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EDITORIALE / Non sono tutti come Nibali e Valverde

16.08.2021
5 min
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Messi in lacrime lascia il Barcellona che, a causa del salary cap imposto dalla Liga spagnola, non ha potuto registrare il suo nuovo contratto. Certo, è lavoro. E quindi nel nome del profitto sta bene che Messi vada al Paris Saint Germain che gli verserà 80 milioni di euro in due anni, ricorrendo anche alla partecipazione di tutti i suoi tifosi. Si potrebbe opinare che nel nome dei sentimenti l’argentino avrebbe potuto ridursi ulteriormente l’ingaggio, ma perché? Messi e il Barcellona si sono attenuti alle norme vigenti, la storia è andata avanti e le lacrime si sono presto asciugate.

Messi non è rimasto al Barcellona per le regole finanziarie del calcio spagnolo (foto PSG)
Messi non è rimasto al Barcellona per le regole finanziarie del calcio spagnolo (foto PSG)

Draft NBA

Nel ciclismo non ci sono regole in questo senso, anche se sarebbe auspicabile la creazione di un draft di ispirazione americana, per impedire che le squadre più ricche facciano incetta di tutti i talenti. Quello che preoccupa piuttosto e che è difficilmente controllabile, è l’aumento scriteriato delle pressioni a carico degli atleti, che di colpo si ritrovano svuotati o alle prese con crolli psicologici inattesi. Quelli capaci di farsi scivolare tutto addosso riescono ad avere una carriera ancora lunga – vedi Valverde e Nibali – altri rischiano il burnout.

Dopo il Tour vinto nel 2019, la storia di Bernal è cambiata. E non in meglio
Dopo il Tour vinto nel 2019, la storia di Bernal è cambiata. E non in meglio

Quali pressioni?

Ci chiediamo tutti quanto dureranno tutti questi giovani fenomeni – da Pogacar a Van der Poel, passando per Evenepoel e Bernal – senza chiederci se il problema sia legato soltanto alle preparazioni asfissianti e non piuttosto all’ambiente che in alcuni gruppi sportivi gli si è costruito attorno.

Sarà possibile che alcuni fra i più grandi del gruppo, da Bernal a Sagan, arrivino al punto di non riuscire ad andare avanti perché hanno perso il divertimento nello sport? E’ possibile che prima Dumoulin e poi Aru pensino che la cosa migliore sia mollare? E soprattutto, dove nascono queste pressioni?

Peter Sagan, Vuelta San Juan 2020
La vita del corridore non è soltanto correre: Sagan lo spiega benissimo nel pezzo a lui dedicato pochi giorni fa
Peter Sagan, Vuelta San Juan 2020
La vita del corridore non è soltanto correre: Sagan lo spiega nel pezzo a lui dedicato pochi giorni fa

Il riposo di Sagan

C’è un episodio, già raccontato e risalente al secondo riposo del Tour de France 2019. Avevamo preso appuntamento con Sagan per un’intervista. Il suo addetto stampa, Gabriele Uboldi, aveva fissato l’orario che poi di volta in volta aveva preso a spostare verso il pomeriggio, finendo per cancellare l’incontro con mille scuse e la necessaria spiegazione. Era successo che subito dopo la sveglia, Peter si era allenato blandamente portando con sé ospiti dello sponsor tedesco. Poi nel pomeriggio, salvi i minuti dei massaggi, si era dovuto concedere ad altri sponsor, chiudendo in quel modo la sola giornata dedicata al riposo. Leggere oggi le parole di Peter e quelle di Oss fa capire che il sistema sarà magari redditizio, ma produce guasti.

Al via del tricolore di Imola, Nibali e Aru parlano dell’Astana, per entrambi un ambiente più… italiano
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Tanti media

Se la tutela dei talenti non parte dalle varie federazioni, perché non nasce almeno all’interno delle squadre? Quanta disponibilità è lecito concedere agli sponsor per gratificarli? 

Ad ora il primo sbarramento riguarda i media, tenuti sempre più lontani. Ma siamo sicuri che siamo noi la causa del disagio? Di sicuro rispetto a qualche anno fa e per l’avvento del web, i media si sono moltiplicati e sarebbe nel nostro stesso interesse restringere la facilità con cui si può ottenere un accredito. Ma non sarà piuttosto l’alzare in continuazione l’asticella delle prestazioni per vincere e avere più risorse a sottrarre linfa vitale ai campioni?

Dumoulin non è riuscito a resistere al top e ha ritro
Dumoulin vincitore del Giro 2017, poi un continuo calare

Team italiano cercasi

Forse una volta si poteva pensare che spento un talento se ne sarebbe acceso un altro. Oggi quell’abbondanza non c’è più. Aru che si perde e si ritira per il ciclismo italiano è un danno clamoroso. Il Uae Team Emirates si è presto consolato con Pogacar e l’ingrosso dei talenti. Invece il Team Ineos, non più la sola grande potenza in campo, ha capito che forse vale la pena prendersi cura di Bernal, perché intorno di campioni capaci di simili prestazioni non ce ne sono più molti. E il solo che fa la differenza non è in vendita, perché è tra le mani degli arabi che lo hanno blindato fino alla pensione.

Abbiamo tutti gli ingredienti perché sia perfetto. La storia del quartetto azzurro a Tokyo è la somma di talento, competenza, passione, lavoro, tecnologia e studio e tutto Made in Italy. Che bello sarebbe avere anche un team in cui applicare tutto questo con il saper vivere italiano? Forse i campioni si sentirebbero davvero a casa.