Bennati e il ballo delle coppie fra Cipressa, Poggio e volata

21.03.2025
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Poco più di 24 ore e conosceremo il vincitore della Milano-Sanremo numero 116. Una Classicissima di campioni, di grandi squadre e, soprattutto, di super coppie. Jasper Philipsen e Mathieu Van der Poel per la Alpecin-Deceuninck, Tadej Pogacar e Jonathan Narvaez per la UAE Emirates, Jonathan Milan e Mads Pedersen per Lidl-Trek, Filippo Ganna e Ben Swift per la Ineos Grenadiers: quasi tutti possibili vincitori, con strategie che si incrociano e soluzioni tattiche che possono ribaltare l’esito della corsa. Viene quasi da pensare che la Classicissima si trasformi in un grande ballo, dove il percorso è la strada fra Cipressa, Poggio e lo sprint finale, in cui ogni coppia proverà a dettare il proprio ritmo.

Di queste super coppie parliamo con Daniele Bennati, ex corridore e, fino a pochi mesi fa, commissario tecnico della nazionale italiana. Molti di questi atleti li ha conosciuti da vicino, li ha studiati e sa bene cosa possono fare sulla strada per Sanremo. Il “Benna” di Classicissime ne ha all’attivo ben 14, la prima delle quali nel 2003, come si nota nella foto di apertura, in cui tirò per Cipollini iridato. Qualcosa di buono dunque potrà dirci!

Philipsen e Van der Poel, oltre ad essere gli ultimi due vincitori della Sanremo si conoscono alla grande. Jasper però non ci arriva bene dopo la caduta alla Nokere Koerse
Philipsen e Van der Poel, oltre ad essere gli ultimi due vincitori della Sanremo si conoscono alla grande. Jasper però non ci arriva bene dopo la caduta alla Nokere Koerse

Van der Poel e Philipsen

Daniele, si sta delineando uno scacchiere particolare, un ballo delle coppie. Partiamo dai due dell’Alpecin: come se la possono giocare? Perché possono essere favoriti?

Beh, sicuramente sono tra i favoriti. Sono gli ultimi due vincitori e hanno caratteristiche complementari. Van der Poel, se arriva in volata, può fare un lavoro eccezionale per Philipsen, come ultimo uomo di lusso, quello che tutti vorrebbero avere. Ma allo stesso tempo può giocarsi le sue carte prima, attaccando sul Poggio e affrontando la discesa da solo, come ha già dimostrato di saper fare. E aggiungerei: e se alla fine VdP tirasse la volata all’altro compagno, Kaden Groves?

Forse anche tatticamente i due dell’Alpecin sono quelli con l’interpretazione più semplice della corsa…

Vero, loro fino al Poggio non dovranno fare assolutamente nulla. VdP dovrà seguire Pogacar, mentre Philipsen dovrà difendersi fino allo sprint. La UAE avrà la responsabilità di fare la corsa più dura possibile, ma ammesso che alla Sanremo si possa veramente selezionare il gruppo. Il meteo quest’anno potrebbe essere determinante: se dovesse piovere (come sembra, ndr), Pogacar avrebbe più possibilità.

Perché?

Perché se dovesse piovere un corridore come Pogacar può fare la differenza. Un certo meteo è come avere un compagno di squadra forte. Se non c’è mal tempo è veramente difficile fare la selezione, anche se ti chiami Pogacar. Quando ha vinto Vincenzo Nibali, che non l’ha vinta a caso perché comunque ci ha sempre creduto, c’erano delle condizioni meteo favorevoli. Io c’ero quel giorno. Sul Poggio c’era un forte vento laterale e Vincenzo è riuscito a fare la differenza. Quindi il meteo può sempre essere un fattore determinante per il risultato della Milano-Sanremo. Oggi si va talmente veloci che sulla Cipressa è sempre più difficile fare selezione, mentre se la discesa dovesse essere bagnata allora sì che ci sarebbe un bello sparpaglìo.

Secondo Bennati, nonostante un corridore brillante come Narvaez (e non vanno dimenticati Del Toro e Wellens) la UAE correrà per Pogacar
Secondo Bennati, nonostante un corridore brillante come Narvaez (e non vanno dimenticati Del Toro e Wellens) la UAE correrà per Pogacar

Pogacar e Narvaez

Passiamo al grande atteso Tadej Pogacar, che ha in Narvaez una spalla vincente, uno con la botta secca come abbiamo visto lo scorso anno a Torino al Giro…

Narvaez è forte, non ha grandi risultati alla Sanremo, ma può essere un’alternativa molto interessante a Pogacar perché va forte in salita ed ha un’alta punta di velocità. La sua velocità lo rende una valida alternativa. La UAE però a mio avviso avrà una sola carta da giocare: Pogacar. La squadra lavorerà per lui, cercando di rendere la gara dura già dalla Cipressa.

Valerio Piva ci disse che per Pogacar sarebbe stato ideale avere un co-capitano con reali chance di vittoria, magari per un’azione sulla Cipressa o addirittura sul Poggio Narvaez può essere mandato in avanscoperta…

Ci sta, ma più passa il tempo, più diventa difficile fare la differenza in salita. La UAE dovrà rendere la Cipressa più veloce possibile per stancare gli avversari, poi Pogacar dovrà trovare l’attacco giusto sul Poggio.

Questo attacco Pogacar deve anticiparlo o sempre nella parte finale del Poggio?

La Sanremo è imprevedibile. Quando Van der Poel ha vinto, ha attaccato negli ultimi 200 metri del Poggio, ha preso 25 metri a Tadej ed è arrivato al traguardo con una quindicina di secondi. Non conta solo dove attacchi, ma anche come e soprattutto la continuità che riesci a dare sulla discesa, che è tecnica e richiede continui rilanci. E Van der Poel in tal senso è bravissimo tecnicamente. Nella discesa del Poggio serve tecnica, ma anche tanta potenza. Ogni rilancio è una volata.

Watt da vendere per i due giganti della Lidl-Trek, Milan e Pedersen
Watt da vendere per i due giganti della Lidl-Trek, Milan e Pedersen

Pedersen e Milan

La coppia della Lidl-Trek sembra la più simile come caratteristiche: due bestioni di potenza. Cosa ci dici di loro?

Io non li vedo così simili. Pedersen ha un grande fondo ed è stato campione del mondo, ha le caratteristiche per vincere una Milano-Sanremo. Milan è fortissimo allo sprint. Qualcosa di differente potrebbero fare. Jonathan deve cercare di perdere il meno possibile sul Poggio per potersi giocare le sue carte allo sprint.

E Pedersen?

Pedersen avrà l’obbligo di anticipare. Non ha paura di attaccare da lontano e sa stare dietro a chi vuole fare la corsa dura. È una coppia interessante, entrambi possono vincere.

Loro dovranno solo difendersi?

Non necessariamente. Pedersen come detto può fare anche altro. Alla Parigi-Nizza l’abbiamo visto bene e sa andare forte anche dopo una lunga distanza e anche col maltempo. Mads è un lottatore. Non sarei stupito se provasse a seguire i grandi attacchi.

Mentre Milan?

Jonatahn non deve fare assolutamente niente. Deve stare a ruota, cercare di prendere le salite più avanti possibile e stare tranquillo. Tenere duro. E una volta sull’Aurelia se sarà ancora lì davanti, dovrà fare lo sprint. Immagino che si sfilerà e sull’Aurelia dovrà cercare di ricompattarsi con il gruppetto. Perché per poter vincere lui ci deve essere un gruppetto. A quel punto Pedersen, che in teoria dovrebbe esserci, potrebbe aiutarlo alla grande.

Ganna e Ben Swift. Qui c’è un leader ma la forza della coppia sta nell’obiettivo: portare Pippo al meglio ai piedi del Poggio
Ganna e Ben Swift. Qui c’è un leader ma la forza della coppia sta nell’obiettivo: portare Pippo al meglio ai piedi del Poggio

Ganna e Swift

Daniele, passiamo all’ultima super coppia: Filippo Ganna e Ben Swift. Qui il vincente designato è uno solo però, ovvero Pippo…

Filippo sta benissimo e Swift è un compagno fondamentale. Ha una grandissima esperienza, soprattutto alla Sanremo, dove ha disputato dieci edizioni senza mai ritirarsi, chiudendo due volte sul podio (terzo nel 2014 e secondo nel 2016, ndr). Sarà cruciale per Pippo nel tenere le posizioni nel finale. Ben sa fare molto bene il road capitain

E Ganna come potrà giocarsi le sue carte?

