EDITORIALE / Il ciclismo in Italia, tesoro dimenticato

10.10.2022
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Alla vigilia del Lombardia, ospiti della cena per i 20 anni di Promoeventi Sport, che fra le sue cose organizza le corse bergamasche per RCS Sport, abbiamo ritrovato un gruppo di amici. E come accade da qualche tempo a questa parte, il discorso è finito sul ciclismo di casa nostra e la necessità di un team WorldTour italiano. Un concetto che oggi anche Ivan Basso riprende in un post pubblicato su Linkedin.

La cena per i 20 anni di Promoeventi di Bettineschi e Belingheri è stata l’occasione di riflessioni sul ciclismo italiano
La cena per i 20 anni di Promoeventi di Bettineschi e Belingheri è stata l’occasione di riflessioni sul ciclismo italiano

Un team italiano

Enrico Zanardo, che ha avuto squadre dilettanti per anni ed è oggi il referente di Vini Astoria nel ciclismo, era abbastanza perplesso circa la possibilità di fare una squadra di soli italiani. I grossi sponsor hanno interessi in tutto il mondo e questo fa sì che abbiano bisogno di corridori da diversi Paesi. Discorso ineccepibile.

Claudio Corti, manager della Saeco di Cunego e Simoni, ricordava di quando Sergio Zappella (il signor Saeco) raggiungeva il budget per la squadra raccogliendo il contributo delle filiali mondiali. Ne era ovviamente l’azionista di maggioranza, quindi l’impegno centrale era il suo, ma in questo modo raggruppava attorno alla squadra interessi in ogni angolo del mondo.

Serge Parsani, oggi alla Corratec (in procinto di rientrare come professional), ricordava gli anni alla Mapei in cui non mancavano corridori internazionali, ma con un forte nucleo italiano al centro. Sottolineando che anche il team di Giorgio Squinzi faceva un gran lavoro di coinvolgimento delle filiali estere.

La Saeco ruotava attorno a italiani come Cunego, Simoni, Cipollini e Savoldelli, ma vinse il mondiale con Astarloa
La Saeco ruotava attorno a italiani come Cunego, Simoni, Cipollini e Savoldelli, ma vinse il mondiale con Astarloa

Cresce la Svizzera

Oggi tutto questo sembra irraggiungibile. Eppure i grossi sponsor non mancano: manca piuttosto la voglia di fare il passo in più, impegnarsi davvero a fondo.

Probabilmente il sistema fiscale italiano non aiuta, magari è per quello che i nostri campioni risiedono all’estero e la nuova Q36.5, squadra di sponsor e dirigenza italiani, per partire ha scelto la Svizzera.

E proprio in Svizzera, i nuovi team saranno due. Oltre a quello che avrà fra le sue schiere un Vincenzo Nibali in veste di consulente d’eccezione, sarà varato il nuovo Tudor Pro Cycling Team di Fabian Cancellara. Mentre qui registriamo il rischio chiusura della Drone Hopper-Androni e non sarà certo il probabile ritorno della squadra toscana, che negli anni è andata e venuta con alterne vicende, a bilanciare la situazione.

L’addio di Nibali e Valverde al Lombardia non è stato il solo grande evento del weekend
L’addio di Nibali e Valverde al Lombardia non è stato il solo grande evento del weekend

La fuga dei talenti

E intanto i nostri se ne vanno all’estero ed entrano in un mercato florido che offre prospettive interessanti. In squadre ricche, che però metteranno al primo posto i corridori di casa. Pertanto, allo stesso modo in cui Paolo Bettini, già vincitore delle Liegi e dei mondiali, non ha mai potuto correre il Fiandre perché aveva davanti Boonen, altri verranno su come luogotenenti più che come leader. Perché il leader deve fare la corsa, non tirare per altri e poi osservarli andar via. Restano le poche occasioni di quando i capitani di casa non ci sono. E in quei casi i vari Bagioli, Aleotti e Covi hanno la possibilità di venir fuori. Ma non è facile. Il ciclismo non ti dà tutto e subito, la maturazione ha bisogno di esperienza e l’esperienza ha bisogno di occasioni ripetute.

In Belgio basta la presenza di un campione (qui Tom Boonen) per richiamare decine di media
In Belgio basta la presenza di un campione (qui Tom Boonen) per richiamare decine di media

Parliamo dei media

Il perché in Italia il ciclismo sia finito nell’angolo s’è sempre spiegato con i problemi di un tempo. Il fatto tuttavia è che niente è come prima, mentre provoca stupore il relativo disinteresse da parte dei grandi attori della comunicazione, che si sono ormai appiattiti sul calcio in modo a volte imbarazzante. I grandi giornali non mandano più inviati ai grandi eventi e quando lo fanno hanno vergogna di sparare la vittoria in prima pagina. Come il record dell’Ora di Ganna: il confronto delle prime pagine rispetto a quando il record lo fece Moser provoca ben più di un interrogativo.

La televisione ha aumentato le ore di diretta. Eurosport e i suoi ragazzi fanno vedere con competenza corse che un tempo erano soltanto nomi esotici, mentre la Rai continua con il suo lavoro complesso difendendo la posizione.

Lo scorso weekend è stato un fiorire di ciclismo, anche eccessivo (l’UCI compila i calendari senza logiche apparenti: non si è accorto il presidente Lappartient di non aver avuto il tempo per presenziare a tutti gli eventi?). Lombardia. Record dell’Ora. Parigi-Tours. Mondiale gravel (in apertura, Van der Poel firma autografi). Romandia donne. Perché lo si è vissuto come un problema e non come una risorsa?

La fantastica Ora di Ganna ha avuto il giusto risalto mediatico? Forse non del tutto
La fantastica Ora di Ganna ha avuto il giusto risalto mediatico? Forse non del tutto

Parliamo degli sponsor

In questo quadro avaro di coraggio, perché uno sponsor dovrebbe investire tutti quei soldi, se per molto meno può avere la scintillante vetrina del calcio? Giorgio Squinzi chiuse la Mapei ed entrò nel calcio, prima con la nazionale e poi col Sassuolo. Chi resta, attinge alla passione. Gli altri che magari vorrebbero, prendono atto delle porte chiuse e vanno altrove.

«Il nostro è uno sport che garantisce un ritorno importante – scrive Basso – ma non lo garantisce nell’immediato e io capisco che per un’azienda oggi è importante avere ritorni a breve termine. Però, il ciclismo non è solo un veicolo pubblicitario: è anche, e soprattutto, un veicolo di valori…».

Parole condivisibili, che faticano ad attecchire in un mondo in cui i grandi organizzatori cercano di accaparrarsi le corse importanti per arricchire il proprio portafogli. Nessuno si sogna di fare sistema, come ad esempio avviene in Francia con il Tour. Sono tutti attorno all’osso, vantando posizioni di privilegio vero o presunto, cercando di mangiarne più che possono.

Dopo il record, cena da McDonald’s. E Villa racconta

09.10.2022
4 min
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Cena quasi a mezzanotte al McDonalds di Grenchen, in un delirio di personale in crisi e il gruppo degli italiani famelico e allegro. A un tavolo Ganna, Viviani, Bragato e Lombardi. Da qualche parte si scherza che Lombardi non credesse abbastanza al record, altrimenti avrebbe prenotato una cena degna di questo nome. Giovanni prova a dire che non l’ha fatto per scaramanzia, ma i panini non arrivano e la presa in giro prosegue. Nel tavolo accanto siedono Amadio e Villa, che legge messaggi, sfinito e contento.

Ganna ha appena conquistato il record dell’Ora, è il momento dei festeggiamenti
Ganna ha appena conquistato il record dell’Ora, è il momento dei festeggiamenti

La resistenza dei Giri

Prima, nella baraonda del velodromo dopo il record, il cittì della pista azzurra era sul filo della commozione, in questo suo essere roccioso e discreto. Quello che serve per dare sicurezza a campioni che nel momento del massimo sforzo hanno bisogno degli sguardi e delle parole giusti.

