Francia senza leader a Tokyo. Con le defezioni di Alaphilippe e Bardet e con Pinot ancora malconcio, chi porterà Voeckler alle Olimpiadi? Non sarà facile
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L’urlo per celebrare la vittoria della Coppa San Geo di Davide Persico viene portato via dal forte vento che ha contraddistinto tutta la giornata. Il bergamasco ha regolato il gruppo in una volata ristretta sul traguardo di San Felice del Benaco, paese che si affaccia sulla sponda bresciana del lago di Garda (in apertura foto Rodella). Il velocista della Colpack Ballan è stato di parola, ci aveva detto, pochi giorni fa, di volersi prendere la squadra sulle spalle, e così è stato.
A completare il podio, insieme a Persico e Bruttomesso c’è D’Amato della Biesse Carrera (foto Rodella)A completare il podio, insieme a Persico e Bruttomesso c’è D’Amato della Biesse Carrera (foto Rodella)
Buona la prima
Scherzando diciamo a Persico che la nostra intervista a casa Santini gli ha portato fortuna e lui sorride. Il Team Colpack-Ballan oggi ha preso le redini della corsa fin dai primi chilometri, a testimonianza che l’obiettivo era chiaro: vincere.
«E’ stata una gara un po’ nervosa – dice Persico – essendo la prima, tutti avevano qualche dubbio sulla condizione e puntavano a stare davanti, per non trovarsi a rincorrere. Noi abbiamo cercato di restare sempre nelle prime posizioni, ma la corsa è stata sempre incerta. I due circuiti finali erano veloci, ma con due strappi importanti che man mano hanno sgretolato il gruppo. Negli ultimi tre giri c’era davanti un mio compagno (Romele, ndr), aveva anche lui possibilità di fare risultato.
«Io stavo bene, mi sono messo sulla ruota degli altri ed ho aspettato paziente il momento giusto. Devo ringraziare i miei compagni, soprattutto Romele che, dopo essere stato in fuga, mi ha dato una mano a prendere una migliore posizione per la volata. Ci tenevo a partire bene, è una gara speciale per me, l’ho vinta due anni fa e nel 2022 sono arrivato terzo».
La Colpack si è messa in luce fin dai primi chilometri dettando il ritmoIl CTF è stata la seconda squadra per impegno profuso nel controllare la corsaLa Colpack si è messa in luce fin dai primi chilometri dettando il ritmoIl CTF è stata la seconda squadra per impegno profuso nel controllare la corsa
Ecco Bruttomesso
Alle spalle di Persico, con una volata di rimonta, si è piazzato Bruttomesso, alla sua prima corsa con il CTF. Sul palco qualcuno gli dice che è un secondo posto d’oro. Lui sorride, ma lo sguardo trasmette poca convinzione nelle parole ascoltate.
«Sono contento del risultato – dice – mi sentivo bene e le sensazioni erano ottime, anche in corsa mi sentivo veramente bene. Sullo strappo finale sono andati via inizialmente in due, successivamente siamo scollinati in tre. Ma in men che non si dica, ad un chilometro dalla fine ci hanno ripreso a causa della poca collaborazione tra di noi. Mi sono comunque lanciato nella volata perché stavo bene, un po’ di rammarico c’è, non posso nasconderlo.
«Il cambio di squadra – riprende dopo l’interruzione per le interviste in diretta – l’ho sentito. Complice anche il fatto che non ho più la scuola a cui pensare. Mi sono allenato bene durante l’inverno, con tante ore sulla bici. Ho modificato un po’ la preparazione lavorando un po’ anche in palestra, la differenza si sente».
Persico abbraccia i compagni dopo la vittoria, questo successo è da dividere con loroUn buon secondo posto per Bruttomesso che al suo secondo anno da U23 cercherà di confermarsiPersico abbraccia i compagni dopo la vittoria, questo successo è da dividere con loroUn buon secondo posto per Bruttomesso che al suo secondo anno da U23 cercherà di confermarsi
Esperienze comuni per crescere
La cosa che accomuna Persico e Bruttomesso è la voglia di emergere, che passa anche per le corse all’estero. Il CTF porta i propri ragazzi oltre confinegià da qualche stagione, soprattutto verso Est. Da quest’anno l’obiettivo è puntare al Nord, per trovare una nuova scuola dalla quale imparare. Ce lo hanno confermato anche in mattinata, prima della partenza, i diesse. I ragazzi fremono per queste nuove opportunità e non vedono l’ora di partire.
