Colnago si conferma uno dei brand italiani più riconosciuti e apprezzati al mondo, sinonimo da sempre del Made in Italy più autentico. Una nuova pagina della sua ricchissima storia è stata scritta nei giorni scorsi negli Emirati Arabi Uniti grazie all’inaugurazione del Colnago Abu Dhabi, il primo flagship store di casa Colnago.
Non stiamo parlando di un negozio tradizionale, ma di qualcosa di diverso e unico. Un luogo che unisce la storia del marchio all’innovazione presente nei modelli attuali, capaci di trionfare nelle corse più importanti del calendario ciclistico mondiale. Tutto ciò ora è presente in un ambiente che unisce eleganza e modernità.
Il nuovo store si trova all’interno dell’isola di Hudayriyat, caratterizzata da ben 40 chilometri di piste ciclabili illuminate. La scelta della location non è stata quindi casuale. Il nuovo flagship store mira infatti a diventare un punto di riferimento per tutti gli appassionati di ciclismo che abitano ad Abu Dhabi e non solo.
Alla inaugurazione erano presenti anche Tadej Pogacar e Safiya Al SayeghAlla inaugurazione erano presenti anche Tadej Pogacar e Safiya Al Sayegh
I campioni Colnago
L’inaugurazione del Colnago Abu Dhabi è avvenuta lo scorso 21 ottobre alla presenza dei campioni del brand lombardo. Stiamo parlando naturalmente degli atleti dell’UAE Team Emirates e dell’UAE Team ADQ. Le due formazioni si sono ritrovate a Abu Dhabi per una sorta di “rompete le righe” di fine stagione e hanno approfittato dell’occasione per vedere il nuovo flagship store. Non poteva mancare Tadej Pogacar, il due volte vincitore del Tour de France e dell’ultimo Il Lombardia. Con lui Juan Ayuso, reduce dal terzo posto alla Vuelta, Matteo Trentin e Joao Almeida. Per la UAE Team ADQ era presente Yousif Mirza, insieme a Sofia Bertizzolo, Laura Tomasi, Eugenia Bujak e Safiya Al Sayegh.
A destra di Mauro Gianetti c’è Nicola Rosin, Amministratore Delegato del brandA destra di Mauro Gianetti c’è Nicola Rosin, Amministratore Delegato del brand
Non solo bici
Il nuovo Colnago Abu Dhabi si sviluppa su due piani che ospitano, accanto ai nuovi modelli, un’esposizione di alcune biciclette che hanno fatto la storia del brand di Cambiago. Per permettere al cliente di vivere una esperienza autentica, sono state previste installazioni tecnologiche avanzate, tra cui uno schermo scorrevole che ricostruisce la storia dei modelli storici del brand lombardo. E’ stato inoltre previsto un configuratore tridimensionale su schermo di 4,8 x 2,7 metri per progettare la propria bici e un sistema di montaggio bici all’avanguardia.
Colnago è anche cultura e per questo motivo all’interno del nuovo flagship store di Abu Dhabi è presente una serie unica di opere d’arte contemporanea, interamente progettata dall’architetto d’interni spagnolo Pablo Paniagua e dal suo team.
Il nuovo Colnago Abu Dhabi vuole soprattutto essere un luogo di incontro dove passare del tempo scegliendo la propria bici oppure anche scambiare due chiacchere parlando di ciclismo, magari bevendo un buon caffè italiano. Ecco allora il primo Colnago Caffè al mondo, una caffetteria dove i visitatori possono degustare piatti della cucina italiana e seguire le gare più importanti su un maxischermo dedicato.
Questo l’interno dello store nato ad Abu DhabiQuesto l’interno dello store nato ad Abu Dhabi
L’essenza di Colnago
All’inaugurazione del Colnago Abu Dhabi era presente Nicola Rosin, Amministratore Delegato di Colnago, oltre ai soci dell’azienda. E’ stato lo stesso Rosin a sottolineare con un suo intervento quanto il nuovo flagship store rappresenti nel migliore dei modi l’essenza del marchio Colnago.
«Colnago è più di un marchio di biciclette, questo negozio è stato pianificato e progettato per mostrare il nostro ricco patrimonio di cui siamo orgogliosi. Ci auguriamo che avere questo spazio fisico in una città in rapida crescita aiuterà a soddisfare le esigenze degli appassionati di ciclismo ad Abu Dhabi, consentendo loro di sperimentare in prima persona i prodotti che ci hanno reso famosi nel mondo del ciclismo».
Dopo le parole di Ulissi sulla determinazione degli italiani, Trentin propone una chiave di lettura sulla loro attività. Tante domande in cerca di risposte
Si riparte dopo il rientro in Francia e sarà probabilmente ancora volata. Ci sono nervi scoperti fra Jakobsen e Groenewegen. E Ewan, carico come una molla
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«Mesdames et messieurs, voilà le Tour de France numero 110». La Grande Boucle è stata presentata questa mattina a Parigi, al Palais des Congrès, davanti ad un folla di campioni, direttori sportivi, manager, grandi del passato e appassionati.
Il percorso? Ci sentiamo di definirlo innovativo. Una prima settimana che entra subito nel vivo e che potrà decretare una classifica già ben assestata. Una seconda settimana piena di salite e un finale senza tappe monster, ma infarcita di trabocchetti. Quasi si fosse “invertito” l’ordine fra la prima e la terza settimana.
Christian Prudhomme (nella foto di apertura), il direttore del Tour, è sembrato più orgoglioso che mai. Si va in scena dal 1° al 23 luglio: 21 tappe, 3.404 chilometri, otto frazioni di montagna, quattro arrivi salita. E ancora: otto tappe di pianura, quattro tappe ondulate e una sola cronometro, tra l’altro abbastanza breve. Solo due frazioni al di sopra dei 200 chilometri.
Il Tour de France 2023, il grande escluso è il Nord e il Nord Ovest in particolareIl Tour de France 2023, il grande escluso è il Nord e il Nord Ovest in particolare
Subito i Pirenei
Si parte dall’estero, in Spagna, dai paesi Baschi e più precisamente da Bilbao. E qui Prudhomme non ci è andato leggero con i giudizi: «Dopo il Belgio, il tifo del ciclismo più caldo al mondo è nei Paesi Baschi. E dal 1992 che volevano le Grand Depart, si sono candidati per 30 anni. L’organizzazione basca era presente l’anno scorso al via in Danimarca. Hanno visto il fervore e io gli ho detto: “Adesso sapete cosa vi aspetta”. Roba da pugili».
Così come da pugili è la prima settimana. La seconda tappa, per esempio, arriva a San Sebastian ed è una (quasi) fedele replica dell’omonima classica. Anche la terza tappa è un “grido” di appena 137 chilometri con 4 Gpm, non duri okay, ma sono pur sempre 4 scalate. E tutti hanno ancora gambe fresche.
