L’inverno del Canturino, a lezione con la Ratto

30.11.2024
6 min
Salva

Li ha riuniti tutti il Canturino. Il nuovo preparatore, Giacomo Conti, ha corso da junior nella squadra lariana e così al momento di avviare la nuova stagione, ha organizzato una serie di incontri. Lunedì sera è toccato alla nutrizionista, poi sarà la volta del medico. L’idea è che i corridori siano informati di tutto ciò che ruota attorno alla vita da atleta.

«E’ il momento in cui si costruisce la stagione – dice Conti, allenatore e biomeccanico – non ci sono ancora gare e gli allenamenti sono blandi. Mettere subito in linea le cose importanti è fondamentale per non dover rincorrere durante l’anno. Proprio l’incontro con la nutrizionista ha fatto capire quanto il ciclismo sia cambiato sotto questo aspetto negli ultimi cinque anni. Proprio lei, che è stata un’atleta di vertice, ha fatto notare ai ragazzi che rispetto a quando si allenava anche due volte al giorno, però mangiando come si faceva prima, oggi che si allena due volte al mese ha perso solo 30 secondi sulla sua salita di riferimento che è il Selvino».

La Ratto in cattedra

La nutrizionista è una di casa per bici.PRO e bici.STYLE: Rossella Ratto. Piemontese trapiantata da sempre a Bergamo, ha 31 anni, è stata terza al mondiale del 2013 dietro Marianne Vos ed Emma Johansson, ha vinto il Giro dell’Emilia del 2014 e in precedenza era stata medaglia d’argento ai mondiali juniores del 2010 a Offida, battuta in volata da Pauline Ferrand-Prevot. L’anno dopo, ancora nella cittadina marchigiana, ha conquistato i campionati europei a crono e su strada. Laureata in Scienza della Nutrizione, ha smesso di correre nel 2021 e da poco più di un anno ha aperto il suo studio e scrive per noi i suoi articoli, essendo passata per tutte le fasi più recenti del ciclismo per quanto riguarda l’alimentazione.

Rossella Ratto, piemontese che vive a Bergamo, ha corso fino al 2021. E’ laureata in Scienza della Nutrizione (foto Joule)
Rossella Ratto, piemontese che vive a Bergamo, ha corso fino al 2021. E’ laureata in Scienza della Nutrizione (foto Joule)
Rossella, si torna al tempo in cui ti facevamo noi le interviste: che esperienza è stata questo incontro con i ragazzi del Canturino?

Avevo già fatto qualcosa del genere con la Bustese Olonia, mi piace lavorare con i ragazzi più giovani e vedo che le richieste in questo senso aumentano. Diciamo che il 70 per cento dei corridori è avanti nei ragionamenti, però ti trovi anche quello che è ancora bello… grezzo, tutto da formare. Ci sono delle belle differenze. Quindi ti trovi quello che mangerebbe male anche nella vita di tutti i giorni e chi invece è attento già alla tipologia dei carboidrati che assume: non solamente alla grammatura, ma anche al tipo di carboidrato.

Ti sembrano ragazzi che si informano leggendo siti e riviste oppure che hanno già lavorato con un nutrizionista?

Principalmente hanno studiato. C’è qualcuno che ha già lavorato con i nutrizionisti e quelli di solito hanno più un approccio… pacifico con la dieta. Invece i ragazzi che hanno studiato, come è tipico nell’adolescenza, tendono ad avere un approccio tra il curioso e l’arrogante. Quindi in questi casi devi essere proprio sicura di guadagnarti la loro stima.

Allora parliamo proprio della serata del Canturino, come si è svolta?

Eravamo in una banca, la BCC Cantù, accanto alla loro sede, dove la società ospita questo tipo di eventi. Io ho fatto subito una presentazione di un’oretta, affrontando i temi dalla base fino a qualcosa di più specifico. Li avevo già incontrati individualmente a inizio novembre, quindi bene o male conoscevo il loro livello di formazione e le difficoltà alimentari. Proprio per questo ad esempio ho inserito una sezione sulle ricette.

Il CC Canturino 1902 è un team lariano che svolge attività per juniores uomini e donne
Le ricette?

Sapendo che hanno difficoltà a inserire certi tipi di verdura, ho preparato un paio di ricette da provare. E poi sapendo che variano poco la dieta, questa è una tendenza di quelli che studiano di più, ho fatto vedere perché invece è importante apportare delle variazioni ai soliti schemi. Quindi per loro c’è stato un approccio più personalizzato, ispirato agli incontri individuali che avevamo già fatto.

Hai presentato le ricette: c’erano solo i ragazzi o c’erano anche le mamme che poi quelle ricette devono prepararle?

C’erano anche le mamme e i papà che si leccavano i baffi. Ma non crediate che quelle ricette le faranno solo le mamme, perché su questo ci sono dei ragazzi veramente sul pezzo.

Quanto è importante in questi incontri che Rossella Ratto metta su tavolo il suo essere stata atleta di vertice?

Tanto, non potrei mai presentarmi solo come nutrizionista e mettere in gioco solo la metà di me. E’ fondamentale ed è ancora più importante per le donne. A differenza del maschile, le donne tendono sempre a mangiare meno. Crescono con tante cose che si sentono dire e con tante di loro devo ricostruire dalle basi. Quindi lì la mia esperienza in questo conta ancora di più. Anche io ci sono passata e adesso che so giustificare certi passaggi e certe esigenze a livello scientifico posso essere ancora più incisiva. Mi sento di riuscire a dare qualcosa in più, insomma.

Fra le ragazze del Canturino Misia Belotti è stata selezionata per la crono ai mondiali di Zurigo (immagine Instagram)
Fra le ragazze del Canturino Misia Belotti è stata selezionata per la crono ai mondiali di Zurigo (immagine Instagram)
C’è stata anche una fase dedicata alle domande?

Lascio sempre spazio per questo alla fine, ma anche durante, se hanno dei dubbi. E infatti sono venute fuori domande su quanti grammi di zucchero si possono mettere nella borraccia. Sull’opportunità o meno di prendere solo rifornimento liquido in gara. Oppure su come gestire il pranzo, perché a scuola non glielo lasciano portare. Cose molto pratiche e legate alla quotidianità. Considerate che l’80 per cento di loro aveva già ricevuto la dieta elaborata dopo la prima visita. Parliamo di juniores e di ragazzi completamente alle prime armi forse ce n’erano il 40 per cento, fra uomini e donne. E sembrava quasi che avessero paura a fare domande, perché sono ben coscienti di essere meno preparati sul tema della nutrizione rispetto ad altri compagni. Questa almeno è stata la mia impressione.

Quanto è durato il tutto?

Un’oretta e mezza, anche perché i ragazzi il giorno dopo andavano a scuola e magari avevano avuto il rientro, perché il lunedì di solito hanno il rientro nel pomeriggio ed è già tanto che siano riusciti a seguirmi. Alcuni sono emiliani, altri di Pavia. Se non sbaglio c’era un ragazzo del cuneese, quindi li ho fatti registrare alla presentazione e l’ho ho condivisa anche online, sia in diretta sia registrata per chi aveva altri impegni. Così riescono a seguirla e ad avere elementi di educazione nutrizionale oltre alla tabella, perché la tabella in sé parla poco e magari se non capiscono cosa c’è sotto, diventa anche una limitazione. Invece il mio approccio è più educativo. Gli spiego che questo è quello che più o meno dovrebbero mangiare per raggiungere intanto l’obiettivo del peso, che per tanti ragazzi può essere anche legato alla crescita muscolare. E poi da quel punto, devono imparare a fare le sostituzioni in autonomia. Diciamo che è stato un incontro per dargli gli strumenti necessari.

Giacomo Conti è il preparatore del CC Canturino in cui ha corso a sua volta da junior
Giacomo Conti è il preparatore del CC Canturino in cui ha corso a sua volta da junior
Ce ne saranno altri oppure da ora in avanti diventerà un rapporto individuale?

