Luca Cretti, Orlando Maini, MBH Bank-Csb-Telecom Fort, Vuelta Andalucia 2026

Maini riparte dall’Andalucia: «Un’emozione che mi era mancata»

22.02.2026
6 min
Salva

Orlando Maini è uno dei volti nuovi della MBH Bank-Csb-Telecom Fort, il diesse bolognese è tornato in ammiraglia dopo alcune stagioni vissute ai margini. Antonio Bevilacqua lo ha voluto fortemente all’interno dello staff del suo team e Maini, che del ciclismo è innamorato, non ha resistito al richiamo delle corse. In questi giorni si trova, insieme al collega Davide Martinelli, alla Vuelta Andalucia. In Spagna, nella prima tappa corsa mercoledì 18 febbraio, è arrivato un sesto posto con Nicolò Buratti. Maini, che abbiamo raggiunto telefonicamente al termine di questa prima giornata di corsa, si è detto soddisfatto. 

«I ragazzi durante l’inverno – ci dice mentre si dirige verso l’hotel – hanno lavorato bene insieme al nostro preparatore Dario Giovine. Stiamo raccogliendo i frutti di questo lavoro, trovando anche risultati interessanti. Il salto di categoria (passare da continental a professional, ndr) mette la squadra davanti a nuove esperienze stimolanti. La bravura della MBH Bank, data da chi c’era prima, è di aver costruito un team eccellente».

Vuelta Andalucia 2026, prima tappa, Nicolò Buratti, MBH Bank-Cab-Telecom Fort
Maini è tornato in corsa alla Vuelta Andalucia, dove nella prima tappa Buratti ha trovato un buon sesto posto
Vuelta Andalucia 2026, prima tappa, Nicolò Buratti, MBH Bank-Cab-Telecom Fort
Maini è tornato in corsa alla Vuelta Andalucia, dove nella prima tappa Buratti ha trovato un buon sesto posto
Emozionato per questo ritorno in ammiraglia?

Ho sempre detto che per me questo più che un lavoro è una malattia sportiva, ho avuto la fortuna di essere accanto a dei signori campioni e mi piace pensare di poter portare la mia esperienza in questa nuova avventura. 

Hai già trovato un feeling con i tuoi nuovi atleti?

Mi sono trovato subito bene, purtroppo per loro vedono un vecchio (ride, ndr) ma battute a parte sono qui per aiutare e mettermi a loro disposizione. In tanti anni in ammiraglia ho imparato che l’ascolto e il confronto sono fondamentali. Non sono solamente i ragazzi a dover ascoltare, anche io devo farlo. Nel ciclismo non è importante che tu sia giovane o vecchio, la cosa fondamentale è saper ascoltare. 

Presentazione MBH Bank-Csb-Telecom Fort, Budapest, Museo Etnografico (foto Think Bold)
Orlando Maini, a destra, è entrato a far parte dello staff della MBH Bank-Csb-Telecom Fort dal 2026 (foto Think Bold)
Che impressione hai avuto in questa nuova avventura?

Ho visto un ciclismo cambiato, questi ragazzi devono essere sempre nella loro miglior condizione quando vanno in gara. E questo comporta una marea di sacrifici, ora anche di più rispetto al passato. Ogni stagione che passa tutto diventa più mirato, è giusto così. Detto questo torniamo a parlare di figure come quella di Dario Giovine che diventano sempre più importanti. 

Come ti sei inserito in questa nuova realtà?

La MBH Bank-Csb-Telecom Fort è una squadra strutturata con ottime figure: Valoti, Martinelli, Miozzo, Zamparella, ma anche Rossella e Giuseppe Di Leo, senza dimenticare Antonio Bevilacqua. Io sono nuovo, e come tale sto cercando di inserirmi nel modo migliore in questa struttura.

Vuelta Andalucia 2026, seconda tappa, Alessandro Fancellu, MBH Bank-Cab-Telecom Fort
Intanto la Vuelta Andalucia prosegue e nella seconda tappa è arrivato un altro sesto posto, questa volta con Fancellu
Vuelta Andalucia 2026, seconda tappa, Alessandro Fancellu, MBH Bank-Cab-Telecom Fort
Intanto la Vuelta Andalucia prosegue e nella seconda tappa è arrivato un altro sesto posto, questa volta con Fancellu
Hai trovato il modo?

Io mi definisco poco dedito al computer e tanto all’umore. Il ciclismo è cambiato ma rimango saldo alle mie anziane abitudini. Lo staff del team è formato da un giusto mix di persone ed esperienza, che attraversano tanti decenni del ciclismo. Ora il computer e l’analisi dei dati sono fondamentali, ma io credo ancora in certi valori umani, come un giro per le stanze la sera per parlare con i ragazzi. 

Anche durante i due giorni di presentazione in Ungheria ti abbiamo visto spesso a colloquio con i ragazzi…

Questa squadra è forte di un gruppo di atleti davvero di livello. Non sto parlando dei nuovi fenomeni, ma di ragazzi che possono ritagliarsi uno spazio nel mondo del ciclismo professionistico

Come hanno reagito i ragazzi a questo tuo approccio “umorale”?

Il ciclismo è uno sport in cui la fatica è uguale per tutti, bisogna fare una vita adeguata e nei decenni ci sono regole che non cambieranno mai. La bici non perdona, quindi la serietà dell’atleta è determinante. Tuttavia non bisogna caricare eccessivamente i corridori, sono uno che quando lo si può fare usa la battuta. Creare un clima più disteso, a volte, aiuta. 

Alessandro Verre, MBH Bank-Cab-Telecom Fort, Tour de la Provence 2026
Alessandro Verre è uno dei profili da seguire in questa stagione, un diesse come Maini può aiutarlo a tirare fuori il massimo dalle sue potenzialità
Alessandro Verre, MBH Bank-Cab-Telecom Fort, Tour de la Provence 2026
Alessandro Verre è uno dei profili da seguire in questa stagione, un diesse come Maini può aiutarlo a tirare fuori il massimo dalle sue potenzialità
In un mondo sempre più difficile ed esigente…

Cerco sempre di trasmettere qualcosa a questi ragazzi, ho avuto la fortuna di fare della mia passione il mio lavoro per quarant’anni. Ma non mi sono mai sentito un sapiente, voglio ascoltare anche quello che i ragazzi hanno da dire, le loro emozioni e considerazioni sono importanti. Non è facile per un ragazzo correre in bici. 

Quale aspetto credi sia importante evidenziare?

I primi a crederci devono essere i ragazzi, vanno convinti. Ora sono avvantaggiati e appoggiati dai numeri, ma questi sono un contorno del tutto. Il ciclismo adesso è cambiato, così come l’approccio alle corse. Comandano i punti e i piazzamenti, se metti tre corridori nei primi dieci senza vincere hai fatto comunque un’ottima gara. Si corre meno per vincere, ma i ragazzi sanno qual è il valore di un primo posto. 

Orlando Maini, MBH Bank-Csb-Telecom Fort, Vuelta Andalucia 2026
Orlando Maini è tornato stabilmente in ammiraglia con la MBH Bank-Csb-Telecom Fort che da quest’anno l’ha voluto fortemente nel suo staff
Orlando Maini, MBH Bank-Csb-Telecom Fort, Vuelta Andalucia 2026
Orlando Maini è tornato stabilmente in ammiraglia con la MBH Bank-Csb-Telecom Fort che da quest’anno l’ha voluto fortemente nel suo staff
Com’è stato risalire in macchina e tornare in corsa?

Bellissimo, dormire poco la notte pensando alle tattiche di gara e a come affrontare la corsa è qualcosa di indescrivibile per me. Ho avuto una carriera lunga e devo esserne soddisfatto, soprattutto ora che posso andare avanti grazie al supporto della mia famiglia. 

Perdonaci la domanda, ma in Spagna sei con Davide Martinelli, il diesse più giovane e quello più esperto del team…

Sono tanto legato a Davide, “Martino” (Giuseppe Martinelli e padre di Davide, ndr) ed io abbiamo passato una vita insieme tra bici e ammiraglia. I suoi figli, Davide e Francesca, sono come nipoti per me. Essere in gara accanto a Davide Martinelli è spettacolare, ci ascoltiamo e supportiamo. Lui è avvantaggiato con l’inglese, io invece me la cavo con lo spagnolo e il francese. Davide e la sua generazione sono il nuovo che avanza e cui va dato spazio. Io sono felice di essere qui e dirò sempre grazie alla dirigenza e al team MBH Bank-Csb. Mi era mancato tutto questo

Samuele Zoccarato

Entusiasmo e professionalità: Zoccarato ci porta dentro alla MBH

23.01.2026
6 min
Salva

La MBH Bank CSB Telecom Fort sta lavorando sodo. Dal clan di Bevilacqua e Valoti arrivano notizie di grande ottimismo ed entusiasmo. Un gruppo giovane che si appresta a mostrare di essere all’altezza del titolo di professional. Ma tra questi giovani c’è anche un veterano: Samuele Zoccarato. E’ il terzo più “vecchio” dopo Fausto Masnada e Marton Dina.

