Con appena 8 tappe è giusto chiamarli Grandi Giri?

24.01.2025
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Perché continuare a chiamarli Grandi Giri se durano appena otto giorni? E’ l’osso che abbiamo iniziato a mordere subito dopo la presentazione del Giro d’Italia Women a Roma. Se il Giro, il Tour e la Vuelta degli uomini sono un mondo a parte per le loro tre settimane, perché le corrispondenti gare delle donne (in apertura il podio del Tour 2024 con Niewiadoma, Vollering e Rooijakkers) hanno soltanto due tappe più delle restanti gare a tappe del calendario WorldTour?

«Sfondate una porta aperta – ha commentato quella sera Elisa Longo Borghinidue settimane dobbiamo raggiungerle. Romperò le scatole a Giusy (Virelli, direttrice del Giro d’Italia Women, ndr) fino a farle venire l’esaurimento.

Abbiamo così pensato di dare un seguito all’affermazione di Elisa e a questa nostra sensazione, iniziando da chi è appena scesa di bici e ha frequentato le nostre atlete di vertice nel suo ruolo di collaboratore tecnico della nazionale: Marta Bastianelli.

Marta Bastianelli ha corso 11 Giri d’Italia e nella corsa rosa ha chiuso la carriera nel 2023
Marta Bastianelli ha corso 11 Giri d’Italia e nella corsa rosa ha chiuso la carriera nel 2023
Tre settimane sarebbero troppe, due sarebbero giuste?

Io direi che intanto si potrebbero fare 10 tappe, per iniziare l’avvicinamento alle due settimane. Ovviamente se parlate con una leader come la Longo o come potrebbe essere la Vollering, dicono di passare subito a due settimane, perché sono abituate anche a carichi importanti di lavoro, e probabilmente io avrei detto la stessa cosa, visto che andavo bene sempre negli ultimi giorni.

Quindi è un’ipotesi plausibile?

Facendo una panoramica generale, dico che si potrebbe cominciare passando a 10-12 giorni, per poi arrivare a due settimane. Potrebbe essere una buona soluzione. Si avrebbe più tempo di spalmare meglio le difficoltà, si potrebbe fare qualche tappa un po’ più semplice, magari tutta di pianura. Invece così le difficoltà sono concentrate e si nota nell’impegno quotidiano. E si capisce anche. Senza contare che in otto giorni non si può fare il Giro di tutta l’Italia ed è un peccato che la corsa sia concentrata in poche regioni, ma come fai?

A meno di non fare trasferimenti esagerati, è inevitabile.

Abbiamo fatto anche quelli, come quando partimmo dalla Sardegna, ma è impegnativo. Così come basta che vada via una fuga che prende tanto terreno e avere pochi giorni davanti rende difficile recuperare. Quindi secondo me non è una brutta idea allungare la durata.

Giro Women 2024, doppia scalata del Block Haus: Kopecky al livello della Longo Borghini
Giro Women 2024, doppia scalata del Block Haus: Kopecky al livello della Longo Borghini
Però in modo graduale, giusto?

Serve un avvicinamento progressivo. Se passi di colpo a due settimane, rischi che tante squadre che magari sono piene di giovani non vengano neppure, perché non troverebbero giusto sottoporre le loro ragazze a quel tipo di carico.

Secondo te è più un problema di preparazione o più un fatto mentale?

Secondo me è mentale. Se ci pensate, quando sei a casa, le fai due settimane filate di allenamenti duri, il fisico è abituato. No, secondo me è una questione mentale. Come quando ci fu una reazione forte per l’arrivo sul Tourmalet. Qual è il problema: nel Tour Donne di tanti anni fa, era all’ordine del giorno. O come nel 2024 quando al Giro d’Italia si è fatto il doppio Block Haus. Ma cosa doveva succedere? Mi sembra che l’abbiano fatto tutti, non è successo niente, è stato semplicemente impegnativo. E anzi, la Kopecky che è una donna da classiche, per poco non se ne serviva per vincere il Giro. Secondo me è mentale. Ed è ovvio che, sapendolo prima, l’atleta ha più tempo di prepararsi al superiore impegno fisico dei Grandi Giri.

Il primo Tour vinto da Fabiana Luperini nel 1995 aveva 13 tappe e oggi il livello della preparazione è infinitamente superiore.

Secondo me bisogna mettersi anche nei panni degli organizzatori di questi Giri. Provo a immaginare cosa possano avere in testa quelli del Giro d’Italia e del Tour. Alle loro corse partecipano anche delle squadre che non sono agli stessi livelli di una Lid-Trek, di una UAE Adq o di un SD Works. Ci sono squadre che partecipano al Giro d’Italia solo con ragazze giovani, che in alcuni casi lavorano e nel resto del tempo si dedicano al ciclismo. Tenere la corsa sugli 8 giorni impedisce che ci siano differenze troppo marcate.

Come succede negli uomini, con tre sole squadre affiancate alle WorldTour.

Infatti le squadre WorldTour bene o male hanno tutto lo stesso livello, per le continental è diverso. Prendiamo ad esempio una piccola squadra italiana. Se proponessi subito il raddoppio delle tappe, finirebbero per non arrivare sino in fondo. E poi andrebbe risistemato il calendario.

Il secondo dei sei Tour vinti da Fabiana Luperini, quello del 1997, aveva 12 tappe, con due semitappe l’ultimo giorno
Il secondo dei sei Tour vinti da Fabiana Luperini, quello del 1997, aveva 12 tappe, con due semitappe l’ultimo giorno
Di certo i 13 giorni di quest’anno fra Giro e Tour dovrebbero essere aumentati.

Se continuano a tenere i Grandi Giri così ravvicinati, costringi le atlete a scegliere il Giro oppure il Tour. Però è un cambiamento che credo si possa fare avendo il giusto tempo. Prima i Grandi Giri esistevano anche per le donne, non c’è niente di strano.

Dicevi che tu da corridore avresti votato a favore?

Se parlaste con i miei direttori sportivi, direbbero che Marta andava bene dal penultimo giorno in poi. Negli ultimi giorni andavo meglio che nei primi, quindi avrei detto di sì per questo motivo, ma chiaramente avrei messo a punto una preparazione tale da poter reggere una settimana in più.

Cosa ti pare del Giro d’Italia Women 2025?

Un bel Giro, mi viene da pensare che sia molto più aperto rispetto allo scorso anno. Ci sono buone possibilità per tutte le tipologie di atlete. E poi non sarà chiuso fino all’ultima tappa. La penultima, quella di Monte Nerone, è impegnativa, perché un arrivo in salita di 15 chilometri lascerà il segno. Però anche l’ultima tappa sul circuito del mondiale del 2020 non passerà inosservata. Sarà un bel Giro anche quest’anno.

Il parere di Borgato: «Un Giro Women duro e ancora incerto»

19.01.2025
6 min
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Come normale che fosse, appena svelato il percorso del Giro d’Italia Women 2025 si sono rincorse immediatamente le prime impressioni. Quelle della maglia rosa uscente Longo Borghini le abbiamo registrate subito, ma ce ne sono altre da sentire. Giada Borgato ha seguito la presentazione della corsa e un’idea se l’è fatta, così come ci ha fornito qualche spunto supplementare.

Fino a cinquecento metri dalla fine del Giro Women dell’anno scorso, c’era solo un secondo a dividere le prime due della generale e poteva succedere di tutto. Poi sul viale in salita che portava al traguardo de L’Aquila, Longo Borghini ha distanziato definitivamente Kopecky per il trionfo inseguito da sempre. A luglio vedremo qualcosa di simile? E chi saranno le contendenti al via? Ecco cosa ci ha detto la commentatrice tecnica di Rai Sport, ormai prontissima come sempre a ricominciare la stagione.

Giada Borgato (qui con Stefano Rizzato) è commentatrice per Rai Sport. E’ stata campionessa italiana nel 2013
Giada Borgato (qui con Stefano Rizzato) è commentatrice per Rai Sport. E’ stata campionessa italiana nel 2013
Giada qual è stato il tuo primo parere sul disegno della gara?

E’ un Giro Women completo, che va verso il duro e per donne di classifica. Poche possibilità per le velociste come l’anno scorso. Penso che ci vorranno grandi gambe anche per le tappe considerate intermedie. Personalmente penso che si potrebbero vedere poco le cosiddette seconde linee. Oltre alla generale, chi punta alle tappe saranno atlete forti. E poi attenzione, sono 8 giorni e passano in un lampo. Si fa presto ad arrivare alla fine del Giro.

