Morgado è pronto per la caccia alla maglia rosa

10.06.2023
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Strano destino, quello di Antonio Morgado. Portoghese di 19 anni, da almeno un paio sta ottenendo grandi risultati, eppure finora è passato un po’ sotto traccia. Basti pensare allo scorso anno: seconda piazza alla Corsa della Pace e al Trophée Morbihan, vittoria alla Vuelta Ribera de Dueno, ma di lui si ricorda soprattutto la piazza d’onore alle spalle di Herzog e il passaggio con quest’ultimo all’Hagens Berman Axeon. Quasi fosse un valletto…

Eppure parliamo di un signor corridore, che al suo primo anno da under 23 si sta mettendo in luce come grande specialista delle corse a tappe tanto che molti lo accreditano come il grande favorito del Giro Next Gen in partenza. Proprio alla vigilia della corsa rosa, Morgado ha aperto le porte ai suoi pensieri, partendo dalle differenze riscontrate al passaggio di categoria.

«Le differenze ci sono, si sentono perché la concorrenza è maggiore e soprattutto è cresciuto il livello. Ci si trova ad affrontare salite più grandi e maggiori chilometraggi, ma mi pare di essermi adattato subito nella maniera migliore, il successo al Tour of Rhodes in Grecia mi ha dato molta consapevolezza».

Morgado è al primo anno all’Hagens Berman Axeon, qui con Herzog e il connazionale Tavares
Morgado è al primo anno all’Hagens Berman Axeon, qui con Herzog e il connazionale Tavares
Ti ritieni uno scalatore?

Forse adesso no, o almeno non come vorrei, ma in futuro il mio obiettivo è essere un bravo scalatore, di quelli che riescono a fare la differenza nelle corse a tappe.

Proprio nelle gare di più giorni ti stai mettendo in particolare evidenza. Quali pensi siano le tue doti che ti permettono di emergere?

Diciamo che sto mostrando di avere potenza per le salite brevi e resistenza agli sforzi e questa è una parte di me che mi piace davvero tanto. Ma come detto c’è ancora molto da fare.

Morgado con Herzog: rivali agli ultimi mondiali, ora sono compagni di squadra e buoni amici
Morgado con Herzog: rivali agli ultimi mondiali, ora sono compagni di squadra e buoni amici
Tu sei nello stesso team di Herzog che lo scorso anno ti tolse il titolo mondiale: come sono i rapporti fra voi?

Sono molto buoni, siamo entrati in confidenza e c’è una buona amicizia. Per ora abbiamo programmi diversi, lui sta correndo più nelle prove d’un giorno perché io vengo da un infortunio ad aprile che mi ha tenuto fuori dalle corse per un paio di mesi e passando per le corse a tappe la condizione arriva prima, comunque devo dire che in queste ultime mi trovo più a mio agio.

Come ti trovi nel team di Axel Merckx?

Mi sento benissimo. Mi piace molto questa squadra, credo sia quella giusta per crescere e arrivare dove voglio. I miei compagni di squadra sono davvero amichevoli e comprensivi, soprattutto coloro che hanno più esperienza e fanno un po’ da guida. Il primo anno fra gli under 23 non è facile perché ci sono tanti cambiamenti, anche come impostazione e mentalità, ma in un team simile tutto diventa più semplice da affrontare.

La posizione in bici del lusitano non è delle più accattivanti, ma è molto efficace, a cronometro e in salita
La posizione in bici del lusitano non è delle più accattivanti, ma è molto efficace, a cronometro e in salita
Come sei arrivato al ciclismo, quando hai iniziato?

Come tanti sono stato invogliato dalla famiglia, da mio padre che ogni fine settimana prendeva la sua bici per qualche giro, io a 5 anni ho cominciato a seguirlo in qualche gara e volevo fare come lui. Inizialmente mi piaceva la mountain bike, mi divertivo di più, poi dopo qualche anno mi ha preso la bici da strada e non ho più cambiato, infatti non pratico altre specialità, mi dedico solo a questa.

Che cosa sai della storia del ciclismo portoghese?

Non così tanto, ma conosco il ciclista più grande, so quanto Joaquim Agostinho abbia influito sull’evoluzione del ciclismo del mio Paese, ma non vado molto in là, non ne so tantissimo.

Un piccolissimo Morgado alle sue prime armi, seguendo la passione del padre
Un piccolissimo Morgado alle sue prime armi, seguendo la passione del padre
Quanto è popolare il ciclismo in Portogallo adesso?

E’ molto cresciuto nell’attenzione dei media e della gente, siamo molto seguiti. La cosa importante è che più persone vedono il ciclismo e soprattutto più persone lo praticano. Penso che sia anche frutto dei buoni risultati che Almeida sta ottenendo fra i professionisti in mezzo a così tanti campioni.

C’è un corridore che è per te un modello al quale ti ispiri?

Mi piacciono le abilità di Almeida, è un ragazzo davvero in gamba ed anche una bella persona, molto amichevole quindi, sì, diciamo che vorrei arrivare ai suoi livelli, lo vedo come un obiettivo più che come un idolo.

Ma considerando le tue caratteristiche e facendo riferimento sempre ai corridori lusitani, pensi di essere più simile all’ex iridato Rui Costa o ad Almeida?

Probabilmente il mio modo di correre è più vicino a quello di Rui Costa ma in futuro il mio obiettivo è essere come Joao, raggiungere i suoi risultati e se possibile fare anche meglio.

Antonio con la maglia del CC de Bairrada, con cui è emerso come uno dei migliori junior al mondo
Antonio con la maglia del CC de Bairrada, con cui è emerso come uno dei migliori junior al mondo
Tu hai già vinto in Italia il Lunigiana, ora ti attende il Giro Next Gen: che cosa ti aspetti?

Veniamo in Italia con molte ambizioni perché abbiamo una squadra forte e penso che abbiamo la possibilità di provare in alcune tappe a fare la differenza e finire tra i primi cinque. Chiaramente spero di essere io l’uomo da classifica, so che molti mi danno addirittura per favorito, ma di partenza non abbiamo capitani, sarà la corsa a definire le gerarchie, siamo tutti forti e quindi vengo innanzitutto per aiutare la squadra.

Ultima domanda. Qual è la gara che sogni di vincere?

Una sola, il Tour de France. E’ quella che fa davvero la differenza.

Giro NextGen, dieci nomi per il successore di Hayter

10.06.2023
8 min
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AGLIE’ – Domani alle 12,50 – col primo corridore che scenderà dalla pedana della crono inaugurale – si accenderanno i riflettori sul Giro NextGen, ovvero il Giro d’Italia U23 targato RCS Sport. Inizio in Piemonte, ad Agliè, con una prova contro il tempo di 9,4 chilometri e finale domenica 18 giugno a Trieste.

Otto tappe ben distribuite dove ogni tipologia di atleta potrà confrontarsi sul proprio terreno preferito che alla fine premierà il più completo (o regolare, se preferite) come successore di Leo Hayter. Tra le 35 formazioni al via (ognuna composta da 5 corridori), abbiamo provato a battezzare dieci nomi che potrebbero fare classifica, pur sapendo che nel mondo dei “dilettanti” la sorpresa – in positivo o in negativo – è sempre dietro l’angolo e che controllare la corsa con così pochi elementi sarà dura per tutti. Si va in caccia del trono di Leo Hayter, che nel 2022 conquistò la maglia rosa davanti a Van Eetvelt e Lenny Martinez (foto di apertura).