Per la Colpack, invece, la novità è più fresca, lo avevamo raccontato quest’inverno quando i calendari erano da definire: «Anche con la squadra – conferma Persico – ci siamo dati l’obiettivo di essere più competitivi in ambito internazionale. Andremo a fare qualche gara in Belgio e in Croazia il prossimo mese, dove cercheremo di fare del nostro meglio e di crescere. Si è visto negli ultimi anni come il velocista deve tenere anche sugli strappi, il percorso della San Geo ne è la prova.
«Mi sono allenato tanto per diventare un corridore sempre più e anche lui (dice indicando Bruttomesso, ndr) si vede che è più preparato. Siamo due velocisti importanti per il movimento giovanile italiano e sfidarsi così a viso aperto non può che alzare il livello di entrambi. Di sicuro ci rivedremo anche al Giro d’Italia Under 23 e saranno altre belle volate».
BikeandTaste apre il 2023 con nuovi eventi con al centro il territorio e la bicicletta. Il volto di queste esperienze, entrambe in Toscana, sarà quello di Paolo Bettini. La perfetta guida per scoprire questa regione ricca di gusto, ampi spazi e meraviglie della natura. Che vanno dal mare alla montagna, il tutto in un battito di ciglia.
«La Greenfondo – dice Bettini – è un evento che vuole far scoprire agli appassionati le strade della mia regione. In particolare quelle che sono state la mia palestra per tutti gli anni in cui sono stato professionista. Il tutto però con uno sguardo alla natura, infatti a Larderello c’è un comprensorio geotermico, uno dei pochi in Europa e l’unico in Italia. Il centro degli eventi sarà il comune di Pomarance, dove partiranno i percorsi di entrambi gli eventi».
La Greenfondo ripercorre le strade che Bettini percorreva tutti i giorni in allenamentoLa Greenfondo ripercorre le strade che Bettini percorreva tutti i giorni in allenamento
Le strade del Grillo
Quelle intorno a Pomarance sono salite e colline sulle quali Paolo Bettini ha costruito i successi della sua carriera. La Greenfondo, giunta alla sua 23ª edizione, raccoglie tutte queste strade, dando la possibilità agli appassionati di pedalare sulle strade del Grillo.
«Si tratta di una pedalata cicloturistica – spiega il due volte campione del mondo – che si terrà il 4 giugno. La volontà è quella di creare una vera e propria esperienza attorno a questo territorio, che vada dal giovedì alla domenica. Dall’1 giugno, infatti, si aprirà la Pedala con Gusto Experience, una quattro giorni di avvicinamento per vivere la Val di Cecina scoprendo la vera toscanità. Pedalare sulle strade della geotermia è stimolante dal punto di vista agonistico, ma non bisogna trascurare la cultura intorno a questo territorio. I partecipanti avranno la possibilità di visitare tre centrali geotermiche.
«I percorsi – continua Bettini – saranno tre: Light, Classic, Marathon, con la presenza di quattro punti di ristoro. L’obiettivo non è quello della competizione ma di dare a tutti la possibilità di divertirsi e godersi l’esperienza senza pressioni».
La GeoGravel Tuscany è alla sua prima edizione, una bella iniziativa per vivere la bici a 360 gradiUn percorso che porterà i partecipanti dal mare alla montagnaLa GeoGravel Tuscany è alla sua prima edizione, una bella iniziativa per vivere la bici a 360 gradiUn percorso che porterà i partecipanti dal mare alla montagna
Pedalare sui sentieri metalliferi
La grande novità proposta da Paolo Bettini è nel gravel, disciplina scoperta di recente e della quale si è già innamorato. A settembre, nel terzo weekend del mese, si terrà la prima edizione della GeoGravel Tuscany.
