Fancellu dopo l’Avenir, fra tappe storte e il contratto che scade

02.09.2022
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Alessandro Fancellu torna a casa dal Tour de l’Avenir (foto di apertura Tour de l’Ain), custodendolo gelosamente nel taschino della sua maglia azzurra, un bel sesto posto. Un buon risultato per il corridore della Eolo-Kometa che esce da un 2021 difficile e che quest’anno ha ritrovato, piano piano, il colpo di pedale. 

Con la corsa francese, vinta dal belga Uijtdebroeks, Fancellu ha raggiunto i 48 giorni di corsa. Un buon numero se si pensa che nel 2021 ne aveva totalizzati solamente 13. Una bella rinascita per il secondo azzurro in classifica generale, alle spalle di Piganzoli, che probabilmente ritroverà l’anno prossimo in Eolo-Kometa. Piganzoli è infatti certo di debuttare nella prossima stagione tra i professionisti con la squadra di Ivan Basso, mentre Fancellu è in scadenza di contratto e attende di sapere cosa succederà in futuro. 

Fancellu arrivava con buone sensazioni al Tour de l’Avenir, questo sesto posto lo soddisfa parzialmente (foto Tour de l’Ain)
Fancellu arrivava con buone sensazioni al Tour de l’Avenir, questo sesto posto lo soddisfa parzialmente (foto Tour de l’Ain)
Alessandro, che Tour de l’Avenir è stato?

Mah, il sesto posto non è un risultato da buttare via, sinceramente per come mi sentivo alla vigilia della corsa mi sarei aspettato qualcosa di più. Puntavo almeno al podio, e guardando gli altri atleti in corsa non era così impossibile arrivarci. 

Dove avresti potuto “limare” qualche secondo?

Abbiamo perso un po’ di tempo nella crono, è stata una giornata difficile quella. Siamo partiti in sei ma dopo poco si sono staccati in due (Dapporto e Bruttomesso, ndr) e anche Martinelli non stava bene. Di conseguenza, abbiamo fatto metà crono in tre, rispetto ad altre squadre sicuramente abbiamo perso tanto. Però devo ammettere che anche negli arrivi in salita ho perso più tempo di quanto mi sarei aspettato. Mi è mancato qualcosa nella nona tappa, quella dove si sono fatti i distacchi maggiori. Erano solo 100 chilometri, ma molto tosti, con il Col de la Madeleine e la salita finale alla Toussuire.

Fancellu ha costruito gara dopo gara una condizione sempre migliore, fino a guadagnarsi la convocazione al Tour de l’Avenir
Fancellu ha costruito gara dopo gara una condizione sempre migliore, fino a guadagnarsi la convocazione al Tour de l’Avenir
Che livello hai trovato?

A parte il belga, Uijtdebroeks, che ha vinto in maniera abbastanza facile, non era un livello proibitivo. Il Belgio e la Francia erano le squadre a cui tutti guardavano: i primi non hanno deluso, mentre i transalpini non hanno mantenuto le aspettative, non sono apparsi così brillanti come ci si sarebbe potuto immaginare. 

Quale pensi sia il motivo?

Non saprei, alla fine hanno vinto una sola tappa con Gregoire, mentre Martinez si è piazzato ottavo in classifica generale. Non è un brutto risultato, soprattutto se si considera che sono entrambi dei primi anni. Anche Uijtdebroeks è un primo anno, però è già sotto contratto con la Bora, una squadra WorldTour non ti prende a caso. 

Fancellu, Milesi, Piganzoli, i tre azzurri che hanno concluso la corsa francese conquistando la classifica a squadre (foto Zoè Soullard)
Fancellu e Piganzoli sesto e quinto nella classifica generale, i due si ritroveranno in Eolo-Kometa anche nel 2023? (foto Zoè Soullard)
Anche tu arrivi dai professionisti, si sentiva molto la differenza?

Non ci sono mai state tappe tranquille, sono state nervose fino alla cronometro a squadre. Anche una volta arrivati sulle montagne non siamo andati piano. Rispetto alle gare che ho fatto quest’anno con i professionisti, come Giro di Ungheria o altre il livello non era molto differente, anzi, direi uguale. Alla fine si tratta degli under 23 migliori al mondo, qualcuno di loro lo avevo già trovato al Tour de l’Ain ed anche in Ungheria. Se non ricordo male mi sembra che un tedesco: Wilksch, è arrivato nei dieci nella classifica finale al Tour de l’Ain. Questo fa capire che il livello è alto.

Come avete gestito le ultime tappe corse solamente in tre?

Certamente non potevamo fare la corsa, quindi aspettavamo fossero gli altri a prendere in mano la situazione. Nonostante questo, nell’ultima tappa avevamo deciso di provarci, alla fine Piganzoli era a 30 secondi dal podio. L’idea era di provare a fare un’azione per guadagnare qualche posizione, così Milesi è andato in fuga e se noi fossimo riusciti a fare la differenza lui ci avrebbe poi dato una mano. Il piano non è riuscito, ma l’attacco di Lorenzo gli ha permesso di giocarsi le sue carte e di vincere la tappa. Un bel risultato comunque. 

Alessandro in questa stagione ha disputato 48 giorni di corsa, tanti se si pensa che mancano ancora tante gare da qui alla fine
Alessandro in questa stagione ha disputato 48 giorni di corsa
Che idea ti sei fatto anche delle altre Nazioni?

Sono sempre le stesse quelle che nelle corse under 23 si mettono in mostra. Solitamente sono quelle del nord: Norvegia e Danimarca su tutte. Infatti Staune-Mittet, norvegese, è arrivato secondo nella generale, mentre i danesi hanno vinto una tappa e ottenuto 4 secondi posti. La Spagna avrebbe potuto fare meglio ma ha avuto un po’ di sfortuna ed ha sofferto qualche caduta, il loro uomo di riferimento era Arrieta, della Kern Pharma, che avevo già incontrato più volte quest’anno, ed è molto forte. Un altro corridore importante per loro era Tercero, compagno di squadra di Piganzoli nella Fundacion Contador. 

Piganzoli il prossimo anno correrà in Eolo-Kometa, ricomporrete la coppia vista all’Avenir, hai novità sul tuo contratto?

Sono in scadenza a fine di questa stagione, penso e spero di continuare allo Eolo-Kometa, non ho ancora parlato con nessuno, prima c’è da terminare la stagione. Piganzoli ed io non ci eravamo mai conosciuti, nonostante lui fosse parte del team under 23 della Eolo. Abbiamo avuto modo di parlare e di conoscerci in ritiro al Sestriere, prima del Tour de l’Avenir, eravamo in stanza insieme. Non abbiamo parlato molto di futuro, alla fine della giornata dopo tante ore in bici parlavamo di tutt’altro, anche per staccare la mente.