Jordan Labrosse ad agosto passerà pro’ nel team WT ma al Giro NextGen vuole lasciare il segno (foto twitter)
Labrosse ad agosto passerà pro’ nel team WT ma al Giro NextGen vuole lasciare il segno (foto twitter)

Jordan Labrosse

Il classe 2002 della AG2R-Citroen U23 è sicuramente un cacciatore di tappe ed uno adatto a gare dure di un giorno, come confermano la vittoria a Terranuova Bracciolini ed il terzo posto al Piccolo Lombardia dell’anno scorso. Tuttavia il ragazzo nativo di Roanne – e che come idolo sportivo guarda caso ha Michael Jordan (nomen omen) – arriva da due buoni piazzamenti nelle due gare a tappe che ha disputato.

Dopo il sesto posto ad aprile al Tour du Loir et Cher (con contenute difficoltà altimetriche), Labrosse due settimane fa ha aggiunto un quinto posto di più pregevole fattura in Polonia all’Orlen Nations Grand Prix, centrando un podio di tappa. Per lui (che ha già in tasca un triennale con la formazione WorldTour a partire da agosto) il Giro NextGen può rappresentare l’ennesimo step nella sua crescita e non ci sarebbe da sorprendersi se chiudesse bene nella top ten.

La Circus ReUz Technord per la generale punterà su Alexy Faure Prost ma attenzione a Busatto
La Circus ReUz Technord per la generale punterà su Alexy Faure Prost ma attenzione a Busatto

Alexy Faure Prost

Tra gli atleti della Circus ReUz Technord vorremmo mettere Francesco Busatto – per risultati ottenuti e non solo per patriottismo – ma proviamo ad indicare il 19enne talento francese così come ci aveva anticipato il loro diesse Claeys a metà maggio. Se il veneto vincitore della Liegi U23 potrebbe sfruttare la sua grande condizione per fare classifica (un po’ come fece Alaphilippe al Tour 2019), Faure Prost nei piani del team belga dovrebbe essere l’uomo deputato a curare la generale.

Nonostante sia al primo anno nella categoria, il giovane della Circus ha conquistato due successi ad inizio annata e nell’ultima gara disputata si è messo alla prova (ed in luce) tra i pro’ nella selettiva Classic Alpes Maritimes vinta da Carapaz.

Brieuc Rolland può ritagliarsi il giusto spazio tra i vari contendenti alla maglia rosa finale (foto Groupama-Fdj)
Rolland può ritagliarsi il giusto spazio tra i vari contendenti alla maglia rosa finale (foto Groupama-Fdj)

Brieuc Rolland

La rivoluzione generazionale che quest’anno ha vissuto la Groupama-FDJ di riflesso ha toccato anche la sua formazione continental U23. Tutte le loro giovani stelle del 2022 sono passate pro’ e così il vivaio appare meno forte rispetto all’anno scorso ma è giusto tenere la squadra francese in considerazione. Al Giro NextGen la Groupama-FDJ avrà l’età media più bassa di tutti (19 anni e 4 mesi) e il loro leader potrebbe essere Brieuc Rolland.

Il classe 2003 bretone di Rennes ha corso diverse piccole gare a tappe e ultimamente all’Alpes Isere Tour, ha chiuso al sesto posto nella generale, ottenendo lo stesso piazzamento nel tappone finale di 160 chilometri con oltre 4.800 metri di dislivello. Da seguire.

Giulio Pellizzari ha messo nel mirino la generale del Giro NextGen da tanto tempo
Pellizzari ha messo nel mirino la generale del Giro NextGen da tanto tempo

Giulio Pellizzari

Tutti e cinque i corridori della Green Project-Bardiani-Csf-Faizanè sarebbero da considerare per la generale però ne scegliamo uno per una serie di motivi. A più riprese infatti Giulio Pellizzari ha dichiarato di puntare forte sul Giro NextGen sacrificando una sua possibile convocazione in quello dei grandi. Finora in stagione il 19enne scalatore non è riuscito a centrare quella (meritata) vittoria che gli avrebbe dato ulteriore morale ma i risultati e le prestazioni ottenuti dimostrano che ha avuto un avvicinamento mirato alla corsa rosa dei giovani.

Oltre al secondo posto al Recioto o nella generale della Carpathian Couriers Race, è il terzo posto conquistato nella quarta tappa del Tour of the Alps che pone il marchigiano tra i candidati alla vittoria finale.

Santiago Umba finora si è visto pochissimo ma al Giro NextGen potrebbe essere una sorpresa
Umba finora si è visto pochissimo ma al Giro NextGen potrebbe essere una sorpresa

Santiago Umba

Negli ultimi quindici anni è quasi un obbligo inserire un colombiano tra i favoriti del Giro “dilettanti”. Un po’ perché quando la strada sale sanno entusiasmare e scombinare le carte dei rivali, un po’ per tradizione riuscendo talvolta a vincere la corsa o salire sul podio. Fra loro, ci sentiamo di segnalare Santiago Umba della GW Shimano-Sidermec.

Il ventenne scoperto da Gianni Savio tre anni fa, in questa stagione ha giocato un po’ a nascondino correndo prevalentemente in Colombia e riaffacciandosi all’Appennino tra i pro’ la settimana scorsa. Al Giro NextGen Umba ha la possibilità di rinverdire i grandi risultati registrati nel 2021 quando seppe vincere in salita a La Planche des Belles Filles al Tour Alsace o una frazione del Tour Savoie Mont Blanc.

Antonio Morgado al primo anno tra gli U23 vuole stupire anche al Giro NextGen (foto Hagens Berman Axeon)
Morgado al primo anno tra gli U23 vuole stupire anche al Giro NextGen (foto Hagens Berman Axeon)

Antonio Morgado

Il portoghese della Hagens Berman Axeon è un altro atleta al primo anno tra gli U23 che ha già fatto vedere di andare forte vincendo due gare, l’ultima in Polonia all’Orlen Nations Grand Prix. Per la verità il team continental guidato da Axel Merckx per la generale può contare anche sull’irlandese Darren Rafferty ma mettiamo Antonio Morgado sotto la lente di ingrandimento.

A scapito di un aspetto fisico per cui dimostra molto più della sua età, il classe 2004 nelle ultime stagioni è cresciuto in modo esponenziale e l’anno scorso da junior ha saputo prendersi il Lunigiana un po’ a sorpresa. Perché non potrebbe fare (quasi) altrettanto al Giro NextGen?

Tijmen Graat ha vinto il Recioto davanti a Pellizzari e Pinarello. L’olandese può fare classifica al Giro NextGen
Tijmen Graat ha vinto il Recioto davanti a Pellizzari e Pinarello. L’olandese può fare classifica al Giro NextGen

Tijmen Graat

Risultati alla mano, sulla carta la squadra-faro del Giro NextGen è senza dubbio la Jumbo-Visma Development Team, sempre ammesso che non si crei una concorrenza interna. I gialloneri schierano una piccola corazzata dove ognuno di loro potrebbe essere capitano in altre formazioni. I norvegesi Staune-Mittet e Hagenes sono corridori piuttosto completi che non hanno bisogno di presentazioni e che saranno davanti nei momenti decisivi. Loe Van Belle è uno scalatore che si difende a crono, mentre Menno Huising è un uomo da classiche dure.

Noi però, anche per non essere scontati, siamo curiosi di vedere all’opera Tijmen Graat. Il classe 2003 nativo di Boxmeer quest’anno ha conquistato tre gare (tra cui il Recioto) e concluso all’undicesimo posto la Coppi e Bartali. Potrebbe ricoprire lui il ruolo di leader per la generale.

