Dopo Elisa Longo Borghini e Paolo Slongo, chiudiamo il tema di fare ciclismo nei giorni del ciclo con la dottoressa Francesca Della Bianca, fino al 2024 medico alla Lidl-Trek. Essere stata per quasi tre anni accanto alle ragazze del team americano le ha offerto un punto di vista privilegiato sul tema, sia pure con una premessa con cui è abbastanza immediato trovarsi d’accordo.
«Avere in squadra un medico donna aiuta di certo – dice – per far emergere delle problematiche che forse con un medico uomo non verrebbero fuori. C’è una barriera di pudore nel parlarne, il primo step è superarla. Sicuramente negli ultimi anni l’aspetto della conoscenza è migliorato. Le ragazze ne parlano con più disinvoltura e questo permette di intercettare problematiche che finirebbero confuse con altri aspetti della prestazione».
Francesca Della Bianca (in alto al centro fra Elisabetta Borgia e Paolo Slongo) è stata fino al 2024 medico della Lidl-TrekFrancesca Della Bianca (in alto al centro fra Elisabetta Borgia e Paolo Slongo) è stata fino al 2024 medico della Lidl-Trek
Il fatto che se ne parli risolve qualche problema?
Fortunatamente sì. Al di là dei cambiamenti che possano interferire sulla prestazione, c’è anche un aspetto psicologico. Sono aspetti da gestire che vanno dal tipo di allenamento a che abbigliamento usare, fino all’intervento con integrazione mirata e rimedi naturali. Il senso di pesantezza che si accompagna alla prima fase può certamente condizionare la prestazione. Se mi sento gonfia, per come siamo fatte noi donne, posso ritenermi anche incapace di performare.
Stiamo parlando della sindrome premestruale?
Inizia anche dieci giorni prima. Si percepiscono l’aumento di peso e la ritenzione idrica. Si ha desiderio di mangiare carboidrati, ci sono dolori e allora magari si può usare il cloruro di magnesio, che è del tutto naturale. E’ una fase che può essere invalidante e magari può coincidere con una gara importante. Invece se ne parla poco, sono aspetti poco considerati. Ci si occupa più di aminoacidi e vitamine e meno di questi aspetti. Manca la consapevolezza che si può fare qualcosa.
Si ha pudore nei team a parlare del ciclo, di cosa indossare, di cosa prendere (depositphotos.com)Si ha pudore nei team a parlare del ciclo, di cosa indossare, di cosa prendere (depositphotos.com)
Se un’atleta non trova risposte nei team può farsi seguire dall’esterno?
Non mi risulta che accada, mentre è un tema di cui si dovrebbe parlare seriamente. Alla Lidl-Trek abbiamo iniziato a parlare delle problematiche della regione pelvica, per gli uomini e per le donne. Sapere che ci sono persone che se ne occupano porta gli atleti a parlarne più liberamente.
Il lavoro di Slongo che tiene conto delle date e addirittura delle fasi lunari è abitudine oppure un’eccezione?
Dei preparatori che conosco, lui è decisamente avanti. Dovrebbe esserci una temporizzazione del lavoro in base al ciclo. Nella prima settimana ad esempio si potrebbero ridurre lo stress e i volumi di lavoro. Subito dopo si potrebbe puntare sull’intensità. Si potrebbe approfondire il tema della disponibilità di glicogeno o la fase in cui abbiamo più grassi, in cui conviene lavorare maggiormente sul volume. C’è tutto un andamento che andrebbe osservato, ma non sono molti quelli che lo fanno. E’ un fatto di visione, più o meno ampia, anche se in letteratura medica non ci sono dati così vari che spieghino quanto il ciclo incida sulla prestazione.
Il ciclo porta anche un innalzamento della temperatura che nei mesi caldi può essere fastidiosaIl ciclo porta anche un innalzamento della temperatura che nei mesi caldi può essere fastidiosa
Può essere di base una sfera molto individuale?
E’ tutto molto soggettivo, anche nella percezione del dolore. Ci sono casi che portano anche alla sospensione del lavoro, a saltare la gara. Ci sono così tante variabili individuali, che ogni medico dovrebbe avere la cartella clinica delle atlete i cui tenere nota di questi aspetti. Stiamo parlando di donne oltre che di atleti. Non si può dire che avere il ciclo interrotto da mesi sia una seccatura in meno: va affrontato come un problema per la salute. Sono donne che magari dopo la carriera o anche durante potrebbero procreare, non parliamo di problematiche insignificanti.
Siamo di fronte a un problema culturale?
Mi sono spesso chiesta perché debba esserci questa barriera fra uomini e donne, parlando di medici. Il ginecologo è stato per anni soltanto uomo, eppure nessuno si pone il problema. Chi esercita la professione medica dovrebbe essere superiore a certe distinzioni.
Dopo averne parlato con Elisa Longo Borghini, era rimasta un po’ di curiosità, che abbiamo pensato di approfondire con il preparatore e poi con il medico. Quali accortezze richiede fare ciclismo con il ciclo, sostenere i carichi di lavoro in allenamento e andare in gara? E perché Paolo Slongo e la stessa campionessa piemontese dallo scorso anno hanno iniziato a redigere un diario che ne tenga conto? E perché su piattaforme diffuse e celebrate come Training Peaks e tutte le altre questa variabile non viene mai inserita?
«Premetto che non sono un medico – dice Slongo – però per la mia esperienza è un fattore che deve essere tenuto in considerazione. Sia per quanto riguarda la gara, dove l’atleta dà quello che ha. Sia per l’allenamento. Da quello che ho visto, la casistica ha variabili individuali, però le varie fasi del ciclo comportano un rilascio di diversi ormoni che determinano dei cambiamenti nella risposta dell’atleta».
Paolo Slongo ha allenato Nibali per le sue vittorie più belle. Ora ha vinto il Giro anche con la LongoPaolo Slongo ha allenato Nibali per le sue vittorie più belle. Ora ha vinto il Giro anche con la Longo
In che modo?
Dopo la prima fase di mestruazione in cui c’è il flusso che di solito dura a seconda delle individualità dai 4 ai 6-7 giorni, per l’azione di ormoni come l’estradiolo e il testosterone, l’atleta ha una predisposizione per l’allenamento alla forza. Invece nella seconda fase, dopo il quindicesimo giorno, quando ti avvicini al ventottesimo o al trentesimo giorno, a causa del progesterone e dell’estradiolo che si abbassa, l’atleta inizia a essere un po’ meno ricettiva alla forza e ad avere sensazioni di debolezza. Questa è per sommi capi la fisiologia, che vi invito ad approfondire con un medico. In più nella seconda fase la temperatura corporea può alzarsi e per alcune può essere un disagio.
Un problema in più per l’estate?
Se devi allenarti o gareggiare a luglio e agosto, è un disagio che si aggiunge. Per questo un allenatore deve stare attento a queste fasi, conoscere bene l’atleta e creare un dialogo aperto. In questo modo si può tendere a lavorare un po’ più sulla forza nella prima fase, prediligendo la resistenza e il fondo nella seconda.
Al punto da stabilire il calendario gare in base al ciclo?
Questo no, anche se è tema di dibattito. Il punto di partenza è che lavoriamo normalmente perché una ragazza deve essere comunque pronta ad affrontare certe sfide, anche importanti, pur avendo il ciclo mestruale. Quando parliamo con loro, capita di domandare cosa farebbero se avessero il ciclo durante un Giro d’Italia (in apertura il Tour Femmes, ndr). Qualche disagio c’è di sicuro, ma spesso ad esso si lega anche a un fattore psicologico. Se l’atleta si mette in testa che nel periodo del ciclo non riesce ad andare, si preclude tanto. E’ quello che nei maschi si è sempre pensato o detto a proposito del sesso. Se vai con la tua compagna qualche giorno prima, la prestazione ne risente? Non ci sono studi che lo dimostrino, a meno chiaramente di eccessi, però in tanti si crea il tarlo in testa, che può incidere sulla prestazione e l’approccio alla gara.
Elisa Longo Borghini ha raccontato di aver vinto il Fiandre 2024 nonostante avesse il cicloElisa Longo Borghini ha raccontato di aver vinto il Fiandre 2024 nonostante avesse il ciclo
Il fatto di scrivere il calendario con Elisa serve quindi più a programmare l’allenamento che le gare?
Esatto. Ho fatto un diario Excel dove metto i vari periodi. Così vedo l’allenamento che facciamo e magari lo posso anche modulare un po’ più sulla forza o sulla resistenza. In più dall’anno scorso ho aggiunto anche le fasi lunari, che penso non abbia mai fatto nessuno. Anche qui non trovi niente nella letteratura scientifica, però è un fatto che i processi naturali ne siano influenzati. Possono avere un’incidenza sulla sopportazione dei carichi di lavoro? Non lo so ancora, però intanto annoto e osservo. E’ ricerca anche questa.
