Moscon ritrova la fiducia, il sorriso e… l’italiano

05.12.2021
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C’era anche Moscon ieri sul volo di rientro dal Kazakhstan alla Spagna e nella valigia, oltre allo stupore per gli scenari mai visti prima, Gianni portava un carico di entusiasmo tutto nuovo, fresco, leggero. Dopo il 2021 delle vittorie di primavera, del Giro corso in grande supporto di Bernal e la Roubaix sfuggita di mano per sfortuna e forse per qualche errore tecnico, il trentino ha voltato pagina. Te ne accorgi da tante spie. Dal tono di voce. Dalla rapidità con cui risponde ai messaggi. Dal fatto di essere uscito da un cono di luce non suo. Si riparte e non da zero. E ha ragione Velasco quando dice che gli sembra di trovarsi nella Zalf in cui corsero assieme.

«Sei anni nel gruppo Ineos sono tanta roba – dice Moscon –  ma non ho nessuna nostalgia. Si chiude un ciclo. Resto in contatto con gli amici, non è un addio. L’ambiente è sempre quello del ciclismo. Ma nella nuova squadra respiro tante sensazioni positive. Sembra davvero lo spirito di quando eravamo dilettanti, l’entusiasmo di quando ogni cosa ti sembra nuova. Credo che l’Astana sia più a misura mia, un ambiente familiare. La forte componente italiana fa la differenza. E vedo in tutti la voglia di tornare a essere una grande squadra».

Moscon ha ritrovato l’equilibrio in una squadra a misura d’uomo e nella sua campagna (foto Instagram)
Moscon ha ritrovato la serenità in una squadra a misura d’uomo (foto Instagram)

Un viaggio impegnativo

Il viaggio è stato impegnativo, come ha raccontato Velasco. Sei ore di volo da Francoforte e cinque ore di fuso guadagnate. Sono sbarcati alle quattro del mattino, la seconda notte sono andati a dormire tardi e il volo di rientro era all’alba. Hanno dormito a dire tanto per due ore, recuperando semmai in aereo. Alle tre del pomeriggio di ieri sono arrivati in Spagna e sono usciti a fare un giretto in bici, per resistere alla tentazione di addormentarsi.

Che effetto ti fa essere in una squadra in cui si parla italiano?

Molto bello, è un valore aggiunto che ti fa sentire a casa. E’ quello che cercavo.

Si poteva cambiare prima?

E’ stato giusto fare sei anni, che per vari motivi sono stati proficui. Ma era arrivato il momento di cambiare, di rimettersi in gioco in una squadra che ha voglia di riscatto. Mi volevano da sempre, avevamo già parlato altre volte. Quando però si sono fatti sotto quest’anno, erano davvero determinati e mi hanno proposto un bel progetto. Trovo un ambiente in cui credono in me al 100 per cento ed è motivante rispetto a quando questa fiducia non era più al massimo.

Le cadute di Roubaix hanno fatto più male al morale o al fisico?

Al morale, al fisico non mi sono fatto niente (ride, ndr). Esco comunque da una stagione positiva. Con tre vittorie, sono tornato ai miei livelli dopo due anni difficilissimi. Il 2020 è stato un buco nero. Peccato per lo scafoide rotto a Kuurne a marzo, sarebbe stata una stagione anche migliore. Era importante fare un buon anno e mi ha dato tanta fiducia.

Quando hai deciso per Astana?

Sarà stato metà agosto, ma non mi ha distratto né mi ha dato motivazioni diverse. Corro innanzitutto per me stesso, per dare il massimo, a prescindere dalla maglia che indosso. E comunque la Ineos è sempre stata corretta nei miei confronti, era giusto dare il massimo sino alla fine.

Come si è svolta la trattativa?

Se ne è occupato Lombardi, che mi aggiornava passo dopo passo. Quando poi abbiamo preso la decisione, mi sono sentito con Vinokourov e Martinelli e a fine settembre ho firmato il contratto.

Settimo ma protagonista alla Coppa Sabatini: con lui c’è Valgren, che vincerà
Settimo ma protagonista alla Coppa Sabatini: con lui c’è Valgren, che vincerà
Che cosa potrà darti Martinelli?

Sicurezza, esperienza e fiducia, che è importantissima perché il corridore dia il massimo. Sto notando una cosa molto positiva e cioè che ci seguono passo dopo passo anche negli allenamenti. Se c’è da correggere qualcosa, te lo fanno notare in tempo reale ed è il segreto del successo. Se invece ti viene dato un programma e devi seguirlo da solo, può capitare che ti allontani dalla linea e arrivi in corsa che non vai come dovresti.

Cosa ti pare del gruppo dei corridori?

Giovani ed esperti, un bel mix, con Vincenzo (Nibali, ndr) che è un riferimento per tutti. Con lui ho un bel rapporto, ci conosciamo da diversi anni. Un’amicizia nata nel ciclismo, ho sempre avuto molta stima nei suoi confronti. Allenarsi con lui, per me che sono cresciuto guardando le sue gesta, non ha prezzo

Attento a come parli, potrebbe pensare che tu gli stia dicendo che è vecchio…

Non è quello (ride, ndr), il fatto è che ha sempre vinto tanto. Quando io ero junior, lui aveva già vinto la Vuelta. Al mio primo anno da under 23, ha vinto il Giro. E’ sempre stato un riferimento.

Con Nibali sempre un buon rapporto: qui al Giro dell’Appennino, nel 2018 leader insieme a Innsbruck
Con Nibali sempre un buon rapporto: qui al Giro dell’Appennino, nel 2018 leader insieme a Innsbruck
Con chi dividi la camera in ritiro?

Con Leonardo Basso, che è un altro valore aggiunto per la squadra. Sa fare il suo lavoro ed è un amico giù dalla bici.

Hai già un’idea di programma o delle corse che vorresti fare?

Ne ragioneremo qui in Spagna. In assoluto direi le classiche e poi uno o due Giri in supporto del leader e pensando alle tappe. Ma è tutto in fase di lancio. Ho iniziato da un paio di settimane a pedalare sulla nuova bici e qui ne approfitteremo per sistemare le misure. Si deve assettare tutto, per essere pronti a correre all’inizio dell’anno.