William Junior Lecerf al Giro NextGen vuole migliorare il quarto posto nella generale ottenuto l’anno scorso (foto twitter)
Lecerf al Giro NextGen vuole migliorare il quarto posto nella generale ottenuto l’anno scorso (foto twitter)

William Junior Lecerf

Così come la formazione maggiore, anche la Soudal-QuickStep Devo Team si presenta ai nostri di partenza della corsa rosa di categoria con l’intenzione di centrare il bersaglio grosso. Per farlo punta su William Junior Lecerf, arrivato in inverno dalla attuale Lotto-Dstny U23, cui quest’anno è mancato solo l’acuto pur avendo mostrato una grande crescita anche su lunghe distanze.

Bisogna seguirlo perché l’anno scorso il classe 2002 fiammingo è arrivato ai piedi del podio finale conquistando prima un bel sesto posto nella terribile tappa di Santa Caterina Valfurva (quella con Tonale, Aprica e Mortirolo) e poi una terza piazza di qualità in cima al Colle Fauniera. Insomma, quando la strada si inerpica fin sotto il cielo, lui c’è. E sullo Stelvio alla quarta frazione potrebbe mettere un bel mattoncino per la vittoria del Giro NextGen.

Finlay Pickering ha cercato di fare classifica al Tour of the Alps in funzione del Giro NextGen (foto Trinity Racing)
Pickering ha cercato di fare classifica al Tour of the Alps in funzione del Giro NextGen (foto Trinity Racing)

Finlay Pickering

Nella Trinity Racing che dominò il Giro U23 nel 2020 con Tom Pidcock ci sono un paio di nomi interessanti (entrambi inglesi classe 2003) da appuntarsi per la vittoria finale. Il primo è Lukas Nerurkar, scalatore cresciuto in Etiopia che vive tra Brighton (in cui è nato) e Girona, che ha vinto una tappa all’Orlen Nations Grand Prix e che a febbraio aveva chiuso sesto nella generale del Gran Camino conquistato da Vingegaard.

Al suo fianco ci sarà Finlay Pickering che al Tour of the Alps stava facendo fondo per il Giro NextGen, così come ci aveva confidato il suo diesse Peter Kennaugh. Pickering finora ha ottenuto piazzamenti nelle brevi corse a tappe ma arriva dalla Groupama-FDJ con cui l’anno scorso aveva vinto il Tour Alsace e la sua volontà è quella di ripetere quelle prestazioni.

Obiettivo classifica. Hannes Wilksch sarà il leader della Tudor U23 al Giro NextGen (foto twitter)
Obiettivo classifica. Hannes Wilksch sarà il leader della Tudor U23 al Giro NextGen (foto twitter)

Hannes Wilksch

La Tudor Pro Cycling Team U23 parte per il Giro NextGen con una squadra ben attrezzata. Se il diciannovenne francese Mathys Rondel può essere considerata la seconda punta, il leader dovrebbe essere Hannes Wilksch, altro atleta che ha cambiato casacca ad inizio stagione ed ultimo in ordine di dorsale della nostra lista di favoriti.

Il classe 2001 tedesco va tenuto sotto osservazione sia per la forte crescita che ha fatto sia per i risultati conquistati. Nel 2022 infatti riuscì a concludere settimo sia al Giro U23 che al Tour de l’Avenir. Partirà con un buon morale: due settimane fa è salito sul podio finale dell’Orlen Nations Grand Prix.

Matxin presenta Christen: 18 anni, con il contratto fino al 2027

04.04.2023
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Joxean Matxin Fernandez è uno che ci ha sempre visto lungo. E quando ha notato quel giovane svizzero capace di emergere su qualsiasi bici montasse, ha deciso che fosse il caso d’investirci sopra. Jan Christen non è un corridore qualsiasi: ha appena 18 anni eppure ha già vinto titoli nazionali su strada, su pista, in mtb, nel ciclocross (dov’è stato anche campione del mondo junior). Ne ha parlato con il UAE TEam Emirates e così l’elvetico è già stato messo sotto contratto fino addirittura al 2027.

Una scelta inconsueta anche per il particolare ciclismo di adesso, alla perenne ricerca di talenti precoci. Su Christen i responsabili della squadra avevano messo gli occhi già da tempo, praticamente da quand’era ragazzino tanto da averlo fatto correre nel Pogi Team, struttura sportiva patrocinata da Tadej Pogacar. Tuttavia Mauro Gianetti, il CEO del team, all’atto dell’annuncio del suo ingaggio ha pensato bene di gettare acqua sul fuoco.

Jan Christen è nato ad Aargau (SUI) il 26 giugno 2004. Quest’anno è già stato 2° allo Umag Trophy
Jan Christen è nato ad Aargau (SUI) il 26 giugno 2004. Quest’anno è già stato 2° allo Umag Trophy

La Uae lo segue da sempre

«E’ un grande talento – ha detto Gianetti – e crediamo che abbia il giusto atteggiamento e le qualità necessarie per essere un valido membro del nostro team. Per prima cosa, si concentrerà per completare i suoi studi scolastici e nel contempo progredire gradualmente come ciclista. Non abbiamo fissato un momento per compiere il passo verso la squadra professionistica, non c’è fretta. Jan è ancora molto giovane e gli daremo tutto il supporto necessario, non mettendo alcuna pressione sulle sue spalle».

L’elvetico infatti è tesserato per Hagens Berman Axeon, una delle squadre più acclamate a livello U23, una scelta voluta anche da Matxin che lo segue con grandissima attenzione.

«Per me è uno dei migliori al mondo per la sua età – spiega – ha un enorme potenziale. E’ uno che va forte dappertutto, che può vincere in salita ma che è anche veloce, anche se non tanto da poter emergere negli sprint di gruppo. Forse questa è l’unica sua mancanza».

Matxin con Tadej Pogacar, che ha seguito direttamente gli inizi di Christen (foto Fizza)
Matxin con Tadej Pogacar, che ha seguito direttamente gli inizi di Christen (foto Fizza)
Che cosa ti ha colpito di lui?

E’ uno della nuova generazione, di quelli che non si fanno problemi a salire su qualsiasi tipo di bici. Trovatemi uno capace di vincere su strada, su pista, in mountain bike, nel ciclocross… Non c’è. E proprio per questo non voglio sentir dire quale può essere la sua specialità ideale. La verità è che è una domanda senza risposta, solo il tempo sa quale sarà.

Stupisce il fatto che su di lui sia stato fatto un investimento così a lunga scadenza…

Su ogni corridore bisogna fare un ragionamento diverso, non ci sono ricette univoche. Quando ho parlato con lui gli ho ricordato il caso di Ayuso, che è stato fatto crescere con calma, facendo i suoi dovuti passaggi nella categoria under 23 attraverso prove come Giro d’Italia e Tour de l’Avenir che sono stati passaggi fondamentali. Venire subito da noi non sarebbe servito alla sua causa, lavorare in un team continental gli servirà per crescere.

La sua più grande vittoria, il titolo mondiale juniores di ciclocross nel 2022
La sua più grande vittoria, il titolo mondiale juniores di ciclocross nel 2022
Il suo curriculum su strada non porta vittorie…

Attenzione a non commettere questo errore: alla sua età i risultati non dicono nulla. L’importante è migliorare costantemente le proprie prestazioni e non perdere il focus con la vittoria. Voglio che un concetto sia ben chiaro: alla sua età bisogna procedere con calma. Correre fra i pro’ ti fa sì fare esperienza, ma rischia anche di bruciarti. Affronti gente più esperta, che non conosci e non sai come va. Magari in una corsa vai anche bene, finisci 4° che sarebbe un risultato enorme, ma a cosa serve? Nessuno se ne accorge, nel ciclismo professionistico conta solo chi vince. Gareggiare fra i pari età, crescere, vincere serve molto di più.