Zoccarato ci porta un po’ nei suoi progetti stagionali e un po’ proprio in questo clima della MBH. Una chiacchierata a tutto tondo nella quale emerge anche l’ottima organizzazione del team, composto sì da ragazzi, ma anche da tecnici che sanno il fatto loro, come Gianluca Valoti e Orlando Maini.

Samuele Zoccarato
La MBH Bank CSB conta 21 corridori. E’ al debutto nella categoria professional
Samuele Zoccarato
La MBH Bank CSB conta 21 corridori. E’ al debutto nella categoria professional
E quindi, Samuele, sei quello esperto della squadra: possiamo dirlo?

Sì, ormai gli anni passano. Stando con i ragazzi avverti anche questo ruolo o meglio questa situazione di essere ormai un veterano. Do qualche consiglio, anche se, a dire il vero, è una cosa che è venuta quasi in automatico. Un po’ come avvenne nel 2020 proprio qui, quando era Colpack.

Cioè?

La squadra era una under 23 (una continental tecnicamente, ndr) e io ero un quarto anno, quindi uno dei più vecchi. Già all’epoca mi ritrovai in questo tipo di ruolo. Anche adesso la squadra è abbastanza giovane. Ed è bello perché abbiamo tante teste che pensano, tante idee diverse su tutto, ma ci ricordiamo che il fine ultimo è andare forte, fare le cose fatte bene e seguire quello che viene detto.

Cosa significa tante teste pensanti con idee diverse? E’ curioso…

La squadra è una realtà in cui arrivano tanti tipi di corridori. C’è chi arriva dal WorldTour, chi dalle professional, chi dalle continental, alcuni addirittura da squadre regionali. E’ inevitabile che ognuno abbia i suoi ritmi e le abitudini che si porta dietro dal vecchio team. Perciò soprattutto all’inizio bisogna cercare di trovare una linea comune che possa andare bene a tutti. Faccio un esempio: gli orari dei massaggi. Quando li facciamo? Perché a questa ora e non a un’altra? Sono piccole cose di logistica.

Samuele Zoccarato
I ragazzi della MBH Bank CSB in allenamento sulle strade valenciane. Da oggi invece Zoccarato e compagni saranno in gara (foto Instagram)
Samuele Zoccarato
I ragazzi della MBH Bank CSB in allenamento sulle strade valenciane. Da oggi invece Zoccarato e compagni saranno in gara (foto Instagram)
Che però raccontano bene l’idea di un team che sta nascendo. Restiamo su questo filone: eri già stato qui nel 2020 e oggi è tutta un’altra realtà. Trovi delle similitudini?

Molte. La differenza è che adesso ci sono molte più persone. Però se ho un problema o se devo chiedere un’informazione di qualsiasi tipo so già a chi devo rivolgermi, quindi per me è tutto più facile. Ovviamente oggi la squadra è diventata professional, quindi c’è un sacco di lavoro in più da fare rispetto a quando era continental. Lo si nota da piccole cose, come il fatto che tutti i pomeriggi il gruppo dei direttori sportivi fa riunioni, stila programmi, cerca di trovare soluzioni.

E invece dei ragazzi cosa ci dici? Come stanno andando gli allenamenti? Ricordiamo che anche voi siete in Spagna…

Ci sono corridori che sono già in una buona forma e altri meno, ma dipende da molti fattori, tra cui il Paese di provenienza. Banalmente, il gruppo degli ungheresi una decina di giorni fa ha avuto forti nevicate e nei primi giorni su strada faceva fatica ad allenarsi. Sì, hanno fatto lavoro indoor e tanti rulli, ma non è la stessa cosa che allenarsi in bici e al caldo. Poi c’è chi l’anno scorso ha smesso presto e quindi è ripartito prima, chi ha già fatto tre ritiri qui in Spagna e altri che non dico abbiano appena ripreso ad andare in bici, ma quasi.

Un bel mix insomma…

Esatto. C’è chi è già in forma e chi meno. Ma non è una brutta cosa, perché non è che ci possiamo presentare tutti in forma nello stesso periodo. Si deve cercare di programmare i calendari in modo che ognuno abbia il proprio picco di forma nel momento giusto e alternare i leader della squadra. Dal mio punto di vista stiamo facendo le cose nel modo e nel ritmo giusto. Non siamo così presi dall’inizio della stagione da dire: alla prima gara dobbiamo spaccare il mondo. Ma neanche dormiamo. La giusta via di mezzo.

Samuele Zoccarato
Zoccarato (classe 1998) si appresta ad affrontare la sua sesta stagione da pro’
Samuele Zoccarato
Zoccarato (classe 1998) si appresta ad affrontare la sua sesta stagione da pro’
Hai detto che c’è chi va già forte e chi meno: Samuele Zoccarato come si pone in questa graduatoria?

Bella domanda, perché a casa, forse per il freddo, non mi sentivo pronto per iniziare le gare. Poi sono arrivato qui in Spagna, con una decina di gradi in più, e ho trovato subito una buona risposta dalla gamba. Allenamento dopo allenamento mi sento meglio. Ovviamente non sono nella forma della vita, però non sono neanche male. Pronto per correre insomma.

Tra i ragazzi che ci sono, ne conoscevi già qualcuno?

No, conoscevo Davide Persico: anche lui era in squadra con me nel 2020. Ma si fa presto a fare amicizia. Al momento, per dire, sono in camera con Nicolò Buratti. Con lui avevamo fatto anche un ritiro a dicembre, sempre qui in Spagna, ma a Benidorm. Ora invece col team siamo a Denia. Quando ci siamo ritrovati è stato naturale stare insieme, anche perché ormai ci conoscevamo bene.

C’è qualcuno che ti sta colpendo?

Se vai a vedere il roster della squadra trovi almeno dieci corridori che possono stupire. Non faccio i nomi di chi è già stato pro’, sarebbe un po’ scontato, ma per esempio ho visto molto bene Lorenzo Nespoli. E anche Diego Bracalente mi ha fatto un’ottima impressione. Se parliamo di sprinter, lo stesso Persico mi è parso brillante.

Zoccarato è molto meticoloso e lavora sodo anche fuori dalla bici
Zoccarato è molto meticoloso e lavora sodo anche fuori dalla bici
E oggi inizi a correre, giusto? Conosci già il resto del programma?

Esatto: oggi, domani e dopodomani s’inizia la stagione. Poi ho un programma piuttosto dettagliato fino a maggio. Tra queste gare ci sono anche il Giro di Sardegna e la Milano-Torino, quest’ultima la correrò in supporto degli altri.

Questa è una bella cosa: nelle squadre più piccole non è cosa comune avere un programma così a lungo termine…

Molto bella, direi. Avere un programma così lungo è importante ai fini dell’allenamento e della programmazione. Non solo, ma mi hanno anche detto a grandi linee il ruolo che avrò. Quindi dove puntare, dove aiutare, dove dovrò essere in condizione.

Hai cambiato qualcosa nell’allenamento?

Ora mi segue Dario Giovine. Con lui mi trovo bene perché è il giusto compromesso tra lavorare sodo e recuperare, mantenendo brillantezza. Vedo che, pur non facendo allenamenti esagerati come negli anni scorsi, sono in uno stato di forma più che accettabile. Sono curioso di vedere come migliorerò e soprattutto come sarà il percorso stagionale dal punto di vista della preparazione.

Zoccarato ha esordito tra i pro’ nel 2021 proprio in Spagna, con la maglia della Bardiani
Zoccarato ha esordito tra i pro’ nel 2021 proprio in Spagna, con la maglia della Bardiani
In generale ti sentiamo motivato…

Parecchio motivato. E’ una bella avventura: nuovi stimoli, una squadra giovane. Quando mi hanno presentato il programma mi hanno anche spiegato il ruolo che dovrei dovuto avere in gara e mi è piaciuto molto. Lì ho percepito professionalità. E in generale sento fiducia nei miei confronti e questo mi motiva ancora di più. Sì, sono contento!

C’è anche qualcos’altro che ti rende particolarmente contento?

I direttori sportivi, in particolare di Orlando Maini, che era con me l’anno scorso alla Polti-VisitMalta. Quando ero alle corse con lui tiravo fuori il 110 per cento. Averlo qui è bellissimo perché, oltre a essere un direttore sportivo molto valido, in alcune occasioni è anche una persona con cui puoi parlare, quasi uno psicologo. Gente così non si trova in tutte le squadre.

Il ritorno (a sorpresa) di Maini, grande acquisto per la Polti

27.03.2025
4 min
Salva

Maini ha l’entusiasmo del corridore cui hanno appena consegnato la maglia e la nuova bici. «Oggi è stato il primo giorno sull’ammiraglia con Giovanni Ellena – sorride con pudore – e per l’adrenalina che avevo dentro, se fossi stato un corridore, probabilmente sarei andato in crisi di fame».