Cenghialta e il diesse WorldTour: prima dei corridori c’è l’ufficio

27.11.2021
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I direttori sportivi non staccano e, se lo fanno, non è certo adesso. Dopo averne parlato con Bruno Cenghialta, uno degli uomini di Martinelli alla Astana, il quadro è piuttosto lucido e racconta di una realtà… aziendale in cui guidare gli atleti fa parte del pacchetto, ma non è tutto. Per questo e per il notevole numero di corridori di cui è composto un team WorldTour, è un bene che i direttori abbiano un ristretto numero di atleti con cui lavorare.

Ciascuno ha le sue mansioni extra sportive. C’è chi si occupa dei mezzi. Chi della logistica. Qualcuno del calendario. E qualcuno delle bici. Cenghialta si occupa dell’abbigliamento da gara: dalle scarpe ai caschi, nulla escluso. Anche ora che si lavora per la preparazione in Kazakhstan, c’è da predisporre le nuove divise.

«Si parte il 2 dicembre – dice – si sta un paio di giorni e poi si va in Spagna. Dopo diventa più facile, anche se per modo di dire. Ormai una squadra WorldTour è un’azienda. Cominciò tutto dopo il Team Sky, che ha cambiato le abitudini e costretto gli altri ad adeguarsi. E così bisogna dividersi i compiti. Non è solo guidare la squadra, ognuno di noi ha altre 5-6 mansioni. Anche se dirigere i corridori è l’aspetto prioritario. Perciò dopo che a dicembre s’è fatta la prima consegna dei materiali, si comincia a parlare di corse…».

Gregario di lusso

Cenghialta veleggia verso i sessanta, ma non lo diresti. Sempre tirato, alto, scuro di carnagione e nero di capelli, è stato corridore dal 1986 al 1998 e ha scritto le cose migliori con la maglia dell’Ariostea, quella della Gewiss e anche quella della nazionale. Per mestiere tirava in favore degli altri, ma si portò a casa una tappa al Tour del 1991 e anche un secondo posto all’Amstel. Correva con la stessa serietà che serve per fare il tecnico e infatti da tecnico si è rivelato ugualmente una sicurezza. Raccolse il testimone della Ballan, da cui nacque la Alessio in cui sarebbe dovuto passare professionista Nibali (fu Bruno ad adocchiarlo per primo). Ma la squadra si sciolse ed entrambi – lo Squalo e il vicentino – approdarono alla Fassa Bortolo. All’Astana c’è arrivato dopo l’Acqua e Sapone e il lavoro con Riis alla Saxo Bank. Lui un certo modo di fare ciclismo lo ha visto vincere e lo racconta.

Di programmi si comincia a parlare in ritiro?

Diciamo che Martinelli e Shefer fanno la prima scelta di gare, all’80 per cento. Non puoi prescindere da Giro, Tour e Vuelta. Poi ne aggiungiamo altre per necessità e per scelta. In mezzo ci sono i training camp, che vanno previsti in base ai programmi. Loro due iniziano, poi ci riuniamo, valutiamo e quando è tutto a posto, approviamo. In modo che nel ritiro di dicembre se ne inizia a parlare con i corridori.

Martinelli e Shefer individuano le corse. Mazzoleni (a sinistra) calibra la preparazione
Martinelli e Shefer individuano le corse. Mazzoleni (a sinistra) calibra la preparazione
Può capitare di cambiare qualcosa?

Qualche aggiustamento si fa sempre ed è una delle fasi fondamentali. Come è fondamentale azzeccare la programmazione dei ritiri. L’anno scorso ad esempio abbiamo risentito tantissimo dell’assenza di quello di dicembre, annullato causa Covid. Saltammo una fase importante di lavoro che ci avrebbe permesso di essere più aggressivi nelle prime corse. I preparatori in questa fase sono importantissimi. Alcuni corridori andranno via dal primo ritiro con le date già totalmente definite.

Quindi il ritiro di dicembre per voi non è il classico momento in cui finalmente ci si ritrova e, pur dovendo lavorare, si molla un po’ la tensione…

Noi in ritiro siamo a tutta, la sera arriviamo sfiniti. Seguiamo gli allenamenti, poi di pomeriggio o quando si può facciamo i colloqui individuali con i corridori. Ci facciamo dire cosa hanno fatto fino a quel punto, raccogliamo i dati degli allenamenti, vediamo se ci sono correttivi da fare. Dicembre è fondamentale, perché si costruisce la base forte dell’allenamento e si crea il dialogo con i ragazzi.

E poi è l’unico ritiro in cui ci sono tutti, giusto?

Esatto. Quando faremo il ritiro di gennaio, alcuni saranno già partiti per l’Argentina. E quest’anno va anche bene. Ci sono stati anni, in cui a gennaio partiva il gruppo per l’Australia, mentre quelli della Vuelta a San Juan, poi restavano fuori fino al Tour Colombia. Per questo a dicembre si fanno tutte le foto. Pensate che l’anno scorso al ritiro di gennaio vidi il canadese Perry e poi non l’ho incrociato più sino a fine anno. E ora ha smesso e chissà se lo vedrò mai più.

La Astana 2022 ritrova due talenti di ritorno dopo scelte e parabole diverse: Lopez e Nibali
La Astana 2022 ritrova due talenti di ritorno dopo scelte e parabole diverse: Lopez e Nibali
Per questo lavorate con piccoli gruppi?

E’ l’unico modo. Ogni inizio di settimana, il lunedì o il martedì, facciamo dei meeting in cui li valutiamo e condividiamo le osservazioni con gli altri. E se hanno corso sotto la guida di altri direttori, ognuno riferisce ai tecnici di riferimento, perché siano aggiornati su tutto. In questo modo sai come stanno andando e come aggiornare la preparazione.

Era più facile alla Alessio, dì la verità…

Sono mondi diversi, ora è tutto più impegnativo, ma per contro è più facile calcolare e prevedere. Allora si faceva tutto per coprire al meglio la doppia attività. Poi è arrivata Sky. E adesso ci sono giorni che sei in tutto il mondo e volendo potresti fare di più…

Garofoli, purosangue nelle mani di “Martino” e dell’Astana

23.11.2021
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Gianmarco Garofoli ha appena 19 anni, ma è già una “vecchia” gloria. Il marchigiano di Castelfidardo lo abbiamo imparato a conoscere in questa stagione: dal Giro U23 all’Avenir, dal Val d’Aosta agli assaggi di professionismo con la sua (allora) Development Team Dsm.

