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Impresa a crono, sguardo attento al manubrio di Vingegaard

19.07.2023
5 min
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COMBLOUX – Quelli che sulle crono puntano davvero hanno spesso componenti speciali. Succede in tutte le squadre e certo non poteva fare eccezione la Jumbo-Visma. Sulla bici di Vingegaard per la crono facevano bella mostra di sé delle appendici Vision in composito: le stesse che avevamo visto al Giro con Roglic. In realtà le hanno quasi identiche anche Bahrain Victorious, EF Education-EasyPost e Arkea-Samsic, ma tutte hanno un diverso innesto sul telaio.

Nel grande caldo della crono di ieri, ci siamo soffermati a osservare la Cervélo di Vingegaard e il suo manubrio. Il risultato finale è stato a dir poco esaltante, per cui ci siamo concessi un approfondimento con Francesco Ragazzini, l’ingegnere che ha sviluppato il progetto.

Al fianco di Cervélo

Le appendici Metron TFE Pro P5 sono nate in collaborazione con la squadra olandese e con Cervélo che dà loro le bici: P5 è infatti la sigla che contraddistingue il modello da crono della casa canadese. Sono acquistabili al prezzo di 3.459 euro.

Le appendici sono prodotte in tre misure (small, medium e large) e sono nate da un primo passaggio del team in galleria del vento, utilizzando delle estensioni standard. La Jumbo Visma infatti ha portato gli atleti nel tunnel alla presenza dei suoi specialisti biomeccanici e dell’ingegnere aerodinamico. Una volta che è stata individuata la posizione più redditizia, è stata fatta una scansione in 3D e a quel punto Vision ha ricevuto l’immagine del sistema corridore+bici.

«Quello è stato il punto di partenza – spiega Ragazzini – per sagomare l’appendice sul corpo del corridore, una cosa che con le appendici tradizionali non si può fare, visto che sono tubi orizzontali oppure obliqui. Visto il risultato, la squadra ci ha dato via libera e abbiamo prodotto un primo esemplare in RP (rapid prototype) in nylon, con cui i corridori hanno potuto pedalare su strada e in condizioni di sicurezza».

Composito made in Italy

Si trattava dell’ultimo passaggio prima della realizzazione definitiva in composito: quella che non avrebbe permesso correzioni di alcun tipo.

«La versione definitiva – spiega Ragazzini – viene realizzata con carbonio e resine, per questo è corretto dire che siano realizzate in composito. Ci siamo rivolti ad una carbon factory di Imola, un’azienda con cui abbiamo l’esclusiva sulla produzione di componenti speciali in composito e dove produciamo anche la nostra ruota lenticolare posteriore TT: un pezzo monoscocca da 883 grammi DB CH-TL.

«Non conta tanto il tipo di carbonio che si usa, quanto il mix con la resina. Non si può neanche dire che siamo partiti per realizzare le appendici più leggere o più aerodinamiche: cambia l’approccio. In Formula Uno si punta a realizzare i componenti migliori, per cui anche in questo caso la leggerezza non è mai stata un obiettivo, ma è diventata la conseguenza del lavoro ben fatto».

Non solo Vingegaard, al Giro d’Italia queste appendici erano sulle biciclette di Roglic e pochi altri
Non solo Vingegaard, al Giro d’Italia queste appendici erano sulle biciclette di Roglic e pochi altri

Piantone unico

Una volta che sono stati realizzate e messe in catalogo le tre protesi, l’intervento sugli atleti riguarda l’altezza, il posizionamento dei comandi della trasmissione (perché Sram ad esempio è diverso da Shimano) e i poggioli in schiuma.

«La differenza fra il manubrio Jumbo e gli altri – spiega ancora Ragazzini – sta nel fatto che gli altri hanno tutti due punti di fissaggio sul manubrio, mentre alla Jumbo-Visma hanno un solo braccio che si inserisce nello sterzo. E’ un perno unico, molto più grande, che a livello di resistenza alla torsione deve superare dei test parecchio esigenti. Un’ultima cosa riguarda le misure. Andiamo a prenderci tutti i millimetri che l’UCI ci consente, per questo l’individuazione delle misure giuste resta un passaggio fondamentale. Altrimenti i giudici ti fermano e non ti fanno correre».

Ieri Vingegaard non l’hanno fermato i giudici e tantomeno la salita e neppure Pogacar. La crono di Combloux ha messo una forte ipoteca sul Tour de France. Se Pogacar ha ancora birra in corpo già da oggi sarà chiamato ad attaccare.