Ci sarà sicuramente un altro incontro in studio, poi in base alle esigenze e alle richieste si lavorerà sull’individualità. Ho consegnato loro un questionario da compilare settimanalmente dove faccio delle domande, tra cui anche il monitoraggio del peso, in modo da tenere traccia di quello che sta succedendo. E se qualcosa non mi torna, sono io che li contatto. E poi in base agli appuntamenti che avranno durante stagione e in base alla preparazione che dovranno seguire, sarò io a mandargli gli aggiornamenti della dieta.

Zambanini, un 2024 corposo. E non finisce qui…

30.11.2024
5 min
Salva

Edoardo Zambanini, atleta della Bahrain-Victorious, si prepara ad affrontare la sua quarta stagione da professionista e lo fa con l’entusiasmo e la determinazione che lo contraddistingue sin dalle categorie giovanili. Il 2023 ha rappresentato per il trentino un’importante svolta nel suo percorso.

Ora archiviati anche gli impegni extra-ciclistici come il torneo di padel organizzato nella serata di A&J All Sport, la società che cura i suoi interessi e quelli di molti altri corridori di primo piano, Zambanini è già tornato al lavoro.

Zambanini (classe 2001) durante il torneo di padel di A&J All Sport
Zambanini (classe 2001) durante il torneo di padel di A&J All Sport
Partiamo da questo 2024. Io l’ho visto come un anno corposo, in cui sei andato in crescendo. Tu che mi dici?

Sì, esatto. Come avete detto bene, questo 2024 è stato un anno in crescita. Il 2023 era stato sfortunato dal punto di vista della salute, ho avuto due bronchiti e ho passato tutta la stagione a rincorrere. Quest’anno invece sono stato fortunato, ho potuto allenarmi sempre nel modo giusto e ottenere i risultati come ricompensa degli sforzi. Senza intoppi, ho avuto una crescita costante. Devo ringraziare la squadra, che mi ha dato le libertà e responsabilità al momento giusto, e il mio preparatore, Michele Bartoli, che ha sempre dosato bene gli sforzi.

A nostro avviso hai fatto un bel salto dopo il Giro d’Italia. Sei d’accordo?

Sì, anche durante il Giro d’Italia mi sono trovato bene. Avevo una buona condizione e il mio compito era principalmente di aiutare la squadra. C’era poco spazio per giocarsi le tappe, perché molte le hanno decise le fughe o i big della classifica generale. Dopo il Giro, al campionato italiano, ho avuto più libertà, visto che non c’era un leader fisso. In quella gara ho iniziato a farmi notare e la squadra ha iniziato a credere maggiormente in me, vedendo che potevo difendermi bene quando mi veniva dato spazio. Da lì è iniziata una crescita costante.

Quanto hanno contato i risultati per la tua autostima?

Molto, perché storicamente sono sempre stato un po’ negativo su me stesso. Questa è una mia debolezza, ma quest’anno i risultati mi hanno dato fiducia. Gara dopo gara, vedendo che potevo giocarmela con i migliori, mi sentivo sempre più motivato. Prima ero più timoroso, con l’autostima bassa, ma ora ho capito che posso competere. La sicurezza cresce quando vedi che stai lì davanti.

Questo aumento di fiducia dipende anche dalla gamba che risponde meglio rispetto al passato?

Sì, fa parte della crescita fisiologica. I primi anni magari tenevo la prima accelerazione, ma scricchiolavo alla seconda. Ora invece, essendo più maturo, riesco a rimanere lì e guadagno fiducia. Quando ti sblocchi, tutto diventa più naturale e il progresso è continuo.

Giro di Croazia: nella 4ª tappa Tobias Andresen infila Zambanini
Giro di Croazia: nella 4ª tappa Tobias Andresen infila Zambanini
È mancata solo la vittoria. Secondo te la squadra ti darà più spazio nel 2025?

Una volta che vedi di essere vicino ai big, la motivazione cresce sempre di più. È vero, la vittoria è mancata, ma quest’anno la squadra ha iniziato a credere in me e a darmi gli spazi giusti per crescere. Devo ringraziare i direttori sportivi come Franco Pellizotti e Roman Kreuziger, con cui mi trovo molto bene. Loro mi stanno aiutando a maturare nel modo giusto.

Qual è stata la giornata in cui ti sei morso le mani per una vittoria sfumata?

Al Giro di Croazia, quando sono rimasto davanti fino agli ultimi 50 metri e poi un corridore della DSM-Firmenich mi ha superato con una sparata finale. Non dico che avessi già la vittoria in tasca, ma forse avrei potuto gestire meglio la situazione. Invece lui è sbucato improvvisamente da dietro e non sono riuscito a reagire in tempo.

Hai già ripreso ad allenarti per il 2024? Sai qualcosa del tuo calendario?

Sì, ho già iniziato. Settimana prossima partirò per il primo ritiro ad Altea, in Spagna. Il calendario definitivo ci sarà comunicato in quel contesto. Al momento abbiamo solo indicazioni generali, ma non vedo l’ora di iniziare.

Se potessi disegnare la tua stagione ideale, quali gare sceglieresti?

Mi piacerebbe concentrarmi sulle classiche delle Ardenne, come la Liegi-Bastogne-Liegi e l’Amstel. Poi vorrei correre il Giro d’Italia, magari con l’opportunità di giocarmi qualche tappa. Un’altra gara che adoro è la Strade Bianche, che ho fatto due volte e mi è piaciuta tantissimo. Mi piacerebbe anche chiudere la stagione con il Lombardia, che ho corso tutti e tre gli anni ed è una gara che vivo alla grande.

La costanza di rendimento di fine stagione di Edoardo non è passata inosservata a Bennati che lo ha convocato per i mondiali
La costanza di rendimento di fine stagione di Edoardo non è passata inosservata a Bennati che lo ha convocato per i mondiali
Più della Vuelta?

Il discorso è che quest’anno mi è piaciuto di più fare gare di un giorno e brevi corse a tappe nel finale di stagione. Questo mi ha consentito di provare di più, di buttarmi, di correre in modo più aggressivo. E infatti ho ottenuto buoni risultati. Ho potuto essere leader.

Guardando agli anni da professionista, cosa è cambiato nel tuo modo di affrontare la stagione?

Nel 2023 avevo corso moltissimo, con 85 giorni di gara. Nonostante tutto, recuperavo bene, ma quest’anno mi piacerebbe avere un programma più definito con obiettivi precisi. Nel 2024 ho fatto un tour de force in primavera, con Catalunya, Paesi Baschi, Romandia e Giro d’Italia di fila. È stato tanto, forse troppo, ma alla fine mi sono trovato bene anche in quel contesto. Però ora voglio lavorare in modo più mirato e organizzato.

E dopo il Giro hai fatto anche lo Slovenia…

Esatto. In due mesi, cioè in 60 giorni ne avrò fatti 45 di gara, un bel tour de force!

Il Tour al centro: viaggio nel mercato WorldTour donne

30.11.2024
7 min
Salva

La sensazione è che nel voler a tutti i costi raggiungere il livello degli uomini, l’ossessione del Tour de France sia diventata centrale anche nella progettazione dell’attività femminile. Scorrendo le principali strategie nel mercato degli squadroni quel che traspare è proprio la voglia di maglia gialla, che ha persuaso la FDJ Suez a puntare su Labous e Vollering e la UAE Team Adq su Elisa Longo Borghini. Del mercato più recente parliamo con Giada Borgato, voce tecnica della RAI, cui abbiamo affidato il compito di aiutarci in questa lettura.

«I colpi di mercato più grossi – dice scaldando la voce – sono quelli da parte della UAE prendendo la Longo e la FDJ che sta facendo uno squadrone. Si sono mosse le leader e hanno portato con sé delle compagne. Per il resto c’è stata una campagna acquisti in linea con gli altri anni. Tutto gira intorno al Tour. La FDJ ha preso la Vollering solo ed esclusivamente per vincere il Tour. Per lei hanno fatto una squadra perfetta, senza velociste. Hanno preso Wollaston, che è veloce ma soprattutto una ragazza completa. Per il resto è una squadra incentrata sulla salita e sui Grandi Giri. Se Vollering va al Tour, useranno la Labous per il Giro e poi per aiutare al Tour».