Già, allora. Garofoli infatti passerà nella fila della neonata Astana Qazaqstan Development Team. A volerlo, e non con poca voglia, è stato Giuseppe Martinelli. Ma forse sarebbe meglio dire che si sono incontrati.

Garofoli ha esordito con la Dsm quest’anno. Spesso si è messo a disposizione della squadra, soprattutto al Giro U23 (foto Team Dsm)
Garofoli ha esordito con la Dsm quest’anno. Spesso si è messo a disposizione della squadra, soprattutto al Giro U23 (foto Team Dsm)

Astana nel destino

«Con Martinelli – racconta Garofoli – ho un buonissimo rapporto. Ci conosciamo sin da quando ero uno juniores tanto che già a quei tempi feci un ritiro con l’Astana a Calpe. Ma poi optai per il Development Team Dsm.

«Questa stagione, la mia prima tra gli under 23, è stato un bell’anno alla fine, però già all’Avenir ho iniziato a pensare di cambiare. C’erano delle distanze culturali tra me e la squadra, se così si può dire. La scuola italiana è molto diversa dalla loro. E così ho chiesto aiuto anche a Martino. Si è presentata l’occasione della loro continental e ne ho approfittato».

Secondo al Val d’Aosta, Garofoli festeggia con suo fratello Gabriele
Secondo al Val d’Aosta, Garofoli festeggia con suo fratello Gabriele

Investimento all’estero

Garofoli non rinnega l’anno passato all’estero. Anzi… Soprattutto per chi come lui vuole fare il corridore di alto livello è stato un vero investimento. Al pari di uno studente universitario che fa l’Erasmus. Oggi un’esperienza così è quasi imprescindibile.

«Vero – riprende Garofoli – mi ha fatto bene. Ho imparato l’inglese, ho imparato ad essere più autonomo e in generale a svolgere il mio lavoro da ciclista professionista. Comunque è un bell’ambiente per crescere».

 

«Sono stato più io che da italiano ho avuto qualche difficoltà. Pensandola in ottica futura, queste incompatibilità potevano emergere più spesso: allenamenti, gare da fare… Tanto che anche loro, in Dsm, alla fine sono stati d’accordo nel cambio di squadra».

Ancora Giro della Valle d’Aosta: il marchigiano ormai stremato in prossimità di Cervinia. Una vera impresa d’altri tempi
Ancora Giro della Valle d’Aosta: il marchigiano ormai stremato in prossimità di Cervinia. Una vera impresa d’altri tempi

Giro e Tour

Martinelli non vede l’ora di lavorare con Garofoli. Martino e i giovani sono un connubio sempre più imprescindibile. Il tecnico bresciano prima di altri ci aveva parlato dell’importanza di avere un vivaio. Di ragazzi da “plasmare”. Di Garofoli Martinelli conosce anche la famiglia e sa bene i valori extra ciclistici del ragazzo. Valori sui quali poter lavorare con una certa serenità.

«A 18 anni – dice Garofoli – scelsi a scatola chiusa la Dsm Development. Vedevo questo team straniero come un’opportunità grandiosa, una motivazione… come di fatto è stata. Firmai per due anni pensando ad un certo periodo di maturazione. Me ne è bastato uno, ne sono convinto».

«Adesso con l’Astana è come tornare un po’ a casa. Un altro ambiente. C’è Mazzoleni con il quale ho lavorato in passato e molti italiani. Farò qualche gara WorldTour. Magari quelle meno importanti e farò con la Development le corse maggiori. E poi ho un sogno. Fare Giro e Tour. E farli bene…

«A me piace correre in un certo modo. Nella tappa che ho vinto a Cervinia (noi c’eravamo, ndr) ho faticato tantissimo nel finale. Mi dicevano: “se fossi partito nell’ultima salita anziché a 70 chilometri dall’arrivo avresti guadagnato di più”. Ma a me non importava. Io volevo dare spettacolo. Per me il ciclismo è anche questo».

E se ci dovesse riuscire anche nei pro’… Una cosa è certa, Martinelli avrà pane per i suoi denti con questo ragazzo, un vero purosangue.

«La continental dell’Astana? Idea di Vino», parola di Martinelli

19.11.2021
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Ecco una nuova continental nel panorama internazionale e dei giovani in particolare: l’Astana Qazaqstan Development Team. Un team che vuole essere a tutti gli effetti una protuberanza della WorldTour, come per la Jumbo-Visma o le squadre francesi. 

Ne parliamo con Giuseppe Martinelli. Il “Martino” nazionale da anni predica l’importanza di lavorare coi giovani, di avere un diretto bacino cui attingere e ancora di più poter lavorare. 

Il Kazakistan U23 prima del via dei mondiali di Leuven. Molti di loro faranno parte della continental
Il Kazakistan U23 prima del via dei mondiali di Leuven. Molti di loro faranno parte della continental
“Martino”, come nasce l’idea della continental?

Un’idea voluta da Vinokourov più che da me. Tutto il mondo sa quanto mi piaccia lavorare coi giovani, ma questa idea Vino ce l’aveva già nel 2020. Poi è successo tutto quel che è successo con il suo “allontanamento” dalla dirigenza e il successivo ritorno. E questa estate appena si è sbloccato tutto, da metà agosto è partito il progetto.

Un progetto fortemente voluto dunque…

Vogliamo che acquisisca un livello internazionale, ma per questo bisogna “partire lunghi”. Ci sono squadre che hanno il team development da anni. Noi abbiamo perso molto tempo. Partire ad agosto non è stato facile. Così come non è stato facile trovare dei corridori competitivi. Anche se la nostra idea non è tanto quella di prendere gente già pronta, ma di farla crescere. Bisogna ritrovarselo dentro casa il talento, non andarlo a scoprire.

Chiaro, l’idea è quella di formare il corridore

Esatto. Se lo prendi da altri non dico che sbagli, ma di sicuro è diverso. Non te lo sei formato tu.