Apriamo allora una parentesi. Secondo te le grandi corse a tappe femminili dovrebbero durare di più?

Sono del parere che, per come è messo adesso il ciclismo femminile, sarebbe ora di aumentare il numero delle tappe, così come hanno aumentato il chilometraggio, mentre i dislivelli importanti c’erano già in passato. Lo faranno facendo un passo alla volta, ma per me una dozzina di giorni, se non addirittura due settimane, sarebbe un format perfetto. Ovvio però che ci sono sempre equilibri sottili e manovre difficili da far incastrare.

Longo Borghini con l’auto vinta al Giro Women 2024. Per Borgato parte favorita (foto facebook)
Longo Borghini con l’auto vinta al Giro Women 2024. Per Borgato parte favorita (foto facebook)
Intendi per gli organizzatori?

Quello senza dubbio. Per me vanno di pari passo gli eventuali sforzi economici per allestire una gara di quindici giorni con il lustro che tuttavia ne assumerebbe. Ma c’è altro. Penso alla distanza fra Giro e Tour perché a quel punto non ci sarebbe spazio per recuperare le energie e contestualmente le atlete sarebbero obbligate a scegliere una delle due corse, molto più di quanto non facciano già adesso. Non vorrei che in Italia rischiassimo di vedere la stessa situazione degli uomini, dove tutti i big vogliono andare al Tour. Per il momento vanno bene otto tappe per i tre Grandi Giri, ma speriamo che in futuro si possa trovare una soluzione che accontenti tutti, specie tra Giro e Tour.

Tornando al percorso, sembra molto simile a quello del 2024. Proviamo ad entrare di più nel dettaglio?

La cronometro iniziale di Bergamo sarà importante, come le sono tutte le prove contro il tempo ovunque vengano messe. L’arrivo dell’Aprica è una salita pedalabile. Le più forti si daranno già battaglia, ma potrebbero arrivare in un gruppo piuttosto nutrito. La terza tappa che arriva a Trento sarà quasi certamente per velociste, anche se il Tonale in avvio potrebbe scombinare qualche piano e strizzare l’occhio a qualche tentativo da lontano. Il traguardo in salita di Pianezze sarà il primo vero spartiacque. A differenza del primo arrivo in salita dell’anno scorso a Toano dove si era affrontata tanta pianura, stavolta ci saranno continui saliscendi ed un chilometraggio importante. Quel giorno potrebbe esserci il primo scossone in classifica.

Kopecky, seconda nel 2024, per Borgato potrebbe essere ancora la rivale principale di Longo Borghini (foto instagram)
Kopecky, seconda nel 2024, per Borgato potrebbe essere ancora la rivale principale di Longo Borghini (foto instagram)
E potrebbe iniziare un’altra corsa?

Credo proprio di sì e non solo sulla carta. La quinta frazione arriva a Monselice e sarà la seconda ed ultima possibilità per le sprinter perché gli ultimi tre giorni saranno davvero impegnativi, come l’anno scorso e forse anche di più. La tappa di Terre Roveresche ricalca quella di Urbino di un anno fa. Potrebbe prestarsi a fughe di atlete forti e le leader dovranno stare attente. Il giorno successivo c’è il tappone di Monte Nerone, senza un metro di pianura e 160 chilometri. Ci saranno tre “gpm” e l’arrivo in quota è davvero duro, con gli ultimi 8 km all’8% medio. Bisognerà fare attenzione anche eventualmente al caldo. Ad esempio quella è una tappa perfetta, come quella di Pianezze, per le caratteristiche di Longo Borghini.

Il gran finale di Imola non sarà la classica passerella.

Assolutamente no, sarà una tappa vera, da classica. L’altimetria piace ad Elisa, ma occhio ad una come Kopecky che su un percorso del genere va molto forte e potrebbe diventare pericolosa qualora in classifica fosse ancora vicina come l’anno scorso. Ha ragione Elisa (Longo Borghini, ndr) a dire che non bisogna attendere l’ultima tappa. Per me potrebbe uscire ancora una gara tirata ed incerta.

Longo Borghini ha già detto che parteciperà. Kopecky sarà ancora la prima avversaria oppure vedremo altri grandi nomi?

Se intendiamo Vollering, penso che lei farà il Tour Femmes. E’ stata presa dalla FDJ-Suez che punta dichiaratamente alla corsa di casa, quindi credo che al Giro Women verrà Labous, che poi a sua volta in Francia lavorerà per Vollering. E Labous comunque è una grande atleta, che può vincere. Ludwig va recuperata e potrebbe venire al Giro per fare classifica per la Canyon, anche se potrebbe tornare Bradbury per migliorare il suo terzo posto. Mentre credo che Kopecky sarà la capitana della SD-Worx.

Quindi non vedremo nemmeno Van der Breggen?

Secondo me Van der Breggen potrebbe essere leader al Tour. Lei torna consapevole dei suoi mezzi e sapendo di poter andare molto forte. Bisognerà capire se si vorrà scontrare con Vollering alla Vuelta prima di farlo in Francia. Anna e Kopecky non aspetteranno le classiche per decidere un eventuale cambio di programma. Comunque fra poco li dichiareranno e vedremo cosa faranno. Magari vengo smentita.

Realini si è appena fratturata il gomito, ma può recuperare bene ed essere la leader della Lidl-Trek (foto Hardyccphotos)
Realini si è appena fratturata il gomito, ma può recuperare bene ed essere la leader della Lidl-Trek (foto Hardyccphotos)
Chiudiamo con un cenno a Realini e Cavalli?

Gaia purtroppo ha subito una frattura al gomito, che è sempre critico da rimettere a posto. Tuttavia credo che abbia abbastanza tempo per recuperare. Secondo me in Lidl-Trek capiranno strada facendo chi correrà il Giro Women da leader. Essendo italiana potrebbero avere un occhio di riguardo e a parità di forze con Fisher-Black e Markus, correranno per Gaia. Per lei comunque dirà tanto la crono iniziale. Marta invece bisogna vedere cosa sceglierà. Se lei dice di fare il Giro Women, la Picnic-PostNL la schiera subito e volentieri. E’ un’ottima vetrina per potersi rilanciare senza troppe pressioni.

Il Giro 2025 secondo la Longo: sbagliato aspettare il finale

14.01.2025
5 min
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ROMA – Elegante e con la battuta pronta, Elisa Longo Borghini ha tenuto a battesimo il Giro d’Italia Women 2025 sul palco dell’Auditorium Parco della Musica con la naturalezza della padrona di casa (in apertura, con Barbara Pedrotti e Pierluigi Pardo). Vedendo scorrere le immagini delle due maglie rosa del 2024 – quella di Pogacar e la sua – la battuta è stata che per evitare di essere sconfitto, lo sloveno l’abbia portata con sé alla UAE. Chiaramente si fa per ridere: le due squadre sono mondi distinti, resta però il fatto che con lo stesso sponsor quest’anno correranno i vincitori uscenti di entrambi i Giri d’Italia.

«Se penso a quell’ultimo arrivo – dice Elisa ridendo davanti all’altimetria dell’ultima tappa, quella di Imola – mi ricordo il mondiale del 2020 con una punta di amarezza. Fui battuta nella volata per il secondo posto dalla Van Vleuten, spero che a luglio si possa sprintare per il successo».

L’Aquila, 14 luglio: ultima tappa del Giro Women 2024. Kopecky cede, Longo Borghini capisce di aver vinto
L’Aquila, 14 luglio: ultima tappa del Giro Women 2024. Kopecky cede, Longo Borghini capisce di aver vinto

La Longo e un gruppo di compagne sono in partenza per il Teide. Un’altra parte della squadra è nuovamente in Spagna e un’altra in Australia per il Tour Down Under, guidata da Sofia Bertizzolo ed Erica Magnaldi. Nel parterre della presentazione di Roma, Elisa si muove a suo agio, salutata da chiunque passi, come si conviene per una campionessa dal palmares davvero importante. Il Giro è casa sua e le immagini sul traguardo de L’Aquila, nel momento stesso in cui si rende conto di aver staccato definitivamente Lotte Kopecky e conquistato la maglia rosa, sono ancora oggi da pelle d’oca.

Che effetto ti ha fatto rivedere certe immagini?

Ho ancora i brividi. Per questo, anche nel 2025 portare a casa questo trofeo sarà uno dei miei obiettivi stagionali. Il percorso mi piace, si adatta molto alle mie caratteristiche.