Abbiamo chiesto a Giada Borgato, voce tecnica di Rai Sport, di commentare per noi il ciclomercato WorldTour delle donne
Abbiamo chiesto a Giada Borgato, voce tecnica di Rai Sport, di commentare per noi il ciclomercato WorldTour delle donne
Pare che quando proprio Labous ha firmato fosse per essere leader al Tour e non abbia preso troppo bene l’arrivo di Vollering.

Se è così, è un colpo bello duro. Passa da essere una leader a seconda punta. Può puntare al Giro, perché non credo che Vollering venga in Italia, ma non sarà bello al Tour vedere la francese più forte che tira. Credo anche che alla squadra importi poco. Vogliono vincere il Tour e hanno scelto su chi puntare.

Come vedi Longo Borghini alla UAE?

Hanno un budget importantissimo, ma fino ad ora non hanno mai brillato da qualche parte. Avevano bisogno di avere un’atleta top nei Grandi Giri e hanno preso quella che ha vinto il Giro d’Italia, che è presente nelle classiche e le vince. Avevano bisogno di trovare una leader e direi che hanno fatto un’ottima scelta. Elisa ha portato con sé Brodie Chapman ed Elynor Backstedt. Due donne di fiducia, due lavoratrici che non sono proprio scalatrici, però possono fare il loro lavoro in pianura e nella prima parte di salita. Per quello trova la Magnaldi e si spera che Persico possa tornare ad alto livello. Per come abbiamo visto, quando in salita rimangono in poche, i giochi di squadra servono e non servono.

Se tu fossi Silvia Persico, che gira attorno al Giro delle Fiandre da 4 anni, l’arrivo della Longo che lo ha appena vinto sarebbe una bella notizia?

Non penso che il suo arrivo le dia fastidio, anzi forse si toglie di dosso un po’ di pressioni: scaricarle sulla Longo le farà anche bene. Mentre nelle classiche, se tornerà ai suoi livelli, potrebbe avere più libertà di movimento, perché le telecamere sarebbero sulla compagna.

Van Der Breggen Burgos 2021
Dopo tre anni senza correre, Anna Van der Breggen sarà in grado di tornare regina?
Van Der Breggen Burgos 2021
Dopo tre anni senza correre, Anna Van der Breggen sarà in grado di tornare regina?
La Lidl-Trek si indebolisce perdendo Elisa?

Perde la Longo e probabilmente Gaia Realini diventerà leader per i Grandi Giri. Avrà delle buone compagne, come Fisher-Black e Rejanne Markus, che saranno sue gregarie. Non che Fisher-Black sia sotto alla Realini, perché abbiamo visto che quando vanno in salita più o meno sono uguali. Anche la Markus è cresciuta tanto, ma la squadra sta investendo tanto su Gaia, per cui penso che sarà un anno importante in cui vedremo il suo carattere, cioè se è capace e se è pronta per fare la capitana.

Secondo te lo è?

E’ cresciuta tanto nelle crono, che è fondamentale per i Grandi Giri. Per sua fortuna il Tour non ne avrà e questo sarà un vantaggio. Aver perso la Longo sarà l’occasione per dimostrare fin dove è arrivata. Per il resto la Lidl-Trek rimane una squadra completa, che può essere presente su tutti i fronti. Nelle classiche più dure e in volata, con Spratt, Van Dijk, Balsamo e Van Anrooij.

Secondo te DSM ha fatto una scommessa a prendere Marta Cavalli oppure sono certi di recuperarla?

La DSM non ha fatto grandi cambiamenti. Probabilmente Labous è andata via perché le hanno fatto una bella offerta: il progetto della FDJ è ambizioso e magari lei era convinta di andare lì per fare la leader. A quel punto gli olandesi hanno puntato su Marta. Hanno fatto bene. Sono contenta che l’abbiano voluta per provare a rilanciarla. Lei non promette nulla, ma dopo l’anno che ha avuto è giusto che parta con i piedi per terra. Prima dell’Emilia mi aveva detto che ancora non era salita in bici e si stava sistemando, non sapeva quando sarebbe ritornata alle corse. Sentire che è ripartita, che è contenta e che ha trovato una bella squadra, a me fa piacere.

Labous, quinta al Tour, passa alla FDJ Suez, dove troverà Demi Vollering
Labous, quinta al Tour, passa alla FDJ Suez, dove troverà Demi Vollering
Cosa ci aspettiamo, stando sempre in DSM, da Barale e Ciabocco?

Di Francesca mi parlano tutti benissimo, una ragazza che lavora tanto e sta crescendo. Finora ha sempre corso per le compagne, facendo un egregio lavoro. Chissà che con l’uscita di Labous, i piani in squadra non cambino e per lei sia la volta buona di avere più libertà. Intanto, sia lei che Ciabocco avranno un anno in più. Sono ragazzine che si impegnano e sono sempre a disposizione della squadra. Una cosa che al giorno d’oggi non è così scontata, perché vedi che passano e vogliono vincere subito.

Senza Vollering, la SD Worx si è tanto indebolita?

Hanno sette nuovi ingressi e sei uscite. E’ uscita la Vollering, ma pure Fisher-Black e Reusser: tre nomi importanti. La svizzera è forte, vince e aiuta. In compenso c’è il ritorno della Van der Breggen, ma bisognerà capire se sarà all’altezza di sostituire una Vollering. Deve prendere il suo posto, a meno che Kopecky non diventi atleta da corse a tappe. Sarebbe una bella rivoluzione, però ha fatto seconda al Giro 2024 e anche al Tour del 2023 e secondo me lei è capace di tutto. Però se tutto rimane nella norma, dovrebbe pensarci Van der Breggen. In più hanno preso Haberlin, una svizzera di 26 anni che viene dalla mountain bike. Harvey, sempre per le corse a tappe, ma non parliamo certo della gregaria più forte che ci sia. Hanno preso l’altra Kopecky (Julia, 20 anni, Repubblica Ceca, ndr) e anche Lach. Di base rimane un quintetto di ragazze forti come Kopecky, Wiebes, Vas, Bredewold e Van den Broeck.

Chi lavora per il futuro forse è la Visma-Lease a Bike, no?

Hanno preso praticamente il meglio delle juniores che c’erano libere, tra Wolf, Chladonova e Bunel. La prima ha vinto il Trofeo Binda da junior ed è arrivata terza nella crono juniores di Zurigo. Chladonova ha vinto i mondiali di mountain bike, terza ai mondiali di ciclocross e seconda nella crono juniores di Zurigo. E poi c’è la Bunel che ha vinto il Tour de l’Avenir. Oltre a loro ci saranno Marianne Vos, che è l’osso duro, e anche Pauline Ferrand Prevot. 

L’arrivo di Longo Borghini può togliere pressione alla Persico e farla correre con la mente più libera
L’arrivo di Longo Borghini può togliere pressione alla Persico e farla correre con la mente più libera
Ti è parso strano il fuggi fuggi dalla Ceratizit?

Dicevano che dovesse unirsi con la Lotto, in modo che anche i belgi diventassero WorldTour e loro riuscissero a gestire una fragilità finanziaria. In realtà mi sembra che tutto rimanga com’è. Mi diceva Arzuffi che l’hanno lasciata a piedi da un giorno all’altro. Era anche un po’ preoccupata perché la squadra aveva detto che l’avrebbero tenuta, invece prima del mondiale le hanno detto di no. Poi per fortuna ha trovato la Laboral, che pare sia davvero piena di soldi e voglia di arrivare nel WorldTour.

Chiudiamo con Chiara Consonni alla Canyon?