Piganzoli solido in Francia e fedele al progetto Eolo-Kometa

31.08.2022
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Si è concluso domenica 28 agosto il Tour de l’Avenir, la corsa a tappe francese dedicata ai campioni del futuro. E’ terminata in crescendo per i colori azzurri, visto che nell’ultima tappa è arrivata la prima ed unica vittoria, firmata da Lorenzo Milesi. Allo stesso tempo, nelle ultime tre frazioni, le più dure, si sono confermate le buone prestazioni di Davide Piganzoli (in apertura foto di Tour de l’Ain) ed Alessandro Fancellu. 

Piganzoli è stato il migliore degli italiani in classifica generale, portando a casa un solido quinto posto. Il giovane lombardo, in forza alla Fundacion Contador, team di sviluppo della professional Eolo-Kometa, l’anno prossimo passerà professionista proprio con la squadra guidata da Ivan Basso

Piganzoli caldo
Piganzoli ha scelto di dare continuità al progetto Eolo-Kometa, nel 2023 passerà professionista con la squadra di Basso (foto Zoe Soullard)
Piganzoli caldo
Piganzoli ha scelto di dare continuità al progetto Eolo-Kometa, nel 2023 passerà con la squadra di Basso (foto Zoe Soullard)

Un risultato inaspettato

Il quinto posto al Tour de l’Avenir è un risultato che dona morale e fiducia per quella che sarà la prossima avventura di Piganzoli, che, dopo due anni passati nella Fundacion Contador, assaggerà il mondo dei professionisti. 

«In questi giorni sto un po’ riposando, nel complesso sto bene – ci racconta il ventenne di Morbegno – non mi aspettavo una prestazione così solida. Il livello dei partecipanti era davvero molto alto ed ero partito senza troppe pretese. Ero convinto che le risposte sarebbero arrivate dalla strada, e così è stato.

«Mi sono accorto che avrei potuto fare qualcosa di buono il giorno dopo la cronometro a squadre. Si trattava di una tappa mossa, corsa sempre a tutta e senza pause, nonostante lo sforzo restavo bene in gruppo ed ho trovato anche la forza di sprintare, raccogliendo un bel terzo posto. Nelle tappe successive mi sono ripetuto non uscendo mai dai primi cinque, solamente nell’ultima ho un po’ pagato gli sforzi fatti ma nel complesso sono molto soddisfatto».

Al Tour de l’Avenir il giovane lombardo ha costruito la sua quinta posizione giorno dopo giorno (foto Tour de l’Ain)
Al Tour de l’Avenir il giovane lombardo ha costruito la sua quinta posizione giorno dopo giorno (foto Tour de l’Ain)

Continuità

Parlando con Basso, nei giorni scorsi, si è toccato il tasto dei giovani e della fuga all’estero. Piganzoli, nonostante le tante sirene che lo hanno richiamato non ha mai ceduto, credendo fermamente nel progetto di crescita pensato dalla Fundacion Contador. Processo che lo ha portato a firmare un contratto che lo porterà tra i professionisti a partire dalla prossima stagione

«Il progetto della squadra – riprende – è molto valido. Il processo di crescita e maturazione è lineare, per questo ho deciso di continuare con loro. Quando ho firmato con la Fundacion Contador, due anni fa, ho parlato a lungo con il mio procuratore Mazzanti e insieme abbiamo deciso che questa sarebbe stata la scelta migliore. Ne sono ancora convinto, per questo ho firmato per un altro anno, il terzo complessivo. Sono convinto che conoscere già l’ambiente, le persone ed il modo di lavorare mi aiuterà a superare le difficoltà del passaggio nel mondo dei professionisti.

«L’anno scorso dopo il Giro d’Italia Under 23, e soprattutto dopo il mondiale, mi avevano cercato dei team development del WorldTour, ma non ho voluto mollare l’impegno preso nel 2020. Qui in mi sono sempre trovato bene, fin da subito, non ci sono pressioni, sento tanta fiducia ed in più, cosa fondamentale, ho i miei tempi ed i miei spazi».

Davide correrà la prova a cronometro del mondiale di Wollongong, convocazione meritata dopo aver vinto il titolo nazionale
Davide correrà la cronometro del mondiale di Wollongong, convocazione meritata dopo aver vinto il titolo nazionale

L’inverno è lontano

Piganzoli si dimostra pragmatico, e non pensa troppo a quello che lo aspetterà dal 2023, ora c’è ancora da terminare una stagione e gli impegni sono molti. A partire da quelli con la nazionale, ci sarà il mondiale, e poi le corse di fine stagione…

«Al 2023 ci penseremo dopo le vacanze – conclude Davide – anche con Basso ci siamo ripromessi di parlare di tutto ciò a tempo debito. Non abbiamo fretta, il fatto di conoscerci già aiuta a non avere affanni nel trovare i giusti metodi di lavoro. Per questo consiglio ai giovani una realtà come la Fundacion Contador, è l’ambiente migliore per crescere e sono felice di quanto fatto.

«Lavoriamo a blocchi, concentrandoci sui vari impegni volta per volta, non c’è la pretesa di andare sempre forte. Ad esempio: dopo il Giro d’Italia ho corso al Val d’Aosta, ma senza pressioni. Era una corsa che mi sarebbe servita per ritrovare il ritmo gara e così è stato, nessuno ha preteso da me l’impossibile, ovvero fare Giro, Val d’Aosta e Avenir al massimo. Al debutto tra i pro’ non ci penso, ho in testa il mondiale di Wollongong, sicuramente parteciperò alla cronometro, per la prova in linea vedremo. Mi piacerebbe andare, ma deciderà Amadori».

Dall’Avenir all’Australia, il pensare positivo di Amadori

31.08.2022
4 min
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Chiudere il Tour de l’Avenir con una vittoria di tappa, due corridori nei primi 6 della generale e la vittoria nella classifica a squadre, conquistata con i soli tre corridori rimasti in gara (in apertura, nella foto di Anouk Flesch), nonostante la Francia determinata a farci fuori. Il bilancio degli azzurri al Tour de l’Avenir, partiti per infortunio senza Germani e Frigo, è decisamente positivo e questo per il cittì Amadori è stato motivo di ispirazione sulla strada del mondiale di Wollongong.

«Ero fiducioso – dice – abbiamo lavorato bene per 15 giorni a Sestriere. Li ho visti che si divertivano a stare insieme ed andare in bici e questo tipo di intesa aiuta a superare anche i momenti difficili. Ero convinto di fare bene».

Nel 2022 di Amadori, il bronzo agli europei con De Pretto e un ottimo Tour de l’Avenir
Nel 2022 di Amadori, il bronzo agli europei con De Pretto e un ottimo Tour de l’Avenir
Finire l’Avenir con tre corridori non è cosa semplice, cosa hai imparato di questi tre ragazzi?