Può aspettare fino all’ultimo e attaccare sull’Aurelia, può provare sul Poggio, oppure giocarsi la volata ristretta. Con Philipsen sarebbe battuto, ma ricordiamoci che alla Sanremo lo sprint arriva dopo 300 chilometri e questo cambia tutto.

Con Van der Poel, Pogacar, Philipsen e magari qualche altro uomo veloce isolato, come Girmay per esempio, giocarsela allo sprint è un bel rischio…

Sì, ma Ganna ha dimostrato di essere veloce anche dopo corse lunghe. Se fossi in lui, con un gruppo ristretto sull’Aurelia, tenterei di attaccare.

Ma un attacco di Ganna se lo aspettano tutti…

Anche quando vinse Cancellara, tutti sapevano che avrebbe attaccato lì. Ma se hai il motore giusto, anche se te lo aspettano, non è facile prenderti. Sicuramente questa è la carta migliore per Pippo.

Il top per Ganna sarebbe avere Swift pronto a chiudere…

Alla Sanremo, nel finale, ci sono sempre pochi compagni. Ma con queste coppie potrebbe cambiare qualcosa. Chi chiude su Ganna sa che ha perso la corsa. Per questo, per lui, l’attacco è una delle migliori strategie. Tuttavia sono convinto che potrebbe anche vincere in volata.

Pidcock senza parole: l’errore di una curva e addio vittoria

16.03.2025
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FRONTIGNANO – Seduto sullo sgabello della zona mista con la telecamera di Eurosport puntata in faccia, Tom Pidcock sembra davvero costernato. Pensava di essere in lotta per la vittoria, invece la corsa gli è scivolata di mano. Nel momento in cui Ayuso ha accelerato, il britannico del Q36.5 Cycling Team non è riuscito a rispondere o, a sentire lui, si è distratto. Per un po’ gli è rimasto a un soffio, poi è scivolato indietro, ma senza sprofondare. L’azione dello spagnolo non è stata irresistibile, non ha fatto il vuoto in modo definitivo. Poco rapporto nelle gambe, forse una condizione buona, ma non la migliore, anche se i dati intercettati qua e là parlano di 6,79 watt/kg per 19 minuti, contro i 6,06 di Ganna. Siamo così abituati alle progressioni di Pogacar, che uno scontro fra atleti di alto livello che si equivalgono ci fa storcere il naso. A Frontignano si è visto il confronto fra atleti di prima fascia, che faticano anche per guadagnare solo 10 secondi. Il ciclismo dei normali.

«Sono andato abbastanza bene – dice Pidcock – credo che sia stata la mia migliore prestazione su una salita come questa. Però in realtà pensavo che avrei potuto fare di più. E’ sempre difficile tenere il ritmo più elevato senza andare in rosso, ma credevo che la mia zona rossa fosse un po’ più alta di quanto abbiamo visto».

Dopo lo scatto di Ayuso, Pidcock ha dovuto vedersela con Hindley e Landa. E sullo sfondo, Scarponi…
Dopo lo scatto di Ayuso, Pidcock ha dovuto vedersela con Hindley e Landa. E sullo sfondo, Scarponi…

Una curva all’improvviso

Quasi si scusa, pensiamo ascoltandolo. Pidcock ha lasciato il team Ineos Grenadiers ed è rinato a nuovo entusiasmo. Ha vinto. E’ stato protagonista della Strade Bianche punzecchiando Pogacar. E ora che la sua squadra è in predicato di ottenere una wildcard per il Giro, lui è diventato un osservato speciale. Questa volta voleva vincere e non ne fa mistero.

«Ayuso mi ha messo molta pressione – dice – con i suoi attacchi e le accelerazioni. Ho risposto, ma ho mollato appena la spinta in una curva a sinistra perché ho pensato che subito dopo si sarebbe lasciato riavvicinare. Invece lui ha continuato a spingere. Ha preso un po’ di vantaggio e io avrei dovuto colmare il divario. Avrei dovuto chiuderlo. Non è un peccato, ovviamente, perdere contro Ayuso. E’ forte, ma avrei preferito perdere diversamente».

Prima del via della Tirreno, Pidcock e tutti i leader delle altre squadre
Prima del via della Tirreno, Pidcock e tutti i leader delle altre squadre

Le salite più ripide

Domina l’amarezza. Alla Strade Bianche ha visto andare via la schiena di Pogacar vestita della stessa maglia di Ayuso. Vittima per due settimane consecutive di uomini della stessa squadra.

«Sono un po’ frustrato con me stesso – ammette – ed è la sensazione peggiore con cui si esca da una gara. Non posso essere felice. La salita era lunga e pedalabile, ma penso che ormai preferisco quelle più ripide. Se me lo aveste chiesto l’anno scorso, avrei detto che questa era perfetta, ora invece mi piacciono le grandi pendenze. Me ne vado dalla Tirreno-Adriatico con due secondi posti. Sono contento anche per come ho visto lavorare la squadra. Manca ancora una tappa e io e David (De La Cruz, ndr) siamo nella top 10, dove vogliamo rimanere. Si vive e si impara, come si suol dire»

La legge di Ayuso piega il gruppo, ma Ganna non si spezza

15.03.2025
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FRONTIGNANO – Adesso che piove sul serio e ci tocca camminare a lungo fino alla macchina, con i Sibillini che intorno iniziano a sprofondare nelle nuvole e nell’oscurità, il punto è capire se l’impresa l’abbia fatta Ayuso vincendo tappa e maglia oppure Ganna che ha superato il test più severo, facendo meglio di Piganzoli, Ciccone e Adam Yates. Mentre lo spagnolo era già all’interno della tenda dei premiati, Pippo si è seduto per terra contro una transenna e ha bevuto, bevuto e poi bevuto ancora, respirando l’aria fredda di montagna. Ha dato tutto e adesso la classifica lo vede terzo a un secondo da Tiberi, da stasera secondo. Chissà se domani lo vedremo sprintare al secondo passaggio sul traguardo di San Benedetto del Tronto, quando il traguardo volante assegnerà 3 secondi al primo, 2 al secondo e 1 al terzo.

«Alla fine non è bastato – dirà appena giunto al pullman – e ora ho solo bisogno di riprendermi e di rilassarmi. E’ stato molto doloroso, ma abbiamo combattuto. Ho cercato di difendermi e di mantenere un buon risultato. Il podio per il momento è assicurato, ma vediamo cosa potrà succedere domani. Ho combattuto con tutto quello che avevo, quindi sono davvero felice per la prestazione. Ma adesso vado a farmi una doccia, perché fa davvero freddo».

La tattica di Ayuso

Quando Ayuso diventa raggiungibile, ha lo sguardo vispo di chi ha raggiunto il suo obiettivo e indossa una giacca nera e soffice nella quale ha trovato riparo dai cinque gradi che soffiano dalle fessure della tenda che sulla cima ripara dalla pioggia e dal freddo.

«La tattica è stata quella che abbiamo visto tutti – inizia il suo racconto – avevamo fatto un piano e ci siamo mossi per realizzarlo. Volevo una velocità molto alta e all’inizio il Bahrain si è messo a fare il ritmo, quindi abbiamo aspettato per capire quale passo volessero fare. Ma quando ho visto che non era sufficiente, ho detto a Del Toro che andasse avanti lui. Isaac ha fatto un lavoro straordinario, ha portato tutti al limite, anche me. Quando ha smesso di tirare e si è spostato, non ho nemmeno dovuto attaccare. Ho dovuto recuperare un po’ e ho visto che dietro erano tutti affaticati. Così quando ho iniziato a scandire il mio tempo, sono riuscito a fare il vuoto».