Per questo avete scelto il team Hagens Berman Axeon?

Con Axel Merckx lavoriamo insieme da anni, siamo sempre in contatto, ho attraverso di lui un monitoraggio diretto sul ragazzo. Ho subito pensato a lui come all’interlocutore perfetto per questa scelta.

Il calendario lo decidete insieme?

Axel sa bene che cosa ci attendiamo dal ragazzo, ma poi le decisioni le prende lui in base alle esigenze del team. Non dimenticando che Jan ha anche impegni con la nazionale, quindi il suo calendario è calibrato in base alla sua età e alle sue esigenze. Nutriamo la massima fiducia in quello che fa il suo team.

Christen ha vinto il titolo nazionale anche nella mtb, battendo una concorrenza di altissimo livello (foto ZVG)
Christen ha vinto il titolo nazionale anche nella mtb, battendo una concorrenza di altissimo livello (foto ZVG)
Christen è ancora abbastanza sconosciuto dalle nostre parti. Ce lo puoi presentare?

E’ nato ad Aargau 18 anni fa, un corridore mentalmente vincente, che non ha paura e che su questa attività vuole investire tanto della sua vita. Ma non pensa solo al ciclismo: studia ingegneria e riesce a conciliare molto bene l’attività sportiva con lo studio, al quale tiene giustamente molto. E’ multilingue, ha anche una discreta competenza tecnica su tutto quel che riguarda la bicicletta.

Fisicamente?

E’ alto 1,82 per 62 chili di peso, un fisico asciutto che lo porta a emergere su vari tipi di terreno. Non mi stupisce che vada bene in ogni disciplina che fa.

Lo svizzero è sotto contratto con l’Hagens Berman Axeon per il 2023, poi dovrebbe passare alla Uae
Lo svizzero è sotto contratto con l’Hagens Berman Axeon per il 2023, poi dovrebbe passare alla Uae
Lo si può paragonare a qualcuno?

Chi mi conosce sa che non do mai risposte a questa domanda. Ogni corridore è qualcosa di unico, fare comparazioni sarebbe solo a suo danno perché l’altro sarebbe un corridore fatto e formato, che ha già vinto. E allora si potrebbe dire: «Ecco, quello ha vinto tanto e lui no». E poi io guardo alla storia: trovatemi un corridore multidisciplinare come lui. Ve l’ho detto: non c’è…

Corridore da corse a tappe o in linea?

Io dico che sicuramente è strutturato per essere un corridore da prove di più giorni perché sta acquisendo una grande resistenza e recupero, ma anche nelle classiche d’un giorno può dire la sua. E’ supercompleto, ma a me piace definirlo come un universo tutto da esplorare.

Herzog e Morgado, gioielli appuntiti nella mani di Axel Merckx

11.10.2022
4 min
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E’ un po’ come se Pantani e Simoni si fossero ritrovati nella stessa squadra. Forse era l’unico modo per farli smettere di prendersi per i capelli. E lo stesso vale per Emil Herzog e Antonio Morgado. I due più forti juniores della stagione (senza dimenticare Vlad Van Mechelen) si ritroveranno fianco a fianco nella Hagens Berman Axeon di Axel Merckx. La squadra che tanto bene abbiamo conosciuto quest’anno al Giro under 23.

Entrambi infatti passano di categoria ed entrambi non intendono limitare le loro ambizioni. Ma di certo se in corsa se le sono date, come è stato anche a Wollongong, dovranno più spesso trovare il modo di darsi la mano, come hanno fatto sempre a Wollongong ma dopo l’arrivo. Una mano invece se la dovranno dare in gara.

Axel Merckx con Leo Hayter dopo l’impresa dell’inglese a Santa Caterina Valfurva che ha deciso il Giro U23
Axel Merckx con Leo Hayter dopo l’impresa dell’inglese a Santa Caterina Valfurva che ha deciso il Giro U23

Il lavoro di Axel

E’ di certo una bella sfida per Axel, ma il direttore sportivo belga ha mostrato un grande “savoir faire” con i suoi ragazzi. Sempre pacato, sempre tranquillo lo abbiamo potuto ammirare dal vivo come si comportava alla partenza e all’arrivo delle tappe del Giro U23. Alcune voci danno Merckx come team manager della nuova Lotto Soudal, che si chiamerà Lotto-Dstny. Ma per ora sono solo voci. E pertanto ragioniamo su ciò che è concreto.

Ma come potranno aiutarsi? Probabilmente un’idea Merckx già ce l’ha ed è quella di sfruttare, o meglio esaltare, le loro caratteristiche.

Più esplosivo e scalatore (che detta così potrebbe sembrare una contraddizione) il portoghese, più passista e resistente il tedesco.

E si è visto anche al mondiale. Morgado che esplode sulla salita, Herzog che lo riacciuffa in discesa. Entrambi sono comunque atleti davvero completi e che sembrano essere pronti per il salto tra gli under 23.

Magari con loro due in squadra, Merckx potrà correre da protagonista al Giro U23 o in altre corse a tappe rispetto a come ha fatto quest’anno, quando quel ruolo era nelle mani della Groupama-Fdj. Ciò nonostante si è portato a casa la maglia rosa con Leo Hayter.

Antonio Morgado e Emil Herzog sul rettilineo di Wollongong. primo il tedesco, secondo il portoghese
Antonio Morgado e Emil Herzog sul rettilineo di Wollongong. primo il tedesco, secondo il portoghese

Su Emil

Messo su carta, il lavoro con Emil Herzog potrebbe sembrare più facile, se non altro per affinità ambientali: climatiche e in senso stretto e culturali tra il mondo tedesco e quello belga del direttore sportivo. Ma in teoria questo non è un problema, visto che storicamente in questa squadra ci sono stati atleti di tante nazionalità differenti.

«Emil – ha detto Axel – è uno dei migliori corridori junior in circolazione. Penso che abbia avuto uno degli anni migliori nella categoria junior di sempre e non possiamo che essere entusiasti di averlo con noi.

«Ho parlato bene con Emil: ha capito che possiamo aiutarlo a progredire e questa consapevolezza è molto importante. È una grande speranza per il futuro e per ciò che è possibile».

Su Morgado

C’è poi Antonio Morgado. Il portoghese è campione nazionale. Il suo profilo ricorda molto quello di un altro portoghese che da qualche anno conosciamo bene: Joao Almeida. Non è la prima volta che Axel e il suo staff vanno a pescare da quelle parti. Anzi…

«Antonio ha ottenuto grandi risultati sia a livello nazionale che internazionale. E’ molto aggressivo quando corre (e il Lunigiana insegna, ndr) e i suoi risultati lo dimostrano. Non vediamo l’ora di aiutarlo a fare il prossimo passo nel calendario internazionale degli under 23».

Per entrambi quindi non c’è che iniziare a lavorare, ma come? O meglio: ma quanto? L’unica incognita che versa su quanto Axel, e il suo collega, l’ex pro’ Koos Moerenhout, è il tempo.

Sembra infatti che Morgado abbia già in pugno un contratto con la UAE Emirates per il 2024 e che Ralph Denk , il team manager della Bora-Hansgrohe, rivoglia al più presto il suo atleta. Scriviamo rivoglia in quanto la Auto Eder, la squadra juniores di Herzog, è la filiera giovanile della Bora.