Le vere salite, i Pirenei, arrivano due giorni dopo nella Pau-Lauruns. Nel finale si scala il Marie-Blanque salita non lunga, ma dura e asfissiante per la sua umidità. E il giorno dopo c’è il Tourmalet e la scalata finale a Cauterets, erta lunga ma pedalabile (16 km al 5,4%) tipica del Tour.
Non fa parte della prima settimana, ma chiude il primo blocco del Tour, il mitico Puy de Dome. E’ la nona frazione. Si va da Saint Léonard de Noblat-Puy de Dôme, salita storica e durissima nel Massiccio Centrale, il “terzo” gruppo montuoso della Francia: 13 chilometri al 7,7%, ma gli ultimi 4 non scendono mai sotto l’11%.
Bilbao-Bilbao: prima tappa di 182 kmVitoria-Gasteiz – San Sébastián: 2ª tappa di 209 km (la più lunga della Grande Boucle 2023)
Amorebieta-Etxano-Bayonne: 3ª tappa di 185 kmPau-Laruns: 5ª tappa di 165 km Tarbes – Cauterets-Cambasque: 6ª tappa di 145 km Bilbao-Bilbao: prima tappa di 182 kmVitoria-Gasteiz – San Sébastián: 2ª tappa di 209 km (la più lunga della Grande Boucle 2023)
Amorebieta-Etxano-Bayonne: 3ª tappa di 185 kmPau-Laruns: 5ª tappa di 165 km Tarbes-Cauterets-Cambasque: 6ª tappa di 145 km
Quante Alpi
Il Tour de France osserva così il primo giorno di riposo. E lo fa, più o meno, nel cuore geografico della sua Nazione.
Da qui si passa alla sezione centrale, probabilmente quella decisiva. Se le tappe 10, 11 e 12 sono “facili”, poi non si scherza più. Ed è qui che inizia il lungo viaggio nelle Alpi. Quest’anno a più riprese, tra Savoia e Delfinato il Tour ci passa davvero tanto tempo: sette giorni.
S’inizia con l’arrivo in cima al Col du Grand Colombier, tra l’altro nel giorno della festa nazionale. Poi è la volta di Morzine con il classico Col de Joux Plane prima dell’arrivo. Salita difficile e discesa difficilissima (se da fare a tutta per scappare o chiudere).
La 15ª tappa, la Les Gets les Portes du Solei-Saint-Gervais Mont-Blanc, sarà un vero delirio: i Gpm sono solo quattro, ma potrebbero essere almeno una dozzina. E non è una battuta. Da affrontare oltre 5.200 metri di dislivello in 180 chilometri. Non c’è un metro di pianura. I restanti contendenti alla maglia gialla saranno davvero pochi a questo punto.
Annemasse-Morzine: 14ª tappa di 152 kmL
Les Gets les Portes du Soleil – Saint-Gervais Mont-Blanc le Bettex: 15ª tappa di 180 kmPassy-Combloux: 16ª tappa di 22 km (crono individuale)Saint Gervais-Courchevel: 17ª tappa di 166 km
Belfort-Le Markstein: 20ª tappa di 133 kmAnnemasse-Morzine: 14ª tappa di 152 kmL
Les Gets les Portes du Soleil – Saint-Gervais Mont-Blanc le Bettex: 15ª tappa di 180 kmPassy-Combloux: 16ª tappa di 22 km (crono individuale)Saint Gervais-Courchevel: 17ª tappa di 166 km
Belfort-Le Markstein: 20ª tappa di 133 km
Un lungo sprint
Dopo la tripletta alpina, ecco il secondo giorno di riposo che farà da antipasto alla curiosa e attesa frazione numero 17: la Passy-Combloux che sarà percorsa individualmente e contro il tempo. È la crono di 22 chilometri con una cote nel finale e gli ultimi chilometri che tirano all’insù. Chi uscirà con le gambe in croce dal Gpm rischia di pagare tanto, tanto…
Di fatto, le tappe super difficili terminano qui. Ma questo elemento di rottura col passato terrà alta la tensione fino a Parigi, perché comunque il terreno per attaccare non mancherà. Imboscate, strappi, salite: i Vosgi e il Ballon d’Alsace sono perfetti. La ventesima tappa con arrivo a Le Markstein è un inno all’incertezza: 133 chilometri, ancora quasi 4.000 metri di dislivello: una Liegi “in quota”.
Il finale è un pieno di simbolismo. E in tal senso i francesi sono maestri. La 21ª tappa infatti partirà dal velodromo dove si svolgeranno le Olimpiadi del 2024 e terminerà con la classica parata sugli Champs-Élysées.
Un po’ perché vuole continuare a crescere e un po’ perché il Tour 2023 è ideale per lui, Gaudu punta al podioUn po’ perché vuole continuare a crescere e un po’ perché il Tour 2023 è ideale per lui, Gaudu punta al podio
Voce ai pro’
A questo punto quali sono state le reazioni dei corridori? Gaudu congola e ha detto che vuole il podio. Alaphilippe ha contato sulle dita di due mani e mezzo le frazioni che possono vederlo protagonista. Van Aert, se sarà quello del 2022, non lotterà per la vittoria giusto a Morzine e a Saint Gervais.
Non solo, ma questo percorso, che più di qualcuno a Parigi ha definito l’opposto del Giro d’Italia, ha fatto protendere persino Simon Yates per la via francese. E sappiamo quanto l’inglese ami la corsa rosa.
Accontentati anche gli sprinter. Pollice all’insù da Groenewegen a Cavendish, che con l’ufficioso passaggio alla B&B Hotels tornerà in corsa.
Mentre Lefevere smorza i toni su Remco Evenepoel, che sembra aver già scelto il Giro: «Decideremo insieme quale grande Giro fare. La porta per il Tour non è chiusa e il fatto che ci siano solo 22 chilometri a crono non vuol dire nulla. Remco vince dappertutto. Piuttosto questo tracciato mi ricorda quello del 2019 quando Alaphilippe fu a lungo in giallo. E se fosse al 100%…».
Vingegaard sembra puntare dritto al bis, ma è consapevole che sarà duraVingegaard sembra puntare dritto al bis, ma è consapevole che sarà dura
«Con la squadra – ha commentato alla stampa internazionale Vingegaard (in vacanza) – non abbiamo ancora stilato un piano definitivo per il 2023, ma l’idea chiaramente è quella di essere al Tour. Sarei sorpreso se non fosse così! Sono pronto a raccogliere questa sfida. So che il prossimo anno sarà più difficile vincere, ma fa parte del gioco».