Ayuso si volta vede Ganna indietro e decide di andare via da solo
Ayuso si volta vede Ganna indietro e decide di andare via da solo
Stamattina tutti aspettavano te…

In questa Tirreno, la crono ha avuto un peso notevole, ma oggi si sono aperte delle belle differenze. La salita non era eccessivamente dura, ma grazie alla squadra siamo riusciti a renderla tale. Poi è toccato a me. Quando Del Toro ha finito, mi sono voltato e ho visto che Ganna inseguiva a 10-15 secondi. Quindi ho deciso di fare il ritmo in prima persona andando via da solo e facendo il massimo fino alla cima.

L’anno scorso vincesti la crono, questa volta la sfida con Ganna è stata in salita. Fa parte dei tuoi progressi?

Ne parlavo poco fa con Paco, il mio massaggiatore. L’anno scorso ho vinto la crono e alla fine sono arrivato secondo. Questa volta sono arrivato secondo e se domani non succede niente, mi porterò a casa la Tirreno-Adriatico.

La Tirreno è la tua vittoria più importante finora?

Ci sarebbero anche i Paesi Baschi dello scorso anno, anche se la vittoria è venuta a causa di alcune circostanze speciali (la caduta di Vingegaard ed Evenepoel, ndr). Alcuni hanno detto che è stata una vittoria falsata e lo accetto. A nessuno piace vincere perché gli altri cadono, soprattutto i favoriti. Ma io sentivo che avrei potuto vincere anche se loro fossero rimasti in gara. Questa vittoria ha un sapore diverso, perché ci ho lavorato molto. Era un grande obiettivo dall’inizio della stagione verso il Giro, è stato il primo test che volevo fare. Ho dovuto muovermi e dimostrare che ero pronto e penso di averlo fatto.

Con il quinto posto di tappa, Tiberi ha conquistato il secondo in classifica con 1″ su Ganna
Con il quinto posto di tappa, Tiberi ha conquistato il secondo in classifica con 1″ su Ganna
La vittoria serve anche a fare un punto sulla tua carriera?

Lo scorso inverno sono migliorato tanto, penso di aver fatto un grande passo in avanti, soprattutto rispetto al 2023 quando ebbi l’infortunio. Non direi che il 2024 sia stato un anno facile. Dopo essere andato a casa dal Tour per il Covid, non ho mai recuperato davvero. Fra corridori si dice che il tuo valore si misura in base al livello della tua ultima corsa. E l’ultima corsa della mia stagione, il mondiale, è stato orribile. Quest’anno è iniziato in modo diverso. Ho vinto tre gare e ho dimostrato a me stesso che i miglioramenti fatti nell’inverno sono stati confermati dalla strada. Anche in allenamento devi dimostrare di aver lavorato bene, ma io sono consapevole che se mi alleno bene, poi sono forte anche in gara.

Ora il tuo programma non dovrebbe cambiare: quindi il Catalunya, poi l’altura e il Giro?

Se analizzate le mie stagioni passate, potete vedere che al Romandia sono sempre andato bene, ma sempre in calando. Il Giro è solo una o due settimane dopo il Romandia, per cui se voglio arrivarci bene, la mia preparazione deve cambiare. Avrei anche potuto decidere di fare lo stesso programma di sempre, ma sarei arrivato al Giro troppo stanco. Così questa volta abbiamo deciso di iniziare la stagione più tardi e di anticipare il resto. Di solito riposavo dopo il Romandia, quest’anno riposo dopo il Catalunya. Questo mi permetterà di arrivare meglio al ritiro in altura con cui preparerò il Giro d’Italia. La base è di non avere troppi giorni di gara prima del Giro. Per cui dopo il Catalunya starò a casa per una settimana e mezza, quindi tre settimane a Sierra Nevada e poi direttamente al Giro.

Quanto è importante riuscire a vincere nelle corse in cui sei nominato leader?

Non si tratta di cogliere l’occasione, perché il team mi dà sempre queste opportunità, ma d’altra parte ho capito la domanda e so che devo riuscirci. E’ molto importante ottenere delle gratificazioni, perché noi corridori passiamo tanto tempo lontano dalle nostre famiglie ed è davvero difficile. Prima di venire qui, ho corso in Francia. Prima ancora ero stato in altura, poi ho fatto qualche sopralluogo del Giro e alla fine sono venuto in Italia senza ripassare da casa. E bello quando i miei vengono a vedermi alle corse e riesco ad averli attorno per 3-4 giorni. 

Per Ayuso visita parenti: la ragazza, i genitori e la cagnolina Trufa
Per Ayuso visita parenti: la ragazza, i genitori e la cagnolina Trufa
E’ un lavoro difficile…

La UAE Emirates ci dà tutto per rendere al meglio. Parlo per me ovviamente e posso dire che lavoro molto duramente. Due mesi e mezzo senza andare a casa. Peso tutto ciò che mangio. Mi alleno il più forte possibile anche se piove o nevica. Faccio ciò che devo fare e penso che l’ultimo sia stato l’inverno in cui ho lavorato il più. I sacrifici vengono ripagati, ma non è semplice. Al punto che quando finisco una gara ho bisogno quasi di crollare, mi serve un po’ di tempo per recuperare mentalmente. Per esempio, la mia ragazza è qui e quando domani finiremo la gara, ci regaleremo un giorno ad Ancona. E’ qualcosa di piccolo, ma prima di tornare a casa mi regalerò un giorno in un bell’hotel. Il giorno dopo la gara, non ho bisogno di allenarmi, quindi è un giorno che posso trascorrere con la mia famiglia. Queste piccole cose aiutano a rendere tutto più facile.

Sei al livello dei migliori uomini da corse a tappe, quanto è difficile essere nella stessa squadra del migliore di tutti?

Penso che essere in un team con il migliore sia più facile perché posso vedere cosa fa e cercare di copiarlo. A dire il vero, copiare Tadej non è facile perché fa sembrare che tutto sia più facile di quello che sia in realtà. Qualcuno, per esempio, potrebbero dire che oggi ho vinto facilmente, ma bisogna soffrire molto anche solo per vincere con 10 secondi di vantaggio. Non c’è niente facile in questo ciclismo moderno, ma come ho detto, quando lavori duro e sei nella squadra migliore, forse è vero che le cose sono un po’ più facili.

La notte è scesa sulla montagna, non si vede niente. I lampioni in paese sono pochi, là dove c’era il centro, ora si intuiscono soltanto le sagome buie delle rovine. In compenso, le luci nelle casette luccicano come un presepe immutabile dal terreno di nove anni fa. Il governo studia di mettere soldi negli armamenti e dove altro non si sa, ma sarebbe utile che venisse a guardare questi elettori condannati a vivere in modo precario e senza riguardo per il loro dolore. A breve avremo finito di scrivere queste parole, chiuderemo e saluteremo, avviandoci verso casa. Noi che fortunatamente una casa ce l’abbiamo ancora.

Frontignano, l’analisi di Pellizzari: per Ganna l’esame più duro

14.03.2025
6 min
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PERGOLA – «Vista la tappa che ci aspettava oggi – racconta Ganna – ieri ho sentito Geraint Thomas. Gli ho chiesto se secondo la sua altissima esperienza mi convenisse tenere ancora duro o se non fosse meglio cominciare a recuperare. Mi ha detto: “Filippo, con la condizione che hai, anche se fai una giornata di fatica in più, non ti cambia niente. Se poi la settimana prossima sei stanco, stai a letto un giorno di più. Non è che tenere ancora duro manderà via la condizione per la Sanremo”. Credo di aver lavorato bene per arrivare qua, non so quanti sull’ultima salita superassero gli 80 chili. Voglio ringraziare la squadra per tutta la settimana, anche “Kwiato” che si è fermato per problemi a un ginocchio. Siamo felici di aver onorato fin qua la maglia. Comunque ho visto l’Adriatico – ride – siamo partiti dal Tirreno, la mia parte l’ho fatta…».