Alle radici di Herzog: Schrot presenta l’iridato juniores

30.09.2022
5 min
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Probabilmente in Germania un campione come Emil Herzog lo aspettavano da anni. Al di là della medaglia d’oro conquistata a Wollongong nella prova in linea (con robusto contorno del bronzo a cronometro), il quasi 18enne di Simmerberg ha caratterizzato tutta la stagione, conquistando la bellezza di 12 successi solo nelle prove internazionali Uci.

E’ chiaro che le aspettative su di lui sono tante, ora che passa di categoria approdando fra gli under 23 nelle file della Hagens Berman Axeon, guidato da quell’Axel Merckx che ha già dimostrato di saperci fare con i giovani nel prepararli a una grande carriera fra i pro’. Parlando con il suo diesse all’Auto Eder, Christian Schrot, è netta la sensazione che, messa da parte la gioia per il successo australiano, già si pensi al futuro considerandolo un “work in progress”.

Schrot ed Herzog, con cui quest’anno ha vinto ben 4 corse a tappe internazionali (foto team)
Schrot ed Herzog, con cui quest’anno ha vinto ben 4 corse a tappe internazionali (foto team)

Tante chance per vincere

«Il suo successo non mi ha sorpreso, il percorso era ideale per uno come lui, forte in salita ma soprattutto esplosivo. A dir la verità puntavo molto su di lui e sull’estone Pajur (finito 15° proprio dietro al nostro Scalco, ndr), entrambi miei atleti all’Auto Eder. Emil aveva svariate opzioni al suo attivo: un arrivo ristretto, la possibilità di fare selezione, alla fine lo sprint a due è stata la soluzione ideale. Sapevo che a quel punto non avrebbe fallito».

Che tipo di persona è Herzog, come lo definiresti?

E’ soprattutto uno scalatore, ma è anche molto rapido e può dire la sua in certi tipi di volate, senza considerare poi le sue capacità a cronometro. Per questo attualmente non si può dire con precisione che corridore è, se sarà più adatto ai grandi giri o alle classiche. Fondamentale in questo senso sarà l’esperienza che accumulerà fra gli under 23, allora capiremo che tipo di corridore può essere, d’altronde i risultati che si ottengono fra gli junior sono sì importanti, ma bisogna anche saperli soppesare.

Il Team Auto Eder al GP Ruebliland in Svizzera, con Herzog in maglia di campione tedesco e Schrot all’estrema destra (foto team)
Il Team Auto Eder al GP Ruebliland in Svizzera, con Herzog in maglia di campione tedesco e Schrot all’estrema destra (foto team)
E dal punto di vista umano, ci si lavora bene insieme?

Sì e credo che questa sia la sua grande forza. E’ un ragazzo che sa far gruppo, non ha grilli per la testa, è molto semplice. Il suo carattere è un’arma a suo favore, questo è sicuro.

E’ pur vero però che quest’anno Herzog ha vinto ben 4 corse a tappe internazionali, tra cui la Corsa della Pace. Questo significa che ha una particolare predisposizione?

Le sue caratteristiche ben si sposano con le corse a tappe, proprio perché va forte sia in salita che a cronometro, non ha punti deboli e finora ha assimilato bene anche gli sforzi ravvicinati. A lui le gare in più giorni piacciono molto, ma come detto bisogna andarci piano e dargli il tempo di maturare.

Per Herzog anche il titolo nazionale junior di mtb, a dimostrazione della sua poliedricità (foto Ehrard Goller)
Per Herzog anche il titolo nazionale junior di mtb, a dimostrazione della sua poliedricità (foto Ehrard Goller)
Da qualche parte già c’è chi lo paragona ai campioni tedeschi del passato, come Thurau o Ullrich. C’è un modello al quale può essere assimilato?

Domanda difficile. Ognuno è differente a suo modo e avendo lavorato con Emil e guardando al passato non saprei proprio a chi paragonarlo, per me è un corridore speciale che si sta disegnando una strada tutta sua.

Ma nel suo Paese come è considerato?

E’ molto conosciuto nell’ambiente ciclistico, questo è certo, ma anche a livello assoluto è considerato uno dei migliori giovani sportivi tedeschi, anche perché è davvero un polivalente. Non va forte solo su strada, ma ha vinto titoli nazionali anche nella Mtb e addirittura nello sci di fondo a passo pattinato. Tutte esperienze che sicuramente lo hanno aiutato nella sua affermazione e in questo un po’ si distacca dagli esempi del passato.

Il 17enne di Simmerberg ha vinto titoli nazionali giovanili anche nello sci di fondo (foto Facebook)
Il 17enne di Simmerberg ha vinto titoli nazionali giovanili anche nello sci di fondo (foto Facebook)
Pensi che avrà difficoltà nel salto di categoria?

Dovrà abituarsi, mettere da parte tutto quel che ha fatto e aprire una pagina nuova, affrontando le nuove esperienze con umiltà e con la voglia di imparare che certamente non gli manca. Io penso che già in breve tempo metterà il suo marchio anche nella categoria superiore.

Herzog passa di categoria, ma che cosa lascia fra i più giovani? Ci sono altri Herzog all’orizzonte?

Non alla sua altezza, stiamo parlando di un campione del mondo che ha vinto tanto quest’anno. Il movimento tedesco è molto brillante, questo è sicuro, ma non ci sono prospetti che lasciano intendere di poter raggiungere le stesse vette. Non dimentichiamo però che parliamo di atleti molto giovani e non tutti maturano allo stesso tempo. E poi magari l’esempio di Emil farà nuovi proseliti…

Giro U23 e Avenir. Doppietta sul tavolo per Leo Hayter

20.08.2022
4 min
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Appena l’altro ieri è iniziato il Tour de l’Avenir. Al via tutti, o quasi, i più forti del panorama internazionale under 23. Tra loro anche Leo Hayter (in apertura foto Instagram – Gary Main), il formidabile ragazzo inglese che abbiamo conosciuto sulle strade del Giro d’Italia U23.

Giro che Leo ha vinto alla grande. A conti fatti ha rischiato un solo giorno, e tra l’altro non in salita. Il brivido per lui e la sua Hagen Bermans Axeon c’è stato verso Peveragno quando la Groupama-Fdj gli preparò un’imboscata. Per il resto la maglia rosa è sempre stata saldamente sua.

Adesso all’Avenir ha l’opportunità di ripetersi, ma forse per lui le cose saranno più complicate. Infatti, se al via del Giro poteva essere una “sorpresa”, in Francia sarà marcatissimo. Tuttavia può riuscire in ciò in cui anche Ayuso o Tobias Johannessen, che però ci è andato vicinissimo, e altri illustri predecessori hanno fallito: fare la doppietta.

Per ora dopo le prime due tappe è lì, insieme a tutti i favoriti.

Leo Hayter festeggia sull’arrivo di Pinerolo, il Giro d’Italia U23 2022 è suo
Leo Hayter festeggia sull’arrivo di Pinerolo, il Giro d’Italia U23 2022 è suo
Leo, come arrivi a questo Tour de l’Avenir? La preparazione è andata come volevi?

Bene. Dopo il mio stacco estivo sono andato in quota ad Andorra con la Ineos-Grenadiers (la sua prossima squadra, ndr) per prepararmi a l’Avenir. Della preparazione faceva parte anche il Tour d’Alsace e lì ho faticato un po’, ma penso che fosse solo un po’ di stanchezza per il lavoro fatto. Ho avuto ancora qualche settimana per recuperare un po’ prima di questa gara e quindi sono fiducioso di poter essere  in buona forma.