Cosa te ne sembra?

Sulla carta non sembra durissimo, però ci sono delle tappe particolarmente impegnative. Tipo quella di Valdobbiadene, la tappa di Monte Nerone e l’ultima di Imola, che secondo me sarà molto dura. Poi ci sono delle tappe un po’ strane da interpretare, come quella con il Tonale all’inizio e alcune ondulate, come quella di San Marino.

Ti sembra che lo schema ricalchi quello del 2024?

Sì, esatto. Il format sembra molto simile, con una cronometro iniziale e le ultime tappe dure. Sembra un bel Giro, ma non credo che si vivrà in attesa della salita di Monte Nerone: sarebbe sbagliato. Prima ci sono delle tappe belle movimentate e c’è anche spazio per qualche fuga. E si sa che su 8 giorni di corsa, se va via una fuga di corridori buoni che ti rientrano in classifica, poi è difficile riprendere terreno. Si è visto al Tour de France, quindi sarà un Giro da tenere sempre gli occhi aperti.

Dicembre era il mese dei programmi: nel tuo ci sarà il Giro oppure il Tour?

Tutti e due (ride, ndr).

Ci saranno tappe da andare a vedere?

Sì, mi piacerebbe andare a vedere la tappa di Valdobbiadene, quella di Monte Nerone e quella di San Marino. E poi andrò a provare il percorso della crono, ma quella è una cosa che fai anche nei giorni prima.

Hai parlato del percorso di Imola: a parte la rivincita rispetto a quella volata, sarà una tappa decisiva come l’anno scorso a L’Aquila?

Secondo me sì, anche perché verremo comunque da una giornata particolarmente impegnativa come quella del Nerone. Ed è una tappa dove se non hai recuperato bene, puoi soffrire molto.

Elisa Longo Borghini, Annemiek Van Vleuten, Imola 2020
La volata fra Longo Borghini e Van Vleuten a Imola 2020, in cui l’olandese batté l’azzurra per l’argento alle spalle di Van der Breggen
Elisa Longo Borghini, Annemiek Van Vleuten, Imola 2020
La volata fra Longo Borghini e Van Vleuten a Imola 2020, in cui l’olandese batté l’azzurra per l’argento alle spalle di Van der Breggen
Fra Giro e Tour ci sono appena 13 giorni di stacco: si può pensare di andare con lo stesso gruppo di compagne o ci saranno due blocchi distinti?

Si potrebbe pensare di avere un gruppo molto simile di atlete che fanno sia il Giro che il Tour. Però visto anche come si è mosso il mercato ultimamente, secondo me in ogni squadra ci saranno gruppi distinti per ciascuna corsa. Se penso alla FDJ, potrebbe essere così, idem la SD Worx.

E in casa vostra?

Probabilmente cercheremo di fare bene uno dei due Giri e poi andare magari per le tappe nell’altro.

Doveva essere così anche l’anno scorso, poi dalle dichiarazioni di Gaia Realini venne fuori che anche al Tour saresti andata per fare classifica.

Quelle parole hanno stupito anche me. Ma in ogni caso, dal Tour mi sono proprio autoeliminata con quella caduta, quindi ci ho proprio messo io la firma.

Giusy Virelli, direttrice del Giro d’Italia Women (qui con Marta Bastianelli), ha spiegato il percorso dell’edizione 2025
Giusy Virelli, direttrice del Giro Women (qui con Marta Bastianelli), ha spiegato il percorso dell’edizione 2025
Come si recupera fra Giro e Tour con così poco tempo?

E’ un periodo che ti permette di riposare, fare un po’ di compensazione e ripartire. Se non si esce distrutte dal Giro, è fattibile. Penso che farò un paio di giorni a casa e poi andrò in altura anche solo una settimana. Però vediamo come si mettono le cose e soprattutto che cosa dice Paolo (Slongo: il suo allenatore, ndr). E’ lui che valuterà la situazione.

Ultima cosa, prima di lasciarti andare: non pensi che otto tappe siano poche per un Grande Giro?

Sfondate una porta aperta, due settimane dobbiamo raggiungerle. Romperò le scatole a Giusy (Virelli, direttrice del Giro d’Italia Women, ndr) fino a farle venire l’esaurimento. Ma su ieri sera una cosa voglio ancora dirla: credo che finalmente il Giro Women abbia avuto il palcoscenico che si merita.

Telecamere sul Giro Women: Nerone e Imola, gran finale

13.01.2025
6 min
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ROMA – Quando scorrono le immagini dell’arrivo dell’Aquila dell’anno scorso, Elisa Longo Borghini ammette di emozionarsi ancora. E noi con lei. Abbiamo vissuto quei momenti dal vivo e, ora, avere tra le mani un nuovo Giro d’Italia Women sembra già una grande opportunità per rivivere quel successo.

All’Auditorium Parco della Musica di Roma, in un contesto finalmente all’altezza di eventi di questa portata, si è svolta la presentazione del Giro d’Italia Women e del Giro d’Italia. La prima parola che viene in mente è: equilibrio. Il percorso del 2025 appare più aperto e meno “bloccato” da una tappa monolitica come quel del Blockhaus della passata edizione.

Elisa Longo Borghini sul palco dell’Auditorium: bella e preziosa la presenza della vincitrice in carica
Elisa Longo Borghini sul palco dell’Auditorium: bella e preziosa la presenza della vincitrice in carica

Dislivello in crescita

Scopriamo quindi il percorso del prossimo Giro d’Italia Women. Abbiamo parlato di equilibrio, anche se poi a conti fatti il dislivello aumenta. Su un totale di 939,6 chilometri i metri verticali saranno 14.000, un migliaio in più rispetto all’anno scorso. In tutto otto tappe: una crono individuale in apertura, due tappe pianeggianti, tre di media montagna e due di alta montagna

La prima tappa sarà una sfida contro il tempo: 13,6 chilometri sulle strade di Bergamo che daranno subito uno scossone importante alla classifica generale. Ma tutte, non solo le donne di classifica, dovranno spingere forte. Viste le frazioni successive la maglia rosa potrebbe fare gola a molte. E questo è il bello di questo Giro Women.

La seconda frazione infatti è sì, uno arrivo in quota, ma è anche molto pedalabile. Si va infatti da Clusone all’Aprica: sul traguardo del valico lombardo potrebbe presentarsi un gruppo di atlete relativamente nutrito. Non è così scontato che le scalatrici possano fare il vuoto, anzi… Specie in questo ciclismo femminile che sta crescendo e che pone livelli simili, una passista ci può arrivare lassù e nel finale può sfogare la sua potenza.

DataTappaPartenza-ArrivoKmDislivello
6/71ª tappaBergamo-Bergamo (crono individuale Tudor)13,6100
7/72ª tappaClusone-Aprica991.400
8/73ª tappaVezza d’Oglio-Trento1241.350
9/74ª tappaCastello Tesino-Pianezze (Valdobbiadene)1562.700
10/75ª tappaMirano-Monselice108100
11/76ª tappaBellaria Igea Marina-Terre Roveresche1442.300
12/77ª tappaFermignano-Monte Nerone1573.850
13/78ª tappaForlì-Imola (Autodromo Enzo e Dino Ferrari)1382.200
totale 939,614.000

La terza tappa è la Vezza d’Oglio-Trento e quasi sicuramente sarà la prima delle due occasioni per le ruote veloci. Diciamo quasi perché in partenza c’è il Passo del Tonale, salita vera, salita dura e non a caso Cima Alfonsina Strada con i suoi 1.883 metri. Questa potrebbe far nascere una fuga importante che per le squadre potrebbe non essere così facile da controllare. Però è anche vero che dalla cima del Tonale a Trento è tutta discesa o strada velocissima. 

Chiude il primo troncone del Giro Women la Castello Tesino-Pianezze, secondo arrivo in salita di questa edizione. Ed è un’ascesa vera: 11,5 chilometri ad una pendenza media del 7,5 per cento. Non a caso qui vinse una certa Fabiana Luperini. Era il Giro Donne del 1995: 30 anni dopo chi sarà la sua erede? Sarà interessante anche confrontare i tempi d’ascesa in questo ciclismo dei numeri. Occhio però, perché non c’è solo Pianezze quel giorno, prima il menù propone i continui saliscendi delle colline del prosecco.

Nerone decisivo?

La seconda metà del Giro d’Italia Women inizia con una tappa che sulla carta è per le ruote veloci. Si ripartirà dal Veneto e la quinta tappa è totalmente pianeggiante: si va da Mirano a Monselice, lambendo i Colli Euganei. Chiara Consonni, Elisa Balsamo e le altre… sono avvertite!