Sempre in relazione a Vingegaard, Merijn Zeeman, il team manager della Jumbo-Visma, ha aggiunto a VeloNews parole importanti. «Non abbiamo ancora deciso nulla. Il Giro d’Italia è un’opzione se lo vuole, ma se sei la maglia gialla uscente cerchi di difenderla. Però Jonas non ha mai corso il Giro e magari vorrà provare.
«Prima di ogni decisione vorrei anche conoscere il parere di Roglic. Entro dicembre chiariremo tutto perché per prepararsi al meglio servono tanti mesi».
Pogacar è rimasto piacevolmente colpito dal percorso 2023Pogacar è rimasto piacevolmente colpito dal percorso 2023
Tadej già gasato
«Mi piace molto questo percorso – ha detto sorridente lo sloveno – La prima settimana è già difficile e la terza settimana è difficile e divertente. È positivo che le tappe più toste arrivino all’inizio del Tour, questo lo rende più interessante.
«Mi piacerebbe continuare a correre così, attaccando sempre, ma al Tour ho imparato che a volte devi aspettare il finale».
Ma forse le parole che più sintetizzano questa sfida e l’intero Tour 2023 sono quelle del team manager della UAE Emirates, Mauro Gianetti.«Il percorso di questo Tour fa venire voglia di attaccare. Magari Tadej potrebbe decidere di cambiare e non scattare più a 50 chilometri dall’arrivo… ma neanche possiamo trasformarlo. E’ la sua natura».
«Guardate che Enric Mas è veloce. Io lo sapevo, ma nessuno mi credeva. Questa vittoria non è stata così scontata. Non è andato tutto secondo i piani così facilmente». Come sempre le parole di Matxin non sono banali. Il tecnico della UAE Emirates sapeva del pericolo Mas.
Si poteva pensare che Mas staccasse Pogacar sul Civiglio. Salita dura, relativamente lunga (4,3 chilometri) e vista come era andata all’Emilia e la facilità con cui aveva chiuso alla Tre Valli sugli attaccanti, pensare che ne avesse più dello sloveno non era poi fantascienza. Però sempre Matxin ci ha detto che Tadej era in crescita e che ogni giorno pedalava meglio.
Giornata splendida e tracciato altrettanto bello. E’ lo spettacolo del Lombardia numero 116Nella fuga di giornata anche De Marchi, Tolio, Scaroni e BaisGiornata splendida e tracciato altrettanto bello. E’ lo spettacolo del Lombardia numero 116Nella fuga di giornata anche De Marchi, Tolio, Scaroni e Bais
Mas ancora secondo
E infatti Mas dopo aver risposto allo scatto dello sloveno ha rilanciato, convinto di poter bissare quanto fatto al Giro dell’Emilia, ma stavolta Tadej c’era. Mezza pedalata e ha chiuso su di lui. Lo ha braccato. Poi Mas ci ha riprovato anche sul San Fermo, ma a quel punto le sue certezze erano crollate. Nonostante i suoi scatti fossero violenti. E’ il duello.
Arrivare sul traguardo con un cannibale come Pogacar vuol dire “morte” certa. Anche se, bisogna ammettere che lo spagnolo se l’è giocata benissimo. Ha fatto un ottimo sprint per tempistiche, linee (l’arrivo girava leggermente verso sinistra) e potenza.
Alla fine il corridore delle Baleari non può che godersi il podio, essere felice di essere stato protagonista di un bel duello e nel complesso sorridere per un buon finale di stagione. Secondo alla Vuelta, primo all’Emilia, secondo al Lombardia. Ma quando sulla tua strada trovi Remco e Tadej… sono dolori. Dolori per tutti.
«Sono contento – ha detto Mas emozionato per l’addio di Valverde – di essere salito sul podio di questa classica monumento alle spalle di Pogacar. Sono contento per me e per la squadra che aveva bisogno di buone prestazioni (il riferimento è alla questione dei punti, ndr). Sto crescendo passo dopo passo».
«Ho provato a giocarmela in volata e soprattutto a staccare Pogacar sulle ultime due salite, ma non ci sono riuscito. Oggi lui era fortissimo e mi ha battuto. Vuol dire che dovrò attendere prima di vincere una classica monumento, ma ci proverò ancora».
Mas è autore di un ottimo sprint, ma Tadej è più esplosivoMas è autore di un ottimo sprint, ma Tadej è più esplosivo
Pogacar in crescita
E poi c’è Pogacar. Arriva in conferenza stampa che Como è ormai avvolta dall’ombra delle montagne. Cappellino con la visiera sulla fronte “alla Bartali” e la solita scioltezza nel raccontare.
Tornando al discorso delle “certezze di Mas”, gli abbiamo subito chiesto se dopo l’Emilia si aspettasse un Mas più forte di lui in salita. Se in qualche modo lo temesse. Avevamo questa curiosità, perché il nocciolo della corsa era tutto lì. O Mas lo staccava o era volata… e così è andata.
«Io – dice Pogacar – sapevo di stare meglio ogni giorno che passava. Ho avuto altre sensazioni già alla Tre Valli Varesine. All’Emilia avevo ancora nelle gambe il lungo viaggio di ritorno dall’Australia. Lo sapevo io e lo sapeva il mio team. Ma noi abbiamo sempre lavorato per questo obiettivo. Ho una squadra fortissima e siamo riusciti a raccoglierlo».
Il percorso del Lombardia di quest’anno era molto più stile Liegi. E una Liegi Pogacar l’ha già vinta.
«Questo tracciato – ha detto Pogacar – prevedeva più salite ma più corte. Anche se nel finale erano anche piuttosto dure. A me è piaciuto e sono contento che ogni volta il tracciato cambi un po’, anche nel finale. Questo rende la corsa meno prevedibile».
Pogacar esulta. Mas non lo ha staccato in salita e lo sloveno ha preso fiduciaPogacar esulta. Mas non lo ha staccato in salita e lo sloveno ha preso fiducia
Tutto in volata
Salite brevi, scatti, Mas che ci prova, Tadej che tiene… alla fine l’epilogo è stato in volata. Una volata meno scontata di quel che ci si poteva aspettare, come accennato.
«Mai sottovalutare nessuno in volata – ha proseguito Pogacar – Io ho cercato di dare il mio massimo, ho spinto a tutta e solo quando mancavano 50 metri ho capito che ce l’avrei fatta. Non prima dello sprint…
«Se mi è servita l’esperienza del Fiandre per questo sprint? Difficile dirlo, sono stati due sprint diversi. Quel giorno ero molto nervoso, oggi invece ero tranquillo. Ho pensato solo a tagliare la linea bianca in testa».