Sarebbe utile avere il riferimento al ciclo nelle piattaforme di allenamento?
Secondo me sì. Non tanto per le fasi lunari, che magari è anche troppo avanti, però sarebbe utile per l’atleta nel rileggere i suoi lavori e ancora di più per l’allenatore. Ad oggi non è previsto, per cui chi lavora con atleti donna, si organizza come meglio può, cercando di aggiungere il ciclo ai vari parametri su cui impostare il lavoro.
A proposito di condizionamento psicologico, Elisa ha raccontato di aver vinto il Fiandre nonostante il ciclo.
Esatto, ma anche lei, come certamente vi ha detto, ha dovuto sconfiggere quel famoso tarlo. Successe quando vinse un campionato italiano a cronometro e si rese conto che più della fisiologia, contava la determinazione. Si rese conto che la prestazione era rimasta al suo livello e da lì c’è stato pian piano un cambiamento, che appunto ha portato alla vittoria del Giro delle Fiandre.
Dalla prossima stagione, Slongo sarà responsabile dei tecnici al UAE Team Adq (immagine Instagram)Dalla prossima stagione, Slongo sarà responsabile dei tecnici al UAE Team Adq (immagine Instagram)
Quindi il fatto che ci sia un flusso ematico non incide sulla fisiologia, portando ad abbassamento di valori?
Non sono un medico, lo ripeto, ma a me non risulta. E’ più un discorso di disagio e di squilibrio ormonale. Nella fase finale del flusso hai più forza, nella seconda fase quando manca circa una settimana prima di riaverlo hai una fase di spossatezza, dove hai poca forza e anche meno voglia di fare fatica.
Le ragazze parlano facilmente di questi argomenti con l’allenatore?
Bisogna creare un dialogo aperto e costruttivo anche con le giovani. E’ sempre un argomento che possono ritenere invasivo, quindi bisogna creare prima un rapporto di fiducia e poi eventualmente se ne può parlare. Non è per caso che negli anni scorsi alla Lidl-Trek e dal prossimo con il UAE Team Adq, il medico delle donne sia una donna.
Permette di aggirare il comprensibile pudore?
E’ un modo più facile, da donna a donna, per parlare di certi argomenti. Perché è difficile che possa avere con tutte lo stesso rapporto che ho ad esempio con Elisa e capisco che per le più giovani che arrivano in squadra sia meglio parlarne con una donna. Sarà poi il medico a offrire il feedback all’allenatore, tenendo conto di tutte le variabili. Perché ci sono i casi di atlete che hanno un ciclo regolare, quelle che ce l’hanno irregolare e addirittura quelle che non ce l’hanno da periodi più o meno lunghi. Le casistiche sono molteplici, il tema merita sicuramente attenzione.
Una stagione pazzesca, fra club e nazionale. Così alla fine Silvia Persico ha deciso di rallentare e recuperare sul serio. Il 2024 ha obiettivi importanti
Il ciclismo è un gioco di squadra ed Erica Magnaldi lo sa bene. Dopo una carriera in cui spesso ha avuto la responsabilità del ruolo da leader, nel 2024 si prepara a una nuova sfida: supportare Elisa Longo Borghini, atleta tra le migliori al mondo. L’arrivo della campionessa italiana nella UAE Adq porta con sé aria di rinnovamento e grandi aspettative.
Magnaldi accoglie con entusiasmo questo nuovo ruolo di gregaria di lusso, pronta a lavorare per il successo della squadra e a sfruttare le opportunità che questa dinamica le offriràper correre in maniera più aggressiva e libera.
Magnaldi (classe 1992) è una scalatrice pura. Nelle corse ondulate si è messa a disposizione delle compagneMagnaldi (classe 1992) è una scalatrice pura. nelle corse ondulate si è messa a disposizione delle compagne
Che aria tira innanzi tutto, Erica?
Sicuramente tira aria nuova. Ci sono stati dei grandi cambiamenti, non soltanto per l’arrivo di Elisa, ma anche per l’inserimento di altre atlete di valore (arrivano tra le altre anche Brodie Chapman e Sofie Van Rooijen, ndr). Penso che il prossimo anno saremo una squadra molto più forte e si sente già fame, voglia di fare qualcosa di più rispetto agli anni scorsi. Abbiamo fatto un primo camp conoscitivo a ottobre e già in quei pochi giorni si è respirato un grande affiatamento, sia tra le ragazze nuove che con lo staff, che è stato rinnovato in parte anch’esso.
Voi avete i maschietti come metro di paragone… che piano non vanno!
Esatto! La nostra dirigenza non ci nasconde che l’aspirazione è quella di seguire le orme degli uomini della UAE Emirates. Anche senza Pogacar, il prossimo anno penso potremo fare bene e avvicinarci alle aspettative.
Cosa cambierà per te? Detta proprio fuori dai denti sarai chiamata a tirare…
Sono più che consapevole della forza di Elisa e del titolo di leader assoluta che si è guadagnata negli anni. Sono felice di affrontare un cambiamento nel mio ruolo. È anche uno stimolo. Significherà essere lì davanti, essere nel vivo della corsa, avere delle responsabilità…
Sin qui Elisa ed Erica hanno corso insieme solo in nazionaleSin qui Elisa ed Erica hanno corso insieme solo in nazionale
Che poi è lo specchio del livello del ciclismo femminile che cresce. Un po’ come tra gli uomini. “Di là”, restando in casa UAE, c’è Almeida che tira che Pogacar, qui una scalatrice importante come te…
Esatto. Ma infatti anche per questo sono contenta e fiduciosa. Vero che l’anno scorso ero spesso leader, ma questo comportava una certa pressione e limitava la mia libertà di correre in maniera aggressiva. Il prossimo anno, lavorare per Elisa significherà supportarla nei momenti chiave, ma al tempo stesso mi permetterà di rischiare di più, cercare fughe e giocarmi altre carte, sapendo di avere una leader solida alle spalle.
Piccolo passo indietro: cosa t’è piaciuto della tua stagione e cosa un po’ meno?
Quello che mi è piaciuto di più è stata il mio approccio al Giro Women, dove non ero leader e ho potuto rischiare di più, entrando in fughe buone e ottenendo il mio primo podio. Ho scoperto un’Erica diversa, capace di correre in maniera più aggressiva, e vorrei portare questa mentalità nel 2024. Mi è piaciuto molto anche il Tour Femmes, soprattutto per il livello altissimo della competizione e l’emozione di correre sui grandi passi alpini. Se ripenso all’Alpe d’Huez ancora ho i brividi!
Erica (a destra) crede molto nella squadra e una leader forte come Longo Borghini non potrà che cementare questo spiritoErica (a destra) crede molto nella squadra e una leader forte come Longo Borghini non potrà che cementare questo spirito
E cosa ti è piaciuto meno?
La prima parte della stagione, invece, è stata sottotono. Ho sofferto mentalmente le aspettative e ho commesso errori, ad esempio nella nutrizione, che ho pagato nelle gare a tappe come la Vuelta.
Mi fai un esempio di errore nella nutrizione?
Semplicemente, durante una tappa stressante come quella dei ventagli, che non sono di certo il mio terreno, sono rimasta concentrata nello stare davanti e ho dimenticato di bere e mangiare a sufficienza. E in quei frangenti una come me spende moltissimo. Questo, nell’economia di una corsa a tappe, lo paghi.
Vi siete già scritte, tu ed Elisa?
Sì, Elisa la conoscevo già, ci siamo incontrate tante volte. Ho sempre desiderato lavorare per una leader come lei, perché la stimo molto, sia come atleta che come persona. Per cui, anche se non ce ne fosse bisogno, lo farò con entusiasmo. Siamo all’inizio, ma sono sicura che ci prenderemo confidenza presto. Sarà importante conoscerci meglio anche su strada, con lei ci siamo sfidate molte volte, ma dal prossimo anno sarà tutto diverso. Quest’anno più che mai ho capito quanto è bello contribuire alla vittoria di squadra. Gioire tutte insieme… anche se non hai vinto tu.
La strada verso le Olimpiadi di Tokyo è in salita, soprattutto per le ragazze della pista. Lo spiega il cittì Salvoldi. Avremo un solo test: gli europei
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La sensazione è che nel voler a tutti i costi raggiungere il livello degli uomini, l’ossessione del Tour de France sia diventata centrale anche nella progettazione dell’attività femminile. Scorrendo le principali strategie nel mercato degli squadroni quel che traspare è proprio la voglia di maglia gialla, che ha persuaso la FDJ Suez a puntare su Labous e Vollering e la UAE Team Adq su Elisa Longo Borghini. Del mercato più recente parliamo con Giada Borgato, voce tecnica della RAI, cui abbiamo affidato il compito di aiutarci in questa lettura.