Oggi Maini ha debuttato alla guida del Team Polti-VisitMalta alla Settimana Coppi e Bartali (in apertura è sul pullman tra Jesus Hernandez e Giovanni Ellena). L’Astana lo aveva lasciato scivolare indietro e senza spiegazioni alla fine del 2023, lo stesso Martinelli non l’aveva presa affatto bene. Eppure, se lo conosceste, sapreste che adesso “Maio” vuole fare tutto tutto fuorché rivangare il passato. Non l’ha mai fatto. Al contrario, ha soprattutto voglia di normalità e di riallacciare il filo con la grande storia del suo mestiere.

Ivan Basso ha accolto Maini nel Team Polti-VisitMalta a stagione già iniziata (sprintcycling.com)
Ivan Basso ha accolto Maini nel Team Polti-VisitMalta a stagione già iniziata (sprintcycling.com)
Una sorpresona, come è andata?

Ho ricevuto una chiamata qualche settimana fa. Mi hanno detto che ci poteva essere questa possibilità e che mi avrebbero aggiornato. Al di là dei giorni che sono trascorsi tra quando mi hanno chiamato e quando la cosa è andata in porto, la cosa bella è che sia andata veramente in porto. Come ho detto nel comunicato ufficiale, devo ringraziare la dirigenza e i miei colleghi per avermi dato questa opportunità.

Ti aspettavi che sarebbe arrivata un’altra ammiraglia?

Dico la verità: per me è stata una sorpresa molto gratificante. Ho avuto la fortuna di lavorare con dei corridori importanti, ma anche tanto con i giovani e mi è sempre piaciuto molto. Questa cosa mi dà stimolo e accelera ancora di più la mia grande voglia di fare, perché l’ho sempre avuta. Sono sempre stato molto malato di ciclismo.

Sei stato preso con un incarico particolare, proprio legato ai giovani?

No, sono uno dei direttori sportivi, ma ho dato disponibilità totale a coprire qualsiasi ruolo. Mi ha chiamato Zanatta, dicendo che era con Basso, Ellena e gli altri direttori e avevano pensato a me. La squadra aveva fatto il programma delle gare e ha capito di avere bisogno di una figura in più. Così hanno pensato a me e mi fa davvero piacere. Con Ivan non ho mai lavorato, ma non ci sono mai stati screzi o tensioni: sempre grande rispetto.

Nel 1992 Maini guidò Pantani alla conquista del Giro dilettanti e poi lavorò con lui alla Mercatone Uno
Nel 1992 Maini guidò Pantani alla conquista del Giro dilettanti e poi lavorò con lui alla Mercatone Uno
Nel frattempo hai continuato a seguire il ciclismo?

Appena, appena (sorride, ndr)… Ero arrivato al punto di tenere acceso l’iPad, la televisione e il telefono e vedevo tre corse al giorno, anche contemporaneamente. A un certo punto si sono aggiunte quelle dei dilettanti, per cui vedevo le due dei professionisti e nel telefono lo streaming degli under 23.

Che cosa porta Orlando Maini al Team Polti-VisitMalta?

Porta a se stesso. Porta la spontaneità di un lavoro che sente particolarmente suo. L’entusiasmo, che serve per dare la possibilità a questi ragazzi di porsi degli obiettivi e di realizzare il loro sogno. Mi piacerebbe portare tutto questo, perché prendano consapevolezza delle loro forze e delle loro capacità.

Pantani, Scarponi, Pozzato, Ulissi… L’elenco dei tuoi corridori è lungo e importante: da ognuno di loro hai imparato qualcosa che adesso fa parte del tuo bagaglio?

Da ognuno di loro ho imparato qualcosa che mi è rimasto e soprattutto mi ha fatto capire che si può sempre migliorare, anche se hai una grande esperienza. In questi anni mi sono reso conto che ascoltare i giovani è importante. Puoi trasmettere, ma anche ascoltare e assorbire qualcosa da loro e questo fa sì che si crei un dialogo che può portare a raccogliere dei frutti importanti.

Dicembre 2022, ritiro Astana ad Altea, in Spagna. Con Maini (a destra), ci sono Martinelli e Zanini
Dicembre 2022, ritiro Astana ad Altea, in Spagna. Con Maini (a destra), ci sono Martinelli e Zanini
Tu torni in gruppo e contemporaneamente Martinelli ne esce. Si sta verificando un ricambio anche fra i tecnici…

Martinelli è stato il primo a essere felice quando l’ha saputo, fra noi non c’è solo un rapporto di lavoro. Il ricambio fa parte della logica della vita, non solo del mestiere del direttore sportivo. Però io sono ancora del parere che l’esperienza dei più maturi serva ancora. Serve il giusto mix fra le parti. Il futuro è un’ipotesi, il passato è certo perché è già successo. Però la voglia di immaginare quello che sarà è stimolante e l’esperienza ti permette di spiegare cosa serva davvero e cosa invece sia inutile.

Adesso il programma che corse prevede?

Adesso faccio la Coppi e Bartali, quindi il Giro d’Abruzzo e poi vedremo il resto del calendario.

Si può dire che alla fine le cose tornano sempre?

Sapete come sono fatto, ci conosciamo da tanto tempo. Sapete cosa penso e cosa basta perché io sia contento. Mi basta che scriviate che io ho solo voglia di normalità, che sono uno con i piedi per terra. Ho sempre vissuto così e sono contento quelle volte in cui mi viene riconosciuto.

Maini: «Gara nella gara. Non è stata una Vuelta monotona»

12.09.2024
7 min
Salva

Sono iniziati ieri gli europei in Limburgo (in modo fantastico per l’Italia con l’oro di Affini e il bronzo di Cattaneo nella cronometro individuale) che la Vuelta sembra già lontana molto più dei quattro giorni che sono trascorsi dalla frazione conclusiva di Madrid. Questo non è altro che la conseguenza dell’effetto-lampo del ciclismo attuale, dove si va sempre più veloce in gruppo e pure nel passare con l’attenzione alla gara successiva.

Noi però abbiamo tirato i freni per un attimo andando a ripercorrere gli highlights della corsa spagnola vinta da Roglic in compagnia di Orlando Maini. Il tecnico bolognese è momentaneamente giù dall’ammiraglia, ma ovviamente resta un assetato di ciclismo. Non si è perso nemmeno una tappa della Vuelta, gara che gli è rimasta nel cuore da quando vinse la Saragozza-Soria nel 1984. Ecco la sua analisi.

Orlando Maini (qui con Canola al GiroE) non si è perso una tappa della Vuelta
Orlando Maini (qui con Canola al GiroE) non si è perso una tappa della Vuelta
Orlando da dove vuoi iniziare?

Partirei dall’ultima tappa solo per indicarvi un dato che mi ha impressionato. Hanno fatto la crono di Madrid a medie orarie folli, dopo una Vuelta molto dura. Kung l’ha vinta sopra i 55 chilometri orari. Solitamente l’ultima crono di un grande giro a tappe è l’indicatore della condizione. E molti stavano bene. Cattaneo e Baroncini sono andati molto forte, Affini appena dietro, ma lui era già andato bene in quella di apertura. Non mi stupisce che i primi tre della crono europea siano reduci dalla Spagna.

Qualcuno dice che è stata una Vuelta noiosa. Cosa rispondi?

Ci sta che il pubblico da casa voglia sempre che tutti i migliori dieci corridori al mondo si scontrino in ogni tappa. Per le volate, in salita o nelle frazioni ondulate. Ma non può essere così perché innanzitutto c’è un calendario molto fitto e le energie vanno dosate. Poi perché il livello medio è altissimo. Si va forte ogni giorno, basta guardare i dati dei computerini dei corridori. Anche nella penultima tappa, che aveva più di 5.000 metri di dislivello in 170 chilometri, sono andati molto forte (oltre 37 km/h di media, ndr). Le differenze sono minime in certi casi.

Alla 6ª tappa O’Connor trova la fuga, vince e guadagna minuti preziosi in classifica. Chiuderà secondo cedendo solo al terzultimo giorno
Alla 6ª tappa O’Connor trova la fuga, vince e guadagna minuti preziosi in classifica. Chiuderà secondo cedendo solo al terzultimo giorno
Alla fine secondo te ha vinto la Vuelta chi doveva vincerla?

Delle tre grandi corse a tappe, quella spagnola è quasi sempre quella col risultato più aperto, specialmente quest’anno. Senza fenomeni come Pogacar, Vingegaard e Evenepoel, il favorito principale era Roglic, anche perché i rivali diretti sulla carta non erano al top. Almeida si è ritirato all’inizio, Adam Yates è andato a corrente alternata, Landa era in buona condizione, ma non abbastanza e Mas è un regolarista cui manca sempre il guizzo decisivo. Tuttavia la vittoria di Roglic non era scontata, nonostante ne avesse già conquistate tre. Infatti abbiamo visto com’è andata. Ha dovuto rosicchiare il vantaggio di O’Connor fino alla fine. Per me è stata una Vuelta che è andata oltre le attese.

In che modo?