Quindi Astana Qazaqstan e Astana Qazaqstan Development Team lavoreranno a braccetto?

Sì, sì. Loro avranno gli stessi preparatori, gli stessi medici, mezzi e personale della WorldTour… Sarà un continuum della prima squadra. Solo i diesse saranno diversi e neanche del tutto.

Cioè?

Lì seguirà Serguei Yakovlev e Alexandr Shushemoin, ma un occhio ce lo butteremo anche noi.

Avete preso Manzoni e Maini: loro seguiranno la continental?

Saranno con la WorldTour ma saranno un po’ più vicini alla continental, ma come tutti del resto… A parte “Martino” che è vecchio e resta solo sulla WorldTour! Scherzi a parte se fossimo partiti un po’ prima magari saremmo riusciti a fare un qualcosa di più, ma a Vino interessava molto e siamo andati avanti lo stesso.

Ci sarà uno “scambio” di atleti, nel senso che i ragazzi più in forma e meritevoli potranno correre con la WorldTour?

Certo! Ed è quello che fanno anche gli altri team. L’esempio maggiore che mi viene in mente è la Jumbo con Vingegaard alla Coppi e Bartali. Un qualcosa che mi è piaciuto molto.

Avete una base logistica, una struttura “tuttofare” stile Groupama-Fdj?

Astana ha la sua base logistica a Nizza ed è lì che staranno i ragazzi. 

Quanti corridori ci saranno?

Undici. Come sapete essendo Astana un team kazako la maggior parte dei ragazzi, cinque, sarà di questa nazionalità. Tra gli altri ci saranno anche due colombiani, uno dei quali è il fratello di Miguel Angel Lopez, un austriaco, un francese e un italiano, Gianmarco Garofoli. Ragazzo nel quale credo molto e sul quale voglio lavorare proprio perché è per certi aspetti acerbo. E si ha il tempo appunto di lavorarci su.

Li vedremo già nei ritiri?

In quello di dicembre non credo. Almeno non tutti. Chi arriva da lontano può stare bene a casa, ancora. Ma in quello di gennaio sicuramente sì. Lavoreranno con i grandi.

Se fra un anno dovessimo rifare questa intervista saresti contento se…?

Se saremo riusciti a lavorare bene con i ragazzi. Se saremmo riusciti a renderli pronti per il WorldTour. In tanti vengono catapultati di qua come talenti arrivati. E invece non è così. La nostra continental vuole essere una scuola.

Conti va all’Astana: grandi motivazioni, ma risalita dura

08.11.2021
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Conti va all’Astana. Lo aspettano Martinelli che l’ha fortemente voluto e Orlando Maini che l’ha guidato nei primi anni di professionismo e lo chiamava “il cinno” che in bolognese significa “il bimbo”. Conti va all’Astana perché lì dove stava non avrebbe tirato più fuori un ragno dal buco. E’ sempre difficile dire per quale motivo un ragazzo di talento perda inesorabilmente la strada, ma il suo è stato per un paio di anni di troppo il caso più lampante. E quando in certe squadre passa il concetto che forse ti sei un po’ adagiato, è un attimo ritrovarsi a tirare e poi basta.

«In realtà – dice il romano che vive a Monaco – non mi hanno mai limitato. Però è chiaro che quando vai a correre e in squadra hai gente come Ulissi, Hirschi, Pogacar e Rui Costa, ti tocca fare il gregario. E io lo ammetto che mi sono adagiato. Prima nel ruolo di gregario, che in squadra faceva anche comodo. Mentre negli ultimi due anni ho mollato la presa, mi sono lasciato andare. Era necessario cambiare…».

Il finale di stagione non è stato dei migliori, serviva voltare pagina
Il finale di stagione non è stato dei migliori, serviva voltare pagina

Novembre in Valpolicella

L’approccio è maturo, Valerio ha sale in zucca e alla fine, ambizioso com’è sempre stato, il primo a… rosicare per prestazioni non all’altezza era proprio lui. Voltare pagina era una necessità impellente e alla fine l’ha fatto. In questi giorni e per tutto il mese, Conti, la sua compagna e la figlia Lucrezia nata a Monaco il 4 settembre, si sono trasferiti in Valpolicella. Michela è di qui e da queste parti ci sono spazi superiori a quelli del piccolo appartamento monegasco. E mentre i nonni materni si godono la nipotina, il corridore di casa ha ripreso ad andare in palestra e sulla mountain bike.

Perché cambiare?

Perché dopo otto anni, sempre con le stesse persone e gli stessi programmi, gli stimoli erano calati. Cambiare squadra significa tornare un po’ indietro, avere qualcosa da dimostrare. Come quando sei neoprofessionista. Ritrovo Maini e già abbiamo iniziato a ridere, perché con lui il buon umore è assicurato. Sono tutti italiani e questa serie di cose mi sta riportando una bella motivazione. Conosco bene la nutrizionista, con cui lavoravo in passato. Mi piace poter parlare di tutto liberamente, relazionarmi con le persone sulla base delle sensazioni e non dei numeri. Anche alla Lampre era così, poi sono arrivati i soldi ed è cambiato tutto. Ma lo stesso, la risalita non sarà facile.

Si scioglie il terzetto: in Uae rimangono Formolo e Ulissi
Si scioglie il terzetto: in Uae rimangono Formolo e Ulissi
Cosa c’è di difficile?

Quando molli, tralasci tanti aspetti. C’è da lavorare su tutti i punti, dall’alimentazione alla palestra, passando per la bici e l’allenamento. Ma mentre negli ultimi tempi salivo sulla bici che ero già stanco mentalmente, ora ho voglia di allenarmi.

Cosa ti chiede l’Astana?

Martinelli mi conosce bene e mi ha voluto. Sa che la base è buona, perché ho corso per tanti anni nelle categorie giovanili con suo figlio Davide. Vogliono che adesso mi metta in luce, anche se i programmi si faranno in ritiro e da quello si capirà tanto. Ma se potessi esprimere un desiderio, mi piacerebbe correre qualche classica in più. In questi anni, avevo davanti così tanti campioni, ne ho fatte sempre poche. E poi il Giro, che per me resta speciale.