Davvero non mi aspettavo che andasse lì, avrei pensato più a una Lidl-Trek. Ha un treno tutto da costruire, perché quella è una squadra che va bene anche nei Grandi Giri. Hanno Niewiadoma che ha vinto il Tour, ma anche Bradbury e Niedermaier. Chiara si troverà a lavorare con Paladin e Dygert, quando lei ci sarà, perché fa sempre un numero limitato di corse. Backstedt può stare bene nel treno e magari la “Conso” avrà scelto in base a dove avrà più possibilità. Alla Canyon non ci sono altre velociste, avrà di certo campo libero. Ma loro hanno preso anche la Ludwig, altra ragazza da rimettere in piedi, perché quest’anno non si è mai vista. Ha avuto problemi fisici e anche lei ha pagato cara una caduta. Come la Cavalli, ha tirato tanto la corda. Erano super forti e super tirate e secondo me si sono anche fomentate tra loro per dimostrare chi fosse la più brava, perché tra donne succedono anche queste cose. Secondo me si sono tirate il collo tutte e due e poi alla prima caduta, oltre al fisico è saltata anche la testa.

Bagnara alla Technipes, ma resta nell’orbita di Basso

29.11.2024
5 min
Salva

Luca Bagnara prosegue il suo cammino verso il ciclismo professionistico, la prossima tappa sarà al Team Technipes, ma il suo passaggio ha risvolti interessanti perché per certi versi ricorda la formula del prestito. Nel calcio è uso comune, nel ciclismo non potrebbe avere asilo con le stesse regole, ma è acclarato che il faentino resta nell’orbita della Polti-Kometa, da cui proveniva.

La vittoria di Bagnara a Sao Pedro do Dul, nella seconda tappa della Volta a Portugal do Futuro
La vittoria di Bagnara a Sao Pedro do Dul, nella seconda tappa della Volta a Portugal do Futuro

Una decisione condivisa

Per spiegare il tutto bisogna partire dalla stagione appena conclusa, nella quale il faentino ha vissuto la sua seconda annata nelle file della Polti Kometa U23: «A inizio anno, dopo i buoni risultati dello scorso anno mi avevano prospettato la possibilità di correre in prima squadra. Tra luglio e agosto è arrivata però la notizia che dal 2025 la squadra U23 non ci sarebbe più stata e non tutti potevamo passare subito. A me è stato proposto di fare intanto uno stage in prima squadra, dal 1° agosto e intanto di cercare un nuovo approdo».

Proprio su questo aspetto si diversifica la scelta di Bagnara: «Abbiamo deciso tutti insieme, ma soprattutto mi sono consultato con Ivan Basso che mi ha consigliato alcuni team caldeggiando però il mio passaggio al Team Technipes, con cui ha molti contatti, in modo che sia sempre sotto controllo. Non esco dal mondo Polti Kometa, Ivan è dell’opinione che un altro anno nella categoria, ma salendo di livello come impegni, mi farà bene, poi è possibile che torni alla casa madre, ma dalla porta principale».

Il faentino sul podio della corsa a tappe lusitana, vinta con 1’42” sul costaricense Dylan Jimenez
Il faentino sul podio della corsa a tappe lusitana, vinta con 1’42” sul costaricense Dylan Jimenez

Un ambiente famigliare, quasi di casa

Proprio Basso a quel punto ha coinvolto il team emiliano: «Mi hanno avvicinato a ottobre e non ci è voluto molto perché accettassi, sia per le prospettive future, sia perché ho la possibilità di fare attività di alto livello rimanendo a casa. Conosco molti sia dello staff che dei nuovi compagni di squadra, è veramente un ambiente familiare, ideale per me».

Luca è un ragazzo che ha idee chiare su come indirizzare il futuro e la sua scelta è stata improntata verso la sua volontà di specializzarsi sempre più in un ruolo forse diventato un po’ desueto: quello dello scalatore.

Bagnara al Matteotti, dove ha esordito nelle file della prima squadra della Polti Kometa
Bagnara al Matteotti, dove ha esordito nelle file della prima squadra della Polti Kometa

Scalatore puro, senza paura

«Mi sto evolvendo verso la figura dello scalatore puro e non ho paura di definirmi così, anche se molti miei coetanei in questo mondo preferiscono definirsi corridori completi. Io vado bene in salita, soprattutto su quelle lunghe, il mio unico handicap è che non ho la botta secca, ma vado bene sul ritmo e sulle salite di 30-50 minuti mi trovo sempre più a mio agio man mano che si sale».

Nella passata stagione il faentino ha ottenuto i suoi risultati migliori in Portogallo, eppure la sua gara preferita, che ricorda con maggiore piacere è prettamente nostrana: «Il Giro Next Gen mi ha preso il cuore. Lo guardavo sempre quand’ero piccolo, sognavo di poterlo fare e avevo grandi aspettative. E’ una gran bella corsa, davvero al massimo livello di partecipazione e organizzativa, mi sono divertito molto».

Il romagnolo si è mostrato molto adatto alle corse a tappe, ma deve crescere a cronometro (foto Mabyle/DicectVelo)
Il romagnolo si è mostrato molto adatto alle corse a tappe, ma deve crescere a cronometro (foto Mabyle/DicectVelo)

Le sue doti di resistenza

Bagnara ha chiuso la corsa rosa al 18° posto, risultando il migliore dei suoi: «Non avevo mai affrontato una gara così lunga, che supera la settimana e non sapevo come l’avrei presa, se mi sarei dimostrato abbastanza resistente. Così è stato, anzi sentivo che le gambe andavano meglio ogni giorno che passava e questo è un lato che mi ha molto soddisfatto».

Per il romagnolo si tratta di un ritorno a casa importante: stando nella squadra U23 Bagnara aveva base in Spagna: «E’ stato un repentino cambio di vita per me che prima non ero praticamente mai uscito dalle mura di Faenza. Ho trovato in Spagna un ambiente molto professionale, impostato già come una squadra professionistica. Ho imparato molto e so già che cosa aspettarmi un domani entrando nel mondo dei grandi. So ad esempio quanto sia importante imparare le lingue e poter comunicare: per me all’inizio era un po’ complicato, ma poi ho imparato bene lo spagnolo e già dopo qualche mese era tutto molto più facile».

Il futuro del romagnolo sarà al Team Technipes, poi a fine 2025 si deciderà se tornare alla Polti
Il futuro del romagnolo sarà al Team Technipes, poi a fine 2025 si deciderà se tornare alla Polti

L’anno in cui ci si gioca tutto

Passando al Team Technipes, il livello delle sue competizioni salirà, soprattutto gareggiando all’estero: «Ne sono cosciente e anzi è quello che chiedo. Sarà un anno decisivo per il mio futuro e le mie aspettative sono le più alte possibili. Spero di andare bene e di poter affrontare le più importanti gare del calendario internazionale di categoria, ma anche di potermi confrontare con i pro’, poi a fine anno si vedrà se sarò riuscito a meritarmi il passaporto per le stelle».

Rui e la Zalf Fior, una storia consegnata alla storia

29.11.2024
8 min
Salva

Si sono ritrovati ed erano più di cento. Le convocazioni sono partite dal cellulare di “Ciano” Rui, classe 1958, il direttore sportivo che dal 1990 ha tenuto sulle ginocchia tutti i campioncini della Zalf Fior. E anche quando ha passato il testimone a Faresin, ne è rimasto l’anima. Dopo 43 anni la squadra di Castelfranco Veneto non sarà più ai nastri di partenza della stagione e per chi segue il ciclismo da tanti anni, sarà una mancanza non da poco. Dire che cosa abbia rappresentato la Zalf Fior per il ciclismo mondiale richiederebbe un libro e forse non basterebbe. Da quelle stanze sono venuti alla luce diversi campioni del mondo e fior di professionisti che hanno reso grande il ciclismo italiano. Negli anni in cui, come ha raccontato ottimamente Gianluca Geremia (altro corridore di Rui e della Zalf), qui si facevano le cose sul serio e i corridori erano prima uomini e poi atleti.

Perciò noi, che di anni con loro ne abbiamo vissuti 33 e assieme a Rui abbiamo trascorso giornate di corsa e serate a parlarne (decifrando il dialetto con una birra o una grappa in mano), lo abbiamo chiamato per un assaggio di quel che è stata la Zalf dei dilettanti. E come per ogni articolo di questa lunga vita in parallelo, la raccomandazione finale del tecnico veneto, che fu per due anni professionista, è stata sempre la stessa: «Mi raccomando, scrivi bene!».