«Dopo la pandemia – racconta – ho scoperto questo nuovo modo di pedalare, lontano dal traffico e a pieno contatto con la natura. Nuovi spazi nei quali non mi ero mai addentrato, parchi regionali che portano da Siena fino alla costa etrusca. Ho subito pensato che questo “parco giochi” dovesse essere valorizzato, così insieme al comune di Pomarance abbiamo creato questo evento. La GeoGravel Tuscany è alla sua prima edizione, si pedala sulle strade grigie, rese tali dalla presenza di metallo nel suolo. Gli amanti del gravel qui avranno tutto quello di cui necessitano: boschi, colline, viste mozzafiato e tanta avventura».
«In questo caso – continua Bettini – i percorsi saranno quattro: corto, medio, lungo e ultra. L’ultimo è pensato per i temerari, coloro che amano spingersi sempre oltre. 243 chilometri con partenza da Pomarance fino ad arrivare a un passo da Siena e da lì ritornare verso il mare, attraversando la Val di Cecina. La libertà dei partecipanti è alla base di questo evento, nel comune di Pomarance verrà posizionato il tappeto per le partenze. L’orario indicativo di inizio, per chi vuole fare il percorso ultra, sarà intorno alle 15 di sabato. Ma ognuno potrà partire all’orario che ritiene opportuno. Nella giornata di domenica tra le 7 e le 9 del mattino sarà dato il via, anche in questo caso simbolico, agli altri tre percorsi. L’unica cosa è che sarà consigliato ai partecipanti di scaricare un’applicazione che ci aiuterà a tenere monitorati gli spostamenti, si tratta di una questione di sicurezza per garantire un pronto intervento in qualsiasi situazione».
La GeoGravel Tuscany permetterà di perdersi nei boschi della Val di CecinaNell’arco dei restanti mesi ci saranno altre attività con protagonista sempre BettiniLa GeoGravel Tuscany permetterà di perdersi nei boschi della Val di CecinaNell’arco dei restanti mesi ci saranno altre attività con protagonista sempre Bettini
Toscanità e divertimento
Il comune di Pomarance domina, dall’alto della sua collina, la Val di Cecina. Si tratta di un insediamento nato intorno al XII° secolo. E’ un paese di grande importanza storico-culturale, famoso per il proprio palio. Si tiene la seconda domenica di settembre, e si tratta di un evento davvero unico. Non ci sono cavalli e fantini ma attori. Quello di Pomarance è un palio teatrale: le contrade sono chiamate a mettere in scena delle opere con un tema scelto da una giuria. I contradaioli creano tutto: scenografie, testi e quant’altro. Le rappresentazioni teatrali colorano la domenica fino a tarda sera quando viene decretato il vincitore.
«Non c’è solo la bici – fa eco Bettini – ma un territorio intero da gustare e scoprire. Cibo, vino, arte e tradizione. Il bello è unire tutte queste cose attraverso lo sport che è prima di tutto salute e amore per l’ambiente che ci circonda».
Nel mezzo BikeandTaste propone attività anche in Valdobbiadene, tra colline e vignetiNel mezzo BikeandTaste propone attività anche in Valdobbiadene, tra colline e vigneti
Non solo Toscana
Nel progetto di BikeandTaste non ci sono solo le strade, sterrate o meno della Toscana, ma anche quelle della Valdobbiadene. Con la primavera si presenta l’occasione giusta per la Prosecco Bike Experience: gite, pedalate e degustazioni. Circondati dai vigneti, patrimonio Unesco, sono la cornice perfetta di questo territorio, nella quale potrete assaporare la natura e tuffarvi nella storia.
Dal 23 al 26 di marzo chiunque potrà immergersi nella bellezza della natura, del relax della bici. Una combinazione perfetta per rendere il vostro weekend indimenticabile, con speciali itinerari sulla Strada del Prosecco e attraverso i luoghi della memoria della Grande Guerra.