La maglia mai a rischio

Per qualche minuto in realtà c’è stato il dubbio che Ganna potesse aver perso la maglia. Prima virtualmente, per tutti i chilometri in cui il vincitore di tappa Dversnes viaggiava con un vantaggio superiore al minuto. E poi all’arrivo, dove il leader della Tirreno-Adriatico è passato 41 secondi dopo. Fortunatamente la rilettura del finale ha permesso di stabilire che avesse perso terreno per un problema meccanico negli ultimi tre chilometri. Per cui, accreditato dello stesso tempo di Van der Poel che ha vinto la volata per il secondo posto, Filippo ha chiuso la quinta tappa con la maglia di leader.

«Come ho spiegato, ho preso una buca – spiega – la catena si è incastrata tra la corona e il telaio. Ho dato un colpo di pedale un po’ troppo forte e ho strappato il deragliatore posteriore. Fortunatamente ero entro i tre chilometri. Avevo già chiamato un giudice, ma non sapevo se mi avesse visto oppure no. Ho tenuto duro fino all’ultimo chilometro quando mi hanno passato tutti, ma credo che il problema sia stato evidente».

Lo stress della classifica

Dopo il traguardo, già da qualche giorno ci si guarda con stupore e si commenta quanto stia andando forte Ganna in salita. Lo attaccano e lui risponde. Un gigante dotato di forza e di una brillantissima frequenza di pedalata. Ieri ha rintuzzato Van der Poel a Trasacco, su uno strappo breve e ripido. Oggi sulla più dura scalata di Monterolo (3,9 chilometri al 6,7 per cento di media e punte al 10,5) ha risposto all’attacco di Ayuso e Pidcock. E’ un Ganna molto sicuro quello che viene a sedersi vicino, cercando di raccontare la giornata con la domanda delle domande che aleggia nell’aria: riuscirà a difendersi anche domani? La tappa avrà appena 50 metri di dislivello più di questa, ma si chiude sulla salita di Frontignano (7,7 chilometri al 7,9 per cento di media).

«Di sicuro abbiamo lavorato tanto quest’inverno – dice dietro la barba folta – mentre l’anno scorso è stato un anno un po’ particolare per i malanni che ho avuto. Quest’anno fortunatamente sono felice, per ora è tutto a posto, speriamo si possa continuare così almeno per un’altra settimana (sorride, il riferimento è alla Sanremo, ndr). Sono venuto alla Tirreno per fare bene la cronometro, eppure sono andato forte anche nella terza e quarta tappa, dove abbiamo fatto vedere che come squadra eravamo presenti. Sinceramente stimo tanto quelli che fanno classifica, perché è veramente stressante. Ieri siamo arrivati in hotel un’ora e mezza dopo rispetto ai piani. Fortunatamente avevo un buon autista che ha recuperato un po’ di tempo in macchina. Però rimanere con lo stesso sudore, il freddo e la pioggia per qualche ora di più non è piacevole. Però la corsa e la maglia vanno onorate e finché ce l’avrò, non mi tirerò indietro».

Frontignano, il kom di Pellizzari

La tappa di domani non sarà affatto semplice: 163 chilometri e una serie infinita di salite e strappi che si concluderanno sulla cima di Frontignano, nel comune di Ussita. Lassù dove fino a poco tempo fa ancora si sciava, la salita sulla carta non concede grandi voli pindarici. La ricorda bene Giulio Pellizzari, che raggiungiamo al telefono mentre è ancora sul Teide preparando il ritorno in corsa al Catalunya dopo il debutto a Mallorca. Domani la corsa passerà anche per la sua Camerino.

«Conosco bene Frontignano – dice – è la mia palestra estiva, però il versante che faranno domani io di solito lo faccio in discesa. Solo una volta l’ho fatto in salita e ho stabilito il record, che se non sbaglio è sui 25 minuti, ma tanto domani me lo rubano. E’ una salita vera, dal valico giri a destra e poi si sale ancora. Temo sia una salita per Ayuso. La tappa non regala niente, prima di arrivare al finale non c’è pianura. E poi con il meteo che avete ora in Italia, ragazzi, ma quanta fatica stanno facendo?».

Il miglior Ganna in salita?

E’ davvero la migliore versione di Ganna in salita? Lui ci pensa e forse non è convinto, pur rendendosi conto che finora si è difeso davvero bene in giornate gelide, bagnate e con tanto dislivello: oggi 3.499 metri.

«Il 2020 è un bel paragone – pensa – andavo davvero forte e ora sono 5 chili più di allora, perché ho messo più massa. Tutti mi dicono che sono troppo magro, però la bilancia è sempre a 86 chili e io sono felice così. Sono forse più tranquillo, più consapevole del fatto di essere in una squadra che mi vuole bene e vuole farmi continuare a crescere e puntare forte. Cerco di fare tutto il meglio per me e per la squadra, assieme ai compagni che oggi, ieri, l’altro ieri e anche martedì hanno fatto veramente tanta fatica. Puccio è caduto, però è qua a lottare. Connor Swift, Brandon Rivera: tutti stanno facendo il massimo per portare me e la squadra a fare il meglio possibile. Devo dire grazie a loro e a chi c’è in macchina che ci sta dirigendo».

Solo l’ultima domanda non avrà una risposta: visto che farai la Sanremo e poi la Roubaix e vai così bene sugli strappi, gli chiediamo, perché nel mezzo non fare anche il Fiandre? «Non lo so – dice – non so cosa risponderti».

Tirreno-Adriatico 2025, 3a tappa, Colfiorito, Andrea Vendrame

Colfiorito a Vendrame, terzo italiano (in tre giorni) alla Tirreno

12.03.2025
6 min
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COLFIORITO – Piove e fa freddo dal mattino. Le montagne fra l’Umbria e le Marche sono sepolte dalle nubi, allo stesso modo in cui il fronte del gruppetto che si lancia verso la volata sembra omogeneo, scuro e fradicio. Poi come un raggio di qualcosa che somiglia a una luce, la progressione di Andrea Vendrame fa scattare la gente assiepata davanti agli schermi. Si nota subito che il cambio di ritmo del veneto è di quelli che lascia il segno. Nessuno risponde, qualcuno ci prova. Dietro Pidcock e Gregoire si lanciano nella sua scia, ma l’anticipo è stato la scelta giusta. Non c’è più tempo per risalire. Il corridore della Decathlon vince bene e vince quando piove. E in questo giorno alla Tirreno-Adriatico, come due volte in precedenza al Giro d’Italia, i due fattori si sono sposati alla grande.

Vendrame ha 30 anni ed è pro’ dal 2017. E’ alto 1,68 e pesa 60 chili
Vendrame ha 30 anni ed è pro’ dal 2017. E’ alto 1,68 e pesa 60 chili

Una giornata (quasi) estrema

Prima di lui, anche Ganna ha provato l’anticipo. Il leader della corsa ha rintuzzato gli attacchi sulla salita finale. Ha chiesto alla squadra di tenere insieme la corsa. E quando è partito ai 3,5 chilometri dall’arrivo, per qualche istante c’è stata la sensazione che sarebbe arrivato. Sarebbe stato un colpo stupendo, ma ugualmente stasera Pippo torna in hotel con la sensazione di avere grandi gambe. E vedere Van der Poel chiudere sul suo allungo ha dato per qualche istante un senso di Sanremo in arrivo.

«Certe giornate mi trovano bene – sorride Vendrame che non smette di tremare –  il fisico risponde bene, ricordo la vittoria di Sappada, anche se oggi ci sono temperature un po’… orrende. Non era proprio la giornata migliore per farci bici, però è il nostro lavoro e siamo qui per questo. Abbiamo fatto 200 chilometri sotto la pioggia. Io sto bene. Ho preso spunto da tutti i miei compagni di squadra che mi hanno aiutato. Abbiamo battezzato la giornata di oggi con un possibile arrivo di 40-50 corridori e dovevamo provarci io oppure Dorian Godon. Nel finale è andata bene a me e adesso spero di continuare su questa onda…».