Le ultime tre tappe sono dure (o durissime) e sono anche lunghe. Da Bellaria quindi si deciderà tutto. E’ dalla cittadina adriatica che scatta infatti la sesta frazione e che si concluderà a Terre Roveresche (Orciano di Pesaro). Non c’è una salita predominante, ma tanti strappi. Insomma, come una classica inserita in “grande Giro”.

E si arriva al 12 luglio con la tappa regina: Fermignano-Monte Nerone di 157 chilometri e quasi 3.900 metri di dislivello. Il Nerone è lungo, duro (spesso va oltre il 10 per cento) ed è assolato. Visto il caldo delle ultime estati potrebbe essere il colpo che segnerà le differenze. E anche prima non si scherza: una vera e pura tappa appenninica. La classifica del mattino potrebbe essere un lontano ricordo alla sera.

Il giorno dopo gran finale ad Imola. Si parte da Forlì e si arriva nell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, ma guai a pensare ad una passerella. Il dislivello di questo atto finale supera di molto i 2.200 metri e dopo la frazione del giorno prima i conti potrebbero essere molto salati. Si pedala sulle strade dei Mondiali del 2020 con le ascese di Mazzolano e Cima Gallisterna da ripetere quattro volte.

Chi vincerà? Di certo un’atleta di fondo, che certamente saprà andare forte in salita, ma che sa guidare bene la bici (anche le insidie tecniche non mancano) e che saprà magari segnare differenze con lo sprint o comunque difendercisi bene. Il dislivello infatti, ad esclusione del tappone del Nerone e del piattone di Monselice, è una costante di questo Giro Women e in qualche modo bisogna farci i conti sempre.

Un percorso quindi equilibrato e, aggiungiamo, moderno.

Bastianelli e il mercato femminile: «Rivoluzione e più equilibrio»

08.01.2025
7 min
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Poco più di una settimana e poi la stagione femminile prenderà il via al Tour Down Under con quelle corpose novità generate dal mercato. La conseguente curiosità manifestata da Paladin qualche giorno fa rispecchia quella generale di tanti altri addetti ai lavori e anche quella di Marta Bastianelli.

L’ex campionessa iridata ed europea sta per entrare nell’ultimo chilometro della seconda gravidanza. A inizio marzo sarà nuovamente mamma di un’altra bimba: «Sarà Clarissa a darle il nome quando nascerà, tanto a noi genitori andrà sempre bene». Però nel frattempo Bastianelli rimane sul pezzo. Ha appena finito una stagione di apprendistato al fianco dell’ex cittì Sangalli, ma per quanto lei professi di necessitare di ulteriore esperienza ed al netto degli impegni da madre, molti la vedrebbero bene come nuova guida delle nazionali femminili. Sfruttando così la conoscenza del suo mondo, abbiamo chiesto a Marta un parere sugli effetti che potranno avere le grandi manovre di mercato del 2025.

Marta Bastianelli è stata la vice dell’ex cittì Sangalli. Ad inizio marzo sarà nuovamente mamma di una bimba (foto Claudio Peri)
Marta Bastianelli è stata la vice dell’ex cittì Sangalli. Ad inizio marzo sarà nuovamente mamma di una bimba (foto Claudio Peri)

Diamo i numeri

Il 17 gennaio in Australia si inizia a correre e da lì in avanti vedremo all’opera tutte le formazioni che hanno cambiato tanto o poco. E’ stato un inverno che ha prodotto complessivamente (tra juniores che passano, promozioni, rientri e addii importanti) 78 nuovi arrivi e 72 partenze di atlete nei quindici team WorldTour, mentre per le sette formazioni nella neonata categoria ProTeam siamo esattamente a metà di queste cifre. In media significa che ogni squadra ha cambiato cinque ragazze e mai come stavolta col coinvolgimento di tante capitane storiche.

Dopo sei annate e 32 vittorie con la Lidl-Trek, Longo Borghini è passata in UAE (in apertura, foto UAE Team ADQ). Dopo quattro stagioni e 42 successi con la SD Worx Vollering è andata alla FDJ-Suez assieme a Labous che ha lasciato l’attuale Picnic-PostNL dopo otto anni e sei affermazioni. Dalla formazione francese se sono andate anche Cavalli e Ludwig dopo rispettivamente quattro e cinque stagioni condite da sette e dieci successi. Invece dopo tre anni da diesse – ma non di inattività – rientra alle corse con la sua SD Worx Van der Breggen portandosi in dote le 41 vittorie ottenute dal 2017 al 2021 con la corazzata olandese. E questo solo per citare i movimenti più importanti. Infine guardando espressamente al nostro movimento, nel 2025 vedremo all’opera 36 italiane nel WorldTour, 8 nei ProTeam, circa 70 nei sei team continental italiani e altre 4 in quelli esteri.

Con 69 vittorie nel 2024 e 62 nel 2023, per Bastianelli la SD Worx resta il team di riferimento anche se ci sarà più incertezza (foto facebook)
Con 69 vittorie nel 2024 e 62 nel 2023, per Bastianelli la SD Worx resta il team di riferimento (foto facebook)
Marta qual è la prima impressione che hai avuto a mercato chiuso?

Quella della rivoluzione. Rispetto a prima, ora abbiamo almeno un paio di leader distribuite su più squadre che possono giocarsi tante corse. Classiche e Grandi Giri potrebbero andare a tante atlete diverse. Credo che sarà una gran bella stagione, più incerta del passato. C’è più equilibrio, almeno sulla carta.

La FDJ con l’arrivo eclatante di Vollering cambia dimensione?

E’ stato un trasferimento che può spostare le gerarchie in molte gare. Non dimentichiamo che hanno preso pure Labous, che è una capitana di primissimo livello a tutti gli effetti. Inoltre hanno Guazzini che per me può fare risultato nelle classiche del Nord. Hanno una bellissima squadra, molto forte, tuttavia secondo me non sarà quella favorita per la stagione.

L’eclatante trasferimento di Vollering sposterà gli equilibri? In 4 stagioni alla SD Work ha conquistato 42 vittorie (foto FDJ-Suez)
L’eclatante trasferimento di Vollering sposterà gli equilibri? In 4 stagioni alla SD Work ha conquistato 42 vittorie (foto FDJ-Suez)
Si riparte dai domini di vittorie degli ultimi due anni. Quindi la SD Worx rimane la squadra-faro?

Premettiamo che non si è assolutamente depotenziata. Al posto di Vollering ritorna Van der Breggen e so che sta già facendo test straordinari. Anna non se ne è mai andata perché anche da diesse, oltre ad allenarsi, teneva sotto osservazione i watt e i dati delle varie corse. Hanno sempre Kopecky che dopo il Tour 2023 e il Giro dell’anno scorso ha dimostrato che può diventare un corridore da gare a tappe. E’ capace di qualunque cosa lei. Poi per le volate hanno Wiebes. La SD Worx è esperta (età media 27,4 anni, la più alta del WorldTour, ndr) e hanno la cosiddetta forza-squadra. Sono forti nella mentalità, non solo nelle individualità, e sanno come si fa a vincere. Forse non come gli anni scorsi, ma per me resta il team di riferimento.

Hanno avuto anche altre due partenze eccellenti.

E’ vero, sono andate via Reusser e Fisher-Black. Marlen la conosco bene (sono state compagne alla Alè Cipollini nel 2021, ndr) e credo che in Movistar possa tornare a grandi livelli. Anzi potrà giocarsi maggiormente le sue carte in tante occasioni rispetto alla SD Worx dove spesso doveva lasciare spazio alle altre capitane. Stesso discorso anche per Fisher-Black che alla Lidl-Trek guadagna qualche grado in più rispetto a prima. Ma anche lì troverà un grosso cambiamento.

Van der Breggen rientra dopo 3 anni da diesse. Con Kopecky e Wiebes formerà un tridente formidabile (foto SD Worx-Protime)
L’effetto domino del mercato ha toccato anche la Lidl-Trek. Da dove vuoi cominciare?

Completo il discorso di prima. Realini fino all’anno scorso ha fatto da gregaria di lusso a Longo Borghini, però ora diventa leader e può dimostrare il suo valore atletico. Personalmente mi auguro che possa far vedere chi è. Per il resto hanno campionesse fortissime. Penso alle “mamme” Van Dijk e Deignan. E penso soprattutto a Balsamo, una delle migliori atlete in assoluto al mondo. Attenzione perché per me se Elisa si mette in testa di fare le classiche come il Fiandre da prima punta, cosa che prima non poteva fare, non andrà piano.