Sono tre ragazzi che hanno fatto tutti una certa esperienza. Fancellu viene dal mondo dei pro’. Milesi corre al Team DSM e ha fatto tutte corse di qualità, in più conosce le squadre e i corridori. Si vede che ha girato. E poi c’è Piganzoli, che sta crescendo bene. L’ho visto sereno e motivato. Quando hai corridori che fanno attività internazionale, i fatti dicono questo. Anche se poi agli europei abbiamo fatto il bronzo con De Pretto, che al confronto ha fatto meno attività. Ma se l’atleta è forte, i risultati vengono lo stesso. Gli altri non sono mostri, fermo restando che ovviamente il livello dell’europeo è diverso da quello del mondiale.

Ecco, a proposito di mondiale, che cosa prevedi?

Come è successo anche l’anno scorso (l’Italia vinse la gara degli U23 con il colpo di mano di Filippo Baroncini, ndr), in volata è meglio se non ci arriviamo. Al massimo possiamo puntate a un posto fra il quinto e il decimo. Per questo dovremo trovare una soluzione alternativa. Partiremo il 15 e correremo il 23. Abbiamo 8 giorni per studiare bene il percorso e mettere a punto la tattica.

Pensi che il percorso degli U23 sarà duro come quello dei pro’?

Noi non faremo il tratto in linea, ma solo i 10 giri del circuito di 17 chilometri. Ci sono 2.000 metri di salita circa per ogni giro e l’ultima è di un chilometro con pendenze davvero importanti. Servirà avere gli uomini giusti.

Anche lo scorso anno, non avendo un velocista all’altezza, l’Italia fece corsa d’attacco e vinse con Baroncini: Amadori in trionfo
Anche lo scorso anno, non avendo un velocista all’altezza, l’Italia fece corsa d’attacco e vinse con Baroncini
Pensi che li avrai tutti a disposizione oppure per motivi di salute qualcuno non ci sarà?

Incrocio le dita, ma in linea di massima li avrò tutti. Andremo giù con sette corridori, i cinque stradisti più i due cronoman, che sono Milesi e Piganzoli. Inizialmente avevo anche pensato di portare qualcuno più veloce, come Persico e Bruttomesso. Ma poi, fatte le dovute analisi, ho capito che non sarebbero stati all’altezza degli altri. In una volata di 30-50 corridori, noi non ci saremmo stati.

In che modo i corridori arriveranno al mondiale?

Seguiranno percorsi variabili. Alcuni faranno il Giro del Friuli. Alcuni correranno al Tour of Britain. Con quelli che invece non avrebbero corso, andremo a fare tre corse in Puglia – 8, 9, 10 settembre – una dietro l’altra. C’è il progetto di rifare il Giro delle Puglie e questo magari potrebbe essere il primo passo. Con noi verrà anche Gianmarco Garofoli, che se ne muore dalla voglia di ripartire. Ho visto gli allenamenti che sta facendo, lo definirei a dir poco impaziente.

Milesi e Piganzoli, i due cronoman azzurri per i mondiali, durante il ritiro di Sestriere
Milesi e Piganzoli, i due cronoman azzurri per i mondiali, durante il ritiro di Sestriere
Dopo tutte queste corse?

Ci troviamo il 13, mentre i cronoman partono il 12. Ecco, loro due che non riuscirebbero a correre, li affido a Salvoldi che ha chiesto e ottenuto di correre l’Astico Brenta dell’8 settembre con i cinque juniores del mondiale. Dino si è inventato questa cosa e sta lavorando davvero a tutta. Mi ha chiesto se avessi due U23 da dargli, ma saranno tutti con le loro squadre. Allora per i due cronomen è stata un’ottima soluzione. Per cui ci troviamo il 13 e il 14 partiamo. Fra volo e tutto il resto, rimarremo per tre giorni senza pedalare, ma laggiù avremo modo e tempo di fare tutto.

A questo punto mancano solo i cinque nomi…

Per quelli bisognerà aspettare di capire se ci sarà un giorno prima di partire in cui annunceremo tutte le squadre.

Milesi: vittoria ritrovata all’Avenir. E ora il mondiale…

30.08.2022
5 min
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Un Tour de l’Avenir chiuso in crescendo per l’Italia, che nell’ultima tappa trova la sua prima ed unica vittoria nella corsa francese. A passare per primo il traguardo di Villaroger è Lorenzo Milesi, bergamasco di San Giovanni Bianco che da quest’anno corre nel team DSM Development (foto di apertura Tour de l’Ain). Vittoria che a Milesi mancava da aprile, quando al Triptyque des Monts et Chateaux aveva vinto due delle quattro tappe previste. 

Gli azzurri, guidati dal cittì Marino Amadori, hanno portato a casa anche il quinto e il sesto posto nella classifica generale, rispettivamente con Piganzoli e Fancellu. In più hanno vinto la classifica a squadre, pur avendo chiuso la corsa in tre. Appunto con i due corridori in orbita Eolo-Kometa e lo stesso Milesi. 

Per Milesi si tratta della terza vittoria stagionale (foto Tour de l’Ain)
Per Milesi si tratta della terza vittoria stagionale (foto Tour de l’Ain)
Lorenzo, una bella vittoria per finire al meglio questo Tour de l’Avenir.

Sì dai, mi sento bene ora, soprattutto dopo la vittoria di domenica. Era da aprile che non vincevo e ci voleva proprio, un successo in una corsa così prestigiosa è il modo ideale per riprendere e puntare a fare bene nel finale di stagione. 

Com’è arrivata?

Avevo già messo nel mirino la tappa. Un mese fa, quando eravamo in ritiro al Sestriere con la nazionale per preparare la corsa, avevamo fatto la ricognizione delle ultime tre frazioni. Quest’ultima si avvicinava proprio alle mie caratteristiche e ho deciso di puntarci in maniera decisa. 

Raccontacela…

Con Amadori avevamo deciso di seguire i francesi, la nazionale più pericolosa in ottica vittoria di tappa. La fuga partita al mattino era davvero numerosa, eravamo una ventina di atleti, ma già sulle rampe dell’Iseran si è fatta grande selezione e siamo rimasti in sei. Ho provato ad attaccare nella discesa, ma senza riuscire a fare la differenza. Mi sentivo molto bene, così ai meno 3 dall’arrivo ho fatto l’attacco decisivo, che mi ha permesso di arrivare al traguardo da solo

Che Tour de l’Avenir è stato per la nazionale?