«L’Ora era uno degli obiettivi che sognava da quando è passato professionista – dice – però lo abbiamo tenuto, abbiamo rispettato i passaggi giusti e lui ha fatto la crescita giusta. Doveva guadagnare oltre che potenza e velocità, anche la resistenza che serve per portare a termine l’Ora. E insomma, s’è visto negli ultimi 5 o 6 minuti che la resistenza ci vuole. Perché se non avesse avuto nelle gambe il Giro e il Tour, magari non avrebbe superato la crisi che ha avuto nel finale sul filo dei 57 all’ora. A un certo punto gli abbiamo detto di stare calmo, ma lui mi ha fatto il segno col pollice come per dire: sto bene, vado!».

Villa e Cioni sono i due angeli custodi del campione, ciclisticamente i suoi padri putativi
Villa e Cioni sono i due angeli custodi del campione, ciclisticamente i suoi padri putativi

Guardarlo negli occhi

Prima la flemma del far leggere il tablet con i passaggi, che da un certo punto in poi sono sempre stati sotto i 16 secondi. Poi di colpo, la grinta sul volto di Villa, quando ha capito che l’obiettivo inconfessabile dei 57 chilometri fosse possibile (foto di apertura).

«L’ora mi è passata – sorride – anche perché avevamo delle tabelle da dargli ogni 5 minuti e dovevo guardarlo negli occhi per capire come stava. E lui stava bene e questo forse l’ha un po’ tradito. Dopo la mezz’ora è andato troppo. Avrebbe dovuto girare a 15” 700 oppure 15”600, invece è andato subito a 15”300. Ha recuperato su Boardman, però mancava ancora mezz’ora. Si avvicinava velocemente ai 57 che era il terzo obiettivo, però forse ha iniziato troppo presto e alla fine ha avuto quel lieve calo».

Inizia la caccia al record: il tentativo fatto quando si è stati certi della raggiunta maturità atletica
Inizia la caccia al record: il tentativo fatto quando si è stati certi della raggiunta maturità atletica

Fra Cioni e Villa

Quando Ganna è sceso in pista, prima ha svolto tutti i suoi controlli, poi s’è trovato davanti lo sguardo di Villa. I due si sono scambiati un pugno chiuso, come sempre prima delle sfide importanti e in qualche modo è stato toccante rendersi conto che Marco c’è stato in ogni momento importante di Pippo. E come lui, c’era Cioni.

«Va fatto un plauso a Cioni – dice – perché ha voluto me in pista e forse io mi sono preso la scena. Ma Dario è stato grande in questi due mesi e non ha lasciato niente al caso. Okay, hanno anche un entourage che glielo permette, ma non hanno lasciato niente al caso. Non c’è stato nulla che non sia stato studiato, dal riscaldamento alla partenza, dai materiali delle bici, ruote, body. Insomma, è stato un piacere lavorare con Dario».

E adesso la super bici partirà per i mondiali di Parigi, dove forse sarà usata per l’inseguimento. Carini al lavoro
Carino al lavoro sulla super bici che forse sarà usata per l’inseguimento ai mondiali

Martedì prova rapporto

La cena come meglio s’è potuto e poi domattina (oggi per chi legge, ndr) la squadra della pista azzurra si metterà in viaggio sui furgoni verso i mondiali di Parigi. Adesso si fa festa, poi ci sarà da riazzerare il contachilometri. E anche il record dell’Ora dovrà lasciare posto alle qualifiche dei quartetti e il programma dei mondiali.

«Domani (oggi, ndr) Pippo andrà già in bici – spiega Villa – però recuperando. Così magari almeno martedi, potremo fare una prova rapporto per il quartetto. Ha davanti due giorni per recuperare le gambe e poi scenderemo in pista pensando ai mondiali. Chiuso un capitolo, se ne apre un altro. Poi però in vacanza ce lo mandiamo per davvero».

Soglia del dolore intorno ai 35′: Ganna punta al top

08.10.2022
5 min
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Ormai ci siamo. Ganna è di ottimo umore. Nemmeno parlerebbe del record dell’Ora, scherza, ma ci siamo noi a fargli le domande e lui non si nasconde. Racconta. Approfondisce per quello che può. Coinvolge. Ma soprattutto non fa mai venire meno la sua grande concretezza.

«Se andrà bene ma non benissimo – sorride – il record finirà fra le vittorie importanti. Se andrà molto bene, allora mi sentirò più vicino ai grandi del ciclismo che lo hanno ottenuto, come Moser. E se invece andrà male, sarò stato un altro italiano che ci ha provato 40 anni dopo. Ma le Olimpiadi restano il punto più alto della mia carriera. Il quartetto è stato speciale, vincere insieme è meglio che farlo da solo. Come nella vita, insieme si può fare la differenza».

La pista di Grenchen è stata il teatro anche del record di Bigham: ora tocca a Ganna
La pista di Grenchen è stata il teatro anche del record di Bigham: ora tocca a Ganna

Con il 65×14

Manca davvero poco. Abbiamo parlato del test sui 35 minuti a Montichiari e della partecipazione al suo sforzo dei compagni di nazionale. E ora che il tempo stringe e Pippo dice che trascorrerà le ore subito prima probabilmente a letto, è il tempo di dare un po’ di dettagli.

«Abbiamo rinviato la scelta del rapporto all’ultimo momento e dopo vari test. Io avrei voluto usare il 66×14, ma alla fine abbiamo scelto il 65×14 perché durante il record andrò con una frequenza di pedalata più vicina a quella di una gara su strada, quindi intorno alle 96 pedalate. E avere un rapporto un po’ più agile potrebbe aiutarmi se dovessi avere qualche difficoltà».

La preparazione della catena eseguita dai tecnici Muc-Off (Ineos Grenadiers)
La preparazione della catena eseguita dai tecnici Muc-Off (Ineos Grenadiers)

La soglia dei 35 minuti

Perché il momento può venire e anzi verrà quasi sicuramente. Bisognerà vedere in che modo il campione riuscirà a farci i conti.

«E’ uno sforzo completamente differente – spiega – rispetto a quello di un inseguimento o di qualunque altra prestazione. All’inizio vorresti spingere di più perché vorresti andare oltre. Poi arrivi al punto che cominci a soffrire. Avevo già fatto un test di mezz’ora due anni fa e alla fine ero completamente distrutto. Lunedì invece l’ho finito facilmente e questo mi fa davvero bene al morale e mi sono detto che sono pronto per un’ora. Ma chissà, magari se avessi continuato, il minuto dopo sarei scoppiato. Ho intenzione di seguire quello che mi diranno da bordo pista, con l’obiettivo di soffrire meno all’inizio per essere il più stanchi possibile alla fine».

Il test svolto lunedì scorso sui 35 minuti ha confermato a Ganna che i valori sono buoni (Ineos Grenadiers)
Il test svolto lunedì scorso sui 35 minuti ha confermato a Ganna che i valori sono buoni (Ineos Grenadiers)

L’aiuto della banda

Che cosa significhi girare per un’ora in pista è difficile da dire e probabilmente l’unica soluzione potrebbe essere provarci o ascoltare stasera il racconto di Ganna.

«La parte più difficile sarà mantenere la posizione giusta per un’ora – spiega – per risparmiare energia. I muscoli posteriori della coscia soffriranno di più. Sulla strada, puoi smettere di pedalare una volta ogni tanto, durante il record no. Il quadricipite è il muscolo che quando pedali lavora di più, ma quando è stanco inizi a compensare con altri muscoli che sono meno allenati e a quel punto rischi di finire con i crampi. Di solito quel momento di svolta c’è fra i 35-40 minuti. A quel punto devi cambiare modo di pensare, staccare la spina, dimenticare il dolore e pensare solo al respiro. Credo molto nelle persone intorno a me, nel supporto che mi daranno. L’ho visto quando ho provato a Montichiari e i ragazzi intorno hanno cominciato a fare gli idioti e questo mi ha aiutato tanto. Siamo una famiglia, ci aiutiamo nelle nostre prestazioni».