Perciò era previsto che non facessi il Valle d’Aosta?

Sì, in realtà ho deciso abbastanza presto che non avrei preso parte al Valle d’Aosta. Venivo da un periodo intenso con il blocco in Italia e a seguire i campionati nazionali. E così mi ero preso la piccola pausa estiva.

Giro U23 e Tour d l’Avenir: pensi a questa doppietta? E questo ti mette pressione o adrenalina?

No, a dire il vero non ci ho pensato per niente! A differenza della tappa di Santa Caterina del Giro, ci sono meno tappe che si adattano davvero alle mie caratteristiche qui in Francia. All’inizio non potrò lottare per le vittorie di tappa (come avvenne a Pinzolo, ndr), quindi vedremo come sarà la mia forma da scalatore negli ultimi giorni. Piuttosto è un peccato che non ci una cronometro individuale!

L’inglese oltre che fortissimo in salita è anche un ottimo cronoman: ha rivinto il titolo nazionale a giugno (foto Instagram)
L’inglese oltre che fortissimo in salita è anche un ottimo cronoman: ha rivinto il titolo nazionale a giugno (foto Instagram)
Giusto, sei anche campione nazionale contro il tempo! Quanto è cambiato il corridore Leo dopo aver vinto il Giro U23?

No, no: non sono cambiato! Ho continuato ad allenarmi e a pedalare come ho sempre fatto. Non ho cambiato il mio stile di corridore. Quella vittoria però mi ha dato una buona opportunità per migliorare la mia forma fisica prima di questo l’Avenir. Forse l’anno prossimo cercherò di diventare più uno specialista della salita. Se perderò peso diventerò ovviamente più scalatore, ma immagino anche che il mio motore e le mie capacità di cronoman potrebbero diminuire a causa di questo. Al momento sono felice di come sono e sento di poter vincere una gara in molti modi diversi.

Ti sei allenato anche con la Ineos Grenadiers: pensi che questo ti abbia dato qualcosa in più? Hai lavorato per la salita?

E’ più facile allenarsi bene quando tutto è pronto per te in un training camp. Non ho concentrato più tempo sulla salita. Penso di essere un ciclista completo al momento, il che è tanto positivo quanto negativo.

Hai lavorato anche sulla cronometro?

No in realtà non l’ho fatto! Almeno non di recente. Ma ho sempre guidato la mia bici da cronometro e sono abituato a stare in posizione. Mi concentrerò maggiormente su questa specialità dopo l’Avenir, poiché il mio prossimo obiettivo sarà la prova contro il tempo al mondiale in Australia.

Una vecchia foto di Leo Hayter con la maglia della Gran Bretagna, con la quale sta correndo l’Avenir
Una vecchia foto di Leo Hayter con la maglia della Gran Bretagna, con la quale sta correndo l’Avenir
Che gara ti aspetti all’Avenir?

Non ho ancora guardato troppo da vicino le tappe di montagna, meglio affrontarle giorno per giorno qui. Per me non c’è troppo bisogno di preoccuparsi del finale o di guardare troppo avanti, quando puoi perdere la classifica generale già all’inizio, magari in uno sprint disordinato all’inizio nelle prime tappe.

E chi sono i favoriti?

Penso che siano i nomi ovvi che tutti ci aspettiamo a partire dai due ragazzi che sono saliti con me me sul podio al Giro (Lennert Van Eetvelt e Lenny Martinez, ndr). C’è poi Cian Uijtdebroeks così come i danesi e i norvegesi, che stanno già correndo a livello professionistico.

Hai fatto qualche ricognizioni per questo Avenir?

No, non ne abbiamo fatte, ma mi sarebbe piaciuto farne. Possiamo comunque sfruttare al meglio strumenti come VeloViewer, con i quali possiamo vedere i percorsi in dettaglio ogni giorno.

Herzog, il talento che i tedeschi attendono da vent’anni

24.07.2022
5 min
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Nove vittorie internazionali in stagione condite da altre 11 Top 10. Successi di peso come la Corsa della Pace o l’Ain Bugey Valromey Tour, ma anche il titolo nazionale su strada che fa curiosamente il paio con quello nella mountain bike e come ciliegina sulla torta il bronzo europeo in una rassegna, quella di Anadia, che nel complesso non è andata come voleva. Il soggetto del discorso è Emil Herzog, che molti ritengono il miglior junior attualmente sulla piazza, in una generazione che ha dimostrato a più riprese di essere ricchissima di talenti.

Emil Herzog, maggiore età ancora da raggiungere, è il capitano dell’Auto Eder, la formazione tedesca U19 propaggine della Bora Hansgrohe fra i più giovani. I “capi” lo guardano già con grande attenzione e molti nel team vorrebbero farlo passare subito pro’, saltando la categoria under 23, facendogli fare anni di apprendistato come sta avvenendo con un altro talento tedesco, Marco Brenner. Ma Emil non è favorevole.

«Almeno un anno nella nuova categoria vorrei farlo – dice – per crescere con più calma e a livelli consoni. La Bora è una grande squadra, l’aspirazione per ogni ciclista tedesco. Oltretutto la sede non è neanche lontana da dove vivo, ma mi sembra troppo presto».

Herzog Mtb
Campione nazionale mtb, l’obiettivo del tedesco è centrare il titolo mondiale in 3 specialità (foto Instagram)
Herzog Mtb
Campione nazionale mtb, l’obiettivo del tedesco è centrare il titolo mondiale in 3 specialità (foto Instagram)

Il suo idolo? Maximilian Schachmann

Probabilmente Herzog verrà parcheggiato alla Hagens Berman Axeon. Lì verificheranno se anche nella categoria superiore può essere un fattore come lo è stato fra gli juniores. Già dal primo anno si era capito che nel tedesco c’è del talento, evidente soprattutto nelle corse a tappe, con la seconda piazza nella Corsa della Pace dietro il norvegese Hagenes, che si sarebbe poi laureato campione del mondo, ma davanti a Uijtdebroeks e Gregoire, tutta gente che sta facendo mirabilie nelle categorie superiori.

Gli addetti ai lavori tedeschi hanno già iniziato a paragonarlo a grandi nomi del passato: per la sua propensione alle prove a cronometro, sono stati tirati in ballo personaggi come Thurau e Ullrich, ma Herzog ha un preciso riferimento: «Ammiro molto Maximilian Schachmann, è un grande corridore, fortissimo in salita, spero di poterci correre presto insieme».

Herzog Primavera 2022
Anche nelle classiche in linea Herzog sa inventare: qui vittoria in solitudine al Trofeo di Primavera (foto Fotobolgan)
Herzog Primavera 2022
Anche nelle classiche in linea Herzog sa inventare: qui vittoria in solitudine al Trofeo di Primavera (foto Fotobolgan)

Il vero corridore completo

Herzog però ha caratteristiche un po’ diverse, che possono portarlo ben più in alto di quanto già non sia il due volte vincitore della Parigi-Nizza.

«Credo di essere un corridore completo, veloce – spiega – che va molto forte sul passo e in pianura e anche in salita. Rispetto agli scalatori puri io ho più peso da portar su (è alto 1,83 e pesa 74 chili), ma questo non significa che parto battuto, devo solo soffrire e sacrificarmi di più…».

E’ proprio questa sua completezza che lo sta facendo emergere nelle gare a tappe. La squadra, che pure vanta tante “bocche da fuoco”, lo considera la punta di diamante.

