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L’aspettava da Budapest: Sobrero conquista Verona

29.05.2022
5 min
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Matteo Sobrero ce lo aveva detto sin da Budapest, quando il Giro d’Italia non era ancora partito. Eravamo alla vigilia e ci fece: «Ci sono due crono, questa (pensando all’indomani, ndr) e quella di Verona. Ecco quella potrebbe essere la più adatta a me».

Il corridore difficilmente sbaglia. Sa a che punto è, dove può arrivare e come. E in questo Giro lo abbiamo notato ancora di più. Tutti in gruppo sapevano che Hindley era il più forte… per dire.

Il piemontese concentratissimo in discesa
Il piemontese concentratissimo in discesa

Pinotti fiducioso

Ma torniamo al corridore della BikeExchange-Jayco. Sin da quel giorno in Ungheria, Matteo pensava a Verona. Quasi un intero Giro, passato ad attendere questo momento. Forse anche troppo.

«E’ stato sin troppo prudente – ammette Marco Pinotti, il suo coach, prima del via – speriamo che si sia solo risparmiato. Non vorrei che non si è mosso perché non ne aveva. Magari poteva provarci un po’ di più. E’ andato all’attacco nella tappa di Genova. Una “sbiellata del motore” non gli avrebbe fatto male a mio avviso.

«E infatti ieri gli ho detto di tenere duro almeno sulla prima salita, il San Pellegrino».

«Però questo di Verona è buon percorso per lui. Va “guidato”, ma non è tortuoso come quello di Budapest, ci sono meno rilanci e la salita dura circa 8′. Lassù, i passistoni potenti e grossi come Affini, per fare un esempio, in discesa guadagneranno meno di quel che perderanno in salita. I più pericolosi? Van der Poel, Arensman e Foss».

Ricognizione alla Ganna

Il cielo su Verona resta plumbeo. Come lo stesso Pinotti ci aveva detto, il vento è andato ad attenuarsi. Restava solo il rischio pioggia. E a Sobrero non va benissimo.

Mentre è spianato sulla sua Giant, inizia, a piovere. Poche gocce, ma sufficienti per minare le certezze acquisite durante la ricognizione.

«Mentre pedalavo – racconta Sobrero – ho pensato: ecco non è destino. Però una volta in cima ho visto che sì, era un po’ bagnato, ma si poteva spingere benone. E così ho fatto. In più sapevo che il vantaggio era buono».

Sobrero plana dalle Torricelle come un falco. Mulina il 58×11 e dall’ammiraglia Pinotti, esattamente come fa il navigatore nei rally, gli diceva le curve. Come andavano affrontate: in posizione aero o con le mani in presa bassa sui freni.

«La ricognizione l’ho fatta due volte con Pinotti. Lui in ammiraglia, io in bici. Gli dicevo come andavano fatte le curve e gli altri ostacoli che c’erano. 

«Con Marco mi trovo molto bene. E’ un cronoman come me, parliamo la stessa lingua. L’impostazione della crono è stata chiara. Salire forte, magari sui 400 watt (calcoliamo che Matteo pesa solo 63 chili, ndr) ma senza strafare. In salita sono passato dal 58 al 44, come previsto, per poi dare tutto nella seconda parte, specie negli 4′ in pianura».

E a proposito di Filippo Ganna. Sobrero è il compagno della sorella di Pippo. I due si sentono spesso e anche durante il Giro si sono videochiamati. Non tanto per i consigli sulla crono, Sobrero è pur sempre campione italiano di specialità e non ne ha bisogno, ma da semplici amici.

Sobrero (classe 1997) in conferenza stampa: per lui si tratta del secondo successo da pro’ dopo il tricolore a crono 2021
Sobrero (classe 1997) in conferenza stampa: per lui si tratta del secondo successo da pro’ dopo il tricolore a crono 2021

In crescendo

Nel ping pong del dopo tappa, fra podio, antidoping, interviste con le tv, premiazioni… quando ci passa davanti, il piemontese è soddisfatto, come chi ha “regolato un conto con sé stesso”.

E quando gli facciamo notare che è finita come ci eravamo detti quel pomeriggio, che sembra lontanissimo, a Budapest si accende.

«E’ vero, mi ricordo – dice il corridore della BikeExchange – è andata proprio così. In Ungheria avevo fatto quarto, qui ho vinto. Era da una settimana che pensavo solo a questo giorno. All’inizio del Giro sapevo che dovevo stare vicino a Simon Yates, poi lui è andato a casa per una stupida caduta. Nelle seconda settimana non mi sentivo bene. Sarà stato il caldo, però non avevo belle sensazioni».

«Poi le cose sono andate sempre meglio. Sono andato in crescendo (non è la prima volta che Sobrero esce bene da un grande Giro, ndr) e in questi giorni mi sentivo bene.

«Nella tappa dell’Aprica ho provato a tenere duro e ho attaccato il Mortirolo quasi con il gruppo dei primi. Questo mi ha dato morale».

Finalmente esplode la festa. Da tempo Sobrero aspettava questo momento
Finalmente esplode la festa. Da tempo Sobrero aspettava questo momento

E festa sia

Vivere quasi un mese aspettando un determinato giorno, tanto più che il tuo leader ha abbandonato anzitempo e quindi non hai distrazioni, non deve essere stato facile. La pressione era inevitabilmente destinata ad aumentare, ma Matteo l’ha controllata bene. Specie ieri sera, quando la stragrande maggioranza del gruppo già faceva festa.

«In effetti – dice Sobrero – ho fatto un po’ fatica a prendere sonno. Ero nervoso. Ma poi mi sono detto: il Giro l’ho praticamente finito, non sarà una notte in più a rovinare tutto. Devo pensare solo a dare il massimo. E così ho fatto».

E per trovare la concentrazione ha dormito in stanza da solo.

«Col fatto che punto alla crono finale, non mi sono mai goduto la sera prima dell’ultima tappa! Molti team fanno festa, noi invece abbiamo fatto tutto con molta calma, come fosse la sera di una frazione normale.

«Però stasera la musica cambia. Mio papà è venuto qui a Verona e ha portato del vino. Il nostro vino e faremo festa con quello!».