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Manzoni resta a piedi: storia di un rapporto mai nato

21.12.2020
4 min
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Mario Manzoni non viaggerà più sull’ammiraglia della Bardiani-Csf. Questa è una di quelle notizie che nell’ambiente si conoscono, ma di cui non si parla, dandole per scontate. In realtà però Mario è un bravo tecnico e ancor prima una brava persona, per cui approfondire il perché lui sia senza lavoro è un passaggio da fare.

Caratteri diversi

Mario una spiegazione vera non sa darsela, se non pensare che a Bruno Reverberi il suo modo di lavorare non sia piaciuto. A quanto risulta dalle voci del gruppo, pare che al momento di assorbire parte della Nippo-Fantini che chiudeva (la foto di apertura risale al Giro del 2016 quando Manzoni guidava Cunego) e dovendo prendere almeno un direttore sportivo, Reverberi volesse proprio lui. E che Mario, per cameratismo, abbia spinto perché venisse preso anche Donati.

«Reputo la Bardiani – dice Manzoni – una delle squadre più solide in Italia, per cui andarci mi incuriosiva. Anche se chi mi conosce e conosce quell’ambiente mi diceva che con il mio carattere non mi sarei trovato bene. Ma io non volevo crederci e ho provato».

Giovanni Fidanza, Mario Manzoni, Giro d'Italia 2002
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Giovanni Fidanza, Mario Manzoni, Giro d'Italia 2002
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Dopo Zanatta

Reverberi al riguardo dice che lo sponsor Faizanè, entrato nel suo gruppo, non abbia mai spinto più di tanto.

«Ci hanno detto che lui e Donati erano bravi – dice Bruno – e visto che andava via Zanatta, li abbiamo presi. Che poi in realtà neppure servirebbero quattro direttori. Ognuno ha le sue idee e ognuno gestisce la sua squadra come meglio crede. Nella mia, o fanno quello che dico io, oppure niente».

Un problema tecnico

La storia dice che in tutta questa balorda stagione del Covid, fra Manzoni e Reverberi ci sia stata una sola discussione, nata quando un corridore si è rivolto a Manzoni segnalandogli un problema tecnico. Il bergamasco, dopo aver risposto al corridore che nulla sarebbe cambiato nell’anno in corso, si è rivolto a Reverberi, segnalando il problema.

«Per una volta che un corridore viene a dare un contributo costruttivo – dice – faceva parte del mio dovere di direttore sportivo tenere la cosa all’interno della squadra e parlarne con il mio team manager, nell’interesse della stessa squadra. Non sono un direttore, come dice lui, che guida solo la macchina, tutt’altro… In tanti anni che faccio il direttore sportivo, mi sono sempre sentito aziendalista, passatemi il termine. Ho sempre messo le esigenze della squadra davanti a tutto. Faccio il bene dei corridori per fare il bene della squadra. E invece questa volta mi sono sentito trattato quasi fossi un sindacalista. Non ho rivincite da prendermi, ma quello che mi è successo è ingiusto. Non posso essere messo in discussione per questo. E probabilmente non si doveva neanche discutere tanto, quanto piuttosto affrontare il problema e risolverlo per il bene della squadra».

La legge di Bruno

Reverberi al riguardo dice che per un direttore sportivo prima di tutto deve venire l’interesse della squadra e almeno su questo i due sembrano allineati. Poi però continua.

«Da quando c’è il WorldTour – dice – le squadre si sono riempite di direttori che, come diceva Saronni, guidano la macchina. Ricordate la fuga di Pescara al Giro del 2010 che poi vinse Basso? Tutta quella baraonda successe perché i direttori sportivi non hanno capito la situazione. A me non piacciono quelli che assecondano sempre i corridori, perché così quando cambiano squadra se li portano dietro. Ho sempre condotto la mia squadra in un certo modo e se ho dei contratti, mi aspetto che il direttore sportivo sia dalla mia parte nel far capire ai corridori che non si faranno eccezioni».

Bruno Reverberi, Mario Cipollini, Roberto Reverberi 2016
A partire dal 2021 la squadra di Reverberi correrà di nuovo su bici Cipollini. Foto del 2016
Bruno Reverberi, Mario Cipollini, Roberto Reverberi 2016
La squadra di Reverberi avrà di nuovo bici Cipollini

Scoperto per caso

Manzoni ha saputo di non fare più parte dei piani della squadra quando ha visto che il suo nome non era fra quelli del Giro d’Italia, quindi a ottobre. Nessuna comunicazione, scritta o verbale.

«A quel punto ho chiamato – dice – e ho avuto la conferma che non avrei fatto il Giro, senza alcun dettaglio in più. Ma non cerco vendette o riscatto, non l’ho mai fatto. E non voglio uscire da questa storia diverso da quello che sono sempre stato».

Come al Giro del ’97

Adesso il punto è trovare una squadra o una diversa collocazione, anche se siamo tanto avanti nella stagione e le difficoltà dei team sono sotto gli occhi di tutti. Alla Bardiani nel frattempo è arrivato Amoriello che, a detta di Reverberi, sarà più utile alla squadra, mentre Mario continua il suo giro di sondaggi, che lo hanno portato a chiamare diverse squadre a ad avere un primo contatto con Allocchio ed Rcs.

Non è certo il miglior modo per affacciarsi sul Natale. Ma lui, con lo stile che lo ha sempre contraddistinto anche quando era corridore, preferisce guardare avanti e tenersi in corpo l’eventuale voglia di rivalsa. Come quando al Giro del 1997 da velocista vinse per distacco la tappa del Giro d’Italia a Cava dei Tirreni, di cui pochi si ricordano. Quel giorno infatti Pantani cadde a causa del gatto del Chiunzi e le telecamere mostrarono a malapena l’arrivo di Manzoni e della sua maglia Roslotto. Non ci sono nemmeno le foto. Avrebbe potuto farlo notare, ma visse la gioia dentro di sé e capì che spesso ci sono situazioni cui è inutile opporsi. Forse non avrebbe voluto nemmeno che entrassimo nell’argomento, ma la storia meritava si essere raccontata. E comunque alla fine, quel problema tecnico è stato risolto con un cambio di sponsor.