Sostanzialmente ogni giorno c’era una fuga numerosa e quindi si assisteva ad una gara nella gara. Una per la vittoria di tappa, l’altra per la generale. Abbiamo visto lampi che hanno reso interessante la corsa. Ad esempio in una di queste azioni da lontano, O’Connor è andato a prendersi un successo parziale, la maglia rossa e alla fine pure il secondo posto finale. Guardate che fare un podio nelle grandi corse a tappe non è facile, anche se non ci sono i soliti tre tenori che dicevo prima.

La fuga di O’Connor ha ricordato quella di Arroyo al Giro del 2010 che gli permise poi di chiudere secondo dietro Basso in classifica. Secondo te ha scombinato i piani di molti uomini?

Penso proprio di sì. Bisogna dire però che rispetto ad Arroyo, O’Connor alle spalle aveva un quarto posto al Tour del 2021 e al Giro di quest’anno, quindi era già abituato a certi piani alti. Però per me ha fatto un grande numero. Idealmente gli do un voto alto perché ha giocato molto bene le sue carte. E’ vero che gli hanno lasciato molto spazio e lui ha guadagnato molti minuti con quella fuga, però gli va dato atto che è stato bravo a crearsi quella occasione. E bravo successivamente a gestire gli sforzi. Tutti pensavano che saltasse prima, invece ha ceduto solo al terzultimo giorno.

La Kern Pharma ha ottenuto tre vittorie (qui con Castrillo a Estación de Montaña Manzaneda). Un ottimo bottino per un team professional
La Kern Pharma ha ottenuto tre vittorie (qui con Castrillo a Estación de Montaña Manzaneda). Un ottimo bottino per un team professional
Lato velocisti invece cosa ci dici?

Le tappe se le sono divise in due rispettando abbastanza i pronostici. Mi è dispiaciuto tantissimo per la caduta e il relativo abbandono di Van Aert. Peccato, stava andando fortissimo, mi ricordava quello del 2022 al Tour. Ha raccolto tre vittorie, era sempre in fuga, anche in montagna, aveva una condizione incredibile ed era al comando di due graduatorie. Non so se avrebbe vinto la classifica dei gpm, ma di sicuro quella a punti, che poi è andata a Groves, autore di tre successi nelle altrettante tappe per velocisti.

C’è qualcosa che ti ha colpito in particolare?

Sicuramente le vittorie delle formazioni professional. A parte quello di Woods della Israel, che è già stata nel WorldTour, i tre successi della Kern-Pharma con Castrillo e Berrade mi sono piaciuti. Penso che vadano a beneficio del nostro sport. Sono di certo vittorie figlie della Vuelta che si è creata come dicevo prima, ma sono importanti perché danno un segnale. Che anche le squadre più piccole possono riuscire a vincere nei grandi giri. Pensate al Giro d’Italia se una professional italiana vincesse tre tappe. Per gli sponsor sarebbe una manna e magari servirebbe per attirarne di nuovi.

Van Aert sembrava quello del Tour 2022. Tre vittorie, fughe, maglie di classifica, ma anche la solita sfortuna. Abbandona per una caduta
Van Aert sembrava quello del Tour 2022. Tre vittorie, fughe, maglie di classifica, ma anche la solita sfortuna. Abbandona per una caduta
Cosa ti ha deluso?

Devo dire con onestà che mi sarei aspettato di più da Landa. Non tanto in termini di generale, quanto più per una vittoria di tappa. Però per come stava andando ed è andata la Vuelta, la Soudal avrebbe dovuto cambiare tattica. Ovvero non lasciare andare via la fuga e poi inventarsi qualcosa nel finale. Oppure far uscire di classifica Landa subito e cercare la fuga come fanno spesso in tanti per avere più libertà d’azione. Certo, non è così semplice. Una conseguenza di tutto ciò però ha portato a fermare Cattaneo nella diciottesima tappa per aspettare ed aiutare Landa staccato. Mi è spiaciuto molto per Mattia che meritava di giocarsi la vittoria siccome aveva dimostrato di stare bene.

Nella 18ª tappa Cattaneo era in fuga, ma è stato fermato per aiutare Landa staccato. Avrebbe meritato di giocarsi le proprie carte
Nella 18ª tappa Cattaneo era in fuga, ma è stato fermato per aiutare Landa staccato. Avrebbe meritato di giocarsi le proprie carte
Orlando Maini come ha guardato la Vuelta?

Ho un debole per le gare spagnole e per questa in particolare. L’ho corsa da corridore e l’ho fatta tante volte da diesse. Ogni giorno appena mi collegavo alla televisione cercavo di capire com’era la situazione e mi immedesimavo nei direttori sportivi, sia degli atleti in fuga sia di quelli in lotta per la maglia rossa. Cercavo di interpretare le tattiche e magari vedere se i miei pensieri combaciavano con ciò che vedevo. D’altronde noi addetti ai lavori guardiamo le gare in questo modo, valutando aspetti che spesso la gente da casa non tiene in considerazione.

Martinelli e la strada in salita dell’Astana

13.03.2024
7 min
Salva

La situazione dell’Astana è traballante. Non c’è un capitano carismatico, il budget non è più quello di un tempo, Cavendish fa tanto come immagine, ma forse non basta. Il sistema dei punti rende necessario fare risultati e se questi non vengono, si capisce lo scoramento del personale. L’attività è ugualmente intensa e a tratti frenetica, dice Martinelli, ma nessuno si tira indietro.

Il bresciano è l’ultimo tecnico ad aver vinto il Giro, il Tour e la Vuelta con un corridore italiano. In precedenza ne aveva portati a casa anche altri, l’elenco è lungo, ed è per questo che quando finalmente riusciamo parlare con lui alla vigilia della Milano-Torino (ieri), suona strano sentire che ormai si occupa principalmente di logistica e mezzi. Se a ciò si aggiunge che sua figlia Francesca, pilastro nell’ufficio del team, è passata alla Tudor, si capisce che la situazione sia piuttosto diversa da quella che Martino avrebbe immaginato per l’ultima parte della sua carriera. 

Nibali è stato a lungo la bandiera dell’Astana: Martinelli conferma che sostituirlo non è stato facile
Nibali è stato a lungo la bandiera dell’Astana: Martinelli conferma che sostituirlo non è stato facile
Martino, che momento è questo per l’Astana?

Un momento un po’ particolare. Sono qui dal 2010, veniamo da un passato importante, ma abbiamo pagato il dopo Vincenzo. Sia la prima volta che è andato via, sia l’ultima. Avevamo Fuglsang, ma abbiamo perso uno dietro l’altro Landa, Scarponi, Vincenzo e Aru. Abbiamo un gruppo di corridori buonini, ma quando ti manca un leader carismatico attorno cui costruire la squadra, diventa tutto un mettere insieme che crea confusione. Se non hai il campione, non dico che rischi di fallire, ma di non trovare una direzione unica. Cambi per cambiare e non porta da nessuna parte. E poi c’è una questione di budget.

E’ sceso il vostro oppure è salito quello degli altri?

Il nostro è diminuito e gli altri sono aumentati. Le cifre che si sentono sono pazzesche, c’è chi spende 45 milioni di euro e chi ne spende 15, perciò la differenza è impossibile da reggere. E’ anche uno dei motivi per cui il campione non lo prendi più e fai fatica anche a prendere i giovani talenti. Possiamo fare poco contro chi gli offre 5 anni, perché noi non abbiamo 5 anni di contratto davanti a noi e neppure il budget di 10 anni fa. Non possiamo competere, siamo a inseguire qualcosa che non arriva. Lo staff è ancora l’arma vincente, perché Borselli, Tosello, Possoni e Saturni ci sono, sono il top e vanno avanti. Però secondo me anche a loro ogni tanto vengono in mente le vittorie che facevamo e questo porta un po’ di sconforto.

La partenza di Aru ha interrotto quel ciclo…

Fabio è andato via solo per i soldi, non c’è niente altro da dire. Quando una squadra come la UAE ti offre, a quell’epoca, 3 milioni di euro per tre anni, tu cosa fai? Io personalmente gli dissi che avrebbe fatto bene ad accettare. Il corridore deve guadagnare, il futuro passa da quello. Il problema è che in quei tre anni si è spento, mentre i nostro progetto è ancora in salita. E’ inutile recriminare su un Moscon che non è stato all’altezza della situazione o Ballerini che abbiamo preso per fare le classiche del Nord e alla fine non ce l’abbiamo. Spero che dal Catalunya cominceremo a vedere Fortunato e poi speriamo veramente nel Giro d’Italia.

Aru ha corso all’Astana dal 2012 al 2017, voluto da Martinelli in persona, vincendo la Vuelta 2015
Aru ha corso all’Astana dal 2012 al 2017, voluto da Martinelli in persona, vincendo la Vuelta 2015
Quanto è importante Cavendish in questa squadra?

Tanto. A livello mediatico, lo conoscono tutti. L’ho conosciuto anch’io e non credevo che fosse così bravo. Mi sembrava sempre uno un po’ scorbutico, invece è un ragazzo molto intelligente e ha portato qualcosa alla squadra. Specialmente nel momento in cui le cose sembrano vacillare, quando c’è lui alla partenza, hai la sensazione di avere un gioiello. Senza di lui saremmo una squadra qualunque. Quando “Vino” mi disse che c’era la possibilità di prenderlo, dissi subito di sì. Non perché ha un milione e mezzo di follower, ma perché tutto il mondo lo conosce. Non abbiamo Pogacar, Vingegaard o Roglic, ma abbiamo Cavendish.