Proseguiamo con l’altro cambiamento importante di Longo Borghini. Che ambiente troverà?

Lascia una sorta di famiglia, soprattutto dopo tutto quel tempo, ma ne trova un’altra. Elisa è passata alla UAE assieme a Slongo e alle compagne Chapman e Backstedt, ma lei è una ragazza che si trova bene ovunque e so che ci ha pensato bene prima di scegliere. Elisa è cresciuta molto come persona, oltre che come leader, e penso che abbia fatto bene a cambiare squadra perché può far fare un ulteriore passo in avanti a tutta la squadra. Inevitabilmente col suo arrivo, la UAE si è rafforzata molto e diventa uno dei team di punta per moltissime corse.

Marlen Reusser cerca il rilancio alla Movistar alle fine di un 2024 difficile. Ha lasciato la SD Worx dopo tre stagioni
Marlen Reusser cerca il rilancio alla Movistar alle fine di un 2024 difficile. Ha lasciato la SD Worx dopo tre stagioni
Canyon-Sram e Picnic-PostNL partono allo stesso piano delle altre?

Assolutamente sì. La Canyon era già molto competitiva prima, con una struttura collaudata. Ora con l’arrivo di Chiara (Consonni, ndr) hanno trovato la forte velocista che gli mancava, senza scordarci di Ludwig. Sarà in prima linea anche la ex DSM nonostante sia la formazione più giovane del WorldTour (età media 22,4 anni, ndr). Da loro è arrivata Cavalli e non è un trasferimento da poco. E’ mancata tanto al ciclismo italiano, non si vincono per caso le classiche che ha conquistato lei. Spero trovi la serenità necessaria e penso che sia nell’ambiente giusto per rilanciarsi in mezzo a tante giovani. Ho sentito Marta poco prima di Natale.

Cosa vi siete dette?

Innanzitutto sta bene, è felice ed è la cosa più importante. Nelle ultime due stagioni ha corso poco, mettendoci più del previsto per riprendersi. Però ha ancora 26 anni e si è potuta permettere di recuperare a dovere a livello psicofisico. Abbiamo parlato tanto e le ho ricordato che quest’anno c’è un mondiale adatto alle sue caratteristiche. Mi ha risposto che è motivata e che vuole dimostrare il suo valore. Vedrete che tornerà come prima.

Cavalli è stato uno dei colpi del mercato. Bastianelli l’ha sentita motivata e la vede punta al mondiale in Rwanda (foto Picnic-PostNL)
Cavalli è stato uno dei colpi del mercato. Bastianelli l’ha sentita motivata e la vede punta al mondiale in Rwanda (foto Picnic-PostNL)
Infine facciamo finta che Marta Bastianelli sia la cittì azzurra. A parte le solite note, da quali italiane si aspetta qualcosa in più?

La prima che mi viene in mente è Gasparrini, che è quella che conosco meglio di tutte. Può fare ancora più di quello che ha fatto finora. Poi dico Venturelli che ho visto girare in pista e può diventarne una pedina molto importante, oltre che su strada. Speravo passasse nel WorldTour, però ha deciso di restare nel devo team della UAE. Un’altra che farà bene è Ciabocco. L’ho vista da vicino durante l’Avenir e dopo la prestazione sul Finestre le ho detto che non si deve sottovalutare. Lei ha capito ora cosa può fare in squadra. In generale è sempre difficile fare i nomi precisi, però abbiamo tante giovani come Masetti, Tonetti, Barale o altre che possono alzare ulteriormente l’asticella.

Ma quale pressione! Gaia Realini è pronta per essere leader

31.12.2024
4 min
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Basta il tono della voce per capire che Gaia Realini è diventata grande: sciolta, sicura, chiara… le sue parole sono schiette e non lasciano spazio ad interpretazione. La scalatrice classe 2001 di Pescara, si appresta a vivere una stagione cruciale con la Lidl-Trek dopo la partenza di Elisa Longo Borghini. Si appresta infatti a ricoprire il ruolo di leader, una responsabilità che accoglie con entusiasmo e determinazione. Il discorso fatto a suo tempo con Teutenberg, circa la pressione, sembra quasi superfluo.

Dopo aver trascorso qualche settimana ad allenarsi nella sua terra natale, dove la neve ha imbiancato le colline dell’entroterra, Realini riprenderà presto il ritiro in Spagna per perfezionare la preparazione. Quello che sta per arrivare sarà il suo quinto anno tra le professioniste e il bagaglio di esperienze inizia a diventare grande, ma troppo deve ancora ingrandirsi. Ma quando si ha una chiara consapevolezza del percorso che c’è da affrontare tutto può diventare più facile.

Una foto scherzosa di Gaia Realini tra i giganti della Lidl-Trek
Una foto scherzosa di Gaia Realini tra i giganti della Lidl-Trek
Insomma Gaia, iniziamo a diventare grandi…

Di altezza, no di sicuro! Scherzi a parte diciamo di sì. Durante questo primo ritiro che abbiamo fatto a dicembre con la squadra si respirava un’aria di cambiamento. Mi hanno detto chiaramente: «Gaia, adesso tocca a te prendere le redini». «Ora devi prendere il posto di Elisa». Per me è ancora abbastanza irreale che lei non ci sia più in squadra.

Possiamo immaginare dopo tre anni fianco a fianco…

Lei mi ha cresciuta, ho seguito le sue orme, ma prima o poi la mamma deve lasciare la figlia, no? Mi sento pronta a rimboccarmi le maniche e a mettere in atto ciò che ho appreso da lei e anche dalle mie compagne di squadra, che mi stanno insegnando tanto. Sono pronta a spiccare il volo.

Però che determinazione! Quindi questa parola “leader” non pesa troppo?

No, non mi pesa più di tanto, perché la squadra crede tanto in me e nella mia crescita. Questo vale sia per le ragazze sia per lo staff. Quando mi dicono: «Ok, adesso sarai leader», mi sento pronta e sono pronta a tutto quello che questo significa.

Lo scorso anno l’abruzzese è cresciuta tantissimo con una grande costanza di rendimento. Eccola con Kopecky al Romandia
Lo scorso anno l’abruzzese è cresciuta tantissimo con una grande costanza di rendimento. Eccola con Kopecky al Romandia
In tal senso, quanto è stato utile il Tour Femmes corso appunto da capitana?

Il Tour Femmes è stato un bel trampolino di lancio per me, un vero biglietto da visita. Doveva esserci Elisa, ma per problemi fisici non ha potuto partire. All’ultimo momento mi hanno detto: «Gaia, farai la leader». È stato un salto improvviso, da un giorno all’altro mi sono ritrovata capitana. Adesso però è diverso, perché se dovrò affrontare un Grande Giro come capitano lo saprò molto prima. Quello è stato come un grande svezzamento.

Non c’è più Longo Borghini, chi è oggi il tuo punto di riferimento in squadra?

Lizzie Deignan – ribatte Realini senza indugio – lei per me è una spalla destra in tutto e per tutto. Ormai abbiamo un feeling speciale, non ci serve nemmeno parlarci in gara: con uno sguardo capisce come sto, cosa devo fare, dove portarmi. Con lei sono sempre al posto giusto al momento giusto. Approfitterò di quest’ultimo anno in cui lei correrà per catturare tutto ciò che mi può insegnare e portarlo con me nelle prossime stagioni.

Realini tira per Longo Borghini. Dal prossimo anno saranno rivali
Realini tira per Longo Borghini. Dal prossimo anno saranno rivali
Per essere una donna di riferimento in squadra, su cosa pensi di dover lavorare?

Devo fare un salto di qualità a livello psicologico, rafforzare ancora di più la mia mentalità. E mi riferisco anche alle corse. Ma questo arriva col tempo e con l’esperienza. Non sono una capitana che rompe troppo le scatole o che pretende.

Dovresti parlare un po’ di più, esporti: giusto?

Esatto. Non parlando abbastanza, le altre ragazze a volte si trovano spaesate e sono loro a chiedermi: «Gaia, cosa dobbiamo fare?». «Di cosa hai bisogno?». Insomma, devo spiegarmi meglio, farmi capire, dire al momento giusto: «Ragazze, ho bisogno di questo, stiamo unite». Lizzie per esempio mi capisce con uno sguardo, ma non per tutte è così. Devo imparare ad aprirmi di più.