«I colpi di mercato più grossi – dice scaldando la voce – sono quelli da parte della UAE prendendo la Longo e la FDJ che sta facendo uno squadrone. Si sono mosse le leader e hanno portato con sé delle compagne. Per il resto c’è stata una campagna acquisti in linea con gli altri anni. Tutto gira intorno al Tour. La FDJ ha preso la Vollering solo ed esclusivamente per vincere il Tour. Per lei hanno fatto una squadra perfetta, senza velociste. Hanno preso Wollaston, che è veloce ma soprattutto una ragazza completa. Per il resto è una squadra incentrata sulla salita e sui Grandi Giri. Se Vollering va al Tour, useranno la Labous per il Giro e poi per aiutare al Tour».
Abbiamo chiesto a Giada Borgato, voce tecnica di Rai Sport, di commentare per noi il ciclomercato WorldTour delle donneAbbiamo chiesto a Giada Borgato, voce tecnica di Rai Sport, di commentare per noi il ciclomercato WorldTour delle donne
Pare che quando proprio Labous ha firmato fosse per essere leader al Tour e non abbia preso troppo bene l’arrivo di Vollering.
Se è così, è un colpo bello duro. Passa da essere una leader a seconda punta. Può puntare al Giro, perché non credo che Vollering venga in Italia, ma non sarà bello al Tour vedere la francese più forte che tira. Credo anche che alla squadra importi poco. Vogliono vincere il Tour e hanno scelto su chi puntare.
Come vedi Longo Borghini alla UAE?
Hanno un budget importantissimo, ma fino ad ora non hanno mai brillato da qualche parte. Avevano bisogno di avere un’atleta top nei Grandi Giri e hanno preso quella che ha vinto il Giro d’Italia, che è presente nelle classiche e le vince. Avevano bisogno di trovare una leader e direi che hanno fatto un’ottima scelta. Elisa ha portato con sé Brodie Chapman ed Elynor Backstedt. Due donne di fiducia, due lavoratrici che non sono proprio scalatrici, però possono fare il loro lavoro in pianura e nella prima parte di salita. Per quello trova la Magnaldi e si spera che Persico possa tornare ad alto livello. Per come abbiamo visto, quando in salita rimangono in poche, i giochi di squadra servono e non servono.
Se tu fossi Silvia Persico, che gira attorno al Giro delle Fiandre da 4 anni, l’arrivo della Longo che lo ha appena vinto sarebbe una bella notizia?
Non penso che il suo arrivo le dia fastidio, anzi forse si toglie di dosso un po’ di pressioni: scaricarle sulla Longo le farà anche bene. Mentre nelle classiche, se tornerà ai suoi livelli, potrebbe avere più libertà di movimento, perché le telecamere sarebbero sulla compagna.
Dopo tre anni senza correre, Anna Van der Breggen sarà in grado di tornare regina?Dopo tre anni senza correre, Anna Van der Breggen sarà in grado di tornare regina?
La Lidl-Trek si indebolisce perdendo Elisa?
Perde la Longo e probabilmente Gaia Realini diventerà leader per i Grandi Giri. Avrà delle buone compagne, come Fisher-Black e Rejanne Markus, che saranno sue gregarie. Non che Fisher-Black sia sotto alla Realini, perché abbiamo visto che quando vanno in salita più o meno sono uguali. Anche la Markus è cresciuta tanto, ma la squadra sta investendo tanto su Gaia, per cui penso che sarà un anno importante in cui vedremo il suo carattere, cioè se è capace e se è pronta per fare la capitana.
Secondo te lo è?
E’ cresciuta tanto nelle crono, che è fondamentale per i Grandi Giri. Per sua fortuna il Tour non ne avrà e questo sarà un vantaggio. Aver perso la Longo sarà l’occasione per dimostrare fin dove è arrivata. Per il resto la Lidl-Trek rimane una squadra completa, che può essere presente su tutti i fronti. Nelle classiche più dure e in volata, con Spratt, Van Dijk, Balsamo e Van Anrooij.
Secondo te DSM ha fatto una scommessa a prendere Marta Cavalli oppure sono certi di recuperarla?
La DSM non ha fatto grandi cambiamenti. Probabilmente Labous è andata via perché le hanno fatto una bella offerta: il progetto della FDJ è ambizioso e magari lei era convinta di andare lì per fare la leader. A quel punto gli olandesi hanno puntato su Marta. Hanno fatto bene. Sono contenta che l’abbiano voluta per provare a rilanciarla. Lei non promette nulla, ma dopo l’anno che ha avuto è giusto che parta con i piedi per terra. Prima dell’Emilia mi aveva detto che ancora non era salita in bici e si stava sistemando, non sapeva quando sarebbe ritornata alle corse. Sentire che è ripartita, che è contenta e che ha trovato una bella squadra, a me fa piacere.
Labous, quinta al Tour, passa alla FDJ Suez, dove troverà Demi VolleringLabous, quinta al Tour, passa alla FDJ Suez, dove troverà Demi Vollering
Cosa ci aspettiamo, stando sempre in DSM, da Barale e Ciabocco?
Di Francesca mi parlano tutti benissimo, una ragazza che lavora tanto e sta crescendo. Finora ha sempre corso per le compagne, facendo un egregio lavoro. Chissà che con l’uscita di Labous, i piani in squadra non cambino e per lei sia la volta buona di avere più libertà. Intanto, sia lei che Ciabocco avranno un anno in più. Sono ragazzine che si impegnano e sono sempre a disposizione della squadra. Una cosa che al giorno d’oggi non è così scontata, perché vedi che passano e vogliono vincere subito.
Senza Vollering, la SD Worx si è tanto indebolita?
Hanno sette nuovi ingressi e sei uscite. E’ uscita la Vollering, ma pure Fisher-Black e Reusser: tre nomi importanti. La svizzera è forte, vince e aiuta. In compenso c’è il ritorno della Van der Breggen, ma bisognerà capire se sarà all’altezza di sostituire una Vollering. Deve prendere il suo posto, a meno che Kopecky non diventi atleta da corse a tappe. Sarebbe una bella rivoluzione, però ha fatto seconda al Giro 2024 e anche al Tour del 2023 e secondo me lei è capace di tutto. Però se tutto rimane nella norma, dovrebbe pensarci Van der Breggen. In più hanno preso Haberlin, una svizzera di 26 anni che viene dalla mountain bike. Harvey, sempre per le corse a tappe, ma non parliamo certo della gregaria più forte che ci sia. Hanno preso l’altra Kopecky (Julia, 20 anni, Repubblica Ceca, ndr) e anche Lach. Di base rimane un quintetto di ragazze forti come Kopecky, Wiebes, Vas, Bredewold e Van den Broeck.
Chi lavora per il futuro forse è la Visma-Lease a Bike, no?
Hanno preso praticamente il meglio delle juniores che c’erano libere, tra Wolf, Chladonova e Bunel. La prima ha vinto il Trofeo Binda da junior ed è arrivata terza nella crono juniores di Zurigo. Chladonova ha vinto i mondiali di mountain bike, terza ai mondiali di ciclocross e seconda nella crono juniores di Zurigo. E poi c’è la Bunel che ha vinto il Tour de l’Avenir. Oltre a loro ci saranno Marianne Vos, che è l’osso duro, e anche Pauline Ferrand Prevot.
L’arrivo di Longo Borghini può togliere pressione alla Persico e farla correre con la mente più liberaL’arrivo di Longo Borghini può togliere pressione alla Persico e farla correre con la mente più libera
Ti è parso strano il fuggi fuggi dalla Ceratizit?
Dicevano che dovesse unirsi con la Lotto, in modo che anche i belgi diventassero WorldTour e loro riuscissero a gestire una fragilità finanziaria. In realtà mi sembra che tutto rimanga com’è. Mi diceva Arzuffi che l’hanno lasciata a piedi da un giorno all’altro. Era anche un po’ preoccupata perché la squadra aveva detto che l’avrebbero tenuta, invece prima del mondiale le hanno detto di no. Poi per fortuna ha trovato la Laboral, che pare sia davvero piena di soldi e voglia di arrivare nel WorldTour.
Chiudiamo con Chiara Consonni alla Canyon?
Davvero non mi aspettavo che andasse lì, avrei pensato più a una Lidl-Trek. Ha un treno tutto da costruire, perché quella è una squadra che va bene anche nei Grandi Giri. Hanno Niewiadoma che ha vinto il Tour, ma anche Bradbury e Niedermaier. Chiara si troverà a lavorare con Paladin e Dygert, quando lei ci sarà, perché fa sempre un numero limitato di corse. Backstedt può stare bene nel treno e magari la “Conso” avrà scelto in base a dove avrà più possibilità. Alla Canyon non ci sono altre velociste, avrà di certo campo libero. Ma loro hanno preso anche la Ludwig, altra ragazza da rimettere in piedi, perché quest’anno non si è mai vista. Ha avuto problemi fisici e anche lei ha pagato cara una caduta. Come la Cavalli, ha tirato tanto la corda. Erano super forti e super tirate e secondo me si sono anche fomentate tra loro per dimostrare chi fosse la più brava, perché tra donne succedono anche queste cose. Secondo me si sono tirate il collo tutte e due e poi alla prima caduta, oltre al fisico è saltata anche la testa.