La maglia rosa del 2019 può essersi ritorta contro?

E’ stata una fase bellissima, che mi ha fatto capire tante cose, ma non penso che mi abbia cambiato, nel bene o nel male. Certo da quei giorni le aspettative sono state più alte, ma ora voglio rialzarmi e ripartire da lì.

La mano della piccola Lucrezia in quella di Valerio: il 4 settembre Conti è diventato papà (foto Instagram)
La mano della piccola Lucrezia in quella di Valerio: il 4 settembre Conti è diventato papà (foto Instagram)
Nel 2020 è mancato Antonio Fradusco tuo tecnico da ragazzino e tuo consigliere fisso…

Antonio mi dava sempre consigli, mi è stato accanto fino al 2019 e credo che quell’anno, il migliore da quando corro, sia stato per lui una grande soddisfazione. Mi scriveva tutti i giorni, era una presenza fissa e magari aver perso un riferimento così in qualche modo l’ho pagato. Non voglio trovarmi la scusa, si vive al presente, ma anche se Martinelli e Maini sono della stessa pasta, uno come Fradusco non lo troverò più.

Nel frattempo è arrivata una bambina.

Non dirò come tanti che mi ha stravolto la vita, ma è bellissimo rientrare a casa e capire che lei c’è. E ho la fortuna che Michela sia una mamma eccezionale. E’ una bellissima novità. E’ tutto bellissimo. Per questo nuovo inizio non potevo chiedere uno scenario migliore.

Maini e Manzoni, il tempo è sempre galantuomo

23.10.2021
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Se da un lato c’è Vinokourov che richiamando Shefer ha ricomposto il gruppo dei suoi fedelissimi, dall’altra Martinelli ha potuto inserire nell’Astana del prossimo anno due tecnici italiani che ben conosciamo e che potrebbero ricreare nella squadra quel clima di famiglia che la aveva contraddistinta negli anni dei trionfi di Nibali e Aru.

Orlando Maini e Mario Manzoni dal prossimo anno si aggiungeranno appunto al tecnico bresciano, a Zanini, Cenghialta, Fofonov, Shefer e Yakovlev.

Una coppia storica

A quelli di noi con più anni sulle spalle, l’accoppiata Martinelli-Maini riporta alla memoria l’indimenticabile triennio 1997-1999 della Mercatone Uno. Per ricomporre il fantastico trio mancherebbe soltanto Alessandro Giannelli, che da qualche anno è uno delle colonne portanti di RCS nell’organizzazione del Giro d’Italia.

Manzoni ha seguito il Giro di Polonia con il cambio ruote Vittoria. Qui è con Canola, suo corridore alla Nippo-Fantini
Manzoni ha seguito il Polonia con il cambio ruote Vittoria. Qui è con Canola, suo corridore alla Nippo

Mentre Martino dall’ammiraglia seguiva il Panta nella scalata del Galibier, sulla cima del passo Maini lo aspettava per passargli la mantellina. Quel giorno e in tutti quelli prima e dopo, scrissero insieme la storia del ciclismo. Per cui in qualche misura eravamo tutti in attesa che Martinelli riuscisse a coinvolgere l’amico in un suo progetto, dopo che lo stesso era stato messo giù in modo poco elegante quando la Lampre divenne Uae.

«Fra noi non c’è solo amicizia – dice Maini – ma anche un comune modo di lavorare. Ci assomigliamo nell’interpretare le cose, nel mondo del ciclismo sanno che siamo quasi come fratelli. Se siamo liberi, ad agosto ci troviamo per qualche giorno a Cesenatico, c’è un rapporto anche tra le famiglie».

Orlando Maini, che nel 1992 aveva guidato Pantani alla conquista del Giro d’Italia dilettanti, fu parte integrante della Mercatone Uno del Pirata
Maini, che nel 1992 guidò Pantani alla conquista del Giro dilettanti, fu parte della Mercatone Uno del Pirata

Diesse vecchio stampo

Negli ultimi mesi, sia pure avendo rassegnato le dimissioni a fine giugno, Maini ha diretto il team Beltrami-Tsa

«Ho dato le dimissioni – spiega – con l’impegno di arrivare a fine stagione. La mia priorità, prima ancora di essere un direttore sportivo, è di essere un uomo. Sono vecchio stampo, che forse non va neanche più tanto di moda, ma mi piace esserlo. Perciò ho assicurato che avrei finito la stagione con la massima professionalità, perché credo che le persone corrette si comportino così. Dando la possibilità alla squadra di andare avanti e organizzarsi. Le ultime corse che abbiamo fatto sono state quelle di Pozzato, che ci ha invitato e che ha fatto davvero una gran cosa».

Da Vittoria all’Astana

Alla storia di Martinelli e Maini è legato, sia pure indirettamente, anche Manzoni. Vincitore per distacco della tappa di Cava dei Tirreni al Giro del 1997, in televisione la sua impresa quasi non venne mostrata. Alle sue spalle infatti Pantani era caduto per il famigerato gatto del Chiunzi e le telecamere rimasero su di lui, seguito in ammiraglia da Martinelli, e il suo calvario.

Di lui vi abbiamo raccontata a inizio 2021, quando la Bardiani non lo ha confermato. Avevamo raccontato la sua versione e quella di Reverberi, poi avevamo visto il tecnico bergamasco entrare in contatto con la Global6Cycling, continental creata da Manuel Bongiorno e dal suo amico James Mitri. In qualche modo la sua storia ricalca quella di Maini e di altri tecnici discreti, poco amanti della ribalta, ma molto bravi nel rapporto con gli atleti, cui questa discrezione viene a volte rinfacciata come un segno di debolezza.

«Mi hanno chiamato un mese fa – racconta – la scorsa settimana ho firmato. E’ stato un anno difficile comunque, la chiamata di Martino ha migliorato il tutto. Con la continental le cose non sono andate e a un certo punto ho preferito fare un passo indietro. Ma ho avuto quello che mi spettava, niente da dire. Ho lavorato con il cambio ruote Vittoria. Ho fatto qualche corsa con la commissione tecnica della Lega Ciclismo. In un modo o nell’altro è stato un anno di crescita, perché ho vissuto il mio mondo però da altre angolazioni e non sempre è un’esperienza possibile».