Una settimana dopo la Sanremo, torniamo con Paolo Bettini sulla volata che ha permesso a Pogacar di battere Pidcock. E il toscano ha trovato qualche sbavatura
Senza girarci troppo attorno, questa stagione per Michael Belleri può rappresentare il definitivo trampolino di lancio per guadagnarsi una chiamata tra i professionisti. D’altronde il 23enne bresciano di Polaveno la categoria superiore l’ha assaggiata l’anno scorso con una ventina di gare nel calendario della sua Biesse-Carrera.
Per passare “di là” Belleri sa di essere ormai nella formazione giusta e di poter contare su due diesse preparati come Milesi e Nicoletti. Ed è altrettanto consapevole che dovrà dare un seguito alle ultime due annate in cui ha dimostrato di saper vincere. I sigilli ottenuti nel 2022 a Castelfidardo (stessa gara vinta anche l’anno prima) e a Parabiago sono una parte del biglietto da visita che vorrebbe completare nei prossimi mesi aggiungendo una maggiore continuità. Come ci ha detto lui, sa a chi ispirarsi e quale potrebbe essere il suo ruolo. Tutti spunti utili che prende leggendo gli approfondimenti dei corridori sul web.
Castelfidardo 2022. Belleri anticipa allo sprint Busatto, uno di cui vorrebbe seguire le orme (foto facebook/Rodella)Parabiago 2022. Belleri esulta al termine di una stoccata in vista del traguardo (foto instagram)Castelfidardo 2022. Belleri anticipa allo sprint Busatto, uno di cui vorrebbe seguire le orme (foto facebook/Rodella)Parabiago 2022. Belleri esulta al termine di una stoccata in vista del traguardo (foto instagram)
Michael com’è andato l’inverno?
Con la squadra abbiamo fatto circa venti giorni di ritiro in Spagna a Denia. Le sensazioni sono buone e mi sembra di stare bene. Anche gli ultimi allenamenti in vista delle prime gare (debutto stagionale oggi alla San Geo, ndr) hanno dato buoni riscontri. Mi sento pronto, anche se proprio queste prime gare sono sempre delle incognite. Non mi preoccupo se non andranno secondo i piani, non mi esalterò troppo se andranno bene. Quest’anno voglio fare più attenzione a certi aspetti.
Avverti un po’ di pressione quindi?
Quella c’è sempre, ma me la metto da solo. Da parte di squadra e staff non ne ho, loro mi supportano sempre e in tutto. Diciamo che essendo al secondo anno elite, voglia e motivazioni non mi mancano. Cercherò di essere regolare. Poter passare pro’ con cinque vittorie o nessuna onestamente mi cambia poco. Certo vincere aiuta sempre, ma guardate Colleoni, mio ex compagno, che nel 2020 fece sei secondi posti. Oppure Busatto l’anno scorso che ne fece otto. Da dilettanti non hanno mai vinto, ma si sono meritati un contratto in formazioni importanti, facendo in totale una marea di piazzamenti nei cinque. Sono due esempi che vorrei seguire.
Belleri può contare sugli insegnamenti di diesse preparati come Marco Milesi(foto facebook)Alla Biesse-Carrera, dallo scorso anno c’è anche Dario Nicoletti (foto facebook)Belleri può contare sugli insegnamenti di diesse preparati come Marco Milesi (foto facebook)Alla Biesse-Carrera, dallo scorso anno c’è anche Dario Nicoletti (foto facebook)
Sei un corridore che va bene sugli strappi e col colpo da finisseur. Quali altre caratteristiche hai?
Sono più a mio agio sui percorsi misti, ma anche su salite medio-lunghe riesco a tenere piuttosto bene chi è più scalatore di me. Nel 2021 avevo fatto decimo sul Monte Grappa a 50” dal vincitore. Dovrei lavorare molto di più sugli sprint perché spesso si arriva in gruppetto ed è fondamentale avere uno spunto veloce. Le mie prerogative principali però sono tirare per i compagni o andare in fuga. Sono le cose che mi riescono meglio. Non ho paura di prendere vento in faccia.
Queste sono qualità sempre molto apprezzate dalle squadre professionistiche.