Il tedesco, come molti ciclisti delle nuove generazioni, ha nella multidisciplina un credo irrinunciabile. Anzi ci è praticamente nato: inizialmente si è dedicato allo sci alpino e al pattinaggio (è stato campione nazionale di categoria non più tardi di due anni fa). Praticava il ciclismo come alternativa estiva per tenersi in forma. Più la mountain bike che il ciclismo su strada, dove ha iniziato a competere solamente alla soglia dei 15 anni. Rispetto ad allora la mtb l’ha un po’ messa da parte. Ma neanche tanto, se si pensa che il suo sogno per la seconda parte di stagione è vincere ben 3 titoli mondiali: in linea e a cronometro a Woollongong ma prima ancora nella rassegna offroad…

Herzog La Thuile 2022
In Italia lo abbiamo visto vincere anche nella tappa degli Internazionali d’Italia Mtb a La Thuile (foto organizzazione)
Herzog La Thuile 2022
In Italia lo abbiamo visto vincere anche nella tappa degli Internazionali d’Italia Mtb a La Thuile (foto organizzazione)

Obiettivo migliorare in salita

«Soffrire non mi fa paura – ha raccontato Herzog in occasione della sua ultima vittoria all’Ain Bugey Valromey Tour – sono anche andato in crisi, ma sapevo che dovevo gestirmi in salita per recuperare in discesa che è il mio forte, dove posso sfruttare la capacità di guida appresa in mtb. Questa non è una gara come le altre, è un piccolo Tour de France, non ci sono altre gare così lunghe nella categoria. La salita pesa, ma la mia ambizione è vincere pure lì. Vorrei essere uno di quei corridori capaci di vincere allo sprint, a cronometro e in salita».

Non per niente le gare alle quali tiene di più sono proprio quelle dove quest’anno non ha vinto, la Parigi-Roubaix di categoria dove comunque è arrivato quinto e la Classique des Alpes dove si è ritirato: «La Roubaix mi ha davvero impressionato. Per vincere devi andare oltre i tuoi limiti, spingere al massimo».

Herzog Europei
Pur non al meglio, ha vinto il bronzo agli europei di Anadia nella crono, a 35″ da Kockelmann (LUX)
Herzog Europei
Pur non al meglio, ha vinto il bronzo agli europei di Anadia nella crono, a 35″ da Kockelmann (LUX)

Soffrire sì, mai arrendersi

Era particolarmente atteso agli Europei, invece si è dovuto accontentare del bronzo a cronometro: «Era troppo caldo – spiega – ho sofferto tantissimo. Ho fatto quel che potevo con le gambe che avevo. Poi il percorso non era ideale, con tante buche, bisognava fare tanta attenzione e era difficile rilanciare dopo le curve. Aver preso una medaglia in quelle condizioni significa molto. Anche al Tour du Pays de Vaud ero andato male in due tappe, ma la crono l’avevo vinta. Ho capito che non bisogna mai darsi per vinti, anche quando le gambe non girano e la forma non è quella che vorrei. Bisogna provarci comunque, perché io non mi arrendo mai».

Bravissimo Leo, ma il capolavoro è anche di Axel Merckx

19.06.2022
4 min
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Leo Hayter  ha vinto il Giro d’Italia U23. Lo ha fatto con un’azione importante verso Santa Caterina Valfurva, ma lo ha fatto soprattutto con un grande controllo della corsa e dell’intera situazione nei giorni successivi.

Bravissimo l’inglese, ma una grossa fetta del merito è anche del suo direttore sportivo, Axel Merckx. Il belga ha saputo cogliere l’occasione con un ottimo lavoro della sua Hagen Bermans Axeon.

Axel Merckx (classe 1972) è il diesse della Hagens Berman Axeon
Axel Merckx (classe 1972) è il diesse della Hagens Berman Axeon

Antenne dritte

Anche ieri a Pinerolo la scelta di staccarsi nel chilometro finale è stata il simbolo di un Giro corso con intelligenza.

E’ vero, lo abbiamo scritto, Leo si è voluto godere il momento, ma è altrettanto vero che 150 ragazzi che affrontano a tutta una rampa strettissima, pronti a fare spallate e per di più sul terreno acciottolato è potenzialmente un rischio. E così ha unito l’utile a dilettevole. Si è defilato e ha preso zero rischi.

«Forse alla fine ero più teso io che Leo – racconta Merckx – Lui l’ho sempre visto tranquillo. Si è sempre gestito in autonomia, mi ha ascoltato. La sera prima dell’ultima tappa ho detto ai ragazzi che bisognava comunque mantenere alta la concentrazione, perché c’erano da fare ancora 120 chilometri e nulla era deciso».

Il podio finale: Leo Hayter (primo); Lennert Van Eetvelt (secondo) e Lenny Martinez (terzo)
Il podio finale: Leo Hayter (primo); Lennert Van Eetvelt (secondo) e Lenny Martinez (terzo)

Tutti per uno

Come detto, dopo Santa Caterina Valfurva la Hagens Berman Axeon ha cambiato totalmente volto. 

«Una volta che abbiamo capito che davvero potevamo fare il colpaccio abbiamo corso in altro modo. Tutti più compatti», ha detto Axel.

«Guardate che Axel sa il fatto suo – ci ha detto Orlando Maini, che di esperienza ne ha da vendere – avete visto come ha fatto correre i suoi ragazzi verso il Fauniera? Tutti davanti e come è uscita la fuga ce ne ha messi due pronti ad aiutare Hayter in caso di necessità. Poi il ragazzo, Leo, è stato bravissimo e non ce n’è stato bisogno».

E anche ieri nel circuito finale, tra i vicoli di Pinerolo, la maglia rosa era in prima o seconda posizione, con un paio di compagni vicino. Poi si lasciava “sfilare” nelle prime 10-15 posizioni nel resto del circuito. Un’attenzione massima.

Sul Fauniera un controllo magistrale per il londinese (foto Isola Press)
Sul Fauniera un controllo magistrale per il londinese (foto Isola Press)

Capolavoro Fauniera

«E’ stato anche più “facile” per noi gestire il Fauniera con un vantaggio di quasi sei minuti – riprende Merckx – un vantaggio importante. Leo mi ha ascoltato. Non è mai andato oltre il limite. Gli ho detto di stare tranquillo, di non esagerare. Di concentrarsi sul suo passo. Se poi ai 5 chilometri ne avesse avuta, doveva spingere al massimo fino alla fine».

Ma Axel sembra sin troppo umile quando continua la sua analisi.

«Non mi aspettavo di vincere il Giro – riprende Merckx – e mi rendo conto che siamo stati anche fortunati. Alcune circostanze ci sono state favorevoli. Come il giorno di Peveragno. Se in quella fuga della Equipe Continental Groupama-FDJ  ci fosse stato dentro Van Eetvelt avremmo perso il Giro. La corsa per noi sarebbe finita lì. Invece proprio la Lotto-Soudal ha tirato molto per chiudere sui francesi.

«Ma le gare sono anche queste».

Leo Hayter festeggia sull’arrivo di Pinerolo, il Giro d’Italia U23 2022 è suo (foto Isola Press)
Leo Hayter festeggia sull’arrivo di Pinerolo, il Giro d’Italia U23 2022 è suo (foto Isola Press)

Abbraccio e pizza

Axel arriva in zona premiazione un bel po’ di tempo dopo il termine della tappa. Tra la deviazione delle ammiraglie, il parcheggio nella parte bassa di Pinerolo e il ritorno in cima allo strappo dell’arrivo c’era da fare una bella scarpinata. 