Milan è caduto a Foligno e ha affrontato la salita finale senza assilli, arrivando a 17’50” da Vendrame
Milan è caduto a Foligno e ha affrontato la salita finale senza assilli, arrivando a 17’50” da Vendrame

L’astuzia di Vendrame

Appena il gruppo si è lasciato Foligno alle spalle, il gioco era individuare gli uomini di classifica sulla salita finale. La caduta di Milan ci ha fatto saltare, per cui averlo rivisto al traguardo in apparenti buone condizioni è stato un sospiro di sollievo. Jonathan non si è fermato a parlare, il dottore lo ha prelevato dopo la premiazione e lo ha indirizzato verso il pullman. Nella nostra ricerca dei favoriti, spiccava la facilità di Ganna in salita, si vedeva Ciccone sgambettare nelle prime posizioni. Van der Poel allungare e Ayuso tentare il colpo a sorpresa. Eppure in tutto quel tempo, Vendrame non lo avevamo proprio visto, nascosto come un cecchino nelle sagome dei rivali.

«Il segreto – ammette – era scollinare con i primi e poi portare la bici fino agli ultimi 300 metri dall’arrivo. Sapevo che la carreggiata si restringeva, quindi anticipare un attimo lo sprint era la cosa fondamentale da fare. Si è trattato di restare calmi e freddi e questo sicuramente mi ha aiutato. Nella mia carriera non ho vinto tantissimo. Due tappe al Giro (oltre a Sappada, quella del 2021 a Bagno di Romagna, ndr) e altre corse in Francia. Vincere alla Tirreno è eccezionale, mi mancava un risultato esterno al Giro d’Italia. La squadra mi chiede tanti risultati per il discorso dei punti, io penso di aver fatto vedere che sono sempre costante e utile per il lavoro che mi chiedono. Oggi l’importante era aspettare il momento giusto e attendere la volata. Non potevo fare altro che giocarmela così».

Filippo Ganna ha ringraziato la sua squadra per il grande lavoro fatto
Ganna ha ringraziato la sua squadra per il grande lavoro fatto

Ganna, parole chiare

In questa tenda bianca con il tavolo, i microfoni, poche sedie, qualche giornalista e Vendrame che se ne va, entra di colpo anche Pippo Ganna che oggi avrà benedetto la folta barba su cui aveva scherzato dopo la crono. Il leader ha tenuto bene in salita e adesso è di buon umore.

«Oggi è stata una giornata lunga – dice sorridendo, ma aggressivo – in cui nessuno voleva darci una mano. Fortunatamente nel finale, quando la corsa si è accesa, ho chiesto a Van der Poel se per caso lui potesse mettere un uomo per aiutare ed è stato felicissimo di farlo. Quindi devo ringraziare anche lui e la Alpecin e un po’ meno gli altri che invece se ne sono fregati altamente. E’ stata una tappa lunga, fredda, adesso pensiamo bene a scaldarci. Di sicuro la gamba è buona mi dispiace di non aver vinto. Magari ho sbagliato ad anticipare troppo, però se non lo avessi fatto sarei rimasto con la domanda di cosa sarebbe successo se non lo avessi fatto. Per cui devo dire grazie ai miei compagni che oggi si sono fatti in quattro anche con queste condizioni. Ci siamo difesi, abbiamo difeso la maglia, domani è un altro giorno e speriamo che possa spuntare un po’ di sole».

Van der Poel ha messo un uomo per inseguire i fuggitivi e nel finale ha ripreso l’attacco di Ganna
Van der Poel ha messo un uomo per inseguire i fuggitivi e nel finale ha ripreso l’attacco di Ganna

Tre di fila come nel 2003

Alla Parigi-Nizza la tappa l’hanno mezza neutralizzata per la grandine e la pioggia, qua s’è corso fino alla cima. E’ stata la terza vittoria italiana nelle prime tre tappe, come non succedeva dal 2003 (Cipollini, Pozzato, Cipollini, ndr). E Ganna e Vendrame prima di lui sono due fiori da appuntarsi all’occhiello.

«Nel finale eravamo rimasti io e De Plus – prosegue Ganna – e lui è qua anche per fare classifica, quindi non mi andava di fargli prendere rischi inutili per impostare la volata. Magari sarei riuscito a farlo da solo, ad essere nella posizione giusta e uscirne vincente. Comunque ho avuto un’altra prova che la gamba sta bene e che continuerò a migliorare. Van der Poel è venuto a prendermi? Credo che quando si lotta per la vittoria, non si guardi in faccia nessuno. A parti invertite, avrei fatto anche io lo stesso. Abbiamo molto rispetto giù dalla bici e anche in bici, ma ovviamente quando si è in gara, è gara per tutti. Oggi è venuto fuori un buon test anche in vista dei prossimi appuntamenti di un certo chilometraggio».

Gli ultimi ad arrendersi sono stati Pietrobon e De Bondt, ripresi a 8,9 chilometri dall’arrivo
Gli ultimi ad arrendersi sono stati Pietrobon e De Bondt, ripresi a 8,9 chilometri dall’arrivo

La Sanremo a tempo debito

Resta il dubbio della possibilità di difendere la maglia, ma Ganna non si lancia in previsioni e non si fascia la testa. Dice che oggi la salita era adatta, ma che domani potrebbe essere più dura. Poi con un sorriso scaramantico, aggiunge di non aver guardato il meteo. Si pedalerà fino alla soglia dei 1.600 metri e lassù quest’acqua potrebbe essere neve. «Magari se prima di attaccare avessi chiamato Van der Poel – riflette – forse sarebbe stato diverso. Però la gara è gara e ogni tanto bisogna provarsi e spingersi verso i propri limiti. Alla Sanremo penseremo quando sarà tempo».

Simulazioni da 12′ con punte a 70 all’ora. Dietro la vittoria di Ganna

12.03.2025
6 min
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Undici chilometri e 500 metri pedalati a 56,174 di media oraria. In pratica Filippo Ganna li ha volati. Ci riferiamo chiaramente alla cronometro individuale d’apertura della Tirreno-Adriatico, che ha segnato il successo numero 34 (su strada) per il campione della Ineos Grenadiers.

Un successo fortemente voluto, una rivincita verso lo smacco, se così possiamo dire, subito da Juan Ayuso un anno prima proprio a Camaiore. Anche se per Pippo non si trattava di rivincita (lui è molto più signore di noi!) ma di fare bene a prescindere. Una vittoria figlia del lavoro certosino che Ganna porta avanti con metodo, sia su strada che in pista. E proprio nel velodromo di Montichiari il piemontese ha affinato la sua condizione prima della corsa dei due mari. Un richiamo necessario, sotto l’occhio attento di Marco Villa, il suo mentore e ben più che un cittì per Pippo.

Ganna con Villa, il cittì e il piemontese hanno un rapporto profondo, così come con Cioni
Ganna con Villa, il cittì e il piemontese hanno un rapporto profondo, così come con Cioni

Il “metodo Montichiari”

E questa voglia di gareggiare al top è nata già qualche settimana prima della Tirreno, quando Ganna ha deciso di andare a Montichiari, nella “tana della sicurezza”, per rifinire la condizione. Lì, con Marco Villa, ha ripreso alcuni punti fermi del suo metodo.

«Io credo che ormai si sia appurato un sistema di allenamento, un richiamo in pista – spiega Villa – Anche questa volta, giovedì scorso, Pippo ha chiesto di farlo. Non è solo una questione di migliorare qualcosa ogni volta, ma di avere dei punti di riferimento chiari. Abbiamo un sistema di allenamento collaudato con Ganna e lo seguiamo».

La preparazione in pista non serve solo per il ritmo e la cadenza, ma anche per testare alcuni dettagli tecnici, come la posizione in sella. «Quest’anno Ganna ha rivisto un po’ la posizione – conferma Villa – Pippo ha ritoccato qualcosina, questo perché è sempre alla ricerca di un miglioramento. Qualche idea arriva dai suoi tecnici aerodinamici, qualche altra dalle nuove regole e dai materiali e qualcuna da lui stesso. Quando può, cerca di aggiornarsi.

«Però, rispetto allo scorso anno, una novità c’è stata: la regola che consente ai corridori più alti di un metro e 90 centimetri di adottare un assetto più allungato. Sfruttando questa regola Ganna ha visto che poteva mettersi un po’ più comodo».