A due facce, fino alla sesta tappa potremmo anche dire non troppo positivo. Nelle prime tappe non siamo riusciti a trovare lo spunto giusto per le volate. Mentre nella cronometro a squadre abbiamo perso due compagni che sono andati oltre il tempo massimo: Bruttomesso e Dapporto. Poi venerdì abbiamo perso anche Martinelli perché non si sentiva bene e non ha preso il via. Siamo rimasti in tre: Piganzoli, Fancellu ed io. 

Così la vittoria di Milesi nell’ultima tappa di Villaroger al Tour de l’Avenir
Così la vittoria di Milesi nell’ultima tappa di Villaroger al Tour de l’Avenir
Un risultato lontano dalle aspettative nella cronometro…

Ci eravamo preparati bene in ritiro, e nella squadra inizialmente ci sarebbero stati Frigo e Germani. L’incidente che li ha messi fuori gioco ci ha destabilizzati e non abbiamo avuto tempo di prepararci nuovamente.

Com’è stato correre in tre nelle tappe decisive?

Meglio del previsto, alla fine quando la strada sale la squadra conta il giusto, la cosa che davvero fa la differenza sono le gambe. Fancellu e Piganzoli hanno dimostrato di avere una grande condizione e questo è bastato per rimanere sempre davanti. 

Piganzoli ha conquistato la quinta posizione nella classifica generale, il migliore degli azzurri (foto Tour de l’Ain)
Piganzoli ha conquistato la quinta posizione nella classifica generale, il migliore degli azzurri (foto Tour de l’Ain)
Quest’anno hai fatto tante corse a tappe, alcune anche con i professionisti, questo ti ha aiutato a crescere?

E’ un metodo di lavoro che preferisco, concentri le gare in una settimana e poi hai più tempo per riposare ed allenarti. Certo, quando la condizione è alta, come ad aprile, vorresti correre sempre, ma tirare il freno a mano è utile per mantenere sempre una buona condizione.

Ora il prossimo impegno con la nazionale sarà il mondiale, ci sarai?

Ho parlato in questi giorni con Amadori, farò sia la prova a cronometro che quella in linea. Pensavamo, come nazionale, di avere un posto in più grazie alla Coppa delle Nazioni, ma non sarà così. Per il momento, tra i ragazzi che hanno fatto l’Avenir, sono l’unico sicuro della convocazione

Alle spalle di Piganzoli è arrivato Fancellu, una prova solida la sua, sempre sulla ruota dei primi (foto Tour de l’Ain)
Alle spalle di Piganzoli è arrivato Fancellu, una prova solida la sua, sempre sulla ruota dei primi (foto Tour de l’Ain)
E’ un percorso adatto alle tue caratteristiche?

Percorreremo il circuito finale della prova dei professionisti per dieci volte. L’unica difficoltà sarà lo strappo di un chilometro, quindi dipenderà molto dall’intensità con la quale lo affronteremo ai vari passaggi. Io mi sento pronto, sto bene, partiremo per l’Australia il 13 settembre, e il 19 farò la cronometro.

Hai da riprenderti un po’ di fortuna dopo la scivolata fatta al campionato italiano…

Sì, e dovrò anche riscattare la prestazione non perfetta dell’europeo. Diciamo che in generale vorrei ripartire da come mi sentivo ad aprile in Belgio, dove ho vinto l’ultima prova contro il tempo. In queste due settimane che ci dividono dalla partenza lavorerò bene soprattutto sulla cronometro, il ritmo per la corsa in linea ce l’ho, dovrò fare qualche allenamento per mantenere la condizione.

Juniores con la valigia: qualche domanda da parte di Basso

26.08.2022
5 min
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Il tema dei ragazzi italiani che fanno valigia e diventano U23 nei vivai delle WorldTour europee tocca da vicino sicuramente le continental di casa nostra e di riflesso le professional. Il team di Basso e Contador quel meccanismo l’aveva studiato e messo in atto anni fa. Prima come continental affiancata alla Trek-Segafredo e poi, da quando è diventato Eolo-Kometa, creando una filiera che parte da alcuni team juniores, passa per la Fundacion Contador U23 e si conclude fra i pro’. Il responsabile del settore giovanile è Dario Andriotto, ma su tutto c’è l’occhio di Ivan Basso che su questo tema abbiamo voluto sentire. Soprattutto da quando si è sparsa la voce (non ancora confermata) che Manuel Oioli, preso da junior alla Bustese e ora in forza alla Fundacion Contador, il prossimo anno potrebbe partire per la continental di una WorldTour.

«Il progetto giovanile – conferma Basso, in apertura con Rivi al Giro 2022 – lo abbiamo sviluppato anni fa, poi è stato ripreso da squadre più forti. Noi abbiamo aperto la strada, loro hanno disponibilità superiori e alle spalle dei team sicuramente più grandi. Il vero nodo è il budget e trovare risorse è il mio compito per garantire un futuro alla mia squadra. Noto però che mentre prima chiamavi un giovane di 17 anni e riuscivi a incontrarlo, magari anche con i suoi genitori, oggi se ti va bene ci parli al telefono, altrimenti ti dice di sentire il suo manager. E devo dire che a un certo punto ne faccio proprio una questione di rispetto…».

Oioli è approdato quest’anno alla Fundacion Contador U23, dopo aver corso alla Bustese, suo vivaio
Oioli è approdato quest’anno alla Fundacion Contador U23, dopo aver corso alla Bustese, suo vivaio
Perché le altre squadre sono più attrattive?

Me lo chiedo anche io. E’ chiaro che la Jumbo Visma ha riprodotto e anche bene il format che fu della Mapei o della Liquigas. In questa fase sono osservatore interessato e tifoso, dato che mio figlio è al secondo anno da allievo. E anche se di lui si occupa Andriotto, se gli chiedi dove voglia andare, parla anche lui della Jumbo. Ma le mie domande sono altre.

Quali?

Sono pronti ragazzi di 17-18 anni per un’esperienza così elevata? Il vecchio sistema non funziona più? Il format in cui sono cresciuti Nibali e Viviani, per fare due nomi, è superato oppure si tratta di un’infatuazione collettiva?

Tu cosa pensi?

Io ho la coscienza di lavorare con i giovani nel modo giusto. “Juanpe” Lopez e Carlos Rodriguez (uno alla Trek-Segafredo e l’altro alla Ineos Grenadiers, ndr) li abbiamo persi perché non avevamo ancora la squadra pro’. I primi che arriveranno alla Eolo-Kometa avendo fatto tutto il percorso con noi saranno Piganzoli e Tercero, che hanno scelto di fidarsi e firmare, nonostante li abbiano cercati 7-8 squadre WorldTour. Ho parlato però con un corridore che mi piace e ho capito che è più attratto dall’esperienza internazionale.

E’ comunque una scelta legittima.