ORNAVASSO – Uno di quei temi che inspiegabilmente non si affrontano quasi mai. Si parla di allenamento, alimentazione, integrazione, bronchiti, problemi ai tendini, disidratazione e colpo di calore, ma sul ciclo e le complicazioni che crea alle atlete c’è un velo di pudore che un po’ si capisce e un po’ no. Che cosa succede se arriva nel giorno della gara importante? Magari tanti passaggi a vuoto inattesi si possono spiegare così?
Perciò, mentre eravamo ancora a casa di Elisa Longo Borghini al temine dell’incontro della passata settimana, abbiamo messo da parte il pudore e glielo abbiamo chiesto. «Finalmente un giornalista che mi chiede di questo – ha detto subito la piemontese (in apertura una foto da Instagram) – non capisco perché si abbia paura di parlarne».
Il 2024 di Elisa Longo Borghini ha visto 8 vittorie, fra cui il Giro d’Italia e quello delle FiandreIl 2024 di Elisa Longo Borghini ha visto 8 vittorie, fra cui il Giro d’Italia e quello delle Fiandre
Rischio infortuni
E così prima di andare via, facciamo qualche domanda che da un po’ ci girava per la testa. Elisa racconta ad esempio che assieme al suo preparatore Paolo Slongo, da qualche tempo hanno preso a redigere il diario del suo ciclo, per capire come temporizzare il lavoro tenendone conto.
«Innanzitutto per capirne l’andamento – spiega l’atleta che fino al 31 dicembre è della Lidl-Trek – vedere se mi viene regolare oppure no, perché fa parte della salute della donna: della persona e dell’atleta. E poi per capire come massimizzare la qualità degli allenamenti in base alle varie fasi del ciclo. Già in diversi sport, tra l’atletica, il calcio e il nuoto, fanno determinati tipi di lavori in base alle varie fasi del ciclo per evitare determinati infortuni. Parlo magari con termini poco scientifici, ma più ti avvicini alla fase del sanguinamento e più il tuo corpo produce un ormone che si chiama relaxina che produce un aumento della lassità delle articolazioni. Ci sono stati tanti casi di infortuni nell’atletica con lesioni importanti ai tendini e ai legamenti, soprattutto negli sport più traumatici. Per cui loro si sono adeguati. Io ad esempio ne tengo conto quando devo fare i lavori di forza in palestra, oppure in bici».
Gli studi hanno dimostrato che nelle fasi del ciclo le articolazioni sono più soggette a lesioniGli studi hanno dimostrato che nelle fasi del ciclo le articolazioni sono più soggette a lesioni
Per il resto ci sono fastidi sempre uguali?
Quando mi avvicino alla fase più intensa, mi sento un pochino più goffa e soffro il caldo. Magari ho qualche problema gastrointestinale di più, quindi non riesco a bere o a nutrirmi bene come dovrei. Però dipende tanto dal tuo stato fisico e psicofisico di base. Ci sono mesi in cui lo soffro di più e mesi in cui lo soffro di meno. Normalmente quando sono in forma soffro meno.
Il rendimento cala di conseguenza?
Dipende, per esempio ho vinto il Fiandre avendo il ciclo. Non ho adottato rimedi di alcun tipo, ho corso come se nulla fosse: ho semplicemente fatto la mia gara. Magari in passato mi facevo condizionare. Invece ultimamente mi dico semplicemente che fa parte di me e che non sono la sola. Magari nella corsa ce ne saranno altre 50 nelle stesse condizioni.
Elisa Longo Borghini ha raccontato di aver vinto il Fiandre nei giorni del cicloElisa Longo Borghini ha raccontato di aver vinto il Fiandre nei giorni del ciclo
Il problema sta più nella ritenzione dei liquidi o nel calo dei valori attribuibile al sanguinamento?
Anche questo dipende. Per me è una questione di ritenzione idrica, perché metto su peso. Arrivo fino a 3 chili. Magari patisci di più le frequenze più alte e anche il caldo. A volte mi dà qualche problemino gastrointestinale, poi però ognuna ha delle peculiarità. E’ una cosa talmente personale che secondo me è anche difficile fare uno studio che sia buono per tutti e valido per tutti. Però ci sta che abbia un impatto sulla performance, quello lo darei per scontato.
Dopo il Giro d'Italia, il cittì femminile Marco Velo sarà direttore di corsa anche al Giro Women, dove sarà attento a come si muoveranno italiane e straniere
ORNAVASSO – Jacopo ha preparato il caffè e adesso per viziare il giornalista spalma sul pane leggermente tostato la marmellata di albicocche di sua mamma. Per lui (Jacopo Mosca) ed Elisa Longo Borghini, sua moglie, basterà una vaschetta di cereali con un po’ di latte: nessun senso di colpa, per arrivare in tempo abbiamo saltato il pranzo. E così, dato che vi abbiamo appena raccontato di lei, del suo amore per queste zone e del suo cambio di maglia, eccoci con colui che ne ha cambiato profondamento la vita. Si sono sposati nel 2023, erano insieme da poco prima.
Dal prossimo anno, in realtà già da ora, non faranno più parte della stessa squadra. E Mosca se la ride dicendo che finalmente potrà usare le sue maglie senza il rischio che lei gliele prenda. Non quelle da allenamento, perché sono tricolori. Piuttosto il resto del corredo: le maglie intime, le mantelline e le retine per la lavatrice. Lei ammette di aver fatto tutto il Giro con la retina del marito e lui rilancia raccontando che, puntualmente quando fa freddo, esce in bici e dopo un po’ si ritrova con la schiena gelata, perché nel cassetto c’era la sotto maglia di Elisa.
«Però, vabbè – aggiunge Mosca – a parte questo, purtroppo per la squadra sarà una grande perdita. Tra di noi cambia che ci vedremo ancora meno. In realtà nei ritiri ci si vede davvero poco. Buongiorno, buonasera, un ciao quanto ti incontri nella hall. Invece sarà strano uscire in allenamento con due bici diverse e due maglie diverse, però è sicuro che continueremo a pedalare insieme. E magari ci punzecchieremo un po’ di più, perché se vinceranno i suoi futuri compagni, io dirò che non sono contento».
Consonni, Mosca e Cataldo: con l’arrivo dei nuovi, la Lidl-Trek ha cambiato potenzialità, ma non lo spiritoConsonni, Mosca e Cataldo: con l’arrivo dei nuovi, la Lidl-Trek ha cambiato potenzialità, ma non lo spirito
Senza procuratore
Jacopo non ha il procuratore, per cui durante l’anno dovrà vedersela da solo, dato che il suo contratto scade nel 2025. Dice che un procuratore ce l’ha avuto nei primi due anni da professionista e sta aspettando dal dicembre 2018 che lo chiami per dirgli quale squadra gli avrebbe trovato.
«Sinceramente non mi stresso – dice – perché giunto a questo momento della mia carriera, penso che tutti conoscano il mio valore. Quando sarà il momento, parlerò con Luca (Guercilena, ndr) e con la squadra in modo molto tranquillo e vediamo quello che verrà fuori. Penso che tante volte i procuratori fanno gli interessi dei corridori e magari ti vendono bene, però l’importante è essere venduto per quello che sei realmente. E quando sei onesto, forse alla fine duri più a lungo. Mi è piaciuta tanto la conversazione che ebbi con Luca dopo il Covid nel ritiro di San Pellegrino. Avevo firmato da metà 2019 e fino al 2020, perciò gli dissi: “Guarda, visto com’è andato il 2020 mi piacerebbe avere un altro anno di contratto”. E lui mi disse: “Non uno, meglio due”. E alla fine ne ho avuti tre. Per un corridore come me avere un rapporto diretto e così onesto può fare la differenza».
Tappa alla Madonna del Boden, luogo sacro per i ciclisti: il museo delle maglie era chiuso, ma abbiamo sbirciato dai vetriTappa alla Madonna del Boden, luogo sacro per i ciclisti: il museo delle maglie era chiuso, ma abbiamo sbirciato dai vetri
Che squadra è diventata questa Lidl-Trek così piena di campioni?
Sicuramente da metà 2019 a oggi è cambiata tantissimo. La spinta più grande negli anni l’ha data Mads Pedersen, però sicuramente lo scorso anno l’ingresso di Johnny, Tao Geoghegan Hart e l’esplosione di Skjelmose ci hanno messo su un altro piano. Siamo la seconda squadra per numero di vittorie, ma al contempo la mentalità, il modo di lavorare e l’ambiente che si respira sono rimasti gli stessi. È chiaro che con l’avvento di un nuovo sponsor, c’è stata anche la possibilità di avere qualche corridore in più capace di portare vittorie. Solo Milan ha vinto 12 gare e questo fa la differenza.