Mario Manzoni, Damiano Cunego, Davide Bramati, Giro d'Italia 2016
Manzoni con Damiano Cunego e Bramati al Giro d’Italia 2016, quando Mario era tecnico della Nioppo-Fantini
Manzoni con Damiano Cunego al Giro d’Italia 2016, quando Mario era tecnico della Nioppo-Fantini

La chiamata di Martino

La telefonata gliel’ha fatta Martinelli, che ci piace immaginare come l’architetto che sa esattamente quali elementi inserire nella squadra perché sia bella, funzionale e potente.

«Mi ha chiamato – sorride Manzoni – e mi ha detto: “Avrei bisogno di un aiuto, di un gregario”. Per portare di nuovo la mentalità che lui era riuscito a creare nella squadra di qualche anno fa. Per ricreare un clima di famiglia. Un ambiente costruttivo e competitivo, ma anche familiare e disponibile. Non me la sono tirata neanche un secondo».

Tra gli argomenti di fine ritiro (l’Astana si è ritrovata per le solite formalità da mercoledì a venerdì a Montecatini Terme), giusto ieri è saltata fuori anche la necessità di mettere mano alla squadra continental, in cui arriverà a breve anche Gianmarco Garofoli, uscito dal Team Dsm. La struttura va ricreata e non è peregrino immaginare il coinvolgimento di entrambi con un ruolo di controllo. Ma tutto per ora è fermo su carta. Il prossimo ritiro si farà a dicembre in Spagna e per allora i ruoli saranno tutti definiti.

EDITORIALE / Astana, il segreto si chiama Martinelli

11.10.2021
5 min
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Chi lascia la Deceuninck-Quick Step non vince più. Si dice così in gruppo: lo sapete, no? I corridori ti spiegano perché, i maliziosi di professione fingono di crederci. Eppure la squadra belga non è un caso isolato. Anche chi lascia l’Astana smette di vincere, ve ne siete accorti?

Nibali ha vinto l’ultima grande corsa a tappe del 2016 prima di passare al Team Bahrain-Merida, con cui ha vinto un Lombardia e la Sanremo. Passando nel Uae Team Emirates, Aru ha smesso di essere il campione di cui tutti si erano innamorati e lentamente ha finito con lo spegnersi. Diego Rosa, grande gregario che per poco non vinse un Lombardia, si è spento al passaggio nel Team Sky. Landa come lui, appena un poco meglio grazie al Bahrain. L’ultimo caso è quello di Superman Lopez, passato alla Movistar e tornato indietro alla svelta, prima di buttare via altro tempo.

Aru ha vinto in Astana la Vuelta del 2015 e fino al 2017 è cresciuto
Aru ha vinto in Astana la Vuelta del 2015 e fino al 2017 è cresciuto

L’arma segreta

Il segreto c’è, si chiama Giuseppe Martinelli. In fondo, se ci pensate bene, l’Astana è quel che resta della Saeco e di un modo di intendere il ciclismo all’italiana, che farà anche inorridire i manager anglofoni, ma indubbiamente funziona.

“Martino” ci sa fare e nella sua lunga carriera ha vinto grandi Giri con ogni tipo di corridore: dai campioni super celebrati ai giovani da costruire. Con Pantani e Garzelli. Con Cunego e Simoni. Con Contador, Nibali e Aru. Il grande bresciano ha chiaro in testa come si faccia per far sentire il capitano al centro delle operazioni, perché l’ha imparato alla scuola di Luciano Pezzi, a sua volta gregario di Coppi e tecnico Gimondi alla conquista del Tour.

«Pantani è il capitano – disse Luciano alla fine del 1996, presentando la nuova Mercatone Uno – Martinelli è colui che comanda».

Venivamo da trent’anni senza il Tour e Pantani non era uno che accettasse facilmente ordini, eppure da quel nucleo e quell’impostazione arrivarono il Giro e il Tour di Marco e nella scia il Giro di Garzelli.

Non solo per soldi

Vinokourov l’ha capito e ha permesso a Martinelli di costruire la squadra secondo le sue idee, con l’imposizione più o meno invasiva di… aromi kazaki necessari per la sopravvivenza del team. E quando Aru decise di andarsene, “Vino” disse parole profetiche cha ha di recente ripetuto al nostro Filippo Lorenzon.

«Tante volte i corridori vanno dietro ai soldi – ha detto – e questa cosa è importante sì, ma non è tutto. Vale per tutti i corridori, non solo per Fabio, ma bisogna guardare anche dove sei e se ti trovi bene. Noi all’Astana siamo una famiglia per come trattiamo i corridori. E poi è una squadra anche molto italiana con Martino e altri dello staff. I corridori pensano sempre che in altre squadre stanno meglio, ma poi trovano altre realtà. Ci sono tanti che sono andati via che dovevano fare chissà quali cose, penso a Rosa, a Landa… Potevano stare con noi e potevano vincere un grande Giro. Sicuro».

Nibali e Moscon

Perché questo discorso? Perché oltre a Lopez, nell’Astana quest’anno approderanno Nibali di ritorno e Moscon. Abbiamo già detto che non ci sarà da aspettarsi miracoli da Vincenzo, mentre forse Gianni troverà nel giusto ambiente e in Stefano Zanini la sicurezza che nella vecchia casa gli è sempre mancata. La sicurezza di avere attorno persone che lo guardano come un eroe di famiglia: i corridori devi tenerli con i piedi per terra, ma devi anche farli sentire importanti, perché vivono di sfide e autostima.

Nibali vinse l’ultimo Giro nel 2016: qui con Martinelli e Slongo
Nibali vinse l’ultimo Giro nel 2016: qui con Martinelli e Slongo

Sapore di casa

Zanini, un guerriero. Borselli che guida il pullman e senza saperlo è uno psicologo. Inselvini e i suoi massaggi da vecchio filosofo. Mazzoleni e il suo staff di allenatori. Erica Lombardi alla nutrizione. Tosello e gli altri meccanici. Andare alle corse sarà ogni volta come tornare a casa. E su tutti vigilerà lo sguardo burbero e impagabile di Martino, con lo sguardo e la voce che gli trema quando parla del Panta. Che sta sempre un passo indietro. Capace di spendersi per ciascuno dei suoi ragazzi come quando eravamo tutti più giovani e inseguivamo sogni enormi. E forse, proprio guardando a quelle conquiste indimenticabili, Nibali e Moscon potrebbero convincersi ancora una volta che non esistono traguardi impossibili.