Quando inizierai la stagione? E in vista dei grandi Giri farai solo corse a tappe?

Inizierò con la Valenciana. Al momento non abbiamo ancora definito il calendario al 100 per cento, ma credo che farò anche qualche gara di un giorno oltre alle corse a tappe. Servono anche quelle.

Longo Borghini, si comincia. Sarà Giro oppure Tour?

24.12.2024
5 min
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BENIDORM (Spagna) – Elisa Longo Borghini al UAE Team Adq richiede un esercizio di concentrazione, almeno fino a che non ci avremo fatto l’abitudine. Anche lei nel riferirsi alla Lidl-Trek finisce col parlare della sua squadra, come se nulla fosse cambiato. Invece dopo sei anni è davvero venuto il momento del cambiamento ed è comprensibile che serva del tempo per ricreare riferimenti e meccanismi.

Il primo ritiro di Abu Dhabi, di cui Elisa ci aveva già raccontato quando andammo a casa sua, ha creato il clima. Quello spagnolo lo ha consolidato. C’è da scommettere che quando saranno al via del UAE Tour, importante per loro come il Tour de France per i francesi, le ragazze della squadra emiratina sapranno esattamente cosa fare.

«Non posso parlare di quello che questa squadra era prima perché non lo conosco – comincia a dire – però mi sono sentita accolta e ho sentito tanto affiatamento sin da subito. Mi sono trovata molto bene. Ho visto un gruppo di ragazze pronte per la prossima stagione e anche un po’ gasate, devo dire la verità. Questa cosa mi ha fatto tanto piacere, perché non sempre quando arriva qualcuno di nuovo è scontato che venga accolto così bene».

Pogacar e la maglia gialla sono da sempre il riferimento irraggiungibile per i manager del team femminile (foto UAE Team Adq)
Pogacar e la maglia gialla sono da sempre il riferimento irraggiungibile per i manager del team femminile (foto UAE Team Adq)
La sensazione, avendo parlato con alcune ragazze di spicco del team, è che ti abbiano accolto bene e soprattutto come leader.

Mi fa molto piacere se le ragazze mi vedono in questo modo, perché allora posso dare anche io qualcosa a loro. A me fa sempre piacere lasciare qualcosa o comunque condividere la mia esperienza o un mio punto di forza per rendere il gruppo più forte. Perciò, se fosse davvero così, sarei molto contenta.

Riusciamo già a immaginare il gruppo Longo per una grande corsa a tappe, che sia la Vuelta, il Giro d’Italia oppure il Tour?

Ho visto tante ragazze che hanno del potenziale e tante scalatrici. Persico, Magnaldi, Chapman, Włodarczyk. Gasparrini per le tappe più ondulate, come pure Marturano. Siamo già quasi a fine roster, ma ce ne sarebbero anche parecchie altre da aggiungere. Quello che mi fa piacere è vedere anche che c’è un gruppo devo, che fa crescere le ragazze e le porta a correre le gare di seconda fascia con la WorldTour. Così possono fare un percorso lineare senza essere buttate nel World Tour a 18 anni, col rischio che si perdano.

Che cosa ti ha stupito di questo ambiente?

L’accoglienza calorosa che mi è stata data e l’aria di tranquillità che si respira, anche se c’è tanta ambizione. Vedo persone molto motivate, ma allo stesso tempo essendo una squadra abbastanza nuova e che si sta adesso affacciando alle competizioni più importanti, non hanno ancora fissazioni apparenti sulle corse da vincere o i piazzamenti da centrare.

Eleonora Gasparrini si è detta molto motivata dall’arrivo di Elisa Longo Borghini (foto UAE Team Adq)
Eleonora Gasparrini si è detta molto motivata dall’arrivo di Elisa Longo Borghini (foto UAE Team Adq)
Non ci giriamo intorno: dicono da sempre di voler vincere il Tour come la squadra maschile.

Lo vogliono, però non ci mettono la pressione di dover essere alla fine dell’anno la prima squadra al mondo. E’ chiaro, tutti lo vogliamo, sarebbe strano non volerlo. Però ci siamo posti degli obiettivi che siano intanto raggiungibili. E poi sarà questione di avere fiducia nel processo che abbiamo appena iniziato a fare.

E’ una squadra araba, però la componente di base è latina, con spagnoli e italiani. C’è grande differenza rispetto alla Lidl-Trek?

E’ una delle prime cose che ho notato. Parlo tanto più italiano qui rispetto alla vecchia casa. Anche oggi mi sono ritrovata a fare un allenamento soltanto con ragazze italiane. E questa cosa mi ha colpito, perché ero abituata a essere l’unica italiana oppure ad averne al massimo due o tre intorno. E oggi in bici parlavamo solo italiano e mi ha fatto strano. E’ stata la prima volta in sei anni in cui in ritiro non ho detto una sola parola d’inglese.

Cosa si prova a essere leader di una grande squadra?

Mi motiva molto. Devo dire che questo è un ruolo che mi hanno sempre dato anche in Lidl-Trek, seppure là ci fossero più leader. Però confesso che una mia ambizione per questa squadra è che le ragazze prendano coscienza dei propri mezzi. Secondo me una ragazza molto forte è Silvia Persico. Forse agli occhi dei meno attenti sembra spavalda, invece è molto forte ma ha le sue insicurezze. Mi piacerebbe che nel 2025 capisse qual è la sua la sua vera forza, poterla spingere verso qualche bel risultato perché credo che sia nelle sue potenzialità.

La Longo sta facendo un passo indietro?

Non sarò sempre io l’unica leader. Loro devono capirlo e io continuerò a ripeterglielo. Alla fine siamo una squadra e una squadra secondo me non deve avere sempre e solo un leader. Per essere squadra devi avere totale fiducia nelle tue compagne e sapere che qualsiasi mossa tu stia facendo, non la fai per un dispetto alla tua compagna, ma per far vincere la squadra. La UAE Adq, in questo caso.

Federica Venturelli è uno dei punti di forza del devo team della WorldTour (foto UAE Team Adq)
Federica Venturelli è uno dei punti di forza del devo team della WorldTour (foto UAE Team Adq)
Pogacar ha detto che ogni anno sale in bici per migliorare qualcosa: la opensi anche tu allo stesso modo?

Quest’anno mi piacerebbe lavorare ancora di più sulle corse a tappe, cercare di diventare più efficiente. Mi piacerebbe veramente poter finire il Tour de France, perché su tre edizioni l’ho finito solamente una volta e anche abbastanza male. Nella altre due occasioni ho messo insieme un ritiro e nella seconda, l’ultima, non sono neanche partita perché mi sono autoeliminata con una caduta. Mi piacerebbe molto arrivare al Tour de France in buona condizione e sfruttare un po’ l’occasione.

Il Giro al posto del Tour?

Non ne sarei così sicura, perché so quanto la società tenga alla maglia gialla. Al Tour sinceramente mi piacerebbe andare per le tappe, anche se è difficile restare fuori dai giochi, a meno che non prendi 40 minuti il primo giorno e non se ne parla più. Altrimenti, come si è visto quest’anno con Lucinda Brand, lei andava fortissimo, forse non era al livello delle prime cinque, però si è ritrovata a fare classifica. In un paio di occasioni si è trovata davanti ed è arrivata decima.

E se invece i capi volessero Longo Borghini tutta sul Tour?

Se mi obbligano, farò quello che mi dice la squadra. Non posso fare altro e nemmeno potrei dire che mi dispiaccia. Mi manderebbero al Tour, non a fare una corsetta di paese…

Persico in cerca di Persico si allena (ma non corre) nel cross

18.12.2024
6 min
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BENIDORM (Spagna) – Sivia Persico è moderatamente allegra. La giornata fuori è radiosa, i chilometri si stanno sommando e l’obiettivo di riguadagnare un buon posto nel gruppo motiva la bergamasca alla ripresa della stagione. La terza per lei che approdò al UAE Team Adq con il contingente della Valcar di Capo Arzeni. Cose sono andate bene, altre meno bene. Quel che si nota è che il 2024 ha segnato uno stop rispetto alla crescita avviata l’anno prima. Capirne i motivi è il modo giusto per dare una svolta al futuro.

«Il 2023 era andato bene – dice – il 2024 così così. Speriamo che il 2025 sia l’anno giusto, anche per trovare l’equilibrio che forse è mancato. Qualcosa di buono alla fine c’è stato. Ho corso le Olimpiadi e ho imparato tanto. Ad esempio a trovare qualcosa di positivo anche nei momenti negativi. Ho avuto accanto non troppa gente, però quella giusta. Quando si vince, tutti salgono sul carro, ma diciamo che le persone su cui contavo c’erano ancora e questo mi basta».