Si corre a Grenchen per le condizioni ambientali creabili nel velodromo
La scelta di Grenchen per le condizioni ambientali creabili nel velodromo

Il record dei record

Ci sarà anche il suo amico Thomas, a mettere la musica. Ridendo Ganna dice che hanno dovuto rivedere la sua playlist e optare per qualcosa di più tranquillo che non offenda il pubblico più educato del velodromo di Grenchen.

«La scelta della pista – dice – è stata fatta per la sua velocità e per ragioni atmosferiche che non riesco a spiegare bene. Non ho voluto farlo in altura per non avere accanto al mio nome un asterisco. Grenchen è stata il teatro del mio debutto in Coppa del mondo, ho dei bei ricordi e vedendo il record di Bigham, la scelta è giusta. Dan ci ha aiutato tanto per studiare il giusto pacing (ritmo di pedalata, ndr). Ha fatto un lavoro speciale per sé e per me.

«Un record ragionevole sarebbe fare un metro più di lui, il sogno è fare il record dei record. Dietro questo progetto c’è un super team, io cerco di non pensare a nulla. Lavorano tutti per me, mi offrono le migliori soluzioni e a me non resta che spingere sui pedali il più forte possibile. Giovedì sera eravamo a cena e Cioni e gli altri si sono alzati di colpo perché avevano una riunione. Poi sono tornati a tavola. C’è dietro un lavoro speciale, per essere certi che sia tutto a posto».

La nuova Pinarello Bolide F Hr ha preso forma fra le mani dei tecnici (Ineos Grenadiers)
La nuova Pinarello Bolide F Hr ha preso forma fra le mani dei tecnici (Ineos Grenadiers)

Nove chili d’amore

Infine la bici, la Pinarello, la Bolide F Hr creata per l’occasione. Ridendo dice che è più pesante, ma che su pista questo non fa grande differenza. Nei giorni scorsi, ha ammesso che dopo il Tour non avesse poi una gran voglia di provare il record. Ma quando Pinarello gli ha mostrato l’ultima arrivata, per lo stupore non ha potuto che accettare la sfida.

«Nove chili sono tanti – sorride – e può anche darsi che nei primi giri la senti un po’ lenta. Quando però arrivi alla velocità giusta, lei vola sulla pista. Perché pesi così tanto non so dirlo, onestamente. Probabilmente Fausto ci ha messo dentro tanto amore».

Sarà un’Ora molto rock, parola di Scartezzini

07.10.2022
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Mercoledì a Montichiari hanno fatto le prove generali con due quartetti, poi gli azzurri hanno continuato ad allenarsi per i mondiali. Come anticipato da Marco Villa, la partenza dei ragazzi per la Francia avverrà domenica mattina, all’indomani dell’Ora di Ganna (in apertura immagine Instagram/Ineos). Scartezzini racconta queste settimane non troppo diverse dal solito, con Pippo diviso fra il record e l’inseguimento, eppure non eccessivamente in pensiero.

«E’ tutto normale sinceramente – dice il veronese – conosciamo bene Pippo. Lunedì ha fatto la sua prova e poi da martedì ha lavorato con noi, non si pensava neanche al record dell’Ora. Non è cambiato niente, sinceramente, non pensava a quello che deve fare. Io sono in camera con lui, ma non è che sia lì a farsi mille pensieri. Parliamo di tutt’altro, non mi dice che deve fare la posizione, la tecnica, la tattica, girare. No, è molto sereno su quel lato».

Ai mondiali del 2021, Scartezzini e Consonni presero l’argento nella madison
Ai mondiali del 2021, Scartezzini e Consonni presero l’argento nella madison
Niente di strano?

Insomma, niente di particolare. Tranne che gli arrivano 1.000 interviste da fare da parte di varie testate importanti, ma quello è un altro discorso. Come pressione non ha niente, diciamo.

Come sta il quartetto azzurro?

Ci arriviamo con tre corridori sicuramente forti. Pippo, Milan e Manlio Moro. E poi Lamon. Anche se prima magari si poteva discuterlo, mercoledì in prova ha tirato fuori la grinta. Non lo dico perché sono suo amico, ma proprio perché l’altro giorno mi è piaciuto. Quindi abbiamo quattro nomi buoni. Poi c’è il solito discorso di come ci si arriva.

Moro 2022
Manlio Moro è uno dei nuovi possibili innesti del quartetto dopo gli ottimi europei di Anadia
Moro 2022
Manlio Moro è uno dei nuovi possibili innesti del quartetto dopo gli ottimi europei di Anadia
Cioè?

Prendiamo Milan, per esempio, arrivato dalla gara a tappe in Croazia. Ha fatto due giorni di recupero e quando ha provato a fare la prova gara, si lamentava perché non andava. Era normale che fosse così, non era il fatto che non andasse, ma doveva assimilare del tutto la gara su strada. Infatti poi in prova è andato forte.

Ci parli della reazione di Lamon?

Si continuava a criticarlo, perché magari non era più lo stesso di Tokyo. Invece mercoledì “Lemon” ha fatto una bella prova e forse s’è anche ripreso la fiducia che agli europei gli era mancata. Quindi secondo me, quest’anno c’è un bel quartetto.

La prova sui 35′ si è svolta lunedì, poi Ganna ha ripreso il lavoro per i mondiali (foto Instagram/Ineos Grenadiers)
La prova sui 35′ si è svolta lunedì, poi Ganna ha ripreso il lavoro per i mondiali (foto Instagram/Ineos Grenadiers)
E Scartezzini dove lo mettiamo? 

Nella madison assieme a Consonni. L’altro giorno Pippo ha fatto la battuta a Villa, dicendogli: «Sta attento, quest’anno che la stiamo preparando, sarà l’anno che fanno il flop». Con Simone ci siamo allenati bene settimana scorsa, martedì abbiamo fatto un altro bell’allenamento intenso, domani (oggi, ndr) ne abbiamo un altro. Arriviamo al mondiale avendola preparata e dopo aver girato un bel po’ insieme. L’anno scorso invece non avevamo preparato niente, sono sincero. Il discorso è che lavoriamo molto di più sul quartetto e poi le gare di gruppo sono una conseguenza. Invece quest’anno, Consonni ed io stiamo facendo più cose mirate. La gara di gruppo è diversa.

Per cui, riepilogando?

Ho la madison e mi piacerebbe anche fare la corsa a punti. Però vediamo. La settimana scorsa ero alla Tre Giorni di Aigle e pensavo di andare forte, invece c’è stato una giornata proprio no. Non mi era mai successo, però il giorno dopo mi sentivo già molto meglio. Ho analizzato e capito cosa potrebbe essere mancato, quindi non mi sono neanche allarmato. Infatti questa settimana a Montichiari sentivo di andare forte. Quindi, come pensavo, sto arrivando molto in crescita.

Dopo averla corsa a Roubaix nel 2021, Scartezzini riproverebbe volentieri la corsa a punti
Dopo averla corsa a Roubaix nel 2021, Scartezzini riproverebbe volentieri la corsa a punti
Come sarà sabato fare il tifo per Pippo? 

Io faccio molto il vago, anche perché non so realmente quali saranno i programmi. Lui mi ha chiesto più volte se ci sarò, ma non ho saputo ancora cosa rispondergli. Poi magari, quando ci vede tutti lì, secondo me lui si libera ed è più tranquillo. Ma la prova di lunedì dice tanto. Ha fatto 35 minuti e ci siamo accorti che più siamo ignoranti a bordo pista, più lui si gasa. Quindi mettevamo la musica che dicevamo noi, visto che a lui piace. Perciò, quando e se magari ci vedrà tutti lì, anche con il suo amico che mette la musica, il supporto sarà forte e a lui questo darà tanto.