P.S. A proposito, lo stesso discorso magari un giorno lo faremo per Davide Bramati. Non tutte le squadre hanno l’ambiente giusto, non tutti i tecnici sono capaci di crearlo e i manager hanno la saggezza di lasciarglielo fare. Non pensiate che per far andar forte i corridori servano solo soldi e segreti. I primi servono, i secondi sono spesso meno misteriosi di quel che si pensa.

Sobrero e i grandi Giri. Due parole con Martinelli

06.10.2021
4 min
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«Io ho la particolarità di riuscire ad esprimere gli stessi wattaggi sia in pianura che in salita, cosa che agli altri non riesce spesso». Ricordate queste parole? Era stato Matteo Sobrero a dircele. Il campione italiano a cronometro era di ritorno dai mondiali in Belgio e con lui si parlava anche di un suo possibile impiego nelle corse a tappe.

E proprio da qui partiamo: stessi watt tra pianura e salita, in pratica la sintesi del corridore moderno che vuole (e può) fare classifica nei grandi Giri. Lo stesso Matteo, ci confidò che Giuseppe Martinelli glielo diceva di provare, ma lui era un po’ meno convinto del suo tecnico. «Meglio andare per gradi e magari iniziare con una prova di una settimana», sosteneva il tricolore a crono 2021.

Europei di Trento, staffetta mista: Ganna in testa e Sobrero alla sua ruota. Chiude la fila De Marchi
Europei di Trento, staffetta mista: Ganna in testa e Sobrero alla sua ruota. Chiude la fila De Marchi

L’occhio lungo di Martino

Noi chiaramente non potevamo stare fermi e tra una corsa e l’altra di questo ricco autunno siamo riusciti a pizzicare Giuseppe Martinelli

«E’ vero – spiga il diesse dell’Astana – ho detto questa cosa a Matteo perché è uscito molto bene dal Giro d’Italia. E sì che lo abbiamo anche fatto lavorare parecchio per Vlasov, lo abbiamo fatto andare in fuga. Quindi non lo ha corso al risparmio. Nonostante tutto, pochi giorni dopo lo abbiamo portato al Giro di Slovenia e lo ha finito al terzo posto. Ha battagliato alla pari con Pogacar che era in vista del Tour.

«Poi da qui a dire che vince non lo so, ma di certo se potesse fare una prova e correre per sé stesso non sarebbe affatto un corridore da buttare via».

E quando un diesse esperto come Martino si lascia andare a certi giudizi, qualcosa di buono ci deve essere di sicuro.

L’ottima posizione di Sobrero (24 anni) a cronometro
L’ottima posizione di Sobrero (24 anni) a cronometro

Al top ovunque

“Peccato” però che a fine stagione il giovane piemontese lascerà l’Astana PremierTech e che questo esperimento, semmai, lo farà con altri.

«Non è facile trovare grandi spazi per un “ragazzino” – continua Martinelli – in questo momento ci tanti corridori davvero importanti che corrono per la classifica. Se fosse rimasto con noi, magari un po’ più di spazio glielo avremmo creato per farlo provare in grande Giro. Tanto basta un anno e lo vedi. Oggi non è come in passato che devi insistere per capirlo».

Sobrero: buon scalatore, ottimo passista, cronoman eccellente… soprattutto se lo si paragona agli uomini di classifica.

«Sobrero a crono ha un coefficiente di penetrazione dell’aria performante al 110% e anche per questo riesce a andare tanto forte. Riesce a sviluppare tanti watt. In tal senso, mi fa pensare un po’ ad Evenepoel. Anche lui è piccolino ma ha fatto crono a 54 di media… Matteo lo può fare quando è in condizione come all’italiano a crono.

«Matteo però dovrebbe essere convinto di mettere nel mirino un grande Giro e questo s’inizia a prepararlo sin dall’inverno con determinati lavori, con i ritiri a febbraio, creandoti il tuo gruppo di lavoro… Ma non è facile avere questa convinzione oggi, quando sai prima del via che il podio in pratica è già tutto occupato dai soliti nomi. Meglio magari puntare ad una tappa o a questa o quell’altra corsa. Oggi, sembra assurdo, ma se vediamo c’è meno specializzazione tra coloro che vincono i grandi Giri».

E in effetti è così: i Pogacar, i Roglic, i Bernal… vanno forte dappertutto. Forse il colombiano è il più “specializzato” essendo più scalatore, ma non è certo fermo a crono. E’ il ciclismo moderno.

Sobrero è uscito bene dall’ultimo Giro, tanto da salire anche sul podio dello Slovenia
Sobrero è uscito bene dall’ultimo Giro, tanto da salire anche sul podio dello Slovenia

Paragone impossibile

A questo punto viene da chiedersi con chi si potrebbe paragonare Sobrero?

«E’ difficile dirlo – spiega Martinelli – negli ultimi 4-5 anni il ciclismo ha fatto dei progressi enormi, si è rivoluzionato, per questo fare un paragone neanche col passato, ma solo di pochi anni addietro è complicato. Oggi il 30-40% dei corridori in gruppo sono davvero di ottimo livello.

«Guardate cosa è successo ieri alla Tre Valli Varesine. Con tutta quella pioggia, con il ritmo che hanno tenuto si è entrati nei dieci giri finali con ancora tanti corridori lì a lottare. E fino alla fine ce ne erano 15 che potevano vincere. Quelli davanti sono stati due ore con 35”-40” di vantaggio. Qualche anno fa con quel meteo e quei ritmi dopo poco la corsa sarebbe finita e ne sarebbero restati pochissimi in gara. E io che amo il ciclismo godo…».