Mikel Landa completa il podio con Pogacar e MasTadej Pogacar (classe 1998), in conferenza stampa, vince per la seconda volta consecutiva il Giro di LombardiaMikel Landa completa il podio con Pogacar e MasTadej Pogacar (classe 1998), in conferenza stampa, vince per la seconda volta consecutiva il Giro di Lombardia
WT casa Pogacar
Adesso può iniziare il suo inverno. Un inverno in cui Tadej ha detto che cercherà relax, ma tra impegni vari, come la GF Rigo (la granfondo di Uran in Colombia) e il ritiro negli UAE già a novembre non sarà così facile da agguantare.
«E’ stata una stagione lunga e bellissima – ha concluso Pogacar – come quella precedente. L’unico rimpianto, ammesso che sia un rimpianto, è il mondiale. Prima della gara mi sentivo benissimo, poi il giorno della corsa le gambe non hanno risposto come volevo.
«Ho vinto molto in queste due stagioni, ho avuto tanti giorni ottimi. E’ difficile dire quale sia stato il migliore, perché ogni corsa è qualcosa a sé. Forse oggi, perché no? Però devo dire che alla Strade Bianche mi sono davvero sentito bene».
Con il Lombardia si è concluso anche il calendario del WorldTour, che è finito come è iniziato, con la vittoria di Pogacar. Suoi il UAE Tour a febbraio passando per la Strade Bianche, la Tirreno, tre tappe al Tour, il GP Montreal e il Lombardia ad ottobre… solo per citare i successi nella massima serie.
«Vincere mi piace – ha concluso lo sloveno – così come cercare di essere sempre al massimo della condizione, ma non è facile».
Si apre la Grand Depart di Firenze e parlano Pogacar e Vingegaard. Il primo rivela di aver avuto il Covid, il secondo sottolinea che non si sono mai sentiti
Ma quanto è bello questo ciclismo? Nessuno lascia nulla a nessuno. Si combatte fieramente. Tutti “cagnacci sull’osso”. E che cagnacci! La Tre Valli Varesine ci ha regalato un martedì pomeriggio di ciclismo a dir poco entusiasmante. Quasi, quasi, neanche al mondiale c’erano questi nomi.
Pogacar che insegue Mas. Nibali che insegue e rilancia. Valverde che non cede mezzo passo. Ulissi che un po’ lavora e un po’ sembra poter dire la sua. Pozzovivo, Bardet, Yates…
Podio regale a Varese: (nell’ordine) Pogacar, Higuita, ValverdeUlissi e Nibali, protagonisti nel finaleAlessandro De Marchi ha provato ad anticipare. Oggi il friulano partiva con il numero unoPodio regale a Varese: (nell’ordine) Pogacar, Higuita, ValverdeUlissi e Nibali, protagonisti nel finaleAlessandro De Marchi ha provato ad anticipare. Oggi il friulano partiva con il numero uno
Antipasto Lombardia
E sì che sabato si corre il Giro di Lombardia, l’ultima classica monumento della stagione ma, ragazzi, se questo è l’antipasto… chissà come sarà il primo! Però, e torniamo al bello di questo ciclismo, i corridori oggi a tutto sembravano pensare tranne che al Lombardia. Oggi c’era la Tre Valli Varesine e per la Tre Valli si è corso.
E forse il miglior riassunto lo ha fatto Vincenzo Nibali alla Gazzetta: «Siamo andati fortissimo dall’inizio alla fine e il fatto che si sia arrivati in volata vuol dire che in tanti stanno bene in vista di sabato».
E’ il ciclismo 2.0. Un ciclismo dove i “vecchietti”, quelli super, sgomitano con i ragazzini. Ragazzi che non hanno “rispetto”, anche se è decisamente meglio utilizzare il termine, riverenza per nessuno.
Magari nel ciclismo di qualche anno fa il buon Bax, l’altro giorno all’Agostoni non si sarebbe mai permesso di togliere la vittoria ad un Valverde che sta chiudendo la carriera. E oggi nessuno avrebbe chiuso con tanta insistenza su Nibali, alla penultima gara della vita da pro’. Ma questo è: duelli sinceri ed aperti. E un po’, va detto, i punti in ballo per la classifica UCI a squadre hanno il loro peso.
Valverde e Mas, coppia di classe e di forza per il LombardiaValverde e Mas, coppia di classe e di forza per il Lombardia
Mas sontuoso
Ma se la Tre Valli ha illuminato questo martedì e al tempo stesso ha brillato di luce propria, è innegabile che il piatto forte resta il Lombardia. E in tal senso i due nomi che svettano sono gli stessi dell’Emilia: Enric Mas e Tadej Pogacar.
Stavolta il corridore della UAE Emirates si è preso una rivincita sul rivale della Movistar. Una vittoria a testa.
In questo avvicinamento, il cammino dello sloveno con un secondo e un primo posto sembra migliore rispetto a quello dello spagnolo. Tuttavia l’analisi qualitativa delle corse lascia protendere leggermente l’ago della bilancia in favore del majorchino.
E’innegabile che Mas in salita abbia mostrato di avere qualcosa di più, almeno sino ad oggi. Riesce a spingere quel dente in più che a Tadej sembra mancare sin dal Tour. I suoi scatti non creano il vuoto come ci aveva abituato. E’ stato così per certi aspetti oggi (poco), ma soprattutto sul San Luca tre giorni fa.
Mas dal canto suo sembra in uno stato di grazia. Pedala sciolto. La sua azione è morbida. Insomma, si vede che ne ha.
Lo sprint: l’arma in più di Pogacar Lo sprint: l’arma in più di Pogacar
Il morso di Pogacar
Però Pogacar è Pogacar. E ci sta anche che dopo una stagione, anzi un’estate difficile, possa essere sulla via del recupero totale o semi-totale. E sappiamo che un Pogacar anche al 95% è devastante. E poi è veloce. Magari non farà il vuoto in salita, ma se poi non lo si stacca sono dolori. Valverde lo ha imparato a Liegi un anno fa. E lo ha ripassato oggi a Varese.
Di fatto il suo avvicinamento al Lombardia è migliore di quello dello scorso quando si fermò all’Emilia e fu terzo alla Tre Valli Varesine. Mas di Lombardia ne ha fatti due, uno in più di Pogacar, il suo miglior risultato è stato un 13° posto nel 2019. Dalla sua ha la resistenza della Vuelta che potrebbe agevolarlo in una corsa che misura oltre 250 chilometri e che presenta salite (e un dislivello) ben più duri di oggi.
E non va dimenticata l’incognita Vingegaard. Oggi il danese era assente, ma anche lui si presenta con un coltello ben affilato dopo il ritorno spumeggiante in Croazia. Magari tra i due litiganti il terzo gode.