E per Jacopo Mosca, chiamato al lavoro pesante, tanti campioni significa fare gli straordinari?
E’ una fortuna, perché quando hai capitani che vanno forte, fai lo stesso lavoro di prima, ma vedi i risultati. Non si tratta solo di vincere, già sapere che puoi lottare per la vittoria cambia le prospettive. Se guardo a me, quando abbiamo un leader vero alle corse, il lavoro è più facile, perché ho un obiettivo ben preciso.
Dicono che alla Sanremo, che avete vinto nel 2021 con Stuyven, tu sia stato capace di tirare per tutto il giorno…
Io con la Sanremo ho un rapporto veramente particolare. Potrei dire che è la mia gara preferita, probabilmente perché sono italiano e perché fin da piccolo la guardi e te ne innamori. Sono contento che negli anni il mio ruolo sia definito ed è abbastanza assodato che posso essere una garanzia. Spero di poter fare tante altre Sanremo e tirare tutti gli anni come un mulo, perché alla fine sono contento. L’altra cosa molto bella del mio ruolo, anche se ogni tanto mi si ritorce contro, è che mi considerano un jolly, quindi mi ritrovo a fare le gare più disparate. Magari una volta mi ritrovo in Belgio e la settimana dopo al Lombardia, come è successo quest’anno. Oppure l’anno scorso ero in ritiro in altura, però mancavano corridori e sono andato a fare la Liegi, cui non avrei mai pensato.
Durante l’estate, Mosca ha organizzato una giornata di gare giovanili nella sua Osasco (foto Wild Emotions)Durante l’estate, Mosca ha organizzato una giornata di gare giovanili nella sua Osasco (foto Wild Emotions)
C’è un segreto per essere pronti ogni volta che ti chiamano?
Il segreto è che a me piace quello che faccio. Mi piace allenarmi e fare il corridore, quindi la realtà è che poi sei pronto di conseguenza. A volte non è semplice, perché magari vai in una gara quando sai che stavi preparando un altro obiettivo. Sai che farai una gran fatica perché non hai la preparazione perfetta, ma è necessario e lo fai. Sono cose che impari con gli anni, sai qual è il tuo ruolo e cerchi di supportare i tuoi compagni al meglio possibile.
Capire questa cosa fa la differenza tra avere una carriera lunga o non trovare una direzione?
Ho fatto talmente tanta fatica a passare professionista che apprezzo veramente il fatto di essere un corridore. Forse mi sono sempre sottostimato, nel senso che anche facendo lo scemo e ridendo, non mi sentirei mai dire che vado forte. Però so quello che valgo e sono altruista di mio, per cui se c’è qualcuno da aiutare lo faccio sempre. Penso che il segreto sia capire prima possibile qual è il tuo posto. Non ti devi tarpare le ali, però è anche vero che prima lo capisci e meglio, perché a quel punto puoi venderti per quello che sei realmente.
I campioni ringraziano chi lavora per loro?
Milan è uno di quelli veramente bravi e a modo suo anche “Cicco”. Dopo il Lombardia ci siamo incrociati sul bus e ha detto parole bellissime. Penso che quel giorno abbia fatto qualcosa che si meritava da tempo. Quando sono arrivato assieme a Cataldo, abbiamo guardato il podio e ci siamo detti che era stata una bella giornata. Mentre Johnny, quando vince aspetta sempre che arrivino tutti i compagni. Nella terza tappa del Renewi Tour sono arrivato un minuto dopo e lui era lì che ci aspettava per abbracciare ognuno di noi e dirci grazie. Magari per darti uno schiaffetto, che con quelle manone ti gira la faccia (ride, ndr) E’ bello correre con loro, ma mi rendo conto che la squadra si sta evolvendo e trovare posto nelle gare importanti diventa sempre più difficile.
Un giro nei dintorni prima di tornare a casa: Jacopo ed Elisa sono sposati da poco più di un annoUn giro nei dintorni prima di tornare a casa: Jacopo ed Elisa sono sposati da poco più di un anno
Come si vive nel piccolo mondo di Elisa Longo Borghini?
Vedo molte similitudini tra la mia famiglia e la sua, probabilmente perché abbiamo entrambi la fortuna di avere dei genitori di valore. I miei non hanno mai fatto sport, però mi hanno insegnato a essere quello che sono. Anche Osasco è una piccola comunità, molto più piccola di Ornavasso visto che sono 1.000 abitanti contro i 3.000 di qua. Lei dice di essere fuori dal mondo, ma ciclisticamente parlando il paese è molto attivo, mentre a Osasco non c’è niente. Basti pensare che nella storia io sono stato il primo professionista pinerolese. Però probabilmente questo mi ha permesso di fare la mia carriera, perché mi sono preso tante batoste senza sapere che mi avrebbero fatto crescere. Non c’erano gare, si doveva andare fuori, come succede adesso. Ho creato la mia squadretta, ma vedo che rispetto a quei tempi in cui contava solo fare esperienza, alcuni genitori hanno portato via i loro figli per andare in altre società e questo dispiace.
Qual è stato il giorno più bello di tutto il 2024?
Quando Elisa ha vinto il Giro. E poi anche la mia partecipazione all’europeo, perché non ci credevo più. Mi era andato di traverso restare fuori dal mondiale di Imola nel 2020, perché con tutte le defezioni per il Covid e il fatto che andassi fortissimo, una maglia pensavo di meritarla. Quando si trattò di andare all’europeo di Trento, caddi e mi tagliai fuori da solo. Pensai che non sarei entrato mai più in nazionale, invece quando è venuto fuori il progetto di Johnny per l’europeo, ci sono finito dentro anche io che sono suo compagno. Come probabilmente sarebbe stato per Puccio, se si fosse puntato su Viviani, perché siamo i due che tirano. E io da quel momento sono rinato.
La partecipazione di Mosca agli europei era funzionale alla corsa di Milan: i due cono compagni alla Lidl-TrekLa partecipazione di Mosca agli europei era funzionale alla corsa di Milan: i due cono compagni alla Lidl-Trek
Per la convocazione?
Ho avuto una grinta incredibile tutta l’estate. Sono andato al Renewi Tour ed ero contentissimo di farlo, nonostante fosse una gara in Belgio, dove non vedi gente che corre felice. Insomma, non spingi per farlo, invece ero felicissimo, mi sono divertito tantissimo. All’europeo, mi sono trovato a fare fin più di quello che pensavo. Ovviamente ci eravamo immaginati una gara un po’ diversa, però è logico che avendo contro Milan, gli altri ci corressero contro. E mi ricordo che inseguivo Mads Pedersen e mi sembrava di fare la gara del ritiro, dove lui è quello che scatta sempre e tutti insieme cerchiamo di seguirlo. Io ero lì che morivo, ma ogni volta che lui si girava, facevo finta di non essere a tutta. Finché a un certo punto mi fa: “Non giocare con me!”. Però è stato bello. Mi dispiace essere rimasto fuori da quel gruppo di 50, ma avevo speso davvero tutto e fatto la mia parte. Peccato che sia finita così. Bennati ci aveva detto di non fare la volata a sinistra, a meno che non avessimo una gamba infinita, invece siamo finiti proprio da quella parte…
Diamo un seguito all'intervista con Giorgia Bronzini e parliamo con Yaya Sanguineti di come si può battere Wiebes. Il solo modo è anticiparla: ecco come
Kasia Niewiadoma vince la Freccia delle donne. Un attacco ai 150 metri e per Vollering e Longo Borghini si spegne la luce. Nel finale si rivede Cavalli
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ORNAVASSO – L’inverno è nell’aria. Gli alberi sono spelacchiati e la pietra delle torri sembra gelida. Jacopo guida, Elisa guarda fuori. La strada per la Madonna del Boden è la stessa di un anno fa quando salirono per sposarsi e dove la seguimmo per la festa di fine 2022. Questa volta indica la montagna e racconta che domenica l’hanno girata a piedi, restando fuori per otto ore. Siamo nel rifugio piemontese della vincitrice del Giro d’ItaliaWomen, un appuntamento preso da tempo e finalmente arrivato. Pomeriggio inoltrato, si sta fuori per le foto e poi tutti nel loro appartamento.
Il 2024 ha portato grandi vittorie e la delusione di Parigi. E alla fine, quasi a sorpresa, è arrivato il passaggio al UAE Team Adq. Quello con la Lidl-Trek sembrava un matrimonio indissolubile, invece è arrivato al capolinea. Elisa è seduta su uno sgabello del soggiorno, Jacopo versa il caffè. Sulla mensola alle nostre spalle, fanno bella mostra di sé il trofeo del Giro Women e le medaglie di bronzo dei mondiali. Un quadro con la maglia rosa ribadisce il concetto.
Jacopo Mosca ed Elisa Longo Borghini: questi due quando sono insieme non smettono mai di sorridere!Jacopo Mosca ed Elisa Longo Borghini: questi due quando sono insieme non smettono mai di sorridere!