Intervistato accanto a Gaspare Lucchetta, il signor Euromobil, Rui (a destra) racconta la sua Zalf
Intervistato accanto a Gaspare Lucchetta, il signor Euromobil, Rui (a destra) racconta la sua Zalf
Ciano, che cosa è stato questo viaggio con la Zalf?

Ho iniziato dal 1990, dal mondiale di Gualdi fino al 2024. E’ stato un viaggio bellissimo, 34 anni in cui è cambiato tutto. E’ cambiato il modo di rapportarsi e il modo di correre. Io ho avuto la fortuna di avere due famiglie (Lucchetta, titolari della Euromobil, e Fior, ndr) che mi hanno permesso di lavorare in maniera sicura e con lungimiranza, senza problemi economici. Ai primi tempi andavamo alle corse in tre persone. C’eravamo io, un meccanico e un accompagnatore e si facevano le stesse corse di oggi, si vinceva e si perdeva. Adesso è cambiato il mondo e si portano dieci persone per un atleta.

Sei sempre stato un fratello maggiore per i corridori, più che un sergente di ferro…

All’inizio avevo 7-8 anni di più, ero un po’ l’amico confidente, giocavo con loro. Non sono mai stato un grande preparatore, ma un buon comunicatore. Poi mi sono affidato a Gianni Faresin che mi ha permesso di crescere ancora. Ai miei ragazzi dicevo che per diventare corridori servivano tre F: Forza, Fortuna e Furbizia. E’ quello che serviva per fare bene, mentre adesso si guardano solo i wattaggi. Una volta si faceva gruppo, si faceva famiglia. C’era la famosa casetta, ti ricordi? Quanti aneddoti si possono scrivere? C’è stata l’era di Fondriest e poi quella di Gualdi. L’era di Bertolini contro Simoni e Rebellin. L’era di Figueras contro Palumbo, quella di Colbrelli e quella di Moscon. Tutte storie bellissime, sempre correndo a buoni livelli. Magari non abbiamo fatto niente di eccezionale, ma di certo abbiamo fatto qualcosa di importante.

Bertolini e Pontoni, entrambi campioni italiani nel 1993: il primo su strada, il secondo nel cross
Bertolini e Pontoni, entrambi campioni italiani nel 1993: il primo su strada, il secondo nel cross
Era un ciclismo diverso, con gli elite che tenevano a battesimo i giovani e li facevano crescere.

C’erano squadre di corridori già adulti, come la Paultex, che ti insegnavano a correre. Mi ricordo che un anno avevamo un squadrone forte, ma le vittorie più belle le fece Figueras che era un ragazzino di primo anno. E correndo in mezzo a quelli più grandi, maturavano anche come personalità. In quegli anni per un corridore c’erano tre cose fondamentali: la patente, il servizio militare e le prime morose. Maturavano così e rimanevano con noi per quattro anni. C’era un altro spirito. In Veneto c’erano 20 squadre, ma mi ricordo sempre la guerra contro Locatelli, Tortoli e Piccoli. Guerra sportiva, ma amicizia fra noi. Ogni sera alle corse, era una cena. Adesso ci sono solo le e-mail e non c’è più dialogo. Il ciclismo al giorno d’oggi è fatto così e forse per questo tanti sponsor e tante squadre non sono più innamorate.

Quanto orgoglio c’era nell’essere direttore della Zalf?

Senza fare lo sbruffone, dico sempre che non ho mai avuto problemi a prendere un corridore, il problema era dirgli no. Un anno sono andato a Livigno e in 30 secondi ne ho presi cinque della nazionale. Oss, Modolo, Ponzi, Boaro e forse Malacarne, non ricordo bene. Era davvero bello, perché proponevamo un sistema innovativo, in quegli anni era più facile creare delle cose nuove. Dopo i primi anni che si faceva tutto in tre, siamo stati i primi ad andare alle corse col dottore e i primi a prendere il camion per i meccanici. Adesso invece sono tutti legati a questi grandi squadroni, gli juniores vivono come dilettanti, è tutto più grande.

Sul tabellone dei corridori di questi ultimi 43 anni, anche la firma di Cristian Salvato
Sul tabellone dei corridori di questi ultimi 43 anni, anche la firma di Cristian Salvato
Quando è cambiata la situazione?

Da quando le squadre professionistiche hanno iniziato a portarsi via tutto il vivaio, tutta la linfa, perché ormai un corridore, buono o meno buono, preferisce fare la riserva di un grande team che essere protagonista in una squadra normale. Ha cominciato Reverberi, ma capirete bene che con un budget di 4 milioni è facile fare la squadra e farci passare gli juniores. Adesso è cambiato tutto, ma se pensiamo che lui e anche altri devono salvare il bilancio dell’annata con gli under 23, qualcosa di sbagliato c’è.

Sicuramente qualcosa di diverso rispetto alle abitudini.

Abbiamo visto passaggi strani. Ricordiamo il nome dei due che sfondano, ma chi ricorda i nomi degli 80 che si perdono? Mi ricordo corridori non buoni, ma stra-buoni che sono passati da juniores e si sono persi, perché non hanno tempo di maturare. Noi facevamo quello, li lasciavamo maturare, ma ultimamente non eravamo più appetibili sul mercato. Forse eravamo anche abituati troppo bene e alla fine ci è passata la voglia di fare le cose. Forse non abbiamo colto cosa significasse fare una continental, siamo rimasti troppo legati al calendario italiano, che una volta era appetibile in tutto il mondo, mentre adesso le gare regionali o nazionali sono poco più che un ordine d’arrivo. Nelle internazionali invece arrivano i devo team con corridori di livello più alto, quindi è tutto più difficile. Qualche errore è stato fatto, ma è normale che capiti in 43 anni. Però abbiamo fatto anche qualcosa di buono.

Lello Ferrara e Ivan Basso: due uomini agli antipodi, uniti dal nome della Zalf
Lello Ferrara e Ivan Basso: due uomini agli antipodi, uniti dal nome della Zalf
I vostri corridori sono sempre tornati, anche anni dopo, a salutare, partecipare a cene…

La nostra forza è stata la famiglia. L’altro giorno abbiamo fatto questa piccola rimpatriata con 150 corridori. Io non sono un gran chiacchierone, così ho mandato solo dei whatsapp e su 160 corridori, fra cui dei campioni del mondo, hanno aderito in 150, dopo 30 secondi che avevo scritto. Vuol dire che abbiamo seminato bene. Oggi invece lavoriamo tanto sulle performance, ma non sull’uomo. Attenti, a 18 anni bisogna lavorare anche sull’uomo. Spesso sono viziati, ma che colpa ne hanno? Se tutti ti dicono che sei bello, sei forte, sei grande, è normale che dopo un po’ ci credi. Però il mondo fuori è cattivo e disordinato. E quando vanno in crisi, vengono e ti raccontano. Guardate Moscon, prima bambino felice e adesso fa fatica. Dimentichiamoci di Fondriest o Nibali che duravano vent’anni. Adesso avremo corridori che arrivano a dieci, se va bene.

Che vuoto lascia la Zalf nel ciclismo italiano?

Per i vecchi sicuramente sparisce qualcosa di importante. Mi auguro che la Colpack vada avanti ancora tanti anni, perché se mancano questi punti di riferimento il gruppo si sgretola. Mi hanno chiamato tanti organizzatori dispiaciuti, quelli di Montecassiano o Castelfidardo, corse dove abbiamo lasciato il segno. E loro sono un po’ preoccupati perché noi avevamo il nostro stile e il nostro modo di fare e davamo il ritmo anche agli altri. In fin dei conti era lo stile Zalf: inconfondibile e discutibile finché vuoi, ma abbiamo fatto qualcosa di grande. Per il resto, è normale che per le squadre minori ci siano più possibilità di vincere. Qualcuno sarà felice, come si dice sempre. La federazione va avanti, il mondo va avanti. Sicuramente alle corse sarà un ciclismo più povero. Abbiamo chiuso noi, ha chiuso la Named, ha chiuso la Q36.5 e anche la Work Service fa fatica. Vengono a mancare un po’ di qualità e di guerra sportiva.