Intanto in Belgio Remco Evenepoel sfilava con la maglia iridata alla Binche-Chimay-BincheE in questo martedì da leoni, anche in Belgio c’era il giovane rampante (Remco) e il campione a fine carriera (Gilbert)Per Evenepoel altro bagno di folla a Binche. Per la cronaca, vittoria a LaporteIntanto in Belgio Remco Evenepoel sfilava con la maglia iridata alla Binche-Chimay-BincheE in questo martedì da leoni, anche in Belgio c’era il giovane rampante (Remco) e il campione a fine carriera (Gilbert)Per Evenepoel altro bagno di folla a Binche. Per la cronaca, vittoria a Laporte
Passerella Remco
E sempre in questo assolato martedì pomeriggio, mentre in Italia ci si scornava di brutto, un migliaio di chilometri più a Nord, il Belgio s’inchinava e abbracciava Remco Evenepoel. Il loro beniamino vestiva per la prima volta la maglia iridata in corsa.
In più i belgi sapevano che sarebbe stata l’unica volta. Per rivederla dovranno attendere l’anno nuovo. Con la testa Remco ha già staccato. Ed è già sull’altare… si sposerà a giorni. E’ arrivato ultimo, per la precisione terzultimo. Erano in tre hanno chiuso la corsa ad oltre 6′. Anzi che l’ha conclusa.
All’arrivo è stato laconico: «Vi posso dire con il sorriso che la mia stagione è finita». Probabilmente era finita prima di partire, ma il bello è anche questo: concedersi ai tifosi. Concedersi ad una nazione che oggi era riversata a bordo strada tutta per lui. Neanche si fosse trattato di una Liegi.
Come è stato che Mathieu Van der Poel sia diventato campione del mondo sta tutto nel suo ragionamento e nelle sue gambe. Van Aert e Pogacar si inchinano
Una riflessione di Nibali sul modo di correre di Pogacar che qualche volta non funziona: lui vuole vincere con la forza, Van der Poel è più forte tatticamente
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Finora è la giornata che gli salva la stagione. Giocando col suo cognome potremmo dire, “Mas que una victoria(più che una vittoria)”. Già, perché il successo di Enric Masal Giro dell’Emilia, primo del 2022, è stato ottenuto al settantesimo giorno di gara e all’interno dei quali aveva riposto più di una aspettativa.
Se il secondo posto nella generale della Vuelta era stato il riscatto ad un Tour de France opaco, reso ancor più incolore dalla positività al covid, il 27enne spagnolo della Movistar in cima al San Luca ha dato un ulteriore segnale della sua buona condizione.
Esulta Enric Mas. E’ la prima vittoria del 2022Esulta Enric Mas. E’ la prima vittoria del 2022
Trionfo Mas
Al penultimo passaggio sulla aspra ascesa che porta al santuario bolognese, Mas ha fatto il forcing, cui ha resistito solo Tadej Pogacar.
Poi nella tornata finale, dove si erano accodati Pozzovivo, Valverde e Uran (che finiranno poi nell’ordine), ha nuovamente attaccato nello stesso punto facendo il vuoto. Don Alejandro ha giocato da stopper favorendo il compagno mentre lo sloveno della UAE Emirates ha staccato solo negli ultimi metri l’incrollabile lucano della Intermarché Wanty Gobert.
Nella ressa post premiazioni, tutti vogliono i protagonisti del podio per diverse motivazioni. D’altronde è un gran bel podio. Tifosi per le foto, addetti ai lavori per le dichiarazioni e gli chaperon per l’antidoping. Blocchiamo Enric Mas prima che vada a completare le formalità del dopo corsa.
«Dopo la Vuelta sono stato a casa per un po’ di vacanza e per recuperare – racconta lo scalatore nato ad Artà, a nord di Maiorca – Mi sono allenato bene perché sapevo che c’era ancora un finale di stagione impegnativo. Ho passato molto freddo nei giorni scorsi e stamattina. Non è il mio clima ideale però Alejandro (Valverde, ndr) era lì ed io volevo aiutarlo, lavorare per lui.
«Negli ultimi chilometri mi sono trovato in fuga con Tadej. E’ stato duro e bello al tempo stesso perché tutto il mondo sa chi è lui. E’ stata una gran salita per me. Batterlo è stato è una grande soddisfazione.»
«Questa vittoria – prosegue – mi ripaga in parte di una stagione difficile difficile difficile (lo ripete tre volte come se gli stesse passando davanti agli occhi in quel momento, ndr). Ho avuto una seconda possibilità alla Vuelta perché la condizione e la fiducia non sono arrivati prima. Dopo il Tour ho fatto un buon reset ed ora ho una buona forma».
Solita cornice di pubblico sui due chilometri che portano al San LucaSolita cornice di pubblico sui due chilometri che portano al San Luca
Più vittorie
«Al Lombardia – conclude Mas – innanzitutto ci saranno 60 chilometri in più e sappiamo che Alejandro predilige quel tipo di classiche. Vedremo se attuare la stessa tattica. Oggi era oggi e siamo riusciti a conseguire la vittoria, dopo averla sfiorata in un’altra corsa questa settimana (secondo posto di Valverde alla Coppa Agostoni, ndr)».
«Il Lombardia comunque resta l’ultimo obiettivo dell’anno. Dove pongo il mio successo di oggi in carriera? Lo metto nel 2022, che è stato un anno complicato per me. Vorrei che non fosse l’unico. Ci sono ancora un paio di gare in cui voglio fare bene».
Pogacar riesce a staccare un indomito Pozzovivo proprio negli ultimi metriPogacar riesce a staccare un indomito Pozzovivo proprio negli ultimi metri
Pozzo c’è
Le fasi finali del Giro dell’Emilia sono diventate anche uno scontro di generazioni. Col terzo gradino, Domenico Pozzovivoha tenuto alta la bandiera dei vecchietti terribili provando il colpaccio ma tuttavia dando filo da torcere al ragazzino Pogacar. Ne approfittiamo mentre è in attesa dell’antidoping per rivivere le ultime ore e quelle che verranno.
«E’ stata una corsa regolare, con una andatura abbastanza sostenuta tutto il giorno – spiega Domenico che è diventato pro’ nel 2005 – Alla fine c’è stata una scrematura naturale senza grossi attacchi fino agli ultimi due giri in cui ci sono stati movimenti più importanti.
«Ho cercato di gestire la gamba, che già all’Agostoni avevo visto che era buona. Oggi però ho trovato due corridori che sono più forti di me ma sono molto soddisfatto del podio. Questo è il mio miglior risultato al Giro dell’Emilia, che è una corsa che ho sempre sentito tanto per il percorso e per il pubblico».
«Sono riuscito a rientrare sulla testa all’inizio dell’ultimo giro – continua – e per un po’ stare con Pogacar. Sento di essere ad un buon livello in salita. Peccato perché ho sofferto più del dovuto il long-covid dopo il Giro di Svizzera. Ce l’ho avuto molto forte e per due mesi ho pagato tanto le conseguenze. Alla Vuelta non ero al livello che speravo. In ogni caso sono riuscito a non mollare di testa ed ho ricostruito un’ottima condizione per queste ultime gare».