La scienza comanda: credi ancora nella possibilità di scovare un ragazzino e farlo crescere senza tanti condizionamenti?

Guardate, sono uscite le due cose che provo io in questo momento. Parlano tutti di watt per chilo. Io ascolto, so cosa significa, ma sono convinto che un ragazzino che crede ancora nel ciclismo, nell’andare in bicicletta col sogno di vincere il Giro d’Italia o il Tour de France, non dovrebbe guardare queste cose. Dovrebbe imparare che cos’è realmente il ciclismo. Ho incontrato dei ragazzi quest’inverno, ho parlato con loro senza numeri. Non mi interessava che procuratore avessero, non mi interessava il margine di miglioramento, ma se gli piacesse veramente il ciclismo. Perché questo sport non puoi non amarlo, è forse il ciclismo più bello che c’è. Lasciamo stare quello che ho passato, lo sanno tutti e sono contento di esserci stato. Ma adesso ti alzi la mattina e se in gara c’è Pogacar o Remco, ti godi veramente lo spettacolo. Credo che perdere da questi corridori non sia percepito come una sconfitta. Prima potevi anche inventare qualcosa tatticamente per farli saltare, adesso il livello è incredibile. Non è impossibile, ma molto difficile.

Cosa possiamo aspettarci da Garofoli, che ha lasciato la DSM per venire da voi?

Ho parlato insieme a Gianmarco per mezz’ora ieri all’ora di pranzo. Ha finito la Tirreno e adesso prepara i Paesi Baschi. Secondo me fatica perché è un po’ troppo esuberante e vuole sempre dimostrare qualcosa a se stesso e a tutto il mondo. Dovrebbe essere più tranquillo e capire che se ti manca solo un 10 per cento, forse ti piazzi, ma di certo non vinci. L’altro giorno leggevo la Gazzetta dello Sport, scusatemi ma vi assicuro che leggo sempre anche voi (ride, ndr), dove Ciro Scognamiglio descriveva il 14° posto finale di Fortunato come il peggior piazzamento italiano degli ultimi anni. Ma che corridori c’erano in gara e che corridori ci sono in Italia per fare meglio di un 14° posto? Perché il nostro ciclismo purtroppo è questo qua. Certo c’è Milan, ma è uno ogni tanto…

Cavendish ha portato esperienza, carisma e il senso di avere un obiettivo condiviso
Cavendish ha portato esperienza, carisma e il senso di avere un obiettivo condiviso
Un quadro pesante…

Nel ciclismo di oggi, l’Italia è una piccola parte e anche secondo me manca una WorldTour italiana. Giovani buoni li abbiamo e alla fine quello giusto arriverebbe. Ma se va alla Bora o alla Visma, quanti giovani stranieri si troverà davanti? Non crescerà mai come Nibali alla Liquigas. Qui sarebbe il miglior italiano, là sono dei buoni italiani in mezzo ai campioni di casa. Anch’io ho avuto dei corridori italiani nella mia squadra con un’anima italiana, che sono emersi più facilmente perché l’ambiente che li circondava gli ha dato qualcosa in più. Per un belga che corre in una squadra belga oppure olandese, non è come per un italiano che corre in una squadra belga, è tutta un’altra storia. Sei un numero e sperano che tu vada bene, l’altro invece è considerato un investimento nel vero senso della parola.

In gruppo si sussurra che le Olimpiadi potrebbero chiudere il ciclo dell’Astana…

No, abbiamo ancora i contratti fino al 2025, credo però che l’Astana andrà avanti ancora a lungo. Finché c’è Vinokourov, c’è speranza nel vero senso della parola. Lui ha delle conoscenze talmente importanti da poter andare dove vuole. Il problema è che in questo momento avremmo bisogno di più soldi, per crescere veramente. Se li avessimo avuti, magari avremmo potuto trattare lo stesso Milan. La squadra va avanti, ne sono convinto. Invece penso che tutto sommato la mia carriera sia terminata.

Perché?

Mi piace ancora essere qua e dare l’anima, però dico la verità: in questo ciclismo valgo poco. Eppure penso che se trovassi un interlocutore cui far capire veramente certi meccanismi, mi piacerebbe ancora da morire stare in mezzo e fare la squadra. Se non vado alle corse, non è perché non mi piaccia più, ma perché mi sento inutile.

Zanini, Martinelli e Maini: il 2023 è stato l’ultima stagione in Astana per il bolognese, sulla destra
Zanini, Martinelli e Maini: il 2023 è stato l’ultima stagione in Astana per il bolognese, sulla destra
Anche la mancata riconferma di Maini va in questa direzione?

Questa è una delle sconfitte che mi hanno segnato di più. Non perché Orlando sia un mio amico, perché l’amicizia è una cosa, la capacità e l’intuizione di gestire certi passaggi è un’altra. Non le compri al supermercato e non le compri ad Aigle con un timbro che dice che sei direttore sportivo. E’ stata una scelta dettata dal fatto che sta cambiando tutto e probabilmente non interessa neanche avere un Martinelli. Al giorno d’oggi vale di più un direttore sportivo che ha smesso di correre l’anno prima, piuttosto di uno che ti dice cosa si potrebbe fare e cosa non si deve fare.

Iniziano le classiche, sabato c’è la Sanremo, dove ti troviamo?

Se tutto è confermato, ci vediamo al Giro d’Abruzzo.

Un viaggio a ostacoli nei silenzi di Maini

10.02.2024
6 min
Salva

Maini e il ciclismo sono una cosa sola. Quando lo intercettiamo, Orlando ha appena assistito alla vittoria di Pedersen al Tour de la Provence, osservando e annotando come fanno i direttori sportivi. Quello è un ruolo che non passa e non impari studiando le tabelline. Ce l’hai dentro, anche se la squadra per cui ha lavorato negli ultimi due anni ha deciso di portarlo a fine contratto senza dire una parola.

Maini non mostra le ferite, perché sa che se le mostrasse, farebbero male a lui e non a chi gliele ha inflitte. Per cui parlando del più e del meno, saltando da un argomento all’altro per quasi mezz’ora, lo capisci subito quando arrivi a un tema caldo, perché chiede subito di non scriverne. E’ un vero slalom: chissà cosa si proverebbe per una volta a essere maleducati…

«Può succedere – dice – alla fine credo che si debba rispettare quello che ha deciso la dirigenza, anche se non lo condividi. Non so esattamente il perché. Quelle che faccio sono supposizioni, ma non voglio parlarne perché risulterei antipatico. Il contratto terminava a fine anno e non si è mai parlato di prolungarlo. A un certo punto l’ho capito che finiva così, ma non so bene perché».

Maini è stato porfessionista dal 1979 al 1988. Qui nel 1984 in maglia Alfa Lum
Maini è stato porfessionista dal 1979 al 1988. Qui nel 1984 in maglia Alfa Lum

Suo “fratello Martino”

Dopo quattro anni nelle continental (fra il 2018 e il 2021, il bolognese è stato con Petroli Firenze e Beltrami TSA, ndr), Maini approda all’Astana. Suo “fratello Martino”, come continua a chiamare Martinelli, riesce a tirarlo dentro approfittando della nascita del devo team della squadra kazaka. Maini con i giovani ci sa fare. E’ stato accanto a Pantani, poi a Scarponi, Pozzato e Ulissi. Ha inciso sulle loro vite e fatto salvo il Panta che lo volle alla Mercatone Uno, nessuno dei suoi corridori si è mai esposto più di tanto per averlo accanto. Sarebbe cambiato qualcosa? Forse no, ma chi può dirlo?

In ogni caso, Maini approda all’Astana e lentamente il baricentro della sua attività si sposta verso la squadra WorldTour, in una Astana che però si stava discostando sempre più dall’italianità che l’ha resa forte. La gestione Martinelli, simpatico o meno che possa risultare, ha portato due Giri d’Italia, un Tour e una Vuelta. Quella successiva fa ogni anno i conti con un ranking faticoso. In ogni caso, alla fine del 2023, Maini resta a casa. Il suo inglese sarà pure elementare, ma con i corridori riesce a parlarci lo stesso, forse perché di solito si rivolge alla loro anima.

Lo scorso anno al ritiro dell’Astana ad Altea, Maini con Martinelli e Zanini
Lo scorso anno al ritiro dell’Astana ad Altea, Maini con Martinelli e Zanini

Il Maini di sempre

A voler fare i conti della serva, la considerazione che facemmo non vedendolo al ritiro di dicembre, fu che per riassorbire Dimitri Sedun (restato a piedi dopo il caso Gazprom) e tirare dentro Mark Renshaw in supporto di Cavendish, l’Astana abbia pensato di tagliare lui, mantenendo Zanini, Cenghialta, Manzoni e ovviamente Martinelli, che al sacrificio di Maini ha reagito piuttosto male. Anche perché nel frattempo l’Astana ha aggiunto alla WorldTour e al devo team anche la squadra femminile: un direttore sportivo in più non sarebbe ugualmente stato utile?