Assetto più comodo

E qui bisogna far intervenire un altro interlocutore di assoluta eccellenza, Matteo Cornacchione, il meccanico di Ganna. Cornacchione ci ha confermato alcuni aspetti determinanti a partire da quei due centimetri in meno sotto alla protesi del manubrio.

«Confermo – dice Cornacchione – che abbiamo tolto degli spessori e che Pippo si sia abbassato. Sono stati due centimetri. Ma non solo, è stata ritoccata anche l’inclinazione delle protesi: leggermente più bassa. Questo ha fatto sì che le mani fossero meno davanti al viso e che tutto “l’avantreno” di Pippo fosse più basso. Anche perché in tutto questo la sella non è stata toccata minimamente. Così come le pedivelle: lui resta fedele alle 175 millimetri. Ci si è trovato bene e infatti se ci avete fatto caso “rimbalzava” meno sulla sella. Si ritirava meno indietro. E’ stato un po’ un ritorno alla posizione 2021-2022 (ma con le regole attuali, ndr). E’ stata una sua scelta, ma anche dei tecnici del team».

Pippo ha lavorato anche sulla posizione in bici. Ma non è stato qualcosa d’improvvisato. Si è passati da un’intera giornata in galleria del vento al Politecnico di Milano. Dati incrociati, sensazioni, prove… «Insomma – sorride Cornacchione – non è scaramanzia… anche se è capitato! Le giornate in galleria del vento sono lunghissime ed estenuanti, ma anche appaganti. Quando la sera esci e sai che hai guadagnato magari 2 watt sei felice».

Ganna è andato in galleria dopo Besseges ed ha esordito con la nuova posizione all’Algarve, anche se fin lì aveva utilizzato davvero pochissimo il nuovo assetto. Il test a Montichiari, gli allenamenti su strada e l’aver riportato fedelmente quelle misure sulla bici da pista sono stati una vera manna per il successo di Lido di Camaiore.

La comodità di cui parlava Villa, le variazioni di cui diceva Cornacchione: ed ecco che il tutto si si è tradotto in efficacia, soprattutto nella conseguente gestione dello sforzo.

Una vecchia foto di Ganna e Villa durante una sessione a Montichiari. E’ così che Pippo si defaticava tra una simulazione e l’altra
Una vecchia foto di Ganna e Villa durante una sessione a Montichiari. E’ così che Pippo si defaticava tra una simulazione e l’altra

Quelle tre simulazioni…

A proposito di sforzo, una delle cose che abbiamo chiesto a Villa è se ci fossero delle analogie fra la cronometro e l’inseguimento. In particolare sulla strategia che adotta nell’inseguimento in pista: partenza “controllata”, progressione continua e chiusura devastante. Lo dimostra il fatto che negli ultimi 2.000 metri di Camaiore ha letteralmente fatto il vuoto. Il finale stile jet supersonico è il marchio di Ganna sul parquet.

«Pippo – conferma Villa – ha corso la crono come un inseguimento. Certo, in pista sono 4 chilometri, su strada erano di più. Ma la gestione è quella. E poi lo avete visto…». Cornacchione, che era in ammiraglia, ci ha detto che nel finale era sempre al di sopra dei 60 all’ora.

E proprio in questa gestione dello sforzo emerge tutta la potenza del piemontese. Quando Villa racconta della velocità finale, viene quasi da non crederci.

«In pista giovedì scorso, nei finali pedalava sui 70 all’ora. Pippo aveva la sua solita cadenza elevata e questa cadenza l’altro giorno in gara era molto simile. In pista girava con il 63×13, su strada, avendo il cambio, adattava il rapporto alla situazione».

Aveva una monocorona da 64 denti che a, quanto pare, sembra gradire molto e che usa di frequente anche in allenamento. Probabilmente, anche viste le indicazioni circa la scorrevolezza della catena e la cadenza (superiore alle 100 rpm) mulinava un 64×14, divenuto 13 nel finale.

Ma come si arriva a questo livello? Oltre al suo immenso motore, la risposta sta negli allenamenti specifici che Ganna svolge in pista. «A Montichiari abbiamo ripetuto tre volte la cronometro di Camaiore – conclude Villa – tre sforzi da 12 minuti ciascuno, il tempo stimato della crono. Tra una sessione e l’altra c’erano recuperi adeguati. Recuperi attivi pedalando con la bici da “corsa a punti” dietro motore a 50 all’ora. Un bel lavorone: due ore e mezza di sessione produttiva».

Produttiva, aggiungiamo noi, anche per la testa. E quando numeri, gambe e testa s’incontrano il mix è esplosivo e ti fa guadagnare 25″ in 6 chilometri.

Malori e il no iridato di Ganna: «Crono assurda, giusto non andare»

01.02.2025
7 min
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La lista delle defezioni di atleti e federazioni al mondiale in Rwanda è iniziata da diverso tempo ed è in continuo aggiornamento. Al netto del recentissimo e riemerso conflitto nella parte orientale della confinante Repubblica Democratica del Congo, tenuto sotto osservazione dall’UCI che ha già diffuso una nota ufficiale sulla (per ora) regolare organizzazione della rassegna iridata, i forfait verso il centro dell’Africa avevano anche radici espressamente tecniche. In particolare in casa azzurri sono già arrivati l’irritazione di Marco Velo e i “no” di Ganna e Guazzini per la crono e l’impressione che altri specialisti puri del “tic-tac” si accoderanno ai due azzurri (in apertura, Ganna nella crono di Perugia del Giro: veloce fino alla salita finale in cui Pogacar ebbe la meglio).

Già l’anno scorso il tracciato di Zurigo era risultato un po’ border line, soprattutto per la pericolosità di una lunga discesa ripida, stretta e veloce, anche se poi accontentò tutti e ne uscì una crono da oltre 52 chilometri di media oraria. Stavolta invece non appena sono usciti i dati delle prove contro il tempo, è parso abbastanza evidente che le altimetrie del Rwanda strizzassero l’occhio a uomini da Grandi Giri o corridori piuttosto completi. Cosa scatta quindi nella mente dello specialista? La molla per prepararsi a puntino per una sfida nuova e stimolante oppure la volontà di puntare ad altri obiettivi senza snaturarsi? Abbiamo chiesto tutto ad Adriano Malori, ormai nostro consulente per le cronometro.

Altimetrie e planimetrie

Il percorso che si snoda attorno all’altopiano di Kigali assume la forma di una Y molto tortuosa, con poca pianura ed un arrivo all’insù. Quattro le ascese previste: Côte de Nyanza all’andata (2,5 km al 5,8%) e al ritorno (6,6 km al 3,5%), Côte de Peage (2 km al 6%, che non verrà fatta dalla donne) e Côte de Kimihurura (1,3 km in pavè al 6,3%) prima degli ultimi 600 metri tutti a salire. Gli uomini si confronteranno su 40,6 chilometri per un dislivello di 680 metri, le donne faranno 31,2 chilometri per un dislivello di 460 metri.

Per ritrovare un tracciato contro il tempo piuttosto anomalo, bisogna tornare al 2017 quando a Bergen in Norvegia la crono maschile si concluse in vetta a Mount Floyen e diversi atleti scelsero di cambiare la bici ai piedi della salita finale. Vinse Dumoulin davanti a Roglic (l’unico del podio a fare il cambio) e Froome al termine di una prova di 31 chilometri con 660 metri di dislivello chiusa a 41,6 km di media oraria.

Scelta condivisa

Alla luce di quanto detto sopra, Malori va subito al sodo senza troppi giri di parole come sa fare lui. «I forfait già annunciati di Ganna e Guazzini – parte il preparatore parmense – sono state le scelte giuste, le stesse che avrei fatto io. Onestamente credo e spero che possano fare altrettanto anche atleti come Kung, Affini, Tarling o simili. Per me è un percorso assurdo. Lo dico da cronoman che ama quel tipo di esercizio proprio nella sua essenza. In questa crono manca il punto in cui lo specialista possa davvero spingere con una certa continuità e tenere alta la media.