Tu lo faresti mai un record dell’Ora? Ti ci vedi per un’ora in pista a girare?

Allora, l’altra sera eravamo lì che lo guardavamo e dicevo: «Cavoli, sembra anche facile per come sta girando». Poi ho pensato al rapporto che aveva e mi sono detto che a girarlo mi verrebbe un gran mal di gambe. Anche ad andare regolari e provarci a farlo da fresco, farei fatica a girarlo. Perciò portarlo a quel ritmo… Ci siamo guardati con Lamon e ho detto che io non credo proprio che mi metterei a farlo.

Che rapporto aveva?

Davanti non so perché continuavano a cambiare, dietro aveva il 14. Ma non è tanto il rapporto. Vedi la pedalata e sembra che sia normale, poi vedi il tempo e capisci che sta girando proprio forte. Quindi capisci che non è un rapportino, ma un rapportone. E un conto è girare a 40 all’ora, un altro farlo a 60. Eppure lo guardi e sembra che sia facile. Gli ho visto fare un centinaio di giri e ho pensato che deve essere proprio una rottura di scatole. Non so a cosa si possa pensare in quelle fasi, neanche provo a immaginarlo. 

Ha provato in assetto da record, quindi col body giusto e tutto il resto? 

Ha provato tutto come dovrebbe essere sabato. La bici e tutto il resto. Ed è giusto che sia così. Un mese prima puoi essere più rilassato, però a cinque giorni dal tentativo deve essere tutto perfetto e tutto uguale al giorno di gara. Neanche puoi pensare di cambiare qualcosa, perché ormai quelle sono le scelte. Aveva tutto lo staff Ineos, sia quelli dell’aerodinamica sia Cioni.

Eppure è tranquillo.

Tranquillissimo, voi non lo sapete com’è davvero Pippo.

Record dell’Ora: cosa è cambiato fra Ganna e Moser?

03.10.2022
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Che cosa è cambiato da quel 23 gennaio del 1984, quando Francesco Moser realizzò il fantastico 51,151 che aprì una nuova era nella caccia al record dell’Ora? Francesco era uno dei più forti cronoman al mondo e vantava anche un titolo mondiale dell’inseguimento. Probabilmente meno pistard, ma indubbiamente più stradista di Ganna, riuscì a costruire attorno al suo tentativo un supporto scientifico estremamente all’avanguardia rispetto ai tempi. Un certo tipo di approccio allo sport fu pianificato in quelle settimane e ancora oggi è alla base della preparazione dei corridori contemporanei.

Dopo aver parlato delle peculiarità del gesto atletico, delle doti da allenare e dell’apporto della tecnologia, con Andrea Morelli riprendiamo il discorso avviato stamattina e proseguiamo il nostro viaggio nel record dell’Ora, che sabato prossimo a Grenchen sarà tentato da Filippo Ganna.

Il tentativo di record dell’Ora di Ganna si svolgerà nel velodromo svizzero di Grenchen (foto Rubner)
Il tentativo di record dell’Ora di Ganna si svolgerà nel velodromo svizzero di Grenchen (foto Rubner)
Perché Moser, che era un cronoman e vinceva gli inseguimenti, si è fermato a 51,151? Che cosa è cambiato in questi 40 anni?

L’evoluzione tecnologica ha portato un grosso vantaggio. Questo è difficile tradurlo in quanti chilometri in più. E’ difficile da spiegare. Ganna è un fuoriclasse. Stiamo parlando di uno specialista della cronometro che ha comunque dei valori di potenza che probabilmente ha solo lui. Quindi è un fuoriclasse paragonabile a quello che poteva essere Moser ai suoi tempi, ma l’evoluzione dei materiali gli dà dei vantaggi innegabili. E poi c’è tutta la parte legata all’evoluzione della scienza dell’allenamento.

Spieghiamo.

Di solito si parla del consumo di ossigeno per gli scalatori che vincono le corse a tappe e siamo intorno agli 85-90 ml/min/kg, addirittura anche sopra. Pero non dobbiamo dimenticare che se ragioniamo in dati relativi, il cronoman è svantaggiato. Se faccio un calcolo di questo tipo su uno come Ganna, magari mi viene che lui ha “solo” 70-75 ml per chilo di consumo di ossigeno. Badate bene, questa è una valutazione che sto facendo io ad occhio. Però se teniamo conto del consumo in litri assoluti, uno così è un atleta con una cilindrata paragonabile a quella di un V12. Ha magari 5,8-6 litri di consumo in litri al minuto, quindi di conseguenza una potenza sia alla soglia che massima elevatissima.

Francesco Moser e la bici utilizzata per il record dell’Ora di Messico 1984
Francesco Moser e la bici utilizzata per il record dell’Ora di Messico 1984
Non abbiamo i dati di riferimento sul consumo di ossigeno o test effettuati ai tempi di Moser.

Infatti si possono fare delle stime, dato che non c’erano i misuratori di potenza. Era diverso anche come approccio. In più rispetto ad allora sono stati fatti dei grossi passi avanti sulla tecnologia per esempio nella riduzione della resistenza al rotolamento, partendo dalla bici e passando per la pista. Basti pensare che in determinati competizioni si sia aumentata la temperatura della pista per ridurre la resistenza al rotolamento. Si utilizzano pneumatici che come dimensioni e struttura sono molto diversi rispetto al passato. Quindi puoi risparmiare 10-15 watt di resistenza al rotolamento e guadagnarne 10-12 di potenza a parità di posizione. Si lima dove si può e alla fine si hanno grosse differenze. Sono cambiate anche le superfici di scorrimento. Ci sono tante variabili da considerare.

Moser andò a Città del Messico, Ganna a Grenchen: la pista conta tanto?

Perché vanno a Grenchen e non in quota ad Aguascalientes, per esempio? La quota porta ad avere un vantaggio aerodinamico dovuto a condizioni legate alla densità dell’aria quindi a parità di posizione vai più veloce. Ma devi trovare la quota corretta perché vi è per lo stesso motivo una diminuzione della massima potenza aerobica. E quindi la tua potenza di soglia cala. Devi trovare il compromesso giusto in termini di quota e aver ragionato bene anche su problematiche logistiche. Quindi ci sono varie condizioni, tante cose da valutare quando si fa un approccio a questo tipo record. Quando siamo stati a Grenchen con Trek-Segafredo per Ellen Van Dijk (il 23 maggio 2022, l’olandese ha percorso 49,254 chilometri, ndr), abbiamo potuto vedere che è una delle piste più veloci disponibili attualmente, quindi la scelta non è stata casuale o per questioni di sponsor.

E’ giusto dire che le metodiche di allenamento dei corridori di oggi discendono da quelle di Moser?

La scienza dello sport in parte è nata lì, con l’Equipe Enervit di cui facevano parte Aldo Sassi ed Enrico Arcelli. Varie tecniche di allenamento come la forza/resistenza sono state sviluppate proprio per questo tipo di prestazione. Naturalmente i mezzi a disposizione erano diversi. C’era il primo cardiofrequenzimetro, non esisteva il misuratore di potenza, però non si era così a conoscenza di come l’allenamento potesse ottimizzare la prestazione. Probabilmente in quel periodo si fece il massimo per ottimizzare la performance di Moser, così come oggi tutta l’evoluzione nella teoria dell’allenamento, nell’utilizzo della potenza e le strumentazioni ci permettono di monitorare l’atleta in allenamento piuttosto che durante i test specifici. Tutto questo sicuramente ha portato la possibilità di influire in modo più preciso e importante sulla prestazione, altrimenti non ci sarebbe stata tutta questa evoluzione.

C’è un corridore che hai seguito che avrebbe potuto provare il record?