Aria di casa
Quando è qui, Elisa cambia lo sguardo, pieno di una serenità potente come le montagne intorno. I trent’anni hanno portato solidità in gara e la capacità di fronteggiare i momenti difficili. E’ un fatto di esperienza ed equilibrio, che con l’arrivo di Jacopo Mosca nella sua vita è diventato un punto di forza. Il sorriso e la cocciutaggine “montagnina” – l’aggettivo che preferisce – sono le sue armi migliori.
«Tante volte sento la necessità dei miei monti – dice – della mia valle, di questa piccola comunità. Mentre vado a piedi dai miei, passo davanti alla casa della signora Rita, che ha fatto per una vita le faccende da noi e mi ha visto crescere. Le busso alla finestra e la saluto. Oppure al pomeriggio, senza dire niente, prendo e vado su da mio fratello dove ci sono i miei nipoti. C’è un senso di comunità e di protezione, oltre al legame con la mia terra. Quando sono lontana, sento la mancanza di aprire la finestra al mattino e vedere la Cava del Duomo o il Massone qua dietro.
«Sono partita abbastanza presto. A 20 anni sono andata alla Hitech e restavo in Belgio per tutta la primavera. Partire era bello, ma c’era anche la voglia di tornare. Sinceramente non credo che, facendo un altro mestiere, sarei rimasta qua. Mi piacciono le lingue straniere, volevo studiare interpretariato. Sarei sicuramente partita, però sono certa al 100 per cento che sarei sempre tornata».
Il Giro d’Italia è stato il coronamento del sogno di Elisa e forse non è per caso che sia arrivato quest’annoIl Giro d’Italia è stato il coronamento del sogno di Elisa e forse non è per caso che sia arrivato quest’anno
Che cosa significa allora cambiare squadra, non avere un posto in cui tornare? Come sono stati i tuoi passaggi di squadra?
Sempre un po’ traumatizzanti, ma questo è il più difficile, perché la Lidl-Trek è stato il gruppo in cui sono rimasta più a lungo. E’ stato difficile non solo per questo, ma anche per il legame che avevo con il personale e con la squadra. Perché l’ho vista nascere, crescere e diventare quello che è. E’ stata dura, non posso dire il contrario.
Allora perché cambiare?
E’ stata una scelta determinata da tanti fattori e fra questi non ci sono i soldi, questo vorrei dirlo chiaramente. Quello che mi ha fatto scegliere è stata la volontà di affrontare l’ultimo grande cambiamento nella mia carriera, perché credo che fra quattro anni potrei anche dire basta. Non mi pongo limiti, però mi piacerebbe arrivare a Los Angeles. A quel punto penso che mi sentirò in pace con me stessa e penserò a qualcosa di diverso.
Sulla porta i due gnomi – Al e Bert – sono i custodi della casa (il nome si deve ad Albert, cugino di Jacopo)Sulla porta i due gnomi – Al e Bert – sono i custodi della casa (il nome si deve ad Albert, cugino di Jacopo)
Dicevamo di belle vittorie come Fiandre e Giro d’Italia e un passo falso…
Sono partita bene e poi ho avuto un momento di calo fisiologico alla Vuelta, però sono riuscita lo stesso ad arrivare terza e non è poco. Ho resettato, sono stata in altura, ho fatto molto bene i campionati nazionali, il Giro di Svizzera e il Giro d’Italia. Poi sono andata alle Olimpiadi e ho preso una batosta. Uscivo da una corsa a tappe, a posteriori posso dire che qualche starnuto in più l’ho fatto, ma non è stata sicuramente quella la causa della mia debacle. Forse sono arrivata al limite psicofisico e lo dimostra anche la reazione tanto emotiva a fine corsa. Ci tenevo, alla maglia azzurra tengo veramente tanto. E quando mi sono trovata in quella situazione, mi sono vergognata come un cane, ve lo posso assicurare. Avrei pagato per essere completamente invisibile, tagliare il traguardo e sparire.
Poi c’è stata la caduta e addio Tour…
Dopo Parigi, mi sono auto eliminata con una scivolata in cui ho tirato giù anche Jacopo e quello forse è stato il periodo peggiore di questo 2024. In Francia sarei andata per puntare alle tappe, non come ho letto in qualche intervista, ma vabbè… Però mi sono ripresa e forse, chi lo sa, non essere andata al Tour mi ha fatto bene per il mondiale. A Zurigo avevo un’ottima condizione. Quindi in estrema sintesi, questo 2024 dimostra che sono un’atleta solida e che forse anche in una condizione non al top riesco lo stesso a portare a casa un buon risultato.
Dopo l’arrivo della prova su strada di Parigi, Elisa è affranta: le altre si fermano per tirarla suDopo l’arrivo della prova su strada di Parigi, Elisa è affranta: le altre si fermano per tirarla su
Come fra gli uomini, anche fra voi donne le grandi corse sono appannaggio di poche. Che rapporti ci sono fra voi?
Con Niewiadoma vado molto d’accordo, forse perché abbiamo fatto un percorso simile. Siamo divise da pochi anni e siamo sempre state rivali, eppure ci troviamo bene anche a chiacchierare. Demi Vollering è una brava ragazza, a volte in corsa non la capisco, però credo faccia parte dell’essere rivali. Ammetto che quando Niewiadoma ha vinto la Freccia, mi ha fatto tanto piacere. E quando poi ha vinto il Tour, sono stata particolarmente felice. Ho seguito tutte le tappe qui sul divano, sentendomi tra lo sciocco e l’attappirata. L’ultima mi ha proprio entusiasmato. Eravamo qua con il nostro osteopata che ci stava sistemando e a un certo punto eravamo sul bordo del divano a fare il tifo per Kasia. Non ha mollato un metro, è stata bravissima. L’ho ammirata molto perché penso che a livello mentale sia stato veramente tanto duro.
Non è stato facile neppure vincere il Giro all’ultima tappa, con Kopecky a un secondo…
Eppure ero stranamente tranquilla. Tutti mi davano per spacciata per cui nella mia testa dicevo: staremo a vedere! Avevo un solo obiettivo, sapevo che dovevo stare a ruota e batterla. Lei era il bersaglio e io la freccia. Lotte il giorno prima ha fatto un’ottima tappa sul Block Haus, ma forse per le diverse caratteristiche fisiche, quegli sforzi li recupero meglio io. Ogni tanto è bello convincersi di qualcosa che magari non è reale, ma la convinzione lo rende tale e ti fa dare di più. Quello che lei ha fatto il giorno prima, io l’ho fatto il giorno dopo.
Madonna del Boden, l’acqua è gelida: qui Elisa e Jacopo si sono sposati il 28 ottobre 2023Madonna del Boden, l’acqua è gelida: qui Elisa e Jacopo si sono sposati il 28 ottobre 2023
E così alla fine è arrivato il Giro d’Italia…
L’ho rincorso per una vita. Negli anni mi sono successe tante di quelle cose, da chiedermi perché continuassi a farlo. Invece questa volta da ottobre è stato chiaro che sarebbe stato il mio obiettivo, per cui più di una volta in allenamento mi sono scoperta a pensare solo a quello. Sai quanto fai quelle distanze di sei ore e fai l’ultimo lavoro negli ultimi 40 secondi che fanno male le gambe? Io pensavo che quel dolore mi avrebbe fatto vincere il Giro. E’ stato anche un percorso interiore, a volte anche inconscio. E ogni volta, magari mentre facevo dietro moto con Paolo Slongo sulla Marmolada, mi sono ritrovata senza volerlo a pensare che stessi soffrendo per il Giro. Ci avevo sempre creduto, ma forse ora sono arrivata a una maturità fisica e una tranquillità mentale in cui riesco a fare effettivamente quello che vorrei. Sono più forte, forse un po’ meno insicura, però sicuramente tranquilla.
Ha inciso il fatto di essere sposata con un corridore?
Jacopo mi ha fatto fare un salto di qualità importante. La stabilità emotiva di avere accanto qualcuno al quale non devi dare delle spiegazioni per la tua stanchezza o per i momenti in cui sei più vulnerabile perché sei stanca, fa tanto la differenza. E poi quando hai in casa una persona che fa le tue stesse cose, viene tutto più semplice. Dall’allenamento alla nutrizione. Se dobbiamo rinunciare insieme al dolce, rinunciamo e non è un dramma. Ci si fa forza a vicenda. E se la sera abbiamo fame, sappiamo entrambi di dover resistere e lo facciamo magari ridendoci sopra.
La scritta just married su una scatola della pizza: un ricordo da tenere strettoLa scritta just married su una scatola della pizza: un ricordo da tenere stretto
Tuo padre è geloso di Jacopo?
Ma no, gli vuole più bene che a me (ride, ndr). Ogni tanto mi chiama e mi dice che voleva solo sapere come sta Jacopo, ma non lo chiama per paura di rompergli le scatole. Non gli manda messaggi, perché mio padre è l’unica persona che non ha lo smartphone: lui si reputa un uomo libero.