«Dopo quattro anni nelle continental – racconta – per me tornare nel WorldTour è stato un entusiasmo grandissimo. Mi hanno messo sul palcoscenico che sognavo dalla mattina alla sera, quello delle corse. Sono riuscito a farne diverse, purtroppo neppure un grande Giro. Effettivamente dentro di me si è riaccesa quella sorta di fuoco. E poi la maggioranza delle corse le ho fatte con “Martino”, con cui ho un’intesa particolarissima. Per me è stata un’esperienza importante, ma sono sempre rimasto Maini, con i giovani o con la WorldTour. Ho il mio carattere e il mio modo di lavorare, che può piacere oppure no».

Con Cavendish al Giro di Sicilia del 2023, preparando il Giro
Con Cavendish al Giro di Sicilia del 2023, preparando il Giro

Una questione di rispetto

Gli era già successo a fine 2017, quando la UAE subentrò alla Lampre e il bolognese fu messo alla porta. Dissero per l’inglese e l’internazionalità del team. Ci sono persone nei cui confronti la mancanza di rispetto viene facile, un altro come lui è stato Giuseppe Petito. Nella carriera di quest’uomo così roccioso e troppo buono, che da professionista vinse una tappa al Giro e una alla Vuelta, ci fu anche chi valutandolo come direttore sportivo, gli chiesse se avesse la patente C per guidare eventualmente il camion. Forse essere educati è davvero un limite.

«Le dinamiche di queste due chiusure – dice – si assomigliano molto. Però diciamo che l’ultima, forse per sensibilità mia e perché è più fresca, mi rimane dentro. Sei anche consapevole di avere 65 anni e magari la cosa ti spaventa perché ti chiedi adesso cosa succederà. Nella mia testa sono sempre stato un attaccante e sempre lo sarò. E’ innegabile che ci sia un cambio generazionale importante anche fra i direttori sportivi, con tutta questa tecnologia e il fatto che il gruppo sia sempre più internazionale. Sono punti che fanno la differenza, però poi c’è la corsa e lì io so riconoscere i movimenti».

Con Pozzato nel 2009 alla Katusha, Maini riuscì a vincere il campionato italiano avendo al via solo il vicentino e Mazzanti
Con Pozzato nel 2009 alla Katusha, Maini riuscì a vincere il campionato italiano avendo al via solo il vicentino e Mazzanti

Il confronto fa crescere

Il direttore sportivo che non parla inglese ma ha trent’anni di esperienza fa ancora la differenza. Questo non significa sminuire i giovani, perché è innegabile che il metodo di lavoro sia cambiato e le competenze vadano riconosciute.

«Ogni anno smettono in 3-4 e diventano subito direttori – spiega Maini – e questo va bene.  Non è scritto che da nessuna parte che io ho fatto trent’anni e quindi debba sapere tutto. No, il confronto fa crescere. Per me è sempre stato così, anche con i corridori. Sono stato spesso additato perché ero particolarmente attaccato a loro, ma questo è il mio modo di lavorare: dentro e fuori la corsa. E ha sempre pagato perché ogni volta mi hanno dato il 110 per cento.

«Adesso è comodo spingere un bottone e mandare un whatsapp o una mail, ma guardarli in faccia secondo me fa ancora la differenza. Magari non la pensano tutti come me, non è neanche facile avere questo tipo di empatia con gli atleti. Per confrontarti direttamente con un uomo serve il carattere per dirgli le cose in faccia».

Nel 1992 Maini guidò Pantani alla conquista del Giro dilettanti, poi è stato suo diesse anche nei pro’
Nel 1992 Maini guidò Pantani alla conquista del Giro dilettanti, poi è stato suo diesse anche nei pro’

La giovane Italia

I saluti, con la promessa di risentirci presto, li dedichiamo proprio ai giovani. L’Astana ha un bel pacchetto di ragazzi italiani, che però finora hanno faticato per venire fuori.

«Ci vuole pazienza – dice Maini – molta pazienza. Faccio fatica a sbilanciarmi sui ragazzi che c’erano l’anno scorso. Potrebbero far bene, ma non è scontato. Allargando lo sguardo, io credo che quest’ultima infornata ci darà un po’ di soddisfazioni. De Pretto o Busatto ci hanno già fatto intravedere qualcosa. Come loro Pellizzari e magari anche Garofoli, però è arrivato il momento che vengano fuori. Le squadre straniere prima di noi hanno cominciato a mandare degli osservatori in giro per il mondo. E adesso si ritrovano una generazione di ventenni che vincono le grandi corse, a tappe e classiche. Lasciamo stare i 5 fenomeni, quelli stanno in un olimpo tutto loro, ma gli altri che sono sotto sono comunque dei buoni corridori.

«Non credo che andando nelle squadre straniere i nostri siano penalizzati, guardate Zana come sta trovando spazio alla Jayco-AlUla. Pellizzari andrà alla Bora dopo tre anni con Reverberi? Penso che avrà la solidità per starci. In questo momento siamo in difficoltà, però l’anima italiana che c’è nelle squadre straniere ha la forma di ottimi corridori e direttori sportivi che hanno una marcia in più. Io ci spero che si torni a com’era prima, quando c’erano Marchino e Scarponi. Quello che mi fa ancora male pensando a loro, è che non ci siano più da così tanto tempo».

Giro o Vuelta, quale miglior GT per debuttare? Risponde Maini

31.10.2023
4 min
Salva

«Da italiano, mi verrebbe da scegliere il Giro. Però da giovane, mi viene da dire di più la Vuelta. Se non dovessi recuperare bene le fatiche del Giro d’Italia, me le porterei per tutto il resto dell’anno. Alla Vuelta invece, si è quasi a fine stagione, quindi un po’ mi salverei». Queste le parole di Alessandro Verre ad Enzo Vicennati in un’intervista fatta durante il Tour of Guangxi.

Questa considerazione del lucano lancia un tema: qual è il miglior grande Giro  per un giovane professionista? E perché? Lo abbiamo chiesto a Orlando Maini, direttore sportivo tra i più esperti in assoluto e molto a contatto con i giovani.

Orlando Maini è attualmente uno dei diesse dell’Astana-Qazaqstan: vanta un’esperienza pluridecennale prima come atleta e poi appunto come tecnico
Orlando Maini è attualmente uno dei diesse dell’Astana-Qazaqstan: vanta un’esperienza pluridecennale

Differenze? Una volta forse…

Tutto sommato le parole di Verre hanno un certo fondamento. Lorenzo Germani, che ha un anno in meno di Verre, ci aveva detto giusto dodici mesi fa che non avrebbe avuto in programma i grandi Giri per la prima stagione nel WT, salvo lasciare una porta aperta sulla Vuelta nel caso tutto fosse andato bene. Una scelta quella della Vuelta che non avrebbe poi fatto tanti “danni”, primo perché a fine stagione e poi perché ci si arriva con qualche mese di esperienza da pro’.

«Io – spiega Maini – ritengo che il Giro d’Italia sia il giusto mix fra Tour e Vuelta. Per anni la corsa rosa è stata etichettata come la più dura d’Europa, ma dico che negli ultimi anni la tendenza non mi è sembrata questa. Semmai una volta la Vuelta e ancora di più il Tour avevano caratteristiche ben diverse. Tanta pianura all’inizio e montagne dopo e questo presupponeva una divisione di categorie di ciclisti da chiamare in causa (magari si poteva approfittare di questa finestra meno dura per esordire, ndr). Ora non è più così. E anche la Vuelta non è certo leggera. In più arriva a fine anno e anche se sei giovane e ci arrivi bene, sei comunque stanco».

Lorenzo Germani della Groupama-FDJ ha esordito nei GT all’ultima Vuelta. Il laziale è un classe 2002
Lorenzo Germani della Groupama-FDJ ha esordito nei GT all’ultima Vuelta. Il laziale è un classe 2002

L’importanza dei numeri

Maini fa poi il quadro della situazione e ribadisce quelli che ormai sono i numeri. Spesso molti nelle top 10 dei grandi Giri sono ventenni.

«E’ quel che ci dice l’anagrafe», va avanti Maini. «Siamo di fronte ad un generazione di fenomeni, che ormai sono la normalità, quando fino a qualche anno fa si cercava di far fare le grandi gare a tappe ai corridori giovani nel momento giusto, quando cioè c’era una certa maturazione fisica e anche mentale. Ora è quasi il contrario. E vediamo ragazzini primeggiare nei grandi Giri, ma anche in corse come la Tirreno-Adriatico, Parigi-Nizza, Catalunya… che sono corse vere.