Assolutamente, purché sappiano cosa vogliono. Io volevo correre alla Carrera con Chiappucci, avevo le idee chiare. Dove ti senti felice di correre? Se sono felici di andare in Olanda oppure in Francia alla Groupama, abbiamo finito di parlare. Ci sono genitori che mi chiamano per chiedere se devono prendersi un procuratore: io invece credo che a 18 anni abbiano bisogno di Zanatta e Basso. Come credo ad esempio che Colleoni e Conca avrebbero avuto vantaggi dal fare i primi due anni con l’Androni, al posto di andare subito nel WorldTour. Fermo restando ad esempio che per i francesi ho ammirazione, dato che fanno passare 8 ragazzini in prima squadra.

Piganzoli Maurienne 2022
Piganzoli passerà professionista con la Eolo-Kometa, dopo essere cresciuto nel suo vivaio (Foto Zoe Soullard)
Piganzoli Maurienne 2022
Piganzoli passerà professionista con la Eolo-Kometa, dopo essere cresciuto nel suo vivaio (Foto Zoe Soullard)
Tutto questo rende difficile gestire la squadra?

Non sono frustrato né avvilito. Non mi sono esaltato quando abbiamo vinto sullo Zoncolan e non mi deprimo adesso. Il problema è di budget, so bene che con il nostro non posso sfidare sullo stesso terreno squadre da 30 milioni l’anno. Posso lottare per diventare una grande professional e arrivare davanti nel ranking, ma in questo non ci ha aiutato il fatto di essere nati nella stagione del Covid, pur avendo sponsor che sono con noi da cinque anni. Quello che aspetto di vedere è il seguito di queste giovani carriere.

In che senso?

Non tutti sono adatti per certi ambienti così lontani dalla nostra cultura. E non tutti i grandi team, hanno spazio perché i ragazzi facciano una buona attività. Allora, come nel calcio, non si potrebbe ragionare sull’affidarli a squadre più piccole come la nostra perché facciano esperienza in corse di livello e magari guadagnino valore? Perché in Italia adesso la situazione è sotto gli occhi di tutti.

Le porte della Eolo-Kometa si schiuderanno anche per Fernando Tercero
Le porte della Eolo-Kometa si schiuderanno anche per Fernando Tercero
E com’è?

Siamo come una famiglia che vive con i soldi misurati e deve stare attenta a tutto. Facciamo fatica a prendere quelli buoni perché costano troppo, proviamo a tenerci stretti quelli che abbiamo fatto crescere e cerchiamo dei giovani che ci credano. Non è affatto detto però che chi ha tanti soldi automaticamente lavori meglio. Non confondiamo fra l’esperienza internazionale di fare le corse all’estero con l’andare a viverci. Non è affatto la stessa cosa.

La Maurienne conferma: Piganzoli è uno scalatore…

11.08.2022
4 min
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Non è una corsa come le altre. L’hanno inventata quest’anno ed è forse una delle future grandi corse d’un giorno per scalatori puri. E’ la Maurienne Classic, che ha riservato agli iscritti un percorso di 138 chilometri per ben 4.441 metri di dislivello con quattro colli da superare. L’altimetria terribile ha tenuto lontani molti corridori e molte squadre, non però la Fundacion Contador che ha portato 6 uomini tra cui Davide Piganzoli. Lui non si è spaventato, anzi…

La convocazione per la corsa francese gli è piovuta addosso un po’ inaspettatamente: «Ero appena sceso dall’altura, quindi non pensavo di andare così forte, non sapevo come avrebbe reagito il mio fisico. Invece mi sono ritrovato ad affrontare una vera gara a eliminazione, nella quale la squadra non aveva alcun peso. Ognuno doveva correre per se stesso. Alla fine, su 95 partenti, si sono classificati in 18…».

Piganzoli caldo
La gara è stata contraddistinta dal gran caldo: solo in 18 sono arrivati al traguardo (foto Zoe Soullard)
Piganzoli caldo
La gara è stata contraddistinta dal gran caldo: solo in 18 sono arrivati al traguardo (foto Zoe Soullard)
Com’era il tracciato?

Durissimo, neanche un metro di pianura, un continuo saliscendi anche con alcuni tratti di sterrato adatti più alle gravel che alle nostre bici. Oltretutto sono partiti subito a tutta. Dopo la seconda salita, davanti siamo rimasti una trentina, poi è iniziata la vera selezione.

Il percorso ti ha sorpreso?

Un po’ lo conoscevamo e abbiamo affrontato questa gara anche perché sappiamo che parzialmente sarà toccato dal prossimo Tour de l’Avenir. Una cosa che ho notato è che da quelle parti il ciclismo è quasi una religione, le strade sono sempre piene di scritte.

Piganzoli Maurienne 2022
Piganzoli, unico italiano in gara, si è sobbarcato tutto l’inseguimento sulla salita finale (Foto Zoe Soullard)
Piganzoli Maurienne 2022
Piganzoli, unico italiano in gara, si è sobbarcato tutto l’inseguimento sulla salita finale (Foto Zoe Soullard)
Quanto ha influito il caldo?

Molto, perché non c’era un attimo di ombra e con le temperature così alte abbiamo dovuto costantemente idratarci. La squadra aveva previsto molti punti di appoggio considerando la giornata molto calda. Sicuramente il tempo ha condizionato molto la gara.

Raccontaci come si è sviluppata…

Come detto, siamo arrivati alla terza salita, la più lunga con i suoi 14,6 chilometri e la selezione è iniziata. Si è sviluppata una fuga ed è rimasto davanti Jenner del Team Bridgelane. Ci siamo impegnati per riprenderlo e nell’ultima salita, la più dura con i suoi 10 chilometri per una pendenza media dell’8,5 per cento ma punte al 15, soprattutto nell’ultimo chilometro, è partito il suo compagno Dinham. Io ero distratto proprio per idratarmi e ho perso la sua ruota. Tiravo sempre io, Jenner faceva gioco di squadra. Alla fine ha vinto per mezzo minuto (nella foto in apertura di Freddy Guerin/DirectVelo l’arrivo del lombardo, ndr).

Maurienne Podio 2022
Il podio finale con Matthew Dirham (AUS) primo con Piganzoli a 31″ e il connazionale Sam Jenner a 1’21”
Maurienne Podio 2022
Il podio finale con Matthew Dirham (AUS) primo con Piganzoli a 31″ e il connazionale Sam Jenner a 1’21”
Un secondo posto che ti ha lasciato l’amaro in bocca o ti ha soddisfatto?

Sono rimasto contento, considerando che non credevo di avere già una gamba così brillante appena sceso dall’altura. E’ stata un’esperienza molto utile che mi ha detto molto anche su me stesso.

Sei giunto secondo in una corsa per scalatori puri. E’ vero che sei campione nazionale a cronometro, ma puoi definirti uno scalatore come tua caratteristica principale?