Penso che l’atleta che probabilmente avrebbe potuto fare il record dell’Ora e non l’ha fatto è stato Fabian Cancellara. Non l’ho seguito direttamente io, però con Luca Guercilena, che era il suo allenatore e un caro amico, se n’è parlato spesso, anche perché un pensiero al record era stato fatto. Io ho lavorato con il team e con Fabian su diverse cronometro per il discorso test, posizione e legato al “pacing” in corsa, come stiamo facendo dall’anno scorso con Trek-Segafredo e mi sembra che Fabian per le caratteristiche che aveva, era un atleta assimilabile a quello che è il Ganna attuale. Probabilmente lui avrebbe potuto fare un record dell’Ora coprendo una distanza importante, che magari poi sarebbe stato battuto, questo non lo discuto…

Cancellara ha chiuso la carriera con l’oro della crono a Rio: il record dell’Ora è stato a lungo alla sua portata
Cancellara ha chiuso la carriera con l’oro della crono a Rio: il record dell’Ora è stato a lungo alla sua portata
La preparazione dell’Ora si concilia con la preparazione di un mondiale crono?

Certo, è conciliabile ed in parte è quello che è stato fatto. Per esempio penso al record dell’Ora di Ellen Van Dijk della Trek-Segafredo che è stato fatto prima del mondiale, ma in piena preparazione per lo stesso. Non credo che Ganna, che a mio avviso è il miglior crono man al mondo, anche se ha avuto una piccola debacle al mondiale in Australia, abbia sbagliato la preparazione. Certamente arriva da una stagione molto lunga in cui ha raccolto tantissimi importanti risultati e mantenere questo livello di prestazione per tutta la stagione non è semplice. Ci possono essere diversi motivi legati al risultato al mondiale, ma sono sicuro che arriverà all’appuntamento al top.

La prima parte dell’articolo è stata pubblicata stamattina

Sei giorni all’assalto di Ganna: domande all’esperto

03.10.2022
6 min
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Meno di una settimana al record dell’Ora di Ganna. Lo staff Ineos Grenadiers sta per diffondere il programma di sabato 8 ottobre, quando nel velodromo svizzero di Grenchen, Pippo assalterà il primato dell’ingegner Daniel Bigham, stabilito il 19 agosto sulla stessa pista in 55,548 chilometri.

Nei giorni del mondiale, Cioni ci aveva anticipato parte del discorso. E così, in attesa di vivere la serata di Ganna e aspettando che oggi alle 14 si sollevi il velo sulla bici che userà, ci siamo rivolti ad Andrea Morelli, Direttore scientifico del Centro Mapei: la struttura creata nel 1996 da Giorgio Squinzi e affidata ad Aldo Sassi, che nel 1984 prese parte alla fantastica Ora messicana di Moser. Con Andrea avevamo già parlato di cosa succede dopo un’ora nel fisico dell’atleta, questa volta invece partiamo da più lontano. Abbiamo suddiviso questo interessante viaggio in due parti: la seconda sarà pubblicata oggi alle 17.

Che cosa significa fare il record dell’Ora? Perché è così difficile? E il fatto che Bigham sia riuscito a battere tutti i mostri sacri del ciclismo, da Merckx e Moser, vuol dire che la tecnologia lo ha reso più accessibile?

Perché è così difficile stabilire quel record?

E’ difficile perché è una prestazione di lunga durata, ma non lunghissima. E quindi devi essere in grado di mantenere un elevato livello di potenza per un tempo abbastanza lungo. Se pensiamo al modello fisiologico della prestazione ci si avvicina alla cosiddetta potenza di soglia o FTP. Questo significa produrre la massima potenza possibile per un’ora e stare a cavallo tra soglia e fuori soglia col pericolo di oltrepassare quel limite in cui l’equilibrio tra produzione e smaltimento di acido lattico può portarti velocemente ad esaurimento. Per definizione la soglia anaerobica è un’intensità che un’atleta allenato riesce a mantenere per 45-60’.

Quindi?

Il problema è che devi alzare il più possibile la tua soglia per spostare il punto in cui l’acido lattico inizia ad accumularsi. A seconda della tabella di pacing (andatura, ndr) che viene scelta, a volte questo limite è molto piccolo. Non devi rischiare di partire troppo forte perché accumuleresti troppo acido lattico e andresti incontro ad esaurimento precoce e saresti obbligato a rallentare nel finale. Ma dall’altra parte non devi partire troppo lento, perché poi dovresti accelerare nel finale quando anche altre componenti di fatica saranno già al limite.

Un equilibrio tanto delicato?

Sì, perché a questo livello di specializzazione il limite oltre il quale l’equilibrio si “rompe” è piccolo. Se lo oltrepassi la produzione di lattato supera lo smaltimento e quindi inizi ad accumularlo. Poi la fatica è comunque “multifattoriale” (nella scienza dello sport spesso si usa questo termine per includere fattori che non si conoscono ancora completamente, ndr) che comunque spingono l’atleta a rallentare.

C’è grande differenza fra una crono di un’ora e girare per lo stesso tempo in pista
C’è grande differenza fra una crono di un’ora e girare per lo stesso tempo in pista
C’è tanta differenza fra l’Ora e una lunga crono?

Un atleta come Ganna, o comunque uno specialista della cronometro è abituato al mal di gambe. Ha una grande sensibilità ed è abituato a questo tipo di sforzo. Però il problema è che anche una cronometro lunga come quella di un mondiale è diversa dal pedalare in pista per un’ora a tutta. Su strada trovi differenti condizioni, una curva, un tratto in discesa, un falsopiano oppure una salita e quindi la potenza subisce variazioni. In pista devi cercare di stare sempre concentrato e fare traiettorie migliori è fondamentale.

Perché?

Il fatto di disegnare traiettorie ottimali, giro per giro è fondamentale per la distanza finale. Perdi “meno” metri. Stare in posizione aerodinamica, spesso con poca visibilità, comunque controllando le traiettorie nelle curve rende la pista molto stressante. E a questo si aggiunge la fatica che nel finale si fa sempre maggiore. Quindi non è solo una questione di pedalare sotto sforzo un’ora. Magari qualcuno pensa che rispetto ad un tappone con 4-5.000 metri di dislivello non sia nulla ma si sbaglia, dal punto di vista fisiologico e mentale sei al limite.

Andrea Morelli è responsabile per il ciclismo presso il Centro Mapei Sport
Andrea Morelli è responsabile per il ciclismo presso il Centro Mapei Sport
Tutti rispondono allo stesso modo?

No. Ogni atleta ha caratteristiche specifiche di resistenza e di capacità anaerobica lattacida ed alattacida. Quindi magari uno ha una soglia leggermente più bassa, ma una capacità anaerobica lattacida maggiore e quindi è in grado di lavorare fuori soglia più di un altro. Ma resta il fatto che per questo tipo di prestazione è fondamentale avere una potenza aerobica ed una soglia elevata per allontanare il momento in cui cominci ad accumulare fatica e sei costretto a rallentare.

E’ importante conoscere la pista?

Tantissimo. Ganna arriva da anni di lavoro sia per la cronometro sia per la pista. Quindi la gestione del carico di lavoro, che è sempre un po’ delicata perché sei sempre al limite ed è facile sbagliare – facendo un po’ troppo quando stai bene e troppo poco magari quando non lo sei – per lui non è un problema. Ma tecnicamente in pista è uno dei migliori. Penso che sia uno dei pochi che possa spostare ulteriormente in alto il record dell’Ora.

E’ vero come ha detto Bigham che ormai il record è solo aerodinamica?

No, secondo me Bigham ha comunque dimostrato di essere un atleta forte. Poi magari nel suo caso potremmo dire che fare il record dell’Ora non coincida col vincere anche cronometro su strada, questa è una cosa diversa. Sicuramente essendo un ingegnere aerodinamico ha lavorato nei minimi particolari per ottimizzare la sua posizione, ma credo che anche dal punto di vista atletico abbia dovuto lavorare molto. Come del resto credo sia stato fatto con Ganna.