La maglia iridata di Mirko Gualdi: presa tra i dilettanti in Giappone nel 1990
La maglia iridata di Mirko Gualdi: presa tra i dilettanti in Giappone nel 1990
La cena dell’altra sera è stata una rimpatriata allegra o un po’ triste?

Quarant’anni anni sono 10 generazioni di corridori. Abbiamo fatto tanto, forse siamo durati anche più di quello che si potesse pensare. Si sono ritrovati i gruppetti degli anni 80 e i gruppetti degli anni 90 e quelli dopo. Era impossibile che De Pretto si mischiasse con Bertolini e Dalla Bianca, ma erano lì. E vedendoli tutti insieme ho capito quanti fossero e quante storie potrebbero raccontare. C’era quello guascone da corridore, che lo è rimasto anche adesso. Tutti hanno avuto parole per raccontare anni bellissimi nella loro vita. Ed è importante essere riusciti a fare qualcosa di buono a quell’età. Penso alle parole di Paolo Lanfranchi. Lui veniva da Bergamo e ha raccontato che passava tre settimane al mese nella casetta dove c’era il ritiro. E ha detto che a un certo punto gli piaceva più stare lì che tornare a casa. Perché si era creata una sinergia tra atleti, personale, la famiglia Fior e la famiglia Lucchetta. Avevamo i presupposti per creare delle persone.

Ci siete riusciti?

Sono diventati uomini. Alcuni sono diventati imprenditori, qualcuno ha fatto fortuna, altri un po’ meno. Alcuni non hanno capito il modo per riciclarsi una volta smesso di correre e questo sarà ogni anno più difficile. Noi in compenso abbiamo i capelli bianchi. Giriamo ancora in pantaloncini corti e ciabatte (ride, ndr), ma sempre con dignità. Mi raccomando una cosa, quando scrivi questa storia.

Scrivo bene?

Esatto, scrivi bene! Sono le cose che dicevo sempre. Come quando guardavo in faccia un corridore e gli chiedevo: «Sei sicuro di avere i mezzi per fare il corridore?». Scrivi bene, mi raccomando. E’ una storia importante.

Beghelli e Giro di Romagna: la risposta di Amici a Selleri

29.11.2024
3 min
Salva

Quando ti chiama Adriano Amici, spesso è per un confronto o semplicemente chiederti come stai. Se però la telefonata arriva di notte, allora forse c’è dell’altro. In questo caso, l’organizzatore emiliano non ha gradito un passaggio dell’ultima intervista a Marco Selleri che lo ha indicato come esempio di scarsa collaborazione, per non avergli segnalato che non avrebbe più organizzato il Beghelli nella cui data lui avrebbe potuto mettere il Giro di Romagna (in cui invece è stata collocata la Coppa Agostoni).

«Parole che hanno toccato la mia sensibilità – dice di getto Amici – perché non è andata così. Il Beghelli si faceva il giorno dopo il Giro dell’Emilia, che per noi è il fiore all’occhiello. Ma non lo facciamo più dall’anno dopo il Covid, dal 2021: la gara degli uomini e quella delle donne (l’ultima edizione nel 2019 la vinse Colbrelli su Valverde, foto di apertura, ndr). Nella stagione precedente, quando l’Emilia si corse in agosto, non fu possibile. Poi vedendo che Beghelli aveva tutti gli operai in cassa integrazione, non fu possibile neppure pensarci. Perciò dispiace sentire certe parole da un collega, con cui peraltro abbiamo anche collaborato. Quando smise di organizzare il Giro delle Pesche Nettarine, Selleri ci portò un marchio come Sixs che mettemmo sulle nostre auto tecniche, e organizzò anche il buffet di frutta al Giro dell’Emilia».

Adriano Amici, 81 anni, all’Emilia con Simone Velasco, corridore bolognese
Adriano Amici, 81 anni, all’Emilia con Simone Velasco, corridore bolognese

Il Beghelli e la Lombardia

Ogni organizzatore ha le sue sensibilità, spiega Amici, ma sulla data del Beghelli e il fatto che sia stata assegnata alla corsa lombarda ci sono a suo dire pochi misteri se non il solito iter di quando un organizzatore è impossibilitato a fare la gara in strada e “consegna” la data alla Lega Ciclismo.

«Il primo anno che è saltato il Beghelli – dice ancora Amici – abbiamo segnalato alla Lega che non la avremmo fatta ed è subentrata la Coppa Bernocchi di Taverna. Era il 2021. L’anno dopo è stato il Trittico Lombardo a gestire la data, che noi avevamo nuovamente affidato alla Lega. Si accordarono fra loro, per cui si corse prima l’Agostoni, poi l’Emilia, quindi la Bernocchi che altrimenti avrebbe avuto una brutta data. Per ottimizzare le risorse, portammo loro le nostre auto tecniche, quelle marcate Sidi. Comunque il Giro di Romagna si è corso nuovamente quest’anno, non nel 2022».

Alla Bernocchi del 2022, corsa due giorni dopo l’Emilia, le auto marcate Sidi del GS Emilia
Alla Bernocchi del 2022, corsa due giorni dopo l’Emilia, le auto marcate Sidi del GS Emilia

Una storia di 40 anni

Quello che sostiene Amici è che tutti gli associati alla Lega sono consapevoli dello stato di salute delle singole organizzazioni e sanno con largo anticipo se una corsa, messa in calendario per non perdere la data, si svolgerà oppure no.

«Faccio un altro esempio – dice – legato alla Settimana Coppi e Bartali. Il prossimo anno non riusciremo a fare il Memorial Martini. Lo avevamo messo alla fine della Settimana come Coppa Emilia, perché avremmo avuto tutte le squadre più o meno in zona. Purtroppo si sapeva da un po’ che non ce l’avremmo fatta e per questo la data è stata segnalata in Lega. Cosa ci voleva a chiedere di prenderla, anziché mettere il Giro di Romagna a settembre? E così alla fine quella data dovrebbe rientrare nel Tour della Magna Grecia, che la Lega organizzerà al Sud. Sono rimasto male, in vita mia ho collaborato con tanti, anche se è chiaro che ognuno di noi ha le proprie dinamiche e anche i suoi interessi. Faccio questo mestiere dal 1983, dal Circuito degli Assi, e nel 2025 torneremo a fare il Trofeo Laigueglia. Altri hanno organizzato mondiali e belle corse e sono stati bravi, non vedo perché debbano entrare così nelle scelte degli altri».

I 4 anni di Vollering alla SD Worx raccontati da Cecchini

29.11.2024
5 min
Salva

Dopo quattro stagioni le strade di Demi Vollering ed Elena Cecchini si separeranno. L’olandese si è accasata alla FDJ Suez, mentre per il 2025 l’azzurra rimarrà in maglia SD Worx-Protime. I cammini quindi prendono sentieri differenti e mentre la preparazione riparte, approfittiamo per parlare con Elena Cecchini del suo rapporto con Demi Vollering. Le due hanno condiviso spesso le loro strade, in allenamento e in gara. Sono state accanto nei successi e nelle sconfitte, dividendo momenti ed emozioni sempre nuove.

«Sicuramente – dice Cecchini – con Demi (Vollering, ndr) ho avuto un rapporto speciale. Siamo state in camera insieme qualche volta, spesso nel primo anno alla SD Worx, nel 2021. Ho scoperto il suo lato umano e caratteriale, cosa che mi ha aiutata molto ad affrontare il mio ruolo di gregaria. Lavorare per lei è stato un piacere. Mancherà tanto alla squadra e a me come persona. E’ un’atleta che quando hai accanto ti senti di poter vincere ovunque».