“Martino” e quel fiocco su una bella storia… (da scrivere ancora)

01.10.2021
5 min
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Ci risiamo! Dopo cinque anni Giuseppe Martinelli e Vincenzo Nibali tornano insieme. La scorsa settimana è stata ufficializzata la notizia che era nell’aria già da un po’ e che Vinokourov ci aveva dato per fatta già in agosto. Ma si sa come vanno certe cose: fino a che non c’è la firma… tutto tace. E qualche settimana fa lo stesso “Martino” ci disse di aspettare. Chissà magari anche per un po’ di scaramanzia.

Martinelli e Nibali insieme hanno vinto (tra le altre): due Giri, un Tour, un Lombardia, una Tirreno…
Martinelli e Nibali insieme hanno vinto (tra le altre): due Giri, un Tour, un Lombardia, una Tirreno…
Martino, torna Nibali. Come è andata? Come è nata l’idea del suo ritorno?

E’ stato quasi fortuito. Eravamo alla Tirreno, prima del tappone, i nostri bus non erano lontani. Lui è sceso per andare al foglio firma e io gli ho detto: ohi, quando torni indietro fermati qui. Una battuta come tante. Vincenzo invece si è fermato per davvero. Con me c’è era anche Federico Borselli (autista dell’Astana, ndr) e gli abbiamo detto: dai torna qui. E lui: okay, ci penserò. Sono quelle cose che hanno un qualcosa di bello.

Quindi primi contatti alla Tirreno e poi?

E poi abbiamo iniziato a parlarne un po’ di più al Giro, ma fino a che c’è stato il trambusto su Vinokourov sì, Vinokourov no…. Poi le cose sono cambiate e abbiamo insistito di più. Ma al di là di Vino, l’idea è piaciuta a tutti e questo ha agevolato il suo ritorno. E anche Vino l’ha presa nel mondo giusto.

Cioè?

Non penso che Nibali venga per vincere il Giro o il Tour, ma perché lui stesso ha piacere di venire e perché è una figura che vogliamo. E’ bello che abbia voglia di tornare nel team che lo ha consacrato campione. Sono storie belle che ti gratificano. Qui conosce tutti. Ci sono tutti coloro che lo hanno accompagnato nei successi: da Borselli a Zanini, da Tosello a Vinokourov… E poi ricordiamo che lui andò via non per andare in un’altra squadra, ma per un progetto. Perché la Bahrain era un progetto creato intorno a Nibali.

L’Astana in azione in quel Lombardia evocato da Martino. Rosa e Landa a tirare per Nibali
L’Astana in azione in quel Lombardia evocato da Martino. Rosa e Landa a tirare per Nibali
Qual è il ricordo più caro che hai? La vittoria più bella?

Facile dire Giro o Tour, ma per me la più bella è stata il Giro di Lombardia (del 2015, ndr). Quella corsa l’abbiamo voluta vincere. Quel giorno tutti quanti abbiamo lavorato in un senso. E per me ha un fascino quella giornata… sarà poi che è l’ultima di stagione e la vittoria ti consente di andare incontro all’inverno con serenità. Sì, me la sono proprio goduta.

Martino, Vincenzo è un grande campione ma bisogna anche essere realisti: non è più un ragazzino, tanto più in un ciclismo sempre più a trazione giovanile. Cosa può fare ancora?

Ho detto più volte a Vino che se è arrivato il merito è il suo, perché alla fine è stato fatto un investimento. Significa che quindi ci crede. E Vino mi ha risposto che Vincenzo ci avrebbe fatto tornare ad essere l’Astana di una volta. Una squadra di grandi campioni, con tutto il rispetto per i presenti, perché Fuglsang è un campione. Ma io dico come quando avevamo Contador. E questa mancanza l’abbiamo sentita. Cosa ci può dare dunque: qualità e compattezza di squadra. E da qui possiamo costruire dell’altro e dietro lui può nascere qualcosa di buono.

Sarà quindi il capitano chioccia…

Io sono convinto che può dare ancora molto sia all’Italia che all’Astana. Io credo che se Vincenzo va alla partenza delle gare con la serenità di chi non ha l’obbligo di vincere, può davvero inventarsi qualcosa com’è nelle sue corde, tanto più con alle spalle una squadra che crede compatta in lui. E da un presupposto di fiducia simile, conoscendolo, dico che Vincenzo tira fuori qualcosa di buono. Magari si va ad una Tirreno o ad una Parigi-Nizza non so non dico per puntare alla classifica ma magari per fare delle belle azioni nelle frazioni più dure o spettacolari e magari vincere. E in una situazione così avere Nibali con noi è un valore aggiunto.

In Sicilia visto un Nibali in buona condizione e sorridente. Risolta la soluzione del contratto magari è più sereno
In Sicilia visto un Nibali in buona condizione e sorridente. Risolta la soluzione del contratto magari è più sereno
Quanto è cambiato caratterialmente Nibali?

Io ho passato con lui quattro anni nei quali c’è stata tanta serenità e nessuno screzio. E’ diventato un uomo, ma per me il suo carattere non è per nulla cambiato. Guardate anche l’azione dell’altro ieri per Moschetti al Giro di Sicilia. Si è messo a tirare per un compagno. Se non hai un carattere buono quelle cose non le fai. Almeno dai primi incontri telefonici posso dire che non è cambiato. Si è sempre mostrato pronto al dialogo, disponibile. Quando c’è da prendere un campione non si tratta solo con lui e su ogni aspetto contrattuale da limare Vincenzo si è reso disponibile.

Chi lo allenerà, Martino?

Maurizio Mazzoleni – risponde secco il diesse bresciano – chiunque arriva in Astana è seguito dal nostro staff. Vincenzo sarà preparato dal nostro capo allenatori.

Quando nell’inverno del 2013 L’Astana prese Nibali gli scenari e le aspettative erano diverse, chiaramente. Lo Squalo era lanciato all’apice della sua carriera e si aveva la consapevolezza di “spaccare il mondo” vincendo tutto o quasi come di fatto è andata. Adesso le cose sono differenti, ma la posta in palio non è certo meno intrigante, specialmente per i tanti tifosi che ha Nibali.

«Per me – aggiunge a fine intervista spontaneamente un motivatissimo Martinelli – è il fiocco di una bella storia, lo ripeto. Tipo quando Baggio tornò al Brescia… Quei grandi campioni che ritornano dove li porta il cuore, dove sei stato bene».