Si è subito detto che il tentativo di Bigham fosse un test in vista del record di Ganna (foto Ineos Grenadiers)
Si è subito detto che il tentativo di Bigham fosse un test in vista del record di Ganna (foto Ineos Grenadiers)
Di certo Pippo non partirà senza avere riscontri precisi…

Il lavoro fatto sia in galleria del vento sia nell’ottimizzazione della posizione in generale e dei materiali nel suo caso sarà spinto al massimo. Tutte le cose sicuramente sono state analizzate nei minimi dettagli, ma questo nulla toglie al record di Bigham. Certamente lavorando dal punto di vista aerodinamico il vantaggio c’è, però non mi aspetto che Bigham rispetto a Ganna abbia un coefficiente di penetrazione aerodinamica del 30-40 per cento migliore e quindi copra una differenza di potenza così elevata. Quando vai a ottimizzare la posizione di un atleta già specialista, vai sempre a ricercare margini minimi, del 2-3 %. Arrivare al 5 sarebbe manna dal cielo.

Quindi il vantaggio aerodinamico non trasforma un ingegnere in un campione.

Si lavora sempre su piccoli margini. Non è che parti da una posizione da strada e la trasformi in una da crono e per magia riesci a risparmiare il 20-30 per cento di potenza. Stiamo parlando di posizioni già ottimizzate. Non penso che Bigham partisse da una posizione a cronometro in cui è riuscito a limare il 15 per cento. Probabilmente partiva già da una buona posizione e poi ha lavorato per migliorarla, ma anche sulla potenza e la tenuta. Perché è naturale che devi avere potenza elevata per fare queste velocità, ma devi anche essere in grado di mantenere questa velocità per molto tempo.

La seconda parte dell’articolo sarà pubblicata oggi alle 17

Tutte le strade che portano all’Ora: Cioni apre la porta

20.09.2022
7 min
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Cioni si aggira discreto come sempre nell’area box del mondiale, con gli occhi che scannerizzano il mondo e il sorriso educato. Ne approfittiamo e gli chiediamo di fare due chiacchiere sul record dell’Ora di Ganna, di cui è allenatore dai primi passi nel team Ineos Grenadiers. Pertanto, approfittando di un tavolo al sole che mitiga le raffiche di vento australiano, proviamo a collegare i puntini del discorso.

Cioni si intrattiene con Baffi e Cornacchione, massaggiatore e meccanico Ineos ora in azzurro
Cioni si intrattiene con Baffi , massaggiatore Ineos ora in azzurro
Facciamo un passo indietro, quando nasce il progetto Ora legato a Pippo?

E’ stato la conseguenza del fatto che da pistard si è trasformato in un cronoman. Per cui abbiamo pensato che l’Ora fosse una sorta di Olimpo in cui potrebbe trovare posto.

Non doveva provarlo dopo un grande Giro?

L’idea era di attaccarlo dopo il Tour. Però va preparato in un certo modo anche a livello tecnico e non avevamo il tempo di fare tutto. Se vuoi curare tutto per bene, lo devi comunque studiare e a fine luglio abbiamo capito che non ci sarebbe stato lo spazio per i test necessari.

Il record di Bigham è stato funzionale al tentativo di Ganna?

Bigham ha fatto un lavoro di test. Fa parte del team del record di Filippo, però è solo un componente, come ce ne sono molti altri. Lui si è occupato del materiale della bici. Il fatto che poi abbia provato e centrato il record è stata una cosa sua. Lo avrebbe fatto indipendentemente da Filippo, tant’è vero che mentre noi pensavamo a una data, lui è rimasto nella sua. Alla fine lui aveva solo questo, mentre con Ganna si sta provando a incastrare il record dell’Ora fra la stagione estiva e quella della pista.

Gli studi di Bigham saranno utili a Ganna, ma il suo record è stato fatto in autonomia (foto Ineos Grenadiers)
Gli studi di Bigham saranno utili a Ganna, ma il suo record è stato fatto in autonomia (foto Ineos Grenadiers)
Che cosa serve?

Tempo per fare tutti i test sul materiale, che possono essere le ruote, la bici, alcuni componenti. Però sono test oggettivi, che quindi in parte possono essere fatti da qualcun altro.

Perché l’8 ottobre?

Per avere il tempo di fare i test e salvare i mondiali su pista. Una parte di prove le abbiamo già fatte dopo il Tour a Montichiari, una parte la faremo dopo. Alcuni materiali li avevamo già provati a maggio in galleria. La bici non era pronta, perciò ci abbiamo lavorato nell’ultimo mese. E c’è una parte invece dedicata ad alcune prove e alcune definizioni tecniche che verranno fatte nell’arco dei 10 giorni precedenti

Sembra tutto molto compresso…

Se il mondiale non fosse stato fuori dall’Europa, potevamo anche andare su una data diversa. A dire la verità, avevamo anche valutato di farlo in Australia. Avevamo trovato una pista, ma le condizioni meteo del periodo non sarebbero state ideali. Poi abbiamo pensato anche a Tokyo, però il discorso è rientrato perché sarebbe stato difficile fare test pre-evento, se non nell’immediato. Ci abbiamo pensato molto a Tokyo, però alla fine abbiamo dovuto mollare la presa. Quindi l’unica opzione rimasta era tornare in Europa.

Secondo Cioni, il passo falso nella crono è dovuto a un giorno storto. La riprova domani nel Team Relay
Secondo Cioni, il passo falso nella crono è dovuto a un giorno storto. La riprova domani nel Team Relay
Perché Grenchen?

E’ la pista più veloce che abbiamo in Europa. Il problema è che non si può fare durante la settimana, perché c’è il mondiale in vista e in quella pista si allena la nazionale svizzera. Ecco perché siamo arrivati al sabato. La domenica sarebbe troppo avanti, perché con la qualificazione del quartetto il mercoledì successivo, non ci sarebbe abbastanza recupero. Dispiace che sia stata vista in modo negativo e non potenzialmente come un grande evento anche per l’Italia. Comunque si correrà a un orario diverso (si parla di prima serata, ndr) e Filippo in ogni caso non avrebbe fatto il Lombardia. 

Quale sarà il suo programma dopo il Team Relay di domani?

Prima c’è da recuperare dal viaggio, arrivando a casa venerdì. Dovrà riprendere il fuso italiano, quindi i primi giorni saranno più un mini break mentale. Poi da lunedì prossimo iniziamo a lavorare, abbiamo due settimane finalizzate sull’Ora, con alcuni lavori mirati invece al campionato del mondo pista.

Tu sei un uomo Ineos, però sei soprattutto il coach di Pippo e con Villa segui anche il discorso della preparazione per la nazionale: non ti sembra che a livello di grandi appuntamenti, Pippo sia un po’ troppo sollecitato?

Il problema di Pippo è che ha vinto così tanto, che se non vince è già un risultato mediocre e se non fa podio è un disastro, senza andare a vedere che dietro ci possono essere altri motivi. Però questo è Pippo. Gli piace, ci tiene alla maglia della nazionale, è sempre orgoglioso di portarla. Dà sempre il massimo, magari a volte dovrebbe essere un pochino più egoista, ma non sarebbe più lui. Quindi è chiaro che sarebbe facile puntare a un appuntamento solo, ma lo troverebbe limitante. La pista è dove è nato. La pista è comunque funzionale a ciò che deve raggiungere. Magari fra qualche anno si cambierà obiettivi e non sarà più così utile, però al momento la pista è centrale anche a livello di allenamento.

Il Team Relay agli europei di Trento 2021 è stato funzionale ai mondiali di Bruges, poi vinti da Ganna
Il Team Relay agli europei di Trento 2021 è stato funzionale ai mondiali di Bruges, poi vinti da Ganna
Quindi non vedi un eccesso di attività di alto livello?

Prendiamo gli europei dell’anno scorso, che sulla carta si potevano evitare. In realtà sono stati un passo di avvicinamento al mondiale, perché erano una settimana prima. Potevamo fare solo la crono, però alla fine si decise di fare anche il Team Relay perché erano ravvicinati e formavano un bel blocco di lavoro in vista del mondiale della crono.

