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Sei giorni all’assalto di Ganna: domande all’esperto

03.10.2022
6 min
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Meno di una settimana al record dell’Ora di Ganna. Lo staff Ineos Grenadiers sta per diffondere il programma di sabato 8 ottobre, quando nel velodromo svizzero di Grenchen, Pippo assalterà il primato dell’ingegner Daniel Bigham, stabilito il 19 agosto sulla stessa pista in 55,548 chilometri.

Nei giorni del mondiale, Cioni ci aveva anticipato parte del discorso. E così, in attesa di vivere la serata di Ganna e aspettando che oggi alle 14 si sollevi il velo sulla bici che userà, ci siamo rivolti ad Andrea Morelli, Direttore scientifico del Centro Mapei: la struttura creata nel 1996 da Giorgio Squinzi e affidata ad Aldo Sassi, che nel 1984 prese parte alla fantastica Ora messicana di Moser. Con Andrea avevamo già parlato di cosa succede dopo un’ora nel fisico dell’atleta, questa volta invece partiamo da più lontano. Abbiamo suddiviso questo interessante viaggio in due parti: la seconda sarà pubblicata oggi alle 17.

Che cosa significa fare il record dell’Ora? Perché è così difficile? E il fatto che Bigham sia riuscito a battere tutti i mostri sacri del ciclismo, da Merckx e Moser, vuol dire che la tecnologia lo ha reso più accessibile?

Perché è così difficile stabilire quel record?

E’ difficile perché è una prestazione di lunga durata, ma non lunghissima. E quindi devi essere in grado di mantenere un elevato livello di potenza per un tempo abbastanza lungo. Se pensiamo al modello fisiologico della prestazione ci si avvicina alla cosiddetta potenza di soglia o FTP. Questo significa produrre la massima potenza possibile per un’ora e stare a cavallo tra soglia e fuori soglia col pericolo di oltrepassare quel limite in cui l’equilibrio tra produzione e smaltimento di acido lattico può portarti velocemente ad esaurimento. Per definizione la soglia anaerobica è un’intensità che un’atleta allenato riesce a mantenere per 45-60’.

Quindi?

Il problema è che devi alzare il più possibile la tua soglia per spostare il punto in cui l’acido lattico inizia ad accumularsi. A seconda della tabella di pacing (andatura, ndr) che viene scelta, a volte questo limite è molto piccolo. Non devi rischiare di partire troppo forte perché accumuleresti troppo acido lattico e andresti incontro ad esaurimento precoce e saresti obbligato a rallentare nel finale. Ma dall’altra parte non devi partire troppo lento, perché poi dovresti accelerare nel finale quando anche altre componenti di fatica saranno già al limite.

Un equilibrio tanto delicato?

Sì, perché a questo livello di specializzazione il limite oltre il quale l’equilibrio si “rompe” è piccolo. Se lo oltrepassi la produzione di lattato supera lo smaltimento e quindi inizi ad accumularlo. Poi la fatica è comunque “multifattoriale” (nella scienza dello sport spesso si usa questo termine per includere fattori che non si conoscono ancora completamente, ndr) che comunque spingono l’atleta a rallentare.

C’è grande differenza fra una crono di un’ora e girare per lo stesso tempo in pista
C’è grande differenza fra una crono di un’ora e girare per lo stesso tempo in pista
C’è tanta differenza fra l’Ora e una lunga crono?

Un atleta come Ganna, o comunque uno specialista della cronometro è abituato al mal di gambe. Ha una grande sensibilità ed è abituato a questo tipo di sforzo. Però il problema è che anche una cronometro lunga come quella di un mondiale è diversa dal pedalare in pista per un’ora a tutta. Su strada trovi differenti condizioni, una curva, un tratto in discesa, un falsopiano oppure una salita e quindi la potenza subisce variazioni. In pista devi cercare di stare sempre concentrato e fare traiettorie migliori è fondamentale.

Perché?