Alle Olimpiadi con Balsamo, Cecchini e Longo Borghini, guidate da Paolo Sangalli
Alle Olimpiadi con Balsamo, Cecchini e Longo Borghini, guidate da Paolo Sangalli

Sfinita dall’Amstel

Silvia parla veloce e con frasi corte. Mette in fila i passaggi come fasi di una corsa e li sottolinea con sguardi da fumetto con cui parallelamente commenta quello che dice. Le cose che deve dire e quelle che direbbe.

«Sono partita da gennaio con dei problemi al ginocchio – dice – poi per un po’ è andata abbastanza bene. Poi è morta mia nonna e di lì ho avuto un maggio un po’ così, perché non stavo benissimo fisicamente. Non lo so, sembrava che nella squadra ci fosse un po’ di disinteresse per la mia salute. Ne abbiamo parlato e loro dicono che non è così. Avrò capito male. Speriamo che nel 2025 vada meglio, sono sicura che sarà così. E alla fine comunque ho fatto il Covid prima delle Olimpiadi. Per fortuna nel finale di anno le cose sono andate meglio e mi sono ritrovata. Ero molto legata alla nonna, ma non è stata quella la causa di tutto. Però è arrivata in un momento della stagione un po’ particolare. Arrivavo dal Fiandre in crescendo di condizione (settima a 9″ dalla Longo Borghini, ndr) e ho fatto 5-6 giorni senza fare niente. E dopo sono andata a correre l’Amstel e lì secondo me mi sono finita».

In ritiro per Persico e la squadra anche sessioni di lavoro in palestra (foto Aymerik Lassak)
In ritiro per Persico e la squadra anche sessioni di lavoro in palestra (foto Aymerik Lassak)

Le classiche in testa

Silvia Persico che sogna il Fiandre e lotta per il Giro ha visto arrivare in casa sua Elisa Longo Borghini, che ha vinto per due volte la classica dei Muri e nel 2024 finalmente ha conquistato la maglia rosa rincorsa per anni. E’ la situazione giusta per capire la serenità di chi hai davanti. Se arriva qualcuno da fuori e ha la pretesa di raccogliere nel tuo orto, potresti non prenderla troppo bene.

«Invece sono contenta – dice Persico – lavorare per qualcuno che sa finalizzare il lavoro può cambiare molte dinamiche in positivo. Lavorerò per lei, ma avrò anche i miei spazi, contando sul fatto che ora la pressione maggiore sarà tutta sua. Io ho capito che le corse a tappe non sono per me, fare classifica non è la mia passione. Però negli ultimi due anni la squadra mi ha spinto a farlo e posso anche capirli, visto che nel 2022 ero andata forte sia al Giro sia al Tour. Però io preferisco le classiche, andrei in un Grande Giro per puntare alle tappe. Doveva essere così anche nel 2024, così almeno era nella mia testa, ma in quella della squadra. Anche perché nell’ultima tappa del Giro Women ho scoperto di avere il Covid, quindi il mio Giro è finito così».

Europei gravel: il cittì Pontoni con Persico e Arzuffi, rispettivamente seconda e terza alle spalle di Sina Frei (foto FCI)
Europei gravel: il cittì Pontoni con Persico e Arzuffi, rispettivamente seconda e terza alle spalle di Sina Frei (foto FCI)

Ritorno al cross?

Resta aperto il tema della preparazione, da quando la squadra emiratina fece sapere di non gradire il suo impegno nel cross. Si organizzò pertanto un percorso alternativo affidato a Luca Zenti che le desse ugualmente la brillantezza tipica dopo una stagione di cross.

«Secondo me non ha funzionato – dice lei – perché il cross mi dava tanto. E allora quest’anno a livello di allenamenti, ne inserisco uno di cross alla settimana. L’intensità magari non è paragonabile ai 50 minuti full gas di una gara, però comunque è già qualcosa. La tentazione di tornare a gareggiare c’è, ma non voglio andare a una gara senza supporto. La squadra dice che se volessi sarebbe al mio fianco, ma non abbiamo il materiale, non ho il camper e non ho il personale, quindi questo supporto non è che sia proprio tanto. In tutto questo, il cittì Pontoni continua a chiamarmi. Anche quando abbiamo fatto l’europeo gravel (Persico è arrivata seconda a 1’26” da Sina Frei, ndr) continuava a dirmi che mi aspetta. Anche io mi aspetterei, ma il fatto è che la stagione su strada è sempre più lunga, cominciamo sempre prima. Io parto da Mallorca e poi vado al UAE Tour, c’è poco spazio per altro. Ma se dovessi restare qui, magari potrei pensare di inserire qualcosa nel contratto».

Il UAE Tour è la corsa di casa del team. Qui Silvia Persico a inizio 2024, durante un’intervista. Accanto, Melissa Moncada, capo del team
Il UAE Tour è la corsa di casa del team. Qui Silvia Persico a inizio 2024, durante un’intervista. Accanto, Melissa Moncada, capo del team

Passaggio a Bilbao

Domani il ritiro si chiuderà e sarà tempo di Natale. Silvia racconta velocemente che ha fatto ferie a Gran Canaria dopo l’europeo gravel. Poi è stata ad Abu Dhabi per il primo ritiro e da lì è tornata a Bilbao, dove vive la sua compagna. I Paesi Baschi le piacciono, ammette ridendo, ma il loro clima proprio no.

«E’ molto bello per andare in bici – si dispera – ma d’inverno è freddo e piove sempre. In realtà piove anche d’estate, visto come è tutto verde? Però almeno d’estate non è così freddo. Per andare in bici è molto meglio che in Italia: si è molto più rispettati. Per cui da qui vado su a Bilbao, mi fermo pochi giorni e poi torno in Italia per fare Natale a casa. E poi ci si prepara per correre.

Il GP della Liberazione 2024 è stata la prima gara in Italia di Bastianelli come collaboratrice del cittì Sangalli
Il GP della Liberazione 2024 è stata la prima gara in Italia di Bastianelli come collaboratrice del cittì Sangalli

Nazionale alla “Bastia”

L’ultima annotazione Silvia la dedica alla nazionale. Il cittì Sangalli dal prossimo anno salirà sull’ammiraglia della Lidl-Trek e nel 2025 delle elezioni federali, ci si chiede chi andrà su e a chi affiderà la nazionale delle donne. Lei non ha dubbi.

«Chi sarà il cittì della nazionale? La Bastia! Io punterei su Marta Bastianelli – dice senza la minima esitazione – e la aspetterei fino a che non sarà in grado di partire, visto che aspetta una bimba. Mi piacerebbe che fosse lei. Ho imparato tanto quando l’ho avuta in squadra. Mi ha dato tanti consigli, ha una buona testa e una buona lettura di gara. La vedrei molto bene. Sapevo da tempo che Sangalli sarebbe andato via, si poteva immaginare, la voce era già nell’aria da un po’ di mesi. Forse voleva stimoli diversi, non so fino in fondo perché abbia fatto questa scelta».

Gasparrini parla da leader e benedice la Longo

14.12.2024
8 min
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BENIDORM (Spagna) – Alla fine di settembre ci aveva raccontato le tre vittorie e il podio degli europei U23. Ora Eleonora Gasparrini si guarda intorno e cerca di dare una dimensione alla squadra che i dirigenti del UAE Team Adq stanno ricostruendo attorno a Elisa Longo Borghini e le leader rimaste. Fra queste, a buon diritto c’è anche lei (in apertura con la madre Simona dopo la vittoria di Francoforte).

Dopo due anni di tentativi, rivoluzioni, alternanze e cambiamenti (alcuni traumatici), la squadra parrebbe aver trovato un equilibrio, che ha indotto anche la “Gaspa” a non accettare altre offerte, credendo nel progetto.

Vacanze finite

Nel gigantesco hotel che accoglie le formazioni emiratine, la hall è un andirivieni di staff, sponsor e atleti. Turisti non ce ne sono, la loro stagione si chiude di solito alla fine di ottobre e chi rimane lo fa pedalando sulle strade dei dintorni. I social l’hanno mostrata sbarazzina e sorridente nelle vacanze al mare e poi a Londra, ma ora che è arrivato il momento di ripartire, è evidente che nel suo sguardo sia scattato l’interruttore. E’ la determinazione di cui dopo un solo anno al suo fianco aveva parlato Marta Bastianelli: l’essere naturalmente decisa a portare avanti la sua carriera, facendo le cose come si devono. E a ben vedere, la traiettoria della piemontese è un continuo crescendo.