Bigham ha detto che il suo record, ottenuto con i pochi watt di cui dispone, dimostra che l’aerodinamica è cruciale. Pippo ha il motore, si può immaginare un record sensazionale?

Bisogna vedere che cosa si intende per sensazionale. Se pensano 60 chilometri, allora no. Se parliamo di misure meno esagerate, allora sì. Abbiamo una tabella di cui parleremo poi, ma non proveremmo se non pensassimo di poterlo battere. 

Come ci arriva Pippo, secondo te dal punto di vista della condizione?

La condizione c’è e secondo me la crono di domenica scorsa è stata una giornata storta. Lo capiremo con il Team Relay di domani. E se fosse qualcosa di diverso da una giornata storta, bisognerà capire cosa non ha funzionato. Però personalmente sarebbe una grossa sorpresa.

La bici sarà la stessa di Bigham o sarà già in carbonio?

Sarà ugualmente in alluminio e non so se sarà la base per una in carbonio (la sensazione è che sappia tutto, ma non possa dirlo, ndr). E poi la presenteranno più avanti, meglio non dire cose. Il resto dei materiali è simile, ma non identico. Il body di Pippo sarà diverso, perché in un’ottica di personalizzazione, quello che è andato bene a Bigham non va bene per Ganna. Quello che userà in pista è in linea con quello che già usa su strada. Il casco sarà quello che usa già. Ci saranno i copertoncini, le stesse ruote di Bigham perché erano un progetto unico. Diciamo che Bigham è stato il tester del materiale sviluppato per Filippo. E invece a livello suo, il materiale che userà era stato pensato per il record dell’Ora, ma l’ha usato anche al Tour.

Body e casco utilizzati al Tour erano già frutto della ricerca sull’Ora
Body e casco utilizzati al Tour erano già frutto della ricerca sull’Ora
Il rapporto è stato scelto?

No, abbiamo due possibilità e bisognerà verificare la possibilità di montarlo. Diciamo una con il 14 e una con il 15.

Davanti il 60 o il 63?

Molto di più…

Altro non dice, un po’ perché alcuni dettagli sono da studiare e un po’ per obblighi di riservatezza comprensibili in una squadra così e prima di un evento di questa portata. Ineos sta trattando una partnership con la Rai per la messa in onda. Il castello è enorme e poggia tutto sulle spalle di un solo uomo. Speriamo che ancora una volta siano spalle da gigante.

L’Ora (non) per caso dell’ingegner Bigham, supplente di Ganna

20.08.2022
5 min
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«Certo che avrei preferito che il mio record l’avesse battuto Ganna. Di tanto in tanto ci scambiamo messaggi e sono convinto che presto anche Pippo lo farà. Bigham lavora per lui. Eventuali margini accumulati in questo tentativo di record verranno applicati a lui. Libereranno Filippo sulla pista come un toro infuriato e secondo me non finirà lontano dai 60 chilometri. Ma al netto di tutto questo, tanto di cappello per Daniel. So chi è, in fatto di aerodinamica non ha eguali. Lavora su questo 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana…».

Victor Campenaerts ha commentato così su Het Nieuwsblad il nuovo record dell’Ora stabilito ieri da Daniel Bigham (in apertura nella foto Ineos Grenadiers), precisando che non proverà a riprenderselo. Dice di essere diventato ormai un altro tipo di corridore e che ci berrà sopra. Non subito però, aspetterà ottobre…

Campenaerts aveva stabilito con 55,089 il suo record il 16 aprile 2019 in Messico
Campenaerts aveva stabilito con 55,089 il suo record il 16 aprile 2019 in Messico

La svolta tecnologica

Si dice che Eddy Merckx, uno dei più grandi di sempre se non il più grande, dopo aver stabilito il record dell’Ora il 25 ottobre del 1972, scese di sella stravolto e disse che non ci avrebbe provato mai più. Dodici anni dopo, Moser riscrisse la letteratura scientifica per stabilirlo a sua volta. Ieri Bigham era certamente sfinito, ma la sensazione è che la tecnologia abbia reso la sfida molto meno destabilizzante. Soprattutto considerando che si sarebbe trattato di un tentativo di ripiego. Avrebbe dovuto provarci Ganna, ma visto il rifiuto del grande piemontese, pare che la Ineos Grenadiers abbia mandato avanti il suo ingegnere. Il quale, sconosciuto e ben preparato, ha percorso 55,548 chilometri: 459 metri più di Campenaerts, 6,11 chilometri più di Merckx. Tanto di cappello, come dice il belga… spogliato.

Nel 1972 Merckx batté il record a Città del Messico con 49,431
Nel 1972 Merckx batté il record a Città del Messico con 49,431

«Mi sentivo davvero bene – ha commentato – ho corso di gran lunga la mia Ora migliore. Ero in anticipo rispetto al primo rilevamento previsto, ma mi sentivo bene e ho continuato. E’ stato davvero divertente ed è davvero strabiliante come è andata. Devi rimanere fisso su qualcosa e io mi sono concentrato su respirazione e posizione della testa. Sapevo che finché fossi stato in grado di controllare quelle cose, tutto il resto sarebbe stato a posto. Poi si sarebbe trattato solo di spingere il più forte possibile».

Ingegnere e ciclista

Chi sia Daniel Bigham è singolare da ricostruire. Britannico come Wiggins, il cui record di 54,526 fu… usurpato nel 2019 da Victor Campenaerts, Bigham ha sempre frequentato il mondo del ciclismo, sia pure in tanti modi diversi.

Il tentativo di Bigham è stato poco seguito per via del nome non troppo noto (foto Ineos Grenadiers)
Il tentativo di Bigham è stato poco seguito per via del nome non troppo noto (foto Ineos Grenadiers)

Classe 1991, non ha mai avuto le doti e forse neppure la determinazione per diventare un professionista, tanto da essersene fatto presto una ragione. Nella scala delle sue priorità, lo studio ha presto preso il sopravvento ed è stato così che Bigham si è laureato in ingegneria alla Oxford Brookes University. Si sarebbe incanalato tutto nella direzione della preparazione accademica, se il giovane britannico non avesse scoperto il triathlon. E visto che vinse la prima gara cui prese parte e non aveva la benché minima intenzione di rinunciare ai suoi studi, si mise in testa di unire l’utile al dilettevole. Va letto in questa ottica lo stage svolto presso il team Mercedes di Formula Uno, con un’applicazione particolare sugli studi in galleria del vento.

Dalle auto alla bici

Dalle monoposto da gara alla bicicletta il passo è stato breve, se non altro per il tipo di approccio. Così che al momento di discutere la sua tesi di laurea, Bigham si è rivolto alla bicicletta, studiando i modelli da cronometro e le posizioni più redditizie che un atleta può adottare in sella. 

Missione compiuta: il record dell’Ora torna in Gran Bretagna (foto Ineos Grenadiers)
Missione compiuta: il record dell’Ora torna in Gran Bretagna (foto Ineos Grenadiers)

La chiusura del percorso universitario ha portato anche al cambio di sport: addio triathlon, Bigham è tornato al ciclismo, puntando su pista e crono, con la maglia della continental Ribble Weldtite Pro Cycling. Nel 2018 ha partecipato alla Coppa del mondo di Minsk e ha vinto il quartetto dell’inseguimento a squadre. Mentre passando alla crono individuale, ai mondiali di Bruges dello scorso anno ha colto il 16° posto, lasciandosi dietro colleghi come Bjerg e il nostro Sobrero.

Fra Jumbo e Ineos

Però i suoi studi tengono banco più dei suoi mezzi atletici e diverse squadre si sono rivolte a lui per lo sviluppo delle loro bici da cronometro. Con chi ha collaborato? Anche con la Jumbo Visma di Van Aert e Vingegaard. Attualmente però il suo impegno è quasi a tempo pieno con la Ineos Grenadiers. C’è lui dietro lo studio del tentativo di Ganna, che evidentemente era ben più avanzato di quanto si fosse capito.