Alle corse vediamo spesso tua madre, invece il papà è spesso in disparte. Come lo descriveresti?
Beh, lui è il mio papà (un sorriso di vero amore le illumina il viso, ndr). E’ saggio. E’ una persona molto tranquilla e anche una delle più forti che io conosca, a livello di testa e a livello di forza fisica. Secondo me appartiene a un’altra categoria. Se ai suoi tempi avesse potuto fare l’atleta, sarebbe stato molto forte. Ha avuto la fortuna di fare il preparatore atletico e lo skiman della nazionale di sci di fondo per tanti anni, quindi ha avuto la sua bella carriera. E’ stato il mio primo allenatore. Quando ho veramente tanto bisogno, parliamo e so che lui c’è sempre. Però le nostre conversazioni al telefono durano a dire tanto un minuto: lui domanda e io rispondo. «Tutto bene? Sì, tutto bene. Bom, la bici funziona? Sì, sì, la bici funziona. Bom, ti trattano bene? Sì, mi trattano bene. Bom, Jacopo è contento? Sì. Bom, ok, ciao». Finita. Insomma, è il mio papà…
La merenda di Elisa: cereali e latte. Il nutrizionista non concede scontiLa merenda di Elisa: cereali e latte. Il nutrizionista non concede sconti
La casa, la famiglia, questi posto… C’è un sapore che ti ricorda il tuo paese?
Ogni volta che arrivavo a casa da qualche trasferta, mia mamma faceva il budino con le uova di casa. Le uova e il cacao amaro, sotto ovviamente metteva il caffè con i biscotti. E’ un budino montagnino, un sapore dell’infanzia che mi piace ancora. Poi ci sono il brasato, la polenta, i formaggi di capra, i tomini, il latte della mucca di mio papà, che bevevo appena munto. Oppure l’uovo sbattuto, che da noi si chiama rusumà, con dentro il caffè e anche, si può dire, un po’ di vino! Il vino fatto dai miei, che è un vinaccio, ma sa di casa. La rusumà è un po’ che non la mangio e devo farla assaggiare a Jacopo, perché secondo me non la conosce (lui annuisce, ndr).
Pronta per ripartire?
Pronta per il primo ritiro e non vedo l’ora. Siamo stati ad Abu Dhabi e mi è piaciuto il clima della squadra. E poi so che tanto sarà per poco. Due settimane a dicembre e poi si torna per le feste di Natale. E poi da gennaio, si ricomincia a viaggiare sul serio. Però la prossima volta ti fermi a cena. Jacopo è un ottimo cuoco, ieri abbiamo fatto gli gnocchi e sono venuti davvero buonissimi. Peccato che abbiamo sbagliato la quantità e ne abbiamo fatti una tonnellata…
Il Tour Femmes con il tecnico della nazionale, finché il ruolo sarà di Paolo Sangalli. Fino al 31 dicembre infatti, il milanese sarà ancora il cittì delle elite e le juniores, poi passerà alla Lidl-Trek. Per questo negli ultimi giorni ha preparato i programmi per la prossima stagione affinché chiunque subentri abbia una linea tracciata. Che sia in quanto responsabile azzurro o perché interessato a causa del ruolo futuro, a Sangalli non è sfuggito il percorso presentato ieri a Parigi. E così, se nell’articolo precedente è stato Christian Prudhomme a illustrare il Tour degli uomini, quello delle ragazze lo vediamo con lui ( in apertura c’è Marion Rousse con il presidente Lappartient, foto ASO/Maxime DELOBEL).
Una breve premessa. Le Tour Femmes avec Zwift parte il 26 luglio da Vannes e si conclude il 3 agosto a Chatel. Chilometraggio totale di 1.165 metri e dislivello positivo di 17.240 metri, per quella che sembra una diagonale della Francia dalla Bretagna alle Alpi. Rispetto allo scorso anno sembra meno duro e soprattutto manca la crono che nel 2024 lanciò Demi Vollering verso la vittoria di tappa e la conquista provvisoria della maglia di leader. Il gran finale sulla Madeleine è sicuramente affascinante ma, numeri alla mano, meno severo del Tourmalet del 2023 e l’Alpe d’Huez di quest’anno.
Nove tappe per un totale di 1.165 chilometri, per 17.240 metri di dislivelloNove tappe per un totale di 1.165 chilometri, per 17.240 metri di dislivello
Allora Paolo, che cosa ti sembra di questo percorso?
Quello che balza all’occhio è che non c’è neanche una cronometro. Per una gara a tappe così importante, secondo me, una cronometro poteva anche starci. Per il resto partono dalla Bretagna, da Plumenec dove avevamo fatto gli europei nel 2016 e poi faranno il Massiccio Centrale. Le tappe vere di montagna secondo me ci saranno proprio nel finale, sulle Alpi, anche se il Massiccio Centrale si rivelerà comunque impegnativo.
Belle le Alpi, ma l’arrivo sulla Madeleine è certo meno incisivo di quello 2024 sull’Alpe d’Huez…
Sì, sembra che abbiano rimodellato il Tour a livello femminile, però quello che salta all’occhio è proprio l’assenza della crono. Forse in compenso hanno allungato un po’ le tappe. La terza è di 162 chilometri, la quinta di 166 e la settima di 160. Quelle di montagna sono più corte, però è vero che sono distanze importanti, diciamo così…
1ª tappa, Valles-Plumelec: km 792ª tappa, Brest-Quimper: km 1103ª tappa: la Gacilly-Angers: km 1624ª tappa, Saumur-Poitiers, 128 km5ª tappa, Jaunay-Marigny Futuroscope-Gueret (km 166)6ª tappa: Clermont Ferrand-Ambert, km 1607ª tappa, Bourg en Bresse-Chambery, km 1608ª tappa, Chambery-Col de la Madeleine, km 1129ª tappa, Praz sur Arly-Chatel, km 1241ª tappa, Valles-Plumelec: km 792ª tappa, Brest-Quimper: km 1103ª tappa: la Gacilly-Angers: km 1624ª tappa, Saumur-Poitiers, 128 km5ª tappa, Jaunay-Marigny Futuroscope-Gueret (km 166)6ª tappa: Clermont Ferrand-Ambert, km 1607ª tappa, Bourg en Bresse-Chambery, km 1608ª tappa, Chambery-Col de la Madeleine, km 1129ª tappa, Praz sur Arly-Chatel, km 124
Volendo fare un po’ di nomi, questo arrivo lungo e non durissimo della Madeleine potrebbe favorire una Longo Borghini contro gli scalatori puri?
Vero, anche se quest’anno al Giro ha dimostrato di competitiva anche sulle salite dure. Però probabilmente la Madeleine, che è molto lunga e non certo tanto ripida, è più per gente potente, che fa watt. Mi viene in mente la Kopecky, che se la porti su a 300 watt costanti, non la stacchi. Lei è una che se la porti in giro così, poi ti punisce. Teniamo conto che senza le Olimpiadi di mezzo, ci saranno proprio tutte. Sarà proprio un bello scontro, speriamo che rientri anche la Cavalli.
La SD WORX perde Vollering che passa alla FDJ, ma ritrova Anna Van der Breggen: è credibile che torni dopo due anni e sia già competitiva?
A me risulta che si sia sempre allenata e facesse già dei valori ottimi in allenamento, quindi credo che torni già competitiva. Vero è che è perdere due anni in questo ciclismo non è poco, però lei era ai vertici. E con la Vollering di là, ci sarà un bello scontro. La SD Worx ha perso anche Fisher Black che secondo me sarebbe stata molto utile nelle corsa tappe, però…
La presentazione del Tour Femmes è stata condotta da Marion Rousse e Christian PrudhommeLa presentazione del Tour Femmes è stata condotta da Marion Rousse e Christian Prudhomme
Secondo te Realini è troppo leggera per questo Tour 2025?
E’ sempre una salita, magari non estrema, ma è lunga. Può dipendere dal modo di prenderla e dalle tattiche delle squadre, per cui credo che adesso tutti aspettino anche il percorso del Giro per capire anche come andare al Tour.
BOLOGNA – Ventiquattro come le vittorie stagionali. Ventiquattro come le ore che noi comuni mortali impieghiamo a realizzare le imprese che compie ad ogni gara. Ottantasette come le vittorie in carriera. Ottantasette come i chilometri di fuga solitaria totalizzati nelle ultime due corse disputate (a Zurigo sono stati 100 quelli dell’attacco, circa 50 quelli da solo). In mezzo alla nebbia e alla pioggia del Colle di San Luca si staglia l’arcobaleno di Tadej Pogacar che trionfa al Giro dell’Emilia col suo marchio di fabbrica.