Lo so, infatti. L’anno scorso su venti gare disputate con i pro’, in sette sono andato in fuga. Su tutte ricordo quella alla Agostoni con 140 chilometri all’attacco con altri corridori. Oppure quando nel 2021 ho corso il Giro di Toscana con la nazionale ed ho aiutato De Marchi, il nostro capitano, a prendere una delle ultime salite davanti. Lui arrivò secondo e a fine gara venne da me a dirmi «Bravo giovane». Fu una grande soddisfazione. E’ anche da quel momento che ho pensato che io tra i pro’ potrei e saprei essere adatto come gregario.
Belleri è un corridore che ama attaccare ma tende anche a sprecare troppo (foto instagram)Su salite medio-lunghe riesce a difendersi ma preferisce gli strappiBelleri è un corridore che ama attaccare ma tende anche a sprecare troppo (foto instagram)Su salite medio-lunghe riesce a difendersi ma preferisce gli strappi
E dal punto di vista tattico invece come se la cava Michael Belleri?
Sto imparando a gestire le energie fisiche e mentali. Spesso spreco molto. L’anno scorso a maggio a Monte Urano ho fatto terzo dietro Raccani e Lucca, ma Marco (il diesse Milesi, ndr) era arrabbiatissimo con me. Mi ha dato dei nomi (sorride, ndr), perché quel giorno avevo vinto tutti i traguardi volanti e i gpm, non mi ero risparmiato, ma avevo buttato via la corsa. Due settimane dopo sono tornato nelle Marche con Dario (l’altro diesse Nicoletti, ndr). Lui, memore di quell’episodio, mi ha detto che mi avrebbe indicato dalla radio quando muovermi nel finale.
E come è andata?
Bene, ha avuto ragione lui, perché ho vinto. Quest’anno dovrò seguire meno il mio istinto. Ho capito dove sbagliavo. Insomma, andrò sempre all’attacco, ma usando molto di più la testa.
Nel 2022 Belleri ha indossato la maglia della nazionale ai Giochi del Mediterraneo (foto instagram)Nel 2022 Belleri ha indossato la maglia della nazionale ai Giochi del Mediterraneo (foto instagram)
Appunto, cosa ti hanno detto i tuoi due tecnici durante il ritiro?
Marco e Dario mi hanno responsabilizzato molto. Sono alla quarta stagione in Biesse-Carrera e sono uno dei più “vecchi” assieme a Belletta, arrivato quest’anno. Mi chiedevano consigli sulle strade da fare e sui miei compagni, lasciandomi anche qualche libertà in più in allenamento. Questo è un aspetto che mi dà morale perché Marco e Dario se ne intendono. Se fanno così significa che hanno visto qualcosa in me che posso trasmettere agli altri.
Da dove nasce questa esperienza?
Sono tutte cose imparate sulla strada e rubando qualche trucco del mestiere agli altri corridori, leggendo tutti i vostri articoli, specie quelli sulla preparazione. Vi confesso, anche se ve ne sarete accorti dalle mie “reazioni social” sotto i vostri profili (sorride nuovamente, ndr), che mi piacciono tutti e mi aiutano a trarre un vantaggio.
Nel 2022 Belleri ha disputato venti gare in mezzo ai professionisti (foto instagram)Nel 2022 Belleri ha disputato venti gare in mezzo ai professionisti (foto instagram)
Questo ci fa davvero piacere Michael, ma non distraiamoci che il 2023 agonistico è iniziato! Che programma avrai?
Andiamo avanti… (piccola risata e breve silenzio, prima di tornare serio, ndr). Indicativamente dovrei fare lo stesso calendario della passata stagione. Correremo in mezzo ai pro’ a Laigueglia, Larciano, Per Sempre Alfredo, Giro di Sicilia ed altre che vedremo più avanti. Per una di queste un piccolo obiettivo però ce l’ho. Mi piacerebbe vincere o andare molto forte al Città di Brescia, la corsa che si disputa in notturna. Non è proprio adatta a me però per me è la gara di casa, o meglio dei sogni. Le luci, il pubblico e il tifo rendono l’atmosfera magica come se fosse uno stadio o una kermesse delle stelle.