Il podio del Giro dell’Emilia. Qualità, gioventù ed esperienzaIl podio del Giro dell’Emilia. Qualità, gioventù ed esperienza
Verso il Lombardia
«E’ stato importante restare con corridore del calibro di Tadej. Mi dà fiducia e morale. Significa che ho lavorato bene… e che non ho quasi 40 anni (dice sorridendo mentre ci ricorda che li compirà il 30 novembre, ndr)».
«Farò sia Tre Valli Varesine che Lombardia – chiude Pozzovivo – Nella prima faremo gara in parallelo Rota ed io. Lui arrivava dall’Australia e qui credo che abbia pagato il jet-leg ma la Tre Valli è più adatta a lui che a me. Personalmente a me servirà per fare ancora più gamba. Al Lombardia è cambiato il finale, dove ci sarà più da lottare per imboccare bene il primo San Fermo della Battaglia perché ci saranno più corridori, rispetto al passaggio sul Muro di Sormano. Comunque il finale sarà da gambe. Le discese sono tecniche perché dove finisci la salita poi è difficile rimontare posizioni scendendo».
«Dal punto di vista tecnico, i giri del San Luca sono piuttosto simili alla parte conclusiva del Lombardia. Ho provato a prendere dei riferimenti, specie per il ritmo. Non avendo corso dalla fine della Vuelta, queste gare mi sono servite per capire i limiti fino a dove spingere. Fin dove puoi farlo. E penso di avere preso buoni riferimenti, anche perché come squadra ci siamo mossi bene.
«Raccogliere un podio ad una gara come l’Emilia è importante e speriamo sia di buon auspicio per sabato prossimo.»
Un’edizione limitata firmata proprio da Tadej Pogacar. Le Pogi’s sono le nuove scarpe di DMT realizzate in soli 500 esemplari e arricchite da una grafica inedita dove campeggia l’emblema del campione sloveno. I più attenti l’hanno intravista nella prova in linea ai suoi piedi nei mondiali australiani di Wollongong appena conclusi.
«Sono superleggere e hanno i lacci – ha detto Pogacar – sono molto comode e pesano poco più di 200 grammi, il che è molto importante per le salite perché ogni grammo può fare la differenza nei percorsi difficili».
Qui Tadej Pogacar con l’edizione limitata a lui dedicataQui Tadej Pogacar con l’edizione limitata a lui dedicata
Le scarpe del campione
La Pogi’s dispone di una costruzione innovativa con una tomaia interamente monopezzosenza cuciture e una reinterpretazione della classica chiusura a lacci. Comfort eccezionale e ottima traspirabilità. Aggiornata e testata da Tadej con la nuova suola Anatomic SL e una tomaia ancora più leggera.
Lo spessore variabile e le strutture a maglia fanno si che questa calzatura sia un concentrato di comfort anche per lunghe pedalate. L’iconica chiusura scelta da Pogacar è presente con gli occhielli per i lacci integrati per favorire una fasciatura del piede ottimale.
I lacci favoriscono una fasciatura del piede omogeneaNella parte posteriore è presente il logo di Tadej e il numero dell’edizione limitataI lacci favoriscono una fasciatura del piede omogeneaNella parte posteriore è presente il logo di Tadej e il numero dell’edizione limitata
Tecnologia 3D Knit
La costruzione Engineered Knit esclusiva di DMT elimina i punti di pressione e si adatta come un guanto. Utilizzando filati tecnici e specifiche strutture si uniscono le singole esigenze di ogni stile di pedalata ad ogni parte della scarpa.
Grazie a questa tecnologia le DMT Pogi’s risultano essere leggere, meno ingombranti, con un’eccellente vestibilità, maggiore traspirabilità e asciugatura veloce. Senza alcun compromesso fra calzata e supporto grazie alla costruzione leggermente elastica.
La tomaia interna favorisce un comfort ottimale e performance in ogni condizioneLa tecnologia 3D Kit permette una traspirazione molto performanteLa tomaia interna favorisce un comfort ottimale e performance in ogni condizioneLa tecnologia 3D Kit permette una traspirazione molto performante
Caratteristiche tecniche
La performance passa da tutti i dettagli e per la Pogi’s, DMT non ha fatto eccezioni. La suola implementata è in carbonio SL e gode di un’ottima traspirazione. Il massimo che un atleta possa richiedere per ottimizzare al 100% il trasferimento di potenza. Un ultimo dettaglio costruttivo si trova nella regolazione di 8 mm del tacchetto anteriore e posteriore.
Le taglie selezionabili vanno da 37 a 47 con la possibilità di scegliere i mezzi numeri dal 37,5 al 45,5. Il peso piuma della scarpa nella versione 42 ferma l’ago della bilancia ad appena 208 g.
Mentre quasi tutti erano impegnati sulle strade di mezza Europa a correre e darsi battaglia, Covi era a Livigno. Tanti giorni di allenamento e molti chilometri nelle gambe, finalmente pronto per ripartire.
«Lo stop di quasi due mesi non era previsto – spiega – dopo il Giro d’Italia l’obiettivo era di fare Vallonia, San Sebastian e Tour de l’Ain. Insomma, i progetti erano diversi, ma il Covid si è messo di mezzo, facendomi perdere quasi 20 giorni di allenamento. Non il massimo con la stagione in pieno svolgimento. Non potendo andare in bici ho riposato e ripreso fiato, anche se non ne avevo molta voglia. Ho rincominciato poco alla volta e come prima cosa abbiamo pensato, insieme alla squadra, di andare a Livigno, lontani dal caldo e da altre distrazioni».
La vittoria al Fedaia aveva dato grande motivazione e voglia di far bene, ma il Covid ha fermato il buon momento di AlessandroLa vittoria al Fedaia aveva dato grande motivazione e voglia di far bene, ma il Covid ha fermato il buon momento di Alessandro
Due mesi di troppo
Non si affacciava alle corse da quasi due mesi. E’ tornato a correre in Francia, al Tour du Limousin, a metà agosto. Subito dopo, il tempo di rifare la valigia ed è partito per Weimar, destinazione Giro di Germania. D’altronde la vita del corridore è questa. E quando per un motivo o per un altro non si riesce a farla, ci si sente come privati di un pezzo di sé.
Covi aveva chiuso la prima parte di stagione con una grande vittoria al Giro d’Italia. E adesso che finalmente è riuscito a ripartire, è super concentrato sulle gare che mancano da qui a fine stagione. Il passo è breve, ma le ambizioni sono alte. D’altronde quest’anno il “Puma di Taino” ha iniziato a vincere e ci ha preso gusto.