«A parte i primi 8,3 km pianeggianti – prosegue il “Malo” – poi sono tutte salite ravvicinate e altrettante discese. E’ come una mini gara in linea, ma da fare singolarmente. Questa crono è adatta a gente da gare a tappe. Roglic, Evenepoel se non soffrirà in discesa, Vingegaard e Pogacar sono i favoriti. Ci metto però pure Van Aert, che secondo me sta tornando quello del 2022 quando vinse tre tappe diverse al Tour e fece terzo ad Hautacam. Tra gli italiani potrebbero andare molto forte Cattaneo e Tiberi. Anche tra le donne vedo favorita una da Grandi Giri come Longo Borghini, che per noi sarebbe un bene».

Vittoria Guazzini ha già annunciato che non farà la crono mondiale in Rwanda per il percorso poco adatto a lei
Vittoria Guazzini ha già annunciato che non farà la crono mondiale in Rwanda per il percorso poco adatto a lei

Strategia mediatica

Malori conosce bene il mondo del ciclismo, avendo visto da dentro come funzionano certi meccanismi per le manifestazioni più importanti. Un’idea sul perché di una crono così se la è fatta.

«La morfologia del Rwanda – spiega – probabilmente non offre alternative a percorsi da specialisti o magari non ne hanno voluti trovare in altre zone del Paese lontano dalla sede principale, come invece è successo in altre edizioni. La prendo però un po’ da lontano. Se andiamo a rivedere i percorsi dei mondiali precedenti, abbiamo visto come ci sia stata la tendenza a rendere le crono sempre meno semplici dal punto di vista altimetrico. Il caso del 2017 è più unico che raro e a mio modo di vedere incomprensibile. Nel 2023 in Scozia si arrivò su uno strappo secco in pavé, però alla fine era una crono veloce. Insomma è come se l’UCI ci volesse abituare a quest’anno perché hanno un interesse ben preciso».

Nel 2023 la crono mondiale terminava al Castello di Stirling dopo uno strappo secco sul pavè di circa un chilometro
Nel 2023 la crono mondiale terminava al Castello di Stirling dopo uno strappo secco sul pavè di circa un chilometro

«Tutto ciò – va avanti Malori – potrebbe essere una mossa ad hoc per avere l’ennesima sfida tra Pogacar e Vingegaard con Evenepoel terzo incomodo come all’ultimo Tour. Anche adesso che è inizio stagione, sui social si parla solo di loro. La gente vuole un confronto ovunque tra questi fenomeni. La sfida del Tour riportata al mondiale sia in linea che a crono. Forse l’UCI vuole un corridore che sia in grado di vincere tutto e gli importa molto poco dei cronoman puri.

«Attenzione però al rovescio della medaglia. Se vince tutto sempre il solito, anche le cronometro di mondiali o europei, gli stessi appassionati possono perdere interesse. Per me il Pogacar del 2024 in Rwanda può fare doppietta senza nemmeno faticare troppo. E potrebbe arrivarci dopo aver già vinto tantissimo in stagione. Se la strategia dell’UCI è quella di sfruttare il monopolio vincente di Pogacar, deve mettere in conto che la gente possa poi stancarsi di seguire le corse».

Nel 2017 in Norvegia andò in scena una crono iridata anomala. Arrivo in salita e per qualcuno (qui Kelderman) la scelta di cambiare bici
Nel 2017 in Norvegia andò in scena una crono iridata anomala. Arrivo in salita e per qualcuno (qui Kelderman) la scelta di cambiare bici

Obiettivi diversi

Il ragionamento di Malori torna comunque all’inizio immedesimandosi a quando si infilava nei body aerodinamici del club e della nazionale per vincere dove sa che poteva.

«Ci sono gare in cui ti devi preparare meglio o più approfonditamente – finisce la sua analisi Adriano, che da pro’ ha vinto 14 crono su 16 successi totali – altre invece dove è inutile farlo. Per essere veramente competitivo e considerando la iper specializzazione del ciclismo attuale, Ganna per questo mondiale, dovrebbe stravolgere la sua preparazione e forse anche snaturarsi un po’. Ne vale la pena?

«Lui ha già vinto due mondiali a crono e tanto altro, non ha bisogno di fare i salti mortali per questa gara. Anche perché rischierebbe di impostare una stagione su questa crono e magari raccogliere un piazzamento nei dieci o nei cinque se va bene. Già l’anno scorso ha dimostrato su un percorso poco incline a lui e dopo un periodo fuori forma, di aver fatto una grande prova. Fossi in lui mi concentrerei su altri appuntamenti per vincere. Che siano a crono o altre gare, lui ha le carte in regola per farlo».

Cronoman alla larga dal Rwanda e Velo sbotta

15.01.2025
6 min
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D’accordo che manca una vita, però dei mondiali in Rwanda si parla da un pezzo. E se gli scalatori, Pogacar in testa, sanno di avere nella prova su strada nuovamente un’occasione ghiotta, sul fronte dei cronoman l’entusiasmo è sparito nel momento in cui hanno preso in mano l’altimetria della prova contro il tempo. 40,6 chilometri con 680 metri di dislivello per i professionisti. 31,2 chilometri e 460 metri di dislivello per le donne elite. 42,4 chilometri e 740 metri di dislivello per il team time trial. La prima a fare un passo indietro è stata Vittoria Guazzini e a ruota è presto arrivato anche Ganna. Nessuna voglia di finire come a Tokyo, quando i chilometri furono 44,2 chilometri e il dislivello di 800 metri.

Il tema sta molto a cuore a Marco Velo, tecnico della crono azzurra. Già nei mesi scorsi non erano mancate le sue osservazioni molto critiche sul tema e la scelta tecnica per la prova del Rwanda contribuisce solo a rincarare la dose.

«Noi saremmo anche messi bene – dice – perché comunque abbiamo Cattaneo, Sobrero ed Elisa Longo Borghini. Ma non posso essere contento perché è da Tokyo che ho in mente un’idea, che secondo me l’UCI dovrebbe adottare piuttosto che pensare ad altre cose che esulano da quello che effettivamente dovrebbe essere una cronometro».

Europei di Hasselt 2024, Velo con Affini che ha vinto e Cattaneo che ha preso il bronzo
Europei di Hasselt 2024, Velo con Affini che ha vinto e Cattaneo che ha preso il bronzo
Come deve essere fatta una cronometro?

Una prova per cronoman, cioè atleti con certe attitudini e caratteristiche. Sennò è come organizzare una gara dei 100 metri di atletica e metterci in mezzo una curva, perché lo stadio è fatto così. Oppure una maratona con tre salite. Un conto è la crono del Giro d’Italia, le corse a tappe esulano dalla specialità vera e propria, ma quando si tratta di una prova titolata…

Quale idea hai in mente da Tokyo?

La proposta che vorrei fare all’UCI, magari questo articolo può essere l’inizio di un dibattito, è dire che è difficile al giorno d’oggi trovare 30-40 km completamente piatti, non lo pretendo nemmeno. Però inserirei un range per il dislivello. Per crono da 0 a 30 chilometri, puoi arrivare al massimo a 250 metri. Dai 30 ai 40 chilometri, puoi arrivare a 300-350 metri. Ma non 700 come in Rwanda oppure 800 come a Tokyo, altrimenti è una cronoscalata. Come mettono il limite di chilometri nella lunghezza delle tappe, potrebbero valutare anche questo criterio, per non penalizzare chi investe nella specialità.

Zurigo andava bene, secondo te?

No, era al limite. Erano 46 chilometri con 413 metri di dislivello. Se fosse stata meno, magari Evenepoel avrebbe vinto comunque, ma ho dei dubbi. Per come è andato Ganna nel finale, che gli guadagnava 1″200 a chilometro, lo passava di sicuro. Pippo ha perso dopo la salita, dove c’erano due strappi duri da fare e l’altro pesa 20 chili in meno. La salita più o meno l’hanno fatta alla pari, c’erano 3″ di differenza.