Quando giunge dietro al palco va a complimentarsi con i suoi ragazzi uno ad uno. Leo Hayter sta firmando delle maglie rosa. Lui arriva da dietro. I due si guardano e Axel lo abbraccia.

«Cosa ho detto ai ragazzi in questi giorni? Nulla, cosa potevo dirgli? Siamo venuti qui per vincere una tappa, invece ne abbiamo vinte due e portato a casa il Giro».

Intanto Hayter si gode il successo e finalmente non è costretto a mangiare la solita pasta dopo l’arrivo. Sul Fauniera, scherzando, ci faceva delle smorfie davvero poco invitanti e ci diceva: «Tomorrow pizza… of course (domani una pizza, sicuro, ndr)».

«Voglio ringraziare la squadra – ha detto Hayter – i ragazzi hanno fatto un grande lavoro (cosa ribadita a caratteri cubitali anche sulle sue pagine social, ndr). Non credo che cambi molto per me, però dopo questa vittoria sono più convinto dei miei mezzi.

«Questa vittoria è stata una sorpresa. Adesso spero di fare bene al Tour d’Alsace e al Tour de l’Avenir».

Neanche Axel Merckx avrebbe pensato di giocarsi il Giro U23

14.06.2022
5 min
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Ed ecco un altro ragazzo che passa per le mani di Axel Merckx. Leo Hayter è uno dei numerosi corridori di classe che il diesse belga ha lanciato con la sua squadra americana, la  Hagen Bermans Axeon.

Nel dopo tappa di ieri, una mezz’oretta dopo l’arrivo del suo pupillo, lo abbiamo visto risalire l’ultimo chilometro in sella ad una delle bici di scorta. Aveva con sé una giacca a vento. Con una mano reggeva il manubrio e con l’altra il pasto da portare a Leo.

Axel già ci aveva parlato del suo team affiliato negli Stati Uniti. Mentalità (e sede operativa) belga, ma con l’innovazione e la leggerezza “made in Usa”, se così possiamo dire. 

Axel Merckx con Leo Hayter dopo l’arrivo di ieri
Axel Merckx con Leo Hayter dopo l’arrivo di ieri
Axel, complimenti. Vi aspettavate un successo del genere?

No, no… Anzi, sicuramente no! Ero già molto felice per la vittoria di tappa dell’altro giorno a Pinzolo. Oggi (ieri, ndr) aspettavamo cosa sarebbe successo. Era una frazione così dura e decisiva per il Giro d’Italia U23 che anche per questo volevamo vedere la reazione di Leo dalla tappa del giorno prima.

Nella quale comunque aveva speso tanto…

Però andava meglio man mano che passavano i chilometri. E anche verso Santa Caterina Valfurva è andata così. Ha fatto un grande numero.

Dopo Pinzolo, Hayter ci aveva detto che non conosceva i suoi limiti e che il Mortirolo sarebbe stato un test importante per lui. Un’occasione per testarsi.

In effetti è stato un super test. Sia per la prestazione in salita in sé per sé, sia per le sei ore di corsa. Sei ore di bici (compresi i 40′ di trasferimento, ndr) tra gli under 23 non si vedono tutte le settimane. E’ stata una tappa molto dura. E lo si vede con i distacchi e con la gente che continua ad arrivare. In situazioni così, quando sei il più forte, nel finale puoi fare la differenza ancora di più.

Dall’ammiraglia gli hai dato dei consigli? Gli hai suggerito te quando partire?

No, è lui che ha deciso. Io poi non ero nelle sue gambe! Gli ho dato solo i distacchi e volevo essere sicuro che si alimentasse. Quindi gli dicevo di mangiare e di bere. Volevo che arrivasse più fresco possibile all’ultima salita. Poi sarebbe stata una lotta uomo a uomo. E’ un numero tutto suo.

La Hagens Berman Axeon aveva controllato la corsa già ieri. Adesso per loro si farà più dura (foto Isola Press)
La Hagens Berman Axeon aveva controllato la corsa già ieri. Adesso per loro si farà più dura (foto Isola Press)
Adesso siete qui a giocarvi il Giro, ma eravate partiti con questa idea?

No, eravamo partiti per vincere una tappa. Per questo prima ho detto che ero contento già dopo Pinzolo. A volte serve anche un po’ di fortuna. Lo scorso anno eravamo qui per fare bene nella generale e al primo giorno abbiamo perso due corridori e solo uno è arrivato alla fine. Adesso, abbiamo vinto la Strade Bianche di Romagna prima del Giro e in tre giorni abbiamo portato a casa due tappe e abbiamo la maglia rosa.

Già, la maglia rosa. Cambierà il vostro Giro?

Sì, adesso cambia la corsa per noi. 

E come sarà la strategia?

La prima cosa è recuperare. La tappa di domani e il giorno di riposo dovrebbero aiutarci. Poi dovremo controllare il più possibile, ma con cinque corridori sarà difficile. Però se Leo mantiene questa gamba, direi che siamo messi bene. Ma attenzione, il Giro è ancora lungo e possono succedere tante cose. Vediamo giorno per giorno, dai…

Axel, come hai scoperto questo ragazzo? Sappiamo che hai un certo feeling con i corridori inglesi (anche Tao Geoghegan Hart è passato dalle sue mani, e ce ne sono tre in squadra, ndr)…

Leo aveva conquistato la Liegi U23 l’anno scorso. L’avevo visto vincere e poi sono venuto a sapere che era senza un contratto, che non sarebbe rimasto alla Dsm. Io avevo ancora un posto libero in squadra e così l’ho preso subito. 

Axel aveva portato i suoi ragazzi in ritiro a Castagneto Carducci, in Toscana, a febbraio (foto Instagram)
Axel aveva portato i suoi ragazzi in ritiro a Castagneto Carducci, in Toscana, a febbraio (foto Instagram)
Come mai?

Perché avevo visto come aveva vinto. Si vedeva che avesse talento e che poteva diventare un grande corridore. Però anche io non pensavo che fosse così forte. Ma è tutto merito suo, perché ha fatto una grande lavoro da questo inverno e tanta fatica oggi. Noi siamo qui per aiutarlo.

Cosa ti ha colpito di questo ragazzo?

Come ha reagito alle difficoltà. Ha avuto un po’ di sfortuna all’inizio dell’anno perché ha avuto il Covid ed è stato fermo e questo lo ha messo fuori forma per qualche mese. Ma adesso, proprio al Giro, sta ritrovando la gamba buona. Magari anche perché all’inizio della stagione è andato meno forte e ha corso meno, adesso è più fresco dei suoi competitor.

Già si fanno i paragoni con il fratello. Ethan è più pistard, nonostante tenga in salita. Leo è più scalatore: è così?

Sì è così, ma non mi sembra giusto paragonarlo al fratello. Penso che Leo sia il corridore che è. Ha un grande talento e lo ha dimostrato anche oggi. Pensiamo a questo fine settimana, a come si mettono le cose, a come si comporta con la maglia addosso e con la squadra. E poi vediamo sabato sera.

Il primo giorno che lo hai avuto è stato questo inverno?

Sì, abbiamo fatto un ritiro proprio in Italia, a Castagneto Carducci. E’ stato un contatto molto buono con lui e con il resto del team. Penso che abbiamo una squadra buona e molto forte quest’anno. Ripeto, non credevo fossimo così forti con lui già adesso, ma meglio per noi!