«A conferma di ciò è il fatto che sempre più squadre, anche grandi, investono direttamente sugli juniores e molti osservatori partono dagli allievi. Ma se da una parte lo stato dello sviluppo fisico a quell’età può “falsare” gli ordini di arrivo, dall’altra ci sono i numeri, i test che dicono il potenziale del ragazzo. Penso a Finn e Bessega che al primo anno juniores hanno già firmato per degli squadroni».

Come detto, Maini ha fatto una foto, ma il discorso dei baby campioni non vale proprio per tutti. C’è ancora chi ha bisogno di più tempo. Per questa tipologia di atleti vale il “vecchio stile” del grande Giro dai 24-25 anni su. 

«Sì, questo discorso per me – conferma Maini – ci può stare e vale ancora. Penso ad esempio a due giovani italiani, Pellizzari e Piganzoli, che sono in due professional serie, due squadre che li stanno facendo crescere bene, con i giusti tempi. E magari se un giorno passeranno in squadre WorldTour soffriranno meno».

Per Verre un esordio al Giro dalla doppia faccia: sempre in fuga e pimpante all’inizio, fermato dal Covid dopo 13 tappe
Per Verre un esordio al Giro dalla doppia faccia: sempre in fuga e pimpante all’inizio, fermato dal Covid dopo 13 tappe

Giro e Vuelta uguali

Ma torniamo al discorso del grande Giro. Ci sono differenze tecniche perché è meglio esordire ad una Vuelta e non ad un Giro? Cosa cambia? Qualcuno ha detto che le strade della Vuelta sono migliori rispetto a quelle del Giro, ma la corsa è meno frenetica rispetto alla corsa rosa e ancora di più rispetto al Tour.

«Credo che per un giovane italiano – conclude Maini – la differenza sia nell’approccio mentale. Psicologicamente è forse penalizzato dal fatto che, correndo in Italia, si ritroverebbe a gareggiare nelle terre e sulle strade che lo hanno visto crescere. Il Giro lo sente dentro. E tutto questo messo insieme magari gli mette pressione. Ma per il resto non vedo differenze tecniche tra Italia e Spagna. Come dicevo prima, forse prima c’erano delle differenze, ma negli ultimi anni tutti e tre i percorsi dei grandi Giri si somigliano molto.

«Semmai è importante come il giovane arriva al suo primo grande Giro. Oggi gli juniores come abbiamo visto vanno direttamente all’estero e lì fanno anche più corse a tappe. Un ragazzo che invece resta in Italia è meno pronto a certe esperienze appena divenuto pro’».

Velasco campione italiano, per favore non svegliatelo

24.06.2023
7 min
Salva

COMANO TERME – Le polemiche del dopo arrivo se ne sono andate come fili d’erba nell’acqua del Sarca che scroscia verso valle. Trentin si è allontanato dalla zona di arrivo preferendo non parlare, ma ha tagliato il traguardo fra varie maledizioni. Sbaragli ha parlato di scorrettezze in volata, ma riguardando lo sprint con cui ai 200 metri Simone Velasco ha vinto il campionato italiano, una deviazione c’è stata, ma non è stata la sua. Vittoria pulita, con lo sguardo incredulo fin dopo la riga. Ha dovuto arrivare a 27 anni perché tutti si accorgessero di lui e adesso non vorrebbe più scendere dal palco. I tifosi lo acclamano. Nadia e Diletta, la sua compagna e loro figlia (con lui sul podio, in apertura), lo mangiano con gli occhi

Maini commosso

Più commosso di lui è Orlando Maini, cui si rompe la voce e deve smettere di parlare. Bolognese come il fresco vincitore, lo ha visto crescere e negli ultimi due giorni lo ha osservato con attenzione.

«Questa vittoria – dice Maini, uno dei tecnici dell’Astana qui ai tricolori – è frutto anche di quanto è andato forte Battistella in un momento delicato della gara. L’altro giorno nella crono le qualità di Velasco mi avevano entusiasmato. Oggi è stato freddo. Simone ha il grande vantaggio che stanco contro stanco, lui diventa una bestia. Ha la forza interiore incredibile di un ragazzo che si è creato la sua piccola fortuna dal niente. E’ un bimbetto normale, un ragazzo qualsiasi che vedete lungo la strada durante la settimana. Uno cui piace stare con gli amici e con la famiglia, che lo segue con passione. Ma quando deve fare le cose sul serio, non sbaglia un colpo. Queste vittorie mi emozionano, perché io so cosa vuol dire soffrire».

Leonardo Basso ha tirato nei primi chilometri assieme a Mosca: lavoro invisibile, ma prezioso
Leonardo Basso ha tirato nei primi chilometri assieme a Mosca: lavoro invisibile, ma prezioso

Velasco arriva con gli occhi stralunati e la maglia tricolore che lo fascia stretto e lo fa sembrare anche più piccolo. Sorride. Ride. Ringrazia. Ha voglia di raccontare.

Sapevi di stare così bene?

Ero consapevole della buona forma e l’avevo visto nella crono di giovedì. Io non sono un cronoman, però venendo dalla mountain bike e dal ciclocross, sapevo che allenandomi un po’ potevo limitare i danni, ovviamente in una crono abbastanza adatta alle mie caratteristiche.

Dopo la crono infatti tutti parlavano di te…

Ma oggi era una pagina vuota, tutta da scrivere. Il percorso si addiceva abbastanza alle mie caratteristiche, andava bene per corridori di fondo, quindi ero fiducioso. Poi ovviamente il campionato italiano è un terno al lotto perché si corre in modo atipico rispetto alle altre corse. Tante volte mi è andata male nelle categorie giovanili. L’ho sognata mille e più volte e riuscire a vincerla da professionista davanti alla mia famiglia è un’emozione fortissima.

La squadra ti ha coperto benissimo, Battistella in fuga vi ha permesso di restare coperti.

Ci aspettavamo una fuga un po’ più numerosa in partenza. Abbiamo avuto da subito Basso che ha fatto come sempre un grandissimo lavoro e non è da sottovalutare, come tutti quei compagni che tante volte non vengono nominati per primi, ma che sono fondamentali. Dopo Basso, si è mosso bene Battistella e ci ha permesso di rimanere un po’ più sulle ruote. Io ho cercato di fare il finale, di non sprecare molte energie e farmi trovare pronto se c’era l’occasione. Ma non ero molto certo che li avremmo ripresi. Poi però ho deciso di osare, come c’è scritto nel mio tatuaggio: memento vivere semper…

Battistella in fuga con Rota e Magli ha permesso al resto dell’Astana dietro di restare al coperto fino alle fasi decisive
Battistella in fuga ha permesso al resto dell’Astana dietro di restare al coperto fino alle fasi decisive
Cosa ti ha detto Martinelli durante la corsa?

Martino non l’ho ancora visto, ma era sul percorso. E con il suo carattere sempre furente, a un certo punto mi ha detto: «Oh Velasco, adesso vai!». Io ci ho provato, magari più avanti di dove diceva lui. Sono stato più attendista del solito, però è andata bene.  

Dopo l’arrivo, Moscon ti ha dato un abbraccio lungo una vita.

Con Gianni siamo compagni e amici da anni, perché abbiamo corso insieme da under 23 alla Zalf Fior. Tante volte ci siamo ritrovati davanti nei finali di gara e abbiamo avuto appunto varie chance di giocarci le nostre carte. Abbiamo fatto il Giro insieme, quest’anno è uno dei corridori della squadra con cui ho corso di più ed è bello quando un compagno di squadra viene a dimostrarti la sua felicità. Sono veramente super contento di come i miei compagni mi hanno accolto e abbracciato all’arrivo. Abbiamo dimostrato di essere non solo compagni, ma anche amici.

Hai parlato del Giro, ma non è andato benissimo…

Purtroppo mi sono ammalato dopo la tappa di Viareggio, quindi è stata una guerra finirlo. Ho provato a dare un colpo di coda nella tappa di Bergamo, ma purtroppo sono arrivato sesto, non sono riuscito a fare di meglio. Per cui dopo il Giro ho dovuto recuperare un po’ e parlando con la squadra, abbiamo deciso di andare allo Svizzera per preparare l’italiano e poi staccare definitivamente.

L’abbraccio di Battistella è stato solo il primo: a breve arriveranno tutti i compagni
L’abbraccio di Battistella è stato solo il primo: a breve arriveranno tutti i compagni
E come è andata?

Negli ultimi due giorni, ho voltato la pagina. La condizione sembrava tornata più che decente, ho fatto un’ottima crono finale e da lì c’è venuta una mezza idea di fare la crono di giovedì. Quando non sei troppo stressato, le cose vengono meglio. Io sono venuto qua con zero stress e la cosa ha pagato.

Sai già quando vedremo per la prima volta questa maglia in gruppo?

Con la squadra e con Martinelli abbiamo parlato giusto dopo la crono. Io ora stacco e vado un po’ a rilassarmi all’Isola d’Elba. Un po’ di mare fa sempre bene. Dopo andrò in altura, una quindicina di giorni per rimettere su l’allenamento in vista della seconda parte di stagione. In primis avevamo pensato al Polonia, poi abbiamo pensato che le corse in Spagna sono più adatte a me. Se però Bennati vuole portarmi al mondiale, faccio anche quello. E poi faccio anche la Vuelta… (ride, ndr).