Come dire che sarebbe bastato meno dislivello…

Zurigo con 100 metri di dislivello in meno significava avere molto probabilmente Ganna campione del mondo. Come volava pure Tokyo e chiuse a 2 secondi dal bronzo. Allora vinse Roglic, questa volta potrebbe vincere Pogacar o Van Aert se decide di farla a tutta. Dovrebbero regolarsi come per la prova su strada. Un anno fai la crono con 50 metri di dislivello, l’anno dopo la fai con 350 che va bene per tutti. Mi dispiace che a Zurigo non abbia potuto correre Cattaneo…

Elisa Longo Borghini e Gaia Realini, due atlete che potremmo rivedere in azzurro ai mondiali del Rwanda
Elisa Longo Borghini e Gaia Realini, due atlete che potremmo rivedere in azzurro ai mondiali del Rwanda
Perché?

Perché speravo che Affini fosse iscritto di diritto in quanto campione europeo, invece non era possibile. Ma per il prossimo mondiale lui ci sarà, mentre il percorso è troppo duro per campioni come Ganna e Affini. Abbiamo Cattaneo e Sobrero e potremmo avere anche Baroncini. L’anno scorso era stato interpellato per la crono mista, dato che era dura, ma non ha accettato. Ma anche su quello, vi pare normale fare un team time trial sul percorso della strada, dove il solo pezzo in pianura era quello che portava all’arrivo? Salita, discesa, curve e quando ci stai nella posizione da crono? E’ assurdo. Eppure eravamo lì e abbiamo perso solo per 6 secondi.

Avevamo una bella squadra.

Se fosse stato un percorso piano, dico che la vincevamo. Cattaneo, Affini e Ganna avrebbero lasciato alle ragazze un minuto da gestire, eppure hanno fatto ugualmente i miracoli, per chiudere sui tempi dei migliori su un percorso così duro. Per stare dietro a Cattaneo che tirava in salita, Affini ha sputato sangue (foto di apertura, ndr) e lo stesso ha fatto Ganna, però hanno volato e stiamo parlando di tre atleti di grossa taglia, Mattia un po’ meno. L’Australia aveva O’Connor che ha fatto secondo nella prova in linea. Purtroppo abbiamo beccato Soraya Paladin in una giornata no, perché quello è stato, altrimenti eravamo ancora lì a giocarcela.

Il percorso duro di Kigali (Rwanda) riporta in primo piano le doti da cronoman leggero di Matteo Sobrero
Il percorso duro di Kigali (Rwanda) riporta in primo piano le doti da cronoman leggero di Matteo Sobrero
Visto che il percorso di Kigali è così duro, vale la pena chiedere di indurire i campionati italiani?

Bisogna dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Intanto bisogna capire dove verrà fatto l’italiano, ma forse non serve indurirlo. Può essere utile per le categorie giovanili, mentre per i professionisti ci saranno altre occasioni di vederli. E poi non andrei oltre 300-400 metri di dislivello per non penalizzare anche noi chi investe sulla crono e gli stessi organizzatori che magari avrebbero pochi partenti se il percorso fosse troppo duro.

Ganna a Gran Canaria, ore e chilometri puntando la Sanremo

10.01.2025
4 min
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Ganna si trova a Gran Canaria sotto la guida di Leonardo Basso, cercando sole e macinando chilometri (in apertura foto Ineos Grenadiers). Dario Cioni ci ha spiegato quali saranno i grandi obiettivi del 2025, sottolineando come la stagione sarà incentrata sulla strada e su tre sfide che, ciascuna a suo modo, rappresentano per il piemontese dei conti in sospeso: la Sanremo, la Roubaix e il Tour de France. Dopo il ritiro di dicembre, ecco pertanto quello delle Canarie e a seguire di nuovo in Spagna si rifinirà il lavoro prima del debutto.

«L’unica cosa in comune fra Sanremo, Roubaix e Tour – dice Pippo sorridendo – è che non le ho mai vinte, neanche una tappa, proprio niente. Quindi su questo sono un po’ indietro e spero che il 2025 sia l’anno giusto per mettere le spunte giuste vicino a questi tre nomi».

Tornano alla memoria il Ganna sfrontato e potente che vinse la tappa di Camigliatello Silano al Giro del 2020, come pure il guerriero che sul Poggio ha tenuto testa per due anni consecutivi alle sfuriate di Pogacar. Un Ganna capace di dire la sua anche al di fuori della sfera delle cronometro che lo vede da anni fra i dominatori mondiali. Il Ganna che i tifosi si aspettano, che i giornalisti esortano e che forse anche lui non vede l’ora di tirar fuori, per sottolineare (come farà in chiusura di intervista) che finora la sua non è stata solo una carriera da pistard.

Gran Canaria, un piccolo gruppo di corridori al lavoro (foto Ineos Grenadiers)
Gran Canaria, un piccolo gruppo di corridori al lavoro (foto Ineos Grenadiers)
Partiamo dalla Sanremo. In due anni hai dimostrato che sul Poggio riesci a tenere le accelerazioni. Il lavoro per questa prima gara è sulla resistenza, salita o sullo sprint?

Diciamo che c’è tanto lavoro, stiamo già lavorando. Stiamo cercando di aumentare i carichi di lavoro, facendo un po’ più di ore. Siamo qui a Gran Canaria con Leonardo Basso anche per questo, a fare ore, fare un lavoro di endurance per colmare il divario e arrivare freschi sotto i Capi. E da lì riuscire poi a essere competitivo come gli scorsi anni sul Poggio e poi vedere cosa si può fare una volta che si arrivasse in volata.

La Roubaix: due anni fa il primo assalto preparato per bene. E’ una gara al limite del selvaggio, ma quanto conta la cura dei dettagli?

La Roubaix è uno di quegli sport diversi, non è ciclismo secondo me. E’ un misto tra farsi del male e soffrire tanto, ma il ciclismo è un’altra cosa. Però è nel cuore di tanti sportivi, di tanti professionisti, di tanti ex corridori e dei nuovi che verranno. E’ una gara selvaggia, come dite voi, e ha bisogno della cura del dettaglio per arrivare al meglio. Poi trovi Sonny (Colbrelli, ndr) che ha fatto tutto a modo suo ed è riuscito a vincere la prima volta che si è presentato. Comunque in gara, che sia una classica o una corsa qualsiasi, la parte istintiva esce sempre. Quindi devi essere freddo e calcolatore, ma altre a volte devi seguire il tuo istinto.

Per preparare Sanremo e Roubaix servirà lavorare anche sulla bicicletta?

Credo che le due bici saranno uguali. Forse le uniche cose che cambiano per la Roubaix saranno i copertoni un po’ più grandi, sul 28 oppure 30, e anche un doppio giro di nastro manubrio, con il gel che assorbe le vibrazioni per risparmiare le braccia. Poi per il resto la bicicletta è quella.

«Ce n’è sempre uno- si legge su Instagram – e di solito è Filippo Ganna» (foto Ineos Grenadiers)
«Ce n’è sempre uno- si legge su Instagram – e di solito è Filippo Ganna» (foto Ineos Grenadiers)
Resta il Tour…

L’obiettivo intanto è cominciare a partire, arrivare là in forma, motivati, con le gambe pronte per far fatica. Una volta che si sarà in Francia, si penserà come agire giorno per giorno. Sicuramente le crono sono difficili, la seconda è una cronoscalata, quindi la escludiamo a priori. Vediamo cosa ci sarà per me.

La pista rimane nella preparazione, che cosa c’è di diverso dovendo puntare a obiettivi su strada?

Mi pare che dal 2017 faccio pista, ma corro anche su strada. Quindi non è che io corro su strada per preparare la pista o corro in pista per preparare la strada. Cerco di fare le due cose contemporaneamente e mi pare che ho vinto anche tappe al Giro d’Italia, tappe alla Vuelta, tappe anche nelle corse minori. Ho fatto 33 vittorie su strada, fra cui anche due corse a tappe, non mi pare che siano il bilancio di un corridore che corre solo in pista.

Come aver messo i puntini sulle “i”, casomai ce ne fosse bisogno. La preparazione prosegue. A Gran Canaria il tempo è buono e lo spirito è alto. L’Australia ha già aperto le danze con i campionati nazionali, presto sarà tempo di Tour Down Under. L’esordio di Ganna avverrà in Europa, probabilmente all’Etoile de Besseges dove vinse tre tappe fra il 2021 e il 2022. La lunga attesa è ormai agli sgoccioli.