«Quest’anno è tutto più grande – dice guardandosi intorno – a un livello superiore. Noto tanti miglioramenti e sono contenta, si respira una bella atmosfera. Come tutte le cose, serve il tempo perché le cose funzionino. Questo è il terzo anno vero e la squadra sta iniziando a capire come muoversi.

«Sono arrivati nomi importanti, quindi secondo me anche questo produrrà un grosso cambiamento. Li vedo come vantaggio anche per me, perché saranno sicuramente un riferimento grandissimo. Credo che un’atleta come la Longo Borghini possa aiutare tanto anche noi più giovani e anche in generale, proprio come squadra, anche a livello tattico si partirà in maniera diversa. Avremo un approccio diverso alla gara quindi credo che sia un aspetto davvero positivo».

Vacanze finite. Prima al mare e poi a Londra con Kevin Colleoni: anche lui in ritiro in Spagna (immagine Instagram)
Vacanze finite. Prima al mare e poi a Londra con Kevin Colleoni: anche lui in ritiro in Spagna (immagine Instagram)

L’arrivo della Longo

L’arrivo di Elisa Longo Borghini può avere due impatti sulla squadra. Quello positivo di chi vede la possibilità di salire di livello oppure quello geloso di chi teme di veder ridotto il suo spazio. Per ora la sensazione è che prevalga la prima opzione, che renderà agevole l’inserimento della campionessa italiana e ne farà il riferimento per le compagne.

«Elisa non la conosco super bene – prosegue Gasparrini – però comunque ho avuto modo di chiacchierarci ed è una bravissima ragazza. Mi sembra una persona semplice, però ha anche tanto carattere e credo che sarà una bella leader per questa squadra. Io nel frattempo sono cresciuta piano piano e sto crescendo ancora. Ogni anno porta qualche consapevolezza in più e anche sul piano fisico noto dei continui progressi.

«Dal 2024 mi porto via tante soddisfazioni in termine di vittorie e di prestazioni. Per esempio il campionato europeo non era la corsa più adatta a me, eppure me la sono giocata. Ho vissuto una bella annata. Ho qualche rammarico per il Giro d’Italia, perché sono stata malata la settimana prima, quindi ci sono arrivata un po’ in down. Per me è stato tutto in salita (quinta nella classifica delle giovani, ma senza acuti, ndr), però per il resto mi sono fatta trovare pronta dove dovevo, quindi sono andata in vacanza con la sensazione di aver fatto il mio dovere».

Longo Borghini e Gasparrini, la stretta di mano sul podio tricolore si estende al futuro gioco di squadra
Longo Borghini e Gasparrini, la stretta di mano sul podio tricolore si estende al futuro gioco di squadra

Palestra e ore

La squadra si è data un nuovo assetto tecnico, in una struttura piramidale complessa, ma ordinata. Così il responsabile della performance è lo spagnolo Alejandro Gonzalez Tablas. La responsabile degli allenatori è Cristina San Emeterio. E gli allenatori sono Paolo Slongo, in funzione centrale, che si dovrà coordinare con Dario Giovine e Luca Zenti. Tuttavia, al netto di tutto questo, ci sono ragazze che proseguono la loro preparazione con allenatori esterni.

«Per quest’anno – spiega Gasparrini – non avrò grossi cambiamenti nella preparazione. Lavoro ancora con il preparatore che avevo già nel 2024, vale a dire Marcello Albasini. Però ovviamente gli anni passano, sono un po’ più matura e ad ogni inizio stagione si può partire da uno step superiore. Quest’anno ad esempio a casa ho curato di più l’aspetto della palestra, che adesso è una parte molto importante.

«Sono anche aumentati i chilometri in allenamento, ma questo già dallo scorso anno quando passai a lavorare con Marcello. Le gare sono sempre più lunghe per cui dalla fine del 2023 ho iniziato a fare molte più ore, cosa che non ero abituata assolutamente a fare. Il risultato è che quest’anno, tra virgolette, ho sofferto meno e probabilmente sarà così anche nel 2025, perché ci sono più abituata. La tendenza a fare sempre più ore è un dato di fatto. Bisogna alzare l’asticella e adattarsi».

Il 28 agosto 2020, Gasparrini vince l’europeo juniores a Plouay: i suoi passi avanti da allora sono stati notevoli
Il 28 agosto 2020, Gasparrini vince l’europeo juniores a Plouay: i suoi passi avanti da allora sono stati notevoli

Altri due anni

Alla UAE Adq c’è arrivata attraverso la Valcar-Travel&Services. Arzeni si era affrettato a prendere la ragazzina che nel 2020 aveva vinto i campionati europei juniores di Plouay e che aveva nelle gambe anche un oro mondiale nell’inseguimento a squadre (2019) due titoli europei ancora nel quartetto e poi nell’omnium (2019). Di lì a poco la torinese avrebbe vinto ancora il quartetto U23 ad Apeldoorn 2021 e Anadia 2022, tanto che il tecnico varesino l’aveva indicata come l’erede in squadra di Elisa Balsamo. Quel gruppo di atlete, che nel frattempo sono diventate grandi, si è sciolto. Le ragazze però continuano a essere amiche e ad andare in vacanza insieme, lo spirito di quella squadra resta un ideale da rincorrere.

«Questo è ovviamente un ambiente completamente diverso – ammette Gasparrini – ma devo dire che fin dal primo ritiro ad Abu Dhabi, si è respirata una bella area tra noi ragazze, anche se non ci conoscevamo tutte. Ho visto una situazione serena e comunque anche di amicizia, che ricorda un po’ la Valcar. Ovviamente a quel tempo eravamo in un altro contesto. Era tutto molto molto più familiare, quindi è difficile da paragonare. Anche solo la quantità di persone che componevano la squadra era meno della metà di adesso.

«L’amicizia rimane? Certamente, infatti mi dispiace sia andata via la “Conso” (Chiara Consonni, passata alla Canyon//Sram, ndr), una persona a cui tengo. Ha fatto le sue scelte, che si possono condividere oppure no, ma forse per la sua crescita ha preso la strada giusta. Magari in un altro ambiente, con altri stimoli, potrà rendere ancora meglio. Anche io ho avuto offerte per andare via. Ho fatto qua già due anni, non sono pochi, ma neanche tanti. Sono giovane e ho ancora tempo per fare le mie scelte. Sto bene, è una squadra in crescita che deve ancora dimostrare tanto. Per questo ho deciso di avere fiducia per altri due anni».

Tour de Suisse 2023, Marta Bastianelli ha indicato Gasparrini come modello di atleta giovane e ben mentalizzata
Tour de Suisse 2023, Marta Bastianelli ha indicato Gasparrini come modello di atleta giovane e ben mentalizzata

Il cittì e la Sanremo

Quel che invece cambierà sarà la conduzione della nazionale. Il cittì Sangalli è passato sull’ammiraglia della Lidl-Trek e sfogliando la margherita dei possibili sostituti e in attesa delle elezioni federali, il nome che ricorre più spesso sulla bocca delle atlete è quello di Marta Bastianelli.

«Anche io avrei fatto il suo nome – ammette Gasparrini – ma quando ho visto la bella notizia che aspetta un bambino, mi sono detta che sarà difficile. E sinceramente non ho idea di quali candidati ci siano. Il commissario tecnico deve essere qualcuno in grado di prendersi le giuste responsabilità. Che non sia di parte, ma oggettivo. Qualcuno che però abbia anche un po’ di umanità. Una persona che sia in grado di interagire con noi atlete. Ad esempio una cosa che apprezzavamo di Paolo era la sua presenza alle gare, che è il modo per prendere meglio le decisioni. Purtroppo non si può accontentare tutti, quindi serve anche carattere. Perciò cominciamo e vediamo come va.

«Non ho ancora un calendario definito, lo faremo in questi giorni. Abbiamo parlato anche della Milano-Sanremo, che potrebbe essere un obiettivo anche per la Longo. Sarei veramente contenta di essere lì da supporto, mi piacerebbe un sacco. Anche perché sono strade su cui sono abbastanza abituata a pedalare. Quando faceva tanto freddo a Torino, mi capitava sin da piccolina di andare giù al mare e pedalare lì. Mi piacerebbe farne parte, insomma…».