La didascalia di una questa foto su Instagram recita: “Persone che avranno sempre un posto speciale nel mio cuore”
La didascalia di una questa foto su Instagram recita: “Persone che avranno sempre un posto speciale nel mio cuore”

Legami unici

Nel momento in cui si condividono esperienze, giorni di gara e di ritiro per tanti anni è normale che qualcosa rimanga. Prima della prestazione e dell’atleta, ci sarà sempre la persona. Soprattutto se il rapporto che si crea è così forte da unire le persone anche al di fuori dell’attività agonistica.

«Il bello di questi legami – continua la friulana – è che poi rimangono, Demi e io continuiamo a sentirci e lo faremo ancora. Siamo e saremo prima di tutto amiche. Quella di Vollering è stata una scelta di lavoro, ma questo non cambia quello che abbiamo costruito e condiviso. So che c’è e ci sarà sempre».

Vollering regala i fiori del podio alla Cecchini alla fine di una tappa al Giro Donne del 2021 (foto Instagram)
Vollering regala i fiori del podio alla Cecchini alla fine di una tappa al Giro Donne del 2021 (foto Instagram)
Tu che l’hai vissuta tanto, che ragazza è?

Dal punto di vista atletico, per come l’ho vista in questi anni, penso sia una ragazza che a differenza di altre atlete non si ammazza di lavoro. Sa cosa vuol dire riposare e ha molta cura di questo aspetto. Cura tutti gli aspetti del suo corpo, ad esempio ha l’abitudine di fare yoga la mattina. Ha talento ma non si sovraccarica di lavoro, si allena sempre il giusto. 

Di persona invece?

Sicura di sé. Ha un carattere estremamente determinato e molto sensibile. Quest’ultimo aspetto mi ha sempre permesso di andarci d’accordo. E’ una che mostra le proprie sensazioni ed emozioni, anche in pubblico. Parla con lo sguardo e fa capire ciò che prova con il linguaggio del corpo, non si tiene nulla dentro. Spesso ha pianto durante una delle interviste post gara, ha sempre mostrato se stessa. 

Elena Cecchini ha affiancato spesso Demi Vollering nelle sue vittorie, qui alla Strade Bianche del 2023
Elena Cecchini ha affiancato spesso Demi Vollering nelle sue vittorie, qui alla Strade Bianche del 2023
Mettersi a disposizione di una persona del genere rende tutto più facile?

Lo rende molto piacevole. La vedi in gara e sai esattamente cosa vuole, sia dalle compagne che da se stessa. Ad esempio: quest’anno alla Vuelta aveva la maglia rossa ma si vedeva che non fosse serena al 100 per cento, nonostante avesse dimostrato di essere la più forte. Questo perché nel 2023 aveva perso la corsa per pochi secondi. Così durante la gara le stavo vicina dicendole di non preoccuparsi e che avremmo portato a casa la vittoria. A volte con una ragazza del genere basta una parola. 

Al Tour de France si è riproposto lo stesso scenario, con la maglia gialla persa per pochi secondi. Secondo te è una cosa che l’ha segnata?

In quell’occasione non c’ero e certe dinamiche non le ho vissute, anzi non mi sono curata nemmeno di saperle. So solo che in condizioni normali Vollering avrebbe vinto, nel giorno della caduta non so cosa sia successo realmente. Sicuramente era dispiaciuta, perché ha mostrato di poter recuperare, ma le è mancato davvero poco. Chiunque sappia qualcosa di ciclismo riconosce che Demi fosse la più forte al Tour. Lei, come le altre atlete olandesi, ha una capacità di rialzarsi indiscutibile. Tanto che poi ha trovato subito le forze e le energie per puntare al mondiale. 

L’olandese fa trasparire le sue emozioni, soprattutto “a caldo” dopo una gara
L’olandese fa trasparire le sue emozioni, soprattutto “a caldo” dopo una gara
A guardare la gara di Zurigo sembra che l’abbia sentita molto dal punto di vista emotivo, forse troppo?

Non credo, per diversi motivi. Ci teneva a fare bene perché si correva in Svizzera, a due passi da dove vive. Per come l’ho vista anche al ritiro di ottobre nel quale ha salutato la squadra penso sia soddisfatta della sua stagione. Ha comunque raccolto tanti successi e parecchi piazzamenti importanti. Forse alle Ardenne non era al 100 per cento, ma dalla settimana dopo la Liegi è uscita in crescendo, tanto che le gare da lì a metà giugno le ha vinte tutte. 

In tanti hanno parlato di un rapporto che si era logorato all’interno del team…

Rimando le considerazioni al mittente. Chi allenerà Demi Vollering d’ora in poi dovrebbe concentrarsi sul suo futuro e non sul passato. Si è scritto molto e detto altrettanto, me penso sia puro gossip. Fino al Tour i rapporti erano sereni e rilassati. Poi alla Grande Boucle non c’ero, quindi non so se da quel momento in poi sia cambiato qualcosa. Ma a ottobre eravamo tutti distesi e felici di ciò che abbiamo costruito. Mi dispiace anche leggere certe cose. 

La delusione per la mancata vittoria del Tour è durata poco
La delusione per la mancata vittoria del Tour è durata poco
Come sarà vederla con una maglia diversa?

Strano all’inizio, ma poi diventerà normale. E’ giusto che sia così, ci si abitua a tutto alla fine. La cosa particolare sarà vedere la lista partenti e non averla nel nostro team. Penso, tuttavia, che Vollering si troverà bene alla FDJ Suez, è una che va d’accordo con tutti. E’ un team che lavora bene. Poi non so bene quando ci vedremo e in quali gare. A inizio anno il nostro calendario potrebbe non combaciare. Io partirò dal UAE Tour Women e poi vorrei fare le Classiche.

Pedersen è già a Sanremo. Il punto sul danese

29.11.2024
4 min
Salva

In questi giorni si è tornato molto a parlare di Mads Pedersen . Un po’ perché lui ci ha messo del suo stuzzicando i suoi followers con dei post a diro poco ghiotti e un po’ perché in Danimarca su Ekstra Bladet, è uscita un’intervista con Mattias Reck, il coach del campione della Lidl-Trek.

Pedersen ha ripreso ad allenarsi. E anche forte. E’ partito con molta palestra, ma anche con delle uscite. Una di queste è avvenuta sulle strade della Milano-Sanremo. In Danimarca hanno detto che stavolta Mads vuole una classica monumento a tutti i costi. E forse è anche giunta l’ora.

Pedersen (classe 1995) in allenamento pochi giorni fa sulle strade della Sanremo (foto Instagram)
Pedersen (classe 1995) in allenamento pochi giorni fa sulle strade della Sanremo (foto Instagram)

Monumenti nel mirino

In questi anni il campione del mondo 2019 si è mostrato all’altezza dei migliori. Mads appartiene al ristretto club dei “mega motori”, con Van Aert, Van der Poel, Pogacar, Eevenepoel, Ganna… però se andiamo a vedere, togliendo quel mondiale, gli manca la super perla da sfoggiare in bacheca. Insomma, la classica monumento di cui dicevamo.

L’ormai (quasi) trentenne di Lejre, cittadina ad ovest di Copenaghen, ha vinto tappe al Tour, al Giro e alla Vuelta. Ha vinto semi classiche e persino piccole gare a tappe, ma ora vuole di più. Soprattutto perché sa che può ottenerlo.

Per il 2025 Mads ha messo nel mirino due gare più di altre: la Sanremo e la Roubaix. Senza però dimenticare il Fiandre. Addirittura per la Ronde ha proposto una sorta di sondaggio sulla sua pagina Instagram per individuare quale fosse il setup migliore in termini di rapporti. Si chiedeva se una monocorona da 56 denti con una scala posteriore 10-46 potesse andare bene. Tuttavia i due focus maggiori sembrano essere appunto la Sanremo e la Roubaix.