Il fatto di disegnare traiettorie ottimali, giro per giro è fondamentale per la distanza finale. Perdi “meno” metri. Stare in posizione aerodinamica, spesso con poca visibilità, comunque controllando le traiettorie nelle curve rende la pista molto stressante. E a questo si aggiunge la fatica che nel finale si fa sempre maggiore. Quindi non è solo una questione di pedalare sotto sforzo un’ora. Magari qualcuno pensa che rispetto ad un tappone con 4-5.000 metri di dislivello non sia nulla ma si sbaglia, dal punto di vista fisiologico e mentale sei al limite.

Andrea Morelli è responsabile per il ciclismo presso il Centro Mapei Sport
Andrea Morelli è responsabile per il ciclismo presso il Centro Mapei Sport
Tutti rispondono allo stesso modo?

No. Ogni atleta ha caratteristiche specifiche di resistenza e di capacità anaerobica lattacida ed alattacida. Quindi magari uno ha una soglia leggermente più bassa, ma una capacità anaerobica lattacida maggiore e quindi è in grado di lavorare fuori soglia più di un altro. Ma resta il fatto che per questo tipo di prestazione è fondamentale avere una potenza aerobica ed una soglia elevata per allontanare il momento in cui cominci ad accumulare fatica e sei costretto a rallentare.

E’ importante conoscere la pista?

Tantissimo. Ganna arriva da anni di lavoro sia per la cronometro sia per la pista. Quindi la gestione del carico di lavoro, che è sempre un po’ delicata perché sei sempre al limite ed è facile sbagliare – facendo un po’ troppo quando stai bene e troppo poco magari quando non lo sei – per lui non è un problema. Ma tecnicamente in pista è uno dei migliori. Penso che sia uno dei pochi che possa spostare ulteriormente in alto il record dell’Ora.

E’ vero come ha detto Bigham che ormai il record è solo aerodinamica?

No, secondo me Bigham ha comunque dimostrato di essere un atleta forte. Poi magari nel suo caso potremmo dire che fare il record dell’Ora non coincida col vincere anche cronometro su strada, questa è una cosa diversa. Sicuramente essendo un ingegnere aerodinamico ha lavorato nei minimi particolari per ottimizzare la sua posizione, ma credo che anche dal punto di vista atletico abbia dovuto lavorare molto. Come del resto credo sia stato fatto con Ganna.

Si è subito detto che il tentativo di Bigham fosse un test in vista del record di Ganna (foto Ineos Grenadiers)
Si è subito detto che il tentativo di Bigham fosse un test in vista del record di Ganna (foto Ineos Grenadiers)
Di certo Pippo non partirà senza avere riscontri precisi…

Il lavoro fatto sia in galleria del vento sia nell’ottimizzazione della posizione in generale e dei materiali nel suo caso sarà spinto al massimo. Tutte le cose sicuramente sono state analizzate nei minimi dettagli, ma questo nulla toglie al record di Bigham. Certamente lavorando dal punto di vista aerodinamico il vantaggio c’è, però non mi aspetto che Bigham rispetto a Ganna abbia un coefficiente di penetrazione aerodinamica del 30-40 per cento migliore e quindi copra una differenza di potenza così elevata. Quando vai a ottimizzare la posizione di un atleta già specialista, vai sempre a ricercare margini minimi, del 2-3 %. Arrivare al 5 sarebbe manna dal cielo.

Quindi il vantaggio aerodinamico non trasforma un ingegnere in un campione.

Si lavora sempre su piccoli margini. Non è che parti da una posizione da strada e la trasformi in una da crono e per magia riesci a risparmiare il 20-30 per cento di potenza. Stiamo parlando di posizioni già ottimizzate. Non penso che Bigham partisse da una posizione a cronometro in cui è riuscito a limare il 15 per cento. Probabilmente partiva già da una buona posizione e poi ha lavorato per migliorarla, ma anche sulla potenza e la tenuta. Perché è naturale che devi avere potenza elevata per fare queste velocità, ma devi anche essere in grado di mantenere questa velocità per molto tempo.

La seconda parte dell’articolo sarà pubblicata oggi alle 17