Bigham ha battuto Campenaerts per 459 metri (foto Ineos Grenadiers)
Bigham ha battuto Campenaerts per 459 metri (foto Ineos Grenadiers)

Al posto di Ganna

Filippo avrebbe dovuto attaccare il record di Campenaerts a Grenchen, in Svizzera. Bigham aveva già pianificato tutto fin nei minimi dettagli. Ma Ganna è uscito dal Tour troppo stanco anche solo per pensarci e a quel punto la Ineos avrebbe spedito in pista lo stesso Bigham. E come abbiamo visto, le cose sono andate bene, malgrado una preparazione relativamente breve. Con buona pace di Eddy Merckx. E con la grande curiosità di capire quanto potrebbe percorrere Ganna, se e quando deciderà di provarci.

«Il cambiamento rispetto ai tentativi precedenti – ha detto – è stato il pieno supporto da parte della Ineos Grenadiers. Non solo per l’attrezzatura, ma anche la fisiologia, il gesto e anche gli interventi nutrizionali e di allenamento. Mi hanno reso la vita molto più semplice, ho solo dovuto venire qui ed esibirmi».

Viaggio nel tempo con Moser, fra invenzioni, bici e trofei

29.04.2022
6 min
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Maso Villa Warth, è questa la fantastica cornice in cui vive Francesco Moser, dove ci sono il cuore del suggestivo podere e la cantina di famiglia. Nel piccolo paese trentino di Gardolo, “Lo Sceriffo” produce vini insieme ai suoi figli e nipoti. Oltre alle pregiate vigne, tuttavia, è presente un museo che ripercorre tutta la carriera del campione, fra trofei, maglie e bici.

Moser è considerato da molti un “innovatore” che ha segnato un prima e un dopo nell’evoluzione del ciclismo. Dalle vittorie sulle proprie bici, alle trovate tecniche originali per le cronometro e i Record dell’Ora. Un uomo che ha scritto pagine di storia di questo sport e che ancora oggi è un riferimento per i suoi tentativi di innovare sotto il punto di vista atletico e tecnico. Per l’occasione gli abbiamo rivolto domande e provocazioni tra il ciclismo di oggi e quello passato. Riprendendo il filo di un discorso che la settimana scorsa ha acceso gli animi, in tema di Roubaix, gambe e materiali.

Il museo si trova all’interno del Maso Villa Warth a Gardolo (TN)
Il museo si trova all’interno del Maso Villa Warth a Gardolo (TN)

L’innovazione su strada

Seppure le sue scoperte tecniche abbiano rivoluzionato un modo di interpretare questo sport, per quanto riguarda il ciclismo su strada nelle corse in linea lo sviluppo era in linea con i tempi.

«Quando correvo io – racconta Moser – non c’erano studi mirati per le corse da un giorno o le classiche. Sì certo, si facevano modifiche specifiche per alcune gare. Per esempio per la Parigi-Roubaix, montavamo delle forcelle specifiche rinforzate e uno strato di gomma piuma sul manubrio, aumentandone la sezione. Le pressioni delle gomme venivano adeguate. Oggi vengono fatti studi anche per singole corse». 

Passato e presente

L’albo d’oro della Roubaix vede il nome di Francesco Moser per tre volte di fila, dal 1978 al 1980. Oltre ad alcuni accorgimenti tecnici c’era una talento naturale che andava oltre ogni innovazione possibile. 

Il modo di correre di oggi è così distante da modo di correre di una volta in una corsa come la Parigi-Roubaix?

No. La Roubaix è una corsa senza tempo, ci vogliono gambe e talento sempre. I cambi di ritmo dovuti agli allenamenti che ci sono oggi sono sicuramente differenti, ma nel complesso no. 

Oggi vediamo corridori fare tutti i tratti del pavè a bordo strada…

E’ normale. Si è sempre fatto, anche quando correvo io con l’asciutto si cercava la lingua di terra sul lato per guadagnare scorrevolezza. La vera Roubaix è bagnata. Come quella che ha vinto Sonny Colbrelli. In quel caso devi stare a centro strada per ottimizzare il più possibile la scorrevolezza delle pietre. Nel suo caso poi avevano corso prima le donne quindi si era creata anche un’ulteriore patina che di certo peggiorò le condizioni del manto stradale. 

Moser ha vinto tre Parigi-Roubaix consecutive dal 1978 al 1980
Moser ha vinto tre Parigi-Roubaix consecutive dal 1978 al 1980
Che bici utilizzavi quando hai vinto le tre Roubaix consecutive?

Dopo la prima Roubaix vinta con la Benotto, iniziai ad usare le mie bici. Il telaio era realizzato da De Rosa con tubi Columbus appositamente più robusti per affrontare il pavè. Il cambio era il Campagnolo Super Record, mentre le ruote erano Mavic. Il peso oscillava tra i 9 e i 10 chili.

Se i corridori di oggi corressero con le bici di una volta cambierebbe qualcosa?

I tempi cambiano, ma l’atto fisico rimane lo stesso. In certi ambiti come la cronometro e i Record dell’Ora i materiali facevano la differenza, ma nelle corse di un giorno ancora adesso le differenze sono minime. 

Anche la preparazione è molto differente da quella di una volta. Pensi si stia arrivando ad un limite?

Oggi si corre e ci si allena tutto l’anno. Ci sono corridori belgi che non smettono mai di correre. Fanno anche il ciclocross. Vincono e quindi hanno anche un ritorno. Ho dei dubbi per quanto tempo possano andare avanti a farlo. Noi l’inverno nemmeno ci allenavamo. 

Hai visto la vittoria di Evenepoel alla Liegi?

Sì, mi ha stupito il modo in cui è scattato. Sembrava dovesse vincere il gran premio della montagna. Gli è slittata la ruota due volte. Mi è piaciuto e mi ha impressionato. 

La bici utilizzata per il doppio Record dell’Ora di Messico 1984
La bici utilizzata per il doppio Record dell’Ora di Messico 1984

Contro il tempo

Passeggiando nel fantastico museo dedicato alla sua carriera, spiccano tra le bici marchiate Moser, i prototipi utilizzati per le prove contro il tempo. E’ già, perché oggi a volte si polemizza e si fanno dibattiti su trovate tecniche come reggisella telescopici, tubeless e per anni sui freni a disco. Ma negli anni ’70 e ’80 “Lo Sceriffo” ha vinto corse e conquistato record anche grazie alle sue intuizioni tecniche (i racconti di Francesco sulle soluzioni tecnologiche di quegli anni sono raccolti in “Francesco Moser. Un uomo, una bicicletta”, libro a cura di Beppe Conti).

Oggi i regolamenti sono sicuramente più stringenti e vedere test di quel tipo è impensabile. Ma guardandosi indietro e vedendole a pochi centimetri, si assapora un ciclismo che non si poneva limiti e che non aveva paura di spingersi oltre ogni barriera fisica

Le due bici innovative usate per Stoccarda ’87 (con la ruotona) e Messico ’94 (in primo piano)
Le due bici innovative usate per Stoccarda ’87 (con la ruotona) e Messico ’94 (in primo piano)

La bici per il Record dell’Ora 51,151, che dà il nome anche al suo spumante più pregiato, è quella che spicca in mezzo alle altre. Forse per la sua vernice lucida e le curve futuristiche. Fatto sta che anche Francesco, quando ne parla, prova un trasporto che fa capire l’importanza di quell’opera d’arte a due ruote

Infine le altre due famosissime bici utilizzate per gli altri due record. Quella di Stoccarda 87’, caratterizzata dalla “ruotona”. Per chiudere con la bici utilizzata per Messico 94’, nella posizione lanciata dallo scozzese Graeme Obree e poi replicata con telaio Moser, caratterizzata dalla “Superman Position”.