Mattias Reck è il preparatore storico di Pedersen (foto Instagram)
Mattias Reck è il preparatore storico di Pedersen (foto Instagram)

Parola al coach

Per conquistare queste classiche qualcosa va fatto. Contro quei big che abbiamo elencato non bastano “solo” i watt. Tuttavia Reck ha ribadito: «Non faremo nulla di diverso riguardo al programma di Pedersen per la primavera 2025. La sua lista di gare si adatta così bene a quelle grandi corse che copieremo e incolleremo ciò che abbiamo fatto finora in vista della Parigi-Roubaix. Pertanto Mads correrà due gare a tappe a febbraio (quest’anno ha fatto Bessèges e Provence, ndr), quindi farà un training camp a Majorca e sarà al via della Parigi-Nizza. A quel punto per lui inizieranno tutte le grandi classiche».

Questo programma però riapre i dubbi circa alcuni dettagli legati alla preparazione di Pedersen, che più volte ha ribadito la sua “allergia” ai ritiri in altura. Li ritiene inutili. Anzi di più: possono compromettere la stagione.

In carriera il danese ha ottentuo tre podi nelle classiche monumento: due al Fiandre e uno (l’ultimo, in foto) alla Roubaix
In carriera il danese ha ottentuo tre podi nelle classiche monumento: due al Fiandre e uno (l’ultimo, in foto) alla Roubaix

Altura, sì o no?

Ma in tal senso sì che qualcosa dovrebbe cambiare. Se non altro per la seconda parte di stagione, visto che per la prima parte alla fine anche i suoi colleghi “clasicomani”, come gli spagnoli definiscono i cacciatori di classiche, di altura non ne fanno. Chi ha buona memoria ricorderà che anche in relazione a Cavendish, altro uomo veloce, era emerso questo argomento.

Sempre Reck ha spiegato circa l’altura: «Ne stiamo parlando con Mads e sono sicuro che prima o poi faremo un vero camp in quota. Anche io ho dei dubbi su ciò che può realmente portargli un training camp in altura. I corridori reagiscono in modo molto diverso a quel tipo di ritiri. Però, se Mads è aperto anche mentalmente a questa opzione, allora dobbiamo farlo. Finora non abbiamo esplorato questa possibilità. Magari Pedersen potrebbe perdere un chilo di troppo: questo potrebbe aiutarlo, ma non è detto… viste le sue caratteristiche».

Tutto è in divenire, così come il Grande Giro che Pedersen farà nel 2025. Reck ha detto che la scelta della grande corse a tappe sarà fatta in accordo con il team anche in base ad esigenze di sponsor e programmi condivisi. Una cosa è certa: altura o no, Pedersen vuole una Classica Monumento e se lo scorso hanno non fosse caduto alla Dwars door Vlaanderen, dopo la vittoria alla Gand tra Fiandre e Roubaix soprattutto, forse qualcosa di più avrebbe ottenuto.

Chi ha visto Van Aert? Grande attesa, ritorno imminente

29.11.2024
4 min
Salva

Dov’è finito Van Aert? Il lungo silenzio dopo la caduta della Vuelta è stato interrotto dalle prime apparizioni sui social. Il belga ha ripreso ad allenarsi ed è da poco rientrato a casa dalla Spagna, per le sessioni fotografiche della squadra. Quello che emerge dalla lettura delle sue giornate su Strava, è che adesso Wout pedala senza dolori, ma la corsa a piedi gli crea ancora qualche problema.

Negli ultimi giorni il belga sta pubblicando tracce di allenamento, alcune con sua moglie Sarah, e fonti interne alla squadra confermano l’intenzione di incrementare gli allenamenti di corsa a piedi nelle prossime due settimane. In base agli esiti e alle sue sensazioni, si deciderà quando Van Aert scenderà in campo per la prima volta nel cross. Questo di certo avverrà dopo il primo ritiro spagnolo della Visma-Lease a Bike, che si concluderà il 19 dicembre.

«Solo a quel punto – ha detto il belga – sapremo quando potrò tornare in gara. Se c’è una cosa che ricordo della Vuelta, è che avevo la sensazione di aver ritrovato le mie gambe e la perfetta efficienza. Per cui confido che non sarà quest’ultimo incidente a impedirmi di tornare al mio meglio».

Alla Vuelta, Van Aert aveva ritrovato la condizione dei giorni migliori
Alla Vuelta, Van Aert aveva ritrovato la condizione dei giorni migliori

Il ginocchio di Van Aert

Il suo ritardo in apparenza non preoccupa la squadra, anche se la gestione della ripresa è stata oculata e necessariamente graduale. Il ginocchio ha comunque subito un duro colpo, tanto che quando la corsa si spinge verso l’alta intensità, Van Aert avverte ancor qualche fastidio. I medici non sarebbero però stupiti e tantomeno preoccupati: nella tabella della ripresa, è stato chiaro sin da subito che tornare a camminare sarebbe stato l’ultimo step.

Nella caduta della tappa che portava ai Lagos de Covadonga, il belga riportò un taglio profondo e una contusione. L’ematoma ha reso a lungo molto doloroso appoggiarsi sulla gamba destra e questo tipo di sensazione salta fuori, sia pure in modo blando, quando Wout cammina. La cosa positiva è che il ginocchio non ha riportato danni strutturali, nulla che abbia interessato la rotula, la cartilagine o i legamenti. Il campione deve ritrovare la disinvoltura nel camminare e poi correre, senza alcun rischio di peggiorare l’infortunio. Ma ecco perché al momento il rientro nel cross sarebbe assolutamente critico.

Nys ha già vinto europei e due cross. La sua presenza smuove pullman di tifosi
Nys ha già vinto europei e due cross. La sua presenza smuove pullman di tifosi

I pullman di Nys

Mentre il belga si cura le ferite, il ciclocross in Belgio è entrato nel vivo anche senza le tre star più attese. Eppure, come in un Tour provo di Pogacar, Vingegaard ed Evenepoel, il pubblico è in aumento e i campi di gara vengono presi d’assalto. L’esplosione di Thibau Nys e personaggi affidabili come Iserbyt, Sweeck, Vantourenhout, Van der Haar e tutti coloro che popolano quel ciclismo rendono le gare ugualmente attrattive. Il pubblico tifoso, ma molto sportivo e competente delle Fiandre batte dieci chi sbadiglia se non ha di fronte le superstar.

«E’ così emozionante – ha spiegato di recente Paul Herijgers, iridato nel 1994 a Koksijde – perché sono molto vicini l’uno all’altro. Sono certo che Thibau Nys sarà una stella. Tutti pensano o sperano che questo si verifichi rapidamente, io non mi lascio ingannare e mi basterebbe che quest’anno riuscisse ad aumentare il numero delle sue vittorie. Anche su strada. Oserei dire che potrebbe vincere la Freccia Vallone nella prossima stagione. E se i pullman di tifosi che già lo seguono nel cross andranno con lui sul Muro d’Huy, allora capirete davvero di quale folla parliamo».

Van der Poel sta lavorando ma con un approccio apparentemente meno intenso. Ci crediamo? (Immagine Instagram)
Van der Poel sta lavorando ma con un approccio apparentemente meno intenso. Ci crediamo? (Immagine Instagram)

L’attesa di Van der Poel

Si aspetta Van Aert e si aspetta Van der Poel, che quanto a corsa a piedi non scherza, essendosi concesso una mezza maratona. Qualcuno dice che Mathieu non correrà nel cross durante l’inverno, anche se i tecnici dicono che gli farebbe un gran bene per sentire il freddo prima delle corse del Nord: allenarsi in Spagna va bene, ma occorre prendere le misure sulla vera scena.

Per cui se da un lato appare abbastanza vicino il ritorno di Van Aert, che potrebbe mettere nel mirino una decina di prove da prima di Natale, conoscendo la rivalità si scommette che Van der Poel arriverà un paio di settimane dopo. Entrambi lo faranno con la certezza di essere subito pronti per vincere e tenersi reciprocamente testa, avendo messo in conto che non potranno vincere la Coppa del mondo, il cui calendario taglia fuori coloro che non prendono parte alla maggior parte delle prove. Se torneranno, sarà per giocare fra loro e misurare la temperatura al giovane Nys. Loro dicono che non gli importa, ma avere un giovane che sgomita per conquistare il loro trono un po’ li inquieta.