Pensavi di poter vincere così bene in volata?

Sulla carta, Trentin era senza dubbio il corridore più veloce. A me non ci pensano, ma anche io sono veloce. Le volate di gruppo non le faccio perché ho paura, però nei gruppetti ristretti posso dire la mia. Così mi sono detto di stare tranquillo e sono andato avanti senza paura. Ho guardato dove si posizionava Matteo e ho avuto la lucidità di vedere le cose 10 secondi prima che succedessero. Sono partito ai 200 metri e l’ho fatta tutta sulla destra, senza prendermi rischi e senza andare a infilarmi da nessuna parte. E alla fine è stata la scelta vincente.

Velasco ha ammesso di amare la maglia tricolore nella sua veste tradizionale: all’Astana lo accontenteranno?
Velasco ha ammesso di amare la maglia tricolore nella sua veste tradizionale: all’Astana lo accontenteranno?
La tua maglia sarà tricolore da cima a fondo?

Di come sarà disegnata la maglia parleremo con la squadra. Senza dubbio a me piace tanto e me la vorrei cucire addosso. Mi piacerebbe averla così, tradizionale. Poi non so, dobbiamo sempre un po’ battagliare, fra gli sponsor e le varie esigenze. Vedremo come sarà fatta.

Il solito dilemma: sei di Bologna o dell’Isola d’Elba?

Io sono di Bologna, perché alla fine Bologna mi ha dato i natali. Mia mamma è bolognese, però il mio cuore è da sempre sulla mia Isola, dove ho vissuto l’infanzia. E’ ovvio che ho un legame particolare con l’Isola d’Elba, ho tanti tifosi, sostenitori e amici. Ma allo stesso tempo non dimentico Bologna, dove sono nato e dove ho fatto il Tecnico Aeronautico. Diciamo che son un elbano di Bologna.

Hai pianto più oggi o quando è nata tua figlia?

Quando è nata mia figlia, ho pianto tanto, tanto, tanto. Però oggi è stato ugualmente toccante, perché era presente anche lei e quindi le ho fatto un bel regalo. Ma la nascita di una figlia forse è la cosa più bella che sia capitata in vita mia.

Non se ne va prima di aver ricordato il suo amico Giulio, scomparso da poco. Il suo massaggiatore Umberto Inselvini, che si prendeva cura dei suoi muscoli e del suo spirito. E anche Gino Mader, che non conosceva di persona, ma ha lasciato il vuoto di quando se ne va uno di loro. Poi arriva Martinelli. Si abbracciano. Il tecnico bresciano gli sussurra qualcosa e Velasco gli dice che aveva ragione. La serata più bella è appena cominciata, fuori le montagne, il verde e il fiume lo renderanno poetico come un bel quadro.

Simone, professione scalatore: un altro Zanini in Astana

02.01.2023
5 min
Salva

Nell’organico del team Astana Qazaqstan Development, oltre a Davide Toneatti, c’è spazio per un altro italiano: Simone Zanini. Il cognome non è nuovo al mondo del ciclismo dato che suo zio Stefano è stato professionista dal 1991 al 2007 ed ora è diesse dell’Astana Qazaqstan Team. Simone Zanini è un classe 2004 e si appresta ad affrontare la sua prima stagione da under 23. Ha tanta voglia di fare, lo si capisce dalla voce, che trasmette una grande energia e tanta vitalità.

Nei due anni da junior Simone (al centro) ha corso con la CC Canturino 1902 (foto Instagram)
Nei due anni da junior Simone (al centro) ha corso con la CC Canturino 1902 (foto Instagram)
Simone, che inverno è?

Strano! Sto facendo tante nuove esperienze, lo definirei anche molto divertente. All’inizio di tutto ero un po’ spaventato: nuovo mondo, nuova categoria, una squadra internazionale… 

Come sta procedendo?

Mi sto allenando bene, per quanto possibile visti gli impegni scolastici. Sono all’ultimo anno dell’Istituto alberghiero a Gallarate. Ho fatto già molte ore in bici rispetto al passato ed ho iniziato a fare anche un po’ di palestra. Lo avevo già fatto, ma ora sto sperimentando un sistema nuovo e direi che mi sono adattato abbastanza velocemente. 

Quando hai iniziato la preparazione?

Il 16 novembre, ormai è un mese e mezzo che si lavora, è stato un periodo di crescita costante e questo mi dà entusiasmo. Tra un paio di settimane andrò in ritiro con la squadra, più precisamente dal 17 al 30 gennaio.

Nel 2022 al suo secondo anno nella categoria ha ottenuto due vittorie (foto Instagram)
Nel 2022 al suo secondo anno nella categoria ha ottenuto due vittorie (foto Instagram)
Sarà la prima volta che incontrerai lo staff ed i nuovi compagni?

L’unica persona che per il momento ho visto è il mio preparatore Mazzoleni. Ho fatto qualche chiamata con il diesse di riferimento che è Orlando Maini. Però sì, incontrerò tutti per la prima volta proprio in ritiro, mi sento abbastanza tranquillo.

Anche avere uno staff italiano aiuta, no?

Assolutamente, la mia preoccupazione più grande era di incontrare staff o diesse stranieri, non tanto per il metodo di lavoro, ma per la lingua. Avrei fatto più fatica ad integrarmi, forse. 

Com’è stato il tuo approdo all’Astana?

Traumatico (dice ridendo, ndr). No dai, traumatico no, però mi han fatto tribolare perché la risposta non arrivava più. Ho avuto paura di perdere il treno per passare in una bella squadra.

Simone Zanini è un corridore molto leggero, un fisico da scalatore ma ancora tutto da formare
Simone Zanini è un corridore molto leggero, un fisico da scalatore ma ancora tutto da formare
Quali altri team ti avevano contattato?

Ho fatto dei test con la Bardiani, ma alla fine mi hanno detto di no. Poi mi hanno contattato la Corratec e la Beltrami. 

Così, anche se all’ultimo, è arrivata l’Astana, contento?

Contentissimo. Quasi tutte le persone che conosco mi hanno consigliato di cercare una squadra estera, internazionale. Mi fa piacere che nel team ci sia una persona come mio zio Stefano, anche se lui con noi c’entra poco visto che non lavorerà direttamente con me. 

Cosa ti entusiasma di più?

Il calendario. Non so ancora di preciso quali corse farò perché ci saranno da considerare anche lo studio e la maturità. Tuttavia il programma mi intriga molto, faremo tutte le gare internazionali sia in Italia che all’estero.

Per Zanini la pazienza è una caratteristica fondamentale: meglio crescere per gradi
Per Zanini la pazienza è una caratteristica fondamentale: meglio crescere per gradi
Raccontaci di te e della tua esperienza da junior.

Arrivo dal team CC Canturino 1902, il primo anno della categoria mi sono concentrato sulla crescita e sul trovare il ritmo. Verso metà stagione sono arrivato ad essere competitivo. Il secondo anno, grazie anche ad una maggiore armonia con i miei compagni, sono riuscito a dare sempre qualcosa in più, arrivando a fare due vittorie

Sei uno a cui stare in gruppo fa bene?

Mi piace andare in bici e stare bene dove corro. Al secondo anno da junior il presidente della squadra, essendo io uno dei più grandi, mi ha chiesto di fare gruppo e “tenere” la squadra. Mi definirei anche curioso, infatti non vedo l’ora di entrare in questo nuovo mondo, di capirlo e di guardare come corrono i ragazzi stranieri. 

Tuo zio Stefano che ruolo ha avuto nella tua crescita sportiva?

E’ una persona che ha una grande esperienza e mi ha sempre dato ottimi consigli. Mi ha sempre aiutato, a partire dai consigli più “sciocchi” fino a qualche aiuto in gara. Spesso veniva a vedermi alle corse, soprattutto quando ero più piccolo.

Zanini Amstel 1996
Lo zio Stefano nei suoi 17 anni di professionismo ha ottenuto 29 vittorie in carriera, oggi è diesse dell’Astana
Zanini Amstel 1996
Lo zio Stefano nei suoi 17 anni di professionismo ha ottenuto 29 vittorie in carriera, oggi è diesse dell’Astana
Ti ricordi un suo consiglio in particolare?

Sì. Quando ero piccolo ed uscivo con lui ed i miei fratelli, mi staccavo spesso in salita e lui mi diceva: «Stai tranquillo ed appena finisce rientri, senza fretta». E’ un consiglio che mi è rimasto dentro e che ho portato anche nella vita di tutti i giorni. Nella vita bisogna cercare di rimanere calmi e di non avere fretta, la pazienza è una grande virtù. 

Cosa ti aspetti da questo tuo primo anno da under 23?

Di crescere e imparare. Punterò molto sul migliorare in salita, ho capito che mi devo specializzare in questo campo, visto anche il mio fisico esile. In pianura faccio tanta fatica, ovviamente dovrò migliorare anche lì. Voglio crescere gradualmente, non ho fretta, le cose bisogna farle bene per maturare.