Io mi ci sento. Se non proprio “puro”, sono comunque convinto che la salita sia il mio terreno principale. Il fatto di aver vinto a cronometro è qualcosa che integra questa caratteristica e mi fa davvero pensare che le corse a tappe possano essere il mio terreno preferenziale per il futuro. Ho anche un buon recupero, tanto è vero che fatico soprattutto nelle prime giornate di gara, poi vado sempre meglio. Anche all’ultimo Val d’Aosta è stato così, appena ho ritrovato brillantezza non mi sono nascosto.

Tricolore a cronometro e molto forte in salita, Davide guarda con fiducia a un futuro nelle corse a tappe
Tricolore a cronometro e molto forte in salita, Davide guarda con fiducia a un futuro nelle corse a tappe
Che cosa ti aspetta adesso?

L’appuntamento principale della stagione, il Tour de l’Avenir. So che Amadori intende costruire la squadra su me e Frigo, poi sarà la strada a stabilire le gerarchie, io comunque devo farmi trovare pronto, anche perché in queste settimane si gioca molto del mio futuro.

Anche a livello contrattuale?

Sì, diversi team si sono interessati, dopo la trasferta francese prenderemo una decisione in base alle offerte e alle possibilità per il mio futuro. Ora devo pensare solo a pedalare e a pedalare forte…

Germani, Piganzoli e una video chiamata tricolore

30.07.2022
5 min
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La nazionale under 23, guidata dal cittì Marino Amadori, si trova da ormai quasi due settimane in ritiro a Sestriere. Un periodo di lavoro che serve a preparare gli impegni di fine stagione che, tra Tour de l’Avenir e mondiali, sono i più attesi del calendario. Tra i ragazzi che si allenano sotto lo sguardo vigile del cittì ci sono anche i due corridori che avranno l’onere e l’onore di indossare la maglia tricolore a crono e per le prove in linea: Piganzoli e Germani. Entrambi corrono in squadre straniere. Piganzoli alla Fundacion Contador, spagnola. Germani alla Fdj Groupama continental, francese.

Davide e Lorenzo si conoscono bene ed in questi giorni di allenamento hanno anche modo di passare del tempo insieme. Godendosi anche le loro nuove maglie, tra divertimento e qualche fuori programma.

La nazionale U23 è in ritiro al Sestriere dal 18 luglio, i ragazzi torneranno a casa domenica, dopo due settimane di lavoro
La nazionale U23 è in ritiro al Sestriere dal 18 luglio, i ragazzi torneranno a casa domenica, dopo due settimane di lavoro

Un pericolo di troppo

GERMANI: «Sabato eravamo in doppia fila, stavamo percorrendo la strada principale, quando all’improvviso una macchina non ha rispettato lo stop e ci ha travolti. Diciamo che lo spavento è stato tanto, e le parole che gli abbiamo dedicato non erano delle più gentili. Però per come sarebbe potuta andare direi che è andata di lusso».

PIGANZOLI: «E’ andata davvero bene, però c’è anche da mantenere una maggiore attenzione per chi ci circonda. Comunque lo spavento è stato grande, noi ora ci ridiamo su perché è andata bene…»

Milesi e Piganzoli insieme in cima al col de l’Iseran, il ritiro serve anche per fortificare il gruppo
Milesi e Piganzoli insieme in cima al col de l’Iseran, il ritiro serve anche per fortificare il gruppo

Risate tra amici

GERMANI: «Stiamo passando dei bei momenti insieme, i ritiri servono anche a questo. Allenarsi sì, ma anche fare gruppo. Ci stiamo allenando molto e divertendo altrettanto. Nel nostro hotel ci sono delle ragazzine che fanno ginnastica artistica e ieri era il compleanno di una di loro, così quando si sono spente le luci mi è venuto istintivo di cantare “Tanti Auguri” (dice ridendo, ndr)».

PIGANZOLI: «Ci siamo visti talmente tanto Lorenzo ed io, che sono quasi stanco di averlo affianco – dice ridendo guardando il compagno di allenamenti – tra gare e ritiri siamo stati vicini parecchio. Stiamo bene insieme, ci divertiamo molto, poi adesso ci accomuna anche la maglia tricolore». Nel frattempo alla porta-finestra della stanza bussa Lorenzo Milesi che entra e si siede ad ascoltare i due amici.

Germani ha già avuto modo di indossare la sua maglia tricolore e vincere la seconda tappa del Giro della Valle d’Aosta (foto Instagram)
Germani ha già avuto modo di indossare la sua maglia tricolore e vincere la seconda tappa del Giro della Valle d’Aosta (foto Instagram)

Il tricolore 

BICI.PRO: «Cosa avete pensato alla conquista delle vostre maglie tricolore?».

GERMANI: «Durante la prova a cronometro – intanto guarda Davide e scoppia a ridere – la prima cosa che ho pensato guardando l’ordine di arrivo è stata: “ma Milesi dov’è?” poi mi ha chiamato Amadori e mi ha detto che Milesi è caduto a causa della pioggia. Alla fine sono contento che abbia vinto Davide, l’anno scorso è arrivato terzo, l’anno prima ancora terzo, insomma è sempre andato bene a crono, poi posso dire che ha vinto un amico».

PIGANZOLI: «Quando Lorenzo è uscito dal gruppo – racconta anche lui ridendo – a meno 70 chilometri dall’arrivo “ma questo è scemo” è la cosa più gentile che mi è passata di mente! Però alla fine ha avuto ragione lui e possiamo dire che ha fatto davvero una bella azione. Poi lui ha avuto la fortuna di indossare la maglia e di vincerci anche, io non ancora, mi toccherà aspettare la prima crono, alla Chrono des Nations potrebbe essere la prima volta».

GERMANI: «C’è da aggiungere una cosa: sono stato contento che abbia vinto Davide perché una delle prima cose che ho pensato è stata: “Ha vinto uno che corre in una squadra straniera” noi che lo facciamo siamo spesso criticati. E’ stata un po’ una rivincita».

PIGANZOLI: «Io ancora mezzo e mezzo, alla fine nella mia squadra ci sono molti italiani tra staff e compagni. Tu invece – dice rivolto a Germani con un sorriso – sei francese a tutti gli effetti, vivi anche a Besançon!».

Piganzoli non ha ancora avuto modo di gareggiare con la maglia tricolore, la prima occasione potrebbe essere la “Crono delle Nazioni”
Piganzoli non ha ancora gareggiato con il tricolore, la prima occasione potrebbe essere la “Crono delle Nazioni”

Il resto della stagione

GERMANI: «Il 14 correrò al Poggiana, poi vedremo se rientreremo nei programmi del mondiale. Possiamo dire di essere nella pre selezione per il Tour de l’Avenir, ma manca ancora un po’ e la conferma da parte di Marino arriverà più avanti. Per il momento ci alleniamo, domenica si torna a casa e si pensa alle gare».