La classica bolognese era di fatto la rivincita del mondiale di Zurigo, ad eccezione di qualche assenza, ma per il leader della UAE Team Emirates non è cambiato nulla a parte la sua fiammante maglia iridata. Tutti gli avversari più accreditati sulla carta – su tutti Evenepoel e Roglic, che sul San Luca ci aveva già vinto quattro volte compresa la crono del Giro del 2019 – sono letteralmente spariti in mezzo alle nuvole basse. O schiacciati dal caterpillar sloveno, se preferite. A tenere alta con onore la bandiera italiana ci ha pensato Davide Piganzoli, terzo al traguardo a ruota di Tom Pidcock. Una soddisfazione enorme per il valtellinese della Polti-Kometa essere sul podio assieme al campione del mondo e al campione olimpico della Mtb.
Pogacar brinda con la vittoria alla prima corsa da campione del mondo. Con lui Pidcock e PiganzoliBasso aveva chiesto ai suoi di arrivare nei 10: Piganzoli si è ritrovato sul podio con Pidcock e PogacarPartenza da Vignola: Pogacar indossava per la prima volta in gara la maglia iridataPogacar brinda con la vittoria alla prima corsa da campione del mondo. Con lui Pidcock e PiganzoliBasso aveva chiesto ai suoi di arrivare nei 10: Piganzoli si è ritrovato sul podio con Pidcock e PogacarPartenza da Vignola: Pogacar indossava per la prima volta in gara la maglia iridata
Super Piganzoli
Nella prima sfida dopo la gara iridata, Piganzoli ha risollevato con una grande prestazione sulle strade emiliane le sorti di un’Italia invisibile a Zurigo. Un risultato che col passare delle ore riuscirà a metabolizzare. Lo intercettiamo due volte a cavallo delle premiazioni e sebbene sia loquace il giusto, si vede che dentro ha un uragano di emozioni.
«Sicuramente in Svizzera abbiamo fatto fatica – attacca Davide – però oggi tanti giovani italiani erano davanti. Oltre a me, c’erano Pellizzari, Calzoni, Fortunato. Oggi il livello era molto alto e noi italiani abbiamo fatto molto bene. Certo, essere sul podio con Pogacar e Pidcock mi fa uno strano effetto e so che stasera me ne renderò conto meglio guardando le foto della corsa. Questo podio è un sogno che sta coronando tutto il lavoro che abbiamo fatto. Anzi ieri IvanBasso mi aveva detto che avrebbe firmato subito per una top 10 tenendo conto del livello altissimo di partecipazione. Oggi lui era in ammiraglia e credo che sia rimasto contento. Spero che mi dica qualcosa di bello (ride, ndr)».
Uno show in maglia iridata. Pogacar attacca al primo dei 5 passaggi sul San Luca e non lo vedono piùUno show in maglia iridata. Pogacar attacca al primo dei 5 passaggi sul San Luca e non lo vedono più
Salto di qualità
«Pogacar credo che sia il corridore più forte degli ultimi tempi – racconta Piganzoli riferendosi alla gara – e quando è partito non l’ho neanche visto, ve lo dico sinceramente. Personalmente sapevo di avere una buona condizione e mi sono gestito al meglio. Già al secondo passaggio sentivo di stare bene. Ho provato ad attaccare, ma ho capito che non si riusciva a fare la differenza, perché ci si ricompattava subito. Ho deciso di tenere le energie per il finale, volevo fare un bel risultato. Infatti sull’ultimo San Luca ho capito che mi stavo giocando qualcosa di importante. Quando sono partito mi sono detto che era l’occasione perfetta per far vedere quello che valgo e sono riuscito a dimostrarlo».
Rispetto all’anno scorso Piganzoli ha fatto un salto in avanti che forse nemmeno lui pensava di fare. Ci congeda dicendoci che nel suo finale di stagione ci sono ancora Tre Valli Varesine e Lombardia. Ha voglia di togliersi qualche altra soddisfazione. D’altronde, come ci conferma lui stesso, finire con una buona condizione è una bella iniezione di fiducia perché significa aver lavorato bene, sapendo staccare la spina nel momento giusto.
Gianetti non riesce più a trattenere lo stupore: con questo Pogacar è quasi impossibile restare delusiGianetti non riesce più a trattenere lo stupore: con questo Pogacar è quasi impossibile restare delusi
Pogacar show
Mancano poco più di cinque chilometri alla fine e Pogacar si è già involato tutto solo da un po’ verso l’ennesima impresa. Di fronte al megaschermo dopo il traguardo, c’è il general manager Mauro Gianetti che guarda il suo ragazzo sotto una fastidiosa pioggerella fine. Sfruttiamo quei minuti prima di poter essere travolti dal pubblico incontenibile.
«Qualsiasi maglia indossi – spiega Gianetti – Tadej va forte. Per lui è un momento magico. E’ andato in progressione da inizio stagione. E’ partito bene, poi al Giro ha alzato il livello e al Tour ha fatto un ulteriore passo in avanti. Dopo di che ha recuperato, si è messo sotto a lavorare con l’idea del campionato del mondo. Ed è riuscito a migliorare ancora qualcosina. Oggi non era in programma un attacco, ma le condizioni meteorologiche hanno fatto la loro parte. Ha seguito Evenepoel nel suo allungo, poi ha visto che erano tutti in difficoltà e che non riuscivano a mantenere il suo ritmo. Finirà con Tre Valli e Lombardia. Lui vuole sempre vincere, però è normale che non può fare il numero ogni volta. Le prossime sono gare diverse dall’Emilia, quindi vedremo come saranno. Oggi all’Emilia ci teneva molto perché negli ultimi due anni era arrivato secondo. E vincere con la maglia iridata è bellissimo anche per noi».
Dopo averlo atteso sotto la pioggia del San Luca, il pubblico si assiepa sotto al podio per PogacarDopo averlo atteso sotto la pioggia del San Luca, il pubblico si assiepa sotto al podio per Pogacar
Il bagno di folla
Statisticamente Pogacar è il primo campione del mondo a trionfare in vetta al santuario bolognese perché nel 1992 quando vinse Bugno si arrivava ai Giardini Margherita ed anche questo fa parte del suo show. Tadej in conferenza stampa è rilassato, come sempre. Non tanto per le sue dichiarazioni che hanno riguardato la corsa di oggi – il difficile confronto tra il San Luca dell’Emilia e quello affrontato all’ultimo Tour – quanto più per saper gestire il seguito di gente che riesce ad attirare ogni volta che vince. Perché si sapeva che avrebbe vinto e come, ma i tifosi, principalmente ragazzini, impazziscono per lui. Siamo certi che le stesse scene si ripeteranno in Lombardia la settimana prossima.
Sola sul San Luca, Longo Borghini si gode la quarta vittoria al Giro dell’EmiliaPer lei sono le ultime corse in maglia Lidl-Trek: l’obiettivo è onorarla al meglioSul podio con Elisa salgono Evita Muzic e Juliette LabousSola sul San Luca, Longo Borghini si gode la quarta vittoria al Giro dell’EmiliaPer lei sono le ultime corse in maglia Lidl-Trek: l’obiettivo è onorarla al meglioSul podio con Elisa salgono Evita Muzic e Juliette Labous
Poker Longo
Se tra gli uomini il pronostico era scontato, anche nella gara femminile si può dire altrettanto. Elisa Longo Borghini sbaraglia la concorrenza centrando l’ottavo successo stagionale e il quarto in cima a San Luca.
«Oggi è stata una corsa bella – ci dice in mixed zone – rovinata purtroppo da un po’ di pioggia. Dopo Zurigo avrei voluto il sole, però è sempre bello correre in Italia con la maglia tricolore. Ci tenevo a vincere perché sapevo che Luca (Guercilena, il general manager, ndr) era qui e ha chiesto esplicitamente a tutta la squadra non di divertirci, ma di vincere. E ho eseguito l’ordine (sorride, ndr).
«Mi sono sentita bene in corsa, anche se ammetto di avvertire la stanchezza di tutta una stagione molto lunga iniziata a febbraio che terminerà fra circa una settimana. Il conto alla rovescia verso le vacanze è iniziato, però sono pronta a dare il mio supporto alla squadra anche nelle prossime corse, cercando di fare buoni risultati. Ho annunciato il mio cambio di formazione, ma fino al 13 ottobre correrò con la maglia della Lidl-Trek e sono molto felice di farlo. E fino al 31 dicembre sono sotto contratto con loro.
«Sicuramente – conclude – la prima vittoria qua al Giro dell’Emilia è stata bella perché era una della poche corse che vincevo all’anno e arrivavo dal quarto posto ai mondiali di Richmond. Questa è stata la più diversa perché di solito si risolveva sempre sull’ultimo muro verso San Luca, mentre stavolta sono riuscita ad allungare in discesa, cogliendo un’occasione. Come dicevo prima, ci tenevo a fare bene anche perché era l’ultima corsa con Ina Yoko Teutenberg. Spero di aver accontentato tutti».