Covi (tra Trentin ed Ulissi) debutterà in Canada e poi farà il finale di stagione in Italia, a caccia di un successoCovi (davanti ad Ulissi) debutterà in Canada e poi farà il finale di stagione in Italia
Step dopo step
Ripartire da zero non è facile, servono testa, grande forza di volontà e un pizzico di pazienza. Inutile mangiarsi il fegato e forzare il ritmo per tornare subito in condizione.
«Alla fine – dice ancora il Puma – riprendere è semplice, quel che è più difficile è riprendere a correre. Quello che ti scoccia di più è fare un lavoro di preparazione quasi invernale in un momento di piena stagione. E’ chiaro che avrei preferito ripartire subito ed andare forte già da dopo il Giro d’Italia, ma non è andata così, non ci posso fare nulla e la devo prendere con filosofia (racconta con un sorriso, ndr). L’obiettivo era di fare una base, quindi si è pensato di andare a Livigno, essendo in altura non potevo fare certi tipi di lavori, come quelli di forza. Ero seguito dalla squadra, avevo i massaggi tutti i giorni ed il supporto tecnico. In più ero affiancato da due ragazzi di Abu Dhabi che si allenavano con me tutti i giorni. Le sensazioni al Giro di Germania erano un po’ altalenanti, a volte mi sentivo bene altre no. Ma è normale quando rientri alle corse».
Nel 2021 un gran finale di stagione per Covi, al quale è mancata solamente la vittoria: qui al Giro di Sicilia dietro Nibali e ValverdeNel 2021 un gran finale di stagione per Covi, al quale è mancata solamente la vittoria: qui al Giro di Sicilia dietro Nibali e Valverde
Canada e poi Italia
Ora per Alessandro c’è la trasferta in Canada, per debuttare nelle corse WorldTour d’oltre Oceano. Il Grand Prix Cycliste de Quebec del 9 settembre e il Grand Prix Cycliste de Montreal di due giorni dopo. Poi, come è stato anche lo scorso anno, si chiuderaà con il calendario italiano, sperando di ritrovare la vittoria.
«E’ la prima volta che vado in Canada – dice – saranno gare nuove ed importanti, ci tengo a farle bene. Anche la squadra vorrà ben figurare, ci sarà un team forte: con Ulissi e soprattutto Pogacar. Diego (Ulissi, ndr) mi ha raccontato un po’ come sono le corse laggiù e come funzionano i circuiti. Sono uno abbastanza curioso, soprattutto quando si tratta di correre in nuovi Paesi, non vedo l’ora di provare.
«Una volta tornati dal Canada ci saranno le corse italiane: Bernocchi, Agostoni, Tre Valli Varesine, Gran Piemonte… Poi le ultime in Veneto. Sono gare che ho imparato a conoscere, spero di ottenere una bella vittoria piuttosto che tanti piazzamenti come nel 2021. Il 29 agosto ci sarà la Coppa Agostoni, il giorno dopo il mio compleanno, chissà se mi regalerò un buon motivo per festeggiare. Mi piacerebbe fare bene anche alla Tre Valli, la gara di casa, ci ho messo un cerchio rosso, prima o poi in carriera spero di vincerla».
Arzeni e Covi si ritroveranno l’anno prossimo in UAE, il “capo” sarà il diesse del team femminileLe gare ai tempi della Cadrezzate… con Arzeni direttore sportivoArzeni e Covi si ritroveranno l’anno prossimo in UAE, il “capo” sarà il diesse del team femminileLe gare ai tempi della Cadrezzate… con Arzeni direttore sportivo
Un dolce ritorno
Dalla prossima stagione sull’ammiraglia della UAE Team ADQ, la squadra femminile dell’emirato,siederà Davide Arzeni, una vecchia conoscenza di Covi. Il “Capo” l’ha guidato fra gli juniores, i due si ritroveranno dopo parecchio tempo.
«Ho visto le notizie, ma mi aveva già anticipato del suo arrivo con un messaggio, abbiamo scherzato un po’. Mi ha detto che mi tirerà il collo e mi porterà a fare qualche dietro macchina – dice ridendo – gli ho risposto che lo prenderò un po’ in giro. A parte tutto sono contento per lui, ha sempre avuto un ottimo rapporto con i suoi atleti, diventa quasi un amico. Ti sta dietro giorno e notte, è super disponibile, tira fuori davvero il meglio da tutti i suoi atleti. Lo incontrerò più spesso rispetto ad ora, ma non credo ci vedremo molto, purtroppo. Sarà bello anche pensare che è lì vicino a me».
BERGAMO – Il clima esterno va in contrapposizione a quello della UAE Team ADQ alla vigilia del Giro d’Italia Women. Fuori dal Radisson Blu di Chorus Life si boccheggia per […]
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Prosegue l’opera di rinforzamento della UAE Team Emirates, che non ha certo problemi di budget. E così c’è la conferma che il prossimo anno al servizio di Pogacar ci sarà anche Tim Wellens, grande promessa del ciclismo belga e colonna della Lotto Soudal. Con due vittorie all’Eneco Tour e una al Polonia, il corridore di Sint Truiden, 31 anni, è sempre parso sulla porta del grande risultato. E ora finalmente ha fatto una scelta precisa.
Wellens ha chiuso il Fiandre in 43ª posizione: il Nord è stato una delusioneWellens ha chiuso il Fiandre in 43ª posizione: il Nord è stato una delusione
«Ho deciso di respirare aria nuova durante il periodo delle classiche valloni – ha raccontato a Het Nieuwsblad – dato che per l’ennesima volta i miei obiettivi di primavera sono stati deludenti. Ho smesso di fare i progressi che volevo e ho deciso che era giunto il momento di cambiare. Non volevo andare in una squadra del livello della Lotto Soudal. Se l’ho lasciata, è stato per migliorare. A mio avviso i team che fanno la differenza sono tre: Jumbo-Visma, Ineos Grenadiers e UAE-Team Emirates. La prima ha fatto capire che il loro interesse si era un po’ raffreddato. La Ineos era interessata, ma voleva una risposta subito. Poi ho parlato con Gianetti e Matxin e li ho trovati davvero motivati a coinvolgermi. Mi hanno dato un tempo per pensarci e così alla fine ho scelto loro».
Tutto per Pogacar
Per Wellens cambierà tutto, a partire dall’allenatore che non sarà più Paul Van Den Bosch, riferimento belga della preparazione, che lo ha seguito sin dai primi passi nel professionismo.