PIGANZOLI: «Io sabato prossimo correrò una gran fondo – dice scherzando – 140 chilometri e 4.700 metri di dislivello, dopo l’altura non sarà facile ma almeno mi rimetto a ritmo!».

GERMANI: «Sì! Si mette la borsetta davanti e si ferma ai rifornimenti in cima ad ogni salita – lo canzonano subito Germani e Milesi – si porta dietro la mantellina, telefono e via! Rapporti 34 e 34, una pedalata al secondo».

PIGANZOLI: «Ora ride, ma quando provavamo la cronometro a squadre non tanto! Ero davanti e stavo facendo il ritmo, e dietro mi urlavano “meno!”. Io invece ho capito “mena” ed ho accelerato e tutti subito ad urlarmi dietro. Lorenzo ed io ci ritroveremo alla Ronde de l’Isard, non faccio in tempo a dimenticare la sua faccia che me lo ritrovo davanti».

Tenersi dei margini per quando si è pro’. Ne parliamo con Basso

08.07.2022
5 min
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«Non andiamo in altura per tenerci una “cartuccia” in più per quando passeremo pro’. Ne ho parlato anche con Basso». Così aveva detto Davide Piganzoli (in apertura foto Istagram – Adn Photo), della  Fundacion Contador, team giovanile della Eolo-Kometa. Lasciarsi la “cartuccia” dell’altura, come la chiama lui, garantirebbe un margine di miglioramento in ottica futura.

Margini che sono sempre più ridotti. Tante volte parliamo di ragazzi che passano e sono già al limite. Piganzoli ci aveva detto che avevano parlato in squadra di questa scelta di non andare in quota.

Parador de las Canadas del Teide: uno dei luoghi simbolo dell’altura per pro’ e anche molti under 23
Parador de las Canadas del Teide: uno dei luoghi simbolo dell’altura per pro’ e anche molti under 23

Margini e tutela

Il manager varesino segue da vicino l’atleta valtellinese. Crede moltissimo in lui. E di certo il discorso di Piganzoli non è affatto banale.

«Oggi – dice Ivan Basso – soprattutto in Italia abbiamo il problema dei giovani: sono pochi, passano presto, passano al limite… In questo campo della preparazione c’è una narrativa enorme. Ci sono tante persone che dispensano consigli di tutte le salse. Credo che ogni opinione vada ascoltata ed elaborata, ma chi ha una squadra ha delle responsabilità, deve prendere delle decisioni. Gli altri no».

«Non abbiamo abbastanza certezze che questa esasperazione in età precoce sia un valore. Non abbiamo certezze che porti a risultati anche a lungo termine, che sia funzionale alla crescita. Sappiamo però che la crescita graduale funziona.

«Penso al progetto giovani della Liquigas. Io ero in quella squadra e ho visto i Nibali e i Viviani arrivare da ragazzini e diventare campioni che dopo 12-15 anni di professionismo, vincenti, sono ancora in gruppo. Ed è lì che voglio arrivare con i miei ragazzi. Gli under 23 devono avere i requisiti e i margini per passare: questo conta per me. Ed è quando sono passati che devono vincere».

Alla Liquigas Basso ha visto passare molti giovani, tra cui Nibali (alla sua ruota). E ha fatto tesoro di quanto osservato da vicino
Alla Liquigas Basso ha visto passare molti giovani, tra cui Nibali (alla sua ruota). E ha fatto tesoro di quanto osservato da vicino

Gli esempi del passato

Il discorso di Basso su base teorica è certamente corretto. E soprattutto è coerente con quanto sta facendo. Però la realtà dice che sin da U23 il livello è molto alto e alcuni di questi ragazzi potrebbero magari pagarne le spese. Tradotto: non faccio di tutto e di più, non vinco, non passo.

«Che sia giusto o sbagliato non lo so – riprende Basso – Io, come detto, faccio le scelte per la mia squadra. E so che che questo modello ha funzionato in Liquigas per Nibali, Viviani, ma anche per Pozzato anni prima col progetto Mapei Giovani».

«Il miglior Piganzoli, tanto per restare sull’esempio, lo vedremo più avanti. Posso garantire che questo ragazzo ha dei margini molto alti. Può essere molto più forte di così. Ma per questo devo ringraziare i suoi team giovanili che non lo hanno spremuto, la sua famiglia. Davide non ha un padre che vuole realizzare i propri sogni sulle spalle del figlio. E’ un insieme di cose che per esempio riscontro anche in Montoli».

«Ripeto, preferisco insistere su questo modello di crescita collaudato, tanto più che è gestito da Zanatta. Stefano ebbe il primo Nibali già alla Fassa Bortolo, poi se lo ritrovò anche alla Liquigas. Ha avuto Sagan, Formolopotrei andare avanti fino a stasera».

Davide Piganzoli in azione al tricolore crono U23, da lui vinto qualche settimana fa
Davide Piganzoli in azione al tricolore crono U23, da lui vinto qualche settimana fa

Strada spianata?

Quando a Basso facciamo notare però che i suoi ragazzi U23 tutto sommato sono già in una posizione di “agio” e di tranquillità, visto che hanno meno bisogno di dimostrare qualcosa a suon di risultati in quanto c’è pronta la squadra la professional che li aspetta, Ivan ribatte con certezza.

«Vado controcorrente. In Italia ci sono dei team dilettantistici che lavorano bene. Penso alla Zalf o alla Colpack-Ballan. Penso alla squadra di Milesi. Marco è un diesse eccezionale. Parlo con loro, esploro i loro vivai».

 

«La vostra osservazione è giusta: qui i ragazzi hanno la professional “pronta”. Ma posso dire che ci sono stati degli under 23, e persino degli juniores, che hanno rifiutato la nostra offerta e il nostro modo di lavorare. Per me decisioni folli».

«Altura o altri margini, come un’alimentazione super controllata, possono incidere sul rendimento: è vero. Ma siamo sicuri che un ragazzo di quella età possa sopportare certi sacrifici? Perché poi cambia tutto in poco tempo. A 20 anni non hai la testa che hai a 23. A 23 anni non hai quella che hai a 28. E a 28 anni non hai la testa che hai a 32. Tutto ha un suo tempo».

«Io non sono contrario all’altura. Io sono contrario all’esasperazione. Se poi il confronto con gli stranieri è spietato, se per stare davanti è necessario fare tutto ciò allora io guardo altre cose. A me che Piganzoli vince dieci corse da under 23 non me ne importa molto. Mi importa che quando passa ne vince 2-3.

«E quindi cosa guardo? Guardo che Piganzoli ha fatto tanti piazzamenti, osservo i suoi test, vedo che va forte quando la strada sale e a crono. Guardo che ha la capacità di esprimere gli stessi watt in salita e a crono. Ditemi chi altro c’è che ha tutte queste qualità? Eppure Piganzoli ha vinto poco».

Ivan Basso (classe 1977) sul bus dei pro’ (foto Borserini)
Ivan Basso (classe 1977) sul bus dei pro’ (foto Borserini)

E sui procuratori…

Infine, una battuta sui procuratori, che molto spesso incidono sul futuro dei ragazzi.

«In cinque anni di gestione del team – conclude Basso – io non ho mai avuto un problema con i procuratori. Anzi, con alcuni ho anche trovato l’accordo per farli restare un altro anno là dove erano. Quando trattiamo un giovane e parliamo del suo futuro io mi siedo al tavolo con l’atleta, con il suo procuratore e a volte anche con i suoi genitori e ne discutiamo. Deve esserci un rapporto leale e onesto fra le parti. Nessuno mi ha mai preso per la camicia».

«E poi il fatto è semplice. Di fronte ho un ragazzo di 20 anni al cui fianco c’è un procuratore che gestisce molti altri campioni affermati. Di certo non è su questo ragazzo che guadagnerà bene. 

«Voglio dire che se un ragazzo non passa, o non viene preso in considerazione non è sempre colpa degli altri. Proprio perché parliamo tutti quanti onestamente, mi è capitato che un giovane che doveva passare pro’, non era pronto ed è restato tra gli U23 un altro anno, con l’accordo di tutti».

Tra Giro U23 e Valle d’Aosta: Piganzoli si gestisce così…

28.06.2022
5 min
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Tra il Giro d’Italia U23 e il Giro della Valle d’Aosta passano 25 giorni. Un lasso di tempo non facile da gestire. Troppo breve per staccare del tutto, troppo lungo per insistere a spingere. Uno dei ragazzi di maggior spicco che prendono parte ad entrambe le corse è Davide Piganzoli.

Il corridore della Fundacion Contador, la formazione U23 della Eolo-Kometa, è stato il miglior italiano nella corsa rosa dei giovani: decimo. Qualche giorno dopo si è anche andato a prendere il titolo nazionale a cronometro, sempre tra gli under 23 chiaramente.

Vediamo come gestirà questo intervallo fra le due corse a tappe. Tappe che, ricordiamolo, sono state sette al Giro (con un giorno di riposo) e saranno cinque al Valle d’Aosta.

Piganzoli è uscito benissimo dal Giro d’Italia U23, tanto da vincere il tricolore contro il tempo
Piganzoli è uscito benissimo dal Giro d’Italia U23, tanto da vincere il tricolore contro il tempo
Davide, Giro e Valle d’Aosta: erano già programmate ad inizio stagione?

Sì, lo avevamo deciso questo inverno. Ci eravamo detti che avremmo valutato il Valle d’Aosta in base a come fossi uscito dal Giro. Ne sono uscito bene e quindi ci andrò. Altrimenti avrei fatto una pausa più lunga. L’italiano a crono invece lo avrei fatto in ogni caso. Poi mi sarei fermato. Invece per come sto, posso lavorare.

Partiamo da qui. Come hai gestito i giorni che dal Giro ti hanno portato all’italiano?

Con molto relax. In tutto, considerando anche il campionato italiano su strada, ho fatto tre giorni di riposo totale e tre di scarico. Il giorno dopo il Giro sono uscito un’ora e mezza con la bici da crono. Poi riposo assoluto e ancora un’ora con la stessa bici prima del tricolore. La crono. Riposo. E una sgambata alla vigilia della prova su strada.

E come procede?

Per questa settimana si va avanti così: tre giorni di riposo assoluto e tre di scarico, molto blandi. Poi si riprenderà a fare qualcosa di più.

Cosa?

Sostanzialmente per una decina di giorni si faranno alcuni allenamenti più intensi. Non troppi chilometri, perché ormai il fondo lo abbiamo, tanto più che abbiamo fatto il Giro. Puntiamo soprattutto sulla qualità.

Di che tipo di allenamenti parli?

Allenamenti di due, tre ore al massimo. Con esercizi intermittenti fino al fuorisoglia. Penso ai 20”-40” o ai 30”-30”, alle progressioni dietro moto, utili anche per velocizzare i lavori. Magari faccio due serie di 20”-40” con nel mezzo una salita al medio e poi proseguo con il dietro moto. In questi allenamenti mi aiuta il mio ex allenatore di quando ero più piccolo, Maurizio Damiani, anche lui è di Morbegno. 

Ti allenerai da solo o con la squadra?

Qui dalle mie parti non ci sono molti ragazzi con cui allenarsi. E poi preferisco farli da solo certi lavori. Bisogna essere precisi.

E non sono previste gare nel mezzo fra Giro e Valle d’Aosta?

No, nessuna gara. Era previsto così.

E’ una programmazione molto da pro’… L’avete tirata giù solo col team U23 o anche con Ivan Basso?

Anche con Ivan e tutti gli altri. Diciamo che io e Tercero, che abbiamo dimostrato di andare un po’ meglio nelle corse a tappe, avevamo il Giro under 23 e il Valle d’Aosta nel programma e altre corse a tappe. Abbiamo corso meno sin qui. Abbiamo evitato le gare più veloci e in circuito, che ad uno scalatore non portano praticamente nulla, e abbiamo preferito le internazionali: Piva, Recioto, Belvedere… Insomma, abbiamo ragionato per blocchi.

Piganzoli e Tercero (seduto), sono i leader della Fundacion Contador per le corse a tappe
Piganzoli e Tercero (seduto), sono i leader della Fundacion Contador per le corse a tappe
Blocchi?

Sì, periodi di una o due settimane culminati con gare o recupero.

E in questi blocchi è prevista anche l’altura, magari prima del Valle d’Aosta?

No, primo perché non ci sarebbe tempo. E poi perché, come ho accennato l’altra volta, con la squadra abbiamo deciso di tenerci questa “cartuccia” di miglioramento per quando saremo pro’.

In questo intermezzo è importante controllare anche il peso, come fai con tanto scarico e pochi chilometri?

Infatti è un po’ complicato. Però devo ammettere che avendo fatto dei sacrifici prima del Giro, un piccolo premio me lo sono concesso e una pizza l’ho mangiata. Ti fa stare contento. Per il resto cerco di uscire tardi la mattina. Me la prendo molto comoda. Magari parto in allenamento alle 11, torno per le 13-13,30. Sempre lentamente faccio la doccia e tutto il resto e cerco di mangiare il più tardi possibile, magari vero le 14:,0 così da ridurre la distanza con la cena.

E cosa mangi?

Normale. Ho ridotto un po’ i carboidrati, aumentato la verdura e la frutta. Ecco, di frutta ne mangio parecchia.