Wellens è uno dei corridori più ricercati dalla stampa belgaWellens è uno dei corridori più ricercati dalla stampa belga
«Sembra davvero che avrò anche un nuovo allenatore accanto a me – spiega Wellens – un aspetto che fa parte di quel vento nuovo. Ci saranno anche alcuni cambiamenti nel mio programma. La squadra vuole giocarmi al massimo all’inizio della stagione, quando sarò al meglio. Parliamo di gare a tappe come UAE Tour e Tour of Oman. In molte gare fiamminghe e valloni mi sarà permesso di fare la corsa, a meno che non ci sia Pogacar al via. Ovunque ci sarà lui, l’obiettivo dichiarato è che io mi sacrifichi. Il che è del tutto logico, ovviamente. Mi è stato detto che alla Ineos devi giocarti il posto, alla UAE Emirates regna la chiarezza. Riceverò il mio programma in anticipo, con gli obiettivi indicati, in modo da sapere su cosa lavorare. Mi piace di più».
Ha lasciato il Tour per Covid, ma non si può dire che non si sia sudato le 16 tappe in cui è rimasto
Il suo 2022 è iniziato alla grande con la vittoria al Trofeo Serra de Tramuntana
Ha lasciato il Tour per Covid, ma si è sudato le 16 tappe in cui è rimasto
Il suo 2022 è iniziato alla grande con la vittoria al Trofeo Serra de Tramuntana
Rimpianto Polonia
Dopo tanti anni nella stessa squadra, partire non sarà facile. Si tratterà di lasciarsi alle spalle la quotidianità del fiammingo e amicizie vecchie di anni. Anche se nel caso di Wellens pare che, dal momento in cui ha comunicato che sarebbe andato via, alcune ruggini si siano create e ne abbiano condizionato i programmi.
«Come in ogni squadra – ha spiegato Wellens, che ha dovuto ritirarsi dal Tour de France per il covid – ci sono persone che mi mancheranno. Prendiamo ad esempio Marc Wauters, le presentazioni che faceva per ogni tappa del Tour erano di altissimo livello. Penso sia importante lasciarsi in buoni rapporti. Spero davvero tanto che non ci sarà la retrocessione dal WorldTour. Per questo mi è dispiaciuto non aver potuto partecipare al Tour de Pologne. Mi sarebbe piaciuto aiutare la squadra con i punti necessari».
L'ultima crono del Tour ribadisce i nomi dei più forti. Vince Van Aert, poi i tre del podio, quindi Ganna. Con Malori parliamo di posizioni e allenamento
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Fornire le maglie di leader per una qualsiasi gara a tappe comporta onori ma anche oneri, soprattutto quando si parla di Tour de France. La corsa francese è da sempre una sfida per tutte le aziende partner della gara a tappe più importante al mondo. A poco meno di due settimane dalla conclusione del Tour, oggi possiamo tranquillamente dire che Santini ha superato alla grande la sua sfida.
L’azienda bergamasca ha lavorato su numeri importanti. Complessivamente sono stati realizzati ben 2.000 capi che hanno interessato le quattro maglie destinate ai leader delle varie classifiche individuali: gialla, a pois, verde e bianca.
Questi numeri, di per sé già importanti, non sarebbero nulla se non fossero stati accompagnati dalla grande capacità sartoriale che Santini ha messo sul campo per realizzare ogni singolo capo.
Gli ultimi capi realizzati da Santini sono stati i body da crono, fatti rigorosamente su misura (foto BeardyMCBeard) Gli ultimi capi realizzati da Santini sono stati i body da crono, fatti rigorosamente su misura (foto BeardyMCBeard)
Body su misura
In occasione di una nostra intervista realizzata alla vigilia del Tour de France, Stefano Devicenzi dell’ufficio marketing di Santini ci aveva confidato che tra gli ultimi prodotti realizzati e pronti a partire per la Francia c’erano i body da crono. La spiegazione era molto semplice.
Per la crono d’apertura del Tour non era previsto il loro utilizzo. Sarebbero serviti solamente per la crono del penultimo giorno, la Lacapelle-Marival che avrebbe dovuto decretare il vincitore dell’edizione 2022 del Tour de France.
Alla vigilia della cronometro lo staff Santini ha fatto visita al team Jumbo-Visma per far provare a Wout Van Aert e Jonas Vingegaard i body che avrebbe dovuto poi utilizzare in occasione della tappa a cronometro. Santini ha messo sul campo il meglio del proprio know-how e l’esperienza del proprio staff per garantire il massimo in termini prestazionali, intervenendo appositamente sui capi al fine di soddisfare le necessità dei singoli atleti.
Si è trattato di un lavoro dietro alle quinte, tutt’altro che semplice, che ha richiesto competenza, discrezione e precisione.
Ecco tutti i vari pezzi tagliati dal body verde di Wout Van Aert, taglia “L” per il campione belga (foto BeardyMCBeard) Ecco tutti i vari pezzi tagliati dal body verde di Wout Van Aert, taglia “L” per il campione belga (foto BeardyMCBeard)
Jonas e Wout tester
Modelli d’eccezione non potevano che essere Jonas Vingegaard e Wout Van Aert, rispettivamente maglia gialla e verde del Tour. Il lavoro di adattamento dei body è stato realizzato direttamente sul corpo dei due campioni del team Jumbo-Visma.
Jonas e Wout sono stati fatti salire in bici e invitati ad assumere la posizione che avrebbero poi avuto durante la prova a cronometro. A questo punto il body è stato controllato dalla modellista e dalla maitre tailleur Santini, che, confrontandosi con l’atleta stesso, hanno preso nota e identificato le modifiche da effettuare.
La fase successiva è stata quella di intervenire sul body stesso, realizzando le modifiche richieste. Una volta effettuate, sono state successivamente verificate ripetendo l’analisi del capo indossato. Il risultato finale è stato quello di un body “su misura” che non a caso ha portato i due atleti ai primi due posti della cronometro.
La stessa attenzione e cura è stata naturalmente riservata a Tadej Pogacar, secondo in classifica generale e leader della classifica del miglior giovane del Tour.
I capi realizzati da Santini durante tutto il Tour de France sono stati 2.000 (foto BeardyMCBeard) I capi realizzati da Santini durante tutto il Tour de France sono stati 2.000 (foto BeardyMCBeard)
L’esperienza Santini
A supervisionare l’intera operazione di messa in prova era presente Monica Santini, amministratore Delegato di Santini Cycling Wear.
«E’ una attività che conosciamo bene – ha detto Monica Santini – perché da anni viene realizzata per gli atleti che vestiamo. E’ fondamentale che i capi vestano come una seconda pelle, che le pieghe e i tagli dei capi si adattino alla conformazione fisica dell’atleta e che non ci siano eccessi di tessuto; tutto questo garantisce la massima performance aerodinamica.
«Si tratta di un lavoro di grande precisione che richiede dedizione e passione, oltre che grandi competenze; la nostra esperienza è sicuramente un valore aggiunto sia per gli organizzatori del Tour che per gli atleti stessi».